BELLA ADDORMENTATA (Italia / Francia, 2012) di Marco Bellocchio con Toni Servillo, Alba Rohrwacher,Pier Giorgio Bellocchio, Maya Sansa, Michele Riondino,Fabrizio Falco, Isabelle Huppert, Gianmarco Tognazzi,Brenno Placido e Roberto Herlitzka, da il cinema racconta …


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Bella addormentata (Italia / Francia, 2012, 115 minuti) di Marco Bellocchio con Toni ServilloAlba Rohrwacher,Pier Giorgio BellocchioMaya SansaMichele Riondino,Fabrizio FalcoIsabelle HuppertGianmarco Tognazzi,Brenno Placido e Roberto Herlitzka
Il film si svolge durante gli ultimi sei giorni di vita di Eluana Englaro e racconta le storie di alcuni personaggi direttamente o indirettamente coinvolti nella faccenda e nel tema dell’eutanasia. Mentre la vicenda Englaro rimane costantemente sullo sfondo della narrazione, richiamata da spezzoni di notiziari televisivi e immagini di contestazioni di piazza, si intrecciano le quattro storie al centro del film. La storia di Rossa una eroinomane che ha scelto di morire e di Pallido, il medico che vuole salvarla. La storia di una famiglia di attori sconvolta dal coma della figlia, in cui la madre, una ex attrice di grande talento, si è ritirata per assistere la figlia in coma e per seguire una vita di preghiera e devozione, nella speranza del risveglio della figlia, ma ha sacrificato a questo sia sé stessa, sia anche il marito e il figlio. La storia di Uliano Beffardi, un senatore del Popolo della libertà che proprio duranti gli ultimi giorni di vi ta di Eluana vorrebbe agire secondo coscienza e non secondo la disciplina di partito, votando contro la legge proposta dal Governo Berlusconi e dalla maggioranza di cui egli stesso fa parte che impone che l’alimentazione e l’idratazione non possano in alcun caso essere sospese da chi assiste soggetti non in grado di provvedere a se stessi. Beffardi subisce fortissime pressioni dai suoi colleghi di partito, per votare conformemente alla maggioranza, in un momento di grande difficoltà politica del Governo. Nello stesso tempo, vive un rapporto in crisi con la figlia Maria, incrinatosi dopo la morte della madre in seguito a una grave malattia, divenuta una attivista del Movimento per la vita. La storia di Roberto che accompagna il proprio fratello minore, un psicotico bipolare con reazioni violente, a manifestare a Udine favore dell’interruzione del trattamento di idratazione e alimentazione forzata a Eluana Englaro e che vivrà una storia d’amore con Maria, conosci uta mentre si trova anche lei a Udine a manifestare sul versante opposto assieme alle associazioni cattoliche che protestano contro l’interruzione del trattamento. Alla Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia premio Brian a Marco Bellocchio e Premio Marcello Mastroianni a Fabrizio Falco.

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  1. Bella Addormentata – Il senatore e lo psichiatra

    Clip da film Bella Addormentata, di Marco Bellocchio Bella Addormentata è in

  2. Venezia69. Bella addormentata di Marco Bellocchio

  3. Bella Addormentata Clip “Incontro in Autogrill”

  4. BELLA ADDORMENTATA di Bellocchio – Il Filmaniaco

  5. Intervista: il regista Marco Bellocchio parla del film “Bella Addormentata”

  6. R101 ospita Marco Bellocchio e il cast di “Bella addormentata”

  7. Venezia 2012 – Bella Addormentata di Marco Bellocchio

  8. Bella Addormentata – Marco Bellocchio: il personaggio di Maya Sansa

  9. Bella Addormentata – Il voto

  10. BELLA ADDORMENTATA – La posizione laica di MARCO BELLOCCHIO

  11. Bella Addormentata – Michele Riondino – L’incontro con Marco Bellocchio

Paolo Ferrario, Cinema e biografie: come funziona una buona storia? | in Muoversi Insieme


Viene spontaneo domandarsi: perché così tante persone – giovani, adulti, anziani – sono attratte dall’espressione artistica rappresentata nel film? Credo che una possibile spiegazione sia da cercare nel fatto che, come si diceva in un articolo precedente, ci piace partecipare alle storie, ai racconti di vita. Probabilmente questo avviene perché non ci basta la nostra concreta, unica e personalissima biografia. Abbiamo bisogno, per sentirci parte del mondo, di entrare in contatto con altre vite. Come se queste storie, che appartengono ad altri, in realtà siano anche un po’ la nostra storia.
E’ su questo filo interpretativo che vorrei intrattenere l’attenzione del lettore.

La questione di fondo mi sembra la seguente: 

leggi tutto l’articolo qui: Cinema e biografie: come funziona una buona storia? | Muoversi Insieme.

IL TEMPO CHE RESTA – Una rassegna per riflettere. Tre film e un incontro, a cura di ACCANTO, amici dell’Hospice San Martino, Como marzo/aprile 2013


Cinema ASTRA – biglietto 5 €

Mercoledì 20 marzo: LA GUERRA E’ DICHIARATA – Un film di Valérie Donzelli – Francia 2011 – Con Valérie Donzelli e Jérémie Elkaim

Mercoledì 27 marzo: RABBIT HOLE – Un film di John Cameron Mitchell – USA 2010 – Con Nicole Kidman e Aaron Eckhart

Mercoledì 3 aprile: LA VITA AL TEMPO DELLA MORTE – Un film-documentario di Andrea Caccia – Italia 2010 – Presentato alla Mostra del Cinema di Venezia 2010 – Con la presenza del regista

Biblioteca Comunale – Piazzetta Venosto Lucati 1 – Como:

Giovedì 11 aprile: LA VITA CHE NON HO SCELTO – Incontro-dibattito – ore 21 – Ingresso libero

” IL TEMPO CHE RESTA ” – Una rassegna per riflettere

Tre film a cura di Alberto Canu, e un incontro – dibattito

da mercoledì, 20 marzo 2013 a giovedì, 11 aprile 2013

Cinema Astra – Viale Giulio Cesare – Como ore 21

Biblioteca Comunale – Como

E’ arrivata alla settima edizione la rassegna cinematografica denominata Il tempo che resta. Come sempre, le opere cinematografiche sono state selezionate per la loro capacità di indurre riflessioni e dibattiti sulla nostra vita, sulla malattia, la morte, la perdita di persone care, sul rapporto tra società e individuo malato, l’elaborazione del lutto. Tutti argomenti su cui una società matura dovrebbe riflettere perchè non si può vivere senza morire e non si può rimanere indifferenti di fronte alla malattia e alla morte. Nel corso delle prime tre serate verranno proiettati film che saranno preceduti da un’introduzione volta a fornire chiavi di lettura e spunti di riflessione per poi approfondire l’argomento nel corso del dibattito di chiusura. La quarta serata dal titolo “La vita che non ho scelto” consentirà nuovamente di confrontarci su questi temi intimi e profondi quali la vita e la morte.

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Paolo Ferrario, Il cinema e la vita, la vita e il cinema | in Muoversi Insieme


Il cinema e i film accompagnano le nostre esistenze da più di un secolo, ormai. Il fatto è che ci piace ascoltare delle storie: piace ai bambini, che si addormentano solo se sentono ripetere per l’ennesima volta la loro fiaba della sicurezza, perché li aiuta a risolvere conflitti e paure. Piace agli adulti, che comprendono attraverso di esse come le loro personalissime vicende siano universali. Piace ai “pre-vecchi”, che sul crinale fra il tempo passato e quello che resta diventano più saggi contemplando gli altrui destini e confrontandoli con il proprio.

leggi tutto l’articolo qui: Il cinema e la vita, la vita e il cinema | Muoversi Insieme.

Luciana Quaia, Immagini della vecchiaia al cinema, MuoversiInsieme di Stannah


Immagini della vecchiaia al cinema
Il 2012 è stato proclamato dall’Unione Europea l’”Anno Europeo dell’invecchiamento attivo e della solidarietà tra le generazioni”.Ottobre è il mese in cui si festeggia il ruolo svolto dal nonno all’interno della famiglia e della società in generale.Quotidianamente il dibattito sulla crisi economica pone interrogativi cruciali sul costo della popolazione che invecchia.Non si può certo dire che il tema della vecchiaia sia marginale nel contesto sociale attuale, nonostante si continui spesso a considerare la figura dell’anziano come vittima di emarginazione. E’ indubbio che oggi la longevità rappresenta una rivoluzione di portata epocale, mai precedentemente conosciuta dalla storia umana. E questa rivoluzione, oltre a porre domande sul piano economico, interroga pure sulle soluzioni da prendere di fronte non a una vita più lunga, bensì a una vecchiaia più lunga, che non sempre corrisponde a qualità di vita soddisfacente.  >>

STORIE DEL CINEMA CHE CURANO | di Luciana Quaia in Muoversi Insieme, 2012


…. il tema della potenza delle storie e delle narrazioni, sia riferendoci all’uso delle fiabe per risolvere i conflitti del bambino, sia al racconto autobiografico nei diversi passaggi dei cicli di vita, sia come possibilità di rispecchiamento e di identificazione in momenti cruciali della propria esistenza, quando diventa urgente ridefinire visioni, convinzioni e strategie operative per il futuro.
…. qui di seguito si parlerà della funzione di cura rappresentata dal grande schermo.
Il cinema, con le sue innumerevoli storie, riproduce e continua a mettere in scena tutte le potenzialità dell’essere vivente e le sue modalità di esprimerle, permettendo allo spettatore, in una durata limitata di tempo, di rivivere nella storia raccontata la propria vicenda umana …

vai all’intero articolo qui: Cinema che cura | Muoversi Insieme.

17 RAGAZZE, opera prima di Delphine e Muriel Coulin: un gruppo di ragazze diciassettenni restano volontariamente incinte, tutte insieme, come forma di ribellione contro il mondo degli adulti


La locandina del film. (Foto by COMO)

Arriverà nelle sale venerdì 23 marzo, con il divieto ai 14 anni, “17 ragazze”, opera prima di Delphine e Muriel Coulin ispirata a una storia vera, quella che nel 2008 ha visto un gruppo di ragazze diciassettenni del Massachussetts restare volontariamente incinta, tutte insieme, come forma di ribellione contro il mondo degli adulti. La pellicola, già passata al Festival di Cannes, racconta come in una piccola città francese sull’Atlantico una ragazzina leader, Camille,  si ritrovi improvvisamente incinta e comunichi questo suo stato alle amiche come un forte atto di ribellione. Il film è stato accusato di apologia di “gravidanze collettive”. Per le registe, invece, è soprattutto un atto d’accusa giovanile nei confronti della pressione degli “adulti”, genitori ed educatori.

(Leggi l’intervista alle registe nell’edizione cartacea de “La Provincia” del 23 marzo)

da Adolescenti con il pancione Divieto sul film “scandalo” – Cultura e Spettacoli – La Provincia di Como – Notizie di Como e Provincia.

TartaRugosa ha letto e scritto di Pupi Avati (2010), Una sconfinata giovinezza, Garzanti, Milano « Il Cinema Racconta …


TartaRugosa ha letto e scritto di:

Pupi Avati (2010)

Una sconfinata giovinezza

Garzanti, Milano

C’è bisogno di un diario nelle situazioni  di smarrimento. Chicca, insegnante di Filologia medievale, ha bisogno di registrare il presente e il futuro perché Lino, il critico sportivo cui è sposata da venticinque anni, è malato di Alzheimer e questo cambierà la vita di entrambi.

A tavola, mentre stanno pranzando, già intuiamo i primi segnali di anomia, cui Chicca tenta di intervenire, cercando di aiutare Lino a recuperare la parola che manca. “Come si chiamano queste? Me.. Me …”“melanzane”. “E’ importante che ti sforzi, questo fa bene alla memoria”.

E se Chicca dovrà, giorno per giorno, adattarsi alle amnesie e ai mutanti disturbi di Lino, questi sarà alle prese con le pagine di un diario particolare, quello della memoria del passato che continua ad affiorare nelle nebbie dell’oggi.

Nel malato di Alzheimer ritornano le immagini più remote e Lino costantemente si trova di fronte a ricordi che probabilmente vorrebbe evitare: quello della morte dei genitori avvenuta per incidente di macchina, quello dei ragazzini che non subito lo accolgono bene quando arriva in campagna  a casa degli zii, quello dei primi approcci sessuali con una giovane adolescente che “muore” dopo un contatto ravvicinato con lui, quello di doversi separare dal cane Perché quando lascia la campagna e va studiare in città.

Veniamo a conoscenza della sua storia progressivamente, con delle retrospettive narrate che si incastrano nella vita del presente, dove la vita fluisce con imprevisti e colpi di scena.

La famiglia di Chicca è ricca e agiata. Suo fratello, neurologo, si accorge che qualcosa non va, ma rispetta il silenzio della sorella. Durante un pranzo di Natale, mentre soddisfatto per l’elevato numero dei componenti augura una buona continuazione della progenie, Lino mormora: “Vai a fare un culo”. Lui e Chicca non sono riusciti ad avere figli “in una famiglia in cui tutti figliano come conigli”.

Durante una trasmissione sportiva, Lino inizia i suoi commenti ma improvvisamente si blocca, si alza e se ne va. Nello studio dello specialista apprendiamo che: “Nella prima fase la terapia ha dato ottimi risultati, ma ora sta perdendo efficacia”. Ora i problemi iniziano anche presso il giornale con cui Lino collabora. “Lino inizia con la sua bella scrittura, ma poi divaga e parla della sua adolescenza” spiega il caporedattore. Chicca piange:

“Se smette di lavorare è morto. Dagli almeno l’illusione di continuare”.

Mentre si organizza una festa per i 40 anni di lavoro di Lino, succede un evento imbarazzante. Quando Lino, desiderando ringraziare anche Chicca per la sua presenza di moglie premurosa, perde i freni inibitori e approfondisce le sue avances in modo scurrile, la festa degenera e Lino, a casa, aggredisce e picchia Chicca accusandola di essere gelosa. Poi si accorge del suo comportamento e se ne duole, ma ormai è sopraggiunto anche il cognato: “La violenza è una manifestazione della malattia. Deve passare questa fase. Lascia questa casa”. Lasciamo Lino qui, ma tu che sei la sola in pericolo devi venire via con me. Devi anche sapere che farà di tutto per trattenerti, ma tu devi venire via”.

Il distacco è straziante. Lino: “Lo so che cosa ti ho fatto. Ti prego non te ne andare”. Non voglio che vai via”.

Arriva comunque il tempo del ritorno.

Una notte Chicca si sveglia e vede che Lino non è a letto con lei. Si alza e lo cerca. E’ alzato che ripassa le tabelline. Iniziano a dire la tabellina del due. Dopo qualche titubanza Lino risponde correttamente e riceve i complimenti.

Chicca al diario: “Lino sta diventando il bambino che non ho mai avuto. Oggi è mio e devo essere la sua mamma almeno fin quando non sarà scappato via”.

In un negozio di giocattoli compra un gioco semplice per la playstation, per bambini di 6 anni, eppure Lino non riesce a giocarci. “Giochiamo alla pista?” e insieme tirano fuori i tappi di bottiglia. Si divertono tantissimo, giocando per terra rannicchiati dentro la pista. Un gioco che ha accompagnato Lino bambino.

Ancora uno spaccato del passato. Invitato da Ida ad appartarsi in una stanza, Lino teme di averla uccisa perché ad un certo punto si lascia cadere a terra e non risponde più.  Lino scende i gradini della scala urlando che Ida è morta e quindi chiama l’amico che dice di essere capace di resuscitare i morti. L’amico accetta ma gli chiede in cambio il cane. Giungono al compromesso che Lino glielo presta. L’amico si chiude in camera con la ragazza e dopo un certo periodo escono insieme.

Questo episodio ha un’importanza centrale nel presente che si svolge.

Perché Chicca, uscendo di casa di malavoglia per andare ad assistere a un concerto del nipote che ha recentemente preso la patente, ha un incidente molto grave e viene portata via con l’autoambulanza – in cui sale anche Lino – a sirene spiegate.

Il grave infortunio di Chicca sconvolgerà ulteriormente la già precaria esistenza di Lino che, per affrontare l’accaduto, tenta disperatamente di porvi l’unico rimedio che la memoria dell’adolescenza gli propone: trovare l’amico che sa resuscitare i morti. Nelle vie tortuose della mente che si dissolve l’ancora di salvezza è la sopravvivenza di Chicca.

Lino parte per il paese dell’infanzia. Il taxista che dalla stazione lo porta davanti ad una casa di campagna reputa corretto intascare la grossa somma che Lino gli dà e mentre si intrattiene con la portinaia, Lino sale le scale.

Nerio è a letto disteso. Lino non lo riconosce, ma l’amico gli fornisce una serie di particolari tali per cui Lino si convince che è lui. Gli chiede del fratello Leo. Il taxista che lo ha raggiunto dice che Lino vuole uno che resuscita i morti. Per tutta risposta, Nerio accompagna Lino al cimitero e si fermano davanti alla tomba di Leo, che nel frattempo è morto.

Gli dice anche che da ragazzo Leo gli aveva fatto lo scherzo con Ida perché voleva il cane. In realtà Ida aveva fatto finta di cadere e di morire.

“Come faccio adesso?, chiede Lino “E il mio cane?”

“E’ morto anche lui. E’ andato sotto un camion”.

“Non è vero. Perché è un cane immortale”.

Se ne va mormorando “mi doveva ridare il cane. Lo vado a cercare”. Il taxista tenta di fermarlo. Fa freddo e fra un po’ diventa buio. Visto che Lino non lo ascolta prende il taxi e se ne va.

Qualche tempo dopo un’altra macchina si ferma davanti alla stessa casa di campagna. C’è Chicca col fratello. Ce l’ha fatta a salvarsi. Ma di Lino con c’è traccia.

In quel tempo senza tempo, dov’è Lino, scaraventato in un passato temporalmente irreale? Ma in quel passato che ritorna bisogna anche occuparsi dell’amato cane Perché.

“Perché. Vieni! Sono io, sono tornato a prenderti. Dai non avere paura. Vieni. E’ quasi notte. Vieni.” Fischia. “Non aver paura. Sono io”.

Il taxista spiega che l’hanno cercato per tre giorni, senza trovarlo. Chicca è sulla macchina. “Aspetta solo un attimo”. Scende e va verso la campagna. Poi torna alla macchina.

“C’è un bambino che scappa e la sua mamma si dispera perché non riesce a trovarlo. Dove vanno i bambini che scappano. Perché è così segreto e irraggiungibile quel luogo? E perché le loro mamme non sanno trovarli?”.

Da questo romanzo l’omonimo film con Fabrizio Bentivoglio e Francesca Neri

A.C.A.B. (film di Stefano Sollima, con Pierfrancesco Favino) e il principio di LEGALITA’


Il film ACAB racconta le vicende dei tre poliziotti Cobra, Negro e Mazinga, che hanno più di 40 anni e militano nel VII Nucleo di Polizia, un reparto speciale mobile in prima linea contro ultrà, black bloc, No Tav etc.

Tratto da un libro di Carlo Bonini il film il cui titolo è l’acronimo di All cops are Bastards (tutti i poliziotti sono bastardi) racconta la storia di questo gruppo di poliziotti del reparto celere con toni duri e violenti, raccontando da un punto di vista diverso manifestazione ed eventi pubblici dentro il casco di un poliziotto.

da A.C.A.B. – Film (2012)

 

dinamiche dell’affido familiare in: IN FUGA PER LA LIBERTA’, di Eva Gardos, 2001, con Scarlett Johanssen, da Il Cinema Racconta …


pur essendo fuori contesto rispetto alle regole del diritto di famiglia italiano, il film fa molto riflettere sulle dinamiche affettive che si manifestano negli affidi.

PFerrario

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Nel 1950, una coppia ungherese decide di lasciare il Paese oppresso dal regime comunista, per emigrare negli Stati Uniti. Partono insieme alla figlia maggiore, ma sono costretti a lasciare in patria la neonata Suzanne, affidandola a una coppia di amorevoli tutori. Sei anni dopo, la piccola si ricongiunge con i genitori a Los Angeles, dove, a causa del trauma subito, cresce sviluppando una personalità ribelle e insofferente.

Amata, paradossalmente, da quattro genitori e dalla nonna, riallaccerà tutti i suoi legami affettivi

IN FUGA PER LA LIBERTA’, di Eva Gardos, 2001, con Scarlett Johanssen « Il Cinema Racconta ….

Psicoanalisi per il cinema William Indick Audino – 2011


Psicoanalisi per il cinema
William  Indick
Audino – 2011

 

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MEDIA: STORIA E TEORIA, corso Peppino Ortoleva, Università di Torino, 2011/2012


Anno accademico 2011/2012

Peppino Ortoleva

[f005-c702] Laurea in Filosofia
[f005-c704] Laurea in Scienze della comunicazione
[f005-c705] Laurea in Culture e letterature del mondo moderno

Obiettivi del modulo

Fornire gli strumenti essenziali per la comprensione dei processi di lungo, medio e breve periodo che condizionano la comunicazione. Analizzare gli sviluppi che hanno sorretto l’evoluzione dei media nel corso degli ultimi cento-centoventi anni. Discutere il ruolo delle pratiche ludiche nello sviluppo della comunicazione moderna

Competenze attese

Capacità di orientarsi nel moderno universo della comunicazione. Capacità di riflettere sul ruolo dei media nella vita personale e collettiva. Attenzione critica alle pratiche ludiche, sia nella fase infantile sia nella fase più evoluta (incluso il videogame)

Strumenti didattici

Lezioni con possibilità di discussione.

Il docente chiarirà i concetti di medium e di sistema dei media nelle loro implicazioni teoriche; indicherà i principali motori del cambiamento nel campo della comunicazione; proporrà un’interpretazione sistematica del rapporto fra tali cambiamenti e gli altri grandi cambiamenti socio-culturali che hanno caratterizzato la società contemporanea nel XX secolo; analizzerà alcune delle maggiori teorie del gioco a partire dal testo di Roger Caillois e discuterà il ruolo del gioco nel sistema dei media attuale

Volumi obbligatori per tutti:

R. Caillois, I giochi e gli uomini, Bompiani, Milano

P. Ortoleva, Mediastoria, net, Milano

P. Ortoleva, Il secolo dei media. Il sistema della comunicazione e l’eredità del Novecento, Il Saggiatore, Milano

Un’antologia di testi sul gioco verrà fornita dal professore

CARI MAESTRI. Da Susanne Bier a Gianni Amelio i registi si interrogano sull’importanza dell’educazione Martedì 25 ottobre 2011 alle ore 17:30 presso la Pontificia Università Lateranense – Aula Paolo VI Piazza San Giovanni in Laterano, 4 – Roma


CARI MAESTRI. Da Susanne Bier a Gianni Amelio

i registi si interrogano sull’importanza dell’educazione

 

Martedì 25 ottobre 2011 alle ore 17:30 presso la Pontificia Università Lateranense – Aula Paolo VI

Piazza San Giovanni in Laterano, 4 – Roma

 

Saranno presenti:

Sua Ecc.za Mons. Enrico dal Covolo – Magnifico Rettore della Pontificia Università Lateranense

On.le Patrizia Prestipino – Assessore alla Provincia di Roma per le Politiche Giovanili

Cristiana Capotondi – Attrice

Fausto Brizzi – Regista e sceneggiatore

Modera l’incontro Paolo Rodari – Vaticanista de “il Foglio” 

 Sarà presente l’Autore

 

 

 

Ufficio Stampa

 

 

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Fondazione Ente dello Spettacolo

Via Giuseppe Palombini, 6 – 00165 Roma

T: +39 06 96519200 - Fax +39 06 96519220

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                                         www.entespettacolo.org      www.tertiomillenniofilmfest.org
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Biografilm Festival, Bologna 10-20 giugno 2011 | Il Cinema Racconta


Programma – Biografilm Festival.

Il buio oltre la siepe, di Robert Mulligan | Il Cinema Racconta …


Il buio oltre la siepe è la fiaba sospesa nel tempo di un’estate lunga come quelle della nostra infanzia, è il sogno di una società senza discriminazioni, è “un’opera d’arte”, come lo definisce Harper Lee, autrice del romanzo omonimo e ispiratore, best seller, premio Pulitzer, moderno vangelo antirazzista (adottato dalle scuole di mezza America). 
Ma cosa c’è (ancora) oltre la siepe? Nell’America profonda degli anni trenta un sontuoso e moderno Gregory Peck è Atticus Finch: avvocato che difende un nigger accusato ingiustamente di stupro e padre che protegge l’innocenza dei figli dagli assalti della paura, dell’ignoranza, del razzismo più bieco. Non è certo un caso che l’American Film Institute lo abbia definito il più grande eroe cinematografico del xx secolo. In opposizione alla gretta comunità in cui vive, “Atticus Peck” rappresenta il modello di cittadino americano aperto e democratico che anticipa l’avvento, per quei tempi visionario, di Barack Obama.
Da Martin Luther King a Obama ci sono voluti cinquant’anni di cammino per riuscire 
finalmente a gettare un fascio di luce su quel buio. Ma molto altro ci resta da fare.

Il libro
L’alba di un sogno. Saggio introduttivo di B. Fornara; Il libro, il film di R. Esposito; estratti da Il buio oltre la siepe di H. Lee; frammenti da L’Orfeo nerodi J.- P. Sartre; il discorso integrale di Obama a Philadelphia (2008), contributi di P. Mereghetti, E. Caretto, M. Madoni

da: Il buio oltre la siepe, di Robert Mulligan | Il Cinema Racconta ….

Departures, di Yojiro Takita, Feltrinelli 2010 | Il Cinema Racconta …


La morte. Tentiamo di esorcizzarla, abbagliati dal miraggio dell’eterna giovinezza, ma appartiene indissolubilmente alla realtà dell’uomo. Accettare la perpetua sfida della condizione umana significa anche riconciliarsi con l’ineluttabile attraverso la magia di un rito senza tempo, imparando che ricomporre con rispetto ed eleganza un corpo senza vita può aiutare a riannodare i fili della propria, di vita.
Departures – premio Oscar 2008 per il miglior film straniero – racconta la sorpresa continua dell’esistere, la scoperta del mistero che consente ai vivi di guarire curando i morti e guardando nell’unico modo possibile l’infinito che attende tutti noi: con il sorriso sulle labbra. 
Perché, in fondo, non si tratta d’altro che di scavalcare un cancello e dirsi addio.

da: Departures Yojiro Takita, Feltrinelli 2010 | Il Cinema Racconta ….

La pecora nera di Ascanio Celestini, recensione: Dal manicomio al supermercato e ritorno, per non dimenticare di Daniela Fabro, in quaderni d’altri tempi


Per non dimenticare che fino a pochissimo tempo fa i malati, e in quanto tali bisognosi di cure, mentali, venivano segregati, e si buttava via la chiave, anzi la si teneva ben stretta: era il segno del comando. E per tenere bene a mente che l’istituzione – come la intendeva Franco Basaglia: gerarchica, spersonalizzante, totalizzante, antilibertaria, costrittiva, impositiva, che si attua anche nelle caserme, nelle scuole, nelle fabbriche, nelle prigioni, nei lager – oggi non è incarnata solo dalle multinazionali farmaceutiche con le loro pillole “camicie di forza dell’anima”, ma anche da coloro che equivocano sul significato del termine follia e credono che, di fronte al disagio quotidiano, tutto si risolva con un “siamo tutti matti” o “i matti siamo noi”. Un equivoco pericoloso perché ha anche il torto di farci perdere di vista che l’unico modo di intendere, e perciò curare, alleviare il disagio, e predisporre a un minimo di vita sociale persone svantaggiate dalla natura – e, naturalmente, anche dall’ambiente in cui vivono e sono cresciute – è abbandonare ogni smisurata volontà di profitto, ma anche ogni ideologia. Il Diario, gli appunti, il promemoria sul quale Ascanio Celestini ha costruito il film con cui ha esordito nel cinema al festival di Venezia, La pecora nera – racconto evocativo delle storie dell’ospedale psichiatrico romano di Santa Maria della Pietà a Roma, nell’arco dei trent’anni che vanno dal 1975 al 2005 – annotando i punti salienti delle centinaia di interviste condotte sul campo (senza sentire i medici, che, quando non incompetenti, sono consapevoli e perciò ideologici), si apre sulla critica della società dei consumi, secondo il format di una narrazione compassionevole ma irridente, come è tipico di questo autore prima di tutto di monologhi teatrali ironici e sofferti sul mondo degli esclusi.

segue qui:

quaderni d’altri tempi.

HOME, LA NOSTRA TERRA, film documentario di Yann Arthus-Bertrand, fondazione GoodPlanet, 2009


Vedi e scarica anche da qui: http://www.home-2009.com/us/index.html

Il film ‘HOME – La nostra Terra’ è stato girato da Yann Arthus-Bertrand e co-prodotto da Elzévir Films e EuropaCorp, compagnia di Luc Besson.
Yann Arthus-Bertrand è un fotografo, giornalista e ambientalista francese, già autore de La Terre vue du Ciel,  un progetto di fotografie aeree del nostro pianeta, poi diventato un film, presentato in esclusiva in Italia al  Festival CinemAmbiente nel 2005.
La sua passione per la fotografia naturalista ha inizio in Africa, durante un lungo soggiorno nel Masai Mara. Si innamora della fotografia aerea, di cui scopre ed esplora tutte le potenzialità arrivando a fondare Altitude, la prima agenzia specializzata in fotografia aerea nel mondo.
Dal 2007 ha iniziato, in collaborazione con Luc Besson, le riprese dello straordinario lungometraggio che verrà presentato contemporaneamente in più di 100 stati del mondo in occasione della Giornata Mondiale dell’Ambiente, a testimonianza di un rinnovato impegno globale per la salvaguardia del pianeta. Il film mostra lo stato di salute della Terra e dei problemi cui l’umanità deve fare fronte.

Il film è composto da immagini aeree filmate in più di cinquanta paesi del mondo. Una voce fuori campo commenta il filmato, mostrando i grandi cambiamenti ambientali e sociali che la Terra sta subendo. Un progetto ambizioso e di grande impatto, che rende ancora una volta possibile scoprire la meraviglia di un pianeta magnifico, sottolineandone al tempo stesso l’evidente fragilità.

Il film, che è stato prodotto senza fini di lucro, si pone come obiettivo quello di essere visto dal maggior numero di persone possibili. Non saranno solo tradizionali proiezioni quelle che avverranno contemporaneamente il 5 giugno, ma Home sarà trasmesso anche da molte televisioni e, grazie ad una partnership con Youtube, anche su internet.

Più di un semplice film questa produzione rappresenta un vero e proprio evento ambientalista globale, per il carattere simultaneo, gratuito e multipiattaforma che ne caratterizza la diffusione.

Accrescere il livello di consapevolezza sulla responsabilità di ogni individuo nei confronti del Pianeta è l’ambizioso progetto del regista e dei produttori. I guadagni verranno donati a Goodplanet.org, mentre le emissioni di gas serra, causate dai viaggi aerei e dalle ore impiegate negli scatti fotografici in elicottero verranno compensate attraverso il sostegno di progetti non inquinanti.

I MESSAGGI DI YANN ARTHUS-BERTRAND E LUC BESSON

“Questo film era un progetto che avevo in mente da 15 anni. Tutto ciò che ho visto e imparato mentre volavo sopra la Terra mi ha cambiato. Oggi voglio condividere tutto quello che ho acquisito. Questo film sarà eccezionale e intelligente ma, soprattutto, assolutamente costruttivo. Per farvi un esempio: la cosa importante non è che il 50% delle foreste sia scomparso, ma che il 50% ci sia ancora. Quello che è importante oggi è che siamo 6 bilioni di esseri intelligenti che possono agire. Attraverso la qualità delle immagini e dei suoi contenuti, questo film permetterà alle persone di capire che TUTTI abbiamo delle responsabilità e che tutti possiamo agire nel nostro piccolo. Come disse il mio amico Albert Jacquard “essere coscienti che il domani è in arrivo e che ognuno può avere un effetto su di esso è specifico dell’Uomo”.

Yann Arthus-Bertrand
“Sono sempre stato un amante del Pianeta, e più volte ho provato a mostrare alle persone i suoi aspetti più belli attraverso i miei film, Le Grand Bleu, Atlantis e Arthur and the Minimoys. È stato quindi naturale per me unirmi a Yann nella produzione di questo fantastico progetto.”

Luc Besson

la situazione pensionistica dei lavoratori autonomi e il film Mammuth di Benoit


è in effetti vero che la situazione pensionistica dei lavoratori autonomi o sotto contratto di collaborazione o altre forme atipiche è più difficile da ricostruire. Al cammino a ritroso attraverso anni di lavoro non proprio stabili è stato persino dedicato un film francese, da poco nelle sale italiane. Si tratta di “Mammuth” (nella foto a sinistra, la locandina), di Benoît Delépine e Gustav Kervern, interpretato da Gérard DepardieuIl titolo è volutamente evocativo: elefantiaca è la stazza del protagonista e da animale in estinzione sono i suoi sentimenti nei confronti della società contemporanea, rifiutata simbolicamente anche dall’automobile – una non casuale “Munch Mammuth” – degli anni Settanta che si ostina a guidare.
Il film indaga con grande passione sociale nei dilemmi personali e universali di un quasi anziano alle prese con la fine della vita attiva (bella la recensione di Paola Casella su Europa).

da: La pensione “precaria” dei lavoratori autonomi – Blog di Stannah | Muoversi Insieme.

Una sconfinata giovinezza – Avati Pupi – Garzanti Libri


Avati Pupi
Una sconfinata giovinezza
Da questo romanzo il film con Fabrizio Bentivoglio e Francesca Neri

Narratori Moderni

160 pagine
€ 14.00
ISBN 978881168198-4

«Un grande narratore anche con le parole oltre che con le immagini.»
Antonio D’Orrico, «Sette – Corriere della Sera»

«Avati sembra a volte l’erede di Piero Chiara, il narratore nato che fra ricordi e invenzioni scrive beato come un rubinetto aperto.»
Tullio Kezich, «Corriere della Sera»

«È un maestro nel restituirci con limpida tenerezza le emozioni più minute.»
Brunella Schisa, «Il Venerdì di Repubblica»

Sono passati molti anni dal momento in cui si sono innamorati, ma Lino Settembre e sua moglie Chicca continuano ad amarsi. Anche se in apparenza sono persone molto diverse: lei insegna filologia medievale all’università, lui è un popolare giornalista sportivo che parla spesso di calcio in televisione. Non hanno avuto figli, ma proprio questa mancanza ha finito per rendere ancora più solido e sereno il loro legame.
Finché un’ombra non inizia a offuscare la mente di Lino. All’inizio solo momentanei cali d’attenzione, poi vuoti di memoria sempre più ampi e preoccupanti. È a quel punto che inizia la seconda vita di Chicca e Lino, un nuovo amore.
Con le sue storie e i suoi personaggi, Pupi Avati sta tracciando uno straordinario autoritratto del nostro paese e del nostro tempo, rivelatore e commovente, tra costume e sentimenti, tra attualità e memoria. Il protagonista di Una sconfinata giovinezza, Lino, perde il contatto con il mondo che lo circonda ma trova rifugio nella lontana memoria dell’infanzia, nelle sue emozioni e nei suoi profumi. E Pupi Avati, nel raccontare una vicenda che affronta temi di drammatica urgenza, ci sa emozionare e sorprendere.

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film documentario “Crisalidi: cinque ritratti intimi di giovani trans”, | Il Cinema Racconta …


ARCI Varese presenta il film documentario “Crisalidi: cinque ritratti intimi di giovani trans”, nell’ ambito della rassegna cinematografica “Un posto nel mondo” alla Sala Filmstudio’90 di Via De Cristoforis 5 a Varese (martedì 26 ottobre alle ore 21.00 con ingresso gratuito). Il film-documentario di Federico Tinelli ha ottenuto i premi come miglior documentario al Novara Cinevideo Festival e al Tek International Film Festival. Il dibattito successivo alla proiezione vedrà la partecipazione di Luisa Troncia e Paolo Bozzato (Arci Varese) e di Paolo Cassani (Cooperativa Lotta contro l’Emarginazione di Varese). E’ stato invitato il regista Federico Tinelli.
Cinque transessuali milanesi hanno voluto provare a rappresentare la loro realtà da un punto di vista inconsueto e molto umano, dando libero sfogo alle emozioni, alle paure, alla rabbia e ai sogni. Ne è emerso uno spaccato esistenziale lontano dai concetti di trasgressione, prostituzione e spettacolarizzazione che solitamente i media accompagnano al concetto di transessualità. Il film documentario di Federico Tinelli spazza via alcuni degli stereotipi comuni sui e sulle trans. E questo perché ha saputo raccontarci la solitudine e le fatiche della trasformazione nella ricerca della propria identità.

Infoline: 0332 830053 Infomail: filmstudio90@filmstudio90.it

ARCI Varese presenta “Crisalidi” a Un posto nel mondo.

PAOLO FERRARIO, Il Genius Loci come angelo del luogo, Pubblicato in: Angelicamente, a cura di Baldo Lami, Zephyro edizioni, 2010, pagg. 45-57


PAOLO FERRARIO, Il Genius loci come angelo del luogo

pubblicato in : angelicamente, a cura di Baldo Lami, Zephyro edizioni, 2010

INDICE DEL SAGGIO:
1. L’evento
2. Relazioni fra gli angeli e gli uomini
3. Il Genius loci
4. I luoghi concreti
5. Gli elementi dei luoghi
6. Ritorno a casa

Bibliografia:

Amman R., Il giardino come spazio interiore, Bollati Boringhieri, Torino 2008

Bachelard G., La terra e il riposo, le immagini della intimità (1948), Red Edizioni, Como 1994

Benjamin W., Il viaggiatore solitario e il flâneur, Il Nuovo Melangolo, Genova 1988

Berger P. L., Il brusio degli angeli, Il Mulino, Bologna 1969

Bevilacqua F., Genius Loci. Il dio dei luoghi perduti, Rubbettino, Catanzaro 2010

Calvino I., Lezioni americane, Mondadori, Milano 2000

Demetrio D., Filosofia del camminare. Esercizi di meditazione mediterranea, Raffaello Cortina, Milano 2005

Demetrio D., Ascetismo metropolitano. L’inquieta religiosità dei non credenti, Ponte alle Grazie, Firenze 2009

Galli M., Edgar Reitz, Il Castoro Cinema, Milano 2006

Guardini R., Rainer Maria Rilke: le Elegie duinesi come interpretazione dell’esistenza (1953), Morcelliana, Brescia 1974

Hillman J., Il piacere di pensare, conversazione con Silvia Ronchey, Rizzoli, Milano 2001

Hillman J., L’anima dei luoghi, conversazioni con Carlo Truppi, Rizzoli, Milano 2004

Jonas H, Memorie. Conversazioni con Rachel Salamander, Il Melangolo, Genova 2009

Michael J., Il giardino allo specchio. Percorsi tra pittura, cinema e fotografia, Bollati Boringhieri, Torino 2009

Moore T., L’incanto quotidiano, Sonzogno, Milano 1997

Peregalli R., I luoghi e la polvere. Sulla bellezza dell’imperfezione, Bompiani, Milano 2010

Rilke R.M., Elegie Duinesi, (1922), Le Lettere, Scandicci 1992

Stevens W., L’angelo necessario, SE/ES, Milano 2000

Wenders W., Stanotte vorrei parlare con l’angelo. Scritti 1968-1988, Ubulibri, Milano 1988

Paolo Ferrario è sociologo e formatore in tema di politica dei servizi sociali. Attraversa il suo Destino nell’ultimo tratto di vita tra partecipazione alla Polis e necessità esistenziale di ancorarsi in un Luogo, che si è concretizzato a Coatesa sul Lario. Ha scritto solo libri tecnici e questa è la sua prima escursione nella ricerca simbolica. Tiene un “diario reticolare”  sul Blog  Segni di Paolo del 1948. Pubblica articoli sul BlogZine Muoversi Insieme di Stannah.   In Tracce e sentieri. Luogo Tempo Eros Polis Destino si trovano altri segni del suo percorso individuativo.

Paolo Ferrario, Il Genius Loci come Angelo del Luogo, in Baldo Lami, Angelicamente. Il senso dell’angelo nel nostro tempo, Zephyro edizioni, 2010


sono l’Angelo necessario della terra,


poiché chi vede me vede di nuovo


la terra, libera dai ceppi della mente, dura,
caparbia, e chi ascolta me ne ascolta il canto
monotono levarsi in liquide lentezze e affiorare
in sillabe d’acqua

Wallace Stevens, da Angel Surrounded By Paysan
Paolo Ferrario, Il Genius Loci come Angelo del Luogo
Paragrafi del saggio:

1. L’evento

2. Relazioni fra gli angeli e gli uomini

3. Il Genius Loci

4. I luoghi concreti

5. Gli elementi dei luoghi

6. Ritorno a casa


Prefazione di Baldo Lami

Nella crisi di passaggio che caratterizza il nostro secolo in cui, recisi i legami col passato,speranza e futuro sembrano col lassare in un presente sempre più mutevole e indistinto,l’ange lo torna a far parlare di sé.
Ma come possiamo intenderlo nel clamore delle voci e delle immagini che lo sovrastano?
Un ampio numero di persone, tra studiosi, ricercatori o semplici professionisti in diversi settori dell’attività umana, si sono ritro vati a parlarne nel campo ideale del progetto di questo libro, secondo la loro personale esperienza o il loro peculiare modo di vedere e pensare. Ne esce unquadro molto eterogeneo e poli cromo ricco di suggestioni, per un viaggio memorabile nel tempo caduco dell’uomo odierno, ma condotto sulle ali senza tempo dell’angelo.
Essendo anche un autore di questo libro, oltreché curatore, non dirò nulla degli sviluppi che ciascun autore ha consegnato alle pagine di questo libro sulla figura dell’angelo, lasciando che siano i lettori stessi a scoprirli, verificando vicinanze e lontanan ze, linee e punti di contatto (connessioni angeliche), sia tra gli autori stessi che tra autori e lettori.
Dirò come è nato il progetto.
Un rapporto con la realtà di quanto percepivo oltre la soglia del visibile ce l’ho sempre avuto, ma il mio vero e proprio incontro con l’angelo come figu ra specifica dell’immaginario l’ho avuto con le opere di Pietro Gentili, una delle quali, grazie alla concessione di sua figlia Emanuela, ho voluto che figurasse in copertina – di cui però l’e ditore ha saggiamente riprodotto solo un particolare dell’ala, per l’impossibilità di rendere con una fotografia e in uno spazio così ridotto la magnificenza dell’opera.
Conobbi Pietro a Milano negli anni ottanta quando andai da lui per una consulenza astrologica, di cui aveva una conoscenza intuitiva straordinaria, e da allora diventammo amici ricono scendoci in una comune fratellanza. Artista eccelso, grande mistico, personaggio raro, gli ultimi anni della sua vita dipingeva solo angeli e porte del cielo. In questo libro ripubblico anche un articolo che mi diede nel 2000 per una rivista che allora diri gevo. La prima ispirazione per la realizzazione di questo saggio la devo certamente a lui.

Poi c’è stata una lentissima incubazione finché a un incrocio tra diversi percorsi trovai l’indicazione giusta, che si presentò quando all’inizio del 2009 decisi di inserirmi in un noto social network per esplorarne le potenzialità. Sorprendentemente mi trovai quasi subito in corrispondenza con alcuni amici total mente sconosciuti, personaggi anch’essi straordinari che mi hanno riempito di curiosità e stupore, in cui cominciò presto a evidenziarsi il tema dell’angelo.
Mi sembrò una chiamata, che quando si formulò in un dise gno più preciso rivolsi a loro, rivolgendola al contempo anche agli amici conosciuti, colleghi e anche compagni di ricerca che costituirono il terreno sicuro d’elezione per la concreta realizza zione del progetto.
Ciascun autore, a cui va tutto il mio ringraziamento, ha svol to il proprio compito nella più assoluta autonomia, conoscendo dei temi trattati dagli altri autori solo una breve traccia descritti va, cosa che è stata molto apprezzata.
Questo libro non pretende di essere esaustivo su questo sog getto, sarebbe impossibile, e non era neppure nelle mie inten zioni, ma intende meditarne gli aspetti più essenziali e recondi ti, aspetti anche inaspettati e inediti, persino critici, che ciascun autore ha affrontato con l’utilizzo di codici diversi di decifrazio ne, ma con il comune sforzo di pensarlo anche al di là degli stessi, nella vita di tutti i giorni e nella realtà attuale, come icona ancorché problematica della complessità contemporanea che sottende nel beneonel male una possibile nuova prefigurazio ne umana.
Ai lettori l’invito ad accogliereidiversi contributi che com pongono il saggio come brani sincronici di un’unica partitura musicale, ascoltandone la polifonia, porta dell’ascolto del cuore, riflesso di quell’ harmonia caelestis che le più alte schiere angeli­che continuano a comporre coniloro cori e i loro liuti dall’ini zio della creazione del mondo. Poiché è solo questo concerto che lo fa esistere e ricreare.

La forza della mente di Mike Nichols , con Emma Thompson


Per reclutare Vivian nella propria casistica, l’oncologo utilizza quindi un linguaggio di elevata qualità scientifica (“un’accurata diagnosi”), ma arido, privo di qualunque coinvolgimento emotivo ed anche poco comprensibile alla paziente (la quale giustamente ribatte sul significato del termine “insidioso”). Il linguaggio, alla luce dell’affermazione del modello anglosassone, non è un problema da sottovalutare: secondo Lavinio il lessico medico possiede 20.000 termini specialistici, contro i 2000 della matematica, probabilmente perchè “in medicina esistono migliaia di termini pseudoscientifici…che sarebbero traducibili nella lingua comune senza alcuna perdita semantica. Il fatto è che quei termini non sono rigorosi, ma soltanto gergali, non appartengono a una disciplina scientifica ma solamente al dialetto presuntuoso di una corporazione. Anche di simili questioni linguistiche è fatta la malacomunicazione tra medici e pazienti nonché la situazione di  debolezza e disagio in cui i pazienti spesso vengon posti. Ecco perchè un termine abusato in medicina come “insidioso” può assumere differenti significati dal punto di vista del medico o del paziente. Il “medichese” di Kelekian è anche farcito di frasi di circostanza come “sono sicuro che lei saprà essere forte…dobbiamo spingere al massimo…lei darà un significativo contributo alla nostra conoscenza” le quali, più che a rassicurare e confortare la paziente, sono finalizzate ad ottenere l’adesione al trattamento, anche perchè “la combinazione di incapacità di difesa, mancanza di competenza tecnica e disturbi emotivi fa del malato un oggetto particolarmente esposto allo sfruttamento”. La povera professoressa Bearing si trasforma così in un paziente oggetto, consapevole di essersi comportata come una sciocca, intrappolata nella (mala)comunicazione medica: “avrei dovuto fare più domande” si rimprovera “visto che sto per diventare una cavia”.

vai all’intero articolo qui:

in http://www.medicinanarrativa.it/medicinadettagli.asp?p=2&id=46

La forza della mente di Mike Nichols, con Emma Thompson


Lei ha un cancro dell’ovaio metastizzato e in fase avanzata”. Sentirsi dire una cosa del genere da un signore che ci guarda dritto negli occhi col suo faccione serioso che riempie lo schermo rappresenta un fatto non usuale, né piacevole, per noi spettatori che ci siamo appena messi a sedere in sala. E’ quanto ci accade andando a vedere questo film. In realtà, o meglio nella filmica finzione, quelle tremende parole, pronunciate da un oncologo,  non sono dirette a noi bensì a Vivien Bearing, donna non più giovanissima, austeramente solitaria, d’intelligenza e cultura profonde nonché studiosa di poesia inglese del 600 e in particolare del metafisico, e arguto, John Donne. Resa forte da tutto ciò, Vivien (una splendida Emma Thompson) accetta la proposta dell’oncologo di ricoverarsi per subire un trattamento terapeutico “molto aggressivo” (parole dell’oncologo), sperimentale, per affrontare il quale occorrerà tanto coraggio ma (ancora parole dell’oncologo)“così lei darà un contributo alla nostra conoscenza”. A casa, Vivien pensa “Sto per diventare una cavia”. Peraltro, fattasi inquilino di quel luogo dalla particolare giurisdizione che è l’ospedale, riesce a lungo a comportarsi da cavia intelligente.

vai all’intero articolo qui:

“La forza della mente” di Mike Nichols « CIN@MED.

Livio Santoro Departures e altre storie intorno a una cosa così normale come la morte, in quaderni d’altri tempi


….. si muore, ad Oriente ed a Occidente, nel passato e nel presente. Chi per una causa, chi per un’altra. E, una volta morti, alcuni, che tendenzialmente dovrebbero essere i cari del defunto, si prendono cura della salma, seguendo ognuno quanto la religione, le tradizioni, la legge e non in ultimo il buon senso suggeriscono. Nemmeno si può dire, tuttavia, che nel nostro Occidente tutto avvenga nella stessa maniera. Numerosi sono infatti i modelli della ritualità dell’ultimo saluto (Favole, 2003): dalla cremazione Nordeuropea fino alla tumulazione classicamente cattolica dell’Europa mediterranea, passando attraverso le tanatoprassi ed i cocktail death party suggeriti dal marketing degli Stati Uniti tesi a negare lo scandalo della morte, quasi incentrati a far finta che nulla sia successo. E il Giappone d’oggi?Il regista Yojiro Takita, nel suo recente Departures, parla proprio di questo. Della storia di una società, di una nazione (un impero, piacerebbe forse dire a Tanizaki) che sembra non voler più fare i conti con la morte, adattandosi al gusto occidentale della negazione. Departures è la storia di un tanatoesteta che veste e trucca i cadaveri prima della cremazione, ed è la storia del cordoglio misurato che le sue pratiche rituali riescono a trasportare in un ambiente familiare che ha ancora la forza di non avere paura della morte, che ha ancora la forza di sorridere garbatamente davanti ad un cadavere, di accettare quest’ultimo per quello che è. Perché la morte è una cosa normale, e che sia triste e che abbia bisogno di essere negata e allontanata siamo stati noi a deciderlo, dalle nostre parti, da quattro o cinquecento anni.

l’intero articolo qui:

quaderni d’altri tempi

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