Bibliomediateca della RAI
Pubblicato: 26 gennaio 2012 Filed under: Radio, Televisione Lascia un commento »Con sede nello storico palazzo della Radio, la Bibliomediateca Rai Teche – Centro Documentazione “Dino Villani” offre un servizio di consultazione dell’archivio Rai tramite Catalogo Multimediale. Conserva, inoltre, un’ampia raccolta di volumi e periodici nazionali e internazionali sui temi della comunicazione di massa, della pubblicità, dello spettacolo e del giornalismo.
Dieci postazioni multimediali consentono l’accesso a programmi radiotelevisivi, foto di scena, spot pubblicitari, manifesti del “Fondo Villani” e a pubblicazioni storiche della Rai (Radiocorriere, Radio Orario e annuari).
Un’agile consultazione dei libri è resa possibile dalla collocazione a scaffale aperto e dall’inserimento on-line del catalogo dei volumi (www.teche.rai.it). Il prestito è concesso per il 90% dei testi.
Docenti, ricercatori, studenti, documentaristi e registi, professionisti del settore, ma anche privati possono usufruire dei servizi della Bibliomediateca gratuitamente.
I numeri
Bibliomediateca RAI TECHE
10.000 libri
80 riviste nazionali e internazionali sulle comunicazioni di massa e sulla pubblicità
Catalogo Multimediale
750.000 ore di programmazione Tv
650.000 ore di programmazione radiofonica
40.000 fotografie
9.500 spot Tv
2.600 manifesti del “Fondo Villani”
Orari:
dal lunedì al venerdì
9.30 – 17.00
Informazioni e prenotazioni:
011 810 4486/4440/4944
biblioto@rai.it
www.teche.rai.it/biblioteca.html
da Museo RTV – Bibliomediateca.
Enrico Mentana, ”Mi sembra doveroso ritirare le dimissioni”, Rainews24.it
Pubblicato: 15 dicembre 2011 Filed under: Televisione 1 Commento »è salvo dal nulla l’indispensabile appuntamento serale con la OTTIMA INFORMAZIONE GIORNALISTICA di Enrico Mentana sul Tg La7
potrò ancora concentrarmi sulle notizie efficacemente da lui scelte ed accompagnate da giudizi non faziosi
paolo ferrario
——————————————————————————–
”Mi sembra doveroso ritirare le dimissioni”. Cosi’ Enrico Mentana stamattina su Facebook dopo la nota di ieri sera in cui l’assemblea dei giornalisti del Tgla7 sosteneva di essere ”categoricamente contraria alla denuncia nei confronti del direttore Enrico Mentana, annunciata dall’Associazione Stampa Romana”. “Ieri sera alle 22.50 le agenzie hanno diffuso un comunicato con cui l’assemblea dei giornalisti del tg LA7 fa sapere di essere ‘categoricamente contraria alla denuncia nei confronti del direttore Enrico Mentana, annunciata dall’Associazione Stampa Romana, che reputa sbagliata e che non deve essere inoltrata’. Una dissociazione così chiara fa giustizia di ogni ostilità, ed è un segno di considerazione e di affetto che sarebbe folle non raccogliere. Mi sembra doveroso quindi ritirare le dimissioni”. Lo annuncia sulla sua pagina di Facebook, il direttore del Tg La7 Enrico Mentana. “Fioccheranno le dietrologie – ha aggiunto – ma chi se ne frega: anche la maggior parte di voi mi ha consigliato di non lasciare incompiuto il lavoro a LA7. Avanti, quindi, senza piu’ ombre”.
Il direttore del Tgla7 Enrico Mentana spiega perché ha dato le dimissioni: non posso lavorare con gente che mi denuncia
Pubblicato: 14 dicembre 2011 Filed under: Televisione 1 Commento »«In questo tg entrano solo notizie». «Come sapete in questo tg entrano solo le notizie che contanto – ha proseguito il direttore del TgLa7
-
Notizie relative a mentana
-
-
Tg La7, Mentana si dimette da direttore «Non lavoro con chi mi ha …Il Messaggero - 33 minuti faIl titolo chiude in calo del 3,74% ROMA – Il direttore del TgLa7 EnricoMentana rassegna le dimissioni: «Il Cdr mi ha denunciato alla magistratura» per …
-
-
La7, Mentana si dimette: «Lascio il tg» – Corriere della Sera
www.corriere.it › Politica5 ore fa – Il direttore lascia: «Mi hanno denunciato alla magistratura». La replica del Cdr: «È falso, gli rinnoviamo la fiducia»
-
Tg La7, Mentana annuncia dimissioni. In diretta dice: “Non farò la …
www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/14/mentana-dimette…/177451/6 ore fa – C’è un piccolo giallo intorno alle dimissioni di Enrico Mentana dalla direzione del telegiornale di La7. “Non è vero, anzi è una notizia falsa …
-
La7, Mentana si dimette La redazione gli chiede di restare …
www.repubblica.it/persone/…/mentana_si_dimette_tg_la7-26599066/5 ore fa – Il direttore accusato di comportamento antisindacale: “Impensabile continuare in queste condizioni”. La redazione gli chiede di restare ma lui …
Tg La7, Mentana annuncia dimissioni. In diretta dice: “Non farò la fine di altri direttori”
Il direttore dimissionario non aveva voluto leggere il comunicato sindacale del Comitato di redazione che esprimeva solidarietà allo sciopero dei Poligrafici: “Sono rituali che se mai hanno avuto un senso, certo non lo hanno ora”. Il giornalista potrebbe sostituire Minzolini al Tg1? Per Bianchi Clerici no, ma Flavia Perina dice: “Cogliere al volo l’opportunità”L’avventura a La7 di Mentana era iniziata nell’estate del 2010, dopo l’addio a Matrix, il programma di approfondimento su Mediaset ora condotto da Alessio Vinci. Il casus belli fu la decisione dell’azienda di trasmettere, come da palinsesto, una puntata del Grande Fratello al posto di uno speciale di Matrix dedicata alla morte di Eluana Englaro.
LEGGI ▼▼▼
http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/14/mentana-dimette-dalla-direzione/177451/ altro
Mediasfera: ricerca e produzione nel campo della comunicazione, a cura di Peppino Ortoleva e Giovanni Cordoni
Pubblicato: 6 dicembre 2011 Filed under: Ortoleva Peppino, Radio, Televisione Lascia un commento »Che cosa vuol dire Mediasfera
Mediasfera è un’impresa di ricerca e di produzione nel campo della comunicazione. Già nel nome fa riferimento alla sfera in espansione degli strumenti del comunicare: che costituisce sia il tema delle sue ricerche sia l’ambiente della sua vita e la base della sua azione.
Fin dalle sue origini Mediasfera ha come oggetto di studio non solo alcuni singoli mezzi in particolare ma anche e soprattutto il sistema dei media, inteso come orizzonte delle scelte di comunicazione personali e collettive e come cornice di tutte le attività produttive nel campo della cultura e dello scambio d’informazioni.
I media d’altra parte sono per Mediasfera non solo tema di ricerca ma anche strumento di lavoro, per la diffusione del sapere prodotto e per l’elaborazione di progetti di comunicazione innovativi. Lo studio critico dei mezzi è essenziale per il loro utilizzo e viceversa la loro conoscenza dall’interno è alla base di un’analisi autenticamente riflessiva.
Dichiarazione di intenti (mission statement) di Mediasfera
- Mediasfera è un’impresa culturale a scopo di lucro. Agisce in cooperazione con altre imprese analoghe, con fondazioni e altre senza scopo di lucro, con enti pubblici, nella consapevolezza che tutti questi soggetti sono egualmente indispensabili per promuovere e sviluppare la cultura, intesa come sistema sociale complesso capace di produrre idee nuove.
- Ogni progetto di Mediasfera deve essere economicamente redditizio e culturalmente fecondo. Viene pertanto valutato sotto entrambi i profili sia all’atto della sua preparazione sia alla sua conclusione.
- Per Mediasfera il sapere è al tempo stesso la risorsa principale e il prodotto distintivo. La capacità di tesaurizzare e far fruttare il sapere già accumulato (presso di noi o presso altri soggetti che facciano parte della nostra rete di collaborazioni) è essenziale alla redditività dell’impresa. La capacità di fare evolvere il sapere attraverso progetti innovativi è essenziale alla sua ragion d’essere culturale.
- Nessun progetto di Mediasfera ha un solo autore; è sempre il frutto di un gruppo di lavoro che è culturale e professionale al tempo stesso: un gruppo che generalmente coinvolge non solo soci della srl e collaboratori fissi ma anche collaboratori esterni, incluse altre imprese culturali. La rete dei collaboratori, individui e imprese, è una delle principali risorse di Mediasfera, che dedica alla sua crescita e allo scambio con essa una parte rilevante delle sue energie.
- Poiché nell’attuale quadro istituzionale il valore culturale di un prodotto è generalmente connesso al riconoscimento di un’autorialità individuale, Mediasfera si impegna comunque a valorizzare sempre l’apporto autoriale dei suoi soci e collaboratori
a cura di:
Peppino Ortoleva (Napoli, 1948) è professore di Storia dei mezzi di comunicazione e Storia dell’immagine meccanica (Cinema, televisione, fotografia) all’università di Torino dal 2001. In precedenza ha insegnato nell’ Università di Siena. Ha svolto attività di ricerca e insegnamento presso il Politecnico di Sydney, il Centre de Recherches sur les Usages Sociaux des Télécommunications di Parigi, l’ISCTE di Lisbona. E’ stato consigliere di amministrazione della Scuola Nazionale di Cinema-Centro Sperimentale di Cinematografia; è correspondent étranger per la rivista Le temps des Médias e membro di vari Comitati scientifici di istituzioni e riviste nazionali e internazionali.
Ha pubblicato oltre un centinaio di lavori scientifici su storia, società e media. Tra i suoi libri si ricordano Cinema e storia (Loescher, Torino, 1991), Un ventennio a colori (Giunti, Firenze, 1995), I movimenti del ’68 in Europa e in America (Editori Riuniti, Roma, 1998), Mediastoria (nuova edizione Il saggiatore, Milano, 2002), Luci del teleschermo. Televisione e cultura in Italia (con M.T. Di Marco), Electa, Milano, 2004. Ha inoltre curato, con F. Chiocci, G. Cordoni e G. Sibilla La grana dell’audio. La dimensione sonora della televisione, RAI-Nuova Eri, Torino, 2002; con V. Solari, Lavorare nei media, produrre cultura, Angeli, Milano, 2003; con Barbara Scaramucci, l’Enciclopedia della radio, Garzanti, Milano, 2003; con Giovanni Cordoni e Nicoletta Verna Le onde del futuro, Costa & Nolan, Milano, 2005; con gli stessi coautori ha curato Trent’anni di libertà d’antenna, Minerva, Bologna, 2005; con Barbara Scaramucci ha curato La memoria del suono, numero speciale di “Archivi e cultura”, 2006. Nella seconda metà degli anni Novanta ha diretto, con Chiara Ottaviano, la collana Mediamorfosi per UTET.
Dalla metà degli anni Ottanta ha svolto, parallelamente alla ricerca e all’insegnamento, un’impegnativa attività professionale, dapprima fondando e dirigendo la Cliomedia di Torino poi ha realizzato la cura di mostre e musei di storia e media, di volumi scientifici, di trasmissioni radiofoniche e televisive, di ipertesti multimediali.
Giovanni Cordoni (Ebingen, Germania, 1974), caporedattore dell’Enciclopedia della Radio (Garzanti, 2003), a cura di P. Ortoleva e B. Scaramucci, è autore di vari saggi sui mass media, da La grana dell’audio. La dimensione sonora della televisione (RAI-ERI, VQPT, 2002, insieme a F. Chiocci, P. Ortoleva e G. Sibilla) a Le onde del futuro. Presente e tendenze della radio in Italia (Costa & Nolan, 2006, con Ortoleva e N. Verna). Redattore e regista per Il Terzo Anello di RAI Radio 3, ha condotto insieme a Ortoleva la serie Torino. 50 anni di televisione e cultura su Raisat Premium. Curatore con Ortoleva, della mostra itinerante (e del relativo catalogo) Radio FM 1976-2006. Trent’anni di libertà d’antenna (2006-2007), è tra i curatori della mostra Anni Settanta (Triennale di Milano, 2007-2008) di Gianni Canova. Direttore delle ricerche per la mostra sui 50 anni della RAI TV, Luci del teleschermo (Torino, Palazzo Carignano, 2004-2005) e curatore (insieme a Verna) della seconda parte del relativo catalogo (Electa, 2004), si è occupato anche della sonorizzazione di varie mostre (ad esempio A ferro e a fuoco, Dalmine, 2006). Project manager di Mediasfera, ha seguito molti progetti e numerose ricerche, tra cui quelle per l’Osservatorio Culturale del Piemonte su industria discografica, radio e televisione (2006-2008). Musicista e organizzatore di festival e concerti, ha collaborato con Fabbrica Europa (Stazione Leopolda, Firenze) e vari operatori del settore per la realizzazione di spettacoli, musicali e non, in varie città italiane. Collaboratore di varie testate (da “Punto Com” a “Exibart”), si occupa della revisione della terza edizione dell’Enciclopedia del Cinema (Garzanti) a cura di G. Canova e firma per la Treccani del Terzo Millennio, in corso di pubblicazione, il saggio La radio nel mondo. Docente per l’Università Cattolica di Milano e per L’Università dell’Aquila presso vari master dedicati alla comunicazione, ai media e agli eventi culturali, ha partecipato in veste di relatore a vari convegni, soprattutto su radio e industria discografica.
MEDIA: STORIA E TEORIA, corso Peppino Ortoleva, Università di Torino, 2011/2012
Pubblicato: 29 ottobre 2011 Filed under: Cinema e Film, Fotografie, MEDIA, Ortoleva Peppino, Radio, Televisione, Video Lascia un commento »Anno accademico 2011/2012
[f005-c702] Laurea in Filosofia
[f005-c704] Laurea in Scienze della comunicazione
[f005-c705] Laurea in Culture e letterature del mondo moderno
Obiettivi del modulo
Fornire gli strumenti essenziali per la comprensione dei processi di lungo, medio e breve periodo che condizionano la comunicazione. Analizzare gli sviluppi che hanno sorretto l’evoluzione dei media nel corso degli ultimi cento-centoventi anni. Discutere il ruolo delle pratiche ludiche nello sviluppo della comunicazione moderna
Competenze attese
Capacità di orientarsi nel moderno universo della comunicazione. Capacità di riflettere sul ruolo dei media nella vita personale e collettiva. Attenzione critica alle pratiche ludiche, sia nella fase infantile sia nella fase più evoluta (incluso il videogame)
Strumenti didattici
Lezioni con possibilità di discussione.
Il docente chiarirà i concetti di medium e di sistema dei media nelle loro implicazioni teoriche; indicherà i principali motori del cambiamento nel campo della comunicazione; proporrà un’interpretazione sistematica del rapporto fra tali cambiamenti e gli altri grandi cambiamenti socio-culturali che hanno caratterizzato la società contemporanea nel XX secolo; analizzerà alcune delle maggiori teorie del gioco a partire dal testo di Roger Caillois e discuterà il ruolo del gioco nel sistema dei media attuale
Volumi obbligatori per tutti:
R. Caillois, I giochi e gli uomini, Bompiani, Milano
P. Ortoleva, Mediastoria, net, Milano
P. Ortoleva, Il secolo dei media. Il sistema della comunicazione e l’eredità del Novecento, Il Saggiatore, Milano
Un’antologia di testi sul gioco verrà fornita dal professore
Rai 5 – Programma – TED Talks
Pubblicato: 25 ottobre 2011 Filed under: comunicazione pubblica, Televisione Lascia un commento »
Dal 24 settembre i TED Talks arrivano in TV, in esclusiva su Rai 5,con un format di mezz’ora che andrà in onda ogni sabato alle 17.00.
TED è l’acronimo di “Technology Entertainment Design“, ma cos’è esattamente il TED?
Il claim degli eventi TED è “Ideas Worth Spreading“, ovvero le idee diffondono valore. I TED sono conferenze che hanno come obbiettivo l’incontro tra le menti e le idee più stupefacenti e innovative del pensiero globale.
Astronomi, scrittori, architetti, designer, politici, scienziati, medici, ingegneri, musicisti, ognuno espone il proprio pensiero per poi renderlo patrimonio globale in presentazioni e performance della durata di circa 18 minuti.
Giusto per fare alcuni esempi, hanno fatto il loro storico intervento al TED personaggi come Bill Clinton, Al Gore, Jane Goodall, Bill Gates, Isabelle Allende, Jeff Bezos (mr. Amazon), Bono Vox, il co-fondatore di Wikipedia Jimmy Wales e i co-fondatori di Google, Sergey Brin e Larry Page. Ma anche personaggi meno noti e altrettanto innovatori, quali Iqbal Quadir che dirige il Programma per l’imprenditoria nei Paesi in via di sviluppo al MIT, oppure Martin Rees, astronomo, che si interroga sulla fine del mondo!
Grazie alla collaborazione con European Broadcasting Union (EBU), RAI è tra le prime 10 emittenti al mondoa sottoscrivere il progetto “TED Open TV“.
I TED Talks sono stati tradotti grazie al programma “TED Open Translation” in più di 80 lingue tra cui anche l’Italiano. Ogni Talk su TED.com è quindi disponibile in lingua originale e sottotitolata; 973 di questi, anche in lingua Italiana.
I Talks fino ad oggi hanno trovato la loro naturale visibilità su web, ma con la volontà di fare quanto possibile perché le idee, le menti e la “filosofia” dei TED possano avvicinarsi ad un pubblico sempre più vasto, Rai 5 ha scelto di proporre una selezione di TED Talks, trasmessi con una traduzione simultanea in Italiano.
La selezione dei Ted Talks che verranno proposti nei prossimi mesi rappresenta una vasta gamma di argomenti, a volte tecnologici, altre emozionanti ed al contempo illuminanti; insomma ognuno potrà trovare nei TED il suo Talk preferito.
Le voci italiane dei TED TALKS sono: LIVIO BESHIR – EMANUELA FARAGLIA
da Rai 5 – Programma – TED Talks.
Carlo Freccero – Conversazioni serali con vista sul futuro
Pubblicato: 16 giugno 2011 Filed under: Televisione Lascia un commento »Vai al video http://widgets.vodpod.com/w/video_embed/Video.11102407
La Svolta linguistica: il linguaggio della politica italiana nel sultanato berlusconiano. Una rassegna di parole e frasi 2000-2006
Pubblicato: 29 aprile 2011 Filed under: destre, Linguaggio, Televisione Lascia un commento »LA SVOLTA LINGUISTICA: comunicazione e politica
Dal 1994, con il dominio del berlusconismo, non solo inizia un nuovo ciclo della politica italiana ma si instaura, anche in relazione alla potenza informativa delle televisioni, un diverso tipo linguaggio della comunicazione politica.
Questo linguaggio funziona così:
- aggressività: tono alto della voce, digrignamento dei denti, insulti corredati da risate sgangherate
- denigrazione morale dell’avversario: consiste nello svilire PRIMA la persona parlante e POI i suoi argomenti
- indifferenza morale in rapporto agli esiti della denigrazione
- menzogna e disconferma: l’affermazione del giorno precedente viene smentita il giorno dopo: questo per ottenere l’effetto “schizzo di fango” (qualcosa resterà, anche se smentito
da: www.segnalo.it – Tracce – Svolta linguistica.
Televisione e degradazione del linguaggio:
Pubblicato: 29 aprile 2011 Filed under: Linguaggio, Televisione Lascia un commento »LA SVOLTA LINGUISTICA: comunicazione e politica
Dal 1994 non solo inizia un nuovo ciclo della politica italiana ma si instaura e diffonde come un virus, anche in relazione alla potenza informativa delle televisioni, un diverso tipo linguaggio della comunicazione politica.
Questo linguaggio funziona così:
- aggressività: tono alto della voce, digrignamento dei denti, insulti corredati da risate sgangherate
- denigrazione morale dell’avversario: consiste nello svilire PRIMA la persona parlante e POI i suoi argomenti
- indifferenza morale in rapporto agli esiti della denigrazione
- menzogna e disconferma: l’affermazione del giorno precedente viene smentita il giorno dopo: questo per ottenere l’effetto “schizzo di fango” (qualcosa resterà, anche se smentito)
Riprenderò, perchè è necessario lasciare traccia, questo degradato e degradante cammino. Qui il mio precedente archivio, che avevo interrotto per nausea:
Un esempio contemporaneo:
David Frost: a televisione è un’invenzione che vi permette di farvi divertire nel vostro soggiorno da gente che non vorreste mai avere in casa
Pubblicato: 27 aprile 2011 Filed under: Citazioni, Televisione Lascia un commento »La televisione è un’invenzione che vi permette di farvi divertire nel vostro soggiorno da gente che non vorreste mai avere in casa
Frost David
I mass media che hanno fatto l’Italia, da Voce Arancio
Pubblicato: 16 marzo 2011 Filed under: Radio, Televisione, WEB 2.0 Lascia un commento »
La radio, il telefono, la tv e da qualche anno anche internet: i mezzi di comunicazione ci hanno aiutato a diventare un popolo unito. E la qualità della nostra vita ringrazia
.
NOVITA’ Domenica 3 gennaio 1954. Sono le 11 e nelle case degli italiani c’è una novità. Fulvia Colombo da Milano e Nicoletta Orsomando da Roma annunciano contemporaneamente l’avvio ufficiale delle trasmissioni televisive Rai. In tutto il Paese ci sono 15mila apparecchi, in pochi credono nella potenza del mezzo. Cinque anni dopo le tv sono un milione, gli spettatori venti milioni e quella scatola di metallo ha già iniziato a trasformare la vita degli italiani. Il telegiornale mostra loro che cosa accade in giro per la penisola, il maestro Alberto Manzi con il suo Non è mai troppo tardi aiuta gli analfabeti a recuperare, Mike Bongiorno con Lascia o raddoppia allieta le serate.
GLOBALI Nella seconda metà nelle case degli italiani, un po’ più tardi rispetto al resto del mondo, c’è un’altra novità, più potente della precedente. È la rete, è internet, che permette di superare ogni confine e ci trasforma sempre più in cittadini del mondo. E così, grazie alla posta elettronica, contattiamo in tempo reale chi si trova dall’altra parte del mondo, con Skype parliamo al telefono dallo schermo del pc con chi è lontano, con un click compriamo quello che ci piace in negozi reali o virtuali distanti migliaia di chilometri. Le opportunità che la rete ci ha messo a disposizione sono infinite e riguardano ogni aspetto della nostra vita, i risultati si muovono comunque tutti nella stessa direzione: se radio e tv ci hanno aiutati a diventare un popolo unito, internet ci sta trasformando in un popolo globalizzato.
MORALIZZAZIONE «Abbiamo a disposizione il mezzo più potente di cultura, di moralizzazione, di diletto che esista; mancheremmo in pieno alla nostra missione se non usassimo tutti i nostri sforzi per utilizzarlo nel modo migliore e più vasto» (Raoul Chiodelli, direttore dell’Eiar fino alla caduta del Fascismo parlando della radio).
RADIO La radio nel nostro Paese nasce nel 1910, con la legge 395 che riservava al governo lo stabilimento e l’esercizio degli impianti radiofonici. Nel 1924 vengono unificate le diverse compagnie radiofoniche e vi è la concessione in esclusiva all’Unione radiofonica italiana, che nel 1927 passa poi per 25 anni all’Eiar (Ente italiano per le audizioni radiofoniche, antesignano della Rai). Nel 1929, con il primo giornale radio, nasce la radio come la conosciamo.
DISTANZE Ma come la radio ha davvero cambiato la vita degli italiani e come è stata utile? La radio è stata il primo strumento che ha permesso ai cittadini della penisola di ascoltare le stesse cose, anche a centinaia di chilometri di distanza, e che ha raggiunto anche paesini e centri prima isolati. Ecco cosa si trovava scritto sul Giornale d’Italia nel dicembre del 1926: «Si pensi al valore che potrebbero avere la radio specie per gli abitanti dei piccoli villaggi che non possono usufruire neanche di un cinema. [...] Tutto questo significa una cosa sola: il sistema radiofonico deve venire esteso rapidamente, infatti esso contribuirà sensibilmente all’estendersi della cultura generale del popolo».
BROADCASTING L’Araldo telefonico, il primo esempio di broadcasting italiano: si avvaleva di un apparecchio telefonico e di una cuffia, un segnale acustico segnalava ai suoi abbonati l’ora esatta e indicava l’inizio del
radiogiornale, oltre a un palinsesto giornaliero di notizie e spettacoli. Del resto, inizialmente il telefono era al servizio degli italiani anche come fonte di svago: «Più che uno strumento di comunicazione interpersonale era un giocattolo musicale e d’intrattenimento, che permetteva a un pubblico riunito in una stanza di ascoltare la performance di un cantante che si trovava in un altro luogo» (Gabriele Balbi in La radio prima della radio, Bulzoni).
INVENZIONI Alcune celebri invenzioni tricolori nel campo delle comunicazioni e tecnologie che hanno cambiato la vita degli italiani (o almeno ci hanno provato): il telefono, inventato da Antonio Meucci nel 1871; il pantelegrafo, un antenato del fax, realizzato da Giovanni Caselli nel 1861; radio e telefonia senza fili, frutto dell’ingegno di Guglielmo Marconi nel 1895; nello stesso anno il kinetografo (macchina per la proiezione di immagini in movimento) di Filoteo Albertini; Programma 101 o Perottina, una sorta di personal computer alla portata di tutti di Pier Giorgio Perotto nel 1962; l’algoritmo di Google di Massimo Marchiori nel 1997 ecc.
INDENTITA’ Ci sono due cose che hanno contribuito, probabilmente più di altre, a creare e cementare un’identità italiana, soprattutto sotto il profilo linguistico: la leva obbligatoria, specie con le due guerre mondiali, e la televisione. Quando vengono trasmesse le prime trasmissioni televisive, nel 1954, solo un italiano su cinque parla correntemente italiano, il 12,9% è analfabeta. Quella della televisione è stata una crescita esponenziale: nel 1956 gli abbonati sono già 366.000, nel 1958 2,8 milioni, nel 1964 cinque milioni. Il secondo canale nasce nel 1961. Alla fine degli anni Ottanta il 96% delle famiglie italiane possiede un televisore. Il linguista Gian Luigi Beccaria sulla Stampa ha definito la televisione come «una delle scuole serali d’Italia».
CAROSELLO Nel 1957 arriva Carosello. Prima c’è la tv dei ragazzi, poi inizia la programmazione più specificatamente dedicata agli adulti. Riti e costumi di un’Italia davvero unita, tanto che l’espressione “a letto dopo Carosello” è rimasta nell’immaginario di molti. In più, una delle prime trasmissioni televisive è un programma di divulgazione letteraria: Il commesso di libreria presentata da Franco Antonicelli.
TV PRIVATE Un capitolo a parte meritano le televisioni private, che inizialmente non entrano in competizione con la tv pubblica, ma occupavano nicchie di mercato lasciate libere. Poi, dagli anni Settanta iniziano a trasmettere dall’estero sul territorio italiano emittenti locali come Firenze libera, Telemontecarlo, Tv Svizzera italiana, Tele Capodistria ecc. Nel 1975 esistevano già 68 emittenti locali, 244 nel 1977, 434 nel 1978, 600 nel 1981. Stava per nascere Mediaset, che ha cambiato gli italiani radicalmente, facendo diventare i bambini un po’ giapponesi attraverso i cartoni animati e i ragazzi più americani con le serie tv (Dallas, Happy Days, Hazar, e successivamente Baywatch e via dicendo).
DIGITALE Un’offerta televisiva che si è moltiplicata tantissimo in pochi anni, e che continua a farlo con le reti digitali e satellitari (come abbiamo raccontato in un precedente articolo). Un’abbondanza tale da creare dipendenza: «Per trattare di una società televisivo-dipendente il caso italiano si presta a meraviglia. […] Un’offerta così ricca ha creato nella gran parte degli italiani una dipendenza che nasceva dal poter trovare, ogni sera, almeno un programma capace di attrarre l’interesse di un vasto pubblico» (Marino Livolsi in La realtà televisiva, Laterza).
CELLULARI Nel 1990 i possessori di cellulari in Italia erano 200mila. Il servizio voce, l’unico attivo, costava 1.950 lire al minuto. Oggi siamo a quota cinquanta milioni di utenti.
TELEFONO I mezzi di comunicazione cambiano, si evolvono, vengono rimpiazzati da altri. Il telefono, per esempio, è sempre meno usato dagli italiani: nel 2005 passavamo quasi sette minuti al giorno sulla linea fissa di casa, adesso siamo scesi a quattro minuti e 41 secondi. E le conversazioni al cellulare non aumentano più in maniera esponenziale: nel 2009 cinque minuti e nove secondi al giorno, solo il 4,7% in più rispetto del 2008. Mentre, secondo i dati Nielsen, nel 2010 c’è stato un taglio del 10% a quota 29 euro al mese la spesa media per i cellulari – bisogna considerare anche che l’anno scorso è stato probabilmente quello del vero boom di Facebook, Skype e affini. Il trend è comune ad altri paesi: in dieci dei maggiori mercati di telefonia mondiali, dice la Ofcom, le telefonate sul cellulare sono in calo. Piena salute invece per gli sms: nel 2011 secondo Abi research dovrebbero arrivare a quota 7mila miliardi (l’800% in più del 2008) in tutto il mondo. Nel 2010 oltre 54 miliardi di minuti di chiamate internazionali (il 13% del totale) sono stati effettuati grazie a Skype.
SOCIAL NETWORK Sono soprattutto i più giovani i protagonisti di questa migrazione dal cellulare verso internet. Filippo Renga, direttore dell’osservatorio mobile alla School of management del Politecnico di Milano: «In molti l’hanno sostituito come mezzo di comunicazione con i social network». Il cellulare si usa meno per chiamare, ma ha nuovi usi. Ombretta Capodaglio di Nielsen Online: «La vecchia chiamata non è più il suo core business. Undici milioni di italiani lo usano per viaggiare in internet, il 31% in più del 2009, tre milioni entrano nei social network via telefonino». Gli smartphone, insomma, sono sempre più al servizio degli italiani, e stanno cambiando le abitudini e i modi di vivere.
PC E quindi per cosa usiamo il cellulare oggi in Italia? Per molte cose diverse. Il numero di dati scaricati dai cellulari in Italia è salito dai 7,5 milioni del primo trimestre 2009 agli 11 del terzo trimestre 2010. Ci ascoltiamo la radio, consultiamo mappe, scarichiamo videogiochi (+28% rispetto al 2010). Ancora Renga: «E siamo solo all’inizio. Il fenomeno è destinato a moltiplicarsi nei prossimi anni. Il meteo, per dire, si consulta oggi più via telefonino che dal pc». E poi c’è il rilevatore di frequenza cardiaca e di consumo calorico in palestra, lo si usa come GPS e molto altro.
WIRELESS FREE Internet, l’ultimo arrivato, ha accorciato le distanze e rese possibili le comunicazioni a basso costo tra gli italiani – oltre che con gli altri cittadini del mondo. Eppure la rete in Italia incontra ancora alcune difficoltà. La banda larga è relativamente poco diffusa: le persone che usano internet in Italia sono tra 20 e 23 milioni, meno della metà dell’intera popolazione. Mentre soltanto dal primo gennaio di quest’anno il wireless free è diventato una realtà: non è infatti più necessaria l’identificazione dell’utente per accedere ad un wireless in uno spazio pubblico.
INFORMAZIONE Oltre alla comunicazione, internet ha facilitato anche il moltiplicarsi delle informazioni online. Sia quelle che arrivano dal basso, attraverso blog (in Italia sono moltissimi, come vi abbiamo raccontato in questo articolo), social network, sia le notizie che si possono leggere sui quotidiani online, appendice di quelli cartacei ma anche creati specificatamente per la rete: nell’ultimo anno ne sono nati ben tre, Il Post, Lettera43 e l’ultimo arrivato Linkiesta. Anche in Italia l’informazione grazie a internet è sempre più orizzontale, le notizie viaggiano in modo nuovo e arrivano ai cittadini anche senza mediazioni: il modo di informarsi degli italiani sta cambiando e gli sviluppi sono imprevedibili.
da: VoceArancio » Blog Archive » I mass media che hanno fatto l’Italia.
Maurizio Crozza su: alternanza dei conduttori alla Rai Tv, primarie del Pd, Berlusconi e la famiglia
Pubblicato: 2 marzo 2011 Filed under: satira, Televisione Lascia un commento »Antonello Piroso (comasco di origine) torna su La7 con Niente di personale
Pubblicato: 10 febbraio 2011 Filed under: Como, Televisione Lascia un commento »Ausmerzen – Vite indegne di essere vissute, MARCO PAOLINI QUESTA SERA (26 gennaio 2011) SU LA7
Pubblicato: 26 gennaio 2011 Filed under: Disabilità e Handicap, Germania, Nazismo, Storia contemporanea, Televisione Lascia un commento »mercoledì 26 gennaio in diretta su La7 dall’ex ospedale psichiatrico Paolo Pini di Milano, Marco Paolini racconterà
la storia dello sterminio dei disabili e dei malati di mente sotto il nazismo.
Chi mi conosce sa che da diversi anni mi occupo di questa vicenda e dei suoi riflessi di attualità.
Il racconto affronta una vicenda inquietante che va conosciuta e non taciuta.
Dopo il racconto, sempre in diretta, Gad Lerner svilupperà con il pubblico temi e suggestioni collegate al racconto.
Per questo, oltre a invitarvi a sintonizzarvi quella sera su La7 e a leggere il comunicato stampa che vi allego,
vi chiedo di fare un passa parola tra
più persone che potete, operatori, insegnanti, studenti ,gente che fa tutt’altro nella vita.
Non per aumentare l’auditel, ma perché sono poche,
sempre meno, le occasioni per parlare di argomenti scomodi ma che riguardano tutti e sono veri, quotidiani.
Grazie per il tam tam, spero che rullerà forte.
Marco Paolini
Marco Paolini in Tv con Ausmerzen
Marco Paolini è probabilmente il nostro narratore (o narr-attoreche dir si voglia) più efficace, in grado di avvincere il pubblico sia dal vivo che attraverso il filtro dello schermo televisivo. I suoi spettacoli, dall’ormai mitico Vajont al Sergente, tratto dal capolavoro di Mario Rigoni Stern, hanno ottenuto lusinghieri risultati sia al botteghino che in termini di share televisiva. È per questo che si annuncia come un piccolo “evento” la trasmissione su La7 il prossimo 26 gennaio, in prima serata (ore 21,10), del nuovo spettacolo scritto dall’attore bellunese con il fratello Mario, pedagogista che lavora da tempo nel campo della disabilità mentale.
Così come accadde per la vicenda del Vajont, non sconosciuta ma sepolta nei meandri di una memoria collettiva troppo frettolosa, anche Ausmerzen punta a riportare l’attenzione del largo pubblico su una storia tanto dolorosa quanto rapidamente consegnata all’oblio: quella degli esperimenti di eugenetica che i nazisti condussero ai danni di malati psichici e portatori di handicap fra il 1934 e il ‘45, inquadrandoli in quell’allucinante fiera dell’orrore e della perversione che oggi chiamiamo Olocausto. La scelta della data, vigilia di quel 27 gennaio che da qualche anno (grazie a una legge il cui primo firmatario, ci fa piacere ricordarlo, è stato il giornalista Furio Colombo) celebra anche nel nostro Paese la Giornata della Memoria, non è naturalmente casuale, attribuendo all’appuntamento televisivo quasi il valore di un rito purificatorio.
Ausmerzen è il verbo tedesco che indica lo “sradicare” e se lo pensiamo riferito a degli esseri umani già possiamo percepirne l’intrinseca violenza. “Questo lavoro – scrive Paolini – è frutto di due anni di ricerche, di incontri con testimoni e con specialisti”. Non è una vera e propria narrazione, ma “la cronaca di una storia di cui pochi sanno moltissimo e molti non sanno nulla”. Fra le fonti che i fratelli Paolini hanno consultato per mettere a punto questo “documentario teatrale” c’è anche la testimonianza di Alice Ricciardi von Platten, una dottoressa tedesca che assistette al processo di Norimberga celebrato nel 1946, quello in cui furono condannati molti gerarchi nazisti ma anche tanti “comprimari”, non meno colpevoli dei primi ma infinitamente meno noti.
Al termine della pièce, seguendo un’altra consuetudine tipica degli spettacoli di Paolini, Gad Lerner ha accettato di fare da moderatore a un dibattito con il pubblico, riunito per l’occasione – e qui viene un altro motivo di interesse – presso l’ex O.P. “Paolo Pini” di Milano. Dove “O.P.” sta per Ospedale Psichiatrico, un luogo profondamente inciso nella memoria della città, in cui da tempo operano varie associazioni impegnate nel recupero dei malati rimasti e nell’organizzazione di iniziative sul territorio, a partire dal bel festival estivo Da vicino nessuno è normale.
di enzo fragassi
(17:16 – 13 gen 2011
da: DelTeatro
Ausmerzen, vite indegne di essere vissute
Marco Paolini per il GIORNO DELLA MEMORIA,
su La7 del 26 gennaio 2011
recitato all’ex Ospedale psichiatrico Paolo Pini di Milano
Vai all’Audio in tre parti:
Fai Download da qui:
Karl Popper e la televisione, Kenley, Inghilterra, 13 aprile 1993, da Enciclopedia Multimediale delle Scienze Filosofiche
Pubblicato: 16 gennaio 2011 Filed under: Popper Karl (1902-1994), Televisione Lascia un commento »TUTTI davanti alla televisione questa sera, lunedì 29 novembre, a guardare l’ultima puntata di VIENI VIA CON ME
Pubblicato: 29 novembre 2010 Filed under: Televisione 2 Commenti »
TUTTI davanti alla televisione questa sera, lunedì 29 novembre, a guardare l’ultima puntata di VIENI VIA CON ME.
E’ un’ importante occasione per fare un piccolo gesto, che può diventare un grande segnale:
per dire che questa Italia non è completamente assopita e indifferente al suo degrado e vuole dire basta,
per dimostrare alla Rai, con un picco di audience, che questi programmi vanno incentivati, che la cultura in tv è possibile e seguita
perché Fazio e Saviano e gli altri autori e chi ha partecipato ci ha messo la faccia, per dire a loro che il loro sforzo è condiviso e
apprezzato per dire a chi spera che tutto torni nel silenzio che gli italiani vogliono continuare, anzi ricominciare,a prendersi cura del proprio paese per dire ai politici che gli italiani ne hanno abbastanza delle loro beghe di casta, che esigono un rinnovamento
SE SAREMO 15, 20 MILIONI DAVANTI ALLA TV, AVREMO DATO UN GRANDE SEGNALE ALLA POLITICA
E’ un piccolo gesto, ma Fazio e Saviano se lo meritano. E se lo merita anche l’Italia che vuole fermare il degrado
Se credi in questa iniziativa, diffondi questo messaggio a tutti i tuoi contatti
Antonio ALBANESE è Cetto Laqualunque a “Vieni via con me”
Pubblicato: 16 novembre 2010 Filed under: 2 - POLITICA ITALIANA, Culture politiche, Linguaggio, Televisione, Video 5 Commenti »Roberto Saviano racconta Piergiorgio Welby e Mina Welby
Pubblicato: 16 novembre 2010 Filed under: Disabilità e Handicap, distrofia muscolare, Maschile/Femminile, Salute e Malattia, Televisione, Video 2 Commenti »Vieni via con me, Rai 3: Audio di alcuni momenti della serata dell’ 8 novembre
Pubblicato: 11 novembre 2010 Filed under: 2 - POLITICA ITALIANA, Televisione Lascia un commento »| La felice denuncia di Saviano |
| Vieni via con me è stato il programma più visto di Raitre degli ultimi dieci anni. D’accordo, c’era la curiosità per la prima …» |
qui gli audio di alcuni momenti della serata dell’ 8 novembre 2010:
Benigni e Saviano: il male va affrontato e sconfitto
Pubblicato: 8 novembre 2010 Filed under: 2 - POLITICA ITALIANA, Televisione, Video 8 Commenti »- Vai all’Audio di questa “orazione per Saviano” di Roberto Benigni
dal programma VieniViaConMe del l’8 novembre 2010
TV ASCOLTI GIORNATA RECORD PER LA7 – Agenzia di stampa Asca
Pubblicato: 28 settembre 2010 Filed under: 2 - POLITICA ITALIANA, Cacciari Massimo, Televisione Lascia un commento »| (ASCA) – Roma, 28 set – Record d’ascolti per LA7, che ieri, lunedi’ 27 settembre, ha realizzato il 4,83% di share medio nel totale giornata con quasi 13 milioni di contatti nelle 24 ore (12.948.342), il 5,78% in prime time con oltre 1,6 milioni di telespettatori (1.627.226) e il 5,56% in seconda serata.
Nell’access allargato, TG delle 20:00 piu’ Otto e Mezzo, la Rete ha ottenuto il 7,23% di share con un ascolto medio di oltre 1,9 milioni di spettatori (1.920.972) contattando complessivamente oltre 5,2 milioni di italiani (5.234.858). Quasi 2,3 milioni di telespettatori (2.291.459), migliori risultato di sempre in termini di ascolto medio, con piu’ di 3,9 milioni di contatti (3.937.342), e il 9,17% di share media per il TGLA7 delle 20, diretto e condotto da Enrico Mentana, che ha realizzato picchi del 10,15% e di quasi 2,6 milioni di telespettatori (2.598.486) alle 20:19. Record in prima serata per L’Infedele di Gad Lerner, che ha realizzato il 6,21% di share media con oltre 1,4 milioni di telespettatori (1.426.114) e quasi 6,4 milioni di contatti (6.366.967), con picchi di massimo ascolto dell’8,8% di share (alle 23.32) e di quasi 2,2 milioni di telespettatori (2.169.622 alle 21.54). In access prime time Otto e Mezzo ha fatto registrare il 5,62% di share con quasi 1,6 milioni di telespettatori (1.575.879) e 3.445.070 contatti. La puntata, che ha ospitato in studio Massimo Cacciari, ha raggiunto un picco di 2.111.950 telespettatori e del 7,36% di share (alle 21.11).Il TGLA7 delle 7:30 ha fatto registrare l’4,89% di share media con un picco di massimo ascolto del 5,34% di share (alle 7:38). Alle 13.30 il telegiornale ha ottenuto il 4,32% di share media con piu’ di 700mila spettatori (741.130) e piu’ di 1,6 milioni di contatti (1.602.123). Il picco e’ stato del 4,92% di share e di 852.032 telespettatori (alle 13:44). Omnibus ha ottenuto il 7,09% di share con quasi 1,8 milioni di contatti (1.772.892), con un picco di massimo ascolto dell’11,30% di share (alle 8:34). Record anche per (Ah)iPiroso, che ha ottenuto il 5,14% di share media con un picco del 5,93% di share (alle 10.35). Atlantide, nel pomeriggio, ha realizzato il 3,37% e quasi 1,5 milioni di contatti (1.457.365), con un picco pari al 4,06% di share (alle 17.47). |
TV ASCOLTI GIORNATA RECORD PER LA7 – Agenzia di stampa Asca.
Tg La 7. Enrico Mentana: “Ci vediamo stasera alle otto”
Pubblicato: 1 settembre 2010 Filed under: Televisione 2 Commenti »
“Ci vediamo stasera alle otto”, ha detto ieri mattina un Enrico Mentana in autopromozione fotografica dalle pagine dei grandi quotidiani, e la gigantografia lo mostrava con il dito sotto il mento come il professore prima dell’interrogazione, un look liscio per i capelli solitamente ricci e un sorriso a mezz’asta (ironico? beffardo? pensieroso? soddisfatto? inquieto? da battaglia? da quiete prima del debutto con il nuovo Tg de La7?). Poi ieri sera alle otto Enrico Mentana è apparso – sorridente e un po’ in tensione, i capelli di nuovo ricci, su sfondo verde fosforescente (tipo astronave? tipo studio dentistico?) – e si è preso un minuto per dire “solo una parola” per sé, un “grazie” a chi gli ha fatto in bocca al lupo (poi se n’è scusato, citando Cappuccetto rosso).
E però la parola per sé ci stava tutta, ieri sera, ché il tigì mentaniano, nonostante lo schermirsi del conduttore (“non cambiamo dall’oggi al domani”, la priorità ce “l’hanno sempre le notizie”), era non solo condotto ma commentato e fatto in diretta da un Mentana mattatore, un po’ padrone di casa un po’ didatta (“avete capito adesso perché Gheddafi è una questione di soldi?”, ha detto dopo aver infiltrato due giornaliste tra le hostess del leader libico), un po’ intervistatore un po’ polemista un po’ clown (a tensione calata, alla fine, nelle battute a Luisella Costamagna, Gad Lerner e Vittorio Feltri). Un Mentana che ci tiene a mostrarsi “cuoco” con la scaletta giusta (“la bravura si vede da come cucini quello che hai trovato al mercato”, ha detto ieri a Repubblica), che spiega perché sceglie questa notizia e non quell’altra (“vorrei che considerassimo assieme questo aspetto”) e che mette in guardia l’ascoltatore (in realtà tra Pdl e Fli “il braccio di ferro è ancora in corso”, motivo per cui Mentana fa intervenire Marco Travaglio e Filippo Facci in montaggio alternato per rispondere alla domanda “cosa deve fare Fini con il suo drappello?”).
A chi si aspettava un Mentana tutto politica per contrasto con il vecchio Mentana “tutto cronaca” (quello del Tg5), Mentana mostra un Matteo Renzi guastafeste che dice “sei noioso” al Pd di Bersani, e però poi antepone alla politica l’approfondimento sulla rissa in sala parto. Anzi: intervista personalmente il marito della donna che ha partorito tra medici litiganti, dicendosi “colpito come padre” ma premettendo: “Però dovrò farle qualche domanda da giornalista”.
“Inquietante”, “incredibile” – i fan del Mentana di “Matrix” forse hanno ritrovato l’aggettivazione enfatica. “Può fare il botto”, ha detto in diretta Vittorio Feltri. “Bravo Enrico”, hanno scritto in diretta gli ascoltatori sintonizzati su YouTube. Il critico del Corriere della Sera Aldo Grasso, interpellato dal Foglio in proposito, mostra approvazione: “Bella grafica, bel ritmo. Un altro ritorno interessante dopo quello di Ibrahimovic al Milan. E anzi, meno male che Mentana è tornato. Ho visto in contemporanea il Tg1, il Tg5 e il Tg7: le notizie erano le stesse, ma la differenza la faceva il conduttore. Mentana sa giocare su vari registri, puntando una volta sull’ironia una volta sulla commozione”.
“Ci vediamo stasera alle otto”, ha detto Mentana ieri mattina in autopromozione fotografica, ed era un invito, non una minaccia. Poi però, a leggere la sua intervista su Repubblica di ieri, un po’ ci si poteva allarmare: doppia sfida annunciata a Tg1 e Tg5 (ma quale nicchia, “possiamo essere concorrenziali”), massima “scomodità” annunciata per Silvio Berlusconi e per Pier Luigi Bersani, grande impulso ai “bioritmi alti” della redazione, “nessun tabù”.
© – FOGLIO QUOTIDIANO
Mentana, gran cuoco della scaletta e mattatore – [ Il Foglio.it › La giornata ].
Con la conduzione di Enrico Mentana il Tg de La 7 allarga la sua platea. Lo share cresce in una sera di oltre 3 punti percentuali, arrivando al 7,31 per cento e i telespettatori salgono a un milione 490 mila. L’incremento rispetto ai due mesi precedenti è del 77 per cento
Pubblicato: 1 settembre 2010 Filed under: Televisione Lascia un commento »
Con la conduzione di Enrico Mentana il Tg de La 7 allarga la sua platea. Lo share cresce in una sera di oltre 3 punti percentuali, arrivando al 7,31 per cento e i telespettatori salgono a un milione 490 mila. L’incremento rispetto ai due mesi precedenti è del 77 per cento.
Diciannove anni dopo la nascita del Tg 5 per Enrico Mentana arriva un nuovo debutto. Già direttore del telegiornale de La 7 da un paio di mesi con la sua conduzione, come gli predice Vittorio Feltri in diretta, fa il botto. Lo studio e la grafica sono rinnovati, altri cambiamenti di packaging arriveranno. Ma quella che è diversa è prima di tutto la forma data alle notizie. Il ritmo è il suo, solito, incalzante. Con un po’ di fiato in più rispetto a quando parlava da Mediaset. I servizi sono approfonditi, con i fatti di Messina in primo piano. Poi la politica, le divisioni tra Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini, soprattutto sul processo breve. E le opinioni di Filippo Facci e Marco Travaglio.
Ma ciò che fa la differenza con la conduzione di Enrico Mentana è l’immagine del paese che si specchia nel racconto di ciò che accade. Non una rappresentazione di realtà ma una riproduzione, la narrazione dei fatti il più possibile in presa diretta. Come quando intervista in collegamento da Messina Matteo Molona, il marito della donna che ha perso l’utero e padre del neonato ancora in coma dopo la lite in sala parto tra due ginecologi, o come quando manda due infiltrate tra le hostess da Gheddafi perché riferiscano i discorsi del leader libico.
Un tg che che non è un patchwork di notizie, ma un percorso tra le cose più importanti che accadono e che riguardano il nostro paese. Mentana, un po’ come Arianna, srotola un gomitolo per condurre e orientare nel labirinto di ciò che accade. Ma è un po’ anche Cappuccetto Rosso, come lui dice di sentirsi per gli in bocca al lupo ricevuti. Con una differenza tra le tante più evidente: la protagonista della favola non trova una nuova strada e dopo l’incontro con il lupo torna sui suoi passi, Mentana invece la via della fuga, almeno in fatto di ascolti, l’ha già imboccata.
Sempre lunedì 30 agosto il Tg1 ha registrato 5 milioni 540 mila telespettatori e il 27,70 per cento di share; il Tg5 ha raccolto 4 milioni 216 mila telespettatori con il 20,95 per cento di share. Nel preserale ha vinto ancora il game show “Reazione a catena”, in onda su Raiuno dalle 18.50, con 3 milioni 565 mila telespettatori e il 28,36 per cento di share. In access prime time il più visto è stato il varietà “da da da”, in onda su Raiuno, con 5 milioni 507 mila telespettatori e il 23,06 per cento di share, programma più visto della giornata. Su Canale 5 il competitor “Velone” é tornato con 3 milioni 992 mila telespettatori e il 16,61 per cento di share. Nella stessa fascia il programma di informazione “In onda”, su La7, ha siglato il record di un milione 207 mila telespettatori, con il 5,05 per cento di share; ospiti di Luisella Costamagna e Luca Telese erano Gad Lerner, Vittorio Feltri e Enrico Mentana.
Il ritorno col botto di Mentana, un po’ Arianna e un po’ Cappuccetto Rosso – Il Sole 24 ORE.
Ferrario Paolo, Festival di Sanremo: Musica, Canzonette e Biografia in Muoversi Insieme Stannah
Pubblicato: 15 febbraio 2010 Filed under: biografie, Ferrario Paolo, Formazione Permanente, Muoversi Insieme Stannah, Saggi e Articoli, Televisione Lascia un commento »…. Il festival di Sanremo, nonostante i suoi 60 anni, continua a rimanere un pezzo della cultura italiana ed è quasi un rito popolare. Vale davvero la pena di viverlo attutendo i pregiudizi intellettuali e provando a comprendere quanto conti per ciascuno di noi la musica e quanto si leghi alla nostra vita.
Il termine “musica” è in stretta assonanza con l’arte delle Muse e, alla sua origine, indicava un insieme di tecniche e attività ispirate alla bellezza e al piacere. Nella mitologia greca le Muse erano le nove figlie di Zeus e di Mnemosine (la Memoria). E’ questa associazione di piacere, bellezza e capacità di ricordare che ci interessa evocare e inseguire.
Proviamo a fare un lavoro di immaginazione storica che ci conduca alle origini, riflettendo sul fatto che, prima ancora del linguaggio come modalità di comunicazione fra umani, c’era già la musica. Erano i suoni della pioggia, dei tuoni, del vento, degli animali, della natura che, fuori dai luoghi di riparo, riempivano in modo anche inquietante l’ambiente esterno. Il neuroscienziato Daniel Levitin ha prodotto una grande mole di dati e informazioni a sostegno della primaria importanza della musica nell’evoluzione umana: SEGUE —>
l’intero articolo qui: Aspettando Sanremo: divagazioni musicali | Muoversi Insieme
C’era una volta la città dei matti, biografia personale e professionale di Franco Basaglia, regia di Marco Turco, con Fabrizio Gifuni e Vittoria Puccini, Rai Uno 7 e 8 febbraio 2010
Pubblicato: 9 febbraio 2010 Filed under: "autori Classici", biografie, Salute e Malattia, Servizi psichiatrici, Televisione 3 Commenti »La prima parte della miniserie prodotta da Claudia Mori sulla figura di Basaglia, C’era una volta la città dei matti, è stato il programma più visto in valori assoluti: ha registrato il 21,25% di share e 5.442.000 spettatori
http://www.rai.it/dl/portali/site/articolo/ContentItem-5acb81fc-de6b-4ddf-8dde-85f3919fdd54.html
storia della televisione a cura di P. Ortoleva, da Mediasfera
Pubblicato: 9 novembre 2004 Filed under: Ortoleva Peppino, Storia d'Italia, Televisione Lascia un commento »Storia del tubo
40 puntate sulla storia della televisione a cura di P. Ortoleva
anni 2003-04 committente RAI radio 3
da: Mediasfera Radio e comunicazione audio
Una sintesi dei contenuti, puntata per puntata
1. Tre gennaio 1954. Cominciò tutto allora?
Ascolta
Una giornata come tante altre, o forse no. Una serata che oggi probabilmente ci sembrerebbe soporifera. Ma chi si poteva immaginare il seguito? Certo, un clima di forte attesa e anche di preoccupazione attraversava il paese, e coinvolgeva i giornali e tutti gli schieramenti politici, ma questo non permetteva di prefigurare un successo che sarebbe stato travolgente.
2. Un’invenzione attesa. Che cosa sappiamo della storia della TV?
Ascolta
Nell’immaginazione di letterati e giornalisti, la storia della televisione è cominciata addirittura prima dell’invenzione della radio, ma ci sono voluti cinquant’anni per arrivare ai primi veri esperimenti. E’ la prima parte, la preistoria di una vicenda storica importante quanto difficile da ricostruire perché tocca tutti insieme tanti diversi aspetti della nostra vita; perché è globale fin dalle origini ma è diversa da un paese all’altro.
3. Chi ha inventato la televisione?
Ascolta
E’ curioso, ma neppure le persone di buona cultura sanno dare un nome all’inventore della televisione. Perché si è trattato di un’innovazione complessa e con tanti padri: una storia poco nota ma appassionante. E perché la televisione è nata due volte: la prima in Europa, negli anni Trenta; la seconda negli USA dopo la seconda guerra mondiale. La TV quindi è un’invenzione americana? Solo in parte.
4. Un successo inatteso. Lancio e boom della televisione in America
Ascolta
Certo è che, quando è stata davvero lanciata, la TV si è rivelata il più grande success story in tutta la storia della tecnologia. Un boom che, negli USA, è stato sostenuto dalla pubblicità ma anche e soprattutto, forse, dalla nuova organizzazione domestica, basata sulla famiglia nucleare suburbana. Un boom che ha dimostrato subito effetti imprevedibili: sul piano politico, ad esempio con la caduta del senatore McCarthy.
5. Arriva Rin Tin Tin. La nascita del telefilm
Ascolta
Dopo essersi a lungo trattate con reciproca ostilità, Hollywood e le grandi reti televisive arrivarono a metà degli anni Cinquanta a un compromesso: nasceva così il telefilm, girato come un film ma pensato in serie e con una durata fissa per essere perfettamente inseribile nella programmazione. E’ l’inizio di una lunga storia, anche industriale, che dura tuttora.
6. Il giovedì alle 21. Il mito di Lascia o raddoppia? e la formazione dell’audience in Italia
Ascolta
Nella memoria degli italiani, la televisione delle origini ha un nome: Lascia o raddoppia. Presa a prestito dagli USA, ma largamente adattata, la trasmissione invade il cinema: il suo immaginario nel senso che diventa oggetto di film, il suo spazio fisico nel senso che gli esercenti debbono farla vedere in sala se non vogliono perdere il pubblico. E crea un nuovo modello di divismo, basato non sul glamour ma sulla medietà.
7. Tutte le sere alle 20.30. Nascita dell’informazione televisiva
Ascolta
In un paese dove pochi leggono i giornali, la televisione diventò molto rapidamente la principale fonte informativa per gran parte degli italiani. Inizialmente, era un giornalismo letto più che “da vedere”, e attentamente controllato sul piano politico e morale. Ma già allora i primi studi sociologici indicavano che l’informazione televisiva stava modificando la percezione diffusa della realtà…
8. Palinsesto. Il tempo degli italiani e il dibattito politico sulla TV
Ascolta
Palinsesto: una strana parola per designare la programmazione. Utilizzata solo in Italia ci ricorda la cultura classica di molti funzionari televisivi, un nuovo ceto emergente formato con cura dal gruppo dirigente della RAI. Ma nell’Italia a un solo canale quella programmazione così pedagogica e a volte predicatoria otteneva comunque un vastissimo consenso, e trovava i suoi divi inattesi.
9. Alle cinque e mezza del pomeriggio. La TV dei ragazzi tra preoccupazioni e speranze
Ascolta
Bambini e ragazzi sono da sempre un pubblico privilegiato per la TV: già negli anni Cinquanta le prime inchieste dimostravano che i pubblicitari li consideravano il migliore strumento di pressione sulle mamme. D’altra parte, le possibilità didattiche del nuovo mezzo e le preoccupazioni per suoi possibili effetti negativi sui piccoli si intrecciavano già allora in un dibattito che sarebbe continuato per cinquant’anni.
10. Un’occhiata in cucina. Lavorare alla TV negli anni Cinquanta
Ascolta
Quella televisiva è una delle industrie più strane e complicate che esistano, anche se spesso i telespettatori neppure si chiedono come funzioni. In Italia, dove la scelta fu fin dall’inizio di mantenere una netta separazione tra TV e cinema, venne costruito in pochi anni un sistema professionale relativamente nuovo, che sarebbe diventato presto la massima industria culturale del paese.
11. La linfa vitale. La pubblicità televisiva e la saga di “Carosello”
Ascolta
La televisione trionfa esattamente negli anni di affermazione del moderno sistema dei consumi. C’è un legame tra le due cose: il fatto che la TV sia probabilmente il più efficace veicolo pubblicitario finora inventato. In Italia, paese a sistema misto (canone+pubblicità) e nell’insieme diffidente verso il commercialismo troppo esplicito, questo portò alla nascita di un modello originale, quello di “Carosello”.
12. Domenica e lunedì. Televisione e altre forme dello spettacolo tra concorrenza e collaborazione
Ascolta
Ai suoi esordi, la televisione venne vissuta dall’industria del cinema e dal mondo del calcio come una concorrenza invadente. In realtà, ben presto tra la TV e il cinema si giunse ad accordi: i film entravano nei palinsesti senza troppo danneggiare le sale. E lo sport divenne subito ingrediente-chiave dello spettacolo televisivo, con trasmissioni popolarissime come Processo alla tappa e soprattutto La domenica sportiva.
13. Il prime time degli italiani. Varietà, lotterie, giochi.
Ascolta
La televisione fu fin dall’inizio, ma soprattutto dal boom in poi, lo specchio e insieme il motore della strana modernizzazione italiana. Una modernizzazione a suon di musica (leggera), fatta di quiz di riconoscimento delle canzoni e di lotterie basate sempre sulle gare tra canzoni. Che crea nuovi divi come Mario Riva: il suo funerale a Roma nel 1960 fu seguito da 250.000 persone.
14. Una tribuna. Politica.
Ascolta
Il 1960 è anche l’anno di esordio di una nuova trasmissione, che poi diventerà Tribuna politica. In un paese diviso ideologicamente ma ancora prigioniero di forti pregiudizi (“di che cosa parlano i nostri uomini” è il titolo della rubrica politica di un noto settimanale femminile ) l’assistere a dibattiti politici era una grossa novità, che sarebbe stata comunque amministrata con prudenza dal nuovo gruppo dirigente della RAI.
15. A due canali. Finalmente una scelta?
Ascolta
L’avvento di Ettore Bernabei alla direzione dell’azienda coincide con la TV a due canali. All’interno della programmazione, ora, c’è spazio per esperimenti: nuovi linguaggi e nuovi personaggi. Esperimenti a volte duraturi, come il nuovo giornalismo di TV7, altre volte interrotti precipitosamente, come la Canzonissima affidata a Dario Fo. Ma è nell’insieme un progetto ambizioso: costruire per gradi un nuovo pubblico.
16. L’età d’oro dello sceneggiato. La fiction televisiva tra cinema, teatro e letteratura
Ascolta
Dall’America si importa il telefilm, ma da noi per ora non se ne producono, salve qualche prima serie poliziesca. Trionfa lo sceneggiato,che dà spazio a stili professionali ma relativamente arcaici come quello di A.G. Majano e anche a esperimenti di regia come quelli di G. Vaccari; e alla scrittura innovativa e dissacrante di Federico Zardi, che ricordiamo autore dei Giacobini ma anche dell’esilarante Mattatore con Gassmann.
17. La notte dei Beatles. Una televisione mondiale.
Ascolta
Nel 1966 con una lunga notte in diretta, che culmina nella prima mondiale di una canzone dei Beatles, debutta la Mondovisione. Si compie un progetto elaborato più di vent’anni prima da Arthur Clarke, l’autore di 2001; e la televisione si propone come medium capace di creare in simultanea una platea globale. Gli effetti saranno ancora una volta imprevisti, come dimostrano le Olimpiadi di Città del Messico nel 1968.
18. Notti di goal, giorni di ansia. Il bello e il brutto della diretta.
Ascolta
La globalizzazione non impedisce la preservazione, anzi il rafforzarsi , delle specificità nazionali. Gli anni Sessanta sono quelli nei quali il calcio si impone fino in fondo come lo sport italiano. Ma sono anche il momento dell’irruzione di fatti nuovi che forse senza la televisione sarebbero stati inconcepibili, a cominciare dal terrorismo. Saranno ancora le Olimpiadi, questa volta a Monaco, a segnalare il passaggio.
19. Il colore: un’innovazione tecnica, una rivoluzione culturale
Ascolta
L’ Italia è il solo paese dove il problema della televisione a colori abbia fatto crollare un governo. La controversia tra i partiti sullo standard da scegliere e quella sull’opportunità di un’innovazione percepita come frivola in clima di austerità frenarono per anni questo inevitabile adeguamento tecnico. E il ritardo avrebbe favorito per qualche anno le TV “estere”, e forse preparato la strada al nuovo sistema televisivo.
20. Libere o private? Da Telebiella alla riforma della RAI
Ascolta
Tra il 1972 e il 1976 si sovrappongono e si incalzano novità tecnologiche (il colore, ma anche il cavo), innovazioni legislative (la riforma della RAI), sentenze, cambiamenti di costume. Sono gli anni di Telebiella, malvista soprattutto dalle sinistre, e poi delle sentenze della Corte Costituzionale che apriranno la strada alle radio “libere” e alla fine del monopolio. La “nuova” RAI affronta una concorrenza inattesa.
21. Spogliarelli, mobilieri, cronisti. L’età d’oro delle TV locali
Ascolta
E’ uno strano periodo quello tra il 1976 e i primi anni Ottanta. “Fare la TV” diventa d’improvviso una possibilità aperta a chi ha un po’ di soldi, neppure troppi. Tanti, tantissimi i piccoli imprenditori , molto più caute le grandi imprese, preoccupate anche dell’incertezza del quadro legislativo. Film a tutte le ore (che porteranno il cinema alla crisi) ma anche spettacoli “trasgressivi” e tanta, tantissima pubblicità.
22. Targato due. Il sogno, e i risultati, di una concorrenza interna
Ascolta
La riforma della RAI porta con sé il sogno di una TV alternativa a se stessa, e una fase di sperimentazione a tutto campo: da L’altra domenica al telegiornale “aperto” di Andrea Barbato. Un periodo che terminerà bruscamente, tre anni dopo, con l’imporsi di un clima emergenziale nel paese nei mesi del rapimento Moro e poi con la fine del monopolio che svuota in parte di significato la stessa riforma.
23. E i ricchi? Piangono. La televisione tra mercato globale e logiche nazionali
Ascolta
Telenovela. Fino al 1977-78 era una parola sconosciuta, poi nell’arco di pochi anni arrivarono i prodotti brasiliani, quelli messicani, e tutti i tipi di soap esistenti. Una globalizzazione dal basso che invadeva il daytime con programmi interminabili (qualcuno cominciato prima della guerra) capaci di tenere il pubblico incollato al televisore. Programmi che in Italia si innestavano su tradizioni antiche, come il fotoromanzo.
24. La neotelevisione. Dal programma al flusso
Ascolta
L’idea di una “nuova televisione” nata negli anni Settanta è stata introdotta da studiosi italiani, come Umberto Eco. Ma si tratta di un fenomeno internazionale: un flusso conversativo più che narrativo, a ritmo quotidiano più che settimanale, ventiquattr’ore su ventiquattro. Fatto per il telecomando e soprattutto per una TV che “scorre come l’acqua in cucina, sta accesa come la luce in una stanza” (Orson Welles).
25. Cult TV. Portobello e Quelli della Notte
Ascolta
E’ con due programmi RAI, Portobello e Quelli della notte che si impone in Italia il nuovo linguaggio e il nuovo mescolamento dei generi della “neotelevisione”, dando luogo a una sorta di repertorio già tutto squadernato sul quale si ricamerà all’infinito. Diversissimi tra loro i due programmi hanno in comune la creazione di uno spirito di club; l’improvvisazione; il gusto del tormentone; l’onnipotenza del conduttore.
26. I grandi eventi degli anni Ottanta. Il matrimonio di Lady Diana e Vermicino
Ascolta
La “neotelevisione” ha il ritmo ricorrente e un po’ inconcludente della vita quotidiana, ma ha anche il protagonismo del mezzo che “fa” gli eventi. Gli anni Settanta vedono la nascita di quelle che E. Katz e D. Dayan chiameranno “le grandi cerimonie dei media”, dal matrimonio di Lady Diana con l’erede al trono britannico al caso tutto italiano di Vermicino. E’ una TV che fa la storia riunendo tutti attorno a sé.
27. A casa vostra su Canale 5. La nascita di un sistema privato nazionale
Ascolta
Nei primi anni Ottanta, l’anarchia si fa sistema. La frammentazione delle TV private non viene superata per via legislativa, ma nel mercato stesso, con l’emergere, sulle macerie di tutti i tentativi di concorrenza, di un vero e proprio impero fondato sul boom e sulla riorganizzazione del mercato pubblicitario, una televisione almeno inizialmente all’imperfetto: fiction, intrattenimento, rotocalchi non troppo di attualità.
28. Pericolo giallo? I cartoni giapponesi e il dibattito su TV e bambini
Ascolta
Il boom dei cartoni giapponesi non è legato solo all’importazione di alcuni personaggi e di alcune storie. E’ il boom di uno stile narrativo, ma anche di un’idea di palinsesto e della pressione dei pubblicitari: un boom accompagnato da grandi paure, quelle nuove su una possibile colonizzazione straniera delle menti dei bambini e quelle più antiche che da sempre circondano il misterioso “potere” della TV sui piccoli.
29. Fagioli e divani. La TV della chiacchiera
Ascolta
Dagli anni Ottanta si impongono i generi di una televisione “parlata”, che ha al centro un salotto del quale le case di tutti gli spettatori sono, anche attraverso il telefono, il prolungamento. Salotti nella fiction (dalle sitcom a Un posto al sole), salotti come ambienti del talk show. E’ uno spazio pubblico-privato: pubblico perché seguito simultaneamente da milioni di persone; privato, però, nello stile comunicativo.
30. Chi l’ha blob? La terza rete da Rossini a Guglielmi
Ascolta
Per parecchi anni RAI tre stenta a trovare una fisionomia precisa, poi la troverà assai diversa da quanto si poteva immaginare. Accantonato un modello “classico ” di TV culturale, punta su un mix particolare, che include colti programmi di cinema, reality show, un TG schierato e “di tendenza”, Blob. E’ soprattutto improntata a una ricerca sul linguaggio, addirittura un po’ blasé ma sempre e sistematicamente provocatoria.
31. Veniamo tutti da Dallas. Il racconto, la vita, il mercato
Ascolta
Non è certo la TV ad avere inventato il meccanismo delle puntate, e neppure le vicende di amore e sangue. Ma questo genere si impose definitivamente da noi nella seconda metà degli anni Settanta. Dallas è il pettegolezzo del villaggio globale. Poi arriverà la soap nazionale radicata in realtà locali. Ma l’intreccio di racconto e vita è ormai una chiave di agganciamento del pubblico cui la televisione non saprà più rinunciare.
32. Pay o non pay? TV e nuovi media
Ascolta
Il nuovo quadro, tecnologico ed economico, della comunicazione elettronica sembra per un po’ destinato a chiudere l’epoca della TV “generalista”. In realtà quello che emerge è un sistema più diversificato che in passato. Si affermano modelli diversi da un paese all’altro, e il mercato interno italiano si stratifica, con il boom della videoregistrazione e l’offerta satellitare. Ma la TV “classica” resta una base condivisa.
33. Satelliti e salotti. Il giornalismo televisivo tra CNN e Porta a porta
Ascolta
In Italia, anche la TV commerciale abbandona l’imperfetto dell’intrattenimento senza notizie. La televisione è ormai lo strumento dell’informazione: sta sulla notizia ventiquattro ore su ventiquattro e la porta nelle case come un pugno nello stomaco. Il giornalista si fa commentatore di una “diretta” sempre più autonoma. O conduttore di un interminabile talk show che trasforma, a vista, la notizia in conversazione.
34. Comunicare veloci: pubblicità e videoclip
Ascolta
Il nuovo flusso televisivo si riorganizza attorno alla diversificazione delle lunghezze: alcuni generi riempiono intere giornate; altri invece sono segmenti brevissimi, e si prestano a un bricolage continuo; anche perché si ritiene che il tempo di attenzione del pubblico non superi i tre minuti. La canzone più o meno sceneggiata e lo spot sono antichi come la televisione, ora la loro funzione comunicativa si autonomizza.
35.Da Bongiorno a Bonolis? Il divismo nella nuova televisione
Ascolta
In televisione diventare divi è facile, restarlo difficilissimo. Esserlo, comunque, è condizione essenziale di visibilità in molti campi (a cominciare dalla politica), tanto più in un paese che sembra avere nella televisione il solo linguaggio e la sola cultura davvero condivisi. Se il divismo, in tutti i media, è sempre un intreccio di ammirazione e invidia, in televisione lo è ancora di più (“perché lui e non io?”).
36. Fiction e realtà. Una mescolanza inestricabile?
Ascolta
Nel nostro sistema dei media, finzione e informazione si presentano da sempre come entità separate e necessariamente distinte, se non opposte. In realtà, l’intreccio è antico e inevitabile: un intreccio di linguaggi, di temi, di significati. Nella nuova televisione, questo intreccio viene allo scoperto più che mai in passato, suscitando preoccupazioni ma anche radicandosi nelle abitudini. Ma c’è infotainment e infotainment.
37. La grande maestra. Dal maestro Manzi alla TV educational
Ascolta
Informare, intrattenere, educare. Per molto tempo la televisione pubblica, ma in realtà non solo quella, ha motivato la sua stessa esistenza anche con la sua funzione educativa. A partire dagli anni Settanta, la nuova logica di concorrenza per l’audience sembra avere ridotto l’enfasi pedagogistica della televisione. Eppure il settore educativo non è sparito, anzi. E’ diventato una fetta, importante, del mercato.
38. Ridere con la TV. Dallo sketch alle veline
Ascolta
La quotidianità della televisione si lega con la sua funzione di sottolineatura umoristica del vivere odierno. I generi comici non sono prevalenti quantitativamente, ma sono centrali nel patto che la televisione stabilisce col pubblico. Anche perché, da sempre, la televisione prende in giro soprattutto se stessa, e in questa auto-ironia sta tutta la sua timidezza e la sua potenza: non prendeteci sul serio, ma parlate solo di noi.
39. Il gigante timido. La TV nella casa, la TV nei nostri sensi
Ascolta
Il vecchio apparecchio ingombrante non c’è più; ce ne sono diversi, in vari spazi della casa, dotati di telecomando e connessi con varie altre macchine (videoregistratori, giochi, decoder…). Eppure la presenza della televisione non è cambiata più di tanto: anche grazie alla bassa definizione dell’immagine e del suono si presenta come una compagnia sempre disponibile e mai troppo invadente, una delle voci di casa.











