Social media: origini e caratteristiche di un fenomeno della Rete – YouTube


Juan Carlos De Martin, professore di ingegneria informatica al Politecnico di Torino, spiega le ragioni del successo dei social media a partire dalle origini, con la diffusione dei siti Web, che hanno dato a tutti l’opportunità di conquistare uno spazio in Rete. I social media si articolano in due grandi categorie: reti sociali e microblogging. Oggi sono utilizzati in vari campi, dall’economia alla politica, dalla cultura alla vita quotidiana.

Social media: origini e caratteristiche di un fenomeno della Rete – YouTube.

Un buon pensiero che abbiamo letto, una cosa che ci abbia colpito nell’ascoltarla, li riportiamo volentieri nel nostro diario, Wolfgang Goethe nelle Affinità elettive


Dice Wolfgang Goethe nelle Affinità elettive:

Un buon pensiero che abbiamo letto, una cosa che ci abbia colpito nell’ascoltarla, li riportiamo volentieri nel nostro diario.
Se ci prendessimo però ugualmente la pena di annotare dalle lettere dei nostri amici osservazioni, caratteristiche, garbati giudizi, detti fugaci e arguti, potremmo divenire molto ricchi.
Ci sono lettere che si conservano per non rileggerle mai più, infine viene il giorno che si distruggono per discrezione, e così ne scompare il più bello e più immediato alito di vita, e non sarà possibile né per noi né per altri riprodurlo mai più.
Io mi propongo di riparare a questa negligenza…

The Fantastic Flying Books of Mr. Morris Lessmore


Ispirato, in egual misura, dall’uragano Katrina, Buster Keaton, The Wizard of Oz, e un amore per i libri, “Morris Lessmore” è una storia di persone che dedicano la loro vita ai libri e libri che restituiscono il favore.Morris Lessmore è un toccante, divertente allegoria sui poteri curativi della storia. Utilizzando una varietà di tecniche (miniature, computer animation, animazione 2D), premiato autore / illustratore William Joyce e co-direttore Brandon Oldenburg presentare una nuova esperienza narrativa che richiama i film muti e MGM musical in technicolor.

Conversazioni intorno alla rinascita dei blog DI GIOVANNI BOCCIA ARTIERI | Apogeonline


argomenta Di Giovannni Artieri:

Il dato di partenza me lo ha fornito Vincenzo Cosenza partendo dai dati di fatto e spiegandomi che:

i blog su WordPress, la piattaforma più usata, sono in aumento e stanno per toccare i 70 milioni. Quelli su Tumblr sfiorano i 40 milioni. Certo non è dato conoscere il tasso di abbandono, ma la crescita delle nuove aperture è significativa. Quello che vedo è una mutazione del modo di usare i blog. Prima venivano usati per condividere lunghe elucubrazioni, brevi pensieri o contenuti scovati in rete. Ora si tende a mettere sul blog ciò che si vuole far rimanere nel tempo e ritrovare. Ai social network il compito di amplificare i pensieri del blog e accogliere frammenti di esistenza fuggevoli, utili a segnalare la nostra posizione in rete e a curare le relazioni amicali.

Vai all’intero articolo: Conversazioni intorno alla rinascita dei blog | Apogeonline.

WordPress.com


WordPress.com

WordPress è una delle più famose, se non la più famosa in assoluto, piattaforma open source per il blogging. Attraverso WordPress.com è disponibile anche il servizio che ti permette di creare in modo semplice il tuo blog gratis anche se non hai esperienze tecniche, ti basta un nome ed un indirizzo email. Il blog chiaramente sarà basato su piattaforma WordPress, installata ed hostata direttamente su wordpress.com. Avrai a disposizione molti template tra i quali scegliere per l’aspetto del tuo blog, tema che potrai personalizzare con tue foto, tue impostazioni, ma non modificando il codice o il CSS (queste opzioni sono sulla versione a pagamento dello stesso servizio). Tra le altre caratteristiche importanti segnaliamo la possibilità di importare i vecchi post da altre piattaforme, qualora questo non sia il tuo primo blog e non vuoi perdere i vecchi scritti. Il blog sarà già predisposto per essere in piena linea col Web 2.0, grazie a widget ad hod per lo sharing e la socializzazione di vario tipo. L’indirizzo offerto gratis sarà del tipo tuonome.wordpress.com a meno che tu non voglia associare un tuo nome a dominio personale, chiaramente a pagamento però. Per foto e contenuti avrai ben 3 GB di spazio. Ed ancora Spell-check, Previews, Autosave, statistiche ed altro… Servizio disponibile anche in lingua italiana.

Scheda del sito:
http://www.freeonline.org/sitogratis/wordpress-com.html

Web 2.0 e social media in medicina, Eugenio Santoro, Il Pensiero Scientifico Editore


Web 2.0 e social media in medicina
Collana: Mappe
Anno: 2011
Autore/Curatore: Eugenio Santoro
Edizione: Seconda edizione
Pagine: 360
Libro del mese: Novembre 2011
978-88-490-0390-1
€ 25,00
 
http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http%3A%2F%2Fwww.pensiero.it%2Fecomm%2Fpc%2FviewPrd.asp%3Fidproduct%3D564&send=false&layout=standard&width=230&show_faces=false&action=like&colorscheme=light&font=verdana&height=65
Il matrimonio tra web 2.0, social media e medicina aveva tutti i presupposti per avvenire. Una indagine condotta negli Stati Uniti e pubblicata all’inizio del 2011 dimostra come Internet sia la prima fonte di informazione per i cittadini americani, il 59% dei quali cerca informazioni sanitarie online. “Medicine 2.0” e “Health 2.0”, termini utilizzati per indicare l’applicazione delle nuove tecnologie offerte dal web 2.0 all’ambito medico e a quello sanitario, sono ormai di uso comune, e sono sempre più numerosi gli studi che valutano l’impatto del web sull’assistenza sanitaria e sulla formazione e l’aggiornamento di medici e pazienti. A tre anni dalla pubblicazione della prima edizione, la diffusione dei social media e il continuo fiorire di applicazioni, servizi e strumenti basati sul web hanno reso indispensabile una seconda edizione del testo, completamente aggiornata.

PDFla Repubblica, 8.11.2011 (PDF: 1,6 Mb)
PDFSole 24ore, 5.12.2011 (PDF: 140 Kb)

da Web 2.0 e social media in medicina – Volumi – Il Pensiero Scientifico Editore.

Blog e parole attraverso Fosco e Dacia Maraini


“Cosa si fa sui blog?” chiese Incredulo

“Sui blog si fa conversazione!” rispose Sperimentatore

Questo dialoghetto tra Amalteo e SurferRosa mi ha fatto ricordare alcuni frammenti e citazioni tratte dal libro di Dacia e Fosco Maraini, Il gioco dell’universo. Le lascio qui.

“Fosco era uno sperimentatore nato. Il campo dei suoi esperimenti era il linguaggio. Quasi mettendo in pratica la famosa frase di Roland Barthes: “Ogni rifiuto del linguaggio è una morte”. Con la morte lui ci giocava a rimpiattino: le parole gli rivelavano i nascondigli più sicuri, più impensabili per tenerla a bada. Ma rivela anche altro questa passione, come dice T.S. Eliot nel saggio del Bosco Sacro dedicato a Philip Massinger, ovvero che una evoluzione vitale del linguaggio è anche una evoluzione del sentimento. Quindi non gioco di superficie, fine a se stesso, ma scavo, attraverso la lingua scritta, nella terra dura del pensiero. […]

… Il linguaggio comune, salvo rari casi, mira ai significati univoci, puntuali, a centratura precisa.

Nel linguaggio metasemantico invece le parole non infilano le cose come frecce, ma le sfiorano come piume, o colpi di brezza, o raggi di sole, dando luogo a molteplici diffrazioni, a richiami armonici, a cromatismi polivalenti, a fenomeni di fecondazione secondaria, ed è facile vedere i “duomi del pensiero” che si muovono lenti spinti dai “moti più segreti”.

Nel linguaggio comune dinanzi a cose, eventi, emozioni, pensieri nuovi, o ritenuti tali, si trovano suoni che danno loro foneticamente corpo e vita, che li rendano moneta del discorso.

Nel linguaggio metasemantico, o nella poesia, avviene proprio il contrario. Si propongono dei suoni e si attende che il proprio patrimonio d’esperienze interiori, magari il proprio subconscio, dia loro significati, valori emotivi, profondità e bellezze. E’ dunque la parola come musica e come scintilla.

… La parola è come una caramella, qualcosa da rigirare tra lingua e palato con voluttà, a lungo, estraendone fiumi di sapori e delizie.

… Parole belle, parole brutte, parole misteriose, parole semplici, parole complesse, parole didascaliche, parole poetiche, parole logiche, parole in libertà… . […]

… Fosco confesserà inoltre che quasi ogni sua parola è frutto d’un lungo studio. Certe espressioni proprio non gli venivano per mesi, sapeva quello che cercava, ma il sassolino giusto la marea non glie lo gettava mai sulla spiaggia.

Poi un certo giorno, magari facendosi la barba, cambiando una gomma della macchina, studiando gli ideogrammi cinesi o seduto nella neve al sole, eccoti il sassolino cercato. Adesso gli resta solo da sperare di non aver scritto in una lingua privata e segreta, come dire per lui solo; ciò che proprio gli dispiacerebbe.

… La tensione poetica accompagnerà Fosco per tutta la vita. Ma non scriverà molti versi. La sua scrittura tendeva allo scientifico e allo storico. Eppure la gioia della poesia si insinua spesso anche fra i suoi più cocciuti elenchi. La poesia come gioco verbale, la poesia come affrancamento di una fantasia troppo costretta e razionalizzante, la poesia come alta acrobazia verbale, la poesia come gioco che si gioca. Tale la troviamo in questa fànfola:

Il giorno ad urlapicchio

Ci son dei giorni smègi e lombidiosi

col cielo dagro e un fònzero gongruto

ci son meriggi gnàlidi e budriosi

che plògidan sul mondo infrangelluto,

ma oggi è un giorno a zìmpagi e zirlecchi

un giorno tutto gnacchi e timparlini,

le nuvole buzzìllano, i bernecchi

ludèrchiano coi fèrnagi tra i pini;

è un giorno per le vànvere, un festicchio

un giorno carmidioso e prodigiero,

è il giorno a cantileni, ad urlapicchio

in cui m’hai detto “t’amo per davvero”.

Ma cosa sono le fànfole? Fosco rispondeva con una citazione da Palazzeschi.

“cosa ci hanno con noi quelle due sbrèndole, quelle ciufféche, quelle cirimbràccole?” – Palazzeschi

La fànfola è una forma dialettale,  un ghirigoro linguistico, un grammelot finissimo ed esilarante che fa esplodere il linguaggio dall’interno, mostrando le sue contraddizioni, le sue povertà e le sue ricchezze. Rivelando soprattutto quanto il suono spesso prevalga sul significato, il fonema sul semantema.

… Ah, la magia delle parole! Che non smettono mai di sorprendere, di cicalare, di ridere, di manifestarsi e poi sparire nel nulla.

… E alla fine di tutte le nostre “esplorazioni” arriveremo dove abbiamo cominciato e per la prima volta conosceremo il “posto”. (T.S. Eliot)

Così  Fosco accumulava parole con la pazienza di un grande camminatore della mente.”

Allora:

“Cosa si fa sui blog?” Chiese Incredulo

“Sui blog si fanno blogaloghi!” rispose Amalteo-Sperimentatore… ossia varianti dei dialoghi faccia a faccia.

Non vi sembra una “fànfola”?

Sui Blog: conversazioni di qualche anno fa (2006)



In quanto vivente nella modernità vivo non solo il politeismo dei valori, ma anche quello dei ruoli e delle situazioni.

Ma se dovessi ricordare per il futuro la “cifra” di questi mesi dovrei riferirla alla mia avventura sui Blog. E alla mia vorace curiosità per questa forma di comunicazione biografica resa possibile dalle tecnologie del Web.

Sull’ argomento ho avuto una interessante discussione con Ruckert che vorrei fissare anche nel mio blocco degli appunti.

Paolo a Ruckert  Mi è piaciuta la tua rievocazione biografica sul Blog del 14 aprile . Volevo dirti subito – in breve – perchè trovo di grandissimo interesse culturale i Blog. Perchè credo che attraverso questi scritti e nei commenti stia avvenendo una rivoluzione. Cioè la costruzione di una intelligenza associativa. Ossia l’elaborazione di nuovi modi di pensare il mondo attraverso piccoli francobolli che fanno vedere le associazioni fra gli eventi e la loro interpretazione. Qualcosa che ha un equivalente storico solo con la nascita della “opinione pubblica” che è avvenuta con  l’illuminismo francese. Nei blog vedo cultura, interessi, passioni. Tutte spezzettate: ma questa è la modernità. La modernità è frammento. Solo ogni singolo individuo può tentare di “mettere assieme”. Così i tuoi foglietti ne cassetti possono uscire. E magari incuriosire qualcuno .. che così incontra altri pensieri … Una grandissima

rivoluzione. Tanto più profonda perchè molecolare. Con i blog si vede vistosamante che non c’è la “massa” (il riferimento-base dei fascismi e dei comunismi) ma individui pensanti che associano le loro intelligenze e sentimenti.

Ruckert:  l’idea reticolare nella diffusione delle idee è interessante, bisognerà capire se e come prenderà piede, se non c’è il rischio che la rete possa imprigionare piuttosto che liberare, magari inserendoci in piccole comunità autoreferenziali. Il rischio, inutile negarlo, esiste come la potenzialità. Come spesso accade il problema è bilanciare le due cose e fare in modo che da questa babele di passione interessi ideali possa venir fuori una massa critica (o magari diverse masse critiche) di maggiore respiro. Anche qua il tempo ci risponderà, per ora possiamo solo immaginare… Ciao :)

Paolo: “se non c’è il rischio che la rete possa imprigionare piuttosto che liberare, magari inserendoci in piccole comunità autoreferenziali” E’ vero. Allora l’unico ragionamento possibile è: qual’è il minore dei mali? LE autoreferenzialità? o il pensiero unico (insisto: quello delle culture totalitarie)? Propendo per il primo corno del dilemma. Trovo più libertà di pensiero in piccoli gruppi che condividono più comuni sentire. Il vero problema lo vedo nella possibile superficialità dei contatti. Relazioni sociali basate su “francobolli” tendono ad impoverire i significati di conoscenze più profonde e complessive.

Ciao, Amalteo

Ruckert: vero, ma se ci fosse la terza via? L’ideale sarebbe combattere l’aureferenzialità in modo tale da ampliare sempre di più le piccole comunità che poi interagendo tra loro riescono a fare quella massa in grado di sviluppare la circolazione delle idee, che ne pensi?

Paolo: Caro Ruck, questa volta temo che o non siamo in sintonia o non ci capiamo. E’ la parola massa che mi incute timore, pensando al passato, soprattutto al secolo breve (1917-1945). Meglio infinitamente meglio individui che comunicano. Parlanti che crescono individualmente sulle normali sfide di una normale vita: nascita, crescita, espansione della personalità, fatica del lavoro, accettazione della morte. Nella massa c’è sempre bisogno di un capo. Come insegna anche la vicenda politica italiana: un popolo televisivo (non i parlanti dei blog) ha ancora acclamato un capo. Che non accetta le regole della democrazia. Ben sapendo che le televisioni sono sufficienti a creare qual “senso comune” che gli consentirà (probabilmente grazie a Bertinotti) di vincere per la terza volta. La televisone fà massa, i blog possono fare individui che trovano quei comuni sentire basati sul’intelligenza associativa. Ciao e grazie per gli stimoli a pensare

Ruckert:  Non credo che non siamo in sintonia forse bisogna solo capirsi. Proviamoci magari partendo da un linguaggio comune perché bisogna intendersi sul senso delle parole. Al termine massa critica non voglio dare quel significato. Preferisco immaginare che l’insieme, anzi meglio la presenza sempre più  numerosa di individui che comunicano e interagiscono tra loro crescendo individualmente, possano consentire un miglioramento qualitativo della società nelle sue diversità. Più la massa dei pensieri liberi aumenterà, più sarà possibile avere un miglioramento, a condizione però che tutti questi individui mantengano il più possibile un atteggiamento aperto verso l’esterno, in modo tale anche da far sviluppare in modo reticolare questo modello. E questa massa a differenza del passato potrebbe non avere necessità di un capo gerarchicamente sovraordinato proprio per la presenza di un reticolo che si muove orizzontalmente. Che dici? Siamo davvero così distanti? Ciao :)

Paolo: caro Ruck. Era proprio un malinteso linguistico sulla parola “massa”. Sono del tutto in accordo con il tuo ragionamento. Fra l’altro, nel tuo caso, non è solo un “ragionamento” ma una pratica attiva. La tua intelligenza e capacità di pensiero la vedo sempre messa in atto nelle tue interazioni con amìci di vecchia data o occasionali. Ti sei costruito con loro un cerchio-reticolo in cui amplificate le vostre esperienze ed i vissuti. Ecco la forza dei blog: una rivoluzione attraverso il parlarsi. Insomma una volta tanto la scienza e le tecniche possono essere utilizzate in modo attivo e partecipato. Dati i tempi che continuano ad essere piuttosto crudeli è davvero molto. ciao, a presto

MariaPrivi  ad agosto sarà un anno che frequento il mondo bloggaro. Tempo di consuntivi? Ma no! Non ci credo.Solo un momento per conversare. Il blog è uno specchio abbastanza fedele dei tanti pubblici “reali”. Un mezzo con buone peculiarità ed inevitabili difetti. Permette rapida, ed a volte mirata circolarità delle idee, ma si rischia di ricevere informazioni errate.

Eppure da Alex, con i blog, abbiamo ottenuto persino risultati concreti – vedi da me: Come muore la mia terra-. Io con il blog faccio di tutto: amicizia, lavoro, passatempo. Per alcune persone può diventare indispensabile (vecchi, persone sole, persone con bisogno ed impossibilità di comunicare altrimenti), per altre una droga (autoreferenzialità, sindrome del contatore, sostituzione impropria del virtuale con il reale), c’è chi lo adopera per raccattare sesso e chi per suscitare compassione. Un buon mezzo, un cattivo mezzo, secondo l’uso -sia attivo, sia passivo- che se ne fa. Un mezzo sicuramente in linea con il carattere del nostro tempo.

Paolo  condivisione piena, cara mariaprivi. Ben ritrovata! Mi fa immenso piacere che anche tu valuti positivamenta la rivoluzione comunicativa dei Blog. Condivido tutto, ma proprio tutto, quello che dici: luogo innanzitutto di conversazione; specchio fedele (quasi un campione) della opinione pubblica; rapidità nella circolazione delle informazioni; nuovi tipi di amicizia, non basata sulla vicinanza fisica, eppure forte ed affettuosa; spazio comunicativo per le persone sole anziane (direi anche: allenamento del cervello e quindi prevenzione della decadenza della memoria); compulsività per alcuni (è vero: però meno dannosa dei telefonini, perchè è mediata dalla lingua scritta, che è sempre un esercizio di ordine); certo anche luogo per promuovere incontri sessuali (che, però se consenzienti e sicuri, sono una gioia della vita).

Vero, verissimo: un mezzo, uno strumento. Non un fine. Uno strumento al servizio della personalità.

Dei blog amo moltissimo le coincidenze (incrociare persone particolari che magari mai avrei potuto conoscere) e le occasioni. Per esempio in queste ore sul blog di ruckert (post Gotan project) sta avviandosi la stesura di una discografia jazz interattiva che potrebbe concludersi con un testo quasi collettivo su questo genere musicale del novecento. ciao carissima. a presto


Paolo Ferrario, “Fatti un blog!”: istruzioni d’uso (seconda puntata) | Muoversi Insieme


Le persone che oggi attraversano la frontiera degli “oltre 60 anni” hanno partecipato, molto spesso con stress e difficoltà di adeguamento, alletrasformazioni tecnologiche che hanno completamente trasformato le forme della comunicazione pubblica.
Pensiamo alla scrittura: dalla Olivetti Lettera 22alle prime macchine per scrivere elettriche, poi i primissimi personal computer come l’M24 (ancora dell’Olivetti) e successivamente, con estrema rapidità, fino a quelli fissi e gli attuali, sempre più piccoli e portatili.
Nel quadro di queste innovazioni, oggi internet occupa uno spazio preponderante: email, siti, ricerche online sono ormai linguaggio comune. Negli ultimi anni c’è stato poi l’avvento del cosiddetto Web 2.0, che dà la possibilità agli utenti di interagire con le macchine. Il simbolo di questo passaggio è stato il blog, di cui abbiamo parlato anche in precedenza. Oggi vorremmo fornire una piccola guida su come farlo funzionare concretamente.   …. segue:

l’intero articolo qui: “Fatti un blog!”: istruzioni d’uso | Muoversi Insieme.

Alessandra Cicalini, Diventare blogger, un gioco da… sessantenni! – Blog di Stannah | Muoversi Insieme


Ci sono molte ragioni per decidere di lasciare tracce di sé su internet e spesso sono proprio gli anziani a sentirne maggiormente l’esigenza, per ragioni psicologiche, per tenere in allenamento la memoria e per tramandare la propria storia a beneficio di figli e nipoti. Tutto sta a superare l’ostacolo tecnologico: dopodiché, tenere un blog è facilissimo, anche per chi ha superato i 60 anni.

aprire un blog è molto più facile a farsi che a dirsi. Invitia voi i lettori a seguire il suo esempio, ripassando di qui a darcene notizia… Vi ha convinto? Diventerete anche voi blogger? Aspettiamo i vostri indirizzi Web!

l’intero articolo qui: Diventare blogger, un gioco da… sessantenni! – Blog di Stannah | Muoversi Insieme.

Lidia Goldoni, Presentazione del Sito/Blog Per Lunga Vita – idee, azioni e servizi per meglio vivere vecchiaia, disabilità e cronicità


Benvenuti sul sito “Per Lunga Vita”.
Per Lunga Vita è un augurio, un luogo per continuare il nostro dialogo, per parlare di anziani, disabili, malati cronici, con serenità e senza allarmismi, per offrire un servizio.
Vorremmo dialogare con loro e non solo su di loro, con i loro familiari e i volontari, per dare suggerimenti e informazioni sulla salute, per capire ciò che può servire, per aiutare a scegliere i servizi.

Una vita lunga, nonostante disabilità, limitate funzionalità e cronicità è una conquista del progresso.
Agli operatori del lavoro di cura, vorremmo trasmettere conoscenze e formazione perchè il loro lavoro tenda sempre alla qualità, agli amministratori e ai politici un aggiornamento sul rapporto tra servizi e bisogni del paese.

Parleremo della vita quotidiana, ma anche di salute, di assistenza domiciliare, di servizi residenziali e sanitari, di organizzazione e di rete, sempre di qualità dell’assistenza.

Non si è voluto affrontare per tempo- come per l’inquinamento, il dissesto idrogeologico, la salvaguardia dei monumenti- il tema della longevità e delle sue ricadute sul piano sociale e assistenziale.

Non si programma a lungo termine, non si parla, anche per la tarda età, di promozione della salute, di prevenzione, di riabilitazione.

I nostri obiettivi: dare strumenti di conoscenza ai cittadini per scegliere servizi di qualità, ai professionisti per migliorare la loro capacità operativa e ai decisori delle politiche sociali suggerimenti e idee per innovare il nostro sistema sociale.

Vogliamo contrastare l’idea di anziani, disabili e cronici quali responsabili di una futura catastrofe economica del paese.

Se queste persone si sentono apprezzate, diciamo ai più cinici, è condizione perché si ammalino di meno, ritardando la non autosufficienza.

Per noi, che cinici non ci riteniamo, lo consideriamo un valore e un impegno etico, a cui vi chiediamo di contribuire.

La Direttrice di Per Lunga VitaLidia Goldoni

da: Presentazione – Per Lunga Vita – idee, azioni e servizi per meglio vivere vecchiaia, disabilità e cronicità.

Paolo Ferrario, “Fatti un Blog!”: esercizi di creatività per gli over 60 | Muoversi Insieme


Il diario ha una grande tradizione nella storia dell’umanità: alla sua base c’è l’idea che fissare per iscritto le esperienze di sé e del proprio ambiente sia un modo per far emergere la propria soggettività e trasmetterla nel corso del tempo. Oggi, nella modernità, si può fare questo usando internet e le tecnologie che la rete mette a nostra disposizione.
La soglia dei 60 anni può aprire nuove opportunità di conoscenza, di studio, di osservazione della realtà. C’è una nuova fase della vita che può essere vissuta allenando la memoria alla ricerca del proprio passato da vivere alla luce del presente: con questo articolo illustriamo le potenzialità dei cosiddetti “blog” nel perseguire questi obiettivi.
Nel suo libro La parte abitata della rete (Tecniche nuove, 2007) Sergio Maistrello pone sotto attenzione le nuove opportunità: “Dentro la parte abitata di internet – scrive a pagina 173 – tutto è interazione. Se i nodi della rete sono punti di presenza delle persone, i collegamenti tra un nodo e l’altro rappresentano relazioni e i contenuti diventano conversazioni”.
Ma cos’è esattamente un blog?

….

Vai all’intero articolo qui:

Gordon Bell: l’uomo che ricorda troppo, da Diritto 2.0 – Il blog di Ernesto Belisario


Gordon Bell non ha bisogno di ricordare, ma non ha possibilità di dimenticare. Gordon Bell non è il personaggio di un romanzo o di un film di fantascienza né un novello “Pico della Mirandola”. Mr. Bell ha 75 anni e, come tutti noi, dimentica accidentalmente le cose. Diversamente da noi, però, è un ricercatore della Microsoft’s Bay Area Research Centre di San Francisco e da quasi dieci anni fa la cavia ad un suo progetto di ricerca dal nome indicativo: MyLifeBits. Dal 2001 Gordon, grazie alle nuove tecnologie informatiche, registra tutta la sua vita in un enorme database (archivio), realizzandone una vera e propria “copia” digitale. Porta sempre con sé una minuscola macchina fotografica che scatta una foto ogni minuto e indossa alcuni sensori in grado di notare e memorizzare i cambiamenti della luce (ad es. se entra in un caffè) o della temperatura.

gordon bell and sensecam

(Gordon Bell in una foto di Aquillo)

Ma non è tutto: le conversazioni e le telefonate di Gordon vengono registrate e tutti i suoi spostamenti sono tracciati grazie ad un dispositivo GPS. Dopo quasi dieci anni di progetto, la memoria digitale di Mr. Bell è costituita da migliaia di video, file audio, foto digitali, e-mail e pagine Web; tutto quello che Gordon ha fatto, visto o letto è stato trasformato in bit ed è finito in un gigantesco archivio digitale la cui consultazione consente di ricostruire in pochi secondi e con precisione assoluta ogni minimo particolare.
Da poco tempo Mr. Bell raccoglie e immagazzina anche i dati relativi alla sua salute, ai battiti del cuore e alle calorie; questo fa si che Gordon, a differenza di molti suoi coetanei, non debba preoccuparsi della perdita della memoria che reca con sé la vecchiaia.
I risultati di questo progetto sono talmente apprezzabili che sono già iniziate le applicazioni terapeutiche e le stesse tecnologie vengono attualmente utilizzate su un ristretto numero di persone che soffrono di malattie neuro-degenerative. In questi casi i benefici sono innegabili e si aiutano i pazienti a vivere con meno ansia la propria vita nella malattia.
Dal punto di vista tecnico il problema principale appare solo uno: quanto spazio è necessario per memorizzare digitalmente una vita intera? Per fortuna, si tratta di uno spazio ancora troppo grande per ipotizzare l’immediata diffusione di questa “archiviazione digitale” delle nostre vite. Ma tra pochi anni la tecnologia ovvierà a questo ostacolo e sarebbe quindi auspicabile riflettere fin d’ora sui rischi di un uso generalizzato di queste applicazioni: se le valenze terapeutiche sono indubbie, i risvolti di una diffusione generalizzata sono quantomeno inquietanti.

Innanzitutto il rischio più grave è quello che questa tecnologia potrebbe indurre gli individui a comportarsi diversamente; a prescindere dalle problematiche di privacy (di cui lo stesso Bell appare consapevole) e di proprietà della memoria digitale (cosa succede al momento della morte con tutte le informazioni memorizzate?), se tutto è registrato e può essere accuratamente esaminato probabilmente le persone si comporteranno diversamente ed avremo un mondo di conformisti.

E poi, è opinione generale che molte cose sia preferibile dimenticarle: come diceva Khalil Gibran, anche “l’oblio è una forma di libertà”.

tratto da: Gordon Bell: l’uomo che ricorda troppo | Diritto 2.0 – Il blog di Ernesto Belisario.

Un Blog “provvisorio” come strumento di comunicazione in gruppi di lavoro: scheda operativa di Paolo Ferrario


Un Blog  “provvisorio” come strumento di un gruppo di lavoro

Nelle organizzazioni di servizio o nelle scuole si tengono con frequenza incontri di lavoro, seminari di formazione, riunioni di programmazione.

Il lavoro della formazione richiede la definizione di obiettivi didattici, l’individuazione di assi tematici, l’esplicitazione dei profili culturali che caratterizzeranno la realizzazione del progetto,  la memorizzazione delle informazioni, le correzioni in itinere, il confronto collaborativo fra più punti di vista..

In situazioni di gruppo non immediatamente decisionali è necessario far circolare informazioni mirate all’accrescimento delle conoscenze da parte dei membri del gruppo, soprattutto quando si è in fase di istruttoria su un problema.

Con questo breve testo intendo mostrare l’uso di un “Blog provvisorio” allo scopo di migliorare il flusso delle informazioni e la loro correzione durante i diversi momenti della discussione.

Cos’è un Blog?

La parola “blog” deriva da “web” (rete) e “log”.

In senso letterale sarebbe “”Traccia sulla Rete”.

In senso operativo un blog è una tecnologia internettiana gestita da un software che tiene le tracce di accesso ad un sito.

In senso comune un blog è come una pagina bianca che si aggiunge ad altre pagine bianche, come in un blocco di appunti.

In questa pagina Uno scrive qualcosa che gli sta a cuore e nella mente, il software la fissa nel tempo (ora, giorno, anno) poi Altro arriva, legge e (se è nella giusta disposizione d’animo) scrive a sua volta qualcosa su quanto ha trovato scritto.

Dunque un blog è uno strumento (un ottimo strumento) di comunicazione scritta interattiva. Un blog potrebbe contenere i capitoli di un romanzo o un progetto per la costruzione di un ponte o, ancora, le idee allo stato informale per un progetto didattico o di servizio.

E’ diventato linguaggio comune chiamare “post” (di fatto un testo strutturato, con la possibilità di immettere facilmente immagini, audio, video) il primo testo e “commenti” quello che scrivono i visitatori o collaboratori.

Visivamente un blog funziona così:

Infine un blog presenta queste altre caratteristiche che lo rendono uno strumento estremamente flessibile ed adattabile a diverse situazioni biografiche (diario in rete), relazionali (stabilire contatti con persone affini o comunque “vicine”) e lavorative (monitorare un processo organizzativo):

  • Non richiede l’acquisto di software, la registrazione alla piattaforma blog è gratuita
  • È di facile apprendimento
  • Pubblica in ordine cronologico inverso (va dal presente al passato)
  • È in rete e quindi tendenzialmente accessibile a chiunque: e tuttavia può anche essere riservato solo ai componenti di un gruppo di lavoro

E’ proprio su quest’ultima opportunità che vale la pena di soffermarsi.

Perché un Blog provvisorio invece delle EMail?

In incontri di gruppi di piccole dimensioni (direi da 5/10 fino a 30/40) è pratica usuale quella di fare circolare i materiali informativi tramite la posta elettronica.

Questo sistema sembra, a prima vista, semplice ed economico. In realtà è molto dispersivo: basta che il lettore di questo mio testo vada alla sua posta e ne converrà. Le EMail si accatastano una sull’altra in modo casuale che richiede un continuo lavoro di classificazione e memorizzazione.

Immaginiamo un gruppo di 20 persone che si scambiano sintesi, frammenti progettuali, idee spontanee, testi in fase di abstract.  Ogni componente della mailing list riceve informazioni relative ad un evento e le archivia secondo propri criteri. Già questa operazione può generare qualche problema di ritrovamento. Ma le cose si complicano quando arrivano commenti e feedback, perché tutte queste informazioni saranno oggetto di sequenze infinite di EMail.

Questo avviene perché le EMail vanno configurare una catena di informazioni che richiedono dispendio di tempo per aggregarle.

Le EMail sono fantastiche per comunicazioni bilaterali, ma sono meno utili quando si intrecciano più persone sullo stesso oggetto di lavoro.

Ecco perché un blog può razionalizzare questi flussi comunicativi.

Innanzitutto permette di raccogliere ogni informazione in un luogo accessibile a ciascun membro del gruppo. E’ proprio come fare quello che usualmente facciamo: entriamo nella stanza della riunione e cominciamo a parlare. Qualcuno (talvolta) tiene un verbale.

Il blog consente di creare una specie di scaffale su cui depositiamo in contenitori etichettati i singoli elementi informativi del progetto (programma, statuto, work in progress, dati statistici, ideazioni, …)

Il blog consente di ordinare i post per argomenti. Ogni post è commentabile. Ciascuno legge i commenti degli altri, chiede delucidazioni, aggiunge la sua opinione. I commenti appariranno in ordine cronologico e saranno sempre associati a quel post, che sarà così arricchito di sfumature interpretative.

Ma il vantaggio formidabile è che ogni post potrà essere richiamato tramite link nelle mail e in qualsiasi documento web o pdf.

E’ questo il valore aggiunto: le proposte, le sintesi, i testi (ognuno in un post) saranno commentabili, visibili, linkabili e ricercabili per temi.

Se non è opportuno rendere tutto di dominio pubblico le piattaforme blog permettono di rendere un intero blog (o un singolo post) accessibile solo tramite password. Analogamente i commenti possono essere vincolati a forme varie di controllo da parte dell’amministratore: si può così richiedere la registrazione di ciascun utente e in ogni caso i commenti vengono segnalati via mail all’amministratore.

Nota finale

Questo scritto deve molto a questo post:

Corrado De Francesco, I blog per convegni e seminari

Un’analisi veloce ed esauriente sulla gestione dei blog è qui:

Alberto D’Ottavi, Tommaso Sorchiotti, Come si fa un Blog 2.0, Tecniche Nuove, 2008

Paolo Ferrario

Sui Blog, di Paolo Ferrario nel 2007


Provo ad osservarmi.
E a scrivere mentre mi osservo.
E, in particolare, a mettere a fuoco i miei processi di pensiero.

Osservo i due poli opposti.
Da una parte c’è il continuo fluire del pensiero interno. E’ l’incessante ”stream of consciousness” che James Joyce ha osato sfidare sul piano letterario nel suo Ulisse. E’ un pensiero mobile, variabile, disordinato, confinante fra conscio ed inconscio. Talvolta si ferma. Più spesso scappa via e si dimentica del passo precedente.
E’ un gran compagno questo pensiero.
Si presentifica davanti allo specchio e mi fa dire: “ma chi sono io?  .. chi è quello lì? … ma sono davvero io?”.  O si manifesta con qualità psichica prima di dormire.
E’ il pensiero che  lentamente si assopisce prima di dormire. Per fare posto al sogno.
E’ il pensiero che può essere  messo al servizio della psiche con la reverie

All’altro polo c’è il pensiero applicativo. Quello dello studio analitico che si lega al lavoro ed alla professione. Qualsiasi lavoro attiva il pensiero applicativo. E’ pensiero pratico: “si fa così … no, si potrebbe anche fare così … questo adesso, questo dopo… occorre confrontare … ci vuole un parere …”
La coscienza occidentale è andata molto avanti nei pensieri applicativi.
Lo psicologo Howard Gardner nel suo Formae mentis, ha addirittura elaborato una tipologia delle intelligenze: l’intelligenza linguistica; l’intelligenza musicale, l’intelligenza logico-matematica, l’intelligenza spaziale, l’intelligenza corporea; l’intelligenza intrapersonale; l’intelligenza interpersonale. Libro fantastico il Formae mentis (Feltrinelli, 1987).

In mezzo a questi due poli si agitano, agiscono, prendono il sopravvento e lo perdono tantissimi altri stili di pensiero.
Il pensiero poetico. Quello dello sguardo intenso, unico e profondo sull’attimo. E’ un pensiero molto, molto legato allo sguardo. Sguardo diretto o obliquo. Ma comunque sguardo che vede oltre e dentro. Solo in quell’attimo. Lo sguardo che crea una realtà altra da quella percepita dalla coscienza.

Ancora il pensiero del gesto quotidiano. Accudirsi (oh , quanto sfuma sul pensiero interno, talvolta!), nutrirsi, fare ordine. Ricreare le condizioni per la propria sopravvivenza. E’ un pensiero apparentemente semplice che si affida alla memoria procedurale. Mia moglie mi dice che questo pensiero sarà molto, molto utile in vecchiaia.

C’è il pensiero della scelta. Cosa faccio? Cosa decido? Questa via o quest’altra? Decidere: tagliare. Ogni decisione è un taglio. Sanguina, poco o tanto

Insomma: ci sono tante varianti nei processi del pensare.
Anche perchè c’è sempre l’emozione di pensare. E’ lì che il pensare si umanizza perchè si impasta fra pensiero e sentimento ed ancora fra senzazione ed intuizione (quanto era saggio Jung. Il vecchio saggio Carl Gustav Jung)

Ma era ai blog dove volevo arrivare.

Quale tipo di pensiero attiva il fare direttamente un blog o ancora visitarli e commentare?
A me sembra che attivi un pensiero relazionale.
Ossia un pensare che si struttura facendo rimbalzare dentro di sè e poi fuori di sè e poi ancora dentro di sè pezzetti del pensare di altri. Come dice anche Fully in un suo post.
E’ per questo che le tecnologie che sostengono i blog sono una rivoluzione della modernità.
Ed è proprio che da qui nascono i problemi. I nuovi problemi legati all’uso di queste straordinarie tecnologie. In una prospettiva negativa ne ha già parlato Sherry Turkle.

Oggi vorrei soffermarmi su tre aspetti: la scelta dei blog, il tempo per esplorarli, ilpensiero applicativo emergente, la rottura della solitudine nella moltitudine.

La scelta dei Blog. Per me è avvenuta prima per amicizia, poi per casualità, poi per affinità, poi ancora per amicizie acquisite. La Z-List combina affinità e casualità. Ma costringe anche alla scelta. Ed è stato molto divertente leggere del tormento decisionale di Dodo (sanguinava un pochetto). L’interesse della Z-List (e forse anche qualla della “classifica per generi”): conoscere blogger eccentrici rispetto alle mie centrature. Il suo svantaggio è la mancanza di un aggregatore. Non è una catena. E’ un albero con rami e rametti. Come gi alberi genealogici

E qui nasce il problema del tempo per esplorarli
Il tempo è breve, il tempo stringe, il tempo che resta è sempre limitato.
Osservo che il mio rapporto Uno a Molti con i blog funziona su tre sfere.

bog-sfere

C’è la sfera intima. Gli amici, quelli che si visitano proprio sempre, con cui si colloquia, in cui si commenta e si leggono gli altri commenti. Con cui si intessono rapporti ancora più intimi con le letterine interne. Qui i rimbalzi sono molto frequenti. E talvolta si mettono a tema questioni piuttosto interessanti.

Poi c’è la sfera dei frequenti. Li vado a vedere, ma non in modo metodico. Ogni tanto qualcuno sfugge. I loro amici non diventano miei amici (ma talvolta sì). Insomma è un’area più esplorativa, basata sul criterio prova ed errore. Certo talvolta alcuni finiscono inesorabilmente nelle spire pitoniche della sfera intima.

Infine c’è la sfera dei blog per ricerche. Si tratta di case tematiche. Di blogger che inseguono un tema che mi sta a cuore. Questi blog sfumano nei siti. Non ci vedo molta differenza fra un blog specialistico-tematico ed un sito.
Non dico che tradiscono la missione originaria del blog, che è quella di essere un diario pubblico. Però quasi.

Per me la vocazione interessante del blog è la sua introspezione esposta al pubblico.
E’ per questo che i commenti offensivi e giudicanti sono così fuori tono nella cultura dei blog. Eppure prevalgono: ma è l’effetto imitativo della “discussione da bar sport”. Ti devo distruggere per le tue opinioni. Non posso distruggerti fisicamente, lo faccio con le parole. Tanto è facile battere i tasti, salvare ed inviare.
Così succede che i blogger delle sfere frequenti e per ricerche sono estremamente mobili nel mio rapporto uno a molti. Entrano ed escono con grande facilità.

Quanti blog della sfera intima e frequente si possono “curare”?
Vediamo: 20 interlocutori fra gli amici scelti e che mi hanno scelto; 36 fra i preferiti (ossia i blog monitorati da splinder).
Tenuto conto delle frequenze di lettura, credo che la soglia di 20 si quella più realistica.
Compatibilmente con le altre cose da fare posso “curare” con la dovuta attenzione ed solo 20 relazioni.
Nell’universo delle relazioni internettiane è una molecola nello spazio.
Nelle relazioni fra persone è molto. Tanto più che la rete abbatte la geografia. Sono relazioni extra-territoriali.

Ma quale pensiero interno e pensiero applicativo attiva il pensiero relazionale emergente dei blog?
Qui c’è il problema. Un problema che è solo all’inizio, direbbe Emanuele Severino.
Si tratta di un pensiero frammentato.
Un pensiero erratico.
Un pensiero che si applica a troppi oggetti per esplorarne a fondo ciascuno.
Penso al libro che più mi è caro, all’unico libro che Montaigne ha scritto nella sua vita e l’unico che mi porterei dovunque:

“Questo, lettore, è un libro sincero.
Ti avverto fin dall’inizio che non mi sono proposto, con esso, alcun fine,
se non domestico e privato.
Non ho tenuto in alcuna considerazione nè il tuo vantaggio nè la mia gloria.
Le mie forze non sono sufficienti per un tale proposito.
L’ho dedicato alla privata utilità dei miei parenti ed amici:
affinchè dopo avermi perduto (come toccherà loro ben presto)
possano ritrovarvi alcuni tratti delle mie qualità e dei miei umori,
e con questo mezzo nutrano più intera e viva la conoscenza che hanno avuto di me”
Montaigne, Saggi

Come non intra-vedere in queste parole del 1592 lo spirito, l’atteggiamento, la direzione biografica che oggi spinge un qualsiasi scrittore di blog?
Come sto ora facendo io.
Eppure quali differenze insormontabili!
Lì una applicazione quotidiana, senza interruzioni, senza interventi esterni a elaborare il proprio sè.
Qui, per l’appunto, una erranza fra temi, parole chiave, musiche, proposte, oggetti di riflessione diversissimi. Tutti spesso solo toccati velocemente senza una forte e profonda ricerca indaginante.
Là l’interiorità che si fa universalità.
Qui l’esteriorità dei frammenti che solo a condizione di riprendersi da se stessi in mano potrebbe diventare esperienza unitaria.
E’ il grande problema: tanti messaggi, tante informazioni, tanti stimoli. Ma poco o nulla come socializzazione e educazione a mettere assieme.
E, ripeto, siamo solo agli inizi del problema. Perchè siamo dentro la rivoluzione

Per ultimo mi resta ancora un filo di ragionamento.
E’ abbastanza chiaro che la modernità, alimentata dal mercato e dalle burocrazie,  è innanzitutto rottura delle solidarietà primarie tradizionali. Famiglia in primo luogo, ma poi anche comunità locali.
Questo fa sì che tutti noi (chi più, chi meno) siamo persone sole nella moltitudine.
La moltitudine dei singoli ha sostituito le relazioni primarie.
Il blog integra, quando va bene, le relazioni faccia a faccia.
Più rischioso è quando le sostituisce.
Non c’è un rapporto causa effetto del tipo: la cultura dei blog provoca un impoverimento dei rapporti faccia a faccia.
No
Piuttosto l’estensione ed i radicamento, e le Z-List e le classifiche, insomma tutto questo avvitamento su se stessi dei blog, sono un sintomo della solitudine della moltitudine
Tuttavia essi talvolta alimentano anche forme nuove di solitudine scelta.
E qui il salto esistenziale si fa duro e terribile.
Fin quando si chiacchera più o meno amabilmente sui post e nei commenti: “Caro di qui” … “Caro di là” … “condivido” … “non sono d’accordo” … e via discorrendo (“zio caro”: e qui capisce solo chi ha letto altro) …
Dicevo fin quando si parla con i tasti nasce, cresce,  l’illusione di essere in relazione. Di avere amicizie solide che rompono la solitudine.

Ma appena arriverà la caduta, la malattia, il colpo inaspettato che mette fuori gioco il corpo e la sua stessa possibilità di relazione … ecco, in quel momento, tutte queste relazioni virtuali si disfarranno nel vento.

Cesseranno immediatamente di esistere. Nè più nè meno come quando si spegne un computer.
Non ci sarà più alcuna relazione virtuale importante e necessaria ad avvicinare l’impatto di quel problema.
Ed allora saranno ancora una volta  solo le relazioni primarie, quelle faccia a faccia, quelle delle famiglie sia pure disgraziate, invadenti e terrificanti, dei preti odiati e sbeffeggiati, degli insegnanti colpevolizzati, dei vicini di casa invadenti, ma forse allora rivalutati, dei volontari onnipotenti ed ingrugniti nella loro vocazione salvifica a dimostrare la loro essenzialità per tenerci assieme, male e  ancora per un poco. Ma a tenerci assieme
E se anche queste relazioni franeranno (e franeranno, perchè non tengono sul medio e lungo periodo) ci saranno solo le istituzioni del welfare a darci una gruccia, un lenzuolo pulito alla mattina, dopo, la merda della notte.
Le tanto disprezzare istituzioni del welfare, delle quali ci si accorge per criticarne l’insufficienza, secondo la solita logica della “caccia al colpevole”, solo quando ne abbiamo bisogno.
Ed è qui che la politica, non la politica – spettacolo, ma la politica – azione eticamente sostenuta, riacquista il suo ruolo, peso, vocazione.

Dunque, mi dico: fai il tuo blog, cura le tue relazioni, costruisci pure questi legami sottili che passano per la comunicazione dei fili.
Sappi, però, che sono rapporti effimeri, labili, leggeri.
E allora tieni sempre d’occhio anche  le persone fisiche, concrete, visibili.
Ringrazia il caso e la natura che ti ha messo vicino una moglie che illumina e scalda i giorni.
Tuttavia, se scarseggiano i rapporti interpersonali, perchè hai un pessimo carattere, punta ancora sulle politiche di welfare e sul loro funzionamento.
Magari qualcuno, quando sarai nel letto assistito o sul deambulatore, si ricorderà che Nina Simone sa farti piangere e contemporaneamente renderti sempre felice.
E si ricorderà di infilarti una cuffia sulle orecchie e far andare in loop le sue 500 canzoni.

La Rivoluzione dei Weblog: intervista a Giuseppe Granieri L’Unità, 2004


La Rivoluzione dei Weblog: intervista a Giuseppe Granieri

L’Unità, 2004

Di lui in Rete si dice che sia un guru: in realtà Giuseppe Granieri è molto più che un guru, anche se certamente le sue opinioni sul Web godono di indiscussa autorevolezza. Inventore del primo Aggregator, (una sorta di mega – o meta – blog collettivo su cui «aggregano» un centinaio di blogger , una piazza virtuale dove incontrare molto di quello che giornalmente viene pubblicato) e ora impegnato nel lancio dell’Aggregator 3.0, a cui finalmente chiunque può aderire liberamente e che di fatto si sta già dimostrando una piattaforma preziosa per lo sharing di idee e informazioni, esperto informatico, ma con laurea umanistica e competenze da letterato di razza, curioso di tutto ciò che accade sulla Rete, Granieri è l’incontro migliore che possa fare il navigante inesperto, sperduto lungo le rotte sempre nuove della Rete. Perché, se in Italia si vuole saperne di più sui Weblog, è a lui che bisogna chiedere: i suoi Weblog sono al centro di quel vortice di idee, scritti, immagini, news, commenti che in poco tempo ha fatto della cosiddetta ’blogsfera’ italiana qualcosa di cui anche i media ufficiali, mainstream, devono tener conto.
E’ evidente, infatti, che sono stati proprio i Weblog a dare impulso alle dinamiche digitali italiane.
Ma cos’è esattamente un blog e qual è la novità che ne sta aumentando enormemente la presenza in Rete?
“Il Weblog è un posto in cui un individuo anche privo di competenze tecniche può pubblicare sul Web tutto ciò che vuole. E’ l’approdo naturale per tutti coloro che hanno qualcosa da dire o che vogliono confrontarsi con gli altri. E’ una tecnologia semplice, che esiste da anni ma che oggi è usata da diversi milioni di persone. La novità, appunto, è il fatto che milioni di persone si stanno esprimendo pubblicamente e che questo numero è in crescita geometrica (si parla di un Weblog nuovo ogni 5,8 secondi). Ora, sebbene non sia intuitivo, il fatto che tanta gente si confronti e si esprima pubblicamente ha un forte impatto sociale. Fino ad oggi ciascuno di noi operava la propria rappresentazione del mondo attraverso il racconto dei media, poiché quasi tutte le nostre nozioni non sono esperienziali. Oggi siamo liberi di sceglierci le fonti e di controllare ciò che dicono, di decidere noi cosa è importante e qual è l’approccio da utilizzare per affrontare un tema. Sappiamo che, a determinate condizioni, questo network cognitivo può influenzare l’agenda-setting dei media. Sappiamo che influenza il dibattito politico e sappiamo che influenza i consumi culturali. Ma, di fatto, agendo sulla conoscenza e sui comportamenti delle persone, influenza qualsiasi campo dell’attività umana. Centinaia di ricercatori stanno cercando di comprenderne i meccanismi e di descrivere le logiche che ne governano il funzionamento. Già oggi è possibile spiegare con discreta evidenza quanto sta succedendo. E’ più complicato, invece, prevederne gli effetti futuri: è una faccenda molto complessa poiché non si può affrontare l’analisi da un solo punto di vista. Infatti in ogni parte del mondo si stanno mobilitando fisici e matematici per analizzare topologie e modelli di crescita dei network, cognitivisti per capire come questa continua interrelazione cambia il nostro modo di pensare e di rappresentarci la realtà, studiosi di scienze sociali per monitorarne gli effetti sul nostro modo di vivere, eccetera.”
Hai scritto: “Il sistema Weblog è un sistema ricco. Per sua stessa natura, il blog è un atto di generosità.” Cosa intendevi?
“Da quando esiste Internet è possibile pubblicare in maniera più o meno facile i contenuti sul Web, ma ci si scontrava con un problema strutturale della comunicazione, mediatica e non: la carenza di attenzione. Potevi facilmente pubblicare un racconto in Rete, per esempio, ma difficilmente avresti avuto qualche lettore oltre ad amici e malcapitati spediti da te a leggere. Quello che succede con i Weblog è che si sono strutturati “spontaneamente” (ovvero senza una regia) in un network che smista attenzione in maniera efficace (anche se non equa) e che garantisce che ci sia sempre ascolto. Il modello su cui si è organizzato il network è simile a quello delle colonie di insetti sociali. Ogni individuo sembra perseguire il suo interesse ma rispetta alcune regole semplici che consentono di portare a termine il compito collettivo, ovvero il funzionamento del sistema. Il meccanismo, senza complicare troppo la descrizione del modello di funzionamento, è molto semplice. Nessuno legge un solo Weblog poiché il singolo Weblog non è esaustivo e non pretende di esserlo. I Weblog puntano sempre a pagine esterne perché indirizzare i lettori verso letture interessanti è il miglior servizio che si possa fare. In questo modo ci guadagnano tutti: il titolare del primo Weblog perché ha svolto bene il suo compito e il lettore tornerà; il lettore, perché ha trovato cose interessanti grazie alla segnalazione; e il Weblog cui puntava il link perché ha ricevuto nuova attenzione.”
Stai terminando un libro per Laterza, dedicato al rapporto tra Rete, blog e opinione pubblica. In che modo la Rete e particolarmente i blog posso aumentare la nostra libertà di informazione e di scelta?
“Tutti gli studi e le ricerche più recenti confermano che il network dei Weblog sta modificando la Rete e che la Rete stessa si sta configurando come una vera e propria «sfera pubblica». Questa cosa non è affatto intuitiva se si legge il funzionamento di un network in base ai modelli noti (come siamo tutti tentati di fare). Il modello noto attraverso cui tutti pensiamo ad una opinione davvero pubblica è quello dei mass media: se lo dico in televisione o su un quotidiano, la mia opinione è pubblica. Tuttavia la rete non fa broadcasting, non ha audience. La differenza tra l’audience e i componenti di un network è che gli individui dell’audience sono passivi, sono consumatori di informazioni, e non hanno alcun collegamento tra loro. I «nodi» di un network, invece, sono tutti in relazione reciproca. Si è arrivati anche ad ipotizzare che Internet non sia un medium perché il lavoro di un medium è consegnare il messaggio intatto. La Rete, invece, il messaggio lo elabora e lo modifica ad ogni nodo. Ogni persona che legge una notizia può esprimere la sua opinione, la sua lettura dei fatti, può immediatamente fare una ricerca su Google per verificarne eventuali punti dubbi, può aggiungerci il suo expertise e così via. Essere in un network come questo cambia radicalmente il nostro modo di pensare e soprattutto il nostro modo di rapportarci con l’informazione, che cessa di essere un prodotto, ma soprattutto cessa di essere una informazione con poche alternative. E questo crea un concetto differente di pluralismo, ma anche un senso di partecipazione alle faccende pubbliche. Le ricadute sulla realtà, quella fisica di tutti i giorni, sono enormi e partono da una impostazione che lentamente porterà l’informazione, quella ufficiale e quella di servizio, verso una maggiore trasparenza. Chi vive fuori da questo mondo o lo conosce superficialmente ha difficoltà a comprenderne la portata. Tuttavia il primo a smettere di essere scettico su questa potenzialità dei Weblog è stato il senatore repubblicano Trent Lott, che ha sentito sulla sua pelle il «sapore» dei nuovi media. Dopo le sue dimissioni, il Washington Post ha scritto che la Rete aveva reclamato il suo primo scalpo”
Il problema reale che deve affrontare chiunque decida di aprire un proprio spazio Web è la ’visibilità’. Da questo punto di vista i link, i collegamenti dagli altri e verso gli altri siti della Rete, sono decisivi. Esiste dunque un’economia politica del Web?
“Ci sono diverse spiegazioni, da diverse angolazioni, che chiariscono il modo in cui avviene la distribuzione dei link. Il link è importante, perché non è affatto vero che tutti i nodi hanno la stessa possibilità di accesso. Più collegamenti puntano alla tua pagina più la tua pagina è visibile, più hai attenzione. E la distribuzione non è equa, poiché pochi nodi hanno la maggior parte dei link. Tuttavia questo è funzionale: la lotta per l’attenzione scatena una competizione che le regole del gioco mantengono sana. Questa competizione è uno degli elementi di stabilizzazione del sistema ed è assolutamente funzionale. Inoltre, anche da un punto di vista empirico, non tutti i blogger hanno le stesse capacità o trattano temi ugualmente popolari. Quindi, come nella vita reale, non siamo tutti uguali. Ma il sistema Weblog, a differenza della vita reale, garantisce a tutti le stesse possibilità. Se oggi nasce un nuovo Weblog che merita attenzione, il sistema lo trova e lo promuove, proprio perché (come dicevamo prima) il primo servizio è segnalare contenuti interessanti. Quindi più un Weblog incontra sensibilità affini, più migliora la sua posizione nella distribuzione dei link.”
Che ne pensi del pro-am (il professionista-dilettante, nuova figura sociale e intellettuale, introdotta dall’inglese Charles Leadbeater, in riferimento alle caratteristiche di molti blogger) e che possibilità credi che abbia di variare i rapporti di forza nel reale (tanto per quanto riguarda il capitale ’reale’, che per ciò che concerne il ’capitale simbolico’)?
“Non credo più alla figura del pro-am. Sebbene si parli spesso di mass-amateurization per definire i Weblog in rapporto al giornalismo o alla critica o alla letteratura, si tratta di un approccio sbagliato. Ancora una volta, non si può tentare di descrivere la Rete di oggi paragonandola a cosa nota. E’ un oggetto nuovo, con regole nuove che interagisce con tutti gli altri sistemi, ma da una posizione sua. Li’ dentro c’è semplicemente gente che condivide opinioni e conoscenza e che stabilisce relazioni di stima e di fiducia tra individui. Se per caso io condivido la mia esperienza di lettura di un libro e qualcuno si «fida» e lo compra, si è realizzato un rapporto personale, non un rapporto professionale o pseudo-professionale. Se dieci persone ne parlano bene, l’effetto si moltiplica ad esponente e può arrivare a influenzare le vendite. Se io ho le competenze per smontare una notizia raccontata male e la gente che mi legge si fa un’opinione diversa da quella che i media tentano di far passare per ortodossa, io non ho fatto il giornalista, ho aggiunto expertise. Certo, questo continuo scambio di opinioni alla fine impatta sul mondo reale. Ma è solo perché la tecnologia ha sistematizzato e potenziato a dismisura uno dei modelli di reputazione commerciale più antichi: il passaparola.”