Case di riposo, rette più care per chi ha redditi elevati

In linea di principio questa decisione di politica sociale della Regione Lombardia è giusta.

Diceva Don Milani nel 1967: Non c’è nulla che sia più ingiusto quanto far parti uguali fra disuguali. Da Lettera ad una professoressa

Quello che fa un po’ schifo, invece, è che così gireranno più soldi nel reticolo piovresco delle istituzioni di servizio gestite da Comunione e liberazione e dal braccio operativo della Compagnia delle opere e dei loro lacchè che girano in Suv

Paolo Ferrario

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  • Per le famiglie benestanti 2.300 euro al mese in media non basteranno più. 
  • Tra i 53 mila ospiti delle case di riposo della Lombardia, quelli con i redditi alti devono mettere in conto un aumento delle rette. 
  • Il motivo? Chi è ricoverato nelle Rsa e ha capacità economiche elevate dovrà partecipare alla spesa per le cure mediche, finora totalmente a carico della Regione.
  • La cifra richiesta andrà ad aggiungersi ai soldi che già oggi vengono richiesti per la parte alberghiera.
  • È una delle conseguenze della legge votata ieri a tarda notte dal Pirellone sul cosiddetto «fattore famiglia», la riforma del Welfare lombardo che lega il costo dei servizi sociali al numero di figli minori, anziani non autosufficienti e disabili a carico del nucleo familiare.
  • Il Pd, con Carlo Borghetti, attacca: «È assurdo. Così la Lombardia, che dichiara di avere i conti della sanità in pareggio, chiede per prima in Italia in un momento di crisi una compartecipazione delle famiglie alla spesa sanitaria nelle case di riposo». 
  • Il provvedimento, che riguarda anche l’ assistenza domiciliare, entrerà in vigore nel giro di un mese. Per il primo anno l’ applicheranno, però, solo 15 Comuni pilota che saranno individuati nei prossimi giorni tra i 50 disponibili alla sperimentazione della riforma. 
  •  Per ogni anziano in casa di riposo, oggi l’ assessorato alla Famiglia paga alla Rsa prestazioni sanitarie per un totale compreso tra gli 884 euro al mese e i 1.500 a seconda del grado di autosufficienza dell’ ospite. In futuro non sarà più così: chi ha redditi alti pagherà una percentuale di questa cifra. Complessivamente la spesa sostenuta dalle casse regionali per le prestazioni sanitarie nelle case di riposo è di 851 milioni l’ anno (la metà del bilancio dell’ assessorato alla Famiglia). Il Pirellone sottolinea che la nuova legge regionale non tocca i Livelli essenziali di assistenza (Lea), che sono di competenza nazionale. Ma Borghetti ribatte: «Il provvedimento regionale va, comunque, a interferire con competenze esclusive dello Stato». 

da Case di riposo, rette più care per chi ha redditi elevati.


COSTELLAZIONE RSA, coinvolgimento delle famiglie e integrazione delle funzioni nelle strutture residenziali per anziani: elementi chiave di un percorso di ricerca/formazione, a cura di Carmen Primerano e Valter Tarchini, Maggioli, 2012. Presentazione del libro: 15 febbraio 2012, 9-12,30, Spazio Oberdan, Via Vittorio Veneto 2, Milano

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Terra di nessuno? La distanza dai luoghi di cura. 17 giugno 2011 – Presentazione

Terra di nessuno? La distanza dai luoghi di cura.

17 giugno 2011. Sala Congressi Borsa, via Ravizza, 10 Novara.

Lavorando con i familiari degli ospiti, durante la fase di accoglienza, emerge chiaramente quale sia il modo in cui la società guarda le strutture residenziali per anziani (RAA, RAF, RSA).
Sono luoghi nei quali si crede di operare un “colpevole abbandono” nei confronti del proprio caro.
Concepire questi ambienti nel modo appena descritto, porta con sé l’effetto di renderli alternative impensabili, vere e proprie “catastrofi” da evitare ad ogni costo.

Tutto questo non può non avere delle pesanti implicazioni sul modo in cui gli anziani e le loro famiglie affronteranno la transizione in struttura, che troppo spesso avviene a seguito di un doloroso percorso di ricerca di alternative, che si è spinto ben oltre le risorse del sistema familiare.

Occorre, quindi, iniziare a riflettere su quali strumenti e pratiche poter sviluppare al fine di rendere pensabili le strutture, riducendo la grande distanza che le separa dalle famiglie, che non hanno altra alternativa per rispondere ai propri bisogni.

Iniziare a concepire le strutture residenziali, non più come luoghi in cui si è travolti dalla sofferenza o dove quest’ultima viene negata, ma come spazi in cui il dolore è riconosciuto, accolto ed affrontato.
Ciò significa permettere a coloro che ne necessitano di accedervi attraverso il supporto e l’accompagnamento di   persone qualificate e attente ai bisogni psicologici e emotivi di ospiti e familiari.

Le attività e le esperienze presentate sono frutto di indagini e ricerche svolte direttamente sul campo da operatori ed esperti che lavorano nel settore da diversi anni.

da: Terra di nessuno? La distanza dai luoghi di cura. 17 giugno 2011 – Presentazione.


G. Braidi, G. Gelmini, LA RELAZIONE COME CURA NELL’ASSISTENZA GERIATRICA

NOVITA’ MAGGIO
2011
LA RELAZIONE COME CURA NELL'ASSISTENZA GERIATRICA
› Storie ed esperienze
Considerazioni tecniche
e formative

LA RELAZIONE COME CURA NELL’ASSISTENZA GERIATRICA

“Mi piace questo libro che ho amato da subito, il suo taglio descrittivo, la leggerezza con cui vengono affrontati temi anche spinosi, associati alla serietà dei contenuti… credo in questo modello comunicativo… prende il lettore come un vero romanzo. Questo libro mi ha dato emozioni, emozioni che accomunano tutti coloro che si occupano di anziani, che hanno certo una sensibilità particolare, ma che raramente sono così bravi a tradurla in libro per donarla agli altri”. Presentazione di Alberto Cester.

Attraverso varie testimonianze, gli autori raccontano con rigore scientifico come, attraverso la giusta relazione, si riescano a raggiungere obiettivi terapeutici, riabilitativi ed assistenziali:

1.
Relazione, contatto, sorriso, buonumore: il valore aggiunto nelle strutture per anziani.

2.
La relazione come aspetto della cura e dell’assistenza geriatrica:
Stella e Gerardo.
Monica e Saverio.
Attilia e Caterina.
Daniele ed Emilia.
Ernesta e Giuditta.
Debora e Maria.

3.
La cura tramite gli affetti:
La storia.
Artisti del curare.
Potenza degli affetti.
Rifornirci.
Nel corpo curante.


Ogni storia è motivo di valutazione tecnico-formativa, la pratica sul campo è fondamentale per un confronto teorico-culturale e gli scenari operativi qui delineati mettono in luce gli aspetti e i modelli relazionali in cui sono coinvolti anziani con demenza, disturbi del comportamento, depressione, neoplasia terminale e altre condizioni tipiche dell’età e dei molti soggetti ospiti di Case Protette e RSA.

Dai racconti emerge l’efficacia del modello assistenziale geriatrico, il cui punto di partenza è la valutazione multidimensionale e che – attraverso un attento lavoro d’équipe – arriva a definire un approccio globale il cui obiettivo principale è la ricerca della miglior qualità di vita possibile in rapporto alle condizioni del soggetto.

G. Braidi, dopo aver lavorato con ruoli diversi presso i Servizi Psichiatrici di ricovero e territorio AUSL Parma e presso il Servizio Materno Infantile AUSL Reggio Emilia, da anni si occupa di consulenza e formazione presso diverse strutture pubbliche e private che si occupano di assistenza.
G. Gelmini, Direttore del Dipartimento di cure primarie del distretto delle Valli del Taro e del Ceno AUSL Parma, docente presso Facoltà di Scienze Motorie Università degli Studi Parma.


P. Peruzzi, cooperativa sociale Koinè, NON AUTOSUFFICIENZA E TERRITORIO. L’innovazione nel campo dei servizi agli anziani, Maggioli editore

L’innovazione
nel campo dei servizi
agli anziani
NON AUTOSUFFICIENZA E TERRITORIO Nuovi approcci
allo sviluppo
della cooperazione sociale
e del welfare locale

NON AUTOSUFFICIENZA
E TERRITORIO

Nonostante l’ampiezza del fenomeno dell’invecchiamento della popolazione sia di tutta evidenza, si registra la tendenza a sottovalutare l’importanza della prevenzione tanto nell’area degli anziani autonomi quanto in quella della cosiddetta fragilità.

L’offerta di accudimento domestico e assistenza domiciliare è appropriata? I programmi per integrare la disponibilità di collaboratrici familiari con quella del personale sociale e sanitario sono sufficienti? E le strutture per gestire le fasi acute? Qual è il livello quantitativo e qualitativo dell’offerta residenziale?

E’ in quest’ambito che si inscrive il percorso di ricerca-azione illustrato dal presente volume: un complesso e articolato piano per approfondire la lettura dei fenomeni e delineare possibili strategie di uscita e, nel contempo, dar luogo a politiche e modelli innovativi di qualità replicabili sul territorio.

Espone fra l’altro il progetto sperimentale di una piccola residenza socio-sanitaria per persone non autosufficienti nonché le linee e le caratteristiche di una missione locale di sviluppo finalizzata ad attivare un’articolata rete di nuove residenze sociali che risponda al meglio ai bisogni della comunità e nel contempo a creare opportunità aggiuntive di lavoro regolare e qualificato nel territorio.

Utile sussidio per Enti locali ed Imprese cooperative per dar corso all’attivazione di piccole residenze sociali, il volume si presenta così organizzato:

1.
Analisi delle evidenze
› Tendenze di carattere generale.
› Una simulazione della situazione locale.
› Lettura critica dell’esistente. Rete dei servizi del territorio: • Rete delle RSA. • Economia complessiva del sistema delle RSA. • Rette sociali nelle RSA. • Quote sanitarie nelle RSA. • Classi dimensionali delle RSA e prezzi rimessi all’utenza. • Moduli specialistici (Alzheimer, motori, cure intermedie). • Rete delle Residenze Assistite (RA). • Rete dei centri diurni. • Panoramica di sintesi. • Economia dei servizi e spesa capitaria per residente.

2.
Quadro normativo regionale: una lettura critica.

3.
Politica e programmi per la popolazione anziana
› Cosa fare, dunque?
› Metodi e strumenti di lavoro.
› Alcuni percorsi progettuali: Percorso n. 1. Promuovere il benessere psicofisico e relazionale. Percorso n. 2. Prevenzione di decadimento, degrado e isolamento.Percorso n. 3. Sperimentare e modellizzare la residenzialità sociale.

4.
Un progetto di buona innovazione: la Casa di Michele
› Localizzazione e caratteristiche fisiche.
› Modello gestionale.
› Risorse umane.
› Obiettivi della gestione.
› Economia della gestione della Casa di Michele.
› Idea di qualità, monitoraggio e valutazione.
› Esiti della valutazione del primo anno di attivazione della struttura.

5.
Per una missione locale di sviluppo nei servizi agli anziani
› Analisi quantitativa della domanda potenziale.
› Logica e senso della missione locale di sviluppo.
› Caratteristiche strutturali dei nuovi servizi da attivare.
› Volume degli investimenti connesso alla realizzazione del piano.
› Modelli di gestione dei nuovi servizi.
› Volumi economici della gestione dell’azione.
› Ricadute occupazionali connesse all’attuazione dell’azione.
› Una sinergia tra imprese e territorio.

A cura di P. Peruzzi, Direttore generale di Koinè – cooperativa sociale di tipo A – per la quale svolge anche attività di progettazione, ricerca sociale e valutazione.


NON AUTOSUFFICIENZA E TERRITORIO
Maggioli Editore – Novità aprile 2011
Pagine 202 – F.to cm. 17×24 – ISBN 6638.X


Le case di riposo in Italia, prima ricerca nazionale Auser sulle Case di Riposo, a cura di Francesco Montemurro, con la collaborazione di Marco Castelli, Daniele De Pretto, Giulia Farfoglia, Giulio Mancini, Nadia Natalucci


Alessandra Cicalini, Il viaggio dell’Auser nella “giungla” delle case di riposo | Muoversi Insieme

la prima indagine nazionale sulle strutture per anziani in Italirealizzata dall’Auser, presentata ieri a Roma. Prima di parlare delle ottime performance economico-finanziarie dei soggetti che hanno investito nell’assistenza privata alla terza età, il rapporto dell’importante associazione per anziani si concentra su ciò che non va: innanzitutto, la sensazione di essere di fronte a una giungla, per via del mistero sul numero esatto di strutture realmente in grado di fornire servizi socio-assistenziali qualificati e per la difficoltà di reperire informazioni precise dalle strutturedirettamente interpellate dai ricercatori Auser.
Il primo problema nasce anche dalla confusione che spesso si fa tra Residenze sanitarie assistenziali (dette Rsa) e le Residenze assistenziali (Ra), che non sono abilitate a prestare cure sanitarie. Alcune di esse sono tra l’altro pubbliche o convenzionate con le Asl.
Per potersi soffermare solo sul settore privato, l’indagine ha dovuto perciò mettere a confronto i dati forniti dal ministero dell’Interno nel 2008 con quanto riportato dalle Pagine gialle e dalle Camere di Commercio sotto la voce “Casa di riposo”.

l’intero articolo qui: Il viaggio dell’Auser nella “giungla” delle case di riposo | Muoversi Insieme.


Silvina Petterino, Vecchi da morire. Anziani in casa di riposo, Stampa Alternativa. Intervista alla autrice di Alessandra Cicalini | Muoversi Insieme

adesso  è in uscita proprio in questi giorni per Stampa Alternativa.
Un esordio letterario a quasi sessant’anni non è affatto scontato, soprattutto, poi, con un testo insieme duro e delicato, in cui questa infermiera professionale che vive in provincia di Varese, ha rivelato di essere tornata al suo mestiere, dopo anni di interruzione, quando aveva già cinquant’anni. “Volevo fare l’ostetrica”, dice a un certo punto nel libro, e invece si è ritrovata a somministrare medicine agli anziani ospiti di tre diverse case di riposo, correndo di qua e di là con il suo carrello e fermandosi, quando possibile, ad ascoltare le loro storie, diventate gli intensi ritratti che si susseguono in tutti i capitoli.
L’autrice parla però anche di organizzazione del lavoro, di quotidianità, di parenti, di tempo libero, conducendoci nel mondo delle case di riposo visto con gli occhi di chi vorrebbe dare un aiuto non solo tecnico ai suoi assistiti. La sua è una visione necessariamente parziale, Silvina ne è consapevole, ma scritta anche “con la pancia”, precisa nell’introduzione, a beneficio anche di chi, volente o nolente, sta entrando in contatto con questo mondo e non sa come orientarsi.

Le vite “a riposo” di Silvina Petterino | Muoversi Insieme.


RSA in provincia di Como: dati 2006-2010

RSA in provincia di Como: dati 2006-2010

vai a: Como-RSA 2006-2010


L’Italia è il paese europeo con più badanti e meno servizi pubblici

L’Italia è il paese europeo con la più limitata disponibilità di servizi pubblici destinati all’assistenza degli anziani non autosufficienti, e al contempo quello che fa più ricorso alle badanti impiegate privatamente dalle famiglie. Il quadro “dai contorni piuttosto definiti” emerge dal rapporto “L’assistenza agli anziani non autosufficienti”, che dedica uno specifico capitolo al confronto tra il nostro paese e la situazione nel resto d’Europa. Lo studio rileva che negli ultimi dieci anni l’offerta pubblica di servizi domiciliari è cresciuta in tutta l’Europa meridionale, dove però non ha raggiunto i livelli garantiti nel resto del continente. Nei paesi del Nord, infatti, la percentuale di utenti raggiunti dai servizi pubblici a domicilio è sì leggermente scesa (passando dal 14% dei primi anni Novanta ai 13% della metà degli anni Duemila), ma rimane ben al di sopra di quella italiana, dove nello stesso periodo si è passati dal 2 al 4,9% di anziani assistiti a domicilio a spese pubbliche. La Francia arriva all’8%, la Germania al 7%, la Svezia al 9%, la Danimarca addirittura al 21%. E la media dell’Europa a 15 è del 10%.

segue qui:

SuperAbile INAIL, Politiche e Buoni Esempi – L’Italia è il paese europeo con più badanti e meno servizi pubblici



Paolo Ferrario, Governo della rete o governo delle reti? Il nodo irrisolto dell’integrazione, in IL MODELLO LOMBARDO DI WELFARE. Continuità, riassestamenti, prospettive, a cura di Giuliana Carabelli e Carla Facchini, Franco Angeli, 2010

Paolo Ferrario, Governo della rete o governo delle reti? Il nodo irrisolto dell’integrazione

  • Integrazione e reti
  • Il sistema dell’integrazione sociosanitaria: processi istituzionali
  • Il “modello lombardo” dei servizi sanitari e sociosanitari
  • Il governo delle tre reti

pubblicato in: IL MODELLO LOMBARDO DI WELFARE Continuità, riassestamenti, prospettive, A cura di Giuliana CarabelliCarla Facchini, Franco Angeli, 2010, p. 256

vai alla scheda dell’intero libro:

IL MODELLO LOMBARDO DI WELFARE. Continuità, riassestamenti, prospettive, a cura di Giuliana Carabelli e Carla Facchini, Franco Angeli, 2010 « Politica dei servizi sociali: ricerche in rete.


IL MODELLO LOMBARDO DI WELFARE. Continuità, riassestamenti, prospettive, a cura di Giuliana Carabelli e Carla Facchini, Franco Angeli, 2010

IL MODELLO LOMBARDO DI WELFARE

Continuità, riassestamenti, prospettive

A cura di Giuliana Carabelli e Carla Facchini

Franco Angeli, 2010, p. 256

Introduzione, di Giuliana Carabelli e Carla Facchini

  • Il crescente rilievo delle politiche regionali
  • Specificità della Lombardia
  • Momenti della costruzione del modello lombardo
  • I diversi sguardi disciplinari
  • La struttura di contenuto del volume
  • I possibili effetti di questa ricerca sulla formazione universitaria

Parte prima: La legge nel suo contesto

1. Il cambiamento della morfologia sociale come matrice di nuovi rischi. Il caso Lombardia

di Carla Facchini e Enzo Mingione

  • le trasformazioni del sistema occupazionale: flessibilizzazione del lavoro e aumento dell’occupazione femminile
  • l’impatto dell’immigrazione dai paesi meno sviluppati
  • i mutamenti demografici e il processo di invecchiamento
  • le trasformazioni delle tipologie familiari e l’incremento degli anziani soli
  • la pluralizzazione dei contesti familiari e le ripercussioni sui minori

2.  Quasi-mercato e sussidiarietà come pilastri del modello lombardo di welfare

di Lavinia Bifulco

  • Cronistoria
  • I quasi-mercati
  • Sussidiarietà
  • Lavori in corso: a ridosso della riforma
  • Voucher: quale libertà?
  • La programmazione: quale integrazione?
  • Il modello di governante

3. La disciplina dei servizi  sociali nella Regione Lombardia

di Lidianna   Degrassi e Raffaele Mozzanica

  • Da una “legge regionale di sistema” (LR 1/86) a una “legge regionale di rete” (LR 3/2008)
  • Finalità e principi
  • Assetto istituzionale e organizzativo
  • Governo della rete: gli ambiti sociale e sociosanitario
  • Assetto finanziario

4. Profili costituzionali dell’accesso ai diritti sociali nella legge regionale lombarda 3/2008

    di Paolo Bonetti

    • Servizi sociosanitari e servizi sociali e principi costituzionali di solidarietà e di eguaglianza
    • Potestà legislativa regionale sui servizi sociali e potestà legislativa statale sui livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti sociali
    • Diverse nozioni di livelli essenziali delle prestazioni concernenti l’assistenza sociale
    • Organizzazione e svolgimento delle funzioni amministrative concernenti i servizi sociali: potestà regolamentare regionale e locale e sussidiarietà orizzontale
    • Rapporti tra la legge 328/2000 e la legge regionale 3/2008
    • Limiti derivanti dalle norme comunitarie e statali in materia di condizione giuridica degli stranieri
    • La LR 3/2008 di fronte allo statuto regionale della Lombardia e i provvedimenti attuativi della legge
    • Diritti delle “persone che accedono alla rete” delle unità di offerta sociali e sociosanitarie
    • Bisogni da soddisfare prioritariamente

    Parte seconda: Attori e processi

    5.  La partecipazione alle politiche sociali in Lombardia: arene deliberative e processi di coordinamento

    di Tommaso Vitale

    • Società civile e costruzione del consenso in un governo monocratico
    • Terzo settore e competenze critiche
    • Implementazione della legge fra partecipazione e conflitto
    • Debolezze delle arene deliberative a livello locale

    6. Governo della rete o governo delle reti? Il nodo irrisolto dell’integrazione

    di Paolo Ferrario

    • Integrazione e reti
    • Il sistema dell’integrazione sociosanitaria: processi istituzionali
    • Il “modello lombardo” dei servizi sanitari e sociosanitari
    • Il governo delle tre reti

    7.  L’accreditamento dei servizi sociosanitari e sociali in Lombardia

    di Giuliana Carabelli

    • Concetto di accreditamento: origini, contesto, trasmigrazioni
    • Introduzione e cammino dell’accreditamento in Italia
    • Accreditamento dei servizi sociosanitari in Lombardia
    • Accreditamento dei servizi sociali tra competizione e partnership

    8.  Il segretariato sociale tra organizzazione e professione

    di Chiara Previdi e Paolo Rossi

    • Segretariato sociale tra informazione e comunicazione
    • Evoluzione organizzativa e professionale
    • Segretariato sociale nel sistema dei servizi: ruolo e potenzialità
    • Dall’accesso alla presa in carico: tre livelli istituzionali
    • Implementazione interistituzionale del segretariato sociale come elemento di innovazione
    • Segretariato sociale, reti e inclusione sociale

    Parte terza: Le professioni sociali a confronto con la legge

    9. L’assistente sociale

    di Anna Maria Campanini

    10. L’educatore professionale

    di Sergio Tramma

    11. Lo psicologo

    di Luca Vecchio

    12. La dirigenza

    di Maria Cacioppo e Mara Tognetti

    Appendice.

    I provvedimenti   attuativi della legge regionale n. 3/2008

    Bibliografia di riferimento

    Autori


    Le RSA lombarde luoghi della cura per le sindromi geriatriche fra globalità e nuove specificità”, Convegno, Sabato 11 dicembre 2010 Istituto Geriatrico “P. Redaelli”

    Sabato 11 dicembre 2010

    Convegno

    “Le RSA lombarde luoghi della cura per le sindromi geriatriche fra globalità e nuove specificità”

    Istituto Geriatrico “P. Redaelli”

    Sala Convegni Centro Riabilitativo

    Giovanni Paolo II

    Viale Caterina Da Forlì 55/57 – Milano

    Presentazione

    La RSA è in Lombardia una realtà geriatrica diffusa e consistente, più che in ogni altra regione italiana.

    Queste strutture stanno vivendo un periodo di trasformazione da diversi punti di vista, a causa di:

    • necessità di rispondere ai cambiamenti della popolazione cui si rivolgono che è di età sempre più avanzata, con il corollario di fragilità medica e sociale che questo inevitabilmente comporta, se pensiamo che sono i 90enni la popolazione che più cresce nelle residenze
    • presenza di comorbosità e instabilità clinica che rende necessaria una attività di cura non episodica e puntuale, ma continua e con capacità di iniziativa e programmazione per il sostegno della salute dei residenti
    • grandissimo aumento delle persone con demenza, che sta ponendo problemi nuovi e inusitati alle strutture e a chi le gestisce: da una parte si interrompe il rapporto lineare fra perdita di capacità motorie e necessità assistenziali, dall’altra aumenta di importanza il “tempo di sorveglianza” rispetto al tempo di assistenza.

    Inoltre vanno considerate:

    • l’introduzione di compiti del tutto nuovi per esigenze particolari, specie per le grandi città, come la cura delle persone in stato vegetativo
    • le ristrettezze economiche per cui, di fronte a maggiori necessità e bisogni, non vi è stato un corrispondente aumento dei finanziamenti.

    Con questo convegno la SIGG intende iniziare una riflessione approfondita e rigorosa sui problemi posti dalla attività geriatrica nelle RSA lombarde, in ciò ponendosi anche un obiettivo di possibile alleanza fra chi ha compiti di analisi tecnico scientifica della realtà assistenziale delle residenze e chi ne ha la responsabilità gestionale istituzionale.

    RELATORI

    Dottor Roberto D’Angelo

    Direttore Medico Istituto Geriatrico

    “P.Redaelli”-Milano

    Professoressa Carla Facchini

    Univ. degli Studi di Milano-Bicocca – facoltà di sociologia

    Professor Giorgio Annoni

    Univ.degli Studi di Milano-Bicocca – Scuola di specializzazione in geriatria

    Dottor Antonio Guaita

    Direttore Fondazione “Golgi-Cenci”; Presidente

    SIGG-Sezione Lombarda

    Dottor Fabrizio Giunco

    Direttore Sanitario Centro Geriatrico Polifunzionale

    San Pietro – Monza

    Dottoressa Mariella Zanetti

    Centro Geriatrico Polifunzionale San Pietro – Monza

    Dottoressa Francesca Arenare

    Istituto Redaelli- Milano

    Professor Marco Trabucchi

    Presidente AIP ; Direttore scientifico Gruppo di Ricerca Geriatrica – Brescia

    Dottor Gianbattista Guerrini

    Direttore Generale esanitario Servizi residenziali e

    semi residenziali per anziani – Brescia

    Professor Cristiano Gori

    Istituto di Ricerca Sociale; Univ. Cattolica;

    London School of Economics

    Professor Giovanni Ricevuti

    Univ. degli Studi di Pavia -

    Divisione di Geriatria – ASP – IDR S.Margherita

    Dottoressa RosellaPetrali

    Asessorato Famiglia e Politiche sociali, Regione

    Lombardia

    Cav. di Gran Croce Rodolfo Masto

    Presidente A.S.P. “Golgi-Redaelli”

    Dottoressa Anna Castaldo

    Responsabileformazione e URP

    Piccolo Cottolengo - Don Orione – Milano

    Dottor Sergio Locatelli

    Direttore sanitario Argento Vivo SpA.

    Dottor Michele Zani

    Formatore presso G.R.G. – Brescia

    Dottoressa Chiara Cutaia

    Nucleo Alzheimer Istituto Golgi

    PROGRAMMA

    Ore 8.30

    Registrazione partecipanti

    Ore 8.45

    Saluto delle autorità

    Introduzione al convegno

    R. D’Angelo

    Ore 9.00

    La famiglia come sostegno per l’anziano

    non autosufficiente all’epoca della globalizzazione e della crisi economica

    C. Facchini

    Ore 10.00

    I nuovi ruoli per le RSA

    Moderatori: G. Annoni; A. Guaita

    Gli stati vegetativi

    F. Giunco

    M. Zanetti

    RSA e Cure di Fine Vita

    F. Arenare

    ore 11.00

    Coffee break

    Ore 11.30

    Tavola Rotonda

    La presenza e l’evoluzione delle RSA

    in Lombardia

    Moderatore: M. Trabucchi

    Partecipanti:

    G. Guerrini -Gli ultimi 5 anni

    C. Gori – Quali politiche per le RSA

    G. Ricevuti – Problemi di cura sanitaria in RSA

    R. Petrali – Quantità e qualità nelle RSA Lombarde

    R. Masto – I problemi della gestione

    Ore 13.00

    Pausa Pranzo

    Ore 14.00

    Le Sindromi Geriatriche

    Moderatori: A. Castaldo; S. Locatelli

    L’incontinenza, una sindrome

    paradigmatica in RSA

    M. Zani

    Trattamento dei disturbi del comportamento in RSA e nei  reparti Alzheimer

    C. Cutaia

    Ore 15.00

    Conclusioni

    A. Guaita

    Ore 15.30

    Compilazione test di apprendimento

    Scheda di iscrizione al convegno

    (da compilarsi in stampatello in ogni sua parte)

    “Le RSA lombarde luoghi della cura per le sindromi geriatriche fra globalità e nuove specificità”

    Sabato 11 dicembre 2010 ore 8,30/16,30

    presso

    Sala Convegni – Centro Riabilitativo Giovanni Paolo II

    V.le Caterina da Forlì 55/57 – Milano

    Segreteria Organizzativa:

    Clara Angeleri

    Istituto Golgi – Abbiategrasso

    Telefono: 0294852901 (da lunedì a venerdì ore 9,00/12,30-13,30/16,30)

    Fax: 0294852911 – e-mail: c.angeleri@golgiredaelli.it

    Daniele Besana

    Istituto Redaelli – Milano

    Telefono: 0241315280 (da lunedì a venerdì ore 9,00/13,00-14,00/16,30)

    Fax: 0241315299 – e-mail: d.besana@golgiredaelli.it

    (ECM per Medici, Psicologi, Fisioterapisti, Infermieri) Aperto per: Assitenzi Sociali, OSS e OTA

    Cognome………………………………………………………………………………………………..…………..…..…..

    Nome…………………………………..………….………….…………………………………………………..…………

    Qualifica…………………………………………………………………………………..…………………………………

    Indirizzo ………………………………………………………….……………………………………….….. N……………

    CAP…………….…….

    Città…………………………………..………………………………….. Prov..…………………………..

    Tel.………………………… Cell…………………..……….… E-mail …………………………….……..

    Ente di appartenenza …………………………………………..…………………………………………..

    L’iscrizione al Convegno è gratuita.

    Data, ……………………………………                Firma ……………………………………………………

    Con riferimento al D.Lgs. 196/2003, si autorizza A.S.P. “Golgi – Redaelli” al trattamento dei dati personali, per le finalità strettamente funzionali alla gestione di rapporto.  La consultazione, modifica o cancellazione dei dati potrà avvenire scrivendo a:

    A.S.P. “Golgi – Redaelli”  Istituto Geriatrico “Camillo Golgi.” – Piazza Golgi 11 – 20081 Abbiategrasso

    Data…………………….…………………………..         Firma…………………………………………………………………………………………………..


    Modello unico per le case di riposo Le liste d’attesa gestibili on-line – Cronaca – L’Eco di Bergamo

    Entra in vigore a tutti gli effetti il nuovo metodo di accesso alle RSA (Residenze Sanitarie Assistenziali) bergamasche. Meno burocrazia, minori costi e, a breve, anche una fotografia veritiera delle persone realmente in lista d’attesa. Questo in sintesi l’oggetto del Protocollo d’intesa per l’adozione di un modello unico di domanda d’ingresso alle RSA sottoscritto mercoledì 19 ottobre tra Asl di Bergamo, Consiglio dei Sindaci, Ordine dei Medici, Associazione San Giuseppe e Associazione Case di Riposo della provincia di Bergamo (ACRB).

    Con l’accordo, si concorda l’adozione, in tutte le RSA accreditate del territorio bergamasco, del modello unico di domanda d’ingresso avente per allegati la scheda sociale, compilata dal servizio sociale di riferimento per l’anziano e la scheda sanitaria, a cura del medico di base dell’anziano o del medico di reparto ospedaliero.

    «Questo protocollo va a coinvolgere tutte le 60 RSA accreditate della Bergamasca, per un totale di circa 6000 posti letto — spiega Roberto Testa, direttore generale dell’Asl di Bergamo —. Si tratta quindi di un passo avanti per sostenere i tanti cittadini che fino ad oggi dovevano affrontare un caos burocratico per cercare di accedere alle RSA. L’Asl, inoltre, sta sperimentando modalità di presa in carico degli anziani garantendo la permanenza in famiglia».

    «I vantaggi per i cittadini sono molteplici — aggiunge Massimo Giupponi, direttore sociale dll’Asl di Bergamo —. Innanzitutto si riduce la burocrazia: l’anziano che si mette nelle liste d’attesa di diverse RSA dovrà ora compilare un solo modello di domanda di ingresso anziché, come accadeva prima dell’accordo, molteplici schede tutte diverse tra loro. Di conseguenza, si riducono anche i costi: ogni domanda deve infatti essere accompagnata da una scheda sanitaria redatta dal medico di base, che costa circa 30 euro. Oggi, la scheda può essere consegnata in copia alle diverse RSA in cui si presenta la domanda di ingresso, con un risparmio economico di circa 150-200 euro per il cittadino — considerando 6/7 domande di ingresso — che prima di tale unificazione della domanda era costretto a richiedere al medico la compilazione di schede sanitarie diverse per ogni RSA».

    Dall’inizio del 2010, per facilitare ai cittadini l’accesso alle strutture, tutte le strutture accreditate sono state invitate ad adottare il modello di domanda di ingresso proposto. Tutta la documentazione necessaria è disponibile in un’unica sede di riferimento (la stessa RSA, Ufficio di piano, Servizio sociale comunale, reparto ospedaliero, sito internet dell’Asl). Ad oggi la modulistica è accettata da tutte le 60 RSA accreditate della provincia, con il CUP della Valle Seriana che ha una propria modulistica ma accoglie anche domande redatte sul modello unico, e 5 RSA che, pur mantenendo sino ad oggi la propria modulistica, si sono dette disponibili ad adottare quella proposta.

    «Realizzare strumenti unici di accesso alle strutture del territorio è fondamentale per l’efficienza dell’intero sistema socio-sanitario — commenta Leonio Callioni, presidente del Consiglio dei sindaci —. I Comuni contribuiscono a questo sistema, anche economicamente: le RSA sono infatti per noi un tassello fondamentale nella rete dei servizi, essendo strutture che, a differenza della casa di riposo, si stanno attrezzando sempre più per ricevere anziani longevi ma meno autosufficienti».

    L’Asl sta inoltre lavorando per realizzare a breve un software gestionale liste d’attesa che permetterà di ottenere in tempo reale un aggiornamento delle liste delle RSA accreditate della provincia.

    «Entro l’inizio del 2011, metteremo a disposizione di tutte le RSA il nuovo software — continua Giupponi —. Le strutture si potranno collegare al sito dell’Asl tramite una propria password e gestire la domanda del cittadino di inserimento in lista d’attesa. In pratica, sarà possibile verificare in tempo reale se lo stesso cittadino è presente nella lista d’attesa di altre RSA della provincia e ricevere informazioni, tramite un’e-mail, quando il cittadino presente nella propria lista ha trovato una collocazione definitiva in un’altra struttura dove aveva presentato domanda. Oggi le liste delle RSA non sono attendibili se consideriamo tutti i pazienti che presentano domanda in più di una struttura e una volta accolti non vengono cancellati. Con il nuovo software questo problema verrà risolto e la visione delle liste sarà reale».

    Il nuovo gestionale permetterà inoltre di promuovere la RSA ed i servizi offerti, attraverso la pubblicazione delle informazioni visibili a tutti i ciittadini (rette, servizi offerti, posti disponibili, tipologia dell’utenza) e avere l’aggiornamento dei dati e assolvere automaticamente il debito informativo mensile nei confronti dell’Asl.

    Il progetto, che non prevede costi per le strutture, ha già ottenuto l’interese è l’adesione di tutte le 60 RSA.

    tratto da: Modello unico per le case di riposo Le liste d’attesa gestibili on-line – Cronaca – L’Eco di Bergamo.


    ASSISTENZA A DOMICILIO E RSA: quali risposte agli anziani non autosufficienti?, Convegno del Sindacato Pensionati Cgil Como, auditorium Don Guanella via T. Grossi 18, 21 ottobre ore 9,20-13,30

    Programma

    Il   sistema delle Residenze Sanitarie Assistenziali, come modo prevalente di rispondere alla non autosufficienza degli anziani, sta entrando in difficoltà: crescita dei costi nella gestione delle strutture, mancato adeguamento della quota sanitaria, difficoltà delle famiglie a sostenere le rette, problemi di insolvibilità che si scaricano sui Comuni.

    Occorre     nell’interesse primario    degli anziani, ma anche nell’interesse delle RSA e di tutte le istituzioni, trovare un nuovo equilibrio.

    Il grado di non autosufficienza degli anziani ricoverati e i bisogni di personalizzazione richiedono un adeguato finanziamento pubblico e richiedono di affrontare in modo equo e sostenibile i temi della responsabilità e della compartecipazione dei ricoverati e delle loro famiglie.

    Ma soprattutto va potenziata una risposta integrata nel territorio e una più estesa e qualificata assistenza domiciliare.

    ore 9.20 Le RSA nel comasco e la risposta nel territorio alla non autosufficienza degli anziani

    Amleto Luraghi

    Segretario generale Spi Como

    ore 9.50      Le prospettive del sistema regionale

    per la non autosufficienza

    Gambarelli Giuseppe

    Dipartimento negoziazione Spi Lombardia

    ore 10.10 Qualità del sistema RSA nel comasco e attività dei CeAD

    Dott. Marco Orsenigo

    UOS Anziani/Disabili ASL di Como

    ore 10.30 pausa caffè

    ore 10.40 dibattito

    sono previsti interventi di responsabili RSA, PdZ, assistenti sociali, Auser, Fp Cgil, esperti, etc.

    ore 12.30 intervento Dott.ssa Isabella Cerofolini Responsabile UOC Fragilità ASL di Como

    ore 13.00 conclusioni di Claudio Dossi Segretario Spi Lombardia

    ore 13.30 buffet


    Luciana Quaia, carteggio fra psicologi in tema di formazione permanente nelle RSA

    Gent.ma Dr.ssa Quaia,
    sono una Psicologa, formata in Neuropsicologia, e collaboro come consulente in una casa di riposo per poche ore alla settimana. Lavorare con gli anziani è sempre stata la mia passione; passione che si è concretizzata in itinere con la mia formazione universitaria e professionale.
    Date le poche ore alla settimana (6 ore), sto cercando di gestire al meglio le mie competenze all’interno della RSA. Mi occupo di valutazione neuropsicologica, anche se limitata alla somministrazione di Mini Mental e GDS, e sto attivando gruppi di riabilitazione cognitiva per alcuni ospiti.
    Allo stesso tempo cerco di contattare periodicamente i familiari, supportandoli non solo all’ingresso dell’ospite in struttura, ma anche per tutto il periodo di permanenza… ma, mi creda, non è affatto facile!
    Mi è stato proposto anche di condurre corsi di formazione per gli operatori della casa di riposo dove lavoro, in quanto emerge una notevole difficoltà di questi ultimi sia di lavorare assieme in èquipe sia di comunicare e relazionarsi in maniera adeguata all’ospite ed alla famiglia.
    Data la Sua esperienza, Le chiederei gentilmente, se potesse darmi qualche suggerimento, anche bibliografico e, soprattutto pratico, rispetto a come impostare tali corsi. Inoltre, Le vorrei chiedere se esistono dei protocolli di riferimento a cui posso attingere per compilare una sorta di scheda dell’ospite e monitorare il funzionamento cognitivo e non solo nel corso della sua permanenza in struttura. Infatti, le informazioni richieste in una casa di riposo non sono le stesse raccolte in un ambulatorio di Neuropsicologia piuttosto che in ambito privato.
    La ringrazio per la Sua disponibilità ed attenzione.
    In attesa di un Suo gentile riscontro, Le porgo i miei più cordiali saluti.
    In fede,
    (lettera firmata)
    Gentile Federica, mi scuso per il ritardo con cui rispondo alla sua comunicazione. Sono lieta della passione che la spinge in un lavoro così complesso e delicato quale è l’anziano istituzionalizzato. Direi che per il risicato monte ore settimanale si sta già muovendo con destrezza e professionalità.
    E’ vero che i familiari richiedono una grande disponibilità all’ascolto e all’incoraggiamento continuo, soprattutto nei casi più difficili e laddove i loro congiunti non possiedono più sufficienti abilità cognitive per sostenere una valida comunicazione. D’altro canto se la casa di riposo diventa la nuova abitazione dell’anziano, è inevitabile farsi carico anche dei suoi affetti più vicini.
    Il quesito che mi pone sul come impostare la formazione è, per certi versi, più semplice da farsi che da spiegarsi. Esiste una letteratura molto corposa su tale argomento e in particolare sulla formazione agli adulti in servizio. Rispetto a ciò che mi racconta della sua esperienza, vale la pena di gettarsi nella conduzione di gruppi di discussione, piuttosto che in programmi formativi di cui peraltro c’è un’offerta mastodontica proprio sui temi da lei citati.
    Lei è già una presenza e conosce gli ospiti, le famiglie, gli operatori … Potrebbe proporre una serie di argomenti da elaborare all’interno di ogni incontro di gruppo con il personale, per raccogliere i loro punti di vista, la lettura dei punti di forza e di debolezza del loro lavoro, le difficoltà che percepiscono a contatto con l’anziano, la loro personale visione della vecchiaia, le eventuali paure di misurarsi con la cronicità, l’inguaribilità, la morte.
    Nell’ascolto dei loro elaborati (raccolti per esempio in forma scritta dietro una presentazione di domande aperte) può intervenire anche con dei concetti teorici o delle letture specifiche scelte da lei a priori.
    Posso affermare che in tanti anni di lavoro e in sedi diverse,, ho sempre notato che agli operatori piace raccontarsi e ascoltarsi, piuttosto che assistere a lezioni frontali teoriche o di troppi contenuti.
    Un esempio tradotto in libro da una nostra collega è:  Sulla nostra pelle. Il corpo dell’operatore nel lavoro di cura, di Giovanna Perucci ed. CarocciFaber, dove appunto l’oggetto è la riflessione sul corpo. Giusto per fornirle con concretezza il risultato di un percorso formativo in cui viene adottato tale metodo.
    Sui temi da trattare, potrebbe essere già un’indagine preliminare da condurre con il coinvolgimento degli operatori: una lista di argomenti sul piano organizzativo, relazionale, emotivo in cui si chiede di scegliere quello ritenuto più adeguato.
    Rispetto ai protocolli di riferimento, non mi dice in quale casa di riposo lavora. Se è qui in Lombardia, le schede sono già “preconfezionate” dalla Regione con idee molto chiare circa i parametri di riferimento e frequenza di compilazione.
    Sono schede molto tecniche. Io in genere mi costruisco mie personali schede di osservazione, nelle quali la valutazione cognitiva passa, ahimé, solo attraverso il MMSE. Cerco di monitorare altri indicatori che poi confronto col personale educativo rispetto alle modalità di partecipazione dell’ospite alla vita della casa, al gradimento delle attività proposte, al tipo di relazione che presenta con gli altri ospiti, all’umore.
    Oggigiorno, purtroppo, la maggior parte degli utenti sono persone assai compromesse, molte delle quali con gravi disturbi cognitivi, per cui diventa ancor più necessario porsi domande sulle scelte delle attività e sulle finalità che si vorrebbero ottenere rispetto la qualità di vita dei propri ospiti. Anche in questo caso il rapporto coi familiari può rivelarsi di aiuto per il “riassemblaggio” della storia dei nostri anziani: una scheda biografica – che quindi non sia solo lo specchio anamnestico o clinico – è uno strumento di grande interesse per tutti, visto e considerato che la vicinanza alla cronicità e al disagio pone limiti nel considerare il vecchio malato come una persona che ha avuto un passato.
    Non so se ho risposto alle sue domande. Credo che in questo settore ogni operatore può costruire sue griglie di lettura del contesto in cui lavora.
    Un pizzico di creatività e voglia di costruire reti di connessione sono un ulteriore incentivo a rendere il lavoro di équipe qualcosa di  gravoso certamente, ma anche indispensabile per sentirsi efficaci a tutto tondo.
    Le invio un caro augurio di buona continuazione e la saluto cordialmente
    Luciana Quaia
    p.s. non so come sia arrivata a me, comunque se mi cerca su google troverà il mio curriculum dove sono indicati gli argomenti che nel corso di questi anni ho trattato con le varie figure professionali che si occupano di anziani
    Gent.ma
    Dr.ssa Quaia,
    La ringrazio per aver risposto alla mail, così come per l’attenzione dimostratatami.
    I Suoi consigli sono davvero preziosi, sia rispetto alla relazione con i familiari dell’anziano istituzionalizzato sia rispetto alla formazione del personale.
    In questo ultimo caso, ho trovato molto interessante la Sua proposta di affrontare con il personale della struttura presso la quale lavoro una serie di argomenti all’interno di gruppi di discussione, piuttosto che condurre dei corsi di formazione veri e propri. Infatti, essendo io stessa una consulente della casa di riposo, non so quanto questi corsi da me condotti potrebbero essere efficaci. Ho letto la sintesi del libro da Lei citato e ritengo possa essermi utile in questo senso.
    Per quanto riguarda la costruzione di una scheda “psicologica” dell’anziano istituzionalizzato, La ringrazio per i suggerimenti dati. Io lavoro in  (…) che ospita (…). Sulla base delle Sue indicazioni sto costruendo una scheda adatta alle esigenze della casa di riposo, così come una griglia per il monitoraggio delle attività condotte.
    Mi sono permessa di conttatarLa in quanto letti i Suoi libri e osservando nel Suo curriculum i corsi da Lei tenuti (come ad esempio il corso di Riabilitazione Cognitiva), ho supposto che data la Sua esperienza e formazione professionale potesse rispondere ai miei quesiti. E così è stato.
    Colgo l’occasione per ringraziarLa ancora dell’aiuto datomi e nella speranza di poter seguire qualche corso che sarà da Lei tenuto, Le porgo i miei più cordiali saluti.
    In fede,
    (lettera firmata)

    Istat, Struttura e attività degli istituti di cura

    Periodo di riferimento: Anno 2006
    Diffuso il: 20 settembre 2010


    Nelle tavole, disponibili in download, sono presenti i dati e gli indicatori riferiti all’anno 2006 sulla struttura e le attività degli istituti di cura. Le informazioni sono elaborate dall’Istat a partire dai dati rilevati dal Ministero della Salute.

    Il Ministero, mediante appositi modelli di rilevazione (modelli Hsp), nell’ambito del Sistema informativo sanitario, rileva informazioni sui dati anagrafici degli istituti di cura pubblici e privati, le caratteristiche organizzative, i posti letto ordinari e in day hospital, le apparecchiature tecnico-biomediche di diagnosi e cura e di attività dei reparti ospedalieri.

    Accanto a un’analisi temporale del fenomeno, riferita agli anni 2003-2006, i dati e gli indicatori per il 2006 sono presentati a livello nazionale e a livello di dettaglio regionale e provinciale.

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    per informazioni
    Servizio Sanità e Assistenza
    Raffaella Amato
    tel. 06 4673.7238
    raamato@istat.it

    Centro diffusione dati
    tel. 06 4673.3102-3-5-6
    fax 06 4673.3101-7
    cont@ct centre

    Sportello per i giornalisti
    tel. 06 4673.2243-44
    fax 06 4673.2239-40
    cont@ct centre

    Struttura e attività degli istituti di cura.


    RSA Ca’ Prina di Erba (Como): Obiettivi e Carta dei servizi 2011

    La missione aziendale prevede che l’accoglienza delle persone anziane non sia limitata al semplice assistenzialismo, ma orientata all’applicazione di prestazioni sanitarie, infermieristiche e riabilitative efficaci, accompagnate da una forte azione di integrazione e promozione umana.

    Gli strumenti per raggiungere tale scopo sono:

    • la formazione continua del personale, al fine di sostenere, negli Operatori, la motivazione nel “lavoro di cura” ed il continuo aggiornamento della preparazione professionale;
    • l’apertura della Casa al territorio, al fine di instaurare forme di collaborazione con le Istituzioni presenti nel tessuto civile e sociale e, in particolare, con le organizzazioni di volontariato;
    • la ricerca di indicatori per monitorare la qualità del servizio erogato determinata dai seguenti fattori: economicità del costo del servizio,  efficienza, efficacia, appropriatezza, continuità, privacy;
    • l’effettuazione di indagini sulla soddisfazione del Cliente: Ospiti, familiari, ma anche operatori, mediante la somministrazione di idonei questionari;

    L’Equipe di Direzione del Sistema di Qualità, composta da tutte le figure professionali che operano all’interno della R.S.A., ha individuato i seguenti obiettivi primari per la Qualità:

    • Miglioramento della Qualità della vita finalizzata alla soddisfazione degli Ospiti, dei loro familiari e di tutti gli operatori che prestano servizio presso la Residenza Sanitario Assistenziale  “Giuseppina Prina”.
      • Orientamento costante al benessere, al soddisfacimento dei bisogni espressi ed impliciti degli Ospiti, dei loro parenti e del personale.
      • Erogazione di un servizio all’Ospite strutturato su due dimensioni:
        -  alta competenza tecnico/professionale, legata alle conoscenze scientifiche ed all’esperienza degli operatori;
        -
        -  alta competenza relazionale, che mette in rilievo il carattere empatico nel rapporto con l’Ospite e la Sua famiglia;
    • Etica al centro della Qualità: consideriamo i valori etici come elementi integrati nel Sistema Qualità, che si fonda sul rispetto della dignità umana dell’Ospite in qualunque condizione di fragilità si trovi.
    • Corresponsabilità: la Qualità è per tutti gli operatori della Struttura un approccio spontaneo, che si fonda sulla responsabilità individuale di ogni singolo collaboratore.
    • Il lavoro in rete: intendiamo perseguire progetti di ulteriore inserimento della RSA nella rete dei servizi a favore dell’Anziano.
    • Definizione dei livelli di servizio tramite l’individuazione di indicatori di efficienza/inefficienza.
    • Rispetto delle normative in vigore (legate ai servizi e/o prodotti forniti).
    • Perseguimento del miglioramento continuo della Qualità.
      • Correzione e prevenzione delle situazioni non conformi, attraverso l’analisi e l’eliminazione delle cause che hanno determinato scostamenti fra i risultati prefissati e quelli ottenuti.
      • Coinvolgimento di tutto il personale impiegato nella Residenza Sanitario Assistenziale  “G.Prina”, il quale deve essere perfettamente al corrente della necessità qualitativa legata alla propria attività.
      • Verifica e riesame sistematico del Sistema Qualità.
      • Ricerca e sviluppo di tecnologie/cure sempre nuove.
      • Riduzione dei costi dovuti a sprechi e ad inefficienze nella conduzione delle attività.

    Per il raggiungimento degli obiettivi aziendali, la R.S.A. mette a disposizione metodi di lavoro e infrastrutture di supporto adeguate per favorire il coinvolgimento del personale ed il miglioramento dell’ambiente di lavoro.

    Periodicamente è valutata l’adeguatezza delle infrastrutture, quali ad esempio strumenti, attrezzature e presidi sanitari, computer, software di sviluppo, collegamenti di rete e tutti gli altri strumenti necessari a garantire il buon andamento dei servizi.

    Particolare attenzione viene posta al rispetto delle normative di sicurezza ed a tutte le normative riguardanti l’igiene ambientale e degli alimenti. Le attività, gli ambienti e le attrezzature di lavoro sono infatti oggetto di costante manutenzione eseguita e registrata secondo quanto previsto dal Sistema Qualità aziendale


    CARTA DEI SERVIZI della CASA RIPOSO COMUNALE “VILLA CITTERIO”, Lezzeno (Como)


    Non autosufficienza, un bivio difficile, II edizione del Forum sulla non Autosufficienza Bologna, Centro Congressi Savoia Hotel 3 – 4 novembre 2010

    Forum sulla Non Autosufficienza - Bologna, 3-4 novembre 2010

    Servono sempre più cure, ma ci sono sempre meno risorse
    NON AUTOSUFFICIENZA, UN BIVIO DIFFICILE

    La sfida va affrontata adesso, perché non c’è più tempo per aspettare. Il 2025 “sembra” lontano, ma probabilmente arriverà prestissimo, e si poterà dietro 2 milioni di anziani in più rispetto ad oggi. Il tasso di “non-autosufficienza” della popolazione aumenterà del 53%, perché i consumi sanitari di un settantenne sono il doppio di quelli di un quarantenne, e quelli di un novantenne sono tre volte tanto. I costi si alzano esponenzialmente, tutti i Governi del mondo devono farvi fronte: l’Inghilterra, ad esempio, ha due terzi dei medici convinti che lo Stato non possa garantire gratuitamente tutte le cure e che alcune categorie di pazienti dovrebbero pagare. L’ex primo ministro Gordon Brown, a suo tempo, aveva caldeggiato l’introduzione di un “National Care Service” per fornire assistenza socio-sanitaria a tutti gli anziani fragili, mentre l’attuale governo Cameron prenderà un’altra direzione, quella degli incentivi fiscali ai privati e del volontariato.

    C’è però anche chi, come Francia, Germania, Austria e Olanda, ha già improntato schemi pubblici a sostegno “totale” della non-autosufficienza da molti anni. E l’Italia? Insieme alla Germania, il Belpaese è quello che registrerà nei prossimi decenni l’invecchiamento più rapido e marcato. Gli italiani sono i più ansiosi all’idea di perdere l’autosufficienza, ma contemporaneamente i più scettici nei confronti di qualsiasi riforma: il 52% (sondaggio Eurobarometro) è contrario all’idea di posticipare il pensionamento, mentre l’eventuale introduzione di un sistema assicurativo ad hoc incontrerebbe i favori di una maggioranza risicatissima. Il problema è che la stragrande maggioranza degli italiani è ferma alle soluzioni “familistiche” , imperniate sulle solidarietà filiali e coniugali (e ovviamente sulle badanti, una “moda” ormai generalizzata). Dura, però, che questa soluzione possa reggere ancora per molto contro l’avanzare della demografia: serve quindi uno sforzo comune, anche finanziario, non solo da parte dello Stato ma anche dei vari attori protagonisti, ovvero aziende, fondi integrativi, assicurazioni private, fondazioni, regioni ed enti locali. Altrimenti l’Italia sarà sopraffatta dall’invecchiamento progressivo, e si troverà di fronte a problemi etici e politici, sul piano dei rapporti inter-generazionale, molto difficili da gestire.

    Di questo e molto altro si parlerà nella II edizione del Forum sulla non Autosufficienza Bologna, Centro Congressi Savoia Hotel  3 – 4 novembre 2010

    Oggi segnaliamo:

    Garanzia dei diritti ad ogni età e condizione: no alla contenzione in tutte le sue forme
    La contenzione non è un atto sanitario, non è prescrivibile e non è protocollabile

    3 novembre 2010, ore 14.30

    Chi paga per la Non Autosufficienza?
    Ripartizione dei costi e ISEE nei servizi per i non autosufficienti

    3 novembre 2010, ore 14.30

    Analisi dei costi e valutazione degli esiti in un Servizio per la Salute Mentale. Evoluzione dell’organizzazione tra budget e qualità dell’offerta
    4 novembre 2010, ore 14.30

    Diritto all’assistenza e sostenibilità economica; strumenti di valutazione dell’utenza per la qualità e per la razionalizzazione della spesa.
    Norme, esperienze e sperimentazioni.

    4 novembre 2010, ore 14.30


    SANITA’, ASSISTENZA e Non Autosufficienza, Le proposte di CGIL, CISL e UIL della Lombardia, 26 luglio 2010

    SANITA’ e ASSISTENZA

    Le proposte di CGIL, CISL e UIL della Lombardia

    Il 26 luglio 2010  si e’ tenuto un incontro, chiesto dalle confederazioni regionali

    sindacali CGIL CISL UIL insieme al sindacato unitario dei pensionati e della

    sanità, con l’Assessore alla sanità della Regione Lombardia

    Le  scelte  che  Regione  Lombardia  opererà  a  seguito  della  riduzione  dei  trasferimenti  di

    risorse  alle  Regioni  a  partire  dal  2011  contenuta  tra  gli  interventi  previsti  dalla  recente

    manovra economica del Governo, non devono compromettere la funzionalità del sistema

    sanitario  regionale  e  la  capacità  di  rispondere  ai  bisogni  di  prestazioni  e  cure  richieste

    dalla  popolazione  della  nostra  Regione,  tanto  più  in  considerazione  delle  modifiche

    apportate  dal  maxi  emendamento  che  ha  già  incassato  l’approvazione  al  Senato,  che

    indirizza  la  definizione  dei  criteri  di  riparto  e  allocazione  delle  riduzioni,  da  adottarsi  in

    Conferenza  Stato-Regioni,  anche  con  espresso  riferimento  al  contenimento  della  spesa

    sanitaria.

    A questo proposito riteniamo che si debba invece proseguire il percorso di qualificazione

    dei servizi ed attività sanitarie e socio sanitarie, sia in termini di quantità che qualità dei

    servizi offerti, al fine di promuovere la tutela della salute e benessere sociale dei cittadini,

    confermando innanzitutto le risorse oggi garantite dal FSR.

    L’accordo Stato-Regioni sulla riduzione dei posti letto ospedalieri  prevede in Lombardia la

    chiusura entro il 2012 di ben 5400 posti letto; tale prospettiva interroga profondamente sul

    modello  futuro  a  cui  dovrà  tendere  la  sanità  lombarda,  in  primis  riducendo  la  parte  di

    risorse  destinate  alla  cura  in  struttura  ospedaliera   per  indirizzarle  sulla  fase  di  intercetto

    delle  patologie  e  sulla  loro  prevenzione  e,  in  parallelo,  per  la  diffusa  implementazione  di

    servizi di cura e assistenza sanitaria in un più ampio contesto di domiciliarietà.

    Attualmente in Lombardia vi sono più di 900.000 ultra-settantacinquenni; la previsione, per

    i prossimi anni, è di un incremento annuo di circa 28.000 persone.

    Non  solo  gli  anziani  sono  in  aumento,  ma  è  anche  notevolmente  cambiata  la  loro

    condizione  di  vita.  Sul  piano  sociale  queste  trasformazioni  demografiche  hanno  prodotto

    una  conseguente  rivoluzione  della  domanda  e  la  necessità  di  ripensare  le  politiche  del

    welfare  socio-sanitario;  si  è  verificato  un  cambiamento  nella  richiesta  di  cure:  dalle  cure

    intensive  necessarie  nelle  fasi  acute  delle  patologie,  alle  cure  continuative  nelle  diverse

    condizioni di fragilità.

    Occorre  una  “rivoluzione”  complessiva  del  sistema  dell’offerta  sanitaria,  sociosanitaria  e

    sociale  a  supporto  della  non  autosufficienza,  così  come  una  maggiore  attenzione  a

    realizzare  una  presa  in  carico  “globale”  delle  persone,  di  diverse  età,  in  condizione  di

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    disabilità. Certamente, all’interno di una revisione strutturale dell’intero sistema di welfare,

    questo è uno tra i settori più delicati e strategici.

    Nel  momento  storico  che  stiamo  attraversando  è  indispensabile  qualificare  ulteriormente

    l’area  sociosanitaria  che  si  occupa  di  “long  term  care”,  prevedere  interventi  per  dare

    maggior appropriatezza all’offerta, puntare sull’integrazione delle risorse, sia economiche

    che professionali, a livello territoriale e su un nuovo coinvolgimento dell’associazionismo,

    del volontariato e del terzo settore, che faccia perno su un ruolo di integrazione tra servizi

    con  un  forte  ruolo  del  pubblico  nel  coordinamento  e  controllo  dei  servizi  offerti,  non

    rinunciare definitivamente anche alla gestione diretta.

    Occorre individuare modalità diverse di risposta alla cronicità, tenendo sempre al centro la

    persona,  la  famiglia  e  la  qualità  delle  cure  erogate,  riaffermare  la  centralità  del  territorio

    nella  cura  e  nell’assistenza  della  non  autosufficienza  e  delle  patologie  cronico

    degenerative, riconoscendone tutta l’importanza anche attraverso la messa a disposizione

    di risorse sanitarie adeguate.

    Di fatto è da rivedere in termini di efficacia, efficienza e appropriatezza quanto sino ad ora

    realizzato in funzione di una domanda emergente e in continua evoluzione ed espansione,

    ripensando l’assistenza sanitaria nell’ottica dei percorsi di cura in grado di garantire quelle

    cure continue che stanno alla base di ogni bisogno della persona fragile.

    In  tal  senso,  il  sistema  sanitario  non  può  che  essere  partner  indispensabile  del

    sistema sociale e socio-sanitario per la costruzione di questi percorsi.

    Qualsiasi scelta non potrà generare  un ulteriore peso economico per le famiglie, che, alla

    luce  dei  dati  attuali  sulla  crescita  della  compartecipazione  in  capo alle  famiglie  lombarde

    nei costi dei servizi, risulta essere più elevata che in altri contesti regionali. A nostro avviso

    va invertita la tendenza.

    A tale proposito è necessaria una verifica sull’evoluzione numerica e territoriale dei posti

    letto  di  medicina  generale  e  di  geriatria  negli  ospedali  lombardi,  al  fine  di  una  compiuta

    analisi  sulla  necessità/opportunità  di  aumentarne  il  numero  e  la  diffusione  territoriale,

    invertendo  la  tendenza  messa  in  atto  negli  scorsi  anni,  dove  di  ogni  due  posti-letto  di

    geriatria è avvenuta la conversione in un posto-letto di specialistica.

    E’  sempre  più  urgente  la  necessità  di  sviluppare  una  fase  intermedia  delle  cure  tra

    ospedale e territorio dedicata alla valutazione delle situazioni più complesse e ad orientare

    la persona e la famiglia nei successivi percorsi assistenziali, attraverso la conversione di

    posti letto per la realizzazione di strutture intermedie finalizzate:

    • alla riabilitazione, settore oggi non di rado utilizzato impropriamente e mal distribuito

    tra diversi territori con alcuni significativi sotto dimensionamenti

    • degli attuali 7500 p.l. ospedalieri di riabilitazione 6500 sono di specialistica, dove la

    durata del ricovero si attesta sui 20/23 gg., mentre è circa il doppio nei 1000 posti di

    riabilitazione geriatrica

    • occorre  intraprendere  il  percorso  per  invertire  il  rapporto  tra  riabilitazione

    specialistica  e  geriatria,  mirando  a  compensare  una  riduzione  di  posti-letto  nella

    specialistica con un significativo innalzamento di quelli in geriatria;

    2/7

    • alla  stabilizzazione  del  quadro  clinico  con  la  prosecuzione  delle  cure

    mediche/infermieristiche  nella  fase  di  convalescenza  e  all’orientamento

    assistenziale  che  preveda,  a  seguire,  il  rientro  a  domicilio  o  in  strutture  adeguate,

    anche  mediante  una  diffusa  riconversione  dei  piccoli  ospedali  inseriti  nei  diversi

    contesti territoriali

    • Al  “buon  morire”  per  le  persone  la  cui  prognosi  prevede  un  breve  tratto  di  vita

    successiva alla dimissione ospedaliera, potenziando gli hospice e prevedendo posti

    letto in RSA senza carico economico sulla persona e i suoi familiari.

    L’obiettivo del 2011 per realizzare una diffusa e efficace implementazione delle cure

    intermedie su tutto il territorio regionale non è procastinabile

    A tal fine, essendo in atto da tempo la sperimentazione di alcuni posti di cure intermedie,

    è indispensabile una approfondita analisi degli esiti ad oggi prodotti, che tenda, tra l’altro,

    ad accertare:

    • Numero di posti letto sperimentati
    • Luogo di sperimentazione: territorio, RSA, aziende ospedaliere
    • Organizzazione, con particolare riferimento a:

    o  Numero di posti in ogni territorio

    o  Personale addetto

    o  Tipologie professionali

    o  Responsabile della gestione

    • Figure/strutture invianti presso il servizio di cure intermedie (primario, MMG, RSA)
    • Durata media della degenza in p.l. cure intermedie
    • Prevalenti tipologie dei pazienti (in rapporto alle problematiche presentate)
    • Età media dei ricoverati in p.l. cure intermedie
    • Destinazione post-dimissione da p.l. di cure intermedie: domicilio, RSA, Ospice,

    Azienda ospedaliera, Centro riabilitativo

    • Percentuale di decessi (in posti letto di cure intermedie, entro un periodo pre-

    determinato da dimissioni in cure intermedie)

    • Diffusione dell’informazione sull’esistenza e il servizio di p.l. cure intermedie (da

    MMG, da RSA, da ospedali riabilitativi)

    • Analisi della sinergia in essere tra M.M.G, Ospedali, R.S.A.. e responsabili p.l. cure

    intermedie (protocolli operativi, ecc.)

    • Spesa sostenuta per le cure intermedie

    Se una persona fragile, ricoverata in una struttura ospedaliera, terminata la fase di acuzie,

    o  il  periodo  di  permanenza  in  cure  intermedie  o  riabilitative,  necessita  ancora  di  cura  ed

    assistenza continuativa,  deve SEMPRE essere possibile richiedere le dimissioni protette,

    ossia una serie di interventi di prossimità in rete che consentono di preparare e sostenere

    il tessuto familiare  prima che il paziente rientri  al proprio domicilio.

    Oltre  al  medico  ospedaliero,  che  ha  in  cura  la  persona,  il  personale  infermieristico

    responsabile deve essere tenuto -e perciò adeguatamente formato- per dare informazioni

    3/7

    corrette  e  complete  e  spiegare  compiutamente  la  procedura.  In  ogni  struttura  deve

    funzionare  efficacemente  un  servizio  sociale  ospedaliero,  anche  in  collegamento  con  la

    rete territoriale.

    I  protocolli  devono  rendere  obbligatorio,  dando  informazioni  tempestive            alla  famiglia,  la

    probabile data di dimissione  per organizzare anticipatamente e con tempestività la ricerca

    di  servizi  territoriali  che  siano  in  grado  di  dare  sostegno  ed  assistenza  appropriati  e

    continuativi a domicilio quando la persona ricoverata verrà dimessa.

    In caso contrario i protocolli e la prassi devono garantire il diritto della persona e della sua

    famiglia  ad  essere  dimessa  dall’ospedale  solo  quando  si  sia  potuto  organizzare

    efficacemente l’insieme di azioni che caratterizzano le c.d. dimissioni protette.

    Va  resa  pertanto  effettiva  per  tutte  le  strutture  sanitarie  l’obbligatorietà  dei  protocolli  di

    dimissione  protetta  al  fine  di  garantire  la  continuità  delle  cure,  soprattutto  in  fase  di

    dimissione ospedaliera, sia dai reparti che dal Pronto Soccorso, così come, per garantire

    la continuità delle cure nel sistema socio-sanitario e sociale, occorre rendere obbligatori i

    protocolli di trasferimento tra le diverse unità d’offerta.

    A tal fine è evidente la necessità di “mettere in rete” i diversi soggetti del sistema sanitario,

    socio-sanitario  e  sociale  per  sviluppare  un  sistema  informativo  che  favorisca  un

    “linguaggio  omogeneo”  tra  i  diversi  soggetti  della  rete  e  una  raccolta  uniforme  dei  dati;

    sistema  alla  cui  realizzazione  il  sindacato  confederale  è  ben  disponibile  a  dare  il  proprio

    contributo.

    Per garantire la continuità delle cure e della presa in carico occorre che i CeAD, istituiti per

    coordinare l’impiego di tutte le risorse e tutti gli interventi sociosanitari e sociali in ambito

    domiciliare,  diventino  pienamente  operativi  in  tutti  i  distretti  delle  Asl.  E’  un  importante

    servizio che consente alle persone di evitare il disagio del peregrinare da un ente all’altro

    offrendo  loro  direttamente  tutte  le  risposte  necessarie  e  organizzate.    Un  luogo  dunque

    dove  trovare  operatori  e  professionisti  che  sappiano  accompagnare  e  sostenere  nelle

    diverse e numerose problematiche le persone e le famiglie nel prendersi cura dell’altro.

    E’  perciò  indispensabile  che  anche  l’Assessorato  alla  Sanità,  attraverso  le  ASL,

    investa su maggiori, nuove e appropriate professionalità e sulla qualità del servizio

    dei CeAD, per realizzare una vera, costante e completa presa in carico della persona

    e della famiglia.

    E’ necessario operare con sollecitudine per mettere il CEAD davvero al centro della rete

    di  servizi  presenti  e  operanti  nel  distretto  (M.M.G.,  Ospedale,  servizi  in  capo  all’ASL,

    servizi  in  capo  ai  Comuni,  RSA,  CDI,  CDD,  P.L.di  sollievo),  investire  su  una  efficiente  e

    moderna rete informatica dialogante e strutturata tra i vari attori di cui sopra, che coinvolga

    pienamente  tutte  le  strutture  e  figure  sanitarie,  realizzare  momenti  di  formazione  e

    aggiornamento a favore dei soggetti che costituiscono la rete per educare e migliorare la

    relazione  e  il  flusso  di  informazioni,  migliorare  notevolmente  diffusione,  ricezione,

    accessibilità,  comprensibilità,  concretezza  e  semplicità  dell’  informazione  alle  famiglie,

    partendo  dalla  esemplificazione  della  più  ricorrente  casistica  “vissuta”  realmente  nel

    quotidiano.

    4/7

    L’evoluzione  dei  CeAD  deve  essere  accompagnata  da  un  costante  monitoraggio

    congiunto dei due assessorati interessati, tendente ad accertare la progressiva e costante

    implementazione della presenza e del buon funzionamento di CeAD in ogni distretto.

    In particolare per ogni struttura di CeAD è necessario che siano definiti:

    • Orari di attività
    • Orari di accesso del pubblico
    • Figura/e del Responsabile/i  e relativi Enti di provenienza
    • Accessibilità   al/i   Responsabile/i   da parte del pubblico (orari di presenza)
    • Personale  amministrativo  operante  presso  il  CeAD,  loro  tipologia  (coadiutore,

    assistente,  centralinista,  impiegato,  ecc.),  tempi  giornalieri/settimanali  di  presenza

    ed  Ente di  appartenenza

    • Figure professionali sanitarie e sociali operanti nel CeAD, loro tipologia (assistente

    sociale,        ausiliaria,        infermiere,        o.s.s.,       medico,        psicologo,ecc),         tempi

    giornalieri/settimanali di presenza e relativo Ente di appartenenza

    • La figura professionale che prende in carico ogni persona seguita dal CeAD
    • La predisposizione, per ogni persona presa in carico, di una cartella personale con

    indicazione  dei  diversi  fattori  di  bisogno,  dei  suggerimenti  forniti,  dei  servizi  ed

    interventi  attivati,  delle  figure  professionali  coinvolte,  dei  report  sul  grado  di

    soddisfacimento dei bisogni e della loro evoluzione (“diario della presa in carico”)

    • Predisporre modalità per informare la popolazione di riferimento sull’esistenza del

    servizio CeAD, nonché le modalità utilizzate (per via cartacea, attraverso manifesti,

    volantini,  opuscoli,ecc),  la  distribuzione  alle  famiglie,  ambulatori,  ospedali,  Rsa,

    consultori,ecc.,  su  stampa  locale  (quotidiani,  periodici  dei  Comuni,  delle

    parrocchie,delle  associazioni,  ecc.),  per  via  radiofonica  o  televisiva  e  con  quale

    frequenza.

    L’RSA si configura sempre più come un contenitore che fatica ad offrire servizi appropriati

    (il  25%  degli  ospiti  presenta  bassi  livelli  di  complessità  assistenziale  mentre  più  del  30%

    degli anziani ricoverati presenta livelli di complessità sanitaria molto elevata, così come si

    evidenzia sempre più la minor durata di ricovero delle persone).

    Da  tempo  le  RSA  denunciano  una  difficoltà  di  sistema  che  deriva  dal  mancato  pieno

    riconoscimento della quota a carico del SSN; è necessario pensare a un diverso modello

    di  valutazione  della  spesa  sanitaria  nelle  RSA  per  una  sua  diversa  remunerazione,  così

    come  il  tema  del  dumping  contrattuale  presente  nel  settore,  determina  condizioni  di

    disparità significative con ricadute anche sulla qualità dei servizi.

    La Regione è intervenuta a sostegno di alcune patologie, quali COMI e SLA, riconoscendo

    la natura prettamente sanitaria della patologia; è necessario  riconoscere questo status ad

    altre patologie altrettanto gravi anche attraverso la diversificazione della risposta ai bisogni

    complessi  (malattie  neurologiche  degenerative,  stati  vegetativi…)  con  la  riconversione  di

    posti letto dedicati e possibile revisione degli standard di assistenza;

    Occorre un ulteriore sforzo di riduzione delle LISTE DI ATTESA: tra gli interventi urgenti vi

    è  quello  di  pensare  ed  organizzare  una  capillare  ed  efficace  azione  informativa  alla

    cittadinanza  al  fine  di  rendere  gli  utenti  pienamente  consapevoli  degli  attuali  tempi  di

    attesa massimi previsti da legge e delibere, al fine di garantire la effettiva e consapevole

    scelta delle diverse opzioni possibili tra pubblico e privato.

    5/7

    Un’efficace  azione  di  qualificazione  del  sistema  dei  servizi  sanitari  e  socio–sanitari  è

    correlata  ad  una  politica  ampia  e  complessiva  di    qualificazione  progressiva  di  tutto  il

    personale coinvolto.

    Negli  ultimi  anni  in  Lombardia,  nonostante  le  domande  per  accedere  al  corso  di  laurea

    infermieristica siano in crescita, le Università programmano meno posti di quelli richiesti

    dalla Regione, problematica che rischia di mandare in grave sofferenza il sistema e che è

    presente anche per altre qualifiche, come i tecnici di radiologia e i medici anestesisti.

    La  grave  e  cronica  carenza  di  infermieri  nelle  strutture  sanitarie  e  socio  sanitarie

    lombarde evidenzia la necessità di una nuova e più incisiva attenzione alla pianificazione

    dei  percorsi  universitari,  la  cui  programmazione  va  correlata  all’analisi  e  richiesta  del

    fabbisogno delle professioni sanitarie espresse dal sistema.

    Per questo crediamo sia necessario un ruolo più incisivo della Regione nei confronti del

    sistema universitario.

    Uguale  attenzione,  nell’ambito  della  revisione  dei  modelli  assistenziali,  va  dedicata  alla

    valutazione del fabbisogno delle qualifiche di supporto all’assistenza (OSS), da collegare

    ai percorsi formativi e di riqualificazione, in relazione alle specifiche competenze

    Se  gli  indici  di  virtuosità  del  sistema  sanitario  regionale  con  riferimento  al  personale,

    presentano  una  performance  superiore  alla  media  nazionale,  poiché  nel  tempo  si  è

    sempre più considerata la risorsa umana non solamente  un costo da contenere ma una

    leva  strategica  da  utilizzare  e  di  cui  avvalersi,  allora  a  maggior  ragione,  occorre

    proseguire e rafforzare il percorso di valorizzazione del personale e delle professionalità

    che operano nel sistema, contribuendo al perseguimento di obiettivi di efficienza e qualità

    del SSR, anche attraverso il riconoscimento e l’incremento delle risorse regionali dedicate

    e collegate alla realizzazione di progetti riferiti a macro indicatori di sistema.

    Sono  inoltre  da  favorire  i  percorsi  di  riorganizzazione  del  sistema  delle  cure  e  del

    “prendersi  cura”  delineati  dai  punti  contenuti  nel  presente  documento,  integrando  la

    valorizzazione del personale pubblico sanitario e socio-sanitario con quella del personale

    operante nelle unità d’offerta sanitarie e sociosanitarie accreditate gestite dal privato.

    Regione Lombardia dovrà verificare e favorire la piena applicazione dei CCNL, ponendola

    quale condizione di accreditamento, tra le altre, per i soggetti privati e del privato sociale.

    Ciò anche in considerazione del fatto che, in un sistema sanitario in cui operano aziende

    accreditate  sia  pubbliche  che  private,  sulla  base  del  possesso  di  requisiti  definiti  da

    norme  regionali  e  nazionali,  percependo  identiche  tariffe  per  le  diverse  tipologie  di

    prestazioni  rese  ai  cittadini,  si  deve   evitare  una  competizione  fondata  sul  risparmio  del

    costo del lavoro  e il dumping contrattuale; piuttosto favorire la competizione svolta sulla

    capacità  di  valorizzare  competenze  e  definire  modelli  organizzativi  capaci  di  rispondere

    efficacemente e con qualità alle esigenze e ai bisogni di salute dei cittadini.

    In tale prospettiva è necessario che Regione Lombardia favorisca, l’avvio di  un percorso

    tendente  a  recuperare  il  cronico  ritardo  con  cui  si  rinnovano  i  Ccnl  della  sanità  privata,

    6/7

    riallineando  in  tal  modo  le  retribuzioni  di  tutti  lavoratori  che  contribuiscono  al

    funzionamento del SSR.

    La  miglior  espressione  delle  competenze  e   della  professionalità  del  personale  di  un

    settore  ad  alta  specializzazione  qual  è  quello  sanitario  e  socio-sanitario  si  realizza  a

    partire  dalla  stabilità  e  continuità  del  rapporto  di  lavoro,  fattori  questi  di  rafforzamento  e

    miglioramento della qualità dei servizi.

    E’   pertanto  necessario  completare  il  processo  di  stabilizzazione  del  personale  precario

    del comparto e della dirigenza degli enti del servizio sanitario regionale, anche per dare

    una  risposta  di  garanzia  occupazionale  in  una  fase  caratterizzata  da  grandi  difficoltà  di

    tenuta  del  mercato  del  lavoro  nella  nostra  regione,  nell’ottica  di  una  concreta

    valorizzazione di tutte le risorse umane operanti nel sistema.

    Infine, in un’ottica di verifica dell’ottimizzazione delle risorse, in termini di qualità, efficacia

    ed  efficienza  dei  servizi  erogati,  si  pone  oggi  la  necessità  di  fare  il  punto  sulle

    sperimentazioni gestionali in atto per valutarne gli esiti.

    Milano, 26 luglio 2010


    Loreto: Corsi di formazione per volontari alla Fondazione Pro Hospice • Vivere Ancona

    Il Consiglio Direttivo della Fondazione “Pro Hospice”, composto dal Comune di Loreto, dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Loreto e dalla Fondazione Opere Laiche e Casa Hermes, in seguito al crescente numero di richieste da parte dei “volontari” che offrono la loro disponibilità per cercare di aiutare sia i malati che i familiari che ogni giorno percorrono questo particolare momento della loro vita, ha programmato la realizzazione di uno specifico corso di formazione, la cui finalità sia quella di formare un gruppo di persone a cui poter fare riferimento per le varie necessità legate all’assistenza del paziente dell’Hospice di Loreto, nonché alle case di riposo o ad altre realtà domiciliari del comune di Loreto, dove il sostegno e l’assistenza ai malati in fase di avanzata malattia ed ai loro familiari, costituiscano un sicuro elemento di sostegno, organizzato e coerente, con il mandato della struttura stessa.

    Vai all’intero articolo  Loreto: Corsi di formazione per volontari alla Fondazione Pro Hospice • Vivere Ancona.


    Qualità delle relazioni: una comparazione (ricca di humour) fra la Casa di Riposo e un viaggio in crociera

    Non del tutto attendibile per quanto riguarda i livelli di assistenza,  però molto divertente e di buon gusto umoristico

    Questo video con estensione pps mi è stato inviato da un operatore del settore.

    Paolo Ferrario


    Carta dei servizi 2010, RSA Fondazione Bellaria

    Vai a Sito Fondazione Bellaria, Appiano Gentile (Co)

    Vai a Ferrario Paolo, Bianchi Marisa, Quaia Luciana, La qualità nei servizi socio-sanitari: processi di costruzione della carta dei servizi in una RSA,  Carocci Faber, Roma 2002

    Processi organizzativi e professionali della costruzione della Carta dei servizi della RSA Bellaria nel 2001


    F. Iurlaro, IL PERSONALE NELLE RSA E NELLE STRUTTURE PER ANZIANI Maggioli Editore – Novità marzo 2010 Pagine 258 – F.to cm. 17×24 – ISBN 5330.X Euro 23,40, Maggioli

    Attraverso l’analisi completa, da ogni punto di vista, delle figure professionali di riferimento nei servizi socio-sanitari alla persona, questo nuovo Manuale disegna le linee lungo le quali costruire un management efficace ed efficiente nel gestire risorse e risultati.

    Approfondisce in modo particolare, tre temi fondamentali:
    a) la comparazione delle differenti posizioni contrattuali degli operatori del settore,facenti capo ad ASP, cooperative, profit privati, enti religiosi ed associazioni, con una forte difformità dei trattamenti e dei relativi costi del lavoro,
    b) le forme di esternalizzazione della produzione dei servizi, in gran parte conseguenza delle suddette diseguaglianze, in quanto il prezzo del lavoro esterno è inferiore a quello fornito dai dipendenti,
    c) la figura dell’OSS, essenziale nell’assistenza alla persona fragile.

    Il volume sviluppa tutte le problematiche che un operatore di staff e di line incontra nella sua vita lavorativa presso una RSA o altra struttura assistenziale per anziani, come risulta dal piano dell’opera, così articolato:

    1.
    La normativa nazionale dei servizi alla persona, a partire dalla  Legge 328/2000.

    2.
    La Legge Biagi e il quadro normativo in materia di appalti e somministrazione.

    3.
    Esternalizzazione di servizi: comando di personale in azienda privata.

    4.
    L’organizzazione aziendale.

    5.
    La gestione delle risorse umane nelle organizzazioni
    › Il management oggi.
    › Le risorse umane strategiche.
    › Lo stress lavorativo nelle organizzazioni.
    › Il burnout.
    › Il Mobbing.
    › Indagine sul rischio burnoutmobbing per gli operatori sanitari.

    6.
    La gestione del personale socio-assistenziale e sanitario:
    › Contratti a confronto, ricerca e comparazione sui diversi CCNL: – Agidae – Aias – Anaste – Anffas – Anpas – Avis – Coop sociali – Istituti Valdesi – Misericordie – Uneba – Altri contratti.
    › Tabelle comparative contrattuali.
    › Diritti e doveri dell’OSS nella contrattazione collettiva.
    7.
    Organizzare e gestire il lavoro sociale.


    F. Iurlaro, un’esperienza diretta ultratrentennale, come manager nel settore pubblico dei servizi socio-assistenziali.

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    Istat, L’assistenza residenziale e socio-assistenziale in Italia, 2006

    L’assistenza residenziale e socio-assistenziale in Italia

    argomenti
    Periodo di riferimento: Anno 2006
    Diffuso il: 11 febbraio 2010


    Le tavole contengono i risultati dell’indagine sui presidi residenziali socio-assistenziali al 31 dicembre 2006.
    Le informazioni raccolte riguardano tutte le strutture residenziali in cui trovano alloggio persone che si trovano in stato di bisogno per motivi diversi: anziani soli o con problemi di salute, disabili, minori sprovvisti di tutela, giovani donne in difficoltà, stranieri o cittadini italiani con problemi economici e in condizioni di disagio sociale. Ad un’utenza così eterogenea corrisponde un’ampia varietà di servizi residenziali, sia pubblici che privati, sia del settore “non profit” che con fine di lucro.

    I dati contenuti vengono raccolti ogni anno a partire dal 1999, tramite un questionario postale. L’indagine, dopo alcuni anni di sospensione, è stata riavviata in collaborazione con il Centro interregionale per il sistema informatico ed il sistema statistico (Cisis). In particolare, nelle regioni Piemonte, Veneto, Friuli-Venezia Giulia, Liguria, Emilia-Romagna, Marche, Lazio e nelle Province autonome di Bolzano e Trento, la rilevazione dei dati viene svolta direttamente dai rispettivi Uffici di statistica, secondo criteri concordati con l’Istat. Successivamente i dati raccolti dalle Regioni vengono trasmessi all’Istat, che cura la loro integrazione, validazione ed elaborazione.

    Con riferimento all’anno 2006, si precisa che la Provincia autonoma di Bolzano non ha reso disponibili i dati. La regione Lazio, per la prima volta nell’anno 2006, ha curato autonomamente la fase di raccolta dei dati.

    Le tavole dei dati sono divise in quattro capitoli, il capitolo 1 fornisce una panoramica sul complesso dell’attività nelle strutture residenziali a livello regionale. I capitoli successivi, riportano dati e indicatori relativi agli ospiti accolti nei presidi residenziali socio-assistenziali distinti per età: il capitolo 2 è dedicato ai minori, il capitolo 3 agli adulti e l’ultimo capitolo agli anziani.

    I modelli dell’indagine sono pubblicati nella sezione dedicata allaRilevazione sui presidi residenziali socio-assistenziali.

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    frecciaNota metodologica
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    frecciaIndice delle tavole
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    frecciaTavole
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    per informazioni
    Sanità ed Assistenza
    Tiziana Tamburrano
    tel. 06 4673.4362
    tamburra@istat.it
    Giulia Milan
    tel. 06 4673.7372
    milan@istat.it

    Centro diffusione dati
    tel. 06 4673.3102-3-5-6
    fax 06 4673.3101-7
    cont@ct centre

    Sportello per i giornalisti
    tel. 06 4673.2243-44
    fax 06 4673.2239-40
    cont@ct centr

    L’assistenza residenziale e socio-assistenziale in Italia.


    Ginnastica mentale, come allenare il cervello delle Residenze, di G.C. Giuliani, M.G. Pisa, M.C. Inchiostro Esposito

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    Si litiga in Ca’ d’Industria I dipendenti: scioperiamo – Homepage – La Provincia di Como

    I sindacati Cgil, Cisl e Uil hanno chiesto l’intervento del prefetto Sante Frantellizzi sulla vertenza che li oppone al consiglio d’amministrazione. «Abbiamo proclamato lo stato d’agitazione ed abbiamo intenzione di scioperare – dice Matteo Mandressi – ma dobbiamo mettere in atto, dapprima, il tentativo di conciliazione previsto dalla legge sui servizi pubblici» e manifesta scetticismo fin da ora sul buon esito del tentativo. «Le posizioni sono troppo distanti – sottolinea – la trattativa, dopo una prima riunione, è stata più volte rinviata, non sappiamo quando potremo sederci ancora al tavolo per proseguire e il malessere tra il personale è troppo alto». Ma la vertenza potrebbe essere pagata dagli ospiti che, stando agli ultimi episodi segnalati dalle famiglie, non sono sempre accuditi con tutte le attenzioni del caso.

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    convegno ANASTE 4° Incontro di Convergenza tra Istituzioni e Servizi Residenziali per Anziani RSA E RELAZIONI DI SISTEMA. RIFLESSIONI ED ESPERIENZE

    convegno ANASTE

    4° Incontro di Convergenza tra Istituzioni e Servizi Residenziali per Anziani

    RSA E RELAZIONI DI SISTEMA. RIFLESSIONI ED ESPERIENZE

    si terrà il 27 novembre p.v. presso la Sala Conferenze del centro Servizi di Banca Popolare di Milano, via Massaua n. 6

    Il programma dettagliato e il modulo di iscrizione sono reperibili sul sito www.fondazionemantovani.it alla voce “FORMAZIONE”

    La segreteria organizzativa di Fondazione Mantovani ONLUS è a disposizione per ogni e qualunque problema organizzativo al nr. 02.6455300

    Distinti saluti.

    Fondazione Mantovani ONLUS

    Agenzia Formativa


    I servizi per l’anziano non autosufficiente: bisogni e risorse Mercoledì 14 ottobre ore 15.30 Complesso Santa Maria delle Grazie – Sala S. Domenico Via G. A. Sassi, 3 – Milano

    Network Non Autosufficienza

    INVITO ALL’INCONTRO

    I servizi per l’anziano non autosufficiente: bisogni e risorse

    Mercoledì 14 ottobre    ore 15.30

    Complesso Santa Maria delle Grazie – Sala S. Domenico

    Via G. A. Sassi, 3 – Milano

    Con la collaborazione di:

    INGRESSO LIBERO.

    I Posti sono limitati si prega quindi di confermare la partecipazione a:   golgicenci @alice.it

    SEZIONE LOMBARDIA

    PROGRAMMA

    Introduzione

    Gli anziani non autosufficienti: tra specificità dei bisogni e ampiezza del problemi

    Cristiano Gori e Antonio Guaita  Network Non Autosufficienza

    Relazione

    Riflessioni in merito ai servizi per gli anziani non autosufficienti e alla gestione regionale delle risorse

    Giuseppe Corsini Direzione generale Assessorato Famiglia e Solidarietà Sociale, Regione Lombardia

    Coordina

    Gabriella Salvini Porro  Federazione Alzheimer , Rodolfo Masto   Fondazione Golgi Cenci

    Interventi di

    Anna Banchero, Enrico Brizioli e Marco Trabucchi Componenti del Network

    Conclusioni ore 17.30

    Saranno disponibili copie in omaggio del volume “L’assistenza agli anziani non autosufficienti in Italia: rapporto 2009”  Maggioli Editore, 2009 a cura del Network Non Autosufficienza e  promosso dall’IRCCS – INRCA, Agenzia Nazionale per l’Invecchiamento


    «La badante? Più costosa del ricovero in una casa di riposo»

    Badante o casa di cura? Non è il caso di scomodare i dubbi di Amleto, ma la domanda affligge le famiglie che si trovano a do­ver affrontare la ricerca su come e soprattutto dove sistemare un anziano. Tralasciamo tutti gli aspetti, peraltro assolutamente non secondari, di ordine psico­logico (relativi al fatto che con la badante la persona assistita resta in casa propria) e concen­triamoci solo sugli aspetti pura­mente ragionieristici.

    Secondo uno studio della Camera di com­mercio di Monza sarebbe più vantaggioso la casa di cura. Da­to choc? Indagine sconvolgen­te? Bisogna leggere i dati con la calcolatrice in mano sapendo bene che come tutte le statisti­che vale poi quanto sosteneva Trilussa: che se uno mangia due polli e un altro digiuna, per le statistiche hanno mangiato un pollo a testa. Ebbene, secondo l’indagine il costo medio di una retta mensi­le di una casa di cura lombarda è di 1.650 euro, contro i 2 mila della badante. Il che significa 350 euro risparmiati al mese, ol­tre 4 mila euro all’anno. «La ba­dante messa in regola costa mol­to di più di quello che si possa credere — spiega Renato Mat­tioni, segretario generale della Camera di commercio —. Si par­te da uno stipendio base di 1.300 euro al mese, tredicesima compresa, al quale vanno poi aggiunte una lunga serie di voci che fanno schizzare verso l’alto il compenso».

    Per badante «messa in regola», la Camera di commercio intende una donna a tempo pieno, nel cui stipen­dio sono compresi anche il co­sto legato alla sostituzione per il riposo settimanale, le ferie e il vitto. Sommato tutto, si ottiene così a una cifra che oscilla attor­no ai 2 mila euro e che secondo Mattioni «molto spesso finisce anche per superarla», mentre il costo medio della retta di una casa di cura accreditata al Servi­zio sanitario nazionale lombar­do non supera i 1.650 euro. La media appunto. Perché nello specifico — sempre sendo l’indagine — la provincia più economica è quella di Cremona con una retta mensile di 1.433 euro, seguita a ruota dalle pro­vince di Bergamo e Brescia, do­ve sono state registrare rette mensili di 1.515 e di 1.545 euro.

    A Monza e in Brianza la retta me­dia sale fino a quasi 1.800 euro, ma solo a Varese ha un costo analogo a quello della badante (2.009 euro). Le cifre hanno fatto però stor­cere la bocca a Stefano Carugo, assessore alle Politiche sociali del Comune di Monza, che da poche settimane ha anche atti­vato uno sportello badanti. «So­no numeri che non mi tornano — commenta —. Le case di cu­ra a Monza e a Milano sono mol­to più care di quello che dice la Camera di commercio, si va da un minimo di 2 mila e un massi­mo di 2 mila e 500 euro. Solo se ne scegli una in periferia, lonta­no dai centri abitati, il costo del­la retta scende». Insomma, se­condo Carugo la badante conti­nua a essere più conveniente, anche se le Rsa offrono più ser­vizi. «Appunto — commenta dalla Sportello colf di Cisl di Mi­lano — e sono questi a incidere in modo favorevole alle case di cura. Noi facciamo preventivi di spesa su richiesta e abbiamo no­tato come allo stipendio della badante vanno aggiunti altri co­sti vivi come quello per le medi­cine».

    Riccardo Rosa

    «La badante? Più costosa del ricovero in una casa di riposo» – Milano

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    Scheda riguardante la situazione dell’assistenza sociosanitaria rivolta agli anziani malati non autosufficienti ricoverati presso le residenze protette o Case di Riposo, www.grusol.it

    scheda riguardante la situazione dell’assistenza sociosanitaria rivolta agli anziani malati non autosufficienti ricoverati presso le residenze protette o Case di Riposo “I diritti vanno garantiti. A proposito dell’assistenza sociosanitaria agli anziani non autosufficienti nelle residenze protette della regione Marche“. La scheda analizza il quadro dell’assistenza fornita sulla base della normativa nazionale e regionale di riferimento.

     
    L’analisi integra la precedente sulla situazione situazione delle Residenze sanitarie assistenziali (RSA) per anziani nelle Marche Le residenze sanitarie per anziani (RSA) nelle Marche. L’ improcrastinabile regolamentazione 
    www.grusol.it/vocesociale/20-04-09.PDF.

    www.grusol.it/vocesociale/05-05-09.PDF

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    Deliberazione della Giunta Regionale Piemonte 6/4/2009 n. 3911190 (BUR 16/4/2009 n. 15) Riordino delle prestazioni di assistenza tutelare socio-sanitaria ed istituzione del contributo economico a sostegno della domiciliarita’ per la lungoassistenza di anziani non autosufficienti. Estensione dei criteri per la compartecipazione al costo delle prestazioni di natura domiciliare di cui alla D.G.R. n. 37-6500 del 23.7.2007.

    Deliberazione della Giunta Regionale Piemonte 6/4/2009 n. 3911190 (BUR 16/4/2009 n. 15)

    Riordino delle prestazioni di assistenza tutelare socio-sanitaria ed istituzione del contributo economico a sostegno della domiciliarita’ per la lungoassistenza di anziani non autosufficienti. Estensione dei criteri per la compartecipazione al costo delle prestazioni di natura domiciliare di cui alla D.G.R. n. 37-6500 del 23.7.2007.

    NONPROFITONLINE

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    Promuovere un’assistenza di qualità agli anziani (scheda a cura del Centro Maderna) Quality care for quality aging: European indicators for Home Health Care

    Promuovere un’assistenza di qualità agli anziani (Centro Maderna)    Quality care for quality aging: European indicators for Home Health Care è il nome del progetto transnazionale di ricerca selezionato per essere finanziato sulla linea di programmazione europea PROGRESS – Promoting quality of social services of general interest.
    Il progetto è stato presentato dalla Regione del Veneto in partenariato con Regione Basilicata Dipartimento Salute, Sicurezza e Solidarietà Sociale, Servizi alla Persona e alla Comunità (Italy), Centro di Iniziativa Europea (Italy), Centre Public d’Action Sociale (CPAS) de la Ville de Bruxelles (Belgium), City of Helsinki – Social Services Departmental (Finland), National Union of Social Action Community Centres (France), Technologie-Netzwerk Berlin e. V. (Germany), Municipality of Halandri (Greece), Institut Municipal de Salut i Benestar Social – Municipality of Terrassa (Spain), Fundación Comunidad Valenciana – Región Europea (Spain).
    Il progetto si focalizza sui servizi di assistenza domiciliare e domiciliare integrata, con l’obiettivo di realizzare un’analisi sociodemografica comparativa dei trend evolutivi connessi alle condizioni di salute della popolazione anziana in ogni singolo Paese partner di progetto, un’analisi della legislazione europea, nazionale e regionale sulle politiche di long term care, in particolare per quanto riguarda i servizi di assistenza domiciliare, un album transnazionale delle buone pratiche e delle linee guida per il monitoraggio e la valutazione nei servizi di assistenza domiciliare, un set di indicatori di efficacia ed efficienza per il monitoraggio della qualità nei servizi di assistenza domiciliare.

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    La qualità nelle residenze per anziani non autosufficienti (scheda a cura del Centro Maderna)

    La qualità nelle residenze per anziani non autosufficienti (Centro Maderna)   
    Il manuale illustra le caratteristiche richieste dalla Norma ISO e quelle tecnico-professionali inerenti a un accreditamento di eccellenza. Il modello proposto, finalizzato al miglioramento e alla promozione della qualità, costituisce uno strumento base per guidare le organizzazioni e gli operatori dell’assistenza a valutare la propria realtà, individuare le opportunità di crescita, definire obiettivi e percorsi, misurare i risultati.
    Il volume è articolato in sei sezioni:
    1. Politica e obiettivi.
    2. Strutture, risorse umane e tecnologiche.
    3. Organizzazione, procedure e gestione.
    4. Umanizzazione e tutela dei diritti.
    5. Strumenti di miglioramento continuo della qualità.
    6. Gestione documentazione e dati.
    (Dal sito dell’editore)

    Guala A., Gallia B., Cazzulino L., Garbella P., “Sistema di gestione per la qualità delle residenze per aziani non autosufficienti. Manuale di autovalutazione”, Maggioli Editore, 2009, pp. 120.

    (News del 29-04-2009)

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    Veneto. Residenzialit� extraospedaliera per anziani non autosufficienti e disabili

    Veneto. Residenzialità extraospedaliera per anziani non autosufficienti e disabili

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    Trevisani Barbara, Baraghini Gianfranco, “Una residenza per anziani: un sistema di garanzia della qualità e della sicurezza. Guida allo sviluppo di un sistema di gestione per l’accreditamento e/o la certificazione”, Franco Angeli, Milano, 2008, pp. 224,

    Il sistema Qualità nelle case di riposo (Centro Maderna) Lo sviluppo dei sistemi di gestione della qualità, indipendentemente dall’approccio seguito (accreditamento, ISO 9000, ecc.) rappresentano ancora oggi l’unico approccio credibile in grado di supportare lo sviluppo di un’organizzazione capace di garantire qualità e sicurezza. Ne fanno fede una serie di esperienze del settore sanitario ma soprattutto il fatto che le istituzioni hanno identificato nell’accreditamento istituzionale quel sistema di regole che ogni struttura deve rispettare per garantire livelli minimi di qualità, prima per il sistema sanitario ed ora per quello socio-sanitario. Gli autori del volume, forti dell’esperienza decennale nello sviluppo di sistemi Qualità nel settore sanitario, descrivono gli elementi principali di un’esperienza diretta portata avanti presso la casa di riposo Nevio Fabbri di Molinella (BO) caratterizzata da un approccio ai problemi che ha evitato contrapposizioni di pensiero (certificazione, accreditamento, …) per entrare nel merito dell’organizzazione e rispondere all’esigenza delle istituzioni di dare evidenza dei livelli di qualità e sicurezze garantite, come sempre più fortemente richiesto dai cittadini.
    (Da: www.francoangeli.it)

    Trevisani Barbara, Baraghini Gianfranco, “Una residenza per anziani: un sistema di garanzia della qualità e della sicurezza. Guida allo sviluppo di un sistema di gestione per l’accreditamento e/o la certificazione”, Franco Angeli, Milano, 2008, pp. 224, € 24,00.


    Luciana Quaia, Sostenere la domiciliarità: un progetto sperimentale per le famiglie che assistono un malato Alzheimer, in I Luoghi della Cura n. 1, 2005, pagg 19-25


    Patrizia Taccani: recensione di Paolo Ferrario, Marisa Bianchi, Luciana Quaia, La qualità nei servizi socio-sanitari. Processi di costruzione della Carta dei servizi in una RSA, Carocci editore, Roma 2002

    Recensione di Patrizia Taccani a:

    Paolo Ferrario, Marisa Bianchi, Luciana Quaia, La qualità nei servizi socio-sanitari. Processi di costruzione della Carta dei servizi in una RSA, Carocci editore, Roma 2002

    Il testo è diviso in tre parti strettamente collegate come possono esserlo tre tappe di un unico itinerario pensato e progettato insieme dai tre Autori, e successivamente ripercorso insieme. Nella prima parte siamo condotti lungo un iter storico-istituzionale che ci consente di capire l’intreccio sistemico tra le istanze e le pressioni in tema di qualità dei servizi da parte della società civile diversamente rappresentata e le iniziative legislative e amministrative in parte orientate a rispondere, in parte “costrette” a entrare in conflitto con la domanda stessa di qualità, nel momento in cui presentino come obiettivo centrale il contenimento della spesa economica. Già la proposta di leggere gli aspetti di possibile ambivalenza del dato giuridico-amministrativo rende il lettore avvertito degli aspetti di complessità del problema e lo preserva dall’assumere una visione troppo “romantica” dei percorsi per la qualità. Di particolare interesse l’approfondimento della valenza comunicativa della Carta dei servizi e, ancor più, il senso di una costruzione della Carta fatta dall’interno del contesto di servizio. Sono particolarmente illuminanti i due verbi usati “rispecchiarsi” e “affacciarsi alla finestra” (p.37) per definire gli obiettivi di tale strumento: la Carta come strumento per osservarsi, che significa anche la sua costruzione attraverso una forte partecipazione delle componenti professionali del servizio, e la Carta come strumento per farsi conoscere, per entrare in contatto con i soggetti esterni: utenti reali o potenziali, forze sociali, altri enti, associazioni. Accompagnati da questa immagine/metafora ci si può avviare lungo l’itinerario che conduce appunto dal quadro delle politiche sociali in tema di qualità e della legislazione sulle Carte dei servizi (Paolo Ferrario), per raggiungere e conoscere un luogo (RSA Bellaria di Appiano Gentile in provincia di Como) in cui si è attuata una sperimentazione di redazione della Carta unitamente a un progetto qualità, attraverso le parole di chi occupa un punto di osservazione di particolare rilievo, quello di direzione della residenza (Marisa Bianchi), sino alla rilettura del processo di miglioramento della qualità che mette il luce tutto il lavoro di cura necessario per poter passare dal “dover essere” in tema di qualità al “che cosa è possibile fare e si è fatto” per la qualità stessa (Luciana Quaia). Nella seconda parte dunque, il lettore conosce da vicino il contesto di una residenza sanitaria-assistenziale in cui si è realizzata la costruzione della Carta dei Servizi come punto di arrivo di un processo in parte quasi “inconsapevole”, a sua volta punto di partenza per una revisione dei processi di lavoro in aree specifiche : qui, oltre a vedere il luogo fisico, a incontrare i soggetti, a percepire i passaggi di clima e di stile di lavoro dal lontano 1864 anno in cui la casa fu fondata per accogliere otto ammalati di pellagra, sino all’oggi in cui la RSA Bellaria è dimora di centoventisette persone anziane quasi tutte gravemente disabili, si è chiamati a interrogarsi, insieme a chi scrive, sulle possibili contraddizioni tra l’aspirazione a migliorare la qualità del servizio e l’applicazione di metodologie di lavoro ad essa finalizzate che tuttavia richiedono tempi per l’elaborazione e la socializzazione più ampia, tempi per l’applicazione, tempi per la valutazione e si basano fondamentalmente sul coinvolgimento diretto degli operatori nei gruppi di lavoro: “il lavoro dal basso presenta vantaggi e svantaggi”. (p.119) Nella terza e ultima parte Luciana Quaia, psicologa consulente nella RSA, fornisce da subito al lettore le chiavi interpretative da tenere presenti nella rivisitazione del processo di miglioramento della qualità che andrà a descrivere e a valutare, sintetizzabili nei concetti di “pluralità e intreccio dei protagonisti della qualità” (anziani, familiari, operatori, ambiente) e di empowerment riferito a ciascuno di loro. Il processo viene ricostruito con precisione non disgiunta da partecipazione emotiva: come del resto sottolinea l’autrice, il processo di lavoro di gruppo ha visto intrecciarsi momenti di ricerca di strumenti e di metodologie finalizzati ad una traduzione squisitamente tecnica a momenti di creatività capaci di motivare, sostenere e “accendere” anche le fasi più faticose che dovevano portare a identificare i fattori di qualità, a trovarne gli indicatori, ad approcciarsi al concetto di standard. (p.160). E’ probabile che un metodo di lavoro di ricerca con queste caratteristiche abbia di gran lunga facilitato l’acquisizione della consapevolezza raggiunta dal gruppo al termine di una prima fase, che “molti degli obiettivi di miglioramento via via delineati dal gruppo erano inerenti alla sfera relazionale e implicavano un impegno personale che non poteva semplicemente essere esposto in “tabella”, quasi fosse un elemento quantizzabile o acquistabile…” (p.169). Come dire che il lavoro di ricerca si è caratterizzato dall’essere anche formativo e auto-formativo. Di notevole interesse il capitolo dieci che ci consegna i risultati di una valutazione della qualità da parte di un numero pur parziale di anziani (22% degli ospiti): ciò che è emerso viene definito come “una criticità poco obiettiva rispetto al tema indagato, ma più “rivendicativa” di esigenze personali non sempre compatibili con il luogo di residenza…” (p.177). Questi risultati di per sé certamente non gratificanti hanno tuttavia spinto gli operatori a superare il senso di impotenza generato dalla consapevolezza di non poter dare tutte le risposte adatte a tutte le persone residenti nella casa, e successivamente si è proceduto a raccogliere, ampliandole con interviste e osservazioni, le esigenze di tipo psico-sociale degli ospiti stessi. Diversamente raccolta (tramite focus group), la valutazione della qualità percepita dai familiari e in via di elaborazione, al momento della chiusura redazionale del testo, la verifica fatta con gli operatori: i risultati, anche provvisori, l’interpretazione che ne viene fatta, e le prime risposte istituzionali (ad esempio incontri di informazione/formazione per i familiari) danno conto del grande movimento in atto nella RSA Bellaria di Appiano Gentile rispetto al miglioramento della qualità di vita di chi vi dimora, di chi mantiene uno stretto legame con i residenti, di chi vi opera professionalmente. Credo sia anche per questo che in premessa gli autori invitano altri gruppi di lavoro a comunicare la propria esperienza in tema di qualità e a partecipare a un confronto non su teorie ma sulle concrete realizzazioni, pur in via di attuazione. (p.12) Come lettore dichiaro di avere sentito, al termine dell’itinerario, l’esigenza di un breve capitolo conclusivo “a tre voci” che, almeno in qualche misura, collocasse tutta l’esperienza in una prospettiva a medio termine. Da ultimo, guardando al testo nel suo complesso, mi sembra di avere colto una sorta di meta-messaggio lanciato dalle sue pagine: esso riguarda la necessità di una presa in carico culturale del problema della vecchiaia, in particolare dei vecchi ammalati, estremamente fragili e non autosufficienti che approdano alle strutture residenziali nell’ultima parte della loro vita. Ma non solo di essi, anche dei familiari che spesso con grande fatica e pena mantengono legami che lo sguardo sociale corrente decreterebbe interrotti con l’entrata dell’anziano in una struttura. Ciò che chiamo presa in carico culturale riguarda l’affermazione prima teorica, poi declinata nell’organizzazione, dell’importanza di un “prendersi cura” della vita e dei legami di questi cittadini, così come, con tutti i rischi evidenziati, ci si può prendere cura della crescita professionale degli operatori attraverso la loro partecipazione diretta ai processi di cambiamento. Difficile allora essere d’accordo con valutazioni politico-amministrative che dovessero considerare processi come quello realizzato e descritto come eccessivamente costosi in termini di risorse professionali, di tempo dedicato e, perché no? pericolosi in quanto capaci di risvegliare nuove o nuovissime esigenze nei fruitori del servizio. Il dissenso nasce pensando ai vecchi di oggi, pensando anche ai vecchi che saremo.