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Ministero della Salute, Riorganizzazione dell’assistenza ospedaliera: i numeri Regione per Regione, 2012
Riorganizzazione dell’assistenza ospedaliera: i numeri Regione per Regione
I posti letto ospedalieri in Italia diminuiranno di almeno 7.389 unità per effetto dell’art. 15 comma 13 del decreto sulla spending review. E’ quanto prevede lo schema di regolamento sulla”Definizione degli standards qualitativi, strutturali, tecnologici e quantitativi relativi all’assistenza ospedaliera, inviato alla Conferenza Stato-Regioni dal Ministro della Salute Renato Balduzzi di concerto con il Ministro dell’Economia Vittorio Grilli. Il Regolamento indica il metodo di calcolo per la riduzione delle Unità operative complesse e la riconversione delle strutture ospedaliere.
Al 1 gennaio 2012 in Italia erano presenti 231.707 posti letti (3,82 ogni mille abitanti) di cui 195.922 per acuti (3,23 ogni mille abitanti) e 35.785 per post-acuti (0,59). La legge 135/2012 indica come obiettivo una media complessiva di 3,7 posti letto per mille abitanti, di cui 0,7 deve essere dedicato a riabilitazione e lungo-degenti e i restanti 3 per gli acuti.
Le Regioni che ad oggi presentano un numero di posti letto superiore a quello previsto dai nuovi standard dovranno provvedere alla riorganizzazione. Laddove, invece, il numero dei posti letto attuali fosse inferiore, le Regioni avranno la facoltà di aumentarli fino alla soglia indicata dal Regolamento.
I posti letto devono quindi arrivare in totale a 224.318. Di questi 181.879 dovranno essere per acuti (- 14.043) e fino a 42.438 per post- acuti (+ 6635).
I calcoli si basano sulla popolazione generale di ogni Regione pesata e corretta in base alla percentuale di anziani e ai flussi di mobilità ospedaliera tra Regioni. Il correttivo tiene conto del fatto che alcune Regioni registrano una mobilità attiva, in quanto i propri ospedali attraggono pazienti residenti altrove.
In cinque Regioni (Lombardia, Provincia autonoma di Trento, Emilia Romagna, Lazio e Molise) si riscontrerà una diminuzione dei posti letto di entrambe le tipologie.
L’Umbria è l’unica Regione che potrà aumentare i posti letto in entrambe le tipologie.
In Piemonte diminuiranno i posti per post-acuti e potranno aumentare quelli per acuti.
Le Regioni rimanenti (Valle d’Aosta, Provincia autonoma di Bolzano, Veneto, Friuli Venezia Giulia, Liguria, Toscana, Marche, Abruzzo, Campania, Puglia, Basilicata, Calabria, Sicilia e Sardegna) al contrario potranno aumentare i posti per post-acuti e dovranno diminuire quelli per acuti. In sei di queste Regioni (Liguria, Toscana, Abruzzo, Campagna, Puglia e Sicilia) il numero dei posti letto, per effetto del gioco dei saldi, potrà complessivamente aumentare.
| POSTI LETTO AL 1 GENNAIO 2012 | POSTI LETTO DOPO SPENDING REVIEW | DIFFERENZA | |||||||
|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|
| ACUTI | POST-ACUTI | TOTALE | ACUTI | POST-ACUTI | TOTALE | ACUTI | POST-ACUTI | TOTALE | |
| PIEMONTE | 13.706 | 4.595 | 18.301 | 14.155 | 3.303 | 17.458 | 449 | -1.292 | -843 |
| VALLE D’AOSTA | 450 | 8 | 458 | 363 | 85 | 448 | -87 | 77 | -10 |
| LOMBARDIA | 31.938 | 8.030 | 39.968 | 30.512 | 7.119 | 37.631 | -1.426 | -911 | -2.337 |
| P.A. BOLZANO | 1.795 | 305 | 2.100 | 1.436 | 335 | 1.771 | -359 | 30 | -329 |
| P.A. TRENTO | 1.751 | 510 | 2.261 | 1.533 | 358 | 1.890 | -218 | -152 | -371 |
| VENETO | 16.125 | 2.784 | 18.909 | 14.900 | 3.477 | 18.377 | -1.225 | 693 | -532 |
| FRIULI V.G. | 4.679 | 389 | 5.068 | 3.989 | 931 | 4.919 | -690 | 542 | -149 |
| LIGURIA | 5.677 | 742 | 6.419 | 5.442 | 1.270 | 6.712 | -235 | 528 | 293 |
| EMILIA ROMAGNA | 16.673 | 3.958 | 20.631 | 14.666 | 3.422 | 18.088 | -2.007 | -536 | -2.543 |
| TOSCANA | 12.301 | 1.272 | 13.573 | 12.195 | 2.845 | 15.040 | -106 | 1.573 | 1.467 |
| UMBRIA | 2.827 | 323 | 3.150 | 2.921 | 682 | 3.603 | 94 | 359 | 453 |
| MARCHE | 5.293 | 810 | 6.103 | 4.867 | 1.136 | 6.003 | -426 | 326 | -100 |
| LAZIO | 18.734 | 4.307 | 23.041 | 17.090 | 3.988 | 21.078 | -1.644 | -319 | -1.963 |
| ABRUZZO | 4.234 | 699 | 4.933 | 4.026 | 939 | 4.965 | -208 | 240 | 32 |
| MOLISE | 1.146 | 330 | 1.476 | 1.047 | 244 | 1.291 | -99 | -86 | -185 |
| CAMPANIA | 16.963 | 1.684 | 18.647 | 15.253 | 3.559 | 18.812 | -1.710 | 1.875 | 165 |
| PUGLIA | 12.326 | 1.490 | 13.816 | 11.436 | 2.669 | 14.105 | -890 | 1.179 | 289 |
| BASILICATA | 1.804 | 357 | 2.161 | 1.697 | 396 | 2.093 | -107 | 39 | -68 |
| CALABRIA | 6.327 | 902 | 7.229 | 5.387 | 1.257 | 6.644 | -940 | 355 | -585 |
| SICILIA | 15.036 | 1.879 | 16.915 | 14.118 | 3.294 | 17.412 | -918 | 1.415 | 497 |
| SARDEGNA | 6.137 | 411 | 6.548 | 4.846 | 1.131 | 5.976 | -1.291 | 720 | -572 |
| TOTALE ITALIA | 195.922 | 35.785 | 231.707 | 181.879 | 42.438 | 224.318 | -14.043 | 6.653 | -7.389 |
Data pubblicazione: 09 novembre 2012
da Riorganizzazione dell’assistenza ospedaliera: i numeri Regione per Regione.
applicazione del nuovo standard di 3,7 letti per mille abitanti
il ministero della Salute ha simulato l’applicazione del nuovo standard di 3,7 letti per mille abitanti al totale di 231.707 censiti nel 2012
(ecco i tagli previsti Regione per Regione).
Ma considerato che nel 2009 i posti letto erano 251.023, si conferma che negli ultimi tre anni sono già stati eliminati più di 20mila letti.
Rapporto Annuale su L’INTERRUZIONE VOLONTARIA DI GRAVIDANZA, indagine socio-demografica tra le utenti del Servizio IVG, a cura del SERVIZIO SOCIALE – DIREZIONE SANITARIA OSPEDALE dell’ANNUNZIATA di COSENZA, 2012
Le performance degli ospedali. Sesta puntata: Calabria, Sicilia e Sardegna
Dossier. Le performance degli ospedali. Sesta puntata: Calabria, Sicilia e Sardegna
22 GIU - Prosegue la nostra analisi del Programma nazionale esiti di Agenas e ministero della Salute. Ecco “le pagelle” degli ospedali italiani. Dopo aver fotografato gli esiti delle Regioni del Nord, del Centro, e del Sud, in questa sesta puntata gli indicatori sono puntati sulla Calabria e sulle Isole.
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Dossier. Le perfomance degli ospedali. 5ª puntata: Molise, Campania, Puglia e Basilicata
01 GIU – Continua l’analisi del Programma nazionale esiti di Agenas e ministero della Salute sui migliori e i peggiori ospedali italiani. Dopo le Regioni del
e del Nord-Ovest, del Centro
(terza e quarta puntata)
in questo quinto appuntamento gli indicatori delle prime quattro regioni del Sud.
Dossier. Le performance degli ospedali. Quarta puntata: Umbria, Marche e Abruzzo – pamalteo@gmail.com – Gmail
Dossier. Le performance degli ospedali. Quarta puntata: Umbria, Marche e Abruzzo
25 MAG - Ecco “le pagelle” degli ospedali italiani. Prosegue la nostra analisi del Programma nazionale esiti di Agenas e della Salute. Dopo aver fotografato gli esiti delle regioni del Nord e delle prime tre del Centro, in questa puntata abbiamo osservato le altre tre regioni del Centro Italia.
Le performance degli ospedali in Emilia Romagna, Toscana e Lazio
Dossier. Le performance degli ospedali. Terza puntata: Emilia Romagna, Toscana e Lazio
16 MAG – Prosegue la nostra analisi del Programma nazionale esiti di Agenas e ministero della Salute. Ecco i migliori e i peggiori ospedali italiani. Dopo aver fotografato gli esiti delle Regioni del Nord-Est e del Nord-Ovest, in questa terza puntata gli indicatori sono puntati sulle tre regioni del centro Italia.
Regione Lombardia: Il Pronto soccorso diventerà una struttura per pazienti in condizioni gravi o comunque con problemi che si possono curare solo in ospedale – Cronaca – La Provincia di Como – Notizie di Como e Provincia
Il Pronto soccorso diventerà una struttura per pazienti in condizioni gravi o comunque con problemi che si possono curare solo in ospedale.
Oggi le strutture accolgono spesso persone che lamentano lievi malanni. Il risultato è l’intasamento e, di conseguenza, la necessità di attendere ore prima di poter essere visitati. Per di più, si disperdono risorse ed energie, visto che il Pronto soccorso finisce per rappresentare una sorta di calderone e deve occuparsi di problemi che vanno dalla caviglia slogata fino all’infarto. Basti pensare che al Sant’Anna arrivano, in media, 200 pazienti al giorno.
E tre quarti dei casi, come avviene in tutte le strutture, non sono gravi. Mentre un 5% abbondante è rappresentato addirittura da accessi impropri (avrebbero dovuto rivolgersi al medico di famiglia).
La rivoluzione
La Regione ora ha deciso di affrontare di petto la questione, chiedendo agli ospedali di creare ambulatori al di fuori del Pronto soccorso da riservare ai codici verdi (non gravi) e quelli bianchi (impropri). Con un ulteriore giro di vite che prevede la possibilità di assegnare al paziente, al momento della dimissione, il codice bianco al posto di quello verde attribuito inizialmente, il che significa imporgli di pagare il ticket di 25 euro. Il nuovo assetto si concretizzerà entro fine mese all’ospedale di Cantù (per i pazienti non gravi verranno realizzati persino ingressi e uscite autonomi rispetto al Pronto soccorso), poi toccherà al Sant’Anna e a tutti gli altri ospedali lombardi.
Dossier. Le performance dei nostri ospedali. Seconda puntata:le strutture del Nord Est
Dossier. Le performance dei nostri ospedali. Seconda puntata:le strutture del Nord Est
10 MAG -
Prosegue la nostra analisi dettagliata del Programma nazionale esiti di Agenas e ministero della Salute.
Ecco i migliori e i peggiori ospedali italiani. In questa seconda puntata gli indicatori degli ospedali di Trento, Bolzano, Veneto e Friuli Venezia Giulia.
Annuario statistico nazionale – Attività gestionali ed economiche delle Asl e Aziende ospedaliere, Anno 2009
Dossier. Le performance dei nostri ospedali. Prima puntata: le strutture del Nord Ovest
Dossier. Le performance dei nostri ospedali. Prima puntata: le strutture del Nord Ovest
02 MAG - Il Programma nazionale esiti di Agenas e ministero della Salute ha scandagliato per la prima volta i risultati delle cure ospedaliere e la loro tempestività. Ecco una panoramica puntuale dei principali indicatori esaminati, regione per regione, a partire da Val d’Aosta, Piemonte, Lombardia e Liguria. Leggi…
Approfondimenti
:: Infarto Miocardico Acuto (Ima): mortalità a 30 giorni (media nazionale esiti 10,95)
:: Infarto Miocardico Acuto: proporzione di trattati con PTCA entro 48 ore (media nazionale esiti 30,67%)
:: Scompenso cardiaco congestizio: mortalità a 30 giorni dal ricovero (media nazionale esiti 8,79%)
:: Bypass aorto-coronarico (Bpac): Mortalità a 30 giorni dall’intervento (media nazionale esiti 2,78%)
:: Ictus: mortalità a 30 giorni dal ricovero (media nazionale esiti 9,94%)
:: Broncopneumopatia cronica ostruttiva riacutizzata: mortalità a 30 giorni dal ricovero (media nazionale esiti 6,87%)
:: Colecistectomie laparoscopiche: proporzione di interventi con degenza post-operatoria entro 4 giorni (media nazionale esiti 57,74%)
:: Taglio cesareo: proporzione su parti primari (media nazionale esiti 28,34%)
:: Frattura del collo del femore: intervento chirurgico entro 48 ore (media nazionale esiti 31,17)
:: Tabella riassuntiva degli esiti nelle Regioni del Nord-Ovest
Analizzati 32 indicatori di prestazioni ospedaliere, Piano nazionale esiti dell’Agenas
Finalmente disponibili i dati del Piano nazionale esiti dell’Agenas. Analizzati 32 indicatori di prestazioni ospedaliere. Misurati la mortalità e i tempi di cura per molte malattie o tipologie di intervento. Nella banca dati i numeri di tutti gli ospedali italiani che presentano risultati molto diversi tra loro. Leggi…
San Raffaele, tre miliardi e mezzo spariti all’estero | Blitz quotidiano
Tre miliardi e mezzo ”sottratti” alla Fondazione San Raffaele-Monte Tabor, gravata da un miliardo e mezzo di passivo e ammessa da poco al concordato preventivo, per poi finire su conti esteri o prendere altre vie, non solo tramite bonifici ma anche, questo il sospetto, in contanti.
Denaro che sarebbe uscito dalle casse del gruppo ospedaliero grazie a un giro di contratti strapagati e consegnato, si ipotizza anche in buste, dall’ex vicepresidente Mario Cal, morto suicida lo scorso luglio, a Piero Daccò, il consulente in rapporti d’affari con l’ente, che è stato fermato il 16 novembre a Milano.
E’ questa la ricostruzione dei pm milanesi Luigi Orsi, Laura Pedio e Gaetano Ruta, titolari dell’inchiesta per bancarotta aggravata, che ha portato la Guardia di Finanza ad effettuare una raffica di perquisizioni: tra queste anche lo studio e la ”cascina” dove vive Don Luigi Verzé, il fondatore del San Raffaele, anche lui indagato, l’ufficio e l’abitazione della sua segretaria particolare e due yacht riconducibili al mediatore d’affari vicino al governatore lombardo Roberto Formigoni.
da: San Raffaele, tre miliardi e mezzo spariti all’estero | Blitz quotidiano.
HOSPICE unità di cure palliative in Italia – a cura di Linea Diretta Sanitaria
Come rendere più umana l’assistenza oncologica, Autore/Curatore: Rodolfo Passalacqua, Caterina Caminiti – Il Pensiero Scientifico Editore
Il servizio sociale ospedaliero: un fattore di qualità nel percorso di cura, Convegno a cura dell’Ordine degli assistenti sociali della Regione Lombardia e della Fondazione Caà Granda/Ospedale Maggiore Policlinico, Aula Magna Clinica Mangiagalli, Via della Commenda, 12, 20122 Milano
Umberto Veronesi, Difendo Mario Cal e la ricerca per le vite salvate al San Raffaele
Il suicidio di Mario Cal ha suscitato dolore in chi lo amava, perplessità negli ambienti a lui vicini e apprezzamento, in una buona parte di pensatori laici, della straordinaria coerenza e forza interiore. Per me, il suo è stato anche un gesto simbolico: una forma di protesta. Ho meditato a lungo sul perché Cal ha voluto porre termine alla sua vita in una forma così violenta. Perché era troppo doloroso dover accettare il fallimento di una vita dedicata alla creazione (in aiuto a Don Verzé) di uno dei più grandi istituti di ricerca biomedica del Paese. Il punto è: si tratta davvero di fallimento? Purtroppo lo straordinario sforzo ideativo e organizzativo si è accompagnato a un forte disavanzo nella gestione. E poiché gli ospedali sono stati, con una legge sciagurata, definiti «aziende», il pensiero prioritario, anzi l’ assillo, dei presidenti è diventato, ancor più che nel passato, quello di far quadrare il bilancio. Certo, è importante guarire le persone, salvare le vite, scoprire nuovi strumenti; ma il primo grande obiettivo oggi è il pareggio di bilancio. Quante persone avranno guarito e salvato i medici e i ricercatori del San Raffaele? Migliaia certamente, ma come conteggiarle nel fatidico bilancio? È monetizzabile una vita salvata? È possibile quantificare il valore di una vita? È etico farlo? Per il sistema assicurativo sì, con fior di tabelle minuziose; ma per gli ospedali no. Voglio fare un esempio molto chiaro.
segue
Difendo Mario Cal e la ricerca per le vite salvate al San Raffaele.
Regione Veneto: Riordino della rete degli ospedali La giunta approva il nuovo piano – Corriere del Veneto
Il nuovo piano socio-sanitario del Veneto, approvato dalla giunta regionale, è stato illustrato dall’assessore alla Sanità, Luca Coletto, che l’ha definito «un lavoro di squadra, di cui parliamo almeno da un anno, e che finalmente ha portato ai risultati grazie al lavoro degli uffici». Il presidente, Luca Zaia commenta «Sono assolutamente soddisfatto – ha detto – perchè non si tratta di un blitz, ma di un percorso costruito, che arriva all’approvazione dopo sedici anni. E abbiamo introdotto, in quello che forse è il più grande documento programmatorio, elementi unici, che daranno il via a cicli virtuosi, come le gerarchie degli ospedali o l’introduzione dei costi standard». Zaia ha poi spiegato che si tratta di un percorso «a cascata»: «La presentazione di tutte le schede è la logica conseguenza del piano e avverrà a settembre. È la procedura, ma questo è il passaggio più importante, più duro e più in salita. È come aver fatto il codice della strada: adesso mancano solo i segnali».
Riordino rete ospedaliera. Coletto ha iniziato dal riordino della rete degli ospedali, per la quale è stata stabilita la nuova gerarchia: ospedali della dorsale (sette, uno per capoluogo), collegati in rete con tutte le province; ospedali nodo di rete (con presidi di base per bacini da 200.000 abitanti), ospedali di rete e medicina del territorio. «Anche le Università – ha spiegato l’assessore – saranno più vicine alla Regione, per suggerire le reali necessità del territorio, anche nella preparazione dei nostri medici e nella ricerca di un modello condiviso».
Valorizzazione professionale. Altro punto importante sottolineato da Coletto, la valorizzazione organizzativa e professionale delle professioni sanitarie. «In altri Paesi, determinati tecnici possono, ad esempio, fare le radiografie: dobbiamo puntare a sollevare i medici da mansioni tecniche, tornando a concentrarli sul loro ruolo di medico». L’assessore ha poi sottolineato «l’accelerazione assoluta dell’informatica per la sanità, per poter ritirare sempre più gli esiti delle analisi da casa» e per creare il fascicolo sanitario digitale per ogni cittadino entro il 2012.
Costi standard. Uno dei punti più importanti, per il presidente Zaia, è quello dell’introduzione dei costi standard. «Come ci sono difformità a livello nazionale per i costi della sanità – ha commentato Coletto – così ce ne sono anche a livello regionale». Quanto alle Usl, «il libro bianco ha anticipato il piano e l’importante è rilevare che, per un funzionamento corretto, l’identità delle Usl deve essere di 200-300.000 abitanti: nessuno vuole sollevare il Consiglio dal proprio ruolo, ma solo sottoporgli dati che riteniamo importanti». Quanto alle strutture di ricovero, «cercheremo – ha detto – di dimettere il malato finita la fase acuta, visto che può essere curato meglio in siti fatti su misura più vicini a casa. Questo ci permetterà anche la riconversione di ospedali per acuti che non fanno più parte della rete, con utilità sia economica che per la riabilitazione». Per le cure palliative, invece, viene posta partic9olare attenzione per i malati terminili istituendo una struttura specifica per ogni Uls.
Nuovi ruoli per la medicina generale. Nel nuovo piano si valorizzano infine i centri servizi e si potenziano medicina generale e pediatri di base, oltre alla rete di prevenzione. L’assessore ha evidenziato l’importanza della creazione di un nuovo modello organizzativo per l’attività dei medici di base e si prevede la costituzione di medicine di gruppo integrate con presenza del medico 24 ore su 24 e sette giorni su sette. (Ansa)Riordino della rete degli ospedali La giunta approva il nuovo piano – Corriere del Veneto.
Carta dei diritti dei morenti, Fondazione Floriani, Milano
l’idea di candidare il villaggio sanatoriale Morelli di Sondalo a patrimonio dell’umanità sotto l’egida dell’Unesco
Prende sempre più corpo l’idea di candidare il villaggio sanatoriale Morelli di Sondalo a patrimonio dell’umanità sotto l’egida dell’Unesco. Ipotesi rafforzatasi, peraltro, a seguito del convegno internazionale di studi svoltosi al Vallesana di Sondalo che, insieme al villaggio sanatoriale Morelli, all’Abetina e alla Pineta di Sortenna (il primo sanatorio in assoluto realizzato in Italia nel 1903 ad opera del medico sondalino Zubiani) costituisce un patrimonio monumentale di architettura sanatoriale unico nel suo genere nell’arco alpino considerato che, come sottolineato dalla professoressa Daniela Vaj, dell’Università di Losanna, «la montagna sopra Sondalo e, quindi, la Valtellina può essere considerata la regione italiana pioniera nella cura alla tubercolosi».
«Come sondalini siamo ben consci del patrimonio culturale, monumentale e sanitario che insiste sul nostro territorio e che ne ha tracciato la storia – assicura il sindaco, Luigi Grassi, che insieme ad altri componenti la maggioranza e ad alcuni consiglieri di minoranza ha presenziato ai lavori del convegno le cui fila sono state magistralmente tenute dalla professoressa Luisa Bonesio, docente di Estetica e Geofilosofia all’Università di Pavia, sondalina d’origine -. Già in campagna elettorale avevamo assicurato la volontà di rilanciare il Morelli a tutto campo lavorando anche alla salvaguardia del patrimonio monumentale in esso contenuto così come nelle altre strutture ex sanatoriali che insistono sul nostro territorio. L’ipotesi di adire l’Unesco non è per noi nuova, ma è certamente uscita rafforzata dal convegno appena conclusosi cui ha partecipato anche il commissario Unesco Darko Pandakovic, professore di architettura del paesaggio al Politecnico di Milano».
Pandakovic, nel suo intervento, ha evidenziato come sia già tardi, oggi, per intervenire sulle strutture dismesse del Morelli e come vi sia, quindi, la necessità di procedere speditamente nella ricerca non tanto di supporto rispetto a Provincia e Regione quanto di interesse sovranazionale (europeo e statunitense) da parte di enti, società scientifiche, realtà con finalità educative o di turismo culturale che possano, in qualche modo, essere intrigate dall’investire sui padiglioni dismessi sondalini.
«Qualcosa in questo senso si sta già muovendo – ricorda il sindaco Grassi – considerato l’interesse dell’immobiliare svizzera rispetto all’utilizzo di alcuni padiglioni sondalini. È una strada che va approfondita, così come occorre insistere con la candidatura Unesco accontentandosi, magari, nel frattempo, di ottenere livelli intermedi di protezione monumentale. Ciò senza dimenticare l’impegno della presidenza e dell’amministrazione provinciale che si sta attivando al massimo in Regione per ridare linfa vitale alla struttura ospedaliera, e non solo, sondalina».
Le osservazioni di Anci Lombardia al piano socio-sanitario regionale 2010-2014
| Le osservazioni di Anci Lombardia al piano socio-sanitario regionale 2010-2014 |
| Rilevati obiettivi ambiziosi e di miglioramento della qualità, ma anche uno scarso coinvolgimento delle autonomie locali nell’attuazione del Piano. |
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Istat, Struttura e attività degli istituti di cura
| Periodo di riferimento: Anno 2006 Diffuso il: 20 settembre 2010 Nelle tavole, disponibili in download, sono presenti i dati e gli indicatori riferiti all’anno 2006 sulla struttura e le attività degli istituti di cura. Le informazioni sono elaborate dall’Istat a partire dai dati rilevati dal Ministero della Salute. Il Ministero, mediante appositi modelli di rilevazione (modelli Hsp), nell’ambito del Sistema informativo sanitario, rileva informazioni sui dati anagrafici degli istituti di cura pubblici e privati, le caratteristiche organizzative, i posti letto ordinari e in day hospital, le apparecchiature tecnico-biomediche di diagnosi e cura e di attività dei reparti ospedalieri. Accanto a un’analisi temporale del fenomeno, riferita agli anni 2003-2006, i dati e gli indicatori per il 2006 sono presentati a livello nazionale e a livello di dettaglio regionale e provinciale. |
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per informazioni
Servizio Sanità e Assistenza
Raffaella Amato tel. 06 4673.7238 raamato@istat.it Centro diffusione dati Sportello per i giornalisti |
Sulla legislazione ospedaliera: risposta ad una lettera firmata
Gentile dott.sa ….
Luciana Quaia, La psicologia ai tempi delle metropoli | Muoversi Insieme
….
Se un tempo la tradizione tramandata di generazione in generazione riusciva a contenere il peso di un problema, oggi la complessità della modernità ha quasi del tutto annullato questa capacità, generando impotenza e domanda di nuove pratiche per organizzare la vita quotidiana.
Probabilmente questi elementi hanno costituito un un terreno fecondo per consentire alla psicologia di gettare le sue basi e la prova più evidente la riscontriamo nella comunicazione pubblica: i quesiti posti agli esperti nelle pagine patinate di riviste, rotocalchi e rubriche quotidiane; i talk-show televisivi dove la narrazione di sé diventa il modo più efficace per rendersi visibili nel nulla che opprime; i libri di narrativa scritti da famosi psicoterapeuti per rendere più accessibile la comprensione di certe psicopatologie e disagi esistenziali; le campagne pubblicitarie che sostituiscono il rapporto con l’oggetto alla relazione inter-individuale.
Nella comunità globale l’ambiente circostante non riesce più a dare uno spazio di riconoscimento a chi lo abita. Più soli e incerti, l’attraversamento delle fasi di passaggio esige nuove competenze.
C’è voglia che lo psicologo non rappresenti esclusivamente il curatore del singolo, ma che si riappropri di quel ruolo che agli inizi degli anni Ottanta era stato fulcro della psicologia di comunità, ovvero la produzione di interventi di cambiamento centrati sia sul rafforzamento delle capacità psicologiche della persona, sia sull’accrescimento e rinforzo delle competenze di ogni cittadino.….
l’intero articolo qui:
La psicologia ai tempi delle metropoli | Muoversi Insieme
Legge 15.3.2010 n. 38 Disposizioni per garantire l’accesso alle cure palliative e alla terapia del dolore (G.U. 19 marzo 2010, n. 65)
Legge 15.3.2010 n. 38
Disposizioni per garantire l’accesso alle cure palliative e alla terapia del dolore
(G.U. 19 marzo 2010, n. 65)
Art. 1.
(Finalità)
1. La presente legge tutela il diritto del cittadino ad accedere alle cure palliative e alla terapia del dolore.
2. È tutelato e garantito, in particolare, l’accesso alle cure palliative e alla terapia del dolore da parte del malato, come definito dall’articolo 2, comma 1, lettera c), nell’ambito dei livelli essenziali di assistenza di cui al decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 29 novembre 2001, pubblicato nel supplemento ordinario alla Gazzetta Ufficiale n. 33 dell’8 febbraio 2002, al fine di assicurare il rispetto della dignità e dell’autonomia della persona umana, il bisogno di salute, l’equità nell’accesso all’assistenza, la qualità delle cure e la loro appropriatezza riguardo alle specifiche esigenze, ai sensi dell’articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502, e successive modificazioni.
3. Per i fini di cui ai commi 1 e 2, le strutture sanitarie che erogano cure palliative e terapia del dolore assicurano un programma di cura individuale per il malato e per la sua famiglia, nel rispetto dei seguenti princìpi fondamentali:
a) tutela della dignità e dell’autonomia del malato, senza alcuna discriminazione;
b) tutela e promozione della qualità della vita fino al suo termine;
c) adeguato sostegno sanitario e socio-assistenziale della persona malata e della famiglia.
Art. 2.
(Definizioni)
1. Ai fini della presente legge si intende per:
a) «cure palliative»: l’insieme degli interventi terapeutici, diagnostici e assistenziali, rivolti sia alla persona malata sia al suo nucleo familiare, finalizzati alla cura attiva e totale dei pazienti la cui malattia di base, caratterizzata da un’inarrestabile evoluzione e da una prognosi infausta, non risponde più a trattamenti specifici;
b) «terapia del dolore»: l’insieme di interventi diagnostici e terapeutici volti a individuare e applicare alle forme morbose croniche idonee e appropriate terapie farmacologiche, chirurgiche, strumentali, psicologiche e riabilitative, tra loro variamente integrate, allo scopo di elaborare idonei percorsi diagnostico-terapeutici per la soppressione e il controllo del dolore;
c) «malato»: la persona affetta da una patologia ad andamento cronico ed evolutivo, per la quale non esistono terapie o, se esse esistono, sono inadeguate o sono risultate inefficaci ai fini della stabilizzazione della malattia o di un prolungamento significativo della vita, nonché la persona affetta da una patologia dolorosa cronica da moderata a severa;
d) «reti»: la rete nazionale per le cure palliative e la rete nazionale per la terapia del dolore, volte a garantire la continuità assistenziale del malato dalla struttura ospedaliera al suo domicilio e costituite dall’insieme delle strutture sanitarie, ospedaliere e territoriali, e assistenziali, delle figure professionali e degli interventi diagnostici e terapeutici disponibili nelle regioni e nelle province autonome, dedicati all’erogazione delle cure palliative, al controllo del dolore in tutte le fasi della malattia, con particolare riferimento alle fasi avanzate e terminali della stessa, e al supporto dei malati e dei loro familiari;
e) «assistenza residenziale»: l’insieme degli interventi sanitari, socio-sanitari e assistenziali nelle cure palliative erogati ininterrottamente da équipe multidisciplinari presso una struttura, denominata «hospice»;
f) «assistenza domiciliare»: l’insieme degli interventi sanitari, socio-sanitari e assistenziali che garantiscono l’erogazione di cure palliative e di terapia del dolore al domicilio della persona malata, per ciò che riguarda sia gli interventi di base, coordinati dal medico di medicina generale, sia quelli delle équipe specialistiche di cure palliative, di cui il medico di medicina generale è in ogni caso parte integrante, garantendo una continuità assistenziale ininterrotta;
g) «day hospice»: l’articolazione organizzativa degli hospice che eroga prestazioni diagnostico-terapeutiche e assistenziali a ciclo diurno non eseguibili a domicilio;
h) «assistenza specialistica di terapia del dolore»: l’insieme degli interventi sanitari e assistenziali di terapia del dolore erogati in regime ambulatoriale, di day hospital e di ricovero ordinario e sul territorio da équipe specialistiche.
Art. 3.
(Competenze del Ministero della salute
e della Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano)
1. Le cure palliative e la terapia del dolore costituiscono obiettivi prioritari del Piano sanitario nazionale ai sensi dell’articolo 1, commi 34 e 34-bis, della legge 23 dicembre 1996, n. 662, e successive modificazioni.
2. Nel rispetto delle disposizioni sul riparto delle competenze in materia tra Stato e regione, il Ministero della salute, di concerto con il Ministero dell’economia e delle finanze, definisce le linee guida per la promozione, lo sviluppo e il coordinamento degli interventi regionali negli ambiti individuati dalla presente legge, previo parere del Consiglio superiore di sanità, tenuto conto anche dell’accordo tra il Governo, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano in materia di cure palliative pediatriche sottoscritto il 27 giugno 2007 e del documento tecnico sulle cure palliative pediatriche approvato il 20 marzo 2008 in sede di Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano.
3. L’attuazione dei princìpi della presente legge in conformità alle linee guida definite ai sensi del comma 2 costituisce adempimento regionale ai fini dell’accesso al finanziamento integrativo del Servizio sanitario nazionale a carico dello Stato.
4. Il Comitato paritetico permanente per la verifica dei livelli essenziali di assistenza, di cui all’articolo 9 dell’intesa sottoscritta il 23 marzo 2005 tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, pubblicata nel supplemento ordinario alla Gazzetta Ufficiale n. 105 del 7 maggio 2005, valuta annualmente lo stato di attuazione della presente legge, con particolare riguardo all’appropriatezza e all’efficienza dell’utilizzo delle risorse e alla verifica della congruità tra le prestazioni da erogare e le risorse messe a disposizione.
Art. 4.
(Campagne di informazione)
1. Il Ministero della salute, d’intesa con le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, promuove nel triennio 2010-2012 la realizzazione di campagne istituzionali di comunicazione destinate a informare i cittadini sulle modalità e sui criteri di accesso alle prestazioni e ai programmi di assistenza in materia di cure palliative e di terapia del dolore connesso alle malattie neoplastiche e a patologie croniche e degenerative, anche attraverso il coinvolgimento e la collaborazione dei medici di medicina generale e dei pediatri di libera scelta, delle farmacie pubbliche e private nonché delle organizzazioni private senza scopo di lucro impegnate nella tutela dei diritti in ambito sanitario ovvero operanti sul territorio nella lotta contro il dolore e nell’assistenza nel settore delle cure palliative.
2. Le campagne di cui al comma 1 promuovono e diffondono nell’opinione pubblica la consapevolezza della rilevanza delle cure palliative, anche delle cure palliative pediatriche, e della terapia del dolore, al fine di promuovere la cultura della lotta contro il dolore e il superamento del pregiudizio relativo all’utilizzazione dei farmaci per il trattamento del dolore, illustrandone il fondamentale contributo alla tutela della dignità della persona umana e al supporto per i malati e per i loro familiari.
3. Per la realizzazione delle campagne di cui al presente articolo è autorizzata la spesa di 50.000 euro per l’anno 2010 e di 150.000 euro per ciascuno degli anni 2011 e 2012.
Art. 5.
(Reti nazionali per le cure palliative e per la terapia del dolore)
1. Al fine di consentire il costante adeguamento delle strutture e delle prestazioni sanitarie alle esigenze del malato in conformità agli obiettivi del Piano sanitario nazionale e comunque garantendo i livelli essenziali di assistenza di cui all’articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502, e successive modificazioni, il Ministero della salute attiva una specifica rilevazione sui presìdi ospedalieri e territoriali e sulle prestazioni assicurati in ciascuna regione dalle strutture del Servizio sanitario nazionale nel campo delle cure palliative e della terapia del dolore, al fine di promuovere l’attivazione e l’integrazione delle due reti a livello regionale e nazionale e la loro uniformità su tutto il territorio nazionale.
2. Con accordo stipulato entro tre mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge in sede di Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, su proposta del Ministro della salute, sono individuate le figure professionali con specifiche competenze ed esperienza nel campo delle cure palliative e della terapia del dolore, anche per l’età pediatrica, con particolare riferimento ai medici di medicina generale e ai medici specialisti in anestesia e rianimazione, geriatria, neurologia, oncologia, radioterapia, pediatria, ai medici con esperienza almeno triennale nel campo delle cure palliative e della terapia del dolore, agli infermieri, agli psicologi e agli assistenti sociali nonché alle altre figure professionali ritenute essenziali. Con il medesimo accordo sono altresì individuate le tipologie di strutture nelle quali le due reti si articolano a livello regionale, nonché le modalità per assicurare il coordinamento delle due reti a livello nazionale e regionale.
3. Entro tre mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, su proposta del Ministro della salute, in sede di Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, mediante intesa ai sensi dell’articolo 8, comma 6, della legge 5 giugno 2003, n. 131, sono definiti i requisiti minimi e le modalità organizzative necessari per l’accreditamento delle strutture di assistenza ai malati in fase terminale e delle unità di cure palliative e della terapia del dolore domiciliari presenti in ciascuna regione, al fine di definire la rete per le cure palliative e la rete per la terapia del dolore, con particolare riferimento ad adeguati standard strutturali qualitativi e quantitativi, ad una pianta organica adeguata alle necessità di cura della popolazione residente e ad una disponibilità adeguata di figure professionali con specifiche competenze ed esperienza nel campo delle cure palliative e della terapia del dolore, anche con riguardo al supporto alle famiglie. Per le cure palliative e la terapia del dolore in età pediatrica, l’intesa di cui al precedente periodo tiene conto dei requisiti di cui all’accordo tra il Governo, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano sottoscritto il 27 giugno 2007 in sede di Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano e del documento tecnico approvato il 20 marzo 2008.
4. L’intesa di cui al comma 3 prevede, tra le modalità organizzative necessarie per l’accreditamento come struttura appartenente alle due reti, quelle volte a consentire l’integrazione tra le strutture di assistenza residenziale e le unità operative di assistenza domiciliare. La medesima intesa provvede a definire un sistema tariffario di riferimento per le attività erogate dalla rete delle cure palliative e dalla rete della terapia del dolore per permettere il superamento delle difformità attualmente presenti a livello interregionale e per garantire una omogenea erogazione dei livelli essenziali di assistenza.
5. All’attuazione del presente articolo si provvede, ai sensi dell’articolo 12, comma 2, nei limiti delle risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente e, comunque, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica.
Art. 6.
(Progetto «Ospedale-Territorio senza dolore»)
1. Al fine di rafforzare l’attività svolta dai Comitati «Ospedale senza dolore» istituiti in attuazione del progetto «Ospedale senza dolore» di cui all’accordo tra il Ministro della sanità, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, in data 24 maggio 2001, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 149 del 29 giugno 2001, che assume la denominazione di progetto «Ospedale-Territorio senza dolore», è autorizzata la spesa di 1.450.000 euro per l’anno 2010 e di 1.000.000 di euro per l’anno 2011.
2. Con accordo stipulato in sede di Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, le risorse di cui al comma 1 sono ripartite e destinate a iniziative, anche di carattere formativo e sperimentale, volte a sviluppare il coordinamento delle azioni di cura del dolore favorendone l’integrazione a livello territoriale.
3. Con l’accordo di cui al comma 2 sono altresì stabiliti modalità e indicatori per la verifica dello stato di attuazione a livello regionale del progetto di cui al comma 1.
Art. 7.
(Obbligo di riportare la rilevazione del dolore
all’interno della cartella clinica)
1. All’interno della cartella clinica, nelle sezioni medica ed infermieristica, in uso presso tutte le strutture sanitarie, devono essere riportati le caratteristiche del dolore rilevato e della sua evoluzione nel corso del ricovero, nonché la tecnica antalgica e i farmaci utilizzati, i relativi dosaggi e il risultato antalgico conseguito.
2. In ottemperanza alle linee guida del progetto «Ospedale senza dolore», previste dall’accordo tra il Ministro della sanità, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, in data 24 maggio 2001, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 149 del 29 giugno 2001, le strutture sanitarie hanno facoltà di scegliere gli strumenti più adeguati, tra quelli validati, per la valutazione e la rilevazione del dolore da riportare all’interno della cartella clinica ai sensi del comma 1.
Art. 8.
(Formazione e aggiornamento del personale medico e sanitario in materia di cure palliative e di terapia del dolore)
1. Entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge il Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca, di concerto con il Ministro della salute, ai sensi dell’articolo 17, comma 95, della legge 15 maggio 1997, n. 127, e successive modificazioni, individua con uno o più decreti i criteri generali per la disciplina degli ordinamenti didattici di specifici percorsi formativi in materia di cure palliative e di terapia del dolore connesso alle malattie neoplastiche e a patologie croniche e degenerative. Con i medesimi decreti sono individuati i criteri per l’istituzione di master in cure palliative e nella terapia del dolore.
2. In sede di attuazione dei programmi obbligatori di formazione continua in medicina di cui all’articolo 16-bis del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502, e successive modificazioni, la Commissione nazionale per la formazione continua, costituita ai sensi dell’articolo 2, comma 357, della legge 24 dicembre 2007, n. 244, prevede che l’aggiornamento periodico del personale medico, sanitario e socio-sanitario, impegnato nella terapia del dolore connesso alle malattie neoplastiche e a patologie croniche e degenerative e nell’assistenza nel settore delle cure palliative, e in particolare di medici ospedalieri, medici specialisti ambulatoriali territoriali, medici di medicina generale e di continuità assistenziale e pediatri di libera scelta, si realizzi attraverso il conseguimento di crediti formativi su percorsi assistenziali multidisciplinari e multiprofessionali.
3. L’accordo di cui all’articolo 5, comma 2, individua i contenuti dei percorsi formativi obbligatori ai sensi della normativa vigente ai fini dello svolgimento di attività professionale nelle strutture sanitarie pubbliche e private e nelle organizzazioni senza scopo di lucro operanti nell’ambito delle due reti per le cure palliative e per la terapia del dolore, ivi inclusi i periodi di tirocinio obbligatorio presso le strutture delle due reti.
4. In sede di Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, su proposta del Ministro della salute, mediante intesa ai sensi dell’articolo 8, comma 6, della legge 5 giugno 2003, n. 131, sentite le principali società scientifiche e organizzazioni senza scopo di lucro operanti nel settore delle cure palliative e della terapia del dolore, sono definiti percorsi formativi omogenei su tutto il territorio nazionale per i volontari che operano nell’ambito delle due reti.
5. All’attuazione del presente articolo si provvede nei limiti delle risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente e, comunque, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica.
Art. 9.
(Monitoraggio ministeriale per le cure palliative
e per la terapia del dolore)
1. Presso il Ministero della salute è attivato, eventualmente anche attraverso l’istituzione di una commissione nazionale, avvalendosi delle risorse umane disponibili a legislazione vigente, il monitoraggio per le cure palliative e per la terapia del dolore connesso alle malattie neoplastiche e a patologie croniche e degenerative. Le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano forniscono tutte le informazioni e i dati utili all’attività del Ministero e possono accedere al complesso dei dati e delle informazioni in possesso del Ministero. Il Ministero, alla cui attività collaborano l’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali, la Commissione nazionale per la formazione continua, l’Agenzia italiana del farmaco e l’Istituto superiore di sanità, fornisce anche alle regioni elementi per la valutazione dell’andamento della prescrizione dei farmaci utilizzati per la terapia del dolore, del livello di attuazione delle linee guida di cui all’articolo 3, comma 2, nonché dello stato di realizzazione e di sviluppo delle due reti su tutto il territorio nazionale, con particolare riferimento alle disomogeneità territoriali e all’erogazione delle cure palliative in età neonatale, pediatrica e adolescenziale. Il Ministero provvede a monitorare, in particolare:
a) i dati relativi alla prescrizione e all’utilizzazione di farmaci nella terapia del dolore, e in particolare dei farmaci analgesici oppiacei;
b) lo sviluppo delle due reti, con particolare riferimento alla verifica del rispetto degli indicatori e dei criteri nazionali previsti dalla normativa vigente;
c) lo stato di avanzamento delle due reti, anche con riferimento al livello di integrazione delle strutture che ne fanno parte;
d) le prestazioni erogate e gli esiti delle stesse, anche attraverso l’analisi qualitativa e quantitativa dell’attività delle strutture delle due reti;
e) le attività di formazione a livello nazionale e regionale;
f) le campagne di informazione a livello nazionale e regionale;
g) le attività di ricerca;
h) gli aspetti economici relativi alla realizzazione e allo sviluppo delle due reti.
2. Entro il 31 dicembre di ciascun anno, il Ministero della salute redige un rapporto, finalizzato a rilevare l’andamento delle prescrizioni di farmaci per la terapia del dolore connesso alle malattie neoplastiche e a patologie croniche e degenerative, con particolare riferimento ai farmaci analgesici oppiacei, a monitorare lo stato di avanzamento delle due reti su tutto il territorio nazionale e il livello di omogeneità e di adeguatezza delle stesse, formulando proposte per la risoluzione dei problemi e delle criticità eventualmente rilevati, anche al fine di garantire livelli omogenei di trattamento del dolore su tutto il territorio nazionale.
3. Nei limiti delle risorse disponibili a legislazione vigente e senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica, il Ministero della salute può avvalersi di figure professionali del Servizio sanitario nazionale con dimostrate competenze specifiche e, anche tramite apposite convenzioni, della collaborazione di istituti di ricerca, società scientifiche e organizzazioni senza scopo di lucro operanti nei settori delle cure palliative e della terapia del dolore connesso alle malattie neoplastiche e a patologie croniche e degenerative.
4. Per le spese di funzionamento di tale attività, fatto salvo quanto previsto dal comma 3, è autorizzata la spesa di 150.000 euro annui a decorrere dall’anno 2010.
Art. 10.
(Semplificazione delle procedure di accesso
ai medicinali impiegati nella terapia del dolore)
1. Al testo unico delle leggi in materia di disciplina degli stupefacenti e sostanze psicotrope, prevenzione, cura e riabilitazione dei relativi stati di tossicodipendenza, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309, e successive modificazioni, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) all’articolo 14, comma 1, lettera e), dopo il numero 3) è aggiunto il seguente:
«3-bis) in considerazione delle prioritarie esigenze terapeutiche nei confronti del dolore severo, composti medicinali utilizzati in terapia del dolore elencati nell’allegato III-bis, limitatamente alle forme farmaceutiche diverse da quella parenterale»;
b) nel titolo II, dopo l’articolo 25 è aggiunto il seguente:
«Art. 25-bis. – (Distruzione delle sostanze e delle composizioni in possesso dei soggetti di cui all’articolo 17 e delle farmacie). – 1. Le sostanze e le composizioni scadute o deteriorate non utilizzabili farmacologicamente, limitatamente a quelle soggette all’obbligo di registrazione, in possesso dei soggetti autorizzati ai sensi dell’articolo 17, sono distrutte previa autorizzazione del Ministero della salute.
2. La distruzione delle sostanze e composizioni di cui al comma 1 in possesso delle farmacie è effettuata dall’azienda sanitaria locale ovvero da un’azienda autorizzata allo smaltimento dei rifiuti sanitari. Delle operazioni di distruzione di cui al presente comma è redatto apposito verbale e, nel caso in cui la distruzione avvenga per il tramite di un’azienda autorizzata allo smaltimento dei rifiuti sanitari, il farmacista trasmette all’azienda sanitaria locale il relativo verbale. Gli oneri di trasporto, distruzione e gli altri eventuali oneri connessi sono a carico delle farmacie richiedenti la distruzione.
3. Le Forze di polizia assicurano, nell’ambito delle risorse umane, finanziarie e strumentali disponibili a legislazione vigente, adeguata assistenza alle operazioni di distruzione di cui al presente articolo»;
c) all’articolo 38, il primo e il secondo periodo del comma 1 sono sostituiti dal seguente: «La vendita o cessione, a qualsiasi titolo, anche gratuito, delle sostanze e dei medicinali compresi nelle tabelle I e II, sezioni A, B e C, di cui all’articolo 14 è fatta alle persone autorizzate ai sensi del presente testo unico in base a richiesta scritta da staccarsi da apposito bollettario “buoni acquisto” conforme al modello predisposto dal Ministero della salute»;
d) all’articolo 41, comma 1-bis, le parole: «di pazienti affetti da dolore severo in corso di patologia neoplastica o degenerativa» sono sostituite dalle seguenti: «di malati che hanno accesso alle cure palliative e alla terapia del dolore secondo le vigenti disposizioni»;
e) all’articolo 43, dopo il comma 4 è inserito il seguente:
«4-bis. Per la prescrizione, nell’ambito del Servizio sanitario nazionale, di farmaci previsti dall’allegato III-bis per il trattamento di pazienti affetti da dolore severo, in luogo del ricettario di cui al comma 1, contenente le ricette a ricalco di cui al comma 4, può essere utilizzato il ricettario del Servizio sanitario nazionale, disciplinato dal decreto del Ministro dell’economia e delle finanze 17 marzo 2008, pubblicato nel supplemento ordinario alla Gazzetta Ufficiale n. 86 dell’11 aprile 2008. Il Ministro della salute, sentiti il Consiglio superiore di sanità e la Presidenza del Consiglio dei ministri – Dipartimento per le politiche antidroga, può, con proprio decreto, aggiornare l’elenco dei farmaci di cui all’allegato III-bis»;
f) all’articolo 43, commi 7 e 8, le parole: «di pazienti affetti da dolore severo in corso di patologia neoplastica o degenerativa» sono sostituite dalle seguenti: «di malati che hanno accesso alle cure palliative e alla terapia del dolore secondo le vigenti disposizioni»;
g) all’articolo 45, comma 1, le parole: «che si accerta dell’identità dell’acquirente e prende nota degli estremi di un documento di riconoscimento da trascrivere sulla ricetta» sono sostituite dalle seguenti: «che annota sulla ricetta il nome, il cognome e gli estremi di un documento di riconoscimento dell’acquirente»;
h) all’articolo 45, comma 2, le parole: «sulle ricette previste dal comma 1» sono sostituite dalle seguenti: «sulle ricette previste dai commi 1 e 4-bis»;
i) all’articolo 45, dopo il comma 3 è inserito il seguente:
«3-bis. Il farmacista spedisce comunque le ricette che prescrivano un quantitativo che, in relazione alla posologia indicata, superi teoricamente il limite massimo di terapia di trenta giorni, ove l’eccedenza sia dovuta al numero di unità posologiche contenute nelle confezioni in commercio. In caso di ricette che prescrivano una cura di durata superiore a trenta giorni, il farmacista consegna un numero di confezioni sufficiente a coprire trenta giorni di terapia, in relazione alla posologia indicata, dandone comunicazione al medico prescrittore»;
l) all’articolo 45, dopo il comma 6 è inserito il seguente:
«6-bis. All’atto della dispensazione dei medicinali inseriti nella sezione D della tabella II, successivamente alla data del 15 giugno 2009, limitatamente alle ricette diverse da quella di cui al decreto del Ministro della salute 10 marzo 2006, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 76 del 31 marzo 2006, o da quella del Servizio sanitario nazionale, disciplinata dal decreto del Ministro dell’economia e delle finanze 17 marzo 2008, pubblicato nel supplemento ordinario alla Gazzetta Ufficiale n. 86 dell’11 aprile 2008, il farmacista deve annotare sulla ricetta il nome, il cognome e gli estremi di un documento di riconoscimento dell’acquirente. Il farmacista conserva per due anni, a partire dal giorno dell’ultima registrazione, copia o fotocopia della ricetta ai fini della dimostrazione della liceità del possesso dei farmaci consegnati dallo stesso farmacista al paziente o alla persona che li ritira»;
m) all’articolo 45, dopo il comma 10 è aggiunto il seguente:
«10-bis. Su richiesta del cliente e in caso di ricette che prescrivono più confezioni, il farmacista, previa specifica annotazione sulla ricetta, può spedirla in via definitiva consegnando un numero di confezioni inferiore a quello prescritto, dandone comunicazione al medico prescrittore, ovvero può consegnare, in modo frazionato, le confezioni, purché entro il termine di validità della ricetta e previa annotazione del numero di confezioni volta per volta consegnato»;
n) all’articolo 60:
1) al comma 1, sono aggiunti, in fine, i seguenti periodi: «Lo stesso termine è ridotto a due anni per le farmacie aperte al pubblico e per le farmacie ospedaliere. I direttori sanitari e i titolari di gabinetto di cui all’articolo 42, comma 1, conservano il registro di cui al presente comma per due anni dal giorno dell’ultima registrazione»;
2) il comma 2 è sostituito dal seguente:
«2. I responsabili delle farmacie aperte al pubblico e delle farmacie ospedaliere nonché delle aziende autorizzate al commercio all’ingrosso riportano sul registro il movimento dei medicinali di cui alla tabella II, sezioni A, B e C, secondo le modalità indicate al comma 1 e nel termine di quarantotto ore dalla dispensazione»;
3) al comma 4, dopo le parole: «Ministero della salute» sono aggiunte le seguenti: «e possono essere composti da un numero di pagine adeguato alla quantità di stupefacenti normalmente detenuti e movimentati»;
o) all’articolo 62, comma 1, le parole: «sezioni A e C,» sono sostituite dalle seguenti: «sezioni A, B e C,»;
p) all’articolo 63:
1) al comma 1, è aggiunto, in fine, il seguente periodo: «Tale registro è conservato per dieci anni a far data dall’ultima registrazione»;
2) il comma 2 è abrogato;
q) all’articolo 64, comma 1, le parole: «previsto dagli articoli 42, 46 e 47» sono sostituite dalle seguenti: «previsto dagli articoli 46 e 47»;
r) all’articolo 68, dopo il comma 1 è aggiunto il seguente:
«1-bis. Qualora le irregolarità riscontrate siano relative a violazioni della normativa regolamentare sulla tenuta dei registri di cui al comma 1, si applica la sanzione amministrativa del pagamento di una somma da euro 500 a euro 1.500»;
s) all’articolo 73, comma 4, le parole: «e C, di cui all’articolo 14» sono sostituite dalle seguenti: «, C e D, limitatamente a quelli indicati nel numero 3-bis) della lettera e) del comma 1 dell’articolo 14»;
t) all’articolo 75, comma 1, le parole: «e C» sono sostituite dalle seguenti: «, C e D, limitatamente a quelli indicati nel numero 3-bis) della lettera e) del comma 1 dell’articolo 14».
Art. 11.
(Relazione annuale al Parlamento)
1. Il Ministro della salute, entro il 31 dicembre di ogni anno, presenta una relazione al Parlamento sullo stato di attuazione della presente legge, riferendo anche in merito alle informazioni e ai dati raccolti con il monitoraggio di cui all’articolo 9.
2. Ai fini di cui al comma 1, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano trasmettono al Ministro della salute, entro il 31 ottobre di ciascun anno, tutti i dati relativi agli interventi di loro competenza disciplinati dalla presente legge.
Art. 12.
(Copertura finanziaria)
1. Agli oneri derivanti dall’articolo 4, comma 3, dall’articolo 6, comma 1, e dall’articolo 9, comma 4, pari a 1.650.000 euro per l’anno 2010, a 1.300.000 euro per l’anno 2011, a 300.000 euro per l’anno 2012 e a 150.000 euro a decorrere dall’anno 2013, si provvede, quanto a 650.000 euro per l’anno 2010, mediante corrispondente riduzione dell’autorizzazione di spesa di cui all’articolo 48, comma 9, del decreto-legge 30 settembre 2003, n. 269, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 novembre 2003, n. 326, come rideterminata dalla Tabella C allegata alla legge 23 dicembre 2009, n. 191, e, quanto a 1.000.000 di euro per l’anno 2010, a 1.300.000 euro per l’anno 2011 e a 300.000 euro per l’anno 2012, mediante corrispondente riduzione dello stanziamento del fondo speciale di parte corrente iscritto, ai fini del bilancio triennale 2010-2012, nell’ambito del programma «Fondi di riserva e speciali» della missione «Fondi da ripartire» dello stato di previsione del Ministero dell’economia e delle finanze per l’anno 2010, allo scopo parzialmente utilizzando gli accantonamenti di cui alla tabella 1 annessa alla presente legge.
2. Per la realizzazione delle finalità di cui alla presente legge, il Comitato interministeriale per la programmazione economica, in attuazione dell’articolo 1, comma 34, della legge 23 dicembre 1996, n. 662, vincola, per un importo non inferiore a 100 milioni di euro annui, una quota del Fondo sanitario nazionale su proposta del Ministro della salute, d’intesa con la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano.
3. Il Ministro dell’economia e delle finanze è autorizzato ad apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio.
….. Si omette la tabella……
La presente legge, munita del sigillo dello Stato, sarà inserita nella Raccolta ufficiale degli atti normativi della
Repubblica italiana. È fatto obbligo a chiunque spetti di osservarla e di farla osservare come legge dello Stato.
Data a Roma, addì 15 marzo 2010
NAPOLITANO
BERLUSCONI, Presidente del Consiglio dei Ministri
Visto, il Guardasigilli: ALFANO
Istat, L’assistenza residenziale e socio-assistenziale in Italia, 2006
L’assistenza residenziale e socio-assistenziale in Italia |
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Periodo di riferimento: Anno 2006 Diffuso il: 11 febbraio 2010 Le tavole contengono i risultati dell’indagine sui presidi residenziali socio-assistenziali al 31 dicembre 2006. I dati contenuti vengono raccolti ogni anno a partire dal 1999, tramite un questionario postale. L’indagine, dopo alcuni anni di sospensione, è stata riavviata in collaborazione con il Centro interregionale per il sistema informatico ed il sistema statistico (Cisis). In particolare, nelle regioni Piemonte, Veneto, Friuli-Venezia Giulia, Liguria, Emilia-Romagna, Marche, Lazio e nelle Province autonome di Bolzano e Trento, la rilevazione dei dati viene svolta direttamente dai rispettivi Uffici di statistica, secondo criteri concordati con l’Istat. Successivamente i dati raccolti dalle Regioni vengono trasmessi all’Istat, che cura la loro integrazione, validazione ed elaborazione. Con riferimento all’anno 2006, si precisa che la Provincia autonoma di Bolzano non ha reso disponibili i dati. La regione Lazio, per la prima volta nell’anno 2006, ha curato autonomamente la fase di raccolta dei dati. Le tavole dei dati sono divise in quattro capitoli, il capitolo 1 fornisce una panoramica sul complesso dell’attività nelle strutture residenziali a livello regionale. I capitoli successivi, riportano dati e indicatori relativi agli ospiti accolti nei presidi residenziali socio-assistenziali distinti per età: il capitolo 2 è dedicato ai minori, il capitolo 3 agli adulti e l’ultimo capitolo agli anziani. I modelli dell’indagine sono pubblicati nella sezione dedicata allaRilevazione sui presidi residenziali socio-assistenziali. |
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Tiziana Tamburrano tel. 06 4673.4362 tamburra@istat.it Giulia Milan tel. 06 4673.7372 milan@istat.it Centro diffusione dati Sportello per i giornalisti |
Gabriele Pelissero , Aiop Lombardia , Gabriele Pelissero, La sanità della Lombardia. Il sistema sanitario e l’attività ospedaliera nel periodo 2003-2008
La sanità della Lombardia. Il sistema sanitario e l’attività ospedaliera nel periodo 2003-2008 Gabriele Pelissero , Aiop Lombardia , Gabriele Pelissero Aiop – Associazione italiana ospedalità privata Gestione della sanità – Economia sanitaria, Asl, Ospedali Studi, ricerche pp. 128, 1a edizione 2010 (Cod.35.9)
<!–if disponibilita = "Nulla" and idTipologia=1 then%> ATTENZIONE: Disponibilità nulla end if–> Il volume documenta il successo del modello sanitario lombardo, espresso in qualità ed efficienza economica. Dopo un’analisi dell’originalità del Sistema sanitario della Lombardia, e dell’evoluzione dell’attività ospedaliera nel periodo 2003-2008, il testo affronta il delicato problema della trasferibilità dell’esperienza ad altre Regioni. Condividi su Facebook Nella trentennale e travagliata storia del Servizio sanitario nazionale (Ssn) italiano, nato con la Legge 23 dicembre 1978 n. 833 nel tentativo di applicare al nostro paese il modello di welfare sanitario britannico nato come “modello Beveridge”, la Lombardia ha introdotto con la Legge Regionale 11 Luglio 1997 n. 31 una innovazione per molti aspetti radicale.
Integrando i principi generali di universalità e solidarietà posti alla base del Ssn con quelli di sussidiarietà e libertà di scelta, infatti, la riforma sanitaria lombarda ha espresso una nuova visione dei rapporti fra Sistema sanitario e cittadino-utente e dei rapporti fra il livello di governo (Stato/Regione) e la rete degli operatori (Asl e Aziende ospedaliere di diritto pubblico e di diritto privato).
Questa nuova concezione, che fra l’altro affronta per la prima volta il problema del conflitto di interessi introdotto nella sanità italiana con la L. 833/78 e presente in tutte le altre Regioni, porta la Lombardia a promuovere un modello di sanità aperto e pluralistico, nel quale il centralismo programmatorio tipico dei modelli di tipo Beveridge viene superato, o almeno grandemente attenuato, dall’introduzione di strumenti che conferiscono, almeno in parte, un maggiore potere al cittadino/paziente, limitando così la discrezionalità politica e il peso delle burocrazie e dell’organizzazione.
Il successo del modello lombardo, espresso in qualità ed efficienza economica, è documentato nella consistente massa di dati ed elaborazioni che costituiscono la seconda parte del volume.
Nella prima parte, dopo una analisi dell’originalità del Sistema sanitario della Lombardia, e dell’evoluzione dell’attività ospedaliera nel periodo 2003-2008, particolarmente significativo, viene affrontato il delicato problema della trasferibilità dell’esperienza ad altre Regioni.
Un problema che si confronta con l’autonomia, le peculiarità locali e i diversi orientamenti politici delle Regioni italiane. Le quali però, sotto il duplice stimolo della crisi economica mondiale e dell’avvio del federalismo fiscale, non potranno probabilmente eludere l’esigenza di avviare vere riforme dei loro Sistemi Sanitari, per coniugare l’obiettivo dell’efficienza con quello della qualità.Gabriele Pelissero è professore Ordinario di Igiene e Organizzazione Sanitaria presso la Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università degli Studi di Pavia. Autore di due trattati e di più di 200 pubblicazioni scientifiche riguardanti molteplici aspetti della medicina preventiva e dell’epidemiologia, da più di vent’anni si occupa prevalentemente di organizzazione, programmazione e management sanitario. È vice presidente del Gruppo Ospedaliero San Donato e direttore scientifico dell’Irccs-Policlinico San Donato. Unisce all’impegno nelle società scientifiche del proprio settore disciplinare gli incarichi di vice presidente nazionale di Aiop, di presidente di Aiop-Lombardia e di vice presidente di Assolombarda Sanità. Fa parte della Segreteria Tecnica della Consulta regionale della Sanità della Lombardia.
Indice:
Parte I. Il sistema sanitario della Lombardia
L’originalità del Sistema sanitario della Lombardia
(Appendice – La Legge Regionale 11 luglio 1997 n. 31)
Evoluzione del Sistema sanitario lombardo negli anni 2003-2008
I sistemi sanitari regionali italiani e l’esperimento lombardo
Crisi economica, federalismo e sanità
Parte II. Rapporti annuali sull’attività ospedaliera 2003-2008
Introduzione
Rapporto sul Sistema ospedaliero della Lombardia – 2003
Rapporto sul Sistema ospedaliero della Lombardia – 2004
Rapporto sul Sistema ospedaliero della Lombardia – 2005
Rapporto sul Sistema ospedaliero della Lombardia – 2006
Rapporto sul Sistema ospedaliero della Lombardia – 2007
Rapporto sul Sistema ospedaliero della Lombardia – 2008.
La sanità della Lombardia. Il sistema sanitario e l’attività ospedaliera nel periodo 2003-2008
Renzo Romano, Il nuovo Sant’Anna accoglierà presto i degenti. Storia dell’ospedale dei comaschi fra ieri e domani, CORRIERE DI COMO, 13 dicembre 2009
Cara signora Angela,
nel suo breve scritto si coglie l’affetto e anche la riconoscenza che tutti i comaschi provano per il loro ospedale. Qualche nota per raccontarne brevemente la storia.
L’ “Ospedale Grande” di Como, dedicato a Sant’Anna risale al 1468, quando, su iniziativa del beato Michele da Carcano, il vescovo Branda Castiglioni decise di riunire in un’unica struttura i numerosi centri di assistenza ospedaliera e le opere pie esistenti in città. C’erano allora a Como l’ospedale di Santa Maddalena alla Colombetta, dei poveri di San Leonardo, di San Lazzaro dei lebbrosi, di San Gottardo, di San Martino di Zezio, di San Giorgio di Borgovico, di San Biagio, di San Pantaleone, di Sant’Antonio, di San Silvestro, dei poveri di San Tommaso, di Santa Maria della Cosia.
Papa Paolo II decise che i beni di tutti questi istituti si fondessero per la costruzione del nuovo ospedale. Nel 1482 venne posta la prima pietra dell’edificio che fu ubicato in via Cadorna nello stabile dove oggi ha sede il Conservatorio G. Verdi. Papa Sisto IV, con una bolla del 1483, diede inizio alle attività. Inizialmente esso fu destinato alla cura degli infermi, dei pellegrini, dei poveri e dei fanciulli “esposti”. Erano questi i bambini “abbandonati” nella cosiddetta “ruota”, un congegno rappresentato da un tamburo di legno rotante su un’asse verticale, dove il bambino poteva essere lasciato nell’anonimato. In genere, il tintinnio di un campanello esterno avvisava dell’arrivo del piccolo e una guardiana di turno, detta anche la “rotara”, che prestava i primi soccorsi.
Nel 1855 il vescovo Romanò introdusse nell’ospedale le “suore della carità di Maria Bambina” che avrebbero prestato opera di assistenza fino al 2008. La struttura si rivelò tuttavia insufficiente e quindi nel 1932 il Sant’Anna venne trasferito nella sede di via Napoleona su un terreno donato dalla benefattrice Teresa Rimoldi.
Il trasferimento venne effettuato dopo ben 23 anni dalla delibera mentre i lavori durarono 7 anni. Il complesso era inizialmente costituito da 12 padiglioni; nel 1960 si aggiunsero la centrale termica e la scuola infermieri. Infine tra il 1965 e il 1970 fu costruito il grande monoblocco centrale di sette piani sul luogo dove sorgevano la chiesa e la fontana antistante.
Ed eccoci finalmente al nuovo ospedale ubicato nell’immediata periferia della città, in località Tre Camini, fra i comuni di San Fermo della Battaglia e Montano Lucino. Com’è il nuovo complesso ospedaliero? Avremo modo e tempo di parlarne. Mi commuovono invece, signora Angela, le sue riflessioni sull’ospedale dove, lei dice “Bene o male a tutti toccherà di passare quando la salute vacilla. Forse sarà l’occasione per riflettere su tante cose”. Sono sagge e vere le sue parole. Quando “la saluta vacilla” la luce si fa fioca, l’entusiasmo lascia il posto alla rassegnazione, la voglia di fare è vanificata dallo sconforto, il futuro appare incerto. Il ricovero in ospedale per un intervento o per una malattia è vissuto con angoscia e preoccupazione. La vita di tutta la famiglia è traumatizzata, scombussolata. Quando si varca la soglia della clinica si entra in un mondo inimmaginabile. Il tempo è misurato dall’arrivo discreto e rassicurante dell’infermiera che ti prende la febbre, registra la pressione, ti fa l’ennesimo prelievo di sangue. Il casalingo sferrazzare del carretto la mattina per la colazione, a mezzogiorno per il pasto, la sera per la cena, accompagna il lento scorrere del giorno. I parenti, gli amici, fingi indifferenza e invece non vedi l’ora che arrivino. Ascolti paziente i brontolii del vicino di letto, non nascondi timori e speranze. Aspetti con trepidazione l’arrivo del medico per la visita quotidiana. Ascolti il suo parlottare con gli infermieri sperando di cogliere segnali positivi su di te, non osi chiedere quando potrai tornare a casa.
Un soggiorno in ospedale è lezione severa di vita che lascia il segno nell’anima. La tua sofferenza, i tuoi guai, si stemperano negli occhi dei meno fortunati. È esperienza preziosa che tocca l’anima, medicina miracolosa per dare il giusto peso alle vicissitudini del nostro vivere.
Ecco, signora Angela, i pensieri disordinati che hanno invaso la mia mente leggendo la sua breve e intensissima lettera. L’affetto per il Sant’Anna è cementato da sensazioni suggerite dal nostro vissuto. I sentimenti di certi momenti in queste note: “Mi svegliano, è il gran giorno, alle otto mi portano in sala operatoria. Il buio totale fino a sera quando mi sveglio o mi svegliano squartato, ricucito, avvolto da fili colorati. Mi sento osservato, scrutato, protetto. Gli infermieri gentilissimi sono ombre leggere che scivolano via silenziose, arriva il mio “massacratore”, il suo sorriso vale un terno al lotto…”. Questi i cari ricordi del vecchio Sant’Anna.
Il nuovo ospedale, assicurano, sarà in grado di rispondere alle più avanzate esigenze e potrà disporre di tecnologie sofisticatissime che permetteranno di assistere i pazienti nel migliore dei modi. Non ho tuttavia, signora Angela, alcun desiderio di visitarlo anzitempo, anzi spero proprio di passare da quelle parti più tardi possibile…
Il sentimento di gratitudine per il nostro “vecchio” Sant’Anna, è dentro di noi, inciso dai ricordi di sofferenza ma anche dai momenti più esaltanti della nostra vita: il dolore di una malattia, l’immensa gioia della nascita dei nostri figli, l’arrivo di incredibili nipoti. La storia del Sant’Anna continua.
Signora Angela, spero che si ritrovi in queste farneticazioni di sentimenti confusi, sentiti, sofferti, goduti.
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