Censis – Il Rapporto Annuale 2012


46° Rapporto sulla situazione sociale del Paese/2012

Giunto alla 46ª edizione, il Rapporto Censis interpreta i più significativi fenomeni socio-economici del Paese nella difficile crisi che stiamo attraversando. Le Considerazioni generali introducono il Rapporto sottolineando come la società italiana si è ritrovata inerme, ma è riuscita ad andare oltre la sopravvivenza. Si è verificata una parallela discontinuità, da «separati in casa»: le istituzioni politiche concentrate con rigore sui conti pubblici, i soggetti economici lasciati soli alla ricerca di strategie di riposizionamento. Nella seconda parte, La società italiana al 2012, vengono affrontati i temi di maggiore interesse emersi nel corso dell’anno: i processi di riposizionamento e i rischi della separazione tra élite e popolo. Nella terza e quarta parte si presentano le analisi per settori: la formazione, il lavoro e la rappresentanza, il welfare e la sanità, il territorio e le reti, i soggetti e i processi economici, i media e la comunicazione, il governo pubblico, la sicurezza e la cittadinanza.

da Censis – Il Rapporto Annuale.

Censis. Italiani vogliono norme più severe su droga, alcol, cibo, fumo, guida e prostituzione


Censis. Italiani vogliono norme più severe su droga, alcol, cibo, fumo, guida e prostituzione 
13 MAR - Tra i vari aspetti dell’identikit degli italiani tracciato dal Censis, spunta un approccio decisamente “punitivo” e “repressivo” verso comportamenti considerati dannosi o pericolosi per sé e gli altri. Prevale la delega all’autorità rispetto a meccanismi autoregolatori del comportamento. 

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Presentazione del 45° Rapporto Censis sulla situazione del paese/2011, Intervengono: Giuseppe Roma e Giuseppe De Rita | RadioRadicale.it


Presentazione del 45° Rapporto Censis sulla situazione del paese/2011

Intervengono: Giuseppe Roma e Giuseppe De Rita

vai all’ audio: MP603293:

da Presentazione del 45° Rapporto Censis sulla situazione del paese/2011 | RadioRadicale.it.

Censis, Indagine conoscitiva sull’anagrafe tributaria nella prospettiva del federalismo fiscale


Dal federalismo il Nord ha più aspettative del Sud. E’ il principale risultato di una ricerca condotta dal Censis  e presentata nel corso di un’audizione alla commissione parlamentare di vigilanza sull’anagrafe tributaria.
Quattro italiani su dieci (il 41%) credono che la riforma possa contribuire a migliorare la gestione della cosa pubblica, ma la meta’ della popolazione (il 50,2%) pensa che aumentera’ il divario economico e sociale tra l’Italia meridionale e quella settentrionale.
Andando a guardare le differenze nelle opinioni sul territorio, si passa da un Nord dove il provvedimento incontra la maggioranza dei consensi (il 49,8% al Nord-Ovest, il 49,5% al Nord-Est) a un Sud dove il 60,6% si esprime ”in senso decisamente critico”.
Quasi la meta’ degli italiani, il 42,5%, teme un aumento delle imposte a causa della riforma, una quota che supera di gran lunga quella di chi crede in un peso fiscale invariato (25,1%) e di coloro che confidano in una sua diminuzione (22,4%).
La percentuale degli intervistati ”pessimisti” e’ piu’ alta nel Mezzogiorno (55,6%) e nel Centro (48,2%), scende al Nord Ovest (31,6%), dove comunque rimane maggioranza, e al Nord Est (29,7%), dove, invece, prevalgono le risposte di chi prevede un quadro immutato (30,8%).
Tuttavia, per i cittadini non sono le imposte eccessive il problema principale del sistema fiscale: la piaga maggiore risulta, infatti, l’evasione, con il 44% degli intervistati che la colloca al primo posto tra le questioni da risolvere (mentre ”solo” il 22% ritiene l’alto livello di tassazione il nodo piu’ importante).

 

[FONDAZIONE CENSIS] Indagine conoscitiva sull’anagrafe tributaria nella prospettiva del federalismo fiscale: “Gli Italiani, il fisco e il federalismo”, presentata il 3 febbraio 2011 a Roma

Il Censis nel suo Rapporto 2010 ha dedicato un capitolo specifico al federalismo fiscale


Il Censis nel suo Rapporto 2010 ha dedicato un capitolo specifico al federalismo fiscale, lavorando anche sulle spese e leentrate dei diversi livelli di amministrazione pubblica. Se si considera il conto aggregato delle amministrazioni pubbliche, dunque il conso­lidato al netto delle compensazioni fra le diverse amministrazioni, nel 2009 sono state registrate spese complessive per poco meno di 800 miliardi di euro, a fronte di un volume di entrate pari a 718 mi­liardi di euro. “La differenza – spiega il Censis –  è alimentata da un disavanzo fra entrate e uscite correnti di 31 miliardi di euro e produce un indebitamento di oltre 80 miliardi”.
E se sono considerati anche altri dati non riconducibili allo Stato, alle amministrazioni locali e agli enti di previdenza, si può in­dividuare quel disallineamento fra potere fiscale e potere di spesa: lo Stato sfiora i 400 miliardi di euro di entrate, e di questi la componente più evidente è rappresentata dalle imposte di­rette e indirette (336 miliardi di euro); spende circa 460 miliardi di euro, ma di questi una parte importante è rappresentata dai trasferi­menti correnti a enti pubblici (prevalentemente territoriali) per circa 200 miliardi di euro.
Le amministrazioni locali (Regioni ed enti locali) raccolgono 250 miliardi di euro di entrate, ma di questi meno della metà proviene dal “razione tributaria, mentre il grosso della partita (112 miliardi) è rap­presentato da trasferimenti ricevuti dalle amministrazioni centrali”.
La terza grande componente di spesa della sfera pubblica è data dalle erogazioni degli enti di previdenza, le cui prestazioni (poco me­no di 300 miliardi di euro) sono necessariamente finanziate dalla raccolta dei contributi sociali a carico dei lavoratori e dei datori di lavoro: in questo caso, la relazione fra raccolta e prestazione risultaoggettivamente allineata.
In modo approssimativo è possibile indicare il grado di autonomia tributaria effettuando il rapporto fra le entrate complessive e la somma di imposte dirette e indirette rispetto, ai diversi aggregati amministrativi: se nel complesso circa il 60% delle entrate ha carattere tributario, tale rapporto raggiunge 1’87,3% nel comparto dello Stato e si ferma al 37,1% nelle amministrazioni locali.

Tab. 31 – 1-”`albero storto” della finanza pubblicaltaliana:

petere fiscale e potere cdspesa dello Stato e delle amministrazioni locali, 2009 (v.a. io miliardi di euro e vai. %)

Aniministrazioni
pubbfiche
(conto consolidato)
Stato
(conto non”
consolidato)
Amministrazionilocali (cdnto non consotidato)
Enti
di previdenza
spese complessive
798,8
458,9
.255,0
298,3
Redditi da lavoro dipendente
171,6
92,6
71,7 -
3,6
Interessi passivi
71,2
67,2
4,6
.        0,2
Trasferimenti correnti a enti pubblici
0,0
199,6
1,0
6,4
Trasferimenti in e/capitale a enti pubblici
0,0
15,5
6,1
.0,0
Spesa discrezionale
84,0
171,6
Spesa discrezionale (val. %)
18,3
.67,3
‘Entrate complessive .
718,0
385,8
249,8
296,4
Imposte indirette
207,0
193,8
62,8 -
0,0
Imposte dirette
222,6
192,9
29,8
0,0.
Contributi sociali .
215,0
2,0 ,
1,3
211,0 -
Trasferimenti da enti pubblici
0,0
7,0
112,1
82,8
Entrate in e/capitale
16,1
19,8
14,8
0,0.
Riíparmio lordo o disavanzo (-)
-31,1
-53,0
22,5
-0,6
Indebitamento (-) o accreditamento (+)
-80,8
-73,1
-5,4
-i ,9
Grado di autonomia tributaria
429,8
336,7
.92,6
. 0,0
Grado di autonomia tributaria (val. %)
59,8
87,3
.37,1
- 0,0
Fonte: elaborazione Censis su dati Istat

Tab. 32 – Stima degli importi potenzialmente soggetti a trasferimento.dal centro alldperiferia
e Importi fiscalizzabili per tipologia di ente territoriale (va. in milioni di euro)

Trasferimenti
diretti
dallo Stato
Trasferimenti
diretti
dalle Regioni
Totale
trasferimenti
Importi
fiscalizzabili
Province di Regioni a statúto ordinario
1.446
4.349
5.795
1.056
Province di Regioni a statuto speciale
7.587
581
8.168
217
Totale Province
9.033
4.930
13.963
1.273
Comuni di Regioni a statuto ordinario
15.933.
6.099
· 22.032
12.273
· Comuni di Regioni a statuto speciale
2.576
5.056
7.632
1.883
Totale Comuni
18.509
11.155
29.664
14.156
Regioni a statuto ordinario
6.811
Regioni a statuto speciale
674
Totale Regioni
7.485

Fonte: elaborazioni Censis su dati Commissione permanente per l’attuazione del federalismo fiscale

CENSIS 44° Rapporto sulla situazione sociale del Paese/2010


CENSIS
44° Rapporto sulla situazione sociale del Paese/2010
comunicati stampa

risultati finali del progetto “Vecchi e nuovi scenari del welfare: voglia di futuro”, commissionato al Censis dal Forum ANIA – Consumatori, da Centro Maderna


L’evoluzione dei bisogni: quale welfare per il futuro?(Centro Maderna)
Il Rapporto Censis  “Gli scenari del welfare. Tra nuovi bisogni e voglia di futuro”, 2010, presenta i risultati finali del progetto “Vecchi e nuovi scenari del welfare: voglia di futuro”, commissionato al Censis dal Forum ANIA – Consumatori.

Il documento si articola in tre parti, che corrispondono alle fasi principali in cui si è snodato il percorso di ricerca. Per ricostruire quali siano gli attuali scenari del welfare e per capire come questi possano evolvere sono stati studiati i tre soggetti principali del welfare: le persone, le imprese e gli enti che erogano servizi socio sanitari e i Comuni, che costituiscono la prima linea del versante pubblico nel rapporto con la grande utenza sociale.

CENSIS, Aspettative e soddisfazione dei cittadini rispetto alla salute e alla sanità


Aspettative e soddisfazione dei cittadini rispetto alla salute e alla sanità
Italiani soddisfatti dei servizi sanitari – Farmacie e medici di famiglia punti di riferimento primari
ndagine CENSIS aprile 2010

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L’immigrazione in Italia nel rapporto del Censis


L’immigrazione in Italia nel rapporto del Censis
E’ stata pubblicata la quarantatreesima edizione del Rapporto Censis sulla situazione sociale del paese. Tra i temi affrontati, il testo si occupa del fenomeno dell’immigrazione, in particolare del difficile equilibrio tra contrasto all’irregolarità e diritto d’asilo, della recente regolarizzazione per colf e badanti disposta dal Governo nel settembre scorso, della condizione dei lavoratori stranieri e dell’accesso dei cittadini immigrati ai servizi sanitari.
Leggi tutto all’indirizzo:

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RAPPORTO CENSIS – La forza dei piccoli e un paese senza Elite. Dal blog Generazione Pro Pro di Dario Di Vico. Corriere Della Sera


Se esistesse un’edizione italiana del Time forse darebbe la copertina dell’uomo dell’anno 2009 alla Cassa Integrazione. La verità è proprio questa: ci siamo salvati (finora) dalla più nera delle crisi sociali grazie a quello che un po’ tutti consideravamo un ferro vecchio ereditato dalla legislazione consociativa dei Parlamenti della Prima Repubblica. Il Censis non sceglie copertine ma sin dalle prime pagine del 43° Rapporto annuale Giuseppe De Rita sottolinea come «abbiamo resistito alla crisi riproponendo il tradizionale modello adattivo-reattivo».

RAPPORTO CENSIS – La forza dei piccoli e un paese senza Elite. Dal blog Generazione Pro Pro di Dario Di Vico. Corriere Della Sera

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CENSIS: presentazione del 43° rapporto annuale sulla situazione sociale del paese


CENSIS: presentazione del 43° rapporto annuale sulla situazione sociale del paese

Roma 4 dicembre 20091h 12′ 52″

CENSIS: presentazione del 43° rapporto annuale sulla situazione sociale del paese Il Rapporto Censis 2009 affronta l’analisi e l’interpretazione dei più significativi fenomeni socioeconomici del Paese
CONFERENZA STAMPA

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Censis, Il Rapporto annuale 2009, 43° Rapporto sulla situazione sociale del Paese/2009


Il Rapporto annuale 2009
43° Rapporto sulla situazione sociale del Paese/2009
4 Dicembre 2009

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Cnel – Viale David Lubin, 2 – Roma

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Comunicato stampa
La società italiana al 2009
Le famiglie resistono alla crisi, rischi per il lavoro, dura ristrutturazione del terziario

Occupazione persa nel Mezzogiorno e nel «paralavoro». 162 mila imprese chiuse nel commercio e nel terziario. Stringere la cinta non basta più: per la ripresa del 2010 gli italiani chiedono sostegno a famiglie, giovani e piccole imprese

Roma, 4 dicembre 2009 – La stressata resistenza delle famiglie. Nel mezzo della crisi, per il 71,5% delle famiglie italiane il reddito mensile è sufficiente a coprire le spese. Il dato sale al 78,9% al Nord-Est, al 76,7% al Nord-Ovest, al 71% al Centro, al Sud scende al 63,5%. Il 28,5% delle famiglie che hanno avuto difficoltà a coprire le spese mensili con il proprio reddito ha fatto ricorso a una pluralità di fonti alternative, con una miscela che si è dimostrata efficace. Il 41% ha toccato i risparmi accumulati, in oltre un quarto delle famiglie uno o più membri hanno svolto qualche lavoretto saltuario per integrare il reddito, più del 22% ha utilizzato la carta di credito per rinviare i pagamenti al mese successivo, il 10,5% si è fatto prestare soldi da familiari, parenti o amici, l’8,9% ha fatto ricorso ai prestiti di istituti finanziari e il 5,1% ha acquistato presso commercianti che fanno credito. Negli ultimi 18 mesi più dell’83% delle famiglie ha però modificato le proprie abitudini alimentari. Quali cambiamenti sono stati introdotti? Il 40% ha contenuto gli sprechi, il 39,7% ha cercato prezzi più convenienti, il 34,8% ha eliminato dal paniere i prodotti che costano troppo. Dal punto di vista psicologico, il 36% degli italiani ha subito in questi mesi maggiore stress (insonnia, litigiosità, ecc.) per motivi legati alla crisi (difficoltà lavorative, di reddito, ecc.) e il dato sale a quasi il 53% tra le persone con reddito più basso. Riguardo al futuro, da un’indagine su un campione di famiglie del ceto medio realizzata dal Censis nel novembre 2009 emergono indicazioni su quali siano i soggetti che devono essere aiutati per favorire la ripresa. Le famiglie con figli (49,7%) e i giovani (48,8%), piuttosto che gli anziani (21,8%), dovrebbero essere nel sociale i destinatari della quota più alta di risorse, visto che sono stati i più penalizzati dalla crisi. Nell’economia, oltre il 33% del campione ritiene importante aiutare la piccola impresa, meno del 5% richiama la necessità di supportare le grandi aziende. Il 57,7% delle famiglie del ceto medio ritiene poi indispensabile ridurre le tasse sui lavoratori dipendenti, il 42,3% è convinto invece che solo la riduzione di imposte e oneri gravanti sulle imprese (ad esempio, la progressiva abolizione dell’Irap) favorirà la ripresa.

Le zone critiche nella flessione occupazionale. Fino a oggi il mercato del lavoro in Italia ha retto. A metà del 2009 risultavano persi, rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, 378 mila posti di lavoro (-1,6%), meglio di Spagna (1 milione 480 mila occupati in meno, -7,2%) e Gran Bretagna (600 mila, -2%), ma peggio di Francia (-0,3%) e Germania (+0,5%). Gli effetti negativi hanno riguardato solo i soggetti meno tutelati: il lavoro autonomo (a giugno 277 mila occupati in meno rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, -5,8%) e l’ampio bacino del «paralavoro» (162 mila posti in meno, -4,3%). Ad essere colpite maggiormente sono state le diverse forme di lavoro a termine (-229 mila lavoratori, -9,4%), le collaborazioni a progetto (-12,1%) e quelle occasionali (-19,9%), mentre il popolo delle partite Iva è aumentato, a causa della sostituzione dei contratti flessibili con formule ancora più esternalizzate e a basso costo, raggiungendo quasi quota un milione (+132 mila, +16,3%). Il lavoro tradizionale, dipendente e a tempo indeterminato, ha invece continuato a crescere, registrando nel periodo 2008-2009 un +0,4% (oltre 60 mila posti in più). Ma la tenuta non c’è stata in tutto il Paese, né in tutti i settori. Al Sud sono stati bruciati 271 mila posti di lavoro (-4,1%), l’industria e il turismo hanno subito una riduzione del 4% e il commercio del 3,5%. Il 45,4% di chi ha perso il lavoro nell’ultimo anno ha meno di 34 anni. Il 47,3% dei nuovi inoccupati è uscito definitivamente dal mercato del lavoro (il 64,1% tra i lavoratori indipendenti).

L’onda ristrutturatrice delle imprese, inseguendo la ripresa. Quella del 2009 è una crisi fortemente differenziata. Alla preoccupante flessione delle esportazioni del manifatturiero   (-24% nei primi 8 mesi dell’anno) corrispondono saldi positivi della bilancia commerciale per la meccanica (23,7 miliardi di euro), il tessile-abbigliamento (7,4 miliardi), le produzioni in gomma e plastica (5,8 miliardi), i prodotti in metallo (5,6 miliardi), l’elettronica (4,3 miliardi) e i mobili (3,6 miliardi). Segno negativo invece per l’alimentare (-1,8 miliardi di euro), il farmaceutico (-2,7 miliardi), la produzione di mezzi di trasporto (-3 miliardi), i prodotti chimici (-4,8 miliardi) e l’elettronica (-7,7 miliardi). Tra gennaio e settembre si registra la riduzione di quasi l’1% delle imprese manifatturiere (oltre 30.000), ma è il commercio al dettaglio il settore più colpito, con più di 50.000 aziende cessate. L’intero settore terziario è entrato in una fase di profonda riorganizzazione, con un saldo fortemente negativo tra iscrizioni e cancellazioni di imprese: -10,1 imprese per 1.000 imprese attive nei primi 9 mesi dell’anno (162.000 imprese cessate). I comparti più in difficoltà sono: trasporti e magazzinaggio (-29,1 per 1.000 imprese attive), immobiliare (-16,9), attività finanziarie e assicurative (-12,5), servizi di informazione e comunicazione (-8,5), servizi legati al turismo (-6,5).

Il ciclo calante dell’individualismo fai da te. Si sta compiendo un processo di lento svuotamento di alcune linee evolutive su cui era cresciuto il nostro Paese nel corso degli ultimi cinquant’anni: il ciclo dello Stato-nazione, il ciclo del riformismo e quello della centralità del privato rispetto all’impegno collettivo. Si fa strada una modalità nuova di intervento comune fra soggetti pubblici, privati e singoli individui, che rimanda a un modello comunitario in cui abbiano più spazio soluzioni personalizzate e il più possibile immediate. Emblematica è la reazione dei Comuni di fronte alla crisi, che hanno messo in campo uno sforzo di coordinamento con altri soggetti e istituzioni locali: il 58,3% con le Province, il 54,2% con i sindacati, il 50% con le Camere di commercio, il 41,7% con le Regioni, il 41,7% con le associazioni datoriali, il 29,2% con altri Comuni.

La ricchezza occulta da evasione fiscale. L’Italia è al sesto posto in Europa per peso dell’imposizione fiscale sul Pil, con una incidenza del 42,8% a fronte di una media europea del 39,8%. Però solo il 2,2% dei contribuenti (893.706 in valore assoluto) dichiara un reddito che supera i 70.000 euro annui, circa il 50% degli italiani presenta redditi che non vanno oltre i 15.000 euro e il 31% dichiara tra 15.000 e 26.000 euro. Il reddito medio dichiarato è di 18.373 euro pro-capite: si va da un massimo di 20.851 euro nel Nord-Ovest a un minimo di 14.440 euro al Sud. La provincia con il valore più alto è Milano, con una dichiarazione media di 24.365 euro, l’ultima è Vibo Valentia, con 12.199 euro per contribuente. Secondo le stime del Censis, l’economia sommersa si aggira intorno al 19% del Pil. Con la crisi tale quota potrebbe essere aumentata, raggiungendo un valore di 275 miliardi di euro.

Fragilità del territorio e declino delle opere pubbliche. Nel nostro Paese i beni pubblici attraversano un ciclo di progressivo indebolimento. Dal dopoguerra a oggi gli eventi disastrosi hanno determinato la perdita di 1.446 vite umane e un costo per la collettività di 16,6 miliardi di euro (al netto delle tragedie del Vajont del ’63 e della Val di Stava del 1985, che hanno causato rispettivamente 1.909 e 265 morti). Il livello di esposizione è elevatissimo: le aree a rischio di frana e a rischio alluvionale coprono rispettivamente il 5,7% e il 4,4% del territorio nazionale. Sono 5.708 i comuni interessati da fenomeni franosi, con 992.400 persone a rischio (circa l’1,7% degli italiani). E quasi 3 milioni sono gli italiani esposti a rischio sismico «elevatissimo», circa 24 milioni se si considerano le aree a rischio «elevato».

La forza perduta dell’istruzione. Circa l’80% dei giovani tra 15 e 18 anni si chiede che senso abbia stare a scuola o frequentare corsi di formazione professionale. Dominano il disincanto e lo scetticismo: il 92,6% dei giovani in uscita dalla scuola secondaria di II grado ritiene che anche per chi ha un titolo di studio elevato il lavoro sia oggi sottopagato, il 91,6% pensa che sia agevolato chi può avvalersi delle conoscenze. Anche il 63,9% degli occupati giudica inutili le cose studiate a scuola per il proprio lavoro. La visione pessimistica travalica i confini dell’universo educativo: il 75% dei laureati e l’85% dei non laureati di 16-35 anni pensano che in Italia vi siano scarse possibilità di trovare lavoro grazie alla propria preparazione. Effettivamente i laureati italiani in economia e in ingegneria hanno attese di remunerazione minori rispetto ai loro colleghi europei: nel 2009 il primo stipendio annuo atteso è inferiore rispettivamente del 20,2% e del 21,4% di quello medio europeo. E ancora il 19,3% dei giovani italiani di 18-24 anni non è in possesso di un diploma e non è più in formazione, contro il 12,7% di Francia e Germania, il 13% del Regno Unito, il 14,8% medio europeo.

Le mani legate della spesa pubblica. Le previsioni di spesa contenute nei documenti di programmazione economica e finanziaria per il periodo 2008-2013 mostrano la rigidità della dinamica della spesa e l’assenza di risorse da mettere in campo per gli investimenti. Le spese finali della Pubblica Amministrazione, ormai sopra la soglia degli 800 miliardi di euro (quasi 900 miliardi a fine periodo), oscillano intorno al 50% del Pil a prezzi correnti e impongono una pressione fiscale che non scende mai sotto i 42 punti. Cresce la spesa pensionistica e sanitaria (intorno rispettivamente a 250 miliardi e a 120 miliardi di euro) e gli interessi sul debito (poco meno di 100 miliardi di euro nel 2013), mentre diminuiscono le spese in conto capitale (non supereranno i 60 miliardi di euro).

Italiani campioni nella risposta al breve. Le incentivazioni straordinarie introdotte per risollevare la domanda depressa e rimettere in moto il circuito economico giocano sempre più sul fattore tempo, con scadenze a breve: dall’acquisto di nuovi beni durevoli alla possibilità di ampliare gli immobili in deroga agli strumenti urbanistici (il «Piano casa»), allo «scudo fiscale». Nella stessa direzione va la moratoria sui prestiti alle Pmi e quella sui mutui casa per le famiglie colpite dalla crisi promossa dall’Abi, così come la Cassa integrazione: nei primi 9 mesi dell’anno le ore autorizzate (ordinaria, straordinaria e in deroga) hanno superato i 622 milioni, con un aumento a settembre del 437% sullo stesso mese del 2008.

L’ordinaria normalità dell’emergenza. Sempre più gli italiani si concentrano sulle soluzioni di breve respiro, piuttosto che sulla programmazione a lungo termine. Un esempio sono i ricorsi al Pronto soccorso, aumentati da 61,4 per mille abitanti nel 2001 a 67,3 per mille nel 2007 (poco meno di 16 milioni di persone). Ma anche i ricoveri ospedalieri nei casi sospetti di influenza A/H1N1: 1.494 a ottobre rispetto ai 492 irlandesi, 447 francesi, 335 olandesi, 54 greci. O gli interventi d’emergenza della Protezione civile per calamità naturali, incendi, rifiuti, gestione dei grandi eventi, traffico, patrimonio artistico, nomadi, aumentati dai 290 del 2002 ai 310 del 2009.

L’eccitazione comunicativa nella permanente esposizione ai media. Tra il 1992 e il 2008, a fronte di un incremento medio dei consumi delle famiglie del 20%, la spesa per telefoni e servizi telefonici ha registrato un aumento del 214% (poco meno di 22,7 miliardi di euro nel 2008), segnando una flessione solo nell’ultimo anno; la spesa per prodotti audiovisivi e computer è aumentata del 63%, sebbene sia in rallentamento dal 2007; i consumi di libri e giornali hanno segnato un +38%. Il 47,6% degli italiani usa un numero di media superiore a quattro, muovendosi con facilità ogni giorno attraverso una fitta trama di messaggi veicolati dai più diversi vettori: non solo la Tv, il cellulare, la radio e i quotidiani, ma anche Internet, web Tv, palmari, lettori mp3, e-reader. Il 4,2% ne usa dieci o più, percentuale che raddoppia tra i soggetti più giovani e più istruiti. Si finisce così per dedicare massicce dosi di tempo ai mezzi di comunicazione. Se si sommano i quantitativi medi di tempo trascorso quotidianamente utilizzando i principali media, risulta un ammontare cumulativo «virtuale» di 13 ore e 54 minuti al giorno.

La violenza di prossimità nel vissuto quotidiano. Il conflitto sociale si è trasferito dalle piazze ai cortili. In un decennio si sono dimezzate le ore di sciopero, si riduce il numero di cause civili presso gli uffici del Giudice di pace e i tribunali (-9% tra il 2004 e il 2007) e le tensioni sociali non si incanalano in forme organizzate, ma prendono la via del conflitto privato nella dimensione domestica o condominiale. La microconflittualità nei condomini è cresciuta esponenzialmente negli ultimi anni, soprattutto per motivi futili, con ai primi posti l’utilizzo di parti comuni e i rumori molesti. Così come aumentano le violenze familiari (dai 97 omicidi in famiglia del 1992 si passa ai 192 del 2006, +98%).

Censis

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Censis, Oltre l’adattamento. Un mese di sociale 2009, FrancoAngeli, 2009


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Oltre l’adattamento. Un mese di sociale 2009  
Autori e curatori: Censis
Contributi: Giuseppe De Rita, Giuseppe Roma
Collana: Censis
Argomenti: Economia del lavoroSociologia economica, del lavoro e delle organizzazioni
Livello: Studi, ricerche
Dati: pp. 128,     1a edizione  2009  (Cod.139.25)
 
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Oltre l'adattamento. Un mese di sociale 2009

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Tipologia: Edizione a stampa
Prezzo: € 11,00
Disponibilità: Buona
Codice ISBN 13: 9788856812749
 
Tipologia: E-book
Prezzo: € 9,00
Possibilità di stampa:  No
Possibilità di copia:  No
Codice ISBN 13: 9788856820188
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Informazioni sugli e-book
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In breve Il volume approfondisce quattro aspetti emergenti della società italiana: la deregulation dei comportamenti individuali e collettivi, sulla scia di una malintesa retorica della libertà di essere se stessi; la realtà degli “invisibili”, e la voglia del mondo del lavoro autonomo e della piccola imprenditorialità di sviluppare una rinnovata rappresentanza dei propri interessi; l’operare del federalismo, attraverso la responsabilizzazione dei poteri amministrativi locali; il superamento di una società puramente adattiva, facendo il punto sulle potenzialità dei meccanismi di exaptation.
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Presentazione
del volume:
Oltre l’adattamento è il titolo dell’appuntamento di riflessione del Censis “Un mese di sociale/2009″, nel corso del quale sono stati approfonditi quattro aspetti emergenti della società italiana.
Il primo riguarda la deregulation dei comportamenti individuali e collettivi, sulla scia di una malintesa retorica della libertà di essere se stessi.
Il secondo esamina la realtà degli “invisibili” – un mosaico spesso ignorato dalle statistiche ufficiali – e la voglia del mondo del lavoro autonomo e della piccola imprenditorialità di sviluppare una rinnovata rappresentanza dei propri interessi.
Il terzo si concentra sul concreto operare del federalismo, al di là di astratti disegni di riforma istituzionale, attraverso la responsabilizzazione dei poteri amministrativi locali, come hanno dimostrato le reazioni locali alla crisi globale da parte degli enti territoriali.
Il quarto affronta il tema del superamento di una società puramente adattiva, facendo il punto sul significato e sulle potenzialità dei meccanismi di exaptation (riadattamento innovativo), un concetto preso a prestito dalla biologia evoluzionista per spiegare l’attuale fase di transizione sociale.

Indice: Giuseppe Roma, Introduzione
La deregulation dei comportamenti
(Verso una doppia morale; La trasgressione non scandalizza più; L’aggressione nei confronti dell’altro visto come minaccia; Il gioco virtuale dell’affermazione di sé; Il rispecchiamento dei potenti: il privato è privato; Dalla deregulation ai legami fragili)
La società solida degli “invisibili”
(La società solida degli “invisibili!; La resistenza forza dei piccoli produttori; L’inossidabile popolo dei sommersi; L’invisibile moltitudine del “paralavoro”; La lenta emersione della rete del microwelfare; L’apparente solidità del terziario “qualcosista”)
La sfida del federalismo
(Le stagioni “bruciate” del protagonismo degli enti territoriali; I differenziali territoriali che contano; Il “sindaco di territorio” all’indomani del voto; Il contrasto alla crisi come test di responsabilità per gli enti locali; Risposte locali per una crisi globale: il ruolo dei Comuni; Il “giusto confine” delle azioni di contrasto; Pietro Vignali, Alessandro Mazzoli, Piero Marrazzo, Le testimonianze dei soggetti del territorio)
Dall’adattamento all’exaptation
(Esplorando un concetto difficile: l’exaptation; Percorsi ai confini del sistema; Una considerazione conclusiva; Materiali di lavoro: spigolando nella crisi attuale)
Giuseppe De Rita, Conclusioni.

Oltre l’adattamento. Un mese di sociale 2009

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Censis, Quarantatreesimo Rapporto sulla situazione sociale del Paese 2009, FrancoAngeli editore, 2009


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Quarantatreesimo Rapporto sulla situazione sociale del Paese 2009  
Autori e curatori: Censis
Collana: Censis – Centro Studi Investimenti Sociali – Rapporti
Argomenti: Economia e gestione aziendalePolitica, società italianaRapporti Censis
Livello: Saggi, scenari, interventi
Dati: pp. 728,     in preparazione, 1a   (Cod.141.14)
 
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Quarantatreesimo Rapporto sulla situazione sociale del Paese 2009
Tipologia: Edizione a stampa
Prezzo: € 45,00
Disponibilità: Nulla
Codice ISBN 13: 9788856816396
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In breve Il 43° Rapporto prosegue l’analisi e l’interpretazione dei più significativi fenomeni socioeconomici del Paese, individuando i reali processi di crescita della società italiana. Su tali temi si soffermano le «Considerazioni generali» che introducono il Rapporto. Nella seconda parte, vengono affrontati i temi di maggiore interesse emersi nel corso dell’anno. Nella terza e quarta si presentano le analisi per settori: dalla formazione al lavoro, dal welfare e la sanità, alle politiche pubbliche.

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Presentazione
del volume:
Disponibile dai primi di Dicembre 2009

Quarantatreesimo Rapporto sulla situazione sociale del Paese 2009

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rapporto Censis sulla comunicazione



Il rapporto Censis sulla comunicazione

Il 19 novembre 2009 il Censis ha presentato l’8a edizione del Rapporto sulla comunicazione che prosegue il monitoraggio dell’evoluzione dei consumi mediatici, misurati nell’arco di un decennio. Ecco alcuni dati.

  • Tra il 2001 e il 2009 è in crescita la diffusione di tutti i mezzi di comunicazione.
  • Aumentano gli utenti di Internet (+26,9%) e dei telefoni cellulari (+12,2%), la radio fa un grande balzo in avanti (+12,4%), crescono i lettori di libri (+2,5%) e di giornali (+3,6%), e la televisione raggiunge praticamente la quasi totalità degli italiani (+2%).
  • Gli utenti della Tv arrivano a quota 97,8% della popolazione, il cellulare sale all’85%, la radio all’81,2%, i giornali al 64,2%, i libri al 56,5%, Internet al 47%.
  • Cresce l’uso del cellulare nelle sue funzioni di base (dal 48,3% al 70%), mentre quelle più sofisticate e costose (come lo smartphone e il videofonino sono diminuite)
  • Quanto alle nuove forme di Televisione: l’utenza della Tv satellitare passa dal 27,3% al 35,4% della popolazione e il digitale terrestre raddoppia il suo pubblico (dal 13,4% al 28%), benché la chiusura del segnale analogico abbia interessato finora solo alcune zone del territorio nazionale.
  • La Tv via Internet triplica la sua utenza, passando dal 4,6% al 15,2%, e la mobile Tv interessa già l’1,7% della popolazione.
  • Si rinuncia, invece, alla carta stampata: negli ultimi due anni la lettura dei quotidiani a pagamento passa al 67% al 54,8%, dato non compensato dalla diffusione della “stampa libera” (free press).
  • La lettura, anche occasionale, dei settimanali coinvolge il 26,1% degli italiani (-14,2% rispetto al 2007) e quella dei mensili il 18,6% (-8,1%). In leggera flessione anche la lettura dei libri, che raggiungeva il 59,4% della popolazione nel 2007, per scendere al 56,5% nel 2009.
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Censis, 161 territori d’eccellenza sono in grado di reagire alla crisi – Il Sole 24 ORE


Dei 71 territori “vincenti”, dieci, guidati da Riviera del Brenta (Venezia), Langhirano (Parma) e Montebelluna (Treviso) hanno raggiunto i punteggi più alti. Le 65 aree di accoglienza sono guidate da Portofino, Venezia, Cortina. Fra le isole svettano Capri, Ischia e Pantelleria. Fra i poli strategici dell’innovazione e della logistica sono segnalati l’interporto Quadrante Europa di Verona, la Fiera di Milano, il Politecnico di Torino, l’Area Science Park di Trieste o i laboratori di fisica del Gran Sasso. Sono segnalate anche alcune “aristocrazie territoriali” che uniscono vocazioni complesse, quella produttiva e quella turistico-ambientale, che sono testimonial di come il territorio se valorizzato, può essere volano di sviluppo economico. Pur rappresentando l’1,4% dei Comuni italiani, contribuiscono per il 2,1% alla creazione del Pil nazionale e hanno una spiccata dinamicità imprenditoriale.

Censis, 161 territori d’eccellenza sono in grado di reagire alla crisi – Il Sole 24 ORE

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Censis, CRISI ECONOMICA: CENSIS, FAMIGLIE ITALIANE RISPARMIANO A GENNAIO


CRISI ECONOMICA: CENSIS, FAMIGLIE ITALIANE RISPARMIANO A GENNAIO 24 MDL EURO (IRIS) – ROMA, 7 FEB – Le famiglie italiane sembrano riprendere fiato a gennaio “un mese in apnea” in cui si trattiene il fiato in attesa di capire se si scatenera’ l’uragano. E’ quanto emerge dal “Diario dell’inverno di cirisi” del Censis. L’indice di fiducia dei consumatori infatti, secondo quanto stima l’istituto di ricerca, torna a salire dopo i mesi bui della fine del 2008

Iris Press

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