Il ruolo dell’educatore nelle comunità per minori è il tema del percorso di lettura della Rassegna bibliografica 3/2011 redatto da Monica Pedrazza, professore associato di Psicologia sociale dell’Università di Verona | www.minori.it


Rassegna Bibliografica 3/2011

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Il ruolo dell’educatore nelle comunità per minori è il tema del percorso di lettura della Rassegna bibliografica 3/2011 redatto da Monica Pedrazza, professore associato di Psicologia sociale dell’Università di Verona. L’autrice delinea lo specifico ruolo professionale evidenziando le criticità dettate dalla mancanza di una norma che a livello statale ne istituisca la figura, ma allo stesso tempo fa emergere alcuni tratti specifici e tipici, primi fra tutti la relazione educativa: lo strumento che l’educatore utilizza quotidianamente per produrre un cambiamento.

Il contributo ricostruisce il percorso formativo dell’educatore a partire dagli anni ’40-’50 del secolo scorso fino ad arrivare ai giorni nostri, evidenziandone il cambiamento in relazione al passaggio da una concezione assistenzialistica e custodialistica dei servizi sociali a una concezione di promozione sociale, prevenzione e integrazione, come definita dalla Legge quadro per la realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali (legge 328/2000), che segna una tappa innovativa tesa a garantire una maggiore unitarietà di interventi nel quadro di riferimento dei servizi alla persona.

Una ricca bibliografia ragionata suddivisa nelle varie tematiche affrontate nel percorso di lettura conclude il contributo.

Il percorso filmografico, curato da Fabrizio Colamartino, spazia dalle figure di educatori istituzionali (operatori sociali, insegnanti, religiosi) a quelle decisamente anomale di educatori improvvisati, personaggi costretti dal caso o dalla necessità ad accudire bambini e adolescenti in difficoltà. Emerge, in questo modo, come la relazione educativa non sia quasi mai univoca, bensì basata sullo scambio reciproco che il racconto cinematografico contribuisce ad enfatizzare. Nell’ultimo capitolo viene evidenziato come, negli ultimi due decenni, abbia preso sempre più piede l’azione di quelle associazioni che, facendo proprio il concetto di partecipazione, sono riuscite attraverso laboratori di cinema a coinvolgere nell’azione educativa minori in condizione di difficoltà.

 

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