progetto accreditamento sperimentale trasporto sociale e servizi domiciliari | Azienda Sociale Cremona


PROGETTO ACCREDITAMENTO SPERIMENTALE TRASPORTO SOCIALE E SERVIZI DOMICILIARI

Cremona, 08.04.2013

PER GLI ENTI LOCALI AMBITO DISTRETTUALE DI CREMONA

Il Piano di Zona 2012 – 2014, approvato dall’Assemblea dei Sindaci nella seduta del 29 marzo 2012, unitamente all’accordo di programma per la sua attuazione, prevedeva, tra gli obiettivi, la definizione delle procedure per l’accreditamento sperimentale del trasporto sociale.

In particolare si considerava necessaria una fattiva collaborazione con il Centro di Informazioni e Servizi per il Volontariato sia in una prospettiva di conoscenza delle realtà presenti che di informazione – formazione.

Sulla base di queste indicazioni, il Consiglio di Amministrazione ha provveduto all’approvazione di una prima traccia di lavoro, allegata alla presente, ed alla definizione dell’attività di ricognizione della situazione presente in ogni singolo Comune dell’Ambito, in collaborazione con il CISVOL.

Il CISVOL curerà la rilevazione dell’associazionismo e del volontariato, mentre l’Azienda curerà la rilevazione relativa ai Comuni, da attuarsi concordemente entro il prossimo 31 maggio 2013.

Questo premesso, si chiede la collaborazione dei Comuni nella compilazione della scheda allegata, da restituire entro la data indicata.

Nel ringraziare per la collaborazione, si coglie l’occasione per porgere i migliori saluti.

IL DIRETTORE GENERALE

Ettore Vittorio Uccellini

Scheda rilevazione Comuni.pdf

da   progetto accreditamento sperimentale trasporto sociale e servizi domiciliari | Azienda Sociale Cremona.

Il Riparto del fondo nazionale politiche sociali dal 2006 al 2012, a cura di GruSol Gruppo di solidarità di Moie di Maiolati


Dallo scorso mese  abbiamo inaugurato una nuova scheda mensile nella quale, proponiamo un  approfondimento monografico, attingendo al materiale pubblicato nel nostro sito. La scheda di divide in due parti. Una riguardante il livello nazionale e una quello regionale.

        Nella scheda nazionale proponiamo i decreti di riparto del fondo nazionale politiche sociali dal 2006 al 2012. Al termine di ogni scheda si può raffrontare la tabella con le quote di finanziamento del fondo di questi ultimi sette anni. A corredo riportiamo la riflessione dal titolo “Perché è stato tagliato il welfare”.  

        

Il Riparto del fondo nazionale politiche sociali dal 2006 al 2012

Riparto 2012 Fondo nazionale politiche sociali

Fondo politiche sociali. Riparto 2011

Riparto fondo nazionale politiche sociali 2010

Riparto 2009 Fondo nazionale per le politiche sociali

Fondo politiche sociali. Il decreto di riparto per l’anno 2008

Regione Marche. Riparto fondo politiche sociali 2007

Ministero Solidarietà Sociale. Riparto Fondo sociale 2006

Perché è stato tagliato il welfare?

Ambito distrettuale di Varese in rete


L’Ambito distrettuale di Varese è in rete. E’ stato attivato infatti – realizzato dall’Amministrazione Comunale – il nuovo sito internet istituzionale, consultabile all’indirizzo http://www.ambitodistrettualevarese.it/

Il sito intende essere un riferimento per tutti coloro che vogliano essere informati sulle attività e sulle opportunità offerte all’interno dell’attuazione del Piano di Zona – ex Legge 328/2000.

DA    Ambito distrettuale di Varese in rete.

Politiche sociali, il piatto piange – di Cristiano Gori, in Il Sole 24 ORE


Il ministro del Welfare, Sacconi, riteneva che la spesa pubblica per il sociale fosse eccessiva e corrosa da innumerevoli sprechi. Non intendeva, dunque, rafforzare i sostegni pubblici esistenti bensì ridurli, consolidando quel welfare privatistico – invero già dominante in Italia – basato sulle famiglie che si prendono cura dei propri cari e sulla beneficenza privata. Tale posizione, argomentata con toni veementi e senza alcun dato empirico a sostegno, si è tradotta in varie azioni. La principale consiste nel drastico taglio dei fondi statali per le politiche sociali, passati da 2.526 milioni (2008) a 200 milioni (2013), con un calo pari al 92%. La continuità montiana. Il governo Berlusconi parlava spesso di politiche sociali per sottolineare la necessità di ridurle mentre l’attuale Esecutivo non ne parla (quasi) mai. Se, dunque, nella comunicazione pubblica c’è differenza tra le due compagini, nelle scelte si registra continuità: Monti ha fatto proprie quelle del predecessore. Ha confermato, innanzitutto, i tagli ai fondi per le politiche sociali, che – nati nel 2000 con lo scopo di costituire l’architrave statale a sostegno dei servizi sociali forniti dai Comuni – dal prossimo di Cristiano Gori – Il Sole 24 Ore – leggi su http://www.ilsole24ore.com/art/commenti-e-idee/2012-10-22/politiche-sociali-piatto-piange-074705.shtml?uuid=AbsAaWvG

da Politiche sociali, il piatto piange – Il Sole 24 ORE.

Comune di Como – Servizi Sociali- “Bando, disciplinare di servizio e domanda di accreditamento dei fornitori di servizi per Ufficio di Coordinamento del piano di Zona, periodo 2012-14”.


Comune di Como – Servizi Sociali- “Bando, disciplinare di servizio e domanda di accreditamento dei fornitori di servizi per Ufficio di Coordinamento del piano di Zona, periodo 2012-14”.

vai a  Bandi di Gara – Comune di Como – Servizi Sociali- “Bando,….

“Dimezzato il fondo sociale nel 2011″, Welfare. Rapporto Cittalia-Anci


Welfare. Rapporto Cittalia-Anci: “Dimezzato il fondo sociale nel 2011″ 
21 GIU - Ma la “drastica riduzione” era già iniziata dal 2008.

Ora quasi il 70% del sociale viene finanziato attraverso le risorse dei bilanci comunali, i contributi statali coprono poco più del 16% della spesa locale e le Regioni sostengono con risorse proprie il 15% delle spese. 

L’Assemblea distrettuale dei Sindaci nella seduta del 29.03.2012 ha approvato il nuovo Piano di Zona 2012-2014 dell’Ambito distrettuale di Cremona | Azienda Sociale Cremona


L’Assemblea distrettuale dei Sindaci nella seduta del 29.03.2012 ha approvato il nuovo Piano di Zona 2012-2014 dell’Ambito distrettuale di Cremona

PDZ 2012-2014 approvato 29.03.2012

Accordo di Programma 2012 – 2014 per sottoscrizione

da COSTRUIAMO IL NUOVO PIANO DI ZONA | Azienda Sociale Cremona

Integrazione e localizzazione delle Politiche sociali: analizzare il ruolo dei territori come punto di convergenza di programmi e di servizi diversi, di Antonio Bellicoso


Integrazione e localizzazione delle Politiche sociali: analizzare il ruolo dei territori come punto di convergenza di programmi e di servizi diversi

di Antonio Bellicoso (*)

La legislazione recente fa riferimento al “territorio” come attore delle politiche, come spazio ove circolano problemi e risorse con le quali le politiche si confrontano dando vita ad un terreno d’integrazione delle politiche stesse. Affinché i servizi “siano” (attivamente) nel territorio, lo attivino e lo trasformino, essi stessi devono a loro volta attivarsi, ridefinirsi e trasformarsi.  I confini tra il territorio e i servizi devono essere più vicini al concetto di “frontiera” che a quello di “confine” di Barth. Deve realizzarsi uno spazio, che inizialmente a livello fisico c’è già, terra di accesso per entrambi (territorio e servizio) prima ed incontro dopo. Il confronto che ne seguirà darà luogo alla graduale estensione di questo spazio sotto il profilo “sociale” che all’origine era “frontiera. L’apertura reciproca consentirà la possibilità di attivare l’interazione e di definire da ambo i lati, tra interno ed esterno una sorta di propria identità, anzi, se collettiva, meglio. Senza voler disturbare Bauman, l’identità è un processo di costruzione, definizione e ridefinizione a cui le due entità non possono sottrarsi. Se tra i due soggetti (territorio e servizi) ci servissimo di un paio di muratori, un architetto, un ingegnere ed un urbanista “invisibili” per commissionare loro la realizzazione di un progetto volto a costruire un “ponte” che sia in grado di unire i due spazi, avremmo già avviato forse, un’opera di integrazione capace e pronta di generare connessioni, scambi, reti e quant’altro di necessario per favorire una comunicazione circolare, senza voler scomodare Watzlawick quando questi per l’appunto faceva riferimento alle caratteristiche della comunicazione “circolare” e in particolare ai cinque assiomi della comunicazione umana. Se pensiamo al processo di riforma della Pubblica Amministrazione che investe gli Enti Territoriali della funzione di programmare lo sviluppo locale; se pensiamo allo schema di sviluppo dello spazio europeo e allo stesso Legislatore italiano, ci vien d’obbligo constatare che le istituzioni territoriali hanno oggi il compito di analizzare, pianificare, programmare e gestire il processo di trasformazione del territorio, inteso come “spazio pensato”. Il concetto chiave è che bisogna costruire per il “divenire” di un territorio e per far “divenire” un territorio bisogna saperlo leggere, decodificare, interpretare al fine di promuovere e “governare” quel “divenire” secondo strategie di sviluppo condivise fra i vari attori, siano essi pubblici, siano essi non pubblici. Cos è un sistema locale se non il complesso delle relazioni sociali, economiche, istituzionali, urbane, ecc., sedimentate e strutturate nel tempo e nello spazio, tra gli attori sopramenzionati sul territorio stesso?

Ciò per significare che non c’è scollamento tra un sistema ambientale e un sistema sociale. Se il territorio è “pensato” in termini di spazio, vorrà dire che ogni azione umana può modificare il sistema di relazioni preesistente, o no? Certo che sì! Tornando al concetto di “ponte”, l’integrazione di un servizio evoca parole quali “accessibilità”, “soglia”, “spazi”, “pratiche”, ecc. Alla luce di quanto sopra finora riportato, potremmo cominciare a definire in modo più chiaro e marcato che il territorio può essere definito come il contesto sociale che circonda il servizio, luogo fisico e sociale “pensato” che produce socialità, relazioni. D’altro canto, cosa sono i servizi se non relazioni che producono relazioni? Il servizio è costituito di relazioni e la sua azione di fatto è “interazione” e l’interazione è costituita da comunicazioni, interscambi e legami sociali. Per estremizzare si può forse meglio definire i servizi come flussi di interazioni. I servizi, soprattutto quelli dell’assistenza sociale non creerebbero relazioni, flussi e quant’altro se la loro unica preoccupazione fosse quella di somministrare colloqui o prestazioni codificate in un contesto spaziale “modello attuale” nella stragrande maggioranza dei luoghi ove si fornisce la “prestazione” su “richiesta” dell’utente (eh si, perché nell’antiquato modello di interazione operatore – utente, il primo non da’, se il secondo non chiede), in un ambiente artificioso con un setting rigido dove il modello di comunicazione, per ridisturbare Watzlawick (d’altro canto, questi nel campo della comunicazione equivale al Polanyi degli accostamenti con il welfare), è di tipo “up-down”. I servizi devono, lo si diceva prima, ridefinirsi, riadattarsi, trasformarsi. Il servizio integrato con il territorio è il servizio che invece di “dare” e di sentirsi “chiedere”, costruisce insieme a….e con…. Se per territorio si vuole intendere quanto sopra descritto e per servizi quanto illustrato, allora, forse, abbiamo motivo di pensare e di credere che nell’ambito dell’integrazione e localizzazione delle politiche sociali, il territorio può, anzi deve essere considerato ed inteso a tutti gli effetti, un punto di convergenza di programmi e di servizi diversi. Un esempio duplice documentabile di territorio che funge da punto di convergenza in tal senso è costituito da un lato dall’eseperienza delle ludoteche del Comune di Napoli e dall’altro dalla cooperativa Olinda ubicata presso l’area dell’ex manicomio Paolo Pini a Milano. A Napoli, così come a Milano, lo spazio, sia esso fisico sia esso sociale, viene offerto e utilizzato per proporre e attivare non interventi tradizionalmente concepiti dai servizi di vecchio stampo, ma processi e flussi di interazioni i cui protagonisti non sono solo gli utenti considerati finali di una volta, cioè i bisognosi dell’intervento, e non solo gli operatori coinvolti in prima persona, ma il territorio medesimo che in questo caso può fungere da destinatario finale, poiché tutte le parti in gioco (persone, operatori, istituzioni, municipalità, ecc.) si arricchiscono. Il servizio che apre i propri confini di frontiera dell’interno e mediante il “ponte” si estende all’esterno dando vita ad un processo interattivo di mescolanze, e incontri di socialità diverse, funge da motore di integrazione territoriale i cui effetti sono la compartecipazione e compresenza di più realtà, di più entità. A Napoli le ludoteche vengono disseminate nei singoli quartieri della città e adibite a spazi di incontro, gioco e quant’altro, aperte a tutti i bambini e ragazzi e presso le quali, al fianco degli operatori collaborano attivamente i genitori dei ragazzi stessi. Il progetto “adotta una piazza” attivato da una ludoteca delle sopra menzionate, si inserisce anch’esso in questa logica di territorialità partecipata dove il territorio funge da luogo di attrazione, in questo caso la piazza viene frequentata per condividere e partecipare un evento che unisce più tipologie di destinatari, per così dire. All’ex manicomio di Milano, l’esperienza che da svariati anni si sta portando avanti è per certi versi, similare. Sono stati ridefiniti e riattivati taluni spazi, anche dal punto di vista urbanistico, interni all’area ove è situata la struttura e tramite l’implementazione di progetti alla cui stesura hanno fattivamente partecipato gli attori dei quartieri circostanti, misurandosi in un lavoro di partnership, sono stati simbolicamente divelti i confini che, in questo caso specifico, sotto forma di spettro tenevano la struttura impenetrabile allo sguardo della cittadinanza, e costruiti gli accessi per il passaggio al suo interno. Una proliferazione di processi e progetti realizzati mediante la compartecipazione degli attori di cui sopra ha consentito la realizzazione di “vivere” e “partecipare” il territorio da parte di tutti in svariate aree vitali (ludiche, gastronomiche, culturali, teatrali, ecc.) Napoli e Milano non sono le uniche realtà dove si situano esperienze similari, ne se sono altre sparse qua e là in Italia, ma la chiave di volta del successo è data dal rapporto con il territorio di reciproca costruzione dove l’utente diventa co agente e dove lo spazio diventa luogo e motore di processi di interazioni. Sulla scia degli assunti e principi in precedenza riportati e sulla base degli esempi pratici sopra menzionati, credo quindi che non si possa non connotare il territorio come il luogo “eletto” a punto di convergenza di programmi e di servizi diversi, nell’ambito dell’integrazione e localizzazione delle politiche sociali. Si tenga presente che quando parliamo di “integrazione” e “localizzazione” delle politiche sociali, mi riferisco ai due pilastri da intendersi quali orientamenti di base che sottendono proprio al processo di integrazione, dove l’uno (integrazione) impone di ricercare connessioni e sinergie tra politiche che intervengano in diverse materie sociali (lotta all’esclusione sociale, politiche di sviluppo locale, politiche di recupero di aree degradate) e l’altro (localizzazione) che impone che l’area urbana, locale, municipale conducano a sintesi la pluralità degli interventi affinché facciano sistema e generino quel tessuto sociale integrato che passa per “coesione sociale” da distinguersi dal vecchio corrispettivo termine “integrazione” dell’antico sistema di welfare. L’esclusione sociale, l’invecchiamento della popolazione, i quartieri degradati, l’immigrazione, non possono non essere trattati se non in sede locale e in modo integrato. I principi di sussidiarietà, coesione sociale, pari opportunità, empowerement che sottendono alle logiche dell’integrazione sono presenti e se non lo sono, si coltivano nel territorio e i problemi a cui facevo riferimento prima non si superano con i tradizionali sussidi, ma con politiche attive del lavoro, recuperi di aree degradate. La povertà e l’esclusione sociale non si curano con i farmaci, i colloqui o i sussidi, ma rendendo i bisogni materia di costruzione, riattivazione, facendo sì che i destinatari finali non siano necessariamente i classici “utenti”, ma il territorio nella sua globalità. Il ruolo centrale “giocato” dal “quarto livello” di governo di Donolo, definendolo prima europeo e poi “costituente” e la centralità dei programmi europei (equal, urban, ecc.) portano a sviluppare nelle aree locali politiche di valorizzazione delle risorse di ogni ordine e grado.

Poiché l’area, intesa da un punto di vista morfologico o fisico non è sufficiente da sola a far sì che si realizzino esperienze come quelle di Napoli e Milano sopracitate; la trasformazione da area così intesa a “territorio” come lo dobbiamo intendere, può avvenire tramite l’applicazione di due principali ed importanti strumenti, entrambi, introdotti dall’orientamento e dalle norme della riforma, la “partnership” e i “dispositivi”. Per partnership si intende l’azione di mettersi insieme tra attori diversi, con diverse competenze, con diverse specificità e appartenenze al fine di costruire politiche integrate, passando per il confronto, la discussione, e perche no, anche il conflitto, anzi il conflitto, secondo l’una delle due versioni contrastanti insite nel concetto di coesione sociale è considerato motore di crescita, di costruzione. Per dispositivi invece intendiamo quegli strumenti specifici mediante i quali si costruisce formalmente l’integrazione sociale. Ci riferiamo al Piano di Zona, ai Contratti di quartiere, ai livelli minimi di assistenza, ai programmi individualizzati, agli accordi di programma, ecc. Gli attori sociali coinvolti, siano essi pubblici, siano essi non pubblici, il cosiddetto “terzo settore”, sono chiamati a lavorare attorno ad un tavolo per costruire insieme le politiche. Ci sono realtà dove gli attori non pubblici vengono coinvolti sin dall’inizio della stesura del piano di zona, ci sono realtà dove invece questi vengono chiamati a redazione del piano di zona completata…..”dipende!”

Giacchè abbiamo menzionato or ora gli attori che si siedono attorno ad un tavolo per discutere e costruire, mi sono imbattuto in un articolo di Paolo Ferrario che, come tanti altri, riconosce presenti nel campo delle politiche sociali post riforma i tre ambiti (stato, mercato, famiglia) in gioco, le cui proprietà costituiscono oggetto di ispirazione da parte di Esping-Andersen quando per costruire i suoi tre modelli di welfare regimes estrapola dai lavori di Polanyi, le tre forme di integrazione (reciprocità = famiglia e parentela; redistribuzione = stato; scambio di beni = mercato). Paolo Ferrario vede tra gli ambiti di discussione queste tre entità e ci ricorda questo accostamento, facendo per l’appunto, riferimento a Polanyi. Un altro punto importante che interviene a completamento di una buona riuscita di progetti mirati all’integrazione delle politiche locali dove il territorio  può costituire punto di convergenza di programmi e servizi diversi è quello relativo al seguente aspetto innovativo. Se i servizi vengono intesi non più come strutture fisiche che erogano prestazioni, ma come unità territoriali che sul territorio e con i soggetti territoriali creano processi, è lecito comprendere il perché l’orientamento attuale del governo è quello di inviare fondi a chi dimostra di intendere gli interventi di politiche sociali in tal senso. Guarda caso, i finanziamenti pubblici sono indirizzati per la maggiore proprio in quei contesti territoriali dove si programmano progetti e processi e non più sulle azioni miranti ad erogare interventi singoli settoriali (sussidi, ecc.). In altre parole, un progetto che metta in rete più soggetti territoriali facendoli convergere verso finalità e obiettivi coerenti con le nuove prospettive e bisogni emergenti (politiche di riduzione dell’esclusione sociale, degrado urbanistico, ecc.) in una logica di programmi territoriali di servizi, catalizza una maggiore attenzione e priorità. Un altro aspetto molto importante che la centralità del territorio nell’ambito dell’integrazione e localizzazione mette in evidenza e genera è il passaggio o cambiamento del destinatario, come accennavo anche in precedenza. Il destinatario finale dell’intervento è sì il territorio stesso, ma è anche il “co-agente”, il vecchio cliente che da soggetto passivo diventa soggetto attivo, ma di questo abbiamo già parlato. L’importanza del territorio si evince anche dall’orientamento in atto dell’apparato politico amministrativo che privilegia i trasferimenti monetari e al quale può essere associato ad una esternalizzazione delle prestazioni, affidate alle organizzazioni del terzo settore e da qui la nascita del mercato sociale. I concetti di partenship, di mercato sociale, di territorio stesso, non possono, nell’ambito dell’argomento che sto trattando e in relazione specifica al titolo della presente tesina, non farmi fare un collegamento (tanto per uscire un po’ fuori dal “quadrato”) con il concetto innovativo di “marketing territoriale”, ma accennerò qualcosa, a tal riguardo, alla fine se mi rimarrà ulteriore spazio. Un altro aspetto importantissimo introdotto dalla dimensione territorio in relazione al suo punto di convergenza di programmi e servizi diversi, sempre nell’ottica della integrazione e localizzazione delle politiche sociali è il processo di “decategorizzazione” degli interventi, perché l’agire nei modi sopra detti orienta gli attori a non pensare più alle categorie di utenti, ma a implementare programmi che trasversalmente attraversino i vari “cicli di vita” delle persone considerandole come totalità, come insieme. Si agisce sulla povertà od esclusione sociale mediante politiche rivolte al settore urbanistico, politiche attive del lavoro e via discorrendo. Non si risolve il problema della povertà con un sussidio. Lo stesso dicasi per i problemi dell’immigrazione. Non si può pensare di risolvere la problematica degli immigrati con i sussidi, ma di deve fare politica intorno ai problemi dell’abitare, del lavoro (sempre in termini però di politiche attive), ecc. Ciò inoltre mi consente di introdurre l’aspetto di non secondaria importanza che è quello della “qualità sociale”. La trasversalità delle azioni, gli interventi che cambiano in progetti e processi incidono positivamente sul concetto di “qualità sociale” e le politiche sociali impostate come sopra riportato diventano agli occhi di tutti, meritevoli di investimenti collettivi poiché tendono a generare contesti di qualità sociale, per l’appunto. La qualità sociale è un insieme di condizioni che si devono perseguire, quali il grado di sicurezza socio-economica, il grado di eguaglianza delle opportunità, il grado di coesione sociale, il grado di empowerment, ossia il principio della capacitazione, nonché valorizzazione delle risorse. Cosa ci resta ancora ora da prendere in considerazione per concludere questo lavoro? Direi che proporre servizi diversi applicando i principi e i concetti propri dell’integrazione e localizzazione finora trattati e alla luce delle due sintetiche esperienze territoriali sopra riportate, non è forse poi così impossibile, provare a pensare al motto “integrare è bello” purchè si abbia l’accortezza di prendere alcuni accorgimenti, quali: fare in modo che il parco non sia solo attraversato, ma vissuto; che la piazza non sia solo attraversata, ma frequentata; che il bar non sia solo un distributore automatico, ma un luogo dove barista e contesto accogliente possano non mancare; che  l’escluso sociale non lo si indirizzi ad un altro posto perché il nostro quadrato mentale (frutto del patrimonio cognitivo) non ci consente di individuare e “picchettare” dei punti di appoggio per quanto meno far vedere al malcapitato quanto “profondo possa non essere il suo mare”.

Per i motivi sopradetti, per i principi sopraenunciati e per gli esempi citati, si può pertanto affermare, come più volte ribadito che il territorio nell’ambito della integrazione e localizzazione delle politiche sociali, può fungere da punto di convergenza di programmi e servizi diversi, in quanto luogo particolarmente favorevole a che ciò si verifichi.

Trovare la soluzione A o B prima di rispondere “mi scusi non è di mia competenza”, ci permetterebbe di “costruire” e non di sentirci in dovere di giustificarci con i colleghi dicendo loro “non era motivato, quindi gli ho detto di tornare più avanti…..quando si parla dell’alcoldipendente si è infatti convinti che se non è motivato non lo si può curare, certo…..col vecchio modello, tutto è possibile!!! Non c’è spazio, come supponevo per trattare in coda l’argomento del marketing territoriale, mi limito però a riportare uno slogan che recita così : “il territorio fa marketing in quanto genera scambi sia al proprio interno sia nei confronti di aree geografiche esterne, con l’obiettivo di creare valore per la comunità di riferimento”….non mi si dica che in questo assunto non calzi bene tutto il discorso dell’integrazione delle politiche sociali. L’ho estrapolato da un lavoro di Cecilia Gilodi.

Bibliografia

-          L.Bifulco (a cura di), Il genius loci del welfare. Strutture e processi della qualità sociale. Roma, Officina edizioni, 2003, capitoli 1-2-3-4-6

-          O.de Leonardis, “Ripensare i servizi sociali”, in un diverso welfare, Milano, Feltrinelli, 1998

-          O. de Leonardis, “Povero abile povero. Il tema della povertà e le culture della giustizia

-          R.Monteleone, “La contrattualizzazione delle politiche socio-sanitarie: il caso dei voucher e dei Budget di cura”, in L.Bifulco, a cura di, Le nuove politiche sociali, Roma, Carocci, in corso di stampa

-          Appunti presi durante le 3 lezioni in aula della materia di insegnamento “L’integrazione delle politiche sociale, Prof.ssa Ota de Leonardis, ivi incluso il lavoro realizzato presso la cooperativa Olinda nel corso dell’ultima lezione

-          Watzlawick P. e altri, La pragmatica della comunicazione umana, Edizione Astrolabio, 1971

-          P.Ferrario, Condizioni per un efficace processo programmatorio dei piani di zona, in Movi Fogli di informazione e di coordinamento n. 2/3 Marzo-Giugno, Milano 2002

-          Eutropia onlus & altri (a cura di), Manuale operativo per l’integrazione delle politiche sociali, Università la Sapienza – Roma 2004

-          G.Cella, Le tre forme di scambio: reciprocità, politica, mercato a partire da Karl Polanyi, Il Mulino, Bologna 1997

-          Appunti delle lezioni della Prof.ssa M.Giacomini relativamente agli argomenti trattati sui concetti di “confine” e “frontiera”

-          Appunti delle lezioni del Prof. Benassi relativamente agli argomenti trattati su Polany e le tre forme di integrazione

-          M.Serati, S.Zucchetti, Valutare e programmare le politiche di sviluppo: teoria e applicazioni, in Liuc Papers, n. 126, luglio 2003

-          Cecilia Gilodi, Territorio e marketing, tra letteratura e nuovi percorsi di ricerca, in Liuc Papers, n. 149, giugno 2004

-          Legge 328/00

-          Bando della Regione Lombardia relativo ai contratti di quartiere

*Assistente Sociale Specialista, Direttore del Portale S.O.S. Servizi Sociali On Line – http://www.servizisocialionline.it

Paolo Ferrario, RISORSE IN RETE: STRATEGIE DI COLLABORAZIONE ED ERRORI DA EVITARE, in MOVI Movimento di Volontariato Italiano – Fogli di informazione e coordinamento n. 1 gennaio – giugno 2011, p. 11-15


Paolo Ferrario, RISORSE IN RETE: STRATEGIE DI COLLABORAZIONE ED ERRORI DA EVITARE,

pubblicato in MOVI Movimento di Volontariato Italiano – Fogli di informazione e coordinamento n. 1 gennaio – giugno 2011, p. 11-15

Politiche sociali e Comuni. FARE FRONTE alla CRISI, Convegno a Varese, 29 giugno 2011, da RisorseComuni, 2011


Politiche sociali e Comuni. FARE FRONTE alla CRISI

Il 29 giugno a Varese si terrà il convegno Politiche sociali e Comuni. L’obiettivo del convegno sarà fornire indicazioni su nuovi servizi e sull’innovazione per far fronte alla crisi delle risorse nei Comuni nell’ambito delle Politiche sociali.

L’iniziativa rappresenta un importate momento di confronto in cui, attraverso due tavole rotonde, i relatori potranno portare la loro testimonianza e dare il lorto contributo su un tema molto importante per la Pubblica Amministrazione locale.

La partecipazione al convegno è gratuita, dal link che segue sarà possibile avere maggiori informazioni ed iscriversi.

Intervengono


9.30 SALUTI ISTITUZIONALI

Giacomo Bazzoni
Presidente Dipartimento Welfare – Sanità di ANCI Lombardia

è stato invitato
Dario Galli
Presidente della Provincia di Varese

9.45 INTERVENTI

Attilio Fontana
Presidente ANCI Lombardia – Sindaco di Varese

Giulio Boscagli
Assessore alla Famiglia, conciliazione, integrazione e solidarietà sociale della Regione Lombardia

Don Walter Magnoni
Responsabile della Pastorale Sociale e del lavoro della Diocesi di Milano

Paolo Chiumenti
Direttore Generale Banca Prossima

10.45 TAVOLA ROTONDA - FARE FRONTE alla CRISI: l’innovazione nella gestione

MODERA:
Giulio Gallera
Vice Presidente ANCI Lombardia

PARTECIPANO:
Mariella Luciani
Responsabile Ufficio di Piano di Tradate

Guido Calori
Presidente Istituzione Servizi alla Persona della Comunità Montana Valli del Verbano

Elena Meroni
Direttore Azienda Comuni Insieme, Coordinatore NeASS Network Aziende Speciali sociali Lombardia

Dario A. Colombo
Direttore Consorzio Desio-Brianza, Docente Organizzazione servizi sociali Università Milano Bicocca

11.45 TAVOLA ROTONDA - FARE FRONTE alla CRISI: nuovi modelli di servizi

MODERA:
Pier Attilio Superti
Segretario Generale ANCI Lombardia

PARTECIPANO:
Anna Maria Del Vescovo
Responsabile programmi sociali pubblici, Edenred Italia

Ettore Vittorio Uccellini
Direttore Azienda Sociale Cremonese

Francesco Spatola
Direttore Servizi Sociali Comune di Varese, Responsabile Ufficio di Piano Ambito Distrettuale di Varese

Lucas Maria Gutierrez
Direttore Sociale ASL di Varese

12.45 DIBATTITO
INTERVENTI PROGRAMMATI:

Ugo Duci
Segretario Regionale CISL Lombardia

Claudio Dossi
Segreteria SPI CGIL Lombardia

Felice Romeo
Presidente Legacoopsociali Lombardia

Sono stati invitati rappresentanti di Concooperative e UNEBA

13.15 CONCLUSIONI
Giorgio Oldrini
Vice Presidente ANCI Lombardia

13.30 PRANZO OFFERTO AI PARTECIPANTI


Politiche sociali e Comuni. FARE FRONTE alla CRISI ||| RisorseComuni ||| 2011 |||.

Regione Lombardia: 63 milioni di euro in più per le politiche sociali. gli stanziamenti 2011 sono sugli stessi livelli dello scorso anno, dopo che i tagli imposti a seguito della crisi economica internazionale avevano ridotto drasticamente i fondi per le categorie più deboli


La Giunta Formigoni mette in campo quasi 63 milioni di euro in più per le politiche sociali e salva, unico governo regionale in Italia, il welfare lombardo 2011 dalla mannaia imposta dalla crisi economica internazionale. Il “miracolo”, annunciato dal presidente Formigoni e dall’assessore alla Famiglia, Conciliazione, Integrazione e Solidarietà sociale Giulio Boscagli, è frutto di un impegno di tutti gli assessori regionali “che hanno condiviso – ha spiegato Formigoni – la centralità della persona come criterio chiave della nostra visione politica”. 
E così gli stanziamenti 2011 sono sugli stessi livelli dello scorso anno, dopo che i tagli imposti a seguito della crisi economica internazionale avevano ridotto drasticamente i fondi per le categorie più deboli. Con grande soddisfazione delle numerose e importanti associazioni del terzo settore impegnate su questo fronte, del sindacato, degli enti locali (Anci).

Ecco in dettaglio le voci: 
- Fondo Sociale: 70 milioni, 30 in più rispetto alla previsione iniziale che era di 40; 
- Politiche per la Famiglia: 16 milioni, 9,5 in più rispetto ai 6,5 iniziali; 
- Politiche di Conciliazione: 10 milioni, in precedenza non erano previsti fondi; 
- Attività sociale degli oratori: 2,7 milioni (mentre inizialmente non erano previste risorse); 
- Aiuto all’alimentazione: 700.000 euro da destinare al Banco Alimentare che, muovendo cibo e derrate per un totale di 20 milioni di euro l’anno, distribuisce alimenti a circa 600 organizzazioni; 
- Fondo Nasko: 5 milioni (anche qui non erano previste risorse) per sostenere economicamente le mamme che decidono di rinunciare all’interruzione di gravidanza; – Cooperazione allo sviluppo: 2,8 milioni (non erano disponibili fondi); 
- Reinserimento sociale dei detenuti: 2 milioni euro (zero risorse previste inizialmente). A queste nuove risorse vanno poi aggiunte quelle deliberate la settimana scorsa dalla Giunta che ha stanziato per l’assistenza domiciliare altri 40 milioni oltre ai 90 già previsti.

“Nonostante i gravi tagli imposti alle Regioni e in particolare alla Lombardia che ha dovuto rinunciare a 1 miliardo e 400 milioni di euro – ha sottolineato il presidente Formigoni – siamo riusciti a riportare i fondi destinati alle politiche sociali agli stessi livelli dello scorso anno, grazie al lavoro dell’intera Giunta regionale, degli assessori, del presidente e delle associazioni con cui abbiamo voluto condividere le modalità e la ripartizione delle risorse”. “Da sempre – ha proseguito il presidente Formigoni – poniamo al centro della nostra politica la persona, la famiglia, i bisognosi, orientando le nostre azioni in un’ottica di politica sussidiaria che ci ha permesso di valorizzare lo straordinario e formidabile impegno di chi lavora come volontario nelle associazioni”.

Soddisfatti gli esponenti delle associazioni che hanno apprezzato il lavoro della Giunta regionale della Lombardia e del presidente Formigoni che ha mantenuto gli impegni assunti ancora non più tardi di una settimana fa, in occasione della manifestazione dei disabili organizzata nel piazzale antistante la Stazione Centrale di Milano. 
“Ho scritto al ministro del Welfare Sacconi – ha aggiunto il presidente – per informarlo delle decisioni assunte da Regione Lombardia, manifestando anche il nostro forte invito al Governo a lavorare nella stessa direzione, ossia a ripensare e ridurre i tagli alle politiche sociali”. Ulteriore invito è stato rivolto al ministro degli Esteri Franco Frattini a “definire un Accordo Quadro per la Cooperazione internazionale in modo che si possano ottimizzare le risorse”.
“In Lombardia – ha detto l’assessore Boscagli – ci sono 3.000 oratori, pari al 50% di quelli presenti in Italia e 57.000 posti in RSA, la metà circa di quelli disponibili a livello nazionale: quindi metà del welfare nazionale. E’ doveroso che i tagli apportati dal Governo alle politiche sociali tengano conto di questa realtà. Le nuove risorse destinate a questo settore premiano anche l’idea di assistere le donne che rinunciano all’aborto e fanno nascere i figli: con il Fondo Nasko siamo arrivati in un solo anno di attività ad aver salvato 1.000 vite, un risultato decisamente incoraggiante”. 
Oltre all’apprezzamento del presidente di Ledha (Lega per i diritti delle persone con disabilità), Fulvio Santagostini, di don Edoardo Algeri (Federazione Lombarda Centri Assistenza alla Famiglia) e di don Pierluigi Codazzi (delegato per gli oratori) la decisione della Regione ha ricevuto un convinto sostegno anche da Gigi Petteni, segretario Cisl Lombardia: “E’ stata fatta una scelta fondamentale per il futuro della Lombardia – ha detto – perché con azioni di questo tipo si mantiene la coesione sociale e si costruiscono energie positive per lo sviluppo”. Secondo Mario Melazzini, presidente (AISLA) Associazione Italiana Sclerosi Laterale Amiotrofica, “Regione Lombardia risponde concretamente con i fatti privilegiando il bisogno e ascoltandolo: i consistenti fondi destinati all’assistenza domiciliare permetteranno alle persone fragili di essere accudite a casa ed essere protagoniste del loro percorso di vita”. 
Anche ANCI (Associazione Nazionale Comuni Italiani), rappresentata da Giacomo Bazzoni, che è anche presidente della commissione welfare nazionale, ha elogiato un “risultato stupendo”, condividendo lo stesso entusiasmo di Lele Pinardi (Associazione Colomba, cooperazione internazionale) e di Paola Bonzi, Centro Aiuto alla Vita della Mangiagalli.

Regione :: Formigoni: il welfare 2011? Indenne dai tagli.

LA L.328: DOPO IL DECENNALE, LA PROSPETTIVA. UNA RIFORMA MANCATA O UN’OPPORTUNITÀ DA INCREMENTARE, 23 marzo 2011, Torino


Seminario del 23 Marzo 2011

LA L.328: DOPO IL DECENNALE, LA PROSPETTIVA.

UNA RIFORMA MANCATA O UN’OPPORTUNITÀ DA INCREMENTARE

a TORINO -  presso il Gruppo Abele, Corso Trapani 91


Decreto del Ministro del Lavoro e delle Politiche sociali relativo alla ripartizione delle risorse finanziarie affluenti al Fondo nazionale per le politiche sociali per l’anno 2010


E’ stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale (serie generale n. 8 del 12.01.2011) il Decreto del Ministro del Lavoro e delle Politiche sociali relativo alla ripartizione delle risorse finanziarie affluenti al Fondo nazionale per le politiche sociali per l’anno 2010.

Provvedimento
Conferenza delle Regioni e delle Province autonome
Conferenze
Stato-Regioni/Unificata
Pubblicazione nella
Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana
Intesa sullo schema di decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, concernente il riparto del Fondo nazionale per le politiche sociali per l’anno 2010
Nella seduta dell’8 luglio 2010 ha espresso l’Intesa con la richiesta di emendamento all’articolo 6 relativo alle risorse per la Regione Abruzzo, alla luce della situazione di straordinaria necessità determinata a causa degli eventi sismici del 2009. Documento approvato nr.: 10/052/CU19/C8.
Nella seduta della Conferenza Unificata dell’8 luglio 2010 è stata sancita l’Intesa.
Repertorio Atti n.:61/CU del 08/07/2010
Gazzetta Ufficiale – Serie generale n. 8 del 12.01.2011

Giuliana Carabelli e Carla Facchini, introduzione IL MODELLO LOMBARDO DI WELFARE. Continuità, riassestamenti, prospettive, Franco Angeli, 2010


Introduzione, di Giuliana CarabelliCarla Facchini

  • Il crescente rilievo delle politiche regionali
  • Specificità della Lombardia
  • Momenti della costruzione del modello lombardo
  • I diversi sguardi disciplinari
  • La struttura di contenuto del volume
  • I possibili effetti di questa ricerca sulla formazione universitaria

in:

IL MODELLO LOMBARDO DI WELFARE

Continuità, riassestamenti, prospettive

A cura di Giuliana CarabelliCarla Facchini

Franco Angeli, 2010, p. 256

da: IL MODELLO LOMBARDO DI WELFARE. Continuità, riassestamenti, prospettive, a cura di Giuliana Carabelli e Carla Facchini, Franco Angeli, 2010 « Politica dei servizi sociali: ricerche in rete.

Lidianna Degrassi e Raffaele Mozzanica, La disciplina dei servizi sociali nella Regione Lombardia, in IL MODELLO LOMBARDO DI WELFARE. Continuità, riassestamenti, prospettive, a cura di Giuliana Carabelli e Carla Facchini, Franco Angeli, 2010


La disciplina dei servizi  sociali nella Regione Lombardia

di Lidianna   DegrassiRaffaele Mozzanica

  • Da una “legge regionale di sistema” (LR 1/86) a una “legge regionale di rete” (LR 3/2008)
  • Finalità e principi
  • Assetto istituzionale e organizzativo
  • Governo della rete: gli ambiti sociale e sociosanitario
  • Assetto finanziario

in:

IL MODELLO LOMBARDO DI WELFARE

Continuità, riassestamenti, prospettive

A cura di Giuliana CarabelliCarla Facchini

Franco Angeli, 2010, p. 256

da: IL MODELLO LOMBARDO DI WELFARE. Continuità, riassestamenti, prospettive, a cura di Giuliana Carabelli e Carla Facchini, Franco Angeli, 2010 « Politica dei servizi sociali: ricerche in rete.

DECRETO 4 ottobre 2010 Ripartizione delle risorse finanziarie affluenti al Fondo nazionale per le politiche sociali per l’anno 2010


Fondo nazionale politiche sociali 2010

Cristiano Gori (cur.), Come cambia il welfare lombardo Una valutazione delle politiche regionali, Maggioli editore, da LombardiaSociale.it


[copertina] L’ultimo decennio ha visto il welfare lombardo mutare profondamente. L’amministrazione regionale ha introdotto numerose novità, tese a costruire un peculiare modello da proporre a tutto il Paese. I cambiamenti sono stati avviati all’inizio del decennio e tradotti in pratica attraverso due legislature regionali (2000-2005 e 2005-2010). È tempo di chiedersi quali risultati abbiano prodotto. Il volume propone una valutazione dell’esperienza lombarda basata sui dati, che parte dall’ultima legislatura e si estende all’esame del complessivo decennio. Si ricostruisce come sono mutati i servizi socio-sanitari, sociali e socio-educativi lombardi in seguito alle novità introdotte dalla Giunta e si discutono le conseguenze queste hanno prodotto. Prosegue così il percorso iniziato con l’analisi compiuta alla conclusione della precedente legislatura regionale (Politiche sociali di centro-destra. La riforma del welfare lombardo, 2005).

Per accedere a una breve descrizione dei singoli capitoli e poter scaricare i capitoli e le appendici in formato PDF vai a:

Gli effetti del federalismo sulle politiche sociali, atti del convegno 24 novembre 2010


nuovo numero di WOL, dedicato alla raccolta degli atti del convegno “Gli effetti del federalismo sulle politiche sociali”, tenutosi a Roma lo scorso 24 novembre. E’ possibile scaricare la rivista cliccando sul link sotto riportato. I numeri precedenti sono disponibili nella sezione Rivista WOL.

WOL – Numero 8  Anno VI


In questo numero:

• “Apertura dei lavori” – Giulio MARCON – pag. 2
• “Saluto delle istituzioni” – Claudio CECCHINI – pag. 2
• “Il punto di vista regionale” – Anna Maria CANDELA – pag. 7
• “Definizione dei LEP, modelli di finanziamento, costi e fabbisogni standard” – Andrea TARDIOLA – pag. 10
• “Bisogni informativi nel sociale e monitoraggio dei servizi e degli interventi” – Margherita BRUNETTI – pag. 13
• “Il punto di vista locale” – Franco PESARESI – pag. 17
• “Federalismo: un’idea alla prova dei fatti” – Nereo ZAMARO – pag. 19
• “Moderazione e conclusione dei lavori” – Emiliano MONTEVERDE

DIBATTITO
• Stefano DANERI – pag. 23
• Gianni PALUMBO – pag. 24
• Raffaele TOMBA – pag. 24
• Eugenio DE CRESCENZO – pag. 25

Quale welfare nella Lombardia di domani? Valutare l’esperienza per disegnare il futuro, Milano – Palazzo delle Stelline, Sala Volta – Corso Magenta 61 Martedì 14 dicembre, 9.00-13.00


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Quale welfare nella Lombardia di domani?

Valutare l’esperienza per disegnare il futuro

Milano – Palazzo delle Stelline, Sala Volta – Corso Magenta 61

Martedì 14 dicembre, 9.00-13.00

Convegno con il patrocinio della Regione Lombardia

Il welfare lombardo è mutato profondamente nell’ultimo decennio. All’inizio degli anni 2000, infatti, l’amministrazione regionale ha introdotto numerosi cambiamenti riguardanti i servizi socio-sanitari, sociali e socio-educativi. Questi cambiamenti sono stati tradotti in pratica lungo due legislature regionali (2000-2005 e 2005-2010) e oggi bisogna definire le strategie con cui affrontare i prossimi anni. È il momento giusto per una valutazione dell’ultimo decennio fondata sui dati, tesa a cogliere i risultati positivi raggiunti e a evidenziare le criticità attese nel futuro.

PROGRAMMA

8.30 Registrazione

9.15                 Saluto iniziale: Le ragioni di un progettoI Promotori di Lombardiasociale.it 

9.30  Lombardia 2000-2010: Com’è cambiato il welfare - Cristiano Gori, Irs e Università Cattolica, Milano

10.15              Lombardia 2010-2015: Il welfare che verràGiulio Boscagli, Assessore Famiglia, Conciliazione, Integrazione e Solidarietà Sociale – Regione Lombardia

11.00 – Coffee break

11.30              Presentazione di Lombardisociale.itPer il gruppo di Lombardiasociale.it , Ugo De Ambrogio, Irs

11.50              Tavola rotonda – Le sfide per il welfare lombardo – Modera: Giuseppe Frangi, Direttore Responsabile di Vita

Intervengono

· L’assistenza agli anziani non autosufficienti: Gianbattista Guerrini, Fondazione Brescia Solidale

· Gli interventi per la famiglia:  Roberta Bonini, Irer e Università Cattolica di Brescia e Piacenza

· I percorsi assistenziali nella rete dei servizi:   Katja Avanzini, Irs e Consorzio Casalasco Servizi Sociali

· I servizi per le persone con disabilità: Giovanni Merlo, LEDHA

· La lotta alla povertà e all’esclusione sociale: Daniela Mesini, Irs

Il convegno ha luogo in occasione della pubblicazione del volume Come cambia il welfare lombardo. Una valutazione delle politiche regionali, a cura di Cristiano Gori, Maggioli editore, 2010

e del lancio del sito www.lombardiasociale.it

L’iscrizione è gratuita ed obbligatoria, collegandosi al link  http://lombardiasociale.it/

Per ulteriori informazioni scrivere a segreteria@irs-online.it

Sportelli Sociali in Italia | Iperbole


Sportelli Sociali in Italia

La legge 328/2000 introduce come livello essenziale dei servizi sociali, alla persona e alla comunità, la funzione di informazione e consulenza per l’accesso alla rete integrata dei servizi.
La funzione di segretariato sociale (art. 22, comma 4 lett. A L. 328/2000) risponde all’esigenza primaria dei cittadini di:
- avere informazioni complete in merito ai diritti, alle prestazioni, alle modalità di accesso ai servizi,
- conoscere le risorse sociali disponibili nel territorio in cui vivono, che possono risultare utili per affrontare esigenze personali e familiari nelle diverse fasi della vita.
I progetti avviati nei vari territori regionali hanno via via assunto denominazioni diverse: PUA porta unica di accesso, Sportello sociale, Sportello di cittadinanza, …..

In questa sezione del portale troverete materiali di documentazione provenienti da differenti realtà e riferiti al modello “Sportello sociale”: articoli da riviste, report di ricerca, atti di convegni, documenti on line ed altro per tutti coloro che vogliono progettare uno Sportello sociale ed approfondire il senso e l’organizzazione di questa tipologie di servizio.

Legge 328/2000: politiche legislative attuative delle Regioni, da www.segnalo.it


E’ sostanzialmente un “blocco appunti”: non ho la possibilità di fare ricerche più sistematiche. Ma colloco in queste pagine tutto quanto ho intercettato nel mio lavoro. Se avete segnalazioni vi prego di inviarle a: p.ferrario@tin.it


Vai anche a:
RICERCHE


REGIONI
PIEMONTE

VALLE D’AOSTA
  • LR N. 18 4/9/2001, PIANO INTEGRATO SOCIO-SANITARIO 2002/2004
LOMBARDIA
LIGURIA
PROVINCIA DI TRENTO
  • DGP N. 581 22/2/3/2002, PIANO SOCIALE ASSISTENZIALE PER LA PROVINCIA DI TRENTO 2002-2003: LINEE GUIDA E MISURE ATTUATIVE
PROVINCIA DI BOLZANO
  • PIANO SOCIALE PROVINCIALE 2000-2002, 13 DICEMBRE 1999
VENETO
  • LR N. 22/2002, AUTORIZZAZIONE E ACCREDITAMENTO DELLE STRUTTURE SANITARIE, SOCIO-SANITARIE E SOCIALI

  • DGR N.  1764/2004, LINEE GUIDA PER LA PREDISPOSIZIONE DEI PIANI DI ZONA


FRIULI – VENEZIA GIULIA
  • Marina Guglielmi, Annamaria Carli, Il nuovo sistema di welfare in Friuli Venezia Giulia, in Prospettive sociali e sanitarie n. 13 2005, p. 1-3
EMILIA – ROMAGNA
TOSCANA
UMBRIA
  • DCR N. 759 20/12/1999, PIANO SOCIALE REGIONALE 2000-2002

  • DGR N. 142/2001, ATTO DI INDIRIZZO PER LA PROGRAMMAZIONE SOCIALE DI TERRITORIO

MARCHE
ABRUZZO
MOLISE
  • PIANO SOCIALE REGIONALE 2004/2006
LAZIO
  • LR N. 41/2003, NORME IN MATERIA DI AUTORIZZAZIONE ALL’APERTURA E AL FUNZIONAMENTO DI STRUTTURE CHE PRESTANO SERVIZI SOCIO-ASSISTENZIALI

  • DGR N. 1408/2002, PIANO SOCIO-ASSISTENZIALE REGIONALE 2002/2004

  • DGR N. 318/2004, PROPOSTA DI PIANO SOCIO-ASSISTENZIALE 2003/2005 E RELATIVI INDIRIZZI AI PIANI DI ZONA


CAMPANIA
BASILICATA
  • DCR N. 1280, 1999, PIANO SOCIO-ASSISTENZIALE REGIONALE 2000/2002
PUGLIA
CALABRIA
SICILIA

Cinzia Gubbini, Politiche sociali nella Regione Lombardia: 1. Un servizio molto poco sociale; 2. Intervista a Paolo Ferrario, in Il Manifesto 27 luglio 2010


Cinzia Gubbini – INVIATA A BRESCIA
WELFARE ADDIO
Un servizio molto poco sociale
La privatizzazione dei servizi di assistenza ha portato in Lombardia a una precarizzazione del lavoro degli assistenti. E’ il modello Formigoni, che finisce col penalizzare le famiglie più deboli
Elena vive in una casa in affitto in un paese in provincia di Brescia. Ha 35 anni e la sua non è una situazione facile: due figli minorenni, un divorzio alle spalle con un uomo disoccupato, nessuna prospettiva di lavoro. La sua occupazione principale al momento è cercare di orientarsi nel labirinto delle offerte dei servizi sociali lombardi. Una specie di supermarket in cui, per poter riempire il carrello, devi avere la mente lucida e la fortuna di incontrare qualcuno che ti sappia dare la dritta giusta. A Elena al momento non va malissimo: «Ho incontrato persone per bene, per esempio i volontari della Caritas», spiega. Bussando più e più volte alle porte del Comune – governato da un sindaco della Lega – è inoltre riuscita a mettere insieme un po’ di aiuti: «Per la scuola dei bambini ho ottenuto la “dote scolastica” – racconta – si tratta di un libretto con dei buoni da 10 euro, circa 120 in totale, con cui comprare i libri e tutto il resto». Poi ha ottenuto un contributo per sei mesi all’affitto, circa 450 euro. Infine, mostrando le bollette scadute, le hanno dato dei soldi per il riscaldamento. Ma se chiedi a Elena in base a quale bando ha «vinto» quei soldi risponde: «Non ne ho proprio idea, io dico qual è il problema, poi mi chiamano se ci sono dei soldi». E in quanto ai suoi reali bisogni, insiste «vorrei soltanto un lavoro, ma quello nessuno me lo trova».
A guardarla è evidente che Elena è prima di tutto una ragazza fragile, con un sacco di problemi alle spalle e l’incapacità di progettare da sola un futuro. Ma per questo tipo di multiproblematicità non è prevista la presa in carico nella regione Lombardia. Qui nella terra di Roberto Formigoni, presidente della regione al suo quarto mandato, i servizi sociali tradizionalmente intesi hanno cambiato volto da almeno quindici anni. Un terremoto, un cambio di stile. Un nuovo sistema che farà scuola nell’Italia federalista. Formigoni, fiero esponente di Comunione e Liberazione, si è applicato con particolare attenzione all’ambito dei servizi sociali, un po’ per la sua formazione culturale, un po’ perché il vasto e variegato mondo del privato sociale lo ha tenuto a battesimo. Da lì viene, e non se lo è scordato. E il privato sociale è oggi la vera spina dorsale della rete dei servizi sociosanitari lombardi. Ma qual è il modello-Formigoni patron di una regione di destra, dove si è saldato il connubio del cattolicesimo conservatore con la Lega, e che fa del federalismo la propria bandiera?

Il modello lombardo
Intanto è necessario avere qualche indicazione per orientare la bussola. In realtà è semplicissimo, perché tutto con la legge 31 del ’97 è stato semplificato e compartimentato. Alla regione spetta il cosiddetto Pac, cioè la programmazione, l’acquisto e il controllo dei servizi. Al privato sociale e cooperativistico spetta mettersi sul mercato per chiedere l’accreditamento e diventare così fornitori del servizio. All’utente spetta scegliere da chi vuole farsi assistere, utilizzando sostanzialmente due strumenti, già previsti dalla legge nazionale 328 del 2000 varata dal centrosinistra e prima legge quadro sui servizi sociali: i buoni e i voucher. I primi sono i vecchi contributi economici, che vengono riconosciuti alla famiglia come parziale risarcimento dell’assistenza che presta ai soggetti deboli – minori, anziani, disabili. Il voucher, invece, è un titolo sociale che quantifica le prestazioni e che deve essere speso presso quelle cooperative e associazioni che si sono accreditate. Ultima notazione: le Asl, che sono state negli anni accorpate, si occupano di gestire la parte sanitaria che è prevalentemente gratuita. Ai Comuni spetta invece la gestione dei servizi socioassistenziali, che sono prevalentemente a carico dell’utente – il quale può accedere a buoni e voucher se ha un basso reddito o determinate caratteristiche famigliari. Questo il quadro che potrebbe piacere a molti governatori, non solo di destra. Ma funziona?

Centralismo federalista
Per capirlo siamo andati a parlare con chi i servizi sociali li fa, o almeno li faceva: gli assistenti sociali. Categoria professionale che ha cambiato volto negli ultimi anni. Apparentemente lievitano i titoli di studio, ma si precarizzano le condizioni di lavoro. Molti di loro ormai lavorano a progetto, è difficile che rilascino dichiarazioni ai giornali con nome e cognome. Fatto sta che il dato generale è chiarissimo: si sentono ormai messi da parte, lamentano una decadenza del proprio ruolo «soprattutto una scissione ormai irrecuperabile tra il livello politico e quello tecnico: i politici decidono sulla base delle loro ideologie e delle loro priorità, senza nulla sapere nel merito dei servizi sociali. A noi tocca eseguire», spiega una delle assistenti sociali della Provincia di Brescia, Giovanna Lazzaroni.
Angiola Uberti vive a Palazzolo e ha iniziato la professione di assistente sociale nel ’74. Se ne è andata in pensione due anni fa, e già nel 2002 rinunciò a un incarico fiduciario nella Asl in cui lavorava perché non condivideva il nuovo sistema che portava alla privatizzazione dei servizi. «Io credo fermamente nel fatto che la gestione del servizio debba rimanere in mano pubblica – spiega – perché è più facile il controllo, ma anche il confronto tra gli operatori che è vitale per il servizio sociale». L’esternalizzazione dei servizi alle cooperative – per quanto possano essere ottime – ovviamente pone un ostacolo a questo tipo di processo. Angiola viene proprio da un altro mondo: la sua carriera è iniziata alle Stelline , il «mitico» istituto milanese per le ragazze orfane o con problemi in famiglia. I suoi ricordi sono un fiume in piena, eco di un mondo che non esiste più: «Noi eravamo studentesse, eppure la nostra parola contava. Mi ricordo che quando entrai volevano spostare l’istituto in campagna, avevano progettato un meraviglioso complesso pieno di tutti i confort. Noi ci opponemmo: cosa dovevano fare le ragazze là, in quella prigione dorata? Noi dovevamo insegnare loro ad avere a che fare con la vita, a riscattare se stesse giorno per giorno». Il progetto, con tutto quello che era costato, fu buttato alle ortiche. «Era un periodo in cui si discuteva moltissimo, ci si arrabbiava, ma si voleva cambiare», racconta Angiola. Un periodo di grande creatività, in cui la formazione delle assistenti sociali era in mano a professori come Giuliano Della Pergola e Guido Romagnoli. «Certo – riflette Angiola – poi deve venire il periodo delle regole», che è arrivato con la riforma sociosanitaria delle Usl (proprio qui a Brescia partì la battaglia perché fossero denominate “Ussl”, premettendo alla “s” di sanitarie quella di socio, cioè sociale). Anni in cui si è andati avanti per tentativi ed errori, forse con qualche sbavatura e con poca attenzione agli sprechi. Ma quando è arrivato Formigoni la virata impressa ai servizi sociosanitari non è piaciuta a una come Angiola: «Il primo effetto è stata una forte centralizzazione: non veniva più ascoltato ciò che proveniva dal territorio. Non c’era più possibilità di esprimere la benché minima perplessità. Poi dal 2000 hanno cominciato anche a mettere in piedi un sistema fatto di valutazioni, «pagelle», obiettivi che sia i lavoratori che i dirigenti devono raggiungere in base a criteri che però vengono stabiliti dalla regione e non sono concordati. Così succede – conclude – che ogni operatore deve lavorare affinché il direttore generale raggiunga gli obiettivi stabiliti».

Il punto di vista delle cooperative
L’insoddisfazione che si percepisce dalle parole degli assistenti sociali, specialmente quelli della «vecchia scuola», è presente in realtà anche in chi lavora nelle cooperative. S. è in pensione dal 2010, ma preferisce non rivelare il suo nome perché ora lavora come formatrice per una rete di cooperative molto influenti nella provincia di Brescia. La rete di cooperative si occupa di anziani, minori, psichiatrici e gestiscono anche un Sert privato – ultima frontiera della esternalizzazione modello Formigoni. Dal punto di vista di S. «gli standard che la regione Lombardia pretende dal privato sociale sono in realtà molto alti, e il controllo è piuttosto efficiente. Il problema è che la remunerazione non lo è altrettanto, tanto che in realtà il passaggio al privato per la regione molto spesso è un guadagno. Sei tu che lavori in cooperativa a dover inventare soluzioni alternative per rendere più efficaci le risorse». Nel magico mondo del mercato la regione cerca di risparmiare, e l’effetto sul privato è perverso. S. porta l’esempio delle residenze per anziani: «La valutazione del bisogno dell’anziano viene fatta sugli aspetti di motricità, comorbilità e comportamento, in questo ordine. Così succede che se io aiuto una persona a camminare non vengo premiata».
L’altra tendenza che si sta affermando, sempre in un’ottica di risparmio, è la progressiva integrazione delle prestazioni sanitarie – che sono gratuite – con quelle socioassistenziali – che sono in parte a carico dell’utente «con il rischio – dice S. – che venga meno la gratuità della parte sanitaria diventando tutto a contribuzione».

Il nodo culturale
Ma non è solo una questione di soldi. Alla base del modello c’è anche, ovviamente, una visione culturale. Permea tutto un asse valoriale cattolico, che pone al centro la vita «difesa «in ogni sua fase» e la famiglia sostenuta «con adeguate politiche sociali», come recita il nuovo statuto della regione, approvato nel 2008. Ma questa impostazione può essere un’arma a doppio taglio: «Un elemento cardine delle leggi lombarde sui servizi sociali è la cosiddetta ‘sussidiarietà orizzontale’, che nasce per mettere al centro l’individuo e i suo legami famigliari, ma che di fatto sta caricando la famiglia di compiti e responsabilità che non le sono propri», osserva ancora Giovanna Lazzaroni dalla provincia di Brescia. Così, tanta attenzione per la famiglia – ed è ovvio che si parli di famiglie con qualche problema – finisce per essere un boomerang. Ma non solo. Lo schema secondo cui il livello politico controlla, e il livello tecnico esegue comporta che il primo decide anche sulle priorità, aldilà di una reale lettura dei bisogni della società attuale. «Oggi non esiste più il soggetto con un solo problema, ad esempio quello economico – spiega D. L., formatrice della provincia di Brescia – la nuova emergenza è quella della multiproblematicità: lo sfaldamento dei riferimenti sociali determina che chi perde lavoro entra velocemente, ad esempio, in depressione, perde la capacità di relazionarsi con la sua famiglia, entra nel tunnel di qualche dipendenza». Ci sarebbe bisogno, insomma, di una vera potenza di fuoco da parte dei servizi per rispondere a questo tipo di situazioni: «La realtà purtroppo è ben diversa – aggiunge D. L. – la privatizzazione causa un disinvestimento sulla formazione e sulla ricerca. E contemporaneamente le politiche sociali sono in balia del partito di turno. Ultimamente mi è capitato di sentire, da parte di un assessore della zona, che non aveva senso investire sulla mediazione famigliare perché tra moglie e marito se la vedono tra loro».

da : http://www.ilmanifesto.it/il-manifesto/argomenti/numero/20100727/pagina/08/pezzo/283363/

Cinzia Gubbini

“La cricca di Cl fagocita tutto”

«La regione Lombardia ha creato un nuovo modello: usare il sistema liberista con il bilancio pubblico». Paolo Ferrario docente a contratto privato della Università di Milano Bicocca, insegna Politiche sociali. È da anni ormai un attento osservatore delle trasformazioni dei servizi sociali lombardi.
Cosa intende con il termine sistema liberista nei servizi sociali?
La legge del ’97 ha messo in concorrenza soggetti privati che vendono il loro prodotto, cioè il servizio. La Regione ha stabilito dei criteri generali attraverso cui accreditare questi soggetti. Se il cittadino li sceglie, allora la Regione restituisce al soggetto produttore il costo del servizio.
Detta così non sembra male. Cosa c’è di sbagliato?
Che stiamo parlando di servizi sociali, e in questo ambito lo schema studiato in Lombardia funziona solo per alcune attività: quelle remunerative. Un buon esempio possono essere i laboratori di analisi: l’offerta in Lombardia è altissima, superiore alla domanda tanto che non ci sono code per chi ha necessità di fare gli esami del sangue. La situazione è ben diversa per tutti quei servizi legati alla cronicità – psichiatrici, disabili, ma anche dipendenze. Il perché è semplice: costano molto di più, sono molto più impegnativi e molto meno remunerativi. Ma non funziona neanche con i Pronto soccorso, per le stesse ragioni: costi troppo alti. Cosicché non si riescono a trovare abbastanza soggetti da mettere in concorrenza su questi terreni, che pure sono essenziali per la struttura dei servizi sociali. Dunque, uno schema puramente ideologico non può funzionare nell’ambito dei servizi sociali: occorre valutare situazione per situazione.
Eppure la Lombardia è la «capitale» delle Residenze per anziani, un tipico esempio di servizio sociale privato legato alla cronicità: la vecchiaia…
Giusto, ma si tratta di un caso particolare: le Rsa erano già private. Ben prima della legge quadro sui servizi sociali del ’97 erano già 600. Di certo avevano una caratteristica «localistica»: i consigli d’amministrazione erano legati al territorio. Vi sedevano dall’assessore al sindaco. Era comunque una rete ben sviluppata ed era logico valorizzarla. E infatti la Regione lo ha fatto, investendo moltissimo denaro. Il problema sono i nuovi servizi.
Il nodo è, insomma, la compatibilità dei costi.
Il nodo è il funzionamento del mercato, che va bene in questi casi solo se è regolato. Se esiste cioè un soggetto che si incarica di capire dove ce ne sono di più e dove ce ne sono di meno e di garantirli. Soprattutto non va bene la concorrenza perché necessariamente innesca un processo di corsa al prezzo al ribasso, che nei casi di sanità e servizi sociali genera mostri. Poi ci ritroviamo con le cliniche che inventano gli infartuati, come documentato da una puntata di Report su Rai3, per poter ottenere i finanziamenti e starci così con i costi, oltre ovviamente al lucro.
Non c’è chi misura i bisogni, però una delle critiche che più spesso si sente fare sull’organizzazione dei servizi sociali lombardi è che sono centralizzati. E’ così?
Distinguerei tra il livello comunale e quello regionale. La regione governa le Asl e il settore sociosanitario, ai Comuni resta la gestione del segmento sociale in cui ovviamente l’impatto dell’ideologia leghista diventa più forte. Ma non sottovaluterei il fattore ideologico del livello regionale, dove la centralizzazione è massima. Occorre dire la verità: in Lombardia il vero scandalo è che a governare è una cricca del sottosistema religioso: Comunione e Liberazione. Hanno occupato tutti i vertici, sono un vero gruppo di potere che ha le sue ideologie, i suoi leader e i suoi rituali. E le sue priorità. Lo smisurato sviluppo della diagnostica e la decisione di investire in questo settore, allora può anche essere letto con la lente della bioetica.

da: http://www.ilmanifesto.it/archivi/fuoripagina/anno/2010/mese/07/articolo/3141/http://www.ilmanifesto.it/archivi/fuoripagina/anno/2010/mese/07/articolo/3141/

Nicoletta Stame , Veronica Lo Presti , Daniela Ferrazza, Segretariato sociale e riforma dei servizi. Percorsi di valutazione


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Segretariato sociale e riforma dei servizi. Percorsi di valutazione  
Autori e curatori: Nicoletta Stame , Veronica Lo Presti , Daniela Ferrazza
Collana: Valutazione – Aiv – Studi e ricerche
Argomenti: Politiche e servizi socialiMetodologia e tecniche della ricerca sociale
Livello: Studi, ricerche
Dati: pp. 176,     1a edizione  2010  (Cod.1900.2.8)
 
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Segretariato sociale e riforma dei servizi. Percorsi di valutazione
Tipologia: Edizione a stampa
Prezzo: € 19,00
Disponibilità: Buona
Codice ISBN 13: 9788856817140
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In breve Uno sguardo alla complessa realtà dei servizi sociali. Il volume nasce da un’insofferenza verso un atteggiamento presente nell’ambito delle politiche sociali, in tutti quegli studi sui servizi sociali che danno per scontato che essi siano quello che c’è scritto nelle leggi che li istituiscono, in tutti quegli studi sui piani di zona che danno per scontato che sia stato attuato tutto quello che avevano promesso…
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Presentazione
del volume:
Il volume presenta una valutazione di una politica sociale e una riflessione metodologica su come è stata condotta. La valutazione ha riguardato l’attuazione di un servizio che la legge 328/00 considera come livello essenziale di assistenza: il segretariato sociale per l’informazione e la consulenza per l’accesso ai servizi per tutti i cittadini. Dunque, uno strumento ispirato ad un principio universalistico, che mira a creare forme di integrazione in un sistema fortemente categorizzato. L’idea del segretariato sociale è stata concepita al centro sulla base di precedenti “buone pratiche”, la sua istituzione è stata stabilita da una legge nazionale, ma la sua attuazione è affidata agli enti locali (comuni, municipi, distretti).
Il testo affronta la questione della implementazione di questo strumento, fornendo una valutazione di come è stato introdotto in 4 municipi di Roma. Concentrarsi sul processo di implementazione significa studiare cosa un programma diventa attraverso la ridefinizione che gli attuatori danno dei suoi aspetti principali e cogliere le differenze tra le ridefinizioni operate nei vari contesti. Le maggiori differenze rilevate hanno riguardato: i processi decisionali (piani di zona più o meno partecipati), il modo di istituire il servizio (risorse a disposizione, collocazione nell’amministrazione del municipio, interno/esterno), la impostazione del lavoro da svolgere e, quindi, i risultati ottenuti dagli utenti.

Nicoletta Stame è professore ordinario di Politica sociale dell’Università di Roma “La Sapienza”. È stata Presidente dell’Associazione Italiana di Valutazione e della European Evaluation Society. È autrice di varie pubblicazioni, tra cui L’esperienza della valutazione (Roma, 1998) e curatrice di volumi come From Studies to Streams (New Brunswick, 2006) e Classici della Valutazione (Milano, 2007).
Veronica Lo Presti è dottore di ricerca in Metodologia delle scienze sociali e docente del Master in Metodologia della ricerca sociale attivato presso il Dipartimento Ri.S.Me.S. dell’Università di Roma “La Sapienza”. Si occupa di metodologia della ricerca sociale, di analisi organizzativa e di valutazione di programmi e servizi sociali. È autrice di vari articoli e di Prospettive di analisi organizzativa. Metodi e pratiche per un approccio integrato (Milano, 2009).
Daniela Ferrazza è dottore di ricerca in Metodologia delle scienze sociali; lavora come consulente e docente sui temi della valutazione e programmazione dei servizi sociali presso diversi Enti locali. È autrice di vari articoli, tra cui “Segretariato sociale: la gestione del Welfare locale” (2006) e “Analisi delle politiche sociali e della partnership nella creazione del capitale sociale locale” (2008).

Indice:
Premessa
Sintesi del rapporto
Segretariato sociale e valutazione
(Scelta del tema, unità d’analisi e prospettiva di ricerca; La nostra valutazione; Come è strumentato questo rapporto; Riferimenti bibliografici)
Gli studi di caso sul Segretariato sociale
(Il Segretariato sociale del Municipio A ; Il Segretariato sociale del Municipio B ; IL Segretariato sociale del Municipio C; Segretariato sociale del Municipio D; Riferimenti bibliografici)
Principi e realizzazioni
(L’integrazione tra settori e tra soggetti; La concezione solistica del cittadino; Il ruolo del terzo settore; Informazione e consulenza; Riferimenti bibliografici)
Il contesto dell’implementazione
(L’analisi dei “cerchi” del contesto istituzionale; La cultura organizzativa interna al gruppo di lavoro del Segretariato; Il rapporto tra Segretariato (primo livello) e Servizio sociale professionale (secondo livello); Il rapporto tra terzo settore e attore pubblico all’interno del Municipio; Il rapporto tra il Segretario e gli altri “cerchi” del Municipio; Riferimenti bibliografici)
Tipi di Segretariato sociale
(Il tipo “informativo-burocratico”; Il tipo “informatico di accompagnamento”; Il tipo “informativo-sociale”; Tipi di Segretariato e contesti organizzativi; Riferimenti bibliografici)
Gli effetti del Segretariato sociale: ipotesi di meccanismi
(Meccanismi sulla soddisfazione dell’utente e sull’orientamento ai servizi; Meccanismi sull’attivazione e la responsabilizzazione del cittadino; Riferimenti bibliografici)
La mappa concettuale della nostra valutazione
(“Ogni valutazione è fatta su misura del programma”; Il nostro processo di apprendimento: cosa significa valutare l’implementazione; In conclusione, le fasi della nostra valutazione; Riferimenti bibliografici)
Approfondimenti
(La legge 328/2000 nel sistema di welfare locale in Italia; Integrazione socio-sanitaria: spunti per un approfondimento; La “street level evaluation” come prospettiva di ricerca; Come è stata condotta l’osservazione nei Municipi; Il questionario di soddisfazione degli utenti).

Segretariato sociale e riforma dei servizi. Percorsi di valutazione

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Paolo Ferrario, Politica dei servizi sociali, 6° ristampa, 2009. Aggiornamenti 2001-2010


6° ristampa nel 2009

Attenzione a non essere tratti in inganno per chi lo avesse già acquistato: il testo è ancora quello del 2001, anche se da allora ha avuto, dato i risultati editorali, parecchie ristampe.

Il libro ripercorre la storia istituzionale dello sviluppo delle politiche dei servizi socio-sanitari lungo tutto il ’900 e in particolare dentro il ciclo 1970-2001.

Sto scrivendo un nuovo libro, integrativo del manuale, con questo titolo:

  • Politica dei servizi sociali ed educativi: il primo decennio del 2000

Sarà pubblicato ancora dall’editore Carocci Faber

Per ora gli aggiornamenti sono contenuti in queste pagine:

Paolo Ferrario, Politica dei servizi sociali e aggiornamenti 2001-2010

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A dieci anni dalla legge di riforma dell’assistenza (328/00): presente e prospettive per le IPAB in Sicilia…o rischio di divenire passato?, 26 febbraio 2010 alle ore 9.00, presso la Sala Convegni IRCAC – Via Ausonia, 83 – a Palermo


Venerdì 26 febbraio 2010 alle ore 9.00, presso la Sala Convegni IRCAC – Via Ausonia, 83 – a Palermo, convegno dal titolo “A dieci anni dalla legge di riforma dell’assistenza (328/00): presente e prospettive per le IPAB in Sicilia…o rischio di divenire passato?”

Siamo oramai entrati nel decennio dall’avvenuta approvazione di una importantissima legge: quella di Riforma dell’Assistenza (328/00).
Una legge che, da un lato, ha dato valore ai diritti soggettivi delle persone, riconoscendoli come esigibili; dall’altro, ha pure indicato l’avvio di un altrettanto importante momento: quello della trasformazione delle IPAB, od in Aziende Pubbliche di Servizi alla Persona od in Fondazioni di diritto privato.
Ad una rilettura, pare che quest’ultimo aspetto, almeno per le 7 Regioni che ancora vi devono provvedere, fra cui la Sicilia, sia stato per certi versi rimosso, dimenticato, tralasciato. Quasi non avesse un suo preciso significato o, peggio, non gli si volesse attribuire il giusto valore.
Cosa fare di fronte a questa situazione, che sembrerebbe proporsi in tutta la sua paradossalità? Far finta di niente, attendere, protestare, come peraltro proficuamente di recente, stante la precaria situazione esistente, è stato fatto? Lavorare assiduamente con l’idea di poter comunque raggiungere qualche risultato, od accettare passivamente che il tempo cancelli storie, memorie, realtà, appartenenze del territorio? Rinunciare all’impegno, lasciarsi andare alla deriva, chiudere, per certi aspetti, attendendo chissà quali nuovi tempi? Od insistere, come nel caso della proposta, che ha fra l’altro fatto scaturire, grazie all’incessante impegno, generale da parte di tutti e particolare da parte del gruppo dirigente Ansdipp Sicilia IPAB, la costituzione di una commissione tecnica di lavoro a livello regionale sulle problematiche delle IPAB? Sicuramente l’attesa, la paziente attesa, la voglia di esserci e di assicurare un proprio contributo non possono né essere cancellate, né, tanto meno, essere lasciate andare, o, peggio, pur presenti… correre il rischio di cadere nell’oblio.
Occorre, invero, avere il coraggio di insistere, di lavorare sui contenuti, di dimostrare che i servizi dalle IPAB erogati, anche ed a maggior ragione dopo la loro stessa trasformazione, sono e dovranno essere un tutt’uno con il territorio, con le comunità locali e con le persone che abitano il territorio e che dei servizi territoriali hanno vera necessità, in quanto trattasi di vedere loro riconosciuti i diritti esigibili di cui si è sopra fatto cenno.
Con questo spirito, Ansdipp Nazionale e Ansdipp Sicilia IPAB, intendono proseguire, anche attraverso questo momento convegnistico, il confronto. Per offrire, ai diversi livelli, il proprio contributo, volto ad accomunare e, di più, a fare rete fra i soggetti che hanno l’importante responsabilità di assicurare i servizi a favore delle persone nel bisogno.
Riconoscendo che il significativo “patrimonio” di servizi a favore della comunità, come sin qui e nonostante tutto assicurato, dovrà solo ed esclusivamente essere appieno valorizzato nella e per la sua portata.

Il programma in allegato.

Allegati palermo_ANSDIPP.pdf

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Scheda sul Piano di zona del Distretto di Como


Nella Legge Regionale n. 3/2008 e, ancor meglio nelle linee d’indirizzo (DGR 8551/2008), L’Ufficio di Piano è individuato quale struttura tecnico-amministrativa, che:
·        assicura il coordinamento degli interventi e l’istruttoria degli atti di esecuzione del piano di zona;
·        garantisce il raccordo con i referenti istituzionali, quali Regione Lombardia, ASL, Azienda Ospedaliera e Provincia e altri Ambiti territoriali;
·        supporta i processi di connessione e coordinamento con gli altri Enti pubblici e privati che intervengono nell’ambito sociale e sociosanitario;
·        offre supporto tecnico ai vari gruppi di progettazione attivati nell’ambito della programmazione zonale; effettua il monitoraggio degli esiti, del grado di raggiungimento degli obiettivi e presidia il processo di valutazione degli interventi e dei progetti attivati;
·        garantisce lo svolgimento di funzioni e competenze di base (raccolta dati utili alla programmazione zonale, atti di gestione amministrativa delle risorse assegnate, ripartizione del FNPS e FSR rendicontazione finanziaria e di monitoraggio).
 

La programmazione d’Ambito del Piano di Zona e l’attuazione degli obiettivi e delle azioni previste sono sostenute da diversi canali di finanziamento che concorrono alla copertura dei costi (v. DGR 8551/2008):
Fondo Nazionale Politiche Sociali
Fondo Sociale Regionale
Fondo per le Non Autosufficienze
- Risorse autonome dei Comuni
- Altre risorse (risorse provinciali, assegnazioni a seguito di intese a livello nazionale, finanziamenti da altri enti concordati a livello di programma o di intese, …).
Nel dettaglio, l’Ufficio di coordinamento del Piano di Zona dell’Ambito territoriale di Como, presso il Comune di Como, svolge le seguenti funzioni:
  • Predisporre il piano di zona triennale secondo le indicazioni dell’Assemblea dei Sindaci e le indicazioni regionali in merito;
  • espletare attività di supporto all’organizzazione e supporto operativo al Coordinatore dell’Ufficio di Piano;
  • provvedere alla redazione di tutta la documentazione inerente l’attività programmatoria, gestionale, organizzativa ed informativa derivante dal piano di zona e dalle progettualità ai sensi delle Leggi di settore;
  • stendere di progetti specifici e studi di fattibilità stilati su mandato dell’Assemblea dei Sindaci;
  • stesura di protocolli, linee guida ed accordi di programma per la definizione di attività specifiche di Ambito;
  • provvedere alla raccolta, compilazione dei dati e delle informazioni riguardanti il debito informativo ed il monitoraggio delle attività connesse con il Piano di Zona ed i Progetti ai sensi delle Leggi di Settore, nei confronti di Regione Lombardia, ASL ed altri Enti Istituzionali;
  • supportare l’Ente Capofila, Comune di Como, per quanto concerne tutte le attività amministrative e gestionali connesse con le attività zonali (inclusa la predisposizione di documenti e report amministrativi);
  • effettuare attività di raccordo operativo tra i 25 comuni del Distretto, avvalendosi degli strumenti e delle attrezzature messe a disposizione dai Comuni dell’Ambito.
  • svolgere attività di raccordo operativo con ASL, Regione Lombardia, soggetti del Terzo Settore, fungendo da punto di contatto per informazioni, documentazione, aggiornamenti in genere sull’attività programmatica dell’Ufficio di Piano, del Piano di Zona stesso e dalle progettualità ai sensi delle Leggi di settore;
  • organizzare e coordinare Conferenze Tecniche, sedute di Giunta ed Assemblee dei Sindaci di Ambito, preparando ogni documentazione sia necessaria alla discussione degli argomenti all’OdG, fungendo inoltre da segreteria verbalizzante;
  • organizzare e coordinare riunioni tecnico-operative su specifici progetti ed azioni di Ambito, incluse le riunioni dei Tavoli tematici d’Area;
  • gestire le risorse finanziarie assegnate all’Ambito dalla Regione Lombardia e dallo Stato (Fondo nazionale politiche sociali, fondo sociale regionale, fondo intesa famiglie, fondo non autosufficienza, fondo di riequilibrio, fondo di riserva, fondo di solidarietà, fondo nidi) o provenienti da altri Enti (provincia di Como, altri enti finanziatori di progetti), e le risorse comunali erogate come cofinanziamento alle azioni da attuare (il totale delle risorse ammonta a quasi 4.000.000,00 di euro l’anno), provvedendo alla loro allocazione e/o distribuzione ai Comuni secondo le indicazioni dell’Assemblea dei Sindaci, e provvedendo all’espletamento di tutte le attività amministrative connesse;
  • amministrare le risorse lasciate in capo all’ente Capofila per la gestione di titoli sociali (buoni e voucher) o di specifiche azioni, quali: inserimenti lavorativi, ricoveri di sollievo, accreditamento enti gestori servizi, ecc.;
  • coordinare le attività di tutela minori ed affido per alcuni Comuni dell’Ambito attraverso due servizi specialistici (Servizio Tutela Minori e Servizio Affidi, che prevedono all’interno due psicologhe ed un Assistente Sociale);
L’incremento delle competenze affidate dalla Regione Lombardia ai Comuni associati negli Ambiti territoriali (es.: gestione diretta del Fondo Sociale Regionale, gestione progettualità e bandi previsti dalle Leggi di Settore, coinvolgimento e partecipazione del Terzo e Quarto Settore …) e l’obiettivo di coordinare al meglio l’attività congiunta dei Comuni ha portato, nel tempo, le Amministrazioni comunali dell’Ambito di Como ad operare un’idonea organizzazione dell’Ufficio di Piano, potenziando la dotazione di risorse umane ed individuando la figura di un nuovo Coordinatore (Aprile 2009). 
Da Gennaio 2010, l’Ufficio di Piano è costituito da:
- un Coordinatore;
- due referenti tecnico amministrativi ed un collaboratore amministrativo;
- un collaboratore tecnico-assistente sociale;
Tutte le attività sopra esposte presuppongono che, all’interno dell’Ufficio di Piano, vi siano figure competenti e specializzate, con un monte ore adeguato alle specifiche mansioni e con spiccate capacità a lavorare in team, rapportandosi tra loro e facendo riferimento alla figura del coordinatore, anche in rapporto all’aumento progressivo delle competenze definite da Regione Lombardia negli ultimi anni ed in linea con quanto definito nel Piano di Zona.