Istat, Rapporto annuale 2012 – La situazione del Paese

Rapporto annuale 2012 – La situazione del Paese
V4B (Video4Blind) – Descrizione del video per non vedenti.
Roberta Crialesi. Co-coordinatrice Rapporto annuale 2012
Rapporto annuale 2012 – La situazione del Paese
Quest’anno il Rapporto, il ventesimo della serie, sviluppa una riflessione documentata sulle trasformazioni che interessano economia e società italiana, integrando le informazioni prodotte dall’Istat e dal Sistema statistico nazionale.
Alle consuete analisi delle condizioni del nostro Paese e delle sue prospettive si affianca un intero capitolo dedicato all’evoluzione del sistema Italia dal 1992 al 2012, che analizza gli sviluppi socio-economici tra due momenti storici segnati da forti criticità e alcune analogie.
Fra i temi più rilevanti su cui si sofferma il Rapporto 2012 emergono quelli delle caratteristiche competitive del sistema economico italiano e delle disuguaglianze sociali e territoriali. altro

Rapporto annuale 2012 – La situazione del Paese – YouTube.


Retribuzioni di fatto e costo del lavoro, Istat 2011

ISTAT

Istat, Più anziani e più stranieri. È il quadro che emerge dal report sul futuro demografico del Paese pubblicato dall’Istat

Più anziani e più stranieri. È il quadro che emerge dal report sul futuro demografico del Paese pubblicato dall’Istat. Il primo elemento di novità riguarda la popolazione straniera, destinata ad aumentare in modo considerevole nei prossimi anni: passerà dagli attuali 4,6 milioni a 14,1 milioni nel 2065, con una forbice compresa tra i 12,6 e i 15,5 milioni.

ETA’ MEDIA - Allo stesso tempo, l’età media della popolazione è destinata ad aumentare, dai 43,5 anni nel 2011 fino ad un massimo di 49,8 anni nel 2059. Dopo tale anno l’età media si dovrebbe stabilizzare sul valore di 49,7 anni, a indicare una presumibile conclusione del processo di invecchiamento della popolazione. Molto accentuato è anche l’aumento del numero di anziani: gli ultra 65enni, oggi pari al 20,3% del totale, nello scenario centrale aumentano fino al 2043, anno in cui oltrepasseranno il 32%.

CALO DELLA FORZA LAVORO - Diminuisce anche la popolazione in età lavorativa, tra i 15 e i 64 anni: passerà dall’attuale 65,7% al 62,8% nel 2026. Nel lungo termine la riduzione sarà ancora più accentuata, fino a un minimo del 54,3% nel 2056, anno dopo il quale l’indicatore si stabilizza a 54,7% nel 2065.

da Istat, triplicati gli immigrati entro il 2065 – Corriere della Sera.


L’Inps e l’Istat diffondono le tavole di dati sui trattamenti pensionistici rilevati in Italia al 31 dicembre 2009

L’Inps e l’Istat diffondono le tavole di dati sui trattamenti pensionistici rilevati in Italia al 31 dicembre 2009.

Le informazioni statistiche sono state prodotte dall’archivio statistico sui trattamenti pensionistici, gestito dall’Inps, la ricchezza ed il dettaglio analitico del quale consentono di analizzare i trattamenti pensionistici con una doppia classificazione, per tipologia e per funzione economica, quest’ultima in accordo ai criteri stabiliti in ambito europeo (Esspros, Regolamento comunitario 458/2007).

Ciò rende possibile la comparazione in ambito comunitario, e al contempo, garantisce la possibilità di effettuare le tradizionali analisi del sistema pensionistico italiano, fondate sulla classificazione tipologica.

L’importo annuo di ciascuna pensione è fornito dal prodotto tra l’importo mensile della pensione pagata al 31 dicembre dell’anno ed il numero di mensilità per cui è previsto il pagamento. La variabile spesa è dunque definita come spesa tendenziale (calcolata da un dato di stock) e può non coincidere con la corrispondente voce di bilancio (dato economico di bilancio).


Per informazioni

Statistiche sulla previdenza e assistenza – Istat
Corrado Peperoni
Tel. 06 4673.6452
peperoni@istat.it

Coordinamento generale statistica attuariale – Inps
Natalia Orrù
Tel. 06 59054685

Periodo dei dati:
Anno 2009
Data di pubblicazione:
venerdì 23 dicembre 2011
Allegati
Indice delle tavole
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Tavole
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Glossario
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Nota informativa
pdf (216 KB)

da Istat.it – I trattamenti pensionistici.


ISTAT – Entrate e spese dei bilanci consuntivi (comuni, province e regioni)

ISTAT – Entrate e spese dei bilanci consuntivi (comuni, province e regioni)

Tavola 1 – Entrate Comuni definitivi anno 2008

Tavola 2 – Spese Comuni definitivi anno 2008

Tavola 3a – Analisi spese correnti Comuni definitivi anno 2008

Tavola 3b – Analisi spese in conto capitale Comuni definitivi anno 2008

Tavola 4 – Entrate Province definitivi anno 2008

Tavola 5 – Spese Province definitivi anno 2008

Tavola 6a – Analisi spese correnti Province definitivi anno 2008

Tavola 6b – Analisi spese in conto capitale Province definitivi anno 2008

Tavola 7 – Entrate delle Regioni e province autonome anno 2008

Tavola 8 – Spese delle Regioni e province autonome anno 2008

ISTAT – Entrate e spese dei bilanci consuntivi (comuni, province e regioni)


Istat ‘La soddisfazione dei cittadini per le condizioni di vita nel 2011


ISTAT Censimento Popolazione


Sono molte le novità del Censimento 2011 pensate per facilitare la partecipazione. Ad esempio:
- il questionario, indirizzato alla tua famiglia, ti arriverà per posta direttamente a casa. Questo è possibile perché l’Istat ha acquisito da tutti i Comuni italiani le liste anagrafiche, aggiornate al 31 dicembre 2010, che comprendono tutte le famiglie residenti nel territorio di ciascun comune a quella data;
- puoi compilare il questionario che hai ricevuto per posta e restituirlo presso qualsiasi ufficio postale o nei centri di raccolta istituiti nel tuo comune di residenza anagrafica. Ricorda che il Censimento serve a ‘contare’ la popolazione e a raccogliere informazioni che costituiscono il punto di partenza per individuare adeguate politiche e azioni di sviluppo, mettendo a confronto le diverse realtà territoriali del Paese.
Rispondere è un dovere, lo dice la legge, ma soprattutto è 

Scheda del sito:
http://www.freeonline.org/sitogratis/censimentopopolazione.html


Censimento ISTAT 2011 – Il questionario


Istat, il numero delle province italiane è passato da 107 a 110 e quello dei comuni è 8.092

110 province e 8.092 comuni

(regioni.it) Dalla verifica generale Istat sulle variazioni amministrative risulta che nell’ultimo anno il numero delle province italiane è passato da 107 a 110 e quello dei comuni è  8.092.

L’Istat infatti, attraverso una verifica periodica presso le Regioni, acquisisce nel corso dell’anno tutte le variazioni territoriali ed amministrative verificatesi sul territorio nazionale.

L’Istat pone in evidenza gli ultimi importanti eventi in termini di variazioni amministrative:

  1. la istituzione di tre nuove province (Monza e della Brianza, Fermo e Barletta-Andria-Trani) che ha portato il numero complessivo delle province italiane a 110;
  2. la costituzione di tre nuovi comuni di Comano Terme, Ledro (entrambi in provincia di Trento) e Gravedona ed Uniti (in provincia di Como).

Dal 30 giugno 2011 il numero ufficiale dei comuni italiani è pari a 8.092 Unità amministrative.

In seguito all’adozione del “Regulation (EC) n. 1059/2003 of the European Parliament and of the Council of 26 May 2003 on the establishment of a common classification of territorial units for statistics (NUTS)”, anche l’Istat si è uniformato a tale classificazione. Pertanto è stato applicato l’uso della doppia dizione italiano/francese per la Regione e la provincia della Valle d’Aosta/Vallée d’Aoste e il ricorso al simbolo separatore “/” per i comuni con la denominazione bilingue della provincia di Bolzano/Bozen.

Codici comuni, province e regioni

Pubblicate con riferimento al 1° ottobre 2011 tutte le variazioni territoriali ed amministrative verificatesi sul territorio nazionale
Classificazione, venerdì 30 settembre 2011

Elenco delle Amministrazioni PubblicheAggiornato l’elenco delle unità istituzionali che fanno parte del settore delle Amministrazioni Pubbliche Classificazione, lunedì 3 ottobre 2011

 

Tavola 1 – Variazioni territoriali e di nome dei comuni per tipo e regione dal 1° aprile 1991 al 1° ottobre 2011

REGIONI

 

 

Tipo di variazione

 

 

Totale

Cambio denominazione dei comuni

Cessioni di territorio

Acquisizioni di territorio Comuni costituiti

Comuni soppressi

Cambi di appartenenza di Regione e/o Provincia

Piemonte Valle d’Aosta/Vallée d’Aoste Lombardia Liguria Trentino-Alto Adige/SüdtirolBolzano/Bozen TrentoVeneto Friuli-Venezia Giulia Emilia-Romagna ToscanaUmbria Marche Lazio Abruzzo Molise Campania Puglia Basilicata Calabria Sicilia SardegnaNord-ovest Nord-est Centro Mezzogiorno ITALIA

1 1 3 -6 2 4 –1 –1 1 -1 1 1 –1 25 7 2 6 20

5 -33 1 94 5 8 11 4 4 -1 2 2 –8 -2 2 839 32 7 22 100

5 -32 1 104 6 6 11 4 4 -1 2 2 –7 -2 2 638 31 7 19 95

2 -3 -2 -2 3 1 —-3 —1 —2 5 6 3 3 17

5 -6 -8 -84 2 —-1 ——–11 14 1 -26

160 -206 ––27 7 -40 —-10 -77 -123366 27 47 210 650

178 1 283 2 35 10 25 21 25 36 15 -43 9 4 1 1 27 -81 5 141464 117 67 260 908

Fonte:Variazioni territoriali, denominazione dei comuni, calcolo delle superfici comunali (E)


l’Istat ha predisposto l’elenco delle unità istituzionali che fanno parte del settore delle Amministrazioni Pubbliche, i cui conti concorrono alla costruzione del Conto economico consolidato delle Amministrazioni Pubbliche

In base al sistema europeo dei conti, l’Istat ha predisposto l’elenco delle unità istituzionali che fanno parte del settore delle Amministrazioni Pubbliche, i cui conti concorrono alla costruzione del Conto economico consolidato delle Amministrazioni Pubbliche.
L’Istat è tenuto ai sensi della legge di contabilità e di finanza pubblica n.196 del 31/12/2009 a pubblicare annualmente tale lista sulla Gazzetta Ufficiale. Elenco che infatti è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale – Serie Generale n. 228 del 30 settembre 2011 e le unità classificate nel Settore delle Amministrazioni Pubbliche sono:

a) gli organismi pubblici che gestiscono e finanziano un insieme di attività,

principalmente consistenti nel fornire alla collettività beni e servizi non destinabili

alla vendita;

b) le istituzioni senza scopo di lucro che agiscono da produttori di beni e servizi

non destinabili alla vendita, che sono controllate e finanziate in prevalenza da

amministrazioni pubbliche;

c) gli enti di previdenza.

 

Elenco delle Amministrazioni Pubbliche

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da newsletter – Regioni.it.


L’Istat rende noti alcuni dati sulla disoccupazione nel nostro Paese. In particolare scende il tasso di disoccupazione ad agosto: 7,9% rispetto all’8,0% di luglio

L’Istat rende noti alcuni dati sulla disoccupazione nel nostro Paese. In particolare scende il tasso di disoccupazione ad agosto: 7,9% rispetto all’8,0% di luglio.
Nello stesso mese e’ anche cresciuto il numero degli occupati sia ripetto al mese che all’anno precedente, tornando a superare i 23 milioni, il valore più alto degli ultimi due anni.
Si rafforza pero’ la disoccupazione lunga, ossia coloro che cercano lavoro da oltre un anno. Nel secondo trimestre 2009 era al 52,9% del totale dei disoccupati, non era cosi’ da 18 anni.
Per la Commissione Ue ‘la capacita’ di creare lavoro restera’ debole per altro tempo’. E le manovre indeboliscono mercato e di conseguenza occupazione.
In Italia ”preoccupa soprattutto la disoccupazione giovanile e la precarieta’ sempre piu’ spinta”: e’ quanto rileva la Commissione Ue nell’ultimo rapporto sull’occupazione.
Secondo i dati di Eurostat la disoccupazione dei giovani in Italia ad agosto e’ aumentata da da 27,5% a 27,6%, contro una media Ue-17 di 20,4%. E aumenta il numero dei giovani che ne’ studiano ne’ lavorano: sono al 19,1% una media che ci porta secondi solo alla Bulgaria (21,8%).

http://epp.eurostat.ec.europa.eu/cache/ITY_PUBLIC/3-30092011-BP/EN/3-30092011-BP-EN.PDF

Occupati e disoccupati

Ad agosto gli occupati sono 23 milioni, in aumento dello 0,1% rispetto a luglio 
Comunicato stampa, venerdì 30 settembre 2011

Occupati e disoccupati

Nel II trimestre 2011 gli occupati sono 23,1 milioni, +0,4% in un anno
Comunicato stampa, venerdì 30 settembre 2011

da newsletter – Regioni.it.


Istat,Trattamenti pensionistici e beneficiari al 31 dicembre 2009

Nel 2009 l’importo complessivo annuo delle prestazioni pensionistiche previdenziali e assistenziali erogate in Italia è stato pari a 253.480 milioni di euro, un valore corrispondente al 16,68% del prodotto interno lordo (Pil). La spesa complessiva è aumentata del 5,1% rispetto al 2008, mentre la quota sul Pil è cresciuta di 1,3 punti percentuali rispetto all’anno precedente.

È quanto emerge dalle rilevazioni annuali sui trattamenti pensionistici e sui loro beneficiari condotte dall’Istituto nazionale di statistica e dall’Istituto nazionale della previdenza sociale, a partire dai dati dell’archivio amministrativo – Casellario centrale dei pensionati – nel quale sono raccolte le informazioni sulle prestazioni pensionistiche erogate da tutti gli enti previdenziali italiani, pubblici e privati.

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da Trattamenti pensionistici e beneficiari al 31 dicembre 2009.


Istat, I beneficiari delle prestazioni pensionistiche

L’Istat diffonde le tavole di dati sui beneficiari dei trattamenti pensionistici rilevati in Italia al 31 dicembre 2008.

Le informazioni statistiche sono state prodotte utilizzando l’archivio amministrativo Casellario centrale dei pensionati (gestito dall’Inps), la ricchezza ed il dettaglio analitico del quale hanno consentito di applicare alle statistiche sui beneficiari dei trattamenti pensionistici una doppia classificazione, per tipologia (quella utilizzata nelle tavole qui presentate) e per funzione economica, predisposta in accordo ai criteri stabiliti in ambito europeo (Sespros, Regolamento comunitario 458/2007) ed utilizzata per l’invio annuale ad Eurostat dei dati sui beneficiari di prestazioni pensionistiche.

Ciò rende possibile la comparazione in ambito comunitario, e al contempo garantisce la possibilità di effettuare le tradizionali analisi del sistema pensionistico italiano, fondate sulla classificazione tipologica.

Il numero dei beneficiari non coincide con quello delle pensioni, in quanto ogni pensionato può percepire più trattamenti pensionistici. Ad esempio, il titolare di una pensione di vecchiaia può avere diritto anche ad almeno una parte della pensione di vecchiaia del coniuge deceduto.

Ogni soggetto, inoltre, può essere titolare di più pensioni appartenenti a diverse tipologie, come nel caso in cui si cumula una prestazione di tipo Ivs con una rendita indennitaria o una prestazione assistenziale.

L’importo annuo di ciascuna pensione è fornito dal prodotto tra l’importo mensile della pensione pagata al 31 dicembre dell’anno e il numero di mensilità per cui è previsto il pagamento. La variabile spesa è dunque definita come spesa tendenziale (calcolata da un dato di stock) e può non coincidere con la corrispondente voce di bilancio (dato economico di bilancio).

Le tavole sono accompagnate da una sintetica nota informativa e da un indice.

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frecciaNota informativa
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da I beneficiari delle prestazioni pensionistiche.


ISTAT Trattamenti pensionistici e beneficiari al 31 dicembre 2009 I beneficiari delle prestazioni pensionistiche

ISTAT, Trattamenti pensionistici e beneficiari al 31 dicembre 2009
I beneficiari delle prestazioni pensionistiche



Istat, Compendio statistico italiano, 2010

Periodo di riferimento: Anno 2010
Diffuso il: 17 giugno 2011


Settori: Generale
Periodo dei dati: 2010
Collana: Generale
Anno di edizione: 2011
Periodicità: Annuale
Supporti: Volume cartaceo
Dimensioni: 29,5 x 21 x 2 cm.
Prezzo: 15.00 € – IVA: 4%
Edizione cartacea disponibile
Cod. ISBN: 978-88-458-1679-6
Cod. SIGED: 1G022010000000000


Con il Compendio statistico italiano, ogni anno l’Istituto nazionale di statistica si presenta al pubblico nazionale e internazionale in edizione bilingue per offrire un ampio e significativo quadro dell’informazione prodotta dalla statistica ufficiale italiana su temi di rilievo per la vita pubblica nazionale.

I diciannove capitoli in cui è scandito, corredati di focus tematici e con testo a fronte italiano e inglese, rendono efficacemente la ricchezza del patrimonio informativo che la statistica pubblica mette quotidianamente a disposizione dei decisori pubblici e dei cittadini nel nostro Paese.

Ai risultati di rilevazioni svolte direttamente dall’Istat, principale produttore di statistiche ufficiali nel Paese, si affiancano dati forniti da numerosi altri enti appartenenti al Sistema statistico nazionale, che nel complesso tracciano un ritratto a tutto tondo dell’Italia e della sua evoluzione economica e sociale.

Nell’attuale sovrabbondanza di dati e fonti, non sempre corredate da adeguate garanzie di qualità, il Compendio statistico italiano rappresenta uno strumento affidabile, utile ai cittadini, agli amministratori, alle imprese e al mondo scientifico e all’utenza internazionale per comprendere meglio il nostro Paese e interpretarne correttamente l’evoluzione nel tempo.


Come acquistare l’edizione cartacea

Il volume può essere richiesto compilando l’apposito modulo di acquisto. È inoltre disponibile presso i centri di informazione statistica, presenti in ogni regione e provincia autonoma, e presso le librerie con cui l’Istat collabora.

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da Compendio statistico italiano.


Istat, Conti della protezione sociale

Conti della protezione sociale (Anni 1990-2010)
Tavole di dati del: 17 maggio 2011


Istat, Il matrimonio in Italia

Il matrimonio in Italia (Anno 2009 e dati provvisori 2010)
Statistiche in breve del: 18 maggio 2011


Istat, Rapporto annuale 2010

Rapporto annuale 2010 (Anno 2010)
Note per la stampa del: 23 maggio 2011

Rapporto annuale 2010 (Anno 2010)
Volumi on line del: 23 maggio 2011


Istat: Rapporto annuale 2011

 

Istat: Rapporto annuale 2011

(regioni.it) Un italiano su quattro sente il rischio povertà. Lo rileva nel suo rapporto l’Istat. In Italia la crisi ha portato indietro il tempo di quasi 10 anni e la ripresa è moderata. Inoltre l’Istat sottolinea che tra il 2001 e il 2010 in Italia c’e’ stata la peggiore crescita fra tutti i paesi Ue, con un tasso medio dello 0,2% contro l’1,3%.
E per salvaguardare i consumi, le famiglie hanno progressivamente eroso il risparmio, e la propensione all’accantonamento si e’ attestata al 9,1%, ai minimi dal 1990. Pesante l’impatto sull’occupazione: nel biennio 2009-2010 il numero di occupati e’ diminuito di 532 mila unita’, ed i piu’ colpiti sono stati 501 mila under 30. Secondo l’Istat, che registra un’ emorragia lavoro al sud, ma vede fortemente colpito anche il Nord, la recessione da un punto di vista tecnico e’ finita, ma restano le conseguenze sul sociale. E circa un quarto degli italiani sperimenta il rischio poverta’ o esclusione sociale.
Durante la crisi del 2009 Italia e Germania hanno subito la maggior caduta del prodotto tra i grandi paesi, ma mentre l’economia tedesca ha recuperato già gran parte del reddito perduto, l’Italia presenta ancora un forte divario rispetto ai livelli pre-crisi. Il confronto con le fasi cicliche precedenti conferma che l’episodio recessivo conclusosi nell’aprile del 2009 (secondo la cronologia definita in termini tecnici nel Rapporto) è di gran lunga il più grave dal secondo dopoguerra. La fase di espansione in atto risulta però di intensità minore rispetto a quelle osservate nel passato. Il ritmo di crescita congiunturale del Pil italiano si è marcatamente indebolito a partire dall’autunno 2010 (+0,1 per cento a trimestre). Nei primi quattro mesi del 2011 la fiducia delle imprese manifatturiere appare stabile, con un maggiore ottimismo tra 
i produttori di beni di consumo e prodotti intermedi rispetto a quelli di beni strumentali.
Nel settore delle costruzioni, dopo il miglioramento emerso nella seconda parte del 2010, si registra un deterioramento dei giudizi sugli ordini e sull’attività. Nel commercio al dettaglio, i giudizi delle imprese sono prudenti sia sull’andamento corrente dell’attività, sia sulle prospettive a breve termine. Infine, anche l’indicatore del clima di fiducia nei servizi mostra una scarsa dinamicità. D’altra parte, gli indicatori delle esportazioni, degli ordinativi e del fatturato industriale pubblicati di recente forniscono segnali fortemente positivi, soprattutto 
grazie all’aumento della domanda proveniente dai paesi non Ue.
C’ è una maggiore vulnerabilità delle persone e delle famiglie. Se la disoccupazione è cresciuta relativamente meno che negli altri paesi, con la recessione si sono perse quasi 900 mila unità di lavoro a tempo pieno ed è aumentata l’area dell’inattività. L’occupazione sta ora crescendo prevalentemente nei servizi a più basso contenuto professionale, a fronte della riduzione del numero delle posizioni più qualificate. Ciò implica, a parità di altre condizioni, un sottoutilizzo del capitale umano, guadagni più bassi, minori prospettive di sviluppo. I giovani e le donne hanno pagato in misura più elevata la crisi, con prospettive sempre più incerte di rientro sul mercato del lavoro, le quali ampliano ulteriormente il divario tra le loro aspirazioni, testimoniate da un più alto livello di istruzione, e le opportunità. Una quota sempre più alta di giovani scivola, non solo nel Mezzogiorno, verso l’inattività prolungata, vissuta il più delle volte nella famiglia di origine, e verso bassi livelli di integrazione sociale, soprattutto per quelli appartenenti alle classi sociali meno agiate. Oltre il 40 per cento dei giovani stranieri abbandona prematuramente la scuola, alimentando un’area di emarginazione i cui costi non tarderanno a diventare evidenti.

“Nonostante la sostanziale stabilita’ degli indicatori di deprivazione economica”, scrive l’Istat, “il 43% delle famiglie dichiara di aver visto peggiorare la situazione economica rispetto all’anno precedente”. Cosi’ il risparmio scende “per la prima volta al di sotto di quello delle altre economie dell’Eurozona”. Le fasce piu’ a rischio sono gli anziani soli e le famiglie numerose, soprattutto nel Mezzogiorno: “nelle regioni meridionali vive il 57% delle persone a rischio poverta’”. E’ sconfortante la condizione delle donne, vero “ammortizzatore sociale” con 2 miliardi d’ore spese in un anno a assistere e aiutare persone che non vivono nella stessa casa. Per le donne peggiora la qualita’ del lavoro e la busta paga e’ piu’ leggera del 20% di quella dei maschi. Circa 800.000 madri hanno dichiarato che nella loro vita lavorativa “sono state licenziate o messe in condizioni di dimettersi in occasione o a seguito di una gravidanza”.

 

Newsletter n. 1802 del lunedì 23 maggio 2011.


Istat: Rapporto annuale 2011

 

Istat: Rapporto annuale 2011

(regioni.it) Un italiano su quattro sente il rischio povertà. Lo rileva nel suo rapporto l’Istat. In Italia la crisi ha portato indietro il tempo di quasi 10 anni e la ripresa è moderata. Inoltre l’Istat sottolinea che tra il 2001 e il 2010 in Italia c’e’ stata la peggiore crescita fra tutti i paesi Ue, con un tasso medio dello 0,2% contro l’1,3%.
E per salvaguardare i consumi, le famiglie hanno progressivamente eroso il risparmio, e la propensione all’accantonamento si e’ attestata al 9,1%, ai minimi dal 1990. Pesante l’impatto sull’occupazione: nel biennio 2009-2010 il numero di occupati e’ diminuito di 532 mila unita’, ed i piu’ colpiti sono stati 501 mila under 30. Secondo l’Istat, che registra un’ emorragia lavoro al sud, ma vede fortemente colpito anche il Nord, la recessione da un punto di vista tecnico e’ finita, ma restano le conseguenze sul sociale. E circa un quarto degli italiani sperimenta il rischio poverta’ o esclusione sociale.
Durante la crisi del 2009 Italia e Germania hanno subito la maggior caduta del prodotto tra i grandi paesi, ma mentre l’economia tedesca ha recuperato già gran parte del reddito perduto, l’Italia presenta ancora un forte divario rispetto ai livelli pre-crisi. Il confronto con le fasi cicliche precedenti conferma che l’episodio recessivo conclusosi nell’aprile del 2009 (secondo la cronologia definita in termini tecnici nel Rapporto) è di gran lunga il più grave dal secondo dopoguerra. La fase di espansione in atto risulta però di intensità minore rispetto a quelle osservate nel passato. Il ritmo di crescita congiunturale del Pil italiano si è marcatamente indebolito a partire dall’autunno 2010 (+0,1 per cento a trimestre). Nei primi quattro mesi del 2011 la fiducia delle imprese manifatturiere appare stabile, con un maggiore ottimismo tra 
i produttori di beni di consumo e prodotti intermedi rispetto a quelli di beni strumentali.
Nel settore delle costruzioni, dopo il miglioramento emerso nella seconda parte del 2010, si registra un deterioramento dei giudizi sugli ordini e sull’attività. Nel commercio al dettaglio, i giudizi delle imprese sono prudenti sia sull’andamento corrente dell’attività, sia sulle prospettive a breve termine. Infine, anche l’indicatore del clima di fiducia nei servizi mostra una scarsa dinamicità. D’altra parte, gli indicatori delle esportazioni, degli ordinativi e del fatturato industriale pubblicati di recente forniscono segnali fortemente positivi, soprattutto 
grazie all’aumento della domanda proveniente dai paesi non Ue.
C’ è una maggiore vulnerabilità delle persone e delle famiglie. Se la disoccupazione è cresciuta relativamente meno che negli altri paesi, con la recessione si sono perse quasi 900 mila unità di lavoro a tempo pieno ed è aumentata l’area dell’inattività. L’occupazione sta ora crescendo prevalentemente nei servizi a più basso contenuto professionale, a fronte della riduzione del numero delle posizioni più qualificate. Ciò implica, a parità di altre condizioni, un sottoutilizzo del capitale umano, guadagni più bassi, minori prospettive di sviluppo. I giovani e le donne hanno pagato in misura più elevata la crisi, con prospettive sempre più incerte di rientro sul mercato del lavoro, le quali ampliano ulteriormente il divario tra le loro aspirazioni, testimoniate da un più alto livello di istruzione, e le opportunità. Una quota sempre più alta di giovani scivola, non solo nel Mezzogiorno, verso l’inattività prolungata, vissuta il più delle volte nella famiglia di origine, e verso bassi livelli di integrazione sociale, soprattutto per quelli appartenenti alle classi sociali meno agiate. Oltre il 40 per cento dei giovani stranieri abbandona prematuramente la scuola, alimentando un’area di emarginazione i cui costi non tarderanno a diventare evidenti.

“Nonostante la sostanziale stabilita’ degli indicatori di deprivazione economica”, scrive l’Istat, “il 43% delle famiglie dichiara di aver visto peggiorare la situazione economica rispetto all’anno precedente”. Cosi’ il risparmio scende “per la prima volta al di sotto di quello delle altre economie dell’Eurozona”. Le fasce piu’ a rischio sono gli anziani soli e le famiglie numerose, soprattutto nel Mezzogiorno: “nelle regioni meridionali vive il 57% delle persone a rischio poverta’”. E’ sconfortante la condizione delle donne, vero “ammortizzatore sociale” con 2 miliardi d’ore spese in un anno a assistere e aiutare persone che non vivono nella stessa casa. Per le donne peggiora la qualita’ del lavoro e la busta paga e’ piu’ leggera del 20% di quella dei maschi. Circa 800.000 madri hanno dichiarato che nella loro vita lavorativa “sono state licenziate o messe in condizioni di dimettersi in occasione o a seguito di una gravidanza”.

 

Newsletter n. 1802 del lunedì 23 maggio 2011.


Bilancio demografico nazionale

Al 31 dicembre 2010 risiedevano in Italia 60.626.442 persone, con un incremento di 286.114 unità (+0,5%) dovuto esclusivamente alle migrazioni dall’estero.

Più dei due terzi dell’incremento della popolazione si registra nelle regioni del Nord, mentre solo poco più di un decimo nel Mezzogiorno.

Il movimento naturale della popolazione è negativo. In particolare, sono nati quasi 7 mila bambini in meno rispetto all’anno precedente (si tratta di una riduzione pari a quella già registrata nel corso del 2009).

Il movimento migratorio con l’estero nel 2010 ha fatto registrare un saldo positivo pari a +380 mila unità.

Ogni mese del 2010 si sono iscritti in anagrafe circa 38 mila nuovi residenti provenienti dall’estero.

Il movimento migratorio, sia interno sia dall’estero, è indirizzato prevalentemente verso le regioni del Nord e del Centro.

Le famiglie anagrafiche sono 25 milioni e 193 mila; il numero medio di componenti per famiglia è pari a 2,4 e stabile rispetto al 2009.

Sul sito web http://demo.istat.it, alla voce “Bilancio demografico” sono disponibili i dati del bilancio demografico per ciascun comune italiano.

NotaAlle ore 13.20 del 24 maggio 2011 il testo integrale in download è stato sostituito perchè conteneva un errore nell’ultimo paragrafo di pagina 7. La modifica è evidenziata in grassetto.


In conformità con i requisiti del programma SDDS del Fondo monetario internazionale, l’Istat pubblica i dati del presente comunicato sulla National Summary Data Page e diffonde uncalendario annuale dei comunicati stampa tramite il sito Internet dell’Istituto e il sito SDDS.

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Bilancio demografico nazionale.


I bilanci consuntivi delle amministrazioni comunali

Le tavole pubblicate sono il risultato di elaborazioni eseguite dall’Istat (Servizio delle statistiche sulle istituzioni pubbliche e private) sui dati finanziari relativi all’esercizio 2009 contenuti nei certificati del conto di bilancio che i Comuni hanno trasmesso al Ministero dell’interno. Tali elaborazioni si inseriscono nel quadro delle statistiche sulle amministrazioni pubbliche prodotte dall’Istat, in particolare, di quelle inerenti la finanza locale.

Le stime, disaggregate per regione, rivestono carattere provvisorio in quanto elaborate sulla base dei dati di 7.404 comuni (quelli pervenuti e trasmessi all’Istat dal Ministero dell’interno nel mese di gennaio 2011) e sostituiscono quelle effettuate negli anni precedenti con la rilevazione rapida condotta su un campione di comuni.

L’innovazione introdotta consente un miglior perseguimento dei tradizionali obiettivi di questa elaborazione: garantire un’informazione tempestiva sui conti consuntivi delle amministrazioni locali; migliorare le stime di contabilità nazionale per la produzione del conto consolidato della pubblica amministrazione; consentire la conoscenza e la valutazione dei flussi finanziari tra livelli di governo e rendere informazioni sull’evoluzione dei processi di decentramento fiscale ed amministrativo.

I risultati sintetici delle elaborazioni, con una breve analisi dei principali aspetti delle gestioni economico-finanziarie delle amministrazioni comunali, sono stati già pubblicati nella collana Statistiche report e saranno sostituiti da elaborazioni definitive, che troveranno pubblicazione in apposite Tavole di dati non appena si renderanno disponibili i certificati del conto di bilancio della totalità dei comuni.

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I bilanci consuntivi delle amministrazioni comunali.


Eurostat, Istat: dati su disoccupazione

Eurostat, Istat: dati su disoccupazione

Leggero calo inflazione in Europa

(regioni.it) Secondo la stima dell’Istituto di statistica europeo (Eurostat) l’inflazione in area euro è scesa al 2,7%, mentre in aprile il tasso era stato del 2,8%. Quindi c’è stato un leggero calo dell’inflazione europea su base mensile.
Leggero calo anche per i tassi
di disoccupazione in Europa. L’ufficio europeo di statistica indica infatti un tasso del 9,4% ad aprile, quando a marzo era del 9,5%. Secondo le stime Eurostat i disoccupati nell’Unione europea ad aprile erano 22,547 milioni, di cui 15,529 milioni nella zona dell’euro. Rispetto allo stesso mese del 2010, la disoccupazione ha visto un calo di 702.000 unita’ nell’Unione europea e di 457.000 nella zona dell’euro.

SEASONALLY ADJUSTED NUMBER OF UNEMPLOYED (in millions)

Apr 2010

Oct 2010

Nov 2010

Dec 2010

Jan 2011

Feb 2011

Mar 2011

Apr 2011

EA17

15.986

15.943

15.815

15.708

15.712

15.659

15.644

15.529

EU27

23.249

23.152

22.995

22.931

22.884

22.753

22.712

22.547

Il Paese con il tasso piu’ elevato resta la Spagna con il 20,7% di disoccupati, mentre Olanda e Austria con il 4,5% hanno il piu’ basso numero di senza lavoro.
Su base annua, il tasso di disoccupazione e’ diminuito in 17 Stati membri, aumentato in nove e rimasto stabile in Lussemburgo. Il piu’ forte rialzo e’ stato registrato in Grecia (dal 10,2% al 14,1%).
Quanto alla disoccupazione giovanile, i senza lavoro minori di 25 anni nella zona dell’euro in aprile erano il 19,6% e nell’Unione europea il 20,3%. Il tasso piu’ elevato resta in Spagna con il 44,4%. L’Italia supera la media Ue con il 28,5%.
Secondo gli ultimi dati Istat la disoccupazione cala all’8,1% ad aprile, dall’8,3% di marzo, scendendo cosi’ di 0,2 punti percentuali. L’Istat rileva su base annua una diminuzione di 0,6 punti percentuali.
Il tasso di disoccupazione ad aprile e’, spiega l’Istat, il piu’ basso dall’agosto del 2009. Nella fascia 15-24 anni, ad aprile il valore e’ calato al 28,5% dal 28,6% di marzo. Ad aprile si contano anche 71 mila occupati in meno (-0,3%) rispetto a marzo e il tasso di occupazione e’ pari al 56,9%, in calo di 0,2 punti percentuali su base mensile e annua.

Newsletter n. 1808 del martedì 31 maggio 2011.


L’Istat nel bilancio demografico nazionale 2010 ha rilevato che al 31 dicembre 2010 risiedevano in Italia 60.626.442 persone, con un incremento di 286.114 unità (+0,5%) dovuto esclusivamente alle migrazioni dall’estero

L’Istat nel bilancio demografico nazionale 2010 ha rilevato che al 31 dicembre 2010 risiedevano in Italia 60.626.442 persone, con un incremento di 286.114 unità (+0,5%) dovuto esclusivamente alle migrazioni dall’estero.
Più dei due terzi dell’incremento della popolazione si registra nelle regioni del Nord, mentre solo poco più di un decimo nel Mezzogiorno.
Il movimento naturale della popolazione è negativo. In particolare, sono nati quasi 7 mila bambini in meno rispetto all’anno precedente (si tratta di una riduzione pari a quella già registrata nel corso del 2009).
Il movimento migratorio con l’estero nel 2010 ha fatto registrare un saldo positivo pari a +380 mila unità.  Ogni mese del 2010 si sono iscritti in anagrafe circa 38 mila nuovi residenti provenienti dall’estero.
Il movimento migratorio, sia interno sia dall’estero, è indirizzato prevalentemente verso le regioni del Nord e del Centro.
Le famiglie anagrafiche sono 25 milioni e 193 mila; il numero medio di componenti per famiglia è pari a 2,4 e stabile rispetto al 2009.
Come già da diversi anni, l’incremento demografico del nostro Paese deriva da un saldo migratorio con l’estero positivo (6,3 per mille), mentre quello interno è pari a 0,2 per mille3. Considerando i dati a livello ripartizionale, la somma dei tassi migratori interno ed estero indica il Nord-ovest e il Centro come le aree più attrattive, con un tasso pari al 9,1 mille; segue il Nord-est (8,7 per mille). Il Sud acquista popolazione a causa delle migrazioni con l’estero, ma ne perde a causa delle migrazioni interne, con il risultato di un tasso migratorio appena superiore all’1 per mille. A livello regionale, l’Emilia-Romagna risulta essere la regione più attrattiva (11,5 per mille), seguita dalla Lombardia (10,3 per mille), dall’Umbria (9,7 per mille), dalla Toscana (9,6 per mille). Tra le regioni del Mezzogiorno solo l’Abruzzo si stacca nettamente dalle altre con un tasso pari a 5,6 per mille.

da: Newsletter n. 1803 del martedì 24 maggio 2011.


La situazione del Paese nel 2010: il rapporto annuale dell’Istat

“La situazione del Paese nel 2010″: il rapporto annuale dell’Istat
Nell’anno in cui l’Italia celebra il 150° Anniversario della sua unità, l’Istituto nazionale di statistica pubblica la sintesi della 19° edizione del Rapporto annuale sulla situazione del Paese.

"La situazione del Paese nel 2010": il rapporto annuale dell'Istat

In cinque capitoli il volume affronta le più recenti dinamiche in campo economico, tracciando la traiettoria di uscita dell’economia internazionale e di quella italiana dalla peggiore recessione dal secondo dopoguerra, documenta le condizioni del mercato del lavoro e delle famiglie italiane fino a proiettare lo sguardo sui prossimi anni, valutando lo stato del Paese alla luce di “Europa 2020” e del percorso tracciato dal Programma nazionale di riforma.

Alternative image text Sintesi ( 2,59 MB )
Alternative image text Tavole economiche ( 1.009,36 kB )
Alternative image text Focus per i media ( 373,32 kB )

da: “La situazione del Paese nel 2010″: il rapporto annuale dell’Istat / Ricerche / Documenti / Home – Legautonomie.


Istat, Le interrelazioni del settore agricolo con l’ambiente, scheda a cura della Cgil

L’urbanizzazione eccessiva sta minacciando le risorse agricole e naturali del nostro Paese, privo di un qualsiasi sistema di monitoraggio e di controllo in grado di fornire, sulla base di un unico sistema omogeneo, gli elementi conoscitivi e valutare l’entità del fenomeno.
Si ritiene perciò necessario assicurare una conoscenza scientifica e sistematica di quanto suolo viene consumato, della sua qualità e degli usi che lo stesso suolo aveva prima di essere trasformato come propongono, tra le varie iniziative, l’Osservatorio nazionale sui consumi di suolo, a cura del Politecnico di Milano, Istituto nazionale di urbanistica (Inu) e Legambiente. L’Osservatorio ha l’obiettivo di raccogliere dati sui volumi costruiti e sulle coperture dei suoli nelle diverse province e regioni, di definire metodi ed indicatori comuni per il monitoraggio dei consumi di suolo e di pubblicare un rapporto annuale sui consumi di suolo.
Alcune iniziative dell’Ispra evidenziano un rinnovato interesse sui temi dell’urbanizzazione e del consumo di suolo agricolo. Tali iniziative, finalizzate anche alla comprensione delle cause dei processi analizzati, possono
contribuire a costituire le basi conoscitive utili all’impostazione di politiche di pianificazione del territorio più attente alla salvaguardia delle risorse naturali. Si sente tuttavia la mancanza di una legge nazionale che
preveda limiti, o almeno controlli, del consumo di suolo, sull’esempio di esperienze di altri paesi europei.
Molto è lasciato nelle mani delle amministrazioni locali, che, tranne alcune, poche, eccezioni, non sentono purtroppo il bisogno di cambiare direzione né la responsabilità delle ricadute delle loro scelte sul patrimonio collettivo dell’ambiente, del suolo e dei beni paesistici e culturali.
In tal senso una proposta di legge è stata presentata al Senato l’8 novembre 2006, con il titolo ”Principi fondamentali in materia di pianificazione del territorio” (il testo è stato elaborato e proposto dal sito Eddyburg,
che si occupa di urbanistica, società e politica): tra gli obiettivi è indicato il contenimento dell’utilizzazione del territorio non urbanizzato, sia in prevalente condizione naturale sia oggetto di attività agricola o forestale, per
realizzarvi nuovi insediamenti di tipo urbano o ampliamenti di quelli esistenti, ovvero nuovi elementi infrastrutturali, nonché attrezzature puntuali, e comunque manufatti diversi da quelli strettamente funzionali
all’esercizio dell’attività agro-silvo-pastorale. Viene affermato (articolo 7, comma 1) che “nuovi impegni di suolo a fini insediativi e infrastrutturali sono consentiti esclusivamente qualora non sussistano alternative di riuso e
riorganizzazione degli insediamenti e delle infrastrutture esistenti”. E allo stesso fine vengono dettati (articolo 7, commi 2 e seguenti) i principi fondamentali da rispettarsi nella legislazione regionale per disciplinare le
trasformazioni (fisiche e/o funzionali) ammissibili nel territorio non urbanizzato, riproponendo un modello di disciplina già sperimentato, seppure a diversi livelli di compiutezza e di rigore, in diverse regioni (Calabria, Campania, Lazio, Emilia-Romagna, Piemonte, Sardegna, Toscana, Umbria, Veneto, Provincia autonoma di Bolzano). Anche l’Osservatorio nazionale sui consumi di suolo ha redatto una proposta di legge con analoghe
finalità, sia a livello nazionale, sia per la regione Lombardia

a marzo 2011 gli occupati sono 22,977 milioni, in aumento dello 0,5%, più 111 mila unità, rispetto a febbraio. L’Istat aggiunge che nel confronto con l’anno precedente l’occupazione è in crescita dello 0,6%, ovvero di 141 mila unità

L’Istat rende noto che a marzo 2011 gli occupati sono 22,977 milioni, in aumento dello 0,5%, più 111 mila unità, rispetto a febbraio. L’Istat aggiunge che nel confronto con l’anno precedente l’occupazione è in crescita dello 0,6%, ovvero di 141 mila unità.
Il tasso di disoccupazione a marzo risale attestandosi all’8,3%. Su base annua si registra, invece, una diminuzione dello 0,2%.
Sale il tasso di disoccupazione giovanile aumentato a marzo al 28,6% (+0,3% su base mensile, +1,3% su base annua).
L’occupazione maschile è in aumento rispetto a febbraio dello 0,3% (+39 mila unità), ma in diminuzione dello 0,8% su base annua; quella femminile è in aumento dello 0,8% (+72 mila unità) sul mese precedente e del 2,8% nei dodici mesi.
Il tasso di occupazione maschile aumenta di 0,2 punti percentuali nell’ultimo mese e diminuisce di 0,5 punti su base annua; quello femminile fa registrare aumenti di 0,3 punti percentuali su base congiunturale e di 1,1 punti percentuali in confronto a marzo 2010.
La disoccupazione maschile è in aumento dello 2,1% (+23 mila unità) rispetto al mese precedente, e dell’1,3% nei dodici mesi. Il numero di donne disoccupate cresce dell’1,8% rispetto a febbraio (+17 mila unità), ma diminuisce del 6,6% su base annua.


Istat, Rilevazione sulle forze di lavoro, 2010

I dati contenuti nelle tavole sono ottenuti come media dei risultati trimestrali del 2010. La presentazione dei dati è organizzata in capitoli omogenei rispetto alla condizione professionale: ciò significa che ai dati sulla popolazione seguono quelli sulle forze di lavoro, sugli occupati, sulle persone in cerca di occupazione e sulle non forze di lavoro.

I livelli e gli indicatori relativi a ciascuna condizione sono disaggregati secondo le principali caratteristiche sociodemografiche (sesso, età, titolo di studio) e territoriali. Le tavole, inoltre, riportano informazioni sulle caratteristiche dell’occupazione (settore di attività economica, posizione professionale, professione, carattere dell’occupazione, orario di lavoro), della disoccupazione (precedenti esperienze lavorative, durata della disoccupazione) e dell’inattività (tipologia e motivo dell’inattività). Segue un capitolo contenente informazioni relative alla frequenza di attività di istruzione e/o di formazione professionale disaggregate per alcune caratteristiche sociodemografiche.

La serie di tavole si chiude con il capitolo contenente alcune informazioni familiari, che riguardano da un lato i livelli di presenza delle famiglie sul mercato del lavoro secondo la tipologia familiare, dall’altro tavole riferite ai coniugi/conviventi e, infine, i tassi di attività, occupazione e disoccupazione secondo la condizione individuale all’interno del nucleo familiare.
In seguito alla ristrutturazione dell’indagine a partire dal 2004, i dati contenuti in queste tavole non sono confrontabili con quelli di media annua pubblicati antecedentemente al 2004.

da: Rilevazione sulle forze di lavoro.


Istat, Gli interventi e i servizi sociali dei Comuni singoli e associati

Nel 2008 i Comuni italiani, in forma singola o associata, hanno destinato agli interventi e ai servizi sociali 6 miliardi e 662 milioni di euro, un valore pari allo 0,42% del Pil nazionale.

Rispetto all’anno precedente la spesa sociale gestita a livello locale è aumentata del 4,1%, in linea con la dinamica di leggera crescita osservata dal 2003.

La spesa media pro capite è passata da 90 euro nel 2003 a 111 euro nel 2008, ma l’incremento è di soli 8 euro pro capite se calcolato a prezzi costanti.

Persistono sensibili differenze territoriali nelle risorse impiegate dai Comuni in rapporto alla popolazione residente: la spesa per abitante varia da un minimo di 30 euro in Calabria a un massimo di 280 euro nella provincia autonoma di Trento.

da: Gli interventi e i servizi sociali dei Comuni singoli e associati.


Istat, Reddito e risparmio delle famiglie

Nel 2010 la propensione al risparmio delle famiglie si è attestata al 12,1 per cento, registrando una diminuzione di 1,3 punti percentuali rispetto all’anno precedente; in particolare, nel quarto trimestre la propensione al risparmio delle famiglie è stata pari al 12,4 per cento, superiore di 0,5 punti percentuali rispetto al trimestre precedente, ma inferiore di 0,8 punti percentuali rispetto al corrispondente trimestre del 2009.

Sempre nell’ultimo trimestre del 2010 il potere di acquisto delle famiglie (cioè il reddito disponibile delle famiglie in termini reali) è aumentato dello 0,8 per cento rispetto al trimestre precedente, tornando sui livelli registrati alla fine del 2009. Ciononostante, nel complesso del 2010 le famiglie hanno subito una riduzione del loro potere d’acquisto dello 0,6 per cento; nel 2009 la perdita di potere d’acquisto era stata molto più elevata e pari al 3,1 per cento.

Nel 2010 il tasso di investimento delle famiglie si è attestato all’8,9 per cento, 0,2 punti percentuali in più rispetto al 2009, grazie alla crescita del 3,8 per cento degli investimenti. Nel quarto trimestre 2010 il tasso di investimento si è attestato all’8,9 per cento, 0,2 punti percentuali in meno rispetto al trimestre precedente, a causa della riduzione dello 0,4 per cento degli investimenti delle famiglie.

da: Reddito e risparmio delle famiglie e profitti delle società.


l’Istat diffonde un approfondimento sulla condizione delle giovani donne italiane: livello di istruzione, tipologia di occupazione, uso del tempo, stili di vita e altre informazioni sulla vita quotidiana delle donne tra i 18 e i 29 anni

Note informative
Periodo di riferimento: Anni 2009-2010
Diffuso il: 08 marzo 2011


In occasione della giornata internazionale della donna, l’Istat diffonde un approfondimento sulla condizione delle giovani donne italiane: livello di istruzione, tipologia di occupazione, uso del tempo, stili di vita e altre informazioni sulla vita quotidiana delle donne tra i 18 e i 29 anni.

I dati fanno riferimento al 2009 e al 2010.

Le informazioni su istruzione, mercato del lavoro e ruolo in famiglia sono tratte dalla media dei primi tre trimestri dell’indagine Forze di lavoro 2010.

Le motivazioni della permanenza nella famiglia di origine si riferiscono all’indagine multiscopo Famiglia e soggetti sociali, del dicembre 2009.

Il tempo dedicato al lavoro familiare si riferisce all’indagine multiscopo Uso del tempo svolta tra il 2008 e il 2009.

Gli altri dati si riferiscono all’indagine multiscopo Aspetti della vita quotidiana del 2010.

8 marzo: giovani donne in cifre


Istat, Suicidi e tentativi di suicidio

Periodo di riferimento: Anno 2009
Diffuso il: 01 aprile 2011


I dati statistici riportati nelle tavole allegate si riferiscono alla rilevazione condotta dall’Istat, sui suicidi e sui tentativi di suicidio relativi all’anno 2009.

Le tavole ripropongono il medesimo schema di presentazione editoriale che è stato adottato, in passato, per la pubblicazione cartacea “Annuario statistiche giudiziarie penali” al fine di rendere possibili anche confronti temporali sull’andamento del fenomeno. Per tale motivo è stata mantenuta la stessa numerazione adottata in precedenza per le corrispondenti tavole del suddetto volume. Inoltre, a partire dall’anno 2005 è stata aggiunta una nuova tavola relativa ai suicidi e tentativi di suicidio di nati all’estero per sesso e Paese.

La rilevazione statistica dei suicidi e dei tentativi di suicidio, della quale viene fornita una breve nota descrittiva, riguarda i dati accertati dalla Polizia di Stato, dall’Arma dei Carabinieri e dalla Guardia di Finanza in base alle notizie contenute nella scheda individuale di denuncia di suicidio o tentativo di suicidio trasmesso all’atto della comunicazione all’Autorità giudiziaria.
Ulteriori dati statistici sul fenomeno sono consultabili e scaricabili dal “Sistema informativo territoriale sulla giustizia”.

da: Suicidi e tentativi di suicidio.


Istat, Occupati e disoccupati, IV trimestre 2010

Periodo di riferimento: IV trimestre 2010
Diffuso il: 01 aprile 2011
Prossimo comunicato: 01 luglio 2011


Per la prima volta dal quarto trimestre 2008 gli occupati registrano una variazione tendenziale positiva: +0,1%, pari a 14.000 unità.

Prosegue la flessione dell’occupazione italiana (-166.000 unità), mentre il corrispondente tasso di occupazione rimane stabile al 56,5%. L’occupazione straniera aumenta (+179.000 unità), ma il relativo tasso di occupazione continua a diminuire, dal 64% al 62,1%.

Non si arresta la riduzione tendenziale dell’occupazione nell’industria in senso stretto (-1,7%, pari a -81.000 unità). Il terziario manifesta uno sviluppo moderatamente positivo (+1%, pari a 149.000 unità in più rispetto al quarto trimestre 2009), in particolare negli alberghi, nella ristorazione e nei servizi alle famiglie.

Gli occupati a tempo pieno registrano un nuovo calo (-1,2%, pari a -245.000 unità rispetto al quarto trimestre 2009); quelli a tempo parziale aumentano su base annua del 7,9% (+258.000 unità), ma si tratta esclusivamente di part-time involontario.

Prosegue il calo dei lavoratori con contratto a tempo indeterminato (-0,7%, pari a -103.000 unità), mentre cresce il numero dei dipendenti a termine (+5,1%, pari a 111.000 unità).

Il numero delle persone in cerca di occupazione manifesta un modesto incremento tendenziale (+1,6%, pari a 35.000 unità). La crescita interessa gli uomini e in misura più accentuata il Mezzogiorno. Gli ex-occupati contribuiscono per circa la metà alla crescita totale dei disoccupati.

Il tasso di disoccupazione è pari all’8,7% (8,6% nel quarto trimestre 2009); rispetto ad un anno prima, l’indicatore cresce per gli uomini (+0,3 punti) e diminuisce per le donne (-0,2 punti percentuali).

Il tasso di disoccupazione dei giovani tra 15 e 24 anni aumenta dal 27,9% del quarto trimestre 2009 al 29,8% e tocca un massimo del 42,4% per le donne del Mezzogiorno.

Cresce la popolazione inattiva (+65.000 unità), specie quella disponibile a lavorare, ma il tasso di inattività rimane stabile, rispetto ad un anno prima, al 37,5%.

La contenuta crescita degli inattivi è sintesi del calo della componente italiana (-122.000 unità) e della crescita di quella straniera (+187.000 unità). Si tratta soprattutto di donne straniere che non hanno cercato un lavoro per ragioni familiari e di giovani impegnati in percorsi di istruzione.

Ulteriori dati sono disponibili sulla banca dati CONISTAT

da: Occupati e disoccupati.


Istat, Occupati e disoccupati, febbraio 2011

A febbraio gli occupati sono 22.814 mila unità, in aumento dello 0,1% (17 mila unità) rispetto a gennaio 2011. Nel confronto con l’anno precedente l’occupazione è in calo dello 0,3% (-65 mila unità). La diminuzione riguarda la sola componente maschile.

Il tasso di occupazione è pari al 56,7%, invariato rispetto a gennaio e in calo di 0,3 punti rispetto a febbraio 2010.

Il numero dei disoccupati, pari a 2.088 mila, registra una diminuzione del 2% (-43 mila unità) rispetto a gennaio. Sia la componente maschile sia quella femminile risultano in flessione. Su base annua la diminuzione del numero di disoccupati è dell’1% (-21 mila unità).

Il tasso di disoccupazione si attesta all’8,4% con una diminuzione di 0,2 punti percentuali rispetto a gennaio e di 0,1 punti su base annua. Il tasso di disoccupazione giovanile scende al 28,1% con una diminuzione congiunturale di 1,3 punti percentuali.

Gli inattivi tra i 15 e i 64 anni aumentano dello 0,1% (21 mila unità) rispetto al mese precedente. Il tasso di inattività, dopo la crescita dei tre mesi precedenti, resta stabile al 38%.

da: Occupati e disoccupati.


Istat, Occupati e disoccupati: stime provvisorie. A gennaio gli occupati sono 22.831 mila unità, in diminuzione dello 0,4% (-83 mila unità) rispetto a dicembre 2010

A gennaio gli occupati sono 22.831 mila unità, in diminuzione dello 0,4% (-83 mila unità) rispetto a dicembre 2010. Nel confronto con l’anno precedente l’occupazione è in calo dello 0,5% (-110 mila unità). La diminuzione registrata nel mese è dovuta sia alla componente maschile sia a quella femminile.

Il tasso di occupazione è pari al 56,7%, in calo di 0,2 punti percentuali rispetto a dicembre e di 0,4 punti rispetto a gennaio 2010.

Il numero dei disoccupati, pari a 2.145 mila, registra una crescita dello 0,1% (+2 mila unità) rispetto a dicembre. Il risultato è sintesi della crescita della disoccupazione femminile e della flessione di quella maschile. Su base annua la crescita del numero di disoccupati è del 2,8% (+58 mila unità).

Per il terzo mese consecutivo il tasso di disoccupazione si attesta all’8,6% con una crescita di 0,2 punti percentuali su base annua. Prosegue la crescita del tasso di disoccupazione giovanile, che raggiunge il 29,4%.

Gli inattivi tra i 15 e i 64 anni aumentano dello 0,5% (80 mila unità) rispetto al mese precedente. Il tasso di inattività è pari al 37,8%, dopo tre mesi in cui risultava stabile al 37,6%.

da: Occupati e disoccupati: stime provvisorie.


Istat, Delitti denunciati dalle Forze di polizia all’Autorità giudiziaria: Nell’anno 2009 si sono registrati 2.629.831 delitti (4.369,0 per centomila abitanti), in leggera diminuzione (-3,0 per cento) rispetto all’anno precedente, dato che conferma l’andamento decrescente iniziato nel 2008

La quantificazione dei delitti denunciati dalle Forze di polizia all’Autorità giudiziaria costituisce un importante strumento di misura della criminalità. Questo termine, in realtà, nella percezione comune è la sintesi di un concetto complesso e influenzato da più fattori. Tra questi ultimi, oltre ai risultati dell’azione di prevenzione e contrasto messa in opera dalle Forze di polizia, i principali sono la propensione dei cittadini a denunciare i reati di cui sono vittime, le politiche sulla sicurezza, le modifiche normative. Non è pertanto sempre agevole distinguere le tendenze destinate a consolidarsi nel tempo dagli eventi congiunturali.

I livelli di delittuosità, in ascesa fino al 1991, hanno avuto successivamente un andamento altalenante nel tempo, ma con livelli sostanzialmente stabili. Nell’anno 2009 si sono registrati 2.629.831 delitti (4.369,0 per centomila abitanti), in leggera diminuzione (-3,0 per cento) rispetto all’anno precedente, dato che conferma l’andamento decrescente iniziato nel 2008.

Il dettaglio territoriale proposto, che arriva fino al dettaglio comunale per i centri con una popolazione superiore ai 250.000 abitanti, consente all’utilizzatore analisi differenziate per le diverse realtà del Paese, con l’avvertenza che alcuni dei fattori predetti, in particolare la propensione a denunciare, possono variare notevolmente nei diversi contesti geografici.

Vengono inoltre proposti i dati relativi alle persone sospettate di aver commesso i reati denunciati, e tra queste, quelli dei minori di 18 anni.

La rilevazione, della quale viene fornita una breve nota descrittiva, riguarda la totalità dei delitti, di autore noto o ignoto, denunciati dalle Forze di polizia all’Autorità giudiziaria, sia derivanti da denunce di privati, sia autonomamente accertati nell’esercizio dell’attività di contrasto della criminalità.

da: Delitti denunciati dalle Forze di polizia all’Autorità giudiziaria.


Istat, Bilancio demografico mensile: Alla fine di novembre 2010 la popolazione residente in Italia ammonta a 60.605.053 abitanti

L’Istat rende disponibili on line – su http://demo.istat.it – i dati mensili relativi al bilancio demografico e alla popolazione residente per sesso dei comuni italiani.

I dati, che derivano dalla rilevazione mensile effettuata dall’Istat presso tutti i comuni italiani, vanno considerati provvisori fino alla fine dell’anno di riferimento, e precisamente fino alla diffusione del comunicato stampa relativo al “Bilancio demografico nazionale”.

Alla fine di novembre 2010 la popolazione residente in Italia ammonta a 60.605.053 abitanti. Rispetto all’inizio del 2010 si è registrato un incremento dello 0,44 per cento, pari a +264.725 unità, che si è concentrato nelle regioni del Centro (+0,61 per cento), del Nord-ovest e del Nord-est (+0,59 per cento).

da:Bilancio demografico mensile.


Statistiche storiche

Statistiche storiche

Il Sommario delle statistiche stroriche dal 1861 al 2010 consentirà di ripercorrere la storia del Paese in questo arco temporale attraverso un ampio numero di serie storiche di dati, appositamente ricostruite per l’anniversario, su temi ambientali, sociali, economici e demografici.

L’albero genealogico delle rilevazioni a corredo del volume permetterà di ricostruire la storia delle fonti e della produzione statistica ufficiale.

Il Data Warehouse che verrà affiancato al Sommario, disponibile anche in inglese, consentirà di consultare on line un numero ancora più ampio di serie di dati, di scaricarle e di elaborarle.

Sommari delle statistiche storiche disponibili

1861-1955

1861-1965

1861-1975

1926-1985
da pag. 1 a pag. 100
da pag. 101 a pag. 200
da pag. 201 a pag. 300
da pag. 301 a pag. 373

da: Statistiche storiche.


L’Istat celebra i 150 anni dell’Unità nazionale

L'Istat per i 150 anni
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L’Istat celebra i 150 anni dell’Unità nazionale

L’Istat partecipa alle celebrazioni per i 150 anni dell’Unità d’Italia con un fitto programma per raccontare il cammino che il Paese ha percorso fino ad oggi.

Si comincia, alla fine di marzo, con la collaborazione alla mostra “Regioni e Testimonianze D’ITALIA” al Vittoriano, per la quale l’Istat ha predisposto grafici statistici con visualizzazioni dinamiche consultabili anche da postazioni interattive.

Si sta realizzando un’edizione speciale di Italia in cifre, che ogni anno fornisce una fotografia sintetica del Paese e che, nell’edizione 2011, presenta anche dati storici per comprendere le trasformazioni di questi 150 anni.

È disponibile la biblioteca storica digitale e sono in elaborazione il Sommario di statistiche storiche dal 1861 al 2010 e il Data Warehouse di serie storiche.

Si segnalano inoltre il recupero e riordino dell’Archivio storico dell’Istat; il dizionario biografico degli statistici; l’aggiornamento della bibliografia di storia della statistica italiana.

Il 15 marzo sono stati pubblicati i bandi per due borse di studio per giovani ricercatori sul trattamento di dati in serie storica e sull’utilizzo di fonti documentarie di tipo statistico per la storia contemporanea.

Sono in programma anche altre iniziative che consentiranno di analizzare il percorso effettuato fin qui da diverse Regioni del Paese, come il Nuovo sistema di diffusione delle statistiche regionali; il Sistat – Sistema informativo sulle trasformazioni amministrative e territoriali; i convegni regionali; il progetto di un volume su omogeneità/disomogeneità regionali.

I prodotti presentati in occasione delle celebrazioni sono disponibili in quest’area web dedicata, accessibile anche dal sito www.italiaunita150.it curato dalla Presidenza del Consiglio

da: L’Istat celebra i 150 anni dell’Unità nazionale.


L’ospedalizzazione di pazienti affetti da disturbi psichici, Istat

L’Istat, mediante l’elaborazione delle schede di dimissione ospedaliera rilevate dal Ministero della salute, diffonde i dati aggiornati al 2007 e 2008 relativi all’ospedalizzazione di pazienti affetti da disturbi psichici.

La prima pubblicazione su questo fenomeno per il periodo 1999-2002 è stata realizzata, in collaborazione con il Ministero della salute, nel 2006 con l’intento di ripristinare l’informazione relativa all’ospedalizzazione di pazienti affetti da disturbi psichici che si era interrotta nel 1998.

Nelle tavole in download sono presentati dati e indicatori in serie storica per gli anni 2005-2008 a livello nazionale; nei capitoli 2 e 3 il dettaglio territoriale è quello regionale rispettivamente per gli anni 2007 e 2008. Analogamente i capitoli 4 e 5 presentano i dati a livello provinciale per gli stessi anni. Le informazioni si riferiscono alla frequenza ed alla distribuzione dei casi nelle diverse strutture ospedaliere italiane, alle caratteristiche sociodemografiche dei pazienti, alle cause di ricovero ed alla mobilità ospedaliera

da: L’ospedalizzazione di pazienti affetti da disturbi psichici.


Bilancio demografico mensile

L’Istat rende disponibili on line – su http://demo.istat.it – i dati mensili relativi al bilancio demografico e alla popolazione residente per sesso dei comuni italiani.

I dati, che derivano dalla rilevazione mensile effettuata dall’Istat presso tutti i comuni italiani, vanno considerati provvisori fino alla fine dell’anno di riferimento, e precisamente fino alla diffusione del comunicato stampa relativo al “Bilancio demografico nazionale”.

Alla fine di ottobre 2010 la popolazione residente in Italia ammonta a 60.574.609 abitanti. Rispetto all’inizio del 2010 si è registrato un incremento dello 0,39 per cento, pari a +234.281 unità, che si è concentrato nelle regioni del Centro (+0,56 per cento), del Nord-est (+0,53 per cento) e del Nord-ovest (+0,50 per cento).

DA: Bilancio demografico mensile.


Istat news, Newsletter del 01/03/2011

Newsletter di www.istat.it

Notizie pubblicate on line nella settimana 22 febbraio – 28 febbraio 2011

Famiglie stranieri: indicatori disagio economico (Anno 2009)
Statistiche in breve del: 28 febbraio 2011

Bilancio demografico mensile (Gennaio-Ottobre 2010)
Note per la stampa del: 28 febbraio 2011

Lavoro e retribuzioni nelle grandi imprese (Dicembre 2010)
Comunicati in calendario del: 25 febbraio 2011

Commercio al dettaglio (Dicembre 2010)
Comunicati in calendario del: 24 febbraio 2011

Indagine sulla fiducia delle imprese di servizi (Febbraio 2011)
Note per la stampa del: 24 febbraio 2011

Indagine sulla fiducia imprese manifatturiere (Febbraio 2011)
Note per la stampa del: 24 febbraio 2011

Indagine sulla fiducia imprese di costruzioni (Gennaio 2011)
Note per la stampa del: 24 febbraio 2011

Fiducia delle imprese del commercio al dettaglio (Febbraio 2011)
Note per la stampa del: 24 febbraio 2011

Prezzi al consumo (Gennaio 2011)
Comunicati in calendario del: 23 febbraio 2011

La spesa per la gestione dei rifiuti, delle acque (Anni 1997-2009)
Statistiche in breve del: 23 febbraio 2011

Indagine sulla fiducia dei consumatori (Febbraio 2011)
Note per la stampa del: 22 febbraio 2011

Uso dei fitosanitari nella coltivazione della vite (Annata agraria 2009-2010)
Statistiche in breve del: 22 febbraio 2011


Il reddito disponibile delle famiglie nelle regioni italiane

Statistiche in breve
Periodo di riferimento: Anni 2006-2009
Diffuso il: 02 febbraio 2011


Nel periodo 2006-2009 il reddito disponibile delle Famiglie italiane si è concentrato, in media, per circa il 53 per cento nelle regioni del Nord, per il 26 per cento circa nel Mezzogiorno e per il restante 21 per cento nel Centro. Nel periodo considerato tale distribuzione ha mostrato alcune variazioni che hanno interessato principalmente il Nord-ovest, il quale ha visto diminuire la sua quota di 0,6 punti percentuali (dal 31,1 del 2006 al 30,5 per cento nel 2009) a favore di Centro e Mezzogiorno (+0,4 e +0,2 punti percentuali rispettivamente). La quota di reddito disponibile delle Famiglie del Nord-est è rimasta invariata al 22 per cento.

Il periodo analizzato ha poi visto il progressivo ridursi del tasso di crescita del Reddito disponibile nazionale, che è passato da un incremento del 3,5 per cento del 2006 ad una flessione del 2,7 per cento nel 2009, la prima dal 1995. L’impatto è stato più forte nel settentrione (-4,1 per cento nel Nord-ovest e -3,4 per cento nel Nord-est) e più contenuto al Centro (-1,8 per cento) e nel Mezzogiorno (-1,2 per cento). In generale, tale diminuzione è essenzialmente da attribuire alla marcata contrazione dei redditi da capitale, anche se, in alcune regioni (in particolare Piemonte e Abruzzo), un importante contributo negativo è venuto dal rallentamento dei redditi da lavoro dipendente.

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frecciaSerie storiche
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da: Il reddito disponibile delle famiglie nelle regioni italiane.


Istat, Bilancio demografico mensile

Bilancio demografico mensile

argomenti
Note per la stampa
Periodo di riferimento: Gennaio-Settembre 2010
Diffuso il: 07 febbraio 2011


L’Istat rende disponibili on line – su http://demo.istat.it – i dati mensili relativi al bilancio demografico e alla popolazione residente per sesso dei comuni italiani.

I dati, che derivano dalla rilevazione mensile effettuata dall’Istat presso tutti i comuni italiani, vanno considerati provvisori fino alla fine dell’anno di riferimento, e precisamente fino alla diffusione del comunicato stampa relativo al “Bilancio demografico nazionale”.

Alla fine di settembre 2010 la popolazione residente in Italia ammonta a 60.545.940 abitanti. Rispetto all’inizio del 2010 si è registrato un incremento dello 0,34 per cento, pari a +205.612 unità, che si è concentrato nelle regioni del Centro (+0,5 per cento), del Nord-est (+0,48 per cento) e del Nord-ovest (+0,43 per cento).

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Newsletter di www.istat.it del 08/02/2011

Newsletter di www.istat.it

Notizie pubblicate on line nella settimana 01 febbraio – 07 febbraio 2011

Bilancio demografico mensile (Gennaio-Settembre 2010)
Note per la stampa del: 07 febbraio 2011

Paniere dei prezzi al consumo (Anno 2011)
Comunicati in calendario del: 04 febbraio 2011

Prezzi al consumo (provvisori) (Gennaio 2011)
Comunicati in calendario del: 04 febbraio 2011

Reddito disponibile delle famiglie (Anni 2006-2009)
Statistiche in breve del: 02 febbraio 2011

Occupati e disoccupati (provvisori) (Dicembre 2010)
Comunicati in calendario del: 01 febbraio 2011


ISTAT CENSIMENTI GENERALI 2010-2011




ISTAT, 2011



Istat, L’integrazione degli alunni con disabilità nelle scuole primarie e secondarie di I grado, statali e non statali

Periodo di riferimento: anni scolastici 2008/2009 e 2009/2010
Diffuso il: 19 gennaio 2011


L’Istat diffonde i primi risultati dell’Indagine sugli alunni con disabilià nelle scuole primarie e secondarie di I grado, statali e non statali.

L’indagine si pone l’obiettivo di rilevare le risorse, le attività e gli strumenti di cui si sono dotati i singoli plessi scolastici per favorire l’inserimento scolastico degli alunni con disabilità negli anni scolastici 2008/2009 e 2009/2010 rispettivamente.

L’indagine si è svolta tra il 20 aprile e il 22 maggio del 2009 e tra il 26 aprile e il 30 maggio del 2010. Il tasso di risposta per l’indagine relativa all’anno scolastico 2008/2009 è stato del 77%, con 20.426 scuole che hanno compilato il questionario. Il tasso di risposta per l’indagine dell’anno successivo è stato dell’89%, con 23.451 scuole che hanno partecipato all’indagine.

Nella scuola dell’obbligo, negli ultimi 20 anni, si è assistito a una crescita progressiva dellapresenza di alunni con disabilità. Nell’anno scolastico 2009/2010 sono poco più di 130 mila; di questi, circa 73 mila sono studenti della scuola primaria e circa 59 mila della scuola secondaria di I grado.

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da: L’integrazione degli alunni con disabilità nelle scuole primarie e secondarie di I grado, statali e non statali.


Istat, La vita quotidiana nel 2009

Indagine multiscopo annuale sulle famiglie

Diffuso il: 21 gennaio 2011


Settori: Famiglia e società
Periodo dei dati: Anno 2009
Collana: Informazioni, n. 5
Anno di edizione: 2010
Periodicità: Annuale
Supporti: Volume cartaceo CD-ROM
Pagine: 252 Dimensioni: 21,0 x 29,7 cm
Prezzo: 30.00 € – IVA: 4%
Edizione cartacea in preparazione
Cod. ISBN: 978-88-458-1666-6
Cod. SIGED: 2I012010005000005


Il volume presenta i risultati dell’indagine multiscopo “Aspetti della vita quotidiana” condotta a febbraio 2009.
I dati illustrati affrontano un ventaglio estremamente ampio di temi: relazioni familiari, condizioni abitative e della zona in cui si vive, condizioni di salute e stili di vita, comportamenti legati al tempo libero e alla cultura, rapporto con vecchie e nuove tecnologie, rapporto dei cittadini con i servizi di pubblica utilità.
L’analisi è stata condotta prendendo in considerazione le caratteristiche anagrafiche, sociali e territoriali degli individui, in modo da restituire un’immagine della società italiana nella sua complessità, a partire dalla molteplicità e varietà dei comportamenti individuali.
Sono state raggiunte oltre 19 mila famiglie, per un totale di quasi 49 mila individui.
Nel cd-rom, allegato al volume, sono presenti i file in formato Pdf delle popolazioni di riferimento, la strategia di campionamento e il livello di precisione dei risultati, gli indicatori di qualità, il glossario, le serie storiche e tavole statistiche aggiuntive oltre a quelle presenti nel volume in formato Excel.

Il Sistema di indagini sociali multiscopo è costituito da un’indagine annuale sugli “Aspetti della vita quotidiana”, un’indagine trimestrale su “Viaggi e vacanze” e cinque indagini tematiche che ruotano con cadenza quinquennale su “Condizioni di salute e ricorso ai servizi sanitari”, “I cittadini e il tempo libero”, “Sicurezza dei cittadini”, “Famiglie e soggetti sociali”, “Uso del tempo”.


Come acquistare l’edizione cartacea

Il volume può essere richiesto compilando l’apposito modulo di prenotazione. Non appena disponibile, l’edizione cartacea potrà essere acquistata presso i centri di informazione statistica, presenti in ogni regione e provincia autonoma, e presso le librerie con cui l’Istat collabora.

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frecciaTavole e documenti cd-rom
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da: La vita quotidiana nel 2009.


Istat, Indicatori demografici

Periodo di riferimento: Anno 2010
Diffuso il: 24 gennaio 2011
Prossimo comunicato: 01 gennaio 2012


Nel corso dell’ultimo anno la popolazione ha continuato a crescere superando i 60 milioni 600 mila residenti al 1° gennaio 2011, con un tasso d’incremento del 4,3 per mille.

Rispetto all’anno precedente risultano in calo tanto le nascite quanto i decessi, le prime in misura maggiore dei secondi. Ne consegue una dinamica naturale di segno ancor più negativo (-0,5 per mille) rispetto all’anno precedente.

La fecondità è in lieve calo (1,4 figli per donna) e sembra essersi conclusa, soprattutto da parte delle donne italiane, la fase di recupero cui si era assistito per ampia parte dello scorso decennio.

La vita media compie ulteriori progressi: 79,1 anni per gli uomini, 84,3 anni per le donne con, rispettivamente, un guadagno di tre e due decimi di anno sul 2009.


In conformità con i requisiti del programma SDDS del Fondo monetario internazionale, l’Istat diffonde un calendario annuale dei comunicati stampa tramite il sito Internet dell’Istituto e il sitoSDDS.

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da: Indicatori demografici.