Pubblicato: 16 febbraio 2012 | Autore: Paolo Ferrario (1948 - ) | Filed under: Legislazione sociale e sanitaria della Regione Lombardia, Livelli essenziali di assistenza, Servizi sanitari, Servizi sociali |
Norme per la partecipazione al costo delle prestazioni sociali e socio-sanitarie e sperimentazione dell’Indicatore Fattore Famiglia. Modifiche ed integrazioni alla legge regionale 12 marzo 2008, n. 3 (Governo della rete degli interventi e dei servizi alla persona in ambito sociale e socio-sanitario).
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PRESENTATO IL 31/01/2011
ASSEGNATO IN DATA 02/02/2011
ALLA COMMISSIONE REFERENTE III
CONSULTIVA I
Relazione
Il sistema di welfare lombardo, pur mantenendo un carattere di universalità che riconosce ad ogni cittadino l’esercizio del diritto soggettivo di beneficiare delle prestazioni sociali e socio sanitarie richiede una compartecipazione alle spese da parte degli utenti.
La Regione Lombardia con l’art. 8 della l.r. 3/2008 ha stabilito che le persone che accedono alla rete dei servizi partecipano, in rapporto alle proprie condizioni economiche, così come definite dalle normative in materia di ISEE, alla copertura del costo delle prestazioni mediante il pagamento di rette stabilite dalla Giunta regionale. Inoltre, la Regione Lombardia, con l’art. 11 comma k della l.r. 3/2008 si è assunta l’onere di determinare i criteri per la definizione delle rette e delle tariffe dei servizi sociali e sociosanitari, nonché le agevolazioni a beneficio dei soggetti aventi diritto.
Per la quantificazione della compartecipazione della spesa è necessaria una verifica della condizione economica del richiedente attraverso l’adozione di una metodologia di equità sociale, di cui l’ISEE (Indicatore della Situazione Economica Equivalente), ai sensi del d.lgs. 31 marzo 1998, n. 109 come modificato dal d.lgs. 3 maggio 2000, n. 130, è l’espressione, anche per garantire prioritariamente l’accesso alle prestazioni sociali agevolate ai cittadini meno abbienti sulla base della misurazione dei loro mezzi economici.
Nonostante l’ISEE sia in vigore da oltre dieci anni la Regione Lombardia non ha mai disciplinato efficacemente la materia della compartecipazione alla spesa dei servizi da parte degli utenti, se non con formali richiami in alcune leggi regionali e in alcuni provvedimenti amministrativi, lasciando agli enti locali e ai soggetti gestori delle unità d’offerta (sociali, sanitarie, educative) la responsabilità di definire criteri e procedure per l’accesso, la selezione e il concorso alla spesa da parte del cittadino con la conseguenza che i Comuni hanno provveduto in maniera altamente differenziata da ambito ad ambito territoriale. In alcuni casi, invece, i comuni non hanno per nulla adottato Regolamenti per disciplinare l’accesso a beni e servizi e per determinare la compartecipazione alla spesa da parte dei soggetti richiedenti prestazioni sociali agevolate.
Inoltre, la complessa materia dell’ISEE ha introdotto nel tempo un nuovo principio con il quale il calcolo del concorso alla spesa per le prestazioni assicurate nell’ambito di percorsi assistenziali integrati di natura socio-sanitaria, erogate a domicilio o in ambiente residenziale a ciclo diurno o continuativo, rivolte a persone con handicap permanente grave e a soggetti ultra sessantacinquenni non autosufficienti deve essere effettuato valutando la sola situazione economica del richiedente e non dell’intera sua famiglia anagrafica.
Tale principio è stato in realtà scarsamente rispettato dagli enti gestori, in termini formali per effetto della mancata emanazione di un decreto applicativo citato proprio dal d.lgs. 130 del 2000, in termini concreti perché tale applicazione sostanzia un mancato introito e, di fatto, una decurtazione delle risorse finanziarie degli enti locali a fronte dell’erogazione di prestazioni gratuite a favore di soggetti con reddito insufficiente o in assenza di reddito.
Di fatto, questa è sostanzialmente la ragione di tipo economico che ha frenato gli enti locali a non applicare del tutto il d.lgs. 130/00, rimarcando che i Comuni sono già obbligati ad intervenire economicamente nei casi di soggetti che necessitano di prestazioni urgenti e non differibili nel tempo, anche provenienti da altre regioni o da paesi non comunitari, o nel caso di minori sottoposti a provvedimenti di natura giudiziaria.
I Comuni che invece hanno predisposto i Regolamenti, attraverso un lungo lavoro di concertazione con le parti sociali, con le aziende sanitarie locali e con tutti i comuni dell’area distrettuale, hanno cercato di rendere omogenei i criteri per l’accesso agevolato ad una vasta gamma di prestazioni sociali o dei servizi di pubblica utilità (telefono, luci, gas, acqua), nonché per determinare le soglie di reddito e le fasce di esenzione, al fine di stabilire equi principi di compartecipazione alla spesa sulla base di reali indicatori della situazione economica del singolo soggetto e/o del nucleo familiare.
Detto ciò però nella maggior parte dei Regolamenti comunali alcune interpretazioni della normativa nazionale da parte degli enti erogatori in merito all’applicazione dell’ISEE, in particolare le norme che disciplinano la composizione del nucleo familiare del richiedente la prestazione sociale agevolata e la rivalsa sui soggetti obbligati per legge nel caso di utenti non abbienti, sono state oggetto di azioni e di contenziosi da parte di cittadini e di associazioni.
Infatti, il contenzioso nasce dall’interpretazione anche della legge quadro di riforma del welfare (328/2000) dove all’art. 25 (Accertamento della condizione economica del richiedente si dispone che “ai fini dell’accesso ai servizi …la verifica della condizione economica del richiedente è effettuata secondo le disposizioni previste dal decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 109, come modificato dal decreto legislativo 3 maggio 2000, n. 130″.
Secondo il d.lgs. 130/2000 (art. 3 comma 2) gli enti erogatori, rispetto alla definizione e composizione del nucleo familiare, possono per particolari prestazioni assumere come unità di riferimento al fine della certificazione ISEE, un diversa composizione del nucleo familiare e (art. 3 comma 2- ter) in presenza di anziani ultra 65enni non autosufficienti e disabili con handicap permanente grave (accertato ai sensi dell’art. 4 della legge 104/1992) l’ente erogatore delle prestazioni fa riferimento non al reddito complessivo dell’intero nucleo familiare ma solo a quello della persona che richiede una prestazione sociale agevolata.
Il d.lgs. 130/2000 rimanda, per meglio regolamentare la materia, all’emanazione di un successivo DPCM, su proposta dei ministri del Welfare e della Salute. DPCM, però mai emanato e la cui assenza ha creato molta confusione e molte strumentalizzazioni giuridiche circa la gerarchia delle fonti normative, essendo un DPCM un mero atto amministrativo e non una legge.
Ciò ha determinato da parte degli enti locali una forte discrezionalità, in quanto alcuni comuni hanno inserito nei propri regolamenti ISEE la possibilità di attuare già la normativa, evidenziando la situazione reddituale del solo assistito.
L’applicazione estesa della norma se da una parte favorisce l’assistito (anziano, disabile), dall’altra aumenta i costi sostenuti dal soggetto erogatore in quanto nella maggior parte dei casi gli assistiti non sono in grado di compartecipare alle spese o il loro reddito è così insufficiente che li colloca automaticamente nelle fasce di esenzione.
Nel caso di prestazioni sociali agevolate richieste da soggetti non abbienti il codice civile individua nell’ambito del nucleo familiare e parentale i soggetti obbligati a fornire un aiuto materiale nei confronti dei propri congiunti in situazioni di grave disagio psicofisico e sociale che possono pregiudicare la dignità e la sopravvivenza della persona.
In particolare, si tratta di situazioni in cui il congiunto in assenza o con reddito insufficiente, anche se proprietario di beni immobili, non è in grado di far fronte alle spese per il ricovero in strutture residenziali o per particolari prestazioni di tipo continuativo (assistenza domiciliare, pasti, fisioterapia, telesoccorso,ecc.).
Spesso, gli enti locali interpretando in maniera rigida il codice civile, richiedono ai parenti il pagamento delle rette. Negli ultimi anni le associazioni di tutela e di categoria degli utenti, anche sulla base di alcuni pareri ministeriali e di alcune sentenze (TAR, Consiglio di Stato) hanno dato una diversa interpretazione della normativa, richiamando l’art. 438 del C.C. che specifica che gli alimenti possono essere chiesti solo da chi versa in stato di bisogno e non da terzi. Lo stesso D.lgs. 130/2000 all’art. 2 comma 6 recita che la disciplina relativa ai soggetti tenuti agli alimenti non può essere interpretata nel senso dell’attribuzione agli enti erogatori della facoltà di cui all’art. 438 del codice civile. Ciò significa che gli enti che erogano prestazioni non possono sostituirsi all’interessato nei confronti dei propri congiunti e che, dunque, ogni azione di rivalsa economica rispetto ai costi sostenuti può essere considerata illegittima.
Una recente sentenza del Consiglio di Stato con ordinanza 14.9.2009 n.4582 ha confermato l’ordinanza del TAR di Milano che aveva riconosciuto l’immediata precettività dell’art. 3.co. 2 ter del D.lgs. 130/2000, rinnovando nei confronti di un Comune lombardo che ai fini della determinazione delle modalità di contribuzione al costo delle prestazioni sociali agevolate deve tenere conto della situazione economica del solo assistito nel caso di anziano 65 enne non autosufficiente o di persona con handicap grave.
Tale sentenza è ulteriormente importante perché afferma che in questa materia la legislazione nazionale è di rango superiore rispetta a quella del legislatore regionale, in quanto le prestazioni sociali erogate dall’ente locale si prefigurano come “mantenimento dei livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali (art. 117 co. 2 lettera m della Costituzione) che devono assicurati sull’intero territorio nazionale.
Infatti, non può essere applicata la norma della Regione Lombardia (art. 8 co. 3 della l.r. 3/2008) quando recita che “partecipano altresì i soggetti civilmente obbligati secondo le modalità stabilite dalle normative vigenti” alla copertura del costo delle prestazioni erogate a favore di un assistito. Pertanto è impugnabile la generica formulazione del comma regionale se inserito, come ha fatto pure un altro comune lombardo, in un Regolamento comunale.
Con il progetto di legge “Norme per la partecipazione al costo delle prestazioni sociali e socio-sanitarie e sperimentazione dell’Indicatore Fattore Familiare. Modifiche ed integrazioni alla legge regionale 12 marzo 2008, n. 3 (Governo della rete degli interventi e dei servizi alla persona in ambito sociale e sociosanitario)” si propone di trovare una soluzione di tipo legislativo alla complessa materia individuando criteri e modalità di applicazione dell’ISEE uniformi per l’intero territorio regionale che dovranno essere recepiti e adottati dai comuni e dai soggetti gestori delle unità offerta. Per innovare i principi e i criteri di applicazione dell’ISEE nazionale, che in alcuni casi sono molto rigidi, si propone di utilizzare un secondo indicatore che tenga conto di un più vasto numero di variabili qualitative e quantitative del nucleo familiare, al fine di garantire i nuclei più fragili e meno abbienti.
L’Indicatore del Fattore Familiare, IFF, deve necessariamente essere sperimentato e validato per evitare o l’inefficacia o forme paradossali di maggiore spesa per il cittadino ed è per questo motivo che all’interno del progetto di legge possono essere individuati alcuni principi ma non la sua completa declinazione che deve essere lasciata alla competenza della Giunta, assunti i pareri delle associazioni di categoria e degli enti locali.
Rispetto al caso delle persone anziane non autosufficienti e dei disabili con certificazione di handicap grave che richiedono il ricovero in RSA o RSD, al fine di evitare una lunga serie di contenziosi legali e di conflittualità sociale tra i cittadini e gli enti gestori sfociata in questi ultimi anni con ricorsi al TAR e al Consiglio di Stato, la Regione, che ne ha competenza legislativa esclusiva dopo la riforma del titolo V della parte II della Costituzione, può definire l’integrazione economica delle rette per il ricovero in strutture residenziali una specifica unità d’offerta sociale il cui accesso è disciplinato dal comune di residenza della persona assistita in base a criteri regionali.
Un’altra modalità di intervento contenuta nel presente pdl per intervenire nei casi di persone non abbienti riferite ad anziani non autosufficienti e a disabili con certificazione di handicap grave, è quello che i costi delle prestazioni nell’ambito di percorsi assistenziali integrati di natura socio-sanitaria, erogate a domicilio o in ambiente residenziale, a ciclo diurno o continuativo, sono a carico del Fondo regionale per la non autosufficienza ai sensi dell’art. 17 della legge regionale 12 marzo 2008, n. 3 “Governo della rete degli interventi e dei servizi alla persona in ambito sociale e sociosanitario”.
Articolo1
(Principi)
1. La Regione Lombardia, al fine di promuovere condizioni di benessere e inclusione sociale delle persone e della famiglie, nonché per prevenire, rimuovere o ridurre situazioni di fragilità sociale dovute a condizioni economiche disagiate, disciplina la partecipazione al costo delle prestazioni sociali e socio-sanitarie della rete delle unità di offerta sociali e socio-sanitarie di cui alla legge regionale 12 marzo 2008, n. 3 “Governo della rete degli interventi e dei servizi alla persona in ambito sociale e sociosanitario”.
2. La presente legge norma in via generale, nelle forme e secondo le modalità previste dalla legislazione nazionale e regionale vigente, i criteri per l’accertamento della situazione economica dei richiedenti ai fini della fruizione delle prestazioni sociali e socio-sanitarie agevolate inerenti i livelli essenziali di assistenza, di cui ai DPCM 14 febbraio 2001 e 29 novembre 2001, individuando nell’Indicatore della situazione economica equivalente, ISEE, e nell’Indicatore Quoziente Familiare, IQF, gli strumenti di maggiore equità del sistema di accesso e di tariffazione delle prestazioni.
3. Nel rispetto dei principi e dei valori della Costituzione, della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea e dello Statuto regionale è garantito il principio dell’universalità del diritto di accesso alla rete delle unità d’offerta e di uguaglianza di trattamento nel rispetto delle peculiarità ed esigenze del cittadino e nel rispetto dell’appropriatezza delle prestazioni sociali e sociosanitarie, in particolare nei confronti delle persone e delle famiglie che si trovano in uno stato di bisogno come determinato dall’art. 6 comma 3 della legge regionale 12 marzo 2008, n. 3 “Governo della rete degli interventi e dei servizi alla persona in ambito sociale e sociosanitario”.
Articolo 2
(Modifiche agli articoli 4, 8 della l.r. 3/2008)
1. Alla legge regionale 12 marzo 2008, n. 3 (Governo della rete degli interventi e dei servizi alla persona in ambito sociale e sociosanitario) sono apportate le seguenti modifiche:
l’art. 4 comma 1 a) è sostituito dal presente:
Le unità di offerta sociali hanno il compito di:
a) aiutare le persone e le famiglie, anche mediante l’attivazione di legami di solidarietà tra famiglie e gruppi sociali e con interventi di sostegno economico; in particolare l’integrazione economica delle rette per il ricovero in strutture territoriali, domiciliari, diurne, semiresidenziali e residenziali costituisce una specifica unità d’offerta sociale a favore delle persone anziane non autosufficienti di età superiore ai 65 anni e delle persone disabili con certificazione di handicap permanente grave ai sensi della legge 104/92. A tal fine, nei confronti dei soggetti non abbienti, si provvede con le risorse del Fondo per la non autosufficienza, ai sensi dell’art. 17 della legge regionale 12 marzo 2008, n. 3“Governo della rete degli interventi e dei servizi alla persona in ambito sociale e sociosanitario”.
2. l’art. 8 comma è sostituito dal presente:
“Art. 8
(Agevolazioni per l’accesso alle prestazioni sociali e sociosanitarie)
2.1. Le persone e le famiglie che accedono alla rete delle unità d’offerta sociosanitarie sono tenute a concorrere in rapporto alle proprie condizioni economiche, mediante il pagamento di rette e tariffe, al costo delle prestazioni inerenti a livelli essenziali di assistenza, per la parte non a carico del fondo sanitario regionale, in conformità ai DPCM 14 febbraio 2001 e 29 novembre 2001.
Le persone e le famiglie che accedono alla rete delle unità d’offerta sociali sono tenute a concorrere in rapporto alle proprie condizioni economiche, mediante il pagamento di rette e tariffe, alla copertura del costo delle prestazioni nella misura stabilita dai comuni.
2.2. La quota di compartecipazione al costo delle prestazioni sociali e sociosanitarie è stabilita dai comuni secondo modalità e criteri generali definiti con deliberazione della Giunta regionale, acquisito il parere del Consiglio delle Autonomie locali e previa consultazione degli organismi istituiti ai sensi della legge regionale 12 marzo 2008, n. 3 “Governo della rete degli interventi e dei servizi alla persona in ambito sociale e sociosanitario”. Con lo stesso provvedimento e con le stesse modalità la Giunta regionale definisce l’Indicatore del Quoziente Familiare, IQF che modifica e integra l’ISEE.
2.3. Il provvedimento della Giunta regionale ha la finalità di garantire principi di trasparenza, semplificazione nell’accesso alle prestazioni ed equità di trattamento per l’intera rete delle unità d’offerta sociali e socio-sanitarie gestite dai comuni, singoli o associati, e dai soggetti accreditati e si basa sui seguenti criteri:
a) valutazione del reddito e del patrimonio del nucleo familiare;
b) previsione, in relazione al patrimonio mobiliare e immobiliare, di franchigie stabilite in base al numero dei componenti del nucleo familiare;
c) definizione di scale di equivalenza che tengano conto del carico familiare dato dalla presenza di figli, inclusi i nascituri e i figli in affido, di disabili, di anziani non autosufficienti, nonché della presenza di un solo genitore convivente;
d) valutazione del livello di assistenza richiesto, anche con riguardo alla situazione familiare;
e) detrazioni dei costi sostenuti per spese sanitarie, abbattimento barriere architettoniche, ausili per la vita indipendente, assistente familiare;
f) detrazioni per i costi di locazione immobiliare e gli interessi sui mutui.
2.4. Limitatamente alle prestazioni sociali agevolate, nell’ambito di percorsi assistenziali integrati di natura socio-sanitaria, erogate a domicilio o in ambiente residenziale, a ciclo diurno o continuativo, rivolte a persone con handicap permanente grave di cui all’art. 3, comma 3, della legge 104/92, accertato ai sensi dell’art. 4 della stessa legge, nonché ai soggetti ultrasessantacinquenni in condizione di accertata non autosufficienza fisica o psichica, la situazione economica è riferita al solo soggetto tenuto alla partecipazione ai costi della prestazione, qualora più favorevole.
2.5. Nei casi di soggetti non abbienti, riferiti alle persone di cui al comma precedente, i costi delle prestazioni nell’ambito di percorsi assistenziali integrati di natura socio-sanitaria, erogate a domicilio o in ambiente residenziale, a ciclo diurno o continuativo, sono a carico del Fondo regionale per la non autosufficienza ai sensi dell’art. 17 della legge regionale 12 marzo 2008, n. 3 “Governo della rete degli interventi e dei servizi alla persona in ambito sociale e sociosanitario.
2.6. I criteri previsti dal comma 2.3, fatti salvi i casi in cui il costo delle prestazioni è a totale carico del fondo sanitario regionale, si applicano anche per determinare il valore di titoli e di altri benefici economici che la Regione, anche per il tramite delle ASL, e i comuni riconoscono per l’accesso alle unità di offerta sociali e sociosanitarie.
2.7. Per la determinazione dei punti a), b) c) d) e) f) del comma 2.3 è utilizzato l’ISEE, di cui alle disposizioni del d.lgs. 31 marzo 1998 n. 109 come modificato dal d.lgs. 3 maggio 2000 n.130, nonché i parametri aggiuntivi che si riferiscono al nuovo Indicatore Quoziente Familiare, IQF, allo scopo di utilizzare strumenti di maggiore equità per l’accesso e la compartecipazione al costo delle prestazioni.
2.8 La nuova modalità di misurazione della situazione economica del richiedente, correlata ai nuovi indicatori familiari, ha natura sperimentale di un anno ed entra a regime solo dopo aver verificato la correttezza e l’adeguatezza degli strumenti in conformità ai principi ed obiettivi della legge regionale 12 marzo 2008, n. 3 “Governo della rete degli interventi e dei servizi alla persona in ambito sociale e sociosanitario”.
2.9. Gli oneri relativi alle prestazioni sociali e sociosanitarie sono a carico del comune in cui la persona assistita risiede o, nei casi di cui all’articolo 6, comma 1, lettere b) e c), dimora.
2.10. Gli oneri relativi alle prestazioni sociali e sociosanitarie obbligatorie, tra cui gli oneri per il ricovero in strutture residenziali, sono a carico del comune secondo le disposizioni di legge che disciplinano la residenza anagrafica, il domicilio e la dimora, in particolare nei casi inerenti soggetti minori sottoposti a provvedimento dell’autorità giudiziaria, nei casi di affido familiare, di minori sottoposti a tutela ai sensi dell’articolo 3 della legge 4 maggio 1983, n. 184 o di disabili e altre persone in situazione di fragilità sottoposte a misure di protezione per le persone prive in tutto o in parte di autonomia ai sensi della legge gennaio 2004 n° 6
2.11. I comuni con popolazione non superiore ai 5.000 abitanti facenti parte dell’ambito territoriale e sui quali gravano gli oneri per interventi sociali obbligatori accedono al fondo di sostegno, di cui alla legge regionale 14 dicembre 2004, n. 34 Politiche regionali per i minori.
2.12. Con deliberazione della Giunta regionale, acquisito il parere del Consiglio delle Autonomie locali e previa consultazione degli organismi istituiti ai sensi della legge regionale 12 marzo 2008, n. 3 “Governo della rete degli interventi e dei servizi alla persona in ambito sociale e sociosanitario” sono definiti i contenuti obbligatori dei contratti di ingresso nelle unità di offerta sociosanitarie accreditate, anche mediante l’adozione di schemi tipo.
Articolo 3
(Norma finanziaria)
Alle spese di cui alla presente legge si provvede, per l’esercizio 2011 e seguenti, con le risorse stanziate annualmente nelle relative UPB della funzione obiettivo 5.2. “welfare della sussidiarietà”.
Articolo 4
(Norma transitoria)
1. Fino all’adozione della deliberazione della Giunta regionale di cui all’articolo 2, comma 2.2 e in attesa della sperimentazione di cui al comma 2.8, la misura della partecipazione al costo delle prestazioni sociali e sociosanitarie è stabilita dai regolamenti comunali in base alle sole disposizioni in materia di indicatore della situazione economica equivalente (ISEE).
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(1)
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(2)
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(3)
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(4)
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(A)
Qualificazione Spesa
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(B)
Copertura Finanziaria
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intervento
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SPESA CONTINUATIVA O RICORRENTE
(art. 22 lr 34/1978
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Riferimento
PDL
art. ….
comma …..
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Natura spesa
CORRENTE
/
CONTO CAPITALE
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UPB IMPORTO
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UPB IMPORTO
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La legge non da origine a flussi finanziari per la sua gestione.
Elenco generale PDL – Consiglio Regionale della Lombardia.
Pubblicato: 10 febbraio 2012 | Autore: Paolo Ferrario (1948 - ) | Filed under: LIBRI NEWS, migranti, Migrazioni, multiculturalismo, Politica delle migrazioni, Servizi sociali |
Cecilia Edelstein, Le trasformazioni dei servizi sociali nell’era dei flussi migratori, Carocci, 2011
![[ Le trasformazioni dei servizi sociali ]](http://polser.files.wordpress.com/2012/02/copertina-edelstein.jpg?w=640)
Edelstein presenta una ricerca nata allo scopo di capire come i Servizi sociali stiano evolvendo di fronte al mutamento dell’utenza dovuto al progressivo aumento del flusso migratorio che sempre piu’ sta trasformando la societa’ italiana in una societa’ multietnica. L’Area Minori (Servizi sociali territoriali e Servizio Migrazioni del comune di Bergamo) sono stati i servizi analizzati nel corso del triennio di lavoro, mentre l’utenza e’ composta da famiglie con almeno un figlio minore a carico che si rivolgono ai servizi in maniera volontaria o in modalita’ coatta con procedimento del Tribunale dei minori.
da: http://analisiqualitativa.voxmail.it/nl/jimzr/hi4mh5?_t=cd76e3dc
Pubblicato: 26 gennaio 2012 | Autore: Paolo Ferrario (1948 - ) | Filed under: Legislazione sociale e sanitaria della Regione Lombardia, LOMBARDIA, Organizzazione dei servizi, Politica dei servizi sociali, Programmazione dei servizi, Servizi educativi, Servizi sanitari, Servizi sociali |
Testo unico delle regole di gestione del sistema sociosanitario regionale
Con Delibera di Giunta Regionale 22 dicembre 2011, n. 2734 pubblicata sul BURL, S.O., n. 52 del 30 dicembre 2011 è stato approvato il Testo Unico delle Regole di Gestione del Sistema Sociosanitario Regionale.
Questo strumento è stato individuato come uno degli obiettivi strategici del Piano Sociosanitario Regionale 2010-2014, approvato dal Consiglio Regionale con deliberazione del 17.11.2010: ”Definizione chiara e sintetica delle regole di sistema aggiornate all’anno di riferimento e di facile consultazione”.
Esso rientra nel programma dell’Agenda di Governo 2011-2015 “Lombardia semplice” che individua espressamente, tra i diversi strumenti di semplificazione regionali finalizzati a razionalizzare il corpo di regole, prassi e procedure esistente, quello dei “Testi Unici coordinati di Settore”, che raccolgono, riordinano e semplificano, per ambiti tematici, l’insieme degli atti amministrativi a contenuto regolatorio.
Il Testo Unico delle Regole raccoglie e riordina:
- le disposizioni ancora dotate di valenza pluriennale rinvenibili nelle DGR delle Regole deliberate fino all’anno 2011, con esclusione delle disposizioni che forniscono indirizzi di gestione esclusivamente per l’anno di riferimento;
- gli atti amministrativi diversi dalle cd. “Regole” (quali, ad esempio, circolari recanti indirizzi applicativi rispetto alle DGR delle Regole, atti deliberativi diversi dalle “Regole”, note con contenuti importanti in ordine alle specifiche materie di riferimento), laddove il richiamo ai medesimi contribuisca a fornire chiarezza ed esaustività per una migliore comprensione della disciplina di riferimento.
Il Testo Unico delle Regole razionalizza e semplifica unicamente le disposizioni riguardanti le regole di gestione del sistema sociosanitario regionale e quelle più direttamente ad esse riconducibili, non potendosi quindi considerare quale testo unico di tutta la materia sanitaria disciplinata a livello amministrativo.
Il Testo redatto ha natura meramente compilativa e ricognitiva. La sua finalità è dotare gli operatori del settore di uno strumento di consultazione facile, completo ed aggiornato, nel quale poter rinvenire in modo puntuale le regole del settore sanitario e sociosanitario lombardo contenute negli atti amministrativi adottati nell’ultimo decennio.
Il Testo Unico è articolato in 12 allegati. Ai fini di una maggiore chiarezza e completezza del documento, in ogni allegato è stato ricostruito il quadro normativo di riferimento, tramite l’individuazione degli atti normativi di livello comunitario, statale e regionale.
Il Testo Unico non ha efficacia abrogativa e permangono e restano efficaci gli atti amministrativi adottati sulla base delle delibere relative ai singoli anni di riferimento nello stesso accorpate.
Per quanto concerne le Regole di gestione del sistema sociosanitario regionale relative all’anno 2012, si rimanda alla recente DGR n. IX/002633 del 6 dicembre 2011 avente ad oggetto “Determinazioni in ordine alla gestione del servizio socio sanitario regionale per l’esercizio 2012”.
Allegati
da Direzione Generale Sanità :: Testo unico delle regole di gestione del sistema sociosanitario regionale.
Pubblicato: 10 gennaio 2012 | Autore: Luciana Quaia (1959) | Filed under: Amministrazione dei servizi, LOMBARDIA, Servizi sanitari, Servizi sociali, TIPI DI SERVIZIO |
Questa presentazione richiede JavaScript.
La sequenza può essere fermata sulle singole tabelle che, comunque, sono riprese dal seguente file:
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Pubblicato: 24 novembre 2011 | Autore: Paolo Ferrario (1948 - ) | Filed under: Non Autosufficienza, Servizi sanitari, Servizi sociali |
Rapporto sulla non autosufficienza in Italia
Disponibile la seconda edizione
Pubblicato il secondo Rapporto sulla non autosufficienza in Italia, promosso dal Ministero del lavoro e delle politiche sociali e curato dal Prof. Lino Del Favero.
Il Rapporto prosegue l’analisi avviata nella precedente edizione, approfondendo il tema dell’assistenza territoriale e delle cure domiciliari nonché della sostenibilità dei modelli di welfare.
• Secondo Rapporto sulla non autosufficienza in Italia (formato .pdf 4,08 Mb)
da: LPS – Lavoro e Politiche Sociali – Secondo Rapporto sulla non autosufficienza in Italia.
Pubblicato: 23 novembre 2011 | Autore: Paolo Ferrario (1948 - ) | Filed under: Gori Cristiano, Non Autosufficienza, Politica dei servizi sociali, Servizi sanitari, Servizi sociali, Vecchiaia Invecchiamento |
Nel suo discorso d’insediamento il presidente del Consiglio, Mario Monti, ha collocato l’assistenza agli anziani non autosufficienti tra i temi sul quale il nuovo Esecutivo intende intervenire. [...] La sfida di trovare risposte adeguate nell’assistenza impegna l’intero territorio italiano eppure la politica nazionale non se ne è, mai, molto interessata.
Pubblicato: 17 novembre 2011 | Autore: Paolo Ferrario (1948 - ) | Filed under: Disabilità e Handicap, LOMBARDIA, Servizi educativi, Servizi sanitari, Servizi sociali |
La normativa nazionale e regionale in materia di disabilità.
Normativa nazionale
Cdd – centro diurno per persone disabili
Css – comunità alloggio sociosanitaria per disabili
Cani guida per non vedenti
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Pubblicato: 2 novembre 2011 | Autore: Paolo Ferrario (1948 - ) | Filed under: CONVEGNI, INCONTRI, FESTIVAL, Disabilità e Handicap, Non Autosufficienza, Politica sanitaria, Politica sociale, Salute e Malattia, Servizi sanitari, Servizi sociali |
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Politiche di Welfare
Sanità integrativa, ecco la sfida del III millennio: vivere a lungo ma con più qualità
La Fondazione Don Gnocchi, attore in prima linea del welfare nazionale, stipula da alcuni anni convenzioni con numerose assicurazioni ed intende sviluppare e consolidare accordi con fondi e società di mutuo soccorso per la gestione di innovativi pacchetti di prestazioni in ordine al problema della non autosufficienza, della domiciliarità e della bassa e media intensità di cura, oltre alle tradizionali prestazioni ambulatoriali, diagnostiche ed alle degenze riabilitative
Anziani
Casa amica notte e giorno: la sperimentazione di un sistema di domiciliarità in Provincia di Torino
Una sperimentazione di servizi a supporto della domiciliarità per anziani non autosufficienti. Gli strumenti utilizzati, i risultati conseguiti, i problemi incontrati e le prospettive
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| www.nonautosufficienza.it |
Pubblicato: 28 ottobre 2011 | Autore: Paolo Ferrario (1948 - ) | Filed under: attuazione L. 328/2000, Bellicoso Antonio, Comuni, Comuni associati, Piani di zona |
Integrazione e localizzazione delle Politiche sociali: analizzare il ruolo dei territori come punto di convergenza di programmi e di servizi diversi
di Antonio Bellicoso (*)
La legislazione recente fa riferimento al “territorio” come attore delle politiche, come spazio ove circolano problemi e risorse con le quali le politiche si confrontano dando vita ad un terreno d’integrazione delle politiche stesse. Affinché i servizi “siano” (attivamente) nel territorio, lo attivino e lo trasformino, essi stessi devono a loro volta attivarsi, ridefinirsi e trasformarsi. I confini tra il territorio e i servizi devono essere più vicini al concetto di “frontiera” che a quello di “confine” di Barth. Deve realizzarsi uno spazio, che inizialmente a livello fisico c’è già, terra di accesso per entrambi (territorio e servizio) prima ed incontro dopo. Il confronto che ne seguirà darà luogo alla graduale estensione di questo spazio sotto il profilo “sociale” che all’origine era “frontiera. L’apertura reciproca consentirà la possibilità di attivare l’interazione e di definire da ambo i lati, tra interno ed esterno una sorta di propria identità, anzi, se collettiva, meglio. Senza voler disturbare Bauman, l’identità è un processo di costruzione, definizione e ridefinizione a cui le due entità non possono sottrarsi. Se tra i due soggetti (territorio e servizi) ci servissimo di un paio di muratori, un architetto, un ingegnere ed un urbanista “invisibili” per commissionare loro la realizzazione di un progetto volto a costruire un “ponte” che sia in grado di unire i due spazi, avremmo già avviato forse, un’opera di integrazione capace e pronta di generare connessioni, scambi, reti e quant’altro di necessario per favorire una comunicazione circolare, senza voler scomodare Watzlawick quando questi per l’appunto faceva riferimento alle caratteristiche della comunicazione “circolare” e in particolare ai cinque assiomi della comunicazione umana. Se pensiamo al processo di riforma della Pubblica Amministrazione che investe gli Enti Territoriali della funzione di programmare lo sviluppo locale; se pensiamo allo schema di sviluppo dello spazio europeo e allo stesso Legislatore italiano, ci vien d’obbligo constatare che le istituzioni territoriali hanno oggi il compito di analizzare, pianificare, programmare e gestire il processo di trasformazione del territorio, inteso come “spazio pensato”. Il concetto chiave è che bisogna costruire per il “divenire” di un territorio e per far “divenire” un territorio bisogna saperlo leggere, decodificare, interpretare al fine di promuovere e “governare” quel “divenire” secondo strategie di sviluppo condivise fra i vari attori, siano essi pubblici, siano essi non pubblici. Cos è un sistema locale se non il complesso delle relazioni sociali, economiche, istituzionali, urbane, ecc., sedimentate e strutturate nel tempo e nello spazio, tra gli attori sopramenzionati sul territorio stesso?
Ciò per significare che non c’è scollamento tra un sistema ambientale e un sistema sociale. Se il territorio è “pensato” in termini di spazio, vorrà dire che ogni azione umana può modificare il sistema di relazioni preesistente, o no? Certo che sì! Tornando al concetto di “ponte”, l’integrazione di un servizio evoca parole quali “accessibilità”, “soglia”, “spazi”, “pratiche”, ecc. Alla luce di quanto sopra finora riportato, potremmo cominciare a definire in modo più chiaro e marcato che il territorio può essere definito come il contesto sociale che circonda il servizio, luogo fisico e sociale “pensato” che produce socialità, relazioni. D’altro canto, cosa sono i servizi se non relazioni che producono relazioni? Il servizio è costituito di relazioni e la sua azione di fatto è “interazione” e l’interazione è costituita da comunicazioni, interscambi e legami sociali. Per estremizzare si può forse meglio definire i servizi come flussi di interazioni. I servizi, soprattutto quelli dell’assistenza sociale non creerebbero relazioni, flussi e quant’altro se la loro unica preoccupazione fosse quella di somministrare colloqui o prestazioni codificate in un contesto spaziale “modello attuale” nella stragrande maggioranza dei luoghi ove si fornisce la “prestazione” su “richiesta” dell’utente (eh si, perché nell’antiquato modello di interazione operatore – utente, il primo non da’, se il secondo non chiede), in un ambiente artificioso con un setting rigido dove il modello di comunicazione, per ridisturbare Watzlawick (d’altro canto, questi nel campo della comunicazione equivale al Polanyi degli accostamenti con il welfare), è di tipo “up-down”. I servizi devono, lo si diceva prima, ridefinirsi, riadattarsi, trasformarsi. Il servizio integrato con il territorio è il servizio che invece di “dare” e di sentirsi “chiedere”, costruisce insieme a….e con…. Se per territorio si vuole intendere quanto sopra descritto e per servizi quanto illustrato, allora, forse, abbiamo motivo di pensare e di credere che nell’ambito dell’integrazione e localizzazione delle politiche sociali, il territorio può, anzi deve essere considerato ed inteso a tutti gli effetti, un punto di convergenza di programmi e di servizi diversi. Un esempio duplice documentabile di territorio che funge da punto di convergenza in tal senso è costituito da un lato dall’eseperienza delle ludoteche del Comune di Napoli e dall’altro dalla cooperativa Olinda ubicata presso l’area dell’ex manicomio Paolo Pini a Milano. A Napoli, così come a Milano, lo spazio, sia esso fisico sia esso sociale, viene offerto e utilizzato per proporre e attivare non interventi tradizionalmente concepiti dai servizi di vecchio stampo, ma processi e flussi di interazioni i cui protagonisti non sono solo gli utenti considerati finali di una volta, cioè i bisognosi dell’intervento, e non solo gli operatori coinvolti in prima persona, ma il territorio medesimo che in questo caso può fungere da destinatario finale, poiché tutte le parti in gioco (persone, operatori, istituzioni, municipalità, ecc.) si arricchiscono. Il servizio che apre i propri confini di frontiera dell’interno e mediante il “ponte” si estende all’esterno dando vita ad un processo interattivo di mescolanze, e incontri di socialità diverse, funge da motore di integrazione territoriale i cui effetti sono la compartecipazione e compresenza di più realtà, di più entità. A Napoli le ludoteche vengono disseminate nei singoli quartieri della città e adibite a spazi di incontro, gioco e quant’altro, aperte a tutti i bambini e ragazzi e presso le quali, al fianco degli operatori collaborano attivamente i genitori dei ragazzi stessi. Il progetto “adotta una piazza” attivato da una ludoteca delle sopra menzionate, si inserisce anch’esso in questa logica di territorialità partecipata dove il territorio funge da luogo di attrazione, in questo caso la piazza viene frequentata per condividere e partecipare un evento che unisce più tipologie di destinatari, per così dire. All’ex manicomio di Milano, l’esperienza che da svariati anni si sta portando avanti è per certi versi, similare. Sono stati ridefiniti e riattivati taluni spazi, anche dal punto di vista urbanistico, interni all’area ove è situata la struttura e tramite l’implementazione di progetti alla cui stesura hanno fattivamente partecipato gli attori dei quartieri circostanti, misurandosi in un lavoro di partnership, sono stati simbolicamente divelti i confini che, in questo caso specifico, sotto forma di spettro tenevano la struttura impenetrabile allo sguardo della cittadinanza, e costruiti gli accessi per il passaggio al suo interno. Una proliferazione di processi e progetti realizzati mediante la compartecipazione degli attori di cui sopra ha consentito la realizzazione di “vivere” e “partecipare” il territorio da parte di tutti in svariate aree vitali (ludiche, gastronomiche, culturali, teatrali, ecc.) Napoli e Milano non sono le uniche realtà dove si situano esperienze similari, ne se sono altre sparse qua e là in Italia, ma la chiave di volta del successo è data dal rapporto con il territorio di reciproca costruzione dove l’utente diventa co agente e dove lo spazio diventa luogo e motore di processi di interazioni. Sulla scia degli assunti e principi in precedenza riportati e sulla base degli esempi pratici sopra menzionati, credo quindi che non si possa non connotare il territorio come il luogo “eletto” a punto di convergenza di programmi e di servizi diversi, nell’ambito dell’integrazione e localizzazione delle politiche sociali. Si tenga presente che quando parliamo di “integrazione” e “localizzazione” delle politiche sociali, mi riferisco ai due pilastri da intendersi quali orientamenti di base che sottendono proprio al processo di integrazione, dove l’uno (integrazione) impone di ricercare connessioni e sinergie tra politiche che intervengano in diverse materie sociali (lotta all’esclusione sociale, politiche di sviluppo locale, politiche di recupero di aree degradate) e l’altro (localizzazione) che impone che l’area urbana, locale, municipale conducano a sintesi la pluralità degli interventi affinché facciano sistema e generino quel tessuto sociale integrato che passa per “coesione sociale” da distinguersi dal vecchio corrispettivo termine “integrazione” dell’antico sistema di welfare. L’esclusione sociale, l’invecchiamento della popolazione, i quartieri degradati, l’immigrazione, non possono non essere trattati se non in sede locale e in modo integrato. I principi di sussidiarietà, coesione sociale, pari opportunità, empowerement che sottendono alle logiche dell’integrazione sono presenti e se non lo sono, si coltivano nel territorio e i problemi a cui facevo riferimento prima non si superano con i tradizionali sussidi, ma con politiche attive del lavoro, recuperi di aree degradate. La povertà e l’esclusione sociale non si curano con i farmaci, i colloqui o i sussidi, ma rendendo i bisogni materia di costruzione, riattivazione, facendo sì che i destinatari finali non siano necessariamente i classici “utenti”, ma il territorio nella sua globalità. Il ruolo centrale “giocato” dal “quarto livello” di governo di Donolo, definendolo prima europeo e poi “costituente” e la centralità dei programmi europei (equal, urban, ecc.) portano a sviluppare nelle aree locali politiche di valorizzazione delle risorse di ogni ordine e grado.
Poiché l’area, intesa da un punto di vista morfologico o fisico non è sufficiente da sola a far sì che si realizzino esperienze come quelle di Napoli e Milano sopracitate; la trasformazione da area così intesa a “territorio” come lo dobbiamo intendere, può avvenire tramite l’applicazione di due principali ed importanti strumenti, entrambi, introdotti dall’orientamento e dalle norme della riforma, la “partnership” e i “dispositivi”. Per partnership si intende l’azione di mettersi insieme tra attori diversi, con diverse competenze, con diverse specificità e appartenenze al fine di costruire politiche integrate, passando per il confronto, la discussione, e perche no, anche il conflitto, anzi il conflitto, secondo l’una delle due versioni contrastanti insite nel concetto di coesione sociale è considerato motore di crescita, di costruzione. Per dispositivi invece intendiamo quegli strumenti specifici mediante i quali si costruisce formalmente l’integrazione sociale. Ci riferiamo al Piano di Zona, ai Contratti di quartiere, ai livelli minimi di assistenza, ai programmi individualizzati, agli accordi di programma, ecc. Gli attori sociali coinvolti, siano essi pubblici, siano essi non pubblici, il cosiddetto “terzo settore”, sono chiamati a lavorare attorno ad un tavolo per costruire insieme le politiche. Ci sono realtà dove gli attori non pubblici vengono coinvolti sin dall’inizio della stesura del piano di zona, ci sono realtà dove invece questi vengono chiamati a redazione del piano di zona completata…..”dipende!”
Giacchè abbiamo menzionato or ora gli attori che si siedono attorno ad un tavolo per discutere e costruire, mi sono imbattuto in un articolo di Paolo Ferrario che, come tanti altri, riconosce presenti nel campo delle politiche sociali post riforma i tre ambiti (stato, mercato, famiglia) in gioco, le cui proprietà costituiscono oggetto di ispirazione da parte di Esping-Andersen quando per costruire i suoi tre modelli di welfare regimes estrapola dai lavori di Polanyi, le tre forme di integrazione (reciprocità = famiglia e parentela; redistribuzione = stato; scambio di beni = mercato). Paolo Ferrario vede tra gli ambiti di discussione queste tre entità e ci ricorda questo accostamento, facendo per l’appunto, riferimento a Polanyi. Un altro punto importante che interviene a completamento di una buona riuscita di progetti mirati all’integrazione delle politiche locali dove il territorio può costituire punto di convergenza di programmi e servizi diversi è quello relativo al seguente aspetto innovativo. Se i servizi vengono intesi non più come strutture fisiche che erogano prestazioni, ma come unità territoriali che sul territorio e con i soggetti territoriali creano processi, è lecito comprendere il perché l’orientamento attuale del governo è quello di inviare fondi a chi dimostra di intendere gli interventi di politiche sociali in tal senso. Guarda caso, i finanziamenti pubblici sono indirizzati per la maggiore proprio in quei contesti territoriali dove si programmano progetti e processi e non più sulle azioni miranti ad erogare interventi singoli settoriali (sussidi, ecc.). In altre parole, un progetto che metta in rete più soggetti territoriali facendoli convergere verso finalità e obiettivi coerenti con le nuove prospettive e bisogni emergenti (politiche di riduzione dell’esclusione sociale, degrado urbanistico, ecc.) in una logica di programmi territoriali di servizi, catalizza una maggiore attenzione e priorità. Un altro aspetto molto importante che la centralità del territorio nell’ambito dell’integrazione e localizzazione mette in evidenza e genera è il passaggio o cambiamento del destinatario, come accennavo anche in precedenza. Il destinatario finale dell’intervento è sì il territorio stesso, ma è anche il “co-agente”, il vecchio cliente che da soggetto passivo diventa soggetto attivo, ma di questo abbiamo già parlato. L’importanza del territorio si evince anche dall’orientamento in atto dell’apparato politico amministrativo che privilegia i trasferimenti monetari e al quale può essere associato ad una esternalizzazione delle prestazioni, affidate alle organizzazioni del terzo settore e da qui la nascita del mercato sociale. I concetti di partenship, di mercato sociale, di territorio stesso, non possono, nell’ambito dell’argomento che sto trattando e in relazione specifica al titolo della presente tesina, non farmi fare un collegamento (tanto per uscire un po’ fuori dal “quadrato”) con il concetto innovativo di “marketing territoriale”, ma accennerò qualcosa, a tal riguardo, alla fine se mi rimarrà ulteriore spazio. Un altro aspetto importantissimo introdotto dalla dimensione territorio in relazione al suo punto di convergenza di programmi e servizi diversi, sempre nell’ottica della integrazione e localizzazione delle politiche sociali è il processo di “decategorizzazione” degli interventi, perché l’agire nei modi sopra detti orienta gli attori a non pensare più alle categorie di utenti, ma a implementare programmi che trasversalmente attraversino i vari “cicli di vita” delle persone considerandole come totalità, come insieme. Si agisce sulla povertà od esclusione sociale mediante politiche rivolte al settore urbanistico, politiche attive del lavoro e via discorrendo. Non si risolve il problema della povertà con un sussidio. Lo stesso dicasi per i problemi dell’immigrazione. Non si può pensare di risolvere la problematica degli immigrati con i sussidi, ma di deve fare politica intorno ai problemi dell’abitare, del lavoro (sempre in termini però di politiche attive), ecc. Ciò inoltre mi consente di introdurre l’aspetto di non secondaria importanza che è quello della “qualità sociale”. La trasversalità delle azioni, gli interventi che cambiano in progetti e processi incidono positivamente sul concetto di “qualità sociale” e le politiche sociali impostate come sopra riportato diventano agli occhi di tutti, meritevoli di investimenti collettivi poiché tendono a generare contesti di qualità sociale, per l’appunto. La qualità sociale è un insieme di condizioni che si devono perseguire, quali il grado di sicurezza socio-economica, il grado di eguaglianza delle opportunità, il grado di coesione sociale, il grado di empowerment, ossia il principio della capacitazione, nonché valorizzazione delle risorse. Cosa ci resta ancora ora da prendere in considerazione per concludere questo lavoro? Direi che proporre servizi diversi applicando i principi e i concetti propri dell’integrazione e localizzazione finora trattati e alla luce delle due sintetiche esperienze territoriali sopra riportate, non è forse poi così impossibile, provare a pensare al motto “integrare è bello” purchè si abbia l’accortezza di prendere alcuni accorgimenti, quali: fare in modo che il parco non sia solo attraversato, ma vissuto; che la piazza non sia solo attraversata, ma frequentata; che il bar non sia solo un distributore automatico, ma un luogo dove barista e contesto accogliente possano non mancare; che l’escluso sociale non lo si indirizzi ad un altro posto perché il nostro quadrato mentale (frutto del patrimonio cognitivo) non ci consente di individuare e “picchettare” dei punti di appoggio per quanto meno far vedere al malcapitato quanto “profondo possa non essere il suo mare”.
Per i motivi sopradetti, per i principi sopraenunciati e per gli esempi citati, si può pertanto affermare, come più volte ribadito che il territorio nell’ambito della integrazione e localizzazione delle politiche sociali, può fungere da punto di convergenza di programmi e servizi diversi, in quanto luogo particolarmente favorevole a che ciò si verifichi.


Trovare la soluzione A o B prima di rispondere “mi scusi non è di mia competenza”, ci permetterebbe di “costruire” e non di sentirci in dovere di giustificarci con i colleghi dicendo loro “non era motivato, quindi gli ho detto di tornare più avanti…..quando si parla dell’alcoldipendente si è infatti convinti che se non è motivato non lo si può curare, certo…..col vecchio modello, tutto è possibile!!! Non c’è spazio, come supponevo per trattare in coda l’argomento del marketing territoriale, mi limito però a riportare uno slogan che recita così : “il territorio fa marketing in quanto genera scambi sia al proprio interno sia nei confronti di aree geografiche esterne, con l’obiettivo di creare valore per la comunità di riferimento”….non mi si dica che in questo assunto non calzi bene tutto il discorso dell’integrazione delle politiche sociali. L’ho estrapolato da un lavoro di Cecilia Gilodi.
Bibliografia
- L.Bifulco (a cura di), Il genius loci del welfare. Strutture e processi della qualità sociale. Roma, Officina edizioni, 2003, capitoli 1-2-3-4-6
- O.de Leonardis, “Ripensare i servizi sociali”, in un diverso welfare, Milano, Feltrinelli, 1998
- O. de Leonardis, “Povero abile povero. Il tema della povertà e le culture della giustizia
- R.Monteleone, “La contrattualizzazione delle politiche socio-sanitarie: il caso dei voucher e dei Budget di cura”, in L.Bifulco, a cura di, Le nuove politiche sociali, Roma, Carocci, in corso di stampa
- Appunti presi durante le 3 lezioni in aula della materia di insegnamento “L’integrazione delle politiche sociale, Prof.ssa Ota de Leonardis, ivi incluso il lavoro realizzato presso la cooperativa Olinda nel corso dell’ultima lezione
- Watzlawick P. e altri, La pragmatica della comunicazione umana, Edizione Astrolabio, 1971
- P.Ferrario, Condizioni per un efficace processo programmatorio dei piani di zona, in Movi Fogli di informazione e di coordinamento n. 2/3 Marzo-Giugno, Milano 2002
- Eutropia onlus & altri (a cura di), Manuale operativo per l’integrazione delle politiche sociali, Università la Sapienza – Roma 2004
- G.Cella, Le tre forme di scambio: reciprocità, politica, mercato a partire da Karl Polanyi, Il Mulino, Bologna 1997
- Appunti delle lezioni della Prof.ssa M.Giacomini relativamente agli argomenti trattati sui concetti di “confine” e “frontiera”
- Appunti delle lezioni del Prof. Benassi relativamente agli argomenti trattati su Polany e le tre forme di integrazione
- M.Serati, S.Zucchetti, Valutare e programmare le politiche di sviluppo: teoria e applicazioni, in Liuc Papers, n. 126, luglio 2003
- Cecilia Gilodi, Territorio e marketing, tra letteratura e nuovi percorsi di ricerca, in Liuc Papers, n. 149, giugno 2004
- Legge 328/00
- Bando della Regione Lombardia relativo ai contratti di quartiere
*Assistente Sociale Specialista, Direttore del Portale S.O.S. Servizi Sociali On Line – www.servizisocialionline.it
Pubblicato: 18 ottobre 2011 | Autore: Paolo Ferrario (1948 - ) | Filed under: Bologna, Comuni, Organizzazione dei servizi, Servizi sociali |
Il progetto di informatizzazione dei servizi sociali del Comune di Bologna, basato sul sistema informativo Garsia.We – prodotto da SofTech srl – quale strumento di gestione trasversale per target dei servizi, è partito nel 2008 con l’apertura degli Sportelli Sociali. Si tratta di un progetto tuttora in corso di svolgimento il cui completamento è previsto a fine 2012.
L’informatizzazione si è svolta fino ad oggi secondo un percorso graduale, contestuale al processo riorganizzazione dei servizi. In questa maniera è stato possibile informatizzare le parti del nuovo modello organizzativo che si sono progressivamente consolidate senza dover aspettare la conclusione di tutto il percorso.
vai all’intero articolo: Forum sulla non Autosufficienza.
Pubblicato: 13 ottobre 2011 | Autore: Paolo Ferrario (1948 - ) | Filed under: Politica dei servizi sociali, Politica sanitaria, Servizi sanitari, Servizi sociali |
Per cercare un filo di un percorso, sconnesso, iniziato almeno dai tempi dell’istituzione del Servizio Sanitario Nazionale (1978) ma mai del tutto esplorato. La ricerca di questo filo guiderà la rubrica che inizia qui
l’intero articolo è qui: Forum sulla non Autosufficienza.
Pubblicato: 11 ottobre 2011 | Autore: Paolo Ferrario (1948 - ) | Filed under: Amministrazione dei servizi, attuazione L. 328/2000, metodologie professionali, Organizzazione dei servizi, Piani di zona, Politica dei servizi sociali, Programmazione dei servizi, Saggi e Articoli, Servizi sociali |
Paolo Ferrario, RISORSE IN RETE: STRATEGIE DI COLLABORAZIONE ED ERRORI DA EVITARE,
pubblicato in MOVI Movimento di Volontariato Italiano – Fogli di informazione e coordinamento n. 1 gennaio – giugno 2011, p. 11-15
Pubblicato: 4 ottobre 2011 | Autore: Paolo Ferrario (1948 - ) | Filed under: Famiglie, LOMBARDIA, Servizi educativi, Servizi sociali, Spesa sociale |
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L’assessore lombardo, dopo aver ricordato che si stanno esaurendo i fondi della legge nazionale 328/2000 ‘Legge quadro per la realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali’ ha anche sottolineato che l’attuale impostazione della manovra finanziaria ha comportato una significativa revisione delle risorse, che poi inevitabilmente avrà ripercussioni sui livelli locali di governo. “In Lombardia, invece, il presidente Roberto Formigoni – ha detto Boscagli – non solo ha voluto evitare tagli ma, anzi, ha incrementato i fondi a disposizione per il sociale”. “Ci sono i tagli che si vedono – ha evidenziato l’assessore regionale -, poiché è facile fare un raffronto tra le risorse disponibili un anno fa e quelle odierne, e ci sono anche i tagli che non si vedono, non sono percepiti direttamente dai cittadini, quelli determinati dal rispetto del Patto di Stabilità e che comportano una ridefinizione dei servizi di cui i cittadini stessi godono”. “Siamo convinti – ha continuato l’assessore Boscagli – che sono le famiglie gli attori principali del percorso educativo: la legge 23 di Regione Lombardia, del ’99, muove esattamente da questa premessa: riconoscere la famiglia non solo come destinataria di politiche e interventi, ma come protagonista della vita sociale. Grazie a questa legge negli anni sono stati finanziati moltissimi progetti innovativi gestiti da realtà del terzo settore, che una volta messi a sistema hanno consentito di estendere e ampliare la gamma dei servizi a disposizione per la prima infanzia”. Oggi la rete lombarda offre oltre 2200 strutture – tra asili nido, micronidi, asili famiglia, ecc. – per una disponibilità complessiva di oltre 58.000 posti. Di questi, il 27 per cento è a gestione pubblica, mentre il 37 per cento è in mano a realtà non profit, segno della grande vivacità che il tessuto sociale è in grado di esprimere. La percentuale di copertura dei servizi è indubbiamente variabile: se su città come Milano o Monza abbiamo una copertura al 35 per cento, la media regionale è del 18 per cento. Il Fondo Straordinario Nidi, a finanziamento statale per un complessivo triennale di oltre 55 milioni di euro, è sicuramente un’occasione importante per ampliare la disponibilità di posti dedicati alla prima infanzia. In particolare, 18 milioni di euro sono stati stanziati per promuovere la ristrutturazione e l’ampliamento della capacità ricettiva di asili nido e micronidi, anche aziendali. Nel 2010 sono stati approvati 71 progetti (con un cofinanziamento pari al 45 per cento dei costi), che permetteranno, entro la fine del 2012, di avere 1914 nuovi posti a disposizione. Quasi 38 milioni di euro sono invece dedicati alle convenzioni, per dare la possibilità ai Comuni di acquistare posti già autorizzati negli asili a gestione privata, così da rispondere alle esigenze delle famiglie anche in mancanza di nuove strutture, riducendo le liste di attesa.
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da Regione :: Boscagli: verso un welfare di responsabilità.
Pubblicato: 28 settembre 2011 | Autore: Paolo Ferrario (1948 - ) | Filed under: AGENDA DELLE POLITICHE SOCIALI, Bilancio dello Stato, Enti Locali, Servizi sociali |
Pubblichiamo l’analisi prodotta dalla Conferenza delle Regioni e delle Province autonome sugli effetti dei tagli della manovra del Governo sulle politiche di welfare locale.
Pubblicato: 27 settembre 2011 | Autore: Paolo Ferrario (1948 - ) | Filed under: Assistenti sociali, Educatori professionali, LIBRI NEWS, Maggioli editore, Organizzazione dei servizi, Politica dei servizi sociali, Politica sanitaria, Programmazione dei servizi, Servizi educativi, Servizi sanitari, Servizi sociali |
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GUIDA AL WELFARE ITALIANO: dalla pianificazione sociale alla gestione dei servizi
di Maggian Raffaello
Manuale per operatori del welfare locale
€ 44,00 IVA assolta |
Descrizione
Sul palcoscenico del welfare italiano troviamo vari personaggi, i protagonisti del presente volume: l’assessore comunale, il dirigente, l’assistente sociale, il tecnico informatico, il sociologo, l’impiegato amministrativo, il volontario, il socio della cooperativa, il giornalista, l’utente, e così via. Ognuno interpreta il suo ruolo.
Ma in un contesto sempre meno caratterizzato da rigide separazioni, che accetta la contaminazione fra saperi teorici e professionali, fra dirigenza e operatività, fra amministrazioni pubbliche, libero mercato, terzo settore e utenza, quanta libertà e creatività ha ogni attore nell’interpretare la sua parte? Può, in qualche modo, cambiare alcuni pezzi del copione? Può diventare co-autore del welfare locale? L’Italia sta procedendo verso l’abbandono di norme statali che trattano in astratto temi quali la qualità di vita e l’agio sociale valide per tutto il territorio nazionale, a favore di norme e azioni che tengano conto delle specificità locali. I vari personaggi sentono allora il bisogno di non sentirsi isolati, di comunicare fra loro, sperando che qualcuno ascolti le loro esperienze e difficoltà, per trarre indicazioni utili magari proprio da chi vive in realtà completamente diverse e ha già affrontato e risolto positivamente quelle tematiche. I vari personaggi parleranno, quindi, con un linguaggio comprensibile a tutti, della creazione, modifica e del funzionamento dei servizi sociali, di progetti, organizzazione, risorse finanziarie e umane, di sistema informativo e informatico; tutti temi cruciali e quotidiani per chi opera nel sociale, per professione o volontariato. Raffaello Maggian insegna “Pianificazione sociale e gestione dei servizi e delle risorse umane” all’Università di Trieste. Fa parte del Comitato scientifico del Dizionario di servizio sociale ed è autore di numerose opere, fra le quali si ricordano I servizi socio-assistenziali (Roma, 2001) e Il sistema integrato dell’assistenza. Guida alla legge 328/2000 (Roma, 2001).
ISBN: 8838768420 Collana: Sociale & Sanità Edizione: 1 Copyright: Settembre 2011 Tipo Prodotto: Volume Pagine: 434 Formato: 17×24 Progressivo: 0078
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Manuale per i responsabili
e gli operatori
dei servizi sociali locali
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R. Maggian, insegna “Pianificazione sociale
e gestione dei servizi
e delle risorse umane” all’Università di Trieste
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GUIDA AL WELFARE ITALIANO:
DALLA PIANIFICAZIONE SOCIALE
ALLA GESTIONE DEI SERVIZI
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In un contesto sempre meno caratterizzato da rigide separazioni, che accetta la contaminazione fra saperi teorici e professionali, fra dirigenza e operatività, fra amministrazioni pubbliche, libero mercato, terzo settore e utenza, quanta libertà ha ogni protagonista del welfare locale - assessore comunale, dirigente, assistente sociale, volontario - nell’interpretare il suo ruolo? Aiuta a chiarire questo nuovo Manuale che esamina le problematiche delle persone disabili, bisognose, con difficoltà individuali o familiari, valutando quanto incidano su tali condizioni l’inadeguatezza di reddito, il disagio sociale, la non autonomia personale, e rispondendo alle domande di fondo: quali soluzioni esistono? cosa possono fare i servizi sociali? di quali bisogni dovrebbero occuparsi prioritariamente?
Le azioni sviluppate nel volume sono dirette ad affrontare sia le difficoltà della vita, con interventi tesi a risolvere problemi esistenziali quali la casa, il lavoro e l’assistenza, sia quelle che riguardano la creazione, la modifica e il funzionamento dei servizi sociali.
Temi cruciali e quotidiani per chi opera nel sociale, per professione o volontariato, come i progetti, l’organizzazione, le risorse finanziarie e umane, il sistema informativo e informatico, sono, fra gli altri, illustrati nel dettaglio della seguente trattazione:
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1.
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INCONTRI IN INTERNET
1. I personaggi del welfare locale si presentano.
2. Piani, programmi e progetti.
3. Organizzazioni.
4. La gestione del bilancio.
5. La gestione delle risorse umane.
6. Sistema informativo e informatico.
7. Lavoro di rete, integrazione, cambiamento sociale.
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2.
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LE DIFFICOLTA’ DELLA VITA
1. Persone in difficoltà.
2. Agio e disagio.
3. Le difficoltà economiche.
4. Senza fissa dimora.
5. Il problema della casa.
6. La ricerca di un lavoro.
7. Stranieri in Italia, italiani all’estero.
8. La dipendenza.
9. Senza libertà.
10. La disabilità.
11. L’invecchiamento della popolazione.
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I SERVIZI PER LE PERSONE IN DIFFICOLTA’
1. Le organizzazioni del welfare italiano.
2. Dalle parole ai fatti.
3. La gestione dei servizi.
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Pubblicato: 23 settembre 2011 | Autore: Paolo Ferrario (1948 - ) | Filed under: AGENDA DELLE POLITICHE SOCIALI, Bilancio dello Stato, Finanza locale, Politica dei servizi sociali, Politica sociale, Servizi sanitari, Servizi sociali, Spesa sociale |

(regioni.it) Durante i lavori della Conferenza delle Regioni del 22 settembre, presieduta dal presidente Vasco Errani, è stato approvato un documento che fa il punto sullo stato delle politiche sociali nel nostro Paese dopo il varo definitivo della manovra economica. Il documento è stato rilanciato nel corso della manifestazione congiunta Regioni-Province-Comuni del 23 settembre a Perugia contro gli effetti della manovra. Tutti i livelli istituzionali sono concordi nel chiedere con forza nuovi obiettivi per lo sviluppo sociale e locale.
LE POLITICHE SOCIALI OGGI:
RIFLESSIONI E PROPOSTE DELLE REGIONI
- 1. IL QUADRO SOCIO-ECONOMICO:
₋ Confindustria prevede “crescita 0”;
₋ OCSE indica una disoccupazione giovanile al 28%;
₋ Gli organismi della produzione sottolineano la caduta dei consumi;
₋ ISTAT evidenzia che nel 2011 un italiano su quattro è povero (24,7% della popolazione);
₋ UNICEF pone l’Italia agli ultimi posti (insieme alla Grecia) sui 24 Paesi dell’OCSE, per la necessità diimplementare gli interventi a favore di minori e adolescenti;
₋ Ancora dai dati ISTAT si registra che nel 2010 sono nati 15 mila bambini in meno rispetto al 2009;
₋ La composizione della spesa per la protezione sociale vede rispetto all’Europa una netta prevalenza della previdenza a scapito delle politiche per la famiglia (l’Italia scende al 20 posto in Europa nel rapporto PIL investimenti a favore delle politiche sociali);
₋ Gli economisti italiani aggiungono al quadro “la fine delle Politiche Sociali”.
TUTTI, sono comunque concordi che deve essere avviata una politica di crescita e di rilancio produttivo.
Quindi, volendo assumere una posizione attiva sulle “politiche sociali” proponiamo uno spaccato delle stesse con qualche dato e gli elementi più critici, per trovare una condivisione sul loro “rilancio”.
- 2. LE POLITICHE SOCIALI OGGI:
Rappresentano un ammortizzatore delle pesanti diseguaglianze e da un decennio anche una leva che promuove il miglioramento dello sviluppo locale (obiettivi di Lisbona, Agenda Europea 2020) e secondo l’Europa, coesione ed inclusione sono i pilastri per rilanciare il sistema economico e promuovere una crescita “intelligente, sostenibile e solidale”.
In Italia, la normativa vigente (in particolare la L. 328/2000 “Legge quadro per la realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali”) ha individuato nuovi scenari per le Politiche Sociali con il superamento dell’assistenzialismo fine a sé stesso, verso un sistema delle autonomie locali che promuove l’auto-aiuto, le responsabilità individuali stimolando anche la Comunità sociale muovendosi per una concreta sussidiarietà verticale (leale collaborazione tra i livelli di Governo) e orizzontale, con un ruolo forte in termini propositivi e di gestione, del Terzo Settore, Impresa Sociale e della solidarietà sociale (volontariato e associazionismo), accompagnando questo nuovo assetto, con il ruolo di indirizzo, di programmazione e di regia da parte del sistema delle Autonomie (Regioni, Comuni e Province) secondo i compiti a loro assegnati dalla Costituzione.
Nell’ultimo decennio, le Regioni hanno assestato le reti dei servizi, guardando alle peculiarità locali ed ai bisogni della popolazione del loro territorio, con una condivisione degli obiettivi da raggiungere, da parte di Comuni, delle Province, con gli apporti delle istanze sociali e degli organismi di tutela dei cittadini, hanno promosso e realizzato interventi e prestazioni a favore di famiglie, persone , minori, anziani, disabili, fragilità e marginalità sociali. I Comuni, in forma singola e associata, anche con il supporto delle Provincie, per le piccole comunità locali, hanno costruito un sistema di protezione sociale che necessita di consolidamento e di graduali ampliamenti
Certamente, gli obiettivi dei servizi sociali sono ben più ampi di quelli previsti dalla “delega assistenziale” presentata dal Governo che ipotizza di rispondere solo alle “persone autenticamente bisognose” riportando le finalità delle politiche sociali ante legge Crispi del 1890.
Le politiche sociali, attraverso i loro servizi, integrati con la salute, la scuola e la qualificazione professionale, hanno sostenuto coloro che sono in difficoltà, attenuando anche quelle tensioni, che possono produrre forti disagi e reazioni nella popolazione più marginale. E’ su questa base che leRegioni condividendo un percorso anche con le Autonomie hanno interpretato prontamente quanto indicato nei decreti legislativi sul Federalismo municipale e regionale (Decreti legislativi 216/2010 e 68/2011) ed hanno redatto un documento sui MACRO OBIETTIVI (obiettivi di servizio) delle Politiche sociali articolati in:
- Servizi per l’accesso e la presa in carico da parte della rete assistenziale;
- Servizi e misure per favorire la permanenza a domicilio;
- Servizi per la prima infanzia e a carattere comunitario;
- Servizi a carattere residenziale per le fragilita’;
- Misure di inclusione sociale e di sostegno al reddito (in questo livello sono inserite anche le misure economiche nazionali).
All’interno dei macro obiettivi sono previste linee di intervento che vanno dal sostegno alla famiglia e alla persona, nelle condizioni di disagio e di povertà, a facilitazioni per favorire l’inclusione dei disabili (dalla scuola al lavoro), al sostegno domiciliare per i non autosufficienti, alle strutture residenziali per chi non ha sostegno familiare, all’accompagnamento nella crescita per i minori, gli adolescenti e i giovani (nidi e altri servizi in base all’età), ai servizi per le dipendenze, l’immigrazione e le marginalità, in modo da ricostruire un tessuto sociale di accoglienza e di vita. Queste, sono le politiche sociali, uno strumento di inclusione e di sostegno di tipo universalistico a favore di tutti i cittadini.
- 3. LA SPESA E GLI INTERVENTI SOCIALI [1]
La Spesa sociale è distribuita tra Stato Regioni e Comuni, la tabella seguente ne indica l’articolazione per il triennio 2006/2008.
| ANNO |
SPESA ( euro) |
% STATO |
% REGIONI |
% COMUNI |
| 2006 |
5.954.085.998 |
11,2 (*) |
8,4 (*) |
80,4 (*) |
| 2007 |
6.399.384.297 |
12,0 |
18,1 |
70,0 |
| 2008 |
6.662.383.600 |
7,8 |
17,3 |
74,9 |
(*) Dato stimato, per la non completezza delle informazioni
Alla spesa indicata si aggiunge quella delle Province dedicata all’area sociale pari a 831,2 ml. di euro per il 2006., 310,2 ml. di euro per il 2007 e 345, 2 ml. di euro per il 2008.
Si può osservare che l’incidenza del finanziamento statale è diminuita nel tempo, e dalla tabella successiva si potrà valutare come nel 2011 l’incidenza è quasi a zero. Con l’aumento del concorso regionale e di quello dei Comuni nel 2010, da una prima stima, la spesa sociale si sarebbe attestata su circa 7,3 miliardi, a cui si affianca una spesa privata per l’aiuto alla cura dei bambini, disabili e anziani (soprattutto non autosufficienti) di oltre 9 miliardi. Sulla spesa privata, va sottolineato come il “mercato” del lavoro di cura sia una fonte di reddito per oltre un milione di persone e con l’invecchiamento della popolazione, sarà un settore in espansione, che va considerato anche sul piano dell’offerta di posti di lavoro (in particolare per la mano d’opera femminile).
Se vogliamo esaminare la distribuzione della spesa tra le diverse aree di assistenza, la maggior dimensione è a favore di minori e famiglia 40,2% a cui seguono anziani al 22,5%, disabili 21,1%, altri interventi per disagio e marginalità 16,2%. Con la spesa indicata sono state erogate milioni di prestazioni, tra cui, per citare le più importanti:
₋ 260.000 bambini accolti negli asili nido e servizi per la prima infanzia;
₋ 40.000 nuclei familiari e oltre 1 milione di persone singole, sono seguiti dai servizi sociali;
₋ 90.000 disabili sono assisti a domicilio e supportati nella scuola e nella formazione professionale;
₋ 400.000 anziani sono seguiti a domicilio (250.000), nelle strutture residenziali e centri diurni (150.000);
₋ 280.000 prestazioni di aiuto a persone appartenenti a fasce di disagio sociale.
- 4. L’ANDAMENTO DEI FINANZIAMENTI NAZIONALI ALLE REGIONI PER L’AREA SOCIALE 2008/2011
| FONDI NAZIONALI |
Finanziamenti 2008
|
Finanziamenti 2009
|
Finanziamenti 2010
|
Finanziamenti 2011
|
Finanziamenti
2012
|
| Fondo Nazionale Politiche Sociali |
670,8
|
518,2
|
380,2
|
178,5
|
?
|
| Fondo Naz. Famiglia e Servizi Infanzia |
197,0*
|
200,0*
|
100,0
|
—–
|
?
|
| Fondo Politiche Giovanili |
—–
|
—–
|
37,4
|
—–
|
—–
|
| Fondo Pari opportunità |
64,4
|
30,0
|
——
|
—–
|
—–
|
| Fondo Nazionale Non Autosufficienze |
299,0
|
399,0
|
380,0
|
—–
|
——
|
| Fondo sostegno affitti |
205,6
|
161,8
|
143,8
|
32,9
|
?
|
| TOTALE |
1.436,8
|
1309,0
|
1041,4
|
211,4
|
|
|
100
|
92,0
|
73,4
|
14,9
|
|
* comprensivo di 100,0 milioni per i servizi socio-educativi per la prima infanzia non rifinanziati dal 2010.
Se si escludono i finanziamenti del Fondo Affitti i finanziamenti nazionali alle Regioni, strettamente legati alle Politiche Sociali, sono i seguenti:
2008: 1231,2 ml. euro
2009: 1147,2 ml. euro
2010: 900,0 ml. euro
2011: 178,5 ml. euro
Anche negli interenti collaterali alle politiche sociali, quali il servizio civile dobbiamo registrare nell’ultimo triennio tagli di oltre il 60%
- 5. QUALI LE CONSEGUENZE DEI “TAGLI” :
Le manovre finanziarie e particolarmente quelle che si susseguono dal 2010 hanno “cancellato” i Fondi Nazionali. Ciò è problematico, anche di fronte alle considerazioni sulla consistenza economica dei trasferimenti, secondo i criteri del Federalismo. Ma quello che emerge nella sua drammaticità è l’attuale situazione che può considerasi transitoria rispetto la completa autonomia federale. Assessori regionali e comunali alle Politiche Sociali e Sindaci sono concordi nell’affermare che il 2012 (con forte incertezza anche per gli anni che seguono), le risorse per i servizi sociali saranno dimezzate: NON SOLO PER LA MANCANZA DEI FINANZIAMENTI NAZIONALI, MA PER I PESANTI TAGLI EFFETTUATI AI BILANCI REGIONALI E COMUNALI. Dal 2010 tra regioni e Comuni sono stati eliminati oltre 10 miliardi a cui si aggiungono quelli dei Ministeri che contengono anche spese finalizzate per servizi sociali e altre attività come il trasporto locale, il sostegno agli affitti,etc.
Il mancato rifinanziamento del Fondo per le Non Autosufficienze ha tolto benefici ad oltre 50.000 anziani così come i tagli subiti al Fondo Minori e Famiglie, impediranno la conservazione dei benefici in atto: almeno 20.000 nuovi nati non avranno la possibilità di entrare nei NIDI di infanzia o di avere servizi dedicati. In sintesi, i tagli alle Politiche Sociali produrranno questi effetti:
₋ Impoverimento delle famiglie, particolarmente quelle con figli;
₋ Eliminazione di nuovi ingressi ai nidi e alle scuole materne con grossi problemi per le famiglie e per le donne lavoratrici;
₋ Diminuzione delle prestazioni per i disabili;
₋ Riduzione dell’assistenza domiciliare e residenziale agli anziani e ai non autosufficienti per i quali saranno diminuiti anche i supporti per il lavoro di cura privato, con l’aumento di uso inappropriato del Pronto Soccorso e di posti ospedalieri;
₋ Ricaduta sui Lea sociosanitari delle limitazioni alla spesa sanitaria, che con l’aggravio dei tagli al sociale, avrà diretta influenza sui costi dei servizi integrati per minori, disabili e anziani;
₋ Impossibilità a avviare strutture costruite ex novo o riattivate;
₋ Estrema criticità a collegare misure di supporto sociale agli interventi per l’avvio al lavoro;
₋ Aumento delle marginalità che andrà ad influire sull’incremento del disadattamento e della criminalità.
Come si può rilevare le conseguenze dei tagli non fanno altro che aggravare la situazione già descritta nel quadro socio-economico, senza trascurare che i servizi sociali sono anche fonte produttiva e quindi,posti di lavoro che si cancellano. Ai tagli, va aggiunto anche il DDL di delega su Fisco e Assistenza che, particolarmente per la parte dell’assistenza richiede un profonda revisione attraverso un metodo condiviso tra i livelli istituzionali arricchito dal dibattito parlamentare.
Continuare tagliare indiscriminatamente senza valutare il quadro di insieme significa continuare a penalizzare i cittadini più fragili ed in particolare le famiglie.
- 6. LE PROPOSTE DELLE REGIONI E DELLE AUTONOMIE:
Tutti i livelli istituzionali sono concordi nel chiedere con forza nuovi obiettivi per lo sviluppo sociale e locale. Le manovre finanziarie non possono vanificare l’impianto federalistico tracciato, non si può procedere per “rette parallele”: da una parte, auspicare l’entrata in vigore del Federalismo e dall’altra, colpire pesantemente le autonomie e i bilanci regionali e locali.
Esiste comunque da parte delle Regioni e delle Autonomie locali una disponibilità a rimettere in discussione il sistema attuale, ma con una sufficiente disponibilità di risorse, in modo da sostenere la riprogettazione, valutando anche il sistema dei fondi integrativi e della mutualità sociale. Importante è comunque la centralità della persona ed una visione di insieme che possa coordinare ed integrare servizi sociali, sociosanitari e sanitari, assicurando una presa incarico efficace che eviti duplicazioni di interventi e veda la persona come soggetto attivo.
Nei termini indicati, prima di avviare la discussione della legge di stabilità è necessario:
- aprire un tavolo di confronto e concertazione per il futuro delle Politiche Sociali, a partire dalla delega assistenziale, tra Regioni, Autonomie e Governo, coinvolgendo anche le Parti Sociali e il Terzo Settore, nel rispetto della leale collaborazione istituzionale voluta dalla Costituzione, ma anche dai principi di un corretto federalismo;
- affrontare i nuovi assetti istituzionali in maniera coerente con il rispetto dei diritti civili e sociali dei cittadini, approvando in Conferenza Unificata i “Macro Obiettivi di Servizio”, che vanno anche ad integrare le politiche sociali con quelle educative e di avvio al lavoro, in modo da potere garantire tali diritti, con nuove formule organizzative e con la gradualità consentita dagli obiettivi di spesa richiesti dall’Europa;
- riconsiderare in termini positivi , a partire dalla spesa in atto, i finanziamenti 2012 per le Politiche Sociali, ricostituendo un fondo unico “per il sociale” anche in relazione a quanto proposto da Regioni e ANCI negli emendamenti al decreto 138/2011, riconsiderando anche il rapporto tra spesa sociale e patto di stabilità.
Roma, 22 settembre 2011
[1] Dati dell’indagine ISTAT/Regioni/Comuni/ Ministeri Economia e Politiche Sociali sulla spesa sociale
( red / 23.09.11 )newsletter – Regioni.it.
Pubblicato: 22 settembre 2011 | Autore: Paolo Ferrario (1948 - ) | Filed under: aggiorn. professionale, Assistenti sociali, Comunicazione e relazioni interpersonali, Educatori professionali, Memoria e Ricordo, Memoria storica, metodologie professionali, SCRITTURA, Servizi educativi, Servizi sociali |
programma del primo Stage residenziale per operatori sociali interessati alla scrittura, che si terrà a Roma da venerdì 21 a sabato 22 ottobre, presso la bella sede dell’Istituto centrale di giustizia minorile.
Alla proposta (nata all’Appuntamento nazionale del 27-28 maggio, con gli oltre 700 operatori che affollavano il cinema Massimo di Torino) abbiamo lavorato in questi mesi. Dopo l’annuncio fatto a luglio abbiamo ricevuto molte adesioni e segni di interesse. Da oggi fino al 26 settembre sono aperte le iscrizioni.
Per mantenere una dimensione laboratoriale non sarà possibile superare le 50 iscrizioni complessive, che saranno scelte in base a criteri di provenienza geografica (da più parti di questa nostra Italia), professionale e lavorativa. Entro il 30 settembre noi daremo conferma dell’iscrizione e da quel momento sarà possibile effettuare il pagamento, che è di 150 euro comprensivi di tutto (vitto, alloggio, partecipazione allo stage, a partire già da giovedì sera con la cena di benvenuto, fino a sabato pomeriggio).
Avremo la possibilità di lavorare con scrittori e con persone che in questi anni hanno provato a raccontare il sociale, il lavoro che molti uomini e donne fanno, le storie che ogni giorno si incontrano. In particolare saranno presenti: Milena Magnani, educatrice a Bologna nel campo della salute mentale e autrice de Il circo capovolto (Feltrinelli 2008), vicenda eroica e poetica ambientata in un campo rom; Eraldo Affinati, insegnante di italiano e storia nell’Istituto professionale “Carlo Cattaneo” alla Città dei Ragazzi di Roma, scrittore e fondatore insieme alla moglie della “Penny Wirton”, scuola di italiano per stranieri; Paola Schiavi, psicologa psicoterapeuta al Sert di Legnago, che oltre a pubblicare per Animazione Sociale ha raccolto le storie di adolescenti incontrati al suo servizio nel bel libro Solo un momento. Adolescenti e droghe (la meridiana 2010); Franca Olivetti Manoukian, psicosociologa dello Studio Aps che in questi anni ci ha accompagnato in molti percorsi di ricerca e formazione.
Alleghiamo scheda di iscrizione e programma da appendere in bacheca. Ricordiamo che l’iscrizione dovrà pervenire adanimazionesociale@gruppoabele.org o via fax allo 011 3841047 entro il 26 settembre. La rivista Animazione Sociale farà omaggio agli iscritti di un anno di abbonamento. Lo stage è stato accreditato dall’Ordine nazionale assistenti sociali.
Un caro saluto a tutti
la redazione di Animazione Sociale
Animazione Sociale
mensile per gli operatori sociali edito da Edizioni Gruppo Abele
corso Trapani, 91/b – 10141 Torino
tel. 011 3841048 – fax 011 3841047
www.animazionesociale.gruppoabele.org
Pubblicato: 22 settembre 2011 | Autore: Paolo Ferrario (1948 - ) | Filed under: CONVEGNI, INCONTRI, FESTIVAL, Marche, Servizi sanitari, Servizi sociali |
Gruppo Solidarietà
Seminario di approfondimento
I servizi sociosanitari della regione Marche ad un decennio dalle leggi sulle autorizzazioni.
Bilancio e prospettive
Jesi - Sala II Circoscrizione, via san Francesco
Venerdì 28 ottobre 2011
ore 9.00 – 13.00
ne discutono
Giuseppe Forti, Responsabile Servizi sociali Comune S. Elpidio a Mare, già consulente servizi sociosanitari regione Marche,
Franco Pesaresi, Direttore Asur – Zona 4 Senigallia
Fabio Ragaini, Gruppo Solidarietà
Interviene
Almerino Mezzolani, Assessore alla salute, regione Marche
Obiettivi e contenuti. Le leggi 20/2000 e 20/2002 ed i successivi provvedimenti attuativi hanno definito i requisiti per l’autorizzazione delle strutture ed i servizi sanitari, sociosanitari e sociali. A circa un decennio da questi importanti provvedimenti il seminario cerca di fare il punto sullo stato della programmazione sociosanitaria, verificando il percorso di queste norme insieme ad altri aspetti fondamentali (fabbisogno, standard, tariffe, ripartizione tra gli enti) per il governo di questo settore.
Per un approfondimento dei temi oggetto del seminario oltre a numerosi contributi pubblicati nel sito del Gruppo Solidarietà nella rubricawww.grusol.it/vocesociale.asp si consigliano le recenti pubblicazioni dell’associazione: La programmazione perduta (2011); I dimenticati (2010); in www.grusol.it/pubblica.asp.
Iscrizioni ed informazioni. Il seminario si svolgerà dalle 9.00 alle 13,00 (la registrazione dei partecipanti avviene tra le 8,30 e le 9.00). La partecipazione è gratuita ma è obbligatoria la prenotazione (telefono, fax, e-mail) da effettuare entro il 20 ottobre. Segreteria: Gruppo Solidarietà, Via Fornace 23, 60030 Moie di Maiolati (An). Tel e fax 0731.703327. E-mail: grusol@grusol.it – www.grusol.it Si rilascia attestato di frequenza.
Pubblicato: 20 settembre 2011 | Autore: Paolo Ferrario (1948 - ) | Filed under: Comuni, Organizzazione dei servizi, Politica dei servizi sociali, Servizi sociali, TERZO SETTORE |
Seminario e VideoSeminario
SEDI: *ANCONA *CAGLIARI *CENTO (FE) *MILANO *NAPOLI *OLBIA (OT) *PORTO TORRES (SS) *ROMA *TARVISIO (UD) *TORINO *TRIESTE
I RAPPORTI TRA ENTI LOCALI E TERZO SETTORE
alla luce delle limitazioni di spesa introdotte dal D.L. 78/2010
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05 ottobre 2011 dalle ore 09,00-13,00 alle ore 14,00-16,00
Programma
- Panoramica sulle limitazioni per spese di sponsorizzazione e attività culturali introdotte dal D.L. 7872010.
- Servizi e attività gestiti in collaborazione con le associazioni.
- Le convenzioni come strumento di collaborazione.
- Convenzione quale modalità alternativa all’appalto.
- Le convenzioni con le associazioni e le fondazioni.
- Convenzioni con il volontariato. Esempi di convenzioni: trasporto, attività complementari e integrative, gestione di strutture.
- Convenzione con gli enti di promozione sociale. I progetti.
- Convenzione con altri soggetti no profit (associazioni pro-loco, enti religiosi, O.N.G.) .
- La forma del sostegno economico su singoli progetti.
- Contributi finalizzati alla progettualità.
- Progetti per attivare il volontariato individuale.
- Convenzioni in materia culturale e del tempo libero.
- Convenzioni con associazioni sportive.
- Una forma nuova di partnership; il “trust”.
- Le fondazioni di partecipazione.
- Affidamento di servizi economici alle associazioni.
- Contributi al volontariato. Differenza tra rimborsi e corrispettivi.
- Gli accordi di collaborazione.
- La coprogettazione con le associazioni.
- Come stipulare le convenzioni. L’esecuzione delle convenzioni. Proroga e rinnovo.
- Le nuove misure di sicurezza sui luoghi di lavoro.
- Verranno esaminati casi di progetti costruiti con il volontariato
Relatore:
Avv. Roberto Onorati Segretario comunale, già funzionario Direzione sicurezza sociale del Comune di Firenze, Formatore, Consulente per Enti Locali
QUOTA DI PARTECIPAZIONE: 385,00 € – (riduzione del 25% per iscrizioni che perverranno almeno 10 gg prima della data prevista (sconto non cumulabile con altre iniziative) Comprensiva di materiale didattico
COLLEGAMENTO DAL PROPRIO PC
: 220,00 €
Per Enti locali esenti iva
ai sensi dell’Art.10 DPR n. 633/72 così come dispone l’art.14, comma 10 legge 537 del 24/12/93 – aggiungere all’importo totale € 1,81 (Marca da Bollo)
INFORMAZIONI LOGISTICHE E PRENOTAZIONI:
Segreteria Tel 081.5629323 – 06.95558095 fax 081.0608250 cell 348.8048974 – 329.9688554
| |
Indirizzi Sedi |
| Ancona |
C/o Amm.ne Comunale di Ancona – Via Frediani, 12 |
| Cagliari |
C/o Sicure – V.le Trieste, 3 |
| Cento |
C/o Amm.ne Comunale di Cento – Via Provenzali, 15 |
| Milano |
Via Conservatorio, 22 |
| Napoli |
V.le della Costituzione Centro Direzionale di Napoli – IS.C2 Scala A |
| Porto Torres |
C/o Amm.ne Comunale di Porto Torres – P.zza Walter Frau, 2 |
| Roma |
C/o Time for business – Via Lima, 7 |
| Olbia |
C/o Aeroporto Olbia – Costa Smeralda – Aula Keines – 1°piano |
| Tarvisio |
C/o Centro Culturale di Tarvisio – Via Stazione, 1 |
| Torino |
C/o Toolbox – Via Agostino da Montefeltro, 2 |
| Trieste |
C/o Esatto – P.zza Sansovino, 2 |
Pubblicato: 16 settembre 2011 | Autore: Paolo Ferrario (1948 - ) | Filed under: Salute e Malattia, Servizi sociali, Vita/Morte |
|
|
Giuliano Bono
Il tempo di morire
Manuale degli ultimi giorni per il medico di famiglia
“Un felice incontro di alti ideali e risposte empiriche”, ha giudicato il libro il bioeticista Sandro Spinsanti. Pagine chiare, dirette, orientate alla pratica: nato per il medico di famiglia ma prezioso sia per l’ospedaliero sia per l’infermiere.
ISBN: 978-88-490-0375-8 - Pagine: 17 |
Pubblicato: 16 settembre 2011 | Autore: Paolo Ferrario (1948 - ) | Filed under: LIBRI NEWS, Pensiero Scientifico, Servizi sanitari, Servizi sociali |
|
|
Maria Augusta Nicoli, Vincenza Pellegrino
L’empowerment nei servizi sanitari e sociali
Tra istanze individuali e necessità collettive
Un tema di cui si discute molto: cosa intendiamo con “empowerment” del cittadino dal punto di vista sanitario? Quali percorsi organizzativi possono davvero favorirlo?.
ISBN: 978-88-490-0376-5 - Pagine: 280 |
Pubblicato: 14 settembre 2011 | Autore: Paolo Ferrario (1948 - ) | Filed under: Alzheimer, Servizi educativi, Servizi sociali |
L’ortoterapia, stimolo ai ricordi ed alla “protezione delle piccole cose”
Un progetto attuale e funzionale per le persone affette da Alzheimer: obiettivo del lavoro è il miglioramento della qualità di vita del malato attraverso la promozione di momenti di benessere a contatto con il verde nelle sue varie forme
L’aria aperta fa bene…
L’ortoterapia è usata in vari ambiti come complemento alla cura, prevenzione e sollievo dellostress sia del malato che di chi cura.
Recenti studi hanno dimostrato che gruppi di anziani compresi fra i 69 e 90 anni di età che praticano almeno tre ore di giardinaggio alla settimana beneficiano di una diminuzione della frequenza cardiaca e di un aumento del colesterolo protettivo, inoltre l’ortoterapia agisce positivamente sulla sick building sindrome (disturbo da ambiente chiuso). È utile inoltre ricordare autori quali Kaplan che mettono in evidenza il risanamento dell’attenzione e nello stesso tempo l’effetto distrazione (prendere cioè distanza dal problema e dal malessere) di chi frequenta giardini o ambienti naturali. Un interessante studio di Felicia Hupper mette in evidenza ….
http://www.nonautosufficienza.it/2011/09/14/8871/Lortoterapia-stimolo-ai-ricordi-ed-alla-protezione-delle-piccole-cose
segue
Pubblicato: 13 settembre 2011 | Autore: Luciana Quaia (1959) | Filed under: Anziani, Servizi sanitari, Servizi sociali, Valutazione e Qualità |
Il valore della qualità nei servizi per gli anziani
Adattarsi significa attrezzarsi per garantire un miglioramento continuo della qualità e un monitoraggio sistematico dei servizi: le sfide del sistema welfare italiano trattate anche in un workshop dedicato, “Costi&Qualità”, di scena giovedì 10 novembre (mattina) al Forum
Leggi l’articolo
www.nonautosufficienza.it
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Pubblicato: 12 settembre 2011 | Autore: Paolo Ferrario (1948 - ) | Filed under: aggiorn. professionale, Assistenti sociali, Servizi sociali, Servizio sociale, Tecnologie internettiane |
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Pubblicato: 12 settembre 2011 | Autore: Paolo Ferrario (1948 - ) | Filed under: Assistenti sociali, Servizi sociali, Servizio sociale, SOS Servizi Sociali Online, Tecnologie internettiane |
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Pubblicato: 6 settembre 2011 | Autore: Paolo Ferrario (1948 - ) | Filed under: AGENDA DELLE POLITICHE SOCIALI, Comuni, Fondo politiche sociali, Servizi sociali |
Il Fondo nazionale per le politiche sociali per l’anno in corso, mette in campo risorse per un valore complessivo di oltre 218 milioni di euro. Lo stabilisce il decreto ministeriale pubblicato sulla Gazzetta ufficiale del 16 agosto 2011. Il mancato utilizzo delle risorse comporta la revoca dei finanziamenti. Il Fondo nazionale per le politiche sociali è la fonte nazionale di finanziamento degli interventi di assistenza alle persone e alle famiglie.
Pubblicato: 28 luglio 2011 | Autore: Paolo Ferrario (1948 - ) | Filed under: Servizi domiciliari, Servizi sanitari, Servizi sociali |
Nell’autunno 2007 il “Centro Studi” della Fondazione Cassa di Risparmio di Cuneo ha chiesto la collaborazione dell’Associazione di Promozione Sociale “La Bottega del Possibile” (con sede a Torre Pellice) per approfondire il tema della cultura della domiciliarità nei confronti delle persone anziane. L’Associazione ha dunque trasmesso al “Centro Studi” un insieme di riflessioni sul significato della dimensione domiciliarità, sull’esigenza del suo rispetto quando la persona lo richiede, sulla necessità che nasca, o si rinforzi, sul territorio, nei fatti, concretamente, il sistema domiciliarità. Da parte de “La Bottega del Possibile” si volevano trasmettere alcuni concetti di base, quali:
- il rispetto della domiciliarità fa salute, fa star meglio, crea di per sé “ben-essere” finché è possibile restare nella propria casa con i sostegni adeguati;
- l’unica soluzione, ancora molto presente, davanti a situazioni complesse e problematiche per ogni età (anziani, disabili, minori in difficoltà) non è più l’allontanamento dalla casa nel contesto significativo della persona ma, in molte situazioni sul territorio un sistema inquadrato in una politica sociale globale, di rete;
- l’espressione “domiciliarità” non è uguale ad “assistenza domiciliare”; i due significati sono assai diversi;
- anche la struttura residenziale, inserita in una logica di rete integrata sul territorio, può essere, ed è, se lo vuole, uno strumento per sostenere
la domiciliarità, per aiutare a stare a casa.
Si sono dunque trasmessi al “Centro Studi” alcuni documenti in riferimento a quanto sopra detto con la speranza che la priorità del sostegno alla domiciliarità fosse assunta negli atti d’indirizzo della Fondazione. Successivamente, dopo l’accoglienza nella propria programmazione triennale del messaggio-domiciliarità, da parte della Fondazione stessa, è stato chiesto all’Associazione la predisposizione di un progetto operativo concreto finalizzato a dimostrare la fattibilità e la sostenibilità della realizzazione sul territorio di un progetto reale di sostegno alla domiciliarità.
La proposta concreta
Nell’aprile 2008 è stata presentata alla Fondazione, da parte dell’Associazione, un’ipotesi di progetto dal titolo: “Domiciliarità e residenzialità, una proposta per il sostegno alla domiciliarità in un progetto di rete”. La proposta è stata possibile anche perché, nel frattempo, i responsabili (Vice Presidente e Direttore) della “Casa Don Dalmasso” di Bernezzo (CN) avevano chiesto alla nostra Associazione di costruire insieme un’iniziativa significativa relativa alla cultura della domiciliarità. È nato così, dall’incontro tra tre espressioni di volontà finalizzate a sperimentare il ruolo di sostegno alla domiciliarità da parte della struttura residenziale, il progetto “Veniamo a trovarvi”. Il progetto ipotizzava il potenziamento dell’utilizzo di “servizi interni” della struttura al fine di renderli disponibili per chi desiderava continuare a vivere a casa propria supportato da alcuni servizi portati a domicilio. Soprattutto, come assoluta novità, nel progetto predisposto dall’Associazione, si prevedeva l’uscita sul territorio di un’operatrice OSS, che visitasse regolarmente le persone anziane, sole o in coppia, per attivare un “ascolto itinerante” di accoglienza di sostegno, di monitoraggio dei problemi e delle esigenze. La proposta è nata dalla realizzazione, estremamente positiva, in Val Pellice, a partire dal 1971 per oltre 20 anni del “visitatore domiciliare itinerante”. Si proponeva, dunque, un progetto sperimentale come risposta di solidarietà e di giustizia in un cammino, forte e determinato, d’innovazione sociale, per il rispetto della domiciliarità, contenuto nel senso dei primi articoli della nostra Costituzione. La proposta è stata accolta dalla Fondazione. Sono pertanto iniziati i vari momenti e passaggi per predisporre concretamente un buon progetto nei confronti dei cittadini, attraverso un rapporto positivo con la rete delle risorse locali e delle istituzioni pubbliche e private, nonché con i medici di famiglia e il volontariato.
La preparazione concreta della sperimentazione
Da subito è risultato evidente che si trattava mdi un progetto non sostitutivo di compiti istituzionali, ma che intendeva “incrementare” le risposte esistenti non sufficienti, o non presenti, e sviluppando ed arricchendo a livello di prevenzione la raccolta di segnali premonitori di malessere, di “campanelli d’allarme” per arrivare prima, per arrivare con un intervento tempestivo rispetto a bisogni nascosti, non ancora conclamati, ma esistenti, anche se sottovalutati o sconosciuti. I responsabili della struttura residenziale hanno realizzato scelte adeguate, appropriate e positive sia per individuare gli operatori da “far uscire” (in particolare l’OSS itinerante), sia nel sensibilizzare tutti gli operatori della struttura stessa
(anche gli “interni”) affinché si cogliesse il significato pieno e positivo dell’iniziativa con il consenso e la collaborazione di tutti gli operatori
della struttura residenziale, anche di quegli operatori che, restando “dentro”, avrebbero comunque accolto a livello diurno persone anziane che,
alla sera o dopo pranzo, sarebbero rientrate nella loro casa. Una bella lettera del Sindaco, che annunciava ai suoi cittadini l’avvio
della sperimentazione chiedendo “fiducia”, ha contribuito in modo eccellente a una buona accoglienza del progetto da parte non solo della
popolazione interessata, ma anche dei negozianti, della farmacia, dei Parroci, dei medici di famiglia, del volontariato. L’Associazione “La Bottega del Possibile” ha svolto oltre alle funzioni di coordinamento, monitoraggio, verifica e valutazione, un programma di formazione per gli operatori coinvolti e i volontari, dando un contributo positivo per conoscere il territorio, per cogliere i problemi e i bisogni sconosciuti, per attivare progetti integrati (programmati e innovativi) con il Consorzio dei Comuni, per potenziare sul territorio le relazioni di solidarietà e partecipazione finalizzato ad un cammino comune rispetto alle persone “più fragili”.
Forum sulla non Autosufficienza.
Pubblicato: 25 luglio 2011 | Autore: Paolo Ferrario (1948 - ) | Filed under: Comunicazione, Formazione Permanente, SCRITTURA, Servizi educativi, Servizi sociali |
Animazione Sociale propone
“RACCONTARE IL LAVORO SOCIALE”
Primo stage residenziale
per operatori sociali interessati alla scrittura
Roma, 21-22 ottobre 2011
Vai al Programma raccontareillavorosociale
Pubblicato: 16 luglio 2011 | Autore: Paolo Ferrario (1948 - ) | Filed under: assistenti familiari, Lavoro di cura, Non Autosufficienza, Politica sanitaria, Politica sociale, Servizi sanitari, Servizi sociali |
Perdura l’assenza di una politica nazionale sulla non autosufficienza, e di una strategia per l’emersione del lavoro privato di cura. Mentre altri paesi europei continuano a mettere in cantiere nuovi interventi per fronteggiare l’onda demografica in arrivo e le sue pesanti conseguenze in termini di domanda di assistenza.
Da ultimo il Dilnot Report, il più importante piano inglese sulla non autosufficienza degli ultimi dieci anni: un piano lungimirante, che affronta il tema dei costi dell’assistenza per le famiglie e pone un tetto alle spese a loro carico (www.dilnotcommission.dh.gov.uk). Nessun anziano dovrebbe spendere più di 35.000 sterline, 39.000 euro, per la propria assistenza nella terza età, che sia per pagare un assistente familiare o un ricovero in residenza. Quello che ci vuole in più ce lo mette lo stato. Con prestiti vitalizi ipotecari, una pratica assai diffusa in Inghilterra e quasi sconosciuta da noi, tutelati dagli enti locali.
I costi della non autosufficienza negli anni a venire non potranno essere sostenuti solo dalle famiglie o solo dallo stato: si devono trovare equilibri, mix, delicate suddivisioni. È questo il messaggio più importante del Rapporto Dilnot. Messaggio rilevante per noi, un paese avviato ad avere future generazioni di anziani e di pensionati assai più povere di quelle di oggi. Di risorse economiche e di aiuti familiari.
Avremo sempre più bisogno di lavoro di cura, e di un’offerta accessibile, qualificata. A questo lavoro è dedicato questo numero. s.p.
vai a indice: antePSS11
________________________
Prospettive Sociali e Sanitarie
via XX Settembre 24, 20123 Milano
tel. 0246764275 – fax 0246764312
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Pubblicato: 4 luglio 2011 | Autore: Paolo Ferrario (1948 - ) | Filed under: Assistenti sociali, Educatori professionali, Servizi educativi, Servizi sociali |
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Le sette regole
dell’arte
di ascoltare
di Marianella Sclavi
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1. Non avere fretta di arrivare a delle conclusioni. Le conclusioni sono la parte più effimera della ricerca.
2. Quel che vedi dipende dalla prospettiva in cui ti trovi. Per riuscire a vedere la tua prospettiva, devi cambiare prospettiva.
3. Se vuoi comprendere quel che un altro sta dicendo, devi assumere che ha ragione e chiedergli di aiutarti a capire come e perché.
4. Le emozioni sono degli strumenti conoscitivi fondamentali se sai comprendere il loro linguaggio. Non ti informano su cosa vedi, ma su come guardi. Il loro codice è relazionale e analogico.
5. Un buon ascoltatore è un esploratore di mondi possibili. I segnali più importanti per lui sono quelli che si presentano alla coscienza come al tempo stesso trascurabili e fastidiosi, marginali e irritanti perché incongruenti con le proprie certezze.
6. Un buon ascoltatore accoglie volentieri i paradossi del pensiero e della comunicazione. Affronta i dissensi come occasioni per esercitarsi in un campo che lo appassiona: la gestione creativa dei conflitti.
7. Per divenire esperto nell’arte di ascoltare devi adottare una metodologia umoristica. Ma quando hai imparato ad ascoltare, l’umorismo viene da sè.
da marianella sclavi.
Pubblicato: 1 luglio 2011 | Autore: Paolo Ferrario (1948 - ) | Filed under: Comuni, Comuni associati, Servizi sociali |
Almeno due «funzioni fondamentali» associate dal 1° gennaio prossimo, quattro dal 1° gennaio 2013 e tutte e sei dal 2014. È il calendario delle gestioni associate obbligatorie previste per i Comuni fino a 5mila abitanti dalla manovra salva-deficit dell’anno scorso (articolo 14, comma 28 del Dl 78/2010). E’ quanto riporta il Sole24Ore nell’edizione odierna. Il tema, dopo aver alimentato accese discussioni estive nei quasi 5.700 Comuni (il 70% del totale) interessati dall’obbligo di unirsi, era poi finito in sordina per la mancanza del decreto attuativo. Ora il Dpcm rispunta e soprattutto prevede per gli enti locali un calendario stringente e più di un rebus applicativo. Le «funzioni fondamentali» da associare, nell’eterna mancanza del Codice delle autonomie, sono le sei elencate dalla legge delega sul federalismo fiscale (sono le stesse oggetto dei questionari sui fabbisogni standard, e sono individuate dall’articolo 21, comma 3 della legge 42/2009): amministrazione generale, polizia locale, istruzione pubblica, viabilità e trasporti, territorio e ambiente (tranne l’edilizia residenziale pubblica) e settore sociale. L’obiettivo dichiarato di “razionalizzare” le piccole amministrazioni creando aggregazioni di almeno 5mila abitanti, prima di tutto, sembra allontanarsi da subito, perché lo stesso decreto attuativo contiene in sé il meccanismo per aggirarlo. Le aggregazioni, infatti, secondo la bozza dovranno raggiungere un livello demografico pari almeno al quadruplo degli abitanti del Comune più piccolo fra quelli associati.
Pubblicato: 22 giugno 2011 | Autore: Paolo Ferrario (1948 - ) | Filed under: Bilancio dello Stato, Politica dei servizi sociali, Programmazione dei servizi, Servizi sociali, Spesa sociale |
scure che vi si è abbattuta con tagli che provocano una costante spoliazione dei servizi ai cittadini più deboli. Il Forum del Terzo settore e la campagna «I diritti alzano la voce» con questo amaro resoconto hanno presentato ieri a Roma la mobilitazione contro quello che definiscono un depauperamento in atto dello Stato sociale, che domani sarà di scena nella Capitale davanti a Montecitorio alle ore 11, e con presidi in altre tredici città d’Italia in nove regioni: Ancona, Belluno, Bologna, Cagliari, Catanzaro, Firenze, Milano, Napoli, Padova, Torino, Venezia, Verona, Vicenza.
da «Welfare senza fondi»L’urlo del Terzo settore | Interni | www.avvenire.it.
Pubblicato: 21 giugno 2011 | Autore: Paolo Ferrario (1948 - ) | Filed under: Politica dei servizi sociali, Prospettive soc. san., Servizi sanitari, Servizi sociali |
La rivista Prospettive Sociali e Sanitarie compie 40 anni:
in questa occasione ha organizzato per il 29 settembre 2011 il convegno
Disegniamo il welfare di domani
di cui vi alleghiamo il programma:
9.30 – 13.15 Prima sessione Complessità sociale,crisi economica, federalismo: una proposta di riforma, attuale e fattibile
Ø Bisogni, diritti, quale politica Emanuele Ranci Ortigosa (Pss, Irs)
Ø Il federalismo fiscale Alberto Zanardi (Università di Bologna)
Ø Le risorse Paolo Bosi (Capp, Università di Modena), e Maria Cecilia Guerra (Capp, Università di Bologna)
Ø Il sistema di governo Valerio Onida (Presidente emerito della Corte Costituzionale)
Ø La produzione dei servizi e degli interventi sociali e sociosanitari
Francesco Longo (Cergas, Università Bocconi)
11,30-13,15 Interventi di discussant
13,15 Sospensione dei lavori
14.15 – 17,30 Seconda sessione: Prepariamo il Welfare di domani
Workshop paralleli con interventi preordinati e dei partecipanti
Ø La relazione d’aiuto tra nuove domande e cambiamenti possibili
Interventi di Sergio Pasquinelli (Pss, Irs), Ariela Casartelli (formatrice, Irs).
Ø Bisogni complessi e integrazione professionale sociosanitaria e socio educativa
Interventi di Ugo De Ambrogio (Pss, Irs), Dela Ranci (Terre Nuove), Anna Rotondo (Centro di psicologia e AT) Katja Avanzini (Irs, Concass)
Ø Verso una progettazione sociale sostenibile
Interventi di Giorgio Sordelli (consulente, Pss), Valentina Ghetti (Irs)
Irs, quale editore e coordinatore della manifestazione, ha presentato domanda al CROAS per l’ottenimento dei crediti formativi per assistenti sociali.
Costi: € 50,00+Iva per singoli/professionisti; € 80,00+Iva (se dovuta) per gli enti.
Offerta abbonamento scontato PSS + iscrizione al convegno:
€ 100,00 per singoli/professionisti; € 150,00 per gli enti.
Maggiori informazioni per registrazione e modalità di pagamento su
www.irsonline.it e http://pss.irs-online.it/ - pss@irsonline.it
Pubblicato: 21 giugno 2011 | Autore: Paolo Ferrario (1948 - ) | Filed under: Politica dei servizi sociali, Prospettive soc. san., Servizi sanitari, Servizi sociali |
La rivista Prospettive Sociali e Sanitarie compie 40 anni:
in questa occasione ha organizzato per il 29 settembre 2011 il convegno
Disegniamo il welfare di domani
di cui vi alleghiamo il programma:
9.30 – 13.15 Prima sessione Complessità sociale,crisi economica, federalismo: una proposta di riforma, attuale e fattibile
Ø Bisogni, diritti, quale politica Emanuele Ranci Ortigosa (Pss, Irs)
Ø Il federalismo fiscale Alberto Zanardi (Università di Bologna)
Ø Le risorse Paolo Bosi (Capp, Università di Modena), e Maria Cecilia Guerra (Capp, Università di Bologna)
Ø Il sistema di governo Valerio Onida (Presidente emerito della Corte Costituzionale)
Ø La produzione dei servizi e degli interventi sociali e sociosanitari
Francesco Longo (Cergas, Università Bocconi)
11,30-13,15 Interventi di discussant
13,15 Sospensione dei lavori
14.15 – 17,30 Seconda sessione: Prepariamo il Welfare di domani
Workshop paralleli con interventi preordinati e dei partecipanti
Ø La relazione d’aiuto tra nuove domande e cambiamenti possibili
Interventi di Sergio Pasquinelli (Pss, Irs), Ariela Casartelli (formatrice, Irs).
Ø Bisogni complessi e integrazione professionale sociosanitaria e socio educativa
Interventi di Ugo De Ambrogio (Pss, Irs), Dela Ranci (Terre Nuove), Anna Rotondo (Centro di psicologia e AT) Katja Avanzini (Irs, Concass)
Ø Verso una progettazione sociale sostenibile
Interventi di Giorgio Sordelli (consulente, Pss), Valentina Ghetti (Irs)
Irs, quale editore e coordinatore della manifestazione, ha presentato domanda al CROAS per l’ottenimento dei crediti formativi per assistenti sociali.
Costi: € 50,00+Iva per singoli/professionisti; € 80,00+Iva (se dovuta) per gli enti.
Offerta abbonamento scontato PSS + iscrizione al convegno:
€ 100,00 per singoli/professionisti; € 150,00 per gli enti.
Maggiori informazioni per registrazione e modalità di pagamento su
www.irsonline.it e http://pss.irs-online.it/ - pss@irsonline.it
Pubblicato: 17 giugno 2011 | Autore: Paolo Ferrario (1948 - ) | Filed under: Comunicazione, LIBRI NEWS, Maggioli editore, Organizzazione dei servizi, Servizi educativi, Servizi sanitari, Servizi sociali |
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COMUNICAZIONE PROFONDA
IN SANITA’ |
Praticare la comunicazione in sanità in quanto momento di profondità relazionale è fondamentale, non basta più informare semplicemente i pazienti su un trattamento o su una procedura diagnostica.
Questo nuovo volume sposa la tesi che è necessario - in particolare in sanità - distinguere tra comunicazione e informazione e si sviluppa in tre parti:
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1.
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UNA DEFINIZIONE DA CONDIVIDERE
Definire per orientarsi
1. Primo nodo: tecniche o senso
Formare tecnici o formare professionisti?
Il ruolo cruciale dell’ideologia.
2. Secondo nodo: convincere o convivere
Dalla informazione/espressione strumentale alla comunicazione profonda.
Dal conflitto alla condivisione.
3. Terzo nodo: logica o percezione.
4. Quarto nodo: strumentalità o eros
Dall’obiettivo strumentale all’orizzonte sconosciuto.
Dall’incontro emotivo alla relazione cosciente e desiderante.
Postfazione in prima persona. Libro koan, comunicazione satori.
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2.
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UNA SFIDA OPERATIVA DA ACCETTARE
La comunicazione nelle organizzazioni
1. La comunicazione profonda nelle organizzazioni sanitarie
La comunicazione profonda nel lavoro per i beni meritori.
La comunicazione profonda nella formazione degli operatori: metadisciplinarità, Scuola di Sanità pubblica, Governo clinico.
2. La comunicazione profonda come lavoro del dirigente sanitario
Il dirigente da gestore a guida.
Il “decalogo” del dirigente sanitario comunicatore.
Una patologia della capacità di guida e della comunicazione: il mobbing.
3. La comunicazione profonda con il paziente
Dal paternalismo ippocratico all’intelligenza emotiva.
L’educazione terapeutica del paziente e il counselling.
La Medicina narrativa/colloquiale e il burnout.
Dalla “medicina” nazista al consenso informato.
Consenso informato: riferimenti deontologici e lineamenti operativi.
Consenso informato: riferimenti giuridici.
4. La comunicazione profonda con i gruppi a rischio: l’educazione critica alla salute
Dall’Educazione sanitaria all’Educazione alla salute.
L’Educazione critica alla salute.
Operatori di Educazione critica alla salute, Tribunale per i diritti del malato, Uffici di relazione con il pubblico (URP).
Educazione critica alla salute e lavoro sulla domanda.
5. Un piano organizzativo per la comunicazione profonda
Il Piano CSQ (Comunicazione per la salute e per la qualità) e i suoi Tragitti attuativi.
La formazione/motivazione degli operatori.
L’ascolto dei cittadini.
L’ascolto di pazienti, parenti, utenti.
Le risposte verso pazienti, parenti e utenti.
Le risposte verso la società civile.
Postfazione in prima persona. Igienista e comunicatore.
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| 3. |
UN MODO D’ESSERE DA PRATICARE
L’arte del comunicare
1. Tempo.
2. Media
La telemedicina nella relazione clinica.
La televisione nell’Educazione critica alla salute.
L’informatica nella formazione in sanità.
L’informatica nell’organizzazione sanitaria.
3. Vis comunicativa
Ascoltare, guardare, toccare, collocarsi.
Parlare.
Postfazione in prima persona. Pathos e dintorni.
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F. Calamo Specchia, Professore associato di Igiene presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma, dove insegna Organizzazione e Programmazione dei Servizi Sanitari. Da oltre vent’anni si occupa prevalentemente di comunicazione in sanità.
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Pubblicato: 15 giugno 2011 | Autore: Paolo Ferrario (1948 - ) | Filed under: attuazione L. 328/2000, Comuni, CONVEGNI, INCONTRI, FESTIVAL, Politica dei servizi sociali |
| Politiche sociali e Comuni. FARE FRONTE alla CRISI |
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Il 29 giugno a Varese si terrà il convegno Politiche sociali e Comuni. L’obiettivo del convegno sarà fornire indicazioni su nuovi servizi e sull’innovazione per far fronte alla crisi delle risorse nei Comuni nell’ambito delle Politiche sociali.
L’iniziativa rappresenta un importate momento di confronto in cui, attraverso due tavole rotonde, i relatori potranno portare la loro testimonianza e dare il lorto contributo su un tema molto importante per la Pubblica Amministrazione locale.
La partecipazione al convegno è gratuita, dal link che segue sarà possibile avere maggiori informazioni ed iscriversi.
Intervengono
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| 9.30 SALUTI ISTITUZIONALI
Giacomo Bazzoni
Presidente Dipartimento Welfare – Sanità di ANCI Lombardia
è stato invitato
Dario Galli
Presidente della Provincia di Varese
9.45 INTERVENTI
Attilio Fontana
Presidente ANCI Lombardia – Sindaco di Varese
Giulio Boscagli
Assessore alla Famiglia, conciliazione, integrazione e solidarietà sociale della Regione Lombardia
Don Walter Magnoni
Responsabile della Pastorale Sociale e del lavoro della Diocesi di Milano
Paolo Chiumenti
Direttore Generale Banca Prossima
10.45 TAVOLA ROTONDA - FARE FRONTE alla CRISI: l’innovazione nella gestione
MODERA:
Giulio Gallera
Vice Presidente ANCI Lombardia
PARTECIPANO:
Mariella Luciani
Responsabile Ufficio di Piano di Tradate
Guido Calori
Presidente Istituzione Servizi alla Persona della Comunità Montana Valli del Verbano
Elena Meroni
Direttore Azienda Comuni Insieme, Coordinatore NeASS Network Aziende Speciali sociali Lombardia
Dario A. Colombo
Direttore Consorzio Desio-Brianza, Docente Organizzazione servizi sociali Università Milano Bicocca
11.45 TAVOLA ROTONDA - FARE FRONTE alla CRISI: nuovi modelli di servizi
MODERA:
Pier Attilio Superti
Segretario Generale ANCI Lombardia
PARTECIPANO:
Anna Maria Del Vescovo
Responsabile programmi sociali pubblici, Edenred Italia
Ettore Vittorio Uccellini
Direttore Azienda Sociale Cremonese
Francesco Spatola
Direttore Servizi Sociali Comune di Varese, Responsabile Ufficio di Piano Ambito Distrettuale di Varese
Lucas Maria Gutierrez
Direttore Sociale ASL di Varese
12.45 DIBATTITO
INTERVENTI PROGRAMMATI:
Ugo Duci
Segretario Regionale CISL Lombardia
Claudio Dossi
Segreteria SPI CGIL Lombardia
Felice Romeo
Presidente Legacoopsociali Lombardia
Sono stati invitati rappresentanti di Concooperative e UNEBA
13.15 CONCLUSIONI
Giorgio Oldrini
Vice Presidente ANCI Lombardia
13.30 PRANZO OFFERTO AI PARTECIPANTI |
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Politiche sociali e Comuni. FARE FRONTE alla CRISI ||| RisorseComuni ||| 2011 |||.
Pubblicato: 10 giugno 2011 | Autore: Paolo Ferrario (1948 - ) | Filed under: Famiglie, Livelli essenziali di assistenza, Minori, Servizi sociali |
| Infanzia: report del seminario ‘I livelli essenziali per l’infanzia e l’adolescenza’ |
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09/06/2011 | Welfare Condividi su:
Si è tenuto ieri a Roma nella sede dell’UNICEF il Seminario di lavoro “I Livelli Essenziali per l’infanzia e l’adolescenza” promosso da “Batti il cinque”.
“Batti il cinque” nasce a novembre 2009 in occasione della Conferenza nazionale sull’infanzia e l’adolescenza a Napoli per esprimere una preoccupazione e lanciare un grido di allarme per il disimpegno del governo circa i diritti dei minori.Infatti, nonostante le promesse, non era ancora stato presentato il Piano per l’infanzia.“Batti il cinque” si costituisce su iniziativa di 7 organizzazioni promotrici: Agesci, Arciragazzi, Cgil, CNCA, Consiglio nazionale ordine Assistenti sociali, Save The Children Italia e Unicef Italia e si dà lo scopo di ricordare quanto sancito dalla CRC (Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza) riguardo i principi fondamentali nell’attuazione dei diritti dell’infanzia. Individua 5 Diritti essenziali su cui incardinare le proprie azioni a favore dei bambini: diritto alla vita, alla sopravvivenza e allo sviluppo; al rispetto del loro superiore interesse; alla non discriminazione; all’ascolto delle loro opinioni.Il documento di Batti il cinque “Perché i colori dell’Infanzia parlino alla Conferenza” (Napoli novembre 2009) riceve nel corso della conferenza stessa 200 adesioni.
“Batti il cinque” ha continuato il proprio impegno di mantenere viva l’ attenzione sui diritti dell’infanzia, oltre che di elaborazione e studio (Seminario nazionale “Le priorità per il Piano d’azione” 22 gennaio 2010 ) e ha formulato precise proposte e richieste a Governo, Commissione Bicamerale Infanzia, Anci, Regioni, focalizzando l’attenzione su: – l’adozione del Piano nazionale infanzia rispettando i tempi e gli impegni finanziari, – la valorizzazione delle elaborazioni fatte dall’Osservatorio Infanzia, – il rispetto delle indicazioni del Comitato Onu, – la valorizzazione delle proposte delle Associazioni, – la leale collaborazione, – la predisposizione di piani regionali infanzia;
- il monitoraggio delle azioni.
Il “Piano nazionale d’azione per l’Infanzia e l’adolescenza” dopo un lungo e travagliato iter e senza allocazione di risorse finanziarie, è stato emanato con il DPR del 21-1-2011 e pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 9- 5- 2011. “Batti il cinque” tuttavia non ritiene esaurito il proprio compito, anzi rinnova, con senso di responsabilità, la volontà di continuare ad impegnarsi perché i Diritti non basta scriverli sui documenti, non basta che diventino leggi, occorre farli vivere nella realtà, occorre renderli reali ed esigibili per tutte le bambine e i bambini, per tutte le/gli adolescenti. Per far sì che ciò possa accadere occorre che siano individuate le indispensabili risorse finanziarie e siano individuati, come prevede la legge 42 del 2009, i Livelli essenziali delle prestazioni.
Il seminario di ieri 8 giugno 2011 si proponeva proprio di dare avvio ad un processo di definizione dei livelli essenziali per rendere esigibili i diritti delle persone di minore età in Italia. Compito questo di specifica competenza del Governo. Batti il cinque intende contribuire con responsabilità a questo lavoro ed ha cosi individuato 7 ambiti di approfondimento e per ognuno, a partire dagli articoli della CRC, ha iniziato ad individuare livelli essenziali da garantire e azioni da mettere in campo affinchè il diritto in questione sia reso esigibile. Gli ambiti di approfondimento presi in considerazione sono: principi generali della CRC, ambito dei diritti civili e libertà, salute e servizi di base, ambiente familiare e assistenza alternativa, diritto all’educazione e all’istruzione, misure generali per l’attuazione dei diritti previsti dalla CRC, misure speciali per la tutela dei minori ed in particolare per i minori stranieri.
Il lavoro è stato supportato da contributi di esperti quali: Luigi Fadiga, Maria Giovanna Ruo, Francesco Paolo Occhiogrosso, Francesco Alvaro, Liliana Leone, L.orenzo Campioni, Oliviero Forte, che continueranno a lavorare anche per i prossimi appuntamenti.
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da CGIL – Infanzia: report del seminario ‘I livelli essenziali per l’infanzia e l’adolescenza’.
Pubblicato: 5 giugno 2011 | Autore: Paolo Ferrario (1948 - ) | Filed under: Fondo politiche sociali, LOMBARDIA, Politica dei servizi sociali, Servizi sociali |
| Regione aumenta fondo politiche sociali. Fontana: grande risultato per i Comuni |
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vedi dettaglio News |
Pubblicato: 31 maggio 2011 | Autore: Paolo Ferrario (1948 - ) | Filed under: attuazione L. 328/2000, Fondo politiche sociali, Legislazione sociale e sanitaria della Regione Lombardia, LOMBARDIA, Politica dei servizi sociali, Politica sociale, Servizi sociali, Spesa sociale |
La Giunta Formigoni mette in campo quasi 63 milioni di euro in più per le politiche sociali e salva, unico governo regionale in Italia, il welfare lombardo 2011 dalla mannaia imposta dalla crisi economica internazionale. Il “miracolo”, annunciato dal presidente Formigoni e dall’assessore alla Famiglia, Conciliazione, Integrazione e Solidarietà sociale Giulio Boscagli, è frutto di un impegno di tutti gli assessori regionali “che hanno condiviso – ha spiegato Formigoni – la centralità della persona come criterio chiave della nostra visione politica”.
E così gli stanziamenti 2011 sono sugli stessi livelli dello scorso anno, dopo che i tagli imposti a seguito della crisi economica internazionale avevano ridotto drasticamente i fondi per le categorie più deboli. Con grande soddisfazione delle numerose e importanti associazioni del terzo settore impegnate su questo fronte, del sindacato, degli enti locali (Anci).
Ecco in dettaglio le voci:
- Fondo Sociale: 70 milioni, 30 in più rispetto alla previsione iniziale che era di 40;
- Politiche per la Famiglia: 16 milioni, 9,5 in più rispetto ai 6,5 iniziali;
- Politiche di Conciliazione: 10 milioni, in precedenza non erano previsti fondi;
- Attività sociale degli oratori: 2,7 milioni (mentre inizialmente non erano previste risorse);
- Aiuto all’alimentazione: 700.000 euro da destinare al Banco Alimentare che, muovendo cibo e derrate per un totale di 20 milioni di euro l’anno, distribuisce alimenti a circa 600 organizzazioni;
- Fondo Nasko: 5 milioni (anche qui non erano previste risorse) per sostenere economicamente le mamme che decidono di rinunciare all’interruzione di gravidanza; – Cooperazione allo sviluppo: 2,8 milioni (non erano disponibili fondi);
- Reinserimento sociale dei detenuti: 2 milioni euro (zero risorse previste inizialmente). A queste nuove risorse vanno poi aggiunte quelle deliberate la settimana scorsa dalla Giunta che ha stanziato per l’assistenza domiciliare altri 40 milioni oltre ai 90 già previsti.
“Nonostante i gravi tagli imposti alle Regioni e in particolare alla Lombardia che ha dovuto rinunciare a 1 miliardo e 400 milioni di euro – ha sottolineato il presidente Formigoni – siamo riusciti a riportare i fondi destinati alle politiche sociali agli stessi livelli dello scorso anno, grazie al lavoro dell’intera Giunta regionale, degli assessori, del presidente e delle associazioni con cui abbiamo voluto condividere le modalità e la ripartizione delle risorse”. “Da sempre – ha proseguito il presidente Formigoni – poniamo al centro della nostra politica la persona, la famiglia, i bisognosi, orientando le nostre azioni in un’ottica di politica sussidiaria che ci ha permesso di valorizzare lo straordinario e formidabile impegno di chi lavora come volontario nelle associazioni”.
Soddisfatti gli esponenti delle associazioni che hanno apprezzato il lavoro della Giunta regionale della Lombardia e del presidente Formigoni che ha mantenuto gli impegni assunti ancora non più tardi di una settimana fa, in occasione della manifestazione dei disabili organizzata nel piazzale antistante la Stazione Centrale di Milano.
“Ho scritto al ministro del Welfare Sacconi – ha aggiunto il presidente – per informarlo delle decisioni assunte da Regione Lombardia, manifestando anche il nostro forte invito al Governo a lavorare nella stessa direzione, ossia a ripensare e ridurre i tagli alle politiche sociali”. Ulteriore invito è stato rivolto al ministro degli Esteri Franco Frattini a “definire un Accordo Quadro per la Cooperazione internazionale in modo che si possano ottimizzare le risorse”.
“In Lombardia – ha detto l’assessore Boscagli – ci sono 3.000 oratori, pari al 50% di quelli presenti in Italia e 57.000 posti in RSA, la metà circa di quelli disponibili a livello nazionale: quindi metà del welfare nazionale. E’ doveroso che i tagli apportati dal Governo alle politiche sociali tengano conto di questa realtà. Le nuove risorse destinate a questo settore premiano anche l’idea di assistere le donne che rinunciano all’aborto e fanno nascere i figli: con il Fondo Nasko siamo arrivati in un solo anno di attività ad aver salvato 1.000 vite, un risultato decisamente incoraggiante”.
Oltre all’apprezzamento del presidente di Ledha (Lega per i diritti delle persone con disabilità), Fulvio Santagostini, di don Edoardo Algeri (Federazione Lombarda Centri Assistenza alla Famiglia) e di don Pierluigi Codazzi (delegato per gli oratori) la decisione della Regione ha ricevuto un convinto sostegno anche da Gigi Petteni, segretario Cisl Lombardia: “E’ stata fatta una scelta fondamentale per il futuro della Lombardia – ha detto – perché con azioni di questo tipo si mantiene la coesione sociale e si costruiscono energie positive per lo sviluppo”. Secondo Mario Melazzini, presidente (AISLA) Associazione Italiana Sclerosi Laterale Amiotrofica, “Regione Lombardia risponde concretamente con i fatti privilegiando il bisogno e ascoltandolo: i consistenti fondi destinati all’assistenza domiciliare permetteranno alle persone fragili di essere accudite a casa ed essere protagoniste del loro percorso di vita”.
Anche ANCI (Associazione Nazionale Comuni Italiani), rappresentata da Giacomo Bazzoni, che è anche presidente della commissione welfare nazionale, ha elogiato un “risultato stupendo”, condividendo lo stesso entusiasmo di Lele Pinardi (Associazione Colomba, cooperazione internazionale) e di Paola Bonzi, Centro Aiuto alla Vita della Mangiagalli.
Regione :: Formigoni: il welfare 2011? Indenne dai tagli.
Pubblicato: 20 maggio 2011 | Autore: Paolo Ferrario (1948 - ) | Filed under: Amministrazione dei servizi, LIBRI NEWS, Maggioli editore, Servizi sociali |
› Questioni attuali
› Gestione
› Responsabilità
degli operatori
“Con 202 indirizzi recenti dei giudici ordinati
per casistica”
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M. Gioncada, Funzionario pubblico, Formatore accreditato dal Consiglio Nazionale dell’Ordine
degli Assistenti Sociali.
F. Corradi, Avvocato amministrativista.
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| IL DIRITTO DI ACCESSO AI DOCUMENTI AMMINISTRATIVI DEI SERVIZI SOCIALI E SANITARI |
Predisposta appositamente per gli operatori, i funzionari e gli avvocati coinvolti per ragioni professionali nella gestione del procedimento di accesso ai documenti amministrativi dei servizi socio-sanitari, questa nuova Guida legale fornisce risposte esaurienti e aggiornate ai dubbi che si prospettano numerosi nella casistica ricorrente, sia nell’ambito del procedimento in generale, sia, analiticamente, dei singoli accessi “speciali”.
Le indicazioni pratiche, gli espliciti richiami alla normativa vigente e alla giurisprudenza più attuale, guidano i suddetti destinatari all’interno del tortuoso percorso che, dalla presentazione dell’istanza all’eventuale giudizio di ottemperanza, si presenta caratterizzato tanto da interventi con margini di discrezionalità quanto da ipotesi di tassatività applicativa della legge.
Dalle specifiche esperienze degli autori presso pubbliche amministrazioni e aule di giustizia, scaturiscono le soluzioni per gestire legittimamente situazioni delicate e complesse, chiarite tutte nel dettaglio della seguente trattazione:
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1.
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FONTI LEGISLATIVE E NORMATIVA VIGENTE DI RIFERIMENTO.
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2.
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I SOGGETTI ISTITUZIONALI.
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| 3. |
CARATTERI E CONTENUTI DEL PROCEDIMENTO AMMINISTRATIVO DI ACCESSO AI DOCUMENTI.
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| 4. |
I C.D. “ACCESSI SPECIALI”
› ai dati contenuti in cartelle cliniche,
› agli atti di diritto privato,
› agli atti endoprocedimentali – alle relazioni del Servizio sociale,
› agli atti inoppugnabili,
› agli esposti/segnalazioni/denunce,
› agli appunti/brogliacci,
› del consigliere comunale/provinciale,
› del legale della parte – ai documenti amministrativi e rapporto con le indagini difensive ex art. 391 c.p.p.,
› ai pareri legali,
› ai documenti inerenti una gara di appalto – ai segreti tecnici e/o commerciali – l’accesso dopo la c.d. “direttiva ricorsi”,
› a indagini/attività ispettive in corso,
› dei soggetti portatori di interessi collettivi,
› agli atti dei concorsi pubblici e delle selezioni per la concessione di contributi,
› alla documentazione ex L. 104/1992,
› altri casi di accesso particolari.
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| 5. |
IL PROCEDIMENTO DI ACCESSO AI DOCUMENTI AMMINISTRATIVI E LE RESPONSABILITA’ ANNESSE
› Considerazioni sulle responsabilità del responsabile del procedimento.
› Sulla configurabilità del c.d. danno da ritardo.
› La natura della responsabilità dell’amministrazione per la lesione del diritto alla riservatezza.
› Procedimento di accesso ai documenti amministrativi e responsabilità penale.
› Profili di responsabilità in caso di delega.
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| 6. |
TUTELA GIURISDIZIONALE IN TEMA DI ACCESSO
› Il processo amministrativo di primo grado.
› Il rito in materia di accesso ai documenti amministrativi.
› Il ricorso amministrativo (non giurisdizionale) ex art. 25, co. 4 della Legge 241/1990.
› Esecuzione dei provvedimenti del Giudice amministrativo, del Difensore civico e della Commissione per l’accesso: rimedi e giudizio di ottemperanza.
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Oltre all’accurato indice analitico, completa il volume il Cd-Rom allegato contenente 202 recentissime sentenze di Tar e Consiglio di Stato, suddivise in 22 tipologie di accesso.
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Pubblicato: 20 maggio 2011 | Autore: Paolo Ferrario (1948 - ) | Filed under: accreditamento sociale, Comunità familiari, Servizi educativi, Servizi sociali, Torino |
Deliberazione della Giunta Comunale n° 02403/019 del 3 maggio 2011 formato pdf, 39 KB
Oggetto: Accreditamento sociale strutture residenziali e semiresidenziali per minori e interventi alternativi. Criteri per gli inserimenti. Aggiornamento rette e corrispettivi. Proroga accordi.
Pubblicato: 10 maggio 2011 | Autore: Paolo Ferrario (1948 - ) | Filed under: accreditamento sociale, Minori, Servizi sociali, Torino |
Deliberazione della Giunta Comunale n° 02403/019 del 3 maggio 2011 formato pdf, 39 KB
Oggetto: Accreditamento sociale strutture residenziali e semiresidenziali per minori e interventi alternativi. Criteri per gli inserimenti. Aggiornamento rette e corrispettivi. Proroga accordi.
da: Divisione Servizi Sociali e Rapporti con le Aziende Sanitarie – Settore Minori.
Pubblicato: 4 maggio 2011 | Autore: Paolo Ferrario (1948 - ) | Filed under: Disabilità e Handicap, Non Autosufficienza, Servizi residenziali, Servizi sanitari, Servizi sociali |
In Italia, secondo gli ultimi dati Istat (anno 2005), le persone con disabilità che vivono in famiglia sono 2,6 milioni, pari al 4,8% della popolazione con più di 6 anni. A questi devono poi aggiungersi gli oltre 200 mila pazienti residenti presso i presidi socio-sanitari. Per comprendere in maniera adeguata la sfida che si prospetta in sanità nei prossimi anni, si deve inoltre considerare che secondo un’analisi dei dati di ricovero realizzata nel 2008 dal Ministero della Salute, è emerso che su 12.128.678 di ricoveri, ben 361.391 sono di riabilitazione, dei quali circa 295 mila in regime ordinario e circa 64 mila in regime di Day hospital.
Il tema è stato affrontato oggi in occasione della presentazione di
da: QS – Quotidiano Sanità: Governo e Parlamento – Oltre 2,6 mln di italiani disabili. Fazio: “Il paziente non può più essere abbandonato”.