Il progetto della Provincia di Milano ”IN FAMIGLIA-Vivere con la badante” prevede la realizzazione di alcuni interventi formativi rivolti agli operatori dei servizi territoriali che quotidianamente affrontano i problemi degli anziani non autosufficienti.
La prima proposta, programmata per il 19 gennaio 2012,, affronta gli aspetti legali del lavoro di cura e il ruolo e le funzioni dell’Amministratore di sostegno ed è rivolta in particolare ad assistenti sociali, educatori professionali, coordinatori, ASA e OSS che lavorano nei servizi per anziani.
La seconda proposta, programmata su quattro incontri tra gennaio e marzo, affronta le complesse tematiche relazionali relative al rapporto famiglia – badante – servizi, ed è rivolta ad assistenti sociali, educatori professionali, coordinatori e responsabili di servizio.
Per entrambe sono stati richiesti crediti formativi FCOAS per le assistenti sociali partecipanti.
In allegato il programma di dettaglio e la scheda di iscrizione.
La partecipazione agli eventi formativi è gratuita, ma è necessario iscriversi utilizzando l’apposita scheda allegata e inviandola – entro i termini previsti - all’indirizzo: c.fontana@provincia.milano.it
Molecola gestisce da anni percorsi di formazione rivolti a operatori dell’area psico-socio-pedagogica, volontari e cittadini attivi. Particolare attenzione viene dedicata al lavoro di comunità, approfondito come metodo che è possibile importare nella quotidianità dei servizi e che può contribuire a far riscoprire il valore autentico del lavoro sociale, la centralità della dimensione relazionale a fronte di una logica prevalente di tipo prestazionale.
All’interno dei percorsi formativi vengono utilizzate metodologie attive e cooperative, tali da valorizzare le esperienze portate dai partecipanti e assumerle come risorsa per l’apprendimento.
Percorsi formativi rivolti agli operatori del settore sociale:
Molecola gestisce da anni percorsi di formazione rivolti a operatori dell’area psico-socio-pedagogica, volontari e cittadini attivi. Particolare attenzione viene dedicata al lavoro di comunità, approfondito come metodo che è possibile importare nella quotidianità dei servizi e che può contribuire a far riscoprire il valore autentico del lavoro sociale, la centralità della dimensione relazionale a fronte di una logica prevalente di tipo prestazionale.
All’interno dei percorsi formativi vengono utilizzate metodologie attive e cooperative, tali da valorizzare le esperienze portate dai partecipanti e assumerle come risorsa per l’apprendimento.
Percorsi formativi rivolti agli operatori del settore sociale:
Domenico Resico, Andrea Scaffidi (a cura di) LE PROFESSIONI EDUCATIVE Riflessioni e prospettive occupazionali
pp. 144, Euro 17,00; E-book Euro 14,00, Cod. 487.3, Collana: Erica – Educare alla responsabilità per includere in una Cittadinanza Attiva – diretta da G. F. Ricci
GUIDA AL WELFARE ITALIANO: dalla pianificazione sociale alla gestione dei servizi
di Maggian Raffaello
Manuale per operatori del welfare locale
€ 44,00 IVA assolta
Descrizione
Sul palcoscenico del welfare italiano troviamo vari personaggi, i protagonisti del presente volume: l’assessore comunale, il dirigente, l’assistente sociale, il tecnico informatico, il sociologo, l’impiegato amministrativo, il volontario, il socio della cooperativa, il giornalista, l’utente, e così via. Ognuno interpreta il suo ruolo.
Ma in un contesto sempre meno caratterizzato da rigide separazioni, che accetta la contaminazione fra saperi teorici e professionali, fra dirigenza e operatività, fra amministrazioni pubbliche, libero mercato, terzo settore e utenza, quanta libertà e creatività ha ogni attore nell’interpretare la sua parte? Può, in qualche modo, cambiare alcuni pezzi del copione? Può diventare co-autore del welfare locale? L’Italia sta procedendo verso l’abbandono di norme statali che trattano in astratto temi quali la qualità di vita e l’agio sociale valide per tutto il territorio nazionale, a favore di norme e azioni che tengano conto delle specificità locali. I vari personaggi sentono allora il bisogno di non sentirsi isolati, di comunicare fra loro, sperando che qualcuno ascolti le loro esperienze e difficoltà, per trarre indicazioni utili magari proprio da chi vive in realtà completamente diverse e ha già affrontato e risolto positivamente quelle tematiche. I vari personaggi parleranno, quindi, con un linguaggio comprensibile a tutti, della creazione, modifica e del funzionamento dei servizi sociali, di progetti, organizzazione, risorse finanziarie e umane, di sistema informativo e informatico; tutti temi cruciali e quotidiani per chi opera nel sociale, per professione o volontariato. Raffaello Maggian insegna “Pianificazione sociale e gestione dei servizi e delle risorse umane” all’Università di Trieste. Fa parte del Comitato scientifico del Dizionario di servizio sociale ed è autore di numerose opere, fra le quali si ricordano I servizi socio-assistenziali (Roma, 2001) e Il sistema integrato dell’assistenza. Guida alla legge 328/2000 (Roma, 2001).
ISBN: 8838768420 Collana:Sociale & Sanità Edizione: 1 Copyright: Settembre 2011 Tipo Prodotto: Volume Pagine: 434 Formato: 17×24 Progressivo: 0078
Manuale per i responsabili
e gli operatori
dei servizi sociali locali
R. Maggian, insegna “Pianificazione sociale
e gestione dei servizi
e delle risorse umane” all’Università di Trieste
GUIDA AL WELFARE ITALIANO:
DALLA PIANIFICAZIONE SOCIALE
ALLA GESTIONE DEI SERVIZI
In un contesto sempre meno caratterizzato da rigide separazioni, che accetta la contaminazione fra saperi teorici e professionali, fra dirigenza e operatività, fra amministrazioni pubbliche, libero mercato, terzo settore e utenza, quanta libertà ha ogni protagonista del welfare locale - assessore comunale, dirigente, assistente sociale, volontario - nell’interpretare il suo ruolo?Aiuta a chiarire questo nuovo Manuale che esamina le problematiche delle persone disabili, bisognose, con difficoltà individuali o familiari, valutando quanto incidano su tali condizioni l’inadeguatezza di reddito, il disagio sociale, la non autonomia personale, e rispondendo alle domande di fondo: quali soluzioni esistono? cosa possono fare i servizi sociali? di quali bisogni dovrebbero occuparsi prioritariamente?
Le azioni sviluppate nel volume sono dirette ad affrontare sia le difficoltà della vita, con interventi tesi a risolvere problemi esistenziali quali la casa, il lavoro e l’assistenza, sia quelle che riguardano la creazione, la modifica e il funzionamento dei servizi sociali.
Temi cruciali e quotidiani per chi opera nel sociale, per professione o volontariato, come i progetti, l’organizzazione, le risorse finanziarie e umane, il sistema informativo e informatico, sono, fra gli altri, illustrati nel dettaglio della seguente trattazione:
1.
INCONTRI IN INTERNET
1. I personaggi del welfare locale si presentano.
2. Piani, programmi e progetti.
3. Organizzazioni.
4. La gestione del bilancio.
5. La gestione delle risorse umane.
6. Sistema informativo e informatico.
7. Lavoro di rete, integrazione, cambiamento sociale.
2.
LE DIFFICOLTA’ DELLA VITA
1. Persone in difficoltà.
2. Agio e disagio.
3. Le difficoltà economiche.
4. Senza fissa dimora.
5. Il problema della casa.
6. La ricerca di un lavoro.
7. Stranieri in Italia, italiani all’estero.
8. La dipendenza.
9. Senza libertà.
10. La disabilità.
11. L’invecchiamento della popolazione.
3.
I SERVIZI PER LE PERSONE IN DIFFICOLTA’
1. Le organizzazioni del welfare italiano.
2. Dalle parole ai fatti.
3. La gestione dei servizi.
programma del primo Stage residenziale per operatori sociali interessati alla scrittura, che si terrà a Roma da venerdì 21 a sabato 22 ottobre, presso la bella sede dell’Istituto centrale di giustizia minorile.
Alla proposta (nata all’Appuntamento nazionale del 27-28 maggio, con gli oltre 700 operatori che affollavano il cinema Massimo di Torino) abbiamo lavorato in questi mesi. Dopo l’annuncio fatto a luglio abbiamo ricevuto molte adesioni e segni di interesse. Da oggi fino al 26 settembre sono aperte le iscrizioni.
Per mantenere una dimensione laboratoriale non sarà possibile superare le 50 iscrizioni complessive, che saranno scelte in base a criteri di provenienza geografica (da più parti di questa nostra Italia), professionale e lavorativa. Entro il 30 settembre noi daremo conferma dell’iscrizione e da quel momento sarà possibile effettuare il pagamento, che è di 150 euro comprensivi di tutto (vitto, alloggio, partecipazione allo stage, a partire già da giovedì sera con la cena di benvenuto, fino a sabato pomeriggio).
Avremo la possibilità di lavorare con scrittori e con persone che in questi anni hanno provato a raccontare il sociale, il lavoro che molti uomini e donne fanno, le storie che ogni giorno si incontrano. In particolare saranno presenti: Milena Magnani, educatrice a Bologna nel campo della salute mentale e autrice de Il circo capovolto (Feltrinelli 2008), vicenda eroica e poetica ambientata in un campo rom; Eraldo Affinati, insegnante di italiano e storia nell’Istituto professionale “Carlo Cattaneo” alla Città dei Ragazzi di Roma, scrittore e fondatore insieme alla moglie della “Penny Wirton”, scuola di italiano per stranieri; Paola Schiavi, psicologa psicoterapeuta al Sert di Legnago, che oltre a pubblicare per Animazione Sociale ha raccolto le storie di adolescenti incontrati al suo servizio nel bel libro Solo un momento. Adolescenti e droghe (la meridiana 2010); Franca Olivetti Manoukian, psicosociologa dello Studio Aps che in questi anni ci ha accompagnato in molti percorsi di ricerca e formazione.
Alleghiamo scheda di iscrizione e programma da appendere in bacheca. Ricordiamo che l’iscrizione dovrà pervenire adanimazionesociale@gruppoabele.org o via fax allo 011 3841047 entro il 26 settembre. La rivista Animazione Sociale farà omaggio agli iscritti di un anno di abbonamento. Lo stage è stato accreditato dall’Ordine nazionale assistenti sociali.
Un caro saluto a tutti
la redazione di Animazione Sociale
Animazione Sociale
mensile per gli operatori sociali edito da Edizioni Gruppo Abele
corso Trapani, 91/b – 10141 Torino
tel. 011 3841048 – fax 011 3841047 www.animazionesociale.gruppoabele.org
1. Non avere fretta di arrivare a delle conclusioni. Le conclusioni sono la parte più effimera della ricerca.
2. Quel che vedi dipende dalla prospettiva in cui ti trovi. Per riuscire a vedere la tua prospettiva, devi cambiare prospettiva.
3. Se vuoi comprendere quel che un altro sta dicendo, devi assumere che ha ragione e chiedergli di aiutarti a capire come e perché.
4. Le emozioni sono degli strumenti conoscitivi fondamentali se sai comprendere il loro linguaggio. Non ti informano su cosa vedi, ma su come guardi. Il loro codice è relazionale e analogico.
5. Un buon ascoltatore è un esploratore di mondi possibili. I segnali più importanti per lui sono quelli che si presentano alla coscienza come al tempo stesso trascurabili e fastidiosi, marginali e irritanti perché incongruenti con le proprie certezze.
6. Un buon ascoltatore accoglie volentieri i paradossi del pensiero e della comunicazione. Affronta i dissensi come occasioni per esercitarsi in un campo che lo appassiona: la gestione creativa dei conflitti.
7. Per divenire esperto nell’arte di ascoltare devi adottare una metodologia umoristica. Ma quando hai imparato ad ascoltare, l’umorismo viene da sè.
L’ Ass. Artigirovaghe nasce nel Gennaio del 2009 dall’incontro di alcuni educatori ed artisti di varie discipline desiderosi di sperimentarsi in percorsi in cui questi due mondi potessero compenetrarsi e valorizzarsi a vicenda.
L’Associazione ha lo scopo di favorire la diffusione di una cultura di promozione attraverso interventi ed esperienze socioculturali, pedagogiche, di ricerca e di sperimentazione sociale con particolare riguardo allo sviluppo creativo ed alla libera espressione volti alla creazione di processi di socializzazione per una comunità sociale nuova, libera, equa e sostenibile..
Le attività che noi proponiamo vogliono essere un’occasione per sperimentare le arti come strumento per far emergere quel canale espressivo-creativo comune a tutti gli esseri umani e come “zona franca” dove giocare a creare, smantellare e ricreare dimensioni di realtà non ancora pensate e nuove identità. Uno spazio e un tempo per ritrovarsi e raccontarsi scambiare esperienze, creare insieme, risolvere i conflitti in modo pacifico e partecipativo. Un’esperienza di condivisione creativa offre occasioni per riflettere, scoprire altri punti di vista, recuperare e creare memoria, sollecitare la relazione in qualsiasi persona e a qualsiasi età.
In questo modo l’incontro di altri sguardi nel processo creativo diviene un punto di forza, contribuisce alla ricerca di uno sguardo molteplice, che permetta di vedere ed essere visti diversamente.
Tipologia: Edizione a stampa Prezzo: € 22,00 Disponibilità: Buona
Codice ISBN 13: 9788856837193
In breve
Una lettura destinata a chi studia e gestisce il lavoro sociale, ma anche ai tanti operatori e professionisti di una attività che ha come scopo il prendersi cura di chi è in uno stato di bisogno, spesso anche ignorando di esserlo.
Presentazione:
Il lavoro sociale è indispensabile, prezioso e in costante aumento, ma per molto tempo il suo valore e la sua stessa rappresentazione sociale sono stati trascurati da studiosi e decisori politici. In questo volume viene presentata una proposta teorica e metodologica della Fondazione Irso, finalizzata alla definizione e analisi delle professioni sociali, applicata ad una ricerca biennale policy oriented promossa dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali e in rapporto con il FormezPA.
Il volume presenta l’analisi e la progettazione di alcuni profili significativi di professioni sociali. Questo materiale descrittivo è basato su un modello teorico originale e alcuni strumenti empirici originali. I dati raccolti raccontano un lavoro che a fatica sta vedendo sfumare connotati di marginalità e precarietà, rafforzati da situazioni contrattuali più precarie che flessibili. Attraverso la chiave di lettura proposta, però, centrata sulla rilevanza dei processi di lavoro, sulla ricchezza del ruolo agito dalle persone, sulla complessità organizzativa delle reti di relazioni intrecciate dagli operatori sociali, emergono profili professionali preziosi e indispensabili, connotati da risultati di qualità e da competenze pregiate.
Il volume vuole essere una lettura destinata a chi studia e gestisce il lavoro sociale, ma anche ai tanti operatori e professionisti di una attività che ha come scopo il prendersi cura di chi è in uno stato di bisogno, spesso anche ignorando di esserlo.
Patrizia Cinti, sociologa, è specializzata in organizzazione e docente a contratto nella Facoltà di Scienze Politiche, Sociologia, Comunicazione presso l’Università La Sapienza di Roma, dove insegna temi di comunicazione organizzativa e di formazione e dirige il Master People Strategy. Svolge attività di ricerca e consulenza e da anni si occupa di formazione su problematiche organizzative e gestionali, in particolare su analisi dei processi e delle professioni, sistemi di condivisione della conoscenza, reti organizzative.
Indice:
Raffaele Tangorra, Prefazione
Introduzione Parte I. Gloria Sciarra, Elisa Maggi, Il contesto: le caratteristiche qualitative e quantitative del lavoro sociale Gli occupati nel settore dei servizi sociali in Italia
Lo scenario europeo: un settore in crescita che crea occupazione
Il quadro europeo delle qualifiche (European Qualification Framenwork – EQF) Parte II Le teorie e le metodologie: proposta di un modello teorico ed empirico per la descrizione e l’analisi del lavoro sociale Patrizia Cinti, Il processo di cura della persona
(La descrizione e l’analisi dei processi di lavoro; L’Action Worflow Analysis) Patrizia Cinti, La rete delle relazioni sociali e organizzative
(La descrizione delle Reti organizzative; Le Reti naturali e le Reti governate nel lavoro sociale: il caso dei Nuclei Operativi Tossicodipendenze delle Prefetture) Federico Butera, Sebastiano Di Guardo, Il modello di indagine per il ruolo agito nelle professioni sociali come attività di produzione e condivisione di conoscenza
(Le dimensioni di base del modello; Le interazioni tra le dimensioni del modello; Il contesto delle variabili del modello) Maurizio Carbognin, La definizione e l’analisi delle professioni Parte III. La ricerca empirica: la descrizione e l’analisi delle professioni e occupazioni sociali La descrizione e l’analisi di otto professioni e occupazioni sociali
(La metodologia e le ipotesi della ricerca; Lo strumento di analisi per le interviste; I risultati dell’indagine sulla descrizione di otto professioni o occupazioni sociali)
La ricerca per l’approfondimento di quattro professioni e occupazioni sociali
(La metodologia della ricerca; La sintesi dei risultati dell’indagine; I risultati della ricerca) Maurizio Carbognin, Conclusioni. Il percorso di sviluppo delle professioni e occupazioni sociali
Bibliografia
(Analisi del lavoro e delle professioni; Servizi e professioni sociali; storie e racconti di vita)
Ciclo di incontri in collaborazione con ALI in Italia e
Laboratorio Freudiano per la formazione degli psicoterapeuti – Milano
Coordinato daMARISA FIUMANÒ
Presso la Casa della Cultura, via Borgogna 3, Milano, MM1 San Babila
giovedì 14 aprile 2011 ore 21.00
Dalla famiglia alle famiglie
Carmen Leccardi e Fabrizio Gambini
venerdì 6 maggio 2011 ore 21.00
Dove sta andando la famiglia?
Jean-Paul Hiltenbrand
venerdì 20 maggio 2011 ore 21.00
Figli del caso/figli del desiderio
Marisa Fiumanò
Generatività e antigeneratività
Mauro Magatti
Il cambiamento nella famiglia e della famiglia è un tema su cui oggi non mancano le ricerche. Il tassello essenziale che questo ciclo di incontri vuole aggiungere, facendo interloquire sociologia e psicanalisi, ruota intorno alla sostituzione di un significante, “mutazione”, in luogo di “cambiamento”. L’ipotesi che avanziamo è che la famiglia stia subendo una vera e propria mutazione antropologica, assolutamente inedita nella storia dell’umanità.
Questa mutazione riguarda il modo in cui i bambini vengono attesi, concepiti e messi al mondo, le condizioni sociali e psichiche in cui essi crescono e vengono educati e il modo in cui si inseriscono nella società.
Alle spalle di questa mutazione, che ha preso corpo negli ultimi trent’anni, c’è una progressiva erosione della funzione della famiglia come istituzione e come cellula di base del legame sociale. La famiglia può ancora restareun luogo di riferimento affettivo ma non ha più alcun obbligo sociale, primo fra tutti quello della riproduzione biologica; essa non ha più la missione di allevare e educare i bambini alle regole della collettività, perché occupino il posto di chi muore e assicurino la continuità della vita sociale, come anelli di una stessa catena. La famiglia non stabilisce più una filiazione, è priva di prospettiva temporale; in quanto istituzione fondata sull’assoggettamento delle donne, con la loro emancipazione si va dissolvendo. Al tempo stesso, grazie alla medicina e alla tecnologia, si è aperta la strada a nuovi modi di nascere e la sessualità si è separata dalla riproduzione. Il termine famiglia si sfaccetta e la lingua talvolta precede il riconoscimento giuridico: la chiama monoparentale, famiglia di fatto, omosessuale, allargata. Quali sono gli effetti di questa macroscopica mutazione nel legame sociale e nell’economia psichica soggettiva?
Lavinia Bifulco, Paolo Bonetti, Maria Cacioppo, Anna Maria Campanini, Lidianna Degrassi, Paolo Ferrario, Enzo Mingione, Raffaele Mozzanica, Chiara Previdi, Paolo Rossi, Mara Tognetti, Sergio Tramma, Luca Vecchio, Tommaso Vitale
Tipologia: Edizione a stampa Prezzo: € 30,00 Disponibilità: Buona
Codice ISBN 13: 9788856834055
In breve
Il volume, rivolto non solo a studiosi di politiche sociali, ma a decisori politici, responsabili dei servizi e professionisti del sociale, analizza la legge regionale lombarda n. 3/2008, che disciplina in modo organico i servizi sociali, unitariamente con i servizi socio-sanitari, in un’ottica di reciproca integrazione. L’analisi permette di ricostruire il modello lombardo di welfare nei suoi elementi costitutivi e nel suo contesto, e di interrogarsi sulla sua evoluzione, anche alla luce della prima fase di attuazione della legge.
Presentazione
del volume:
Da tempo la Regione Lombardia ha elaborato un organico modello di politiche sociali, basato sui principi di sussidarietà e di quasi-mercato, che tende sempre più ad affermarsi anche come riferimento a livello nazionale. La legge regionale n. 3 del 2008 costituisce una tappa di rilievo, in quanto disciplina unitariamente i servizi sociali e quelli servizi socio-sanitari, in un’ottica di reciproca integrazione. Al centro di questo volume, rivolto non solo a studiosi di politiche sociali ma a decisori politici, responsabili dei servizi e professionisti del sociale, anche in formazione, è l’analisi della legge, svolta con un approccio multidisciplinare, in cui si affiancano la lettura giuridica e quella sociologica. Tale analisi permette di ricostruire il modello lombardo di welfare nei suoi elementi costitutivi e nel suo contesto, e di interrogarsi sulla sua evoluzione.
Diversi i quesiti affrontati nel volume. Quali sono gli sviluppi o i riassestamenti ipotizzabili nel momento in cui tale impostazione si confronta con l’ambito dei servizi sociali? Come si modificano ruolo della società civile e modalità del suo coinvolgimento? L’integrazione è un obiettivo effettivamente perseguibile? Cosa comporta l’estensione all’ambito dei servizi sociali dell’accreditamento e della logica prestazionistica ad esso correlata? Che ruolo può assumere il segretariato sociale nella rete dei servizi? Che impatto ha la nuova normativa sulle professioni sociali, sulla loro collocazione e sulle loro competenze? In breve quali sono gli elementi di continuità e di discontinuità, quali i punti di forza e le criticità di questo modello nella sua concreta evoluzione?
Giuliana Carabelli svolge attività di ricerca, consulenza e formazione sui temi dell’organizzazione dei servizi sociali. Da tempo collabora con l’Università di Milano Bicocca. Carla Facchini è professore ordinario di Sociologia della Famiglia alla Facoltà di Sociologia dell’Università di Milano Bicocca, dove coordina il corso di laurea in Servizio Sociale.
Indice:
Giuliana Carabelli, Carla Facchini, Introduzione Parte I.: La legge nel suo contesto Carla Facchini, Enzo Mingione, Il cambiamento della morfologia sociale come matrice di nuovi rischi. Il caso Lombardia Lavinia Bifulco, Quasi-mercato e sussidiarietà come pilastri del modello lombardo di welfare Lidianna Degrassi, Raffaele Mozzanica,La disciplina dei servizi sociali nella Regione Lombarda Paolo Bonetti, Profili costituzionali dell’accesso ai diritti sociali nella legge regionale lombarda 3/2008 Parte II.: Attori e processi Tommaso Vitale, La partecipazione alle politiche sociali in Lombardia: arene deliberative e processi di coordinamento Paolo Ferrario, Governo della rete o governo delle reti? Il nodo irrisolto dell’integrazione Giuliana Carabelli, L’accreditamento dei servizi sociosanitari e sociali in Lombardia
Chiara Previdi, Paolo Rossi, Il segretariato sociale tra organizzazione e professione Parte III.: Le professione sociali a confronto con la legge Anna Maria Campanini, L’assistenza sociale Sergio Tramma, L’educatore professionale Luca Vecchio, Lo psicologo Maria Cacioppo, Mara Tognetti, La dirigenza
Appendice. I provvedimenti attuati della legge regionale n. 3/2008
Bibliografia di riferimento
Autori.
Paolo Ferrario, Le grandi riforme: la riforma costituzionale del 2001 e i suoi effetti sui servizi socioeducativi e sui servizi sanitari e sociosanitari, Audio lezioni per i corsi di Politica sociale alla Università di Milano Bicocca
Lunedì 21 febbraio | ore 18.00 La scuola della vita
Incontro con Gian Piero Quaglino
In occasione dell’uscita di La scuola della vita. Manifesto della terza formazione (Raffaello Cortina), Gian Piero Quaglino sostiene l’idea di una nuova formazione, non più orientata esclusivamente alle mutevoli esigenze organizzative e al “mondo esteriore” ma capace anche di parlare di ciò che più ci sta a cuore: il corso della nostra stessa vita. Questo manifesto della terza formazione è dunque la proposta di un cammino di apprendimento per coltivare noi stessi attraverso un esercizio di riflessione e interpretazione, verso un traguardo sempre nuovo di formazione e trasformazione personale.
Ingresso libero fino a esaurimento posti.
Gli Amici di Torino Spiritualità possono riservare 30 posti entro il venerdì precedente all’appuntamento.
Info e prenotazioni 011 4326827
info@circololettori.it
Sarà perché, come scrive il filosofo Emanuele Severino, “la poesia dà ai mortali l’ultimo e più alto bagliore della felicità”, o perché affidare al canto poetico la nostra capacità visionaria di interpretare il mondo ci illude di renderlo immortale e di poterlo consegnare all’umanità di tutti i tempi, di fatto, nell’incertezza dei nostri giorni, la poesia torna ad essere luminosa protagonista, come dimostrano i numerosi siti che abitano la rete: W la poesia; Poesia creativa; Poetare; Poeti per caso, per nominarne solo alcuni. Oltretutto, in quanto creazione artistica, la poesia si sta rivelando anche un utile strumento terapeutico. Come mai?
Ammettiamolo. Almeno una volta nella vita ci è successo di affidare alle parole poetiche un malessere, uno stato d’animo in dissonanza con ciò che ci circonda, una celebrazione con la Terra e la natura, una necessità di raccoglimento e di silenzio, di segreta introversione.
Scrivere poesie, dunque, è un gesto nostro, un atto creativo che non richiede obbligatoriamente un destinatario. La poesia di per sé non deve essere per forza definita ….
Introduzione, di Giuliana Carabelli e Carla Facchini
Il crescente rilievo delle politiche regionali
Specificità della Lombardia
Momenti della costruzione del modello lombardo
I diversi sguardi disciplinari
La struttura di contenuto del volume
I possibili effetti di questa ricerca sulla formazione universitaria
Parte prima: La legge nel suo contesto
1. Il cambiamento della morfologia sociale come matrice di nuovi rischi. Il caso Lombardia
di Carla Facchini e Enzo Mingione
le trasformazioni del sistema occupazionale: flessibilizzazione del lavoro e aumento dell’occupazione femminile
l’impatto dell’immigrazione dai paesi meno sviluppati
i mutamenti demografici e il processo di invecchiamento
le trasformazioni delle tipologie familiari e l’incremento degli anziani soli
la pluralizzazione dei contesti familiari e le ripercussioni sui minori
2. Quasi-mercato e sussidiarietà come pilastri del modello lombardo di welfare
di Lavinia Bifulco
Cronistoria
I quasi-mercati
Sussidiarietà
Lavori in corso: a ridosso della riforma
Voucher: quale libertà?
La programmazione: quale integrazione?
Il modello di governante
3.La disciplina dei servizi sociali nella Regione Lombardia
di Lidianna Degrassi e Raffaele Mozzanica
Da una “legge regionale di sistema” (LR 1/86) a una “legge regionale di rete” (LR 3/2008)
Finalità e principi
Assetto istituzionale e organizzativo
Governo della rete: gli ambiti sociale e sociosanitario
Assetto finanziario
4. Profili costituzionali dell’accesso ai diritti sociali nella legge regionale lombarda 3/2008
di Paolo Bonetti
Servizi sociosanitari e servizi sociali e principi costituzionali di solidarietà e di eguaglianza
Potestà legislativa regionale sui servizi sociali e potestà legislativa statale sui livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti sociali
Diverse nozioni di livelli essenziali delle prestazioni concernenti l’assistenza sociale
Organizzazione e svolgimento delle funzioni amministrative concernenti i servizi sociali: potestà regolamentare regionale e locale e sussidiarietà orizzontale
Rapporti tra la legge 328/2000 e la legge regionale 3/2008
Limiti derivanti dalle norme comunitarie e statali in materia di condizione giuridica degli stranieri
La LR 3/2008 di fronte allo statuto regionale della Lombardia e i provvedimenti attuativi della legge
Diritti delle “persone che accedono alla rete” delle unità di offerta sociali e sociosanitarie
Bisogni da soddisfare prioritariamente
Parte seconda: Attori e processi
5. La partecipazione alle politiche sociali in Lombardia: arene deliberative e processi di coordinamento
di Tommaso Vitale
Società civile e costruzione del consenso in un governo monocratico
Terzo settore e competenze critiche
Implementazione della legge fra partecipazione e conflitto
Debolezze delle arene deliberative a livello locale
6. Governo della rete o governo delle reti? Il nodo irrisolto dell’integrazione
di Paolo Ferrario
Integrazione e reti
Il sistema dell’integrazione sociosanitaria: processi istituzionali
Il “modello lombardo” dei servizi sanitari e sociosanitari
Il governo delle tre reti
7. L’accreditamento dei servizi sociosanitari e sociali in Lombardia
di Giuliana Carabelli
Concetto di accreditamento: origini, contesto, trasmigrazioni
Introduzione e cammino dell’accreditamento in Italia
Accreditamento dei servizi sociosanitari in Lombardia
Accreditamento dei servizi sociali tra competizione e partnership
8. Il segretariato sociale tra organizzazione e professione
di Chiara Previdi e Paolo Rossi
Segretariato sociale tra informazione e comunicazione
Evoluzione organizzativa e professionale
Segretariato sociale nel sistema dei servizi: ruolo e potenzialità
Dall’accesso alla presa in carico: tre livelli istituzionali
Implementazione interistituzionale del segretariato sociale come elemento di innovazione
Segretariato sociale, reti e inclusione sociale
Parte terza: Le professioni sociali a confronto con la legge
9. L’assistente sociale
di Anna Maria Campanini
10. L’educatore professionale
di Sergio Tramma
11. Lo psicologo
di Luca Vecchio
12. La dirigenza
di Maria Cacioppo e Mara Tognetti
Appendice.
I provvedimenti attuativi della legge regionale n. 3/2008
e’ tempo di pensare al 2011, ai contenuti, alle illustrazioni che ci accompagneranno nei prossimi 12 mesi. Desideriamo farti partecipe delle prime idee maturate in redazione, contando ancora una volta sulla tua disponibilita’ ad arricchirle e diffonderle.
Cominciamo dalle illustrazioni. Dopo i straordinari disegni di Lele Luzzati sulle copertine 2010, non era facile trovare un artista che disegnasse il 2011. Dopo lunghe ricerche ci siamo imbattuti nel talento di Desideria Guicciardini. Sua e’ l’immagine 2011: un gomitolo e un filo leggero lungo il quale prende forma la scritta “Il tuo nome e’ il mio nome…”. A suggerire che in un tempo di grovigli sociali, a prima vista inestricabili, rimane la speranza che le persone possano individuarsi riconoscendosi in un destino comune. In allegato il manifesto di Animazione Sociale 2011 da appendere nella tua organizzazione.
Attorno a quali grovigli e alla ricerca di quali fili ci muoveremo nel 2011? Abbiamo fatto un primo brainstorming in redazione, nell’intento di farci co/ricercatori con la comunita’ degli operatori sociali (educatori, assistenti sociali, responsabili delle cooperative sociali, animatori culturali, insegnanti, dirigenti dei servizi pubblici, amministratori locali, cittadini volontari). Scarica la mappa dei contenuti 2011 e arricchiscila se vuoi anche con i tuoi colleghi.
Sono i grovigli che oggi chiedono di investire in strumenti di cultura. In un tempo di crisi, non solo economica ma di idee e di valori, si tratta di mettere al lavoro le intelligenze e le immaginazioni di tutti. E dunque un caldo invito: abbonati, fai abbonare e, perche’ no?, regala un abbonamento per Natale.(Compila subito la cedola regalo, per pagare hai tempo un mese). Cosi’ i fili di ciascuno diventano rete, in un tempo che ha bisogno non di navigazioni solitarie, ma di scommesse condivise.
A te e a tutti i lettori, grazie. E buon 2011.
la redazione di Animazione Sociale
Animazione Sociale – mensile per gli operatori sociali
Gruppo Abele Periodici
corso Trapani, 91/b – 10141 Torino
tel. 011 3841048 – fax 011 3841047
Indice del volume:
Con sguardo preoccupato: Cronaca di un’idea
1. Maschi e uomini: Una specie interiore?
2. In un corpo di donna: Miti e storie
3. Figure d’uomo nel tempo: Quando Narciso è triste
4. La tragicità maschile: Nel labirinto, non si estingue l’eroe
5. In fuga da se stessi: L’epica della solitudine
6. Ritratti virili: Nobili d’animo e di silenzi
7. A scuola dalle donne: Esercizi per maschi affaticati
8. Un commiato incruento: Per dimenticare Giuditta
DUCCIO DEMETRIO, Dia-logo versus mono-logo? Riflessioni sull’esercizio autobiografico come incontro filosofico (contenuto inAdultità. Rivista semestrale sulla condizione adulta e i processi formativi, n.27, marzo 2008 – numero monografico intitolato Le pratiche filosofiche nella formazione: imparare a vivere, a cura di Romano Màdera), pp.7-12
Indice del saggio:
Preambolo
Esercizi filosofici e tenacia introspettiva della scrittura di sé
Non dimenticare la lezione fenomenologica
L’autobiografia come stile filosofico e di vita
DUCCIO DEMETRIO,L’educazione è interiore. E’ autodisciplina che lascia e cerca tracce invisibili(contenuto neL’educazione non è finita, RAFFAELLO CORTINA EDITORE 2009), pp.139-144
Tutta la seconda parte dell’opera è un’illustrazione dell’idea dell’educazione come autodisciplina interiore: I. L’educazione è autodisciplina – Perché deve tornare nelle nostre mani, pp.109-12 II. L’educazione è liberale – E’ autodisciplina che non tollera gli oltraggi del potere, pp.123-130 III. L’educazione è personale – E’ autodisciplina che ci rende unici e irriproducibili, pp.131-137 IV. L’educazione è interiore – E’ autodisciplina che lascia e cerca tracce invisibili, pp.139-144 V. L’educazione è generosa – E’ autodisciplina dei diritti non solo verso se stessi, pp.145-148 VI. L’educazione è indocile – E’ autodisciplina del dovere di essere indisciplinati, pp.149-151
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Lo stile latino preferisce il concreto all’astratto. Esso ‘direbbe’ “l’uomo interiore”, non “l’interiorità maschile” E Duccio Demetrio, che pure intitola la sua opera “L’interiorità maschile”, a pagina 44 – discutendo di “Chirone: l’uomo completo” – per la prima volta scrive: “l’uomo interiore” (non “il maschio interiore”). Nella pagina successiva si dedica ad una “Lode agli uomini interiori”. Un ulteriore ‘passaggio’ è dato da ‘uomo’ rispetto a ‘maschio’.
L’opera si apre con un auspicio che l’Autore rivolge a se stesso: vorrebbe scrivere come uomo, non comemaschio. Dunque, più che al maschio interiore è interessato all’uomo interiore. D’altra parte, l’interiorità maschile è cosa che pertiene all’uomo, più che al maschio. E’ più corretto dire, allora,l’uomo interiore.
Cioè che è in questione qui è l’interiorità dell’uomo, del maschio come della femmina. Il titolo va bene, perché è chiaro: allude alla condizione in cui si ritrova il maschio, per cui ha da realizzare la propria natura umana, deve crescere a dignità di uomo, ergendosi al di sopra dell’appartenenza di genere, se per genere si vorrà intendere il genere maschile e il genere femminile. A me piace dire: il genere umano maschile e il genere umano femminile, dove l’accento è posto su umano, più che su maschile efemminile.
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L’opera di Demetrio è dedicata
A tutte le donne che ci aiutano a interrogare la vita interiore, senza fare troppe domande alle nostre solitudini.
A pagina 15 si legge:
Interiorità è pensare, custodire intimità, èavere una memoria alla quale poniamo domande, è tutto quanto non può sfuggire alla coscienza. L’interiorità èpreoccupazione etica, è propensione filosofica e artistica, è vocazione religiosao soltanto sensibilità per quanto, della vita, non riusciamo sempre acomprendere. Nessuno, il bruto quanto l’animo migliore, ne è esente. Varieranno i contenuti e le tensioni interiori, ma tanto il criminale quanto l’uomo integerrimo ne hanno una. Chi di più e chi di meno, ognuno ama coltivarla e non si astiene dal farne apertamente argomento di discussione anche con altri, con i quali condivide identiche sensibilità: in ragione della propria storia, di consuetudini educative apprese. Nella caparbia volontà di non voler vivere solamente di apparenze. E’ a questo punto che le qualità interiori si divaricano: per taluni sono fonte di una ricerca continua, per altri sono lo strumento per pensare (anzi per covare), non visti, pensieri e azioni non particolarmente elevati. O funzionali ai propri più disparati tornaconto.
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Saltando a una rapida conclusione, a proposito della necessità di attivare gli strati profondi della propria sensibilità ci è di aiuto quanto afferma Duccio Demetrio nel saggio contenuto in Adultità, che si apre così:
In una recentissima intervista, Pierre Hadot ci ricorda che: «In ambito filosofico, l’esercizio spirituale può considerarsi come una pratica volontaria, tutta personale, destinata a provocare una profonda trasformazione dell’individuo, una profonda metamorfosi del sé». E prosegue: «Per alcuni filosofi antichi, questa pratica potrebbe essere messa in relazione con il prepararsi ad affrontare le difficoltà della vita: la malattia, la povertà, la mancanza del necessario, la variazione improvvisa della fortuna impongono un esercizio interiore che ci aiuta nella quotidianità e, nello stesso tempo, ci insegna a ragionare e a interiorizzare il sapere» (Intervista a Pierre Hadot a cura di N.Ordine, Corriere della sera, 27 febbraio 2008, p.37).
Il ciclo prevede tre percorsi distinti: il primo sulla sofferenza mentale, il secondo sugli adolescenti stranieri e il terzo sui minori sottoposti a procedimento penale. I docenti sono professionisti del settore che da anni operano in come esperti e formatori nei servizi sociosanitari educativi. I seminari prevedono un metodo teorico-pratico e la presentazione di esperienze significative.
In allegato trovate il programma del ciclo e del primo corso e le relative schede di iscrizione.
Il Centro Studi Riccardo Massa vi invita alla presentazione del volume Lavorare di cuore. Il desiderio nelle professioni educative,a cura di Jole Orsenigo, pubblicato dall’editore Franco Angeli.
Il lavoro educativo chiede la messa in questione di sé a livello professionale e personale. Il desiderio agito nelle professioni sociali è solitamente occasione di scandalo, allarme e censura, raramente di riflessione pedagogica. Questo testo mostra come il desiderio di educare si traduca in esperienze effettivamente appassionanti tali da lasciare il segno e al contempo lega indissolubilmente la professione educativa all’eros che la sorregge.
L’evento avrà luogo presso la Triennale di Milano (Sala Lab), viale Alemagna n. 6, il giorno 28 ottobre 2010 dalle ore 15 alle ore 18.
Il Centro Studi Riccardo Massa, nato per volontà di un gruppo di pedagogisti suoi allievi e collaboratori, della famiglia di Riccardo Massa, e con la partecipazione dell’Università degli Studi di Milano-Bicocca e dell’Università degli Studi di Milano, è un’Associazione di promozione culturale che si propone di contribuire al dibattito pedagogico sull’educazione e sui professionisti dell’educazione, mantenendo vivi in esso il pensiero e l’opera di Riccardo Massa come punto di riferimento e stimolo per la ricerca pedagogica e la formazione.
Il Centro Studi Riccardo Massa ha scelto di iniziare la sua attività con quattro percorsi di ricerca su temi rilevanti e attuali dell’educazione e della formazione. Gli esiti di queste ricerche, realizzate a partire dal diretto confronto con i luoghi dell’educare e con le realtà educative e formative del territorio (scuole, cooperative sociali, servizi educativi e sanitari, enti e protagonisti della formazione, figure professionali dell’educazione e della sanità) saranno presentati in una serie di incontri che avverranno nel corso di quest’anno.
All’interno degli appuntamenti previsti per il 2010, decennale della morte di Riccardo Massa, l’Archivio Riccardo Massa presenta questo volume che rende nuovamente disponibili alcuni importanti e originali interventi di Riccardo Massa insieme a alcuni saggi che rilanciano il tema del desiderio nelle pratiche educative.
Ci auguriamo di avervi con noi a pensare e dibattere i temi proposti, nell’incontro del 28 ottobre alla Triennale di Milano e nei futuri incontri.
Per il Centro Studi Riccardo Massa
Anna Rezzara
È strettamente necessario dare conferma via mail della vostra partecipazione, per motivi organizzativi, date le dimensioni del luogo in cui si svolgerà l’evento e per la natura dell’evento. Se la vostra prenotazione dovesse giungerci a posti ultimati ci ripromettiamo di darvi notizia della prossima presentazione.
Vi ringraziamo anticipatamente per la vostra collaborazione.
Testi per insegnanti, operatori sociali e sanitari
Dati:
pp. 192, 1a edizione 2010 (Cod.565.16)
Tipologia: Edizione a stampa Prezzo: € 23,00 Disponibilità: Buona
Codice ISBN 13: 9788856830385
In breve
L’Archivio Riccardo Massa intende riaprire e tenere vivo il dibattito pedagogico intorno al tema del desiderio nelle pratiche educative e più in generale di cura. Per questo rende nuovamente disponibili, in uno stesso volume, tre interventi di Riccardo Massa insieme al contributo di chi ne ha seguito le tracce.
Presentazione
del volume:
Il lavoro educativo chiede la messa in questione di sé, non solo come professionisti. Non si tratta di un lavoro da poco, naturale o spontaneo, ma di un raffinato esercizio consapevole in situazione. Quale effetto produce lo sbilanciarsi verso l’Altro? Fino a dove è pedagogicamente lecito spingersi?
Se il desiderio, spesso non-detto, si fa presente nell’agìto delle professioni educative, solitamente è occasione di scandalo, allarme e censura, raramente possibilità di riflessione. L’Archivio Riccardo Massa intende riaprire e tenere vivo il dibattito pedagogico intorno al tema del desiderio nelle pratiche educative e più in generale di cura. Per questo rende nuovamente disponibili, in uno stesso volume, tre interventi di Riccardo Massa insieme al contributo di chi ne ha seguito le tracce. Sono presenti le voci di Pierangelo Barone, Francesco Cappa, Jole Orsenigo, Matteo Ripamonti, Gisella Rossini, Laura Selmo, Stefania Ulivieri Stiozzi e Lucia Zannini.
È in discussione il modo in cui il desiderio di educare si traduca in esperienze effettivamente appassionanti, tali da lasciare il segno.
Jole Orsenigo è ricercatrice presso l’Università degli Studi di Milano-Bicocca dove insegna Ermeneutica della formazione. È responsabile dell’Archivio Riccardo Massa e socia fondatrice del Centro Studi Riccardo Massa. Per i tipi della FrancoAngeli ha curato, con altri, il testo: Riccardo Massa. Lezioni su l’esperienza della follia (2002).
La Clinica della formazione è una metodologia di studio e ricerca, di consulenza e supervisione, volta a esplicare le dimensioni pedagogiche latenti nella normalità dei processi educativi e formativi. La collana ad essa dedicata presenterà approfondimenti epistemologici, metodologici e dottrinali, indagini e testimonianze, proposte operative e resoconti critici sui temi attuali dell’educazione e della formazione, con particolare attenzione al dibattito internazionale sulla ricerca qualitativa nelle scienze umane. Si tratta di una collana aperta a ogni contributo di rilievo e ai differenti contesti organizzativi, dalla scuola ai servizi alla persona, dalla formazione aziendale e professionale all’animazione sociale, dall’autoformazione individuale e di gruppo all’educazione familiare.
Indice:
Jole Orsenigo, Introduzione Parte I. Il discorso Riccardo Massa, L’educazione ai sentimenti Riccardo Massa, Desiderio, struttura, formazione Riccardo Massa, Educazione e seduzione
(Tre movimenti concettuali; Il carattere costitutivamente deduttivo della formazione; Due registri per l’educazione; Cinque famiglie di significati; Quattro figure velenose; Giovanni l’educatore; Quattro approfondimenti. La cura; La clinica della formazione; Gli amanti) Parte II. Il dialogo Gisella Rossini, Lucia Zannini, Esprimi un desiderio. Lavorare con il cuore nelle pratiche di prevenzione
(Salute e prevenzione; Prevenzione e desiderio; Desiderio ed educazione; La sessualità come “schema di riferimento” nelle pratiche educative e preventive) Jole Orsenigo, Tra pederastia e pedofilia: il posto vuoto della passione educativa
(Perché educare, ancora?; Eros ed educazione: una provocazione?; Costumi antichi e pratiche moderne: le regole di un galateo pedagogico; Il transfert pedagogico come amore legittimo in educazione; Perché Socrate ha un desiderio più forte) Laura Selmo, “Per il tuo bene…”
(Lavoro educativo e relazione educativa; La retorica del bene dell’Altro nella relazione educativa; Tra seduzione, eros ed educazione; A tu per tu per riconoscersi; L’Amore autentico che umanizza il desiderio; Il bene dell’Altro e il dispositivo: fra relazione e materialità) Pierangelo Barone, Corpi desiderati e immaginario sessuale Matteo Ripamonti, Corpo a corpo. Tra ombre e violenza
(Tra sessualità educativa ed educazione sessuata; La seduzione nella rete del dispositivo; Seduzione, relazione ed educazione; Educare è violentare; Il dispositivo come corpo erotico) Stefania Ulivieri Stiozzi, Apprendisti di desiderio. Lavorare il desiderio, abitare il legame
(Desiderio sapiente a servizio della vita: bambini nel tempo) Francesco Cappa, La traccia vivente. Desiderio dell’educatore e desiderio di formazione
(Il desiderio di Rousseau; Immagine di sé e desiderio dell’altro; Fantasma e desiderio di formazione) Riccardo Massa, Appendice. I miei méntori.
3. Figure d’uomo nel tempo: Quando Narciso è triste
4. La tragicità maschile: Nel labirinto, non si estingue l’eroe
5. In fuga da se stessi: L’epica della solitudine
6. Ritratti virili: Nobili d’animo e di silenzi
7. A scuola dalle donne: Esercizi per maschi affaticati
8. Un commiato incruento: Per dimenticare Giuditta
Prima pagina/Esordio:
Sembriamo non pensare: rivaleggiamo sempre
Lo sguardo è il mio. Osservo le persone affluire in biblioteca. Mi hanno invitato a parlare di maturità e immaturità. Le donne presenti sono una trentina, di età diverse. Gli uomini due o tre. Oltre i quaranta, mi pare. So già, ci scommetto, che tra costoro qualcuno poi alzerà la mano. Mi farà una domanda, tra il provocatorio e il saccente. I maschi non ammettono volentieri di assomigliare a Peter Pan. Segretamente, sanno però coltivarne con cura il mito. Il copione che mi si prepara è il consueto. Se saranno gli uomini a prendere la parola, ciò accadrà per ammiccare alle signore presenti che le loro battute meritano un applauso. Non le tesi del relatore. Mormoro tra me e me, intuendo l’imminente rituale: “Non c’è scampo, non cambieremo mai” …..
dalla scheda dell’editore Raffaello Cortina:
In cosa consiste la vita interiore? Ed è davvero destituito di senso il luogo comune secondo cui gli uomini rifuggono ogni confronto con la propria interiorità? Che i maschi, nella grande maggioranza, siano poco disponibili alla riflessività, più protesi verso l’“esterno”, pare incontestabile. Evitano di porsi le domande più ineludibili, di confrontarsi con la sensibilità femminile, che include l’ascolto e la cura, temendo una crisi di immagine o di identità.
L’importanza di riscoprire il valore antico della solitudine degli uomini, condizione senza la quale non si educa la propria interiorità, è il tema di questo libro, che suggerisce come perseguire una forma di virilità più problematica e profonda, e al tempo stesso più generosa ed eroica.Duccio Demetrio insegna Filosofia dell’educazione all’Università di Milano Bicocca. Nella collana Minima ha pubblicato, tra gli altri, Filosofia del camminare (2005), La vita schiva (2007) eL’educazione non è finita (2009
Riflessioni seguite alla lettura di: Duccio Demetrio, L’interiorità maschile. Le solitudini degli uomini, Raffaello Cortina, Milano 2010, p. 280
La scrittura di Duccio Demetrio è “eccentrica”, nel senso che parte dal bordo delle onde determinate dal sasso gettato nello stagno e procede per gradazioni e continui riverberi a una serie di centri. Il suo è un linguaggio per certi versi affabulatorio, e anche piuttosto seduttivo, che arriva ai punti nodali attraverso processi leggeri di avvicinamento che partono dall’esterno.
Qui si parla ancora di “maschile” in rapporto al “femminile”. Sappiamo che è un tema che ha una storia lunga, se la riferiamo a quella dell’umanità, ma recente se la riferiamo ai vissuti di tutti noi che siamo viventi del mondo contemporaneo, e in particolare dalla seconda metà del 900. Distinguo in questa storia una serie di fasi. La prima è quella collettiva, “estroversa” e movimentista del femminismo, anche con le sue ineluttabili traduzioni estremistiche, degli anni ‘70. C’è poi una fase “reattiva”, nella quale alcune psicologie (in Italia Claudio Risè) ripropongono un ritorno del maschile e ai suoi valori psichici, sia pure ridefiniti nel nuovo quadro culturale. Parte di questa ricerca proveniva da un letterato americano (Robert Bly) che parlava della necessità umana di “recuperare le nostre zone d’Ombra”. C’è ora una fase riflessiva e “introversa” a cui questo libro fornisce un contributo piuttosto importante e di solide fondamenta.
Tre fasi quindi, tre momenti di accentuazione delle problematiche che si dipanano attorno allo sviluppo del maschile e del femminile e quindi, inevitabilmente, anche dei rapporti intersoggettivi tra queste due dimensioni dell’esistere. Dentro questa storia ciascuno estrae gli oggetti che più hanno influenzato la propria esperienza. La lettura di questo libro mi ha fatto andare allo scaffale della memoria per mettere di nuovo sotto la lampada un testo che è cruciale sia per la mia biografia che per i miei studi. Si tratta di La donna e la sua ombra, maschile e femminile nella donna d’oggi (Emme edizioni, 1980, poi ripubblicato da Liguori) di Silvia Di Lorenzo, una grande psicanalista italiana. Da questo libro estraggo due citazioni di estrema attualità anche rispetto alla ricerca di Demetrio:
“Mi pare che il principale conflitto della donna di oggi consista nella sua esigenza di realizzare il proprio maschile interiore senza per questo perdere o svalutare il femminile nella sua vita cosciente” (p. 13)
e poche righe dopo aggiunge:
“Il maschile e il femminile sono, da sempre, le due polarità dialettiche essenziali della vita sia all’esterno nel rapporto tra uomo e donna dalla cui fecondità dipende la conservazione della specie, che all’interno come tensione dinamica tra gli opposti, il Logos e l’Eros che determina lo sviluppo trasformativo della personalità attraverso la nascita di una sintesi nuova”
A me questi due passaggi sembrano piuttosto cruciali e di significato durevole. Quando la De Lorenzo parla del conflitto della donna si potrebbe dire in modo speculare, come in uno specchio, che “il principale conflitto dell’uomo di oggi consiste nel realizzare il proprio femminile interiore senza per questo perdere o svalutare il maschile della sua vita cosciente”.
Mi sembra ci sia una simmetria tra la storia delle donne che in questi ultimi quaranta anni hanno sviluppato una propria strada sociale e psicologica talvolta a detrimento della propria funzione femminile, diventando in alcune professioni persone che si comportano “come uomini” nelle relazioni pubbliche, e quella degli uomini che sono diventati incerti e “morbidi” perdendo alcuni tratti di carattere maschili indispensabili anche per “stare bene” nella vita familiare e sociale. Il percorso da fare sta, forse, nella sintesi interpersonale tra queste due visioni: stare nel mondo con stili psicologici derivanti dalla elaborazione culturale dei due generi. E questo lo si fa costruendo giorno per giorno la relazione, facendola diventare sempre di più intersoggettiva.
Ma quale è il contributo originale e fecondo che Demetrio suggerisce per queste situazioni problematiche?
Il suo sguardo è quello di chi propone il compito di educare se stessi in tutte le fasi del ciclo di vita. Ed è piuttosto interessante il fatto che usa la stessa parola-chiave che Silvia De Lorenzo utilizzava nel 1980: “interiorità”.
Questo è il concetto che sta al centro della sua riflessione e viene riproposto in moltissimi modi e con diverse strategie argomentative e testuali. Un esempio:
“Interiorità è pensare, custodire intimità è avere una memoria alla quale poniamo domande, è tutto quanto non può sfuggire alla coscienza” (p. 15)
Qui l’interiorità viene connotata come capacità di guardarsi dentro e valorizzare il proprio ricordo, ossia il proprio tempo di essere vivente.
In un altro punto il tema dell’interiorità è raccontato in questo modo:
“è l’infinito dentro di noi e per andare verso l’infinito si deve avere il mondo dentro di sé. Bisogna essere fatti di mondo per poter ispezionare con qualche successo e speranza il mondo” (p. 55/56)
E queste parole Demetrio le dice in modo corale con il filosofo Giovanni Reale. Qui la prospettiva è quella di elaborare una interiorità che unisca la finitezza e l’infinito.
Un altro elemento estremamente interessante e coinvolgente di questo libro è il percorso analitico attraverso cui arriva a costellare il tema dell’ educarsi alla interiorità. Mi riferisco alla parte in cui vengono esposte al lettore immagini pittoriche corredate da testi letterari e elaborazioni sotto traccia dello stesso Demetrio: sono bambini, adolescenti, uomini adulti. Percorriamo qui una varietà di profili biografici: l’indocile, un bambino che si ribella all’educazione, il predestinato, l’innocente, la sentinella, lo scriba, il sognatore, il poeta dal colletto bianco, l’eremita, il pilota di alianti, il canonico libertino, il padre taciturno, il seduttore svogliato, il mendicante, lo schiavo d’amore, l’invitto. Sono figure rappresentative di modi di essere che per Demetrio diventano tipi di persone attraverso cui meditare e rafforzare con prove il suo ragionamento sul processo di coltivazione della propria interiorità. E la stessa operazione analitica viene effettuata con alcuni miti greci particolarmente pertinenti per la sua proposta: Perseo, Orfeo, Chirone sono figure mitologiche rappresentative di modi diversi attraverso cui l’uomo perviene a curare, coltivare, elaborare una propria interiorità. Rappresentazioni pittoriche e personaggi mitici vanno a comporre sottili e raffinate tipologie umane e riverberano attorno a loro suggestioni e significati che portano Demetrio a sostenere con passione esistenziale la proposta educativa di concentrarsi sul tema dello sviluppo dell’interiorità come compito dell’uomo di oggi.
Un elemento che mi sembra interessante sottolineare è che questa elaborazione Demetrio la sta facendo da più di 10 anni. Basta scorrere alcuni titoli dei suoi libri: L’educazione interiore del 2000, ancora prima L’elogio dell’immaturità del1998, La filosofia del camminare del 2005; La vita schiva del 2007; L’ascetismo metropolitano del 2009. Può non colpire in un autore così prolifico questa coincidenza temporale? La collego al fatto che essendo tra l’altro noi quasi della stessa generazione, siamo entrambi entrati in quella fase del ciclo di vita che chiamo della prevecchiaia, ossia quella età in cui si ha la possibilità di guardarsi indietro e si ha anche uno sguardo sul nostro presente più pacato, più sopito, più meticoloso nel vedere le zone inespresse della personalità , nell’autocriticare alcuni comportamenti in modo leggero. Trovo estremamente densa di potenzialità la prospettiva di guardarsi dentro per ritrovare tracce rimosse e continuare a crescere sotto il profilo psicologico e formativo.
L’ altro elemento rilevante di questa ricerca è la distinzione che Demetrio fa tra il “maschio” e l’”uomo”: in questo scarto fra le due configurazioni esistenziali c’è un compito evolutivo da percorrere. Il maschio deve farsi uomo attraverso un percorso di interiorità, cioè di introversione, come direbbe Carl Gustav Jung: la strada è quella di un ritorno dentro di sé, pur senza perdere il contatto con il mondo esterno.
Gli attributi caratteriali del maschio sono così rappresentati:
maschi che si uccidono fra di loro, maschi che si misurano in base alla forza e alla debolezza, maschi che abbandonano chi un istante prima idolatravano, maschi che si vantano di imprese cruente, maschi che rinascono dalle proprie ceneri già in armi, maschi che usano il bene comune delle libertà per asservire e concedersi licenze, maschi che non possono stare senza sconfitti, vittime e clientele, maschi che non sanno cosa sia il senso di colpa (p.26)
e così via tutta una serie di aspetti , connotazioni negative degli attributi del maschile.
Viceversa il percorso verso la vita interiore, il passaggio dal maschio all’uomo è così rappresentato:
Uomini che salgono e scendono le scale più impervie contandone i gradini in silenzio, uomini che a testa alta pongono a se stessi domande sensate, uomini che non cessano di riprodursi ogni volta in controcorrente, uomini che conoscono il sapore della libertà come segreta ricchezza, uomini che vogliono essere soli per sentirsi maschi diversi, uomini che non sono tentati dall’istinto di opprimere chicchessia (p. 45/46)
Questi in sintesi mi sembrano essere i valori di questo libro: un forte punto di vista che parte dal paradigma educativo, cioè quello attraverso cui la persona modifica se stessa attraverso processi di apprendimento. Trovo che il paradigma educativo sia molto tangenziale con quello psicologico però occorre riconoscere che in quello educativo è molto presente un lavoro di apprendimento. Ed è per questi motivi che Demetrio propone alla fine del testo una serie di “esercizi autoeducativi” orientati alla ricerca di una propria personalissima “centratura” interiore per trovare le strade più adatte a definire meglio il proprio profilo esistenziale di essere uomini dentro questa modernità che ci mette al confronto con il mondo psicologico e relazionale delle donne.
I percorsi suggeriti sono questi. Avvicinarsi al linguaggio poetico, facendosi coinvolgere dalla musicalità delle parola e lasciandosi andare alla poesia come linguaggio autonomo capace esso stesso, attraverso la sola forza delle immagini, di creare nuovi effetti di senso, nuovi significati.
Il secondo esercizio consiste in un lavorio di autocoscienza alla vita interiore dedicandosi agli interrogativi che costellano i dilemmi dell’esistere, la morale, la consapevolezza delle proprie azioni e le relative conseguenze. Il suggerimento è quello di usare il silenzio assieme al piacere della conversazione intersoggettiva.
Giova a questa azione autoeducante praticare i gesti del camminare all’aria aperta (e questo è il terzo esercizio), ma con un taccuino ed una matita. La proposta è chiara e concreta: scrivere un diario, raccontarsi senza avere paura di raccontarsi.
Sono suggerimenti che vengono da lontano. Vengono dalla riattualizzazione matura di quando eravamo bambini sognanti e desiderosi di crescere.
opere esemplari a dire in breve di cosa io stia parlando. Mi limiterò, per brevità, ad elencarle: ad esse ho affidato la mia riflessione negli ultimi dieci anni. Grazie ad esse, ho potuto pensare la mia esperienza e verificare cosa io stessi diventando, ma soprattutto cosa sono stato, al di là di quello che credevo di essere:
Soprattutto Duccio Demetrio mi porta a pensare di non essere mai diventato – e di non poter essere – un ‘maschio selvatico’: io credevo di esserlo, che lo sarei diventato, addirittura che al fondo della mia coscienza quello ero stato. In realtà, la mia invincibile timidezza mi ha portato a condurre una vita schiva, per cui i limiti e le debolezze proprie della timidezza si sono tradotte con il tempo in sentimenti e virtù riconducibili alla vita schiva.
Università di Milano-Bicocca – Facoltà di Sociologia
Aula tesi, Edificio U7, 2° piano
Via Bicocca degli Arcimboldi n.8, Milano
La mediazione accoglie il disordine
E’ un luogo in cui è possibile esprimere le nostre differenze e riconoscere quelle degli altri
Presenta
Enzo Mingione
Preside Facoltà di Sociologia (Università di Milano-Bicocca)
Intervengono
Jacqueline Morineau
Etienne LeRoy
Professore emerito di antropologia del diritto (Università Parigi 1-Sorbonne)
Un approccio antropologico alla mediazione
Alberto Giasanti
Sociologo del diritto (Università di Milano-Bicocca)
Un approccio sociologico alla mediazione
Rosanna Virgili
Teologa (Istituto Teologico Marchigiano)
Un approccio teologico alla mediazione
Coordina
Leonardo Lenzi
Docente di teologia (Università Cattolica di Milano)
Dibattito
Jacqueline Morineau, docente presso l’Università di Milano-Bicocca,ha fondato e diretto il Centro di mediazione e di formazione alla mediazione di Parigi. Nel corso degli anni ha elaborato un metodo originale, attingendo alla suaformazione classica con particolare attenzione alla tragedia greca..Ha pubblicato Lo spirito della mediazione per i tipi Franco Angeli editore.
Nel corso dell’incontro verrà presentato il suo ultimo libro: Il mediatore dell’anima. La battaglia di una vita per la riconciliazione interiore, Servitium Editrice.
Sono già aperte le iscrizioni per i seguenti eventi formativi:
La valutazione discorsiva
cod. corso: 23/10
Giovedì28. Ottobre 2010; orario 9.30-13.00 e 14.00-16.30
Sede: IRSSeS, via dei Falchi 2, Trieste
Docente:Francesco D’Angella
Reti di comunicazione e comunità virtuali
cod. corso: 25/10
giovedì 18 novembre 2010; orario 9.30-13.00 e 14.00-16.30
Sede: IRSSeS, via dei Falchi 2, Trieste
Docente: Anna Cossetta
La violenza tra i minori
cod. corso: 26/10
venerdì3 dicembre 2010; orario 9.30-13.00 e 14.00-16.30
Sede: IRSSeS, via dei Falchi 2, Trieste
Docente: Adolfo Ceretti
Le rappresentazioni sociali
cod. corso: 27/10
venerdì 17 dicembre 2010; orario 9.30-13.00 e 14.00-16.30
Sede: IRSSeS, via dei Falchi 2, Trieste
Docente: Franco Prina
Lavorare con famiglie migranti
cod. corso: 01/11
mercoledì26 gennaio 2011; orario 9.30-13.00 e 14.00-16.30
Sede: IRSSeS, via dei Falchi 2, Trieste
Docente: Graziella Favaro
Personalizzazione degli interventi, umanizzazione dei servizi
cod. corso: 03/11
lunedì 14 febbraio 2011; orario 9.30-13.00 e 14.00-16.30
Sede: IRSSeS, via dei Falchi 2, Trieste
Docente: Franco Vernò
I linguaggi della relazione di aiuto
cod. corso: 04/11
giovedì3 marzo 2011; orario 9.30-13.00 e 14.00-16.30
Sede: IRSSeS, via dei Falchi 2, Trieste
Crediti E.C.M.: psicologi
Docente: Patrizia Taccani
Federalismo e conseguenze sul sistema dei servizi sociali
cod. corso: 06/11
mercoledì 6 aprile 2011; orario 9.30-13.00 e 14.00-16.30
Sede: IRSSeS, via dei Falchi 2, Trieste
Docenti: Salvatore Campo, Marina Guglielmi
Iniziative formative per assistenti socialidel fvg
Dilemmi etici e comportamenti professionali
Iniziativa realizzata in collaborazione con l’Ordine degli Assistenti Sociali del FVG
cod. corso: 24/10
Docente: Elisabetta Neve
Date , orario e Sedi :
venerdì 5 novembre 2010; 9.00-14.00 (c/o Istituto Bearzi, Via Bosco Don Giovanni, 2 – Udine)
oppure
sabato 6 novembre 2010; 9.00-14.00 (c/o Seminario Vescovile, Via del Seminario 1 – Pordenone)
La supervisione dei tirocini professionali
Iniziativa realizzata in collaborazione con l’Ordine degli Assistenti Sociali del FVG e con l’Università degli Studi di Trieste – Corso di Laurea in Servizio Sociale
cod. corso: 02/11
Docenti: Luigi Gui,; Matteo Cornacchia, Lidia Devetak,Elena Allegri
Date, orario e Sedi:
Giovedì 13 gennaio 2011; 9,30-13,00; 14,00-16,30 (c/o Sala Mappe Antiche-Facoltà Scienze della Formazione, Via Tigor 22, Trieste)
Mercoledì’ 2 febbraio 2011; 9,30-13,00; 14,00-16,30 (c/o IRSSeS, Via dei Falchi 2, Trieste)
Giovedì 24 febbraio 2011; 9,30-13,00; 14,00-16,30 (c/o Sala Mappe Antiche-Facoltà Scienze della Formazione, Via Tigor 22, Trieste)
Iniziative culturali
realizzate in collaborazione con l’Università degli Studi di Trieste – Corso di Laurea in Sevizio Sociale
Tavola rotonda
Sbagliando s’impara: significato dell’errore nelle professioni di aiuto
cod. corso: 26/10
Sede: sala Mappe Antiche, c/o Facoltà di Scienze della Formazione, Via Tigor 22 – Trieste
Date e orario:martedì 23 novembre 2010 ore 16.00 – 19.00
Modera:Elisabetta Kolar
Interverranno:Alessandro Sicora, Luigi Gui, Franca Amione, Franca Placenti, Paola Scarpa
Tavola rotonda
Verso quale etica per le professioni?
cod. corso: 05/11
Sede: Sala Mappe Antiche-Facoltà Scienze della Formazione, Via Tigor 22, Trieste
Date e orario:martedì 15 marzo 2011 ore 16.00 – 19.00
sono aperte le iscrizioni per i seminari di settembre e ottobre. Vi invito quindi a considerare la nostra offerta ed a prenotarvi per tempo, l’iscrizione può essere fatta in rete: http://www.lua.it/index.php?option=com_performs&formid=3
Vi preghiamo di compilare il modulo in tutte le sue parti.
Cinzia Gubbini – INVIATA A BRESCIA
WELFARE ADDIO Un servizio molto poco sociale
La privatizzazione dei servizi di assistenza ha portato in Lombardia a una precarizzazione del lavoro degli assistenti. E’ il modello Formigoni, che finisce col penalizzare le famiglie più deboli
Elena vive in una casa in affitto in un paese in provincia di Brescia. Ha 35 anni e la sua non è una situazione facile: due figli minorenni, un divorzio alle spalle con un uomo disoccupato, nessuna prospettiva di lavoro. La sua occupazione principale al momento è cercare di orientarsi nel labirinto delle offerte dei servizi sociali lombardi. Una specie di supermarket in cui, per poter riempire il carrello, devi avere la mente lucida e la fortuna di incontrare qualcuno che ti sappia dare la dritta giusta. A Elena al momento non va malissimo: «Ho incontrato persone per bene, per esempio i volontari della Caritas», spiega. Bussando più e più volte alle porte del Comune – governato da un sindaco della Lega – è inoltre riuscita a mettere insieme un po’ di aiuti: «Per la scuola dei bambini ho ottenuto la “dote scolastica” – racconta – si tratta di un libretto con dei buoni da 10 euro, circa 120 in totale, con cui comprare i libri e tutto il resto». Poi ha ottenuto un contributo per sei mesi all’affitto, circa 450 euro. Infine, mostrando le bollette scadute, le hanno dato dei soldi per il riscaldamento. Ma se chiedi a Elena in base a quale bando ha «vinto» quei soldi risponde: «Non ne ho proprio idea, io dico qual è il problema, poi mi chiamano se ci sono dei soldi». E in quanto ai suoi reali bisogni, insiste «vorrei soltanto un lavoro, ma quello nessuno me lo trova».
A guardarla è evidente che Elena è prima di tutto una ragazza fragile, con un sacco di problemi alle spalle e l’incapacità di progettare da sola un futuro. Ma per questo tipo di multiproblematicità non è prevista la presa in carico nella regione Lombardia. Qui nella terra di Roberto Formigoni, presidente della regione al suo quarto mandato, i servizi sociali tradizionalmente intesi hanno cambiato volto da almeno quindici anni. Un terremoto, un cambio di stile. Un nuovo sistema che farà scuola nell’Italia federalista. Formigoni, fiero esponente di Comunione e Liberazione, si è applicato con particolare attenzione all’ambito dei servizi sociali, un po’ per la sua formazione culturale, un po’ perché il vasto e variegato mondo del privato sociale lo ha tenuto a battesimo. Da lì viene, e non se lo è scordato. E il privato sociale è oggi la vera spina dorsale della rete dei servizi sociosanitari lombardi. Ma qual è il modello-Formigoni patron di una regione di destra, dove si è saldato il connubio del cattolicesimo conservatore con la Lega, e che fa del federalismo la propria bandiera?
Il modello lombardo Intanto è necessario avere qualche indicazione per orientare la bussola. In realtà è semplicissimo, perché tutto con la legge 31 del ’97 è stato semplificato e compartimentato. Alla regione spetta il cosiddetto Pac, cioè la programmazione, l’acquisto e il controllo dei servizi. Al privato sociale e cooperativistico spetta mettersi sul mercato per chiedere l’accreditamento e diventare così fornitori del servizio. All’utente spetta scegliere da chi vuole farsi assistere, utilizzando sostanzialmente due strumenti, già previsti dalla legge nazionale 328 del 2000 varata dal centrosinistra e prima legge quadro sui servizi sociali: i buoni e i voucher. I primi sono i vecchi contributi economici, che vengono riconosciuti alla famiglia come parziale risarcimento dell’assistenza che presta ai soggetti deboli – minori, anziani, disabili. Il voucher, invece, è un titolo sociale che quantifica le prestazioni e che deve essere speso presso quelle cooperative e associazioni che si sono accreditate. Ultima notazione: le Asl, che sono state negli anni accorpate, si occupano di gestire la parte sanitaria che è prevalentemente gratuita. Ai Comuni spetta invece la gestione dei servizi socioassistenziali, che sono prevalentemente a carico dell’utente – il quale può accedere a buoni e voucher se ha un basso reddito o determinate caratteristiche famigliari. Questo il quadro che potrebbe piacere a molti governatori, non solo di destra. Ma funziona?
Centralismo federalista Per capirlo siamo andati a parlare con chi i servizi sociali li fa, o almeno li faceva: gli assistenti sociali. Categoria professionale che ha cambiato volto negli ultimi anni. Apparentemente lievitano i titoli di studio, ma si precarizzano le condizioni di lavoro. Molti di loro ormai lavorano a progetto, è difficile che rilascino dichiarazioni ai giornali con nome e cognome. Fatto sta che il dato generale è chiarissimo: si sentono ormai messi da parte, lamentano una decadenza del proprio ruolo «soprattutto una scissione ormai irrecuperabile tra il livello politico e quello tecnico: i politici decidono sulla base delle loro ideologie e delle loro priorità, senza nulla sapere nel merito dei servizi sociali. A noi tocca eseguire», spiega una delle assistenti sociali della Provincia di Brescia, Giovanna Lazzaroni.
Angiola Uberti vive a Palazzolo e ha iniziato la professione di assistente sociale nel ’74. Se ne è andata in pensione due anni fa, e già nel 2002 rinunciò a un incarico fiduciario nella Asl in cui lavorava perché non condivideva il nuovo sistema che portava alla privatizzazione dei servizi. «Io credo fermamente nel fatto che la gestione del servizio debba rimanere in mano pubblica – spiega – perché è più facile il controllo, ma anche il confronto tra gli operatori che è vitale per il servizio sociale». L’esternalizzazione dei servizi alle cooperative – per quanto possano essere ottime – ovviamente pone un ostacolo a questo tipo di processo. Angiola viene proprio da un altro mondo: la sua carriera è iniziata alle Stelline , il «mitico» istituto milanese per le ragazze orfane o con problemi in famiglia. I suoi ricordi sono un fiume in piena, eco di un mondo che non esiste più: «Noi eravamo studentesse, eppure la nostra parola contava. Mi ricordo che quando entrai volevano spostare l’istituto in campagna, avevano progettato un meraviglioso complesso pieno di tutti i confort. Noi ci opponemmo: cosa dovevano fare le ragazze là, in quella prigione dorata? Noi dovevamo insegnare loro ad avere a che fare con la vita, a riscattare se stesse giorno per giorno». Il progetto, con tutto quello che era costato, fu buttato alle ortiche. «Era un periodo in cui si discuteva moltissimo, ci si arrabbiava, ma si voleva cambiare», racconta Angiola. Un periodo di grande creatività, in cui la formazione delle assistenti sociali era in mano a professori come Giuliano Della Pergola e Guido Romagnoli. «Certo – riflette Angiola – poi deve venire il periodo delle regole», che è arrivato con la riforma sociosanitaria delle Usl (proprio qui a Brescia partì la battaglia perché fossero denominate “Ussl”, premettendo alla “s” di sanitarie quella di socio, cioè sociale). Anni in cui si è andati avanti per tentativi ed errori, forse con qualche sbavatura e con poca attenzione agli sprechi. Ma quando è arrivato Formigoni la virata impressa ai servizi sociosanitari non è piaciuta a una come Angiola: «Il primo effetto è stata una forte centralizzazione: non veniva più ascoltato ciò che proveniva dal territorio. Non c’era più possibilità di esprimere la benché minima perplessità. Poi dal 2000 hanno cominciato anche a mettere in piedi un sistema fatto di valutazioni, «pagelle», obiettivi che sia i lavoratori che i dirigenti devono raggiungere in base a criteri che però vengono stabiliti dalla regione e non sono concordati. Così succede – conclude – che ogni operatore deve lavorare affinché il direttore generale raggiunga gli obiettivi stabiliti».
Il punto di vista delle cooperative L’insoddisfazione che si percepisce dalle parole degli assistenti sociali, specialmente quelli della «vecchia scuola», è presente in realtà anche in chi lavora nelle cooperative. S. è in pensione dal 2010, ma preferisce non rivelare il suo nome perché ora lavora come formatrice per una rete di cooperative molto influenti nella provincia di Brescia. La rete di cooperative si occupa di anziani, minori, psichiatrici e gestiscono anche un Sert privato – ultima frontiera della esternalizzazione modello Formigoni. Dal punto di vista di S. «gli standard che la regione Lombardia pretende dal privato sociale sono in realtà molto alti, e il controllo è piuttosto efficiente. Il problema è che la remunerazione non lo è altrettanto, tanto che in realtà il passaggio al privato per la regione molto spesso è un guadagno. Sei tu che lavori in cooperativa a dover inventare soluzioni alternative per rendere più efficaci le risorse». Nel magico mondo del mercato la regione cerca di risparmiare, e l’effetto sul privato è perverso. S. porta l’esempio delle residenze per anziani: «La valutazione del bisogno dell’anziano viene fatta sugli aspetti di motricità, comorbilità e comportamento, in questo ordine. Così succede che se io aiuto una persona a camminare non vengo premiata».
L’altra tendenza che si sta affermando, sempre in un’ottica di risparmio, è la progressiva integrazione delle prestazioni sanitarie – che sono gratuite – con quelle socioassistenziali – che sono in parte a carico dell’utente «con il rischio – dice S. – che venga meno la gratuità della parte sanitaria diventando tutto a contribuzione».
Il nodo culturale Ma non è solo una questione di soldi. Alla base del modello c’è anche, ovviamente, una visione culturale. Permea tutto un asse valoriale cattolico, che pone al centro la vita «difesa «in ogni sua fase» e la famiglia sostenuta «con adeguate politiche sociali», come recita il nuovo statuto della regione, approvato nel 2008. Ma questa impostazione può essere un’arma a doppio taglio: «Un elemento cardine delle leggi lombarde sui servizi sociali è la cosiddetta ‘sussidiarietà orizzontale’, che nasce per mettere al centro l’individuo e i suo legami famigliari, ma che di fatto sta caricando la famiglia di compiti e responsabilità che non le sono propri», osserva ancora Giovanna Lazzaroni dalla provincia di Brescia. Così, tanta attenzione per la famiglia – ed è ovvio che si parli di famiglie con qualche problema – finisce per essere un boomerang. Ma non solo. Lo schema secondo cui il livello politico controlla, e il livello tecnico esegue comporta che il primo decide anche sulle priorità, aldilà di una reale lettura dei bisogni della società attuale. «Oggi non esiste più il soggetto con un solo problema, ad esempio quello economico – spiega D. L., formatrice della provincia di Brescia – la nuova emergenza è quella della multiproblematicità: lo sfaldamento dei riferimenti sociali determina che chi perde lavoro entra velocemente, ad esempio, in depressione, perde la capacità di relazionarsi con la sua famiglia, entra nel tunnel di qualche dipendenza». Ci sarebbe bisogno, insomma, di una vera potenza di fuoco da parte dei servizi per rispondere a questo tipo di situazioni: «La realtà purtroppo è ben diversa – aggiunge D. L. – la privatizzazione causa un disinvestimento sulla formazione e sulla ricerca. E contemporaneamente le politiche sociali sono in balia del partito di turno. Ultimamente mi è capitato di sentire, da parte di un assessore della zona, che non aveva senso investire sulla mediazione famigliare perché tra moglie e marito se la vedono tra loro».
«La regione Lombardia ha creato un nuovo modello: usare il sistema liberista con il bilancio pubblico». Paolo Ferrario docente a contratto privato della Università di Milano Bicocca, insegna Politiche sociali. È da anni ormai un attento osservatore delle trasformazioni dei servizi sociali lombardi. Cosa intende con il termine sistema liberista nei servizi sociali?
La legge del ’97 ha messo in concorrenza soggetti privati che vendono il loro prodotto, cioè il servizio. La Regione ha stabilito dei criteri generali attraverso cui accreditare questi soggetti. Se il cittadino li sceglie, allora la Regione restituisce al soggetto produttore il costo del servizio. Detta così non sembra male. Cosa c’è di sbagliato?
Che stiamo parlando di servizi sociali, e in questo ambito lo schema studiato in Lombardia funziona solo per alcune attività: quelle remunerative. Un buon esempio possono essere i laboratori di analisi: l’offerta in Lombardia è altissima, superiore alla domanda tanto che non ci sono code per chi ha necessità di fare gli esami del sangue. La situazione è ben diversa per tutti quei servizi legati alla cronicità – psichiatrici, disabili, ma anche dipendenze. Il perché è semplice: costano molto di più, sono molto più impegnativi e molto meno remunerativi. Ma non funziona neanche con i Pronto soccorso, per le stesse ragioni: costi troppo alti. Cosicché non si riescono a trovare abbastanza soggetti da mettere in concorrenza su questi terreni, che pure sono essenziali per la struttura dei servizi sociali. Dunque, uno schema puramente ideologico non può funzionare nell’ambito dei servizi sociali: occorre valutare situazione per situazione. Eppure la Lombardia è la «capitale» delle Residenze per anziani, un tipico esempio di servizio sociale privato legato alla cronicità: la vecchiaia…
Giusto, ma si tratta di un caso particolare: le Rsa erano già private. Ben prima della legge quadro sui servizi sociali del ’97 erano già 600. Di certo avevano una caratteristica «localistica»: i consigli d’amministrazione erano legati al territorio. Vi sedevano dall’assessore al sindaco. Era comunque una rete ben sviluppata ed era logico valorizzarla. E infatti la Regione lo ha fatto, investendo moltissimo denaro. Il problema sono i nuovi servizi. Il nodo è, insomma, la compatibilità dei costi.
Il nodo è il funzionamento del mercato, che va bene in questi casi solo se è regolato. Se esiste cioè un soggetto che si incarica di capire dove ce ne sono di più e dove ce ne sono di meno e di garantirli. Soprattutto non va bene la concorrenza perché necessariamente innesca un processo di corsa al prezzo al ribasso, che nei casi di sanità e servizi sociali genera mostri. Poi ci ritroviamo con le cliniche che inventano gli infartuati, come documentato da una puntata di Report su Rai3, per poter ottenere i finanziamenti e starci così con i costi, oltre ovviamente al lucro. Non c’è chi misura i bisogni, però una delle critiche che più spesso si sente fare sull’organizzazione dei servizi sociali lombardi è che sono centralizzati. E’ così?
Distinguerei tra il livello comunale e quello regionale. La regione governa le Asl e il settore sociosanitario, ai Comuni resta la gestione del segmento sociale in cui ovviamente l’impatto dell’ideologia leghista diventa più forte. Ma non sottovaluterei il fattore ideologico del livello regionale, dove la centralizzazione è massima. Occorre dire la verità: in Lombardia il vero scandalo è che a governare è una cricca del sottosistema religioso: Comunione e Liberazione. Hanno occupato tutti i vertici, sono un vero gruppo di potere che ha le sue ideologie, i suoi leader e i suoi rituali. E le sue priorità. Lo smisurato sviluppo della diagnostica e la decisione di investire in questo settore, allora può anche essere letto con la lente della bioetica.
Per le lauree magistrali ad accesso libero verrà verificato il possesso di specifici requisiti curriculari e l’adeguatezza della preparazionepersonale. Per maggiori informazioni consultate il regolamento didattico e la procedura di iscrizione.
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Le testimonianze
di educatori che vedono nel loro lavoro
una straordinaria qualità umana, per sé e per
le persone di cui
si prendono cura
Volume di pagine 246
a cura di F. Mazzucchelli,Psicologa, specialista
in psicoterapia
IL MESTIERE DELL’EDUCATORE
Tra gli operatori sociali, l’educatore è quello che condivide la quotidianità del soggetto da tutelare e da sostenere nella crescita, tuttavia questo libro non lo considera nella sua collocazione naturale, in contesti di normalità.
L’educatore qui rappresentato si colloca professionalmente in situazioni di sofferenza e di degrado, e lotta per salvare il salvabile e/o recuperare risorse personali e ambientali per limitare i danni di un processo evolutivo compromesso: sostenuto da una vera passione e un’elevata motivazione morale, non si arrende di fronte alle situazioni di svantaggio e di ingiustizia.
Il libro fotografa situazioni di lavoro diverse dell’educatore ma tutte in campi difficili e in funzione di cura, di riabilitazione, di “recupero” delle persone anagraficamente “minori” ma anche dei soggetti adulti che richiedono sostegno per mantenere o ritrovare condizioni di vita per quanto possibile “competenti” e dignitose:
1.
Il mestiere dell’educatore.
2.
Verso un’identità professionale consapevole: le competenze dell’educatore tra apprendimento e cura.
3.
La formazione di base dell’educatore: linee storiche ed evolutive.
4.
Un punto di vista sulla formazione permanente degli educatori.
5.
Un’esperienza di qualificazione accademica per educatori in servizio.
6.
L’educatore e un progetto territoriale: prospettive e limiti.
7.
L’intervento educativo nella prevenzione del disadattamento sociale degli adolescenti.
8.
Il ruolo dell’educatore con il minore affetto da disabilità psichica.
9.
Il centro educativo Ambarabà di Lecce: un servizio per i minori e le famiglie in una realtà meridionale.
10.
Educare a “Rifornimento in volo”: la funzione educativa in un contesto di cura.
11.
Il ruolo dell’educatore nell’istituto penale per minorenni: la ricerca di un equilibrio fra controllo sociale, pena e possibilità di cambiamento.
12.
L’educatore in un Centro di pronta accoglienza per stranieri richiedenti asilo.
13.
Il talento della relazione. Un educatore per la malattia mentale.
IL MESTIERE DELL’EDUCATORE
Maggioli Editore – Novità luglio 2010
Pagine 246
In questo ultimo libro lo psicoanalista Roberto Speziale-Bagliacca illustra molti degli aspetti legati al problema pedagogico della tecnica in psicoanalisi ripercorrendo il tragitto che, dalle diverse teorie da cui è composta la psicoanalisi, porta al momento ultimo in cui le conoscenze e le capacità dello psicoanalista devono raggiungere l’efficacia terapeutica. L’autore affronta il problema pedagogico sia al livello teorico, come ad esempio nell’esame del rapporto tra la parola e le comunicazioni non verbali, ma anche e soprattutto al livello eminentemente pratico, occupandosi della “tecnica minuta”, quella che entra in gioco quando il lavoro viene svolto concretamente, giorno per giorno, seduta per seduta.
Il Centro Studi Riccardo Massa vi invita alla presentazione del suo secondo lavoro di ricerca “dare forma al lavoro educativo, formare al lavoro educativo”,uno studio sul dispositivo di formazione dell’educatore professionale alla luce delle trasformazioni storiche, sociali ed economiche degli ultimi anni.
L’evento avrà luogo presso la Fondazione Don Carlo Gnocchi Onlus, in Via Capecelatro 66 a Milano, il giorno 16 giugno 2010 dalle ore 9:00 alle ore 13.30
Il Centro Studi Riccardo Massa, nato per volontà di un gruppo di pedagogisti suoi allievi e collaboratori, della famiglia di Riccardo Massa, e con la partecipazione dell’Università degli Studi di Milano-Bicocca e dell’Università degli Studi di Milano, è un’Associazione di promozione culturale che si propone di contribuire al dibattito pedagogico sull’educazione e sui professionisti dell’educazione, mantenendo vivi in esso il pensiero e l’opera di Riccardo Massa come punto di riferimento e stimolo per la ricerca pedagogica e la formazione.
Il Centro Studi Riccardo Massa ha scelto di iniziare la sua attività con quattro percorsi di ricerca su temi rilevanti e attuali dell’educazione e della formazione. Gli esiti di queste ricerche, realizzate a partire dal diretto confronto con i luoghi dell’educare e con le realtà educative e formative del territorio (scuole, cooperative sociali, servizi educativi e sanitari, enti e protagonisti della formazione, figure professionali dell’educazione e della sanità) saranno presentati in una serie di incontri che avverranno nel corso di quest’anno.
Vi inviamo perciò in allegato, oltre alla locandina dell’incontro del 16 giugno, un prospetto degli appuntamenti di quest’anno, di cui vi daremo precise indicazioni di data e sede nelle prossime comunicazioni.
Ci auguriamo di avervi con noi a pensare e dibattere i temi proposti, nel secondo incontro del 16 giugno alla Fondazione Don Carlo Gnocchi Onlus e nei futuri incontri.
Per il Centro Studi Riccardo Massa
Anna Rezzara
(Per motivi organizzativi è molto importante dare conferma via mail della vostra partecipazione. Vi ringraziamo anticipatamente per la vostra collaborazione.)
pp. 176, 1a ristampa 2010, 2a edizione, nuova edizione 2007 (Cod.292.2.38)
Tipologia: Edizione a stampa Prezzo: € 17,00 Disponibilità: Buona
Codice ISBN 13: 9788846498120
In breve
Un testo per operatori di ambito socio-sanitario e assistenziale, e più in generale per tutti coloro che a vario titolo gestiscono relazioni di cura, sostegno, aiuto. In un’ottica educativa, il volume sostiene l’importanza della formazione al benessere, basata sull’idea che tutti possiamo imparare a star meglio e che il benessere non è soltanto una questione di quantità di risorse, ma soprattutto di qualità di scelte, individuali e sociali.
Presentazione
del volume:
La pedagogia del benessere si regge sul convincimento che “imparare a star bene” possa essere insegnato affinché i soggetti acquistino la capacità di costruire da se stessi il proprio personale benessere favorendo particolari processi di comunicazione tesi a sviluppare l’autonomia delle persone coinvolte. Ciò costituisce l’ipotesi centrale del testo che si rivolge, in particolare, ad operatori di ambito psico-socio-sanitario ed assistenziale e più in generale a tutti coloro che a vario titolo gestiscono relazioni di cura, sostegno, aiuto.
L’ottica privilegiata del testo è naturalmente quella educativa secondo la quale “insegnare ad imparare a stare bene” e, di conseguenza, “imparare ad imparare a stare bene” risulta indispensabile per innescare un processo in cui lo “star bene” è essenzialmente un “sentirsi bene” vivendo, cioè, sempre di più e sempre con maggiore consapevolezza la dimensione soggettiva della propria vita. La formazione al benessere deve consistere, quindi, in una sensibilizzazione di tutti al benessere, basata sull’idea che tutti possiamo imparare a star meglio e che il benessere non è soltanto una questione di quantità di risorse ma soprattutto di qualità di scelte, individuali e sociali.
Maria Luisa Iavarone è ricercatrice di “Pedagogia generale” presso la Facoltà di Psicologia della Seconda Università degli Studi di Napoli dove insegna Didattica generale e pedagogia speciale; è inoltre docente di Pedagogia generale e sociale presso la Facoltà di Medicina dell’Università degli studi di Napoli “Federico II”. Teresa Iavarone è docente di ruolo nella scuola secondaria superiore ed è docente a contratto di Pedagogia generale e sociale nel Corso di laurea in Fisioterapia della Facoltà di Medicina dell’Università degli studi di Napoli “Federico II”.
Indice:
Introduzione Parte I. Quadro di riferimento teorico e metodologico Per una teoria pedagogica della salute e del benessere
(I concetti di salute, benessere, qualità della vita; Dall’educazione sanitaria all’educazione alla salute; Per una pedagogia del benessere e della qualità della vita)
Le competenze educative degli operatori socio-sanitari
(La professionalità educativa in ambito sanitario; Il profilo delle competenze; La comunicazione in ambito sanitario; La formazione dell’operatore di ambito socio-sanitario)
Approcci metodologici al lavoro educativo in ambito socio-sanitario
(Il lavoro educativo in ambito psico-socio-sanitario: alcune suggestioni di metodo; Relazione d’aiuto, life skills, coping e resilienza; Il lavoro di rete; La valutazione del lavoro educativo in ambito socio-sanitario; La qualità dei servizi socio sanitari per il benessere e la qualità della vita) Parte II. Strumenti di lavoro per l’analisi, il controllo e la valutazione delle attività aducative in ambito socio-sanitario La comunicazione e la relazione paziente-operatore sanitario
La gestione e la presa in carico del paziente
L’intervento educativo-terapeutico
L’etero e l’autovalutazione del percorso educativo-terapeutico Parte III. Percorsi didattici Pedagogia del benessere e qualità della vita
La competenza educativa degli operatori di ambito sanitario ed assistenziale
Il lavoro educativo in ambito sanitario ed assistenziale
Bibliografia.
SCIENZE PEDAGOGICHE ( Classe delle Lauree Magistrali in Scienze pedagogiche LM-85 ) Presidente del coordinamento didattico: prof.ssa Maria Grazia Riva Altri docenti di riferimento: dott. Mario Vergani
Segreteria didattica
Sede: Piazza dell’Ateneo Nuovo, 1 – 20126 Milano – Edificio U6 – 4° piano – stanza 4179
Orari: lunedì 14.30-16.00 martedì e giovedì dalle 10.30 alle 12.00
Segreteria studenti
Sede: edificio U21 via Libero Temolo, 3 – 20126 Milano
Ricevimento sportello: martedì – venerdì dalle ore 9:00 alle ore 12:00, lunedì dalle 13:45 alle 14:45
Presentazione e descrizione del percorso formativo Il Corso ha, di norma, durata biennale e prevede l’acquisizione di 120 crediti formativi universitari (CFU). Nei due anni sono previsti: 12 esami, 3 Laboratori attività di stage o ricerca e la prova finale. Il titolo di studio rilasciato è la Laurea Magistrale in Scienze pedagogiche. Nell’a.a. 2009-2010 vengono attivati il I anno e il II anno. Si potranno in seguito perfezionare e approfondire gli studi in Master di II livello e in Dottorati di ricerca.
Il corso di laurea magistrale in Scienze pedagogiche vuole formare professionisti nell’ambito dei settori dell’educazione e della formazione, con una buona conoscenza generale dei problemi e delle teorie pedagogiche e con una conoscenza specifica degli ambiti di applicazione di tali conoscenze generali. Tali operatori specialistici sono in grado di proporre consulenze pedagogiche rispetto a problemi complessi, di gestire e coordinare servizi e organizzazioni in ambito educativo, formativo, di cura e di assistenza, di offrire consulenze di riflessione e chiarificazione esistenziale rispetto a percorsi individuali e collettivi sia nella normalità sia nel disagio. Pertanto, la preparazione che il corso di laurea fornirà sarà volta ad acquisire competenze nell’ambito della progettazione e della valutazione dei servizi e degli interventi educativi, della capacità di leggere e interpretare i problemi presenti nei processi educativi e formativi, delle metodologie e degli strumenti per poter dare consulenze e saper gestire contesti organizzativi.
Inoltre, i Laboratori proposti hanno l’obiettivo di consentire agli studenti di approfondire concretamente, attraverso esemplificazioni, studi di caso, metodologie attive, coinvolgimento in prima persona, elementi cruciali per una maggiore comprensione delle caratteristiche del lavoro pedagogico “in situazione”. I Laboratori, come le attività che seguono, sono sempre accompagnati da percorsi di riflessione costante sull’esperienza effettuata. Lo spazio dato anche ad attività di project work, di tirocinio, di affiancamento in situazioni significative, di ricerca sul campo, intende permettere agli studenti di proiettarsi in prospettiva nelle
specificità del futuro lavoro, a partire dall’osservazione diretta dei problemi concreti del lavoro stesso. Tali attività sono dunque da integrare nel percorso da effettuare per svolgere la prova finale, il cui obiettivo è quello di costituire un luogo, in cui lo studente può costruire delle connessioni significative di tipo riflessivo fra il percorso di studi teorici effettuato e la parte di esperienza pratica.
Il corso di laurea è articolato in curricula, rivolti alla consulenza pedagogica e alla progettazione educativa, al coordinamento e all’organizzazione dei servizi, alla consulenza e alle pratiche filosofiche. Il corso è articolato in un gruppo di CFU dedicati alle attività formative indispensabili e “caratterizzanti”, seguiti da un gruppo di CFU riservati alle attività “affini”, in cui, in alcuni casi, si ripetono SSD già presenti nelle attività caratterizzanti, in quanto necessari alla migliore definizione della specificità del profilo della figura professionale inerente. In tal modo, si è ritenuto di ovviare alle difficoltà di efficacia comunicativa e di conseguente comprensione, da parte degli studenti, relative alla specificità delle diverse figure di professionisti considerate. Una parte dei CFU presenti nelle attività “affini” sono dedicati allo svolgimento di Laboratori, per poter effettuare una didattica attiva che consenta agli studenti di interiorizzare maggiormente le conoscenze. Nella sezione “altre attività”sono previste attività di project work, di tirocinio, di affiancamento in situazioni significative, di ricerca sul campo, necessarie per sperimentare, nei diversi specifici contesti, quanto approfondito attraverso lo studio teorico. Tali attività sono collegate al percorso da effettuare per svolgere la prova finale, che dunque si avvale, per la sua realizzazione più adeguata, delle riflessioni intorno al patrimonio di saperi già consolidato ma anche di quelle riflessioni che nascono come “apprendimento dall’esperienza situata”.
Sono previsti 3 curricoli: 1.Curriculum Consulenza pedagogica e progettazione educativa
Il curricolo in Consulenza pedagogica e progettazione educativa delinea un profilo professionale capace di leggere, comprendere, trattare i problemi che emergono nei contesti educativi, di svolgere funzioni di supporto, di elaborazione e di supervisione individuale e di gruppo nei confronti di tutti i soggetti impegnati in azioni educative, a livello istituzionale e non, nei contesti organizzati e nell’ambito del privato. Gli obiettivi consistono nell’offrire allo studente una preparazione avanzata nella capacità di leggere i problemi presenti nelle situazioni educative e formative, nella conoscenza dei modelli, delle metodologie e delle tecniche tipiche della consulenza pedagogica, della progettazione e della valutazione dei servizi e degli interventi educativi, nell’approfondimento delle aree dei contesti familiari, del disagio, della devianza e della marginalità, delle politiche sociali inerenti alla gestione dei problemi dell’educazione e della formazione. I contesti in cui è possibile operare sono i servizi educativi per l’infanzia, la scuola, i servizi extrascolastici, i servizi per la prevenzione del disagio, dell’insuccesso educativo, della dispersione scolastica, per l’orientamento, i servizi riabilitativi, le comunità, la cooperazione e il volontariato. E’ possibile operare anche nel campo dell’aggiornamento degli insegnanti e degli operatori dei servizi educativi e socioeducativi, così come all’interno di settori del mondo della produzione e della comunicazione attenti alla formazione individuale e di gruppo, alla consulenza ai ruoli che comportano forti ricadute formative ed esistenziali sulle persone – lavoratori, clienti e utenti – e sull’ambiente circostante, dunque attenti alle questioni etiche e sociali. 2.Curriculum Coordinamento e organizzazione dei servizi
Il curricolo in Coordinamento pedagogico è finalizzato in modo particolare a formare figure che abbiano responsabilità di progettazione, organizzazione ,gestione e coordinamento di servizi educativi e socioeducativi ( asili nido, scuole dell’infanzia, servizi integrativi extrascolastici, comunità ….). I suoi obiettivi formativi consistono nell’acquisire conoscenze relativamente ai servizi educativi e socioeducativi, alla loro storia e alla normativa che li regola; competenze pedagogiche e organizzative relative alla formulazione di progetti, alla progettazione e realizzazione di percorsi di formazione, alla valutazione dei servizi , all’organizzazione e alla gestione delle risorse umane, alla conduzione di gruppo e alla metodologia della ricerca e della formazione. 3.Curriculum Consulenza e pratiche filosofiche
I laureati di questo curricolo potranno operare sia nel settore della consulenza privata, individuale e di gruppo, sia come formatori e consulenti nei servizi socio-educativi, per rispondere alla richiesta di cura che nasce da un diffuso disagio esistenziale, non contrassegnato da specifiche patologie ma, piuttosto, dalle difficoltà ad affrontare passaggi di vita per i quali si richiede un aiuto in termini di comprensione affettiva e cognitiva. Proprio la diffusività del disagio e le richieste di comprensione e di formazione che ne nascono inducono a cercare in un orientamento di senso ampio come quello offerto da una preparazione filosofica declinata sull’esperienza biografica e quotidiana, capace di ascoltare e di leggere le dimensioni emotive e immaginali oltre a quelle cognitive. Anche nella ricerca e nella progettazione culturale, legate alle istituzioni e al settore della comunicazione, una formazione nelle pratiche filosofiche risponde alle esigenze di individuazione dei bisogni multiformi e multidisciplinari presenti nella società attuale. Specifico obbiettivo del curriculum è quello di acquisire competenze nelle pratiche di formazione e autoformazione, che integrino i campi disciplinari psicopedagogici con le pratiche filosofiche centrate sul dialogo e sulla relazione, sulla comprensione delle dinamiche conoscitive nel loro intreccio con quelle affettive, sulla familiarità con i grandi modelli di interpretazione e di costituzione della soggettività e della persona; nell’acquisire la capacità di unire le tecniche biografiche e autobiografiche con l’ermeneutica esercitata in situazione; nel saper orientare le dinamiche di un gruppo di bambini o di adulti per svilupparne le capacità di osservazione, di riflessione, di metariflessione e di comunicazione; nell’essere in grado di sviluppare le capacità di interazione transdisciplinare in una comunità di ricerca.
Sbocchi occupazionali e professionali
Si prevede la formazione delle seguenti figure professionali:
a) Consulenti pedagogici e filosofici a livelli individuali, di gruppo, di comunità e nelle diverse agenzie e servizi educativi;
b) Coordinatori dei servizi educativi;
c) Specialisti della formazione e della ricerca educativa;
d) Consulenti nella progettazione e gestione di interventi nelle istituzioni scolastiche e nei diversi tipi di servizi in campo educativo e formativo;
e) Consiglieri d’orientamento.
In riferimento alla Classificazione riassuntiva per grandi gruppi e gruppi di professioni effettuata dall’ISTAT, il corso di laurea magistrale in Scienze pedagogiche risulta rivolto al Grande Gruppo delle “Professioni intellettuali, scientifiche e di elevata specializzazione”, e ai “Gruppi di professioni” degli “Specialisti in scienze umane, sociali e gestionali” e degli “Specialisti della formazione, della ricerca e assimilati” e, in particolare, il corso prepara alle professioni di Esperti della progettazione formativa e curricolare e Consiglieri dell’orientamento
l Centro Studi Riccardo Massa vi invita alla presentazione del suo primo lavoro di ricerca “Uno, nessuno, centomila…ruoli per l’educatore”,uno studio sui mutamenti dell’identità della figura professionale dell’educatore alla luce delle trasformazioni storiche, sociali ed economiche degli ultimi anni.
L’evento avrà luogo presso la Casa della Cultura, in Via Borgogna 3 a Milano, il giorno 14 aprile 2010 dalle ore 14:30 alle ore 18.30.
Il Centro Studi Riccardo Massa, nato per volontà di un gruppo di pedagogisti suoi allievi e collaboratori, della famiglia di Riccardo Massa, e con la partecipazione dell’Università degli Studi di Milano-Bicocca e dell’Università degli Studi di Milano, è un’Associazione di promozione culturale che si propone di contribuire al dibattito pedagogico sull’educazione e sui professionisti dell’educazione, mantenendo vivi in esso il pensiero e l’opera di Riccardo Massa come punto di riferimento e stimolo per la ricerca pedagogica e la formazione.
Il Centro Studi Riccardo Massa ha scelto di iniziare la sua attività con quattro percorsi di ricerca su temi rilevanti e attuali dell’educazione e della formazione. Gli esiti di queste ricerche, realizzate a partire dal diretto confronto con i luoghi dell’educare e con le realtà educative e formative del territorio (scuole, cooperative sociali, servizi educativi e sanitari, enti e protagonisti della formazione, figure professionali dell’educazione e della sanità) saranno presentati in una serie di incontri che avverranno nel corso di quest’anno.
La coop Gosc con sede a Cisterna di Latina ricerca educatori professionali
ed operatori socio sanitari per servizi presenti nei comuni di Cisterna di
Latina, Cori e Aprilia.
Si prega di inviare il cv all’indirizzo email: gosc.cisterna@libero.it alla
cortese attenzione del Responsabile del personale: Dott.ssa Daniela Caone.
L’intento ed il metodo è lo stesso: cercare nel racconto del film, nelle storie che vi si narrano quegli elementi cha vanno a costituire i problemi del vivere ed il modo che alcuni hanno scelto (o potuto scegliere) per dipanare nodi, blocchi, sofferenze. E sappiamo che nel rapporto fra Noi e gli Altri troviamo quella universalità della condizione umana che ci fa produrre una maggiore introspezione e quello “scatto” verso l’agire ed il prendere coscienza che ci è necessario nei passaggi della vita.
L’occhio di Senatore è quello di uno psichiatra che osserva le patologie psichiche così come questa disciplina le diagnostica e prende in carico.
Tuttavia il libro ha un interesse che va oltre a quello clinico.
Qui troviamo 500 trame di film davvero ben raccontate. Di ognuna vengono individuate con tratti leggeri eppure molto efficaci le persone, ciò che ad essi è capitato, chi hanno incontrato sulle loro strade, i loro destini. Non sempre c’è l’Happy End ma spesso se ne viene fuori. Ammaccati, ma con una piccola dote di energia che aiuta a ricominciare o ad andare aventi.
Uno psicologo, un educatore, un assistente sociale vi potrà trovare un film da cui estrarre una idea per il proprio lavoro. Un formatore potrebbe includere in un suo corso il suggerimento di vedere e commentare in aula rappresentazioni e vissuti.
Per meglio comprendere la struttura del libro, ricopio qui sotto l’indice dei temi attorno a cui sono stati raggruppati i film:
CINEMA E PSICOPATOLOGIA
Alcol
Crisi d’identità e ricerca di Sé
Deliri di gelosia
Depressione, eccitamento maniacale
Deriva e spinte autodistruttive
Disturbi del sonno
Distubi di personalità
Doppia personalità
Doppio
Droga e tossicodipendenza
Fobie, ossessioni
Follia
Follia e paranormale
Gioco d’azzardo
Incubi e allucinazioni
Ipnosi
Lavoro e nevrosi
Lesbiche
Manicomi e manicomi giudiziari
Omosessuali
Pedofilia e abusi sessuali sui minori
Perversioni e disturbi sessuali
Psichiatri
Psichiatre/Psicoanaliste
Psicoanalisti
Psicologi e Neuropsichiatri infantili
Rabbia e vendicatività
Ricerca del sacro e della spiritualità
Segreti e rimossi
Suicidio
Transessuali
Traumi
CINEMA E MENTE-CORPO
AIDS
Amnesia e disturbi della memoria
Cancro
Corpo e malattìe
Demenza
Eutanasia
Handicap e ritardo mentale
Impotenza, sterilità e frigidità sessuale
Malattie psicosomatiche
Medici, chirurghi e dentisti
Sperimentazione scientifica
Trapianti
I Film da cui sono state tratte le recensioni “cinematografico-cliniche sono questi:
20 Centimetri
21grammi. Il peso dell’anima,
28 giorni, 11
50 volte il primo bacio, 409
A tempo pieno, 360
Acqua scura, 220
Adele H., una storia d’amore, 101
AD Project, 226
Agnese di Dio, 312
Alcuni giorni della vita di LI. Oblomov, 122
Alexandra’s project, 342
American History X, 93
L’ammutinamento del Caine, 83
Amore e morte al tavolo da gioco, 215
L’amore fatale, 170
Amore folle, 493
L’amore sospetto, 84
Un amore speciale, 455
Analisi finale, 321
Angel Baby, 172
Un angelo alla mia tavola, 173
Anime in delirio, 48
Antwone Fisher, 287
Audrey Rose, 209
Un autunno fra le nuvole, 455
The aviator, 158
L’avversario, 361
Baby doli – La bambola viva, 344
Il bacio della donna ragno, 255
Baise moi – Scopami, 95
Balla la mia canzone, 448
Basic instinct 2, 322
Beautiful thing, 256
Bella di giorno, 274
Belli e dannati, 77
La bestia nel cuore, 262
Betty, 54
Betty Blue, 173
Betty Fisher, 55
The big Kahuna, 232
Birdy – Le ali della libertà, 175
Bisturi la mafia bianca, 477
Blackout, 363
Body snacht, 479 Brama di vivere, 176 Il branco, 96
Buon compleanno, Mr Grape, 456
Buone notizie ovvero la personalità della vittima, 85
Butterfly kiss – Il bacio della farfalla, 97
Il cacciatore di teste, 234
Carmela è una bambola, 324
Cattiva, 324
Celos – Gelosia, 49
Che fine ha fatto Baby Jane?, 113
Che mi dici di Willy?, 403
Cinque pezzi facili, 21
I cinque sensi, 22
La classe operaia va in paradiso, 235 Cocaina, 145
II collezionista, 177
Coma profondo, 486
Come due coccodrilli, 345
Come in uno specchio, 178
Come le foglie al vento, 465
Come mi vuoi, 390
Come perdere una moglie e trovare un’amante, 325
Enrico IV, 103 Entity, 293
Eraserhead La mente che cancella, 221 Gli esclusi, 457
L’esercito delle dodici scimmie, 245
Esotika, erotika, psicotika, 277
È stata via, 246
Europa 51, 58
The eye, 495
Extreme Measures – Soluzioni estreme, 488
Factotum, 12
La famiglia Savage, 437
Family life, 294
Fearless – Senza paura, 396
La felicità non costa niente, 28
Figli di un Dio minore, 453
The forgotten, 210
La forza del passato, 364
Frailty – Nessuno è al sicuro, 179
Frances, 295
Freud, passioni segrete, 329
Fucking amai – Il coraggio di amare, 240
Fuoco fatuo, 59
Fuori dal mondo, 29
La gatta sul tetto che scotta, 13
Il gatto mammone, 463
Gelosia, 50
Il genio della truffa, 160
Il giardino delle vergini suicide, 377
Giorni e nuvole, 60 Giovanna d’Arco, 180 Go Now, 427
Video realizzato da alcuni studenti di scienze dell’educazione e dei processi formativi, lo scopo sarebbe quello di far conoscere la figura dell’educatore,e far sorridere,attraverso le parole di alcune canzoni più o meno famose accompagnate da immagini significative.
Laura Villa, Il lavoro pedagogico nei servizi educativi. Tra promozione, controllo e protezione, Franco Angeli, 2008
Scheda di presentazione del libro a cura di Paolo Ferrario
In questo libro l’autrice non si rinchiude nei tecnicismi del paradigma educativo, ma allarga la visione alle politiche ed alle organizzazioni.
Ne esce un libro che davvero riesce a fare il punto su una questione nodale delle politiche sociali: ossia l’allargamento della funzione educativa che si sposta dalla famiglia e dalla scuola ed investe di domande il sistema funzionale dei servizi alla persona.
Fra i pregi del libro di Laura Villa c’è la sua adattabilità a favorire un’attività di formazione in tema di politica sociale mirata alle professioni educative. Nell’ambito della professione degli assistenti sociali (ma anche dei medici e degli infermieri) è più facile incontrare ricerche specialistiche che trattano questioni di “politica dei servizi”, magari di matrice giuridica, sociologica o economica. Più difficile in ambito pedagogico, fatta eccezione per i testi che parlano di politica scolastica.
Ogni professione socioeducativa (ma anche sociosanitaria) ha i suoi metodi di analisi dei bisogni e di orientamento tecnico e metodologico. Tuttavia questi diversi paradigmi (le “scuole” di riferimento, i modelli interpretativi, i criteri di analisi) una volta che si collocano nei territori del paese e si mettono a “produrre servizio” incrociano la questione delle politiche pubbliche e delle istituzioni che organizzano tali funzioni.
Il cuore del volume di Laura Villa è costituito dai “servizi educativi” così definiti:
“I servizi per l’infanzia e l’adolescenza rappresentano un campo molto vasto che tiene in sé proposte educative assai differenziate in quant o a età dei soggetti coinvolti, sedi, tempi, modalità di gestione e centrature degli interventi proposti. Tradizionalmente in questo campo hanno trovato collocazione servizi per la cura e l’educazione dei bambini più piccoli (primo fra tutti il nido), servizi per il tempo libero dei bambini in età scolare (i cosiddetti centri ricreativi diurni e i centri di aggregazione giovanile) e servizi preposti alla cura di particolari fasce della popolazione minorile (è il caso degli interventi educativi domiciliari o di servizi a carattere residenziale). Oggi questa tradizionale articolazione può considerarsi ancor valida solo in termini moto generali; nei fatti l’attuale panorama dei servizi si presenta certamente molto più articolato. In questo cambiamento, un ruolo di primo piano va attribuito a quei provvedimenti legislativi che hanno progressivamente riconosciuto e legittimato, una certa discrezionalità all’Ente locale nella definizione delle proprie linee di azione” (pag. 114).
A partire da questo gruppo di servizi alla persona ed alla comunità l’autrice scava all’indietro: esamina dal punto di vista storico le origini delle cosiddette “politiche socio assistenziali” che hanno attraversato varie fasi di particolare interesse per comprendere la dinamicità delle istituzioni. Questa ricostruzione viene poi ulteriormente illuminata andando a rileggere alcune riforme-chiave (come quella dei servizi sociali ed ancor prima quella dei servizi per la famiglia ed i diritti dei minori).
Su questa necessaria ricognizione si innesta la questione delle organizzazioni di servizio. Infatti politiche ed organizzazioni camminano assieme e sono i vari operatori professionali a creare linguaggi, azioni, modalità di lavoro, culture specifiche che si confrontano fra loro. Tema cruciale è la questione dei “processi di produzione e di erogazione del servizio”. Le cosiddette “politiche per la qualità” e il tema dello strumento della “carte dei servizi” hanno a che fare con queste problematiche.
Dalle dinamiche più “macro” si arriva a quelle più “micro”, ossia collegate alla persona, alle sue reti di riferimento, alle relazioni che mettono in campo le dimensioni affettive e quelle del lavoro di cura.
Da questa ampia ricerca (supportata da una preziosa bibliografia) si possono estrarre varie parole chiave, principi, concetti, criteri orientatori che mettono assieme i contesti dei servizi (cioè le cornici lo create dalle politiche sociali) e le concrete operazioni tecniche e metodologiche che un professionista della educazione può essere chiamato a realizzare
Scheda editoriale del libro:
Laura Villa, dottore di ricerca in Teorie della formazione e modelli di ricerca in pedagogia e in didattica, collabora agli insegnamenti di Clinica della formazione e di Teorie e tecniche cliniche della formazione presso la Facoltà di Scienze della formazione dell’Università di Milano-Bicocca e insegna Scienze dell’educazione alla Silsis. È inoltre coordinatrice pedagogica dei Servizi educativi del Comune di Laveno Mombello e si occupa di formazione per i servizi per la prima infanzia e l’adolescenza e per la scuola.
Indice
Alessandro Mariani,Presentazione
Parte I. Le idee di servizio nelle politiche sociali Le matrici storiche e istituzionali
(Le parole delle origini: assistenza, beneficenza e carità; Tra sicurezza e controllo: la nascita dello Stato sociale e delle moderne politiche sociali; Stato sociale e politiche socio-assistenziali: la nascita della nozione di servizio; Politiche socio-assistenziali e servizi per i minori e le famiglie)
Le ricadute delle trasformazioni del welfare nelle idee di servizio
(Tra dinamiche economiche e nuove domande di servizio: le trasformazioni del welfare; La gestione dei servizi tra pubblico e privato: il welfare mix; La riforma dell’assistenza e le nuove parole chiave; Sussidiarietà, comunità e partecipazione: il welfare locale come “comunità di pratiche”; Qualità, accreditamento e carte dei servizi: il marketing dei servizi e la climatizzazione dell’utente) Parte II. Le idee di servizio tra mandati istituzionali e pratiche professionali Le matrici organizzative
(I servizi come organizzazioni e l’idea di servizio nel pensiero organizzativo; Le culture organizzative dei servizi; Un incrocio di sguardi “non scontato”: i processi di produzione e di organizzazione del servizio; Tra sollecitazioni al cambiamento e immobilismo innovativo: la questione del cambiamento organizzativo nei servizi)
Le matrici relazionali e affettive
(Servizio, servire, servirsi: il lavoro di servizio tra prestazioni e appartenenze istituzionali; Tra protezione e oppressione: le dinamiche affettive dell’appartenenza istituzionale; Tra missione, esecuzione e ricerca: le declinazioni del lavoro di cura nei servizi; Tra storia individuale e rappresentazioni del lavoro di servizio) Parte III. Una declinazione dell’idea di servizio: i servizi educativi Le categorie teoriche
(Lo sguardo della pedagogia critica; Lo sguardo del decostruzionismo; Lo sguardo dell’approccio clinico in pedagogia)
Gli oggetti del discorso
(I servizi educativi oggi: uno sguardo d’insieme; L’educazione tra contesti formali, non formali e informali: i servizi come contesti educativi formali; L’educazione tra spazi, tempi, corpi, rituali: i servizi come dispositivi)
Ricostruire per decostruire: le direttrici di sviluppo dell’idea di servizio in ambito educativo
(La storia delle origini: “al servizio di Dio” tra carità, accudimento e formazione confessionale; Lo Stato moderno: “il grande servitore” tra sviluppo economico, ordine sociale e formazione delle giovani generazioni; Gli anni sessanta e settanta del Novecento: i servizi “al servizio del territorio”)
Riannodando i fili del discorso: uno sguardo allo stato dei servizi educativi
(Un servitore “debolmente professionale”: la figura dell’educatore nei servizi; Tra promozione, controllo e protezione: le declinazioni dell’educazione nei servizi; Separare per educare: le barriere alla partecipazione sociale; Tra essere e fare: la questione della qualità) Parte IV. Dentro i servizi educativi: tracce di una ricerca sul campo La metodologia e il contesto della ricerca
(La ricerca educativa qualitativa; Ricerca educativa e metodo clinico; Le finalità e gli obiettivi della ricerca; Lo strumento della ricerca: un percorso pedagogico clinico; La trama del percorso; Il contesto e i destinatari)
I risultati della ricerca: la parola agli educatori
(Tra servire e servirsi, ovvero: la “catena del servizio”; Il lavoro quotidiano e la relazione diretta con gli utenti; La “costellazione” del servizio e i rapporti con l’istituzione; Tra mandati dichiarati e mandati in ombra: i servizi educativi tra promozione e controllo)
L’Università di Urbino, la Cooperativa Labirinto e l’Ambito territoriale 1 di Pesaro hanno bandito un concorso per assegnare 2 premi di studio (uno del valore di 2.000,00 € ed uno del valore di 1.000,00 €) a laureati che abbiano svolto una tesi sperimentale su temi legati alle politiche sociali. In particolare le tesi devono affrontare i seguenti argomenti:
- l’evoluzione del sistema di welfare della provincia di Pesaro e Urbino;
- le politiche di housing sociale e l’esperienza della cooperazione sociale;
- le professioni sociali, tra percorsi formativi, evoluzione dei bisogni e realtà dei servizi.
A questi temi si aggiungono tutte le trattazioni che abbiano come oggetto le politiche sociali in senso lato e che presentino risultati di ricerca empirica utili per la programmazione delle politiche sociali con particolare riferimento alla dimensione territoriale e alla cooperazione sociale.
Possono partecipare al concorso gli studenti del corso di laurea in Organizzazione e Gestione delle Politiche e dei Servizi Sociali dell’Università degli Studi di Urbino “Carlo Bo” che si siano laureati dall’anno accademico 2006/2007 alla sessione invernale di febbraio 2010.
La domanda di partecipazione, redatta in carta libera, dovrà essere indirizzata al Presidente del Corso di Laurea GEPSS e trasmessa all’Ufficio Erasmus e Relazioni Internazionali – via Saffi 1 – 61029 Urbino entro il 15 marzo. La domanda potrà essere inviata anche a mezzo raccomandata con avviso di ricevimento.
Nella domanda il candidato dovrà indicare le generalità ed il domicilio eletto ai fini del concorso e dichiarare, sotto la propria responsabilità, la propria nazionalità, di godere del diritto di elettorato attivo politico nel proprio paese di appartenenza e di non aver riportato condanne penali. Alla domanda dovrà essere allegato un documento di autocertificazione, firmato dal candidato, contenente l’elenco degli esami sostenuti e la relativa votazione, la data dell’esame di laurea e la votazione finale. Alla domanda dovranno inoltre essere allegate 3 copie della tesi.
I premi di laurea saranno assegnati in base ai seguenti criteri:
- qualità del lavoro di tesi e congruità con i temi del bando;
- voto di laurea.
I risultati del concorso saranno pubblicati nella bacheca del corso di laurea GEPSS entro 45 giorni dalla scadenza della presentazione delle domande.
Servizi sociali: seminario di aggiornamento professionale sulle politiche legislative (2° edizione)
(cod2511)
Obiettivi
Questo percorso nasce da una partnership con l’Università di Milano Bicocca-Facoltà di Sociologia, che riconosce i Crediti Formativi Universitari.
Il progetto formativo intende creare un’occasione di approfondimento ed aggiornamento sui momenti di trasformazione delle politiche dei servizi socio-sanitari, con particolare riferimento alla legislazione statale e regionale tenendo conto dei recenti provvedimenti della Regione Lombardia
I partecipanti saranno coinvolti nel concordare gli ambiti di approfondimento in base ai loro interessi ed alle situazioni lavorative e nel mettere a disposizione materiali di documentazione da analizzare .
In particolare corso intende:
elaborare un metodo di analisi professionale delle normative che interessano il settore dei servizi alla persona ed alla comunità
produrre conoscenze sistematiche attorno alle trasformazioni legislative ed istituzionali, con particolare riferimento alla situazione della Regione Lombardia
elaborare materiali scritti a supporto delle lezioni e discussioni in aula
Metodologia
Il corso è strutturato in:
lezioni che propongono piste di riflessioni ed elaborazione sugli argomenti trattati
analisi di gruppo di documentazione legislativa o amministrativa proposta dai partecipanti
Destinatari
Responsabili di servizi, assistenti sociali, sociologi, operatori e laureati la cui area d’interesse si riferisce alle politiche sociali e socio sanitarie del territorio provinciale di Milano. Numero massimo di partecipanti: 20.
ECM
Non è previsto l’accreditamento
Attestato di frequenza
L’attestato o verrà rilasciato a chi ha raggiunto i ¾ del monte ore previsto
Docenti
Paolo Ferrario, formatore, docente di “Politiche sociali” presso il Corso di laurea in Scienze pedagogiche dell’Università di Milano – Bicocca, autore del manuale Politica dei servizi sociali: strutture, trasformazioni, legislazione, Carocci Faber, 2001, p. 492 e del Blog di ricerca Polser.wordpress.com.
Sede e costi
Università degli studi Milano Bicocca, Facoltà di Sociologia edificio U 7 – via Bicocca degli Arcimboldi 8, Milano.
La partecipazione è gratuita
Modalità e tempi d’iscrizione
E’ possibile iscriversi direttamente online dal sito della formazione www.provincia.milano.it/sociale, o scaricare la scheda dal sito stesso e inviarla via fax allo 02.77403293, entro il 5 marzo 2010
Segreteria: Maria Donatelli, tel. 02.77403135, e-mail mc.donatelli@provincia-milano.it
Periodo di realizzazione e orario
Le date sono le seguenti:
Data
Orario
19 marzo 2010’
9.30-13 14.30 -16.30
2 aprile 2010
9.30-13 14.30 -16.30
9 aprile 2010
9.30-13 14.30 -16.30
16 aprile 2010
9.30-13 14.30 -16.30
Contenuti
politica dei servizi sociali: processi legislativi nei recenti cicli decisionali
individuazione di documenti normativi ed amministrativi di particolare interesse tecnico e culturale
orientamenti metodologici per l’analisi della documentazione
focalizzazione attorno ai processi cruciali di attuazione delle regole legislative ed amministrative elaborazione di dispense didattiche che saranno rese disponibili attraverso un sito web
Questo volume, nato dall’attività didattica dell’autore, si propone di offrire elementi di conoscenza e spunti di riflessione su temi di valenza etica che toccano aspetti della cura e dell’assistenza, per diventare strumento utile nella formazione degli operatori socio-sanitari. In questi anni infatti, è andata emergendo sempre più la rilevanza di una formazione di tutte le figure professionali operanti nell’ambito dei servizi sanitari, socio-sanitari e assistenziali, a un sapere non solo tecnico ma anche umano, che sappia coniugare insieme sapere professionale e sapere esistenziale. Il volume fa parte di una serie dedicata ai temi più importanti e attuali del lavoro nelle strutture socio-sanitarie per anziani ideata e coordinata dal Comitato esecutivo dell’A.N.S.D.I.P.P. (Associazione Nazionale dei manager del Sociale, Direttori e Dirigenti di Istituzioni Pubbliche e Private in ambito assistenziale, socio-sanitario ed educativo – www.ansdipp.it).
(Da: Maggioli editore)
Vittorio Ondedei,Avevo contato fino a dieci. Educatrici, educatori, servizi alla persona
La riflessione identifica una serie di aspetti del lavoro educativo: alcuni sono critici, altri evidenziano aree di azione e pensiero, a cui occorre prestare attenzione. In ogni caso, delineano quelle che potrebbero essere le linee operative lungo cui potrebbe articolarsi il rapporto tra educatore e servizi, verso una sempre maggiore capacità di presa in carico complessiva della persona, che è anche il suo contesto sociale, la sua rete sociale, la sua salute, i suoi desideri
Textbook, strumenti didattici. Testi per insegnanti, operatori sociali e sanitari
Dati:
pp. 240, 1a edizione 2008 (Cod.565.14)
Tipologia: Edizione a stampa Prezzo: € 18,50 Disponibilità: Buona
Codice ISBN 13: 9788856803327
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In breve
Una riflessione sui servizi educativi, sui loro mandati e le loro centrature, in una prospettiva tesa a decostruire i significati che la nozione di “servizio” è venuta progressivamente ad assumere in ambito educativo, e le ricadute che questa stessa idea ha concorso a generare nei modi di pensare al lavoro educativo “pubblico” con i bambini e con i ragazzi, dalle sue origini fino ai giorni nostri.
I servizi educativi rappresentano ormai una realtà molto diffusa nella società contemporanea. Nati da un’originaria vocazione assistenziale e riparativa, questi particolari contesti educativi vengono oggi presentati come luoghi formativi deputati alla cura e all’educazione della generalità dei bambini e dei ragazzi. Tuttavia, nonostante questa loro progressiva connotazione educativa, tali contesti formativi continuano a essere denominati come “servizi”, e a venire inseriti nell’ambito delle politiche socio-assistenziali.
Il volume intende sollecitare una riflessione intorno a questa particolare categoria di servizi, ai loro mandati e alle loro centrature, in una prospettiva tesa a decostruire i significati che la nozione di “servizio” è venuta progressivamente ad assumere in ambito educativo, e le ricadute che questa stessa idea ha concorso a generare nei modi di pensare al lavoro educativo “pubblico” con i bambini e con i ragazzi, dalle sue origini fino ai giorni nostri. Tutto ciò con particolare attenzione allo stato attuale dei servizi educativi, alle condizioni di chi quotidianamente li abita, e ai modi attraverso i quali in essi è concretamente esercitato il “lavoro di servizio”.
Laura Villa, dottore di ricerca in Teorie della formazione e modelli di ricerca in pedagogia e in didattica, collabora agli insegnamenti di Clinica della formazione e di Teorie e tecniche cliniche della formazione presso la Facoltà di Scienze della formazione dell’Università di Milano-Bicocca e insegna Scienze dell’educazione alla Silsis. È inoltre coordinatrice pedagogica dei Servizi educativi del Comune di Laveno Mombello e si occupa di formazione per i servizi per la prima infanzia e l’adolescenza e per la scuola.
Indice:
Alessandro Mariani, Presentazione Parte I. Le idee di servizio nelle politiche sociali Le matrici storiche e istituzionali
(Le parole delle origini: assistenza, beneficenza e carità; Tra sicurezza e controllo: la nascita dello Stato sociale e delle moderne politiche sociali; Stato sociale e politiche socio-assistenziali: la nascita della nozione di servizio; Politiche socio-assistenziali e servizi per i minori e le famiglie)
Le ricadute delle trasformazioni del welfare nelle idee di servizio
(Tra dinamiche economiche e nuove domande di servizio: le trasformazioni del welfare; La gestione dei servizi tra pubblico e privato: il welfare mix; La riforma dell’assistenza e le nuove parole chiave; Sussidiarietà, comunità e partecipazione: il welfare locale come “comunità di pratiche”; Qualità, accreditamento e carte dei servizi: il marketing dei servizi e la climatizzazione dell’utente) Parte II. Le idee di servizio tra mandati istituzionali e pratiche professionali Le matrici organizzative
(I servizi come organizzazioni e l’idea di servizio nel pensiero organizzativo; Le culture organizzative dei servizi; Un incrocio di sguardi “non scontato”: i processi di produzione e di organizzazione del servizio; Tra sollecitazioni al cambiamento e immobilismo innovativo: la questione del cambiamento organizzativo nei servizi)
Le matrici relazionali e affettive
(Servizio, servire, servirsi: il lavoro di servizio tra prestazioni e appartenenze istituzionali; Tra protezione e oppressione: le dinamiche affettive dell’appartenenza istituzionale; Tra missione, esecuzione e ricerca: le declinazioni del lavoro di cura nei servizi; Tra storia individuale e rappresentazioni del lavoro di servizio) Parte III. Una declinazione dell’idea di servizio: i servizi educativi Le categorie teoriche
(Lo sguardo della pedagogia critica; Lo sguardo del decostruzionismo; Lo sguardo dell’approccio clinico in pedagogia)
Gli oggetti del discorso
(I servizi educativi oggi: uno sguardo d’insieme; L’educazione tra contesti formali, non formali e informali: i servizi come contesti educativi formali; L’educazione tra spazi, tempi, corpi, rituali: i servizi come dispositivi)
Ricostruire per decostruire: le direttrici di sviluppo dell’idea di servizio in ambito educativo
(La storia delle origini: “al servizio di Dio” tra carità, accudimento e formazione confessionale; Lo Stato moderno: “il grande servitore” tra sviluppo economico, ordine sociale e formazione delle giovani generazioni; Gli anni sessanta e settanta del Novecento: i servizi “al servizio del territorio”)
Riannodando i fili del discorso: uno sguardo allo stato dei servizi educativi
(Un servitore “debolmente professionale”: la figura dell’educatore nei servizi; Tra promozione, controllo e protezione: le declinazioni dell’educazione nei servizi; Separare per educare: le barriere alla partecipazione sociale; Tra essere e fare: la questione della qualità) Parte IV. Dentro i servizi educativi: tracce di una ricerca sul campo La metodologia e il contesto della ricerca
(La ricerca educativa qualitativa; Ricerca educativa e metodo clinico; Le finalità e gli obiettivi della ricerca; Lo strumento della ricerca: un percorso pedagogico clinico; La trama del percorso; Il contesto e i destinatari)
I risultati della ricerca: la parola agli educatori
(Tra servire e servirsi, ovvero: la “catena del servizio”; Il lavoro quotidiano e la relazione diretta con gli utenti; La “costellazione” del servizio e i rapporti con l’istituzione; Tra mandati dichiarati e mandati in ombra: i servizi educativi tra promozione e controllo)
Note conclusive
Bibliografia.
RACCONTARE E RACCONTARSI…
FILM E LIBRO– PHILBRICK RODMAN – Basta guardare il cielo, Milano, Fabbri, 17
In ambito accademico, forse, si parlerebbe di resilienza ed enpowerment. Con la potente raffinatezza della narrazione, invece, si danno meno definizioni. Si sta soprattutto a guardare come si crea “Freak the Mighty”, lo splendido scambio di risorse che trasforma in Amicizia il contatto tra Max e Kevin, due preadolescenti fuori dal comune di una qualunque città statunitense. C’è da affrontare una crescita, e il mondo ottuso e spesso meschino del senso comune. Max vive coi nonni, deve fare i conti con un Q.I. per niente brillante, con un corpo grosso e forte, con un padre in carcere per uxoricidio. Sicuri che l’orrore non si erediti? Sì, perché c’è anche la paura e il fastidio che tutto questo comporta intorno a lui.
Kevin, invece, dovrebbe identificarsi nel padre che, appena sentite le parole “affetto da grave malformazione fisica” se la dà a gambe levate lasciandolo solo con una splendida madre-Fata Morgana… e con conoscenze e intelligenze eccezionali. È proprio nel sapere e nella sfrenata fantasia che Kevin trova rifugio. E solitudine. Attraverso le avventure urbane (quelle grottesche e quelle rocambolesche, quelle dolci e quelle epiche) Kevin e Max diventano un tutt’uno, “Freak the Mighty”, appunto. Sanno scambiarsi possibilità, cambiare e stupire le persone, fino a diventare la salvezza l’uno dell’altro. Salvezza indelebile. Da questo libro è stato tratto un bel film, coinvolgente e decisamente fedele all’originale cartaceo (si mantiene anche la narrazione in prima persona e attori ed attrici impersonano coerentemente gli eroi fuori riga di Phibrick Rodman).
tratto da: http://www.cepdi.parma.it/allegato.asp?ID=200759
Emanuele Severino: ERRORE O ERRARE, 10 febbraio 2012, all'interno del ciclo ABITATORI DEL TEMPO promossa dalla Provi… http://t.co/j8N9ZvO450 minutes ago