Regione Lombardia, Norme per la partecipazione al costo delle prestazioni sociali e socio-sanitarie e sperimantazione dell’Indicatore Fattore Famiglia. Modifiche ed integrazioni alla legge regionale 12 marzo 2008, n. 3 (Governo della rete degli interventi e dei servizi alla persona in ambito sociale e socio-sanitario)

Norme per la partecipazione al costo delle prestazioni sociali e socio-sanitarie e sperimentazione dell’Indicatore Fattore Famiglia. Modifiche ed integrazioni  alla legge regionale 12 marzo 2008, n. 3 (Governo della rete degli interventi e dei servizi alla persona in ambito sociale e socio-sanitario).

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PRESENTATO IL 31/01/2011

 

 

 

 

 

 

     ASSEGNATO IN DATA     02/02/2011

     ALLA COMMISSIONE        REFERENTE      III

                                                   CONSULTIVA   I


 

 

 

Relazione

 

Il sistema di welfare lombardo, pur mantenendo un carattere di universalità che riconosce ad ogni cittadino l’esercizio del diritto soggettivo di beneficiare delle prestazioni sociali e socio sanitarie richiede una  compartecipazione alle spese da parte degli utenti.

 

La Regione Lombardia con l’art. 8 della l.r. 3/2008 ha stabilito  che le persone che accedono alla rete dei servizi partecipano, in rapporto alle proprie  condizioni economiche, così come definite dalle normative in materia di ISEE, alla copertura  del costo delle prestazioni mediante il pagamento di rette stabilite dalla Giunta regionale.  Inoltre, la Regione Lombardia, con l’art. 11 comma k della l.r. 3/2008 si è assunta l’onere di determinare i criteri per la definizione delle rette e delle tariffe dei servizi sociali e sociosanitari, nonché le agevolazioni a beneficio dei soggetti aventi diritto.

 

Per la quantificazione della compartecipazione della spesa è necessaria una verifica della condizione economica del richiedente attraverso l’adozione di una metodologia di equità sociale, di cui l’ISEE (Indicatore della Situazione Economica Equivalente), ai sensi del d.lgs. 31 marzo 1998, n. 109 come modificato dal d.lgs. 3 maggio 2000, n. 130, è l’espressione, anche per garantire prioritariamente l’accesso alle prestazioni sociali agevolate ai cittadini meno abbienti sulla base della misurazione dei loro mezzi economici.

 

Nonostante l’ISEE sia in vigore da oltre dieci anni la Regione Lombardia non ha mai disciplinato efficacemente la materia della compartecipazione alla spesa dei servizi da parte degli utenti, se non con formali richiami in alcune leggi regionali e in alcuni provvedimenti amministrativi, lasciando agli enti locali e ai soggetti gestori delle unità d’offerta (sociali, sanitarie, educative) la responsabilità di definire criteri e procedure per l’accesso, la selezione e il concorso alla spesa da parte del cittadino con la conseguenza che i Comuni hanno provveduto in maniera altamente differenziata da ambito ad ambito territoriale. In alcuni casi, invece, i comuni non hanno per nulla adottato Regolamenti per disciplinare l’accesso a beni e servizi e per determinare la compartecipazione alla spesa da parte dei soggetti richiedenti prestazioni sociali agevolate.

 

Inoltre, la complessa materia dell’ISEE ha introdotto nel tempo un nuovo  principio con il quale il calcolo del concorso alla spesa per le prestazioni assicurate nell’ambito di percorsi assistenziali integrati di natura socio-sanitaria, erogate a domicilio o in ambiente residenziale a ciclo diurno o continuativo, rivolte a persone con handicap permanente grave e a soggetti ultra sessantacinquenni non autosufficienti deve essere effettuato valutando la sola situazione economica del richiedente e non dell’intera sua famiglia anagrafica.

 

Tale principio è stato in realtà scarsamente rispettato dagli enti gestori, in termini formali per effetto della mancata emanazione di un decreto applicativo citato proprio dal d.lgs. 130 del 2000, in termini concreti perché tale applicazione sostanzia un mancato introito e, di fatto, una decurtazione delle risorse finanziarie degli enti locali a fronte dell’erogazione di prestazioni gratuite a favore di soggetti con reddito insufficiente o in assenza di reddito.

 

Di fatto, questa è sostanzialmente la ragione di tipo economico che ha frenato gli enti locali a  non applicare del tutto il d.lgs. 130/00, rimarcando che i Comuni sono già obbligati ad intervenire economicamente nei casi di soggetti che necessitano di prestazioni urgenti e non differibili nel tempo, anche provenienti da altre regioni o da paesi non comunitari, o nel caso di minori sottoposti a provvedimenti di natura giudiziaria.

 

I Comuni  che invece hanno predisposto i Regolamenti, attraverso un lungo lavoro di  concertazione con le parti sociali, con le aziende sanitarie locali e con  tutti i comuni  dell’area distrettuale,  hanno cercato di rendere omogenei i criteri per l’accesso agevolato ad una vasta gamma di prestazioni sociali o dei servizi di pubblica utilità (telefono, luci, gas, acqua), nonché per determinare le soglie di reddito e le fasce di esenzione, al fine di stabilire equi principi di compartecipazione alla spesa sulla base di reali indicatori della situazione economica del singolo soggetto e/o del nucleo familiare.

 

Detto ciò però nella maggior parte dei Regolamenti comunali alcune interpretazioni della normativa nazionale da parte degli enti erogatori in merito all’applicazione dell’ISEE, in particolare  le norme che disciplinano la composizione del nucleo familiare del richiedente la prestazione sociale agevolata e la rivalsa sui soggetti obbligati per legge nel caso di utenti non abbienti, sono state oggetto di azioni e di contenziosi da parte di cittadini e di associazioni.

 

Infatti, il contenzioso nasce dall’interpretazione anche della legge quadro di riforma del welfare (328/2000) dove all’art. 25 (Accertamento della condizione economica del richiedente si dispone che “ai fini dell’accesso ai servizi …la verifica della condizione economica del richiedente è effettuata secondo le disposizioni previste dal decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 109, come modificato dal decreto legislativo 3 maggio 2000, n. 130″.

 

Secondo il d.lgs. 130/2000 (art. 3 comma 2) gli enti erogatori, rispetto alla definizione e composizione del nucleo familiare, possono per particolari prestazioni assumere come unità di riferimento al fine della certificazione ISEE, un diversa composizione del nucleo familiare e (art. 3 comma 2- ter) in presenza di anziani ultra 65enni non autosufficienti e disabili  con handicap permanente grave (accertato ai sensi dell’art. 4 della legge 104/1992) l’ente erogatore delle prestazioni fa riferimento non al reddito complessivo dell’intero nucleo familiare ma solo a quello della persona che richiede una prestazione sociale agevolata.

 

Il d.lgs. 130/2000 rimanda, per meglio regolamentare la materia, all’emanazione di un successivo DPCM, su proposta dei ministri del Welfare e della Salute. DPCM, però mai emanato e la cui assenza ha creato molta confusione e molte strumentalizzazioni giuridiche circa la gerarchia delle fonti normative, essendo un DPCM un mero atto amministrativo e non una legge. 

 

Ciò ha determinato da parte degli enti locali una forte discrezionalità, in quanto alcuni comuni hanno inserito nei propri regolamenti ISEE la possibilità di attuare già la normativa, evidenziando la situazione reddituale del solo assistito.

 

L’applicazione estesa della norma se da una parte favorisce l’assistito (anziano, disabile), dall’altra aumenta i costi sostenuti  dal soggetto erogatore in quanto nella maggior parte dei casi gli assistiti non sono in grado di compartecipare alle spese o il loro reddito è così insufficiente che li colloca automaticamente nelle fasce di esenzione.  

 

Nel caso di prestazioni sociali agevolate richieste da soggetti non abbienti il codice civile individua nell’ambito del nucleo familiare e parentale i soggetti obbligati a fornire un aiuto materiale nei confronti dei propri congiunti in situazioni di grave disagio psicofisico e sociale che possono pregiudicare la dignità e la sopravvivenza della persona.

 

In particolare, si tratta di situazioni in cui il congiunto in assenza o con reddito insufficiente, anche se proprietario di beni immobili, non è in grado di far fronte alle spese per il ricovero in strutture residenziali o per particolari prestazioni di tipo continuativo (assistenza domiciliare, pasti, fisioterapia, telesoccorso,ecc.). 

 

Spesso, gli enti locali interpretando in maniera rigida il codice civile, richiedono ai parenti  il pagamento delle rette. Negli ultimi anni le associazioni di tutela e di categoria degli utenti, anche sulla base di alcuni pareri ministeriali e di alcune sentenze (TAR, Consiglio di Stato) hanno dato una diversa interpretazione della normativa, richiamando l’art. 438 del C.C. che specifica che gli alimenti possono essere chiesti solo da chi versa in stato di bisogno e non da terzi. Lo stesso D.lgs. 130/2000 all’art. 2 comma 6 recita che la disciplina relativa ai soggetti tenuti agli alimenti non può essere interpretata nel senso dell’attribuzione agli enti erogatori della facoltà di cui all’art. 438 del codice civile. Ciò significa che gli enti che erogano prestazioni non possono sostituirsi all’interessato nei confronti dei propri congiunti e che, dunque, ogni azione di rivalsa economica rispetto ai costi sostenuti può essere considerata illegittima.

 

Una recente sentenza del Consiglio di Stato con ordinanza  14.9.2009 n.4582 ha confermato l’ordinanza del TAR di Milano che aveva riconosciuto l’immediata precettività dell’art. 3.co. 2 ter del D.lgs. 130/2000, rinnovando nei confronti di un Comune lombardo che ai fini della determinazione delle modalità di contribuzione al costo delle prestazioni sociali agevolate  deve tenere conto della situazione economica del solo assistito nel caso di anziano 65 enne non autosufficiente  o di persona con handicap grave.

 

Tale sentenza è ulteriormente importante perché afferma che in questa materia la legislazione nazionale è di rango superiore rispetta a quella del legislatore regionale, in quanto le prestazioni sociali erogate dall’ente locale si prefigurano come “mantenimento dei livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali (art. 117 co. 2 lettera m della Costituzione) che devono assicurati sull’intero territorio nazionale.  

 

Infatti, non può essere applicata la norma della Regione Lombardia (art. 8 co. 3 della l.r. 3/2008) quando recita che “partecipano altresì i soggetti civilmente obbligati secondo le modalità stabilite dalle normative vigenti” alla copertura del costo delle prestazioni erogate a favore di un assistito. Pertanto è impugnabile la generica formulazione del comma regionale se inserito, come ha fatto pure un altro comune lombardo, in un Regolamento comunale.

 

Con il  progetto di legge “Norme per la partecipazione al costo delle prestazioni sociali e socio-sanitarie e sperimentazione dell’Indicatore Fattore Familiare. Modifiche ed integrazioni alla legge regionale 12 marzo 2008, n. 3 (Governo della rete degli interventi e dei servizi alla persona in ambito sociale e sociosanitario)”   si propone di trovare una soluzione di tipo legislativo alla complessa materia individuando criteri e modalità di applicazione dell’ISEE uniformi per l’intero territorio regionale che dovranno essere recepiti e adottati dai comuni e dai soggetti gestori delle unità offerta. Per innovare i principi e i criteri di applicazione dell’ISEE nazionale, che in alcuni casi sono molto rigidi, si propone di utilizzare un secondo indicatore che tenga conto di un più vasto numero di variabili qualitative e quantitative del nucleo familiare, al fine di garantire i nuclei più fragili e meno abbienti.

 

L’Indicatore del Fattore Familiare, IFF, deve necessariamente essere sperimentato e validato per evitare o l’inefficacia o forme paradossali di maggiore spesa per il cittadino ed è per questo motivo che all’interno del progetto di legge possono essere individuati alcuni principi ma non la sua completa declinazione che deve essere lasciata alla competenza della Giunta, assunti i pareri delle associazioni di categoria e degli enti locali. 

 

Rispetto al caso delle persone  anziane non autosufficienti e dei disabili con certificazione di handicap grave che richiedono il ricovero in RSA o RSD, al fine di evitare una lunga serie di contenziosi legali e di conflittualità sociale tra i cittadini e gli enti gestori sfociata in questi ultimi anni con ricorsi al TAR e al Consiglio di Stato, la Regione, che ne ha competenza legislativa esclusiva dopo la riforma del titolo V della parte II della Costituzione, può definire l’integrazione economica delle rette per il ricovero in strutture residenziali una specifica unità d’offerta sociale il cui accesso è disciplinato dal comune di residenza della persona assistita in base a criteri regionali.

 

Un’altra modalità di intervento contenuta nel presente pdl per intervenire nei  casi di persone  non abbienti  riferite ad anziani non autosufficienti e a disabili con certificazione di handicap grave, è quello che i costi delle prestazioni nell’ambito di percorsi assistenziali integrati di natura socio-sanitaria, erogate a domicilio o in ambiente residenziale, a ciclo diurno o continuativo, sono a carico del Fondo regionale per la non autosufficienza ai sensi dell’art. 17 della legge regionale 12 marzo 2008, n. 3 “Governo della rete degli interventi e dei servizi alla persona in ambito sociale e sociosanitario”.

 


Articolo1

(Principi)

 

1. La Regione Lombardia, al fine di promuovere condizioni di benessere e inclusione sociale delle persone e della famiglie, nonché per prevenire, rimuovere o ridurre situazioni di fragilità sociale dovute a condizioni economiche disagiate, disciplina la partecipazione al costo delle prestazioni sociali e socio-sanitarie della rete delle unità di offerta sociali e socio-sanitarie di cui alla legge regionale 12 marzo 2008, n. 3 “Governo della rete degli interventi e dei servizi alla persona in ambito sociale e sociosanitario”.

 

2. La presente legge norma in via generale, nelle forme e secondo le modalità previste dalla legislazione nazionale e regionale vigente, i criteri per l’accertamento della situazione economica dei richiedenti ai fini della fruizione delle prestazioni sociali e socio-sanitarie agevolate inerenti i livelli essenziali di assistenza, di cui ai DPCM 14 febbraio 2001 e 29 novembre 2001, individuando nell’Indicatore della situazione economica equivalente, ISEE, e nell’Indicatore Quoziente Familiare, IQF, gli strumenti di maggiore equità del sistema di accesso e di tariffazione delle prestazioni.  

 

3. Nel rispetto dei principi e dei valori della Costituzione, della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea e dello Statuto regionale è garantito il principio dell’universalità del diritto di accesso alla rete delle unità d’offerta e di uguaglianza di trattamento nel rispetto delle peculiarità ed esigenze del cittadino e nel rispetto dell’appropriatezza delle prestazioni sociali e sociosanitarie, in particolare nei confronti delle persone e delle famiglie che si trovano in uno stato di bisogno come determinato dall’art. 6 comma 3 della legge regionale 12 marzo 2008, n. 3 “Governo della rete degli interventi e dei servizi alla persona in ambito sociale e sociosanitario”.

 

 

Articolo 2

(Modifiche agli articoli 4, 8 della l.r. 3/2008)

 

1. Alla legge regionale 12 marzo 2008, n. 3 (Governo della rete degli interventi e dei servizi alla persona in ambito sociale e sociosanitario) sono apportate le seguenti modifiche:

 

l’art. 4 comma 1 a) è sostituito dal presente:

 

Le unità di offerta sociali hanno il compito di:

 

a)     aiutare le persone e le famiglie, anche mediante l’attivazione di legami di solidarietà tra famiglie e gruppi sociali e con interventi di sostegno economico; in particolare l’integrazione economica delle rette per il ricovero in strutture territoriali, domiciliari, diurne, semiresidenziali e residenziali costituisce una specifica unità d’offerta sociale a favore delle persone anziane non autosufficienti di età superiore ai 65 anni e delle persone disabili con certificazione di handicap permanente grave ai sensi della legge 104/92. A tal fine, nei confronti dei soggetti non abbienti, si provvede con le risorse del Fondo per la non autosufficienza, ai sensi dell’art. 17 della legge regionale 12 marzo 2008, n. 3“Governo della rete degli interventi e dei servizi alla persona in ambito sociale e sociosanitario”.

 

 

2. l’art. 8 comma  è sostituito dal presente:

 

“Art. 8

(Agevolazioni per l’accesso alle prestazioni sociali e sociosanitarie)

 

2.1. Le persone e le famiglie che accedono alla rete delle unità d’offerta sociosanitarie sono tenute a concorrere in rapporto alle proprie condizioni economiche, mediante il pagamento di rette e tariffe, al costo delle prestazioni inerenti a livelli essenziali di assistenza, per la parte non a carico del fondo sanitario regionale, in conformità ai DPCM 14 febbraio 2001 e 29 novembre 2001.

Le persone e le famiglie che accedono alla rete delle unità d’offerta sociali sono tenute a concorrere in rapporto alle proprie condizioni economiche, mediante il pagamento di rette e tariffe, alla copertura del costo delle prestazioni nella misura stabilita dai comuni.

 

2.2. La quota di compartecipazione al costo delle prestazioni sociali e sociosanitarie è stabilita dai comuni secondo modalità e criteri generali definiti con deliberazione della Giunta regionale, acquisito il parere del Consiglio delle Autonomie locali e previa consultazione degli organismi istituiti ai sensi della legge regionale 12 marzo 2008, n. 3 “Governo della rete degli interventi e dei servizi alla persona in ambito sociale e sociosanitario”. Con lo stesso provvedimento e con le stesse modalità la Giunta regionale definisce l’Indicatore del Quoziente Familiare, IQF che modifica e integra l’ISEE.

 

2.3. Il provvedimento della Giunta regionale ha la finalità di garantire principi di trasparenza, semplificazione nell’accesso alle prestazioni ed equità di trattamento per l’intera rete delle unità d’offerta sociali e socio-sanitarie gestite dai comuni, singoli o associati, e dai soggetti accreditati e si  basa sui seguenti criteri:

 

a) valutazione del reddito e del patrimonio del nucleo familiare;

b) previsione, in relazione al patrimonio mobiliare e immobiliare, di franchigie stabilite in   base al numero dei componenti del nucleo familiare;

c) definizione di scale di equivalenza che tengano conto del carico familiare dato dalla presenza di figli, inclusi i nascituri e i figli in affido, di disabili, di anziani non autosufficienti, nonché della presenza di un solo genitore convivente;

d) valutazione del livello di assistenza richiesto, anche con riguardo alla situazione familiare;

e) detrazioni dei costi sostenuti per spese sanitarie, abbattimento barriere architettoniche, ausili per la vita indipendente, assistente familiare;

f) detrazioni per i costi di locazione immobiliare e gli interessi sui mutui.

 

2.4. Limitatamente alle prestazioni sociali agevolate, nell’ambito di percorsi assistenziali integrati di natura socio-sanitaria, erogate a domicilio o in ambiente residenziale, a ciclo diurno o continuativo, rivolte a persone con handicap permanente grave di cui all’art. 3, comma 3, della legge 104/92, accertato ai sensi dell’art. 4 della stessa legge, nonché ai soggetti ultrasessantacinquenni in condizione di accertata non autosufficienza fisica o psichica, la situazione economica è riferita al solo soggetto tenuto alla partecipazione ai costi della prestazione, qualora più favorevole.

 

2.5. Nei casi di soggetti non abbienti, riferiti alle persone di cui al comma precedente, i costi delle prestazioni nell’ambito di percorsi assistenziali integrati di natura socio-sanitaria, erogate a domicilio o in ambiente residenziale, a ciclo diurno o continuativo, sono a carico del Fondo regionale per la non autosufficienza ai sensi dell’art. 17 della legge regionale 12 marzo 2008, n. 3 “Governo della rete degli interventi e dei servizi alla persona in ambito sociale e sociosanitario.

 

2.6. I criteri previsti dal comma 2.3, fatti salvi i casi in cui il costo delle prestazioni è a totale carico del fondo sanitario regionale, si applicano anche per determinare il valore di titoli e di altri benefici economici che la Regione, anche per il tramite delle ASL, e i comuni riconoscono per l’accesso alle unità di offerta sociali e sociosanitarie.

 

2.7. Per la determinazione dei punti a), b) c) d) e) f) del comma 2.3 è utilizzato l’ISEE, di cui alle disposizioni del d.lgs. 31 marzo 1998 n. 109 come modificato dal d.lgs. 3 maggio 2000 n.130, nonché i parametri aggiuntivi che si riferiscono al nuovo Indicatore Quoziente Familiare, IQF, allo scopo di utilizzare strumenti di maggiore equità per l’accesso e la compartecipazione al costo delle prestazioni.  

 

2.8 La nuova modalità di misurazione della situazione economica del richiedente, correlata ai nuovi indicatori familiari, ha natura sperimentale di un anno ed entra a regime solo dopo aver verificato la correttezza e l’adeguatezza degli strumenti in conformità ai principi ed obiettivi della legge regionale 12 marzo 2008, n. 3 “Governo della rete degli interventi e dei servizi alla persona in ambito sociale e sociosanitario”.

 

2.9. Gli oneri relativi alle prestazioni sociali e sociosanitarie sono a carico del comune in cui la persona assistita risiede o, nei casi di cui all’articolo 6, comma 1, lettere b) e c), dimora.

 

2.10. Gli oneri relativi alle prestazioni sociali e sociosanitarie obbligatorie, tra cui gli oneri per il ricovero in strutture residenziali, sono a carico del comune secondo le disposizioni di legge che disciplinano la residenza anagrafica, il domicilio e la dimora, in particolare nei casi inerenti soggetti minori sottoposti a provvedimento dell’autorità giudiziaria, nei casi di affido familiare, di minori sottoposti a tutela ai sensi dell’articolo 3 della legge 4 maggio 1983, n. 184 o di disabili e altre persone in situazione di fragilità sottoposte a misure di protezione per le persone prive in tutto o in parte di autonomia ai sensi della legge gennaio 2004 n° 6

 

2.11. I comuni con popolazione non superiore ai 5.000 abitanti facenti parte dell’ambito territoriale e sui quali gravano gli oneri per interventi sociali obbligatori accedono al fondo di sostegno, di cui alla legge regionale 14 dicembre 2004, n. 34 Politiche regionali per i minori.

 

2.12. Con deliberazione della Giunta regionale, acquisito il parere del Consiglio delle Autonomie locali e previa consultazione degli organismi istituiti ai sensi della legge regionale 12 marzo 2008, n. 3 “Governo della rete degli interventi e dei servizi alla persona in ambito sociale e sociosanitario” sono definiti i contenuti obbligatori dei contratti di ingresso nelle unità di offerta sociosanitarie accreditate, anche mediante l’adozione di schemi tipo.

 

 

 

Articolo 3

(Norma finanziaria)

 

Alle spese di cui alla presente legge si provvede, per l’esercizio 2011 e seguenti, con le risorse stanziate annualmente nelle relative UPB della funzione obiettivo 5.2. “welfare della sussidiarietà”.

 

 

Articolo 4

(Norma transitoria)

 

1. Fino all’adozione della deliberazione della Giunta regionale di cui all’articolo 2, comma 2.2 e in attesa della sperimentazione di cui al comma 2.8,  la misura della partecipazione al costo delle prestazioni sociali e sociosanitarie è stabilita dai regolamenti comunali in base alle sole disposizioni in materia di indicatore della situazione economica equivalente (ISEE). 


 

(1)

(2)

(3)

(4)

(A)

Qualificazione Spesa

(B)

Copertura Finanziaria

intervento

SPESA CONTINUATIVA O RICORRENTE

(art. 22 lr 34/1978

Riferimento

PDL

art. ….

comma …..

Natura spesa

CORRENTE

/

CONTO CAPITALE

           UPB                            IMPORTO

         UPB                         IMPORTO

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La legge non da origine a flussi finanziari per la sua gestione.

Elenco generale PDL – Consiglio Regionale della Lombardia.


REGIONE LOMBARDIA, PIANO SOCIO SANITARIO REGIONALE 2010-2014, Deliberazione di Consiglio regionale n. IX/0088, 17 novembre 2011


il nuovo accreditamento sanitario nella Regione Toscana,a cura di Fabio Lenzi

Questo volumetto, diretto a facilitare l’ottenimento dell’accreditamento per le strutture sanitarie non profit, intende aiutare a comprendere il nuovo percorso di crescita nella qualità che la Regione Toscana ha introdotto con la L.R. 51/2009. Un percorso più ampio e più complesso, ereditato da un’esperienza più che decennale di applicazione del primo sistema di accreditamento regionale.

gennaio/2012

Il nuovo accreditamento sanitario

Scadenze, esempi e buone prassi per una sanità di qualità

Copertina volume 'Il nuovo accreditamento sanitario'a cura di Fabio Lenzi
31-01-2012


Scarica documento [Pdf - 2 MB]

da: Cesvot – Il nuovo accreditamento sanitario.


Regione Lombardia, TESTO UNICO DELLE REGOLE DI GESTIONE DEL SISTEMA SOCIOSANITARIO REGIONALE (in realtà solo della RETE SANITARIA), Direzione Generale Sanità

Testo unico delle regole di gestione del sistema sociosanitario regionale

pila di libri

Con Delibera di Giunta Regionale 22 dicembre 2011, n. 2734 pubblicata sul BURL, S.O., n. 52 del 30 dicembre 2011 è stato approvato il Testo Unico delle Regole di Gestione del Sistema Sociosanitario Regionale. 

Questo strumento è stato individuato come uno degli obiettivi strategici del Piano Sociosanitario Regionale 2010-2014, approvato dal Consiglio Regionale con deliberazione del 17.11.2010: ”Definizione chiara e sintetica delle regole di sistema aggiornate all’anno di riferimento e di facile consultazione”. 

Esso rientra nel programma dell’Agenda di Governo 2011-2015 “Lombardia semplice” che individua espressamente, tra i diversi strumenti di semplificazione regionali finalizzati a razionalizzare il corpo di regole, prassi e procedure esistente, quello dei “Testi Unici coordinati di Settore”, che raccolgono, riordinano e semplificano, per ambiti tematici, l’insieme degli atti amministrativi a contenuto regolatorio.

Il Testo Unico delle Regole raccoglie e riordina:

- le disposizioni ancora dotate di valenza pluriennale rinvenibili nelle DGR delle Regole deliberate fino all’anno 2011, con esclusione delle disposizioni che forniscono indirizzi di gestione esclusivamente per l’anno di riferimento;
- gli atti amministrativi diversi dalle cd. “Regole” (quali, ad esempio, circolari recanti indirizzi applicativi rispetto alle DGR delle Regole, atti deliberativi diversi dalle “Regole”, note con contenuti importanti in ordine alle specifiche materie di riferimento), laddove il richiamo ai medesimi contribuisca a fornire chiarezza ed esaustività per una migliore comprensione della disciplina di riferimento.

Il Testo Unico delle Regole razionalizza e semplifica unicamente le disposizioni riguardanti le regole di gestione del sistema sociosanitario regionale e quelle più direttamente ad esse riconducibili, non potendosi quindi considerare quale testo unico di tutta la materia sanitaria disciplinata a livello amministrativo.

Il Testo redatto ha natura meramente compilativa e ricognitiva. La sua finalità è dotare gli operatori del settore di uno strumento di consultazione facile, completo ed aggiornato, nel quale poter rinvenire in modo puntuale le regole del settore sanitario e sociosanitario lombardo contenute negli atti amministrativi adottati nell’ultimo decennio.

Il Testo Unico è articolato in 12 allegati. Ai fini di una maggiore chiarezza e completezza del documento, in ogni allegato è stato ricostruito il quadro normativo di riferimento, tramite l’individuazione degli atti normativi di livello comunitario, statale e regionale.

Il Testo Unico non ha efficacia abrogativa e permangono e restano efficaci gli atti amministrativi adottati sulla base  delle delibere relative ai singoli anni di riferimento nello stesso accorpate.

Per quanto concerne le Regole di gestione del sistema sociosanitario regionale relative all’anno 2012, si rimanda alla recente DGR n. IX/002633 del 6 dicembre 2011 avente ad oggetto “Determinazioni in ordine alla gestione del servizio socio sanitario regionale per l’esercizio 2012”.

Allegati

Testo unico delle regole di gestione del sistema sociosanitario regionale (DGR n. 2734 del 22/12/2011) - BURL S.O. n. 52 del 30/12/2011 Testo unico delle regole di gestione del sistema sociosanitario regionale (DGR n. 2734 del 22/12/2011) – BURL S.O. n. 52 del 30/12/2011 (2.4 MB) PDF

da Direzione Generale Sanità :: Testo unico delle regole di gestione del sistema sociosanitario regionale.


Le Cure Palliative Domiciliari in Italia – da AGENAS – CURE PRIMARIE

Le Cure Palliative Domiciliari in Italia – AGENAS

Ultimo agg. il 27 novembre 2010

Documento di valore strategico al fine di rendere concreti ed attuabili le indicazioni normative emerse dalla recente approvazione della legge 15 marzo 2010 n.38 – Disposizioni per garantire l’accesso alle cure palliative e alla terapia del dolore

Pubblicato il Quaderno n 7 dell’ AGENAS – Agenzia Nazionale per i Servizi Sanitari Regionali, suirisultati dell’indagine nazionale sul “Sistema delle cure palliative domiciliari” – realizzata dall’Agenas e dal Ministero della Salute in collaborazione con la Società italiana cure palliative (Sicp), la Società italiana di medicina generale (Simg), la Fondazione Floriani, la Federazione cure palliative (Fcp) e tutte le Regioni italiane - presentata oggi nell’ambito del congresso nazionale delle Simg in corso a Firenze.

L’indagine si riferisce al periodo 2008-2009.

Leggi l’esauriente articolo di QuotidianoSanità

da Pubblicazioni – Le Cure Palliative Domiciliari in Italia – AGENAS – CURE PRIMARIE.


I servizi alla persona: le unità di offerta sociali e socio sanitarie in Lombardia, a cura del Servizio Studi e Valutazione Politiche regionali Ufficio Analisi Leggi e Politiche regionali, dicembre 2011

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La sequenza può essere fermata sulle singole tabelle che, comunque, sono riprese dal seguente file:

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Renato Balduzzi, Presentazione della Relazione sullo Stato Sanitario del Paese 2009-2010 | da RadioRadicale.it

Presentazione della Relazione sullo Stato Sanitario del Paese 2009-2010

da Presentazione della Relazione sullo Stato Sanitario del Paese 2009-2010 | RadioRadicale.it.


Relazione 2009-2010 sullo stato sanitario del Paese, newsletter – Regioni.it

Nella relazione 2009-2010 sullo stato sanitario del Paese si evidenzia che la popolazione residente in Italia è di 60 milioni e i soggetti con più di 65 anni rappresentano il 20,3% della popolazione.
Il trend di invecchiamento della popolazione è dovuto sia all’incremento della speranza di vita, che pone l’Italia tra i primi in Europa (78,8 anni per gli uomini e 84,1 anni per le donne), sia alla progressiva riduzione della mortalità, con riferimento non solo alla mortalità generale, che dal 1980 si è quasi dimezzata, ma anche alla mortalità infantile, che mostra un andamento del fenomeno in continua diminuzione.
I
l biennio 2009-2010 è stato caratterizzato anche dal miglioramento qualitativo del SSN, con ridefinizione del governo clinico finalizzato ad una maggiore sicurezza dei pazienti e ad un coinvolgimento responsabilizzato delle diverse figure professionali, “nonché da un’attenzione ancora più incisiva al tema delle liste d’attesa, uno degli aspetti critici di tutti i sistemi sanitari di tipo universalistico con un livello di assistenza avanzato, che ha registrato la convergenza dei livelli centrale e regionale nel Piano Nazionale di Governo delle Liste di Attesa (PNGLA) per il triennio 2010-2012 (Intesa Stato- Regioni del 28 ottobre 2010)”.
Bene la salute materna e neonatale che “ha registrato una convergenza dei livelli centrale e regionale sulle linee di indirizzo per la promozione e il miglioramento della qualità, della sicurezza e dell’appropriatezza degli interventi assistenziali nel percorso nascita e per la riduzione del taglio cesareo (Accordo Stato-Regioni siglato nel 2010)”.
Le malattie del sistema circolatorio e i tumori si confermano le principali cause di morbilità e mortalità, pur registrandosi importanti miglioramenti epidemiologici ascrivibili non solo al progresso dei trattamenti medico-chirurgici, ma anche all’adozione di stili di vita più salutari, grazie alle campagne di prevenzione primaria che hanno accresciuto nella popolazione la consapevolezza dell’importanza degli interventi di tipo preventivo. La mortalità per malattie del sistema circolatorio si è ridotta dal 1980 di circa il 60%, sia per gli uomini sia per le donne; la riduzione della mortalità per tumori, che ha avuto inizio più recentemente a partire dagli anni novanta, è del 20% circa fra gli uomini e del 10% fra le donne.

Per quanto riguarda le risorse finanziarie i primi dati disponibili sulle spese del SSN nel 2010, relativi al quarto trimestre, indicano un livello di spesa che si attesta sui 111,168 miliardi di euro. L’analogo dato consolidato per l’anno 2009 era di 110,219 miliardi di euro, indicando un incremento annuo dello 0,9%, inferiore a quello registrato nel 2009 (2,9%), ma superiore all’incremento annuo del PIL (2,2%). La quota del PIL assorbita dal SSN nel 2010, pari al 7,10%, risulta quindi lievemente inferiore a quella del 2009 (7,20%).

da: newsletter – Regioni.it

Vai alla Relazione 2009-2010 sullo stato sanitario del Paese in formato:


Secondo Rapporto sulla non autosufficienza in Italia, Ministero del lavoro e delle politiche sociali e curato dal Prof. Lino Del Favero

 

Rapporto sulla non autosufficienza in Italia
Disponibile la seconda edizione

Pubblicato il secondo Rapporto sulla non autosufficienza in Italia, promosso dal Ministero del lavoro e delle politiche sociali e curato dal Prof. Lino Del Favero.

Il Rapporto prosegue l’analisi avviata nella precedente edizione, approfondendo il tema dell’assistenza territoriale e delle cure domiciliari nonché della sostenibilità dei modelli di welfare.

• Secondo Rapporto sulla non autosufficienza in Italia (formato .pdf 4,08 Mb)

da: LPS – Lavoro e Politiche Sociali  –  Secondo Rapporto sulla non autosufficienza in Italia.


CURE AGLI ANZIANI, PATTO CON LE REGIONI, di Crstiano Gori, Il Sole 24 Ore 21 novembre 2011

Nel suo discorso d’insediamento il presidente del Consiglio, Mario Monti, ha collocato l’assistenza agli anziani non autosufficienti tra i temi sul quale il nuovo Esecutivo intende intervenire. [...] La sfida di trovare risposte adeguate nell’assistenza impegna l’intero territorio italiano eppure la politica nazionale non se ne è, mai, molto interessata. 

La normativa nazionale e della Regione Lombardia in materia di disabilità, da

La normativa nazionale e regionale in materia di disabilità.

Normativa nazionale


Normativa regionale




San Raffaele, tre miliardi e mezzo spariti all’estero | Blitz quotidiano

Tre miliardi e mezzo ”sottratti” alla Fondazione San Raffaele-Monte Tabor, gravata da un miliardo e mezzo di passivo e ammessa da poco al concordato preventivo, per poi finire su conti esteri o prendere altre vie, non solo tramite bonifici ma anche, questo il sospetto, in contanti.

Denaro che sarebbe uscito dalle casse del gruppo ospedaliero grazie a un giro di contratti strapagati e consegnato, si ipotizza anche in buste, dall’ex vicepresidente Mario Cal, morto suicida lo scorso luglio, a Piero Daccò, il consulente in rapporti d’affari con l’ente, che è stato fermato il 16 novembre a Milano.

E’ questa la ricostruzione dei pm milanesi Luigi Orsi, Laura Pedio e Gaetano Ruta, titolari dell’inchiesta per bancarotta aggravata, che ha portato la Guardia di Finanza ad effettuare una raffica di perquisizioni: tra queste anche lo studio e la ”cascina” dove vive Don Luigi Verzé, il fondatore del San Raffaele, anche lui indagato, l’ufficio e l’abitazione della sua segretaria particolare e due yacht riconducibili al mediatore d’affari vicino al governatore lombardo Roberto Formigoni.

da: San Raffaele, tre miliardi e mezzo spariti all’estero | Blitz quotidiano.


HOSPICE unità di cure palliative in Italia – a cura di Linea Diretta Sanitaria


Daniela Francese, SANITA’ SPA – Newton Compton Editori

Sanità S.p.a.

Drm free

Denaro pubblico che viene investito senza un efficace sistema di controlli e per questo fa gola a tanti: medici e politici corrotti ai posti di comando nelle ASL, industrie farmaceutiche avide di profitti. Ma ogni euro che finisce in mazzette, che è investito per produrre farmaci fotocopia, che è speso in appalti mafiosi o sprecato pe… Continua a leggere

Ebook: Sanità S.p.a. – Daniela Francese – Newton Compton Editori.


Come rendere più umana l’assistenza oncologica, Autore/Curatore: Rodolfo Passalacqua, Caterina Caminiti – Il Pensiero Scientifico Editore


Forum sulla Non Autosufficienza, 9/10 NOVEMBRE 2011

Editoriale

Forum sulla Non Autosufficienza: ultimi posti disponibili!
Bologna, 9-10 novembre: il ‘sociale’ e tutti i suoi molteplici aspetti in una ‘due giorni’ di totale full immersion. Iscriviti subito!

I Workshop del Forum

Ascesa, declino o evoluzione della qualità nei servizi agli anziani?
A cura di CBA Consulting

Anziani da slegare
Affido e Domiciliarità: una proposta di legge
In collaborazione con Associazione Anziani a Casa Propria dall’Utopia alla Realtà Onlus

Assistere a casa anche quando non si può guarire: le cure palliative domiciliari
In collaborazione con ANTEA – Rete Cure Palliative

Costi&Qualità
Desideri e sogni di dirigenti e operatori pubblici e privati
A cura di Welfare Oggi – Maggioli editore, Anoss, Anaste e Ansdipp

L’Assistenza Domiciliare in Italia
In collaborazione con la Comunità di Sant’Egidio

La Rete delle Cure Palliative nel Panorama Sanitario
In collaborazione con Antea – Rete Cure Palliative
Accreditato ECM

La tecnologia e la persona
Modelli a confronto per una tecnologia innovativa a favore delle persone non autosufficienti
In collaborazione con Provincia di Roma

Sociale e Sociosanitario tra informatizzazione ed integrazione. Buone pratiche e percorsi metodologici a confronto
A cura di Progetti di Impresa

Le inchieste del Forum

Come valutare la condizione economica degli anziani?
Un tema “caldo”, tra incertezze, ricorsi e difficoltà delle famiglie. Una scelta che nasce da valutazioni etiche e produce rilevanti conseguenze concrete

Politiche di Welfare

Sanità integrativa, ecco la sfida del III millennio: vivere a lungo ma con più qualità
La Fondazione Don Gnocchi, attore in prima linea del welfare nazionale, stipula da alcuni anni convenzioni con numerose assicurazioni ed intende sviluppare e consolidare accordi con fondi e società di mutuo soccorso per la gestione di innovativi pacchetti di prestazioni in ordine al problema della non autosufficienza, della domiciliarità e della bassa e media intensità di cura, oltre alle tradizionali prestazioni ambulatoriali, diagnostiche ed alle degenze riabilitative

Anziani

Casa amica notte e giorno: la sperimentazione di un sistema di domiciliarità in Provincia di Torino
Una sperimentazione di servizi a supporto della domiciliarità per anziani non autosufficienti. Gli strumenti utilizzati, i risultati conseguiti, i problemi incontrati e le prospettive


Segreteria Organizzativa
tel 0541/628784
fax 0541/628768
convegni@maggioli.it

 

www.nonautosufficienza.it

Il servizio sociale ospedaliero: un fattore di qualità nel percorso di cura, Convegno a cura dell’Ordine degli assistenti sociali della Regione Lombardia e della Fondazione Caà Granda/Ospedale Maggiore Policlinico, Aula Magna Clinica Mangiagalli, Via della Commenda, 12, 20122 Milano

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Il Sole 24 Ore – Sanità

Il Sole 24 ORE Sanità, uno strumento utile alla Sua professione.Una fonte inesauribile di informazioni, notizie, approfondimenti e suggerimenti:

  • PER AVERE UNA VISIONE GLOBALE DEL SETTORE E CAPIRE i continui mutamenti giuridici,
    sociali e scientifici;
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Una struttura editoriale completa e funzionale.

Il Sole 24 Ore Sanità, con un’organizzazione fluida e razionale dei contenuti, Le permette di seguire ogni settimana il settore sanitario nel suo complesso, unendo la praticità delle informazioni contenute all’opportunità di approfondimento.
Le rubriche dedicate alle novità e all’analisi dei temi di maggiore attualità:
  • Primo piano, le tematiche più attuali e rilevanti del settore
    sanitario corredate da commenti e autorevoli opinioni.
  • Dal Governo, leggi, decreti e provvedimenti approvati
    dall’esecutivo e dagli organi istituzionali.
  • Focus, approfondita analisi di una tematica “sensibile”.
  • Dibattiti, riflessioni su temi delicati e controversi
    con il contributo di autorevoli esperti e professionisti.
  • Speciali, dossier monografici su argomenti di particolare interesse.
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Uno sguardo attento a quello che succede fuori dall’Italia:

  • In Europa, commenti sulle direttive e sulle proposte
    dell’Unione Europea con il confronto tra i diversi sistemi sanitari.
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La presenza di due vere e proprie “riviste specialistiche nella rivista”:

  • Aziende&Territorio: linee guida per l’applicazione dei nuovi
    criteri di gestione aziendale, casi pratici e sperimentazione.
  • Lavoro&Professione: problemi previdenziali e fiscali, concorsi.
    Informazioni utili per sviluppare la propria attività.
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Le rubriche dedicate ai mercati, agli aspetti legislativi,
ai consigli pratici e alle informazioni operative ai lettori:
  • Mercati&News: le informazioni dalle case farmaceutiche.
    Le notizie di interesse specifico.
  • Giurisprudenza: le massime, le sentenze, le interpretazioni,
    le leggi e i regolamenti che riguardano il settore.
  • Servizi: le tabelle dei concorsi del Servizio Sanitario Nazionale
    e le risposte alle domande dei lettori.
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La rivista è arricchita dagli SPECIALI e dai SUPPLEMENTI che
le assicurano un’informazione ancora più completa ed esauriente.
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da Il Sole 24 Ore – Sanità.


L’integrazione socio-sanitaria, di Lidia Goldoni, Forum sulla non Autosufficienza

Per cercare un filo di un percorso, sconnesso, iniziato almeno dai tempi dell’istituzione del Servizio Sanitario Nazionale (1978) ma mai del tutto esplorato. La ricerca di questo filo guiderà la rubrica che inizia qui

l’intero articolo è qui: Forum sulla non Autosufficienza.


Osservatorio civico sul federalismo in sanità rapporto 2011, Tribunale dei diritti del malato, Cittadinanza attiva

il RAPPORTO 2011 - SANITA

www.sanita.ilsole24ore.com/Sanita/…/…


GUIDA AL WELFARE ITALIANO: dalla pianificazione sociale alla gestione dei servizi di Raffaello Maggian Manuale per operatori del welfare locale, Maggioli editore, 2011

GUIDA AL WELFARE ITALIANO: dalla pianificazione sociale alla gestione dei servizi

GUIDA AL WELFARE ITALIANO: dalla pianificazione sociale alla gestione dei servizi

 

di Maggian Raffaello

 

Manuale per operatori del welfare locale
 

€ 44,00 IVA assolta


Descrizione

Sul palcoscenico del welfare italiano troviamo vari personaggi, i protagonisti del presente volume: l’assessore comunale, il dirigente, l’assistente sociale, il tecnico  informatico, il sociologo, l’impiegato amministrativo, il volontario, il socio della cooperativa, il giornalista, l’utente, e così via. 
Ognuno interpreta il suo ruolo.
Ma in un contesto sempre meno caratterizzato da rigide separazioni, che accetta la contaminazione fra saperi teorici e professionali, fra dirigenza e operatività, fra amministrazioni pubbliche, libero mercato, terzo settore e utenza, quanta libertà e creatività ha ogni attore nell’interpretare la sua parte? Può, in qualche modo, cambiare alcuni pezzi del copione? Può diventare co-autore del welfare locale? 
L’Italia sta procedendo verso l’abbandono di  norme statali che trattano in astratto temi quali la qualità di vita e l’agio sociale valide per tutto il territorio nazionale, a favore di norme e azioni che tengano conto delle specificità locali. 
I vari personaggi sentono allora il bisogno di non sentirsi isolati, di  comunicare fra loro, sperando che qualcuno ascolti le loro esperienze e difficoltà, per trarre indicazioni utili magari proprio da chi vive in realtà completamente diverse e ha già affrontato e risolto positivamente quelle tematiche. 
I vari personaggi parleranno, quindi, con un linguaggio comprensibile a tutti, della creazione, modifica e del funzionamento dei servizi sociali, di progetti, organizzazione, risorse finanziarie e umane, di sistema informativo e informatico; tutti temi cruciali e quotidiani per chi opera nel sociale, per professione o volontariato. 
Raffaello Maggian insegna “Pianificazione sociale e gestione dei servizi e delle risorse umane” all’Università di Trieste. 
Fa parte del Comitato scientifico del Dizionario di servizio sociale ed è autore di numerose opere,  fra le quali si ricordano I servizi socio-assistenziali (Roma, 2001) e Il sistema integrato dell’assistenza. Guida alla legge 328/2000 (Roma, 2001).


ISBN: 8838768420
Collana: Sociale & Sanità
Edizione: 1
Copyright: Settembre 2011
Tipo Prodotto: Volume
Pagine: 434
Formato: 17×24
Progressivo: 0078

Novità settembre 2011
Manuale per i responsabili
e gli operatori
dei servizi sociali locali
GUIDA AL WELFARE ITALIANO: DALLA PIANIFICAZIONE SOCIALE ALLA GESTIONE DEI SERVIZI
R. Maggian, insegna “Pianificazione sociale
e gestione dei servizi
e delle risorse umane” all’Università di Trieste

GUIDA AL WELFARE ITALIANO:
DALLA PIANIFICAZIONE SOCIALE
ALLA GESTIONE DEI SERVIZI

In un contesto sempre meno caratterizzato da rigide separazioni, che accetta la contaminazione fra saperi teorici e professionali, fra dirigenza e operatività, fra amministrazioni pubbliche, libero mercato, terzo settore e utenza, quanta libertà ha ogni protagonista del welfare locale - assessore comunale, dirigente, assistente sociale, volontario - nell’interpretare il suo ruolo?Aiuta a chiarire questo nuovo Manuale che esamina le problematiche delle persone disabili, bisognose, con difficoltà individuali o familiari, valutando quanto incidano su tali condizioni l’inadeguatezza di reddito, il disagio sociale, la non autonomia personale, e rispondendo alle domande di fondo: quali soluzioni esistono? cosa possono fare i servizi sociali? di quali bisogni dovrebbero occuparsi prioritariamente?

Le azioni sviluppate nel volume sono dirette ad affrontare sia le difficoltà della vita, con interventi tesi a risolvere problemi esistenziali quali la casa, il lavoro e l’assistenza, sia quelle che riguardano la creazione, la modifica e il funzionamento dei servizi sociali.

Temi cruciali e quotidiani per chi opera nel sociale, per professione o volontariato, come i progetti, l’organizzazione, le risorse finanziarie e umane, il sistema informativo e informatico, sono, fra gli altri, illustrati nel dettaglio della seguente trattazione:

1.
INCONTRI IN INTERNET
1. I personaggi del welfare locale si presentano.
2. Piani, programmi e progetti.
3. Organizzazioni.
4. La gestione del bilancio.
5. La gestione delle risorse umane.
6. Sistema informativo e informatico.
7. Lavoro di rete, integrazione, cambiamento sociale.
2.
LE DIFFICOLTA’ DELLA VITA
1. Persone in difficoltà.
2. Agio e disagio.
3. Le difficoltà economiche.
4. Senza fissa dimora.
5. Il problema della casa.
6. La ricerca di un lavoro.
7. Stranieri in Italia, italiani all’estero.
8. La dipendenza.
9. Senza libertà.
10. La disabilità.
11. L’invecchiamento della popolazione.
3.
I SERVIZI PER LE PERSONE IN DIFFICOLTA’
1. Le organizzazioni del welfare italiano.
2. Dalle parole ai fatti.
3. La gestione dei servizi.

documento che fa il punto sullo stato delle politiche sociali nel nostro Paese dopo il varo definitivo della manovra economica – Conferenza delle Regioni del 22 settembre – newsletter – Regioni.it

(regioni.it) Durante i lavori della Conferenza delle Regioni del 22 settembre, presieduta dal presidente Vasco Errani, è stato approvato un documento che fa il punto sullo stato delle politiche sociali nel nostro Paese dopo il varo definitivo della manovra economica. Il documento è stato rilanciato nel corso della manifestazione congiunta Regioni-Province-Comuni del 23 settembre a Perugia contro gli effetti della manovra. Tutti i livelli istituzionali sono concordi nel chiedere con forza nuovi obiettivi per lo sviluppo sociale e locale.

LE POLITICHE SOCIALI OGGI:

RIFLESSIONI E PROPOSTE DELLE REGIONI

  1. 1.      IL QUADRO SOCIO-ECONOMICO:

₋        Confindustria prevede “crescita 0”;

₋        OCSE indica una disoccupazione giovanile al 28%;

₋        Gli organismi della produzione sottolineano la caduta dei consumi;

₋        ISTAT evidenzia che nel 2011 un italiano su quattro è povero (24,7% della popolazione);

₋        UNICEF pone l’Italia agli ultimi posti (insieme alla Grecia) sui 24 Paesi dell’OCSE, per la necessità diimplementare gli interventi a favore di minori e adolescenti;

₋        Ancora dai dati ISTAT si registra che nel 2010 sono nati 15 mila bambini in meno rispetto al 2009;

₋        La composizione della spesa per la protezione sociale vede rispetto all’Europa una netta prevalenza della previdenza a scapito delle politiche per la famiglia (l’Italia scende al 20 posto in Europa nel rapporto PIL investimenti a favore delle politiche sociali);

₋        Gli economisti italiani aggiungono al quadro “la fine delle Politiche Sociali”.

TUTTI, sono comunque concordi che deve essere avviata una politica di crescita e di rilancio produttivo.

Quindi, volendo assumere una posizione attiva sulle “politiche sociali” proponiamo uno spaccato delle stesse con qualche dato e gli elementi più critici, per trovare una condivisione sul loro “rilancio”.

  1. 2.      LE POLITICHE SOCIALI OGGI:

Rappresentano un ammortizzatore delle pesanti diseguaglianze e da un decennio anche una leva che promuove il miglioramento dello sviluppo locale (obiettivi di Lisbona, Agenda Europea 2020) e secondo l’Europa, coesione ed inclusione sono i pilastri per rilanciare il sistema economico e promuovere una crescita “intelligente, sostenibile e solidale”.

In Italia, la normativa vigente (in particolare la L. 328/2000 “Legge quadro per la realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali”) ha individuato nuovi scenari per le Politiche Sociali con il superamento dell’assistenzialismo fine a sé stesso, verso un sistema delle autonomie locali che promuove l’auto-aiuto, le responsabilità individuali stimolando anche la Comunità sociale muovendosi per una concreta sussidiarietà verticale (leale collaborazione tra i livelli di Governo) e orizzontale, con un ruolo forte in termini propositivi e di gestione, del Terzo Settore, Impresa Sociale e della solidarietà sociale (volontariato e associazionismo), accompagnando questo nuovo assetto, con il ruolo di indirizzo, di programmazione e di regia da parte del sistema delle Autonomie (Regioni, Comuni e Province) secondo i compiti a loro assegnati dalla Costituzione.

Nell’ultimo decennio, le Regioni hanno assestato le reti dei servizi, guardando alle peculiarità locali ed ai bisogni della popolazione del loro territorio, con una condivisione degli obiettivi da raggiungere, da parte di Comuni, delle Province, con gli apporti delle istanze sociali e degli organismi di tutela dei cittadini, hanno promosso e realizzato interventi e prestazioni a favore di famiglie, persone , minori, anziani, disabili, fragilità e marginalità sociali. I Comuni, in forma singola e associata, anche con il supporto delle Provincie, per le piccole comunità locali, hanno costruito un sistema di protezione sociale che necessita di consolidamento e di graduali ampliamenti

Certamente, gli obiettivi dei servizi sociali sono ben più ampi di quelli previsti dalla “delega assistenziale” presentata dal Governo che ipotizza di rispondere solo alle “persone autenticamente bisognose” riportando le finalità delle politiche sociali ante legge Crispi del 1890.

Le politiche sociali, attraverso i loro servizi, integrati con la salute, la scuola e la qualificazione professionale, hanno sostenuto coloro che sono in difficoltà, attenuando anche quelle tensioni, che possono produrre forti disagi e reazioni nella popolazione più marginale. E’ su questa base che leRegioni condividendo un percorso anche con le Autonomie hanno interpretato prontamente quanto indicato nei decreti legislativi sul Federalismo municipale e regionale (Decreti legislativi 216/2010 e 68/2011) ed hanno redatto un documento sui MACRO OBIETTIVI (obiettivi di servizio) delle Politiche sociali articolati in:

  1. Servizi per l’accesso e la presa in carico da parte della rete assistenziale;
  2. Servizi e misure per favorire la permanenza a domicilio;
  3. Servizi per la prima infanzia e a carattere comunitario;
  4. Servizi a carattere residenziale per le fragilita’;
  5. Misure di inclusione sociale e di sostegno al reddito (in questo livello sono inserite anche le misure economiche nazionali).

All’interno dei macro obiettivi sono previste linee di intervento che vanno dal sostegno alla famiglia e alla persona, nelle condizioni di disagio e di povertà, a facilitazioni per favorire l’inclusione dei disabili (dalla scuola al lavoro), al sostegno domiciliare per i non autosufficienti, alle strutture residenziali per chi non ha sostegno familiare, all’accompagnamento nella crescita per i minori, gli adolescenti e i giovani (nidi e altri servizi in base all’età), ai servizi per le dipendenze, l’immigrazione e le marginalità, in modo da ricostruire un tessuto sociale di accoglienza e di vita. Queste, sono le politiche sociali, uno strumento di inclusione e di sostegno di tipo universalistico a favore di tutti i cittadini.


  1. 3.      LA SPESA E GLI INTERVENTI SOCIALI [1]

La Spesa sociale è distribuita tra Stato Regioni e Comuni, la tabella seguente ne indica l’articolazione per il triennio 2006/2008.

ANNO SPESA ( euro) % STATO % REGIONI % COMUNI
2006 5.954.085.998 11,2 (*)     8,4  (*)     80,4 (*)
2007 6.399.384.297 12,0 18,1     70,0
2008 6.662.383.600 7,8 17,3     74,9

(*) Dato stimato, per la non completezza delle informazioni

Alla spesa indicata si aggiunge quella delle Province dedicata all’area sociale pari a 831,2 ml. di euro per il 2006., 310,2 ml. di euro per il 2007 e 345, 2 ml. di euro per il 2008.

Si può osservare che l’incidenza del finanziamento statale è diminuita nel tempo, e dalla tabella successiva si potrà valutare come nel 2011 l’incidenza è quasi a zero. Con l’aumento del concorso regionale e di quello dei Comuni nel 2010, da una prima stima, la spesa sociale si sarebbe attestata su circa 7,3 miliardi, a cui si affianca una spesa privata per l’aiuto alla cura dei bambini, disabili e anziani (soprattutto non autosufficienti) di oltre 9 miliardi. Sulla spesa privata, va sottolineato come il “mercato” del lavoro di cura sia una fonte di reddito per oltre un milione di persone e con l’invecchiamento della popolazione, sarà un settore in espansione, che va considerato anche sul piano dell’offerta di posti di lavoro (in particolare per la mano d’opera femminile).

Se vogliamo esaminare la distribuzione della spesa tra le diverse aree di assistenza, la maggior dimensione è a favore di minori e famiglia 40,2% a cui seguono anziani al 22,5%, disabili 21,1%, altri interventi per disagio e marginalità 16,2%. Con la spesa indicata sono state erogate milioni di prestazioni, tra cui, per citare le più importanti:

₋        260.000 bambini accolti negli asili nido e servizi per la prima infanzia;

₋        40.000 nuclei familiari e oltre 1 milione di persone singole, sono seguiti dai servizi sociali;

₋        90.000 disabili sono assisti a domicilio e supportati nella scuola e nella formazione professionale;

₋        400.000 anziani sono seguiti a domicilio (250.000), nelle strutture residenziali e centri diurni (150.000);

₋        280.000 prestazioni di aiuto a persone appartenenti a fasce di disagio sociale.


  1. 4.      L’ANDAMENTO DEI FINANZIAMENTI NAZIONALI ALLE REGIONI  PER L’AREA SOCIALE 2008/2011
FONDI   NAZIONALI

Finanziamenti 2008

Finanziamenti 2009

Finanziamenti 2010

Finanziamenti 2011

Finanziamenti

2012

Fondo   Nazionale Politiche   Sociali 

670,8

518,2

380,2

178,5

?

Fondo   Naz. Famiglia e Servizi Infanzia

197,0*

200,0*

100,0

—–   

?

Fondo   Politiche Giovanili

—–

—–

37,4

—–

—–

Fondo   Pari opportunità

64,4

30,0

——

—–

—–

Fondo   Nazionale  Non Autosufficienze

299,0

399,0

380,0

—–

——

Fondo   sostegno affitti

205,6

161,8

143,8

32,9

?

TOTALE

1.436,8

1309,0

1041,4

211,4

100

92,0

73,4

14,9

comprensivo di 100,0 milioni per i servizi socio-educativi per la prima infanzia non rifinanziati dal 2010.

Se si escludono i finanziamenti del Fondo Affitti i finanziamenti nazionali alle Regioni, strettamente legati alle Politiche Sociali, sono i seguenti:

2008:  1231,2 ml. euro

2009:  1147,2 ml. euro

2010:  900,0 ml. euro

2011:  178,5  ml. euro

Anche negli interenti collaterali alle politiche sociali, quali il servizio civile dobbiamo registrare nell’ultimo triennio tagli di oltre il 60%

  1. 5.      QUALI LE CONSEGUENZE DEI “TAGLI” :

Le manovre finanziarie e particolarmente quelle che si susseguono dal 2010 hanno “cancellato” i Fondi Nazionali. Ciò è problematico, anche di fronte alle considerazioni sulla consistenza economica dei trasferimenti, secondo i criteri del Federalismo. Ma quello che emerge nella sua drammaticità è l’attuale situazione che può considerasi transitoria rispetto la completa autonomia federale. Assessori regionali e comunali alle Politiche Sociali e Sindaci sono concordi nell’affermare che il 2012 (con forte incertezza anche per gli anni che seguono), le risorse per i servizi sociali saranno dimezzate: NON SOLO PER LA MANCANZA DEI FINANZIAMENTI NAZIONALI, MA PER I PESANTI TAGLI EFFETTUATI AI BILANCI REGIONALI E COMUNALI. Dal 2010 tra regioni e Comuni sono stati eliminati oltre 10 miliardi a cui si aggiungono quelli dei Ministeri che contengono anche spese finalizzate per servizi sociali e altre attività come il trasporto locale, il sostegno agli affitti,etc.

Il mancato rifinanziamento del Fondo per le Non Autosufficienze ha tolto benefici ad oltre 50.000 anziani così come i tagli subiti al Fondo Minori e Famiglie, impediranno la conservazione dei benefici in atto: almeno 20.000 nuovi nati non avranno la possibilità di entrare nei NIDI di infanzia o di avere servizi dedicati. In sintesi, i tagli alle Politiche Sociali produrranno questi effetti:

₋        Impoverimento delle famiglie, particolarmente quelle con figli;

₋        Eliminazione di nuovi ingressi ai nidi e alle scuole materne con grossi problemi per le famiglie e per le donne lavoratrici;

₋        Diminuzione delle prestazioni per i disabili;

₋        Riduzione dell’assistenza domiciliare e residenziale agli anziani e ai non autosufficienti per i quali saranno diminuiti anche i supporti per il lavoro di cura privato, con l’aumento di uso inappropriato del Pronto Soccorso e di posti ospedalieri;

₋        Ricaduta sui Lea sociosanitari delle limitazioni alla spesa sanitaria, che con l’aggravio dei  tagli al sociale, avrà diretta influenza sui costi dei servizi integrati per minori, disabili e anziani;

₋        Impossibilità a avviare strutture costruite ex novo o riattivate;

₋        Estrema criticità a collegare misure di supporto sociale agli interventi per l’avvio al lavoro;

₋        Aumento delle marginalità che andrà ad influire sull’incremento del disadattamento e della criminalità.

Come si può rilevare le conseguenze dei tagli non fanno altro che aggravare la situazione già descritta nel quadro socio-economico, senza trascurare che i servizi sociali sono anche fonte produttiva e quindi,posti di lavoro che si cancellano. Ai tagli, va aggiunto anche il DDL di delega su Fisco e Assistenza che, particolarmente per la parte dell’assistenza richiede un profonda revisione attraverso un metodo condiviso tra i livelli istituzionali arricchito dal dibattito parlamentare.

Continuare tagliare indiscriminatamente senza valutare il quadro di insieme significa continuare a penalizzare i cittadini più fragili ed in particolare le famiglie.

  1. 6.      LE PROPOSTE DELLE REGIONI E DELLE AUTONOMIE:

Tutti i livelli istituzionali sono concordi nel chiedere con forza nuovi obiettivi per lo sviluppo sociale e locale. Le manovre finanziarie non possono vanificare l’impianto federalistico tracciato, non si può procedere per “rette parallele”: da una parte, auspicare l’entrata in vigore del Federalismo e dall’altra, colpire pesantemente le autonomie e i bilanci regionali e locali.

Esiste comunque da parte delle Regioni e delle Autonomie locali una disponibilità a rimettere in discussione il sistema attuale, ma con una sufficiente disponibilità di risorse, in modo da sostenere la riprogettazione, valutando anche il sistema dei fondi integrativi e della mutualità sociale. Importante è comunque la centralità della persona ed una visione di insieme che possa coordinare ed integrare servizi sociali, sociosanitari e sanitari, assicurando una presa incarico efficace che eviti duplicazioni di interventi e veda la persona come soggetto attivo.

Nei termini indicati, prima di avviare la discussione della legge di stabilità è necessario:

  1. aprire un tavolo di confronto e concertazione per il futuro delle Politiche Sociali, a partire dalla delega assistenziale, tra Regioni, Autonomie e Governo, coinvolgendo anche le Parti Sociali e il Terzo Settore, nel rispetto della leale collaborazione istituzionale voluta dalla Costituzione, ma anche dai principi di un corretto federalismo;

  1. affrontare i nuovi assetti istituzionali in maniera coerente con il rispetto dei diritti civili e sociali dei cittadini, approvando in Conferenza Unificata i “Macro Obiettivi di Servizio”, che vanno anche ad integrare le politiche sociali con quelle educative e di avvio al lavoro, in modo da potere garantire tali diritti, con nuove formule organizzative e  con la gradualità consentita dagli obiettivi di spesa richiesti dall’Europa;

  1. riconsiderare in termini positivi , a partire dalla spesa in atto, i finanziamenti 2012 per le Politiche Sociali, ricostituendo un fondo unico “per il sociale” anche in relazione a quanto proposto da Regioni e ANCI negli emendamenti al decreto 138/2011, riconsiderando anche il rapporto tra spesa sociale e patto di stabilità.

Roma, 22 settembre 2011


[1]  Dati dell’indagine ISTAT/Regioni/Comuni/ Ministeri Economia e Politiche Sociali  sulla spesa sociale

( red / 23.09.11 )newsletter – Regioni.it.


I servizi sociosanitari della regione Marche. Bilancio e prospettive – 22/09/2011 – Jesi, 28 ottobre 2011.

Gruppo Solidarietà

Seminario di approfondimento

I servizi sociosanitari  della regione Marche ad un  decennio dalle leggi sulle autorizzazioni.

Bilancio e prospettive

Jesi Sala II Circoscrizione, via san Francesco

 

Venerdì 28 ottobre 2011

ore 9.00 – 13.00

ne discutono

Giuseppe Forti, Responsabile Servizi sociali Comune S. Elpidio a Mare, già consulente servizi sociosanitari regione Marche,

Franco Pesaresi, Direttore Asur – Zona 4 Senigallia

Fabio Ragaini, Gruppo Solidarietà

Interviene

Almerino Mezzolani, Assessore alla salute, regione Marche

 

Obiettivi e contenuti. Le leggi 20/2000 e 20/2002 ed i successivi provvedimenti attuativi hanno definito i requisiti  per l’autorizzazione delle strutture ed i servizi sanitari, sociosanitari e sociali. A circa un decennio da questi importanti provvedimenti il seminario cerca di fare il punto sullo stato della programmazione sociosanitaria, verificando il percorso di queste norme insieme ad altri aspetti fondamentali (fabbisogno, standard, tariffe, ripartizione tra gli enti) per il  governo di questo settore.

Per un approfondimento dei temi oggetto del seminario oltre a numerosi contributi pubblicati nel sito del Gruppo Solidarietà nella rubricawww.grusol.it/vocesociale.asp si consigliano le recenti pubblicazioni dell’associazione: La programmazione perduta (2011); I dimenticati (2010); in www.grusol.it/pubblica.asp.

Iscrizioni ed informazioniIl seminario si svolgerà dalle 9.00 alle 13,00 (la registrazione dei partecipanti avviene tra le 8,30 e le 9.00). La partecipazione è gratuita ma è obbligatoria la prenotazione (telefono, fax, e-mail) da effettuare entro il 20 ottobre. Segreteria: Gruppo Solidarietà, Via Fornace 23, 60030 Moie di Maiolati (An). Tel e fax 0731.703327. E-mail: grusol@grusol.it – www.grusol.it  Si rilascia attestato di frequenza.


Quale sanità/3. Spandonaro (Ceis): “La sanità per tutti non regge più. Ora ticket, fondi integrativi e assicurazioni”


21 SET - “La sanità è troppo costosa per essere sostenuta dalle sole casse dello Stato. Ed ora la crisi impone di guardare alla realtà”. Non usa scorciatoie Federico Spandonaro, coordinatore del Ceis Sanità di Tor Vergata ed uno dei massimi esperti del nostro sistema sanitario, che specifica:  “Se i cittadini vogliono la sanità che avevano prima, dovranno compartecipare alle spese”. Attraverso ticket più significativi, fondi integrativi e anche assicurazioni private. 

Leggi…


Maria Augusta Nicoli, Vincenza Pellegrino L’empowerment nei servizi sanitari e sociali Tra istanze individuali e necessità collettive, Il Pensiero scientifico

cover
Maria Augusta Nicoli, Vincenza Pellegrino
L’empowerment nei servizi sanitari e sociali
Tra istanze individuali e necessità collettive

Un tema di cui si discute molto: cosa intendiamo con “empowerment” del cittadino dal punto di vista sanitario? Quali percorsi organizzativi possono davvero favorirlo?.

ISBN: 978-88-490-0376-5 - Pagine: 280


G. VICARELLI (a cura di), Regolazione e governance nei sistemi sanitari europei

G. VICARELLI (a cura di)

Regolazione e governance nei sistemi sanitari europei

Collana “Società e storia. Collana del Dip. scienze sociali «Donatello Serrani» dell’univ. politecnica delle Marche”

pp. 200, DI PROSSIMA PUBBLICAZIONE
978-88-15-23326-4
anno di pubblicazione 2011

in libreria dal 29/09/2011

Copertina 23326


Le riforme sanitarie degli anni Novanta sono state realizzate in un ambiente in cui tutti i modelli di welfare europei si sono trovati a perseguire gli stessi obiettivi e affrontare le stesse sfide. Le preoccupazioni per la crescita dei costi, dovute a fattori tanto demografici quanto tecnico-scientifici, hanno ovunque dato vita ad un processo di ricerca di efficienza che da allora è diventato un fattore permanente di ogni politica sanitaria. Tali sfide e tali obiettivi sono stati nei vari paesi percepiti allo stesso modo? Hanno dato risultati simili? Hanno condotto ad una minore divergenza nei modelli di welfare europei? La risposta a simili interrogativi non può essere univoca: dai contributi raccolti in questo volume nascono tuttavia suggestioni interessanti su una ibridazione dei modelli sanitari europei che sembra essersi creata proprio a partire dalle riforme degli anni Novanta.

Giovanna Vicarelli è professore ordinario di Sociologia economica presso la Facoltà di Economia “G. Fuà” dell’Università Politecnica delle Marche. Con il Mulino ha pubblicato “Alle radici della politica sanitaria in Italia. Società e salute da Crispi al Fascismo” (1997), “Donne e professioni nell’Italia del Novecento” (2007) e “Donne di medicina. Il percorso professionale delle donne medico in Italia” (2008).

 

Volumi – G. VICARELLI (a cura di), Regolazione e governance nei sistemi sanitari europei.


Il valore della qualità nei servizi per gli anziani

Il valore della qualità nei servizi per gli anziani

Adattarsi significa attrezzarsi per garantire un miglioramento continuo della qualità e un monitoraggio sistematico dei servizi: le sfide del sistema welfare italiano trattate anche in un workshop dedicato, “Costi&Qualità”, di scena giovedì 10 novembre (mattina) al Forum

Leggi l’articolo

www.nonautosufficienza.it

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Cosmacini, G. L’arte lunga. Storia della medicina dall’antichità a oggi

Cosmacini, G.
L’arte lunga
Storia della medicina dall’antichità a oggi
Argomento: Scienze, Storia
nuova edizione

Cosmacini è medico ma anche filosofo. Come avvertiva Ippocrate, infatti, il medico deve spiare non solo i segni del male sul corpo del paziente, ma anche «i discorsi, i modi, i pensieri, il sonno e l’insonnia» e forse anche «i suoi sogni».
Giulio Giorello, ”Corriere della Sera”

Dalla mitologia curativa degli dèi d’Olimpo ai guaritori e ai curanti dell’antico Egitto e di Babilonia, dalla medicina greco-romana a quella dell’Islam, dalla scienza medica medievale al ‘rinascimento’ medico del Seicento, dalla ‘polizia medica’ settecentesca alla ottocentesca ‘medicina politica’, dall’igiene alla sanità pubblica, dalla ‘rivoluzione terapeutica’ alla biotecnologia, all’ingegneria genetica, alla chirurgia estetica: la storia della medicina è antichissima, ed è modernissima, coinvolgendo oggi la durata e la qualità della vita umana, chiamata a confrontarsi con una longevità che ha ridefinito l’esistenza stessa.


Scheda Legge 111 15 luglio 2011 “effetti manovra finanziaria per la sanità”, a cura di SOSSANITA’

da SOSSANITA’.


HOSPICE IN ITALIA, seconda rilevazione ufficiale 2010, a cura di Furio Zucco

da http://curepalliative.valeostudio.it/categoria.asp?IDsottocategoria=25
Oppure da www.fedcp.org

C. DE VINCENTI, R. FINOCCHI GHERSI, A. TARDIOLA (a cura di), La Sanità in Italia

C. DE VINCENTI, R. FINOCCHI GHERSI, A. TARDIOLA (a cura di)

La Sanità in Italia

Organizzazione, governo, regolazione, mercato

Collana “Quaderni di Astrid”

pp. 536, € 28,00
978-88-15-13992-4
anno di pubblicazione 2011

Copertina 13992


La crisi finanziaria pone all’Italia (e a tutta l’Europa) problemi straordinariamente difficili: la riduzione del debito pubblico, la sfida competitiva delle economie emergenti, le risposte a cambiamenti geopolitici, tecnologici, climatici e demografici di inedite dimensioni. Come farlo, senza compromettere il modello europeo di welfare, la qualità dei servizi collettivi, i diritti fondamentali dei cittadini, innanzitutto il diritto alla salute?

C’è un’unica strada, quella di riforme radicali e innovazioni coraggiose che consentano di migliorare la qualità dei servizi senza aumentarne il costo. Astrid ha riunito per ciò un gruppo di studiosi ed esperti delle politiche sanitarie noti per la loro competenza e per le esperienze compiute sul campo. Questo libro raccoglie le loro riflessioni e le loro proposte. E apre la strada a qualche speranza per il futuro. La crescita dell’incidenza della spesa sanitaria sul Pil non è un destino ineluttabile. Con le riforme e le innovazioni qui descritte si può, senza compromettere la tutela del diritto alla salute, invertire la dinamica e ricondurre la spesa sanitaria entro un quadro di compatibilità macro­economiche sostenibili.

In Italia, le politiche sanitarie sono anche un banco di prova per la prossima attuazione della riforma costituzionale, dato il loro peso nella vita politica e gestionale delle Regioni: nella sanità si decide, in gran parte, se il federalismo sarà davvero un “win-win game”, di cui beneficeranno tutti gli attori e tutti i territori, con miglioramenti nella qualità dei servizi e maggiore efficienza nella loro organizzazione, oppure se l’attuazione della riforma avvantaggerà alcuni contesti territoriali a scapito di altri, con gravi ripercussioni sulla tutela del diritto costituzionale alla salute. Anche su questo il gruppo di Astrid ha cercato, insieme a molti interrogativi, di dare qualche risposta.

C. DE VINCENTI, R. FINOCCHI GHERSI, A. TARDIOLA (a cura di), La Sanità in Italia.


Umberto Veronesi, Difendo Mario Cal e la ricerca per le vite salvate al San Raffaele

Il suicidio di Mario Cal ha suscitato dolore in chi lo amava, perplessità negli ambienti a lui vicini e apprezzamento, in una buona parte di pensatori laici, della straordinaria coerenza e forza interiore. Per me, il suo è stato anche un gesto simbolico: una forma di protesta. Ho meditato a lungo sul perché Cal ha voluto porre termine alla sua vita in una forma così violenta. Perché era troppo doloroso dover accettare il fallimento di una vita dedicata alla creazione (in aiuto a Don Verzé) di uno dei più grandi istituti di ricerca biomedica del Paese. Il punto è: si tratta davvero di fallimento? Purtroppo lo straordinario sforzo ideativo e organizzativo si è accompagnato a un forte disavanzo nella gestione. E poiché gli ospedali sono stati, con una legge sciagurata, definiti «aziende», il pensiero prioritario, anzi l’ assillo, dei presidenti è diventato, ancor più che nel passato, quello di far quadrare il bilancio. Certo, è importante guarire le persone, salvare le vite, scoprire nuovi strumenti; ma il primo grande obiettivo oggi è il pareggio di bilancio. Quante persone avranno guarito e salvato i medici e i ricercatori del San Raffaele? Migliaia certamente, ma come conteggiarle nel fatidico bilancio? È monetizzabile una vita salvata? È possibile quantificare il valore di una vita? È etico farlo? Per il sistema assicurativo sì, con fior di tabelle minuziose; ma per gli ospedali no. Voglio fare un esempio molto chiaro. 

segue

Difendo Mario Cal e la ricerca per le vite salvate al San Raffaele.


“Veniamo a trovarvi”, a sostegno della domiciliarità per far star meglio a casa gli anziani soli Tutte le riflessioni e le iniziative della “Bottega del Possibile”: dalla proposta alla realizzazione concreta del progetto, da Forum sulla non Autosufficienza

Nell’autunno 2007 il “Centro Studi” della Fondazione Cassa di Risparmio di Cuneo ha chiesto la collaborazione dell’Associazione di Promozione Sociale “La Bottega del Possibile” (con sede a Torre Pellice) per approfondire il tema della cultura della domiciliarità nei confronti delle persone anziane. L’Associazione ha dunque trasmesso al “Centro Studi” un insieme di riflessioni sul significato della dimensione domiciliarità, sull’esigenza del suo rispetto quando la persona lo richiede, sulla necessità che nasca, o si rinforzi, sul territorio, nei fatti, concretamente, il sistema domiciliarità. Da parte de “La Bottega del Possibile” si volevano trasmettere alcuni concetti di base, quali:
- il rispetto della domiciliarità fa salute, fa star meglio, crea di per sé “ben-essere” finché è possibile restare nella propria casa con i sostegni adeguati;
- l’unica soluzione, ancora molto presente, davanti a situazioni complesse e problematiche per ogni età (anziani, disabili, minori in difficoltà) non è più l’allontanamento dalla casa nel contesto significativo della persona ma, in molte situazioni sul territorio un sistema inquadrato in una politica sociale globale, di rete;
l’espressione “domiciliarità” non è uguale ad “assistenza domiciliare”; i due significati sono assai diversi;
- anche la struttura residenziale, inserita in una logica di rete integrata sul territorio, può essere, ed è, se lo vuole, uno strumento per sostenere
la domiciliarità, per aiutare a stare a casa.

Si sono dunque trasmessi al “Centro Studi” alcuni documenti in riferimento a quanto sopra detto con la speranza che la priorità del sostegno alla domiciliarità fosse assunta negli atti d’indirizzo della Fondazione. Successivamente, dopo l’accoglienza nella propria programmazione triennale del messaggio-domiciliarità, da parte della Fondazione stessa, è stato chiesto all’Associazione la predisposizione di un progetto operativo concreto finalizzato a dimostrare la fattibilità e la sostenibilità della realizzazione sul territorio di un progetto reale di sostegno alla domiciliarità.


La proposta concreta 

Nell’aprile 2008 è stata presentata alla Fondazione, da parte dell’Associazione, un’ipotesi di progetto dal titolo: “Domiciliarità e residenzialità, una proposta per il sostegno alla domiciliarità in un progetto di rete”. La proposta è stata possibile anche perché, nel frattempo, i responsabili (Vice Presidente e Direttore) della “Casa Don Dalmasso” di Bernezzo (CN) avevano chiesto alla nostra Associazione di costruire insieme un’iniziativa significativa relativa alla cultura della domiciliarità. È nato così, dall’incontro tra tre espressioni di volontà finalizzate a sperimentare il ruolo di sostegno alla domiciliarità da parte della struttura residenziale, il progetto “Veniamo a trovarvi”. Il progetto ipotizzava il potenziamento dell’utilizzo di “servizi interni” della struttura al fine di renderli disponibili per chi desiderava continuare a vivere a casa propria supportato da alcuni servizi portati a domicilio. Soprattutto, come assoluta novità, nel progetto predisposto dall’Associazione, si prevedeva l’uscita sul territorio di un’operatrice OSS, che visitasse regolarmente le persone anziane, sole o in coppia, per attivare un “ascolto itinerante” di accoglienza di sostegno, di monitoraggio dei problemi e delle esigenze. La proposta è nata dalla realizzazione, estremamente positiva, in Val Pellice, a partire dal 1971 per oltre 20 anni del “visitatore domiciliare itinerante”. Si proponeva, dunque, un progetto sperimentale come risposta di solidarietà e di giustizia in un cammino, forte e determinato, d’innovazione sociale, per il rispetto della domiciliarità, contenuto nel senso dei primi articoli della nostra Costituzione. La proposta è stata accolta dalla Fondazione. Sono pertanto iniziati i vari momenti e passaggi per predisporre concretamente un buon progetto nei confronti dei cittadini, attraverso un rapporto positivo con la rete delle risorse locali e delle istituzioni pubbliche e private, nonché con i medici di famiglia e il volontariato.

La preparazione concreta della sperimentazione
Da subito è risultato evidente che si trattava mdi un progetto non sostitutivo di compiti istituzionali, ma che intendeva “incrementare” le risposte esistenti non sufficienti, o non presenti, e sviluppando ed arricchendo a livello di prevenzione la raccolta di segnali premonitori di malessere, di “campanelli d’allarme” per arrivare prima, per arrivare con un intervento tempestivo rispetto a bisogni nascosti, non ancora conclamati, ma esistenti, anche se sottovalutati o sconosciuti. I responsabili della struttura residenziale hanno realizzato scelte adeguate, appropriate e positive sia per individuare gli operatori da “far uscire” (in particolare l’OSS itinerante), sia nel sensibilizzare tutti gli operatori della struttura stessa
(anche gli “interni”) affinché si cogliesse il significato pieno e positivo dell’iniziativa con il consenso e la collaborazione di tutti gli operatori
della struttura residenziale, anche di quegli operatori che, restando “dentro”, avrebbero comunque accolto a livello diurno persone anziane che,
alla sera o dopo pranzo, sarebbero rientrate nella loro casa. Una bella lettera del Sindaco, che annunciava ai suoi cittadini l’avvio
della sperimentazione chiedendo “fiducia”, ha contribuito in modo eccellente a una buona accoglienza del progetto da parte non solo della
popolazione interessata, ma anche dei negozianti, della farmacia, dei Parroci, dei medici di famiglia, del volontariato. L’Associazione “La Bottega del Possibile” ha svolto oltre alle funzioni di coordinamento, monitoraggio, verifica e valutazione, un programma di formazione per gli operatori coinvolti e i volontari, dando un contributo positivo per conoscere il territorio, per cogliere i problemi e i bisogni sconosciuti, per attivare progetti integrati (programmati e innovativi) con il Consorzio dei Comuni, per potenziare sul territorio le relazioni di solidarietà e partecipazione finalizzato ad un cammino comune rispetto alle persone “più fragili”.

Forum sulla non Autosufficienza.


Regione Veneto: Riordino della rete degli ospedali La giunta approva il nuovo piano – Corriere del Veneto

 Il nuovo piano socio-sanitario del Veneto, approvato dalla giunta regionale, è stato illustrato dall’assessore alla Sanità, Luca Coletto, che l’ha definito «un lavoro di squadra, di cui parliamo almeno da un anno, e che finalmente ha portato ai risultati grazie al lavoro degli uffici». Il presidente, Luca Zaia commenta «Sono assolutamente soddisfatto – ha detto – perchè non si tratta di un blitz, ma di un percorso costruito, che arriva all’approvazione dopo sedici anni. E abbiamo introdotto, in quello che forse è il più grande documento programmatorio, elementi unici, che daranno il via a cicli virtuosi, come le gerarchie degli ospedali o l’introduzione dei costi standard». Zaia ha poi spiegato che si tratta di un percorso «a cascata»: «La presentazione di tutte le schede è la logica conseguenza del piano e avverrà a settembre. È la procedura, ma questo è il passaggio più importante, più duro e più in salita. È come aver fatto il codice della strada: adesso mancano solo i segnali».

Riordino rete ospedaliera. Coletto ha iniziato dal riordino della rete degli ospedali, per la quale è stata stabilita la nuova gerarchia: ospedali della dorsale (sette, uno per capoluogo), collegati in rete con tutte le province; ospedali nodo di rete (con presidi di base per bacini da 200.000 abitanti), ospedali di rete e medicina del territorio. «Anche le Università – ha spiegato l’assessore – saranno più vicine alla Regione, per suggerire le reali necessità del territorio, anche nella preparazione dei nostri medici e nella ricerca di un modello condiviso».

Valorizzazione professionale. Altro punto importante sottolineato da Coletto, la valorizzazione organizzativa e professionale delle professioni sanitarie. «In altri Paesi, determinati tecnici possono, ad esempio, fare le radiografie: dobbiamo puntare a sollevare i medici da mansioni tecniche, tornando a concentrarli sul loro ruolo di medico». L’assessore ha poi sottolineato «l’accelerazione assoluta dell’informatica per la sanità, per poter ritirare sempre più gli esiti delle analisi da casa» e per creare il fascicolo sanitario digitale per ogni cittadino entro il 2012.

Costi standard. Uno dei punti più importanti, per il presidente Zaia, è quello dell’introduzione dei costi standard. «Come ci sono difformità a livello nazionale per i costi della sanità – ha commentato Coletto – così ce ne sono anche a livello regionale». Quanto alle Usl, «il libro bianco ha anticipato il piano e l’importante è rilevare che, per un funzionamento corretto, l’identità delle Usl deve essere di 200-300.000 abitanti: nessuno vuole sollevare il Consiglio dal proprio ruolo, ma solo sottoporgli dati che riteniamo importanti». Quanto alle strutture di ricovero, «cercheremo – ha detto – di dimettere il malato finita la fase acuta, visto che può essere curato meglio in siti fatti su misura più vicini a casa. Questo ci permetterà anche la riconversione di ospedali per acuti che non fanno più parte della rete, con utilità sia economica che per la riabilitazione». Per le cure palliative, invece, viene posta partic9olare attenzione per i malati terminili istituendo una struttura specifica per ogni Uls.

Nuovi ruoli per la medicina generale. Nel nuovo piano si valorizzano infine i centri servizi e si potenziano medicina generale e pediatri di base, oltre alla rete di prevenzione. L’assessore ha evidenziato l’importanza della creazione di un nuovo modello organizzativo per l’attività dei medici di base e si prevede la costituzione di medicine di gruppo integrate con presenza del medico 24 ore su 24 e sette giorni su sette. (Ansa)Riordino della rete degli ospedali La giunta approva il nuovo piano – Corriere del Veneto.


Famiglie, lavoro di cura e servizi , Speciale di Prospettive sociali e sanitarie n. 12/2011


Perdura l’assenza di una politica nazionale sulla non autosufficienza, e di una strategia per l’emersione del lavoro privato di cura. Mentre altri paesi europei continuano a mettere in cantiere nuovi interventi per fronteggiare l’onda demografica in arrivo e le sue pesanti conseguenze in termini di domanda di assistenza.
Da ultimo il Dilnot Report, il più importante piano inglese sulla non autosufficienza degli ultimi dieci anni: un piano lungimirante, che affronta il tema dei costi dell’assistenza per le famiglie e pone un tetto alle spese a loro carico (www.dilnotcommission.dh.gov.uk). Nessun anziano dovrebbe spendere più di 35.000 sterline, 39.000 euro, per la propria assistenza nella terza età, che sia per pagare un assistente familiare o un ricovero in residenza. Quello che ci vuole in più ce lo mette lo stato. Con prestiti vitalizi ipotecari, una pratica assai diffusa in Inghilterra e quasi sconosciuta da noi, tutelati dagli enti locali.
I costi della non autosufficienza negli anni a venire non potranno essere sostenuti solo dalle famiglie o solo dallo stato: si devono trovare equilibri, mix, delicate suddivisioni. È questo il messaggio più importante del Rapporto Dilnot. Messaggio rilevante per noi, un paese avviato ad avere future generazioni di anziani e di pensionati assai più povere di quelle di oggi. Di risorse economiche e di aiuti familiari.
Avremo sempre più bisogno di lavoro di cura, e di un’offerta accessibile, qualificata. A questo lavoro è dedicato questo numero.        s.p.

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Prospettive Sociali e Sanitarie
via XX Settembre 24, 20123 Milano
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Salute e diritto. Popolazioni invisibili, competenze, networking, 4-7 settembre: Summer School alla Certosa del Gruppo Abele

Summer School “Salute e diritto. Popolazioni invisibili, competenze, networking” organizzata dal Laboratorio di epidemiologia di cittadinanza del Consorzio Mario Negri Sud in collaborazione con il Centro Studi del Gruppo Abele e altre organizzazioni di lavoro socio-sanitario.
L’evento è in programma dal 4 al 7 settembre prossimi alla Certosa del Gruppo Abele, uno spazio di confronto, conoscenza e condivisione situato in una vecchia abbazia recentemente ristrutturata nella Valle di Susa, sotto la Sacra di San Michele.
Inviamo in allegato la locandina con il programma dell’evento.

Un cordiale saluto,

la redazione di Animazione Sociale

Animazione Sociale
mensile per gli operatori sociali edito da Edizioni Gruppo Abele
corso Trapani, 91/b – 10141 Torino
tel. 011 3841048 – fax 011 3841047
www.animazionesociale.gruppoabele.org 


Disegniamo il welfare di domani, La rivista Prospettive Sociali e Sanitarie compie 40 anni, in questa occasione ha organizzato per il 29 settembre 2011 il convegno

La rivista Prospettive Sociali e Sanitarie compie 40 anni:

 in questa occasione ha organizzato per il 29 settembre 2011 il convegno

Disegniamo il welfare di domani

 

 

di cui vi alleghiamo il programma:

9.30 – 13.15           Prima sessione Complessità sociale,crisi economica, federalismo: una proposta di riforma, attuale e fattibile

Ø  Bisogni, diritti, quale politica  Emanuele Ranci Ortigosa (Pss, Irs)

Ø  Il federalismo fiscale Alberto Zanardi (Università di Bologna)

Ø  Le risorse Paolo Bosi (Capp, Università di Modena), e Maria Cecilia Guerra (Capp, Università di Bologna)

Ø  Il sistema di governo Valerio Onida (Presidente emerito della Corte Costituzionale)

Ø  La produzione dei servizi e degli interventi sociali e sociosanitari

Francesco Longo (Cergas, Università Bocconi)

 

11,30-13,15      Interventi di discussant  

 

13,15 Sospensione dei lavori   

 

14.15 – 17,30         Seconda sessione: Prepariamo il Welfare di domani

Workshop paralleli con interventi preordinati e dei partecipanti

Ø  La relazione d’aiuto tra nuove domande e cambiamenti possibili

Interventi di Sergio Pasquinelli (Pss, Irs), Ariela Casartelli (formatrice, Irs).

Ø  Bisogni complessi e integrazione professionale sociosanitaria e socio educativa

Interventi di Ugo De Ambrogio (Pss, Irs), Dela Ranci (Terre Nuove), Anna Rotondo (Centro di psicologia e AT) Katja Avanzini (Irs, Concass)

Ø  Verso una progettazione sociale sostenibile

Interventi di Giorgio Sordelli (consulente, Pss), Valentina Ghetti (Irs)

 

Irs, quale editore e coordinatore della manifestazione, ha presentato domanda al CROAS per l’ottenimento dei crediti formativi per assistenti sociali.

Costi: € 50,00+Iva per singoli/professionisti; € 80,00+Iva (se dovuta) per gli enti.

Offerta abbonamento scontato PSS + iscrizione al convegno:  

€ 100,00 per singoli/professionisti; € 150,00 per gli enti.

 

Maggiori informazioni per registrazione e modalità di pagamento su

www.irsonline.it e  http://pss.irs-online.it/ - pss@irsonline.it


Disegniamo il welfare di domani, La rivista Prospettive Sociali e Sanitarie compie 40 anni, in questa occasione ha organizzato per il 29 settembre 2011 il convegno

La rivista Prospettive Sociali e Sanitarie compie 40 anni:

 in questa occasione ha organizzato per il 29 settembre 2011 il convegno

Disegniamo il welfare di domani

 

 

di cui vi alleghiamo il programma:

9.30 – 13.15           Prima sessione Complessità sociale,crisi economica, federalismo: una proposta di riforma, attuale e fattibile

Ø  Bisogni, diritti, quale politica  Emanuele Ranci Ortigosa (Pss, Irs)

Ø  Il federalismo fiscale Alberto Zanardi (Università di Bologna)

Ø  Le risorse Paolo Bosi (Capp, Università di Modena), e Maria Cecilia Guerra (Capp, Università di Bologna)

Ø  Il sistema di governo Valerio Onida (Presidente emerito della Corte Costituzionale)

Ø  La produzione dei servizi e degli interventi sociali e sociosanitari

Francesco Longo (Cergas, Università Bocconi)

 

11,30-13,15      Interventi di discussant  

 

13,15 Sospensione dei lavori   

 

14.15 – 17,30         Seconda sessione: Prepariamo il Welfare di domani

Workshop paralleli con interventi preordinati e dei partecipanti

Ø  La relazione d’aiuto tra nuove domande e cambiamenti possibili

Interventi di Sergio Pasquinelli (Pss, Irs), Ariela Casartelli (formatrice, Irs).

Ø  Bisogni complessi e integrazione professionale sociosanitaria e socio educativa

Interventi di Ugo De Ambrogio (Pss, Irs), Dela Ranci (Terre Nuove), Anna Rotondo (Centro di psicologia e AT) Katja Avanzini (Irs, Concass)

Ø  Verso una progettazione sociale sostenibile

Interventi di Giorgio Sordelli (consulente, Pss), Valentina Ghetti (Irs)

 

Irs, quale editore e coordinatore della manifestazione, ha presentato domanda al CROAS per l’ottenimento dei crediti formativi per assistenti sociali.

Costi: € 50,00+Iva per singoli/professionisti; € 80,00+Iva (se dovuta) per gli enti.

Offerta abbonamento scontato PSS + iscrizione al convegno:  

€ 100,00 per singoli/professionisti; € 150,00 per gli enti.

 

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Comunicazione profonda in sanità, Senso, verità, desiderio

Senso, verità,
desiderio
COMUNICAZIONE PROFONDA IN SANITA'
Volume di
pagine 326
COMUNICAZIONE PROFONDA
IN SANITA’
Praticare la comunicazione in sanità in quanto momento di profondità relazionale è fondamentale, non basta più informare semplicemente i pazienti su un trattamento o su una procedura diagnostica.

Questo nuovo volume sposa la tesi che è necessario - in particolare in sanità - distinguere tra comunicazione e informazione e si sviluppa in tre parti:

1.
UNA DEFINIZIONE DA CONDIVIDERE
Definire per orientarsi

1. 
Primo nodo: tecniche o senso
Formare tecnici o formare professionisti?
Il ruolo cruciale dell’ideologia.
2. Secondo nodo: convincere o convivere
Dalla informazione/espressione strumentale alla comunicazione profonda.
Dal conflitto alla condivisione.
3. Terzo nodo: logica o percezione.
4. Quarto nodo: strumentalità o eros
Dall’obiettivo strumentale all’orizzonte sconosciuto.
Dall’incontro emotivo alla relazione cosciente e desiderante.
Postfazione in prima persona. Libro koan, comunicazione satori.

2.
UNA SFIDA OPERATIVA DA ACCETTARE
La comunicazione nelle organizzazioni

1. 
La comunicazione profonda nelle organizzazioni sanitarie
La comunicazione profonda nel lavoro per i beni meritori.
La comunicazione profonda nella formazione degli operatori: metadisciplinarità, Scuola di Sanità pubblica, Governo clinico.
2. La comunicazione profonda come lavoro del dirigente sanitario
Il dirigente da gestore a guida.
Il “decalogo” del dirigente sanitario comunicatore.
Una patologia della capacità di guida e della comunicazione: il mobbing.
3. La comunicazione profonda con il paziente
Dal paternalismo ippocratico all’intelligenza emotiva.
L’educazione terapeutica del paziente e il counselling.
La Medicina narrativa/colloquiale e il burnout.
Dalla “medicina” nazista al consenso informato.
Consenso informato: riferimenti deontologici e lineamenti operativi.
Consenso informato: riferimenti giuridici.
4. La comunicazione profonda con i gruppi a rischio: l’educazione critica alla salute
Dall’Educazione sanitaria all’Educazione alla salute.
L’Educazione critica alla salute.
Operatori di Educazione critica alla salute, Tribunale per i diritti del malato, Uffici di relazione con il pubblico (URP).
Educazione critica alla salute e lavoro sulla domanda.
5. Un piano organizzativo per la comunicazione profonda
Il Piano CSQ (Comunicazione per la salute e per la qualità) e i suoi Tragitti attuativi.
La formazione/motivazione degli operatori.
L’ascolto dei cittadini.
L’ascolto di pazienti, parenti, utenti.
Le risposte verso pazienti, parenti e utenti.
Le risposte verso la società civile.
Postfazione in prima persona. Igienista e comunicatore.

3.
UN MODO D’ESSERE DA PRATICARE
L’arte del comunicare

1. 
Tempo.
2. Media
La telemedicina nella relazione clinica.
La televisione nell’Educazione critica alla salute.
L’informatica nella formazione in sanità.
L’informatica nell’organizzazione sanitaria.
3. Vis comunicativa
Ascoltare, guardare, toccare, collocarsi.
Parlare.
Postfazione in prima persona. Pathos e dintorni.

F. Calamo Specchia, Professore associato di Igiene presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma, dove insegna Organizzazione e Programmazione dei Servizi Sanitari. Da oltre vent’anni si occupa prevalentemente di comunicazione in sanità.

Sanità: Rapporto Lea 2009 ministero, da regioni.it

Nel Rapporto sull’adempimento del mantenimento dei Lea relativo al 2009 (realizzato dalla Direzione generale della programmazione sanitaria del Ministero della Salute), sono 8 le Regioni che erogano tutte le prestazioni e i servizi sanitari, e cioè che garantiscono i Livelli essenziali di assistenza (Lea): Emilia Romagna, Lombardia, Toscana, Marche, Piemonte, Umbria, Veneto e Liguria. 

Tre Regioni (Basilicata, Sardegna e Puglia) risultano adempienti ma con riserva, mentre in altre 6 regioni (Molise, Abruzzo, Lazio, Campania, Calabria e Sicilia) la situazione è critica.
Il monitoraggio ministeriale e’ stato eseguito sulla base di 21 indicatori  selezionati dal Comitato Lea sulle macroaree di  assistenza (6 indicatori per la prevenzione, 9 per l’assistenza distrettuale, 6 per l’ospedaliera).

 

Documentazione:

Pubblicazione – 6 maggio 2011

Adempimento “mantenimento dell’erogazione dei LEA” attraverso gli indicatori della griglia Lea – Metodologia e Risultati dell’anno 2009
Mantenimento erogazione LEA 2009 (pdf, 1 Mb)

Rapporto – 14 marzo 2011

Attività gestionali ed economiche delle ASL e Aziende Ospedaliere. Annuario statistico del Servizio Sanitario Nazionale – Anno 2008
Annuario statistico 2008 pdf, 1.378 Kb
Guida – 17 febbraio 2011
Linee guida per la comunicazione on line in tema di tutela e promozione della salute
Linee Guida Comunicazione on line pdf, 2,5 MB
Appendici (pdf, 5,7 Mb)
Guida – 10 febbraio 2011
Il Fascicolo sanitario elettronico. Linee guida nazionali
Linee guida fse pdf, 500 Kb
Piano Sanitario Nazionale – 21 gennaio 2011
Piano Sanitario Nazionale 2011-2013 – Bozza
Bozza PSN 2011-2013 pdf, 1,4 Mb
Pubblicazione – 30 settembre 2010
Adempimento “Mantenimento dell’erogazione dei LEA” attraverso gli indicatori della griglia Lea – Metodologia e Risultati dell’anno 2008
Mantenimento erogazione LEA 2008 pdf, 600 Kb
Rapporto – 14 giugno 2010
Relazione Generale sulla Situazione Economica del Paese 2009 – Il Servizio Sanitario Nazionale
Rapporto Sanità 2009 zip, 200 Kb
Piano Sanitario Nazionale – 29 aprile 2010
Documento preliminare informativo sui contenuti del nuovo Piano sanitario nazionale 2010-2012
PSN 2010-2012, documento preliminare pdf, Kb 85
Relazione sullo Stato Sanitario del Paese – 10 dicembre 2009
Relazione sullo Stato Sanitario del Paese 2007-2008
Sintesi Relazione 2007-2008 (pdf, 1,5 Mb)
Situazione sanitaria (pdf, 14,5 Mb)
Determinanti della Salute (pdf, 7 Mb)
Risposte Attuali del SSN (pdf, 16 Mb)
Problematiche Emergenti e Prospettive (pdf, 285 Kb)
Rapporto – 1 dicembre 2009
Attività gestionali ed economiche delle ASL e Aziende Ospedaliere. Annuario statistico del Servizio Sanitario Nazionale – Anno 2007
Annuario statistico 2007 (pdf, 900 KB) pdf, 900 KB
Rapporto – 28 luglio 2009
Relazione Generale sulla Situazione Economica del Paese 2008 – Il Servizio Sanitario Nazionale
Rapporto Sanità 2008 zip, 200 Kb
Rapporto – 1 giugno 2009
Rapporto nazionale di monitoraggio dei livelli essenziali di assistenza – anni 2005-2006
Rapporto monitoraggio 2005-2006 pdf, 13 Mb
Guida – 2 aprile 2009
Linee guida per progetti di sperimentazione inerenti “Modalità organizzative per garantire l’assistenza sanitaria in h 24: riduzione degli accessi impropri nelle strutture di emergenza e miglioramento della rete assistenziale territoriale”
Linee guida progetti sperimentazione assistenza h24 pdf, 78 Kb
Rapporto – 1 agosto 2008
Relazione Generale sulla Situazione Economica del Paese 2007 – Il Servizio Sanitario Nazionale
Rapporto sanità 2007 (zip, 180 Kb)
Pubblicazione – 1 settembre 2007
Rapporto Nazionale di monitoraggio dell’assistenza sanitaria – anno 2004
Rapporto monitoraggio assistenza sanitaria – anno 2004 (pdf, 1.9 Mb)
Rapporto – 1 settembre 2007
Relazione Generale sulla Situazione Economica del Paese 2006 – Il Servizio Sanitario Nazionale
Rapporto sanità 2006 (zip, 220 Kb)
Pubblicazione – 30 maggio 2007
Prestazioni Residenziali e Semiresidenziali
Prestazioni residenziali e semiresidenziali (pdf, 170 Kb)
Pubblicazione – 7 dicembre 2006
Nuova caratterizzazione dell’assistenza territoriale domiciliare e degli interventi ospedalieri a domicilio
Assistenza domiciliare territoriale e interventi ospedalieri a domicilio(pdf, 150 Kb)
Rapporto – 1 marzo 2006
Rapporto Nazionale di monitoraggio dell’assistenza sanitaria – anno 2002-2003
Rapporto monitoraggio assistenza sanitaria 2002-2003 (pdf, 3.6 Mb)
- 14 febbraio 2006
Documento di individuazione dei compiti del Comitato LEA
Compiti Comitato Lea (Pdf, 130 KB)

Le differenze regionali nella governance della spesa sanitaria (F. Pammolli, N.Salerno), CERM

CERM
Le differenze regionali nella governance della spesa sanitaria (F. Pammolli, N.Salerno)

Paolo Ferrario, AUDIO LEZIONE della dispensa didattica n. 6, COSTITUZIONE REPUBBLICANA E POLITICHE SOCIALI


vademecum «Dalla parte del paziente. Privacy: le domande più frequenti», a cura del Garante per la protezione dei dati personali da parte di pazienti e personale sanitario

In tema di privacy e salute, sono tante le domande che vengono quotidianamente poste all’attenzione del Garante per la protezione dei dati personali da parte di pazienti e personale sanitario. Per agevolare le attività degli operatori del settore sanitario e migliorare la qualità dei servizi offerti a chi accede a studi medici, ospedali, farmacie e a qualunque altro luogo di analisi o cura, il Garante ha pubblicato il vademecum «Dalla parte del paziente. Privacy: le domande più frequenti», è suddiviso in sette parti: – Il paziente informato; – Informazioni sulla salute; – In attesa; – Telecamere e internet; – La salute dei dipendenti; – HIV; – Sanità elettronica. Al termine della guida è stato inserito un breve ma utilissimo glossario che spiega i termini tecnici maggiormente utilizzati. Chi vuole approfondire gli aspetti legati alla tutela della privacy in ambito sanitario può consultare il Codice della privacy, la documentazione e i provvedimenti pubblicati sul sito internet www.garanteprivacy.it oppure contattare direttamente gli uffici del Garante.


Oltre 2,6 mln di italiani disabili. Ricerca: La centralità della Persona in riabilitazione: nuovi modelli organizzativi e gestionali

In Italia, secondo gli ultimi dati Istat (anno 2005), le persone con disabilità che vivono in famiglia sono 2,6 milioni, pari al 4,8% della popolazione con più di 6 anni. A questi devono poi aggiungersi gli oltre 200 mila pazienti residenti presso i presidi socio-sanitari. Per comprendere in maniera adeguata la sfida che si prospetta in sanità nei prossimi anni, si deve inoltre considerare che secondo un’analisi dei dati di ricovero realizzata nel 2008 dal Ministero della Salute, è emerso che su 12.128.678 di ricoveri, ben 361.391 sono di riabilitazione, dei quali circa 295 mila in regime ordinario e circa 64 mila in regime di Day hospital.

Il tema è stato affrontato oggi in occasione della presentazione di

da: QS – Quotidiano Sanità: Governo e Parlamento – Oltre 2,6 mln di italiani disabili. Fazio: “Il paziente non può più essere abbandonato”.


Il 76% degli italiani ha piena fiducia nel medico di famiglia e il 64% si fida dell’ospedale pubblico

Il 76% degli italiani ha piena fiducia nel medico di famiglia e il 64% si fida dell’ospedale pubblico. Male invece lo specialista pubblico, viene preferito quello privato nell’80% dei casi. Lo rileva un’indagine demoscopica commissionata da UniSalute

l’intero articolo qui:

QS – Quotidiano Sanità: Studi e Rapporti – Sanità pubblica. Gli italiani promuovono ospedali e medici di famiglia.


R. Zanella, Manuale di economia sanitaria, Maggioli editore, 2011

Novità aprile 2011
MANUALE DI ECONOMIA SANITARIA
MANUALE DI ECONOMIA SANITARIA

Quali fattori caratterizzano la domanda di salute? Com’è strutturata l’offerta di assistenza a livello di sistema sanitario e a livello delle singole organizzazioni sanitarie? Perché è importante governare le dinamiche dei costi anche nelle aziende sanitarie? Attraverso approfondimenti tematici e numerose tabelle riepilogative di dati e indicatori comparativi, questo nuovo Manuale fornisce gli strumenti essenziali per comprendere i comportamenti di produzione e di scambio e le scelte di ripartizione delle risorse nel settore sanitario.

Inquadra i contenuti base dell’economia sanitaria ed affronta le principali questioni in campo macro e microeconomico, esaminando fra l’altro: › lo stato di salute di una comunità e gli elementi che lo influenzano, › come le singole società si organizzano per far fronte alla domanda di salute, › le caratteristiche della domanda sanitaria, › l’offerta di beni e servizi e l’articolazione in settori assistenziali, › le principali dinamiche dell’innovazione in sanità, › gli indicatori di struttura, attività, efficienza ed efficacia, › le condizioni di salute della popolazione italiana e le modalità di funzionamento del sistema assistenziale in Italia, › i principi dell’economia aziendale e del contro llo di gestione applicati al settore sanitario.

Realizzato da R. Zanella, Dirigente del SSN e di Centrale Regionale di Acquisto, docente universitario di discipline economiche e gestionali, il Manuale fornisce elementi di concreta utilità ai professionisti della sanità nel dettaglio della seguente struttura editoriale:

1.
Misurare la salute
Come definire la salute.
Misurare la salute. La salute diagnosticata. La salute percepita.
I tassi di mortalità.
Tassi di morbilità.
I fattori di rischio. Gli indicatori di rischio.
Indici compositi.
L’impatto socio-economico della morbilità.
La morbilità percepita.

2.
I determinanti della salute. Le politiche per la salute
I determinanti della salute.
Strategie internazionali per la salute.
L’attività di prevenzione.
La valutazione di impatto sulla salute (Health Impact Assessment, HIA).
Azioni intersettoriali per la salute.

3.
Domanda e offerta nel settore sanitario
Le teorie fondamentali sul funzionamento del mercato.
La teoria elementare della domanda.
Curve collettive di domanda.
La teoria del comportamento individuale dell’acquirente.
La teoria elementare dell’offerta.
Il processo di scambio e la formazione del prezzo nei mercati di beni privati.
Domanda e offerta in sanità.
Caratteristiche dei beni e dei servizi che soddisfano i bisogni di salute e delle relative modalità di acquisizione.
La domanda sanitaria: elasticità rispetto al prezzo e rispetto al reddito.
Fallimenti del funzionamento del mercato e motivazioni dell’intervento pubblico.
L’intervento pubblico nel settore sanitario: effetti sulle quantità prodotte e scambiate.

4.
Definizione empirica della domanda sanitaria
Determinanti sanitari.
Variabili demografiche.
Variabili sociali ed economiche.
Il problema della selezione della domanda.
5.
Definizione dell’offerta sanitaria. I modelli di sistemi sanitari
Malattia, salute, sanità nella storia. L’evoluzione storica nell’offerta dei servizi sanitari.
Modelli di sistemi sanitari. Definizione di efficienza, efficacia, equità.
Modelli di finanziamento dei sistemi sanitari.
I principali modelli.
Modelli di regolazione e governo dei sistemi sanitari.
Modelli di mercato: rapporti tra erogatori pubblici ed erogatori privati (offerta pianificata, programmata, mista, libera).
Sistemi sanitari ed equità, efficienza, efficacia.
Cooperazione o competizione?

6.
Definizione dell’offerta sanitaria. Gli erogatori di assistenza
Il livello delle cure informali.
Le cure primarie.
Un sistema in cerca di coordinamento: medici di medicina generale e centri di salute.
Le cure secondarie. L’ospedale.
Tipologie di ospedali. Dall’ospedale “generalista” agli ospedali specializzati.
Il sistema Hub & Spoke.
Modelli di gestione ospedaliera.
Misurare il prodotto ospedaliero.
Prospettive di evoluzione.

7.
Analisi sistemica
Economia e servizi sanitari.
La frontiera delle possibilità produttive.
Il ruolo dello Stato nell’allocazione delle risorse.
Spesa pubblica, spesa sociale, spesa sanitaria.
Spesa sanitaria e prodotto interno lordo.
L’effetto Baumol.
La legge dei rendimenti marginali decrescenti.
Politiche di regolazione della spesa sanitaria.
La relazione tra salute ed economia. Gli effetti della spesa sanitaria sul sistema economico.
Lo sviluppo durevole.
L’effetto moltiplicatore della spesa sanitaria sul prodotto interno lordo.

8.
Progresso scientifico, sviluppo tecnologico e innovazione in sanità
L’innovazione nell’economia e nel settore sanitario.
Sviluppo tecnologico e domanda in sanità.
L’introduzione dell’innovazione in sanità. Variabili esplicative.
Concetto di tecnologia sanitaria. I processi di Health Technology Assessment.
Il mercato dei farmaci e dei dispositivi medici.
La globalizzazione dell’economia. La globalizzazione nel settore sanitario.
9.
Misurare e fare valutazioni economiche in sanità
A che serve misurare.
Il sistema sanitario come “potenza installata”: misurare le risorse a disposizione.
La misurazione dell’attività svolta.
Le valutazioni di efficienza. La misura del rendimento dei fattori produttivi.
I costi standard.
Definizione di efficacia. Le valutazioni di efficacia.
L’efficacia rispetto al costo.
Indicatori di costo-efficacia, costo-utilità, costo-beneficio.

10.
La valutazione della performance dei sistemi sanitari
Il rapporto OMS sullo stato di salute nel mondo nell’anno 2000.
Il sistema di valutazione delle performance regionali del Ministero della Salute.

11.
Stato di salute e assistenza sanitaria in Italia. Il funzionamento del SSN
Il sistema sanitario italiano. Origine ed evoluzione del SSN.
Le fonti di finanziamento del SSN. Il finanziamento di ASL e ospedali.
Spesa e finanziamento del SSN.
La struttura del SSN.
Contesto demografico.
Quadro epidemiologico.
L’attività del SSN.
Differenze regionali.

12.
Il problema della efficienza nelle organizzazioni produttive. Il controllo dei costi nelle aziende sanitarie
Peculiarità delle produzioni di servizi sanitari.
Il perseguimento dell’efficienza.
L’andamento dei costi ospedalieri.
La migliore combinazione produttiva: efficienza tecnica ed efficienza economica.
Economie di scala ed economie di gamma.
Indicatori di economicità e reddività.
Il controllo di gestione.

Per ricevere
MANUALE DI ECONOMIA SANITARIA
Maggioli Editore – Novità aprile 2011
Pagine 308 – F.to cm. 17×24 – ISBN 6616.9 – Euro 22,00

infermieri e fisioterapisti possono erogare specifici servizi all’interno delle farmacie

Dal 4 maggio prossimo infermieri e fisioterapisti possono erogare specifici servizi all’interno delle farmacie: è quanto dispone il Decreto emanato dal Ministro della Salute, Fazio, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 90 del 19 aprile 2011. Le prestazioni possono essere erogate a carico del Servizio Sanitario Nazionale, sotto la vigilanza dei preposti organi regionali, previa prescrizione dei medici di medicina generale e dei pediatri di libera scelta. Presso le farmacie sono erogabili dagli infermieri: supporto alle determinazioni analitiche di prima istanza, rientranti nell’ambito dell’autocontrollo; effettuazione di medicazioni e di cicli inattivi intramuscolo; attività concernenti l’educazione sanitaria e la partecipazione a programmi di consulenza, anche personalizzato; iniziative finalizzate a favorire l’aderenza dei malati alle terapie. A domicilio del paziente sono erogabili dagli infermieri, le prestazioni prescritte dal medico di medicina generale o dal pediatra di libera scelta. Da parte sua, il fisioterapista può erogare all’interno della farmacia la definizione del programma prestazionale volto alla prevenzione, all’individuazione ed al superamento del bisogno riabilitativo; l’attività terapeutica per la rieducazione funzionale delle disabilità motorie, psicomotorie e cognitive e viscerali; la verifica delle rispondenze della metodologia riabilitativa attuata agli obiettivi di recupero funzionale. Alle farmacie è fatto obbligo di rispettare tutti i requisiti relativi ai settori professionali, sanitari e tecnico-strutturali, previsti dalla normativa statale, regionale e comunale vigente.


Dati sul Servizio sanitario nazionale al 2008

Ecco i principali dati sul personale del Ssnle attività gestionali di Asl e Ao contenuti nell’ultimo Annuario Statistico pubblicato dal ministero della Salute e riferito all’anno 2008.

Personale
Nel 2008 il personale ammonta a 638.459 unità, in diminuzione rispetto alle 649.248 unità del 2007,  e risulta così ripartito: il 70,0% ruolo sanitario, il 18,1% ruolo tecnico, il 11,7% ruolo amministrativo e lo 0,2% ruolo professionale. Nell’ambito del ruolo sanitario, il personale con profilo professionale medico è pari a 105.638 unità (di cui 36.501 donne), 260.787 gli infermieri (di cui 199.507 donne), 5.441 i veterinari (di cui 763 donne), 2.338 i farmacisti (di cui 1.719 donne) e 3.742 i biologici (di cui 2.631 donne).
Nelle strutture di ricovero pubbliche ed equiparate operano 98.727 medici e 246.691 unità di personale infermieristico (non è compreso il personale universitario), mentre 1.565 sono i farmacisti.

Strutture assistenziali
Nel 2008 risultano 1.186 strutture per l’assistenza ospedaliera, 9.726 per l’assistenza specialistica ambulatoriale, 5.320 per l’assistenza territoriale residenziale, 2.346 per l’assistenza territoriale semiresidenziale, 5.284 per l’altra assistenza territoriale e 938 per l’assistenza riabilitativa. Per quanto riguarda la natura delle strutture, sono in maggioranza pubbliche le strutture che erogano assistenza ospedaliera (54,4%) e le strutture che erogano altra assistenza territoriale (88,2%). Sono in maggioranza private accreditate le strutture che erogano assistenza riabilitativa ex art.26 della Legge 833 (78,3%) e le strutture che erogano assistenza territoriale residenziale (73,3%).
L’analisi dei trend del numero di strutture nel periodo tra l’anno 2005 e l’anno 2008 evidenzia una sostanziale stabilità per quanto riguarda l’assistenza ospedaliera (si registra una leggera contrazione, -1,2%, del numero di strutture pubbliche). Per l’assistenza specialistica ambulatoriale “Ambulatorio Laboratorio”, si assiste ad una riduzione del 5,3% delle strutture pubbliche e ad una lieve riduzione dello 0,7% per quelle private accreditate. Significativi incrementi, soprattutto per il privato accreditato, sono evidenziati dai trend dell’assistenza territoriale semiresidenziale.

Medici di famiglia e pediatri di libera
In media a livello nazionale ogni medico di base ha un carico potenziale di 1.114 adulti residenti, con differenze regionali a volte marcate. Il carico medio potenziale per pediatra è a livello nazionale di 1.019 bambini, con una variabilità territoriale anche più elevata rispetto a quella registrata per i medici di medicina generale. Tutte le Regioni comunque sono caratterizzate da una carenza di pediatri in convenzione con il SSN ad eccezione dell’Abruzzo, Emilia Romagna, Sardegna, Sicilia, Valle d’Aosta, che presentano un numero di bambini per pediatra di poco superiore al massimale stabilito nel contratto di convenzione.

Servizio di guardia medica
Nel 2008 si registrano 2.984 punti di guardia medica; con 13.040 medici titolari ovvero 22 medici ogni 100.000 abitanti. A livello territoriale si registra una realtà notevolmente diversificata sia per quanto riguarda la densità dei punti di guardia medica sia per quanto concerne il numero dei medici titolari per ogni 100.000 abitanti.

Assistenza farmaceutica convenzionata
In Italia nel 2008 sono state prescritte 550.655.394 ricette con un importo di poco superiore ai 12 miliardi di euro, con un costo medio per ricetta di circa 22 euro. Il costo medio per ricetta risulta fortemente variabile all’interno del territorio nazionale registrando il valore minimo nelle Marche (18,40 euro) e quello massimo (26,31 euro) in Lombardia.

Assistenza domiciliare integrata
Nel corso del 2008 sono stati assistiti al proprio domicilio 494.204 pazienti, di questi l’81% è rappresentato da assistibili di età maggiore o uguale a 65 anni e il 9,5% è rappresentato da pazienti terminali. Mediamente a ciascun paziente sono state dedicate circa 22 ore di assistenza erogata in gran parte da personale infermieristico (16 ore). Le ore dedicate a ciascun malato terminale risultano, invece, pari a 31.

Strutture sanitarie non ospedaliere
In totale sono stati censite 9.726 strutture sanitarie di tipo ambulatorio/laboratorio: la percentuale di strutture pubbliche è molto variabile a livello regionale; in generale nelle Regioni Centro-meridionali si ha una prevalenza di strutture private accreditate. Una situazione opposta si registra per quanto riguarda le altre strutture territoriali nelle quali prevale la gestione diretta delle Aziende Sanitarie.
Le strutture di tipo Ambulatorio/Laboratorio pubbliche erogano nella maggior parte dei casi assistenza clinica, mentre quelle private convenzionate erogano prestazioni di laboratorio.
Per quanto riguarda le altre strutture extraospedaliere, nel 2008 sono stati censite 5.320 strutture residenziali, 2.346 di tipo semiresidenziale, 5.284 di altro tipo (come centri di salute mentale, consultori, stabilimenti idrotermali). Con riferimento alle strutture residenziali e semiresidenziali
sono stati censiti 233.935 posti, pari a 392 per 100.000 abitanti. Di questi il 71,3% sono stati dedicati all’assistenza agli anziani, il 13,0% all’assistenza psichiatrica, il 15,2% all’assistenza ai disabili psichici e fisici, lo 0,5% ai pazienti terminali; probabilmente questi dati sono sottostimati poiché in alcuni casi c’è una sovrapposizione dei vari tipi di assistenza.

Strutture riabilitative
Ne sono state rilevate 938 con 15.345 posti per l’attività di tipo residenziale e 14.264per l’attività di tipo semiresidenziale in complesso 50 ogni 100.000 abitanti. Il numero di utenti totali assistiti in regime residenziale è superiore agli utenti assistiti in regime semiresidenziale (rispettivamente 54.506 e 25.124 utenti); tale rapporto cambia a seconda della tipologia di attività riabilitativa, in particolare la riabilitazione neuropsichiatrica infantile è svolta preferibilmente in strutture semiresidenziali. Nel 2008 le strutture riabilitative hanno impiegato 46.565 unità di personale di cui il 10% costituito da medici ed il 41% da terapisti e logopedisti.

da: QS – Quotidiano Sanità: Studi e Rapporti – Tutti i numeri del Servizio sanitario nazionale.


Strutture sanitarie e liste di attesa: i tempi sono indicati online

Ormai circa la metà dei siti web di Regioni e P.A. e strutture sanitarie riporta dati sui tempi d’attesa, con un trend in crescita negli ultimi cinque anni: è quanto hanno reso noto dal Ministero della Salute, grazie a un’indagine condotta dalla Direzione generale della Programmazione sanitaria e dei livelli essenziali di assistenza e dei principi etici di sistema del Ministero.

L’indagine ha riguardato l’utilizzo della rete Internet quale strumento di comunicazione di dati su tempi e liste di attesa nei siti web di Regioni e Pubbliche Amministrazioni, ASL, Aziende Ospedaliere, IRCCS e Policlinici. Alla sua quarta edizione, l’indagine era stata compiuta anche nel 2005, nel 2007 e nel 2009.

Grazie alle possibilità offerte da Internet, sono cambiate le modalità di informare i cittadini: “in questo contesto di cambiamento – si legge nella nota del Ministero – il controllo e la gestione delle informazioni inerenti alle liste d’attesa rappresenta uno degli aspetti critici di tutti i sistemi sanitari e la possibilità di rendere disponibili le informazioni specifiche di carattere quali-quantitativo sui tempi di attesa può essere considerato un elemento rilevante ai fini della trasparenza e della accountability nei confronti del cittadino e degli operatori sanitari.”

Strutture sanitarie e liste di attesa: i tempi sono indicati online.


Accreditamento, valutazione e gestione dei servizi, Servizi sociali oggi, 2011

SERVIZI SOCIALI OGGI - bimestrale
rivista - servizi sociali oggi

NELL’ULTIMO FASCICOLO
» Lucciole e lanterne
• Esiste una paura del nuovo?

» Le interviste di SSO
• Anziani: ritardare la disabilità fisica.

» Focus
• Anziani: prevenzione ed inclusione.
• Non autosufficienza e deprivazione socioeconomica: scelte economiche e gestionali e rapporto di correlazione.
• Stato di salute negli anziani: le reti sociali sono efficaci?
• Invecchiare “bene”. Le attività motorie per la salute fisica e mentale a supporto della qualità della vita.
• “Veniamo a trovarvi” a sostegno della domiciliarità per far star meglio a casa gli anziani soli.
• Un progetto europeo per la prevenzione degli abusi sulle persone anziane
.
» Diritto e diritti
• L’introduzione del Fascicolo Sanitario Elettronico. Aspettative e criticità.
» Buone prassi
• Aggiungere vita agli anni. Nonni controvento: “Ieralla” fa vela.
• L’assistenza di fine vita agli anziani istituzionalizzati.
» Il sociale sul web
• Regione Toscana: Punto Insieme, servizio per le persone anziane non autosufficienti e per i loro familiari.

NEL PROSSIMO NUMERO
• Accreditamento e valutazione: contributi di Bellentani, Dal Co, Bosio, Erlicher, Garena, Gerbo, Benedetti, Fabrizio, Vernero, Gardini – intervista a Paolo Piergentili, direttore UOS ospedale di Noale (VE).
• APPM (Trento): dal 1976 risorsa per la comunità.
• Accreditamento e gestione unitaria dei rapporti di lavoro.
• Diario di viaggio per il percorso della qualità.

Attenta alle esperienze locali, nazionali e comunitarie, la rivista offre un’informazione completa e qualificata sullemodalità di erogazione dei servizi e sugli strumenti di programmazione nel nuovo welfare.
I migliori esperti del settore, consulenti, docenti, dirigenti e operatori di IPAB e nuove ASP, Enti locali, Aziende sanitarie e Cooperative sociali, si confrontano sulle pagine della rivista per diffondere esperienze e buone forme di gestione dei servizi.


LA STRUTTURA
» Lucciole e lanterne - l’Editoriale a cura di Lidia Goldoni.
» Le interviste di SSO – un confronto con le personalità “di spicco” in ambito socio-sanitario.
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