Istella, il Nuovo Motore di Ricerca Made in Italy, da Italia, io ci sono


In un paese in fermento per le opportunità offerte da internet, con numerose startup che si stanno affacciando in questo vasto mondo, si aggiunge un motore di ricerca potenzialmente rivoluzionario: 

che in sardo significa proprio “stella”.

Il portale è stato fondato da Renato Soru, il fondatore di Tiscali ed ex Presidente della Regione Sardegna

vai a tutto l’articolo qui  Istella, il Nuovo Motore di Ricerca Made in Italy. « Italia, io ci sono..

Vivere in rete. Il mondo a portata di click, 13 febbraio 2013 – 10 aprile 2013 ore 21


Vivere in rete. Il mondo a portata di click

info

Palazzo Ducale – Salone del Maggior Consiglio 
Genova

Ingresso libero

partner

archivio iniziative

Incontro

  • 13 febbraio 2013 – 10 aprile 2013
    ore 21

    Vivere in rete. Il mondo a portata di click

    Il web non si limita a collegare macchine, connette delle persone. Prendendo spunto da queste parole di Tim Berners-Lee, tra i creatori del world wide web, la Fondazione Corriere della Sera e la Fondazione Edoardo Garrone promuovono un ciclo di incontri che mira ad indagare il web, le nuove tecnologie e le connesse trasformazioni avvenute in campo culturale, politico, economico e sociale.

  • 13 febbraio 2013

    La bella brevità: la sintesi da Tacito a Twitter

    Beppe Severgnini

  • 27 febbraio 2013

    Anima e iPad

    Maurizio Ferraris

  • 13 marzo 2013

    Esiste ancora la privacy?

    Stefano Rodotà

  • 27 marzo 2013

    La democrazia al tempo del web

cives.net: cittadini che “navigano con impegno” perché si informano attraverso i quotidiani online e discutono di politica nei blog o nei social network


 le statistiche diwww.internetworldstats.com ci fanno osservare che oggi sei italiani su dieci utilizzano la rete: quasi 36 milioni. Erano il 23% nel 2000, sono cresciuti intorno al 50% negli anni successivi, fino a superare il 58% in questi ultimi due anni. Un dato considerevole, ma non troppo elevato se confrontato con gli altri paesi europei. Infatti, nell’UE a 27, l’Italia si colloca al 22esimo posto. Le finalità per cui i cittadini usano la Rete sono, comprensibilmente, diverse e variegate. Ma tra questi utilizzi c’è anche quello di tipo civico e politico. I recenti dati dell’Osservatorio Demos-Coop – che ogni anno dedica un’indagine al rapporto tra i cittadini e l’informazione - confermano questo punto. 

Cittadini onlineNel 2010 li avevamo definiti cives.net: cittadini che “navigano con impegno” perché si informano attraverso i quotidiani online e discutono di politica nei blog o nei social network. Una community, che ha fatto del Web 2.0 un luogo di coinvolgimento civico e politico. Si tratta di una componente non trascurabile, anche dal punto di vista quantitativo; erano circa il 25% dei cittadini nel 2010. Negli ultimi due anni si sono 

consolidati, crescendo al 29%. Restano invece stabili, intorno al 14-15%, quelli che avevamo definito infonauti, quanti cioè si limitano ad informarsi attraverso i quotidiani online,

tutto l’articolo qui   Navigo, m’informo, discuto di politica: così Demos racconta i cittadini 2.0 – Repubblica.it.

si è svolto il CORSO DI FORMAZIONE “Internet per il servizio sociale: nuove forme di comunicazione”, Milano, 29 settembre 2012


Presentiamo l’evento che si è svolto a milano, presso lo Spazio Cantoni, il 29.9.12 dal titolo “Internet per il servizio sociale: nuove forme di comunicazione”, organizzato dal Portale di servizio sociale professionale “S.O.S. Servizi Sociali On Line”, con il Patrocinio del C.R.O.A.S. della Regione Lombardia, del S.U.N.A.S. e dell’A.I.A.S.F.
Si ringraziano il Presidente del C.R.O.A.S. D.ssa Renata Ghisalberti e le Consigliere D.ssa Giulia Manfredi e D.ssa Valeria Antonella Curreli; il Presidente del C.R.O.A.S. Veneto D.ssa Patrizia Lonardi e il Consigliere D.ssa Stefania Bon; il Segretario Nazionale del S.U.N.A.S. Dott. Salvatore Poidomani e il Segretario Regionale S.U.N.A.S.per la Lombardia D.ssa Maria Ester Paltrinieri; il Docente Universitario di Politica dei Servizi Sociali, Prof. Paolo Ferrario e i Partecipanti al corso.

 

 

Social media: origini e caratteristiche di un fenomeno della Rete – YouTube


Juan Carlos De Martin, professore di ingegneria informatica al Politecnico di Torino, spiega le ragioni del successo dei social media a partire dalle origini, con la diffusione dei siti Web, che hanno dato a tutti l’opportunità di conquistare uno spazio in Rete. I social media si articolano in due grandi categorie: reti sociali e microblogging. Oggi sono utilizzati in vari campi, dall’economia alla politica, dalla cultura alla vita quotidiana.

Social media: origini e caratteristiche di un fenomeno della Rete – YouTube.

CORSO DI FORMAZIONE “Internet per il servizio sociale: nuove forme di comunicazione”, Milano, 29 settembre 2012


TERMINE ULTIMO ISCRIZIONI: 9/9/2012

                                     

 ULTIMI 2 POSTI LIBERI PER POTERSI ISCRIVERE AL CORSO  

con il patrocinio gratuito del C.R.O.A.S. Lombardia, S.U.N.A.S. e A.I.A.S.F.

Organizza

CORSO DI FORMAZIONE

“Internet per il servizio sociale: nuove forme di comunicazione”

n. 9 crediti agli assistenti sociali partecipanti

Milano, sabato 29 settembre 2012

dalle ore 09.00 alle ore 18.00

sede del corso:

Centro polifunzionale Spazio Cantoni, Via Giovanni Cantoni, 7 – Tel. 02-36637470

Il C.R.O.A.S. Lombardia ha riconosciuto n. 9 crediti agli assistenti sociali partecipanti per la formazione continua degli assistenti sociali

 

sono aperte le iscrizioni – posti limitati

TERMINE ULTIMO ISCRIZIONI: 9/9/2012

 

Scarica il programma del Corso

Scarica la scheda di iscrizione al corso

da  internet-per-il-servizio-sociale-corso-formazione-s.o.s.-servizi-sociali-on-line.

Adriano Ardovino Raccogliere il mondo Per una fenomenologia della Rete EDIZIONE: 2012


Raccogliere il mondo

Adriano Ardovino

Raccogliere il mondo

Per una fenomenologia della Rete

EDIZIONE: 2012

COLLANA: Biblioteca di testi e studi (692)

ISBN: 9788843063123

Indice

Introduzione
Parte prima
Logos
1. Disposizione e appropriazione
La Rete e la tecnica/Contro l’astrazione/Riduzione strumentale e antropologica/La disposizione come essenza della tecnica/Dalla technealla tecnica/Che cos’è una cosa/Mondo e disposizione/Appropriazione e pensiero della cosa/Il linguaggio e la tecnica/Il preludio e il negativo/L’appropriazione e la Rete/Disposizione e irretimento/Appendice. Che cos’è un dispositivo
2. Dalla raccolta all’essere comune
Disposizione e raccolta/Analisi bifocale e categorie di transizione/Raccogliersi nel pensiero/Pensare e agire nell’età della tecnica/Essere-in-comune/ Singolare plurale/Co-esistenza e dis-posizione/Spartizione e passaggio
Parte seconda
Xynon
3. Quarto spazio e collettività intelligenti
Definizioni/La tecnologia e le tecniche/Intelligenza collettiva e spazio del sapere/Cyberspazio e cybercultura/Virtualità e universalità/La Rete come oggetto-mondo/Glossa 1
4. Transitorietà e localizzazione
Spazi e tempi della network society/La galassia e il mezzo/Tecnologia, comunità, società/Polemos. Dimensioni politiche/La Rete tra topologia e biologia/Dispositivi e mondo comune/Comunicazione, mobilitazione, personalizzazione/Cooperazione e potere/Glossa 2
5. Ipertesto, lettura, rimediazione
L’ipertesto come metafora della Rete/ Interfaccia e ricomposizione/Lessìe e collegamenti /Ricomposizione e lettura/Scrittura digitale e ipertesto/Ontologia del medium e logica della rimediazione/Rete di mediazioni e convergenza mediale/Sé ipermediato e collettività della rimediazione/Glossa 3
Bibliografia

Raffaele Simone presenta il suo libro PRESI NELLA RETE, la mente ai tempi del web, Garzanti, 2012, da una intervista di Igor Guida (pubblicata in Booksweb.tv)


Raffaele Simone presenta il suo libro PRESI NELLA RETE, la mente ai tempi del web, Garzanti, 2012:

tratte dalla intervista di Igor Guida: http://www.salonelibro.it/it/multimedia/video/11854-bookswebtv-raffaele-simone.html

un Paese iperconnesso


i numeri descrivono un Paese iperconnesso: come ha evidenziato pochi giorni fa 

sono 21 milioni gli italiani che possiedono almeno uno smartphone mentre 24 milioni hanno profili e account sui social network, 1,5 milioni hanno un tablet e oltre 500 milioni di apps sono scaricate.

PLoS ONE – La rivista che chiunque può aggiornare – Scienza 2.0


PLoS ONE – La rivista che chiunque può aggiornare

Sito: PLoS ONE

 

Cosa è PLoS ONE?

PLoS ONE una rivista internazionale pubblicata dalla PLoS, una organizzazione no-profit di scienziati e medici che si sono messi insieme per rendere la letteratura medica e scientifica pubblicamente accessibile, utilizzando il concetto di peer review.

PLoS ONE è a libero accesso e all’interno di questa rivista
 è possibile pubblicare articoli di qualsiasi disciplina scientifica, con la particolarità che questi possono essere aggiornati e perfezionati nel tempo con il contributo dei lettori che potranno rilasciare commenti, critiche e correzioni.
 
Caratteristiche di PLoS ONE:
- Accesso libero on-line;

- gli autori conservano il diritto d’autore;
- pubblicazioni in tempi veloci;
- Peer esaminati da esperti,
- presenza di Strumenti per indicare la qualità e l’impatto della pubblicazione;
- ecc

da PLoS ONE – La rivista che chiunque può aggiornare – Scienza 2.0.

The Fantastic Flying Books of Mr. Morris Lessmore


Ispirato, in egual misura, dall’uragano Katrina, Buster Keaton, The Wizard of Oz, e un amore per i libri, “Morris Lessmore” è una storia di persone che dedicano la loro vita ai libri e libri che restituiscono il favore.Morris Lessmore è un toccante, divertente allegoria sui poteri curativi della storia. Utilizzando una varietà di tecniche (miniature, computer animation, animazione 2D), premiato autore / illustratore William Joyce e co-direttore Brandon Oldenburg presentare una nuova esperienza narrativa che richiama i film muti e MGM musical in technicolor.

Web 2.0 e social media in medicina, Eugenio Santoro, Il Pensiero Scientifico Editore


Web 2.0 e social media in medicina
Collana: Mappe
Anno: 2011
Autore/Curatore: Eugenio Santoro
Edizione: Seconda edizione
Pagine: 360
Libro del mese: Novembre 2011
978-88-490-0390-1
€ 25,00
 
http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http%3A%2F%2Fwww.pensiero.it%2Fecomm%2Fpc%2FviewPrd.asp%3Fidproduct%3D564&send=false&layout=standard&width=230&show_faces=false&action=like&colorscheme=light&font=verdana&height=65
Il matrimonio tra web 2.0, social media e medicina aveva tutti i presupposti per avvenire. Una indagine condotta negli Stati Uniti e pubblicata all’inizio del 2011 dimostra come Internet sia la prima fonte di informazione per i cittadini americani, il 59% dei quali cerca informazioni sanitarie online. “Medicine 2.0” e “Health 2.0”, termini utilizzati per indicare l’applicazione delle nuove tecnologie offerte dal web 2.0 all’ambito medico e a quello sanitario, sono ormai di uso comune, e sono sempre più numerosi gli studi che valutano l’impatto del web sull’assistenza sanitaria e sulla formazione e l’aggiornamento di medici e pazienti. A tre anni dalla pubblicazione della prima edizione, la diffusione dei social media e il continuo fiorire di applicazioni, servizi e strumenti basati sul web hanno reso indispensabile una seconda edizione del testo, completamente aggiornata.

PDFla Repubblica, 8.11.2011 (PDF: 1,6 Mb)
PDFSole 24ore, 5.12.2011 (PDF: 140 Kb)

da Web 2.0 e social media in medicina – Volumi – Il Pensiero Scientifico Editore.

Pdf SB è un utile motore di ricerca di documenti in formato PDF



Pdf SB è un utile motore di ricerca di documenti in formato PDF. Pdf SB indicizza al momento di questa recensione, oltre 7 milioni e 400 mila files, destinati a salire, disponibili in molte lingue tra cui l’italiano (è presente per la ricerca il filtro linguistico). E’ sufficiente inserire la query di ricerca nela campo preposto, selezionare la lingua e cliccare: i risultati verranno indicizzati con titolo, breve descrizione, immagine in anteprima del file e link al download da pagina esterna.

Scheda del sito:
http://www.freeonline.org/sitogratis/pdfsb.html

Paolo Mieli, Ferruccio De Bortoli e le tecnologie internettiane


… Ferruccio De Bortoli, direttore del Corriere della Sera, ha fatto il suo debutto su Twitter. Qual è il suo rapporto con i social network?

Riconosco la forza di questi strumenti. Preferisco, però, non utilizzarli perché mi farei coinvolgere troppo.

A fine Ottocento, grazie all’abolizione della censura preventiva, i giornali, per la prima volta, diventarono strumento di informazione, come – oggi – potrebbero essere i social network. Ma è veramente così?

La Rete permette la circolazione delle informazioni e della conoscenza. È l’informazione veloce che genera cambiamento. Gli Usa hanno concentrato l’attenzione delle sedi diplomatiche sui percorsi del Web. In Italia, la politica sottovaluta il fenomeno, non lo comprende. ….

da:  Paolo Mieli Punto a capo | Data Manager Online.

Ferri Paolo, Professore Associato docente di Tecnologie didattiche e Teoria e tecnica dei nuovi media presso la Facoltà di Scienze della Formazione dell’Università degli Studi Milano Bicocca


Novità in Libreria

Paolo Ferri, Stefano Mizzella, Francesca Scenini, I nuovi media e il Web 2.0. Comunicazione, formazione ed economia nella societa’ digitale, Guerini Scientifica, Milano, 2009

Recenti monografie

P. Ferri, Scuola digitale. Come le nuove tecnologie della comunicazione cambiamo la formazione e la scuola, Bruno Mondadori 2008

P. Ferri, S. Mantovani (a cura di) Bambini e computer. alla scoperta delle nuove tecnologie a scuola e in famiglia , Etas, Milano, 2006

S. Papert, Connected family. Come aiutare genitori e bambini a comprendersi nell�era di Internet, (a cura di P. Ferri) Mimesi Edizioni, 2006

P. Ferri, E-learning. Formazione, comunicazione e tecnologie digitali, Le Monnier, Firenze, 2005

Paolo Ferri, La fine dei mass media. Le nuove tecnologie della comunicazione e le trasformazioni dell’industria culturale, Guerini e Associati, Milano, 2004

Paolo Ferri, Adriano Solidoro, Paola Carbone, Grazia Cacciola, Editoria Multimediale. Scenari Metodologie Contenuti, Guerini e Associati, 2004

da Ferri Paolo Ferri Home page.

Il 67,8% degli italiani conosce almeno un social network, quota che sale al 91,8% tra i giovani (14-29 anni), ma si attesta comunque al 31,8% tra gli over 65 anni. Si tratta complessivamente di 33,5 milioni di persone, in crescita rispetto ai 32,9 milioni del 2009


L’88% dei giovani sta su Facebook. Il 37,9% degli italiani usa il web per trovare le strade (il 60,5% nelle grandi città), il 22,5% per le operazioni bancarie, il 19% per fare acquisti, il 18% per prenotare un viaggio, il 41% dei disoccupati per cercare lavoro. Ma una persona su due teme il potere di omologazione della rete, che appiattisce la creatività e crea conformismo

Roma, 13 luglio 2011 – Social network: una popolarità inarrestabile. Il 67,8% degli italiani conosce almeno un social network, quota che sale al 91,8% tra i giovani (14-29 anni), ma si attesta comunque al 31,8% tra gli over 65 anni. Si tratta complessivamente di 33,5 milioni di persone, in crescita rispetto ai 32,9 milioni del 2009. Il più popolare è Facebook (noto al 65,3% della popolazione) insieme a YouTube (53%), seguono Messenger (41%), Skype (37,4%) e Twitter (21,3%). Ed è esploso il dato che riguarda i veri e propri utenti: i social network più utilizzati sono YouTube (dal 54,5% degli italiani che accedono a Internet, l’86,5% dei giovani) e Facebook (dal 49%, l’88,1% dei giovani).

Quotidianamente immersi nel web. La funzione di Internet maggiormente utilizzata nella vita quotidiana, direttamente o per interposta persona, è quella che permette di trovare strade e località: il 37,9% lo ha fatto almeno una volta nell’ultimo mese, grazie anche a smartphone e tablet, specie nelle grandi città (il dato sale al 60,5% nei centri con più di 500mila abitanti). Al secondo posto, ascoltare musica (26,5%). Anche l’home banking ha preso piede nel nostro Paese: lo svolgimento di operazioni bancarie tramite il web viene al terzo posto tra le attività maggiormente svolte (22,5%). Fare acquisti (19,3%), prenotare un viaggio (18%), comprare un libro o un dvd (6,2%) sono attività che non coinvolgono ancora quote massicce di utenti di Internet. Sbrigare pratiche con uffici amministrativi (9,7%) o prenotare una visita medica (3,9%) sono modalità ancora poco praticate dagli internauti. Se poi la ricerca di un lavoro attraverso la rete non interessa gli anziani (1,1%) per ovvie ragioni, il dato rilevato a livello nazionale è pari al 12,3%, che sale al 41% tra i disoccupati. Infine, effettua telefonate attraverso Internet (tramite Skype o altri servizi voip) il 10,1% degli italiani che si connettono, soprattutto i giovani (14,8%) e le persone più istruite (14,5%).

Vizi e virtù della rete secondo gli italiani. L’83,8% riconosce a Internet il merito di permettere a chiunque di esprimersi liberamente (il dato sale al 94,1% tra i giovani). Ma l’83,3% lamenta il fatto che nel web circola troppa «spazzatura», riferendosi a blog e video fatti in casa. La rete è comunque un potente mezzo al servizio della democrazia (secondo il 76,9%, e il dato sale all’82,9% tra i giovani e all’81,2% tra i soggetti più istruiti). Ma non mancano i giudizi negativi. Internet genera una cultura troppo superficiale per il 50,9% e appiattisce la creatività delle persone per il 47,8%, che sottolinea il potere di omologazione e conformismo della rete.

Chi deve pagare per garantire l’indipendenza e la qualità dell’informazione sul web?L’accesso a tutti i contenuti su Internet deve essere gratuito secondo il 78,8% del campione (tra i giovani si arriva all’87,2%). Il 25,2% invece ritiene giusto pagare per i contenuti di qualità. Ma allora chi paga per garantire l’indipendenza e la qualità dell’informazione sul web? Per il 39,1% la forza della rete è la piena libertà dell’utente, quindi tutto deve restare gratis, anche l’informazione. Per il 35,8% gli editori possono già contare sugli introiti pubblicitari. Al contrario, il 15,4% trova giusto pagare per i contenuti d’informazione di qualità disponibili nel web per non sottrarre risorse alla professionalità. Il 9,6% lo ritiene giusto nella consapevolezza che la libertà di espressione dipende anche dai bilanci sani degli editori.

Questi sono alcuni dei principali risultati del 9° Rapporto Censis/Ucsi sulla comunicazione, promosso da 3 Italia, Mediaset, Mondadori, Rai e Telecom Italia, presentato oggi a Roma presso la Sala Capitolare del Senato da Giuseppe De Rita e Giuseppe Roma, Presidente e Direttore Generale del Censis, e discusso da Andrea Melodia, Presidente dell’Ucsi, Cesare San Mauro, Presidente dell’Advisory Committee di 3 Italia, Maurizio Costa, Amministratore Delegato di Mondadori, e Paolo Garimberti, Presidente della Rai.Comunicati stampa.

Alfio Lucchini, Paola Emilia Cicerone OLTRE L’ECCESSO Quando internet, shopping, sesso, sport, lavoro, gioco diventano dipendenza


Alfio Lucchini, Paola Emilia Cicerone
OLTRE L’ECCESSO
Quando internet, shopping, sesso, sport, lavoro, gioco diventano dipendenza
pp. 144, Euro 18,00; E-book Euro 14,00, Cod. 1411.67, Collana: Self-help

Beppe Severgnini, Addio Steve, ingegnere dei nostri sogni, Il Corriere della Sera 7 ottobre 2011


Arrivederci Steve Jobs, ingegnere dei sogni, genio di senso pratico, uomo non facile specializzato in cose facilissime da usare. Non ti hanno assegnato il premio Nobel: troppo difficile collocarti in una categoria. Qualcuno ha scritto che non ci hai lasciato, ti sei soltanto trasferito sulle nuvole «a settare il nuovo iCloud». Sono le consolazioni poetiche del lutto, il modo in cui chi resta s’inventa fili con chi va. Come se certi morti fossero aquiloni, cui non vogliamo assolutamente rinunciare. Steve Jobs è nostro: proprietà collettiva. Appartiene a chi ha scelto da molti anni i suoi prodotti, intuendone la genialità; a chi s’è innamorato di un iPhone o di un iPad solo recentemente, riconoscendo le icone del nuovo secolo; a chi ha lavorato con lui o per lui o contro di lui; a chi scrive questo saluto nella sera lattiginosa di Sa Pa, Vietnam settentrionale, la Cina oltre un fiume, wi-fi che funziona, MacBook Air sulle ginocchia. Tredici etti di metallo e intelligenza che mi tengono compagnia nel mondo. Il primo portatile l’ho acquistato vent’anni fa in California: Powerbook 140, il mio veicolo grigio verso un’Internet ancora in bianco e nero. Il primo computer è stato un Macintosh SE (1987), solido e cubico: ci ho scritto il primo libro. Gli amici chiedevano «Ma è compatibile?», e io rispondevo: con me di sicuro, con Microsoft non m’importa. Ricordi personali, certo. Ma il saluto del mondo, oggi, è la somma di un miliardo di ricordi, tanti sussurri che diventano un tuono riconoscente. Servizi e strumenti non alla portata di tutti? Certo. Ma alla portata di tanta gente, sempre di più. Prodotti costosi? Forse. Ma prodotti unici. Egoismo, piattaforme chiuse? Però con iTunes la musica è rinata, e App Store è il mercato dei sogni a 0,79 €.
Steve Jobs, puoi andartene orgoglioso. Hai cambiato il mondo che hai trovato, e questa è una buona maniera di vivere, per tutti. Hai dimostrato come le industrie possano migliorare la vita della gente; ed è giusto che vengano premiate dai fatturati, quando ci riescono. In trent’anni di mestiere non ti ho mai incontrato di persona, a differenza di altri americani celebri. Non ho mai partecipato ai riti di Cupertino, non ho mai assistito dal vivo alle tue splendide presentazioni egocentriche. Non ho mai acquistato un’azione Apple, anche se sono sempre stato convinto – fin da subito – del prodotto e del progetto. In fondo, non mi dispiace. Steve Jobs e Apple non saranno per me un modo per far soldi ma un modo per spenderne: bene così. Resteranno un’idea un po’ fiabesca. La mela morsicata, come sai, è un classico delle favole. Stay hungry, stay foolish, hai lasciato detto ai ragazzi americani, quando già sapevi della malattia. Restate affamati, restate folli. In tanti – non solo ragazzi, non solo in America – oggi vorrebbero dirti semplicemente: stay, Steve. Resta.
Stay,
Just a little bit longer
We want to play
Just a little bit longer
Ma ormai è tardi, neppure Jackson Browne riuscirebbe a trattenerti. Sei partito per un posto che nessuno conosce. Se riesci a tirarci fuori un’app, mandacela giù: sarà celestiale.

dal Corriere della Sera del 07/10/2011

Steve Jobs (1955-2001), Il nostro tempo è limitato, per cui non lo dobbiamo sprecare vivendo la vita di qualcun altro. Non facciamoci intrappolare dai dogmi


I am honored to be with you today at your commencement from one of the finest universities in the world. I never graduated from college. Truth be told, this is the closest I’ve ever gotten to a college graduation. Today I want to tell you three stories from my life. That’s it. No big deal. Just three stories.

The first story is about connecting the dots.

I dropped out ofReedCollegeafter the first 6 months, but then stayed around as a drop-in for another 18 months or so before I really quit. So why did I drop out?

It started before I was born. My biological mother was a young, unwed college graduate student, and she decided to put me up for adoption. She felt very strongly that I should be adopted by college graduates, so everything was all set for me to be adopted at birth by a lawyer and his wife. Except that when I popped out they decided at the last minute that they really wanted a girl. So my parents, who were on a waiting list, got a call in the middle of the night asking: “We have an unexpected baby boy; do you want him?” They said: “Of course.” My biological mother later found out that my mother had never graduated from college and that my father had never graduated from high school. She refused to sign the final adoption papers. She only relented a few months later when my parents promised that I would someday go to college.

And 17 years later I did go to college. But I naively chose a college that was almost as expensive as Stanford, and all of my working-class parents’ savings were being spent on my college tuition. After six months, I couldn’t see the value in it. I had no idea what I wanted to do with my life and no idea how college was going to help me figure it out. And here I was spending all of the money my parents had saved their entire life. So I decided to drop out and trust that it would all work out OK. It was pretty scary at the time, but looking back it was one of the best decisions I ever made. The minute I dropped out I could stop taking the required classes that didn’t interest me, and begin dropping in on the ones that looked interesting.

It wasn’t all romantic. I didn’t have a dorm room, so I slept on the floor in friends’ rooms, I returned coke bottles for the 5¢ deposits to buy food with, and I would walk the7 milesacross town every Sunday night to get one good meal a week at the Hare Krishna temple. I loved it. And much of what I stumbled into by following my curiosity and intuition turned out to be priceless later on. Let me give you one example:

ReedCollegeat that time offered perhaps the best calligraphy instruction in the country. Throughout the campus every poster, every label on every drawer, was beautifully hand calligraphed. Because I had dropped out and didn’t have to take the normal classes, I decided to take a calligraphy class to learn how to do this. I learned about serif and san serif typefaces, about varying the amount of space between different letter combinations, about what makes great typography great. It was beautiful, historical, artistically subtle in a way that science can’t capture, and I found it fascinating.

None of this had even a hope of any practical application in my life. But ten years later, when we were designing the first Macintosh computer, it all came back to me. And we designed it all into the Mac. It was the first computer with beautiful typography. If I had never dropped in on that single course in college, the Mac would have never had multiple typefaces or proportionally spaced fonts. And since Windows just copied the Mac, it’s likely that no personal computer would have them. If I had never dropped out, I would have never dropped in on this calligraphy class, and personal computers might not have the wonderful typography that they do. Of course it was impossible to connect the dots looking forward when I was in college. But it was very, very clear looking backwards ten years later.

Again, you can’t connect the dots looking forward; you can only connect them looking backwards. So you have to trust that the dots will somehow connect in your future. You have to trust in something — your gut, destiny, life, karma, whatever. This approach has never let me down, and it has made all the difference in my life.

My second story is about love and loss.

I was lucky — I found what I loved to do early in life. Woz and I started Apple in my parents garage when I was 20. We worked hard, and in 10 years Apple had grown from just the two of us in a garage into a $2 billion company with over 4000 employees. We had just released our finest creation — the Macintosh — a year earlier, and I had just turned 30. And then I got fired. How can you get fired from a company you started? Well, as Apple grew we hired someone who I thought was very talented to run the company with me, and for the first year or so things went well. But then our visions of the future began to diverge and eventually we had a falling out. When we did, our Board of Directors sided with him. So at 30 I was out. And very publicly out. What had been the focus of my entire adult life was gone, and it was devastating.

I really didn’t know what to do for a few months. I felt that I had let the previous generation of entrepreneurs down – that I had dropped the baton as it was being passed to me. I met with David Packard and Bob Noyce and tried to apologize for screwing up so badly. I was a very public failure, and I even thought about running away from the valley. But something slowly began to dawn on me — I still loved what I did. The turn of events at Apple had not changed that one bit. I had been rejected, but I was still in love. And so I decided to start over.

I didn’t see it then, but it turned out that getting fired from Apple was the best thing that could have ever happened to me. The heaviness of being successful was replaced by the lightness of being a beginner again, less sure about everything. It freed me to enter one of the most creative periods of my life.

During the next five years, I started a company named NeXT, another company named Pixar, and fell in love with an amazing woman who would become my wife. Pixar went on to create the worlds first computer animated feature film, Toy Story, and is now the most successful animation studio in the world. In a remarkable turn of events, Apple bought NeXT, I returned to Apple, and the technology we developed at NeXT is at the heart of Apple’s current renaissance. And Laurene and I have a wonderful family together.

I’m pretty sure none of this would have happened if I hadn’t been fired from Apple. It was awful tasting medicine, but I guess the patient needed it. Sometimes life hits you in the head with a brick. Don’t lose faith. I’m convinced that the only thing that kept me going was that I loved what I did. You’ve got to find what you love. And that is as true for your work as it is for your lovers. Your work is going to fill a large part of your life, and the only way to be truly satisfied is to do what you believe is great work. And the only way to do great work is to love what you do. If you haven’t found it yet, keep looking. Don’t settle. As with all matters of the heart, you’ll know when you find it. And, like any great relationship, it just gets better and better as the years roll on. So keep looking until you find it. Don’t settle.

My third story is about death.

When I was 17, I read a quote that went something like: “If you live each day as if it was your last, someday you’ll most certainly be right.” It made an impression on me, and since then, for the past 33 years, I have looked in the mirror every morning and asked myself: “If today were the last day of my life, would I want to do what I am about to do today?” And whenever the answer has been “No” for too many days in a row, I know I need to change something.

Remembering that I’ll be dead soon is the most important tool I’ve ever encountered to help me make the big choices in life. Because almost everything — all external expectations, all pride, all fear of embarrassment or failure – these things just fall away in the face of death, leaving only what is truly important. Remembering that you are going to die is the best way I know to avoid the trap of thinking you have something to lose. You are already naked. There is no reason not to follow your heart.

About a year ago I was diagnosed with cancer. I had a scan at 7:30 in the morning, and it clearly showed a tumor on my pancreas. I didn’t even know what a pancreas was. The doctors told me this was almost certainly a type of cancer that is incurable, and that I should expect to live no longer than three to six months. My doctor advised me to go home and get my affairs in order, which is doctor’s code for prepare to die. It means to try to tell your kids everything you thought you’d have the next 10 years to tell them in just a few months. It means to make sure everything is buttoned up so that it will be as easy as possible for your family. It means to say your goodbyes.

I lived with that diagnosis all day. Later that evening I had a biopsy, where they stuck an endoscope down my throat, through my stomach and into my intestines, put a needle into my pancreas and got a few cells from the tumor. I was sedated, but my wife, who was there, told me that when they viewed the cells under a microscope the doctors started crying because it turned out to be a very rare form of pancreatic cancer that is curable with surgery. I had the surgery and I’m fine now.

This was the closest I’ve been to facing death, and I hope it’s the closest I get for a few more decades. Having lived through it, I can now say this to you with a bit more certainty than when death was a useful but purely intellectual concept:

No one wants to die. Even people who want to go to heaven don’t want to die to get there. And yet death is the destination we all share. No one has ever escaped it. And that is as it should be, because Death is very likely the single best invention of Life. It is Life’s change agent. It clears out the old to make way for the new. Right now the new is you, but someday not too long from now, you will gradually become the old and be cleared away. Sorry to be so dramatic, but it is quite true.

Your time is limited, so don’t waste it living someone else’s life. Don’t be trapped by dogma — which is living with the results of other people’s thinking. Don’t let the noise of others’ opinions drown out your own inner voice. And most important, have the courage to follow your heart and intuition. They somehow already know what you truly want to become. Everything else is secondary.

When I was young, there was an amazing publication called The Whole Earth Catalog, which was one of the bibles of my generation. It was created by a fellow named Stewart Brand not far from here inMenlo Park, and he brought it to life with his poetic touch. This was in the late 1960′s, before personal computers and desktop publishing, so it was all made with typewriters, scissors, and polaroid cameras. It was sort of like Google in paperback form, 35 years before Google came along: it was idealistic, and overflowing with neat tools and great notions.

Stewart and his team put out several issues of The Whole Earth Catalog, and then when it had run its course, they put out a final issue. It was the mid-1970s, and I was your age. On the back cover of their final issue was a photograph of an early morning country road, the kind you might find yourself hitchhiking on if you were so adventurous. Beneath it were the words: “Stay Hungry. Stay Foolish.” It was their farewell message as they signed off. Stay Hungry. Stay Foolish. And I have always wished that for myself. And now, as you graduate to begin anew, I wish that for you.

Stay Hungry. Stay Foolish.

Thank you all very much.

 

Wikipedia: i pilastri di questo progetto — neutralità, libertà e verificabilità dei suoi contenuti — rischiano di essere fortemente compromessi dal comma 29 del cosiddetto DDL intercettazioni, Comunicato 4 ottobre 2011


Cara lettrice, caro lettore,

in queste ore Wikipedia in lingua italiana rischia di non poter più continuare a fornire quel servizio che nel corso degli anni ti è stato utile e che adesso, come al solito, stavi cercando. La pagina che volevi leggere esiste ed è solo nascosta, ma c’è il rischio che fra poco si sia costretti a cancellarla davvero.

Negli ultimi 10 anni, Wikipedia è entrata a far parte delle abitudini di milioni di utenti della Rete in cerca di un sapere neutrale, gratuito e soprattutto libero. Una nuova e immensa enciclopedia multilingue e gratuita.

Oggi, purtroppo, i pilastri di questo progetto — neutralità, libertà e verificabilità dei suoi contenuti — rischiano di essere fortemente compromessi dal comma 29 del cosiddetto DDL intercettazioni.

Il Disegno di legge – Norme in materia di intercettazioni telefoniche etc., così modificato (vedi p. 24), alla lettera a) del comma 29 recita:

«Per i siti informatici, ivi compresi i giornali quotidiani e periodici diffusi per via telematica, le dichiarazioni o le rettifiche sono pubblicate, entro quarantotto ore dalla richiesta, con le stesse caratteristiche grafiche, la stessa metodologia di accesso al sito e la stessa visibilità della notizia cui si riferiscono.»

Tale proposta di riforma legislativa, che il Parlamento italiano sta discutendo in questi giorni, prevede, tra le altre cose, anche l’obbligo per tutti i siti web di pubblicare, entro 48 ore dalla richiesta e senza alcun commento, una rettifica su qualsiasi contenuto che il richiedente giudichi lesivo della propria immagine.

Purtroppo, la valutazione della “lesività” di detti contenuti non viene rimessa a un Giudice terzo e imparziale, ma unicamente all’opinione del soggetto che si presume danneggiato.

Quindi, in base al comma 29, chiunque si sentirà offeso da un contenuto presente su un blog, su una testata giornalistica on-line e, molto probabilmente, anche qui su Wikipedia, potrà arrogarsi il diritto —indipendentemente dalla veridicità delle informazioni ritenute offensive — di chiedere l’introduzione di una “rettifica”, volta a contraddire e smentire detti contenuti, anche a dispetto delle fonti presenti.

In questi anni, gli utenti di Wikipedia (ricordiamo ancora una volta che Wikipedia non ha una redazione) sono sempre stati disponibili a discutere e nel caso a correggere, ove verificato in base a fonti terze, ogni contenuto ritenuto lesivo del buon nome di chicchessia; tutto ciò senza che venissero mai meno le prerogative di neutralità e indipendenza del Progetto. Nei rarissimi casi in cui non è stato possibile trovare una soluzione, l’intera pagina è stata rimossa.

Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo
Articolo 27

«Ogni individuo ha diritto di prendere parte liberamente alla vita culturale della comunità, di godere delle arti e di partecipare al progresso scientifico e ai suoi benefici.

Ogni individuo ha diritto alla protezione degli interessi morali e materiali derivanti da ogni produzione scientifica, letteraria e artistica di cui egli sia autore.»

L’obbligo di pubblicare fra i nostri contenuti le smentite previste dal comma 29, senza poter addirittura entrare nel merito delle stesse e a prescindere da qualsiasi verifica, costituisce per Wikipedia una inaccettabile limitazione della propria libertà e indipendenza: tale limitazione snatura i principi alla base dell’Enciclopedia libera e ne paralizza la modalità orizzontale di accesso e contributo, ponendo di fatto fine alla sua esistenza come l’abbiamo conosciuta fino a oggi.

Sia ben chiaro: nessuno di noi vuole mettere in discussione le tutele poste a salvaguardia della reputazione, dell’onore e dell’immagine di ognuno. Si ricorda, tuttavia, che ogni cittadino italiano è già tutelato in tal senso dall’articolo 595 del codice penale, che punisce il reato di diffamazione.

Con questo comunicato, vogliamo mettere in guardia i lettori dai rischi che discendono dal lasciare all’arbitrio dei singoli la tutela della propria immagine e del proprio decoro invadendo la sfera di legittimi interessi altrui. In tali condizioni, gli utenti della Rete sarebbero indotti a smettere di occuparsi di determinati argomenti o personaggi, anche solo per “non avere problemi”.

Vogliamo poter continuare a mantenere un’enciclopedia libera e aperta a tutti. La nostra voce è anche la tua voce: Wikipedia è già neutrale, perché neutralizzarla?

Gli utenti di Wikipedia

da Wikipedia:Comunicato 4 ottobre 2011 – Wikipedia.