ASSISTENTI SOCIALI: 10 domande sulla proposta di riordino della professione

VAI A: 10 domande sulla proposta di riordino della professione.


Progetto “IN FAMIGLIA-Vivere con la badante” che si terrà a MILANO il 27 febbraio 2012 presso lo Spazio Oberdan

Progetto “IN FAMIGLIA-Vivere con la badante” che si terrà il 27 febbraio 2012 presso lo Spazio Oberdan.
Gli esperti che hanno collaborato al progetto presenteranno i presupposti teorici, la metodologia scelta e lo stile comunicativo adottato per la costruzione del sito dedicato
www.badanteinfamiglia.it 
e per la realizzazione del DVD video  ”IN FAMIGLIA.Vivere con la badante
Per partecipare è necessaria l’iscrizione entro il 22 febbraio p.v. utilizzando il modulo allegato, scaricabile anche dal sito delle politiche sociali  
www.provincia.milano.it/affari_sociali. 
A conclusione della presentazione i partecipanti potranno ritirare in anteprima una copia del DVD  dedicato alle famiglie, alle badanti, agli operatori e ai volontari che si occupano quotidianamente di persone anziane non più completamente autosufficienti.

Contiene testimonianze di famiglie, l’approfondimento di un esperto e unarappresentazione teatrale, tra il riflessivo e l’ironico, che permette uno sguardo più distaccato e lieve.

Propone, con tre linguaggi cinematografici differenti, alcuni temi ricorrenti dell’esperienza di cure: le difficoltà con gli anziani, le fatiche delle famiglie, le scelte difficili e i momenti dolorosi o conflittuali.

 
Provincia di Milano
Settore politiche sociali
Viale Piceno, 60 – 20129 Milano
tel. 02.7740.3085


Vivere in famiglia con la badante, 27 febbraio 2012, ore 14, Spazio Oberdan, sala Alda Merini, Viale Vittorio Veneto 2, Milano

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senatore PDL Riccardo Conti ha comprato a 26 milioni e mezzo di euro un palazzo nel cuore di Roma e lo ha rivenduto lo stesso giorno a 44 milioni e mezzo all’ENPAP Ente Nazionale di Previdenza e Assistenza per Psicologi , da Tg La7

Tg La7 – ESCLUSIVA: IL SENATORE PDL CHE IN UN GIORNO COMPRA E RIVENDE UN PALAZZO GUADAGNANDO 18 MILIONI
L’ immobiliare del senatore pdl Riccardo Conti ha comprato a 26 milioni e mezzo di euro un palazzo nel cuore di Roma e lo ha rivenduto lo stesso giorno a 44 milioni e mezzo. altro

L’AMORE CONTESO. I FIGLI NELLE SEPARAZIONI FAMILIARI 2-16 febbraio 2012, Formazione sociale clinica

Programmi e Documenti:

L’AMORE CONTESO. I FIGLI NELLE SEPARAZIONI FAMILIARI

2-16 febbraio 2012

Il numero di separazioni e la natura conflittuale delle relazioni,

anche in regime di affido condiviso,

richiedono agli operatori una preparazione particolare
Il corso si terrà il 2 e il 16 Febbraio 2012
Sono aperte le iscrizioni sino al 27 gennaio

Programma

Programma stampabile

Scheda di iscrizione

vai a: Formazione sociale clinica.


IN FAMIGLIA – Vivere con la badante, progetto formativo della Provincia di Milano

Il progetto della Provincia di Milano ”IN FAMIGLIA-Vivere con la badante” prevede la realizzazione  di alcuni interventi formativi  rivolti agli operatori dei servizi territoriali che quotidianamente affrontano i problemi degli anziani non autosufficienti.
La prima proposta, programmata per il 19 gennaio 2012,, affronta gli aspetti legali del lavoro di cura e il ruolo e le funzioni dell’Amministratore di sostegno ed è rivolta in particolare ad assistenti sociali, educatori professionali, coordinatori, ASA e OSS che lavorano nei servizi per anziani.
La seconda proposta, programmata su quattro incontri tra gennaio e marzo, affronta le complesse tematiche relazionali relative al rapporto famiglia – badante – servizi, ed è rivolta ad assistenti sociali, educatori professionali, coordinatori e responsabili di servizio.
Per entrambe sono stati richiesti crediti formativi FCOAS per le assistenti sociali partecipanti.
In allegato il programma di dettaglio e la scheda di iscrizione.
La partecipazione agli eventi formativi è gratuita, ma è necessario iscriversi utilizzando l’apposita scheda allegata e inviandola – entro i termini previsti -  all’indirizzo: c.fontana@provincia.milano.it
Provincia di Milano
Settore politiche sociali
Viale Piceno, 60 – 20129 Milano
tel. 02.7740.3085
diritti-anziani19gen2012_schiscriz.doc diritti-anziani19gen2012_schiscriz.doc
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diritti anziano web.pdf diritti anziano web.pdf
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Scheda iscrizione Relazioni complesse.doc Scheda iscrizione Relazioni complesse.doc
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invito cure anziano_stampa.pdf invito cure anziano_stampa.pdf
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invito cure anziano_web.pdf invito cure anziano_web.pdf
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locandina.pdf locandina.pdf
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Assistenti sociali, sì a riforma professioni ma con validità dell’Ordine


Il percorso formativo dell’assistente sociale. Autovalutazione e benessere professionale, Autori e curatori Franco Bressan , Monica Pedrazza , Elisabetta Neve Contributi Sabrina Berlanda, Claudio Capiluppi, Roberto Dalla Chiara, Clarissa Ferrari, Silvia Golia, Patrizia Lonardi, Daniele Loro, Marco Minozzo, Silvana Tonon Giraldo, Daniele Venturini, FrancoAngeli

n breve
Il volume affronta, in un’ottica interdisciplinare, la valutazione dell’efficacia formativa universitaria in scienze del servizio sociale, finalizzata all’avvio delle procedure di accreditamento dei corsi di laurea e al loro miglioramento. L’indagine ha raggiunto assistenti sociali in servizio, registrando la valutazione del loro percorso formativo di base. Inoltre con il contributo dei professionisti è stato predisposto uno strumento utile alla registrazione dell’autoefficacia professionale percepita.
Presentazione del volume

Il volume affronta, in un’ottica interdisciplinare, la valutazione dell’efficacia formativa universitaria in Scienze del servizio sociale, finalizzata all’avvio delle procedure di accreditamento dei corsi di laurea e al loro miglioramento.
L’indagine ha coinvolto gli assistenti sociali in servizio, registrando la valutazione del loro percorso formativo di base. Inoltre, grazie il contributo dei professionisti, è stato predisposto uno strumento utile alla registrazione dell’autoefficacia professionale percepita e sono state analizzate variabili di tipo soggettivo tipicamente volte a sostenere i processi di costruzione e di gestione della relazione interpersonale professionale.
È emerso un quadro interessante ed attuale di come l’assistente sociale nel servizio di base valuta le proprie capacità di affrontare quelli che attualmente considera i momenti critici della professione: particolare interesse ci sembra abbia riscosso l’autovalutazione della capacità relazionale del professionista sia in rapporto all’utenza che in relazione a quella rete di esperti nella quale l’assistente sociale deve spesso assumere un ruolo centrale e di riferimento.
Nel volume il professionista può trovare autovalutazioni e profili nei quali riconoscersi e quindi contribuire alla promozione di percorsi di formazione permanente e continua adeguati ai propri bisogni.

Franco Bressan , professore ordinario di Statistica sociale, insegna Metodi statistici per le scienze sociali alla laurea triennale e a quella specialistica in Scienze del servizio sociale dell’Università di Verona. Dal 1992 al 2009 è stato presidente delle varie strutture che hanno formato gli assistenti sociali a Verona.
Monica Pedrazza , professore associato di Psicologia sociale, insegna alla laurea in Servizio sociale dell’Università di Verona. Ha collaborato con Elisa Bianchi, approfondendo aspetti della regolazione socio-cognitiva nell’assessment dell’assistente sociale; ha inoltre contribuito a recuperare alcuni fondamenti della storia e dell’epistemologia del servizio sociale in Italia con il volume Psicologia e servizio sociale (Angeli, Milano, 2004).
Elisabetta Neve , insegna discipline di servizio sociale presso le Università di Verona e di Padova. Si occupa di ricerca, studi e formazione continua di professionisti sociali e sanitari, anche a livello internazionale e in collaborazione con la Fondazione E. Zancan di Padova. È autrice di varie pubblicazioni relative ai servizi sociosanitari e al lavoro professionale.

Indice

Patrizia Lonardi, Presentazione
Silvana Giraldo, Introduzione
Franco Bressan, Premessa
Parte I. Il bisogno di conoscenza
Elisabetta Neve, Formazione e ricerca. Le sfide attuali per il servizio sociale professionale. La dimensione psicologica della formazione
(Premessa; La natura disciplinare e professionale del servizio sociale; Il rapporto teoria-pratica; Le ricadute sulla formazione degli assistenti sociali; Il caso italiano; Contesto e prospettive internazionali sulla formazione professionale; Servizio sociale, formazione e ricerca; Una riflessione conclusiva)
Roberto Dalla Chiara, La relazione professionale nel processo di aiuto
(L’ambito di intervento dell’assistente sociale come area di relazioni; La capacità relazionale richiesta all’assistente sociale; La natura e la finalità della relazione di aiuto nel servizio sociale; Una relazione “con” l’utente; Coinvolgersi nella relazione con l’utente; Una relazione per il cambiamento; La relazione verso altre relazioni e altre risorse; Le coordinate della relazione professionale; Alla ricerca di alcune tracce per una buona relazione)
Parte II. Strumenti per l’evoluzione strategica dell’efficacia formativa
Franco Bressan, Claudio Capiluppi, Progettazione e andamento dell’indagine sugli assistenti sociali del Veneto
(Disegno della ricerca, Fase preliminare, Andamento della ricerca)
Parte III. La formazione iniziale e continua degli assistenti sociali
Daniele Loro , La formazione pedagogica degli assistenti sociali
(Presentazione e commento dei dati relativi alle domande sulla formazione permanente universitaria; Aggiornamento, formazione permanente e rapporto tra formazione teorica e pratica professionale; Le ragioni per una maggiore preparazione pedagogica degli assistenti sociali)
Daniele Venturini, Assistente sociale oggi: uno sguardo all’autopercezione della professione
(Premessa; Descrizione del campione; Occupazione professionale; Percezioni degli assistenti sociali; Conclusioni)
Franco Bressan, Approfondimenti su alcune domande a risposta multipla
(Premessa; Aree disciplinari più significative; Punteggi relativi alle determinanti dell’attuale capacità lavorativa; Ambiti lavorativi)
Parte IV. Una risorsa per il benessere nel lavoro sociale: l’autoefficacia
Monica Pedrazza, Sabrina Berlanda, L’autovalutazione di efficacia
(La formazione dei professionisti; L’Autoefficacia Professionale; Attaccamento e relazione; Attaccamento: benessere o disagio professionale?; Alcune ipotesi; Le analisi dei dati)
Monica Pedrazza, Sabrina Berlanda, Benessere e disagio nella relazione professionale
(Premessa; L’autoefficacia professionale; Lo stile d’attaccamento; Il burnout; L’assertività; L’autoefficacia nella gestione delle emozioni negative; Il commitment; L’empatia e reattività personale; La desiderabilità sociale; Il pregiudizio transculturale; Le differenze all’interno del campione)
Parte V. L’autoefficacia professionale degli assistenti sociali
Monica Pedrazza, Sabrina Berlanda, L’autoefficacia dell’assistente sociale ed il modello relazionale nell’aiuto
(Autoefficacia e competenze relazionali; L’Autoefficacia nel modello relazionale)
Silvia Golia, Misura oggettiva dell’autoefficacia percepita tramite il Modello di Rasch
(Introduzione; Il modello di Rasch; Misurare l’autoefficacia professionale percepita; Conclusioni)
Clarissa Ferrari, Marco Minozzo, Analisi dell’autoefficacia professionale con un modello fattoriale per dati binomiali
(Introduzione; Il modello fattoriale lineare; Il modello fattoriale gerarchico per dati binomiali; Identificazione dei costrutti relativi all’autoefficacia; Confronto tra il modello fattoriale lineare ed il modello fattoriale gerarchico per dati binomiali)
Parte VI. La dimensione soggettiva nella professionale degli assistenti sociali
Monica Pedrazza, Sabrina Berlanda, Attaccamento e relazione
(La distribuzione del campione; Sicurezza, insicurezza e sofferenza)
Sabrina Berlanda, Monica Pedrazza, La complessità del fare relazione
(Il benessere organizzativo; Gli autocedenti del burnout; Gli autocedenti del personal distress; Burnout e relazione con l’utente; Personal distress e relazione con l’utente)
Daniele Venturini, Assistenti sociali “tra le righe”. Analisi testuale dei dati con software N-vivo 8
(Introduzione; I dati: “quantitativi” o “qualitativi”?; Descrizione del sottogruppo del campione di ricerca; Analisi del corpus testuale; Conclusione)
Allegato
Questionario dell’indagine sugli assistenti sociali del Veneto: sezioni A, B e C

Gli autori.

Il percorso formativo dell’assistente sociale. da

da Autovalutazione e benessere professionale.


Riflessioni sulla figura del maestro: Cesare Moreno presenta il Libro “Educare il Principe di Danimarca”


Presentazione del libro C’era una volta la città dei matti

La copertina del libro e i due dvdRoma, 7 dicembre 2011. Il libro ripercorre la lavorazione del film tv C’era una volta la città dei matti, trasmesso nel 2010 da RAI UNO con un grande, e per certi versi sorprendente, successo di ascolti. Una appassionata narrazione delle storie individuali di pazienti, amministratori, operatori, un grande racconto collettivo che vede sulla scena più di cento personaggi. A partire dalla difficile e impensabile apertura delle porte del manicomio di Gorizia e di Trieste, viene narrata l’origine di un cambiamento epocale nel modo stesso di intendere la salute mentale che ancora oggi provoca e fa discutere.

Mercoledì, 7 dicembre 2011 – ore 19.00
Più libri Più liberi
Fiera della piccola e media editoria
EUR Palazzo dei Congressi – Roma

Presentazione del volume :
E. Bucaccio, K. Colja, A. Sermoneta, M. Turco
C’era una volta la città dei matti
Un film di Marco Turco – dal soggetto alla sceneggiatura
con DVD del film TV originale prodotto da RAI Fiction
Edizione e note a cura di Barbara Grubissa

con
Marco Turco, regista e coautore del volume
Fabrizio Gifuni, attore e coautore del libro
Peppe Dell’Acqua, direttore del dipartimento di salute mentale di Trieste e direttore di collana

Durante la presentazione verranno presentate anche alcune scene del film.

Descrizione del libro
E’ in uscita per l’editore Alpha Beta Verlag, nella collana 180 archivio critico della salute mentale, il libro con il trattamento, la sceneggiatura e il dvd del film con sottotitoli in inglese. Con interventi degli autori e degli attori e foto di scena. Il libro su uno dei più grandi successi TV del 2010. Tutti i retroscena, dall’idea alla sua realizzazione: soggetto, trattamento e sceneggiatura e infine, allegato in DVD, il film. 
Un’appassionata narrazione delle storie individuali di pazienti, amministratori, operatori, un grande racconto collettivo che vede sulla scena più di cento personaggi. A partire dalla difficile e impensabile apertura delle porte del manicomio di Gorizia e di Trieste, viene narrata l’origine di un cambiamento epocale nel modo stesso di intendere la salute mentale che ancora oggi provoca e fa discutere.
Vengono pubblicati integralmente il Trattamento e la Sceneggiatura, corredati da note che danno informazioni sui principali eventi che hanno portato alla realizzazione della Legge 180, sugli scritti originali di Franco Basaglia e dei suoi collaboratori, sulle circostanze storiche e politiche che hanno fatto da sfondo al processo di deistituzionalizzazione.

Il libro è arricchito dalle note di regia di Marco Turco e dalle originali considerazioni degli sceneggiatori sull’approccio ad un tema difficile e controverso e sulla modalità di scrittura dei testi.
Fabrizio Gifuni racconta come è entrato nel personaggio di Franco Basaglia e come si è avvicinato alla realtà storica che ha portato alla chiusura del manicomio.
Vittoria Puccini racconta come si è calata nel personaggio di Margherita, una giovane rinchiusa prima nel manicomio di Gorizia poi in quello di Trieste, negli anni in cui arriva Basaglia 

Fonte: http://www.alphabeta.it

da Presentazione del libro C’era una volta la città dei matti.


CO.FA.AS. “Clelia” per “Il riconoscimento giuridico del ruolo del Familiare Assistente“

CO.FA.AS “Clelia” ha come principale scopo di battersi per “Il riconoscimento giuridico del ruolo del Familiare Assistente“, come definito dalla “Carta Europea del Familiare Assistente” (parte integrante dello Statuto), già in atto in molti Paesi europei, redatta da COFACE-handicap (Confederazione delle Organizzazione di Famiglie con persone disabili dell’Unione Europea) con sede a Bruxelles.

Nel 2008, CO.FA.AS. “Clelia” si costituisce come associazione, come avveniva in altri Stati Membri, con l’obiettivo di rivendicare i diritti dei familiari assistenti, di prevenirne la povertà, l’esclusione, la solitudine e lo stress, nonché di migliorare la qualità della vita del congiunto assistito e di tutta la famiglia. [continua]

[Scarica lo Statuto]

[Progetto Europeo Grundtvig]

da Home.


ricerca europea sulla supervisione degli studenti nei corsi di laurea in servizio sociale, 9 DICEMBRE 2011 ore 11.00-13:00 Aula Pagani – Edificio U7 III Piano Via Bicocca degli Arcimboldi, 8 Milano

“Presentazione dei risultati di una rete di ricerca europea sulla supervisione degli studenti nei corsi di laurea in servizio sociale
Supervision meets Education:

Supervision in the Bachelor of Social Work in Europe 

9 DICEMBRE 2011
ore 11.00-13:00
Aula Pagani – Edificio U7 III Piano
Via Bicocca degli Arcimboldi, 8
Milano
vai Locandina_SEMINARIO SUPERVISIONE

Segnalazione giornata di studio “Paure, fatiche, sofferenze e illusioni: ipotesi d’intervento nelle situazioni di lavoro”

Paure, fatiche, sofferenze e illusioni:

ipotesi d’intervento nelle situazioni

di lavoro

Azioni per costruire condizioni più sostenibili nelle organizzazioni lavorative

Venerdì 18 novembre 2011

Milano, C.so Buenos Aires n. 33, Elfo Puccini teatro d’arte contemporanea, Sala Shakespeare

Programma e modalità di iscrizioni:


Manuale per Oss e Asa (Operatori Socio-Sanitari e Ausiliari Socio-Assistenziali). Formazione in campo assistenziale, sociale e sanitario, di Margherita Di Virgilio , Irven Mussi

Manuale per Oss e Asa (Operatori Socio-Sanitari e Ausiliari Socio-Assistenziali). Formazione in campo assistenziale, sociale e sanitario
Contributi
Giovanni Citterio, Nadia Dalla Longa, Giancarlo De Marco, Barbara Di Virgilio, Alessandro Giuliani, Franco Lafiandra, Alberto Pischedda
Livello
Textbook, strumenti didattici. Testi per insegnanti, operatori sociali e sanitari
Dati
pp. 448,   7a ristampa 2011,    1a edizione  2008, allegati: test on-line   (Cod.1130.235)
Tipologia: Edizione a stampa
Prezzo: € 36,00
Disponibilità: Buona

Clicca qui per acquistare

Codice ISBN: 9788846491626
In breve
La formazione degli Operatori Socio-Sanitari e degli Ausiliari Socio-Assistenziali, soggetti che assistono quanti necessitano di un sostegno specializzato in ambiente assistenziale e sanitario: i fondamenti delle due professionalità, le modalità del lavoro sociale e il concetto di qualità, i meccanismi psicologici e sociali che regolano la relazione operatori-assistiti, le caratteristiche psicologiche degli utenti con cui gli ASA e gli OSS operano.
Presentazione del volume

Le figure di operatori che si occupino con competenza e professionalità di assistenza in ambito sociale e sanitario sono sempre più richieste.
Questo testo presenta i contenuti didattici per la formazione degli Operatori Socio-Sanitari (OSS) e degli Ausiliari Socio-Assistenziali (ASA), soggetti che assistono anziani, disabili, pazienti psichiatrici, malati terminali e quanti necessitano di un sostegno specializzato, in ambiente assistenziale e sanitario.
Il manuale si articola in quattro parti: nella prima vengono analizzati i fondamenti delle due professionalità, con riferimenti puntuali alle delibere istitutive dei due profili, alla legislazione socio-assistenziale, sanitaria e previdenziale. Ampio spazio viene dedicato alla Legge 626 sulla sicurezza in ambito lavorativo e sulla protezione della salute e sicurezza del lavoratore.
Nella seconda parte vengono descritte le modalità metodologiche del lavoro sociale e il concetto di qualità; la terza parte illustra i meccanismi psicologici e sociali che regolano la relazione operatori-assistiti e descrive le caratteristiche psicologiche degli utenti con cui gli ASA e gli OSS si trovano a operare.
La parte igienico-sanitaria e tecnico-operativa, infine, analizza le principali funzioni del corpo umano, le patologie più diffuse nei soggetti cui è rivolta l’assistenza, le basi della dietetica e le modalità di primo soccorso. Particolare attenzione viene dedicata all’igiene ambientale e all’assistenza alla persona, con esempi e prassi operative, anche in ambito fisioterapico; segue un approfondimento sull’animazione.

Per fornire maggiori strumenti didattici, il manuale si arricchisce di esempi operativi, di un glossario dei principali termini e di un’aggiornata bibliografia tematica. Inoltre, in questo sito, nell’Area Università, gli studenti possono disporre del test di autovalutazione per verificare il proprio grado di apprendimento.

La completezza dei contenuti e la chiarezza del linguaggio rendono il volume un esaustivo manuale per quanti frequentano corsi OSS e ASA, ma anche un utile strumento di consultazione per gli operatori già nel mondo del lavoro.

Margherita Di Virgilio
, psicologa e psicoterapeuta, lavora a Milano. Coordinatrice e docente in corsi ASA, OSS, aggiornamento e formazione continua. Con i nostri tipi ha pubblicato: AIDS: malattia, prevenzione, assistenza (2000); La malattia di Alzheimer e le altre forme di demenza(2000); Disturbi psichici: nevrosi, psicosi e depressioni (2000); con Irven Mussi, Da chi vado?(2003).

Irven Mussi, medico di base a Milano. Tutor e insegnante in corsi di specializzazione per la medicina generale, ASA e OSS. Con i nostri tipi ha pubblicato: con Margherita Di Virgilio, Da chi vado? (2003).

Indice

Margherita Di Virgilio, Irven Mussi, Introduzione
Parte I. Sezione legislativo-istituzionale
Descrizione dell’area e obiettivo della formazione
Normativa specifica ASA e OSS
(Introduzione; Delibera istitutiva dell’ASA; Delibera istitutiva dell’OSS)
Elementi di legislazione sociale e sanitaria nazionale e regionale
(Introduzione alla legislazione socio assistenziale, sanitaria e previdenziale)
Legislazione socio-sanitaria
(Considerazioni generali e principi costituzionali; Il sistema integrato di interventi e servizi sociali)
Legislazione previdenziale
(Cenni storici; Le attività dell’INPS)
Legislazione sanitaria
(Considerazioni generali e principi costituzionali; Il Servizio Sanitario Nazionale; Le politiche socio-sanitarie in Lombardia)
Organizzazione dei servizi
(L’Azienda Sanitaria Locale; L’Azienda Ospedaliera; I servizi per le “persone fragili”; L’assistenza psichiatrica; Servizi e agevolazioni per invalidi e anziani e disbrigo di pratiche burocratiche; Le cooperative sociali; Le reti informali)
Elementi di etica professionale e diritto amministrativo
(Elementi di diritto del lavoro e il rapporto di dipendenza; Etica e deontologia; Riservatezza dei dati e segreto professionale; Le leggi sulla privacy e il trattamento dei dati)
Normativa sulla sicurezza
(Legge nazionale 626/94; Fondamenti di prevenzione incendi)
Protezione della salute e sicurezza dell’operatore
(Rischi connessi al lavoro di assistenza; Dispositivi di protezione individuale (DPI); Prevenzione del mal di schiena e movimentazione dei carichi; Procedure da osservare in caso di incidente occupazionale con potenziale rischio di infezione)
Parte II. Sezione metodologica
Descrizione dell’area e obiettivo della formazione
Elementi di metodologia del lavoro sociale e sanitario
(Modelli concettuali di assistenza; Il processo di erogazione dell’attività assistenziale; L’accesso dell’utente al servizio; Lavorare per progetti; Il progetto assistenziale individualizzato (PAI): dalla rilevazione dei bisogni alla verifica; Protocolli e piani di lavoro; Materiale per la documentazione del proprio lavoro e passaggi di consegne; Lavoro e riunioni d’équipe; Il lavoro di rete)
La qualità del lavoro
(Concetto di qualità; Qualità delle prestazioni; Verifica dell’appropriatezza della qualità)
Parte III. Sezione psicologica e sociale
Descrizione dell’area e obiettivo della formazione
Elementi di psicologia e comunicazione
(Allargare gli orizzonti; L’Analisi Transazionale; Il comportamento sociale; Il lavoro di gruppo; La relazione d’aiuto; La comunicazione)
Aspetti psico-relazionali ed interventi assistenziali in rapporto alla specificità dell’utenza
(La condizione della persona assistita; La condizione dell’operatore; I soggetti dell’assistenza)
Parte IV. Sezione igienico-sanitaria e tecnico-operativa
Descrizione dell’area e obiettivo della formazione
Elementi di anatomia, fisiopatologia e igiene
(Concetto di salute e malattia; Note di anatomia e fisiologia dei principali organi e apparati)
Primo soccorso
(Persona non cosciente; Persona cosciente)
Cenni sulle principali patologie
(Malattie cardiovascolari; Malattie della coagulazione; Malattie respiratorie; Malattie dell’apparato dirigente; Malattie renali, delle vie urinarie e dialisi; Malattie infettive; Diabete; Tumori; Il malato terminale e le cure palliative; Patologie da dipendenza; Il paziente chirurgico; Il paziente anziano; Disturbi psichici; Disabilità e handicap; Patologie del sistema nervoso; Patologie del sistema locomotore)
Elementi di igiene alimentare e di dietetica
(Alimentazione e dietologia; Conservazione e cottura degli alimenti)Elementi di igiene, igiene ambientale al domicilio, nei presidi e negli ospedali
(Elementi di igiene; Igiene ambientale a domicilio ed elementi di economia domestica; Igiene in ambito istituzionale)
Elementi di assistenza alla persona
(Introduzione alla cura della persona; Interventi operativi generali; Constatazione di morte e composizione della salma; Farmacologia)
Riabilitazione e assistenza fisioterapica
(La riabilitazione; Ruolo dell’operatore in riabilitazione; Gli ausili; Posizionamento e posture a letto del paziente; Movimentazione manuale dei carichi e spostamento dei pazienti; La riabilitazione nelle principali patologie)
Tecniche di animazione
(Descrizione dell’intervento e obiettivo della formazione; L’animazione come pratica sociale; L’autostima e il potere nel lavoro di animazione; La creatività come strumento per il cambiamento; Le attività di animazione; I laboratori creativi; L’incremento animativo con persone affette da demenza senile)
Glossario

Bibliografia

da Manuale per Oss e Asa (Operatori Socio-Sanitari e Ausiliari Socio-Assistenziali). Formazione in campo assistenziale, sociale e sanitario.


SETTE PAIA DI SCARPE, di P. Rossi, Assistente sociale specialista e formatore, già segretario nazionale del SUNAS (Sindacato unitario di categoria) e presidente dell’Ordine nazionale degli Assistenti sociali. F. Abiuso, giornalista professionista, Maggioli editore

SETTE PAIA DI SCARPE
SETTE PAIA DI SCARPE
Storia di un’assistente sociale
Raccolta da Francesco Abiuso

Si dice che ogni assistente sociale - quelli di cinquant’anni fa come quelli di oggi -abbia consumato sette paia di scarpe per comprendere le storie delle persone e delle comunità, per capire la sofferenza e il disagio, per riallacciare relazioni, per suscitare e orientare risorse capaci di offrire sollievo, per ricostruire il tessuto sociale.

Sette paia di scarpe hanno condotto gli assistenti sociali a esplorare ogni miseria fin dall’inizio della storia repubblicana del nostro Paese.

Sette paia di scarpe ci sono volute per arrivare a ottenere il riconoscimento della professione, essenziale a chi ha meno, ma spesso ignorata dai potenti che hanno molto.

In sette capitoli l’autrice ripercorre la sua storia e insieme la storia di tutto il servizio sociale:

»
DIGNITA’ DI PERSONE E DIRITTI DA CITTADINI.

»
IL SENSO DI UNA VITA, LA STORIA DI UN PAESE.

1.
IL FRIULI, L’AFRICA, RICCHEZZE E MISERIA.

2.
GUARDARE L’ERBA DALLA PARTE DELLE RADICI.

3.
TRA I FANCIULLI DI FROSINONE.

4.
QUEI GRANDI OCCHI NERI IN UN LETTINO.

5.
INSEGNARE AD ESSERE MADRI.

6.
LE LIBERE DONNE DI VIA BACCINA.

7.
LA LUNGA MARCIA DEGLI ASSISTENTI SOCIALI.


P. Rossi, Assistente sociale specialista e formatore, già segretario nazionale del SUNAS (Sindacato unitario di categoria) e presidente dell’Ordine nazionale degli Assistenti sociali.
F. Abiuso, giornalista professionista

SETTE PAIA DI SCARPE.


Maestri speciali. Una riflessione sulla figura del maestro – Università degli Studi di Milano-Bicocca, Mercoledì 16 novembre 2011, ore 9.30

Mercoledì 16 novembre 2011, ore 9.30

Edificio U6, Aula Magna – Piazza dell’Ateneo Nuovo 1, Milano

Maestri speciali. Una riflessione sulla figura del maestro

Una giornata per analizzare il ruolo del maestro, le sfide dell’educazione ed il potenziale del medium televisivo.

Programma

maniL’esperienza dei maestri di strada: il progetto Chance di Napoli

  • 9.30 Saluti
    Silvia Kanizsa, Preside della Facoltà di Scienze della Formazione − Università degli Studi di Milano-Bicocca
  • 9.45 Introduce e coordina: Roberto Moscati
  • 10.00 Cesare Moreno presenta il Libro “Educare il Principe di Danimarca”
  • 11.15 Coffee break
  • 11.45 Elisabetta Nigris e Sergio Trammadiscutono con Cesare Moreno
  • 13.00 Pranzo

Alberto Manzi, l’avventura di un maestro

  • 14.30 Introduce e coordina Maria Grazia Riva
  • 14.45 Roberto Farné presenta il filmato “TV buona maestra: la lezione di Alberto Manzi” ed il libro “Alberto Manzi, l’avventura di un maestro”
  • 15.45 Giovanna Benvenuti e Stefania Ulivieri Stiozzi discutono con Roberto Farné
  • 17.00 Chiusura dei lavori

Ingresso libero e gratuito

Per informazioniIrene Mantovani

Allegati:

da Maestri speciali. Una riflessione sulla figura del maestro – Università degli Studi di Milano-Bicocca.


Il servizio sociale ospedaliero: un fattore di qualità nel percorso di cura, Convegno a cura dell’Ordine degli assistenti sociali della Regione Lombardia e della Fondazione Caà Granda/Ospedale Maggiore Policlinico, Aula Magna Clinica Mangiagalli, Via della Commenda, 12, 20122 Milano

Per iscrizione vai a:  Resspoiscrizione

 


CARI MAESTRI. Da Susanne Bier a Gianni Amelio i registi si interrogano sull’importanza dell’educazione Martedì 25 ottobre 2011 alle ore 17:30 presso la Pontificia Università Lateranense – Aula Paolo VI Piazza San Giovanni in Laterano, 4 – Roma

CARI MAESTRI. Da Susanne Bier a Gianni Amelio

i registi si interrogano sull’importanza dell’educazione

 

Martedì 25 ottobre 2011 alle ore 17:30 presso la Pontificia Università Lateranense – Aula Paolo VI

Piazza San Giovanni in Laterano, 4 – Roma

 

Saranno presenti:

Sua Ecc.za Mons. Enrico dal Covolo – Magnifico Rettore della Pontificia Università Lateranense

On.le Patrizia Prestipino – Assessore alla Provincia di Roma per le Politiche Giovanili

Cristiana Capotondi – Attrice

Fausto Brizzi – Regista e sceneggiatore

Modera l’incontro Paolo Rodari – Vaticanista de “il Foglio” 

 Sarà presente l’Autore

 

 

 

Ufficio Stampa

 

 

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Fondazione Ente dello Spettacolo

Via Giuseppe Palombini, 6 – 00165 Roma

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conCura – servizio che si occupa di assistenza famigliare alla persona, offrendo una risposta a tutte le esigenze legate al bisogno di cura domiciliare per anziani, persone non autosufficienti e diversamente abili, Cooperativa sociale Piccolo Principe, Milano

conCura è un servizio che si occupa di assistenza famigliare con competenza e attenzione alla persona, offrendo una risposta a tutte le esigenze legate al bisogno di cura domiciliare per anziani, persone non autosufficienti e diversamente abili.
conCura si interessa di: 
• Gestire l’incontro fra domanda-offerta attraverso un’analisi professionale delle competenze degli assistenti famigliari-badanti e del bisogno della famiglia.
• Valorizzare e perfezionare le competenze degli assistenti famigliari.
• Monitorare la qualità della relazione fra assistente famigliare, assistito e famiglia (o amministratore di sostegno), in modo da migliorare le condizioni di vita dell’assistito e aumentare il livello di soddisfazione di assistenti e famiglia, così da contenere le conflittualità e ridurre il turn over.
Sollevare la famiglia o l’amministratore di sostegno dal disbrigo delle pratiche amministrative e burocratiche

L’operatore a te dedicato da conCura, segue tutte le fasi di incontro intervenendo:
prima di presentarti un’assistente famigliare, attraverso un’accurata analisi dei tuoi bisogni e un attento lavoro di selezione per proporti personale adatto alle tue esigenze
• nel momento dell’incontro occupandosi degli aspetti amministrativi e di contratto
durante il rapporto di lavoro monitorando la relazione fra assistente famigliare e persona assistita, effettuando le sostituzioni e seguendo tutti gli aspetti burocratici e amministrativi della gestione del contratto di lavoro.

Tutto ad un prezzo equo poiché conCura è gestito da Piccolo Principe, cooperativa sociale ONLUS senza scopo di lucro.

da conCura – Homepage.


Cosa bisogna sapere sulle BADANTI, da http://www.assistere.net, Roma

vai a: Rapporti con una badante/assistente


le donne coinvolte nel lavoro di cura sono stimate in 774.000, di cui 700.000 straniere

Un numero crescente di famiglie si rivolge al mercato privato, assumendo
assistenti familiari, le cosi dette “badanti”. Il numero di queste donne
coinvolte nel lavoro di cura sono stimate in 774.000, di cui 700.000
straniere. …
<http://www.famigliacristiana.it/famiglia/news/articolo/io-mi-prendo-cura_141011104157.aspx>


L’operatore socio-sanitario: il nuovo Manuale per la formazione e le prove concorsuali

ità luglio 2011
IV edizione
L'OPERATORE SOCIO-SANITARIO
› Con test a risposta
multipla e sintetica

› Casi clinici svolti
e commentati

L’OPERATORE SOCIO-SANITARIO
Manuale teorico-pratico
per i concorsi e la formazione dell’OSS
Indispensabile per la formazione di base e la preparazione ai concorsi, questo Manualefornisce una completa ed efficace metodologia di apprendimento che permette di sviluppare i concetti teorici, valutare le conoscenze e le capacità acquisite, analizzare le competenze attraverso casi specifici.

Di agevole lettura e facile consultazione, la quarta edizione di questo apprezzatissimo volume si presenta del tutto esaustiva sia sul piano concettuale che operativo, organizzata razionalmente in tre parti:

PARTE PRIMA
L’ORGANIZZAZIONE SANITARIA E SOCIO-ASSISTENZIALE
Legislazione e organizzazione sanitaria.
Il Servizio Sanitario Nazionale.
L’integrazione degli interventi sociali e sanitari e la rete dei servizi.
IL QUADRO GIURIDICO E CONCETTUALE DI RIFERIMENTO DELL’OPERATORE SOCIO-SANITARIO
Le figure di supporto: evoluzione, profili, normativa di riferimento e attività.
L’operatore socio-sanitario (OSS).
La formazione complementare dell’OSS.
L’integrazione dell’OSS nei processi assistenziali e con le altre figure professionali.
L’équipe assistenziale.
Le professioni sanitarie e sociali.
L’attribuzione di atti e il processo della delega nell’assistenza infermieristica e sanitaria.
Il rapporto di lavoro nel pubblico impiego.
La responsabilità dell’operatore socio-sanitario.
Aspetti etici e deontologici.

PARTE SECONDA
LA PERSONA E L’IDENTIFICAZIONE DEI BISOGNI
Il concetto di persona.
L’ambiente.
La salute.
I bisogni fondamentali delle persone.
LA COMUNICAZIONE
La comunicazione efficace.
Il linguaggio non verbale.
La comunicazione interpersonale in ambito sanitario.
Il gruppo.
La sindrome del burnout.
ORGANIZZAZIONE DEL LAVORO SANITARIO E SOCIALE
L’organizzazione del lavoro in sanità.
L’organizzazione dell’assistenza.
LAVORARE PER OBIETTIVI
Il processo d’assistenza infermieristica.
Metodologia del lavoro nelle strutture socio-assistenziali e utilizzo del PAI (Piano di Assistenza Individualizzato).
Gli strumenti per la valutazione: le scale.
Le cure domiciliari.
IL SISTEMA INFORMATIVO E LA DOCUMENTAZIONE
La documentazione sanitaria.
Linee guida, protocolli e procedure.
LA QUALITA’ E L’ACCREDITAMENTO
La qualità.
L’accreditamento.

PARTE TERZA
L’ACCOGLIENZA DELLA PERSONA
L’accoglienza del paziente in ospedale.
PROMUOVERE LA SICUREZZA DELL’AMBIENTE DI LAVORO
La salute e la sicurezza nell’ambiente di lavoro.
I rischi professionali in ambito sanitario.
Appendice: La movimentazione dell’assistito: comportamenti.
Gli ausili per la movimentazione.
PROMUOVERE LA SICUREZZA DELL’AMBIENTE E DELLA PERSONA
L’igiene.
Il microclima.
Il rischio biologico (infettivo).
L’ASSISTENZA ALLA PERSONA
Assistenza alla persona sottoposta ad intervento chirurgico

Assistenza preoperatoria
– U.O. di chirurgia.
– Preparazione preoperatoria del paziente.
– La preparazione del paziente nel giorno dell’intervento.
– Prevenzione delle infezioni: preparazione preoperatoria della cute.
– Esecuzione della tricotomia.
– Applicazione delle calze elastiche.
Assistenza postoperatoria
– Trasferimento del paziente alla sala di cure postanestesiologiche.
– Accoglienza del paziente nell’U.O.
– Le ferite.
– Le medicazioni chirurgiche.
– Idratazione e nutrizione per via orale.
– Mobilità e cura di sé.
– Collaborare per una medicazione.
Collaborare nella prevenzione e gestione delle lesioni da pressione
– Lesioni da pressione.
– Caratteristiche sedi cutanee.
– Processo di stadiazione.
– Raccomandazioni per la prevenzione.
– Fattori di rischio.
– Modalità per ridurre la pressione.
– Presidi per ridurre la pressione.
– Trattamento della lesione.
– Prevenzione delle infezioni.
Collaborare nella prevenzione del rischio di caduta.
Assistenza alla persona anziana
– Cause dell’invecchiamento.
– Classificazione dell’invecchiamento.
– Fattori di rischio.
Assistenza alla persona con handicap
– Conseguenze psichiche e sociali dell’handicap.
Assistenza alla persona morente
– Il malato terminale e l’Hospice.
– Le cure palliative.
– L’Organizzazione e la gestione dell’Hospice.
– Cura del corpo dopo la morte: la composizione della salma.
Aiutare nell’alimentazione
– Aiutare un adulto nell’alimentazione.
Garantire l’alimentazione
– Collaborare nell’introduzione e gestione del sondino nasogastrico/Nutrizione enterale.
– Collaborare all’inserimento del sondino nasogastrico (N.E.).
– Collaborare nella gestione in caso di mantenimento in sede della sonda.
– Collaborare nella rimozione del sondino.
– Nutrizione enterale (N.E.).
Aiutare nell’eliminazione
– Eliminazione urinaria.
– Alterazione della composizione dell’urina.
– Procedure per esami sulle urine.
– Raccolta delle urine tramite condom.
– Eliminazione intestinale.
– Garantire la cura di sé e il comfort: utilizzo della padella.
– Garantire l’eliminazione urinaria: collaborazione nell’introduzione e gestione del catetere vescicale.
Cura della persona
– Garantire la cura di sé e il comfort (le cure igieniche).
– Rifacimento letto libero/Rifacimento letto occupato.
– Bagno/doccia/bagno a letto (le cure igieniche).
– Igiene del cavo orale.
Bisogno di muoversi
Collaborare nel garantire la mobilizzazione della persona

– Posizionamento/mobilizzazione a letto della persona.
– Mobilizzazione della persona.
– Trasferimento di un paziente su di una sedia a rotelle.
– Alzata dal letto alla carrozzina (paziente emiplegico).
Collaborare nella rilevazione di segni e sintomi
– Collaborare nella rilevazione della temperatura corporea.
– Collaborare nella rilevazione del polso.
– Collaborare nella rilevazione della pressione arteriosa incruenta.
– Collaborare nella rilevazione della respirazione.
Collaborare nella corretta applicazione delle prescrizioni terapeutiche: l’assunzione dei farmaci
– Conservazione dei farmaci.
– Aiutare nell’assunzione dei farmaci.
NORME DI PRIMO SOCCORSO
Conoscenze generali.
Rianimazione cardiopolmonare.
Procedure Basic Life Support (BSL). Il supporto di base delle funzioni vitali.

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VALUTAZIONI DI APPRENDIMENTO
Valutazione apprendimento di Parte Prima
 (51 domande aperte e a risposta multipla).
Valutazione apprendimento di Parte Seconda (40 domande aperte e a risposta multipla).
Valutazione apprendimento di Parte Terza (214 domande aperte e a risposta multipla).
22 casi clinici per i quali evidenziare competenze richieste ed interventi da attuare. 


P. Di Giacomo,
 Infermiera, ostetrica, dottoressa in Scienze infermieristiche ed ostetriche, professore a contratto di Scienze infermieristiche ed ostetriche Università di Bologna, Udine, Padova e Firenze, coordinatore didattico Corso di laurea in Infermieristica Polo Didattico Scientifico Rimini Università di Bologna, docente e coordinatore sanitario ai corsi di formazione per operatore socio-sanitario.
M. Montalti, Dottoressa in scienze infermieristiche ed ostetriche, professore a contratto di Infermieristica e di Introduzione alla metodologia della ricerca infermieristica Università di Bologna, Corso di Laurea in Infermieristica, coordinatore didattico Corso di laurea in Infermieristica Polo Didattico Rimini.

PAURE, FATICHE, SOFFERENZE E ILLUSIONI: IPOTESI D’INTERVENTO NELLE SITUAZIONI DI LAVORO Azioni per costruire condizioni più sostenibili nelle organizzazioni lavorative, Giornata di Studio, venerdì 18 novembre 2011, Milano, C.so Buenos Aires n. 33, a cura dello Studio APS di Milano

Paure, fatiche, sofferenze e illusioni: ipotesi d’intervento nelle situazioni di lavoro

Azioni per costruire condizioni più sostenibili nelle organizzazioni lavorative

Giornata di Studio

Venerdì 18 novembre 2011

Elfo Puccini teatro d’arte contemporanea – Sala Shakespeare
Corso Buenos Aires n. 33, Milano (MM1 – fermata LIMA)

La ricerca e la costruzione di piste di lavoro alternative

In questa giornata intendiamo proporre piste di lavoro per gestire in modo più efficace stress, fatiche e sofferenze, elementi che attraversano la vita delle organizzazioni e dei soggetti che ne sono parte o con loro interagiscono. Ciò a partire da riflessioni e orientamenti che aiutino a riconoscere le diverse modalità con cui organizzazioni e individui cercano di affrontarle.

Sono pensieri e spunti maturati dalla nostra esperienza, da quelle di alcuni studiosi particolarmente significativi e, più in specifico, dal lavoro di ricerca che lo Studio APS ha realizzato nei mesi che ci separano dalla Giornata di Studio realizzata nel 2010. Quella era stata un’occasione per presentare e analizzare situazioni lavorative differenti in cui, per varie ragioni, gli individui si ritrovavano demotivati, frustrati, affaticati e a volte sofferenti. In quell’occasione s’era cercato di comprendere meglio quali fossero alcune delle origini di quei malesseri, quali rapporti esistessero tra fatiche, desideri di benessere e illusioni di soluzioni esaustive.

Questa nuova giornata è stata pensata per dibattere, mettere in discussione, confrontare e arricchire riflessioni e ipotesi di comprensione e di azione. È stata preparata attraverso varie iniziative che hanno coinvolto accanto a soci e collaboratori dello Studio diversi interlocutori, alcuni con cui abbiamo da tempo contiguità di lavoro e altri contattati per la prima volta: abbiamo realizzato un seminario di due giornate in marzo e aprile, una serie di focus group con partecipanti appartenenti a diversi contesti lavorativi, dalle aziende private, agli ospedali, ai servizi territoriali nella prima metà di settembre e alcune interviste a testimoni privilegiati. A tutti coloro che abbiamo coinvolto va un sincero e vivo ringraziamento. Gli incontri hanno portato sguardi compositi e differenziati ed elaborazioni suggestive che ci proponiamo di riportare e sviluppare nella sede più ampia costituita appunto dalla Giornata di Studio prevista per il 18 novembre Soprattutto ci auguriamo che possa essere un incontro dedicato a quanti si misurano con le altrui e proprie paure, fatiche e sofferenze nelle situazioni di lavoro e che non credono in panacee, tecniche risolutive, ma ipotizzano che trattare queste dimensioni faccia parte di ogni impegno lavorativo e richieda un importante investimento in termini di pensiero.


Fatiche e sofferenze

Il lavoro è ricercato perché fonte di reddito, ma anche perché nella nostra società è una delle principali fonti di riconoscimento. Noi tutti abbiamo bisogno di rispecchiarci negli altri, nelle relazioni e nei prodotti. Il lavoro è dunque fonte di gratificazioni, può essere occasione di soddisfazioni fondamentali, ma è anche una scommessa, una sfida: ce la farò, ce la faremo?

Negli anni pare accresciuta la sua valenza simbolica. Così, mentre le fatiche e le sofferenze fisiche sono diminuite, paiono aumentate quelle emotive, psichiche ed è accresciuta la sensibilità in questa direzione.

Differenti e complesse sono parse le origini di fatiche e sofferenze. Da un lato la società, il mercato possono generare queste condizioni e riversarle nell’organizzazione e nelle persone che le compongono. Dall’altro si hanno richieste di cambiamenti, ritmi più stringenti, riduzioni di risorse, e soprattutto i modi con cui sono proposti/imposti questi mutamenti possono far soffrire persone e gruppi di lavoro. Anche i singoli soggetti importano, a volte, nelle organizzazioni tensioni, stress e dolori dalla loro vita privata, ansie collegate a conflitti interiori, delusioni e amarezze connesse a vicende familiari e sentimentali. Pensiamo che sia opportuno e interessante distinguere a che cosa siano riconducibili le diverse sofferenze per poter mettere a punto interventi mirati in grado di tutelare l’efficacia delle organizzazioni e la salute degli individui.

La nostra ipotesi è che fatiche e sofferenze siano, in una certa quota, intrinsecamente, parte del lavoro, che sia quindi illusorio pensare alle organizzazioni come a luoghi di benessere, depurati da queste condizioni. È possibile tuttavia investire per cercare di migliorare le condizioni di lavoro, per verificare se si tratti di fatiche sensate, se siano tutte effettivamente inevitabili. Per far ciò è fondamentale distinguere stress e fatiche. Possiamo in tal senso considerare la fatica come uno degli esiti dell’impiego di energie, del lavoro volto a modificare la realtà, trasformare oggetti e problemi, comprendere persone, analizzare questioni. Mentre possiamo rappresentarci le sofferenze come fatiche sproporzionate alle risorse disponibili o, più specificatamente, frustrazioni e lacerazioni dell’immagine di sé collegate a imposizioni di cui s’è perso il senso o di cui non si condivide per nulla la finalità.


I mondi in cui e con cui organizzazioni e singoli si trovano ad operare

Una delle fonti di stress e sofferenze sono quindi i contesti. Le nostre organizzazioni (servizi pubblici e privati, scuole, ospedali e aziende) operano in ambienti caratterizzati da crescenti incertezze. I mercati, ma più ampiamente i contesti socio-economici evidenziano diffuse situazioni di crisi. Crisi che spesso non sembrano la premessa alla realizzazione di cambiamenti desiderati. Gli scenari appaiono dinamici o turbolenti, ma anche nebbiosi: è assai difficile vedere che cosa ci attende nel futuro, a quali scenari stiamo andando incontro o stiamo/stanno costruendo. È difficile individuare modelli di società, modelli economici, soluzioni ai problemi macroeconomici e di governo credibili, capaci d’attrarre, appassionare, convincere.

Ciò significa che, se guardiamo fuori dalle organizzazioni in cui e con cui lavoriamo, lo scenario è spesso ansiogeno; spesso non troviamo consolazione per le fatiche che il lavoro comporta. In questa fase esso prevalentemente induce paure, fatiche e sofferenze. A queste le organizzazioni debbono far fronte cercando di non sfaldarsi, di non perdere l’orientamento, costruendo condizioni per continuare ad esistere e svilupparsi.

Molti in questi ultimi anni si confrontano poi con la paura che il proprio servizio, la propria azienda non ce la faccia, con l’ansia di perdere il posto di lavoro o di non poterlo conservare per i propri collaboratori, con le gravi difficoltà di molti giovani a entrare nel mondo del lavoro.

A volte si ha l’impressione di un impazzimento di cui non si comprende il senso. Il mondo, in questi ultimi anni, pare essere più minaccioso che rassicurante.


Gli individui: i clienti, i colleghi, i capi

Una quota importante di fatiche e di sofferenze è anche generata dai clienti: più o meno legittimamente riversano richieste, bisogni, fantasie sulle organizzazioni con cui interagiscono; spesso presi da esigenze e malesseri, richiedono attenzione, cura, aiuto. Questo accade non solo nei confronti delle organizzazioni specificatamente deputate a questa funzione – si pensi a ospedali, servizi sociali e sanitari, scuole – ma anche aziende istituzionalmente orientate a produrre beni e servizi d’altra natura si misurano con i problemi che clienti o fornitori riversano su di loro. Gestire le relazioni con i clienti è d’importanza cruciale, è una parte nodale del lavoro. Anch’essa genera soddisfazioni, ma anche fatiche e, a volte sofferenze.

A volte sono i colleghi stessi che riportano nell’organizzazione bisogni soggettivi e tensioni competitive che appesantiscono il clima. Circolano richieste di riconoscimento, di rassicurazione, di benessere che non possono trovare risposte. Delusioni e risentimenti aggravano le fatiche e le sofferenze di tutti.

A volte coloro che esercitano ruoli direttivi, risucchiati da attese di autoaffermazione e da spinte di acquisizione di maggior potere/consenso, finiscono per fare richieste esorbitanti ai collaboratori o a evitare di rispondere a richieste di relazioni ravvicinate vissute come pericolose.


Come vengono trattate fatiche e sofferenze nelle organizzazioni lavorative

Le organizzazioni lavorative sono sistemi complessi solo in parte riconoscibili nei disegni formali dei processi e degli organigrammi. Dirigenti, manager, gruppi, singole persone collegate tra di loro da relazioni formali, processi di lavoro e reti relazionali più ampie, cercano di erogare servizi, produrre beni e nel contempo di far fronte a situazioni relazionali difficili. Vengono date direttive, introdotti, imposti, proposti cambiamenti: nuove procedure, spostamenti, riduzioni del personale, … Tutto ciò espone le diverse componenti a incertezze, stress, speranze, paure. A generare fatica, piuttosto che sofferenza, in base alla nostra esperienza è risultato essere come non solo e non tanto il cosa si muta per attrezzarsi al futuro nelle organizzazioni, ma il come lo si fa. Ciò che genera sofferenza sembra essere soprattutto il non avere informazioni credibili, il non comprendere il senso di ciò che viene richiesto o imposto. Presi dall’ansia dell’introdurre e realizzare nuovi prodotti o servizi, nuovi processi, stressati da urgenze di efficienza ed efficacia, sembra non si riservi un adeguato spazio per condividere prospettive, ipotesi, fatiche e così si generano, spesso inconsapevolmente, sofferenze. Sofferenze che riducono paradossalmente e generalmente efficacia ed efficienza dell’organizzazione. Ciò, mentre abbiamo osservato come persone coinvolte, responsabilizzate, circa gli scenari, le necessità, le paure, gli stress, le fatiche richieste e necessarie, siano orientate ad investire consistentemente sulla loro organizzazione.

Possiamo osservare come queste dimensioni siano trattate in maniera assai diversa. In alcuni e diffusi casi esse sono semplicemente negate: non sono viste e sentite. Questa è una modalità che preclude la possibilità di valorizzare i segnali di stress, le fatiche e ipotizzare quindi interventi per farne qualcosa. È una modalità che espone a forti rischi di deterioramento non solo le persone, ma l’organizzazione stessa. Si possono osservare casi in cui le persone stesse sembra non siano viste.

Altre volte le si affronta illudendosi ed illudendo, con ciò si cerca di dipingere o rappresentarsi la situazione in un modo meno minaccioso. Ci si può illudere che la situazione non sia così difficile o che la soluzione sia a portata di mano: il capo, il consulente, la nuova tecnologia, …

Altre volte ancora si rileva come sia negata o minimizzata la dimensione emotiva, la profondità delle sofferenze anche a livello affettivo. Persone e team sembrano trasformarsi in oggetti, cose. La sofferenza negata peraltro riemerge in varie forme distruttive: somatizzazioni, malattie, conflitti distruttivi tra persone e parti dell’organizzazione, demotivazioni. La sofferenza non pensata, non accolta si sposta generando nuovi malesseri.

Ancora si osserva come un importante malessere sia ridotto, a volte, a fenomeno, patologia, difficoltà individuale. La sofferenza è vista semplicemente come una debolezza, una fragilità individuale. Allora si fa ricorso al farmaco, al medico, al counselor. Supporti pur utili, ma assai riduttivi, se solo individuali, se non sono indagate le connessioni organizzative.

Va pure sottolineato che in diverse organizzazioni alcuni tra coloro che occupano ruoli di direzione e di coordinamento, che hanno responsabilità gestionali o che sono negli staff delle risorse umane cercano di affrontare sofferenze di colleghi e soprattutto di collaboratori supportando e sollecitando comprensioni più attente e articolate per permettere ai singoli e all’organizzazione nel suo complesso di far decantare reazioni emotive e di vedere le situazioni in modo più articolato e lucido, considerando vincoli e perdite, ma anche opportunità e potenzialità. Essi testimoniano la possibilità di coniugare la consapevolezza delle difficoltà con la speranza di contribuire al progresso di individui e organizzazioni.


Orientamenti e ipotesi per costruire condizioni di lavoro più vivibili

Dalla nostra esperienza di lavoro e di ricerca ci pare di poter individuare alcune ipotesi interessanti e degli orientamenti da assumere per affrontare nelle organizzazioni fatiche e sofferenze. Linee d’intervento che vorremmo esplorare nella Giornata di Studio.

Per prima cosa è necessario prendere atto di queste dimensioni della vita lavorativa, avvicinarle per comprenderle, sviluppare, anche attraverso la decostruzione, ipotesi sulla loro origine. Si tratta di cercare, da un lato, d’evitare che le fatiche e lo stress si trasformino in sofferenze, quindi in fatiche rappresentate come insensate, fuori luogo e misura, e dall’altro lato costruire condizioni per ricondurre la sofferenza ad uno stato di fatica, di lavoro sostenibile e coniugato col piacere di costruire qualcosa in cui riconoscersi, qualcosa di utile. Come cercheremo di mettere a fuoco nella Giornata di Studio, ciò significa lavorare sul senso di ciò che accade e vogliamo realizzare, sulla fiducia, sull’equilibrio tra risorse (fisiche, professionali, mentali, emotive) e obiettivi. Significa riflettere e riconoscere i limiti e valorizzare le possibilità. La costruzione di condizioni di lavoro sostenibili passa attraverso la consapevolezza del limitato potere e delle responsabilità proprie e altrui.

da: http://www.studioaps.it/servizi_studio/pressostudio_giornate.html



CORSO SUNAS SULLA LIBERA PROFESSIONE – Parma 3/12/2011

SEGRETERIA REGIONALE PER L’EMILIA-ROMAGNA

 

 

 

Parma, sabato 3 dicembre 2011, ore 9,00 – 18,00

 

Sala Consiglio Quartiere Montanara, Largo 8 Marzo n.9

 

 

Corso di formazione

 

ASSISTENTE SOCIALE E LIBERA PROFESSIONE:

 

DAL BILANCIO DI COMPETENZE AL PROGETTO D’IMPRESA

 

 

 

PROGRAMMA

 

Ore 9.00- 13.30 LEZIONE  MAGISTRALE INTERATTIVA (Ugo Albano)

 

Ore 14.30 – 16.30 LAVORO DI GRUPPO

Esercitazione in sottogruppi:

Gruppo 1: elaborazione del proprio bilancio di competenze;

Gruppo 2: stesura di un progetto di libera professione in Emilia-Romagna;

 

Ore 16.30-18.00

Restituzione in plenaria dei lavori e conclusioni.

La sede del corso è raggiungibile dal centro con l’autobus n. 2 (capolinea largo 8 marzo); è inoltre posta nelle vicinanze della tangenziale ed è munita di parcheggi. Per la partecipazione è necessario inviare mail a sunas.parma@gmail.com ed attendere risposta. E’ previsto un contributo di 10 euro a persona per il materiale didattico (sono invece esentati gli iscritti al SUNAS). A termine del corso verrà consegnato relativo attestato. E’ stato richiesto l’accredito del corso per n. 8 crediti formativi. Docente: dott. Ugo Albano. Segreteria organizzatviva/scientifica: d.ssa Giorgia Mediani. Per informazioni: 340.8497206


Costruire professionalità: percorso di accompagnamento per Assistenti Sociali, corso di formazione a cura della cooperativa sociale Molecola

Molecola gestisce da anni percorsi di formazione rivolti a operatori dell’area psico-socio-pedagogica, volontari e cittadini attivi. Particolare attenzione viene dedicata al lavoro di comunità, approfondito come metodo che è possibile importare nella quotidianità dei servizi e che può contribuire a far riscoprire il valore autentico del lavoro sociale, la centralità della dimensione relazionale a fronte di una logica prevalente di tipo prestazionale.

All’interno dei percorsi formativi vengono utilizzate metodologie attive e cooperative, tali da valorizzare le esperienze portate dai partecipanti e assumerle come risorsa per l’apprendimento.

Percorsi formativi rivolti agli operatori del settore sociale:

da Formazione.


Servizio Sociale e lavoro di comunità, corso di formazione a cura della Cooperativa sociale Molecola


Molecola gestisce da anni percorsi di formazione rivolti a operatori dell’area psico-socio-pedagogica, volontari e cittadini attivi. Particolare attenzione viene dedicata al lavoro di comunità, approfondito come metodo che è possibile importare nella quotidianità dei servizi e che può contribuire a far riscoprire il valore autentico del lavoro sociale, la centralità della dimensione relazionale a fronte di una logica prevalente di tipo prestazionale.

All’interno dei percorsi formativi vengono utilizzate metodologie attive e cooperative, tali da valorizzare le esperienze portate dai partecipanti e assumerle come risorsa per l’apprendimento.

Percorsi formativi rivolti agli operatori del settore sociale:

da Formazione.


ASSISTENTI SOCIALI

ASSISTENTI SOCIALI

A cura di Antonio Bellicoso

 

Gli assistenti sociali sono quei professionisti che operano al fine di promuovere il benessere sociale dell’individuo, della famiglia e della comunità. Svolgono questa azione nell’esercizio delle proprie funzioni, sia all’interno di servizi pubblici, che privati. Da un po’ di tempo a questa parte sono anche sorti studi di servizio sociale privati singoli o associati. La professione dell’assistente sociale è regolata dagli Ordini, tant è che un assistente sociale per poter svolgere la propria professione deve essere iscritto al proprio albo regionale degli assistenti sociali. L’iter formativo prevede la frequenza di un corso di laurea di servizio sociale al termine del quale si consegue la laurea triennale e successivamente si deve superare l’esame di stato per essere iscritti alla sezione B dell’albo. L’ordinamento universitario prevede anche un biennio di specializzazione chiamato corso di laurea magistrale al termine del quale si consegue la relativa laurea che consente di affrontare l’esame di stato per essere iscritti alla sezione A dell’albo. Per ogni informazione su questa argomentazione è possibile consultare i siti web gli ordini nazionali e regionali degli assistenti sociali. L’assistente sociale trova impiego, nella maggior parte dei casi, nei servizi dei Comuni e delle A.S.L., ma una nutrita presenza di essi la troviamo anche in strutture del privato sociale. Le mansioni e le specificità dei compiti di questa figura varia a seconda del servizio nel quale si è inseriti. E’ una figura professionale che, grazie all’iter formativo, può lavorare in moltissimi settori differenti (minori, terza età, disabilità, famiglia, politiche sociali, ecc.) ed è sua specificità il lavoro sia con l’utente che con il territorio (servizi, strutture e agenzie).

L’assistente sociale di oggi però non è solo quella figura professionale che lavora esclusivamente all’interno dei servizi, ma nel corso degli ultimi anni la troviamo anche su internet. La web communication ha conquistato l’assistente sociale. Basti dare uno sguardo su internet e inserire sul motore di ricerca “google” la parola “servizi sociali” o “servizi sociali on line” per rendersi conto di quanti siti web sono stati realizzati da assistenti sociali, siano essi persone fisiche che giuridiche.

La web communication consente agli assistenti sociali cybernauti di connettersi  in rete con altri assistenti sociali, con utenti, con esponenti della comunità per fare rete, per costruire progetti, per favorire l’interazione, per creare comunità virtuali.

Grazie a internet e ad un sito web, l’assistente sociale oggi può anche fare consulenza on line offrendo orientamento, supporto, indicazioni e quant’altro possa essere utile a chi su internet cerca risposte, sollievo, conforto, chiarimenti.

I siti web che oggi dominano il panorama del servizio sociale professionale on line sono, oltre a quelli istituzionali degli enti e agenzie che rappresentano la categoria, principalmente tre: www.servizisocialionline.it www.serviziosociale.com e www.assistentisociali.org

Strumenti della web communication quali il forum, la chat e la mailing list consentono di implementare la rete dei contatti e dell’interazione tra colleghi e tra questi e i propri visitatori. L’assistente sociale su internet, oggi, rappresenta una realtà estremamente diffusa e i siti web di assistenti sociali sono in esponenziale crescita.

L’utente trova molti benefici nel frequentare questi siti perché ottiene la risposta che cerca in pochi minuti. La web communication infatti, abbatte le barriere fisiche, temporali e geografiche e molto ben si presta ad essere utilizzata dagli assistenti sociali che vogliano sperimentarsi su internet per offrire quel valore aggiunto che per vari motivi a volte non riescono a portare a casa all’interno dei servizi tradizionali.

 


Domenico Resico, Andrea Scaffidi (a cura di) LE PROFESSIONI EDUCATIVE Riflessioni e prospettive occupazionali

Domenico Resico, Andrea Scaffidi (a cura di) 
LE PROFESSIONI EDUCATIVE
Riflessioni e prospettive occupazionali
pp. 144, Euro 17,00; E-book Euro 14,00, Cod. 487.3, Collana: Erica – Educare alla responsabilità per includere in una Cittadinanza Attiva – diretta da G. F. Ricci

CRESCERE I FIGLI DEGLI ALTRI Milano, 12-26 Ottobre 2011, FormAzione

Il 5 Ottobre scadono i termini per l’iscrizione al  corso
CRESCERE I FIGLI DEGLI ALTRI
Milano, 12-26 Ottobre 2011

Il corso tratta i temi dell’affido, adozione e accoglienza in comunità dal punto di vista degli adulti che si occupano di bambini e adolescenti.  
Il corso è stato accreditato con 12 crediti per assistenti sociali e 11 crediti ECM per psicologi
Sul sito
http://www.formazionesocialeclinica.it/index.php
troverete tutte le informazioni e la scheda per l’iscrizione.

Margherita Gallina


GUIDA AL WELFARE ITALIANO: dalla pianificazione sociale alla gestione dei servizi di Raffaello Maggian Manuale per operatori del welfare locale, Maggioli editore, 2011

GUIDA AL WELFARE ITALIANO: dalla pianificazione sociale alla gestione dei servizi

GUIDA AL WELFARE ITALIANO: dalla pianificazione sociale alla gestione dei servizi

 

di Maggian Raffaello

 

Manuale per operatori del welfare locale
 

€ 44,00 IVA assolta


Descrizione

Sul palcoscenico del welfare italiano troviamo vari personaggi, i protagonisti del presente volume: l’assessore comunale, il dirigente, l’assistente sociale, il tecnico  informatico, il sociologo, l’impiegato amministrativo, il volontario, il socio della cooperativa, il giornalista, l’utente, e così via. 
Ognuno interpreta il suo ruolo.
Ma in un contesto sempre meno caratterizzato da rigide separazioni, che accetta la contaminazione fra saperi teorici e professionali, fra dirigenza e operatività, fra amministrazioni pubbliche, libero mercato, terzo settore e utenza, quanta libertà e creatività ha ogni attore nell’interpretare la sua parte? Può, in qualche modo, cambiare alcuni pezzi del copione? Può diventare co-autore del welfare locale? 
L’Italia sta procedendo verso l’abbandono di  norme statali che trattano in astratto temi quali la qualità di vita e l’agio sociale valide per tutto il territorio nazionale, a favore di norme e azioni che tengano conto delle specificità locali. 
I vari personaggi sentono allora il bisogno di non sentirsi isolati, di  comunicare fra loro, sperando che qualcuno ascolti le loro esperienze e difficoltà, per trarre indicazioni utili magari proprio da chi vive in realtà completamente diverse e ha già affrontato e risolto positivamente quelle tematiche. 
I vari personaggi parleranno, quindi, con un linguaggio comprensibile a tutti, della creazione, modifica e del funzionamento dei servizi sociali, di progetti, organizzazione, risorse finanziarie e umane, di sistema informativo e informatico; tutti temi cruciali e quotidiani per chi opera nel sociale, per professione o volontariato. 
Raffaello Maggian insegna “Pianificazione sociale e gestione dei servizi e delle risorse umane” all’Università di Trieste. 
Fa parte del Comitato scientifico del Dizionario di servizio sociale ed è autore di numerose opere,  fra le quali si ricordano I servizi socio-assistenziali (Roma, 2001) e Il sistema integrato dell’assistenza. Guida alla legge 328/2000 (Roma, 2001).


ISBN: 8838768420
Collana: Sociale & Sanità
Edizione: 1
Copyright: Settembre 2011
Tipo Prodotto: Volume
Pagine: 434
Formato: 17×24
Progressivo: 0078

Novità settembre 2011
Manuale per i responsabili
e gli operatori
dei servizi sociali locali
GUIDA AL WELFARE ITALIANO: DALLA PIANIFICAZIONE SOCIALE ALLA GESTIONE DEI SERVIZI
R. Maggian, insegna “Pianificazione sociale
e gestione dei servizi
e delle risorse umane” all’Università di Trieste

GUIDA AL WELFARE ITALIANO:
DALLA PIANIFICAZIONE SOCIALE
ALLA GESTIONE DEI SERVIZI

In un contesto sempre meno caratterizzato da rigide separazioni, che accetta la contaminazione fra saperi teorici e professionali, fra dirigenza e operatività, fra amministrazioni pubbliche, libero mercato, terzo settore e utenza, quanta libertà ha ogni protagonista del welfare locale - assessore comunale, dirigente, assistente sociale, volontario - nell’interpretare il suo ruolo?Aiuta a chiarire questo nuovo Manuale che esamina le problematiche delle persone disabili, bisognose, con difficoltà individuali o familiari, valutando quanto incidano su tali condizioni l’inadeguatezza di reddito, il disagio sociale, la non autonomia personale, e rispondendo alle domande di fondo: quali soluzioni esistono? cosa possono fare i servizi sociali? di quali bisogni dovrebbero occuparsi prioritariamente?

Le azioni sviluppate nel volume sono dirette ad affrontare sia le difficoltà della vita, con interventi tesi a risolvere problemi esistenziali quali la casa, il lavoro e l’assistenza, sia quelle che riguardano la creazione, la modifica e il funzionamento dei servizi sociali.

Temi cruciali e quotidiani per chi opera nel sociale, per professione o volontariato, come i progetti, l’organizzazione, le risorse finanziarie e umane, il sistema informativo e informatico, sono, fra gli altri, illustrati nel dettaglio della seguente trattazione:

1.
INCONTRI IN INTERNET
1. I personaggi del welfare locale si presentano.
2. Piani, programmi e progetti.
3. Organizzazioni.
4. La gestione del bilancio.
5. La gestione delle risorse umane.
6. Sistema informativo e informatico.
7. Lavoro di rete, integrazione, cambiamento sociale.
2.
LE DIFFICOLTA’ DELLA VITA
1. Persone in difficoltà.
2. Agio e disagio.
3. Le difficoltà economiche.
4. Senza fissa dimora.
5. Il problema della casa.
6. La ricerca di un lavoro.
7. Stranieri in Italia, italiani all’estero.
8. La dipendenza.
9. Senza libertà.
10. La disabilità.
11. L’invecchiamento della popolazione.
3.
I SERVIZI PER LE PERSONE IN DIFFICOLTA’
1. Le organizzazioni del welfare italiano.
2. Dalle parole ai fatti.
3. La gestione dei servizi.

Due giorni per “Raccontare il lavoro sociale” (Roma, 21-22 ottobre)

programma del primo Stage residenziale per operatori sociali interessati alla scrittura, che si terrà a Roma da venerdì 21 a sabato 22 ottobre, presso la bella sede dell’Istituto centrale di giustizia minorile.

Alla proposta (nata all’Appuntamento nazionale del 27-28 maggio, con gli oltre 700 operatori che affollavano il cinema Massimo di Torino) abbiamo lavorato in questi mesi. Dopo l’annuncio fatto a luglio abbiamo ricevuto molte adesioni e segni di interesse. Da oggi fino al 26 settembre sono aperte le iscrizioni.

Per mantenere una dimensione laboratoriale non sarà possibile superare le 5iscrizioni complessive, che saranno scelte in base a criteri di provenienza geografica (da più parti di questa nostra Italia), professionale e lavorativa. Entro il 30 settembre noi daremo conferma dell’iscrizione e da quel momento sarà possibile effettuare il pagamento, che è di 150 euro comprensivi di tutto (vitto, alloggio, partecipazione allo stage, a partire già da giovedì sera con la cena di benvenuto, fino a sabato pomeriggio).

Avremo la possibilità di lavorare con scrittori e con persone che in questi anni hanno provato a raccontare il sociale, il lavoro che molti uomini e donne fanno, le storie che ogni giorno si incontrano. In particolare saranno presenti: Milena Magnani, educatrice a Bologna nel campo della salute mentale e autrice de Il circo capovolto (Feltrinelli 2008), vicenda eroica e poetica ambientata in un campo rom; Eraldo Affinati, insegnante di italiano e storia nell’Istituto professionale “Carlo Cattaneo” alla Città dei Ragazzi di Roma, scrittore e fondatore insieme alla moglie della “Penny Wirton”, scuola di italiano per stranieri; Paola Schiavi, psicologa psicoterapeuta al Sert di Legnago, che oltre a pubblicare per Animazione Sociale ha raccolto le storie di adolescenti incontrati al suo servizio nel bel libro Solo un momento. Adolescenti e droghe (la meridiana 2010); Franca Olivetti Manoukian, psicosociologa dello Studio Aps che in questi anni ci ha accompagnato in molti percorsi di ricerca e formazione.

Alleghiamo scheda di iscrizione e programma da appendere in bacheca. Ricordiamo che l’iscrizione dovrà pervenire adanimazionesociale@gruppoabele.org o via fax allo 011 3841047 entro il 26 settembre. La rivista Animazione Sociale farà omaggio agli iscritti di un anno di abbonamento. Lo stage è stato accreditato dall’Ordine nazionale assistenti sociali.

Un caro saluto a tutti

la redazione di Animazione Sociale

 

Animazione Sociale
mensile per gli operatori sociali edito da Edizioni Gruppo Abele
corso Trapani, 91/b – 10141 Torino
tel. 011 3841048 – fax 011 3841047
www.animazionesociale.gruppoabele.org


ASSISTENTE SOCIALE: START-UP NELLA PROFESSIONE, CORSO DI FORMAZIONE IN E-LEARNING, a cura di Ugo Albano

 

CORSO DI FORMAZIONE IN E-LEARNING

 

ASSISTENTE SOCIALE:

START-UP NELLA PROFESSIONE

 

-                    riservato ai neolaureati -

 

 

Superato l’esame di stato ed iscritto all’ albo, il neoassistente sociale si trova da subito in empasse per giungere a lavorare. Finita l’era dei concorsi pubblici, in cui era facile venir assunti da una Pubblica Amministrazione, la ricerca del lavoro oggi richiede precise strategie per “vendersi bene”. Nel settore privato, ma sempre più anche in quello pubblico (in cui il conferimento di incarichi dipende dalla discrezionalità dirigenziale) al lavoro si arriva prima di tutto conoscendo i canali dell’attuale mercato e poi sapendo gestire efficaci strategie di autopresentazione. Il corso vuole fornire ai neo-colleghi competenze operative per saper meglio padroneggiare se stessi nella ricerca di lavoro.

 

Il corso consta di cinque moduli:

1) l’ordinamento professionale;

2) i canali per il lavoro;

3) curriculum e bilancio di competenze;

4) il colloquio di lavoro;

5) i contratti di lavoro.

 

La didattica in e-learning prevede esclusivamente lo studio da casa, è quindi necessario possedere una postazione con computer con collegamento in ADSL. Per ogni modulo è prevista una parte individuale (dispensa + lezione multimediale) ed una parte interattiva di gruppo (forum dedicato + chat): l’impegno di tempo è di tipo asincrono (tranne che per la chat), quindi il tempo di studio è gestibile in autonomia da parte del discente. Alla fine del percorso ogni partecipante  dovrà superare l’apposito test di verifica per il rilascio dell’attestato di formazione. E’ stato richiesto l’accreditamento all’Ordine Nazionale Assistenti Sociali per n. 15 crediti.

 

Per iscriversi occorre inviare mail con allegato curriculum a ugo.albano@libero.it , dopodichè si riceverà conferma o meno dell’avvenuta iscrizione.

 

Il formatore, dott. Ugo Albano, è accreditato presso l’Ordine Nazionale Assistenti Sociali (prot.02094/10 del 9/8/10). Sito internet: http://digilander.libero.it/ugo.albano

da CORSO DI FORMAZIONE IN E-LEARNING: ASSISTENTE SOCIALE, START UP NELLA PROFESSIONE – pamalteo@gmail.com – Gmail.


WEB COMMUNICATION E SERVIZIO SOCIALE, CORSO DI FORMAZIONE PER ASSISTENTI SOCIALI, 3 DICEMBRE 2011 PRATO h. 09.30 – h. 18.00 PALACE HOTEL – Via Pier della Francesca, 71

CORSO DI FORMAZIONE PER ASSISTENTI SOCIALI

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  3 DICEMBRE 2011

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h. 09.30 – h. 18.00

PALACE HOTEL – Via Pier della Francesca, 71 – Tel. 0574-567267

IL CORSO DI FORMAZIONE E’ STATO ACCREDITATO, AI FINI DELLA FORMAZIONE CONTINUA DEGLI ASSISTENTI SOCIALI, DAL C.N.O.A.S. CON NOTA N. 2280/11 PER N. 5 CREDITI

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“WEB COMMUNICATION E SERVIZIO SOCIALE”, CORSO DI FORMAZIONE PER ASSISTENTI SOCIALI, 10 DICEMBRE 2011 VILLAFRANCA DI VERONA h. 09.30 – h. 18.00 HOTEL EXPO – Via Portogallo, 1/p

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  10 DICEMBRE 2011

 VILLAFRANCA DI VERONA

h. 09.30 – h. 18.00

HOTEL EXPO – Via Portogallo, 1/p – Tel. 045-92020

IL CORSO DI FORMAZIONE E’ STATO ACCREDITATO, AI FINI DELLA FORMAZIONE CONTINUA DEGLI ASSISTENTI SOCIALI, DAL C.N.O.A.S. CON NOTA N. 2280/11 PER N. 5 CREDITI

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Se la badante è made in Italy – Il Sole 24 ORE

In tempo di crisi, gli italiani si adattano. E sul lavoro iniziano a “rivalutare” impieghi fino a qualche tempo fa considerati di serie B, come la colf, il giardiniere, il piccolo artigiano che l’estate si “ricicla” venditore ambulante sulle spiagge. Si tratta di un ulteriore segno che la crisi tiene banco e sempre più famiglie sono in difficoltà ad arrivare a fine mese. E cosa fanno? Si arrangiano.

Molte signore italiane di mezz’età tra giugno e agosto si sono rivolte a un’agenzia di somministrazione e hanno accettato un incarico di badante. Un settore che, ha stimato il Censis, conta circa un milione e 500mila lavoratrici, di cui il 71,6% di origine immigrata. E con uno stipendio mensile intorno ai 930 euro. Insomma, non proprio il lavoro dei sogni. Ma sono soldi che fanno comodo specie se il marito lavora “a singhiozzo”. Come alcuni piccoli artigiani, italiani, che quest’estate hanno puntato sulla spiaggia per aumentare le vendite. Parliamo anche qui, di un settore, l’artigianato, che nei primi tre mesi 2011 ha visto chiudere ben 11.500 imprese. In realtà facciamo riferimento a uno spaccato d’Italia sempre più in bolletta. 

Se la badante è made in Italy – Il Sole 24 ORE.


Il Professionista che ci aiuta nella vita quotidiana, di Giovanni del Zanna e Marco Lodi Pasini | in Muoversi Insieme di Stannah

Se lavarsi diventa un problema, o l’uso della vasca – dovendo entrare ed uscire, per giunta essendo bagnati – diventa faticoso e pericoloso a chi possiamo rivolgerci? Chi ci può aiutare?
Se il fisioterapista  è l’”esperto del fisico”, ovvero quel professionista che, con la fisioterapia (attività fisica sul fisico), migliora le abilità del nostro corpo, esiste un professionista che sia esperto delle “attività quotidiane”? Un esperto con la competenza necessaria per capire la persona, analizzare i suoi comportamenti, le sue esigenze, ma anche i suoi bisogni e i suoi desideri? Un professionista in grado di individuare soluzioni e strategie, che sappia dare i giusti consigli e indicare i prodotti che ci possono aiutare nelle attività della vita quotidiana?
Sarebbe davvero utile potersi rivolgere ad una figura di supporto che, a casa, sappia aiutarci a trovare il modo per svolgere le attività in maniera più agevole e sicura, al fine da ridurre difficoltà e situazioni di rischio, ma c’è in Italia?

 

Molti probabilmente non sanno che la risposta a tutte queste domande è affermativa. Una simile professione esiste, è quella del Terapista Occupazionale ….

segue qui: Il Professionista che ci aiuta nella vita quotidiana | Muoversi Insieme.


Famiglie, lavoro di cura e servizi , Speciale di Prospettive sociali e sanitarie n. 12/2011


Perdura l’assenza di una politica nazionale sulla non autosufficienza, e di una strategia per l’emersione del lavoro privato di cura. Mentre altri paesi europei continuano a mettere in cantiere nuovi interventi per fronteggiare l’onda demografica in arrivo e le sue pesanti conseguenze in termini di domanda di assistenza.
Da ultimo il Dilnot Report, il più importante piano inglese sulla non autosufficienza degli ultimi dieci anni: un piano lungimirante, che affronta il tema dei costi dell’assistenza per le famiglie e pone un tetto alle spese a loro carico (www.dilnotcommission.dh.gov.uk). Nessun anziano dovrebbe spendere più di 35.000 sterline, 39.000 euro, per la propria assistenza nella terza età, che sia per pagare un assistente familiare o un ricovero in residenza. Quello che ci vuole in più ce lo mette lo stato. Con prestiti vitalizi ipotecari, una pratica assai diffusa in Inghilterra e quasi sconosciuta da noi, tutelati dagli enti locali.
I costi della non autosufficienza negli anni a venire non potranno essere sostenuti solo dalle famiglie o solo dallo stato: si devono trovare equilibri, mix, delicate suddivisioni. È questo il messaggio più importante del Rapporto Dilnot. Messaggio rilevante per noi, un paese avviato ad avere future generazioni di anziani e di pensionati assai più povere di quelle di oggi. Di risorse economiche e di aiuti familiari.
Avremo sempre più bisogno di lavoro di cura, e di un’offerta accessibile, qualificata. A questo lavoro è dedicato questo numero.        s.p.

vai a indice: antePSS11
________________________
Prospettive Sociali e Sanitarie
via XX Settembre 24, 20123 Milano
tel. 0246764275 – fax 0246764312
http://pss.irs-online.it


Abolizione degli Ordini professionali. bozza che si sta diffondendo ovunque e che pubblichiamo, coscienti che potrebbe non essere un documento attendibile | AltraPsicologia

….

si tratta di una bozza che si sta diffondendo ovunque e che pubblichiamo, coscienti che potrebbe non essere un documento attendibile. Ma neppure le notizie che rimbalzano in queste ore potrebbero esserlo. Nel dubbio, prepariamoci a reagire, per noi e per la tutela della cittadinanza.

BOZZA DELLA MANOVRA ECONOMICA

“Disposizioni urgenti per la stabilizzazione economica”
Capo 14, articoli 1-3

Articolo 1
Principio di libertà d’impresa
L’accesso alle  professioni e il loro esercizio si basano sul principio di libertà di impresa.
Le disposizioni vigenti  che regolano  l’accesso e l’esercizio delle professioni devono garantire  il principio di libertà di impresa e di garanzia della concorrenza. Le disposizioni relative all’introduzione di restrizioni all’accesso e all’esercizio delle professioni devono essere oggetto di interpretazione  restrittiva.

Articolo 2
Abrogazione delle indebite restrizioni all’accesso e all’esercizio delle professioni
Le restrizioni in materia di accesso ed esercizio delle professioni previste dall’ordinamento vigente, diverse da quelle di architetto, ingegnere, avvocato, notaio, farmacista, autotrasportore, sono abrogate quattro mesi dopo l’entrata in vigore del presente decreto.

Il termine “restrizione’”, ai sensi del comma 1, comprende :
a) la limitazione, in forza di una disposizione di legge, del numero di persone che sono titolate ad esercitare una certa professione  in tutto il territorio dello Stato o in una certa area geografica attraverso la concessione di licenze o autorizzazioni amministrative per l’esercizio, senza che tale numero sia determinato, direttamente o indirettamente sulla base della popolazione o di altri criteri di fabbisogno;
b) l’attribuzione di licenze o autorizzazioni all’esercizio di una professione solo dove ce ne sia bisogno secondo l’autorità amministrativa; si considera che questo avvenga quando l’offerta di  servizi da parte di persone che hanno già licenze o autorizzazioni per l’esercizio delle professioni non soddisfa la domanda da parte di tutta la società con riferimento all’intero territorio nazionale o ad una certa area geografica ;
c) il divieto di esercizio di una professione al di fuori di una certa area geografica e l’abilitazione a esercitarla solo all’interno di una determinata area;
d) l’imposizione di distanze minime tra le localizzazioni delle sedi deputate all’esercizio della professione;
e) il divieto di esercizio della professione in più  sedi oppure in una o più aree geografiche;
f) la limitazione dell’esercizio della professione ad alcune categorie professionali o divieto, nei confronti di alcune categorie, di commercializzazione di taluni prodotti;
g) la limitazione dell’esercizio della professione attraverso l’indicazione tassativa della forma giuridica richiesta all’operatore;
h) l’imposizione di requisiti professionali in relazione al possesso di quote societarie;
i) l’imposizione di prezzi minimi o commissioni per la fornitura di beni o servizi, indipendentemente dalla determinazione, diretta o indiretta, mediante l’applicazione di un coefficiente di profitto o di altro calcolo su base percentuale;
l) l’obbligo di fornitura di specifici servizi complementari all’attività svolta.
3. Le restrizioni diverse da quelle elencate nel comma 2 precedente possono essere revocate con regolamento da emanare ai sensi dell’articolo17, comma 2, della legge 23 agosto 1988, n. 400, emanato su proposta del Ministro competente  entro quattro mesi dall’entrata in vigore del presente decreto.
4. Singole professioni possono essere escluse, in tutto o in parte, dall’abrogazione delle restrizioni disposta ai sensi del comma 1; in tal caso, la suddetta esclusione, riferita alle limitazioni previste dal comma 2, può essere concessa, con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro competente di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze entro quattro mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge qualora:
a) la limitazione sia funzionale a ragioni di interesse pubblico;
b) la restrizione rappresenti un mezzo idoneo, indispensabile e, dal punto di vista del grado di interferenza nella libertà economica, ragionevolmente proporzionato all’interesse pubblico cui è destinata;
c) la restrizione non introduca una discriminazione diretta o indiretta basata sulla nazionalità o, nel caso di società, sulla sede legale dell’impresa.

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  5. Cosa vorremo dal Consiglio Nazionale degli Ordini

Le sette regole dell’arte di ascoltare di Marianella Sclavi

Le sette regole
dell’arte 
di ascoltare
di Marianella Sclavi

1. Non avere fretta di arrivare a delle conclusioni. Le conclusioni sono la parte più effimera della ricerca.

2. Quel che vedi dipende dalla prospettiva in cui ti trovi. Per riuscire a vedere la tua prospettiva, devi cambiare prospettiva.

3. Se vuoi comprendere quel che un altro sta dicendo, devi assumere che ha ragione e chiedergli di aiutarti a capire come e perché.   

4. Le emozioni sono degli strumenti conoscitivi fondamentali se sai comprendere il loro linguaggio. Non ti informano su cosa vedi, ma su come guardi. Il loro codice è relazionale e analogico.

5. Un buon ascoltatore è un esploratore di mondi possibili. I segnali più importanti per lui sono quelli che si presentano alla coscienza come al tempo stesso trascurabili e fastidiosi, marginali e irritanti perché incongruenti con le proprie certezze.

6. Un buon ascoltatore accoglie volentieri i paradossi del pensiero e della comunicazione. Affronta i dissensi come occasioni per esercitarsi in un campo che lo appassiona: la gestione creativa dei conflitti.

7. Per divenire esperto nell’arte di ascoltare devi adottare una metodologia umoristica. Ma quando hai imparato ad   ascoltare, l’umorismo viene da sè.

da marianella sclavi.


Riforma degli Ordini o loro cancellazione?, da assistentisociali.org

vai a Riforma degli Ordini o loro cancellazione? : Ordine professionale.


la Conferenza annuale dell’Organizzazione internazionale del lavoro (Ilo) ha adottato la Convenzione sui diritti dei lavoratori domestici,

I lavoratori e le lavoratrici domestiche sono circa 53 milioni in tutto il mondo secondo le stime ufficiali, ma alcuni studiosi ritengono che la cifra possa arrivare anche a 100 milioni, perché in molti paesi i domestici sfuggono alle statistiche e non vengono considerati, né registrati come lavoratori veri e propri.

Proprio per assicurare dignità e parità di trattamento, ieri la Conferenza annuale dell’Organizzazione internazionale del lavoro (Ilo) ha adottato la Convenzione sui diritti dei lavoratori domestici, con un’ampia maggioranza di voti. La Convenzione è frutto di un confronto durato anni, di lunghi dibattiti tra organizzazioni non governative, associazioni di donne e di migranti, sindacati e istituzioni internazionali. 

da Svolta storica per colf e badanti Convenzione Onu per i loro diritti – Repubblica.it.


Manovra correttiva, le previsioni in materia di albi e di libere professioni

La bozza di manovra, domani all’esame del Governo, contiene novità “rivoluzionarie” in tema di liberalizzazione dell’esercizio professionale e di tenuta degli albi.

Riportiamo di seguito lo stralcio dalla bozza di decreto legge che domani potrebbe essere varato dall’esecutivo.

*    *    *

Bozza di manovra correttiva
(per il Consiglio dei Ministri del 30 giugno 2011)

Decreto legge recante “Disposizioni urgenti per la stabilizzazione finanziaria”

(…)

14. Liberalizzazioni e sviluppo

Articolo 1

Principio di libertà d’impresa

1. L’accesso alle professioni e il loro esercizio si basano sul principio di libertà di impresa.

2. Le disposizioni vigenti che regolano l’accesso e l’esercizio delle professioni devono garantire il principio di libertà di impresa e di garanzia della concorrenza. Le disposizioni relative all’introduzione di restrizioni all’accesso e all’esercizio delle professioni devono essere oggetto di interpretazione restrittiva.

Articolo 2

Abrogazione delle indebite restrizioni all’accesso e all’esercizio delle professioni

1. Le restrizioni in materia di accesso ed esercizio delle professioni previste dall’ordinamento vigente, diverse da quelle di architetto, ingegnere, avvocato, notaio, farmacista, autotrasportore, sono abrogate quattro mesi dopo l’entrata in vigore del presente decreto.

2. Il termine “restrizione’”, ai sensi del comma 1, comprende :

a) la limitazione, in forza di una disposizione di legge, del numero di persone che sono titolate ad esercitare una certa professione in tutto il territorio dello Stato o in una certa area geografica attraverso la concessione di licenze o autorizzazioni amministrative per l’esercizio, senza che tale numero sia determinato, direttamente o indirettamente sulla base della popolazione o di altri criteri di fabbisogno;

b) l’attribuzione di licenze o autorizzazioni all’esercizio di una professione solo dove ce ne sia bisogno secondo l’autorità amministrativa; si considera che questo avvenga quando l’offerta di servizi da parte di persone che hanno già licenze o autorizzazioni per l’esercizio delle professioni non soddisfa la domanda da parte di tutta la società con riferimento all’intero territorio nazionale o ad una certa area geografica ;

c) il divieto di esercizio di una professione al di fuori di una certa area geografica e l’abilitazione a esercitarla solo all’interno di una determinata area;

d) l’imposizione di distanze minime tra le localizzazioni delle sedi deputate all’esercizio della professione;

e) il divieto di esercizio della professione in più sedi oppure in una o più aree geografiche;

f) la limitazione dell’esercizio della professione ad alcune categorie professionali o divieto, nei confronti di alcune categorie, di commercializzazione di taluni prodotti;

g) la limitazione dell’esercizio della professione attraverso l’indicazione tassativa della forma giuridica richiesta all’operatore;

h) l’imposizione di requisiti professionali in relazione al possesso di quote societarie;

i) l’imposizione di prezzi minimi o commissioni per la fornitura di beni o servizi, indipendentemente dalla determinazione, diretta o indiretta, mediante

l’applicazione di un coefficiente di profitto o di altro calcolo su base percentuale;

  1. l’obbligo di fornitura di specifici servizi complementari all’attività svolta.

3. Le restrizioni diverse da quelle elencate nel comma 2 precedente possono essere revocate con regolamento da emanare ai sensi dell’articolo17, comma 2, della legge 23 agosto 1988, n. 400, emanato su proposta del Ministro competente entro quattro mesi dall’entrata in vigore del presente decreto.

4. Singole professioni possono essere escluse, in tutto o in parte, dall’abrogazione

delle restrizioni disposta ai sensi del comma 1; in tal caso, la suddetta esclusione, riferita alle limitazioni previste dal comma 2, può essere concessa, con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro competente di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze entro quattro mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge qualora:

a) la limitazione sia funzionale a ragioni di interesse pubblico;

b) la restrizione rappresenti un mezzo idoneo, indispensabile e, dal punto di vista del grado di interferenza nella libertà economica, ragionevolmente proporzionato all’interesse pubblico cui è destinata;

c) la restrizione non introduca una discriminazione diretta o indiretta basata sulla nazionalità o, nel caso di società, sulla sede legale dell’impresa.

Articolo 3

Eliminazione dei requisiti ingiustificati relativi all’autorizzazione preventiva all’esercizio di una professione

1. L’obbligo di autorizzazione preventiva per l’esercizio di professioni diverse da quelle di cui all’articolo 2, comma 1, in cui la concessione di tale autorizzazione dipende dalla presenza di presupposti giuridici che l’amministrazione ha il dovere di stabilire in modo obiettivo, è abrogato quattro mesi dopo l’entrata in vigore del presente decreto; fatto salvo quanto disposto dal comma 2, la professione può pertanto essere liberamente esercitata allo scadere di un periodo di tre mesi dalla data di comunicazione di inizio dell’attività professionale, accompagnata dalla documentazione attestante la conformità dell’attività con le correnti disposizioni normative. L’autorità può vietare l’esercizio della professione, entro tre mesi dal ricevimento della comunicazioni, se i presupposti legali non sono soddisfatti o se sulla base delle informazioni presentate non sembrano essere soddisfatti.

2. Alcune professioni possono essere esentate dalle previsioni del comma 1, con regolamento da emanare ai sensi dell’articolo17, comma 2, della legge 23 agosto 1988, n. 400, emanato su proposta del Ministro competente entro quattro mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge qualora, fatto salvo il principio di proporzionalità, un prevalente interesse pubblico richieda il mantenimento delle precedenti disposizioni normative.

Manovra correttiva, le previsioni in materia di albi e di libere professioni.


Manovra. Fine degli Ordini professionali? Giallo sul testo

vai a: QS – Quotidiano Sanità: Governo e Parlamento – Manovra. Fine degli Ordini professionali? Giallo sul testo.


Artigirovaghe.com – Associazione

L’ Ass. Artigirovaghe nasce nel Gennaio del 2009 dall’incontro di alcuni educatori ed artisti di varie discipline desiderosi di sperimentarsi in percorsi in cui questi due mondi potessero compenetrarsi e valorizzarsi a vicenda.

L’Associazione ha lo scopo di favorire la diffusione di una cultura di promozione attraverso interventi ed esperienze socioculturali, pedagogiche, di ricerca e di sperimentazione sociale con particolare riguardo allo sviluppo creativo ed alla libera espressione volti alla creazione di processi di socializzazione per una comunità sociale nuova, libera, equa e sostenibile..

Le attività che noi proponiamo vogliono essere un’occasione per sperimentare le arti come strumento per far emergere quel canale espressivo-creativo comune a tutti gli esseri umani e come “zona franca” dove giocare a creare, smantellare e ricreare dimensioni di realtà non ancora pensate e nuove identità. Uno spazio e un tempo per ritrovarsi e raccontarsi scambiare esperienze, creare insieme, risolvere i conflitti in modo pacifico e partecipativo. Un’esperienza di condivisione creativa offre occasioni per riflettere, scoprire altri punti di vista, recuperare e creare memoria, sollecitare la relazione in qualsiasi persona e a qualsiasi età.

In questo modo l’incontro di altri sguardi nel processo creativo diviene un punto di forza, contribuisce alla ricerca di uno sguardo molteplice, che permetta di vedere ed essere visti diversamente.

vai a: Artigirovaghe.com – Associazione.


Patrizia Cinti (cur.), Prendersi cura. Indagine sulle professioni sociali

 

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Prendersi cura. Indagine sulle professioni sociali
Autori e curatori: Patrizia Cinti
Contributi: Federico Butera, Maurizio Carbognin, Sebastiano Di Guardo, Elisa Maggi, Gloria Sciarra
Collana: Organizzazione, tecnologia, persone, collana della Fondazione Irso – Istituto di ricerca intervento sui sistemi organizzativi - Ricerche
Argomenti: Politiche e servizi sociali - Teoria sociologica e storia del pensiero sociologico
Livello: Studi, ricerche
Dati: pp. 176,     1a edizione  2011  (Cod.1332.14)
Prendersi cura. Indagine sulle professioni sociali
Tipologia: Edizione a stampa 
Prezzo: € 22,00
Disponibilità: Buona
Codice ISBN 13: 9788856837193 
In breve Una lettura destinata a chi studia e gestisce il lavoro sociale, ma anche ai tanti operatori e professionisti di una attività che ha come scopo il prendersi cura di chi è in uno stato di bisogno, spesso anche ignorando di esserlo.
 
Presentazione: Il lavoro sociale è indispensabile, prezioso e in costante aumento, ma per molto tempo il suo valore e la sua stessa rappresentazione sociale sono stati trascurati da studiosi e decisori politici. In questo volume viene presentata una proposta teorica e metodologica della Fondazione Irso, finalizzata alla definizione e analisi delle professioni sociali, applicata ad una ricerca biennale policy oriented promossa dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali e in rapporto con il FormezPA.

Il volume presenta l’analisi e la progettazione di alcuni profili significativi di professioni sociali. Questo materiale descrittivo è basato su un modello teorico originale e alcuni strumenti empirici originali. I dati raccolti raccontano un lavoro che a fatica sta vedendo sfumare connotati di marginalità e precarietà, rafforzati da situazioni contrattuali più precarie che flessibili. Attraverso la chiave di lettura proposta, però, centrata sulla rilevanza dei processi di lavoro, sulla ricchezza del ruolo agito dalle persone, sulla complessità organizzativa delle reti di relazioni intrecciate dagli operatori sociali, emergono profili professionali preziosi e indispensabili, connotati da risultati di qualità e da competenze pregiate.

Il volume vuole essere una lettura destinata a chi studia e gestisce il lavoro sociale, ma anche ai tanti operatori e professionisti di una attività che ha come scopo il prendersi cura di chi è in uno stato di bisogno, spesso anche ignorando di esserlo.

Patrizia Cinti, sociologa, è specializzata in organizzazione e docente a contratto nella Facoltà di Scienze Politiche, Sociologia, Comunicazione presso l’Università La Sapienza di Roma, dove insegna temi di comunicazione organizzativa e di formazione e dirige il Master People Strategy. Svolge attività di ricerca e consulenza e da anni si occupa di formazione su problematiche organizzative e gestionali, in particolare su analisi dei processi e delle professioni, sistemi di condivisione della conoscenza, reti organizzative.

Indice:
Raffaele Tangorra,
 Prefazione
Introduzione
Parte I. Gloria Sciarra, Elisa Maggi, Il contesto: le caratteristiche qualitative e quantitative del lavoro sociale
Gli occupati nel settore dei servizi sociali in Italia
Lo scenario europeo: un settore in crescita che crea occupazione
Il quadro europeo delle qualifiche (European Qualification Framenwork – EQF)
Parte II Le teorie e le metodologie: proposta di un modello teorico ed empirico per la descrizione e l’analisi del lavoro sociale
Patrizia Cinti, Il processo di cura della persona
(La descrizione e l’analisi dei processi di lavoro; L’Action Worflow Analysis)
Patrizia Cinti, La rete delle relazioni sociali e organizzative
(La descrizione delle Reti organizzative; Le Reti naturali e le Reti governate nel lavoro sociale: il caso dei Nuclei Operativi Tossicodipendenze delle Prefetture)
Federico Butera, Sebastiano Di Guardo, Il modello di indagine per il ruolo agito nelle professioni sociali come attività di produzione e condivisione di conoscenza
(Le dimensioni di base del modello; Le interazioni tra le dimensioni del modello; Il contesto delle variabili del modello)
Maurizio Carbognin, La definizione e l’analisi delle professioni
Parte III. La ricerca empirica: la descrizione e l’analisi delle professioni e occupazioni sociali
La descrizione e l’analisi di otto professioni e occupazioni sociali
(La metodologia e le ipotesi della ricerca; Lo strumento di analisi per le interviste; I risultati dell’indagine sulla descrizione di otto professioni o occupazioni sociali)
La ricerca per l’approfondimento di quattro professioni e occupazioni sociali
(La metodologia della ricerca; La sintesi dei risultati dell’indagine; I risultati della ricerca)
Maurizio Carbognin, Conclusioni. Il percorso di sviluppo delle professioni e occupazioni sociali
Bibliografia
(Analisi del lavoro e delle professioni; Servizi e professioni sociali; storie e racconti di vita)

da Prendersi cura. Indagine sulle professioni sociali.


La Psicoanalisi viene ricondotta ad una Psicoterapia, di Chiara Santi | AltraPsicologia

 

La sentenza di cassazione n. 14408 dell’11/4/2011, cui l’Ordine degli Psicologi dell’Emilia Romagna è arrivato dopo aver intentato un processo contro la dott.ssa Alessandra Guerra per esercizio abusivo della professione di psicologo e attività di psicoterapeuta, rappresenta un punto fondamentale nella storia della difesa dei nostri confini professionali.

Viene, infatti, finalmente sancito che “ai fini della sussistenza del reato di cui all’art. 348 c.p., l’esercizio dell’attività di psicoterapeuta è subordinato ad una specifica formazione professionale della durata almeno quadriennale ed all’inserimento negli albi degli psicologi o dei medici (all’interno dei quali è dedicato un settore speciale per gli psicoterapeuti). Ciò posto, la psicanalisi, quale quella riferibile alla condotta della ricorrente, è pur sempre una psicoterapia che si distingue dalle altre per i metodi usati per rimuovere disturbi mentali, emotivi e comportamentali. Ne consegue che non è condivisibile la tesi difensiva della ricorrente, posto che l’attività dello psicanalista non è annoverabile fra quelle libere previste dall’art. 2231 c.c. ma necessita di particolare abilitazione statale”.

Il fatto che la psicoanalisi venga ricondotta ad una forma di psicoterapia non ha, naturalmente, nulla a che vedere con i lunghi dibattiti scientifici sulle più o meno sottili differenze nelle forme di cura fra psicoterapia psicoanalitica e psicoanalisi in senso stretto (d’altra parte, anche la cognitiva-comportamentale e quella sistemica-relazionale sono due forme di psicoterapia, pur essendo molto diverse nelle applicazioni), quanto piuttosto con l’elementare diritto del cittadino di essere curato, non solo nelle sue patologie fisiche, ma anche nelle problematiche mentali e psicologiche, da persone che abbiano acquisito una corretta formazione in materia.

Perché questa risoluzione della Cassazione risulta così importante? Perché, innanzitutto, ricorda che siamo in Italia, dove vigono alcune leggi, le quali vanno rispettate, che piaccia o no. Fra queste, anche il fatto che la psicoterapia non possa svolgersi in un vuoto scientifico e normativo, bensì vada ricondotta ad alcuni parametri formativi minimi che possano dare le basi su cui strutturare un intervento tanto delicato. Naturalmente, come in tutti i paesi civili che si rispettino, tali parametri non vengono individuati arbitrariamente da ciascuno secondo il proprio desiderio, ma sono determinati da specifici e a ciò preposti organismi che definiscono un percorso di studi che permetta l’acquisizione delle competenze necessarie per poter operare in un determinato campo.

Fra gli oppositori di tale sentenza e delle sue implicazioni, si ritrovano alcune persone che sostengono che la psicoanalisi non possa  essere “legata”, che verrebbe in questo modo snaturata.
Giova qui ricordare molto brevemente, a chi sottolinea come alcuni psicoanalisti non psicoterapeuti sarebbero ampiamente meritevoli e adeguatamente formati, perciò ingiustamente ostacolati da questa sentenza, l’iter  che portò ad istituire l’Albo degli psicologi e l’elenco degli psicoterapeuti.
La legge 56/89 non può essere esattamente definita come un colpo di mano, un Putsch che da un giorno all’altro ha improvvisamente modificato le regole alla base del lavoro di psicologo e psicoterapeuta.
La possibilità di esercitare in campo psicologico non è scomparsa tutta d’un tratto, per cui centinaia di professionisti il 18 febbraio 1989 si sono svegliati e hanno scoperto, di punto in bianco, di non poter più svolgere il loro lavoro, non essendo in possesso dei nuovi requisiti previsti, trovandosi quindi in mezzo ad una strada e nel lastrico.
Fosse così, potremmo anche capire ed indignarci.
Ma le cose sono andate molto diversamente (basterebbe leggersi la legge negli articoli dal 32 al 35 per capire come sia stato possibile accedere ad Albo ed elenchi per chi effettivamente aveva le idonee competenze ed esperienze), soprattutto perché dopo la prima sanatoria vennero nuovamente aperti, nel ’99, con apposita legge, i termini degli artt. 34 e 35. Quindi, chi aveva conoscenze e pratiche adeguate, poté tranquillamente fare richiesta di iscrizione all’Albo in quei due periodi. E’ piuttosto vero il contrario, cioè che c’è stata a volte una “manica troppo larga” e sono entrate anche persone non così adeguatamente formate, pur di non rischiare di essere troppo ingenerosi.

Chi allora non possedeva titoli adatti, era perfettamente consapevole che, da quel momento in poi, per praticare alcune attività bisognava seguire un certo percorso di studi previsto dalla legge. Niente di diverso, in sostanza, da quanto accade anche con altre professioni che, per la loro delicatezza, richiedono che vi siano iter ben chiari da seguire per potervi accedere.

Il fondamentale esito di questa sentenza, comunque, non è legato solo ed esclusivamente a persone che, in nome di un non meglio comprensibile principio di autodeterminazione professionale, decidono quale sia il loro percorso formativo ideale per poter praticare la psicoanalisi e, studiando le materie che loro (e non la società e, conseguentemente, la legge) ritengono determinanti, poi decidono di operare in questo campo. Naturalmente, rigettiamo fermamente l’idea totalmente autoreferenziale della formazione, ma almeno possiamo apprezzare che abbiano profuso tempo ed impegno nello studio.

Il pericolo ancora più grosso, da cui questa sentenza ci tutela, è soprattutto il contrario. Se è vero che può esserci qualcuno che ha svolto una lunga formazione, anche se totalmente autodeterminata, prima di operare in un campo a lui legalmente negato, esiste tanto più una miriade di personaggi che si inventano di sana pianta un qualche metodo di cura psicologico, senza nessuna istruzione specifica e, colti in flagrante, si attaccano all’etichetta “psicoanalisi” per giustificare la possibilità di fare quello che vogliono.

Da ora in poi questo rischio non si corre più. Con buona pace di chi, sulla formazione alternativa, ci lucra.

Infine, vorrei richiamare l’attenzione su un ultimo aspetto della sentenza che ha destato preoccupazioni in alcuni colleghi. Purtroppo, come capita in modo non infrequente, la stesura presenta alcuni errori formali (ma non sostanziali, se li si situa nel contesto). Nell’ultima parte si ritrova, infatti, questa frase: “Nè può ritenersi che il metodo “del colloquio” non rientri in una vera e propria forma di terapia, tipico atto della professione medica, di guisa che non v’è dubbio che tale metodica, collegata funzionalmente alla cennata psicoanalisi, rappresenti un’attività diretta alla guarigione da vere e proprie malattie (ad es. l’anoressia) il che la inquadra nella professione medica, con conseguente configurabilità del contestato reato ex art. 348 c.p. in carenza delle condizioni legittimanti tale professione”.

Conseguentemente, le preoccupazioni che alcuni psicologi hanno manifestato riguardavano il fatto che si attribuisce il colloquio alla professione medica e, quindi, si teme che questo significhi che viene defraudata la psicologia di una delle sue competenze principali.

Comprendo i timori, visto che la nostra professione viene spesso “malmenata” in diverse situazioni, ma basta leggere con calma tutto il dispositivo per rendersi conto che il contesto non permette proprio tale fraintendimento. Sarebbe oltremodo contraddittorio, infatti, che un giudice sostenesse che l’attività di psicoterapeuta sia subordinata a specifica formazione e all’inserimento nell’albo dei medici o psicologi, che ne deducesse poi che la psicoanalisi, essendo psicoterapia, non può essere svolta da chi non ha tali requisiti, e poi asserisse che i colloqui li può fare solo il medico. Ad aggiungere ulteriore forza a tale affermazione, aiuta ricordare che parte civile del processo era l’Ordine degli psicologi, non quello dei medici, e l’accusa era di esercizio abusivo della nostra professione, perciò è assolutamente inequivocabile che, se l’indagata è stata dichiarata colpevole del reato di cui all’art. 348 del codice penale, non può che essere perché si ritiene che quel tipo di colloquio vada condotto da uno psicologo (o da un medico) con specifica formazione.

Se dovessimo guardare a tutti gli errori formali presenti nelle sentenze, non ne salteremmo più fuori. Spero che il nostro compito non sia quello di perderci dietro ad estenuanti congetture. Anche perché, in tal caso, dovremmo preoccuparci anche di sinistri significati in quella parte del testo in cui si parla della “costituita parte civile Ordine Psicologi Regione Reggio-Emilia”; possiamo preoccuparci certo delle nozioni di geografia del giudice, ma spero non mettere in dubbio che da oggi l’Emilia Romagna non sia più una regione e sia sostituita da una delle sue province!

Spero che queste ultime considerazioni tolgano i dubbi anche ai più timorosi e ci permettano di apprezzare, tutti insieme, l’utilità di questa sentenza.

Chiara Santi, in La Psicoanalisi viene ricondotta ad una Psicoterapia. | AltraPsicologia.


Andrea Stuppini, LA BADANTE ALLA FRANCESE, in La voce.it

LA BADANTE ALLA FRANCESE

di Andrea Stuppini 27.05.2011

In Italia l’assistenza pubblica agli anziani è insufficiente. Se ne fa carico la famiglia, spesso ricorrendo alle assistenti familiari. Che sono per lo più straniere e dunque soggette a decreti flussi di dubbia efficacia e a sanatorie varie. Risultato: molti rapporti di lavoro solo formalmente in regola e tanti accordi in nero. Eppure, in Francia con la metà dei soldi spesi nel nostro paese si è creato un sistema integrato, che garantisce un collegamento stabile tra le assistenti e i servizi sul territorio, superando i limiti del rapporto individuale tra anziano e badante.

segue quii: Lavoce.info – ARTICOLI – LA BADANTE ALLA FRANCESE *.


Secondo il rapporto Ocse serve una nuova politica che punti a sgravare le famiglie dal peso dell’assistenza. Suggeriti anche nuovi criteri per regolarizzare le badanti che tengano conto della domanda in crescita


18 MAGNel 2050 un italiano su sette avrà più di 80 anni. E la spesa per assistere i non autosufficienti potrebbe passare dal 1,7% di oggi a quasi il 4% del Pil. Secondo il rapporto Ocse serve una nuova politica che punti a sgravare le famiglie dal peso dell’assistenza. Suggeriti anche nuovi criteri per regolarizzare le badanti che tengano conto della domanda in crescita.


Dario Vinci, Servizi Sociali e Giudici, in http://www.assistentisociali.org

vai all’articolo qui: Servizi Sociali e Giudici.


Sentenza Cassazione: Psicoanalisi è Psicoterapia. Scheda/Commento di Nicola Piccinini, in http://nicolapiccinini.it

Importante posizione della Cassazione: la psicanalisi viene equiparata alla psicoterapia e richiede quindi regolare iscrizione all’Albo degli Psicoterapeuti. Ma andiamo per ordine…

Che la Psicoterapia sia un’attività riservata a Psicologi o Medici che abbiano completato una Scuola quadriennale di Specializzazione in Psicoterapia riconosciuta dal MIUR e che siano iscritti all’albo degli Psicoterapeuti del proprio Ordine professionale è fatto noto e risaputo.

La Psicoanalisi è invece da sempre sfuggita a questo vincolo, smarcandosi dalla Psicoterapia e quindi potendo essere svolta al di là dell’iscrizione in tale Albo. Ovviamente è impossibile comprimere tutto il confronto culturale e politico-professionale di psicanalisi-psicoterapia-psicologia in poche righe, così come non è possible ricondurre la questione ad elementi o aspetti stereotipati. E’ questione complessa. Tuttavia possiamo affermare – ai fini del presente post – che la gran parte delle Scuole di Speciliazzazione in Psicoanalisi ha poi ottenuto l’accreditamento MIUR e quindi abilita lo specializzando a poter divenire Psicoterapeuta “a norma di legge”. Così come possiamo affermare chealcuni “pseudo-professionisti improvvisati”, quando colti con le mani nella marmellata, si appellano al fatto di essere psicoanalisti e così aggirano il problema del rischio di denuncia per abuso di professione. In pratica questa DEREGOLAMENTAZIONE della psicoanalisi permette zone franche di potenziale abuso della professione di Psicologo e Psicoterapeuta.

Veniamo quindi alla posizione della Cassazione [scarica documento] ed alla sua importanza in ottica di tutela della professione.

Nel 2008 l’Ordine Psicologi Emilia Romagna denunciò per abuso una persona per pratica abusiva della professione di psicologo e psicoterapeuta. In un primo momento il Tribunale di Ravenna assolse la persona, successivamente – nel 2010 – la Corte di Appello di Bologna dichiarò invece l’imputata colpevole del reato ascrittole.

La persona decise di ricorrere quindi in Cassazione affermando in sintesi che la psicoanalisi non ha nulla a che fare con psicologia o psicoterapia, e che quindi non ha motivo di sussistere nessun reato. Ed è proprio su questo ultimo passaggio che la Cassazione si esprime:

ai fini della sussistenza del reato di cui all’art. 348 c.p., l’esercizio della attività di psicoterapeuta è subordinato ad una specifica formazione professionale della durata almeno quadriennale ed all’inserimento negli albi degli psicologi o dei medici (all’interno dei quali è dedicato un settore speciale per gli psicoterapeuti). Ciò posto, la psicanalisi, quale quella riferibile alla condotta della ricorrente, è pur sempre una psicoterapia che si distingue dalle altre per i metodi usati per rimuovere disturbi mentali, emotivi e comportamentali.”

Ed ancora:

Nè può ritenersi che il metodo “del colloquio” non rientri in una vera e propria forma di terapia, tipico atto della professione medica, di guisa che non v’è dubbio che tale metodica, collegata funzionalmente alla cennata psicoanalisi, rappresenti un’attività diretta alla guarigione da vere e proprie malattie (ad es. l’anoressia) il che la inquadra nella professione medica

Quindi non solo la psicanalisi è pur sempre una psicoterapia, ma anche il “colloquio” può rientrare in una vera e propria forma di terapia che, se declinata e diretta alla guarigione, è da inquadrarsi nell’ambito regolamentato da legge!

Cari colleghi, a mio avviso è una sentenza di rilievo ed importante strumento di tutela!

Da oggi, per scendere nel pratico, ove si ravvisi attività terapeutica svolta da soggetti che si propongono come psicoanalisti, ma sprovvisti di regolare iscrizione all’ALbo Psicoterapeuti, sarebbe possibile effettuare una segnalazione al proprio Ordine regionale per abuso di professione, allegando la presente sentenza della Cassazione.

È ulteriormente importante in quanto sentenzia su una dinamica molto simile a quella che avviene con il counseling ed i counselor, o comunque tutte queste professioni affini.

Di fatto – ad oggi – se non sei psicologo non puoi dire di fare “counseling psicologico”, ma se parli esclusivamente di “counseling” aggiri il problema e – nella sostanza – scimmiotti la nostra professione.

Purtroppo in questo ambito la terminologia sostanzia la differenza. Servirebbe dunque una giurisprudenza che riconduca il termine “counseling” alla professione di Psicologo, alla 56/89… ma di questo vi parlerò in un prossimo post ;o)

da: Sentenza Cassazione Psicoanalisi è Psicoterapia | Nicola Piccinini.