Osservatorio di Pavia – Profilo

L’Osservatorio di Pavia è un istituto di ricerca e di analisi della comunicazione, fondato nel 1994 dalla C.A.R.E.S., Cooperativa di analisi e rilevazione economiche e sociali. L’attività delL’Osservatorio di Pavia è lo studio della comunicazione veicolata sia dai mezzi tradizionali (stampa, radio e televisione), sia da quelli legati alla sviluppo delle nuove tecnologie (internet).

Sin dalle origini, l’Osservatorio di Pavia lavora in stretta collaborazione con l’Università degli Studi di Pavia, grazie al cui apporto scientifico ha messo a punto varie metodologie di rilevazione e analisi. Frutto di questo sforzo metodologico è il lungo rapporto di collaborazione con la RAI, per la quale l’Osservatorio di Pavia svolge continuativamente sin dal 1994 l’aattività di monitoraggio del pluralismo politico, i cui risultati vengono utilizzati dalla Commissione Parlamentare di Vigilanza RAI.

Tra le ricerche svolte abitualmente dall’Osservatorio di Pavia per committenti sia pubblici che privati sono da segnalare i profili di immagine di istituzioni, personaggi, brand e la rappresentazione di temi, eventi, situazioni di crisi, ecc.

Grazie all’esperienza maturata in ambito nazionale, l”Osservatorio di Pavia si è accreditato come centro di primo piano in tema di libertà di espressione, mass media e democrazia a livello internazionale, in particolare attraverso la collaborazione con il Ministero degli Affari Esteri, l’ OSCE/ODIHR, l’Unione Europea, il Council of Europe (COE), l’Onu e con organizzazioni non governative italiane e straniere per cui ha svolto numerose attività di monitoraggio in paesi esteri.

da Osservatorio di Pavia – Profilo.


Dalla Zuanna, G. – Weber, G. Cose da non credere. Il senso comune alla prova dei numeri

 

Dalla Zuanna, G. – Weber, G.
Cose da non credere
Il senso comune alla prova dei numeri
Argomento: Attualità, Sociologia

“Non ci sono più le famiglie di una volta”; “Stiamo diventando sempre più vecchi: ci aspetta un futuro di povertà”; “Gli italiani non vogliono più avere bambini”; “L’unico investimento sicuro è il mattone”; “Nel nostro paese ci sono troppi immigrati”: sono alcuni dei luoghi comuni che ascoltiamo ogni giorno. Luoghi comuni basati su paure e incertezze per le possibili conseguenze di alcuni cambiamenti della nostra società, fra cui la sempre maggiore longevità e l’aumento delle migrazioni globali. Nel clima di vera e propria rivoluzione demografica che sta toccando tutti i momenti cardine della vita degli italiani, la prima sfida che bisogna affrontare è alle mentalità individuali.
Gianpiero Dalla Zuanna e Guglielmo Weber smontano pregiudizi e descrizioni sommarie per comprendere cosa sta veramente accadendo nel nostro paese e restituire un’immagine dell’Italia fondata su numeri e dati reali perché «il senso comune si nutre di miti, il buon senso di fatti»


Longevità: tra vita reale e immaginario sociale, indagine realizzata da Episteme per l’Italian AXA Forum

Quello tra gli italiani e la longevità è un rapporto in chiaroscuro, come emerge dall’indagine realizzata da Episteme per l’Italian AXA Forum dal titolo “Longevità: tra vita reale e immaginario sociale”.

La longevità è un’aspirazione condivisa dalla maggioranza del campione (62,6%), ma la qualità della vita ne diviene il fattore fondamentale e il principale metro di giudizio: per il 25,2% degli intervistati, raggiungere la fase della “lunga vita” non significa infatti invecchiare veramente perché i progressi della qualità della vita e della medicina permettono di restare giovani molto più a lungo.

D’altra parte si registra una scarsa consapevolezza e maturità sul tema, che si concretizza nella tendenza a spostare progressivamente in avanti l’inizio di tutte le fasi della vita: gli italiani mediamente pensano che si diventi adulti a 33,4 anni; addirittura 1 italiano su 4 colloca l’ingresso nell’età adulta tra i 40 e i 50 anni. Allo stesso modo, mediamente si ritiene che l’anzianità inizi a 66,3 anni e che si diventi ‘grandi anziani’ a 80,3 anni.

In dettaglio, permangono forti resistenze, più o meno consapevoli, a riconoscersi “anziani”, se è vero che quasi il 90% degli intervistati dichiara di sentirsi più giovane della propria età anagrafica. Il rapporto con la longevità diviene a volte un modo per esorcizzare il decadimento o il suo significato tende a sfumare avendo a che fare con delle variabili mobili, come la pensione, la vecchiaia o il lavoro. L’allungamento della vita si scontra dunque con una ridefinizione del welfare e il risultato è un “corto circuito” che genera smarrimento e a volte un vero e proprio processo di rimozione.

La grande paura degli italiani: la non autosufficienza

È la perdita dell’autosufficienza la grande paura degli italiani in relazione al tema della longevità: la maggioranza del campione indica come principale elemento di preoccupazione la perdita di autonomia, declinata in chiave decisionale, fisica e mentale: il 69,6% è preoccupata di non essere mentalmente lucido, il 64,6% di non essere fisicamente autosufficiente, il 62,8% di perdere la possibilità di decidere per se stesso.

Questa paura supera addirittura quella di non poter contare su una pensione dignitosa (51,1% degli intervistati) e di non avere beni di proprietà a cui ricorrere in caso di necessità economiche (30,8%). 

l’intera scheda qui: Italian Axa Forum – La Mia Finanza.


CGIL, nasce Laboratorio Socio-Demografico per leggere cambiamenti società

Presentato LabSD, un nuovo strumento di analisi e di riflessione che vedrà il lavoro congiunto degli Istituti della CGIL: SMILE, IRES e ISF. Obiettivo: la costruzione di strategie sindacali connesse con le politiche economiche e welfare. Contributo prezioso all’attività del sindacato affinchè “il cambiamento della società non si traduca in una distruzione del sistema delle tutele e dei diritti ma si declini in termini di un complessivo e generale miglioramento” » 

CENSIS, Aspettative e soddisfazione dei cittadini rispetto alla salute e alla sanità

Aspettative e soddisfazione dei cittadini rispetto alla salute e alla sanità
Italiani soddisfatti dei servizi sanitari – Farmacie e medici di famiglia punti di riferimento primari
ndagine CENSIS aprile 2010

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Aspettative, opinioni degli italiani sulla sanità

Aspettative, opinioni degli italiani sulla sanità

Gli Italiani sono soddisfatti dei servizi sanitari. È quanto evidenziano i risultati dell’indagine realizzata dal Censis – su commissione del Ministero della Salute – su aspettative, opinioni e valutazioni dei cittadini sulla sanità, presentati il 16 aprile, a Roma, dal Ministro della salute e dal Vicedirettore del Censis nel corso di una conferenza stampa. L’analisi dei dati raccolti evidenzia che per la maggioranza degli italiani si tratta di una relazione positiva, nell’ambito della quale il sistema dell’offerta sanitaria si dimostra capace di rispondere in larga misura alle aspettative e alle esigenze assistenziali dei cittadini. Il giudizio migliore spetta alle farmacie, i cui servizi sono di buona qualità per il 62% degli italiani, sufficienti per il 35%, mediocri o scarsi solo per il 2%. Il medico di medicina generale continua a rappresentare un elemento cardine del sistema di offerta e un referente di prossimità nel quale gli utenti ripongono grande fiducia. Positive anche le opinioni sui pediatri di libera scelta (promossi dal 90%). Seguono; laboratori di analisi pubblici, ambulatori e consultori pubblici, ospedali e pronto soccorso, strutture di riabilitazione pubbliche, assistenza domiciliare. Il sistema di offerta sanitaria si dimostra capace di rispondere in larga misura alle aspettative e alle esigenze assistenziali dei cittadini.

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Rapporto RuR, Municipium. I parametri sociali della città, 2010

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Municipium. I parametri sociali della città  
Autori e curatori: Rur
Contributi: Giuseppe Roma
Collana: Rur
Argomenti: Politiche urbane e territorialiPolitica, società italianaSociologia dell’ambiente, del territorio e del turismo
Livello: Studi, ricerche
Dati: pp. 96,     1a edizione  2010  (Cod.1336.12)
 
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Municipium. I parametri sociali della città

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Tipologia: Edizione a stampa
Prezzo: € 12,00
Disponibilità: Buona
Codice ISBN 13: 9788856816914
 
Tipologia: E-book
Prezzo: € 9,50
Possibilità di stampa:  No
Possibilità di copia:  No
Codice ISBN 13: 9788856821604
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In breve Il Rapporto RuR, realizzato in collaborazione con il Censis, si focalizza sulle domande sociali espresse dai cittadini (servizi, sicurezza, mobilità, casa), sul grado di consenso alla realizzazione delle infrastrutture, e comprende una classifica delle città più amate dagli italiani e degli architetti più conosciuti. Nell’ambito della ricerca è stato effettuato un approfondimento su Roma, Milano e Napoli.
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Presentazione
del volume:
Il paradigma del localismo italiano si avvia verso una profonda ridefinizione. Il tradizionale policentrismo dei sistemi locali di piccole e medie città si trasforma progressivamente in un “megacentrismo territoriale”, con grandi conglomerati di insediamenti metropolitani dove si progetta, si produce, si smista, si vende, si abita, fuori da maglie ordinate o da schemi percepibili attraverso specifici segni. La città rischia di perdere la sua forma, e con essa il senso di comunità territoriale.
Il Rapporto RuR, realizzato in collaborazione con il Censis, si focalizza sulle domande sociali espresse dai cittadini (servizi, sicurezza, mobilità, casa), sul grado di consenso alla realizzazione delle infrastrutture, e comprende una classifica delle città più amate dagli italiani e degli architetti più conosciuti.
Nell’ambito della ricerca è stato effettuato un approfondimento su Roma, Milano e Napoli.

Indice:
Giuseppe Roma, Introduzione. Verso la città-contenitore
Il sociale urbano decisivo per la competitività
Le città viste e valutate dagli italiani
(La città come traino dei processi di sviluppo; La percezione della vivibilità; Bellezza e carattere degli abitanti più importanti dell’economia urbana; L’allarme sociale: disoccupazione e criminalità ai primi posti; Il sempre troppo sottovalutato problema della mobilità sostenibile; Convogliare risorse su sicurezza e igiene urbana; Nella fiducia dei cittadini, il volontariato torna a battere le istituzioni)
La mobilità urbana
(Pendolari a quattro ruote; Tempi e costi degli spostamenti; Conto il congestionamento più autobus e piste ciclabili)
La sicurezza urbana
(Paure diffuse reali e percepite; L’esposizione crescente ai reati predatori; Il rischio di insicurezza anche per le diverse forme di degrado sociale)
La condizione abitativa: livello di soddisfazione e aspirazioni future
(Per gli italiani stanziali il sogno è vivere dove risiedono; La casa ideale è in proprietà e vicina al lavoro)
Socialità, partecipazione e media
(L’impegno nel volontariato come pratica diffusa; Le medie città luogo di partecipazione; La forza mediatica dei telegiornali regionali; Sull’immigrazione un paese diviso in due)
Il nodo delle infrastrutture
(Sviluppo al Sud, salvaguardia nel Nord-Est; La diffidenza delle piccole città del buon vivere; Una questione di sfiducia)
Architettura e città, un bene fisico con cultura collettiva
(Le città che attraggono; Nonostante i grandi nomi, resta di nicchia l’interesse per l’architettura).

Municipium. I parametri sociali della città

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Aldo Bonomi, Pubblicazioni, Consorzio A.A.STER

1996-Aldo Bonomi, Il trionfo della moltitudine, Forme e conflitti della società che viene, Bollati Boringhieri, Torino
Questa prima opera muove dalla crisi della politica, dalla caduta delle forme di convivenza, dal declino delle appartenenze di classe e di popolo, per approdare all’apparire dei processi di spaesamento e di sradicamento prodotti nella società competitiva dalla mondializzazione dell’economia. Se globale e locale appaiono come i soli spazi fondanti per l’essere impaurito di fronte ad un futuro incerto, è invece nel glocale, cioè in un locale attraversato dalla globalità, che va cercata una dimensione del conflitto e del mutamento diversa dall’accettazione del presente. Il libro comincia con l’individuare, alla fine del Novecento, una dimensione del tempo sociale caratterizzata dal non più e dal non ancora, e pone il problema: c’è un percorso che permetta di andare oltre la disperazione del guardarsi indietro e la seduzione dell’immergersi nel presente? Sarà la società di mezzo, intesa sia come composizione sociale sia come luogo intermedio della rappresentanza, il soggetto in mutamento nella transizione dal fordismo al postfordismo, transizione caratterizzata dall’emergere della moltitudine indistinta (altra cosa rispetto alla folla e alla massa delle analisi tradizionali), Ma, contro l’apologia della smaterializzazione del lavoro o addirittura della sua fine, Aldo Bonomi riconosce il conflitto che si fonda sull’emergere, tra il locale e il globale, di luoghi di non identificazione in cui è visibile il tentativo estremo di sottrarsi al divenire moltitudine.

1997-Aldo Bonomi, Il capitalismo molecolare, La società al lavoro nel Nord Italia, Einaudi, Torino
L’ipotesi di lavoro contenuta in questo breve saggio è che sia possibile scrivere il racconto della transizione sociale, politica ed economica che stiamo vivendo assumendo un punto di vista parziale, guardando e scavando una parte del territorio, uno spazio locale che sta nel globale, quale è la società che si delinea nel Nord del nostro paese. Capitalismo molecolare vuol dire Nord Italia: 67,9 imprese per ogni 1000 abitanti, con una media di 4,9 addetti, di cui solo il 18,5% è costituito da imprese manifatturiere. Il libro illustra come grande fabbrica e pubblica amministrazione occupino una parte ormai ridotta del “popolo dei produttori” del Nord. E quanto questo nuovo capitalismo abbia trasformato, in stretta connessione con le dinamiche della globalizzazione, la struttura sociale di intere aree del paese: fino a ridisegnare la fisionomia e le forme stesse del lavoro. Composto da situazioni difformi, il Nord è un arcipelago di contraddizioni e conflitti fra territori e sistemi produttivi. Ci sono aree alpine e pedemontane attivamente attraversate dalla globalizzazione mentre altre si caratterizzano come “zone tristi”, escluse dalla modernizzazione. C’è il Nord padano, forte di risorse industriali e ambientali, e naturalmente l’area del sistema urbano-industriale (Milano, Torino, Genova), accomunata dal tentativo di ridefinirsi come company town o metropoli del terziario. Un sistema, quello urbano-industriale, che si avvia a essere rappresentato, più che dai suoi occupati, dai suoi pensionati, prepensionati e cassintegrati.

1998-Aldo Bonomi e Giuseppe De Rita, Manifesto per lo sviluppo locale, Dall’azione di comunità ai Patti territoriali, Bollati Boringhieri, Torino
Questo testo, scritto da Aldo Bonomi con Giuseppe De Rita, ripercorre la storia dello sviluppo locale in Italia, con particolare riferimento alla stagione dei Patti Territoriali a partire dallo stato nascente sino alla loro istituzionalizzazione. Mai come negli ultimi anni il tema dello sviluppo locale è stato oggetto di attenzione e materia di interventi da parte non solo di amministrazioni periferiche, ma anche da parte di istituzioni dello Stato centrale. Tuttavia la consapevolezza dell’importanza di questa materia ha portato alla luce molti problemi irrisolti: una cultura dello sviluppo locale storicamente deficitaria, residuale, sostanzialmente ai margini delle strategie che contano; una bassa efficienza delle istituzioni nell’approntare le risposte giuste ad una domanda di sviluppo che sale dal basso; e, prima ancora, la mancanza, da parte della politica, di un vero riconoscimento del ruolo svolto dagli attori locali e della loro domanda di protagonismo. Senza voler rivendicare alcun primato del sociale sulla politica; né, tanto meno, un primato del locale sul globale, c’è tuttavia da percorrere un cammino a tappe forzate verso il riconoscimento del ruolo insostituibile svolto dalle varietà subnazionali, dai loro protagonisti. Già nel titolo il libro svela i suoi intendimenti. Non una teoria dello sviluppo locale, né una ricerca su economie e società periferiche. Ma, per l’appunto, un “manifesto”, cioè un testo in cui si prende posizione e che, di conseguenza, invita a prendere posizione.

2000-Aldo Bonomi, Il distretto del piacere, Bollati Boringhieri, Torino
Pensiamo ai percorsi dei fine settimana che dilagano e si segmentano su una vasta rete di luoghi e nonluoghi: autostrade, parcheggi, parchi a tema, locali e discoteche… Una moltitudine percorre questo arcipelago alla ricerca dell’indimenticabile oggetto del divertimento, dell’evento unico, diventando atomi emozionali, mondi comunicativi, frammenti di vita. Come per la fabbrica fordista o per il capitalismo molecolare vi sono città e distretti produttivi dov’è stato possibile osservare le forme dei lavori e dei conflitti, così in quel territorio che va da Gardaland a Rimini e a Cattolica, includendo anche la città-regione di Bologna e Venezia, si dispiega la “fabbrica libertina” che può essere indagata e raccontata come il distretto del piacere. Qui il corpo diviene moneta vivente nel circuito produttivo della “liberazione” fisica e sessuale: fitness, body trance, massaggi, meditazione, rilassamento, danza. Qui mettono al lavoro la loro “nuda vita” le cubiste, i DJ, i PR e i tanti nuovi “attivi senz’opera” nel ciclo del “tempo libero” fatto di parchi-gioco e villaggi-vacanze. Il distretto del piacere , oltre a essere un nonluogo delle emozioni, dello spettacolo e del turismo, è anche un iperluogo della produzione dove sono al lavoro in forma precaria, saltuaria, stagionale 150.000 addetti: quanti ne aveva un tempo la FIAT nella virtuosa company town Torino. Al racconto della grande fabbrica e della società industriale, il libro di Aldo Bonomi sostituisce quello ben più urgente e inedito in cui prosperano le filiere dell’impulso, dell’emozione e del desiderio.

2002-Aldo Bonomi, La comunità maledetta, Viaggio nella coscienza di luogo, Edizioni di Comunità, Torino
Dalle periferie e non dal centro devono essere affrontate le grandi questioni della modernità, quali le dinamiche della globalizzazione, la rivoluzione postfordista, i conflitti tra flussi e luoghi, il ruolo centrale del volontariato. In questa prospettiva infatti esse mostrano il loro profilo più autentico; rivelando, proprio nei punti di maggiore attrito, i nervi scoperti dell’ipermodernità globalizzata. Questa conclusione emerge dal diario di un viaggio che Aldo Bonomi ha computo dalla Croazia fino ai confini della Macedonia e del Kosovo, attraverso la Bosnia e la Serbia, nella primavera del 2001. la descrizione di tale viaggio attraverso luoghi in cui la comunità è ormai una parola maledetta si intreccia con il racconto di un secondo percorso, questa volta intellettuale, attraverso la globalizzazione e le sue reti finanziarie. Dall’incontro nella ex Jugoslavia, a Prijedor, con le autorità locali e con i volontari, impegnati nella costruzione di un’Agenzia per la Democrazia locale nella regione, scaturisce infatti la riflessione teorica che l’autore conduce sulla delicata opera del volontario, impegnato nel tentativo di ricucire i conflitti fra “società dei flussi” e “società dei luoghi” non solo nel teatro della Serbia post-bellica, ma ai margini delle nostre società post-moderne. Figura emblematica della nostra epoca, il volontario, che non scambia e non produce merci, ma realizza valore di legame, grazie alla sua capacità di “mettersi in mezzo” fra le comunità dell’odio, rappresenta il tassello fondamentale da cui occorre ripartire per costruire tracce di comunità a contatto con il territorio.

2003-Aldo Bonomi, Per un credito locale e globale, Le geocomunità del capitalismo italiano, Baldini Castoldi Dalai editore, Milano
Il volume costituisce la rielaborazione del lavoro di ricerca sul territorio realizzato dal Consorzio AASTER su committenza del Gruppo UniCredito Italiano nell’ambito del Progetto Itaca. Tra i nodi strategici da affrontare in una prospettiva di sviluppo del nostro Paese, quello del rapporto tra banca e territorio ricopre una posizione di fondamentale importanza. E’ un rapporto da costruire adattandolo ai diversi contesti e situazioni, tenendo conto cioè dei tanti modelli produttivi e di sviluppo in cui si articola il panorama nazionale. Il capitalismo italiano, infatti, non è un “unico”, uguale a se stesso nelle differenti situazioni territoriali, e nemmeno costante nel tempo all’interno della stessa area territoriale. In effetti, se con il concetto di “capitalismo molecolare” si poteva analizzare la grande articolazione del modello di piccola impresa e i rapporti di questa con il territorio, ora si tratta di fare un passo ulteriore. Si tratta cioè di allargare lo sguardo osservando l’emergere di “piattaforme” territoriali in cui il nuovo capitalismo si articola su dimensioni di area vasta: la geocomunità. Queste sono entità territoriali che, oltrepassando i confini dei tradizionali distretti industriali e dei sistemi produttivi locali, sviluppano le loro reti di relazioni in una scala più ampia grazie al concorso di una pluralità di attori locali e non. Prima e meglio che in sede di trattazione teorica, è possibile analizzare tutto questo attraverso l’osservazione diretta sul campo del nuovo capitalismo italiano nelle aree più sviluppate del Paese. Un’osservazione che, nel caso specifico di questo volume, si è basata su interviste in profondità agli attori locali e sulla partecipazione di questi a Forum territoriali di discussione dei problemi di ciascuna area territoriale.

2004-Aldo Bonomi e Alberto Abruzzese, La città infinità, Bruno Mondadori, Milano
Il libro mette in scena la ricerca sociale su un mondo, la città infinita, che altro non è che la metafora dell’ipermodernità e dello spaesamento del vivere e del produrre in Lombardia. Racconta dell’andare in quel territorio ove si è tutti un po’ tutti “nomadi e prigionieri” alla ricerca di ciò che non è più, la comunità originaria, e di ciò che non è ancora, la città infinita. La Città Infinita è la mostra che celebra gli ottant’anni della Triennale di Milano e ha inaugurato il calendario del 2004

Introduzione (D. Rampello)
Pensare la città infinita
La città infinita (A. Bonomi)
L’infinito intrattenimento ovvero l’al di là della politica (A. Abruzzese)
Nomadi in prigione (M. Cacciari)
Sulle tracce della comunità (A. Bagnasco)
La città infinita: spazio e trama della modernità riflessiva (E. Rullani)
La schiuma metropolitana o il senso dell’indistinzione (U. Volli)
Identità e Noncittà (V. Codeluppi e M. Ferraresi)
La città nella città (A. Colonetti)
Il palcoscenico dell’industria (A. Morra)
Un’agenzia di cittadinanza nella città infinita (Don V. Colmegna)
L’impero provinciale (F. La Cecla e R. Lazzarino)
La civiltà di Betelgeuse ai tempi del teletrasporto (A. Caronia)
Mettere in mostra la Città Infinita
Di sotto in su (F. Origoni)
Reportage sulla mostra (U. Lucas)
I video di “La città infinita” (E. Papetti)
Guardare la Città Infinita
Lo sguardo di quattro fotografi: Gianni Berengo Gardin, Uliano Lucas, Francesco Radino, Edward Rozzo
Le mappe della Città Infinita
I numeri
Le mappe
Il racconto della Città Infinita
Tracce di comunità
I capitalisti personali
Le imprese molla
Le trame
I padroni dei flussi
Sei personaggi in cerca di rappresentazione
Dall’avventuriero di Simmel al cow-boy della città infinita
Intervista a Davide Van de Sfroos

2004-Aldo Bonomi (a cura di), Il passaparola dell’invisibile, Laterza, Bari
Con le sue 1.300 cooperative, i 75 consorzi territoriali ed i 35.000 addetti, la rete CGM rappresenta la più importante aggregazione imprenditoriale della cooperazione sociale italiana. Un ruolo che non deriva solo dalla pur stringente logica dei numeri, ma dalla funzione anticipatrice e innovativa svolta nell’elaborazione teorica e pratica di modelli d’azione, di cultura organizzativa, di istituzioni, che oggi costituiscono senso comune e denominatore condiviso di gran parte della cooperazione sociale. Concentrandosi sull’identità culturale e organizzativa della rete, la ricerca ha consentito di organizzare la riflessione attorno ai temi che hanno accompagnato il movimento cooperativo nella transizione dalla sua fase “pionieristica” ai giorni nostri. Temi che sono riassumibili in quattro concetti-chiave, ritenuti i più appropriati al fine di porre in risalto gli elementi di razionalità (e quindi, “pezzi” di strategia) che distinguono la rete, ed al suo interno, l’agenzia strategica: scarsità (di risorse materiali); casualità (dei processi di reclutamento); sentimenti (intesi come produzione di senso e di gratificazioni); comunità (intesa come modalità d’interazione tra gli attori interni al sistema) Sono concetti che in pratica riassumono la combinazione – ormai entrata in tutto il mondo della cooperazione sociale, ma che viene esaltata da CGM – tra l’adesione ideale ad un sistema di valori e l’invenzione di pratiche inerenti l’organizzazione e la gestione degli apporti individuali. I primi e le seconde devono essere tra loro coerenti, pena lo scadere a vuoto enunciato (gli uni) e pura tecnica (le altre). I problemi aperti, proprio sui nodi che interrogano l’identità delle imprese in questione, sono innumerevoli. Ma ciò che ha valenza strategica, per il futuro della rete d’imprese diffuse sul territorio, è proprio la capacità di riprodurre e diffondere i processi di organizzazione intenzionale dei significati dell’azione collettiva.

2004-Aldo Bonomi, Massimo Cacciari, Giuseppe De Rita, Che fine ha fatto la borghesia? Einaudi, Torino
Abstract del contributo di Aldo Bonomi al volume collettaneo con Giuseppe De Rita e Massimo Cacciari.
Il saggio rifiuta dichiaratamente di dare una definizione esplicita di neoborghesia. Troppi infatti sono i cambiamenti in corso e qualsiasi tentativo di definirla rischierebbe dall’oggi al domani di essere contraddetto dai fatti. D’altra parte è proprio nel mutamento sociale che al ricercatore è richiesto il suo punto di vista, il suo coraggio di mettersi e di farsi mettere in discussione. Quindi il processo di formazione di una nuova borghesia viene affrontato in maniera indiretta, per così dire. Così, trattando all’inizio i cambiamenti del lavoro e l’emergere del capitalismo personale, se pure non viene data una definizione esaustiva di neoborghesia, viene però descritto il bacino sociale entro il quale la neoborghesia ha le sue radici. Allo stesso modo, nei paragrafi successivi, parlando di geocomunità e terziarizzazione, si è preferito dar ragione del contesto ambientale in cui la nuova borghesia prende forma, non già delle sue caratteristiche generali. Così, illustrando anche con esempi concreti alcune caratteristiche dei diversi gruppi sociali in cui la neoborghesia sembra essere ormai una realtà acquisita, vengono suggerite alcune proprietà attraverso le quali la neoborghesia opera in quanto tale. Infine, sulla base di tutto questo vengono azzardate alcune ipotesi sulle affinità che si profilano tra neoborghesia e nuove élites. In sostanza, in questo saggio la neoborghesia la si deduce più di quanto non la si definisca. All’autore è sembrato questo l’atteggiamento più convincente da adottare, oltre che intellettualmente più onesto.

2005-Aldo Bonomi, Enzo Rullani, Il capitalismo personale-Vite al Lavoro, Einaudi, TorinoL’espressione “capitalismo personale” mette insieme due termini contradditori, che in passato si è cercato di separare. La natura impersonale del capitale – considerata sinonimo di modernità – lo identificava strettamente con l’ambito dell’azienda, mentre la persona apparteneva allo spazio proprio della vita privata, nettamente distinto dall’ambito tecnico della produzione. Oggi però il capitale ha sempre più bisogno delle persone, che si impegnino nelle aziende utilizzando al meglio le proprie capacità e sviluppando autonomie crescenti: una grande opportunità, non indenne tuttavia da rischi e sofferenze. Sommando diverse categorie, la metà del lavoro prestato oggi in Italia e riconducibile, secondo stime del Censis, a figure di “capitalisti personali”. Si tratta di una vera e propria rivoluzione, che Bonomi e Rullani documentano ricorrendo alle stesse parole dei protagonisti.

2007 – Aldo Bonomi e Davide Rampello. Famiglia SpA – Convivenza generazionale e longevità d’impresa.
In Italia il tema della successione imprenditoriale affonda le proprie radici nella matrice famigliare del nostro peculiare modello di sviluppo, nell’alveo delle economie capitalistiche. Come ha sottolineato efficacemente l’eminente studioso delle economie locali Giacomo Becattini, nel nostro Paese l’impresa non è mai stata semplicemente una “molecola del capitale”, ma ha rappresentato piuttosto un “progetto di vita”, con ciò alludendo, tra l’altro, al peso assunto dalle dimensioni sociali, comunitarie e psicologiche di cui occorre tenere conto nell’analisi del fenomeno del ricambio generazionale all’interno delle imprese. In questo quadro ci è sembrato importante guardare alle particolari modalità attraverso le quali questo delicato passaggio avviene nell’epoca della globalizzazione dispiegata, sullo sfondo di una lunga deriva storica che chiama in causa uno degli archetipi fondanti della civiltà occidentale, ovvero al complesso rapporto tra padri e figli come ambito dialettico fondamentale per la formazione della personalità dei soggetti. Così ci è parso opportuno accostare alla riflessione e al racconto sociologico relativi all’evoluzione dei milieux competitivi e territoriali nei quali si perpetua quella struttura portante del tessuto industriale italiano, costituito in gran parte dalle medie imprese leader, un ampio repertorio di suggestioni che si snoda lungo tutta la tradizione letteraria europea, da cui pure ha tratto linfa vitale la teoria psicoanalitica. La bontà di questa scelta si è ulteriormente consolidata nel corso dell’esperienza territoriale che ha riunito a conoscersi e a discutere, in ciò che, con una certa enfasi, possiamo chiamare simposio conviviale itinerante, i rappresentanti del management di un big player finanziario come UniCredit Private Banking e un’ampia schiera di protagonisti delle storie di successione, accompagnati da due animatori come noi. Ancora una volta è attraverso la paziente frequentazione del territorio che è possibile cogliere la complessità e la ricchezza umana dei tanti soggetti che, nella profondità dei meandri delle relazioni che uniscono i membri di una famiglia, contribuiscono ad elaborare una visione complessiva per il futuro del Paese.

2008-Aldo Bonomi. Milano ai tempi delle moltitudini. Bruno Mondadori
Nella transizione in uscita dall’industrialismo fordista, Milano si è frammentata. Non solo, nella sua geometria urbana, ma anche per il moltiplicarsi delle barriere interne tra le schegge della sua composizione sociale. C’è relazione tra la centrifugazione urbana di una città dai confini sempre più slabbrati, e la creazione di barriere quasi antropologiche tra i diversi frammenti del suo corpo sociale. Un’antiutopia negativa, fatta di convivenza apparente tra pezzi di città “nuda”, senza diritti e senza rappresentazione, persi, esclusi, lasciati spesso ai margini, fianco a fianco alle comunità chiuse dei ghetti volontari per ricchi, per l’élite della nuda vita. La sottile linea rossa lungo la quale questo libro scava è il racconto di queste schegge di città per non arrendersi all’idea della loro incomunicabilità. Sono cinque i cerchi, i frammenti di composizione sociale raccontati in questo libro. Il primo cerchio ci svela come sono cambiate le élites. Per usare le parole del Novecento i “padroni”. La vecchia borghesia dei Falck e dei Pirelli o non c’è più o è salpata dalla città. Oggi cresce una neoborghesia dei flussi finanziari e del capitalismo delle reti che lavora nella città ma non la vive più. Nel secondo cerchio troviamo il commercio, dalle botteghe di quartiere al nuovo commercio esperienziale. Poi il terzo cerchio in cui si racconta del cambiamento della classe operaia, trasformata dalla globalizzazione in moltitudine dei lavori servili e dequalificati. E’ anche il cerchio della città invisibile, delle aree dimesse occupate, degli insediamenti temporanei, dei campi nomadi. Il quarto cerchio mostra l’emergere dei professionisti della creatività legati alla trasformazione della città in una grande macchina dell’intrattenimento e della moda. Infine il quinto cerchio fuori le mura della città, fabbrica a cielo aperto dentro la città infinita milanese in cui si continuano a produrre le merci. Qui, dentro le mille fabbriche e fabbrichette, il lavoro si è frammentato. La classe operaia si è dispersa in mille rivoli, eppure continua a produrre e lavorare. Un racconto rigoroso e prezioso per comprendere i molti cambiamenti della città e la sua trasformazione.

2008-Aldo Bonomi, Il rancore, Feltrinelli
L’opera intende ripercorrere l’evoluzione della cosiddetta “Questione settentrionale”, così come è venuta trasformandosi da questione “locale” a questione di modernizzazione “nazionale”, a partire dall’ampia esperienza di ricerca sul territorio portata avanti da Aldo Bonomi negli ultimi 20 anni di professione. Lo sguardo con il quale si affronta l’analisi di questa trasformazione nel laboratorio del Nord è orientato ad evidenziarne l’impatto antropologico su alcune figure emblematiche di questa apocalisse culturale: la “paura” dell’operaio della fabbrica fordista di matrice metropolitana, lo “stress” del piccolo imprenditore della pedemontana lombardo-veneta schiacciato dall’apertura dell’economia internazionale, lo “spaesamento” dei componenti delle comunità alpine e pre-alpine di fronte allo sgretolamento dei tradizionali dispositivi di coesione sociale.
Sono queste tre figure idealtipiche del rancore locale contro le trasformazioni epocali che attraversano il territorio nella prima metà degli anni ’90 del secolo scorso. Su questi sentimenti, che delineano la questione settentrionale come questione pre-politica, si innesta il messaggio politico delle leghe, che occupano lo spazio lasciato vuoto dalla crisi dei grandi partiti di massa del ’900. Sono infatti le leghe, poi confluite nella Lega Nord, a quotare le paure del Nord al mercato politico, in questa fase nascente attraverso il messaggio della secessione hard.

In questo quadro si inserisce di lì a poco il fenomeno Berlusconi, che interpreta pienamente il dispiegarsi di un individualismo competitivo di carattere essenzialmente antisociale. Un altro punto caratterizzante il berlusconismo è la personalizzazione della leadership; Berlusconi come “presidente della moltitudine”. La forza di Berlusconi, il suo messaggio, si basa sul potere del chiunque che dà identità al molteplice.
A fronte di questi fenomeni emergono sempre più evidenti le difficoltà della sinistra politica, che non riesce a cogliere la specificità del fenomeno leghista, avendo perso capacità interpretativa del cambiamento delle forze produttive e non comprendendo il mutamento della composizione sociale nel Nord del Paese, essendo perciò impossibilitata ad interpretarne politicamente la domanda.

Il secondo capitolo dell’opera è incentrato sul mutamento della questione settentrionale che, da insieme di fenomeni di resistenza di spaesati e stressati del Nord produttivo, diventa spia di una transizione economica e sociale che riguarda l’intero paese. Essa non è più interpretabile soltanto, o principalmente, come frutto di una resistenza del locale schiacciato dall’avanzare del globale. Accanto alle tre figure degli spaesati, degli stressati o dei naufraghi del fordismo, egemoni in origine, gli anni novanta vedono l’emersione, lenta e a tratti difficile, di nuovi ceti e nuove élites portatrici di una volontà di modernizzazione economica e culturale, oltre che di una richiesta di protezione dai suoi impatti negativi. Il profilarsi di una linea di divisione di questo tipo segmenta la società settentrionale non soltanto dal punto di vista della sua composizione sociale e di classe, ma anche per quanto riguarda il rapporto con la sfera della rappresentanza politica e sociale.

Nel passaggio tra anni ’80 e ’90 l’accumulo di grandi sfide internazionali e interne mina alla radice questa capacità. Dentro una crisi verticale di legittimità ed efficacia decisionale della politica, le pulsioni modernizzanti e quelle difensive tornano a divaricarsi e, orfane di una mediazione unitaria, tendono contemporaneamente a corporativizzarsi, a restringere il loro orizzonte. Oppure, sempre più spesso, a tramutarsi in una sorta di guerra civile molecolare tra chi chiede alla politica di accompagnare il proprio desiderio di partecipare alla nuova dimensione globale e chi invece le chiede di (ri)perimetrare il territorio per puntellare una comunità locale che si sente sotto scacco. Dentro questo cambiamento il dinamismo dei soggetti finisce per incrociare una politica che appare sempre più come una foresta pietrificata. Un oracolo muto, spesso incapace di fornire risposte ad una società che, faticosamente, passo dopo passo, stava allora apprendendo la grammatica del globale.

Ma non è soltanto la politica “tradizionale” e “romana” a dimostrarsi in difficoltà nel riconoscere ed accompagnare il mutamento. Anche l’ipotesi della “secessione hard” fallisce nel dare una risposta all’altezza delle spinte modernizzatici. Troppo distanti appaiono le mitologie del “dio Po” da una classe imprenditoriale che, pur mantenendo i piedi nel locale, in quegli anni agiva già come una rete globale che aveva la testa nel mondo. E’ dentro questo doppia incapacità nell’accompagnare e ascoltare la domanda di modernizzazione che la questione settentrionale inizia a rifluire dai furori bossiani per tradursi in tutela individualista delle piccole e fredde virtù economiche. Dentro una transizione, durissima, la questione settentrionale muta. Si stempera in una sindrome da “secessione dolce” rispetto alla dimensione delle istituzioni e della rappresentanza fatta più di disincanto e di indifferenza che di rancore. Come a dire che se le istituzioni non accompagnano ora si preferisce proseguire da soli più che organizzare il malcontento per cambiare le cose.

Nel terzo capitolo si delineano le modalità attraverso le quali il racconto il lavoro di ricerca sul territorio fa emergere alcune istanze di governance territoriale dentro la dinamica flussi-luoghi. La necessità di uscire dai localismi economici e di dare nuovo slancio alle funzioni metropolitane si traduce nella formazione delle piattaforme produttive come prima istanza “lobal”, ovvero come dispositivo territoriale attraverso il quale i soggetti locali cominciano ad elaborare strategie di accettazione della sfida globale. Si delineano così nuove forme di governance territoriali di carattere sistemico (geocomunità) che scaturiscono dall’intreccio tra capitalismo di territorio, e capitalismo delle reti. Nel modello del capitalismo di territorio, organizzato in piattaforme produttive guidate da reti d’imprese medie a capo di gruppi, appare quindi sempre più evidente la rilevanza strategica, e la funzione di leadership, di quello che si definisce capitalismo delle reti. Un sistema di attori, vale a dire, che definisce il proprio ruolo economico intorno alla gestione delle “macchine a vapore” del postfordismo: le fabbriche del capitale umano e della conoscenza, come le Università e le altre istituzioni formative; i servizi collettivi, compresi quelli pubblici (dalle CCIAA alle ASL alla burocrazia pubblica locale); le reti della creatività, del linguaggio, della comunicazione al servizio dell’impresa; la finanza e l’intermediazione di denaro;i brand che danno identità e personalità ai prodotti locali; le funzioni intelligenti di gestione del ciclo (all’interno e fuori “dalle mura” delle fabbriche – si pensi al ruoli dei logistic provider; le utilities (energia, acqua, sistemi di trasporto, gas, ecc.); le Fiere dove si rappresentano i territori e le loro qualità produttive; le reti digitali e satellitari; le infrastrutture per i trasporti, intesi sia come assi (autostrade, strade, ferrovie, ecc.) e nodi/terminali d’interconnessione (porti, aeroporti, interporti, ecc.).

L’evoluzione dei diversi ambiti economici e istituzionali nei diversi contesti locali analizzati, evidenziano, nel migliore dei casi, una polifonia emergente, ma non ancora una governance poliarchica. Come a dire: sta emergendo, con diverse sfumature locali, una neoborghesia in grado di contribuire in modo significativo al governo delle trasformazioni che interessano organizzazioni e settori nel senso di una connessione virtuosa tra flussi e vocazioni locali, mentre stentano a delinearsi figure che sappiano raccordare i diversi percorsi evolutivi.
Oggi ciò che si chiede alla politica, che è più che mai necessaria al contrario di ciò che qualcuno potrebbe pensare, è di mettersi in mezzo fra i flussi e i luoghi, prendere i luoghi, accompagnarli ad agganciarsi ai flussi e tornare indietro. E per questo non basta la visione delle reti per la competizione, occorre estendere la logica al nuovo welfare e alla coesione sociale. E non è una prospettiva politica poi tanto astratta, poiché se si considerano i grandi punti critici, questi rimandano tutti a conflitti tra flussi e luoghi (TAV, base americana di Vicenza, tensioni diffuse con i Rom).

Sulla necessità di accompagnare i luoghi nella globalizzazione, operando sulle reti per la competizione e sulla coesione sociale, sono chiamate a delineare una prospettiva politica le due forze della sinistra che vengono avanti: Partito Democratico e Sinistra Arcobaleno.

Consorzio A.A.STER

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Elezioni regionali 2010 Indicatori economici a cura di LaVoce.it

Domenica e lunedì 13 regioni vanno al voto.
la maggioranza di governo ha fatto man bassa dei tempi nei telegiornali, mentre i dibattiti sulle reti pubbliche sono stati cancellati. Si è parlato di tutto fuorché della qualità delle giunte uscenti.
Per dare ai lettori informazioni utili per il voto, abbiamo pubblicato

La disoccupazione è salita di due punti e mezzo dall’inizio della crisi. Tutti i posti di lavoro distrutti sono di lavoratori temporanei. Senza la Cassa Integrazione la disoccupazione sarebbe vicina all’11 per cento. Potreb be salire ancora da qui all’estate. 48 senatori hanno presentato un disegno di legge sul contratto unico di ingresso, che serve a ridurre il dualismo del mercato del lavoro, un progetto nato sulle pagine di questo sito.

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Un’analisi di Legautonomie, aggiornata a marzo 2010, sulle risorse economiche annuali che confluiscono nei diversi fondi di carattere sociale (fondo welfare nazionale, famiglia, infanzia e adolescenza, casa, non autosufficienza…) stanziati dalle più recenti manovre finanziarie, in LegAutonomie.it

Un’analisi di Legautonomie, aggiornata a marzo 2010, sulle risorse economiche annuali che confluiscono nei diversi fondi di carattere sociale (fondo welfare nazionale, famiglia, infanzia e adolescenza, casa, non autosufficienza…) stanziati dalle più recenti manovre finanziarie.In attesa della definizione dei livelli essenziali delle prestazioni sociali (leps) da garantire su tutto il territorio nazionale, e del passaggio dalla spesa storica a quella standardizzata, basata, appunto, sui fabbisogni standard, Legautonomie avvia con questo primo studio un’ampia riflessione sul nuovo modello di welfare.Alternative image text I principali fondi per le politiche sociali (Legautonomie, marzo 2010) ( 97,00 kB )

VAI A :
Indagine Fondi sociali (Legautonomie, marzo 2010) / Welfare locale e sanità / Documenti / Home – Legautonomie

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Istat, La vita quotidiana nel 2008

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presentazione del volume Il SACCO DEL NORD Saggio sulla giustizia territoriale di Luca Ricolfi edito da Guerini e Associati, discutono con l’autore: Piero Ostellino Editorialista del Corriere della sera Carlo Scarpa Docente di Economia Politica, Università di Brescia modera: Alberto Mingardi Direttore Generale Istituto Bruno Leoni

Lunedì 22 marzo 2010, ore 18

Spazio Forum Libreria Egea

Via Bocconi 8, Milano

 

 

presentazione del volume

 

Il SACCO DEL NORD

Saggio sulla giustizia territoriale

 

di Luca Ricolfi

edito da Guerini e Associati

 

 

 

discutono con l’autore:

 

Piero Ostellino

Editorialista del Corriere della sera

 

 

 

Carlo Scarpa

Docente di Economia Politica, Università di Brescia

 

 

modera:

 

 

Alberto Mingardi

Direttore Generale Istituto Bruno Leoni

 

 

 

RSVP

eventi@brunoleoni.it,

02.36577325

 

 

 

    

 

 

 

www.guerini.it

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ISTAT, Decessi: caratteristiche demografiche e sociali

L’Istat diffonde i dati sulle caratteristiche demografiche e sociali dei decessi avvenuti in Italia riferiti all’anno 2007. Nelle tavole sono presentati i principali indicatori delle tendenze recenti della mortalità, i dati di mortalità riassuntivi e i confronti con gli anni precedenti (2002-2007).L’Indagine sulle cause di morte rileva i decessi verificatisi in Italia riferiti al complesso della popolazione presente. I modelli dell’indagine 2010 sono pubblicati nella sezione dedicata alla Rilevazione sulle cause di morte.

Decessi: caratteristiche demografiche e sociali

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ISTAT, Occupati e disoccupati: stime provvisorie

Allo scopo di migliorare la tempestività dell’informazione statistica sull’evoluzione del mercato del lavoro, e nell’ambito degli accordi stabiliti in sede europea, l’Istat diffonde la pubblicazione delle stime mensili dei principali indicatori del mercato del lavoro derivanti dalla Rilevazione sulle forze di lavoro.

Si tratta di stime provvisorie, perché basate su una parte, pur se consistente (poco più di 19 mila famiglie, pari a circa 46 mila individui, per il mese di gennaio), del campione coinvolto nella rilevazione. Le stime mensili, prodotte con una opportuna metodologia statistica, sono diffuse a distanza di circa 30 giorni dalla fine di ciascun mese di riferimento.

Occupati e disoccupati: stime provvisorie

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Municipium. I parametri sociali della città, di Giuseppe Roma, FrancoAngeli

Municipium. I parametri sociali della città
Autori e curatori: Rur
Contributi: Giuseppe Roma
Collana: Rur
Argomenti: Politiche urbane e territoriali - Politica, società italiana - Sociologia dell’ambiente, del territorio e del turismo
Livello: Studi, ricerche
Dati: pp. 96,     1a edizione  2010  (Cod.1336.12)
Municipium. I parametri sociali della città
Tipologia: Edizione a stampa
Prezzo: € 12,00
Disponibilità: Buona
Codice ISBN 13: 9788856816914
Tipologia: E-book
Prezzo: € 9,50
Possibilità di stampa: No
Possibilità di copia: No
In breve Il Rapporto RuR, realizzato in collaborazione con il Censis, si focalizza sulle domande sociali espresse dai cittadini (servizi, sicurezza, mobilità, casa), sul grado di consenso alla realizzazione delle infrastrutture, e comprende una classifica delle città più amate dagli italiani e degli architetti più conosciuti. Nell’ambito della ricerca è stato effettuato un approfondimento su Roma, Milano e Napoli.
Presentazione
del volume:
Il paradigma del localismo italiano si avvia verso una profonda ridefinizione. Il tradizionale policentrismo dei sistemi locali di piccole e medie città si trasforma progressivamente in un “megacentrismo territoriale”, con grandi conglomerati di insediamenti metropolitani dove si progetta, si produce, si smista, si vende, si abita, fuori da maglie ordinate o da schemi percepibili attraverso specifici segni. La città rischia di perdere la sua forma, e con essa il senso di comunità territoriale.
Il Rapporto RuR, realizzato in collaborazione con il Censis, si focalizza sulle domande sociali espresse dai cittadini (servizi, sicurezza, mobilità, casa), sul grado di consenso alla realizzazione delle infrastrutture, e comprende una classifica delle città più amate dagli italiani e degli architetti più conosciuti.
Nell’ambito della ricerca è stato effettuato un approfondimento su Roma, Milano e Napoli.
Indice:
Giuseppe Roma, Introduzione. Verso la città-contenitore
Il sociale urbano decisivo per la competitività
Le città viste e valutate dagli italiani
(La città come traino dei processi di sviluppo; La percezione della vivibilità; Bellezza e carattere degli abitanti più importanti dell’economia urbana; L’allarme sociale: disoccupazione e criminalità ai primi posti; Il sempre troppo sottovalutato problema della mobilità sostenibile; Convogliare risorse su sicurezza e igiene urbana; Nella fiducia dei cittadini, il volontariato torna a battere le istituzioni)
La mobilità urbana
(Pendolari a quattro ruote; Tempi e costi degli spostamenti; Conto il congestionamento più autobus e piste ciclabili)
La sicurezza urbana
(Paure diffuse reali e percepite; L’esposizione crescente ai reati predatori; Il rischio di insicurezza anche per le diverse forme di degrado sociale)
La condizione abitativa: livello di soddisfazione e aspirazioni future
(Per gli italiani stanziali il sogno è vivere dove risiedono; La casa ideale è in proprietà e vicina al lavoro)
Socialità, partecipazione e media
(L’impegno nel volontariato come pratica diffusa; Le medie città luogo di partecipazione; La forza mediatica dei telegiornali regionali; Sull’immigrazione un paese diviso in due)
Il nodo delle infrastrutture
(Sviluppo al Sud, salvaguardia nel Nord-Est; La diffidenza delle piccole città del buon vivere; Una questione di sfiducia)
Architettura e città, un bene fisico con cultura collettiva
(Le città che attraggono; Nonostante i grandi nomi, resta di nicchia l’interesse per l’architettura).
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Istat: dati su Pil e disoccupazione, Regioni.it, Newsletter n. 1527 del lunedì 1 marzo 2010

Istat: dati su Pil e disoccupazione

 
 

(regioni.it) L’Istat rileva i dati sia del Pil che della disoccupazione, quest’ultima a gennaio è all’8,6%. La disoccupazione quindi è sempre in aumento raggiungendo i livelli del 2004, mentre il Pil nel 2009 diminuisce del 5%. Una precedente stima segnava una contrazione del 4,9%.
Il tasso di disoccupazione continua a salire e a gennaio si posiziona all’8,6%, dall’8,5% di dicembre 2009. L’Istat sottolinea che e’ il dato peggiore da gennaio 2004, inizio delle serie storiche. L’occupazione a gennaio invariata rispetto a dicembre, mentre ha perso l’1,3% rispetto a gennaio 2009, pari a 307 mila unita’ in meno. Il numero delle persone in cerca di occupazione a gennaio risulta pari a 2,1 milioni, in crescita dello 0,2% (+5mila) rispetto al mese precedente e del 18,5% (+334mila) rispetto a gennaio 2009.
Il prodotto interno lordo nel 2009 in Italia ha registrato una contrazione del 5%, come in Germania, Regno Unito e Giappone, ma peggio di Francia (-2,2%) e Usa (-2,4%).
E’ in aumento  il debito pubblico che ha raggiunto quota 115,8% rispetto al 105,8% di un anno fa. Nel 2009 inoltre e’ salita anche la pressione fiscale passata al 43,2% dal 42,9% dell’anno precedente.
 
Scheda su ‘andamento del Pil lo scorso anno, in base ai dati finora disponibili per gli altri paesi e riportati dall’Istat nei conti economici:

 

   PAESE                   PIL 2009
—————————————————————-
   ITALIA                     -5,0%
   GERMANIA                -5,0%
   REGNO UNITO            -5,0%
   GIAPPONE                 -5,0%
   STATI UNITI              -2,4%
   FRANCIA                   -2,2%.
 
 
 
 
 
 
 
(red/01.03.10)

Newsletter n. 1527 del lunedì 1 marzo 2010

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ISTAT, Il reddito disponibile delle famiglie nelle regioni italiane

L’Istat diffonde le serie degli aggregati che concorrono a formare il reddito disponibile delle famiglie nelle regioni italiane, elaborate secondo il Sistema Europeo dei Conti nazionali e regionali (SEC95) e coerenti con le serie nazionali dei Conti per settore istituzionale per gli anni 1995-2007.

Parallelamente alla stima dei dati regionali riferiti al 2007 viene effettuata la revisione degli anni 2005-2006, nonché la ricostruzione delle serie regionali per il periodo 1995-2000 coerenti con le serie storiche dei conti nazionali e regionali realizzate con l’ultimo benchmark.

I Conti regionali delle famiglie illustrano in maniera sistematica e integrata il comportamento economico del settore famiglie nei momenti essenziali del processo economico, a partire dalla fase della produzione fino a quella della formazione del reddito disponibile nelle regioni italiane.

In download sono disponibili:
- per il periodo 2001-2007 la serie completa degli aggregati che compongono i conti, con il massimo livello di dettaglio disponibile e con la scomposizione del settore Famiglie nei due sottosettori delle Famiglie produttrici e Famiglie consumatrici;
- per l’intero periodo 1995-2007 alcune tavole di sintesi dei principali aggregati, che illustrano il processo di formazione del reddito disponibile del settore Famiglie, con la sua scomposizione nei due sottosettori delle Famiglie produttrici e Famiglie consumatrici.

Il reddito disponibile delle famiglie nelle regioni italiane

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ISTAT, L’interruzione volontaria di gravidanza in Italia, DATI AL 2007

Nelle tavole statistiche disponibili in download sono contenuti i dati e gli indicatori riferiti all’anno 2007 relativi alle interruzioni volontarie di gravidanza.

Sono incluse informazioni sulle caratteristiche socio-demografiche della donna (età, stato civile, titolo di studio, condizione professionale, luogo di residenza, cittadinanza), sulla storia riproduttiva pregressa (numero di nati vivi, nati morti, interruzioni volontarie e aborti spontanei precedenti) e sull’aborto (età gestazionale, rilascio della certificazione, tipo di intervento, terapia antalgica, durata della degenza).

Accanto a un’analisi temporale del fenomeno, riferita agli anni 1988-2007, i dati e gli indicatori per l’anno più recente sono presentati a livello nazionale e a livello di dettaglio regionale e provinciale.

L’interruzione volontaria di gravidanza in Italia

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Istat: reddito famiglie 2005-2007, IN rEGIONI.IT Newsletter n. 1526 del venerdì 26 febbraio 2010

Metà del reddito va alle famiglie del nord. Da un’indagine Istat si rileva che il reddito disponibile delle famiglie italiane si e’ concentrato in media per circa il 53% nelle regioni del nord, per il 26% circa nel Mezzogiorno e per il restante 21% nel Centro. E’ un’indagine Istat che prende in esame il periodo 2005-2007.

In particolare il nord-ovest, il centro e il sud mostrano una crescita media annua simile intorno al 3,2% pari a quella nazionale del 3,2%, al contrario nel nord-est la crescita totale e’ stata maggiore della media nazionale con un +3,4%. In cima alla classifica l’Emilia-Romagna, che segna un +4%.
Nel periodo 2005-2007 il Reddito disponibile delle Famiglie italiane si è concentrato, in media, per circa il 53 per cento nelle regioni del Nord, per il 26 per cento circa nel Mezzogiorno e per il restante 21 per cento nel Centro. Tale suddivisione è rimasta sostanzialmente invariata nel corso del triennio. Il Nord-ovest, il Centro e il Mezzogiorno hanno evidenziato una crescita media annua molto simile (intorno al 3,2 per cento), pari a quella nazionale (3,2 per cento). Al contrario, nel Nord-est la crescita totale è stata maggiore della media nazionale (+3,4 per cento).
In particolare, nel Nord-ovest, la Liguria (+3,4 per cento) e la Lombardia (+3,3 per cento) hanno registrato tassi di crescita superiori o uguali alla media, mentre in Piemonte (+3 per cento) e Valle D’Aosta (+2,9 per cento) i tassi sono risultati inferiori a quello nazionale. Nel Nord-est coesistono regioni con una crescita maggiore della media nazionale, quali l’Emilia-Romagna (+4 per cento) e la provincia di Trento (+3,6 per cento) e altre in cui l’aumento è risultato inferiore, come il Veneto (+3 per cento).
Nelle regioni del Centro, Marche e Lazio hanno evidenziato valori superiori alla media nazionale annua (rispettivamente +3,4 e 3,3 per cento); invece, è piuttosto evidente la dinamica relativamente negativa dell’Umbria, che ha presentato la crescita più contenuta tra tutte le regioni italiane (+2,5 per cento).
Nel Meridione, si distingue l’Abruzzo che, nei tre anni considerati, ha registrato l’aumento più sostenuto del reddito disponibile (+3,9 per cento), seguito immediatamente dal Molise (+3,8 per cento); tale crescita ha compensato quella inferiore alla media di Campania (+2,7 per cento), Sardegna (+2,8 per cento), Calabria e Sicilia (entrambe +3 per cento).
Poi ci sono i dati sul reddito primario, che è l’insieme dei flussi netti percepiti dalle Famiglie a titolo di remunerazione per l’impiego nel processo produttivo del proprio lavoro e del proprio capitale. Analogamente a quanto osservato per il reddito disponibile, nel periodo 2005-2007 la quota di reddito primario percepito dalle Famiglie nelle varie ripartizioni geografiche è rimasta sostanzialmente invariata rispetto al totale nazionale, denotando solo una leggera perdita di peso nelle regioni meridionali (dal 24,2 per cento osservato nel 2005 al 23,9 per cento nel 2007) a vantaggio soprattutto delle regioni del Nord-est (dal 22,5 al 22,7 per cento). Nessuna variazione di rilievo ha riguardato, invece, la quota prodotta dalle regioni del Centro (dal 21,2 al 21,3 per cento) e del Nord-ovest (al 32,1 per cento in entrambi gli anni).
Dal 2005 al 2007 i redditi da lavoro dipendente sono aumentati in Italia del 13,1 per cento. Tale crescita, pur abbastanza uniforme nelle quattro macroaree, è stata più accelerata al Nord-est (+14,6 per cento) e al Centro (+13,7 per cento), più lenta al Nord-ovest (+12,1 per cento) e nel Mezzogiorno (+12,5 per cento). A livello regionale, Umbria, Abruzzo ed Emilia-Romagna (+18,5, +16,3 e +16,1 per cento rispettivamente) hanno mostrato i ritmi di crescita più elevati. Tale dinamica ha lasciato invariata, nel corso del trienno, la distribuzione dei redditi da lavoro dipendente, che si concentrano per il 53 per cento circa nel Nord, il 22 per cento nel Centro e il 25 per cento circa nel Mezzogiorno.
 
 
 
 
 

Newsletter n. 1526 del venerdì 26 febbraio 2010

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Istat, Forze di lavoro Media 2008

Periodo di riferimento: Media 2008
Diffuso il: 17 febbraio 2010


Settori: Lavoro
Periodo dei dati: Media 2008
Collana: Annuari, n. 14
Anno di edizione: 2009
Supporti: Volume cartaceo CD-ROM
Prezzo: 30.00
Edizione cartacea in preparazione
Cod. ISBN: 978-88-458-1642-0
Cod. SIGED: 2A042009014000005


L’indagine sulle forze di lavoro, radicalmente riorganizzata a partire dal 2004 come previsto da un regolamento comunitario, rileva ogni settimana le principali informazioni sul mercato del lavoro dal lato dell’offerta. In questo volume, dopo la presentazione dei dati per il periodo 1997-2008, vengono diffusi i risultati relativi alla media del 2008 per la popolazione, le forze di lavoro, gli occupati, le persone in cerca di occupazione e le non forze di lavoro. I dati sono disaggregati per sesso, età, titolo di studio e territorio. Le informazioni riguardano le principali caratteristiche dell’occupazione (settore di attività, posizione professionale, professione, carattere dell’occupazione, orario di lavoro), della disoccupazione (precedenti esperienze lavorative, durata della disoccupazione) nonché le diverse tipologie di inattività. Inoltre, il volume contiene i principali risultati relativi all’istruzione e formazione così come alcune informazioni elaborate in
un’ottica familiare. 

Forze di lavoro Media 2008

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LUCA RICOLFI, Quant’è facile modificare i dati economici. Ognuno prende ciò che serve, PANORAMA 11 febbraio 2010

Ci sono dati duri, che sono quello che sono. Magari arrivano in ritardo, ma quando arrivano se ne stanno lì, e nessuno può cambiare le carte in tavola. Rientrano in questa categoria, per esempio, il numero di matrimoni civili, il numero di ore di cassa integrazione, il numero di auto immatricolate. Certo può esserci qualche svista, qualche errorino qua e là, ma se l’Aci (Automobile club d’Italia) dice che nel 2008 sono stati immatricolati 2.193.822 autoveicoli, non ti viene in mente che possano essere stati la metà o il doppio, e nemmeno il 5 per cento in più o in meno. Quando si parla di dati siamo portati a pensare che siano abbastanza solidi, come quello delle immatricolazioni. Invece non è così, per almeno due ragioni.
La prima è che la maggior parte dei dati statistici che maneggiamo, per esempio il Pil, il tasso di disoccupazione, il tasso d’inflazione, sono frutto di stime che si basano su informazioni frammentarie e procedure statistico-matematiche con cui le informazioni di base vengono cucinate: la venerazione con cui guardiamo ai risultati di queste operazioni è largamente ingiustificata.

Però la ragione più importante per cui i dati non sono quasi mai duri, bensì ballerini, incerti, flessibili, elastici, è che le parole con cui ne parliamo sono spesso quelle del linguaggio comune, che è per sua natura vago, impreciso, e quindi ampiamente stiracchiabile in una direzione o nell’altra. Prendiamo il numero dei poveri in Italia. Quanti sono?

Ebbene, potrà sembrare incredibile ma la risposta a questa domanda può tranquillamente oscillare fra 2 milioni e mezzo e 45 milioni, ossia fra il 4 e il 75 per cento della popolazione, a seconda dei dati che decidiamo di utilizzare. In pratica vuol dire che, qualsiasi cosa vogliamo credere, non è difficile trovare una conferma alle nostre credenze. Vogliamo provare?

Supponiamo di essere il governo e di voler credere che le cose vadano bene. Allora ci basterà usare i dati Istat della povertà assoluta (vivere in una famiglia che guadagna meno del paniere di sopravvivenza: il 4,9 per cento nel 2008) lasciando perdere quelli della povertà relativa (guadagnare meno della metà della famiglia mediana: 13,6 per cento).

E se invece siamo i sindacati, o la Chiesa, o un’associazione benefica, e ci verrebbe naturale credere che i poveri siano tantissimi? Nessun problema, possiamo giocare un po’ sulle parole. Possiamo definire la povertà come deficit, ovvero spendere più di quello che si guadagna (non arrivare alla fine del mese): usando la rilevazione mensile dell’Isae sui bilanci delle famiglie possiamo salire al 18,1 per cento. Oppure possiamo, con un piccolo salto semantico, definire la povertà come il rischio di diventare poveri: usando i dati Eurostat possiamo arrivare al 19 per cento.

Non ci basta ancora? Siamo insaziabili? Vogliamo strafare? Nessuna paura, per i più esigenti è stato inventato il concetto di «povertà soggettiva»: sei povero se pensi che il tuo reddito non sia «adeguato», ovvero inferiore alla cifra che consentirebbe di condurre un’esistenza «senza lussi ma senza privarsi del necessario». In questo caso i poveri diventano il 70 per cento della popolazione italiana.

Una domanda, cinque risposte. È un problema? Assolutamente no, perché più definizioni di povertà si usano più cose siamo in grado di imparare sulla realtà. L’importante è non farsi incantare dalle cifre, specie se sono estreme (troppo piccole o troppo grandi). Di fronte a qualsiasi cifra sui poveri, alta o bassa che sia, conviene fermarsi un attimo e farci un’altra domanda: perché, fra le molte definizioni di povertà, è stata scelta proprio quella?

ALTRI MONDI


Irs istituto per la ricerca sociale, Newsletter n. 4 2010

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NEWSLETTER n. 4 – Febbraio 2010


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La Riforma Brunetta per premiare il merito e la produttività nel settore pubblico: un provvedimento da maneggiare con cautela (in particolare da parte degli Enti locali)

Secondo il Ministro della Funzione pubblica Brunetta, il decreto legislativo 27 ottobre 2009, n. 150 da lui proposto ha il compito di contribuire ad incrementare la produttività del lavoro pubblico, l’efficienza e la trasparenza della pubblica amministrazione. Questo attraverso i dispositivi contenuti nel decreto che sistematizzano – direttamente per le amministrazioni dello Stato, e in modo a volte indiretto anche per le altre amministrazioni – i processi di pianificazione e monitoraggio delle attività e specialmente la valutazione dei dirigenti e del personale. In particolare, l’accento posto sulla valutazione annuale delle risorse umane mira a distribuire in modo fortemente selettivo la retribuzione accessoria (in sostanza, i premi) e ad influenzare la carriera dei singoli in relazione ai giudizi a questi attribuiti nelle valutazioni di fine anno.
Un particolare accento è posto sugli aspetti legati alla misurazione, valutazione e trasparenza della performance, oggetto del Titolo II del Decreto, quale veicolo chiave per il miglioramento della qualità dei servizi e della competenza dei dipendenti. Il Decreto definisce, tra l’altro, le caratteristiche che deve avere il Sistema di misurazione e valutazione della performance, gli ambiti di misurazione e valutazione della performance organizzativa ed individuale, le funzioni dell’Organismo Indipendente di Valutazione (OIV) e quelle della neo-istituita Commissione per la valutazione, la trasparenza e l’integrità delle amministrazioni pubbliche. Stabilisce inoltre i criteri e le modalità per la valorizzazione del merito e l’incentivazione della performance, ed i criteri per la differenziazione delle valutazioni con la nota suddivisione dei dirigenti entro tre “soglie” (il 25% nella fascia di merito alta, il 50% nella fascia di merito intermedia, ed il restante 25% nella fascia di merito bassa, cui non corrisponde alcun trattamento accessorio).
Sebbene il Decreto sia diretto all’intero mondo amministrativo, non tutte le disposizioni di dettaglio si applicano a Regioni, Enti locali e al Servizio Sanitario Nazionale, che sono comunque tenute ad adeguarsi ai principi del decreto legislativo entro il 31 dicembre 2010.  Nonostante questa ed altre limitazioni introdotte nel dibattito parlamentare, l’entrata in vigore della Riforma Brunetta pone le amministrazioni territoriali di fronte ad una sfida in cui è importante cogliere le opportunità ma nello stesso tempo affrontare anche con cautela i possibili rischi.
Il decreto, infatti, esprime una visione di fondo non totalmente condivisibile e contiene disposizioni ampiamente criticabili alla luce delle esperienze e della letteratura internazionale.
Sotto il profilo della visione generale, sembra non tenere in alcun conto le esperienze di modernizzazione che molti enti hanno sperimentato con successo negli ultimi anni, che tuttavia esistono e sono più diffuse di quanto si tenda generalmente ad immaginare. Il panorama amministrativo italiano è infatti molto differenziato, sicuramente popolato da situazioni di cattiva gestione e bassa performance, ma anche da numerosi e diffusi esempi di amministratori che da anni operano per il miglioramento continuo delle proprie organizzazioni. È pertanto difficile, e sicuramente inopportuno, che regole e strumenti uguali per tutti consentano di intervenire con appropriatezza in contesti tanto differenziati per funzioni, caratteristiche e storia amministrativa.
Inoltre, induce a considerare “buoni” i sistemi di pianificazione e valutazione in quanto “completi” e cioè “arricchiti” di tutte le possibili categorie e dimensioni di analisi; mentre l’esperienza (ma prima ancora la riflessione analitica) mostra che i processi di pianificazione e valutazione funzionano in quanto presidiati da attori (sindaci/presidenti, direttori generali, dirigenti, ecc.) che hanno individuato obiettivi di cambiamento ed hanno adattato gli strumenti a questo scopo. Non a caso, nelle esperienze di successo tali sistemi cambiano nel tempo, in connessione con la modificazione delle criticità dell’organizzazione e del contesto, e quindi con obiettivi di miglioramento diversi in base alle priorità del periodo.
Sul lato dei contenuti, basti qui affrontare la questione della competizione fra dirigenti sottesa alla forte differenziazione nella distribuzione dei premi imposta dal decreto. Una soluzione questa che può essere funzionale in determinate strutture amministrative; ma certamente incoerente laddove invece sia necessario (come in molti casi è stato messo in evidenza) uno sforzo di cooperazione e di integrazione tra politiche e progetti. In una società in cui domande e bisogni sono fortemente interconnessi, si manifesta l’esigenza (sostenuta, peraltro, anche dalla letteratura manageriale) di lavorare in team intersettoriali, costruire progetti integrati, operare cioè in modo da creare valore aggiunto attraverso la collaborazione di più settori, e dei relativi strumenti analitici, di intervento e controllo. Aspetti che contrastano con le soluzioni definite nella Riforma Brunetta.
Se l’individuazione di principi orientati al merito e alla valutazione della performance costituisce indubbiamente un tratto condivisibile ed opportuno, per molte amministrazioni questa Riforma dovrà in ogni caso essere applicata con “cura”, per evitare di mettere in discussione le esperienze positive fin qui maturate.
Sul tema:
Testo del D.lgs 150/09 (.pdf)
Home page della Riforma Brunetta
Forum PA – interventi sul tema della Riforma Brunetta
Giuliano Palagi (direttore generale della Provincia di Pisa), “La riforma e le autonomie territoriali: istruzioni per l’uso“, intervento al Forum PA, novembre 2009
Carmelo Marazia, “Manager pubblico sfiduciato“, articolo su LaVoce.info, 3.08.2009
Gianfranco d’Alessio, “Legge Brunetta: il disegno della Dirigenza“, articolo in Rassegna Astrid del 12.03.2009
Sito web della Commissione per la Valutazione, la Trasparenza e l’Integrità delle Amministrazioni pubbliche (inaugurato il 21 gennaio 2010)

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Workshop “VALUTARE le performance e VALORIZZARE i professionisti. Il decreto Brunetta: maneggiare con cura”

Ha preso avvio il 20 gennaio 2010 il Workshop IRS sul tema della riforma Brunetta (Legge 4 marzo 2009, n. 15). Il Workshop coinvolge attivamente un gruppo di Amministrazioni già da tempo impegnate nell’implementazione di sistemi di performance avanzati; nel corso di cinque incontri il gruppo si propone di attivare un dibattito e una proposta concreta per quanto riguarda, in particolare, i temi legati al Piano della performance e al ruolo esercitato dell’Organismo Indipendente di Valutazione. 
Per saperne di più  potete consultare il sito www.irs-online.it/workshop oppure rivolgervi a Erica Melloni.


Azioni di rinforzo alla qualità di vita e di lavoro destinate ai prestatori d’opera temporanei

I lavoratori temporanei sono caratterizzati da particolari condizioni di precarietà e di vulnerabilità sul mercato del lavoro a seconda della tipologia di rapporto di lavoro, delle caratteristiche personali e familiari, del grado di istruzione e professionalità, delle abilità e capacità personali, ecc. e questa eterogeneità corrisponde ad una diversa capacità di posizionarsi sul mercato del lavoro.
In questa ottica IRS, in ATI con FOR.ES e il Dipartimento di Sociologia e Ricerca Sociale dell’Università di Trento, sta svolgendo un servizio di supporto all’Ufficio Fondo Sociale Europeo della Provincia Autonoma di Trento per la realizzazione di “Azioni di rinforzo alla qualità di vita e di lavoro destinate ai prestatori d’opera temporanei”.
Verranno progettati e sperimentati interventi volti al rafforzamento della posizione sul mercato dei lavoratori temporanei più vulnerabili per accrescere la loro occupabilità favorendone la stabilizzazione lavorativa (verso il lavoro standard o verso il lavoro autonomo).
Per saperne di più potete rivolgervi a Nicola Orlando.


Gli istituti di sussidiarietà e partecipazione nell’VIII Legislatura della Regione Toscana: il primo anno di attività della Conferenza permanente per le autonomie sociali

Abbiamo realizzato, per il Consiglio Regionale della Regione Toscana, un’analisi dello stato di attuazione e del livello di implementazione del principio di sussidiarietà sociale e degli istituti di partecipazione.
La ricerca si è sviluppata attraverso tre livelli di analisi: la ricostruzione del quadro normativo (il dichiarato), la verifica di quanto realmente è stato realizzato (l’agito), la ricomposizione delle percezioni e delle rappresentazioni degli stakeholder istituzionali e sociali più rilevanti.
Un focus particolare è stato dedicato alla Conferenza Permanente delle Autonomie Sociali, prima esperienza in Italia di istituto di partecipazione interno ad un Consiglio Regionale. Il monitoraggio dell’attività di questo istituto è stata occasione per analizzare pro e contro della partecipazione diretta ed indiretta, nonché rischi e vantaggi delle forme di partecipazione istituzionalizzata.
Per saperne di più potete rivolgervi a Stefania Stea e Diletta Cicoletti.


ISFOL Invecchiamento Attivo

Si è conclusa l’attività di ricerca “Ricognizione e analisi delle azioni locali a supporto del prolungamento della vita attivà” prevista nel Piano ISFOL 2009, a valere sul Fondo Sociale Europeo 2007-2013, PON Governance e Azioni di sistema, Obiettivo Convergenza e Obiettivo Competitività.
Tale attività è finalizzata a fornire un contributo per la definizione di politiche a supporto del prolungamento della vita attiva nell’ottica di un Piano Nazionale di active ageing, attraverso la messa a regime di un sistema di osservazione strutturata dei fenomeni, delle dinamiche e degli interventi in atto.
Nel corso del servizio è stata delineata, a partire dal 2013, una mappa dei principali interventi (includendo le campagne informative e comunicative), realizzati o semplicemente progettati che concorrono all’azione regionale e locale a favore dei lavoratori maturi, dedicando un’attenzione specifica al target delle lavoratrici mature, nonché all’eventuale utilizzo del contratto accessorio.
L’attività di reperimento selettivo della documentazione ha avuto come bacino di riferimento territoriale la totalità delle regioni italiane e ha previsto la creazione di un repertorio informatizzato di dati e/o materiali; la sistematizzazione e classificazione dei materiali informatizzati in due archivi separati, uno di carattere normativo e l’altro di natura bibliografica; la predisposizione di un rapporto finale, contenente l’illustrazione catalografica della documentazione raccolta ed una prima descrizione e analisi degli interventi identificati.
Per saperne di più  potete rivolgervi a Daniela Oliva.


Le previsioni occupazionali 2009-2016

Riprende nel periodo 2010-2012 l’attività di previsione a medio termine dell’occupazione per professioni  a livello nazionale e regionale per conto dell’ISFOL.
In particolare, gli obiettivi operativi della ricerca sono finalizzati a:
• raffinare e calibrare il modello di previsione degli andamenti occupazionali per professione;
• elaborare previsioni di medio termine a cadenza annuale sull’occupazione per professioni a livello nazionale, regionale e settoriale.
• elaborare previsioni a medio termine sulla domanda e sull’offerta di lavoro per titoli di studio e sul mismatch.
Per saperne di più potete rivolgervi a Nicoletta Torchio.
 


Modello per la valutazione dei comportamenti dirigenziali ARPA Emilia-Romagna

IRS ha realizzato il nuovo modello di valutazione dei comportamenti dirigenziali di Arpa Emilia-Romagna, integrandolo con gli altri strumenti già a disposizione del sistema di valutazione dell’Ente. L’attività ha previsto la realizzazione di un gruppo di interviste ai dirigenti di vari settori, la classificazione delle competenze prevalenti in base alle caratteristiche dell’attività dirigenziale (es. di tipo manageriale/organizzativo o di tipo tecnico), e la descrizione dei criteri in base a cui valutare, annualmente e sulla base della tecnica degli “incidenti critici”, i comportamenti dirigenziali. L’attività è stata completata con la proposta del sistema organizzativo deputato alla gestione del ciclo di valutazione, compreso il ruolo attribuito al Nucleo di valutazione in tale processo.
Per saperne di più potete rivolervi a Erica Melloni.


Un percorso di partecipazione per il Piano Regolatore di Udine

IRS, in Ati con il prof. arch. Bruno Gabrielli e la società “Veneto Progetti”, sta elaborando il Piano Struttura del nuovo Prg del Comune di Udine.
In particolare, IRS è responsabile delle attività relative alla partecipazione e al coinvolgimento della comunità locale.
L’approccio IRS a questo tipo di attività (già sperimentato in attività analoghe svolte per i Comuni di San Donato Milanese, Cernusco sul Naviglio, Jesi, Pesaro, Correggio, ecc.) è quello di utilizzare metodi e tecniche di partecipazione per promuovere un “processo collettivo di indagine” che favorisca l’emergere dei problemi, delle risorse, delle opportunità e delle possibili proposte di intervento per lo sviluppo della città dal punto di vista degli attori della città, in modo da contribuire alla costruzione di un Piano realmente capace di cogliere le diverse dimensioni del contesto locale.
Il processo di partecipazione – che si sta per avviare – intercetterà differenti tipologie di soggetti: gli attori che si muovono sulle politiche di “area vasta” (a cominciare dai Sindaci dei Comuni contermini, ma anche le istituzioni di livello superiore, le agenzie tecniche, le diverse organizzazioni sovracomunali, ecc.); gli stakeholder e i portatori di interesse di livello urbano (dalle organizzazioni economiche alle rappresentanze sindacali, dalle autonomie funzionali alle associazioni della società civile, dalle singole imprese agli istituti di credito); singoli testimoni privilegiati e opinion leader; abitanti e gruppi di cittadini attivi nei quartieri.
Per saperne di più potete rivolgervi a Claudio Calvaresi e Elena Donaggio.


Valutazione indipendente POR FSE – Regione Marche

Dopo essersi occupata della valutazione nella programmazione FSE 2000-2006, IRS, in ATI con Fondazione Giacomo Brodolini capofila, si è aggiudicata la Valutazione indipendente in itinere del POR FSE Marche Obiettivo 2. La durata del servizio è di tre anni e si tratterà di valutare operativamente e strategicamente, le realizzazioni, i risultati e l’impatto conseguiti dall’attuazione del Programma, per migliorarne la qualità, l’efficacia e l’efficienza, con una particolare attenzione ai problemi strutturali specifici che caratterizzano il territorio e i diversi settori di attività. Sono, inoltre, previsti degli approfondimenti tematici e valutazioni aggiuntive su vari temi, fra i quali: precarietà, sicurezza sul lavoro, crisi economica, genere, innovazione.
Per saperne di più potete rivolgervi a Daniela Oliva.


Violence against women and the role of gender equality, social inclusion and health strategies

Per il terzo anno consecutivo IRS con Fondazione Brodolini, coordina la rete di esperti EGGSI (Network of experts in gender equality, social inclusion, health care and long term care) promosso dalla Commissione Europea, DG Employment, Social Affairs and Equal Opportunities. Quest’anno il suo rapporto comparativo riguarderà il tema della “Violenza sulle donne e il ruolo delle politiche di pari opportunità, inclusione sociale e della salute”. Il rapporto presenterà, oltre ai dati statistici disponibili a livello europeo, le politiche e le strategie adottate in 33 paesi europei nel’ambito della prevenzione, del trattamento e all’integrazione delle donne vittime di violenze. I recenti rapporti EGGSI sono scaricabili dal sito della Commissione Europea.
Per saperne di più potete rivolgervi a Chiara Crepaldi oppure consultare il sito eggsi.irs-online.it

irs lavora – Gli eventi e le pubblicazioni


La progettazione di interventi e politiche sociali: giornate formative

Sono in procinto di partire le tre giornate formative su “La progettazione di interventi e politiche sociali”.
La formazione è rivolta a responsabili ed operatori di imprese sociali, associazioni e gruppi di volontariato e di enti pubblici (Comuni, Comuni associati, Province, Aziende sanitarie, ecc.) impegnati nella progettazione e gestione di interventi sociali e interessati a sviluppare ed accrescere le proprie competenze legate al tema della progettazione sociale.
La prima edizione si svolgerà presso la sede IRS di Milano a partire dal mese di marzo 2010 con orario 10.00/17.00.
Per saperne di più sul programma, il calendario delle giornate e i costi contattare Federica Picozzi (Tel. 02/46.76.43.10).


La valutazione dei progetti di servizio civile

Lo scorso 17 novembre 2009, l’IRS, con il patrocinio dell’Ufficio Nazionale per il Servizio Civile della Presidenza del Consiglio dei Ministri, ha promosso un seminario dal titolo “La valutazione dei progetti di servizio civile”, con lo scopo di fare il punto sul tema della valutazione, sulle sue molteplici dimensioni ed i suoi possibili e differenti approcci. Il seminario ha avuto un notevole successo di pubblico ed ha consentito di aprire un significativo confronto tra i diversi enti a partire da alcuni spunti metodologici e possibili piste valutative suggerite da Daniela Mesini e Sergio Pasquinelli.
Per saperne di più potete rivolgervi a Benedetta Angiari.


Osservatorio per il monitoraggio della crisi economica della provincia di Bergamo

E’ stato presentato lo scorso mese di dicembre la seconda newsletter, redatta in collaborazione con ref. e Politecnico di Milano, dell’Osservatorio per il monitoraggio della Crisi Economica per conto della Camera di Commercio e della Provincia di Bergamo. La newsletter contiene una analisi aggiornata dell’andamento della produzione industriale, degli scambi commerciali e del mercato del lavoro. Scarica il documento.
Per saperne di più potete rivolgervi  a Monica Patrizio.


Séminaire de Recherche et Réflexion sur le Service Citoyen

Il 1 febbraio presso la Fondation P&V  di Bruxelles si è svolto il “Séminaire de recherche et réflexion sur le Service Citoyen”, a cui IRS quale curatore degli ultimi Rapporti Annuali di Arci Servizio Civile è stato invitato a partecipare. L’evento, promosso da La Plate-forme pour le Service Citoyen – organizzazione che riunisce più di una ventina di associazioni che promuovono la creazione del servizio civile volontario in Belgio – si è posto un duplice ordine di obiettivi: da un lato, definire le sfide filosofiche, socio-antropologiche ed economiche del Servizio Civile Volontario, e, dall’altro, grazie alla partecipazione di università e centri di ricerca di paesi diversi, paragonare le diverse esperienze. I lavori della giornata hanno previsto la presentazione di una griglia di lettura comparata dei diversi sistemi di servizio civile in essere in ciascuno dei paesi partecipanti al seminario: Francia, Canada, Italia e Belgio. A seguire Università e ricercatori invitati in rappresentanza del proprio paese hanno esposto ciascuno caratteristiche e ricaduta delle politiche di Servizio Civile nel Paese di provenienza. Per l’Italia ha partecipato in videoconferenza Benedetta Angiari introducendo al sistema di Servizio Civile italiano e presentando un estratto del V e ultimo Rapporto Annuale di Arci Servizio Civile, con particolare riferimento al calcolo dei costi e benefici della attività di Servizio Civile svolte presso l’ente.
Per saperne di più potete rivolgervi a Benedetta Angiari.


Shortage of qualified personnel in the road freight transport

E’ disponibile sul sito del Parlamento Europeo lo studio condotto in collaborazione con TRT-Trasporti e Territorio su  “Shortage of qualified personnel in the road freight transport”.
Lo studio fornisce una panoramica del settore del trasporto merci su strada, alla luce della mancanza strutturale di personale (autisti) qualificati.  Lo studio analizza  la molteplicità di fattori che influenzano la domanda e l’offerta di lavoro in questo settore, prendendo in considerazione anche gli impatti della legislazione europea corrente e gli effetti dell’attuale  fase recessiva.
Scarica il documento.
Per saperne di più potete rivolgervi a Nicoletta Torchio.


Welforum V Seminario – Federalismo fiscale, livelli essenziali e Welfare

Il 22 e 23 Ottobre 2009 si è tenuto a Torino il V seminario di Welforum, incentrato sul tema “Federalismo fiscale, livelli essenziali e Welfare”. Tema di grande attualità ed interesse vista la recente approvazione della Legge n. 42 del 2009, “Delega al Governo in materia di federalismo fiscale, in attuazione dell’articolo 119 della Costituzione”, che ha lasciato aperti molti interrogativi su quale sia realmente la posta in gioco.
L’incontro è stato occasione di dibattito sulle possibili conseguenze attuative del federalismo fiscale, sotto molteplici punti di vista: legislativo, economico-finanziario e istituzionale.
Particolare spazio è stato dedicato all’impatto del federalismo fiscale sul sistema di offerta dei servizi sociali e socio-sanitari. Grazie all’intervento di autorevoli relatori, tra i quali Paolo Bosi, Valerio Onida, Vittorio Mapelli e Franco Pesaresi, sono emersi numerosi spunti di riflessione inerenti le opportunità e le minacce introdotte nel sistema di Welfare del nostro Paese dal Federalismo fiscale in termini di equità.
Il seminario è stato preceduto da un’attenta ricostruzione del quadro normativo e da una rilevazione sul campo, che ha visto il coinvolgimento di 11 Regioni, la Provincia di Torino e la Provincia Autonoma di Bolzano.
Per saperne di più potete rivolgervi a Stefania Stea o Katja Avanzini.

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Costruire e usare indicatori nella ricerca sociale e nella valutazione

E’ stato pubblicato da FrancoAngeli il volume AIV dal titolo “Costruire e usare indicatori nella ricerca sociale e nella valutazione”, a cura di Claudio Bezzi, Leonardo Cannavò e Mauro Palumbo.
Gli indicatori godono di una diffusione superiore al numero di testi ad essi dedicati. In seguito a una giornata di studio tenutasi a Roma fra sociologi ed economisti, metodologi e valutatori, è nato questo volume che accosta il sofisticato ragionamento teorico all’indicazione procedurale; il confronto fra modelli epistemologici alla ricchezza di casi empirici; il riferimento ai sistemi di monitoraggio e il loro collegamento alla valutazione.
Il volume è destinato ad un pubblico di ricercatori sociali, pianificatori o progettisti, valutatori, manager pubblici e operatori (sanitari, scolastici, delle politiche formative e sociali ecc.) che ritengono necessario un sistema di indicatori ma lo desiderano efficace, chiaramente collegato all’oggetto da monitorare o valutare, adeguatamente argomentato, non improvvisato.
E’ presente all’interno un contributo di Daniela Oliva dal titolo “L’infausto successo degli indicatori”.

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È necessario un programma nazionale di cambiamento delle Pubbliche Amministrazioni? – Incontro-dibattito di presentazione del volume

Si terrà il 16 febbraio a Roma alle ore 16.00 presso il CNEL – Biblioteca (Roma – V.le Davide Lubin, 2) un incontro-dibattito di presentazione del volume di Bruno Dente e Federico Butera “Change Management nelle Pubbliche Amministrazioni: una proposta” (edito da FrancoAngeli), che vedrà la partecipazione di importanti personalità del mondo politico ed economico.
Interverranno:
Antonio Marzano – Presidente CNEL,
Federico Butera – Fondazione Irso e Bruno Dente – CAPP Politecnico di Milano,
Franco Bassanini – Presidente Astrid,
Marco Cammelli – Università di Bologna,
Gianfranco D’Alessio – Università degli Studi Roma Tre,
Tiziano Treu – Commissione Lavoro del Senato,
Attilio Befera – Direttore dell’Agenzia delle Entrate,
Guido Bertolaso – Sottosegretario Protezione Civile (invitato, in attesa di conferma),
Paolo Crescimbeni – Commissario Straordinario INPDAP
Coordina Davide Colombo – Il Sole 24 Ore,
Conclude Renato Brunetta – Ministro per la Pubblica Amministrazione e l’Innovazione.
Per maggiori informazioni.

©2009 Istituto per la ricerca sociale, via XX Settembre 24, 20123 Milano.

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I Comuni Italiani 2009, realizzato da Cittalia e Ifel

altIl volume I Comuni Italiani 2009, realizzato da Cittalia e Ifel, presenta in modo immediato e semplice una serie consistente di variabili, indicatori, misure, mappe e fornisce elementi conoscitivi a quanti – politici, amministratori, studiosi dei fenomeni territoriali – si interrogano sui caratteri e sui cambiamenti in atto nel mondo eterogeneo dei comuni italiani. Un mondo in continua evoluzione che, a quasi centocinquant’anni dall’Unità d’Italia, rappresenta saldamente la “particella elementare” in cui gli italiani si riconoscono e a cui fanno riferimento per rafforzare il proprio senso di appartenenza.

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BANCA D’ITALIA, I bilanci delle famiglie italiane nell’anno 2008

I bilanci delle famiglie italiane nell’anno 2008 

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CRUCIANI CESIRA, Dati statistici delle violenze in famiglia, in Altalex

… Sono 6 milioni 734.000, pari al 31,9% le donne tra i 16 ed i 70 anni che hanno subito almeno una violenza fisica o sessuale nel corso della vita: * 18,8% le vittime di violenze fisiche, * 23,7% le vittime di violenze sessuali, * 4,8% le vittime di stupri o tentativi di stupri …

segue qui: Dati statistici delle violenze in famiglia

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FESTIVAL ECONOMIA 2010: INFORMAZIONI, SCELTE, SVILUPPO Trento 3-6 giugno 2010

FESTIVAL ECONOMIA 2010: INFORMAZIONI, SCELTE, SVILUPPO

Trento 03-06 giugno 2010

Festival dell’Economia 2010

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Rapporto Italia 2010 dell’Eurispes. , Regioni.it, Newsletter n. 1507 del venerdì 29 gennaio 2010

Alcuni dati colpiscono più di altri, come quello che il disavanzo della spesa sanitaria nazionale del Lazio nel 2008, pari a 1,67 miliardi di euro, rappresenta da solo il 49,5% di tutto il disavanzo nazionale. Esaminando i dati relativi all’indebitamento totale degli enti del Servizio sanitario nazionale da parte della Corte dei Conti, si evidenzia ‘l’esplosione’ dei debiti del Lazio (+62,5%): da 8,4 miliardi di euro del 2004 a 13,7 miliardi di euro nel 2007, ossia poco piu’ di un quarto (27,8%) dell’indebitamento totale nazionale del Ssn nel 2007. Il debito verso fornitori della Regione Lazio e’ cresciuto considerevolmente nel periodo 2004-2006 (+66%), per stabilizzarsi negli anni 2006 e 2007 intorno al valore di circa 11 miliardi di euro, pari al 34,1% del totale nazionale dei debiti verso fornitori del Ssn nel 2007: www.eurispes.it .Inoltre ci sono troppi ‘soldi nel cassetto’, risorse che ogni anno non si riescono a spendere per il ministero dei beni culturali.Sono 106 gli omicidi compiuti dalle organizzazioni criminali nel 2008, il 17,6% del totale degli omicidi volontari in Italia. Lo afferma sempre il ‘Rapporto Italia 2010′ dell’Eurispes in cui si sottolinea che piu’ della meta’ dei crimini – 59 omicidi, pari al 55,7% – si sono verificati in Campania.Siamo fanalino di coda tra i Paesi dell’Ocse per salari percepiti e nella top ten per il cuneo fiscale. La laurea, oltre ad essere un miraggio per molti, non e’ piu’ garanzia di impiego stabile o adeguatamente retribuito ed ha, invece, conseguenze negative sull’occupazione.La crisi continua a influire negativamente sugli italiani, per i quali la situazione economica del Paese e’ di molto peggiorata, ma allo stesso tempo le prospettive di ripresa spingono verso una maggiore fiducia per il futuro.

Newsletter n. 1507 del venerdì 29 gennaio 2010

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Istat, Cause di morte, 2007

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Luca Ricolfi, IL SACCO DEL NORD Saggio sulla giustizia territoriale, Guerini editore

Luca Ricolfi

IL SACCO DEL NORD

Saggio sulla giustizia territoriale

Esiste un modo rigoroso per distinguere fra il reddito che un territorio produce e quello che riceve? Qual è il credito (o il debito) di ogni regione nei confronti di tutte le altre? A che cosa è dovuto l’eventuale debito? Troppa evasione fiscale? Troppa spesa pubblica? Troppa inefficienza nell’erogazione dei servizi?

Per rispondere a queste e ad altre domande essenziali è necessario ricostruire dalle fondamenta la contabilità nazionale. Servono lenti nuove,  per guardare l’Italia senza le lacune e le zone cieche della contabilità ufficiale. Ed è precisamente questo che fa la contabilità nazionale liberale, uno schema di analisi che riprende la distinzione classica tra settore produttivo e settore improduttivo dell’economia.

Sulla base di questo schema e di un’immensa quantità di dati, raccolti non solo a livello nazionale ma singolarmente regione per regione, Luca Ricolfi fornisce una prima serie di risposte. E lungo il cammino non scopre solo le dimensioni del “sacco del nord”, oltre 50 miliardi che ogni anno se ne vanno ingiustificatamente dalle regioni settentrionali, ma tanti aspetti dell’Italia che non conoscevamo ancora.

Luca Ricolfi (1950), sociologo, insegna Analisi dei dati all’Università di Torino. Ha fondato l’Osservatorio del Nord Ovest e la rivista di analisi elettorale Polena.

Per le nostre edizioni ha pubblicato Le tre società. È ancora possibile salvare l’unità dell’Italia? (2007) e Ostaggi dello Stato. Le origini politiche del declino e dell’insicurezza (a cura, 2008). Dal 2005 è editorialista de La Stampa.

Edizioni Guerini e Associati, 2010, pp.271, euro 23,50

www.guerini.it

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Giovedì 7 aprile 2011, ore 15.00

Complesso S. Caterina, Aula SC 120

Via C. Battisti 241, Padova

In occasione della presentazione del libro

Il sacco del nord

Saggio sulla giustizia territoriale

di Luca Ricolfi

edito da Guerini e Associati

Interverranno

Luca Ricolfi

Sociologo e professore ordinario Università di Torino

Tommaso di Fonzo

Professore ordinario di Statistica Economica Università di Padova

Gilberto Muraro

Professore ordinario di Scienze delle Finanze Università di Padova

Modera

Ugo Trivellato

Già professore ordinario di Statistica Economica Università di Padova

www. guerini.it


Istat, Tavole di mortalità della popolazione residente

All’indirizzo demo.istat.it, nella sezione “Elaborazioni”, l’Istat mette a disposizione l’archivio delle tavole di mortalità della popolazione residente aggiornato al 2007. I dati sono disponibili a livello nazionale, regionale e provinciale.

Interrogazioni personalizzate permettono all’utente di costruire le tabelle di interesse e scaricare i dati in formato rielaborabile.

Le tavole sono annuali e riportano per ogni classe di età i parametri di sopravvivenza:

  • probabilità di morte (per mille)
  • sopravviventi
  • decessi
  • anni vissuti
  • probabilità prospettive di sopravvivenza
  • speranza di vita.

Tavole di mortalità della popolazione residente

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Istat, Atlante statistico dei comuni

L’Istat rende disponibile la nuova versione del sistema informativo “Atlante statistico dei comuni”, un database di dati comunali provenienti da fonti ufficiali che permette la consultazione, l’esportazione e la rappresentazione cartografica di informazioni relative a: Censimenti (dal 1971 per Popolazione e abitazioni e Industria e Servizi, dal 1990 per Agricoltura), Territorio, Popolazione, Sanità, Istruzione, Turismo, Cultura, Credito, Veicoli circolanti.

Atlante statistico dei comuni

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Istat: stime spesa Amministrazioni pubbliche Classifica europea, Regioni.it Newsletter n. 1501 del giovedì 21 gennaio 2010

 
(regioni.it) L’Istat presenta le stime della spesa a prezzi correnti delle Amministrazioni pubbliche per funzione, riferite al periodo 1990 – 2008.
L’Istat fornisce inoltre un confronto internazionale per l’Italia relativo al periodo 2000-2007: nella media del periodo i paesi con un elevato debito pubblico, quali Belgio, Italia, Grecia e Cipro, presentano una piu’ alta percentuale di spesa per la funzione dei Servizi generali dell’Amministrazione pubblica, che accoglie al suo interno una specifica classe dedicata agli oneri sul debito pubblico.
La classificazione della spesa pubblica per funzione utilizzata nei conti nazionali fa riferimento alla classificazione COFOG (acronimo di Classification Of Function Of Government,classificazione internazionale dalle principali istituzioni che si occupano di contabilità nazionale: OCSE, FMI, Eurostat). E’ articolata in 3 livelli di analisi: il primo livello è costituito da dieci divisioni, ciascuna delle quali è suddivisa in gruppi, a loro volta ripartiti in classi. Le spese per interventi e servizi di tipo collettivo sono oggetto delle prime sei divisioni; quelle di tipo individuale vengono incluse nelle rimanenti divisioni.
Per rendere più agevole l’analisi della spesa per funzione, i dieci raggruppamenti di primo livello, previsti dalla COFOG sono stati aggregati in sei voci
1. Funzioni tradizionali (servizi generali delle amministrazioni pubbliche, difesa, ordine pubblico e sicurezza);
2. Affari economici (agricoltura, attività manifatturiere, trasporti, telecomunicazioni, ecc.);
3. Protezione dell’ambiente, abitazioni e assetto del territorio;
4. Sanità;
5. Cultura, attività ricreative e istruzione;
6. Protezione sociale (previdenza ed assistenza).
Piu’ esborso per redditi da lavoro e prestazioni sociali. Continua a crescere la spesa pubblica, fino a sfiorare il 50% del prodotto interno lordo. Dalle ultime statistiche sulla spesa delle amministrazioni pubbliche dell’Istat emerge che il periodo 2000-2008 e’ caratterizzato da un trend crescente della spesa in rapporto al Pil, che passa dal 46,2 per cento del 2000 al 49,3 per cento del 2008, con una media pari al 48,2 per cento. La spesa complessiva al netto degli interessi mostra l’andamento crescente. la spesa primaria, ovvero la spesa complessiva al netto degli interessi, mostra un andamento crescente per gli anni in esame: i valori registrati nel 2000 e nel 2008 sono pari, rispettivamente, al 39,9 per cento e al 44,1 per cento del Pil.
Per quanto riguarda la funzione di Protezione dell’ambiente la percentuale di spesa per l’Italia (mediamente dell’1,8 per cento) si colloca sugli stessi livelli dei maggiori paesi europei.
Per quanto riguarda le principali spese per erogazione di servizi a carattere individuale (istruzione, sanita’, protezione sociale, ecc.) si osserva che la quota di spesa per la sanita’ dell’Italia (pari in media, nel periodo, al 13,7 per cento) risulta abbastanza vicina a quella degli altri principali paesi dell’EU16 (13,5 per cento). In cima a questa graduatoria si colloca l’Irlanda, mediamente con oltre il 20 per cento della spesa totale, mentre Cipro (con il 7,2 per cento), i Paesi Bassi (con il 10,0 per cento) e la Grecia (poco piu’ del 10 per cento) sono nelle ultime posizioni. 
L’Istat fornisce inoltre un confronto internazionale per l’Italia relativo al periodo 2000-2007: nella media del periodo i paesi con un elevato debito pubblico, quali Belgio, Italia, Grecia e Cipro, presentano una piu’ alta percentuale di spesa per la funzione dei Servizi generali dell’Amministrazione pubblica, che accoglie al suo interno una specifica classe dedicata agli oneri sul debito pubblico.

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(red/21.01.10)

Newsletter n. 1501 del giovedì 21 gennaio 2010

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Laura Cantoni, Un libro per amico | Muoversi Insieme

Ma in Italia chi legge, chi non legge, e perché? In fondo, la lettura è forse la prima cosa che si impara a scuola: come mai durante gli anni i libri vengono abbandonati da parte di circa il 40% della popolazione?
Dopo tutto, abbiamo una scelta enorme tra generi diversi, tra differenti livelli di spesa (pensiamo solo alle edizioni economiche) e anche la distribuzione, con la vendita dei libri al supermercato, nelle edicole, e da ultimo via internet, ci dà possibilità di accesso alla lettura teoricamente illimitate.
Vediamo meglio. Intanto, chi legge. Secondo una ponderosa analisi dell’Istat, …..

per l’intero articolo vai a:
Un libro per amico | Muoversi Insieme

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ISTAT, “Noi Italia. 100 statistiche per capire il Paese in cui viviamo”

“Noi Italia. 100 statistiche per capire il Paese in cui viviamo” offre un quadro d’insieme dei diversi aspetti economici, sociali, demografici e ambientali del nostro Paese, della sua collocazione nel contesto europeo e delle differenze regionali che lo caratterizzano.

Il prodotto arricchisce l’ampia e articolata produzione dell’Istat attraverso la proposta di indicatori, aggiornati e puntuali, che spaziano dall’economia alla cultura, al mercato del lavoro, alla qualità della vita, alle infrastrutture, alla finanza pubblica, all’ambiente, alle tecnologie e all’innovazione.

Gli indicatori, raccolti in 112 schede e distribuiti su 18 settori di interesse, si possono consultare in modo ragionato per settori e per singole schede, scaricare su un foglio elettronico, approfondire con i link presenti in ogni pagina.

noi italia

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Alessandra Cicalini, La salute degli italiani? Buone speranze per il futuro, Muoversi Insieme, Stannah

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Istat, Condizioni di vita e distribuzione del reddito in Italia

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Istat, Difficoltà nella transizione dei giovani allo stato adulto e criticità nei percorsi di vita femminili, 2009

La possibilità di analizzare le transizioni registratesi in ambito sia familiare sia lavorativo, e come queste si siano combinate tra loro, rappresenta una novità assoluta dal punto di vista della produzione di dati ufficiali.Molti dei quesiti rivolti agli intervistati in occasione della prima indagine miravano, oltre che a ricostruire il profilo iniziale dell’individuo e del suo contesto familiare e lavorativo, anche a conoscere l’insieme di opinioni, valori e atteggiamenti rispetto ad una serie di affermazioni su matrimonio e figli e le sue aspettative di cambiamento e i progetti in attesa di concretizzazione nei tre anni successivi, espressi attraverso le intenzioni di lasciare la casa dei genitori, di sposarsi, di avere figli, o attraverso la possibilità di smettere di lavorare, di cambiare lavoro, di stabilizzarsi.A poco più di tre anni di distanza, l’indagine di ritorno ha permesso di verificare l’esito delle intenzioni e dei cambiamenti attesi. La realizzazione o la mancata realizzazione dei progetti o delle intenzioni e le motivazioni addotte a questi esiti possono chiarire alcune delle complessità nelle dinamiche familiari e lavorative di questi anni e sono oggetto di analisi di tutto il rapporto.

Difficoltà nella transizione dei giovani allo stato adulto e criticità nei percorsi di vita femminili

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Ricchezza della famiglia – Luca De Biase

mentre l’economia andava a rotoli, gli italiani non potevano fare a meno di ammettere che la loro rete sociale, la qualità delle relazioni, delle amicizie e degli amori familiari era ottima.

Questo in Italia tiene oltre ogni crisi. Alberto Alesina e Andrea Ichino hanno pubblicato un libro sulla famiglia italiana che riprende un antico dibattito per riproporlo in chiave eminentemente economica. 
Si domandano i due economisti quale sia il rapporto costi-benefici dell’importanza della famiglia nella società italiana. E osservano che più la famiglia è arcaicamente chiusa, orientata a generare solidarietà al suo interno e sospetto verso l’esterno, più si pone come un freno allo sviluppo. Ma non possono non osservare che una famiglia aperta e pure relativamente solidale è una straordinaria ricchezza, anche in chiave strettamente economica, anche per la sua capacità di generare servizi di valore, pur senza scambio monetario.
Sta di fatto che ben più importante è la sua dimensione di generatore di felicità. E da questo punto di vista, pur non essendo l’unico luogo nel quale si sviluppano relazioni significative e tali da dare senso alla vita, ne è certamente un centro decisivo.

BookBlogging – Ricchezza della famiglia – Luca De Biase

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La sicurezza in Italia. Significati, immagine e realtà. Seconda indagine sulla rappresentazione sociale e mediatica della sicurezza, a cura di Ilvo Diamanti, Indagine Demos&pi in collaborazione con Osservatorio di Pavia media research, novembre 2008

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Demos & PI, Gli italiani tra paura e insicurezza (9 giugno 2008)

Demos & PI, Gli italiani tra paura e insicurezza (9 giugno 2008)

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Demos & PI, I sentimenti degli italiani in tempi di crisi (16 luglio 2009)

Demos & PI, I sentimenti degli italiani in tempi di crisi (16 luglio 2009)

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Banca d’Italia, L’economia delle regioni italiane nell’anno 2008.

Banca d’Italia, L’economia delle regioni italiane nell’anno 2008

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Censis, Clima di fiducia ed aspettative delle famiglie italiane – Roma, 22 luglio 2009

Censis, Clima di fiducia ed aspettative delle famiglie italiane – Roma, 22 luglio 2009

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ISTAT, La soddisfazione dei cittadini per le condizioni di vita nel 2009

La soddisfazione dei cittadini per le condizioni di vita nel 2009

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Serie storiche dei conti della protezione sociale per gli anni 1990-2008

Istat, Serie storiche dei conti della protezione sociale per gli anni 1990-2008.

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La ricchezza delle famiglie italiane – anno 2008, n. 67 – 2009, Banca d’Italia

La ricchezza delle famiglie italiane – anno 2008, n. 67 – 2009
http://www.bancaditalia.it/statistiche/stat_mon_cred_fin/banc_fin/ricfamit/2009/suppl_67_09.pdf

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“Italia 1994-2009: i numeri” – ItaliaFutura.it

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L’economia del Nord Est tra persistenze e cambiamenti di Claudio Pasqualetto (giornalista de “Il Sole 24 Ore”), NL52009

L’economia del Nord Est tra persistenze e cambiamenti di Claudio Pasqualetto (giornalista de “Il Sole 24 Ore”)

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CENSIS: presentazione del 43° rapporto annuale sulla situazione sociale del paese

CENSIS: presentazione del 43° rapporto annuale sulla situazione sociale del paese

Roma 4 dicembre 20091h 12′ 52″

CENSIS: presentazione del 43° rapporto annuale sulla situazione sociale del paese Il Rapporto Censis 2009 affronta l’analisi e l’interpretazione dei più significativi fenomeni socioeconomici del Paese
CONFERENZA STAMPA

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Censis, Il Rapporto annuale 2009, 43° Rapporto sulla situazione sociale del Paese/2009

Il Rapporto annuale 2009
43° Rapporto sulla situazione sociale del Paese/2009
4 Dicembre 2009

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Cnel – Viale David Lubin, 2 – Roma

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Comunicato stampa
La società italiana al 2009
Le famiglie resistono alla crisi, rischi per il lavoro, dura ristrutturazione del terziario

Occupazione persa nel Mezzogiorno e nel «paralavoro». 162 mila imprese chiuse nel commercio e nel terziario. Stringere la cinta non basta più: per la ripresa del 2010 gli italiani chiedono sostegno a famiglie, giovani e piccole imprese

Roma, 4 dicembre 2009 – La stressata resistenza delle famiglie. Nel mezzo della crisi, per il 71,5% delle famiglie italiane il reddito mensile è sufficiente a coprire le spese. Il dato sale al 78,9% al Nord-Est, al 76,7% al Nord-Ovest, al 71% al Centro, al Sud scende al 63,5%. Il 28,5% delle famiglie che hanno avuto difficoltà a coprire le spese mensili con il proprio reddito ha fatto ricorso a una pluralità di fonti alternative, con una miscela che si è dimostrata efficace. Il 41% ha toccato i risparmi accumulati, in oltre un quarto delle famiglie uno o più membri hanno svolto qualche lavoretto saltuario per integrare il reddito, più del 22% ha utilizzato la carta di credito per rinviare i pagamenti al mese successivo, il 10,5% si è fatto prestare soldi da familiari, parenti o amici, l’8,9% ha fatto ricorso ai prestiti di istituti finanziari e il 5,1% ha acquistato presso commercianti che fanno credito. Negli ultimi 18 mesi più dell’83% delle famiglie ha però modificato le proprie abitudini alimentari. Quali cambiamenti sono stati introdotti? Il 40% ha contenuto gli sprechi, il 39,7% ha cercato prezzi più convenienti, il 34,8% ha eliminato dal paniere i prodotti che costano troppo. Dal punto di vista psicologico, il 36% degli italiani ha subito in questi mesi maggiore stress (insonnia, litigiosità, ecc.) per motivi legati alla crisi (difficoltà lavorative, di reddito, ecc.) e il dato sale a quasi il 53% tra le persone con reddito più basso. Riguardo al futuro, da un’indagine su un campione di famiglie del ceto medio realizzata dal Censis nel novembre 2009 emergono indicazioni su quali siano i soggetti che devono essere aiutati per favorire la ripresa. Le famiglie con figli (49,7%) e i giovani (48,8%), piuttosto che gli anziani (21,8%), dovrebbero essere nel sociale i destinatari della quota più alta di risorse, visto che sono stati i più penalizzati dalla crisi. Nell’economia, oltre il 33% del campione ritiene importante aiutare la piccola impresa, meno del 5% richiama la necessità di supportare le grandi aziende. Il 57,7% delle famiglie del ceto medio ritiene poi indispensabile ridurre le tasse sui lavoratori dipendenti, il 42,3% è convinto invece che solo la riduzione di imposte e oneri gravanti sulle imprese (ad esempio, la progressiva abolizione dell’Irap) favorirà la ripresa.

Le zone critiche nella flessione occupazionale. Fino a oggi il mercato del lavoro in Italia ha retto. A metà del 2009 risultavano persi, rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, 378 mila posti di lavoro (-1,6%), meglio di Spagna (1 milione 480 mila occupati in meno, -7,2%) e Gran Bretagna (600 mila, -2%), ma peggio di Francia (-0,3%) e Germania (+0,5%). Gli effetti negativi hanno riguardato solo i soggetti meno tutelati: il lavoro autonomo (a giugno 277 mila occupati in meno rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, -5,8%) e l’ampio bacino del «paralavoro» (162 mila posti in meno, -4,3%). Ad essere colpite maggiormente sono state le diverse forme di lavoro a termine (-229 mila lavoratori, -9,4%), le collaborazioni a progetto (-12,1%) e quelle occasionali (-19,9%), mentre il popolo delle partite Iva è aumentato, a causa della sostituzione dei contratti flessibili con formule ancora più esternalizzate e a basso costo, raggiungendo quasi quota un milione (+132 mila, +16,3%). Il lavoro tradizionale, dipendente e a tempo indeterminato, ha invece continuato a crescere, registrando nel periodo 2008-2009 un +0,4% (oltre 60 mila posti in più). Ma la tenuta non c’è stata in tutto il Paese, né in tutti i settori. Al Sud sono stati bruciati 271 mila posti di lavoro (-4,1%), l’industria e il turismo hanno subito una riduzione del 4% e il commercio del 3,5%. Il 45,4% di chi ha perso il lavoro nell’ultimo anno ha meno di 34 anni. Il 47,3% dei nuovi inoccupati è uscito definitivamente dal mercato del lavoro (il 64,1% tra i lavoratori indipendenti).

L’onda ristrutturatrice delle imprese, inseguendo la ripresa. Quella del 2009 è una crisi fortemente differenziata. Alla preoccupante flessione delle esportazioni del manifatturiero   (-24% nei primi 8 mesi dell’anno) corrispondono saldi positivi della bilancia commerciale per la meccanica (23,7 miliardi di euro), il tessile-abbigliamento (7,4 miliardi), le produzioni in gomma e plastica (5,8 miliardi), i prodotti in metallo (5,6 miliardi), l’elettronica (4,3 miliardi) e i mobili (3,6 miliardi). Segno negativo invece per l’alimentare (-1,8 miliardi di euro), il farmaceutico (-2,7 miliardi), la produzione di mezzi di trasporto (-3 miliardi), i prodotti chimici (-4,8 miliardi) e l’elettronica (-7,7 miliardi). Tra gennaio e settembre si registra la riduzione di quasi l’1% delle imprese manifatturiere (oltre 30.000), ma è il commercio al dettaglio il settore più colpito, con più di 50.000 aziende cessate. L’intero settore terziario è entrato in una fase di profonda riorganizzazione, con un saldo fortemente negativo tra iscrizioni e cancellazioni di imprese: -10,1 imprese per 1.000 imprese attive nei primi 9 mesi dell’anno (162.000 imprese cessate). I comparti più in difficoltà sono: trasporti e magazzinaggio (-29,1 per 1.000 imprese attive), immobiliare (-16,9), attività finanziarie e assicurative (-12,5), servizi di informazione e comunicazione (-8,5), servizi legati al turismo (-6,5).

Il ciclo calante dell’individualismo fai da te. Si sta compiendo un processo di lento svuotamento di alcune linee evolutive su cui era cresciuto il nostro Paese nel corso degli ultimi cinquant’anni: il ciclo dello Stato-nazione, il ciclo del riformismo e quello della centralità del privato rispetto all’impegno collettivo. Si fa strada una modalità nuova di intervento comune fra soggetti pubblici, privati e singoli individui, che rimanda a un modello comunitario in cui abbiano più spazio soluzioni personalizzate e il più possibile immediate. Emblematica è la reazione dei Comuni di fronte alla crisi, che hanno messo in campo uno sforzo di coordinamento con altri soggetti e istituzioni locali: il 58,3% con le Province, il 54,2% con i sindacati, il 50% con le Camere di commercio, il 41,7% con le Regioni, il 41,7% con le associazioni datoriali, il 29,2% con altri Comuni.

La ricchezza occulta da evasione fiscale. L’Italia è al sesto posto in Europa per peso dell’imposizione fiscale sul Pil, con una incidenza del 42,8% a fronte di una media europea del 39,8%. Però solo il 2,2% dei contribuenti (893.706 in valore assoluto) dichiara un reddito che supera i 70.000 euro annui, circa il 50% degli italiani presenta redditi che non vanno oltre i 15.000 euro e il 31% dichiara tra 15.000 e 26.000 euro. Il reddito medio dichiarato è di 18.373 euro pro-capite: si va da un massimo di 20.851 euro nel Nord-Ovest a un minimo di 14.440 euro al Sud. La provincia con il valore più alto è Milano, con una dichiarazione media di 24.365 euro, l’ultima è Vibo Valentia, con 12.199 euro per contribuente. Secondo le stime del Censis, l’economia sommersa si aggira intorno al 19% del Pil. Con la crisi tale quota potrebbe essere aumentata, raggiungendo un valore di 275 miliardi di euro.

Fragilità del territorio e declino delle opere pubbliche. Nel nostro Paese i beni pubblici attraversano un ciclo di progressivo indebolimento. Dal dopoguerra a oggi gli eventi disastrosi hanno determinato la perdita di 1.446 vite umane e un costo per la collettività di 16,6 miliardi di euro (al netto delle tragedie del Vajont del ’63 e della Val di Stava del 1985, che hanno causato rispettivamente 1.909 e 265 morti). Il livello di esposizione è elevatissimo: le aree a rischio di frana e a rischio alluvionale coprono rispettivamente il 5,7% e il 4,4% del territorio nazionale. Sono 5.708 i comuni interessati da fenomeni franosi, con 992.400 persone a rischio (circa l’1,7% degli italiani). E quasi 3 milioni sono gli italiani esposti a rischio sismico «elevatissimo», circa 24 milioni se si considerano le aree a rischio «elevato».

La forza perduta dell’istruzione. Circa l’80% dei giovani tra 15 e 18 anni si chiede che senso abbia stare a scuola o frequentare corsi di formazione professionale. Dominano il disincanto e lo scetticismo: il 92,6% dei giovani in uscita dalla scuola secondaria di II grado ritiene che anche per chi ha un titolo di studio elevato il lavoro sia oggi sottopagato, il 91,6% pensa che sia agevolato chi può avvalersi delle conoscenze. Anche il 63,9% degli occupati giudica inutili le cose studiate a scuola per il proprio lavoro. La visione pessimistica travalica i confini dell’universo educativo: il 75% dei laureati e l’85% dei non laureati di 16-35 anni pensano che in Italia vi siano scarse possibilità di trovare lavoro grazie alla propria preparazione. Effettivamente i laureati italiani in economia e in ingegneria hanno attese di remunerazione minori rispetto ai loro colleghi europei: nel 2009 il primo stipendio annuo atteso è inferiore rispettivamente del 20,2% e del 21,4% di quello medio europeo. E ancora il 19,3% dei giovani italiani di 18-24 anni non è in possesso di un diploma e non è più in formazione, contro il 12,7% di Francia e Germania, il 13% del Regno Unito, il 14,8% medio europeo.

Le mani legate della spesa pubblica. Le previsioni di spesa contenute nei documenti di programmazione economica e finanziaria per il periodo 2008-2013 mostrano la rigidità della dinamica della spesa e l’assenza di risorse da mettere in campo per gli investimenti. Le spese finali della Pubblica Amministrazione, ormai sopra la soglia degli 800 miliardi di euro (quasi 900 miliardi a fine periodo), oscillano intorno al 50% del Pil a prezzi correnti e impongono una pressione fiscale che non scende mai sotto i 42 punti. Cresce la spesa pensionistica e sanitaria (intorno rispettivamente a 250 miliardi e a 120 miliardi di euro) e gli interessi sul debito (poco meno di 100 miliardi di euro nel 2013), mentre diminuiscono le spese in conto capitale (non supereranno i 60 miliardi di euro).

Italiani campioni nella risposta al breve. Le incentivazioni straordinarie introdotte per risollevare la domanda depressa e rimettere in moto il circuito economico giocano sempre più sul fattore tempo, con scadenze a breve: dall’acquisto di nuovi beni durevoli alla possibilità di ampliare gli immobili in deroga agli strumenti urbanistici (il «Piano casa»), allo «scudo fiscale». Nella stessa direzione va la moratoria sui prestiti alle Pmi e quella sui mutui casa per le famiglie colpite dalla crisi promossa dall’Abi, così come la Cassa integrazione: nei primi 9 mesi dell’anno le ore autorizzate (ordinaria, straordinaria e in deroga) hanno superato i 622 milioni, con un aumento a settembre del 437% sullo stesso mese del 2008.

L’ordinaria normalità dell’emergenza. Sempre più gli italiani si concentrano sulle soluzioni di breve respiro, piuttosto che sulla programmazione a lungo termine. Un esempio sono i ricorsi al Pronto soccorso, aumentati da 61,4 per mille abitanti nel 2001 a 67,3 per mille nel 2007 (poco meno di 16 milioni di persone). Ma anche i ricoveri ospedalieri nei casi sospetti di influenza A/H1N1: 1.494 a ottobre rispetto ai 492 irlandesi, 447 francesi, 335 olandesi, 54 greci. O gli interventi d’emergenza della Protezione civile per calamità naturali, incendi, rifiuti, gestione dei grandi eventi, traffico, patrimonio artistico, nomadi, aumentati dai 290 del 2002 ai 310 del 2009.

L’eccitazione comunicativa nella permanente esposizione ai media. Tra il 1992 e il 2008, a fronte di un incremento medio dei consumi delle famiglie del 20%, la spesa per telefoni e servizi telefonici ha registrato un aumento del 214% (poco meno di 22,7 miliardi di euro nel 2008), segnando una flessione solo nell’ultimo anno; la spesa per prodotti audiovisivi e computer è aumentata del 63%, sebbene sia in rallentamento dal 2007; i consumi di libri e giornali hanno segnato un +38%. Il 47,6% degli italiani usa un numero di media superiore a quattro, muovendosi con facilità ogni giorno attraverso una fitta trama di messaggi veicolati dai più diversi vettori: non solo la Tv, il cellulare, la radio e i quotidiani, ma anche Internet, web Tv, palmari, lettori mp3, e-reader. Il 4,2% ne usa dieci o più, percentuale che raddoppia tra i soggetti più giovani e più istruiti. Si finisce così per dedicare massicce dosi di tempo ai mezzi di comunicazione. Se si sommano i quantitativi medi di tempo trascorso quotidianamente utilizzando i principali media, risulta un ammontare cumulativo «virtuale» di 13 ore e 54 minuti al giorno.

La violenza di prossimità nel vissuto quotidiano. Il conflitto sociale si è trasferito dalle piazze ai cortili. In un decennio si sono dimezzate le ore di sciopero, si riduce il numero di cause civili presso gli uffici del Giudice di pace e i tribunali (-9% tra il 2004 e il 2007) e le tensioni sociali non si incanalano in forme organizzate, ma prendono la via del conflitto privato nella dimensione domestica o condominiale. La microconflittualità nei condomini è cresciuta esponenzialmente negli ultimi anni, soprattutto per motivi futili, con ai primi posti l’utilizzo di parti comuni e i rumori molesti. Così come aumentano le violenze familiari (dai 97 omicidi in famiglia del 1992 si passa ai 192 del 2006, +98%).

Censis

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