Cima Rosanna – Pratiche narrative per una pedagogia dell’invecchiare


Cima R. – Pratiche narrative per una pedagogia dell’invecchiare Stampa
Pratiche narrative per una pedagogia dell’invecchiare”, edizioni Franco Angeli 2012, è il titolo del saggio -inserito nella Collana I territori dell’educazione- di Rosanna Cima, ricercatrice presso la Facoltà di Scienze dell’Educazione all’Università di Verona.Recensione di Corinna Albolino

leggi tutta la scheda qui   Libera Universita’ Autobiografia – Cima R. – Pratiche narrative per una pedagogia dell’invecchiare.

Demetrio, Duccio, I sensi del silenzio. Quando la scrittura si fa dimora, Recensione di Pietro Camarda in ReF – Recensioni Filosofiche


Demetrio, Duccio, I sensi del silenzio. Quando la scrittura si fa dimora

Posted: 01 Apr 2013 12:00 AM PDT

Milano-Udine, Mimesis, 2012, pp. 56, euro 4,90, ISBN 9788857509914. 

 
Recensione di Pietro Camarda – 21/10/2012
 
Se il linguaggio è la condizione del pensiero e se i differenti modi e sensi di esso si affidano alla scrittura che li porta con sé lontano dalla sua origine, dall’identità necessaria dalla quale sembra essere stata determinata, si rischia l’infinito. Così, già lontani dal luogo d’origine e alla ricerca dell’età della pratica del pensiero, Duccio Demetrio, nel tentativo di ricordare i segni dell’alleanza tra il silenzio e la scrittura, si pone alla ricerca di un sapere che, consapevole della lontananza progressiva che un discorso scritto genera rispetto alla sua origine, favorisce la progressiva e infinita molteplicità delle interpretazioni. 

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Conversando d’Alzheimer, laboratorio formativo per caregiver, Milano dal 22 gennaio al 14 maggio 2013


AIMA

LEGAMI DI CURA

SISTEMA DI INTERVENTI

PER LA PERMANENZA A CASA DEL MALATO DI ALZHEIMER

 

 

Progetto approvato e cofinanziato da Fondazione CARIPLO, a valere sul Bando Anziani

Potenziare le risposte ai bisogni degli anziani e delle loro famiglie”

 

Il progetto ha lo scopo di sostenere la cura a domicilio dei malati di Alzheimer e di demenze correlate. Si rivolge a famigliari (caregiver informali) e ad assistenti famigliari (badanti, caregiver formali) che svolgono il lavoro di cura e ai malati.

Consiste nella realizzazione di un sistema di interventi integrato, costruito col contributo di competenze tra loro complementari degli enti partner, che sono: Piccolo Principe cooperativa sociale Onlus (capofila), A.I.M.A. Milano Onlus (partner), Associazione AMALO Arcenciel (partner).

Si svolge nel territorio del comune di Milano e in alcuni comuni limitrofi.

Tutti i servizi sono gratuiti.

Per i famigliari e gli assistenti famigliari (badanti) che hanno bisogno di informazioni sulla malattia e sui servizi disponibili sul territorio e per accedere ai servizi del progetto di seguito descritti sono disponibili:

  • il numero telefonico di A.I.M.A. Milano Onlus 0283241385,

  • il numero verde del servizio Concura di Piccolo Principe 800185048,

  • il sito WEB dedicato da Amalo Arcenciel 800139437 – 3898392080.

Per i famigliari che sentono il bisogno di confrontarsi sulla relazione di cura o di avere un sostegno psicologico, presso la sede di A.I.M.A Milano è possibile accedere a:

  • colloqui di counselling,

  • gruppi di sostegno per famigliari.

  • Alzheimer Cafè, incontri ricreativi a cui partecipano i famigliari con il loro malato, per svolgere insieme attività piacevoli (ballare, giocare, ascoltare musica) con merenda (15 incontri quindicinali all’anno presso la RSA Gerosa Brichetto in via Mecenate 96 a Milano).

A famigliari, operatori e cittadini è dedicata l’attività di informazione e formazione “Conversando d’Alzheimer”, incontri formativi tenuti da professionisti ed esperti, che trattano alcuni degli aspetti più significativi della malattia, per informare e condividere dialogando delle questioni che maggiormente stanno a cuore (5 incontri mensili all’anno presso Circolo Bentivoglio, in via Bellezza 16 a Milano).

A supporto delle famiglie che cercano un assistente famigliare (badante) Piccolo Principe fornisce un aiuto competente per l’inserimento lavorativo:

  • accompagnamento alla scelta e all’assunzione dell’assistente famigliare, monitoraggio e tutoraggio dell’inserimento lavorativo.

Per gli assistenti famigliari (badanti) impegnate nel lavoro di cura l’Associazione Amalo Arcenciel, in collaborazione con Piccolo Principe, mette a disposizione:

  • circoli di studio per confrontarsi sulle questioni che riguardano il lavoro di badante (2 edizioni all’anno della durata di 30 ore);

  • formazione on job (direttamente a casa) realizzata da formatori esperti sui temi necessari alle esigenze del singolo caregiver o assistito (60 ore di interventi):

  • gruppi di automutuo aiuto come momento di condivisione di sostegno personale (incontri a cadenza quindicinale);

  • laboratori ludico-terapeutici per malati, organizzati nello stesso luogo e nello stesso tempo dei circoli di studio e dei gruppi di automutuo aiuto, in modo da offrire ai malati momenti piacevoli e agli assistenti famigliari la possibilità di partecipare agli interventi a loro dedicati, senza gravare sull’organizzazione famigliare.

Per ulteriori informazioni sul progetto contattare:

  • Piccolo Principe cooperativa sociale Onlus, referente per Legami di cura: Grazia Macchieraldo

0258111712 info@piccoloprincipeonlus.orgwww.piccoloprincipeonlus.org http://www.concura.eu

  • A.I.M.A. Milano Onlus, referente per Legami di cura: Antonella Consonni

0283241385 aimamilano@gmail.com www.aimamilano.org

  • Amalo Arcenciel, referente per Legami di cura: Amadio Totis

3898392080 – 800.135437 legamidicura@amalo.it www.amalo.it

La lingua batte con Giuseppe Antonelli, Radio3, il sabato ore 14.00


Seconda sfida:
esplorare la lingua per capire la società in cui viviamo. Specie in un momento di gigantesche trasformazioni delle forme e dei modi della comunicazione, la lingua diventa luogo di sperimentazione, innovazione, resistenza, gioco, corruzione, divertimento, autoeducazione. Con La lingua batte, Radio3 si spinge ancora più a fondo dentro i labirinti dei linguaggi contemporanei.

La lingua batte con Giuseppe Antonelli
il sabato ore 14.00

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LABORATORIO DI SCRITTURA AUTOBIOGRAFICA POETICA “LIBERTÀ E VINCOLI DIVERSI” condotto da LEONORA CUPANE a TORINO il 17 e 18 novembre 2012


LABORATORIO DI SCRITTURA AUTOBIOGRAFICA POETICA

“LIBERTÀ E VINCOLI DIVERSI” 
condotto da LEONORA CUPANE
 a TORINO
il 17 e 18 novembre 2012


In questo laboratorio racconteremo la nostra esperienza con la dimensione esistenziale della libertà in tutte le sue forme: esploreremo e condivideremo memorie di libertà fisica, morale, intellettuale, affettiva, spirituale, cominciando dalle memorie d’infanzia e dalle percezioni corporee.
Scriveremo della libertà nel suo inevitabile dialogo con il vincolo, inteso nelle sue diverse sfaccettature: vincolo come limite necessario e stimolante che rende possibile la creatività, come impegno che rende responsabili, come legame che unisce, legaccio che stringe o grata che separa.

Il nostro mezzo espressivo sarà la scrittura autobiografica poetica. La poesia, infatti, è un linguaggio al contempo libero e vincolato: il poeta è libero di esprimersi utilizzando le parole in modo ampio, imprevedibile, innovativo e non sottomesso alla logica, ma ha anche l’obbligo di spezzare il discorso e andare a capo, in modo non casuale, trovando una forma – ritmo efficace. Anche se si usa il “verso libero”, la poesia ha sempre una forma che trattiene e contiene le parole. Così come la trama narrativa, che imbriglia frammenti disordinati e li trasforma in storia, la poesia nutre e riequilibra perché consente di esprimere forti emozioni all’interno di una struttura, di un argine che spesso è cura, è salvezza dal caos. Inoltre, mettendo continuamente in relazione polarità opposte, come il vincolo e la libertà, la parola e il silenzio, il concetto e la musicalità, il pieno e il vuoto, la poesia contribuisce a unificare la personalità dando un senso di pienezza e integrità.
Durante i due giorni in cui staremo insieme, faremo quindi esperienza di come la scrittura stessa possa instaurare una relazione risanatrice fra la libertà e il vincolo: giocheremo con il ritmo, la rima, le metafore, le forme poetiche tradizionali, sia individualmente sia in coppie e piccoli gruppi, per approdare infine a una narrazione poetica corale.

Le metodologie sperimentate nel laboratorio possono essere utili anche per chi lavora in ambito educativo, formativo o terapeutico: adulti, bambini, adolescenti, anziani, persone malate, pazienti psichiatrici possono trovare nella narrazione poetica un potente mezzo espressivo in grado di restituire loro una voce autentica e di dar vita a una scrittura nuova, “corporea”, profondamente radicata nella sensibilità personale.

Il laboratorio è aperto anche a chi non ha dimestichezza con il linguaggio autobiografico e/o poetico.

Sede: Casa del Quartiere di San Salvario, Via Morgari 14, 10125, TORINO

Orari: 
Sabato 17 Novembre 2012: 10-13 / 14.30-19.00
Domenica 18 Novembre 2012: 9-13.00/ 14.30-18.30

Costo: 110 euro

Il laboratorio si svolgerà con un minimo di dieci partecipanti.

Per informazioni e iscrizioni rivolgersi a: 

Paolo D’Elia, paolo.deli@tiscali.it, 3405504091
Angela Alferi, alferiangela@libero.it, 3293770881

IL BIVIO E IL SENTIERO, LA RADURA E L’INTRICO: Raccontare in poesia la propria selva interiore, Laboratorio di scrittura in campagna condotto da Leonora Cupane, psicologa esperta in metodologie narrative autobiografiche e poetiche, organizzato dal CENTRO STUDI NARRAZIONE LE CITTA’ INVISIBILI, Dal 23 al 26 agosto 2012 Agriturismo Fattoria Pianetti, Gibilmanna (PA)


IL CENTRO STUDI NARRAZIONE LE CITTA’ INVISIBILI organizza a fine agosto

“IL BIVIO E IL SENTIERO, LA RADURA E L’INTRICO:
Raccontare in poesia la propria selva interiore
Laboratorio di scrittura in campagna condotto da Leonora Cupane, psicologa esperta in metodologie narrative autobiografiche e poetiche



Dal 23 al 26 agosto 2012
Agriturismo Fattoria Pianetti, Gibilmanna (PA)


I filosofo Ortega Y Gasset ha definito la metafora “uno strumento della creazione che Dio ha dimenticato all’interno delle sue creature, come un chirurgo distratto dimentica un bisturi nel corpo del paziente”.
In questo laboratorio di scrittura racconteremo aspetti della propria esperienza, ripensandoli poeticamente attraverso la metafora della selva e dei suoi elementi: il sentiero, il bivio, la radura, la macchia, l’intrico di rovi, l’albero, la fonte, il ruscello, la rupe, il nido, la tana, l’animale selvatico…
La selva è un mondo chiuso e misterioso, che può alludere all’inconscio oscuro e impenetrabile, ma anche a intimità, pace, silenzio, ricerca interiore. Può evocare smarrimento, labirinto, caos, viluppo inestricabile, ma anche ricchezza, intreccio, rigoglio, creatività; è anche luogo interiore di nascondimento, evasione, una nicchia dove rendersi introvabili. Implica l’attraversamento: può essere una transizione, un’esperienza d’iniziazione o di abbandono, o può essere una condizione perenne del vivere. Può essere popolata o deserta, oscura o fiorita. Nella selva vi sono radure (”Chiari del bosco”, secondo M. Zambrano). Appaiono inaspettate, sono doni, sorprese che la selva ci offre. Quando s’incontra una radura, si respira, si espande lo spazio, ma si perde il sentiero, e può avvenire un mutamento di direzione. La radura è luce che penetra nel buio, ma può essere anche limbo, spazio sospeso, stagnante, sosta vuota.
La selva è dunque una metafora molto sfaccettata, polivalente, che raduna polarità contrapposte: ne esploreremo le sfumature camminando e sostando negli splendidi boschi delle Madonie, in modo da nutrire l’immaginario autobiografico con l’esperienza sensoriale.elle immagini poetiche di spazi interiori.


Lavoreremo sul crinale fra percezione, memoria e immagine poetica, avvalendoci anche delle intuizioni di filosofi come Gaston Bachelard e Maria Zambrano sulla forza evocatrice e generativa d
elle immagini poetiche di spazi interiori. 
Scriveremo in differenti ore del giorno, compresa la sera tardi e la mattina presto, perché al variare della luce e dei suoni anche la scrittura cambia timbro e colore.
Sperimenteremo diverse forme di poesia, strada preziosa per dare forma e ritmo alle parole e renderle autentiche, vitali, curative.
L’obiettivo del percorso è sviluppare la sensibilità narrativa poetico -metaforica e la capacità di reinventare creativamente l’esperienza, grazie alle suggestioni del paesaggio e all’intreccio di memorie e voci fra i partecipanti: lo scambio di scritture formerà una selva di sguardi e voci, emozionante e arricchente da esplorare e attraversare.
Date: da giovedì 30 agosto fino a domenica 2 settembre 2012.

Orari:
Giovedì 30: dalle 16 alle 20 e dalle 21.30 alle 23.30
Venerdì 31: dalle 9.30 alle 13.00 e dalle 16.00 alle 20.00
Sabato 1: dalle 7.00 alle 11.30, dalle 17 alle 20 e dalle 22 alle 23.30
Domenica 2: dalle 9 alle 13.30

Il laboratorio prevede un numero massimo di 18 iscritti.

Costo: 340 EURO tutto incluso (160 euro il costo del laboratorio, 180 euro tre giorni di pensione completa in agriturismo)

Il prezzo si riferisce al pernottamento in camera doppia; per la camera singolabisogna prenotare in largo anticipo e pagare un sovrapprezzo di 45 euro. Naturalmente, si può arrivare anche qualche giorno prima del laboratorio o fermarsi qualche giorno in più, pagando soltanto il
soggiorno e prenotando autonomamente.


Per informazioni e /o iscrizioni al laboratorio, chiamate il 339 6587379 o rispondete a questa email.


La Fattoria Pianetti si trova nel parco delle Madonie a 14 km dalla splendida cittadina medievale di Cefalù, in una cornice naturale incontaminata, fra pascoli e boschi di querce secolari; è dotata di piscina.Per informazioni sull’agriturismo: 0921 421890.

Potete consultare il sito, www.fattoriapianetti.com.

Associazione Barlafus, corso di scrittura creativa, Erba (CO) Sabato 21 Gennaio dalle 10.00 alle 17.00, RELATORE CORSO: Francesco Pazienza, psicanalista, formatore. Membro del SABOF (Società per l’Analisi Biografica a Orientamento Filosofica) Esperto di tecniche di meditazione di consapevolezza (psico-NON-analisi). Già insegnante presso i licei steineriani di Milano e Lugano


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CORSO di SCRITTURA CREATIVA

Vuoi sapere? Leggi? Perché non provi a scriverlo?!

Scrivere ciò che non sappiamo (o che non sappiamo di sapere).

 

QUANDO:
Sabato 21 Gennaio dalle 10.00 alle 17.00

RELATORE CORSO:
Francesco Pazienza, psicanalista, formatore.

Membro del SABOF (Società per l’Analisi Biografica a Orientamento Filosofica)
Esperto di tecniche di meditazione di consapevolezza (psico-NON-analisi).
Già insegnante presso i licei steineriani di Milano e Lugano.
Scrive su www.francescopazienza.it


COSTI CORSO:

1 incontro + pranzo: ragazzi dai 16 ai 25 anni € 35,00 – adulti soci: € 90,00 – adulti non soci € 100,00

 

Aperte iscrizioni

Chi: Associazione Barlafus

Dove: Erba – Crotto Rosa – ingresso da via Crotto Rosa 6/a

Contatti per info: Francesca 346.15.70.922

PRENDERSI CURA DEI CHIAROSCURI: LA SCRITTURA POETICA COME ARMONIA DEI CONTRASTI Laboratorio di scrittura autobiografica poetica sulle polarità esistenziali a cura di Leonora Cupane, MILANO 14-15 GENNAIO 2012


PRENDERSI CURA DEI CHIAROSCURI: LA SCRITTURA POETICA COME ARMONIA DEI CONTRASTI
Laboratorio di scrittura autobiografica poetica sulle polarità esistenziali a cura di Leonora Cupane
 
Date: Sabato 14 e domenica 15 gennaio 2012 
Orarisabato 10.30-13,30 e 15-19.30 con pausa merenda; domenica 9 – 13.00 e 14.00- 18.00 con pausa
Costo: 125 euro a persona
Sede: JNAR TEAMA, scuola d’arti e agenzia di spettacolo, Via Luca Signorelli 7, Milano
Per informazioni e iscrizioni: Ornella Caporaso, 02- 29402467; 349 – 3311404orncap@alice.it
Attraverso il respiro, il nostro corpo sta con il mondo in un continuo interscambio vitale fatto di oscillazioni fra estremi opposti, il cui cuore è il ritmo, la danza fra dentro e fuori, ossigeno e scorie, rilassamento e contrazione, azione e passività, prendere e dare, trattenere e rilasciare.
La poesia, così come il respiro, è ritmo, andirivieni fra polarità: la prima è quella fracorpo e mente, proprio perché la poesia è fatta di parole e richiede un’elaborazione mentale, ma due delle sue qualità principali, il ritmo e la musicalità, rimandano l’uno alla pulsazione del cuore e al respiro, al passo, ai cicli naturali, e l’altra alla fisicità, alla materialità sonora del linguaggio verbale. La poesia si muove incessantemente in questo spazio fra la corporeità delle parole – la loro consistenza sensoriale e ritmica – e il significato concettuale, operando un prezioso lavoro di riconnessione. Altre due polarità fondamentali entro cui si muove la poesia sono il silenzio e la parola, ovvero il vuoto e il pieno, proprio per la presenza del ritmo: il dialogo con le pause, con gli spazi bianchi del foglio, rende la poesia un linguaggio “poroso”, che lascia filtrare il silenzio. Il ritmo determina anche le polarità  libertà/vincolo: il poeta è libero di esprimersi utilizzando le parole in modo ampio, esteso, non vincolato dalla logica, ma ha anche l’obbligo di spezzare il discorso e andare a capo in modo non casuale, trovando una forma – ritmo efficace, che funga da argine e impedisca alle parole di disperdersi.
La poesia ha poi, al di là del ritmo, alcuni strumenti specifici che consentono al poeta di armonizzare gli opposti e ricucire i contrasti, le lacerazioni esistenziali: l’antitesi, dove termini contrapposti sono intessuti insieme nello stesso verso, nutrendolo entrambi (mi nutro del chiaro, vago nell’oscuro); l’ossimoro, che unisce polarità opposte in un’unica, inedita immagine (invernale primavera, fertile aridità, dolce amarezza) superando la logica della  contrapposizione; la metafora e la similitudine, che fanno dialogare aspetti apparentemente separati e lontani della realtà, rivelando nessi nascosti e illuminanti (la tua carezza è come l’autunno che spoglia gli alberi; la memoria è una farfalla notturna che, attratta dalla luce, vi si brucia); la rima e l’assonanza, che creano parentele fra parole con suono simile, ma con significato diverso (com’è tutta la vita e il suo travaglio/in questo seguitare una muraglia/ che ha in cima cocci aguzzi di bottiglia); la sinestesia, che intreccia campi sensoriali differenti (un odore morbido, un suono liquido, una luce ruvida…) e altri ancora.
In conclusione, la poesia costruisce incessantemente ponti fra polarità differenti, compone fratture, salta creativamente abissi e colma vuoti: è la “struttura che connette” di cui parla Gregory Bateson. La poesia è infatti anelito inesausto verso un’irraggiungibile condizione di totalità, di armonia in cui si ricompongono luci e ombre, pieni e vuoti, profondità e superficie, e ogni altro contrasto alla base della nostra esistenza. Tale anelito è inesprimibile a parole, eppure la poesia ci prova continuamente. È questa la sfida del linguaggio poetico: non rinunciare al tentativo di dire ciò che è indicibile, utilizzando una strada divergente e innovativa rispetto al discorso razionale.
In questo laboratorio dunque proveremo a raccontare di noi, a esplorare le “polarità” che caratterizzano la nostra esistenza e il nostro modo di essere, sperimentando i molti modi attraverso cui il linguaggio poetico può aiutarci a riconnetterle e integrarle. Trasformeremo i contrasti in chiaroscuri preziosi che daranno profondità e leggerezza alle nostre scritture. Il gruppo sarà fonte di scambio e arricchimento, grazie all’unicità e all’insostituibilità delle voci di ciascuno.

Maurizio Castagna, La lezione nella formazione degli adulti


La lezione nella formazione degli adulti
Autori e curatori
Livello
Testi per professional
Dati
pp. 144,   figg. 21,  5a ristampa 2011,    2a edizione, aggiornata e ampliata  2007   (Cod.25.12)
Tipologia: Edizione a stampa
Prezzo: € 16,00
Disponibilità: Buona

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Codice ISBN: 9788846489685
In breve
Il volume – la nuova edizione di un successo editoriale ventennale – offre un contributo alla comprensione delle attività che impegnano il formatore nelle organizzazioni lavorative. Accanto a temi quali la preparazione di una lezione, la creazione e la presentazione di slide, la gestione delle obiezioni, sono affrontate nuove problematiche: come gestire l’ansia e il tempo; l’atteggiamento da tenere mentre si insegna; come gestire situazioni di conflitto, ecc.
Presentazione del volume

Dopo oltre vent’anni, durante i quali La lezione nella formazione degli adulti ha rappresentato un solido supporto all’attività professionale di migliaia di lettori, con questa nuova edizione interamente rivista, aggiornata e ampliata, l’autore offre un ulteriore significativo contributo alla comprensione del quadro delle attività che impegnano il formatore nelle organizzazioni lavorative.
Accanto a temi quali la preparazione di una lezione, la creazione e la presentazione di slide, il comportamento in aula e la gestione delle domande e delle obiezioni, già al centro delle precedenti edizioni, il lettore troverà affrontate alcune nuove problematiche che completano il quadro di chi insegna nelle organizzazioni di lavoro:
- come gestire l’ansia e il tempo?
- quale atteggiamento tenere mentre si insegna a un gruppo di adulti?
- perché si creano situazioni di conflitto in aula? come gestirle?

Il taglio del testo è rimasto quello originale: un manuale operativo, pratico, destinato a:
- chi, magari all’inizio della sua carriera di formatore, intende acquisire le tecniche di base per la realizzazione di una lezione;
- chi, esperto di una certa materia, è chiamato saltuariamente a insegnarla ad altre persone internamente alla sua organizzazione;
- chi, formatore già esperto, vuole confrontare le sue personali esperienze con quelle di un collega.

Maurizio Castagna laureato in Economia presso l’Università Cattolica di Milano e in Psicologia all’Università di Padova, si occupa fin dal 1972 di formazione e sviluppo delle risorse umane, prima all’interno di grandi aziende, poi come consulente. Oggi è Presidente di MIDA spa, nota società di consulenza milanese e continua ad occuparsi di formazione manageriale e formazione formatori. È autore di Progettare la formazione (1991), Gestire le riunioni (in collaborazione con R. Costantini) (1996), Esercitazioni, casi e questionari (2001), Role playing, autocasi ed esercitazioni psicosociali (2001), L’analisi transazionale nella formazione degli adulti (in collaborazione con altri) (2003).

Indice

Prefazione alla terza edizione
Pier Luigi Amietta, Introduzione
La lezione: vantaggi e limiti
(Che cos’è e come è nata la lezione; Inconvenienti e limiti della lezione; I vantaggi della lezione; Fattori di successo della lezione e piano del libro)
Logistica e materiali per una lezione efficace
(Lezione frontale, conferenza o lezione attiva?; Quante persone?; La disposizione dei tavoli; Le attrezzature visive; La documentazione didattica)
Come preparare la lezione
(Innanzitutto: prepararsi!; Prima divulgazione teorica: come imparano gli adulti; Il bilanciamento tempo-contenuti; Che cosa occorre sapere sui partecipanti; L’ordine degli argomenti: seconda divulgazione sull’apprendimento; Come ordinare i contenuti: sequenza deduttiva e sequenza induttiva; La raccolta delle esperienze; Come ordinare i contenuti: altre varianti; Come preparare le slide?; E se in aula andrà un “non docente”?)
La gestione in aula di una lezione
(Docenti si nasce?; L’autopresentazione; Il nemico maggiore: la monotonia; Il modo di parlare; La comunicazione non verbale in aula; Come coinvolgere?; L’uso del PC nella formazione; Come rispondere alle domande; Come gestire le obiezioni; Come fare i riepiloghi; L’apertura del seminario; La gestione dell’ansia; La gestione del tempo)
Come affrontare i “momenti critici”
(Le cause dei climi d’aula disturbati; Il gruppo tace; Il gruppo polemico o prevenuto; I personaggi difficili)
Lo stile di gestione dell’aula
(Le profezie che si autoavverano; Gli atteggiamenti del docente; Potere o competenza; Distanza o vicinanza; Valutazione o orientamento all’apprendimento; Efficienza o efficacia)
Appendice 1. Come realizzare grafici e diagrammi
(Introduzione; Principi generali; Diagramma a barre verticali; Diagramma a linea spezzata; Grafico a “torta”; Diagramma a barre orizzontali; La nuvola dei punti; Riepilogando…)
Emanuele Schmidt, Appendice 2. La relazione d’aula riletta con la Teoria Sistemica
(La stessa lezione in due stili; Una variabile di stile; Come descrivere uno stile?; Aree di efficacia e di inefficacia; Ogni stile ha la sua “malattia”; Che fare se…)

Bibliografia.

da La lezione nella formazione degli adulti.

Il Genius loci ovvero lo spazio vissuto, da Contributi a una cultura dell’Ascolto CAMMINARSI DENTRO di Gabriele De Ritis


Un grazie fortissimo al mio amico gabriele De Ritis che, il 14 agosto, mi ha dedicato questo suo post sul sito CAMMINARSI DENTRO
paolo

PAOLO FERRARIO, Passeggiando in un giardino a terrazze sul lago

*

Presentazione del volume Angelicamente. Il significato dell’Angelo nella cultura del nostro tempo (edito da Zephyro Edizioni nel 2010) – Paolo Ferrario qui illustra il senso del suo saggioIl Genius Loci come angelo del luogo, pp.45-57 

*

Via della Vite, Via delle Barche, Via all’Orto 

Via del Caco, Largo del Noce, Via del pollaio 

Largo della Pergola, Orto Verde, Terrazza, Largo del Tiglio 

da Contributi a una cultura dell’Ascolto CAMMINARSI DENTRO (226): Il Genius loci ovvero lo spazio vissuto : Ai confini dello sguardo.

Leggere MARIANELLA SCLAVI, Arte di ascoltare e mondi possibili. Come si esce dalle cornici di cui siamo parte (2003), in Ai confini dello sguardo


Le sette regole dell’arte di ascoltare di Marianella Sclavi:

1. Non avere fretta di arrivare a delle con- clusioni. Le conclu- sioni sono la parte più effimera della ricerca.

2. Quel che vedi dipende dalla prospettiva in cui ti trovi. Per riuscire a vedere la tua prospettiva, devi cambiare prospettiva.

3. Se vuoi comprendere quel che un altro sta dicendo, devi assumere che ha ragione e chiedergli di aiutarti a capire come e perché.

4. Le emozioni sono degli strumenti conoscitivi fondamentali se sai comprendere il loro linguaggio. Non ti informano su cosa vedi, ma su come guardi. Il loro codice è relazionale e analogico.

5. Un buon ascoltatore è un esploratore di mondi possibili. I segnali più importanti per lui sono quelli che si presentano alla coscienza come al tempo stesso trascurabili e fastidiosi, marginali e irritanti perché incongruenti con le proprie certezze.

6. Un buon ascoltatore accoglie volentieri i paradossi del pensiero e della comunicazione. Affronta i dissensi come occasioni per esercitarsi in un campo che lo appassiona: la gestione creativa dei conflitti.

7. Per divenire esperto nell’arte di ascoltare devi adottare una metodologia umoristica. Ma quando hai imparato ad ascoltare, l’umorismo viene da sè.

da Contributi a una cultura dell’Ascolto CAMMINARSI DENTRO (258): Leggere MARIANELLA SCLAVI, Arte di ascoltare e mondi possibili. Come si esce dalle cornici di cui siamo parte (2003) : Ai confini dello sguardo.

FOGLIE E RADICI DEL BOSCO NARRATIVO Laboratorio residenziale intensivo di scrittura, a cura di Leonora Cupane, Cefalù (PA), 24-28 agosto 2011


Anche quest’anno il Centro Studi Narrazione Le Città Invisibili organizza un laboratorio intensivo di scrittura in campagna, per poter conciliare un momento di assoluto relax e la passione per la scrittura. Cinque giorni, dal 24 al 28 agosto, nell’agriturismo Fattoria Pianetti (www.fattoriapianetti.com) , sulle Madonie, non lontano da Cefalù.

Grazie e buona estate

 

 

FOGLIE E RADICI DEL BOSCO NARRATIVO

Laboratorio residenziale intensivo di scrittura

 

Possiamo immaginare un “bosco narrativo” dentro di noi, composto da molteplici linguaggi dai timbri diversi, che come piante selvatiche inestricabilmente si intrecciano e fioriscono nella nostra scrittura. Essa, così come il bosco, ha una parte matura e rigogliosa, visibile (le foglie) e una parte invisibile, che pesca in giacimenti sotterranei (le radici). L’obiettivo del laboratorio sarà quindi provare a distinguere i differenti linguaggi che compongono il nostro personale bosco narrativo, imparando a curarne le foglie e a individuarne la radice, ovvero la fonte originaria della nostra scrittura, ciò che la rende unica e allo stesso tempo condivisibile, comunicabile.

 

Sperimenteremo fertili dialoghi fra la scrittura percettiva, la scrittura immaginativa, la scrittura autobiografica e la scrittura poetica, provando a individuare ogni volta la connessione con esperienze primarie e fondanti della nostra esistenza, e scoprendo quale fra queste piante  – linguaggi (la poesia, la descrizione, l’invenzione, l’autobiografia) abbia in noi la radice più profonda, quella che può nutrire con maggior forza il nostro albero di parole.

 

Infatti, alla radice del linguaggio poetico c’è il ritmo, che riporta alla matrice della vita, alle ninne nanne, all’essere cullati, al battito cardiaco materno; alla radice del linguaggio descrittivo -percettivo, con la sua concretezza e attenzione ai dettagli, ci sono la curiosità per il reale e la straordinaria capacità di stupore che caratterizzano l’infanzia; il linguaggio immaginativo ha la radice nella possibilità infantile di inventare mondi fantastici e di abitarvi pienamente; infine, il linguaggio autobiografico ha la radice nella naturale inclinazione dell’infanzia a filtrare tutta la realtà attraverso l’esperienza soggettiva, e nella potenza della sua memoria corporea e sensoriale. Come vediamo, è nella prima età della vita che possiamo collocare le radici delle nostre capacità espressive, ed è lì che riandremo con la memoria per provare a smuovere il terreno espressivo adulto e ridargli nuova linfa in modo che anche le foglie (le parole) ne vengano nutrite e brillino di luce diversa. 

 

Oltre a scrivere durante le ore centrali del giorno, faremo alcune esperienze di scrittura in orari particolari (la sera tardi, la mattina presto, al tramonto) per osservare come la variazione del clima, dell’atmosfera, i differenti rumori della campagna, corrispondano a variazioni nel tono emotivo dei testi prodotti, favorendo differenti accessi ai “giacimenti” interiori.

 

Il gruppo sarà strumento prezioso di lavoro grazie alla contaminazione fra le differenti voci, all’incrocio degli sguardi, alla condivisione.   

 

 

La sede del laboratorio è l’agriturismo Pianetti (www.fattoriapianetti.com) a 750 metri d’altezza nello splendido parco naturale delle Madonie, per unire scrittura a relax assoluto, fra pascoli e boschi di querce secolari.

 

Giorni e orari:

Mercoledì 24 agosto ore 17-20.30 e 22-23.00

Giovedì 25 agosto 10.00 – 13.30 e 16.30-20.30

Venerdì 26 agosto 7.30 -11.30, 16.30- 20.30

Sabato 27 agosto 16 -20.30 e 22-23.30

Domenica 28 agosto 9.30 – 13.30

 

 

Costo del laboratorio escluso il soggiorno: 200 euro

Costo:  420 euro, inclusa la pensione completa di 4 giorni in agriturismo.

 

Per informazioni e iscrizioni tel. 339-6587379 o 331 9182347, o rispondete a questa mail.

 

Il laboratorio sarà condotto da Leonora Cupane, formatrice specialista in metodologie di scrittura autobiografica, diplomata alla Libera Università dell’Autobiografia di Anghiari (www.lua.it). Conduce percorsi formativi sulla scrittura narrativa, autobiografica e poetica per studenti, docenti, operatori sociali, psicologi, e da anni tiene laboratori di scrittura di sé per anziani. E’ psicologa e svolge attività di sostegno e consulenza individuale e di coppia attraverso la scrittura. Sta seguendo la scuola di specializzazione in psicoterapia della Gestalt. E’ un’appassionata studiosa e cultrice di metodologie poeto-terapeutiche(poetry-therapy). Nel 2008 ha fondato a Palermo il Gruppo di Ricerca e Sperimentazione autobiografica poetica Narrantinversi”. Esegue lavori di revisione critica ed editing di saggi, racconti, romanzi e poesie. Ha scritto “Il corpo parlante: la poesia come pratica di cura autobiografica”, in “Attraversare la cura: strumenti, contesti e metodi della scrittura di sé”, di L. Formenti (a cura di), Erickson 2009.

Scrivere i luoghi della vita: espressioni del Genius Loci, seminario di autoformazione a cura di Paolo Ferrario e Luciana Quaia – Libera Universita’ Autobiografia – 28 ottobre 2011


 Scrivere i luoghi della vita: espressioni del Genius Loci, seminario di autoformazione a cura di Paolo Ferrario e Luciana Quaia – Libera Universita’ Autobiografia – 28 ottobre 2011


Seminario a cura di Paolo Ferrario e Luciana Quaia 

SCRIVERE I LUOGHI DELLA VITA: ESPRESSIONI DEL GENIUS LOCI

I luoghi che abitiamo, assieme al tempo che stiamo percorrendo, sono elementi costitutivi di ogni esistenza.
Di essi abbiamo ricordi e rappresentazioni sensibili che si intrecciano con i diversi momenti delle nostre personali biografie.
Nella relazione che stabiliamo con un luogo si manifesta a livello individuale ed in modo ravvicinato il più ampio ed evolutivo rapporto fra la natura e la cultura, fra noi come soggetti e gli ambienti che ci hanno accolti ed ospitati.
Gli antichi elaboravano una forte immagine per evocare queste connessioni: quella del “Genius Loci”. Loro sapevano che ogni luogo custodisce un’anima. Genius Loci è il simbolo che la esprime ed è il genio protettore che, con forme e intensità storicamente e culturalmente variabili, racchiude la forza e lo spirito esistenti in ogni ambiente vissuto. Si tratta di un simbolo che rappresenta l’essenza, l’anima, la forza di un luogo. Per l’uomo greco accanto al Logos convive il Pathos: sono le emozioni che ci aiutano ad entrare in relazione con il mondo esterno e a farne esperienza vissuta.
Il nostro passaggio sulla terra, così affannosamente controllato dall’incalzante e rumoroso ritmo dei giorni e delle trasformazioni socioculturali, sta trascurando – se non cancellando – la capacità di scoprirlo, di percepirne la presenza, la magia ed essenza.
Eppure ci sono situazioni concrete nelle quali, improvvisamente, agisce dentro di noi il richiamo di qualcosa di profondo legato ad immagini provenienti dal nostro passato più antico. Una sollecitazione inattesa, un suono, un profumo, un’immagine, un sapore riportano alla luce ricordi e sensazioni della speciale relazione che ognuno di noi ha tra sé e il mondo.
È il segnale che il Genius Loci invia per rammentarci la sua presenza, affinchè la sua memoria non scompaia. Se perdiamo la facoltà di ascoltarlo, si allontanerà definitivamente, lasciandoci privi di un’identità e di una storia che da migliaia di anni attraversano il mondo e rendono fertili cultura e tradizioni.
I luoghi premono sui nostri sentimenti: ci emozionano, ci stupiscono, ci atterriscono, comunque ci cambiano.
La ricerca che il seminario propone è la ri-scoperta dei luoghi già dentro di noi, sopiti o un po’ dimenticati. Luoghi attraversati, esplorati, immaginati, vicini o lontani nel tempo. Una graduale marcia di avvicinamento alla nostra personale “topologia” con un cammino lento fatto di sguardo, ascolto e silenzio.
La scrittura autobiografica ci renderà possibile narrare e descrivere il nostro rapporto con lo spazio vissuto, sia esso quello più intimo legato alla risonanza delle percezioni sensoriali, sia esso quello più collettivo dato dal contatto e dal coinvolgimento con chi, come noi, abita la terra.
Costruiremo la nostra personale retrospettiva andando a cercare negli anfratti della memoria gli spazi significativi che disegnano la scenografia della nostra esistenza.
Un archivio di spazi-mondi metaforici o reali per raccontare punti di partenza, o di arrivo, o di svolta, ma comunque raffigurazioni dove la forza del Genius Loci, come scrive James Hillman, si lega alla profondità del sé e rende pertanto indimenticabili i passaggi salienti della nostra storia.
Ci aiuteranno a diventare “rabdomanti di luoghi” riflessioni e spunti evocativi suscitati da letture di brani letterari, immagini, frammenti di film, poesie, recite espressive, esempi di scritture creative.
Per sostenere le nostre narrazioni converrà portarci a corredo fotografie, stralci di diario, scritti sepolti nei cassetti, vecchie mappe di luoghi che ci hanno visto protagonisti della vita.

per iscrizione ed informazioni vai a: Libera Universita’ Autobiografia – 28 ottobre 11 – P. Ferrario e L. Quaia – Scrivere i luoghi della vita: espressioni del Genius Loci.

ISTANTI, di Giuseppe Varchetta, Marsilio


presentazione del volume

“ISTANTI” di Giuseppe Varchetta

Marsilio

Il 10 marzo 2011 dalle 18.30 alle 20.30

La Psicosocioanalisi è la teoria, il metodo e la tecnica fondati sulla costante attenzione a ciò che connette individuo-coppia-gruppo-istituzione-polis.

Nell’incontro si prenderà in esame la dimensione della coppia attraverso lo sguardo fotografico di Giuseppe Varchetta, psicologo dell’organizzazione con formazione psicosocioanalitica, past-president di Ariele.

Coordina l’incontro Adelaide Baldo, socia di Ariele e psicoterapeuta.

La partecipazione è gratuita. I posti sono limitati: si prega di confermare la vostra presenza rispondendo a questa mail

Per ulteriori informazioni contattare ariele@psicosocioanalisi.it

Fino al 22 marzo Incontri con la filosofia a Modena


Da molti anni il prof. Lorenzo Barani tiene a Modena, presso il quartiere Villaggio Giardino, incontri per parlare di filosofia.
Il ciclo del 2011 è intitolato

ALL’ASCOLTO DELL’ALTRO

Gli incontri sono iniziati l’11 gennaio ma proseguono fino al 22 marzo ogni martedì presso il centro civico Villaggio Giardino, Via M.Curie, 22/a – ore 21.00.

Questo il calendario:
25 gennaio
Babele: come ascoltare-tradurre l’Altro?
JACQUES DERRIDA, Psyché, Invenzioni dell’altro
PAUL RICOEUR, La traduzione. Una sfida etica
1 febbraio
Che cosa è ascoltare poeticamente?
JEAN-LUC NANCY, All’ascolto
8 febbraio
Un tentativo di pratica narrativa in filosofia
VINCENZO VITIELLO, Non dividere il sì dal no. Tra filosofia e letteratura
15 febbraio
PAUSA
22 febbraio
Polis e xenosofia. Il prossimo e lo straniero
MASSIMO CACCIARI, Ritrovare la prossimità nella distanza
1 marzo
All’ascolto del dolore
VITTORINO ANDREOLI, Per una cultura delle nostre follie quotidiane
8 marzo
Stare nelle cose e ospitare la scrittura: uno strano strabismo
PIER ALDO ROVATTI, Abitare la distanza. Per un’etica del linguaggio
15 marzo
INCONTRO CON IL PROF. DUCCIO DEMETRIO
Tema della serata L’interiorità maschile. Le solitudini degli uomini
22 marzo
Come scrivere la lontananza senza ridurne lo spessore
ANTONIO PRETE, Trattato della lontananza

Gli incontri precedenti dell’11 e 18 gennaio sono reperibili sul sito “nuke.alkemia.com” allapagina dedicata agli incontri.
È possibile scaricare in formato audio .mp3 le relazioni del prof. Barani

da: Libera Universita’ Autobiografia – Fino al 22 marzo Incontri con la filosofia a Modena.

Laboratorio di scrittura autobiografica poetica a Genova 25-27 marzo 2011


LO SPAZIO POETICO COME SPAZIO INTERIORE: LA SCRITTURA TRA PAROLA E SILENZIO

Laboratorio di scrittura autobiografica poetica a cura di Leonora Cupane, psicologa e formatrice esperta in metodologie autobiografiche, docente della Libera Università dell’Autobiografia di Anghiari.

Date: 25, 26, 27 marzo 2011

Orari: venerdì 15.30-19.30; sabato 10-13.30 e 15 – 19.00; domenica 9.30 -13.30

Sede: c/o Laboratorio Migrazioni – salita della Fava Greca 8, Genova

Costo: 100 euro

Numero massimo partecipanti: 18

Per informazioni e iscrizioni tel. 333 9848206

Mail marinaolivari@libero.it

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La poesia sceglie di fondarsi sulla sottrazione, recuperando la funzione essenziale  del vuoto, e sulla musica interiore, forgiando il linguaggio secondo il suono profondo che è l’armonia dell’universo.
(Lao Tzu)

La parola è un’ala del silenzio (Pablo Neruda)

Venne, venne./Venne una parola, venne,/ venne attraverso la notte,/ voleva luccicare, luccicare. (Paul Celan)

La poesia è un linguaggio autobiografico “totale”: non considera la parola solo nel suo aspetto concettuale ma anche nella sua sonorità, nel suo spessore e colore, restituendole il corpo (Merleau Ponty). È, quella poetica, una parola etica, perché lascia spazio alle parole  per essere ciò che sono, senza costringerle nella gabbia angusta del significato.

La poesia lascia spazio alle parole ma anche tra le parole: ogni verso termina nel bianco della pagina e lascia le parole sospese sull’abisso del silenzio, col quale intessono un dialogo intimo, e solo così possono emergere in tutta la loro preziosità ed essenzialità. Senza silenzio, infatti, senza pause, non si avrebbe il ritmo, cuore pulsante della poesia, che la rende linguaggio corporeo, vivente, integrato. Ognuno ha il suo ritmo, il suo particolare rapporto col silenzio e col vuoto, nella poesia come nella vita, e tende a lasciare più o meno fiato alle parole e ai gesti, a riempire più o meno le sue pagine esistenziali. Non si può fare poesia se non si è disposti al dialogo col vuoto. Poiché intendiamo la poesia come un linguaggio autobiografico, una delle possibili direzioni di senso del laboratorio sarà comprendere meglio la storia del nostro rapporto col silenzio e con gli spazi vuoti, che possono avere rappresentato per noi baratri, carestie e deserti o bagni purificatori, o pause, transizioni, attese, gestazioni, grembi da fecondare, campi lasciati a maggese.

In questo laboratorio la scrittura poetica diverrà, quindi, creazione di uno spazio interiore da nutrire e ampliare, uno spazio dotato di caratteristiche uniche, che lo rendono generativo, trasformativo e auto-curativo. Uno spazio dotato di confini (la forma poetica è un argine prezioso) ma  internamente poroso, insaturo, la cui struttura portante è l’intreccio di pieni e vuoti, di parola e silenzio. Il foglio dove la nostra poesia vedrà la luce sarà quindi stanza vuota da riempire senza mai saturarla, spazio bianco dove tracciare percorsi di parole che come gemme buchino il campo innevato, e che richiedono, per prendere forma e direzione, un ascolto profondo, delicato e sottile, una luce graduale, un tempo lento.

Le scritture autobiografiche – individuali, in coppie, in terzetti, in gruppo – saranno sollecitate da alcune immagini suggestive – il foglio bianco, le impronte sulla neve, le stanza vuota, la pagina cancellata, il ponticello sospeso sul nulla, il sentiero che termina sull’abisso, la radura luminosa, la nascita del cosmo, la fioritura, la soglia, lo schiudersi dell’uovo, il diradarsi della nebbia – tra le quali costruiremo legami metaforici e da cui nasceranno i nostri testi poetici, secondo un doppio movimento:  proveremo sia a creare radure (“chiari del bosco”, per Maria Zambrano) nella selva di parole che di solito ci riempie, sia a far germinare parole dal deserto, dal vuoto bianco. In entrambi i casi cercheremo le parole veramente necessarie e le aiuteremo a dischiudersi e mettere le ali, come uova di senso adagiate in nidi di silenzio. Le assaporeremo fino in fondo, prima di lasciarle volare via.

Il ruolo del gruppo sarà fondamentale, specialmente alla fine del percorso: apriremo porte e finestre per fare comunicare le nostre “stanze” fra loro e scambiare i sapori delle nostre scritture costruendo un poema collettivo, una casa fatta di parole dove le immagini e i luoghi interiori di tutti possano risuonare e intrecciarsi in una contaminazione fertile e nutriente, dando una forma unitaria all’esperienza.

Il percorso sarà arricchito dalla lettura di poesie d’autore sui temi dello spazio e del silenzio, e di brevi passi tratti da “La poetica dello spazio” di Gaston Bachelard e “Chiari del bosco” di Maria Zambrano. La riflessione filosofica di Gaston Bachelard sulla valenza generativa delle immagini poetiche di spazi interiori è una delle fonti ispiratrici di questo laboratorio.

 

La scuola della vita Incontro con Gian Piero Quaglino, Lunedì 21 febbraio | ore 18.00, Torino Spiritualità


media pagina

Lunedì 21 febbraio | ore 18.00
La scuola della vita
Incontro con Gian Piero Quaglino

In occasione dell’uscita di La scuola della vita. Manifesto della terza formazione (Raffaello Cortina), Gian Piero Quaglino sostiene l’idea di una nuova formazione, non più orientata esclusivamente alle mutevoli esigenze organizzative e al “mondo esteriore” ma capace anche di parlare di ciò che più ci sta a cuore: il corso della nostra stessa vita. Questo manifesto della terza formazione è dunque la proposta di un cammino di apprendimento per coltivare noi stessi attraverso un esercizio di riflessione e interpretazione, verso un traguardo sempre nuovo di formazione e trasformazione personale.

Ingresso libero fino a esaurimento posti.

Gli Amici di Torino Spiritualità possono riservare 30 posti entro il venerdì precedente all’appuntamento.

Info e prenotazioni 011 4326827
info@circololettori.it

da: Torino Spiritualità.

Seminari 2011, Libera Universita’ Autobiografia


Titolo Visite
4 marzo 11 – Sonia Scarpante – Non avere paura. Scrivere per curarsi 168
11 marzo 11 – Cristiano Cassani – La parola che parla. Scrivere, dire, convenire (1) 791
18 marzo 11 – Maria Varano – Nuove fiabe autobiografiche: seminario di approfondimento 102
18 marzo 11 – Luisa Mattia – Autobiografia dei bambini. E tu chi sei? 102
1 aprile 11 – Marco Deriu – La vela di Ulisse e il continente interiore. 106
1 aprile 11 – L. Barani e A.M. Pedretti – All’ascolto del mito… 97
8 aprile 11 – Cristiano Cassani – La parola che parla. Scrivere, dire, convenire (2) 62
8 aprile 11 – D. Bellamio e I. Venturi – Il sudore della fronte. Il lavoro nell’autobiografia 74
8 aprile 11 – M. Nardini – Specchiarsi nelle parole: la scrittura e la mediazione umanistica 92
29 aprile 11 – A. Ascari e B. Carmellini – Anche le cose si raccontano… 96
29 aprile 11 – Maria Rosaria Baldin – Altrodame: scrivere l’altro per trovare se stessi 90
5 maggio 11 – L. Zannini e M. Castiglioni “Scrivere l’esperienza di malattia… 93
3 giugno 11 – Emanuela Mancino – Mostrare un racconto in-visibile… 90
3 giugno 11 – Fabio D’Andrea – Riconoscere il mito: scrittura e immaginario 84
17 giugno 11 – Giorgio Macario – Essere genitori oggi con figli adolescenti 83
8 luglio 11 – C. Benelli e L. Gambuzzi “Scrivere per desiderare. Percorsi autobiografici in carcere 68
16 settembre 11 – Norberto Lafferma – Scrivere la musica della vita 86
16 settembre 11 – M. Bernasconi e D. Delorenzi – I diari di pratica professionale a scuola 74
23 settembre 11 – M. M. Greco e L. Portis – Dare voce al silenzio… 117
30 settembre 11- L.Moreni e M.G. Soldati – La scrittura a due nella relazione terapeutica e d’aiuto 77
7 ottobre 11 – C De Filippo e S. Korth – L’album di famiglia. Tecniche di collage fotografico… 77
7 ottobre 11 – Anna Pavignano – Scrivere l’incontro (e lo scontro) tra donne e uomini 78
14 ottobre 11 – Pietro Vigorelli – La cura della persona malata di Alzheimer basata sulla parola 68
14 ottobre 11 – Leonora Cupane – Racconti poetici del corpo. Seminario di autobiografia poetica 100
21 ottobre 11 – Elisabetta Biffi – L’atelier di scrittura con adolescenti 86
28 ottobre 11 – P. Ferrario e L. Quaia – Scrivere i luoghi della vita: espressioni del Genius Loci 112
28 ottobre 11 Roberta Buzzacchino – Dalla scrittura lineare a quella radiale… 126
11 novembre 11 – Anna Cappelletti – Scritture da lasciare in dono… 147

Consuelo Casula, Giardinieri, principesse, porcospini. Metafore per l’evoluzione personale e professionale


Giardinieri, principesse, porcospini. Metafore per l’evoluzione personale e professionale
Autori e curatori: Consuelo Casula
Collana: Formazione permanente – Problemi d’oggi
Argomenti: Psicologia dello sviluppo e dell’educazioneFormazionePsicopatologie e tecniche per l’intervento clinicoPsicologia e psicoterapia della famiglia e della coppia, sistemica e relazionaleTeoria e tecniche di gestione e sviluppo delle risorse umane
Dati: pp. 224,   8a ristampa 2010,    2a edizione  2003  (Cod.561.249)
Giardinieri, principesse, porcospini. Metafore per l'evoluzione personale e professionale
Tipologia: Edizione a stampa
Prezzo: € 23,00
Disponibilità: Buona
Codice ISBN 10: 8846439422
Codice ISBN 13: 9788846439420
In breve Questo libro si rivolge a chi desidera imparare a costruire metafore da dedicare ai suoi pazienti, ai suoi allievi, ai suoi collaboratori, e, più genericamente, ai suoi amici. Si rivolge anche a chi è convinto che le metafore siano uno strumento privilegiato per inviare messaggi evolutivi all’inconscio collaborativo dell’ascoltatore, e vuole affinare la capacità di costruirle e di porgerle. Conselo Casula è l’autrice del fortunato I porcospini di Schopenhauer, un autentico best seller tra i volumi di management recenti con oltre 20.000 copie vendute.
Presentazione
del volume:
Questo libro propone l’uso della metafora come storia che ha in sé la forza di risvegliare le risorse sopite dell’ascoltatore/lettore e di dare il permesso di diventare quello che ciascuno vuole diventare. Offre metodi e tecniche per costruire metafore volte a modificare le convinzioni limitanti, a ristrutturare le emozioni negative, ad aiutare le coppie in crisi e a migliorare la propria professionalità.

Contiene 116 metafore, ciascuna finalizzata a un preciso obiettivo: spiegare concetti e sopperire a deficienze lessicali, stimolare una riflessione e far sorgere un dubbio, rinforzare virtù e trasferire valori, infondere una speranza e sciogliere illusioni, alleviare un dolore e risvegliare un’emozione, provocare un cambiamento e migliorare una performance.

Si tratta di metafore in cui giardinieri insegnano a curare i rapporti interpersonali, principesse ad avere fiducia nelle proprie potenzialità e porcospini a dominare istinti aggressivi. Si tratta di metafore che intendono stimolare un’evoluzione personale, relazionale e professionale e che sono state create appositamente con obiettivi terapeutici, didattici e formativi.

Questo libro si rivolge a chi desidera imparare a costruire metafore da dedicare ai suoi pazienti, ai suoi allievi, ai suoi collaboratori, e, più genericamente, ai suoi amici. Si rivolge anche a chi è convinto che le metafore siano uno strumento privilegiato per inviare messaggi evolutivi all’inconscio collaborativo dell’ascoltatore, e vuole affinare la capacità di costruirle e di porgerle.

Consuelo C. Casula , è specialista sia in psicologia del lavoro sia in psicoterapia ipnotica. È psicoterapeuta e svolge attività di formazione. È professore a contratto di Comunicazione interpersonale presso l’Università Iulm di Milano e didatta della Scuola Italiana di Ipnosi e Psicoterapia Ericksoniana.

Indice:
Introduzione – L’incanto: metafore nel regno terapeutico e formativo
(La metafora nel regno terapeutico; La metafora nel regno formativo; I livelli della metafora; Le funzioni della metafora; Condensazione. I rami secchi; Semplificazione linguistica. Il castello degli specchi; Semplificazione concettuale. L’album delle decisioni; Associazione. Inferno e paradiso; Ornamento. Il pavone timido; Riferimenti bibliografici)
Le mete: perché raccontare metafore
(Aumentare la flessibilità; Aggirare le resistenze. La strada interrotta; Spiegare concetti. Il cucciolo che non sapeva chiedere; Accrescere la motivazione. La piramide del successo; Riproporzionare eventi. La liberazione della pianta; Provocare una crisi. Lo zaino troppo pesante; Desensibilizzare dalla paura. La montagna inesplorata; Modificare le relazioni. Il giardiniere e le erbacce; Aprire la mente. L’avvocato Dell’Angelo; Trasmettere valori; Il vincolo della libertà. La colomba in gabbia; L’osservanza delle norme. La torre dei propri limiti; L’insegnamento della conoscenza. Il principe con la mentalità dello schiavo; Il circolo virtuoso della generosità. I caldomorbidi; La cortesia del rispetto. Il mago travestito da mendicante; I vantaggi della collaborazione. La polvere magica del cuoco; La gioia della felicità. La torta della felicità; L’etica come amor proprio. Il giovane nella foresta; Riferimenti bibliografici)
La formula magica: come costruire una metafora
(Raccogliere informazioni; Raccogliere informazioni circa il soggetto. Il censimento; Raccogliere informazioni circa il problema. Lo studioso e il circo. Il contadino e il pozzo; Trasformare le informazioni in metafora. Il principe che deve diventare re; L’analogia. La ghiandaia; I personaggi. Il giardiniere, la principessa e il porcospino; L’isomorfismo. Il principe dei sogni; Il contesto. Il delfino nel nuovo acquario; Esperienze di riferimento. Il porcospino che voleva avere amici; Ristrutturazioni. Il re che si credeva cattivo. La principessa innamorata; Convinzioni alternative. L’isola dei gabbiani; Soluzioni. I sette guaritori; Riferimenti bibliografici)
Le parole e le frasi: il linguaggio della metafora
(Elementi linguistici di base: la scelta delle parole; Termini sensorialmente specificati; Operatori modali; Nominalizzazioni; Verbi non specificati; Mancanza di indice referenziale; La costruzione delle frasi; Causa-effetto lineare o equivalenza di significato; Ossimori; Truismi; Postulati conversazionali; Non sequitur; Suggestioni; Rinforzi dell’io e ridefinizioni; Come raccontare la metafora; Tre casi; Un caso di alopecia. Il giardiniere e l’impianto d’irrigazione; Lo studente che gioca in borsa. La lista della spesa; I suoceri invadenti. La visita degli orsi. Il re nel paese dell’ospitalità; Riferimenti bibliografici)
La trasformazione dei pensieri: metafore per superare convinzioni limitanti
(Il proverbio spagnolo; Cosa sono le convinzioni. Il paradosso di Edipo; Convinzioni evolutive e convinzioni limitanti. Il responso di Budda. La città dei divieti; Convinzioni limitanti riferite a se stessi. In fondo alla grotta; Convinzioni limitanti riferite agli altri. Il carceriere; Convinzioni limitanti riferite al contesto. I sei viaggiatori in treno; Errori logici presenti nelle convinzioni limitanti; Generalizzazione. Il vaso di porcellana; Ragionamento dicotomico. I due filosofi; Perfezionismo. Il giardino perfetto; Personalizzazione. La candela; Visione tunnel. La gara di torte; Il determinismo del passato. La piantina abbandonata; Previsioni catastrofiche. L’elefante e il topolino; Ingredienti da inserire nelle metafore per modificare le convinzioni limitanti. Il principe che non sorride mai; Auto-consapevolezza. I tesori nascosti; Dubbi. I tre giardinieri; Cambiamento di storia. L’album delle occasioni perdute; Ristrutturazione cognitiva. Lo studente di fisiognomica; Ristrutturazione emotiva. La regina che voleva abdicare; Definizione degli obiettivi. L’uccello che perde il nido; Riferimenti bibliografici)
La trasformazione delle emozioni: metafore per ridimensionare le emozioni limitanti
(L’isola delle emozioni; A cosa servono le emozioni. La sorgente delle lacrime; Valutare lo stimolo. Il misuratore delle distanze; Organizzare la risposta. L’allarme troppo sensibile; Emozioni evolutive o limitanti. La principessa che non vuole più esprimere le proprie emozioni. Il giovane che prega. La principessa altezzosa. L’isola più bella del mondo; Componenti delle emozioni limitanti; Componenti fisiologiche. Il cane che abbaia; Componenti cognitive; Il controllore controllato; Componenti comportamentali. L’attrice di teatro; Ingredienti da inserire nelle metafore per modificare le emozioni limitanti. Il cestino delle emozioni; Autoconsapevolezza. Il cambio dell’armadio; Valutazione dell’appropriatezza della risposta. I saggi che analizzano i sogni; Flessibilità. La città delle maschere; Selezione. Le quattro borse delle emozioni; Riferimento temporale. Le quattro interferenze; Automatismo volontario. L’invito del caftano; Espressione. Il traduttore; Riferimenti bibliografici)
E vissero felici e contenti: metafore per migliorare i rapporti di coppia
(La stanza segreta; Cos’è una coppia? La principessa e il principe azzurro; Cosa fa funzionare una coppia? Il selezionatore di cavalli; Amare se stessi per amare l’altro. Allacciare le cinture di sicurezza; Autonomia. Il corpetto della principessa; Interdipendenza. La figlia viziata; Scambio e parificazione. Fare i piatti; Definizione di confini. Il serpente troppo buono; Intenzione di creare un rapporto duraturo. L’architetto delle coppie; Cosa manda in crisi una coppia?; Esplosione dei conflitti. I due vulcani; Irrigidimento nelle proprie posizioni. Il ricordo di un film; Tradimenti, perdita di fiducia, delusione. La villetta di campagna; Interferenze dalle famiglie di origine. Costruire una siepe intorno alla casa; Fine dell’amore. La casa da riparare; Ingredienti da inserire nella metafora per coppie in crisi; Ripresa della comunicazione. Il miracolo della fatina; Dono e perdono. Il giudice di pace; Benevolenza. I ponti della Costellazione; Intenzione di superare la crisi. Il sarto; Una nuova alleanza. La cerimonia; Riferimenti bibliografici)
E divennero più competenti: metafore per migliorare la propria professionalità
(Il libro dei sette saggi; Metafore sulle competenze. L’ebanista più bravo. Il re e il vogatore. Il vecchio selezionatore; Metafore sull’apprendimento. La scelta del maestro. La costruzione di una freccia. Il boscaiolo; Metafore sulla motivazione. Il priore e il rabbino. La cava di marmo. Il collaboratore puntuale; Metafore sulla comunicazione interpersonale. Il sorpasso. Il re che aveva paura di essere ucciso. La città dell’ascolto; Metafore sulla gestione del tempo. La ritardataria. L’orologiaio. Gli orsi pescatori; Metafore sulla leadership. I collaboratori del capo. La squadra di basket. L’anello del precettore; Postfazione; Riferimenti bibliografici).

LUA Libera Unìversità dell’autobiografia, Seminari di Settembre e Ottobre


sono aperte le iscrizioni per i seminari di settembre e ottobre. Vi invito quindi a considerare la nostra offerta ed a prenotarvi per tempo, l’iscrizione può essere fatta in rete:
http://www.lua.it/index.php?option=com_performs&formid=3
Vi preghiamo di compilare il modulo in tutte le sue parti.

17-19 settembre – Daniele Callini – Ricevere e offrire aiuto
http://www.lua.it/index.php?option=com_content&task=view&id=1378&Itemid=36
23-25
settembre – L. Zannini, M. Castiglioni – Scrivere l’esperienza di malattia
http://www.lua.it/index.php?option=com_content&task=view&id=1379&Itemid=36
24-26
settembre – C. De Filippo, S. Korth – L’album di famiglia
http://www.lua.it/index.php?option=com_content&task=view&id=1380&Itemid=36
8-10
ottobre – Dante Bellamìo – Scritture della militanza
http://www.lua.it/index.php?option=com_content&task=view&id=1382&Itemid=36
8-10
ottobre – Maria Grazia Comunale – Scrivere ad alta voce
http://www.lua.it/index.php?option=com_content&task=view&id=1383&Itemid=36
15-17
ottobre – Pietro Vigorelli – La cura della persona malata di Alzheimer basata sulla parola
http://www.lua.it/index.php?option=com_content&task=view&id=1384&Itemid=36
15-17
ottobre – Leonora Cupane – Racconti poetici di luoghi interiori
http://www.lua.it/index.php?option=com_content&task=view&id=1385&Itemid=36
22-24
ottobre – Elisabetta Biffi – Diari e storie di crescita
http://www.lua.it/index.php?option=com_content&task=view&id=1381&Itemid=36

Libera Universita’ Autobiografia – Seminari 2010


2010-10-15 – L. Cupane – Racconti poetici di luoghi interiori
2010-10-15 – P. Vigorelli – La cura della persona malata di Alzheimer basata sulla parola
2010-10-08 – M.G. Comunale – Scrivere ad alta voce
2010-10-08 – D. Bellamìo – Scritture della militanza
2010-10-01 – Elisabetta Biffi – Diari e storie di crescita
2010-09-24 – C. De Filippo, S. Korth – L’album di famiglia
2010-09-23 – L. Zannini, M. Castiglioni – Scrivere l’esperienza di malattia
2010-09-17 – Daniele Callini – Ricevere e offrire aiuto
2010-07-16 – C. Benelli, L. Gambuzzi – Scrivo, dunque esisto
2010-07-09 – Nicola Ghezzani – Quando la scrittura ci mette in scacco
2010-07-02 – S. Ronconi, L. Portis – Videonarrazioni auto-biografiche: il volto, il gesto, la parola
2010-06-25 – M. Castiglioni, M. Galmozzi – Ti racconto il mio mobbing
2010-06-25 – D. Demetrio – Meditazioni in cammino e ascetica della scrittura
2010-06-18 – L. Barani, A.M. Pedretti – Accogliere l’evento nel racconto
2010-06-10 – L. Zannini, G. Pitacco – Scrivere l’esperienza della cura
2010-06-04 – Isabella Venturi – Il conflitto: vizi e virtù del potere nelle relazioni interpersonali
2001-06-04 – Pietro Vigorelli – La cura della persona malata di Alzheimer basata sulla parola
2010-05-07 – Barbara Mapelli – Scritture d’amore tra uomini e donne
2010-04-30 – Maria Varano – Il libro della vita
2010-04-23 – L. Moreni, M.G. Soldati – La scrittura a due nella relazione terapeutica e d’aiuto
2010-04-16 – L. Fressoia, C. Donà – I genitori scrivono
2010-04-09 – R. Di Renzo, I Venturi – Tra cura e incuria. Percorsi autobiografici tra gli alimenti d

Libera Universita’ Autobiografia – Seminari

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MAPELLI BARBARA, Soggetti di storie. Donne, uomini e scritture di sé”, Guerini editore, recensione di Laura Cuppini, Formez


Recensione a “Soggetti di storie. Donne, uomini e scritture di sé” di Barbara Mapelli
di Laura Cuppini


Prendiamo la penna (il computer) e scriviamo. Lasciamo fluire le parole in un testo che – presumibilmente – nessun altro leggerà mai. Frasi che raccontano di noi, che sembrano dare un senso a quello che stiamo vivendo o che abbiamo vissuto. Ed è proprio così, “una creazione testuale che si deposita su una superficie reinventando, aggiornando, rinnovando quelle emozioni (quei momenti woolfiani) ‘di essere’” (Duccio Demetrio).
Un senso di “liberazione”, quello dato dalla scrittura, che tutti abbiamo provato.
Ma c’è un modo diverso, più complesso, di accostarsi al racconto di sé. Ed è quello che inquadra il percorso di un singolo in una storia collettiva fatta di culture, convenzioni sociali, conquiste e sconfitte. In una storia anche “sessuata”, cioè che tenga conto dei differenti ruoli, sensibilità e difficoltà di uomini e donne.
È il punto di partenza del libro “Soggetti di storie. Donne, uomini e scritture di sé” a cura di Barbara Mapelli (ed. Guerini scientifica, Milano 2008) e con i contributi di Duccio Demetrio, autore del saggio introduttivo (da cui è tratta la citazione poche righe sopra), Laura Menin e Marco Deriu. Un libro diviso in quattro parti, capitoli diversi – nel contenuto, nello stile e nella “geografia” – ma che intessono tra loro un dialogo più profondo di quanto possa risultare a una prima impressione.

(in allegato il testo completo dell’articolo)

recensione di Cuppini a Mapelli.pdf Tipo: application/pdf
Nome: recensione di Cuppini a Mapelli.pdf

06/02/2009
Fonte
Formez

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Insegnare, imparare, educare di James Hillman


La mia idea si regge su una distinzione fondamentale che specificherò in questa frase iniziale: l’insegnare e l’imparare non devono essere confusi con l’educazione e possono persino essere impediti dall’educazione. Inoltre, se questa distinzione è fondamentale, allora sarà precedente ai progetti per la riforma dell’educazione, alla certificazione degli insegnanti, alle missioni e e agli scopi dei programmi educativi, ai contenuti dei curricula, e ad altri dibattiti che impegnano cittadini ed esperti. La distinzione può essere posta in termini semplici e pratici. Qualcosa dentro di noi, quasi naturalmente, vuole imparare, specialmente nell’infanzia. Come usare una sega, cucinare un uovo strapazzato, ricordare i versi di una canzone? Dove va il sole quando scende “giù”? E dove sono i pettirossi d’inverno, e perché le anatre non annegano come i polli? Qualcosa dentro di noi vuole sapere dove, come, quando, che cosa. Porre domande è innato alla psiche umana. Un bambino fa domande agli insegnanti, ai genitori, agli amici, persino ai libri, per soddisfare la sete di apprendere, anche fino ad assumere un comportamento ossessivo, ritualistico, dove “perché?” si ammucchia su “perché?” e su “perché?”. Possiamo imparare ponendo delle domande, ma impariamo ancora di più osservando, ascoltando, imitando, sperimentando e assorbendo sensualmente il mondo che ci circonda. Il bambino, come facciamo noi stessi, tiene un occhio all’esterno e un cuore aperto per il dove e il che cosa, e specialmente il chi può soddisfare questo desiderio d’imparare.

In corrispondenza con questo desiderio d’imparare c’è un impulso a insegnare, egualmente innato. Qualcosa, di nuovo piuttosto naturalmente, vuole rispondere a una domanda, dimostrare, spiegare, correggere. “Su, dammi quello; lascia che ti mostri come si fa”. “Non tenere la sega così stretta. Lascia che siano i denti a fare il lavoro”. “La pioggia? Ebbene, noi facciamo la pioggia nella nostra stanza da bagno: guarda come il vapore del bagno produce delle piccole goccioline sulla superficie fredda dello specchio”. La relazione fra l’imparare e l’insegnare è animale, naturale, data, dotata di ubiquità; non è tanto il prodotto della civilizzazione e della cultura quanto la loro base. La cultura chiama questa relazione, tradizione; la civilizzazione, educazione. Comunque diamo forma a questa relazione, l’insegnante e l’allievo, la guida e l’apprendista, l’esperienza e l’innocenza, il sapere e l’ignoranza, il pieno e il vuoto sono costituenti costanti della vita interiore dell’anima. In quanto tali, appartengono non solo ai primi anni o alle prime fasi dell’indagine. La ricerca di un insegnante, di un insegnamento e il desiderio d’insegnare continuano in modo significativo nella tarda età. Uno dei momenti più miserevoli della tarda età è quello in cui l’impulso a insegnare viene frustrato: nessuno vuole ciò che si può insegnare. Fra questi due impulsi e la loro affinità l’uno per l’altro viene l’Educazione. Immaginate l’Insegnare e l’Imparare come un fratello e una sorella, sperduti nel bosco, come Hansel e Gretel nella fiaba, catturati dalla strega, l’Educazione, e sempre sul punto di essere divorati dall’insaziabile appetito di quella strega. L’intervento dell’Educazione sembra piuttosto ragionevole: mira a facilitare la serendipità (1) della relazione rimuovendo la casualità e controllando il contingente. Soprattutto l’educazione esteriorizza e sistematizza la relazione nella “scuola” (istituzioni educative). Tenta di mettere in contatto i giusti (qualificati) insegnanti con i giusti (selezionati) allievi. Così l’insegnare e l’imparare vengono personificati in classi di persone: quelli che possono e quelli che non possono; quelli che sanno e quelli che non sanno. La vocazione innata diventa una professione accreditata. Il potere inevitabilmente fa seguito alla divisione in classi, che minaccia l’insegnare e l’imparare con la paura dell’“altro”. Gli insegnanti temono i loro studenti; gli studenti i loro insegnanti, minacciando l’educazione stessa e conducendola a definire il suo ruolo non tanto come uno strumento di agevolazione, ma come un’autorità impositiva. In questo modo l’educazione separa l’insegnare e l’imparare. Pure la storia dell’autodidatta mostra che i due elementi potenziali nella natura umana sono funzioni complementari. Quanto ciascuno di noi ha imparato e ancora impara insegnando a se stesso da solo!

L’educazione richiede un intero esercito di amministratori, esperti, specialisti; divisioni in classi, unità, soggetti, discipline, dipartimenti; conseguimento di traguardi, gradi, prove, valutazioni; e naturalmente bilanci preventivi, supervisione, responsabilità misurabile. Pure l’educazione si suddivide in due specie: primaria e superiore, tecnica e classica, scienze e arti; riparatrice e avanzata. Il misterioso lavoro emotivo di insegnare e imparare viene cooptato nelle forme esteriori che mirano a farlo avvenire. In verità, l’insegnare e l’imparare scompaiono in vicoli laterali e in occasioni segrete. Dei lunghi anni trascorsi nella scuola quanti pochi episodi di illuminazione conservati nella memoria, quanti pochi momenti di insegnamento che hanno acceso un fuoco! Anche per gli insegnanti solo una manciata di studenti da tante classi realmente “connesse” restano ben presenti nella memoria. Potrebbe sembrare che la distinzione che sto tracciando segua un vecchio spartiacque fra ciò che William James – che fu lui stesso molto interessato all’insegnamento (Conversazioni con gli insegnanti, 1899) – chiama le menti “dure” e quelle “tenere”. Questa divisione domina la teoria pedagogica come l’opposizione tra disciplina e libertà, tra il classico e il romantico, fra le nozioni del bambino come selvaggio e il vuoto bisognoso del battesimo e la disciplina o il bisogno innato assennato e creativo di opportunità ed espressione. Potrebbe sembrare che la mia enfasi sul desiderio istintivo di imparare e insegnare segua un lato di questo spartiacque, cioè il Romanticismo di Rousseau, Pestalozzi, Frobel, Montessori e Alice Miller, i quali tutti sottolineano l’elemento idiosincratico piuttosto che quello nomotetico, privilegiando l’individuale sulle necessità collettive della società. Ma questa non è la mia intenzione. Io sfuggirei da questo spartiacque del tutto, perché la coppia insegnare-imparare, nonostante preceda l’educazione non può subire un’interpretazione letterale in un programma d’educazione. Io cerco di fuggire dalle ideologie che annunciano, o denunciano, programmi in ciascuna direzione: da una parte, modelli più duri di contatto intensificato fra insegnanti e studenti, o, dall’altra, una tenera educazione in classi collaborative e l’istruzione scolastica a casa. Se io optassi per un progetto diventerei un educatore, mentre sono solo uno psicologo. Cerco di descrivere ciò che giace nell’anima dell’educazione piuttosto che prescriverne la forma. Voglio solo che l’affinità innata fra l’insegnare e l’imparare, e l’idea di ciò come di un fatto primordiale, restino vive nell’anima.

L’educazione oggi assorbe il 5% del prodotto mondiale nazionale lordo; l’educazione è la più grande industria del mondo. Enormi difficoltà stanno schiacciando le scuole nel mondo. Sebbene queste difficoltà appaiano nella psiche turbata di insegnanti e allievi, esse non sono radicate nell’insegnare e nell’imparare. Infatti l’immediatezza di quel rapporto è un porto sicuro, una salvezza dai problemi dell’educazione. Per la gioventù ci sono pochi rifugi, poche fughe dai problemi dell’educazione contro i quali c’è tanta ribellione, sia diretta – come il rifiuto della scuola, la violenza e i desaparecidos o scomparsi – sia indiretta, nei sintomi psicologici che ostacolano l’imparare, ad esempio “i disturbi dell’imparare”. Gli insegnanti, presi fra le richieste dell’educazione da una parte e la ribellione degli studenti dall’altra, sono in una posizione simile a quella di un medico verso il paziente, di un avvocato verso il cliente, di un giornalista verso la fonte, del prete verso il peccatore. Sono obbligati dalla fedeltà alla loro coppia a stare con i loro studenti i cui sintomi rappresentano una resistenza a quel disordine generale dell’imparare chiamato “educazione”. Immaginate! La psiche si ribella contro il vero imparare che una società guidata dall’economia insiste nel ritenere di primaria importanza. Devi ricevere un’educazione, avere un’educazione, perché allora sarai più vendibile, servendo l’economia e alzando il Pil. Ecco perché gli insegnanti sono risorse nazionali, fornire le loro prestazioni soddisfa le quote di produzione stabilite per loro! L’educazione come merce, come un investimento di capitale che serve alla competizione del libero mercato. È questo ciò a cui i sintomi dicono “no”? È questo ciò che il rifiuto della scuola in definitiva significa? Qualcosa si sta ammalando nel cuore dell’educazione; è malata nel cuore, e questo cuore non può essere ristabilito con semplici esercizi di base o con una nuova dieta dell’anima, né questo cuore può essere sostituito da una macchina ad alta tecnologia.

Possiamo osservare il cuore dell’insegnare in azione in tre esempi tratti dalle biografie di scrittori distinti. James Baldwin, il romanziere e saggista americano, ricorda: “Un edificio scolastico… terribile, antico; scuro, cupo e a volte pauroso. In una classe di cinquanta bambini, per lo più neri, un’insegnante Orilla Miller – una giovane insegnante di scuola, bianca, una donna bellissima… che amavo… in modo assoluto, dell’amore di un bambino”, riconobbe una qualità in questo bambino nero di dieci anni. “La giovane donna del Midwest era sorpresa dalla vivezza d’ingegno di questo bambino dei bassifondi”. Scoprirono un interesse comune in Dickens; lo leggevano entrambi ed erano ansiosi di scambiare opinioni. Anni più tardi, dopo essere diventato famoso, Baldwin scrisse alla sua vecchia insegnante, chiedendole una fotografia. “Ho tenuto il tuo volto nella mia mente per molti anni”. Un altro resoconto, questo di Elias Kazan, lo straordinario regista cinematografico: “Quando avevo dodici anni ebbi un colpo di fortuna, l’incontro con la mia insegnante dell’ottavo grado, Miss Shank influenzò il corso della mia vita… Mi prese in simpatia… fu lei a dirmi che avevo dei begli occhi marroni. Venticinque anni più tardi, mi scrisse una lettera. “Quando avevi solo dodici anni” scrisse, “la luce cadeva dalla finestra attraverso la tua testa e la tua fisionomia e illuminava l’espressione del tuo volto. Pensai alle grandi possibilità che erano nel tuo sviluppo e …”. Miss Shank si avviò sollecitamente a sottrarmi alla tradizione della nostra gente riguardo al figlio maggiore e a indirizzarmi verso… le discipline classiche”. Un terzo esmpio è quello di Truman Capote, un tipico “bambino difficile”, che faceva tutto quello che poteva per disturbare la classe e provocare i suoi insegnanti. Ma incontrò la simpatia della sua insegnante di scuola media, Miss Wood. Condividevano un interesse per Ibsen. Miss Wood invitò spesso il giovane Capote a cena, lo favoriva in classe e incoraggiava i suoi colleghi a fare altrettanto.

“Mi prese in simpatia”, ha detto Kazan; “Ho tenuto il tuo volto nella mia mente per molti anni”, ha detto Baldwin; Miss Wood invitava Capote a casa per mangiare insieme e gli forniva ciò che desiderava in classe. Miss Shank “mi disse che avevo dei begli occhi marroni”, ha detto Kazan. Queste schizzi ci dicono che c’è un modo di valutare indipendente dagli esami. L’insegnare vede con l’occhio del cuore. Noi non crediamo più in questa specie di visione: “…la luce cadeva dalla finestra attraverso la tua fisionomia e illuminava l’espressione del tuo volto”. Ma al giorno d’oggi, forse specialmente negli Stati Uniti, vediamo solo con l’occhio dei genitali. L’attrazione che ha appassionato questi allievi e questi maestri oggi sarebbe seduzione, manipolazione, persino abuso. Agli insegnanti è consentito di essere chiamati dalla bellezza; l’educazione permette che l’eros si risvegli? Ma se dovesse risvegliarsi, allora l’eros non corromperebbe l’obiettività e l’eguaglianza? Può darsi che proprio qui risieda la ragione più profonda dei computers all’interno dell’aula: essi sono completamente imparziali. Non c’è eros nel programma. Niente eros neppure nell’accademia – una mancanza comune in istituzioni di istruzione superiore. I professori non ascoltano le lezioni degli altri, leggono i saggi degli altri. Borsisti e ricercatori non amano l’amministrazione; gli amministratori non amano i professori. Il personale è “di una classe più bassa”, persino al di sotto degli studenti. Gli studenti mettono in contatto i loro cuori affamati con la loro sete di conoscenza che sarà superata dalle vane preoccupazioni della facoltà, loro stesse in cerca di amore. La trappola sessuale diviene l’unico accesso all’eros nell’università. Gli esempi di Baldwin, Capote e Kazan rivelano qualcosa di particolare riguardo all’eros dell’insegnare. Ciò che fece riunire le coppie, la reciproca attrazione, fu una visione comune. L’amore fiorì perché condividevano una fantasia. Per Baldwin e Miss Miller, Dickens; per Capote e Miss Wood, Ibsen e Undset; per Kazan, la visione di un futuro umanista. Essi percepirono la bellezza l’uno nell’altra e permisero la vicinanza. (Capote veniva a casa per cena; Miss Shank studiava il volto e gli occhi di Kazan; Miss Miller dava a Baldwin il suo tempo privato). Quando l’eros è represso cade in un’intimità clandestina. Pure impariamo attraverso la vicinanza – osservando le mani del maestro al lavoro, ascoltando le inflessioni vocali, contagiati dalla gioia del compito. Uno degli studenti di Socrate dice (Teagete 127 Bff): “Ho fatto progressi ogni volta che ero insieme a te… e sono progredito più rapidamente e profondamente quando mi sono seduto vicino, accanto a te e ti ho toccato”. Mentre sull’educazione nello stesso passaggio (128B) Socrate dice: “Non so niente di questo raffinato sapere dei Sofisti; io ho soltanto un piccolo corpo di sapere: la natura dell’amore (tà erotika)”.

È importante mantenere distinte nella mente le molte specie di eros. I filosofi della Chiesa potrebbero elencare una quarantina di specie di relazioni amorose, come i soldati in armi, i compagni in un viaggio, le suore in un ordine, il servo e il padrone, fratelli e sorelle, e naturalmente madri e figli, mariti e mogli. Ciò che in particolare il mentore divide con il suo o la sua protetta è un amore nato da una fantasia comune. La loro dedizione non è tanto per ciascuno come amanti quanto – in questi casi di scrittori – per la lingua inglese. I loro demoni sono in armonia, ciascuno aiuta l’altro a soddisfarsi. Insegnare e imparare sono necessari l’uno all’altro e, come Hansel e Gretel si salvano l’uno con l’altro. Così l’insegnante non è un genitore sostitutivo che procura allo studente i soldi per il pranzo e scarpe nuove. Miss Miller e Miss Wood e Miss Shank nutrivano le anime degli studenti e mettevano il fuoco nei loro spiriti.

Prima di concludere questo discorso rivolto agli insegnanti mi piacerebbe rendere più chiaro un pensiero. La base dell’insegnamento nel Ventunesimo secolo non è diversa da quella di qualunque altro, anche se il contenuto e la forma dell’educazione subiscono le esigenze della storia. Il fatto che l’educazione presti il suo corpo alla piazza del mercato nella nostra epoca, non è diverso dalla sua prostituzione alla dottrina politica nell’era di Stalin e Hitler, o Mao e Pol Pot, o alla Chiesa nella Francia della Scolastica, o all’ortodossia musulmana nelle scuole del Medio Oriente. All’insegnamento si chiede sempre di sottomettersi senza protestare di fronte ai dogmi educativi: lo testimoniano il destino di Socrate, la persecuzione degli insegnanti irlandesi nelle scuole di trincea durante la dominazione inglese. A causa del potere degli istituti educativi, il vero imparare, analogamente alla psicanalisi, diventa sovversivo. L’imparare deve nascondersi all’interno dell’educazione come abbiamo visto nei tre piccoli bambini e nei loro insegnanti, dove una corrente erotica lega in modo sovversivo l’insegnante e lo studente. Marsilio Ficino, uno dei più autorevoli insegnanti d’Europa, si riferì a questo imparare nascosto e sovversivo come contro-educazione. Noi impariamo ciò che è ufficialmente insegnato, e re-impariamo il contrario o ciò che sta più profondamente nel suo interno, vedendo in esso e attraverso esso, decostruendo, diciamo, con il chiedere ulteriormente: “Questo materiale, questo metodo, questa ipotesi che cosa significano per l’anima?”. La contro-educazione interiorizza e individualizza, come ha detto Ficino, le uniformità dell’educazione. Individualizzare l’educazione, cioè collocare l’imparare all’interno dell’anima di qualcuno, esige l’eros, non perché l’individualizzare favorisce uno studente a scapito di un altro, il cosiddetto “prediletto dell’insegnante”, ma perché l’eros incendia il particolare stile di desiderio di ogni persona. Con “uniformità” mi riferisco a modelli di prove, misure di intelligenza, gradazioni attraverso livelli, libri di testo uniformi, divisioni del tempo, architettura delle aule scolastiche, ecc. L’idea autentica dell’uniformità educativa, dell’universalità stessa, è stata radicalmente sfidata teoricamente da Howard Gardiner, a Harvard, e molto tempo fa da Giambattista Vico a Napoli. Per Vico i veri universali dai quali potevano essere derivati i modelli sono i miti classici, che ha chiamato universali fantastici, cioè i tipi archetipici che governano l’immaginazione e dai quali dipende lo stesso pensiero. Questi universali mostrano come la natura umana immagina i suoi problemi, viene a contatto con essi, ed effettua scelte di valore. Essi offrono un modo di pensiero umanista o quella che può anche essere chiamata una base poetica della mente che è capace di superare il nichilismo etico dell’educazione contemporanea e l’ottusità estetica travestiti e rinforzati dal “metodo obiettivo”.

Così, seguendo Vico, la base archetipica della mente è un substrato sia di logica che di sogno, di scienza e di arte, di passato e di presente, di obiettività e di soggettività. Mentre Vico propone le molteplici persone e storie e valori dei miti nella loro immensa differenziazione, Gardiner mina l’uniformità dimostrando che l’imparare dev’essere molteplice perché l’intelligenza è molteplice. L’imparare e l’insegnare devono seguire una varietà di pensieri. Una dimensione non va bene a tutto. Anche la nozione di “misura” può essere liberata dalla sua angusta denotazione – significati matematici e statistici – per allargarla al chi, al perché e al che cosa è stato misurato; per esempio, l’estetica, la narrativa, la morale o le capacità del corpo. Ma ora sto andando oltre il mio semplice tema e sto trasgredendo nel campo delle idee educative, idee per rifondare l’educazione lungo linee che derivano da Vico e Gardiner, il che implica che il primo compito dell’educazione sarebbe di psicoanalizzare se stessa, di decostruirsi trovando i miti che suggeriscono i suoi programmi. Pure, qualunque cosa venga proposta da chiunque, dovunque, la techne e la praxis di tutti i programmi educativi, la realtà di ogni adempimento dipende dall’affinità naturale fra la coppia archetipica: l’Insegnante e lo Studente.

CAMMINARSI DENTRO (52): Da quando noi siamo un colloquio. : le mie Pratiche filosofiche


La relazione educativa è per noi l’espressione più alta della condizione umana: c’è qualcuno che favorisce nell’altro la conoscenza e la crescita personale, lo sviluppo della consapevolezza di sé e l’apertura al mondo. Un’attitudine educativa dovrebbe essere presente in tutte le attività umane. C’è sempre un uomo che non sa e che attende risposte

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