ISTAT: pensionati e trattamenti pensionistici (anno 2011), da Newsletter disabilita’ n.124, aprile 2013


ISTAT: pensionati e trattamenti pensionistici (anno 2011)

Nel 2011 la spesa complessiva per prestazioni pensionistiche, pari a 265.963 milioni di euro, è aumentata del 2,9% rispetto all’anno precedente, mentre la sua incidenza sul Pil è cresciuta di 0,2 punti percentuali (16,85% contro il 16,66% del 2010).
Le pensioni di vecchiaia assorbono il 71,6% della spesa pensionistica totale, quelle ai superstiti il 14,7%, quelle di invalidità il 4,2%; le pensioni assistenziali pesano per il 7,9% e le indennitarie per l’1,7%.
Il 47,9% delle pensioni è erogato al Nord, il 20,5% al Centro e il restante 31,6% nel Mezzogiorno.
L’importo medio annuo delle pensioni è pari a 11.229 euro, 352 euro in più rispetto al 2010 (+3,2%).
I pensionati sono 16,7 milioni, circa 38 mila in meno rispetto al 2010; in media ognuno di essi percepisce (tenuto conto che, in alcuni casi, uno stesso pensionato può contare anche su più di una pensione) 15.957 euro all’anno, 486 euro in più del 2010.
Il 13,3% dei pensionati riceve meno di 500 euro al mese; il 30,8% tra i 500 e i 1.000 euro, il 23,1% tra i 1.000 e i 1.500 euro e il restante 32,8% percepisce un importo superiore ai 1.500 euro.
Le prestazioni legate all’invalidità civile (pensioni, assegni, indennità di accompagnamento) sono in tutto 3.173.000, mentre i percettori sono 2.613.000 (alcune persone percepiscono 2 pensioni, come ad esempio gli invalidi totali con accompagnamento che non superano determinati tetti di reddito)
Leggi tutto e scarica il report nel sito dell’ISTAT  
Approfondisci anche su superando.it
(fonte ISTAT)

PARTITO DEMOCRATICO E CGIL: un partito e un sindacato che ormai rappresentano solo i pensionali


Risulta dall’ analisi dei dati elettorali che la sola categoria di elettori nella quale il partito di Bersani ha preso più voti degli altri partiti maggiori è quella dei pensionati. Anche la Cgil è la confederazione sindacale che ha più pensionati tra i suoi tesserati. Forse, però, questo sarebbe stato un buon motivo per non scegliere come nuovo segretario del PD proprio l’ex-segretario della Cgil

vai Pietro Ichino |  IL PD, GUGLIELMO EPIFANI E I PENSIONATI.

La riforma delle pensioni, da MuoversiInsieme di Stannah


 

22-03-2013
La riforma delle pensioni
Lo scorso anno sono state introdotte delle novità importanti nell’ambito “pensioni”; e dato che sappiamo che si tratta di un tema ostico e sul quale spesso non è facile reperire delle informazioni, speriamo di fornirvi un servizio utile riassumendo i punti principali della riforma in questo articolo. Per ulteriori informazioni e dettagli consigliamo di dare un’occhiata al sito dell’Inps.  >>

A decorrere dal gennaio 2013 si potrà andare in pensione di vecchiaia con almeno 62 anni e tre mesi se donne e con 66 anni e tre mesi se uomini.


E’ scattata la stretta sulle pensioni prevista dalla legge Fornero.

A decorrere dal gennaio 2013 si potrà andare in pensione di vecchiaia con almeno 62 anni e tre mesi se donne e con 66 anni e tre mesi se uomini.

Si potrà andare in pensione anticipata rispetto alla vecchiaia solo se si sono maturati almeno 42 anni e 5 mesi di contributi se uomini e 41 anni e 5 mesi se donne.

Le tendenze di medio-lungo periodo del sistema pensionistico e socio-sanitario – Nota di aggiornamento del Rapporto n. 13, Newsletter Legautonomie n. 41 – 9 ottobre 2012


SISTEMA PENSIONISTICO E SOCIO-SANITARIO

Karl Hinrichs, Matteo Jessoula, Labour Market Flexibility and Pension Reforms, Palgrave Macmillan


Labour Market Flexibility and Pension Reforms
Flexible Today, Secure Tomorrow?

Palgrave Macmillan

da Labour Market Flexibility and Pension Reforms : Palgrave Macmillan.

Alesina, Giavazzi : C’era una volta lo Stato sociale in Corriere della Sera, 23 settembre 2012


In quarant’anni, dall’inizio degli anni Settanta ad oggi, l’aspettativa di vita alla nascita si è fortunatamente allungata, in Italia, di dieci anni: da 69 a 79 per gli uomini, da 75 a 85 per le donne. L’allungamento della vita si è anche riflesso in un aumento dell’aspettativa di vita a 65-67 anni, cioè al limite dell’età pensionabile: nel 1970 un sessantacinquenne maschio viveva in media altri 13 anni, oggi la media è diciotto; per le donne è salita da 16 a 22 anni. Ci sono voluti decenni prima che ci accorgessimo che occorreva adeguare l’età di pensionamento all’allungarsi della vita media: nel frattempo la spesa per pensioni è cresciuta dall’8 per cento del Prodotto interno lordo (Pil) nel 1970 a quasi il 17 per cento oggi.

L’allungamento della vita ha anche prodotto un aumento delle spese per la salute. Un anziano oltre i 75 anni costa al sistema sanitario ordini di grandezza superiori rispetto a persone di mezza età. Risultato, la nostra spesa sanitaria oggi sfiora il 10 per cento del Pil. Insieme, sanità e pensioni costano il 27 per cento, 10 punti più di quanto costavano quando il nostro Stato sociale italiano fu concepito.

A questo aumento straordinario non abbiamo fatto fronte riducendo altre spese (ad esempio quella per dipendenti pubblici, che era il 10 per cento del Pil 30 anni fa ed è rimasta il 10 oggi), bensì solo con un aumento della pressione fiscale: dal 33 per cento quarant’anni fa al 48 oggi.

È questo uno dei motivi per cui abbiamo smesso di crescere. Avevamo uno Stato calibrato per una popolazione relativamente giovane; poi la vita si è allungata, le spese sono salite, ma lo Stato è rimasto sostanzialmente lo stesso, richiedendo una pressione fiscale di 15 punti più elevata.

Il problema dell’invecchiamento della popolazione non è solo italiano. Anche negli Stati Uniti, ad esempio, il Medicare (l’assistenza sanitaria gratuita per tutti gli anziani, che sta facendo esplodere il deficit americano) è uno dei temi al centro della campagna elettorale. Ma in Italia, con una popolazione che invecchia a tassi più elevati rispetto ad ogni altro Paese occidentale (il tasso di fertilità è inferiore al nostro solo in alcuni Stati del Centro-Est Europa) il tema è di particolare attualità. In più la partecipazione alla forza lavoro in Italia è relativamente bassa in tutte le categorie tranne gli uomini adulti. Donne, giovani e anziani lavorano meno in Italia che in altri Paesi occidentali, quindi relativamente pochi «lavoratori» devono farsi carico di tutti quelli che non lavorano.

Le riforme delle pensioni, ultima quella Fornero (in particolare l’indicizzazione dell’età pensionistica alla vita media), hanno fermato la crescita della spesa. In questi mesi la spending review del governo Monti si è occupata di come risparmiare qualche miliardo di euro, ma purtroppo tutto ciò non basta.

Dobbiamo ripensare più profondamente alla struttura del nostro Stato sociale. Per esempio, non è possibile fornire servizi sanitari gratuiti a tutti senza distinzione di reddito. Che senso ha tassare metà del reddito delle fasce più alte per poi restituire loro servizi gratuiti? Meglio che li paghino e contemporaneamente che le loro aliquote vengano ridotte. Aliquote alte scoraggiano il lavoro e l’investimento. Invece, se anziché essere tassato con un’aliquota del 50% dovessi pagare un premio assicurativo a una compagnia privata, lavorerei di più per non rischiare di mancare le rate.

Lo stesso vale per altri servizi offerti dallo Stato. Uno studente universitario costa circa 4.500 euro l’anno. Le famiglie ne pagano solo una parte; il resto lo paga il contribuente. Perché non dare borse di studio ai meritevoli meno abbienti e far pagare chi se lo può permettere il vero costo degli studi? Così facendo si aumenterebbe anche la domanda di qualità da parte degli studenti e delle loro famiglie. E si sarebbe meno disposti ad accettare professori che non fanno il loro dovere. Un passo nella direzione giusta è stato fatto alzando le tasse universitarie dei fuori corso, ma anche qui non basta.

Insomma, il nostro Stato sociale si è trasformato in una macchina che tassa le classi medio-alte e fornisce servizi non solo ai meno abbienti (com’è giusto che sia) ma anche alle stesse classi a reddito medio-alto. Questo giro di conto, con aliquote alte, scoraggia il lavoro e la produzione. Non solo, ma gli evasori ne traggono vantaggio; infatti beneficiano dei servizi pubblici gratuiti o quasi senza pagare le imposte.

Così come la campagna elettorale americana si sta focalizzando proprio sul ruolo dello Stato, così anche i nostri politici dovrebbero spiegarci che cosa pensano del futuro del nostro welfare . Per esempio se ritengono che quello che ci ritroviamo sia compatibile con la crescita.

da Alesina Giavazzi : C’era una volta lo Stato sociale :: VIP

contro obiezione:

La sanità pubblica è un lusso? No, è una convenienza  
01 OTT - Pochi giorni fa il tandem “Alesina e Giavazzi” ha riproposto sul Corriere la sua ricetta: “I ricchi si paghino da soli la sanità. In cambio facciamogli pagare meno tasse”. L’idea non è molto originale, né particolarmente brillante. E soprattutto non si capisce, alla fine, a chi converrebbe di Cesare Fassari 

Leggi…

Riforma Monti – Cosa cambia in materia previdenziale, lunedì 15 ottobre 2012, dalle ore 8,30 alle ore 14,00 in Roma, via Tuscolana 4


“Riforma Monti – Cosa cambia in materia previdenziale”

lunedì 15 ottobre 2012, dalle ore 8,30 alle ore 14,00

in Roma, via Tuscolana 4

(a piazza Re di Roma, sopra la Banca Nazionale del Lavoro).

(compila il modulo per l’iscrizione)

PROGRAMMA:

- Pensione di Vecchiaia

-Pensione di Anzianita’, modificata in “Pensione Anticipata”

- Nuovi Requisiti

- Pensione di Inabilita’: come e quando

-Sistemi di calcolo: Retributivo, Contributivo e Misto

- Riscatto, Ricongiunzione e Totalizzazione : Vantaggi/ Svantaggi

       Modalita’ di calcolo/ opportunita’ di scelta

La Previdenza complementare

Docenti: - Dr.ssa Nadia Carlini, esperta in materia previdenziale;

               Dr.Giuseppe Curi, esperto in previdenza complementare per le Assicurazioni Generali;

Organizzatore: Avv. Marco Pepe

info: tel. 0670392504 - 3477185620

Costo euro 70,00 (saranno comunicate agli iscritti le modalità di pagamento)

In data 19 luglio 2012 si è tenuto a Roma il primo Seminario in materia previdenziale, diretto da uno dei maggiori esperti in materia.

   Considerato il notevole interesse suscitato dall’argomento, sia nel settore pubblico che nel settore privato, su invito degli stessi partecipanti,  la Dr.ssa Nadia Carlini riproporrà il Seminario con un nuovo incontro di ulteriore approfondimento in data LUNEDI’ 15 OTTOBRE 2012, dalle  ore 8,30 alle ore 14,00, nel quale saranno illustrate le ultime novità in materia  previdenziale.   

   Gli Enti o le Aziende interessate sono invitate a prenotarsi con congruo anticipo, riempiendo il modulo sottostante, essendo il Seminario a posti limitati. L’Organizzazione confermerà con email l’inizio del Seminario e le modalità di pagamento.

(compila il modulo per l’iscrizione)

per alcuni stranieri l’Italia è una sorta di paese di Bengodi poiché essi maturano al compimento dei 65 anni l’assegno sociale e lo riscuotono anche tornati in patria, cioè risiedendo all’estero


Spending review? Ai supertecnici del governo è forse sfuggito un fiume in piena, quello dell’assegno sociale agli over 65 stranieri. Nessun intento discriminatorio, per carità. Ma incrociando i dati raccolti dal Pdl in alcune città con le frodi scoperte dalle forze dell’ordine emerge una situazione inquietante, soprattutto in tempi di crisi: per alcuni stranieri l’Italia è una sorta di paese di Bengodi poiché essi maturano al compimento dei 65 anni l’assegno sociale e lo riscuotono anche tornati in patria, cioè risiedendo all’estero. Non potrebbero. Ma è difficoltoso appurare la frode e poi il rischio per chi la commette è nullo poiché si trovano in paesi lontani e risultano praticamente irraggiungibili.

Il ministero non sembra avere ancora realizzato il monitoraggio del fenomeno

Gli stranieri vivono bene con la nostra pensione – News – Italiaoggi.

I dati Inps sul calo delle nuove pensioni dimostrano che le riforme «hanno funzionato» e che il sistema previdenziale «è stato messo in sicurezza»,


Nei primi sei mesi del 2012 l’età media per l’accesso alla pensione nel privato è stata di 61,3 anni, un anno in più rispetto ai 60,4 anni registrati nel 2011. È quanto emerge dalle tabelle Inps. L’eta media è superiore di due anni rispetto alla Francia (59,3 anni) e vicina a quella tedesca (61,7 anni).

IL NUMERO - Il dato sull’aumento dell’età media di pensionamento risente soprattutto dell’effetto combinato dello scalino per la pensione di anzianità e dell’introduzione della finestra mobile mentre non tiene ancora conto della riforma Monti-Fornero che dispiegherà i suoi effetti a partire dal 2013. Per chi è uscito dal lavoro grazie alla pensione di anzianità l’età media di pensionamento è passata dai 58,8 del 2011 a 59,8 anni nei primi sei mesi del 2012 mentre per la pensione di vecchiaia si è passati da 62,9 anni a 63,3. L’incremento più contenuto per l’anzianità si è avuto per l’anzianità dei lavoratori dipendenti (da 58,7 a 59,1 anni.

GLI AUTONOMI - Nella vecchiaia si è avuta una vera e propria impennata dell’età media per i lavoratori autonomi (da 63,3 a 68,4 anni) a fronte di una caduta di quasi il 90% del numero degli assegni passati dai 32.939 dei primi sei mesi 2011 a 3.621 nei primi sei mesi del 2012. Se si guarda al complesso delle pensioni Inps (vecchiaia e anzianità) aumenta il divario tra l’età media alla decorrenza tra i lavoratori dipendenti e autonomi e raggiunge i due anni. Per i dipendenti si è passati da 59,9 anni nel 2011 a 60,9 anni nel primo semestre 2012 mentre per gli autonomi si è passati da 61,2 a 62,9 anni.

IL SISTEMA - I dati Inps sul calo delle nuove pensioni dimostrano che le riforme «hanno funzionato» e che il sistema previdenziale «è stato messo in sicurezza»: lo afferma il presidente Inps, Antonio Mastrapasqua in un colloquio con l’ANSA – precisando che «questi sono dati dell’economia reale del Paese. È un segnale per l’Europa e per i mercati»

da Pensioni,« il sistema (ora) è in sicurezza» Mastrapasqua, la riforma e il bilancio dell’Inps – Corriere.it.

italiani molto bravi ad autoassolversi, e molto abili nell’attribuire tutte le responsabilità ai politici (da loro eletti): l’esempio delle PENSIONI DI ANZIANITA’ – di Giuseppe Bedeschi in Corriere.it


Gli italiani sono molto bravi ad autoassolversi, e molto abili nell’attribuire tutte le responsabilità ai politici (da loro eletti). Senonché, mi sembra difficile che si possa negare che vasti strati della popolazione italiana, interi ceti sociali, hanno contribuito a scavare la fossa nella quale siamo poi precipitati. Basti pensare che nel nostro Paese, per una infinità di tempo, sono state date milioni di pensioni a persone che non avevano nemmeno sessant’anni; pensioni, naturalmente, senza adeguata copertura contributiva (dunque a carico della collettività), concesse a individui ancora vitalissimi, pronti a esercitare una nuova attività e a fare concorrenza (sleale) ai giovani sul mercato del lavoro. A tutti coloro che mettevano in guardia verso questa dissennatezza venivano dispensate le più fiere rampogne da coloro che contavano (politici, ma anche sindacalisti, opinionisti ecc.): chi metteva in discussione le «pensioni di anzianità» (questa la formula ipocrita che copriva pensioni date a persone ancora nel pieno delle loro forze) era un bieco reazionario, insensibile a tutte le ragioni dell’«equità sociale». Bisogna aggiungere che le «pensioni di anzianità» trovavano il più largo consenso nel Paese.

….

tutto l’articolo qui: Noi italiani complici degli sprechi tendiamo invece ad assolverci – Corriere.it.

“E’ evidente che 38 anni di contribuzione al 33% non possono finanziare 23 anni di pensione”


“E’ evidente che 38 anni di contribuzione al 33% non possono finanziare 23 anni di pensione”. Così Pietro Ichino, senatore del Pd, in un’intervista a Il Mattino.
<http://www.agenparl.it/articoli/news/politica/20120619-lavoro-ichino-impossibile-stravolgere-riforma-fornero>

Immigrati con la pensione sociale senza aver mai versato un contributo


Non hanno mai versato un contributo e si prendono pure la pensione sociale. Sono gli immigrati “figli” del ricongiungimento familiare la nuova categoria che sta mettendo in seria difficoltà l’Inps. E il caso, che in tempi di tagli fa male alle casse dello Stato, scoppia in Parlamento. La questione è questa. La legge dice che compiuti i 65 anni, se non si hanno redditi o sono sotto la soglia dei 5000 euro si può fare richiesta di pensione sociale. Quando gli extracomunitari regolari si sono accorti di questa norma non hanno fatto altro che presentare domanda di ricongiungimento familiare e far arrivare in Italia genitori o parenti anziani.

L’extracomunitario, dopo aver fatto arrivare il parente, lo manda all’Inps. L’interessato autocertifica l’assenza di reddito, oppure dichiara la pensione dello Stato di provenienza. A questo punto l’Inps dovrà dargli 355 euro al mese di assegno sociale, più 154,9 euro di importo aggiuntivo. In pratica sono 7.156 euro l’anno. Senza mai aver versato un contributo. Se poi il genitore, il nonno o il parente dello straniero decide di rientrare in patria, continua a ricevere l’assegno al nuovo domicilio. Il governo non è rimasto indifferente a tutto questo. Il caso è serio. E alle interrogazioni in merito, effettuate alla Camera, il ministro del Lavoro e delle Politiche sociali ammette che il problema esiste.

da: Il Portaborse – Immigrati con la pensione sociale senza aver mai versato un contributo.

Come calcolare la pensione, come riscuoterla, come cambiare l’Ufficio pagatore, come delegare la riscossione, INPS, Informazioni del 20.4.2012


Notizie utili sulla pensione 

Come calcolare la pensione, come riscuoterla, come cambiare l’Ufficio pagatore, come delegare la riscossione, come ottenere un prestito con la pensione, queste ed altre le informazioni rese dall’Inps per fare chiarezza. (INPS, Informazioni del 20.4.2012)

nel 2020 l’età di pensionamento in Italia sarà la più alta in Europa, con 66 anni e 11 mesi per uomini e donne, a fronte dei 65 anni e 9 mesi della Germania e i 66 della Danimarca, si legge nel Libro bianco del commissario per l’Occupazione e gli affari sociali, László Andor


l’Europa prende atto, nero su bianco, che con l’ultima riforma della previdenza l’Italia avrà la più alta età di pensionamento tra i Paesi membri, uguale per uomini e donne. E ciò non accadrà chissà tra quanto ma già nel 2020. Lo certifica il Libro bianco sulle pensioni diffuso sotto la regia del commissario per l’Occupazione e gli affari sociali, László Andor. E finalmente non c’è più, come accadeva in tutti i documenti ufficiali di Bruxelles, alcuna raccomandazione all’Italia, come invece c’è per gli altri Paesi, a eccezione di Germania e Ungheria. Abbiamo insomma fatto «i compiti a casa», direbbero il presidente del Consiglio, Mario Monti, e il ministro del Lavoro, Elsa Fornero.

Secondo la tabella di marcia della riforma, già nel 2020 l’età di pensionamento in Italia sarà la più alta in Europa, con 66 anni e 11 mesi per uomini e donne, a fronte dei 65 anni e 9 mesi della Germania e i 66 della Danimarca, si legge nel Libro bianco. E questo primato si consoliderà successivamente perché la stessa riforma prevede adeguamenti periodici dell’età di pensionamento alla speranza di vita. Così si arriverà, secondo le previsioni, a 68 anni e 11 mesi nel 2040, a 69 anni e 9 mesi nel 2050 e a 70 anni e 3 mesi nel 2060, anno in cui la Germania, se non interverranno riforme, sarà ferma a 67 anni, il Regno Unito a 68.
Il salto è enorme se si pensa che fino allo scorso anno nel nostro Paese l’età di pensionamento di vecchiaia era di 65 anni per gli uomini e 60 per le donne e c’era la possibilità di uscire dal lavoro con la pensione di anzianità a «quota 96» (60 anni d’età e 36 di contributi oppure 61+35). Ciò faceva sì che nei confronti internazionali sull’età media effettiva di pensionamento l’Italia accusasse un paio d’anni in meno della Germania: nel 2009 essa era di 60,8 anni per gli uomini e 59,4 per le donne in Italia contro i 62,6 anni e i 61,9 anni per i lavoratori e le lavoratrici tedesche.

L’aumento dell’età pensionabile è inevitabile, si sottolinea nel documento della Commissione, visto che entro il 2060 la speranza di vita alla nascita dovrebbe aumentare in Europa di 7,9 anni per i maschi e di 6,5 anni per le femmine. Le riforme serviranno inoltre a contenere la spesa, che attualmente supera in media il 10% del prodotto interno lordo (in Italia siamo intorno al 15%, ma la nostra è la società più vecchia del continente) e che arriverà «probabilmente al 12,5%» nonostante i correttivi già decisi in numerosi Paesi.

DA: Età della pensione, record all’Italia – Corriere.it.

La leggerezza delle pensioni – I VOSTRI SOLDI INGESTIONE PROMOTORI FINANZIARI – Milano Finanza Interactive Edition


La leggerezza delle pensioni
Situazione insostenibile visto che si dovrà vivere con almeno il 30% di reddito in meno. Allora perché aspettare ancora a scegliere una forma di previdenza integrativa? Una partenza in ritardo su questo fronte potrà avere gravi conseguenze. Come spiega Alberto Brambilla, di Itinerari Previdenziali 

di Stefania Ballauco

A differenza del libro di Milan Kundera, nel quale tra le righe si diceva che le scelte che ognuno di noi compie nella sua breve o lunga vita appaiono irrilevanti davanti allo scorrere inevitabile delle nostre vite e in ciò risiede la loro leggerezza, in futuro a essere evanescente [...] 

vai a: La leggerezza delle pensioni – I VOSTRI SOLDI INGESTIONE PROMOTORI FINANZIARI – Milano Finanza Interactive Edition.

LE NUOVE PENSIONI, Il Sole 24 Ore


Tutte le novità della nuova riforma e le risposte degli esperti
per capire il nuovo sistema previdenziale.

I nuovi requisiti per la pensione di vecchiaia e le novità sulla pensione anticipata, il sistema di calcolo contributivo e l’equiparazione dell’età di uscita dal lavoro per le donne del settore privato, l’aumento delle aliquote per i lavoratori autonomi e lo stop alle anzianità. Il Sole 24 Ore presenta “Le nuove pensioni”: uno strumento chiaro ed indispensabile per comprendere cosa succederà dal 2012, un vademecum completo ed utile per tutti i lavoratori dipendenti, privati e pubblici.
Nella versione digitale video, fotogallery e programmi di ricerca per orientarsi nei Pensionometri. E una selezione extra di domande e risposte.

 

ACQUISTA IL PDF A 4€

Puoi comprare con Carta di Credito / PayPal su Shopping24 oppure acquistare direttamente con il credito del tuo telefonino con MobilePay.

UTENTI PRO

Il pdf è anche compreso nel servizio Pro o Pro Finanza del Sole 24 ORE. Sei già un abbonatoPro? Accedi direttamente dal link di accesso sottostante.

Altrimenti puoi acquistare l’abbonamento annuale a partire da sole 90€ e approfittare di questo e di tutti i contenuti e servizi extra in esso compresi.

ABBONATI

 

da Normativa fiscale e tributi: leggi, norme, tasse e imposta sul reddito – Il Sole 24 Ore.

L’Inps e l’Istat diffondono le tavole di dati sui trattamenti pensionistici rilevati in Italia al 31 dicembre 2009


L’Inps e l’Istat diffondono le tavole di dati sui trattamenti pensionistici rilevati in Italia al 31 dicembre 2009.

Le informazioni statistiche sono state prodotte dall’archivio statistico sui trattamenti pensionistici, gestito dall’Inps, la ricchezza ed il dettaglio analitico del quale consentono di analizzare i trattamenti pensionistici con una doppia classificazione, per tipologia e per funzione economica, quest’ultima in accordo ai criteri stabiliti in ambito europeo (Esspros, Regolamento comunitario 458/2007).

Ciò rende possibile la comparazione in ambito comunitario, e al contempo, garantisce la possibilità di effettuare le tradizionali analisi del sistema pensionistico italiano, fondate sulla classificazione tipologica.

L’importo annuo di ciascuna pensione è fornito dal prodotto tra l’importo mensile della pensione pagata al 31 dicembre dell’anno ed il numero di mensilità per cui è previsto il pagamento. La variabile spesa è dunque definita come spesa tendenziale (calcolata da un dato di stock) e può non coincidere con la corrispondente voce di bilancio (dato economico di bilancio).


Per informazioni

Statistiche sulla previdenza e assistenza – Istat
Corrado Peperoni
Tel. 06 4673.6452
peperoni@istat.it

Coordinamento generale statistica attuariale – Inps
Natalia Orrù
Tel. 06 59054685

Periodo dei dati:
Anno 2009
Data di pubblicazione:
venerdì 23 dicembre 2011
Allegati
Indice delle tavole
pdf (547 KB)
Tavole
zip (13 MB)
Glossario
pdf (106 KB)
Nota informativa
pdf (216 KB)

da Istat.it – I trattamenti pensionistici.

Paolo Baroni, recensione di SENZA PENSIONI di Walter Passerini LASTAMPA.it


Il futuro che ci aspetta:
mini assegni per tutti

La copertina del libro di Walter Passerini e Ignazio Marino

La copertina del libro di Walter Passerini e Ignazio Marino

Gli autori: “Presto esploderà la bomba della previdenza. Nessuno fa niente”

PAOLO BARONI

Il nostro futuro sarà «Senza pensioni»? Probabile, molto probabile: basta pensare ai giovani di oggi ed ai loro lavori precari e malpagati, oppure – per tutti gli altri – basta scorrere le tabelle, suddivise categoria per categoria, relativi a mestieri e professioni, impieghi pubblici e contratti privati. Molti, anche quelli che si sono più tutelati, una volta arrivati al dunque, ovvero al momento della quiescenza, non avranno di che vivere: appena il 17-19% dell’ultimo stipendio un consulente del lavoro che oggi ha 50 anni e lavora da venti, 20-25% un ragioniere, 13% un biologo, l’11% il farmacista e l’infermiere, il 30-33% il medico. Se la cavano meglio il giornalista (80%) e l’avvocato (64%). Idem dipendenti statali e privati, più o meno allo stesso livello. A brindare davvero sono solamente i notai che spuntano il 110-130% del loro ultimo reddito professionale.

Sono calcoli brutali, per certi versi, quelli contenuti nel saggio di Walter Passerini e Ignazio Marino. Il primo giornalista specializzato in economia, ideatore del primo «Corriere lavoro» ed oggi curatore dell’inserto «Tuttolavoro» de «la Stampa». Il secondo giornalista di «Italia Oggi» ed esperto di previdenza. «Senza Pensione», ovvero «tutto quello che dovete sapere sul vostro futuro e che nessuno osa raccontarvi» (Chiarelettere, 171 pagine, 13,90 euro), è un vero e proprio cazzotto in faccia a giovani e meno giovani. E anche, o forse è meglio dire soprattutto, alla classe politica (e sindacale) che in tutti questi anni non ha voluto o saputo affrontare il nodo-pensioni. «Siamo giunti al capolinea di una situazione che è il prodotto dell’incoscienza e dell’irresponsabilità. Siamo alla vigilia dello scoppio della bomba previdenziale e nessuno fa niente», scrivono gli autori. Ed il problema, come segnala Tito Boeri nell’introduzione, non sta tanto nelle differenze tra generazioni diverse ma nelle iniquità presenti nei trattamenti riservati ai lavoratori della stessa classe d’età. «Un sistema squilibrato in partenza» annota Boeri, su cui si deve intervenire «di cesello, non certo con l’accetta».

Indignarsi, di fronte a questa situazione, sostengono Passerini e Marino, «non basta». Di qui l’idea di ragionare, di documentare, la situazione della nostra previdenza, «per cambiare lo stato delle cose». Nessun intento scandalistico, nessuna demagogia. «La questione è più complessa». Il volume diventa così una bussola per orientarsi, utilissime le 50 pagine di appendice finale con le tabelle curate da Giuseppe Cirioli, che mettono ognuno di noi di fronte al proprio futuro. In molti casi di miseria. La stessa miseria, allo stato, a cui sono predestinati oggi tanti giovani. Le nuove generazioni – non è una novità ma è bene ribadirlo per predisporre per tempo le contromisure – sono «naturalmente» i più penalizzati. Bene che vada chi è nato nel 1980 andrà infatti in pensione con il 50% dell’ultimo salario. Si tratta di «una generazione di esclusi e sprecati che si vede offrire solo lavori temporanei e sottopagati con la prospettiva certa di una pensione minima».

Non tacere, intervenire dunque. Come? «Prima che scoppi uno scontro generazionale e sociale – scrivono Passerini e Marino – bisogna investire sui giovani facendoli entrare molto prima nel mercato del lavoro e occorre eliminare le iniquità tra lavoratori dipendenti e le molte categorie di autonomi». Ma bisogna fare in fretta, perché il conto alla rovescia è già iniziato e la bomba sta per esplodere.

Autore:  Walter Passerini
Titolo: Senza pensioni, Ignazio Marino
Edizioni: Chiarelettere
Pagine: 171

Prezzo: 13,90 euro

da Il futuro che ci aspetta: mini assegni per tutti- LASTAMPA.it.

Fornero: «Il punto è: il lavoro è ciò che ti dà la pensione» – Corriere della Sera


questa è una riforma strutturale. Per funzionare ha bisogno di un sistema in crescita. Non ci possiamo permettere la stagnazione e tantomeno la recessione. Il punto è: il lavoro è ciò che ti dà la pensione. Un buon lavoro ti dà una buona pensione. Il messaggio è: non vi stiamo tagliando la pensione – al netto del blocco della perequazione dovuto all’impegno al pareggio di bilancio nel 2013 – ma vi stiamo chiedendo di lavorare di più, perché questo vi premia».

Lei crede che le imprese terranno le persone fino a 70 anni? 

«Qui tocchiamo una anomalia del nostro sistema. La previdenza è stata troppo spesso un ammortizzatore sociale, per cui tutte le riorganizzazioni d’impresa sfociano in prepensionamenti. Accade perché se guardiamo alla curva delle retribuzioni, lo stipendio sale con l’anzianità mentre in altri Paesi cresce con la produttività e quindi fino all’età della maturità professionale ma poi scende nella fase finale, perché il lavoratore anziano è di regola meno produttivo. Da noi non è così e questo fa sì che le aziende risolvano il problema mandando i dipendenti più anziani e costosi in prepensionamento. Anche i lavoratori hanno la loro convenienza con la pensione anticipata. E lo Stato copre questo patto implicito tra aziende e lavoratori anziani a scapito dei giovani. Se vogliamo fare la riforma del ciclo di vita, è proprio per rompere questo patto: non ce lo possiamo più permettere». 

da: Fornero: «Sull’articolo 18 non ci sono totem E dico sì al contratto unico» – Corriere della Sera.

A CHI HA MENO DI 65 ANNI DOBBIAMO OFFRIRE UN “CONTRATTO DI RICOLLOCAZIONE” E NON UNA PENSIONE, Pietro Ichino


ho proposto al ministro del Lavoro di estendere a tutti i sessantenni senza lavoro un trattamento analogo a quello di mobilità (80 per cento dell’ultima retribuzione) e un servizio di outplacement, condizionato alla stipulazione di un “contratto di ricollocazione”  che vincoli il lavoratore a cooperare per il reperimento di una occupazione nel periodo che precede il pensionamento.

     Resta il fatto, tuttavia, che: a) non possiamo chiedere ai tedeschi di farsi carico del nostro debito, se manteniamo i parametri del nostro  welfare fortemente disallineati rispetto ai loro; b) non possiamo tornare a crescere se continuiamo a pagare le persone perché escano dal mercato del lavoro anche quando sono ancora pienamente in grado di lavorare: su questo punto dobbiamo urgentemente correggere un aspetto gravemente sbagliato della nostra cultura industriale e del lavoro; c) ai nostri figli e nipoti stiamo consegnando un sistema di welfaremolto, ma molto, più arcigno di quello di cui questo messaggio denuncia un marginale – anche se, certo, molto rilevante per la singola persona colpita – eccesso di rigore.

….

da Pietro Ichino |  A CHI HA MENO DI 65 ANNI DOBBIAMO OFFRIRE UN “CONTRATTO DI RICOLLOCAZIONE” E NON UNA PENSIONE.

PERCHÉ E COME LA MANOVRA SULLE PENSIONI VA APPOGGIATA, Pietro Ichino


Ci sono due motivi per cui un aumento brusco dell’età media di pensionamento degli italiani – per quanto socialmente costoso ‑ è oggi indispensabile. E nessuno dei due motivi attiene a un’esigenza di “fare cassa”, cioè di alleggerire il nostro deficit di bilancio pubblico a breve termine.

            Uno degli ostacoli alla crescita economica dell’Italia sta nel fatto che per mezzo secolo abbiamo continuato a pagare i cinquantenni, con le pensioni di anzianità e i prepensionamenti, affinché uscissero dal tessuto produttivo, cioè smettessero di lavorare.

 …

segue qui: Pietro Ichino |  PERCHÉ E COME LA MANOVRA SULLE PENSIONI VA APPOGGIATA.

PENSIONI: bibliografia in ordine cronologico decrescente, a cura di Paolo Ferrario, 6 dicembre 2011


PENSIONI: bibliografia  in ordine cronologico decrescente, a cura di Paolo Ferrario, 6 dicembre 2011

DE CESARI MARIA CARLA, LO CONTE MARCO, MICARDI FEDERICA (cur.)

TUTTO PENSIONI. Il manuale pratico delle novità sulla previdenza

IL SOLE 24 ORE,  2011,  p. 94

RICCIARDI L., CONCLAVE M., CORRENTE E., LAI M.

GUIDA ALLA TUTELA DEL LAVORATORE

EDIZIONI LAVORO,  2009,  p. 326

Pietro ichino (cur.)

CODICE DEL LAVORO Costituzione Codice civile Statuto dei lavoratori Lefggi Speciali e Regolamenti

Italia Oggi Novecento Media Cassazione.net,  2009,  p. 840

JESSOULA Matteo

LA  POLITICA PENSIONISTICA

IL MULINO,  2009,  p. 351

Marco Carcano

Il  «Protocollo welfare» – Come cambiano pensioni e lavoro

Aggiornamenti sociali,  2008,  p. 344-355

NATALI DAVID

VINCITORI E PERDENTI. Come cambiano le pensioni in Italia e in Europa

IL MULINO,  2007,  p. 226

AMATO GIULIANO

IL  GIOCO DELLE PENSIONI: RIEN NE VA PLUS

IL MULINO,  2007,  p. 115

DEL GIUDICE F., MARIANI F., SOLOMBRINO M.

LEGISLAZIONE E PREVIDENZA SOCIALE. MANUALE TEORICO PRATICO. XXI edizione

EDIZIONI GIURIDICHE SIMONE,  2006,  p. 576

COMEGNA DOMENICO, BAGNOLI ROBERTO, a cura di Massimo Fracaro

LE  NUOVE PENSIONI.

ETAS,  2004,  p. 222

DAMIANO CESARE, TURCO LIVIA, POLLASTRINI GIOVANNI, WITTEMBERG RAUL

PENSIONI E CONTRORIFORMA

L’UNITA’,  2004,  p. 190

 

PENSIONI: bibliografia  in ordine cronologico decrescente, a cura di Paolo Ferrario, 6 dicembre 2011

ANDRUCCIOLI PAOLO

LA  TRAPPOLA DEI FONDI PENSIONE

FELTRINELLI,  2004,  p. 162

MEGALE GAETANO, MIGLIOLI FLAVIO, SORGI SERGIO

COME PIANIFICARE LA PROPRIA PENSIONE. GUIDA PRATICA ALLE SCELTE DI PREVIDENZA

IL SOLE 24 ORE,  2004,  p. 252

CIOCIA ANTONELLA

L’  INFINITA RIFORMA DELLA PREVIDENZA IN ITALIA, in STATO SOCIALE IN ITALIA. RAPPORTO

ANNUALE IRPPS – CNR 2002  a cura di CALZA BINI PAOLO, PUGLIESE ENRICO

DONZELLI,  2003,  p. 183-210

MAZZETTI GIOVANNI

IL  PENSIONATO FURIOSO

BOLLATI BORINGHIERI,  2003,  p. 108

MARANO ANGELO

AVREMO MAI LA PENSIONE?

FELTRINELLI,  2002,  p. 142

BOERI TITO, PEROTTI ROBERTO

MENO PENSIONI PIU’ WELFARE

IL MULINO,  2002,  p. 244

AMATO GIULIANO, MARE’ MARIO

LE  PENSIONI. IL PILASTRO MANCANTE

IL MULINO,  2001,  p. 256

SOLOW ROBERT M.

LAVORO E WELFARE

EDIZIONI DI COMUNITA’,  2001,  p. 108

FORNERO E., CASTELLINO O. (cur.)

LA  RIFORMA DEL SISTEMA PREVIDENZIALE ITALIANO. OPZIONI E PROPOSTE

IL MULINO,  2001,  p. 192

FACCHINI CARLA (cur.)

ANZIANI, PLURALITA’ E MUTAMENTI. Condizioni sociali e demografiche, pensioni, salute e servizi in

FRANCO ANGELI,  2001,  p. 285

 

PENSIONI: bibliografia  in ordine cronologico decrescente, a cura di Paolo Ferrario, 6 dicembre 2011

MIRABILE M.L., PENNACCHI L. (cur.)

IL  PILASTRO DEBOLE. I sistemi previdenziali misti

EDIESSE,  2001,  p. 240

FERRARIO PAOLO

LE  POLITICHE DELLA PREVIDENZA, in  POLITICA DEI SERVIZI SOCIALI

CAROCCI EDITORE,  2001,  p. 55-70

DURRENMATT FRIEDRICH

IL  PENSIONATO frammento di un romanzo poliziesco

EDIZIONI CASAGRANDE, BELLINZONA,  2000,  p.

COLOMBO MARIO

IL  PROBLEMA DELLE PENSIONI – ANALISI E PROPOSTE

AGGIORNAMENTI SOCIALI,  2000,  p. 114-122

CESARI VITTORIO

I  FONDI PENSIONE

IL MULINO,  2000,  p. 126

CESARI RICCARDO

I  FONDI PENSIONE

IL MULINO,  2000,  p. 127

PENNACCHI LAURA

LO  STATO SOCIALE DEL FUTURO   Pensioni, equità, cittadinanza

DONZELLI,  1997,  p. 181

ISTAT

I  TRATTAMENTI PENSIONISTICI   anno 1997

ISTAT,  1997,  p. 130

BONATI G.,  FABRIZIO DE RITIS D., GREMIGNI P., MONTEMARANO A., RIZZARDI R.

LA  RIFORMA DELLE PENSIONI guida pratica all’applicazione della legge 335 dell’8 agosto 1995

PIROLA,  1996,  p. 334

BELTRAMETTI  LUCA

IL  DEBITO PENSIONISTICO ITALIANO

IL MULINO,  1996,  p. 184

 

PENSIONI: bibliografia  in ordine cronologico decrescente, a cura di Paolo Ferrario, 6 dicembre 2011

CARINCI F., DE LUCA TAMAJO R., TOSI P., TREU T. (cur.)

LE  NORME ESSENZIALI DEL DIRITTO DEL LAVORO

UTET,  1995,  p. 526

ABALDO GIANCARLO

GUIDA PRATICA ALLE NUOVE PENSIONI

GIUFFRE’,  1995,  p. 220

BARTOLINI FRANCESCO (cur.)

IL  CODICE DEL LAVORO, DEGLI INFORTUNI, DELLA PREVIDENZA E DELL’ASSISTENZA SOCIALE E

SANITARIA

CASA EDITRICE LA TRIBUNA,  1995,  p. 2142

RUSCIANO M., ZAPPOLI L. (cur.)

L’  IMPIEGO PUBBLICO NEL DIRITTO DEL LAVORO

GIAPPICHELLI,  1994,  p. 374

DE CECCO M., PIZZUTI F. R.

LA  POLITICA PREVIDENZIALE IN EUROPA

IL MULINO,  1994,  p. 384

CNEL

POLITICHE DEL LAVORO

CNEL,  1994,  p. 260

LEGISLAZIONE

FINANZIARIA 1994: SANITA’ E PREVIDENZA NEL DISEGNO DI LEGGE

PROSPETTIVE SOCIALI E SANITARIE,  1993,  p. 1-5

MIOZZA R.

INPDAP – LE PRESTAZIONI DELLA CASSA PENSIONI DIPENDENTI ENTI LOCALI

CEL,  1993,  p. 421

BUZZOLA PAOLA

RIFORMA DELLE PENSIONI: QUALCHE COMMENTO IN RELAZIONE AI SERVIZI SOCIALI

PROSPETTIVE SOCIALI E SANITARIE,  1993,  p. 19

ARGENTINO GIUSEPPE

RIFORMA DEL SISTEMA PENSIONISTICO

PROSPETTIVE SOCIALI E SANITARIE,  1993,  p. 11-15

 

PENSIONI: bibliografia  in ordine cronologico decrescente, a cura di Paolo Ferrario, 6 dicembre 2011

ARGENTINO GIUSEPPE

GLI  INDEBITI PENSIONISTICI DOPO LA SENTENZA 39/93 DELLA CORTE COSTITUZIONALE

PROSPETTIVE SOCIALI E SANITARIE,  1993,  p. 13-16

PESSI R.  (cur.)

IL  SISTEMA PREVIDENZIALE EUROPEO

CEDAM,  1993,  p. 240

ESPOSTI GIANCARLO

L’  ANNOSA QUESTIONE EGLI INDEBITI PENSIONISTICI

PROSPETTIVE SOCIALI E SANITARIE,  1992,  p. 16-18

VARESI P.A., LAI M., LEBRA A.

GUIDA PRATICA DEL LAVORATORE 1992

EDIZIONI LAVORO,  1992,  p. 302

DOCUMENTI

TAGLI A PENSIONI E SANITA’: TESTO DI LEGGE

PROSPETTIVE SOCIALI E SANITARIE,  1992,  p. 2-4

DOCUMENTI

DISEGNO DI LEGGE: DELEGA AL GOVERNO PER LA RAZIONALIZZAZIONE E LA REVISIONE DELLE

DISCIPLINE IN MATERIA DI SANITA’, PUBBLICO IMPIEGO, PREVIDENZA, FINANZA TERRITORIALE

PROSPETTIVE SOCIALI E SANITARIE,  1992,  p. 6-8

GLASSIER VITTORIO

LE  MALATTIE ALLERGICHE: UNA DIFFICILE TUTELA PREVIDENZIALE

PROSPETTIVE SOCIALI E SANITARIE,  1990,  p. 17-19

FARGION V.

STATO E PREVIDENZA IN ITALIA in SCIENZA DELL’AMMINISTRAZIONE E POLITICHE PUBBLICHE a cura

LA NUOVA ITALIA SCIENTIFICA,  1989,  p. 209-243

GALOPPINI A.M. BERGONZI A.

LINEAMENTI DI DIRITTO PRIVATO

LA NUOVA ITALIA SCIENTIFICA,  1989,  p. 224

GIUGNI G.

LAVORO LEGGE CONTRATTI

IL MULINO,  1989,  p. 365

 

PENSIONI: bibliografia  in ordine cronologico decrescente, a cura di Paolo Ferrario, 6 dicembre 2011

VITALETTI G.

PENSIONI DEGLI ITALIANI

MARSILIO,  1988,  p. 240

ISTAT

STATISTICHE DELLA PREVIDENZA  DELLA SANITA’ E DELL’ASSISTENZA SOCIALE

ISTAT,  1988,  p. 206

MAESTRI E.y

LA POLITICA DELLE PENSIONI IN ITALIA TRA CICLO ELETTORALE  E COMPETIZIONE INTERPARTITICA

QUADERNI DI SOCIOLOGIA,  1987,  p. 47-73

FNP, CISL LOMBARDIA

PENSIONAMENTO. RITIRARSI DAL LAVORO NON DALLA VITA. ASPETTI MEDICI E PSICOLOGICI

,  1987,  p. 130

RODA’ G.

PENSIONI

IL SOLE 24 ORE,  1986,  p. 290

TRIMARCHI P.

ISTITUZIONI DI DIRITTO PRIVATO

GIUFFRE’,  1986,  p. 966

RODA’ G.

PENSIONI

IL SOLE 24 ORE,  1986,  p.

CESARINI F.,CONTE F.P.,VALIANI R.

IL FUTURO DELLE PENSIONI

EDIZIONI LAVORO,  1984,  p. 130

CONTI LAURA

PREVIDENZA NON SOCIALE E SICUREZZA SOCIALE

PROBLEMI DEL SOCIALISMO,  1962,  p.

CONTI LAURA

POSSIBILITA’ DEMOCRATICHE NEL SISTEMA ASSISTENZIALE-PREVIDENZIALE ITALIANO

PROBLEMI DEL SOCIALISMO,  1958,  p.

 

PENSIONI: bibliografia  in ordine cronologico decrescente, a cura di Paolo Ferrario, 6 dicembre 2011

CONTI LAURA

L’  ASSISTENZA E LA PREVIDENZA SOCIALE  STORIA E PROBLEMI

FELTRINELLI,  1958,  p.

MANSFIELD KATHERINE

UNA  PENSIONE TEDESCA

RIZZOLI,  ,  p.