Pubblicato: 26 gennaio 2012 | Autore: Paolo Ferrario (1948 - ) | Filed under: Legislazione sociale e sanitaria della Regione Lombardia, LOMBARDIA, Organizzazione dei servizi, Politica dei servizi sociali, Programmazione dei servizi, Servizi educativi, Servizi sanitari, Servizi sociali |
Testo unico delle regole di gestione del sistema sociosanitario regionale
Con Delibera di Giunta Regionale 22 dicembre 2011, n. 2734 pubblicata sul BURL, S.O., n. 52 del 30 dicembre 2011 è stato approvato il Testo Unico delle Regole di Gestione del Sistema Sociosanitario Regionale.
Questo strumento è stato individuato come uno degli obiettivi strategici del Piano Sociosanitario Regionale 2010-2014, approvato dal Consiglio Regionale con deliberazione del 17.11.2010: ”Definizione chiara e sintetica delle regole di sistema aggiornate all’anno di riferimento e di facile consultazione”.
Esso rientra nel programma dell’Agenda di Governo 2011-2015 “Lombardia semplice” che individua espressamente, tra i diversi strumenti di semplificazione regionali finalizzati a razionalizzare il corpo di regole, prassi e procedure esistente, quello dei “Testi Unici coordinati di Settore”, che raccolgono, riordinano e semplificano, per ambiti tematici, l’insieme degli atti amministrativi a contenuto regolatorio.
Il Testo Unico delle Regole raccoglie e riordina:
- le disposizioni ancora dotate di valenza pluriennale rinvenibili nelle DGR delle Regole deliberate fino all’anno 2011, con esclusione delle disposizioni che forniscono indirizzi di gestione esclusivamente per l’anno di riferimento;
- gli atti amministrativi diversi dalle cd. “Regole” (quali, ad esempio, circolari recanti indirizzi applicativi rispetto alle DGR delle Regole, atti deliberativi diversi dalle “Regole”, note con contenuti importanti in ordine alle specifiche materie di riferimento), laddove il richiamo ai medesimi contribuisca a fornire chiarezza ed esaustività per una migliore comprensione della disciplina di riferimento.
Il Testo Unico delle Regole razionalizza e semplifica unicamente le disposizioni riguardanti le regole di gestione del sistema sociosanitario regionale e quelle più direttamente ad esse riconducibili, non potendosi quindi considerare quale testo unico di tutta la materia sanitaria disciplinata a livello amministrativo.
Il Testo redatto ha natura meramente compilativa e ricognitiva. La sua finalità è dotare gli operatori del settore di uno strumento di consultazione facile, completo ed aggiornato, nel quale poter rinvenire in modo puntuale le regole del settore sanitario e sociosanitario lombardo contenute negli atti amministrativi adottati nell’ultimo decennio.
Il Testo Unico è articolato in 12 allegati. Ai fini di una maggiore chiarezza e completezza del documento, in ogni allegato è stato ricostruito il quadro normativo di riferimento, tramite l’individuazione degli atti normativi di livello comunitario, statale e regionale.
Il Testo Unico non ha efficacia abrogativa e permangono e restano efficaci gli atti amministrativi adottati sulla base delle delibere relative ai singoli anni di riferimento nello stesso accorpate.
Per quanto concerne le Regole di gestione del sistema sociosanitario regionale relative all’anno 2012, si rimanda alla recente DGR n. IX/002633 del 6 dicembre 2011 avente ad oggetto “Determinazioni in ordine alla gestione del servizio socio sanitario regionale per l’esercizio 2012”.
Allegati
da Direzione Generale Sanità :: Testo unico delle regole di gestione del sistema sociosanitario regionale.
Pubblicato: 14 gennaio 2012 | Autore: Paolo Ferrario (1948 - ) | Filed under: CONVEGNI, INCONTRI, FESTIVAL, Milano, Piani di zona |
lunedì 23 Gennaio prossimo si terrà presso l’Auditorium La Cordata, via San Vittore 49 a MIlano, il seminario
Il futuro dei piani di zona: cosa cambia e come attrezzarsi
Un confronto tra Regione, Ambiti, Terzo Settore e Asl per analizzare il nuovo contesto e per raccogliere idee e spunti per affrontare la prossima fase programmatoria
ore 9.00 Registrazione
ore 9.15 Interventi
Apertura Cristiano Gori – LombardiaSociale.it
Cosa insegnano gli ultimi dieci anni: apprendimenti (e attenzioni) per affrontare il cambiamento Valentina Ghetti - IRS LombardiaSociale.it
Gli obiettivi di riforma del welfare e la nuova logica dei piani di zona Rappresentante Regione Lombardia – DG Famiglia, Conciliazione, Integrazione e Solidarietà Sociale; Giovanni Fosti – Cergas Bocconi
ore 10.00 Confronto con i territori e dibattito
Come è possibile una riattivazione sociale? Angelo Stanghellini – Ufficio di Piano di Crema
Investire sulla progettazione Elena Meroni – Azienda Comuni Insieme Bollate e NeASS
Costruire nuove alleanze con il mondo dell’impresa Chiara Previdi – Comune di Monza
Conclusioni Ugo DeAmbrogio – IRS LombardiaSociale.it
ore 13.00 Chiusura lavori
L’accesso è gratuito previa registrazione tramite l’iscrizione on line al link
http://www.lombardiasociale.it/ls-eventi/pdz23gennaio/
Sono stati richiesti da Irs al CROAS Lombardia i crediti per la formazione degli assistenti sociali
Per informazioni: tel. 02/4676.4310 segreteria@irs-online.it
VI SEGNALIAMO INOLTRE:
18 Gennaio 2012 , a Lodi, dalle 14.30 alle 18, organizzato dall’Ufficio di Piano
Convegno e tavola rotonda sul tema: ”Tra Diritti e Sostenibilità. Quale welfare locale possibile: lo sguardo di insieme, sostenere e mantenere i servizi in un quadro di difficoltà”.
Programma, iscrizioni e informazioni al link: http://udpcasalelodi.altervista.org/
Sono stai attribuiti dal CROAS 25 crediti formativi per assistenti sociali alla Scuola di aggiornamento e formazione per Assistenti Sociali organizzata da IRS: programma, calendario, costi e modalità di iscrizione vi verranno inviati contattando fpicozzi@irsonline.it oppure collegandovi al sito di irs
Pubblicato: 8 gennaio 2012 | Autore: Paolo Ferrario (1948 - ) | Filed under: accreditamento sociale, appalti, Organizzazione dei servizi, Programmazione dei servizi, Umbria |
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4 gli assi lungo i quali si muoverà la politica regionale: il rafforzamento della struttura regionale e della rete dei servizi territoriali, la programmazione territoriale e la gestione associata, le politiche e gli interventi prioritari per le persone e le famiglie, la regolazione del sistema. Indispensabile anche l’attivazione del Sistema Informativo Sociale (SISO) per rilevare i bisogni dei cittadini e, tramite la raccolta dei dati e la loro successiva elaborazione e condivisione, si permetterà a livello territoriale di programmare gli interventi in base ai bisogni dei cittadini, verificando che i servizi erogati siano adeguati alle richieste degli utenti.
Relativamente alla programmazione e alla qualificazione della spesa Casciari evidenzia che “con il Piano Sociale regionale si è messo in campo in Umbria uno strumento che consente alle 12 Zone sociali di avere un unico comune denominatore attraverso i rispettivi Piani di Zona. A livello territoriale il ‘PdZ’ è l’occasione per le comunità di analizzare, valutare e programmare alla luce dei bisogni dei cittadini, coniugando così la programmazione regionale con quella locale”.
Le politiche per le persone e le famiglie affrontano come prioritarie alcune linee di intervento per le quali si provvederà ad emanare successivi atti di indirizzo relativi ad azioni per le persone disabili e anziani non autosufficienti, per l’infanzia e le giovani generazioni e misure e servizi a sostegno delle famiglie a forte disagio economico e sociale o a rischio di impoverimento.
Particolarmente delicata è la regolazione del sistema dei servizi e degli interventi sociali sia dal punto di vista della domanda che dell’offerta: “Si punta – ha detto Casciari – alla realizzazione di un modello che assegni al pubblico un ruolo fondamentale di responsabilità in cui l’ente locale operi come coordinatore, regolatore dei servizi esternalizzati ma che chiede al terzo settore la qualità del servizio, la ricerca di efficienza, la capacità di mantenere vive quelle reti tra gli utenti capaci di generare quel capitale sociale e relazionale che ha caratterizzato il tessuto sociale umbro”.
In proposito la vicepresidente ha precisato: “L’appalto concorso, che rappresenta lo strumento principale nell’affidamento dei servizi, appare non sempre adeguato a coprire servizi legati all’assistenza alla persona. Per tale ragione, il Piano Sociale introduce altri strumenti di affidamento dei servizi, salvaguardando i principi di trasparenza, concorrenza e uguaglianza nelle possibilità di accesso dei fornitori privati all’affidamento dei servizi, possibilità di scelta o di compartecipazione alla scelta da parte degli utenti e delle loro famiglie, dando spazio agli strumenti della concessione, nella particolare forma dell’accreditamento e della co-progettazione”.
vai a: Approvate le linee indirizzo dei servizi sociali – Regione Umbria.
Pubblicato: 29 novembre 2011 | Autore: Paolo Ferrario (1948 - ) | Filed under: LOMBARDIA, Piani di zona |
Linee di indirizzo per i piani di zona 2012-2014
D.g.r. n. IX/2505 del 16 novembre 2011 – Un welfare della sostenibilità e conoscenza. Linee di indirizzo per la programmazione sociale a livello locale 2012-2014
Linee di indirizzo per i piani di zona 2012-2014 | LombardiaSociale.
Pubblicato: 24 novembre 2011 | Autore: Paolo Ferrario (1948 - ) | Filed under: DCR e DGR, Legislazione sociale e sanitaria della Regione Lombardia, LOMBARDIA, Piani regionali |
Il nuovo Piano Socio Sanitario Regionale è stato approvato con delibera del Consiglio Regionale lo scorso novembre mentre il primo dicembre è stata approvata la delibera di Giunta per le Determinazioni in ordine alla gestione del Servizio Socio Sanitario Regionale per l’esercizio 2011.
“Dalla cura al prendersi cura”. Così il Piano Regionale di Sviluppo titola il capitolo riguardante la Salute. Non è solo una slogan o un messaggio, ma un indirizzo preciso e concreto con cui Regione Lombardia sta modificando radicalmente il modo di intendere l’assistenza sanitaria, strutturando un sistema in cui al centro ci siano davvero la persona e il suo benessere. Questa azione viene dettagliata nelle nuove regole, indicate dalla Direzione Generale della Sanità, che declina operativamente per il 2011 gli indirizzi indicati nel Piano Socio Sanitario Regionale (che è valido per il quinquennio 2011-2015). Un esempio. Ad oggi, se si dovesse rappresentare graficamente l’approccio alla patologia cronica, si vedrebbe una sequenza di interventi perpendicolari al percorso del paziente, spesso disgiunti tra loro con la conseguenza di costringere il paziente a farsi parte attiva per collegarli. Il risultato di ciò è la frammentazione, percepita dal cittadino affetto da una patologia cronica come “vuoto”, dei percorsi di cura e dei trattamenti terapeutici. Come riuscire, in questo caso, non solo a curare, ma anche, e più ampiamente, prendersi cura del cittadino? Per realizzare ciò è stato ideato e verrà sperimentato in 5 Asl il Cronic Related Gruop (CReG), coinvolgendo, con differenti responsabilità tecniche, i Medici di Medicina Generale, i Pediatri di Libera Scelta, le Asl, i soggetti erogatori di ricovero e cura e quelli extraospedalieri di specialistica ambulatoriale. Il CReG vuole essere lo strumento attraverso cui il sistema sia al fianco del cittadino affetto da una cronicità (per il 2011 saranno: Broncopneumopatie Cronico Ostruttive (BPCO), Scompenso Cardiaco, Diabete di tipo I e tipo II, ipertensione e cardiopatia ischemica, Osteoporosi, patologie neuromuscolari) e lo accompagni in tutte le attività, non solo ambulatoriali (farmaceutica, protesica, follow up), assicurandogli la continuità del processo di diagnosi e cura.
Un secondo esempio può essere offerto dalle Strutture Subacute, che valorizzano le risorse presenti sul territorio e avvicinano l’assistenza al cittadino. I nuovi ospedali sono stati realizzati strutturalmente per organizzare l’assistenza attorno alle diverse aree di intensità di cura, e questo pone il problema di come gestire adeguatamente i pazienti che abbiano terminato la fase acuta, ma non siano ancora dimissibili, attraversino cioè una fase subacuta che per essere adeguatamente curata necessita il ricovera in una struttura di carattere sanitario. Anche qui il passaggio è dal curare al prendersi cura: per questo nel 2011 saranno trasformati circa 1.100 posti letto per acuti e riabilitazione (posti letto tecnici) ubicati prevalentemente nei piccoli ospedali che già adesso non rientrano nella rete dell’emergenza-urgenza e non hanno reparti come l’ostetricia e la chirurgia. Queste strutture, dove l’assistenza al paziente richiede rispetto alla fase acuta una minor assistenza medica ma comunque una significativa assistenza infermieristica, consentiranno la stabilizzazione dei pazienti prima della completa dimissione al loro domicilio.
Link utili:
Le ultime disposizioni del 2010 (III Provvedimento) per la gestione del Servizio Sanitario.
Regole di gestione del SSSR per il 2010.
Il Piano Socio Sanitario Regionale 2007-2009 e gli atti amministrativi collegati.
Allegati
da: Sanità :: Piano Socio Sanitario Regionale 2010-2014 e Determinazioni gestione Servizio SSR per il 2011.
Pubblicato: 28 ottobre 2011 | Autore: Paolo Ferrario (1948 - ) | Filed under: attuazione L. 328/2000, Bellicoso Antonio, Comuni, Comuni associati, Piani di zona |
Integrazione e localizzazione delle Politiche sociali: analizzare il ruolo dei territori come punto di convergenza di programmi e di servizi diversi
di Antonio Bellicoso (*)
La legislazione recente fa riferimento al “territorio” come attore delle politiche, come spazio ove circolano problemi e risorse con le quali le politiche si confrontano dando vita ad un terreno d’integrazione delle politiche stesse. Affinché i servizi “siano” (attivamente) nel territorio, lo attivino e lo trasformino, essi stessi devono a loro volta attivarsi, ridefinirsi e trasformarsi. I confini tra il territorio e i servizi devono essere più vicini al concetto di “frontiera” che a quello di “confine” di Barth. Deve realizzarsi uno spazio, che inizialmente a livello fisico c’è già, terra di accesso per entrambi (territorio e servizio) prima ed incontro dopo. Il confronto che ne seguirà darà luogo alla graduale estensione di questo spazio sotto il profilo “sociale” che all’origine era “frontiera. L’apertura reciproca consentirà la possibilità di attivare l’interazione e di definire da ambo i lati, tra interno ed esterno una sorta di propria identità, anzi, se collettiva, meglio. Senza voler disturbare Bauman, l’identità è un processo di costruzione, definizione e ridefinizione a cui le due entità non possono sottrarsi. Se tra i due soggetti (territorio e servizi) ci servissimo di un paio di muratori, un architetto, un ingegnere ed un urbanista “invisibili” per commissionare loro la realizzazione di un progetto volto a costruire un “ponte” che sia in grado di unire i due spazi, avremmo già avviato forse, un’opera di integrazione capace e pronta di generare connessioni, scambi, reti e quant’altro di necessario per favorire una comunicazione circolare, senza voler scomodare Watzlawick quando questi per l’appunto faceva riferimento alle caratteristiche della comunicazione “circolare” e in particolare ai cinque assiomi della comunicazione umana. Se pensiamo al processo di riforma della Pubblica Amministrazione che investe gli Enti Territoriali della funzione di programmare lo sviluppo locale; se pensiamo allo schema di sviluppo dello spazio europeo e allo stesso Legislatore italiano, ci vien d’obbligo constatare che le istituzioni territoriali hanno oggi il compito di analizzare, pianificare, programmare e gestire il processo di trasformazione del territorio, inteso come “spazio pensato”. Il concetto chiave è che bisogna costruire per il “divenire” di un territorio e per far “divenire” un territorio bisogna saperlo leggere, decodificare, interpretare al fine di promuovere e “governare” quel “divenire” secondo strategie di sviluppo condivise fra i vari attori, siano essi pubblici, siano essi non pubblici. Cos è un sistema locale se non il complesso delle relazioni sociali, economiche, istituzionali, urbane, ecc., sedimentate e strutturate nel tempo e nello spazio, tra gli attori sopramenzionati sul territorio stesso?
Ciò per significare che non c’è scollamento tra un sistema ambientale e un sistema sociale. Se il territorio è “pensato” in termini di spazio, vorrà dire che ogni azione umana può modificare il sistema di relazioni preesistente, o no? Certo che sì! Tornando al concetto di “ponte”, l’integrazione di un servizio evoca parole quali “accessibilità”, “soglia”, “spazi”, “pratiche”, ecc. Alla luce di quanto sopra finora riportato, potremmo cominciare a definire in modo più chiaro e marcato che il territorio può essere definito come il contesto sociale che circonda il servizio, luogo fisico e sociale “pensato” che produce socialità, relazioni. D’altro canto, cosa sono i servizi se non relazioni che producono relazioni? Il servizio è costituito di relazioni e la sua azione di fatto è “interazione” e l’interazione è costituita da comunicazioni, interscambi e legami sociali. Per estremizzare si può forse meglio definire i servizi come flussi di interazioni. I servizi, soprattutto quelli dell’assistenza sociale non creerebbero relazioni, flussi e quant’altro se la loro unica preoccupazione fosse quella di somministrare colloqui o prestazioni codificate in un contesto spaziale “modello attuale” nella stragrande maggioranza dei luoghi ove si fornisce la “prestazione” su “richiesta” dell’utente (eh si, perché nell’antiquato modello di interazione operatore – utente, il primo non da’, se il secondo non chiede), in un ambiente artificioso con un setting rigido dove il modello di comunicazione, per ridisturbare Watzlawick (d’altro canto, questi nel campo della comunicazione equivale al Polanyi degli accostamenti con il welfare), è di tipo “up-down”. I servizi devono, lo si diceva prima, ridefinirsi, riadattarsi, trasformarsi. Il servizio integrato con il territorio è il servizio che invece di “dare” e di sentirsi “chiedere”, costruisce insieme a….e con…. Se per territorio si vuole intendere quanto sopra descritto e per servizi quanto illustrato, allora, forse, abbiamo motivo di pensare e di credere che nell’ambito dell’integrazione e localizzazione delle politiche sociali, il territorio può, anzi deve essere considerato ed inteso a tutti gli effetti, un punto di convergenza di programmi e di servizi diversi. Un esempio duplice documentabile di territorio che funge da punto di convergenza in tal senso è costituito da un lato dall’eseperienza delle ludoteche del Comune di Napoli e dall’altro dalla cooperativa Olinda ubicata presso l’area dell’ex manicomio Paolo Pini a Milano. A Napoli, così come a Milano, lo spazio, sia esso fisico sia esso sociale, viene offerto e utilizzato per proporre e attivare non interventi tradizionalmente concepiti dai servizi di vecchio stampo, ma processi e flussi di interazioni i cui protagonisti non sono solo gli utenti considerati finali di una volta, cioè i bisognosi dell’intervento, e non solo gli operatori coinvolti in prima persona, ma il territorio medesimo che in questo caso può fungere da destinatario finale, poiché tutte le parti in gioco (persone, operatori, istituzioni, municipalità, ecc.) si arricchiscono. Il servizio che apre i propri confini di frontiera dell’interno e mediante il “ponte” si estende all’esterno dando vita ad un processo interattivo di mescolanze, e incontri di socialità diverse, funge da motore di integrazione territoriale i cui effetti sono la compartecipazione e compresenza di più realtà, di più entità. A Napoli le ludoteche vengono disseminate nei singoli quartieri della città e adibite a spazi di incontro, gioco e quant’altro, aperte a tutti i bambini e ragazzi e presso le quali, al fianco degli operatori collaborano attivamente i genitori dei ragazzi stessi. Il progetto “adotta una piazza” attivato da una ludoteca delle sopra menzionate, si inserisce anch’esso in questa logica di territorialità partecipata dove il territorio funge da luogo di attrazione, in questo caso la piazza viene frequentata per condividere e partecipare un evento che unisce più tipologie di destinatari, per così dire. All’ex manicomio di Milano, l’esperienza che da svariati anni si sta portando avanti è per certi versi, similare. Sono stati ridefiniti e riattivati taluni spazi, anche dal punto di vista urbanistico, interni all’area ove è situata la struttura e tramite l’implementazione di progetti alla cui stesura hanno fattivamente partecipato gli attori dei quartieri circostanti, misurandosi in un lavoro di partnership, sono stati simbolicamente divelti i confini che, in questo caso specifico, sotto forma di spettro tenevano la struttura impenetrabile allo sguardo della cittadinanza, e costruiti gli accessi per il passaggio al suo interno. Una proliferazione di processi e progetti realizzati mediante la compartecipazione degli attori di cui sopra ha consentito la realizzazione di “vivere” e “partecipare” il territorio da parte di tutti in svariate aree vitali (ludiche, gastronomiche, culturali, teatrali, ecc.) Napoli e Milano non sono le uniche realtà dove si situano esperienze similari, ne se sono altre sparse qua e là in Italia, ma la chiave di volta del successo è data dal rapporto con il territorio di reciproca costruzione dove l’utente diventa co agente e dove lo spazio diventa luogo e motore di processi di interazioni. Sulla scia degli assunti e principi in precedenza riportati e sulla base degli esempi pratici sopra menzionati, credo quindi che non si possa non connotare il territorio come il luogo “eletto” a punto di convergenza di programmi e di servizi diversi, nell’ambito dell’integrazione e localizzazione delle politiche sociali. Si tenga presente che quando parliamo di “integrazione” e “localizzazione” delle politiche sociali, mi riferisco ai due pilastri da intendersi quali orientamenti di base che sottendono proprio al processo di integrazione, dove l’uno (integrazione) impone di ricercare connessioni e sinergie tra politiche che intervengano in diverse materie sociali (lotta all’esclusione sociale, politiche di sviluppo locale, politiche di recupero di aree degradate) e l’altro (localizzazione) che impone che l’area urbana, locale, municipale conducano a sintesi la pluralità degli interventi affinché facciano sistema e generino quel tessuto sociale integrato che passa per “coesione sociale” da distinguersi dal vecchio corrispettivo termine “integrazione” dell’antico sistema di welfare. L’esclusione sociale, l’invecchiamento della popolazione, i quartieri degradati, l’immigrazione, non possono non essere trattati se non in sede locale e in modo integrato. I principi di sussidiarietà, coesione sociale, pari opportunità, empowerement che sottendono alle logiche dell’integrazione sono presenti e se non lo sono, si coltivano nel territorio e i problemi a cui facevo riferimento prima non si superano con i tradizionali sussidi, ma con politiche attive del lavoro, recuperi di aree degradate. La povertà e l’esclusione sociale non si curano con i farmaci, i colloqui o i sussidi, ma rendendo i bisogni materia di costruzione, riattivazione, facendo sì che i destinatari finali non siano necessariamente i classici “utenti”, ma il territorio nella sua globalità. Il ruolo centrale “giocato” dal “quarto livello” di governo di Donolo, definendolo prima europeo e poi “costituente” e la centralità dei programmi europei (equal, urban, ecc.) portano a sviluppare nelle aree locali politiche di valorizzazione delle risorse di ogni ordine e grado.
Poiché l’area, intesa da un punto di vista morfologico o fisico non è sufficiente da sola a far sì che si realizzino esperienze come quelle di Napoli e Milano sopracitate; la trasformazione da area così intesa a “territorio” come lo dobbiamo intendere, può avvenire tramite l’applicazione di due principali ed importanti strumenti, entrambi, introdotti dall’orientamento e dalle norme della riforma, la “partnership” e i “dispositivi”. Per partnership si intende l’azione di mettersi insieme tra attori diversi, con diverse competenze, con diverse specificità e appartenenze al fine di costruire politiche integrate, passando per il confronto, la discussione, e perche no, anche il conflitto, anzi il conflitto, secondo l’una delle due versioni contrastanti insite nel concetto di coesione sociale è considerato motore di crescita, di costruzione. Per dispositivi invece intendiamo quegli strumenti specifici mediante i quali si costruisce formalmente l’integrazione sociale. Ci riferiamo al Piano di Zona, ai Contratti di quartiere, ai livelli minimi di assistenza, ai programmi individualizzati, agli accordi di programma, ecc. Gli attori sociali coinvolti, siano essi pubblici, siano essi non pubblici, il cosiddetto “terzo settore”, sono chiamati a lavorare attorno ad un tavolo per costruire insieme le politiche. Ci sono realtà dove gli attori non pubblici vengono coinvolti sin dall’inizio della stesura del piano di zona, ci sono realtà dove invece questi vengono chiamati a redazione del piano di zona completata…..”dipende!”
Giacchè abbiamo menzionato or ora gli attori che si siedono attorno ad un tavolo per discutere e costruire, mi sono imbattuto in un articolo di Paolo Ferrario che, come tanti altri, riconosce presenti nel campo delle politiche sociali post riforma i tre ambiti (stato, mercato, famiglia) in gioco, le cui proprietà costituiscono oggetto di ispirazione da parte di Esping-Andersen quando per costruire i suoi tre modelli di welfare regimes estrapola dai lavori di Polanyi, le tre forme di integrazione (reciprocità = famiglia e parentela; redistribuzione = stato; scambio di beni = mercato). Paolo Ferrario vede tra gli ambiti di discussione queste tre entità e ci ricorda questo accostamento, facendo per l’appunto, riferimento a Polanyi. Un altro punto importante che interviene a completamento di una buona riuscita di progetti mirati all’integrazione delle politiche locali dove il territorio può costituire punto di convergenza di programmi e servizi diversi è quello relativo al seguente aspetto innovativo. Se i servizi vengono intesi non più come strutture fisiche che erogano prestazioni, ma come unità territoriali che sul territorio e con i soggetti territoriali creano processi, è lecito comprendere il perché l’orientamento attuale del governo è quello di inviare fondi a chi dimostra di intendere gli interventi di politiche sociali in tal senso. Guarda caso, i finanziamenti pubblici sono indirizzati per la maggiore proprio in quei contesti territoriali dove si programmano progetti e processi e non più sulle azioni miranti ad erogare interventi singoli settoriali (sussidi, ecc.). In altre parole, un progetto che metta in rete più soggetti territoriali facendoli convergere verso finalità e obiettivi coerenti con le nuove prospettive e bisogni emergenti (politiche di riduzione dell’esclusione sociale, degrado urbanistico, ecc.) in una logica di programmi territoriali di servizi, catalizza una maggiore attenzione e priorità. Un altro aspetto molto importante che la centralità del territorio nell’ambito dell’integrazione e localizzazione mette in evidenza e genera è il passaggio o cambiamento del destinatario, come accennavo anche in precedenza. Il destinatario finale dell’intervento è sì il territorio stesso, ma è anche il “co-agente”, il vecchio cliente che da soggetto passivo diventa soggetto attivo, ma di questo abbiamo già parlato. L’importanza del territorio si evince anche dall’orientamento in atto dell’apparato politico amministrativo che privilegia i trasferimenti monetari e al quale può essere associato ad una esternalizzazione delle prestazioni, affidate alle organizzazioni del terzo settore e da qui la nascita del mercato sociale. I concetti di partenship, di mercato sociale, di territorio stesso, non possono, nell’ambito dell’argomento che sto trattando e in relazione specifica al titolo della presente tesina, non farmi fare un collegamento (tanto per uscire un po’ fuori dal “quadrato”) con il concetto innovativo di “marketing territoriale”, ma accennerò qualcosa, a tal riguardo, alla fine se mi rimarrà ulteriore spazio. Un altro aspetto importantissimo introdotto dalla dimensione territorio in relazione al suo punto di convergenza di programmi e servizi diversi, sempre nell’ottica della integrazione e localizzazione delle politiche sociali è il processo di “decategorizzazione” degli interventi, perché l’agire nei modi sopra detti orienta gli attori a non pensare più alle categorie di utenti, ma a implementare programmi che trasversalmente attraversino i vari “cicli di vita” delle persone considerandole come totalità, come insieme. Si agisce sulla povertà od esclusione sociale mediante politiche rivolte al settore urbanistico, politiche attive del lavoro e via discorrendo. Non si risolve il problema della povertà con un sussidio. Lo stesso dicasi per i problemi dell’immigrazione. Non si può pensare di risolvere la problematica degli immigrati con i sussidi, ma di deve fare politica intorno ai problemi dell’abitare, del lavoro (sempre in termini però di politiche attive), ecc. Ciò inoltre mi consente di introdurre l’aspetto di non secondaria importanza che è quello della “qualità sociale”. La trasversalità delle azioni, gli interventi che cambiano in progetti e processi incidono positivamente sul concetto di “qualità sociale” e le politiche sociali impostate come sopra riportato diventano agli occhi di tutti, meritevoli di investimenti collettivi poiché tendono a generare contesti di qualità sociale, per l’appunto. La qualità sociale è un insieme di condizioni che si devono perseguire, quali il grado di sicurezza socio-economica, il grado di eguaglianza delle opportunità, il grado di coesione sociale, il grado di empowerment, ossia il principio della capacitazione, nonché valorizzazione delle risorse. Cosa ci resta ancora ora da prendere in considerazione per concludere questo lavoro? Direi che proporre servizi diversi applicando i principi e i concetti propri dell’integrazione e localizzazione finora trattati e alla luce delle due sintetiche esperienze territoriali sopra riportate, non è forse poi così impossibile, provare a pensare al motto “integrare è bello” purchè si abbia l’accortezza di prendere alcuni accorgimenti, quali: fare in modo che il parco non sia solo attraversato, ma vissuto; che la piazza non sia solo attraversata, ma frequentata; che il bar non sia solo un distributore automatico, ma un luogo dove barista e contesto accogliente possano non mancare; che l’escluso sociale non lo si indirizzi ad un altro posto perché il nostro quadrato mentale (frutto del patrimonio cognitivo) non ci consente di individuare e “picchettare” dei punti di appoggio per quanto meno far vedere al malcapitato quanto “profondo possa non essere il suo mare”.
Per i motivi sopradetti, per i principi sopraenunciati e per gli esempi citati, si può pertanto affermare, come più volte ribadito che il territorio nell’ambito della integrazione e localizzazione delle politiche sociali, può fungere da punto di convergenza di programmi e servizi diversi, in quanto luogo particolarmente favorevole a che ciò si verifichi.


Trovare la soluzione A o B prima di rispondere “mi scusi non è di mia competenza”, ci permetterebbe di “costruire” e non di sentirci in dovere di giustificarci con i colleghi dicendo loro “non era motivato, quindi gli ho detto di tornare più avanti…..quando si parla dell’alcoldipendente si è infatti convinti che se non è motivato non lo si può curare, certo…..col vecchio modello, tutto è possibile!!! Non c’è spazio, come supponevo per trattare in coda l’argomento del marketing territoriale, mi limito però a riportare uno slogan che recita così : “il territorio fa marketing in quanto genera scambi sia al proprio interno sia nei confronti di aree geografiche esterne, con l’obiettivo di creare valore per la comunità di riferimento”….non mi si dica che in questo assunto non calzi bene tutto il discorso dell’integrazione delle politiche sociali. L’ho estrapolato da un lavoro di Cecilia Gilodi.
Bibliografia
- L.Bifulco (a cura di), Il genius loci del welfare. Strutture e processi della qualità sociale. Roma, Officina edizioni, 2003, capitoli 1-2-3-4-6
- O.de Leonardis, “Ripensare i servizi sociali”, in un diverso welfare, Milano, Feltrinelli, 1998
- O. de Leonardis, “Povero abile povero. Il tema della povertà e le culture della giustizia
- R.Monteleone, “La contrattualizzazione delle politiche socio-sanitarie: il caso dei voucher e dei Budget di cura”, in L.Bifulco, a cura di, Le nuove politiche sociali, Roma, Carocci, in corso di stampa
- Appunti presi durante le 3 lezioni in aula della materia di insegnamento “L’integrazione delle politiche sociale, Prof.ssa Ota de Leonardis, ivi incluso il lavoro realizzato presso la cooperativa Olinda nel corso dell’ultima lezione
- Watzlawick P. e altri, La pragmatica della comunicazione umana, Edizione Astrolabio, 1971
- P.Ferrario, Condizioni per un efficace processo programmatorio dei piani di zona, in Movi Fogli di informazione e di coordinamento n. 2/3 Marzo-Giugno, Milano 2002
- Eutropia onlus & altri (a cura di), Manuale operativo per l’integrazione delle politiche sociali, Università la Sapienza – Roma 2004
- G.Cella, Le tre forme di scambio: reciprocità, politica, mercato a partire da Karl Polanyi, Il Mulino, Bologna 1997
- Appunti delle lezioni della Prof.ssa M.Giacomini relativamente agli argomenti trattati sui concetti di “confine” e “frontiera”
- Appunti delle lezioni del Prof. Benassi relativamente agli argomenti trattati su Polany e le tre forme di integrazione
- M.Serati, S.Zucchetti, Valutare e programmare le politiche di sviluppo: teoria e applicazioni, in Liuc Papers, n. 126, luglio 2003
- Cecilia Gilodi, Territorio e marketing, tra letteratura e nuovi percorsi di ricerca, in Liuc Papers, n. 149, giugno 2004
- Legge 328/00
- Bando della Regione Lombardia relativo ai contratti di quartiere
*Assistente Sociale Specialista, Direttore del Portale S.O.S. Servizi Sociali On Line – www.servizisocialionline.it
Pubblicato: 27 ottobre 2011 | Autore: Paolo Ferrario (1948 - ) | Filed under: Comuni associati, Olivetti Manoukian Franca, Piani di zona, Politica dei servizi sociali |
Welfare e Piani sociali di comunità. Fretta cattiva consigliera
In allegato: testo Terzo Settore, nota Civico, slide Zandonai e foto

Entro la fine di quest’anno i nuovi enti territoriali nati dalla riforma istituzionale dovranno presentare alla Provincia i “Piani sociali di comunità”. Scade, inoltre, il 31 ottobre, quindi fra pochi giorni, il termine per individuare e trasmettere sempre alla Provincia le priorità di questi Piani di comunità. Di queste indicazioni Piazza Dante ha bisogno per poter impostare le politiche sociali (il “Piano sociale provinciale”) e le risorse da riservare al settore. Senonché i Piani sociali di comunità dovrebbero scaturire da una rilevazione dei bisogni effettuata in ogni territorio e con la collaborazione dei soggetti del Terzo Settore (cooperative sociali, associazioni non profit, ecc.), coinvolti in appositi “Tavoli”. Soggetti del Terzo settore che proprio oggi, ascoltati sull’argomento dalla quarta commissione del Consiglio provinciale, hanno evidenziato i rischi di un’operazione troppo importante per concludersi in tempi così stretti.
IL TERZO SETTORE
“La pianificazione a livello di comunità sta muovendo i suoi primi passi”, ha osservato Silvano Deavi (intervento allegato) non solo a nome del Consolida di cui è presidente ma anche di numerosi altre associazioni non profit presenti alla consultazione. “Il quadro di indicazioni metodologiche e statistiche è ancora troppo poco definito. Il sistema informativo delle politiche sociali è in fase di cantierizzazione e, ad oggi, la base statistica su cui sviluppare l’analisi dei bisogni e dei servizi esistenti è deficitaria e disomogenea”.
Solo da poco diverse comunità hanno costituito i Tavoli necessari per realizzare l’analisi dei bisogni ed elaborare i Piani. Il lavoro di mappatura dei bisogni è quindi necessariamente parziale ed approssimativo. “L’utilità e la validità del lavoro realizzato fino ad oggi – ha proseguito Deavi – deve perciò considerare queste oggettive condizioni di limitatezza dei risultati a cui arriveranno le comunità. Considerazione necessaria se sulla base di tali risultati saranno formulate le decisioni in ordine al riparto delle risorse finanziarie ed organizzative da assicurare alle comunità nel 2012″.
IL COMUNE DI TRENTO
La stessa preoccupazione è emersa dall’assessore alle politiche sociali del comune di Trento, Violetta Plotegher. “La pianificazione sociale – ha avvertito – è un processo lungo che ha bisogno di essere partecipato e condiviso. Oggi non è quindi possibile per le comunità recentemente costituite definire una pianificazione sociale che tenga conto dei bisogni dei cittadini”. Per arrivarci “servono strumenti informativi comuni a tutti i territori”. Cio nonostante “Trento – ha assicurato – farà la sua parte con Aldeno, Cimone e Garniga, ma per un vero Piano sociale di comunità ci vorrebbe come minimo tutto l’anno prossimo”. Come i rappresentanti del Terzo settore anche Plotegher ha inoltre chiesto alla Provincia di garantire un ampio coinvolgimento dei soggetti interessati nella fase dell’elaborazione dei regolamenti attuativi della legge 13.
L’ASSESSORE ROSSI
“In questo percorso potremo sicuramente commettere degli errori ai quali assieme si dovrà porre rimedio”, ha risposto l’assessore alle politiche sociali Ugo Rossi, anch’egli intervenuto alla consultazione. Tuttavia – ha proseguito – non possiamo permetterci di fermarci ad aspettare di avere un modello ideale. Non decidere e non mettere in campo sperimentazioni potrebbe avere un effetto ancor più dirompente in questo settore”. Tre, ha concluso Rossi, sono le linee di azione che il governo provinciale è deciso a portare avanti: valorizzare le reti sociali (famiglie associazioni volontariato) per migliorare la flessibilità e personalizzazione degli interventi (qui arrivano inevitabilmente prima il privato sociale e i cittadini); pianificare con politiche diverse rispetto al passato, abituando i territori ad individuare le priorità in una fase di risorse scarse, il che vuol dire lasciare fuori ciò che serve di meno; e infine integrare pubblico e privato, comunità locali, comuni e Provincia, sanità e sociale.
IL CONTRIBUTO DEGLI ESPERTI
L’audizione della quarta commissione presieduta da Mattia Civico (introduzione allegata) è stata una sorta di convegno (per ospitare a Palazzo Trentini tutti i partecipanti, oltre alla sala Lenzi è stata aperta e attrezzata con maxischermo anche la sala di fronte), convegno voluto per approfondire la complessa questione del rapporto tra politiche e interventi sociali a tutela dei soggetti deboli, il cui costo è andato crescendo in modo esponenziale negli ultimi decenni, e l’attuale crollo delle risorse pubbliche messe a disposizione del settore. Un po’ come cercare la quadratura del cerchio, insomma. Per capire meglio i termini del problema la commissione ha chiesto una riflessione a tre studiosi esperti nel campo di protezione sociale: Franca Olivetti Manoukian del Centro Aps di Milano; Flaviano Zandonai, sociologo di Euricse; e Fabio Folgheraiter, docente all’università cattolica di Milano.
Franca Olivetti Manoukian
Manoukian ha evidenziato come l’immagine di welfare cui siamo ancora attaccati “fa parte di un mondo che non esiste più. Non si può pensare che ogni problema umano o familiare possa avere risposta, o che – come nonostante tutto i programmi politici continuano a promettere – i disagi sociali saranno risanati fino a soddisfare tutte le aspettative di benessere e felicità individuali”. Il grave è che credere in questo welfare non è senza conseguenze: moltiplica le difficoltà e impedisce di riconoscere la vera natura dei disagi, inducendo la gente a fidarsi dei primi imbonitori che trova. Anziché parlare di welfare occorre sforzarsi di comprendere la vera natura dei problemi, che vanno riconosciuti e rappresentati “in modo convergente”. I problemi non si possono eliminare o semplificare (ad esempio medicalizzandoli): vanno gestiti”. Come? “Tutelando i diritti soggettivi delle persone, che anche quando sono anziane hanno una loro storia e dignità da rispettare pienamente. Ma questo può accadere – ha concluso Manoukian – solo costruendo legami, connessioni e sinergie”. Un approccio metodologico di questo tipo permette di risparmiare risorse.
Flaviano Zandonai (sliede allegate)
Il modo di intendere il proprio ruolo e quello degli altri soggetti attivi nel welfare che si ha nell’ente pubblico e nelle imprese sociali, è stato analizzato da Fabiano Zandonai a partire da un’indagine del 2006 e tuttavia proprio per questo libera dall’assillo dell’attuale dibattito sulla riforma istituzionale. La ricerca metteva a confronto rappresentazioni e pratiche degli addetti ai lavori negli enti locali (122 i comuni sentiti) e nelle organizzazioni non profit produttive (imprese sociali, 51 interviste). Rivelando che le amministrazioni comunali si considerano in grado di gestire in modo trasparente le risorse rispettando regole e procedure (garanzia dei diritti) e vedono nel terzo settore un interlocutore capace di leggere i bisogni e pianificare interventi più flessibili. Il non profit si considera invece in possesso di competenze superiori a quelle degli enti locali (percependosi come il “sistema esperto” nel campo del welfare). Di convergente tra pubblico e Terzo Settore vi è un approccio relativamente unitario alla qualità del welfare incentrato sulla risposta ai bisogni degli utenti caso per caso, la professionalità degli operatori (formazione), la capacità di leggere i bisogni emergenti (metodo), l’integrazione degli interventi (innovazione). In conclusione, per Zandonai, i capisaldi di un possibile nuovo welfare comunitario che vedono una sostanziale concordanza tra comuni e soggetti non profit sono: la responsabilizzazione della cittadinanza, la ricerca di risorse aggiuntive, la razionalizzare della spesa e la diversificazione della domanda.
Fabio Folgheraiter
“Quando si vuole giocare la partita del welfare con una presunzione risolutiva dei problemi sociali – ha osservato Fabio Fologheraiter – l’esito non è solo negativo in termini di risorse ma si ritorce contro gli stessi operatori dei servizi erogati”. Qual è allora l’alternativa? “In una provincia come la nostra in cui i sistemi di welfare sono ben strutturati, ragionare per standard minimi vorrebbe dire battere in ritirata, significherebbe riconoscere che il nostro welfare attuale è più ricco di quello che ci si può permettere e che occorre arretrare verso linee di confine più realistiche. Il tema dello standard minimo è stato introdotto dalle politiche liberiste per le quali bisogna lasciare al mercato la gestione dei servizi più personalizzati, la care. Si tratta allora di decidere se cedere al mercato la cura e assistenza della persona è adeguato o meno. Il Trentino – ha concluso Folgheraiter – ha nel dna della propria tradizione di welfare comunitario i propri anticorpi a questa deriva. Una tradizione di esperienze di cui non siamo sufficientemente consapevoli, che ci dicono che il welfare comunitario è una possibile via d’uscita dai guai in cui ci troviamo”. In che senso? Nel senso che “il welfare non significa più affrontare le situazioni con il ‘laser’, ma favorire nelle persone l’interesse per il proprio miglioramento, affinché questo interesse trasferisca nelle situazioni l’energia tipicamente umana indispensabile perché le cose possano migliorare. Il sistema dovrebbe concentrarsi sulle preoccupazioni consapevoli delle persone, perché si rendano conto dei loro problemi e si attivino per cercare una soluzione. Questa è una risorsa fondamentale”.
GLI AMMINISTRATORI LOCALI
Numerosi gli ospiti che hanno seguito i lavori e sono intervenuti. Tra questi ultimi l’assessore alle politiche sociali del Consiglio delle autonomie locali Sergio Menapace (intervento allegato), che ha sottolineato la necessità di una ristrutturazione del welfare a fronte del problema dei costi. Per sostenere con risorse calanti la buona qualità dei servizi nella nostra provincia, occorre acquisire la consapevolezza che serve un “riequilibrio solidale delle risorse”. Fiducioso nella capacità del Trentino di affrontare questo momento difficile si è detto l’assessore della comunità delle Giudicarie Luigi Olivieri. Le comunità già strutturate hanno già maturato una certa pianificazione sociale e la Provincia non intende tagliare ma anzi aumentare le risorse per i servizi sociali. Quanto alle norme, occorre sincronizzare meglio le prospettive della legge sul welfare (13 del 2007) e la riforma sanitaria (la 16 del 2010). Serve un federalismo amministrativo asimmetrico, perché la realtà provinciale non è tutta eguale e le politiche sociali cambiano mutare dal Primiero alle Giudicarie e al comune di Trento.
ASSOCIAZIONI NON PROFIT E UPIPA
Per il comitato esecutivo del Coordinamento nazionale delle comunità di accoglienza (Cnca), Mauro Tommasini ha identificato l’obiettivo comune da perseguire in un welfare neocomunitario. Anna Michelini della Fondazione Famiglia Materna ha messo in guardia dalle trappole che nella fase di attuazione della legge 13 potrebbero presentarsi perché “è facile scivolare magari per la fretta in scelte contraddittorie rispetto al risultato al quale si voleva arrivare. Un’attenzione particolare va posta nella capacità del regolamento attuativo di valorizzare e mettere a sistema le risorse che già ci sono: risorse finanziarie ma anche intangibili come il capitale sociale, le relazioni che non si colgono perché vige ancora il vecchio modello in cui lo Stato eroga servizi e gli altri ne usufruiscono”.
Secondo Osvaldo Filosi, presidente della cooperativa sociale Villa Maria le nuove politiche sociali si possono realizzare solo grazie alla partnership fra pubblico, privato e società civile. L’Upipa è intervenuto con Graziano Bacca (Upipa), che ha concordato sulla necessità, pensando al futuro, di passare sempre più dalla logica dei posti letto a quella dell’assistenza domiciliare. Se ne parlerà giovedì – ha preannunciato – in occasione del confronto da noi organizzato alla sala della cooperazione tra gli assessori alle politiche sociali dell’Euregio Tirolo.
LINGUAGGIO COMUNE PER COESIONE SOCIALE
La parola è poi passata ai consiglieri. Sono intervenuti
- Mario Magnani del gruppo misto (“sul tema della domiciliarità può esserci l’opportunità di mobilitare il terzo settore purché questo sappia attivare nuove risorse di volontariato e non si riduca anche a causa dell’accreditamento a erogare prestazioni in termini di impresa”),
- Claudio Eccher della Lista Civica (“i 4.500 posti letto delle rsa non sono in grado di soddisfare tutte le domande in attesa di risposta: occorre utilizzare strutture intermedie”),
- Bruno Firmani dell’Idv (“la domande che dobbiamo porci rispetto ad un intervento pubblico nel sociale è quanto costa e se ce lo possiamo permettere. La compatibilità economica è essenziale. La sfida di un’amministrazione è garantire i servizi abbassando i costi. Bisogna affrontare i problemi con molto pragmatismo”),
- Walter Viola capogruppo del Pdl (“la questione della sanitarizzazione del sociale va approfondita perché se si affronta il sociale in quest’ottica alla fine la risposta rischia di essere inadeguata. Cosa significa che il welfare comunitario deve mettere al centro il territorio? L’accreditamento è un’applicazione importante della riforma? La scadenza del 31 ottobre per la consegna delle priorità dei Piani sociali di comunità: nel terzo settore c’è affanno ma sembra che la Giunta non capisca”)
- Mario Casna della Lega (“abbiamo parlato poco dei destinatari del servizio sociale. Occorrerebbe mettere in luce l’esigenza di un approccio più umano ad esempio nei confronti degli anziani”);
- Sara Ferrari del Pd (“la sostenibilità economico-finanziaria è indispensabile ma non può essere l’unico faro delle nostre scelte. Giusto ridurre gli sprechi e garantire maggiore efficienza, ma quali altri fari potranno illuminarci per individuare le priorità. Serve un approccio diverso alla questione sociale che non può essere risolta solo dal punto di vista economico-finanziario”).
RISPOSTE FINALI DEGLI ESPERTI
Fabio Folgheraiter.
“Le nuove risorse su cui portare sono quelle che si reperiscono negli stessi ambiti umani nei quali si trovano i problemi. Umanità che invece tendiamo a stigmatizzare nel momento in cui lo prendiamo in cura. Questo brucia risorse e capitale umano. Noi dobbiamo pensare che quelle stesse persone che hanno problemi possono anche avere risorse energie per migliorare la loro condizione. Per questo gli operatori e i policy maker devono mettersi nell’ottica per cui le persone e le famiglie che hanno problemi, questi destinatari possono aiutare gli operatori i servizi e le organizzazioni ad aiutare le stesse persone. L’energia maggiore viene dai problemi. Dal letame – cantava De Andrè – nascono i fiori, non dai diamanti. I diamanti sono la tecnica, la soluzione clinica; il letame sono i problemi umani. Ancora: un’organizzazione del terzo settore deve destinare almeno il 50% del suo tempo a fare attivazione sociale. Un processo di welfare comunitario (come dimostrano le esperienze avviate a Milano per sostenere famiglie multiproblematiche) che inizia tempestivamente con un approccio coordinato (conferenze di famiglia) e pluridisciplinare, superando la logica degli interventi disorganici, evita l’80% degli accompagnamenti”.
Floriano Zandonai.
“Le rappresentazioni hanno conseguenze pesanti: il terzo settore non può essere considerato come un subfornitore della pubblica amministrazione perché questo abbassa la qualità dei servizi. In Trentino vi sono attuazioni e sperimentazioni di questo welfare comunitario ci sono già e andrebbero ascoltate (come nel caso dell’esperienza di pianificazione sociale del comune di Trento, o dei punti integrati d’accesso dell’associazione Andicrea per le disabilità. Occorre sforzarsi di capire cosa ci possono insegnare queste realtà, perché i dati non sono solo le statistica ma vengono anche dall’esperienza”.
Franca Olivetti Manoukian.
“Non possiamo rimuovere tutti i mali del mondo ma cercare di tutelare i diritti evitando di escludere qualcuno apriori. La coerenza economica è un dato di realtà purtroppo molto sottovalutato nel passato. Questioni di metodo.. Non si può partire dalla rilevazione dei bisogni perché la gente vuole di tutto e di più. Occorre allora muoversi con delle ipotesi su come affrontare i fenomeni e chiedere ai rappresentanti dei cittadini e alle organizzazioni sociali cosa ne pensano. Partecipazione non vuol dire chiamare tutti a raccolta per parlare insieme di un problema, ma avere un’ipotesi rispetto alla quale si sollecita a portare ragionamenti, esperienze ed istanze. Preferisco la parola progettazione al termine pianificazione, perché implica il pensiero di chi la utilizzerà. La rilevazione delle questioni richiede un forte investimento nella elaborazione e nell’interpretazione per poter restituire alle persone qualcosa di significativo e permettere loro di capire. Chi sta peggio è meno in grado di capire di che cosa ha bisogno. Esempio: adolescenti problematici: il problema non sono loro ma il fatto che siano saltate le relazioni intergenerazionali. Da qui dipendono interventi sociali diversi. Per garantire un minimo di protezione a tutti occorre muoversi in maniera dinamica. Non fare la fotografia di tutto, ma tener d’occhio quello che succede. Il capitale sociale non è statico ma può essere accresciuto o diminuito a seconda dagli interventi che si mettono in campo. Per questo è importante rivolgersi alle famiglie e riconoscere le differenze. Nelle politiche sociali è molto più facile e utile intervenire sulle situazioni di disagio più lievi perché possano uscire rapidamente dalla tutela dei servizi e diventare a loro volta risorse per il sociale aiutando ad affrontare altre situazioni più gravi. Sotto questo profilo è forte tra gli operatori sociali la resistenza ad un cambiamento.
C’è più attenzione alle realtà legislative istituzionali che alla dimensione orizzontali, alle esperienze che ci muovono sul territorio. Un nuovo approccio al sociale è possibile a partire dalle piccole esperienze.”
CONCLUSIONI
Soddisfatto del momento di studio il presidente della quarta commissione Mattia Civico. “La questione della coesione sociale – ha detto in chiusura – è strettamente legata a quella delle rappresentazioni dei problemi, vale a dire di un linguaggio comune a tutti soggetti coinvolti. Abbiamo molto bisogno di confrontarci per puntare all’obiettivo di tutti che è la coesione sociale”.
Antonio Girardi
Allegati pdf:
Pubblicato: 25 ottobre 2011 | Autore: Paolo Ferrario (1948 - ) | Filed under: Sistemi informativi |
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ICARO è il sistema informativo creato per supportare gli Enti Locali e le Aziende Sanitarie nella gestione integrata dei Servizi Socio-Assistenziali e Socio-Sanitari in Rete di un territorio. Consente di operare nella massima sicurezza, nel rispetto della privacy e a supporto dei processi organizzativi legati all’attività di assistenza a persone o a famiglie che si trovano in uno stato di bisogno e/o che devono essere assistite
a domicilio.Tutti gli Enti del territorio, attraverso gli Sportelli Socio-Sanitari Integrati o Punti Unici di Accesso (PUA), possono entrare a far parte di una rete integrata dei servizi che consente a tutti gli operatori ed utenti di accedere, realizzando quindi un sistema aperto e sicuro improntato, alla collaborazione ed allo scambio di dati, di servizi e di esperienze. |
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I principali moduli di ICARO sono:
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- Gestione dell’Assistenza Domiciliare Socio-Sanitaria (ADI, ADP, ADR, SAD, ecc.)
- Cartella sociale e socio-sanitaria integrabile all’Anagrafe del Comune o della Asl
- Gestione dei documenti che corredano il percorso dell’Assistito e loro protocollazione
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- Gestione delle relazioni e degli eventi fra gli Attori della Rete Socio-Sanitaria
- Gestione dell’agenda dell’operatore (individuale o condivisa)
- Gestione dei controlli della qualità del sistema
- Bollettazione e Fatturazione Enti Erogatori e MMG, Pagamenti ecc.
- Gestione Budget, Reportistica
- Gestione dei debiti informativi nei confronti di Enti esterni (Regione, Ministero, Provincia, ecc.).
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Pubblicato: 11 ottobre 2011 | Autore: Paolo Ferrario (1948 - ) | Filed under: Amministrazione dei servizi, attuazione L. 328/2000, metodologie professionali, Organizzazione dei servizi, Piani di zona, Politica dei servizi sociali, Programmazione dei servizi, Saggi e Articoli, Servizi sociali |
Paolo Ferrario, RISORSE IN RETE: STRATEGIE DI COLLABORAZIONE ED ERRORI DA EVITARE,
pubblicato in MOVI Movimento di Volontariato Italiano – Fogli di informazione e coordinamento n. 1 gennaio – giugno 2011, p. 11-15
Pubblicato: 27 settembre 2011 | Autore: Paolo Ferrario (1948 - ) | Filed under: Assistenti sociali, Educatori professionali, LIBRI NEWS, Maggioli editore, Organizzazione dei servizi, Politica dei servizi sociali, Politica sanitaria, Programmazione dei servizi, Servizi educativi, Servizi sanitari, Servizi sociali |
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GUIDA AL WELFARE ITALIANO: dalla pianificazione sociale alla gestione dei servizi
di Maggian Raffaello
Manuale per operatori del welfare locale
€ 44,00 IVA assolta |
Descrizione
Sul palcoscenico del welfare italiano troviamo vari personaggi, i protagonisti del presente volume: l’assessore comunale, il dirigente, l’assistente sociale, il tecnico informatico, il sociologo, l’impiegato amministrativo, il volontario, il socio della cooperativa, il giornalista, l’utente, e così via. Ognuno interpreta il suo ruolo.
Ma in un contesto sempre meno caratterizzato da rigide separazioni, che accetta la contaminazione fra saperi teorici e professionali, fra dirigenza e operatività, fra amministrazioni pubbliche, libero mercato, terzo settore e utenza, quanta libertà e creatività ha ogni attore nell’interpretare la sua parte? Può, in qualche modo, cambiare alcuni pezzi del copione? Può diventare co-autore del welfare locale? L’Italia sta procedendo verso l’abbandono di norme statali che trattano in astratto temi quali la qualità di vita e l’agio sociale valide per tutto il territorio nazionale, a favore di norme e azioni che tengano conto delle specificità locali. I vari personaggi sentono allora il bisogno di non sentirsi isolati, di comunicare fra loro, sperando che qualcuno ascolti le loro esperienze e difficoltà, per trarre indicazioni utili magari proprio da chi vive in realtà completamente diverse e ha già affrontato e risolto positivamente quelle tematiche. I vari personaggi parleranno, quindi, con un linguaggio comprensibile a tutti, della creazione, modifica e del funzionamento dei servizi sociali, di progetti, organizzazione, risorse finanziarie e umane, di sistema informativo e informatico; tutti temi cruciali e quotidiani per chi opera nel sociale, per professione o volontariato. Raffaello Maggian insegna “Pianificazione sociale e gestione dei servizi e delle risorse umane” all’Università di Trieste. Fa parte del Comitato scientifico del Dizionario di servizio sociale ed è autore di numerose opere, fra le quali si ricordano I servizi socio-assistenziali (Roma, 2001) e Il sistema integrato dell’assistenza. Guida alla legge 328/2000 (Roma, 2001).
ISBN: 8838768420 Collana: Sociale & Sanità Edizione: 1 Copyright: Settembre 2011 Tipo Prodotto: Volume Pagine: 434 Formato: 17×24 Progressivo: 0078
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Manuale per i responsabili
e gli operatori
dei servizi sociali locali
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R. Maggian, insegna “Pianificazione sociale
e gestione dei servizi
e delle risorse umane” all’Università di Trieste
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GUIDA AL WELFARE ITALIANO:
DALLA PIANIFICAZIONE SOCIALE
ALLA GESTIONE DEI SERVIZI
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In un contesto sempre meno caratterizzato da rigide separazioni, che accetta la contaminazione fra saperi teorici e professionali, fra dirigenza e operatività, fra amministrazioni pubbliche, libero mercato, terzo settore e utenza, quanta libertà ha ogni protagonista del welfare locale - assessore comunale, dirigente, assistente sociale, volontario - nell’interpretare il suo ruolo? Aiuta a chiarire questo nuovo Manuale che esamina le problematiche delle persone disabili, bisognose, con difficoltà individuali o familiari, valutando quanto incidano su tali condizioni l’inadeguatezza di reddito, il disagio sociale, la non autonomia personale, e rispondendo alle domande di fondo: quali soluzioni esistono? cosa possono fare i servizi sociali? di quali bisogni dovrebbero occuparsi prioritariamente?
Le azioni sviluppate nel volume sono dirette ad affrontare sia le difficoltà della vita, con interventi tesi a risolvere problemi esistenziali quali la casa, il lavoro e l’assistenza, sia quelle che riguardano la creazione, la modifica e il funzionamento dei servizi sociali.
Temi cruciali e quotidiani per chi opera nel sociale, per professione o volontariato, come i progetti, l’organizzazione, le risorse finanziarie e umane, il sistema informativo e informatico, sono, fra gli altri, illustrati nel dettaglio della seguente trattazione:
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1.
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INCONTRI IN INTERNET
1. I personaggi del welfare locale si presentano.
2. Piani, programmi e progetti.
3. Organizzazioni.
4. La gestione del bilancio.
5. La gestione delle risorse umane.
6. Sistema informativo e informatico.
7. Lavoro di rete, integrazione, cambiamento sociale.
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2.
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LE DIFFICOLTA’ DELLA VITA
1. Persone in difficoltà.
2. Agio e disagio.
3. Le difficoltà economiche.
4. Senza fissa dimora.
5. Il problema della casa.
6. La ricerca di un lavoro.
7. Stranieri in Italia, italiani all’estero.
8. La dipendenza.
9. Senza libertà.
10. La disabilità.
11. L’invecchiamento della popolazione.
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I SERVIZI PER LE PERSONE IN DIFFICOLTA’
1. Le organizzazioni del welfare italiano.
2. Dalle parole ai fatti.
3. La gestione dei servizi.
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Pubblicato: 22 giugno 2011 | Autore: Paolo Ferrario (1948 - ) | Filed under: Bilancio dello Stato, Politica dei servizi sociali, Programmazione dei servizi, Servizi sociali, Spesa sociale |
scure che vi si è abbattuta con tagli che provocano una costante spoliazione dei servizi ai cittadini più deboli. Il Forum del Terzo settore e la campagna «I diritti alzano la voce» con questo amaro resoconto hanno presentato ieri a Roma la mobilitazione contro quello che definiscono un depauperamento in atto dello Stato sociale, che domani sarà di scena nella Capitale davanti a Montecitorio alle ore 11, e con presidi in altre tredici città d’Italia in nove regioni: Ancona, Belluno, Bologna, Cagliari, Catanzaro, Firenze, Milano, Napoli, Padova, Torino, Venezia, Verona, Vicenza.
da «Welfare senza fondi»L’urlo del Terzo settore | Interni | www.avvenire.it.
Pubblicato: 19 giugno 2011 | Autore: Paolo Ferrario (1948 - ) | Filed under: Amministrazione dei servizi, LIBRI NEWS, Politica dei servizi sociali, Programmazione dei servizi |
Il testo si pone l’obiettivo di richiamare l’attenzione sul significato della programmazione sociale e di sollecitare, in specifico, gli operatori sociali a considerarla uno strumento essenziale per il proprio intervento, nel quadro normativo che definisce le responsabilità pubbliche ai vari livelli. Questa
sollecitazione scaturisce dalla valutazione che il lavoro sociale ha una sua validità se è parte di un sostanziale disegno di rinnovamento della società o di settori della stessa, o di specifici programmi di sviluppo. Il testo ricostruisce, in sintesi, il cammino politico e culturale per giungere alla prima programmazione nazionale e conseguentemente a porre in evidenza i suoi sviluppi con il decentramento
dei poteri a livello degli Enti locali. Sarà nelle nuove realtà territoriali che si riconoscerà essenziale lo strumento programmatorio per lo sviluppo delle politiche territoriali. A questo fine assumeranno significato: il territorio quale ambito definito amministrativamente; la funzione politica e la funzione tecnica; le fasi metodologiche per garantire scientificità alla programmazione stessa. Presentazione di Angelo Mari.
Aracne Editrice.
Pubblicato: 9 giugno 2011 | Autore: Paolo Ferrario (1948 - ) | Filed under: Piani di zona |
Pubblicato: 5 aprile 2011 | Autore: Paolo Ferrario (1948 - ) | Filed under: Gruppo Solidarietà Moie di Maiolati (AN), Marche, Piani regionali, Programmazione dei servizi |
Gruppo Solidarietà
Jesi (Sala Circoscrizione, Via San Francesco)
15 aprile 2011
ore 17.00
presentazione del libro del Gruppo Solidarietà
La programmazione perduta. I servizi sociosanitari nella regione Marche
www.grusol.it/pubblica.asp
ne discutono
Samuele Animali, Già difensore civico della regione Marche
Stefano Mastrovincenzo, segretario regionale CISL
Fabio Ragaini, Gruppo Solidarietà, curatore del libro
Interverrà
Almerino Mezzolani, Assessore alla salute regione Marche
La cittadinanza è invitata a partecipare
Per informazioni. Gruppo Solidarietà, Via Fornace 23, 60030 Moie di Maiolati (An). Tel e fax 0731.703327. E-mail: grusol@grusol.it – www.grusol.it
Pubblicato: 23 marzo 2011 | Autore: Paolo Ferrario (1948 - ) | Filed under: FrancoAngeli, Leggi Regionali, LIBRI NEWS, Piani regionali, Politica dei servizi sociali, Programmazione dei servizi, REGIONI ITALIANE, Servizi sociali |
| Welfare locali. Studio comparativo sulla programmazione dei servizi sociali nelle regioni italiane |
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| Autori e curatori: |
Mara Maretti |
| Contributi: |
Everardo Minardi |
| Collana: |
Temi dello sviluppo locale – diretta da Everardo Minardi |
| Argomenti: |
Politiche e servizi sociali |
| Livello: |
Studi, ricerche |
| Dati: |
pp. 224, 1a edizione 2008 (Cod.1791.2) |
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Tipologia: Edizione a stampa
Prezzo: € 24,00
Disponibilità: Limitata |
Codice ISBN 13: 9788846499240 |
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| In breve |
Un’indagine condotta negli anni 2005-2007 con l’obiettivo di cogliere aspetti caratterizzanti il processo di strutturazione dei sistemi regionali, nel tentativo di comprendere in che modo e con quali criticità le Regioni costruiscono e caratterizzano il proprio sistema di servizi e interventi sociali. L’analisi comparativa dei documenti di programmazione di ventuno amministrazioni ha permesso la formulazione di un’ipotesi di raggruppamento dei ventuno contesti territoriali in quattro cluster, che rappresentano altrettanti idealtipi di welfare regionale. |
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Presentazione
del volume: |
Il nuovo scenario in materia di politiche sociali, delineatosi a seguito della riforma del Titolo V della Costituzione e del varo della L. 328/2000, ha comportato una marcata regionalizzazione del sistema, il cui assetto complessivo volge ad una crescente integrazione. Tale processo ha prodotto disomogeneità territoriali riscontrabili tuttavia dall’analisi della normativa e della documentazione inerente la programmazione dei servizi e degli interventi sociali.
Il volume illustra i risultati di una indagine esplorativa condotta negli anni 2005-2007 il cui obiettivo è stato quello di cogliere aspetti caratterizzanti il processo di strutturazione dei sistemi regionali; nel contempo si è tentato di comprendere in che modo e con quali criticità le regioni costruiscono e caratterizzano il proprio sistema di welfare locale. La presente ricerca ha coinvolto le direzioni regionali competenti considerate testimoni chiave del processo di riforma in corso. L’analisi comparativa dei documenti di programmazione delle ventuno ammnistrazioni, unitamente alla raccolta delle opinioni dei testimoni chiave, ha permesso la definizione di elementi di forza e di debolezza dei welfare locali, e la formulazione di una ipotesi di raggruppamento dei diversi contesti territoriali in quattro cluster, che rappresentano altrettanti idealtipi di welfare regionale.
Mara Maretti è dottore di ricerca in Politiche Sociali e Sviluppo Locale presso l’Università degli Studi di Teramo e Assegnista di ricerca in Sistemi di Welfare e Valutazione di Politiche Sociali presso l’Università degli Studi “G. d’Annunzio” di Chieti. Si è occupata principalmente di politiche sociali, di metodologie e strumenti della partecipazione nei contesti locali, di programmazione e valutazione delle politiche pubbliche. |
| Indice: |
Everardo Minardi, Prefazione
Introduzione
Parte I. Il contesto
Politica sociale: definizioni, attori e modelli interpretativi
(Introduzione; Lo stato delle politiche sociali; Modelli di analisi comparativa)
Nascita e sviluppo dello stato di benessere
(Introduzione; La cittadinanza; I diritti sociali; Crisi dello stato sociale nell’era della globalizzazione; La moltiplicazione dei diritti e il principio di sussidiarietà come modello di gestione della complessità; Sussidiarietà e governance)
La riforma degli interventi e dei servizi sociali in Italia
(Introduzione; La riforma dell’assistenza; Sistema di governance multilivello per le politiche sociali)
La regionalizzazione in Italia
Parte II. La ricerca
Metodologia e disegno della ricerca
(I modelli teorici di riferimento; La metodologia; Descrizione dell’indagine e disegno della ricerca)
Il percorso di attuazione della riforma del welfare regionale: le dimensioni della riforma nel sistema Paese
(Introduzione; La normativa e il sistema della programmazione sociale regionale; Elementi della programmazione sociale regionale; La spesa sociale nelle Regioni; Il sistema delle relazioni istituzionali e strumenti d’integrazione tra politiche; Attori istituzionali e professioni del sociale; La programmazione sociale locale; Il ruolo delle Province; Il rapporto tra politica e dirigenza; I servizi primari; La valutazione nei sistemi di programmazione sociale; Punti di forza e punti d debolezza della programmazione sociale regionale)
Analisi cluster dei sistemi Regionali
(L’analisi delle componenti principali; Livello di strutturazione normativa del sistema di programmazione sociale regionale; Il livello di innovazione della programmazione sociale regionale; Livello di conformità alle indicazioni della L. 328/2000; La classificazione automatica delle Regioni)
Conclusioni. La strutturazione disorganica dei sistemi di welfare regionali
(Premessa; La prospettiva teorica emergente; Vincoli e risorse della strutturazione del sistema di welfare delle Regioni; Il ruolo delle organizzazioni della società civile nel processo di strutturazione)
Appendice. Schede delle Regioni
Bibliografia. |
da: Welfare locali. Studio comparativo sulla programmazione dei servizi sociali nelle regioni italiane.
Pubblicato: 5 febbraio 2011 | Autore: Paolo Ferrario (1948 - ) | Filed under: Amministrazione dei servizi, Assistenti sociali, Educatori professionali, Ferrario Paolo, FrancoAngeli, Laurea Progest, laurea servizio sociale, Legislazione sociale e sanitaria della Regione Lombardia, LIBRI NEWS, LOMBARDIA, Politica dei servizi sociali, Programmazione dei servizi, Servizi sanitari, Servizi sociali, Tramma Sergio |
| Il modello lombardo di welfare. Continuità, riassestamenti, prospettive |
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| Autori e curatori: |
Giuliana Carabelli , Carla Facchini |
| Contributi: |
Lavinia Bifulco, Paolo Bonetti, Maria Cacioppo, Anna Maria Campanini, Lidianna Degrassi, Paolo Ferrario, Enzo Mingione, Raffaele Mozzanica, Chiara Previdi, Paolo Rossi, Mara Tognetti, Sergio Tramma, Luca Vecchio, Tommaso Vitale |
| Collana: |
Transizioni e politiche pubbliche – Fondazione Bignaschi |
| Argomenti: |
Politiche e servizi sociali |
| Livello: |
Studi, ricerche |
| Dati: |
pp. 256, 1a edizione 2011 (Cod.524.14) |
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Tipologia: Edizione a stampa
Prezzo: € 30,00
Disponibilità: Buona |
Codice ISBN 13: 9788856834055 |
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| In breve |
Il volume, rivolto non solo a studiosi di politiche sociali, ma a decisori politici, responsabili dei servizi e professionisti del sociale, analizza la legge regionale lombarda n. 3/2008, che disciplina in modo organico i servizi sociali, unitariamente con i servizi socio-sanitari, in un’ottica di reciproca integrazione. L’analisi permette di ricostruire il modello lombardo di welfare nei suoi elementi costitutivi e nel suo contesto, e di interrogarsi sulla sua evoluzione, anche alla luce della prima fase di attuazione della legge. |
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Presentazione
del volume: |
Da tempo la Regione Lombardia ha elaborato un organico modello di politiche sociali, basato sui principi di sussidarietà e di quasi-mercato, che tende sempre più ad affermarsi anche come riferimento a livello nazionale. La legge regionale n. 3 del 2008 costituisce una tappa di rilievo, in quanto disciplina unitariamente i servizi sociali e quelli servizi socio-sanitari, in un’ottica di reciproca integrazione. Al centro di questo volume, rivolto non solo a studiosi di politiche sociali ma a decisori politici, responsabili dei servizi e professionisti del sociale, anche in formazione, è l’analisi della legge, svolta con un approccio multidisciplinare, in cui si affiancano la lettura giuridica e quella sociologica. Tale analisi permette di ricostruire il modello lombardo di welfare nei suoi elementi costitutivi e nel suo contesto, e di interrogarsi sulla sua evoluzione.
Diversi i quesiti affrontati nel volume. Quali sono gli sviluppi o i riassestamenti ipotizzabili nel momento in cui tale impostazione si confronta con l’ambito dei servizi sociali? Come si modificano ruolo della società civile e modalità del suo coinvolgimento? L’integrazione è un obiettivo effettivamente perseguibile? Cosa comporta l’estensione all’ambito dei servizi sociali dell’accreditamento e della logica prestazionistica ad esso correlata? Che ruolo può assumere il segretariato sociale nella rete dei servizi? Che impatto ha la nuova normativa sulle professioni sociali, sulla loro collocazione e sulle loro competenze? In breve quali sono gli elementi di continuità e di discontinuità, quali i punti di forza e le criticità di questo modello nella sua concreta evoluzione?
Giuliana Carabelli svolge attività di ricerca, consulenza e formazione sui temi dell’organizzazione dei servizi sociali. Da tempo collabora con l’Università di Milano Bicocca.
Carla Facchini è professore ordinario di Sociologia della Famiglia alla Facoltà di Sociologia dell’Università di Milano Bicocca, dove coordina il corso di laurea in Servizio Sociale. |
| Indice: |
Giuliana Carabelli, Carla Facchini, Introduzione
Parte I.: La legge nel suo contesto
Carla Facchini, Enzo Mingione, Il cambiamento della morfologia sociale come matrice di nuovi rischi. Il caso Lombardia
Lavinia Bifulco, Quasi-mercato e sussidiarietà come pilastri del modello lombardo di welfare
Lidianna Degrassi, Raffaele Mozzanica,La disciplina dei servizi sociali nella Regione Lombarda
Paolo Bonetti, Profili costituzionali dell’accesso ai diritti sociali nella legge regionale lombarda 3/2008
Parte II.: Attori e processi
Tommaso Vitale, La partecipazione alle politiche sociali in Lombardia: arene deliberative e processi di coordinamento
Paolo Ferrario, Governo della rete o governo delle reti? Il nodo irrisolto dell’integrazione
Giuliana Carabelli, L’accreditamento dei servizi sociosanitari e sociali in Lombardia
Chiara Previdi, Paolo Rossi, Il segretariato sociale tra organizzazione e professione
Parte III.: Le professione sociali a confronto con la legge
Anna Maria Campanini, L’assistenza sociale
Sergio Tramma, L’educatore professionale
Luca Vecchio, Lo psicologo
Maria Cacioppo, Mara Tognetti, La dirigenza
Appendice. I provvedimenti attuati della legge regionale n. 3/2008
Bibliografia di riferimento
Autori. |
da: Il modello lombardo di welfare. Continuità, riassestamenti, prospettive
Pubblicato: 18 gennaio 2011 | Autore: Paolo Ferrario (1948 - ) | Filed under: Amministrazione dei servizi, Gori Cristiano, Irs, LOMBARDIA, Maggioli editore, Politica dei servizi sociali, Programmazione dei servizi, Servizi educativi, Servizi sanitari, Servizi sociali, Spesa sanitaria, Spesa sociale |
Convegno: Quale welfare nella Lombardia di domani? Valutare l’esperienza per disegnare il futuro
Martedì 14 dicembre, 9.00-13.00 Milano – Palazzo delle Stelline, Corso Magenta 61
Scarica il programma completo in PDF 
Scarica le diapositive dell’intervento di Cristiano Gori in PDF 
da: Incontri :: LombardiaSociale.it.
Pubblicato: 2 dicembre 2010 | Autore: Paolo Ferrario (1948 - ) | Filed under: accreditamento sociale, aggiorn. professionale, Amministrazione dei servizi, appalti, ASL Aziende sanitarie locali, Assistenti sociali, Cooperative sociali, Educatori professionali, Ferrario Paolo, FrancoAngeli, Laurea Progest, Legislazione sociale e sanitaria della Regione Lombardia, LIBRI NEWS, Livelli essenziali di assistenza, LOMBARDIA, LR 3/2008, Organizzazione dei servizi, Piani di zona, Politica dei servizi sociali, Professioni sociali, sanitarie ed educative, psicologi, RSA, Saggi e Articoli, Servizi educativi, Servizi psichiatrici, Servizi sanitari, Servizi sociali, Univ. Milano Bicocca, Volontariato |
IL MODELLO LOMBARDO DI WELFARE
Continuità, riassestamenti, prospettive
A cura di Giuliana Carabelli e Carla Facchini
Franco Angeli, 2010, p. 256

Introduzione, di Giuliana Carabelli e Carla Facchini
- Il crescente rilievo delle politiche regionali
- Specificità della Lombardia
- Momenti della costruzione del modello lombardo
- I diversi sguardi disciplinari
- La struttura di contenuto del volume
- I possibili effetti di questa ricerca sulla formazione universitaria
Parte prima: La legge nel suo contesto
1. Il cambiamento della morfologia sociale come matrice di nuovi rischi. Il caso Lombardia
di Carla Facchini e Enzo Mingione
- le trasformazioni del sistema occupazionale: flessibilizzazione del lavoro e aumento dell’occupazione femminile
- l’impatto dell’immigrazione dai paesi meno sviluppati
- i mutamenti demografici e il processo di invecchiamento
- le trasformazioni delle tipologie familiari e l’incremento degli anziani soli
- la pluralizzazione dei contesti familiari e le ripercussioni sui minori
2. Quasi-mercato e sussidiarietà come pilastri del modello lombardo di welfare
di Lavinia Bifulco
- Cronistoria
- I quasi-mercati
- Sussidiarietà
- Lavori in corso: a ridosso della riforma
- Voucher: quale libertà?
- La programmazione: quale integrazione?
- Il modello di governante
3. La disciplina dei servizi sociali nella Regione Lombardia
di Lidianna Degrassi e Raffaele Mozzanica
- Da una “legge regionale di sistema” (LR 1/86) a una “legge regionale di rete” (LR 3/2008)
- Finalità e principi
- Assetto istituzionale e organizzativo
- Governo della rete: gli ambiti sociale e sociosanitario
- Assetto finanziario
4. Profili costituzionali dell’accesso ai diritti sociali nella legge regionale lombarda 3/2008
di Paolo Bonetti
- Servizi sociosanitari e servizi sociali e principi costituzionali di solidarietà e di eguaglianza
- Potestà legislativa regionale sui servizi sociali e potestà legislativa statale sui livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti sociali
- Diverse nozioni di livelli essenziali delle prestazioni concernenti l’assistenza sociale
- Organizzazione e svolgimento delle funzioni amministrative concernenti i servizi sociali: potestà regolamentare regionale e locale e sussidiarietà orizzontale
- Rapporti tra la legge 328/2000 e la legge regionale 3/2008
- Limiti derivanti dalle norme comunitarie e statali in materia di condizione giuridica degli stranieri
- La LR 3/2008 di fronte allo statuto regionale della Lombardia e i provvedimenti attuativi della legge
- Diritti delle “persone che accedono alla rete” delle unità di offerta sociali e sociosanitarie
- Bisogni da soddisfare prioritariamente
Parte seconda: Attori e processi
5. La partecipazione alle politiche sociali in Lombardia: arene deliberative e processi di coordinamento
di Tommaso Vitale
- Società civile e costruzione del consenso in un governo monocratico
- Terzo settore e competenze critiche
- Implementazione della legge fra partecipazione e conflitto
- Debolezze delle arene deliberative a livello locale
6. Governo della rete o governo delle reti? Il nodo irrisolto dell’integrazione
di Paolo Ferrario
- Integrazione e reti
- Il sistema dell’integrazione sociosanitaria: processi istituzionali
- Il “modello lombardo” dei servizi sanitari e sociosanitari
- Il governo delle tre reti
7. L’accreditamento dei servizi sociosanitari e sociali in Lombardia
di Giuliana Carabelli
- Concetto di accreditamento: origini, contesto, trasmigrazioni
- Introduzione e cammino dell’accreditamento in Italia
- Accreditamento dei servizi sociosanitari in Lombardia
- Accreditamento dei servizi sociali tra competizione e partnership
8. Il segretariato sociale tra organizzazione e professione
di Chiara Previdi e Paolo Rossi
- Segretariato sociale tra informazione e comunicazione
- Evoluzione organizzativa e professionale
- Segretariato sociale nel sistema dei servizi: ruolo e potenzialità
- Dall’accesso alla presa in carico: tre livelli istituzionali
- Implementazione interistituzionale del segretariato sociale come elemento di innovazione
- Segretariato sociale, reti e inclusione sociale
Parte terza: Le professioni sociali a confronto con la legge
9. L’assistente sociale
di Anna Maria Campanini
10. L’educatore professionale
di Sergio Tramma
11. Lo psicologo
di Luca Vecchio
12. La dirigenza
di Maria Cacioppo e Mara Tognetti
Appendice.
I provvedimenti attuativi della legge regionale n. 3/2008
Bibliografia di riferimento
Autori
45.799281
9.092748
Pubblicato: 24 novembre 2010 | Autore: Paolo Ferrario (1948 - ) | Filed under: LOMBARDIA, Piani regionali |
Con 38 sì, 23 no e 4 astenuti (a scrutinio nominale) il Consiglio regionale lombardo ha approvato il Piano Socio-Sanitario Regionale 2010-2014. Hanno votato a favore Pdl e Lega Nord, contrari Pd, Idv e Sel, mentre si sono astenuti Udc e Pensionati. Nuova rete per le cure palliative, per le terapie del dolore e attivazione di strutture i ricovero intermedie sono alcune delle novità.
segue qui:
Pubblicato: 23 novembre 2010 | Autore: Paolo Ferrario (1948 - ) | Filed under: AGENDA DELLE POLITICHE SOCIALI, ASL Aziende sanitarie locali, Legislazione Sanitaria, Piani sanitari, Politica sociale, Programmazione dei servizi, REGIONI ITALIANE, Servizi sanitari, Spesa sanitaria |
Il testo integrale è stato pubblicato nella sezione “Conferenze” del sito www.regioni.it. Il link è:
Si riporta di seguito il testo della “premessa” e l’indice del documento
PREMESSA
Il Piano Sanitario Nazionale (PSN) 2011-2013 pone le proprie fondamenta nei principi di responsabilità pubblica per la tutela del diritto di salute della comunità e della persona; di universalità, di eguaglianza e di equità d‟accesso alle prestazioni; di libertà di scelta; di informazione e di partecipazione dei cittadini; di gratuità delle cure nei limiti stabiliti dalla legge; di globalità della copertura assistenziale come definito dai LEA (in attesa del nuovo documento).
Il PSN s‟inserisce in un quadro istituzionale e normativo, nazionale ed internazionale, altamente complesso ed articolato che vede la necessità di armonizzare il servizio sanitario rispetto sia ai princìpi della Comunità Europea sia ad un contesto nazionale che si connota per una progressiva evoluzione verso la devoluzione, improntata alla sussidiarietà, di poteri dallo Stato alle Regioni. Tale processo, avviato con la modifica al Titolo V della Costituzione, la quale ha posto in capo allo Stato la garanzia dei Livelli essenziali di assistenza e alle Regioni la responsabilità della loro effettiva applicazione nel proprio territorio, vede, nella fase contemporanea, l‟attuazione delle disposizioni in materia di federalismo fiscale contenute nell‟articolo 119 della Costituzione, in conformità a quanto sancito dal Patto di Stabilità tra Stato e Regioni. La modifica del quadro costituzionale ha inoltre generato significativi cambiamenti del sistema di governance, sempre più orientato verso un approccio di concertazione tra Stato e Regioni che si concretizza principalmente attraverso l‟utilizzo dello strumento “pattizio”.
Con l‟approvazione del riparto delle disponibilità finanziarie del Servizio Sanitario Nazionale per l‟anno 2010 si è chiusa una complessa fase di programmazione economico-finanziaria e di regolazione del SSN che si era aperta con le previsioni del decreto legge n. 112/2008, convertito in legge n. 133/2008, all‟art. 79, n. 1 bis, il quale prevede che “per gli anni 2010 e 2011 l‟accesso al finanziamento integrativo a carico dello Stato derivante da quanto disposto dal comma 1, rispetto al livello di finanziamento previsto per l‟anno 2009, è subordinato alla stipula di una specifica intesa fra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e Bolzano (…)”. Tale intesa, com‟è noto, è in seguito slittata, su istanza delle Regioni, all‟anno 2009, nel corso del quale si è lavorato alla definizione del Patto per la salute, sancito dalla Conferenza Stato Regioni in data 3 dicembre 2009. L‟incertezza del quadro finanziario in materia sanitaria, conseguenza delle vicende sopra esposte, ha suggerito il differimento al triennio 2011-2013 del nuovo Piano Sanitario Nazionale già previsto per il triennio 2009-2011.
All‟interno dello scenario sopra descritto il PSN pone come macro obiettivo del Servizio Sanitario Nazionale non solo quello della promozione “della salute dei cittadini”, bensì quello della promozione del “benessere e della salute dei cittadini e delle comunità”, nella consapevolezza che “la vera ricchezza del sistema sanitario è la salute dei cittadini”. In questo ambito occorre che il SSN assuma anche il ruolo di facilitatore di una strategia di coordinamento tra le diverse istituzioni e d‟integrazione degli indirizzi delle politiche intersettoriali ai fini di orientare positivamente ed in maniera sinergica i determinanti della salute e del benessere, in conformità alle direttive della Carta di Tallinn (2008) dell‟OMS. L‟efficacia del Piano, pertanto, è strettamente correlata alla capacità dei diversi soggetti istituzionali, tra i quali gli Enti Locali, di cooperare e di trasformare operativamente, tenendo in considerazione le specificità locali, gli indirizzi in esso riportati.
Le grandi sfide assistenziali che caratterizzano la programmazione nazionale – primi tra tutti 6
i problemi di assistenza socio sanitaria connessi alla non autosufficienza, l‟elevata presenza di anziani e grandi anziani, le disponibilità di terapie/diagnosi ad alto costo indirizzate a specifiche coorti di assistiti – oltre a richiedere un‟efficace integrazione delle politiche, degli indirizzi e degli interventi da parte delle diverse aree del welfare, necessitano anche di un sistema coeso che porti alla convergenza dei finanziamenti, provenienti dai diversi settori coinvolti, su obiettivi ed ambiti tematici condivisi e delineati.
In considerazione dell‟elevata crescita di risorse assorbite, derivante soprattutto dalle suddette sfide assistenziali, la sostenibilità economica del SSN deve essere garantita attraverso un sistema di governance multilivello (nazionale, regionale ed aziendale) capace di assicurare un costante equilibrio tra il sistema delle prestazioni e quello dei finanziamenti. Tale equilibrio deve essere mantenuto in un contesto evolutivo altamente dinamico dei sistemi sanitari regionali e nazionali e deve contemperare i requisiti di efficacia con quelli di efficienza, attraverso il rispetto di criteri di costi definiti nell‟ambito dei rapporti di Stato-Regioni. La sostenibilità del sistema risulta pertanto direttamente collegata ad azioni di governance volte al recupero di efficienze e di appropriatezza nell‟erogazione degli attuali LEA, al livello di coerenza degli indirizzi nazionali di politica sanitaria con il quadro delle risorse economiche rese disponibili, al grado di collegamento delle azioni d‟integrazione delle strategie a tutela della salute con la messa a disposizione dei corrispettivi finanziamenti da parte dei vari soggetti coinvolti.
Obiettivi specifici, che rappresentano anche la sfida del PSN, sono da un lato, quelli di valorizzare gli elementi d‟eccellenza del Servizio Sanitario e di investire in settori strategici quali la prevenzione, le nuove tecnologie, i sistemi informatici ed informativi, laclinical governance e la sicurezza delle cure, la ricerca e le innovazioni mediche; dall’altro, quelli di affrontare le criticità del sistema, con particolare attenzione al recupero di efficienze e di appropriatezza e al miglioramento della qualità percepita da parte dei cittadini, il tutto in un quadro di sostenibilità.
In considerazione di quanto sopra, e dell‟importanza crescente che stanno assumendo altri strumenti di progettazione, quali Accordi ed Intese definiti nella Conferenza Stato-Regioni, è necessario compiere una riflessione sul ruolo che s‟intende assegnare al PSN all‟interno del Servizio Sanitario Nazionale.
In uno scenario che si connota per la presenza di una molteplicità di soggetti e di strumenti di programmazione, il PSN rappresenta lo strumento di definizione delle macro linee d‟indirizzo della programmazione sanitaria. Esso, pertanto, costituisce:
• una cornice di sintesi all‟interno della quale vanno ricondotti i diversi Accordi, piani e programmi, con evidenza degli elementi di coordinamento, integrazione e sinergia tra di essi. Le macro linee d‟indirizzo definite dal PSN, e frutto del processo di concertazione con le Regioni, trovano declinazione operativa nelle attività, nei documenti e negli accordi prodotti dai tavoli tecnici e dalle commissioni;
• l‟elemento di garanzia dell’uniforme applicazione degli obiettivi e dei LEA a livello nazionale nella salvaguardia delle specificità territoriali, in rispondenza alle analisi dei bisogni e delle risorse di ciascun contesto locale.
Indice
PREMESSA 5
1. IL SERVIZIO SANITARIO NAZIONALE NEL CONTESTO EUROPEO E STRATEGIE D’INTERNAZIONALIZZAZIONE 7
1.1 SFIDE EUROPEE DEL SSN 7
1.1.2 ESPERIENZE INTERNAZIONALI 8
1.2 SFIDE ASSISTENZIALI DEL SSN ITALIANO 9
1.2.1 GARANZIA DEI DIRITTI 10
1.2.2 LINEE PRIORITARIE DI SVILUPPO 11
1.2.3 SOSTENIBILITÀ DEL SISTEMA E COSTI STANDARD 13
1.2.4 RAPPORTO CON I CITTADINI E PARTECIPAZIONE DEGLI UTENTI 14
1.3 GOVERNANCE DEL SSN 16
1.4 PUNTI DI FORZA DEL SSN 17
1.5 CRITICITÀ DEL SISTEMA E PROSPETTIVE DI MIGLIORAMENTO 17
1.5.1 MIGLIORAMENTO DELL‟APPROPRIATEZZA 19
1.5.2 MIGLIORAMENTO DELLA QUALITÀ PERCEPITA 20
1.5.3 MIGLIORAMENTO DELLA PRESA IN CARICO DEL CITTADINO 20
1.6 RISORSE UMANE DEL SSN 21
2. AZIONI PER LO SVILUPPO DEL SERVIZIO SANITARIO NAZIONALE 24
2.1 RILANCIARE LA PREVENZIONE 24
2.2 AZIONI PER IL CONTROLLO DEI DETERMINANTI AMBIENTALI 26
2.3 AZIONI PER LA SALUTE E SICUREZZA NEI LUOGHI DI LAVORO 27
2.4 SANITÀ PUBBLICA VETERINARIA E BENESSERE ANIMALE 29
2.5 SICUREZZA DEGLI ALIMENTI E NUTRIZIONE 31
2.6 HEALTH IMPACT ASSESSMENT 35
2.7 CENTRALITÀ DELLE CURE PRIMARIE E DELLE STRUTTURE TERRITORIALI 37
2.7.1 CURE PRIMARIE 37
2.7.2 CONTINUITÀ DELLE CURE ED INTEGRAZIONE OSPEDALE TERRITORIO 39
2.7.3 RETE ASSISTENZIALE TERRITORIALE 40
2.8 RIORGANIZZAZIONE DELLA MEDICINA DI LABORATORIO E DELLA DIAGNOSTICA DI LABORATORIO E PER IMMAGINI 44
2.9 RETI OSPEDALIERE 47
2.9.1 PROBLEMATICA DEI PICCOLI OSPEDALI 48
2.9.2 RIORGANIZZAZIONE DELLE RETI OSPEDALIERE REGIONALI 49
2.9.3 RETE DELL‟EMERGENZA URGENZA 50
2.10 RIABILITAZIONE 52
2.11 VALUTAZIONE DELLE NUOVE TECNOLOGIE SANITARIE 54 3
2.11.1 HEALTH TECHNOLOGY ASSESSMENT: LOGICA DI APPROPRIATEZZA E SOSTENIBILITÀ DELLE CURE 54
2.11.2 HEALTH TECHNOLOGY ASSESSMENT: METODOLOGIA 55
2.11.3 ATTUAZIONE DELL‟HTA IN ITALIA 56
2.12 INVESTIMENTI PER L’AMMODERNAMENTO STRUTTURALE E TECNOLOGICO DEL SSN 57
3. MONITORAGGIO, APPROPRIATEZZA ED UNIFORMITÀ DEI LEA 61
3.1.1 LIVELLI ESSENZIALI DI ASSISTENZA (LEA) 61
3.1.2 LISTE DI ATTESA 62
3.1.3 INTEGRAZIONE SANITARIA E SOCIO SANITARIA 65
3.1.4 MONITORAGGIO E VALUTAZIONE 67
3.2 NUOVO SISTEMA INFORMATIVO SANITARIO: STRUMENTO DI RIFERIMENTO NAZIONALE PER LA MISURA DEI LIVELLI ESSENZIALI DI ASSISTENZA 69
3.3 APPROPRIATEZZA 70
3.3.1 CLINICAL GOVERNANCE 71
4. TEMATICHE DI SISTEMA 74
4.1 RICERCA ED INNOVAZIONE SANITARIA 74
4.2 INFORMATION AND COMMUNICATION TECHNOLOGY 75
4.3 ASSISTENZA FARMACEUTICA 78
4.4 DISPOSITIVI MEDICI 80
4.5 ACCREDITAMENTO DELLE STRUTTURE D’OFFERTA 82
4.6 FASI DELLA VITA 84
4.6.1 IL PERCORSO NASCITA 84
4.6.2 ETÀ SENILE 87
5. VALUTAZIONE DEL PSN 90
5.1 GLI STRUMENTI DI VALUTAZIONE ATTUALMENTE PRESENTI NELL’ORDINAMENTO 90
5.2 GLI STRUMENTI DI VALUTAZIONE DI UN SISTEMA PROGRAMMATO E DINAMICO 92
ALLEGATI 95
A. MUTAMENTI DEMOGRAFICI ED EPIDEMIOLOGICI 95
A.1 MUTAMENTI DEMOGRAFICI 95
A.2 MUTAMENTI EPIDEMIOLOGICI 96
B. PATOLOGIE RILEVANTI 98 4
B.1 MALATTIE CARDIOVASCOLARI 98
B.2 MALATTIE ONCOLOGICHE 100
B.2.1 CURE PALLIATIVE E TERAPIA DEL DOLORE 101
B.3 MALATTIE RESPIRATORIE CRONICHE 102
B.4 OBESITÀ 103
B.5 DIABETE 105
B.6 SALUTE MENTALE 106
B.7 DIPENDENZE PATOLOGICHE 107
B.7.1 ABUSO DI ALCOL 107
B.7.2 TOSSICODIPENDENZE 108
B.8 MALATTIE INFETTIVE 109
B.9 MALATTIE RARE 111
B.10 PAZIENTI AD ALTO GRADO DI TUTELA 113
(red/23.11.10)
DA :Newsletter n. 1691 del martedì 23 novembre 2010.
Pubblicato: 19 ottobre 2010 | Autore: Paolo Ferrario (1948 - ) | Filed under: Amministrazione dei servizi, Pubblica Amministrazione, Sistemi informativi |
| IRIDE e’ un sistema integrato di workflow e document management che si presenta come una piattaforma modulare, che svolge la funzione di collante e di trasporto, nell’ambito del singolo processo amministrativo.
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Queste le aree o settori individuati, per seguire e monitorare il singolo iter procedimentale in ogni suo passo funzionale:
- pilotare, scadenziare e registrare le attività pianificate e svolte;
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Con IRIDE si accede alle informazioni in modo semplice ed intuitivo con l’utilizzo di logiche di tipo multimediale. Tutte le informazioni sono convalidabili con l’apposizione della Firma Digitale e sono rigorosamente protette da accessi non autorizzati. Fra i servizi offerti dal sistema ci sono l’interoperabilità fra Protocolli Informatici ed il coordinamento della Cooperazione Applicativa, elementi essenziali per gestire procedimenti tra Enti diversi ed in definitiva per realizzare soluzioni avanzate di e-Government.
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Questi i principali moduli:
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- IRIDE-SNZ/Gestione Sanzioni Amministrative
- IRIDE-SUAP/Gestione Sportello Unico Attività Produttive
- Portale di servizi al cittadino (bacheca virtuale, ecc)
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Pubblicato: 19 ottobre 2010 | Autore: Paolo Ferrario (1948 - ) | Filed under: LOMBARDIA, LR 3/2008, ordini professionali, Piani regionali, Servizi sanitari, Servizi sociali |
Osservazioni del Consiglio regionale alla proposta di P.S.S.R. Lombardia 2010-2014 – PDA N. 006 DI INIZIATIVA DEL PRESIDENTE DELLA GIUNTA REGIONALE: PIANO SOCIOSANITARIO REGIONALE DELLA IX LEGISLATURA 2010-2014
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9.092748
Pubblicato: 6 ottobre 2010 | Autore: Paolo Ferrario (1948 - ) | Filed under: LOMBARDIA, Piani regionali, Servizi sanitari, Servizi sociali |
45.799281
9.092748
Pubblicato: 30 settembre 2010 | Autore: Paolo Ferrario (1948 - ) | Filed under: Amministrazione dei servizi, Organizzazione dei servizi, Programmazione dei servizi, Servizi sanitari, Servizi sociali |
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ICARO è il sistema informativo creato per supportare gli Enti Locali nella gestione integrata dei servizi sociali
e socio-sanitari di un territorio nella massima sicurezza e nel rispetto delle normative sulla privacy.
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ICARO assicura la gestione integrata dell’Assistenza Domiciliare (ADI) fra i processi della Asl, dei Distretti Sanitari, degli Ambiti territoriali (Piani di Zona e Comuni), inoltre assicura la totale copertura funzionale di tutte le tipologie di intervento sociale fornite agli utenti:
- Lo sportello sociale e socio sanitario o Punto Unico di Accesso (PUA)
- La gestione dei servizi sociali per Anziani, Minori e Servizi alla persona
- La cartella sociale e socio sanitaria collegata all’Anagrafe del Comune o della Asl
- La valutazione multidimensionale e la generazione del Piano di Assistenza Individuale (PAI)
- L’assistenza domiciliare integrata Adi-Sad e coordinata
- La relazione con Enti Erogatori
- I controlli della qualità del sistema
- La fatturazione Enti Erogatori e MMG, Pagamenti
- I Budget, la Reportistica e la Rendicontazione Regione/Ministero
- Il Portale di accesso ai servizi territoriali.
ICARO è un software modulare
adattabile all’ organizzazione dell’Ente che gestisce i:
- Servizi sociali erogati dai Comuni
- Servizi socio sanitari forniti dal Comune e dall’Azienda Sanitaria
- Servizi sanitari erogati dalle Aziende Sanitarie
ICARO dispone di un’interfaccia grafica moderna, di facile utilizzo e funzionale, in grado di offrire un controllo immediato delle attività per utente e/o per nucleo ed una visione dello stato di avanzamento dei processi attraverso strumenti quali viste, reportistica, analisi dinamiche dei dati e “cruscotti” di scenario e pianificazione strategica.
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Pubblicato: 24 settembre 2010 | Autore: Paolo Ferrario (1948 - ) | Filed under: Legislazione Sanitaria, LOMBARDIA, Ospedali, Piani regionali, Politica dei servizi sociali, Servizi sanitari, Servizi sociali |
| Le osservazioni di Anci Lombardia al piano socio-sanitario regionale 2010-2014 |
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| Rilevati obiettivi ambiziosi e di miglioramento della qualità, ma anche uno scarso coinvolgimento delle autonomie locali nell’attuazione del Piano. |
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| IN ALLEGATO: il piano socio-sanitario regionale (PSSR) 2010-2014 e le osservazioni di Anci Lombardia.
Il più che positivo giudizio che gli esperti e l’opinione pubblica del nostro Paese danno del sistema sanitario, socio-sanitario e sociale Lombardo pone i presupposti per valutare positivamente il nuovo PSSR 2010-2014 dove si rilevano obiettivi ambiziosi e di miglioramento che sicuramente porteranno la Lombardia ad aumentare ancora il numero delle eccellenze già esistenti sul territorio.
Tuttavia Anci Lombardia ritiene che un maggiore coinvolgimento delle rappresentanze delle Autonomie Locali, nell’attuazione del Piano e di tutti gli strumenti ad esso declinabili, sia doveroso e ponga una condizione irrinunciabile: che nell’iter di approvazione del PSSR possano trovare spazio ed essere recepite le nostre osservazioni che come sempre vogliono essere esclusivamente propositive.
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Pubblicato: 21 settembre 2010 | Autore: Paolo Ferrario (1948 - ) | Filed under: Amministrazione dei servizi, Bibliografie, Ferrario Paolo, Legislazione Sanitaria, Lettere, Commenti, Conversazioni, LOMBARDIA, LR 3/2008, Ospedali, Piani regionali, Servizi sanitari |
Gentile dott.sa ….
le dò qualche suggerimento veloce.
Come avrà verificato nei miei corsi sono un fautore della LETTURA DIRETTA DEI TESTI LEGISLATIVI per conoscere gli assetti istituzionali dei servizi.
Per cui le consiglio di ripassare la legislazione sanitaria degli anni ’90. Infatti la normativa non è cambiata nei recenti 10 anni
se proprio vuole consulti un qualsiasi manuale di legislazione sanitaria (quelli dell’editore simone tendono ad essere aggiornati). se invece preferisce un trattato di recente e ampio approfondimento la rimando a:
il secondo consiglio è di ristudiare i piani sanitari della regione lombardia. Non c’è fonte più ravvicinata ed utile per comprendere le politiche ospedaliere della nostra regione. ne trova tracce qui:
infine le consiglio di tenere larga la sua griglia di studio e analizzare la RETE DEI SERVIZI SANITARI, SOCIOSANITARI E SOCIALI IN LOMBARDIA. Qui la fonte è la legge regionale n. 3/2008. Trova tracce (fra cui alcune mie lezioni ed audio qui):
(trascuri pure la mia intervista al quotidiano il Manifesto, che è troppo semplificata rispetto alla mia analisi. e si concentri – se vuole – sulle lezioni che ho tenuto quest’anno al scienze pedagogiche)
quanto ai corsi di aggiornamento: vivo su committenze. e fin quando gli enti preposti (provincia di milano e università) non mi affidano corsi, purtroppo non ne realizzo
colgo l’occasione per salutarla con cordialità e augurarle buon futuro
paolo ferrario
Pubblicato: 12 settembre 2010 | Autore: Paolo Ferrario (1948 - ) | Filed under: Lazio, Piani regionali, Servizi sanitari, Servizi sociali |
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Pubblicato: 5 luglio 2010 | Autore: Paolo Ferrario (1948 - ) | Filed under: LOMBARDIA, Piani regionali, Servizi sanitari, Servizi sociali |
Approvato il nuovo Piano SocioSanitario Regionale 2010-2015 (PSSR)
30 giugno 2010
(Ln – Milano) Potenziamento dei servizi territoriali di assistenza per la cura della cronicità per evitare inutili ricoveri in ospedale; attivazione di strutture di ricovero intermedie tra l’ospedale e il domicilio, in grado di accogliere i pazienti nella fase post ricovero (low care hospital) con la riconversione di posti letto già esistenti in alcune strutture; un forte investimento nelle nuove tecnologie (telemedicina, e-health, ecc), in grado anche di assicurare maggiore facilità di accesso ai servizi per i cittadini, che potranno ad esempio consultare da casa gli esiti dei loro esami; nuove regole per l’accreditamento delle strutture sanitarie e sociosanitarie, con l’abolizione di qualunque automatismo sui rimborsi delle prestazioni; rinnovata attenzione alla prevenzione, soprattutto nei confronti dei giovani e giovanissimi, rispetto al consumo di alcool e droghe. Sono questi alcuni dei punti principali contenuti nel nuovo Piano SocioSanitario Regionale 2010-2015 (PSSR).
Il documento, approvato dalla Giunta regionale, su proposta del presidente Roberto Formigoni, di concerto con gli assessori Luciano Bresciani (Sanità) e Giulio Boscagli (Famiglia, conciliazione, integrazione e solidarietà sociale), detta le linee programmatiche per il settore sanitario e sociale per i prossimi anni. Il PSSR viene ora trasmesso al Consiglio regionale.
“E’ un programma – spiega il presidente Formigoni – che conferma i principi basilari del nostro sistema (centralità della persona e libertà di scelta) in una prospettiva di forte innovazione sia da un punto di vista organizzativo, sia da un punto di vista tecnologico. Con questo nuovo Piano saremo in grado di confermare le eccellenze del nostro sistema, che già garantisce elevatissimi livelli di qualità, adattandolo alle nuove esigenze dei cittadini”. “L’organizzazione e lo sviluppo della medicina territoriale – sottolinea Bresciani – con l’obiettivo di decomprimere gli ospedali e affrontare la vera sfida del futuro della sanità, che è la cronicità, è uno dei punti qualificanti di questo Piano. La cronicità va monitorizzata continuamente, con il supporto dei medici di base e anche con l’impiego di tutte le tecnologie disponibili, per fare in modo che il paziente non debba affrontare episodi di acuzie”.
“Sarà data grande attenzione – aggiunge l’assessore Boscagli – all’educazione dei più giovani e alla prevenzione soprattutto rispetto al consumo di alcool e droghe che sono fenomeni in aumento proprio tra i ragazzi. Lo sviluppo del terzo settore e la riforma dei consultori familiari sono gli altri punti importanti di questo PSSR, che rappresenta un riferimento fondamentale per le politiche dei prossimi anni”. Questi i contenuti fondamentali del PSSR 2010-2015.
SEMPLIFICAZIONE - Anche attraverso lo sviluppo del Sistema Informativo Socio Sanitario, sarà data la possibilità ai cittadini di prenotare e pagare una prestazione senza la necessità di doversi recare fisicamente in ospedale o nelle strutture dove vengono erogate le prestazioni. Sarà garantito ai pazienti l’accesso ai propri referti clinici evitando di recarsi presso la struttura sanitaria. Anche il medico riceverà in tempo reale gli esiti di un esame clinico relativo ad un proprio assistito. Altro obiettivo è la riduzione delle liste e dei tempi di attesa attraverso l’eliminazione di errori o doppie prenotazioni. Per quanto riguarda il Terzo Settore, sarà incentivato e sviluppato il suo ruolo in quanto soggetto di innovazione ed evoluzione di un modello di welfare sussidiario e partecipato, con l’adozione di provvedimenti che semplifichino, potenzino e razionalizzino i moduli di raccordo tra Terzo Settore stesso e amministrazione pubblica e semplifichino gli oneri gestionali connessi alla gestione dei flussi informativi.
SISTEMA INFORMATIVO - Il Sistema Informativo Socio Sanitario (SISS) sarà implementato per realizzare la completa integrazione degli enti socio sanitari, sviluppare il Fascicolo Sanitario Elettronico, dematerializzare i documenti sanitari e ampliare e perfezionare il servizio di prenotazione nei suoi diversi canali (CUP regionale, internet, farmacie, medici di medicina generale). Sarà data dunque la possibilità di consultare, attraverso questi canali, le agende di tutte le strutture collegate con il SISS.
MEDICI DI FAMIGLIA E PEDIATRI - Sarà valorizzato il ruolo dei medici di medicina generale e dei pediatri di libera scelta. Verrà dato impulso alla creazione di unità complesse di cure primarie che garantiscano assistenza sanitaria di base, diagnostica e prestazioni ambulatoriali di primo livello. Gli obiettivi sono ridurre l’accesso improprio al pronto soccorso e realizzare la continuità dell’assistenza sul territorio, garantendo le cure ai pazienti cronici e in assistenza post-acuta. L’implementazione dell’assistenza pediatrica passerà attraverso l’avvio di progetti che prevedano l’apertura degli studi nei giorni festivi e prefestivi.
PREVENZIONE - Politiche a favore della natalità, miglior qualità della vita, con stili comportamentali salutari, diagnosi precoce delle malattie neoplastiche e prevenzione dei fenomeni di polidipendenza. Questi gli obiettivi fondamentali della prevenzione nei prossimi anni con particolare attenzione alla dimensione preventiva del consumo e dell’abuso di alcol e droghe tra i giovani e giovanissimi, fenomeno purtroppo in espansione, con conseguenze molto serie.
PIANI DI SVILUPPO - Prevista la messa a regime delle reti di patologia: già attive quelle sulle patologie rare e oncologiche, oltre alle reti trasfusionale, ematologica e nefrologica. Lo sviluppo della telemedicina si realizzerà attraverso l’attivazione di programmi su scala provinciale e regionale, dopo una prima fase di sperimentazione locale. Nuovo impulso sarà dato anche alla ricerca e alle relazioni internazionali. Proseguirà il dialogo e la collaborazione con le imprese, le Università e Finlombarda per lo sviluppo di progetti di innovazione tecnologica e per l’acquisizione e l’attuazione di progetti europei di Ricerca e Sviluppo. Una particolare attenzione verrà accordata alla diffusione della telemedicina, della tele diagnostica e del teleconsulto.
RETE OSPEDALIERA - Gli ospedali dovranno diventare sempre più luoghi tecnologicamente avanzati, dotati della strumentazione di eccellenza, nei quali i pazienti dovranno permanere il tempo strettamente necessario alla cura della fase acuta. La funzione territoriale dell’ospedale, attuata dai suoi bracci operativi sul territorio, riguarderà l’attività di diagnosi e cura di primo e secondo grado di complessità e l’erogazione di servizi post-acuzie intermedi fra l’ospedale e il domicilio (per esempio low care hospital). Dovranno anche essere implementati modelli organizzativi e gestionali in rete per funzioni, con lo scopo di realizzare forme di continuità assistenziale comprendendo anche l’ospedalizzazione domiciliare e forme alternative al ricovero.
ASSISTENZA TERRITORIALE - Verranno attivare strutture di ricovero intermedie con monitorizzazione H24, in grado di accogliere i pazienti nella fase post ricovero non ancora inseribili in un percorso di assistenza domiciliare o residenziale sociosanitaria. Queste strutture utilizzeranno le tecnologie avanzate della telemedicina, della teleassistenza, del teleconsulto e dell’ICT. Alcune tipologie di struttura territoriale potrebbero derivare dalla riconversione dei piccoli ospedali.
ACCREDITAMENTO – Si metterà in atto una profonda riforma del sistema accreditamento/contrattualizzazione delle unità di offerta sociali e sociosanitarie, sia con il perfezionamento dei criteri e dei requisiti di accreditamento, sia separando accreditamento da contrattualizzazione. In analogia con il sistema adottato in campo sanitario, anche per le unità di offerta sociosanitarie e sociali l’intenzione è di separare nettamente la qualificazione conseguita attraverso l’accreditamento dalla possibilità di porre a carico dei fondi regionali le prestazioni erogate.
ASSISTENZA SOCIO SANITARIA - Sarà promossa una riforma dei consultori familiari per sviluppare, accanto alle funzioni sociosanitarie già proprie, un ruolo sociale ed educativo dei consultori stessi, con l’obiettivo di sostenere la genitorialità, la coesione familiare e la funzione di aiuto per i familiari più fragili. Saranno anche emanate linee guida operative per garantire un lavoro integrato di rete tra consultori, medici di medicina generale, aziende ospedaliere, comuni, scuole, associazionismo e volontariato.
(Lombardia Notizie)
Sanità :: Approvato il nuovo Piano SocioSanitario Regionale 2010-2015 (PSSR).
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Pubblicato: 11 giugno 2010 | Autore: Paolo Ferrario (1948 - ) | Filed under: Lazio, Piani di zona, Servizi sanitari, Servizi sociali |
approvato in data 03 maggio 2010, l’accordo di programma interistituzionale per l’attuazione del piano di zona del distretto socio-sanitario F2 della ASL RMF, ai sensi della legge n. 328/200
Piano di zona 320/200: disciplina operativa per l’accreditamento dei soggetti giuridici operanti nei servizi alla persona
Pubblicato: 7 aprile 2010 | Autore: Paolo Ferrario (1948 - ) | Filed under: Piani di zona |
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U. De Ambrogio, S. Pasquinelli, Progettare nella frammentazione. Approcci, metodi e strumenti per il sociale, 2010. Perché ritornare oggi sulla progettazione sociale? Perché l’attuale, difficile fase che le politiche sociali stanno attraversando rappresenta paradossalmente il momento buono per rilanciare la progettazione in modo non idealistico, con occhi disincantati. Utilizzando ciò che l’esperienza ha messo a frutto, il capitale teorico e metodologico che nel tempo si è costruito, per consolidare strumenti di lavoro efficaci, superando i limiti passati. In questa direzione e animati da queste intenzioni proponiamo una lettura ragionata intorno alla progettazione sociale, finalizzata a consolidare la riflessione su questo tema
Prospettive Sociali e Sanitarie: i quid
Pubblicato: 7 aprile 2010 | Autore: Paolo Ferrario (1948 - ) | Filed under: Piani di zona, Servizi sociali |
U. De Ambrogio (a cura di), Piani di zona tra innovazione e fragilità, 2008. Il volume vuole rivedere e fare il punto, attraverso i materiali pubblicati sul tema del Piano di zona, su un processo di riforma intorno al quale si stanno giocando molte delle potenzialità di sviluppo e innovazione delle politiche sociali e sociosanitarie del nostro Paese.
Prospettive Sociali e Sanitarie: i quid
Pubblicato: 17 marzo 2010 | Autore: Paolo Ferrario (1948 - ) | Filed under: Organizzazione dei servizi, Piani di zona |
Glossario progettazione
Pubblicato su questo sito il glossario con la raccolta ragionata di alcune centinaia di termini di uso comune nelle attività di Progettazione. Per ogni voce è possibile trovare una spiegazione/descrizione e la fonte (con il relativo link al sito internet o documento pdf) da cui è stata tratta e in cui poter approfondire.
E’ possibile:
- selezionare il glossario (sono suddivisi per fasi progettuali o temi)
- cercare i termini con diversi metodi
Inoltre quando si cerca una parola nel sito verranno cercate anche le parole nel glossario
vai alla pagina del glossario
Glossario progettazione
Pubblicato: 12 marzo 2010 | Autore: Paolo Ferrario (1948 - ) | Filed under: Friuli Venezia Giulia, Piani regionali, Servizi sanitari, Servizi sociali |
Al termine di un percorso iniziato lo scorso mese di novembre con l’approvazione preliminare e caratterizzato da un ampio dibattito, su proposta dell’assessore Vladimir Kosic la Giunta regionale ha oggi definitivamente dato il via libera al Piano sanitario e sociosanitario per il triennio 2010-2012.
Il documento si articola in quattro direttrici strategiche: riorganizzazione dell’offerta della rete ospedaliera, istituzione di un’unica centrale operativa dell’emergenza, presa in carico integrata delle persone con malattie croniche e disabilità, ricerca di una maggiore efficienza complessiva del sistema sanitario e sociale attraverso l’adozione di criteri di gestione che consentano di eliminare inutili sovrapposizioni e favoriscano sinergie operative tra le aziende.
Rispetto alla bozza iniziale, l’approfondito confronto di questi mesi ha permesso di introdurre diverse integrazioni.
In particolare, ricorda lo stesso assessore, sono stati accolti i suggerimenti del ministero della Salute di prevedere sia una continuità con la precedente pianificazione che successivi provvedimenti di dettaglio. Parallelamente sono state recepite le osservazioni delle Università di Trieste e Udine sul modello organizzativo dipartimentale, sulle peculiarità delle Aziende ospedaliero-universitarie, sul mantenimento dei requisiti previsti per l’accreditamento istituzionale, sulle esigenze della didattica e della ricerca. E sono state accolte – sottolinea ancora Kosic – tutte le modifiche proposte dalla III Commissione del Consiglio regionale.
Più nel dettaglio, una delle integrazioni è connessa alle funzioni coordinate delle Aziende ospedaliere: l’assetto organizzativo e di erogazioni dovrà essere definito d’intesa tra le Aziende di area vasta ed i privati accreditati, sotto la regia della direzione regionale della Salute. E in ogni caso, in mancanza di un accordo la scelta finale sarà della Regione. Analogo modello organizzativo avranno gli Irccs, Burlo e Cro. Per quanto riguarda l’Ospedale di Gemona sarà perseguita la continuità dell’integrazione anche per pazienti acuti come polo unico con l’Ospedale di Tolmezzo.
Maggiore ruolo avranno i medici di famiglia, con il passaggio da una medicina di attesa a una di iniziativa anche grazie a tipologie organizzative diverse, tra cui aggregazioni funzionali di più medici, unità complesse per le cure primarie, equipe territoriali. Dovranno anche essere potenziate l’autonomia e l’operatività dei Distretti, per favorire la continuità dell’assistenza.
In prospettiva poi, come indicato in Commissione consiliare, nelle Linee guida per la gestione del servizio sociosanitario del 2011 sarà previsto il coordinamento delle funzioni per la cura delle malattie croniche – il diabete in particolare – per favorire la più ampia accessibilità ai servizi su tutto il territorio.
Dall’1 gennaio 2011 nell’ambito dell’Area vasta pordenonese, sulla base di uno studio di fattibilità che sarà curato dall’Azienda ospedaliera e da quella sanitaria con il coordinamento della Regione, sentita la Conferenza dei sindaci, le funzioni dei nosocomi ex articolo 21 (Maniago e Sacile) faranno capo all’Azienda ospedaliera di Pordenone ma manterranno inalterate le funzioni previste dalla programmazione regionale.
“Posto che in Friuli Venezia Giulia, come evidenziato anche nel corso del confronto avviato con il Libro Verde, non mancano né disomogeneità né criticità, e considerato l’obbligo di garantire sostenibilità economica, l’unica strada possibile era quella di guardare ad un miglioramento complessivo del sistema sociosanitario”, precisa Kosic. “Il documento approvato oggi guarda consapevolmente al futuro, per rispondere ai bisogni in evoluzione della società”.
L’assessore non manca infine di ringraziare tutti per i preziosi contributi offerti. “Ho apprezzato in particolare l’affermazione del sindaco Vittorino Boem, presidente della Conferenza permanente, che ha ammesso che mai prima d’ora erano state date tante informazioni su un Piano: questo rientra pienamente nel metodo dell’ascolto, adottato dalla Giunta Tondo e richiamato fin dalle Linee di indirizzo già nel 2008. Un metodo partecipativo che ci ha permesso di realizzare un ottimo Piano sociosanitario, che avvia l’iter del miglioramento del servizio in regione”.
12 marzo 2010
Il Friuli > Cronaca > Approvato il piano sociosanitario
Pubblicato: 19 febbraio 2010 | Autore: Paolo Ferrario (1948 - ) | Filed under: attuazione L. 328/2000, Como, Piani di zona, Servizi sociali |
Nella Legge Regionale n. 3/2008 e, ancor meglio nelle linee d’indirizzo (DGR 8551/2008), L’Ufficio di Piano è individuato quale struttura tecnico-amministrativa, che:
· assicura il coordinamento degli interventi e l’istruttoria degli atti di esecuzione del piano di zona;
· garantisce il raccordo con i referenti istituzionali, quali Regione Lombardia, ASL, Azienda Ospedaliera e Provincia e altri Ambiti territoriali;
· supporta i processi di connessione e coordinamento con gli altri Enti pubblici e privati che intervengono nell’ambito sociale e sociosanitario;
· offre supporto tecnico ai vari gruppi di progettazione attivati nell’ambito della programmazione zonale; effettua il monitoraggio degli esiti, del grado di raggiungimento degli obiettivi e presidia il processo di valutazione degli interventi e dei progetti attivati;
· garantisce lo svolgimento di funzioni e competenze di base (raccolta dati utili alla programmazione zonale, atti di gestione amministrativa delle risorse assegnate, ripartizione del FNPS e FSR rendicontazione finanziaria e di monitoraggio).
La programmazione d’Ambito del Piano di Zona e l’attuazione degli obiettivi e delle azioni previste sono sostenute da diversi canali di finanziamento che concorrono alla copertura dei costi (v. DGR 8551/2008):
- Fondo Nazionale Politiche Sociali
- Fondo Sociale Regionale
- Fondo per le Non Autosufficienze
- Risorse autonome dei Comuni
- Altre risorse (risorse provinciali, assegnazioni a seguito di intese a livello nazionale, finanziamenti da altri enti concordati a livello di programma o di intese, …).
Nel dettaglio, l’Ufficio di coordinamento del Piano di Zona dell’Ambito territoriale di Como, presso il Comune di Como, svolge le seguenti funzioni:
- Predisporre il piano di zona triennale secondo le indicazioni dell’Assemblea dei Sindaci e le indicazioni regionali in merito;
- espletare attività di supporto all’organizzazione e supporto operativo al Coordinatore dell’Ufficio di Piano;
- provvedere alla redazione di tutta la documentazione inerente l’attività programmatoria, gestionale, organizzativa ed informativa derivante dal piano di zona e dalle progettualità ai sensi delle Leggi di settore;
- stendere di progetti specifici e studi di fattibilità stilati su mandato dell’Assemblea dei Sindaci;
- stesura di protocolli, linee guida ed accordi di programma per la definizione di attività specifiche di Ambito;
- provvedere alla raccolta, compilazione dei dati e delle informazioni riguardanti il debito informativo ed il monitoraggio delle attività connesse con il Piano di Zona ed i Progetti ai sensi delle Leggi di Settore, nei confronti di Regione Lombardia, ASL ed altri Enti Istituzionali;
- supportare l’Ente Capofila, Comune di Como, per quanto concerne tutte le attività amministrative e gestionali connesse con le attività zonali (inclusa la predisposizione di documenti e report amministrativi);
- effettuare attività di raccordo operativo tra i 25 comuni del Distretto, avvalendosi degli strumenti e delle attrezzature messe a disposizione dai Comuni dell’Ambito.
- svolgere attività di raccordo operativo con ASL, Regione Lombardia, soggetti del Terzo Settore, fungendo da punto di contatto per informazioni, documentazione, aggiornamenti in genere sull’attività programmatica dell’Ufficio di Piano, del Piano di Zona stesso e dalle progettualità ai sensi delle Leggi di settore;
- organizzare e coordinare Conferenze Tecniche, sedute di Giunta ed Assemblee dei Sindaci di Ambito, preparando ogni documentazione sia necessaria alla discussione degli argomenti all’OdG, fungendo inoltre da segreteria verbalizzante;
- organizzare e coordinare riunioni tecnico-operative su specifici progetti ed azioni di Ambito, incluse le riunioni dei Tavoli tematici d’Area;
- gestire le risorse finanziarie assegnate all’Ambito dalla Regione Lombardia e dallo Stato (Fondo nazionale politiche sociali, fondo sociale regionale, fondo intesa famiglie, fondo non autosufficienza, fondo di riequilibrio, fondo di riserva, fondo di solidarietà, fondo nidi) o provenienti da altri Enti (provincia di Como, altri enti finanziatori di progetti), e le risorse comunali erogate come cofinanziamento alle azioni da attuare (il totale delle risorse ammonta a quasi 4.000.000,00 di euro l’anno), provvedendo alla loro allocazione e/o distribuzione ai Comuni secondo le indicazioni dell’Assemblea dei Sindaci, e provvedendo all’espletamento di tutte le attività amministrative connesse;
- amministrare le risorse lasciate in capo all’ente Capofila per la gestione di titoli sociali (buoni e voucher) o di specifiche azioni, quali: inserimenti lavorativi, ricoveri di sollievo, accreditamento enti gestori servizi, ecc.;
- coordinare le attività di tutela minori ed affido per alcuni Comuni dell’Ambito attraverso due servizi specialistici (Servizio Tutela Minori e Servizio Affidi, che prevedono all’interno due psicologhe ed un Assistente Sociale);
L’incremento delle competenze affidate dalla Regione Lombardia ai Comuni associati negli Ambiti territoriali (es.: gestione diretta del Fondo Sociale Regionale, gestione progettualità e bandi previsti dalle Leggi di Settore, coinvolgimento e partecipazione del Terzo e Quarto Settore …) e l’obiettivo di coordinare al meglio l’attività congiunta dei Comuni ha portato, nel tempo, le Amministrazioni comunali dell’Ambito di Como ad operare un’idonea organizzazione dell’Ufficio di Piano, potenziando la dotazione di risorse umane ed individuando la figura di un nuovo Coordinatore (Aprile 2009).
Da Gennaio 2010, l’Ufficio di Piano è costituito da:
- un Coordinatore;
- due referenti tecnico amministrativi ed un collaboratore amministrativo;
- un collaboratore tecnico-assistente sociale;
Tutte le attività sopra esposte presuppongono che, all’interno dell’Ufficio di Piano, vi siano figure competenti e specializzate, con un monte ore adeguato alle specifiche mansioni e con spiccate capacità a lavorare in team, rapportandosi tra loro e facendo riferimento alla figura del coordinatore, anche in rapporto all’aumento progressivo delle competenze definite da Regione Lombardia negli ultimi anni ed in linea con quanto definito nel Piano di Zona.
Pubblicato: 29 gennaio 2010 | Autore: Paolo Ferrario (1948 - ) | Filed under: Piani di zona, Servizi sociali, Veneto |
DGR n° 157, del 26.01.2010.
Nuove linee guida regionali sui Piani di Zona (DGR 157 del 26 gennaio 2010)
La Regione del Veneto ha avviato un percorso di accompagnamento per le Aziende ULSS del Veneto sui processi di valutazione dei piani di zona. Tale attività ha fatto emergere, tra l’altro, alcune criticità legate alle linee guida regionali…
Considerato che l’adozione delle nuove linee guida richiederanno la realizzazione di azioni per la promozione e diffusione della conoscenza delle stesse, al fine di supportare i territori nelle fasi di costruzione dei nuovi piani di zona e che l’elaborazione di questi ultimi impegnerà i territori per tutto l’anno 2010, la
Giunta Regionale con provvedimento n. 1809 del 16 giugno 2009: “Piani di Zona dei servizi alla persona 2007/2009: proroga della validità al 31 dicembre 2010 ((L. n. 328/2000, LL.RR. n. 56/1994, n. 5/1996, n. 11/2001, DGR n. 1764/2004, DGR n. 1560/2006, DGR n. 3702/2006)”, ha stabilito di prorogare la validità dei piani di zona 2007/2009 al 31 dicembre 2010.
Nello specifico, le nuove linee guida, frutto del confronto attivato tra la Direzione Regionale ai Servizi Sociali, alcuni Direttori dei Servizi Sociali delle Aziende ULSS ed i Dirigenti dei Servizi Sociali dei Comuni Capoluogo della Regione Veneto, mirano a rendere il piano di zona uno strumento ancor più centrale per
programmare a livello territoriale le risposte ai problemi di salute delle persone e delle comunità locali.
Il documento, sviluppato a partire da quanto indicato nelle linee guida per la predisposizione dei piani di zona del 2006 (DGR 3702/2006) e dalle esperienze di programmazione che ne sono conseguite, presenta alcuni importanti aspetti innovativi che mirano a sostenere il processo di integrazione nella programmazione, sia tra i diversi livelli istituzionali, sia tra i diversi soggetti locali che intervengono a vario titolo nel sistema di welfare. Tra le innovazioni più rilevanti introdotte, si evidenziano in particolare le seguenti:
Veneto Sociale: il portale della Regione Veneto per le Politiche sociali
Pubblicato: 25 gennaio 2010 | Autore: Paolo Ferrario (1948 - ) | Filed under: Emilia Romagna, Giovani, Piani di zona |
Titolo: “Essere genitori, oggi”
Autori: GABRIELE BALESTRAZZI Giornalista, ‘Gazzetta di Parma’,ALFONSO BELLETTINIPsicologo, psicoterapeuta, Programma Adolescenza e Giovane Età, Ausl Parma, GUSTAVO PIETROPOLLI CHARMETPsichiatra e psicoterapeuta, Presidente ‘Minotauro’ e ‘Centro aiuto alla famiglia in crisi ed al bambino maltrattato’ di Milano, FABIO VANNI Psicologo, psicoterapeuta, Resp. Psicologia Clinica Adolescenza e Giovane Età, Ausl Parma, CLAUDIA ZILIOLIPsicologa, psicoterapeuta, Resp. Modulo Psicologia clinica dell’infanzia e dell’adolescenza, Ausl Parma, A cura di Fabio Vanni.
Il libro è stato realizzato grazie al contributo dei piani di zona, tavolo giovani, della zona che comprende i comuni di Parma, Sorbolo, Colorno, Mezzani, e Torrile, in collaborazione con l’Ufficio comunicazione e rapporti con l’Utenza dell’ Azienda USL di Parma.
Il libro è interamente scaricabile, gratuitamente, al seguente link: http://www.ausl.pr.it/allegato.asp?ID=642876
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Pubblicato: 1 dicembre 2009 | Autore: Paolo Ferrario (1948 - ) | Filed under: Piani di zona, Piemonte, Servizi sociali |
Pubblicato: 3 novembre 2009 | Autore: Paolo Ferrario (1948 - ) | Filed under: Livelli essenziali di assistenza, Piani di zona, Servizi sociali |
WOL – Welfare On Line, N. 7, Ottobre 2009
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In questo numero:
• “Lo stato di politiche e interventi per le persone anziane non autosufficienti” di Cristiano Gori e Giovanni Lamura – pag. 2
• “La costruzione di livelli essenziali a scala locale e la programmazione sociale” di Giuliana Costa – pag. 8
• “Evoluzione degli interventi e dei servizi sociali nei Comuni” di Roberto Fantozzi – pag. 16
Le nostre rubriche:
• “Cineforum” a cura di Matteo Domenico Recine – pag. 16
• “LibrInMente” a cura di Silvia Spatari – pag. 20
Scarica il numero 7 di WOL!! (900 KB)
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Pubblicato: 29 ottobre 2009 | Autore: Paolo Ferrario (1948 - ) | Filed under: 5 - SERVIZI alla PERSONA e alla COMUNITA', Legislazione sociale e sanitaria della Regione Lombardia, LOMBARDIA, LR 3/2008, Piani regionali, Servizi sanitari |
Il 26 ottobre 2006 il Consiglio regionale ha approvato a maggioranza il Piano Socio Sanitario per il triennio 2007-2009.
Il Piano Socio Sanitario è il documento guida sull’organizzazione del sistema sanitario lombardo che riafferma la centralità del modello sussidiario lombardo e tiene conto di una crescita notevole del Terzo Settore (no-profit) in Lombardia.
Il Piano conferma le linee guida della legge regionale sulla sanità e quindi prevede per la Regione il ruolo di finanziatore e di Ente competente in materia di attività di indirizzo, coordinamento e monitoraggio dell’erogazione dei servizi oltre che di determinazione dei livelli qualitativi e quantitativi appropriati.
La gestione e l’organizzazione dei servizi sarà in capo alle ASL che dovranno coinvolgere sempre di più i Comuni, le Province e le Comunità Montane nelle scelte programmatiche in ambito territoriale.
Il documento stabilisce le priorità d’intervento e gli obiettivi di benessere sociale
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Pubblicato: 22 ottobre 2009 | Autore: Paolo Ferrario (1948 - ) | Filed under: Piani di zona, Piemonte |
Pubblicato: 15 settembre 2009 | Autore: Paolo Ferrario (1948 - ) | Filed under: 5 - SERVIZI alla PERSONA e alla COMUNITA', Piani regionali, Servizi sanitari |
(regioni.it) La Giunta Regionale della Calabria ha approvato il 10 settembre il Piano di riqualificazione e razionalizzazione del Servizio sanitario della Regione 2010-2012. L’obiettivo strategico del Piano – informa una nota dell’Ufficio stampa della Giunta
Newsletter n. 1437 del martedì 15 settembre 2009
Pubblicato: 16 maggio 2009 | Autore: Paolo Ferrario (1948 - ) | Filed under: Campania, Piani di zona |
Pubblicato: 22 aprile 2009 | Autore: Paolo Ferrario (1948 - ) | Filed under: LOMBARDIA, Organizzazione dei servizi, Piani di zona, Servizi sociali |
Piani di zona: Pubblicazioni
Pubblicato: 22 aprile 2009 | Autore: Paolo Ferrario (1948 - ) | Filed under: LOMBARDIA, Organizzazione dei servizi, Piani di zona |
DELIBERAZIONE N° VIII/8551 Seduta del 3 dicembre 2008
Presidente ROBERTO FORMIGONI
Assessori regionaliGIOVANNI ROSSONI Vice Presidente ROMANO LA RUSSA
DAVIDE BONI STEFANO MAULLU
GIULIO BOSCAGLI FRANCO NICOLI CRISTIANI
LUCIANO BRESCIANI MASSIMO PONZONI
MASSIMO BUSCEMI PIER GIANNI PROSPERINI
RAFFAELE CATTANEO MARIO SCOTTI
ROMANO COLOZZI DOMENICO ZAMBETTI
LUCA DANIEL FERRAZZI MASSIMO ZANELLO
Su proposta dell’Assessore Giulio Boscagli
Oggetto
DETERMINAZIONE IN ORDINE ALLE LINEE DI INDIRIZZO PER LA PROGRAMMAZIONE DEI PIANI DI ZONA – 3° TRIENNIO (2009-2011)
Sulla legislazione ospedaliera: risposta ad una lettera firmata
Pubblicato: 21 settembre 2010 | Autore: Paolo Ferrario (1948 - ) | Filed under: Amministrazione dei servizi, Bibliografie, Ferrario Paolo, Legislazione Sanitaria, Lettere, Commenti, Conversazioni, LOMBARDIA, LR 3/2008, Ospedali, Piani regionali, Servizi sanitari | Lascia un commento »Gentile dott.sa ….