“Chi vive nel “mondo” non può esperire in sé nient’altro che la lotta tra una moltitudine di valori. Egli deve scegliere quale di questi dei vuole o deve servire”, Max Weber
Pubblicato: 9 aprile 2012 Filed under: Citazioni, Weber Max 1 Commento »Sostiene Max Weber
Egli deve scegliere quale di questi dei vuole o deve servire”
“Si tengono”, secondo MASSIMO CACCIARI
Pubblicato: 13 febbraio 2012 Filed under: Cacciari Massimo, Citazioni, CITAZIONI e AFORISMI, Formazione Permanente 1 Commento »
Viviamo tempi in cui gli uomini, spinti da spiriti mediocri o da feroci ideologie, si abituano … di Albert Camus
Pubblicato: 9 febbraio 2012 Filed under: Citazioni, Comunismo, Fascismo, islamismo, totalitarismi Lascia un commento »«Viviamo tempi in cui gli uomini, spinti da spiriti mediocri o da feroci ideologie, si abituano a provare vergogna di qualsiasi cosa.
Vergogna di se stessi, vergogna di essere felici, d’amare e di creare. [...]
È necessario quindi sentirsi colpevoli.
Eccoci trascinati al confessionale laico, il peggiore di tutti. »
Albert Camus, Actuelles. Ecrits politiques,
1948
Un buon pensiero che abbiamo letto, una cosa che ci abbia colpito nell’ascoltarla, li riportiamo volentieri nel nostro diario, Wolfgang Goethe nelle Affinità elettive
Pubblicato: 9 febbraio 2012 Filed under: biografie, Blog, Citazioni Lascia un commento »Dice Wolfgang Goethe nelle Affinità elettive:
“Un buon pensiero che abbiamo letto, una cosa che ci abbia colpito nell’ascoltarla, li riportiamo volentieri nel nostro diario.
Se ci prendessimo però ugualmente la pena di annotare dalle lettere dei nostri amici osservazioni, caratteristiche, garbati giudizi, detti fugaci e arguti, potremmo divenire molto ricchi.
Ci sono lettere che si conservano per non rileggerle mai più, infine viene il giorno che si distruggono per discrezione, e così ne scompare il più bello e più immediato alito di vita, e non sarà possibile né per noi né per altri riprodurlo mai più.
Io mi propongo di riparare a questa negligenza…“
Franco Basaglia: “organizzerei la situazione. Mi metterei cioè a fare insieme con altri un’attività giusta per il buio”
Pubblicato: 23 gennaio 2012 Filed under: Basaglia Franco (1924-1980), Citazioni Lascia un commento »“Che cosa farebbe
se il black-out capitasse improvvisamente a casa sua?”
Rispose:
“Accetterei il buio
e organizzerei la situazione.
Mi metterei cioè a fare
insieme con altri
un’attività giusta per il buio”
Théo Angelopoulos: come vivere dentro la crisi, intervista a Rai-Ballarò, 10 gennaio 2012
Pubblicato: 12 gennaio 2012 Filed under: Citazioni, consumi, crisi speculativo-finanziaria agosto 2011, decrescita, Povertà, Redditi 12 Commenti »
Vedi anche:
Serge Latouche e la crisi economica del 2008 ed anni seguenti, da Rai 3 Ballarò, 31 gennaio 2012
Comunicazione: contenuti e tono
Pubblicato: 14 novembre 2011 Filed under: Citazioni, COMUNICAZIONE Lascia un commento »“La parola comunica il pensiero, il tono le emozioni”
Ezra Pound
La casa era silenzio e il mondo era calma, di Stevens Wallace, letta da Domenico Pelini
Pubblicato: 21 maggio 2011 Filed under: Arte, Bisogni, casa, Citazioni, LETTERATURA e CINEMA, Qualità della vita, Salute mentale Lascia un commento »—>La casa era silenzio e il mondo era calma Lettura di Domenico Pelini<—
LA CASA ERA SILENZIO, di Stevens Wallace
La casa era silenzio e il mondo era calma
Il lettore divenne il libro; e la notte estiva
Era il sentire del libro
La casa era silenzio e il mondo era calma
Le parole furono dette come se il libro non ci fosse
Se non che il lettore era chino sulla pagina,
Voleva stare chino, voleva molto tanto essere
Lo studioso a cui il suo libro dice il vero, a cui
La notte estiva è come una perfezione del pensiero.
La casa era silenzio perchè così doveva essere.
Il silenzio era parte del senso, parte della mente:
Il passaggio che conduce la perfezione alla pagina.
E il mondo era calmo. La verità in un mondo calmo.
In cui non c’è altro senso,essa stessa
E’ calma, essa stessa è estate e notte, essa stessa
E’ il lettore che a tarda ora chino legge.
Tipi di ascolto secondo Roland Barthes
Pubblicato: 27 aprile 2011 Filed under: Citazioni, Comunicazione, Comunicazione e relazioni interpersonali 2 Commenti »Barthes ha distinto tra tipi di ascolto:
quello degli indizi sonori, dei nostri progenitori, animali e primati: l’ascolto come allarme.
L’ascolto come decifrazione: è l’ascolto dell’uomo, decifra e interpreta.
E l’ascolto «applicato»: l’atto intenzionale dell’ascolto, fenomeno del tutto moderno. Questo tipo di ascolto, quello contemporaneo, è tuttavia ancora un ascolto panico: aperto a tutte le forme di ascolto. Qui siamo vicini all’ascolto delle spie, delle talpe.
Parlando di questo terzo ascolto Barthes ha scritto che non c’è più da una parte chi si confida, confessa, e dall’altra chi ascolta, tace, sanziona, valuta: ciascuno è nello stesso tempo ascoltato e a sua volta ascolta. La contemporaneità è dunque il paradiso delle spie?
Barthes parla di «ascolto libero», un ascolto che circola e scambia, quindi disgrega con la sua mobilità la rete rigida degli antichi luoghi d’ascolto: il carcere, il confessionale, la camera da letto.
David Frost: a televisione è un’invenzione che vi permette di farvi divertire nel vostro soggiorno da gente che non vorreste mai avere in casa
Pubblicato: 27 aprile 2011 Filed under: Citazioni, Televisione Lascia un commento »La televisione è un’invenzione che vi permette di farvi divertire nel vostro soggiorno da gente che non vorreste mai avere in casa
Frost David
Giuseppe Pontiggia: “Parliamoci chiaro”
Pubblicato: 27 aprile 2011 Filed under: Citazioni, Comunicazione, Comunicazione e relazioni interpersonali 2 Commenti »PONTIGGIA Giuseppe
Citazione, in Nicolas Pethes, Jens Ruchatz (edizione italiana a cura di Andrea Borsari, Dizionario della memoria e del ricordo, Bruno Mondadori, 2002, pagg. 87-89
Pubblicato: 27 aprile 2011 Filed under: Citazioni Lascia un commento »Citazione: motivo linguistico, figurativo o sonoro tratto da un contesto estraneo, quindi facilmente riconoscibile, e inserito in un contesto attuale. La citazione è uno dei concetti con cui convenzionalmente si indica la memoria intertestuale dei testi nella filologia tradizionale. Un altro “interlocutore”, assente, viene destato ed evocato nel proprio discorso. Nel Medioevo e nell’Antichità si citava “a senso”, non letteralmente – e quindi propriamente in modo “errato” – invece, a partire dal XVI secolo, le virgolette indicano la letteralità dell’estratto. Attraverso la citazione un testo dichiara di richiamarsi all’autorità di un altro e interpreta un presente trascorso come tuttora efficace. La citazione è una modalità di formazione della memoria attraverso la ripetizione. Essa è attestata e messa a disposizione in raccolte o antologie di citazioni, i “luoghi”, in cui la circolazione della citazione si sedimenta ed emerge la tensione tra ripetitività e ricercatezza. Nella misura in cui la citazione fa tornare presente il passato inserendolo in un nuovo contesto essa può fungere da caso paradigmatico, o addirittura da modello del ricordo in generale.La facile citabilità e la dignità di citazione indicano due aspetti della citazione come modalità di trasmissione culturale.Il primo aspetto corrisponde alla forma con cui qualcosa si insinua nella memoria. Si indica con essa una sorta di posteriorità di ciò che viene ricordato: tale posteriorità non è un presupposto, ma piuttosto un effetto della citazione Il secondo aspetto è un modo dell”auctoritas, di quell’autorità che attraverso la citazione viene chiamata in causa e così trasferita sulla citazione stessa. L’atto di citare esibisce e dimostra il suo presupposto: la disponibilità di ciò che viene richiamato e ripetuto e l’autorità del discorso citato. Ciò che viene presentificato nella citazione racchiude un presente che solo la citazione conquista e che non è dato prima della ripetizione in essa: una presenza che si da a posteriori, postuma.Nella citazione l’evocazione del ricordo è un “travisare”, il contesto da cui la citazione è tratta viene spezzato e la citazione ne viene estrapolata per poter essere conservata e quindi poter tornare in uso.W. Benjamin ha proposto una formula per indicare questo nesso di distruzione e permanenza: «alcuni tramandano le cose rendendole intangibili e conservandole, altri le situazioni, mettendole a disposizione e liquidandole» (in II carattere distruttivo). In quanto citazioni le parole o le frasi sono svincolate dal contesto in cui generano senso. Trasferito e inserito in un’altra costellazione ciò che viene citato diviene leggibile tramite il testo in cui è citato, stabilendo nuove connessioni e acquisendo un nuovo contesto. Anche la scrittura della storia può essere definita – in senso lato – come una forma di «citazione» attraverso cui «quello che di volta in volta è l’oggetto storico viene strappato al suo contesto» (Benjamin, I passages di Parigi) e in tal modo conservato per divenire finalmente leggibile.La dignità di citazione e la facile citabilità impostano la differenza fra la consacrazione di un nome attraverso la citazione e l’anonimità della citazione. Come topos, fra l’attribuzione di autorità attraverso la voce di una personalità del passato e l’anonimato di ciò che viene semplicemente ripetuto. Ciò che viene citato abbastanza di frequente non esige più alcuna autorità alle spalle, ma piuttosto una ricorrenza, che lo rende un luogo comune, e una ripetibilità (meme).Il “detto proverbiale” può anche aver conservato nel lessico delle citazioni il riferimento alla fonte originaria , tuttavia, più è proverbiale, meno fa riferimento a quest’origine. La citazione è una cerniera fra passato e presente nella misura in cui interrompe il discorso presente per richiamare il passato e inserirlo come frammento. La condizione interessa il discorso attuale, ma mantiene lo stesso la possibilità, che le aleggia intorno come uno spettro, di un’ulteriore penetrazione del testo attraverso altri discorsi.
In: Nicolas Pethes, Jens Ruchatz (edizione italiana a cura di Andrea Borsari, Dizionario della memoria e del ricordo, Bruno Mondadori, 2002, pagg. 87-89
Blog e parole attraverso Fosco e Dacia Maraini
Pubblicato: 27 aprile 2011 Filed under: Blog, Citazioni Lascia un commento »“Cosa si fa sui blog?” chiese Incredulo
“Sui blog si fa conversazione!” rispose Sperimentatore
Questo dialoghetto tra Amalteo e SurferRosa mi ha fatto ricordare alcuni frammenti e citazioni tratte dal libro di Dacia e Fosco Maraini, Il gioco dell’universo. Le lascio qui.
“Fosco era uno sperimentatore nato. Il campo dei suoi esperimenti era il linguaggio. Quasi mettendo in pratica la famosa frase di Roland Barthes: “Ogni rifiuto del linguaggio è una morte”. Con la morte lui ci giocava a rimpiattino: le parole gli rivelavano i nascondigli più sicuri, più impensabili per tenerla a bada. Ma rivela anche altro questa passione, come dice T.S. Eliot nel saggio del Bosco Sacro dedicato a Philip Massinger, ovvero che una evoluzione vitale del linguaggio è anche una evoluzione del sentimento. Quindi non gioco di superficie, fine a se stesso, ma scavo, attraverso la lingua scritta, nella terra dura del pensiero. […]
… Il linguaggio comune, salvo rari casi, mira ai significati univoci, puntuali, a centratura precisa.
Nel linguaggio metasemantico invece le parole non infilano le cose come frecce, ma le sfiorano come piume, o colpi di brezza, o raggi di sole, dando luogo a molteplici diffrazioni, a richiami armonici, a cromatismi polivalenti, a fenomeni di fecondazione secondaria, ed è facile vedere i “duomi del pensiero” che si muovono lenti spinti dai “moti più segreti”.
Nel linguaggio comune dinanzi a cose, eventi, emozioni, pensieri nuovi, o ritenuti tali, si trovano suoni che danno loro foneticamente corpo e vita, che li rendano moneta del discorso.
Nel linguaggio metasemantico, o nella poesia, avviene proprio il contrario. Si propongono dei suoni e si attende che il proprio patrimonio d’esperienze interiori, magari il proprio subconscio, dia loro significati, valori emotivi, profondità e bellezze. E’ dunque la parola come musica e come scintilla.
… La parola è come una caramella, qualcosa da rigirare tra lingua e palato con voluttà, a lungo, estraendone fiumi di sapori e delizie.
… Parole belle, parole brutte, parole misteriose, parole semplici, parole complesse, parole didascaliche, parole poetiche, parole logiche, parole in libertà… . […]
… Fosco confesserà inoltre che quasi ogni sua parola è frutto d’un lungo studio. Certe espressioni proprio non gli venivano per mesi, sapeva quello che cercava, ma il sassolino giusto la marea non glie lo gettava mai sulla spiaggia.
Poi un certo giorno, magari facendosi la barba, cambiando una gomma della macchina, studiando gli ideogrammi cinesi o seduto nella neve al sole, eccoti il sassolino cercato. Adesso gli resta solo da sperare di non aver scritto in una lingua privata e segreta, come dire per lui solo; ciò che proprio gli dispiacerebbe.
… La tensione poetica accompagnerà Fosco per tutta la vita. Ma non scriverà molti versi. La sua scrittura tendeva allo scientifico e allo storico. Eppure la gioia della poesia si insinua spesso anche fra i suoi più cocciuti elenchi. La poesia come gioco verbale, la poesia come affrancamento di una fantasia troppo costretta e razionalizzante, la poesia come alta acrobazia verbale, la poesia come gioco che si gioca. Tale la troviamo in questa fànfola:
Il giorno ad urlapicchio
Ci son dei giorni smègi e lombidiosi
col cielo dagro e un fònzero gongruto
ci son meriggi gnàlidi e budriosi
che plògidan sul mondo infrangelluto,
ma oggi è un giorno a zìmpagi e zirlecchi
un giorno tutto gnacchi e timparlini,
le nuvole buzzìllano, i bernecchi
ludèrchiano coi fèrnagi tra i pini;
è un giorno per le vànvere, un festicchio
un giorno carmidioso e prodigiero,
è il giorno a cantileni, ad urlapicchio
in cui m’hai detto “t’amo per davvero”.
Ma cosa sono le fànfole? Fosco rispondeva con una citazione da Palazzeschi.
“cosa ci hanno con noi quelle due sbrèndole, quelle ciufféche, quelle cirimbràccole?” – Palazzeschi
La fànfola è una forma dialettale, un ghirigoro linguistico, un grammelot finissimo ed esilarante che fa esplodere il linguaggio dall’interno, mostrando le sue contraddizioni, le sue povertà e le sue ricchezze. Rivelando soprattutto quanto il suono spesso prevalga sul significato, il fonema sul semantema.
… Ah, la magia delle parole! Che non smettono mai di sorprendere, di cicalare, di ridere, di manifestarsi e poi sparire nel nulla.
… E alla fine di tutte le nostre “esplorazioni” arriveremo dove abbiamo cominciato e per la prima volta conosceremo il “posto”. (T.S. Eliot)
Così Fosco accumulava parole con la pazienza di un grande camminatore della mente.”
Allora:
“Cosa si fa sui blog?” Chiese Incredulo
“Sui blog si fanno blogaloghi!” rispose Amalteo-Sperimentatore… ossia varianti dei dialoghi faccia a faccia.
Non vi sembra una “fànfola”?
Sui Blog: conversazioni di qualche anno fa (2006)
Pubblicato: 27 aprile 2011 Filed under: Blog, Citazioni Lascia un commento »
In quanto vivente nella modernità vivo non solo il politeismo dei valori, ma anche quello dei ruoli e delle situazioni.
Ma se dovessi ricordare per il futuro la “cifra” di questi mesi dovrei riferirla alla mia avventura sui Blog. E alla mia vorace curiosità per questa forma di comunicazione biografica resa possibile dalle tecnologie del Web.
Sull’ argomento ho avuto una interessante discussione con Ruckert che vorrei fissare anche nel mio blocco degli appunti.
Paolo a Ruckert Mi è piaciuta la tua rievocazione biografica sul Blog del 14 aprile . Volevo dirti subito – in breve – perchè trovo di grandissimo interesse culturale i Blog. Perchè credo che attraverso questi scritti e nei commenti stia avvenendo una rivoluzione. Cioè la costruzione di una intelligenza associativa. Ossia l’elaborazione di nuovi modi di pensare il mondo attraverso piccoli francobolli che fanno vedere le associazioni fra gli eventi e la loro interpretazione. Qualcosa che ha un equivalente storico solo con la nascita della “opinione pubblica” che è avvenuta con l’illuminismo francese. Nei blog vedo cultura, interessi, passioni. Tutte spezzettate: ma questa è la modernità. La modernità è frammento. Solo ogni singolo individuo può tentare di “mettere assieme”. Così i tuoi foglietti ne cassetti possono uscire. E magari incuriosire qualcuno .. che così incontra altri pensieri … Una grandissima
rivoluzione. Tanto più profonda perchè molecolare. Con i blog si vede vistosamante che non c’è la “massa” (il riferimento-base dei fascismi e dei comunismi) ma individui pensanti che associano le loro intelligenze e sentimenti.
Ruckert: l’idea reticolare nella diffusione delle idee è interessante, bisognerà capire se e come prenderà piede, se non c’è il rischio che la rete possa imprigionare piuttosto che liberare, magari inserendoci in piccole comunità autoreferenziali. Il rischio, inutile negarlo, esiste come la potenzialità. Come spesso accade il problema è bilanciare le due cose e fare in modo che da questa babele di passione interessi ideali possa venir fuori una massa critica (o magari diverse masse critiche) di maggiore respiro. Anche qua il tempo ci risponderà, per ora possiamo solo immaginare… Ciao
Paolo: “se non c’è il rischio che la rete possa imprigionare piuttosto che liberare, magari inserendoci in piccole comunità autoreferenziali” E’ vero. Allora l’unico ragionamento possibile è: qual’è il minore dei mali? LE autoreferenzialità? o il pensiero unico (insisto: quello delle culture totalitarie)? Propendo per il primo corno del dilemma. Trovo più libertà di pensiero in piccoli gruppi che condividono più comuni sentire. Il vero problema lo vedo nella possibile superficialità dei contatti. Relazioni sociali basate su “francobolli” tendono ad impoverire i significati di conoscenze più profonde e complessive.
Ciao, Amalteo
Ruckert: vero, ma se ci fosse la terza via? L’ideale sarebbe combattere l’aureferenzialità in modo tale da ampliare sempre di più le piccole comunità che poi interagendo tra loro riescono a fare quella massa in grado di sviluppare la circolazione delle idee, che ne pensi?
Paolo: Caro Ruck, questa volta temo che o non siamo in sintonia o non ci capiamo. E’ la parola massa che mi incute timore, pensando al passato, soprattutto al secolo breve (1917-1945). Meglio infinitamente meglio individui che comunicano. Parlanti che crescono individualmente sulle normali sfide di una normale vita: nascita, crescita, espansione della personalità, fatica del lavoro, accettazione della morte. Nella massa c’è sempre bisogno di un capo. Come insegna anche la vicenda politica italiana: un popolo televisivo (non i parlanti dei blog) ha ancora acclamato un capo. Che non accetta le regole della democrazia. Ben sapendo che le televisioni sono sufficienti a creare qual “senso comune” che gli consentirà (probabilmente grazie a Bertinotti) di vincere per la terza volta. La televisone fà massa, i blog possono fare individui che trovano quei comuni sentire basati sul’intelligenza associativa. Ciao e grazie per gli stimoli a pensare
Ruckert: Non credo che non siamo in sintonia forse bisogna solo capirsi. Proviamoci magari partendo da un linguaggio comune perché bisogna intendersi sul senso delle parole. Al termine massa critica non voglio dare quel significato. Preferisco immaginare che l’insieme, anzi meglio la presenza sempre più numerosa di individui che comunicano e interagiscono tra loro crescendo individualmente, possano consentire un miglioramento qualitativo della società nelle sue diversità. Più la massa dei pensieri liberi aumenterà, più sarà possibile avere un miglioramento, a condizione però che tutti questi individui mantengano il più possibile un atteggiamento aperto verso l’esterno, in modo tale anche da far sviluppare in modo reticolare questo modello. E questa massa a differenza del passato potrebbe non avere necessità di un capo gerarchicamente sovraordinato proprio per la presenza di un reticolo che si muove orizzontalmente. Che dici? Siamo davvero così distanti? Ciao
Paolo: caro Ruck. Era proprio un malinteso linguistico sulla parola “massa”. Sono del tutto in accordo con il tuo ragionamento. Fra l’altro, nel tuo caso, non è solo un “ragionamento” ma una pratica attiva. La tua intelligenza e capacità di pensiero la vedo sempre messa in atto nelle tue interazioni con amìci di vecchia data o occasionali. Ti sei costruito con loro un cerchio-reticolo in cui amplificate le vostre esperienze ed i vissuti. Ecco la forza dei blog: una rivoluzione attraverso il parlarsi. Insomma una volta tanto la scienza e le tecniche possono essere utilizzate in modo attivo e partecipato. Dati i tempi che continuano ad essere piuttosto crudeli è davvero molto. ciao, a presto
MariaPrivi ad agosto sarà un anno che frequento il mondo bloggaro. Tempo di consuntivi? Ma no! Non ci credo.Solo un momento per conversare. Il blog è uno specchio abbastanza fedele dei tanti pubblici “reali”. Un mezzo con buone peculiarità ed inevitabili difetti. Permette rapida, ed a volte mirata circolarità delle idee, ma si rischia di ricevere informazioni errate.
Eppure da Alex, con i blog, abbiamo ottenuto persino risultati concreti – vedi da me: Come muore la mia terra-. Io con il blog faccio di tutto: amicizia, lavoro, passatempo. Per alcune persone può diventare indispensabile (vecchi, persone sole, persone con bisogno ed impossibilità di comunicare altrimenti), per altre una droga (autoreferenzialità, sindrome del contatore, sostituzione impropria del virtuale con il reale), c’è chi lo adopera per raccattare sesso e chi per suscitare compassione. Un buon mezzo, un cattivo mezzo, secondo l’uso -sia attivo, sia passivo- che se ne fa. Un mezzo sicuramente in linea con il carattere del nostro tempo.
Paolo condivisione piena, cara mariaprivi. Ben ritrovata! Mi fa immenso piacere che anche tu valuti positivamenta la rivoluzione comunicativa dei Blog. Condivido tutto, ma proprio tutto, quello che dici: luogo innanzitutto di conversazione; specchio fedele (quasi un campione) della opinione pubblica; rapidità nella circolazione delle informazioni; nuovi tipi di amicizia, non basata sulla vicinanza fisica, eppure forte ed affettuosa; spazio comunicativo per le persone sole anziane (direi anche: allenamento del cervello e quindi prevenzione della decadenza della memoria); compulsività per alcuni (è vero: però meno dannosa dei telefonini, perchè è mediata dalla lingua scritta, che è sempre un esercizio di ordine); certo anche luogo per promuovere incontri sessuali (che, però se consenzienti e sicuri, sono una gioia della vita).
Vero, verissimo: un mezzo, uno strumento. Non un fine. Uno strumento al servizio della personalità.
Dei blog amo moltissimo le coincidenze (incrociare persone particolari che magari mai avrei potuto conoscere) e le occasioni. Per esempio in queste ore sul blog di ruckert (post Gotan project) sta avviandosi la stesura di una discografia jazz interattiva che potrebbe concludersi con un testo quasi collettivo su questo genere musicale del novecento. ciao carissima. a presto
tre cose sono impossibili: insegnare, guarire, governare
Pubblicato: 27 aprile 2011 Filed under: Citazioni Lascia un commento »
“Freud diceva che tre cose sono impossibili: insegnare, guarire, governare.
Occorre una certa vocazione per affrontare questo compito ‘impossibile’. Ma occorre anche disporre di ‘arti’ o ‘tecniche’ per farlo in modo responsabile.
Far politica, che significa voler governare, diviene puro dilettantismo allorché non si fondi sulla conoscenza della realtà in cui viviamo. E che intendiamo a nostra volta trasformare”
Massimo Cacciari
adattarsi, di Roger – Pol Droit
Pubblicato: 27 aprile 2011 Filed under: Citazioni Lascia un commento »
Sistemare una stanza
Durata: intermittente Materiale: alcune stanze Effetto: adattarsi
Moquette e carta da parati, piastrelle e intonaco, impianto elettrico, fasci di luce, porte, finestre, tende, cuscini,
mobili, piante… Bisogna decidere il posto degli oggetti, il colore e lo stile. Ciò che è interessante è che non si sa
come fare. Imparate ad ascoltare quello che dice la stanza. Ogni luogo vuole una certa forma e una certa
sistemazione. Non si può averne una conoscenza globale né razionale. È come se in ogni posto lo spirito del luogo
parlasse una propria lingua, che voi dovete imparare utilizzando le vostre risorse. Bisogna quindi lasciarsi
impregnare dalle caratteristiche del luogo: volume, luci, superfici, materiali, trama. E poi procedere a tentoni.
Una buona sistemazione non nasce mai da una prima intuizione. Bisogna procedere per approssimazione, passo
dopo passo, per tentativi ed errori. Saper tacere e dimenticare, riscoprire, agire al di là delle parole e delle
rappresentazioni. Non completamente in modo teorico e astratto. Posate un colore e gli altri tutt’intorno si
trasformano. Mettete un mobile e i volumi cambiano, talvolta anche i colori e le luci. Ogni cosa è sempre in stretto
rapporto con il resto. Per questo non dovete lasciarvi ingannare, quando non conoscete esattamente l’itinerario da
seguire.
L’esperienza obbedisce a regole ogni volta diverse. Voi dovete lasciar fare e agire al tempo stesso. Siete voi al
centro delle manovre, ma avrete successo se non im¬porrete nulla. D’altro canto le conseguenze di questa relativa
passività saranno in ragione di quello che siete. Ciò che il luogo suggerisce, ciò che esige su misura non è
evidentemente identico per tutte le persone: il luogo è la guida, ma siete voi il conducente e non qualcun altro. Non
state quindi soltanto arredando una stanza, ma anche voi stessi.
Questa esperienza vi insegna che siete parte integrante dell’ambiente che vi circonda. Non un attore, o un
architetto, insomma una volontà esterna che decide solo delle apparenze. Siete un elemento della stanza ed essa
diventa uno degli elementi del vostro essere. Se qualcuno vi dice «come è bella la tua casa», potrete percepirla
come una banalità oppure pensare che la verità alla lunga produce qualche effetto.
Roger – Pol Droit, Piccola filosofia portatile. 101 esperimenti di pensiero quotidiano, Rizzoli, 2001
Citazione
Pubblicato: 27 aprile 2011 Filed under: Citazioni Lascia un commento »
Alla radice del verbo citare troviamo questi significati: “muovere, chiamare”; “porre in movimento”.
La citazione è, dunque, un testo breve che punta a muovere chi ne resta colpito suo piano emotivo e intellettuale.
Emily Dickinson: la parola
Pubblicato: 27 aprile 2011 Filed under: Citazioni Lascia un commento »
Alcuni dicono che
quando è detta
la parola muore.
Io dico invece che
proprio quel giorno
comincia a vivere
Emily Dickinson, Silenzi: 1212
Massimo Cacciari: tre cose sono “impossibili”: insegnare, guarire, governare
Pubblicato: 2 aprile 2011 Filed under: Cacciari Massimo, Citazioni Lascia un commento »
“Freud diceva che tre cose sono impossibili: insegnare, guarire, governare.
DA: Antologia del Tempo che Resta.


