Laura Conti (1921-1993), Intitolazione del giardino a lei dedicato in Via Michelino da Besozzo, Milano, 25 maggio 2013


lauraconti

Caro Paolo,
finalmente il Comune si è mosso!
Sabato prossimo, 25 maggio -ventennale della scomparsa di Laura Conti- alle ore 11, si svolgerà la cerimonia per l’intitolazione a Laura Conti del giardino pubblico di via Michelino da Besozzo. E’ proprio vicino alla casa in cui abitò negli ultimi anni.
Non è molto grande, ma è pieno di alberi e di tanti bambini: a Laura piacerà! (e anche a me, perché potrò andarci la mattina a leggere il giornale).
Ti invio in allegato l’invito. Spero tu possa venire e di poterci salutare. Cari saluti,
Loredana

cara loredana

un giardino intitolato a laura conti?
è vero che tendo spesso alla lacrima, ma sono molto commosso
purtroppo non potrò esserci
ma ci andrò in silenziosi pensieri, ricordando tutte le volte che le chiedevo un appuntamento e lei mi riceveva al piano alto. E ogni volta uscivo dalla sua casa pieno di analisi storiche, di aneddoti, di riflessioni, di metodo.
grazie a te per l’avviso , ma anche ne sono certo, per il grande impegno che hai profuso per questo risultato
faccio memoria della tua mail nei miei diari
e rivolgo un ricordo (alla emanuele severino) a laura conti
ecco cosa dice severino sul ricordare
affettuosi saluti

giornata di studio e approfondimento su don Giovanni Nervo lunedì 13 maggio 2013 al Centro Culturale Altinate San Gaetano, Agorà (al piano terreno), dalle ore 10,00 alle 16,30


DALLA FONDAZIONE «EMANUELA ZANCAN»

 

Abbiamo organizzato una giornata di studio e approfondimento su don Giovanni Nervo e sulle tematiche a lui care. Si terrà lunedì 13 maggio 2013 al Centro Culturale Altinate San Gaetano, Agorà (al piano terreno), dalle ore 10,00 alle 16,30.

Dopo l’introduzione di mons. Giuseppe Pasini, presidente della Fondazione Zancan, seguiranno gli interventi del Vescovo, del Sindaco, del direttore della Caritas Italiana e del Rettore dell’Università. Saranno poi prese in esame quattro aree tematiche: 1) Giustizia e pace, 2) Solidarietà e volontariato, 3) Lotta alle disuguaglianze, 4) Servizi alla persona.

Dopo il buffet, dalle 14,00 alle 16,30 ci sarà spazio per testimonianze brevi (2-3 minuti ciascuna). Chi è interessato a esprimere un pensiero può comunicare il proprio nome alla Fondazione Zancan.

Alleghiamo il programma. Al fine di meglio organizzare i lavori e il buffet chiediamo di dare conferma della partecipazione possibilmente entro il 5 maggio alla segreteria della Fondazione Zancan – tel. 049 663800 – cell. di Thea Paganin 340 1783624 – e-mail: fz@fondazionezancan.it.

Un cordiale saluto, anche da parte di mons. Pasini e del dr. Vecchiato.

Thea Paganin 

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Convegno internazionale in ricordo di Guido Martinotti – Università degli Studi di Milano-Bicocca, 12 aprile 2013


Convegno internazionale in ricordo di Guido Martinotti

Venerdì 12 aprile 2013, ore 9:30

Edificio U12, Auditorium, via Vizzola 5, Milano

Una foto di Guido Martinotti

Una giornata per ricordare Guido Martinotti, uno dei più grandi sociologi urbani contemporanei.

L’evento è promosso dal Dipartimento di Sociologia dell’Università di Milano-Bicocca, ateneo in cui Martinotti ha a lungo lavorato e del quale è stato prorettore dal 1999 al 2005.

Nel corso del convegno si alterneranno gli interventi di personalità molto note che hanno avuto un rapporto intenso di collaborazione e di amicizia con Guido Martinotti in campi differenti del suo impegno di studioso e di intellettuale.
Richard Sennett e Harvey Molotch, sociologi statunitensi, si sono spesso confrontati con Martinotti sugli aspetti di ricerca e di comprensione dei problemi delle città contemporanee; Luigi Berlinguer ha avuto un rapporto di stretta collaborazione durante il percorso della riforma universitaria; Vittorio Gregotti si è invece confrontato con lo studioso durante la realizzazione del quartiere di Bicocca e, più in generale, sui processi legati al cambiamento urbanistico; Ferruccio de Bortoli ha avuto un confronto diretto con Martinotti nell’ambito dell’impegno giornalistico, particolarmente centrato sulla città di Milano.

L’incontro è aperto a tutti gli interessati fino a esaurimento dei posti disponibili.

Alla fine della cerimonia verrà intitolato l’auditorium dell’Edificio U12 al professor Martinotti.

Programma

  • Ore 9.30 – Saluti
    Marcello Fontanesi, Rettore dell’Università degli Studi di Milano-Bicocca
    Carla Facchini, Direttore del Dipartimento di Sociologia e Ricerca Sociale
  • Ore 10.00 – Keynote Speech – The Open City
    Richard Sennett, London School of Economics
  • Ore 10.40 – Tavola rotonda La città che cambia: conoscenza e impegno civile
    Coordinano: Enzo MingioneFrancesca Zajczyk, Università degli Studi di Milano-Bicocca
    Partecipano:
    Luigi Berlinguer - già Ministro dell’Istruzione, Università e Ricerca
    Vittorio Gregotti - Gregotti e Associati
    Ferruccio de Bortoli - Direttore del Corriere della Sera
    Harvey Molotch - New York University

da Convegno internazionale in ricordo di Guido Martinotti – Università degli Studi di Milano-Bicocca.

Convegno internazionale in ricordo di Guido Martinotti Venerdì 12 aprile 2013, ore 9:30, Edificio U12, Auditorium, via Vizzola 5, Milano


Convegno internazionale in ricordo di Guido Martinotti
Venerdì 12 aprile 2013, ore 9:30, Edificio U12, Auditorium, via Vizzola 5, Milano

Una giornata per ricordare Guido Martinotti, uno dei più grandi sociologi urbani contemporanei. L’evento è promosso dal Dipartimento di Sociologia dell’Università dove Martinotti ha a lungo lavorato ed è stato prorettore dal 1999 al 2005. Nel corso del convegno si alterneranno gli interventi di personalità molto note che hanno avuto un rapporto intenso di collaborazione e di amicizia con Guido Martinotti in campi differenti del suo impegno di studioso e di intellettuale. Intervengono, tra gli altri, Richard Sennett, Harvey Molotch, Luigi Berlinguer, Vittorio Gregotti e Ferruccio de Bortoli

da: http://www.unimib.it/link/evento.jsp?8756402411189972694

Carlo Tullio – Altan (1916-2005): una ricostruzione dei passaggi chiave della sua ricerca. Scheda/video di Paolo Ferrario


Carlo Tullio – Altan: una ricostruzione dei passaggi chiave della sua ricerca antropologica e storica attraverso i libri.
Il video ha preso avvio da questa e-mail:
Gentile Professor Ferrario,
Mi chiamo Marco Lazzarotti e le scrivo questa email in quanto collaboro col signor Frank John Snelling, che le scrisse chiedendole notizie del suo professore Carlo Tullio Altan.
Il Signor Frank John mi ha incaricato di farle alcune domande riguardo al concetto di Ethnos del quale avete gia` discusso.
Una prima domanda riguarda in quale libro il professor Altan ha parlato di questi concetti. Lei ha gia` accennato al libro: Ethnos e Civilta`, ma il signor Frank John si chiedeva se questi concetti erano accennati anche in altre pubblicazioni, tipo “una religione civile per l’Italia di oggi”.
Una seconda domanda riguarda piuttosto le relazioni tra l’Ethnos e i cinque punti l’Epos, l’Ethos,il Logos, il Genos, il Topos
I cinque punti sono considerati come “strumenti” per definire l’Ethnos o l’Ethnos e` da considerarsi come uno “strumento” fra gli altri, che vanno usati al fine di fare una ricerca etnologica?
La ringrazio sin d’ora della sua disponibilita` e del tempo che vorra` donare a questa email.
Le mando i miei piu` cordiali saluti

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la pagina  di Carlo Tullio – Altan cui fa riferimento la e-mail:

ethnos191

da Carlo Tullio – Altan, ETHNOS E E CIVILTA’. Identità etniche e valori democratici, Feltrinelli, 1995, pag. 21

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Il video scorre i seguenti testi di Carlo Tullio – Altan:

TULLIO – ALTAN CARLO, IDENTITA’ ETNICHE E VALORI UNIVERSALI, in PHILOSOPHIA il dibattito delle idee, L’ALTRO, CORRIERE DELLA SERA, 2012, p.
TULLIO – ALTAN CARLO, LE GRANDI RELIGIONI A CONFRONTO. L’età della globalizzazione, FELTRINELLI, 2002, p. 300
TULLIO – ALTAN CARLO, LA NOSTRA ITALIA clientelismo, trasformismo, e ribellismo dall’ unità al 2000, UNIVERSITA’ BOCCONI EDITORE, 2000, p. 278
TULLIO – ALTAN CARLO, GLI ITALIANI IN EUROPA profilo storico comparato delle identità nazionali europee, IL MULINO, 1999, p. 260
TULLIO – ALTAN CARLO, MASSENZIO MARCELLO, RELIGIONI, SIMBOLI, SOCIETA’
FELTRINELLI, 1998, p. 330
TULLIO – ALTAN CARLO, LA COSCIENZA CIVILE DEGLI ITALIANI Valori e disvalori nella storia nazionale, GASPARI EDITORE, 1997, p. 280
TULLIO – ALTAN CARLO, ITALIA: UNA NAZIONE SENZA RELIGIONE CIVILE Le ragioni di una democrazia incompiuta, ISTITUTO EDITORIALE VENETO FRIULANO, 1995, p. 80
TULLIO – ALTAN CARLO, ETHNOS E CIVILTA’ identità etniche e valori democratici
FELTRINELLI, 1995, p. 180
SCARTEZZINI R., TULLIO – ALTAN CARLO (cur.), UNA MODERNIZZAZIONE DIFFICILE Aspetti critici nella societa’ italiana, LIGUORI, 1992, p. 184
TULLIO – ALTAN CARLO, PROCESSO DI PENSIERO, LANFRANCHI, 1992, p. 354
TULLIO – ALTAN CARLO, SOGGETTO SIMBOLO E VALORE per un’ermeneutica antropologica, FELTRINELLI, 1992, p. 260
TULLIO – ALTAN CARLO, POPULISMO E TRASFORMISMO, FELTRINELLI, 1989, p. 366

TULLIO – ALTAN CARLO, ANTROPOLOGIA. STORIA E PROBLEMI, FELTRINELLI, 1983, p. 382
TULLIO – ALTAN CARLO, CARTOCCI ROBERTO, MODI DI PRODUZIONE E LOTTA DI CLASSE IN ITALIA, ISEDI, 1979, p. 280
TULLIO – ALTAN CARLO, MARRADI ALBERTO, VALORI, CLASSI SOCIALI, SCELTE POLITICHE. INDAGINE SULLA GIOVENTU’ DEGLI ANNI SETTANTA, BOMPIANI, 1976, p. 500
TULLIO – ALTAN CARLO, I VALORI DIFFICILI. INCHIESTA SULLE TENDENZE IDEOLOGICHE E POLITICHE DEI GIOVANI IN ITALIA, BOMPIANI, 1974, p. 292
TULLIO – ALTAN CARLO, MANUALE DI ANTROPOLOGIA CULTURALE. STORIA E METODO, BOMPIANI, 1971, p. 622
TULLIO – ALTAN CARLO, ANTROPOLOGIA FUNZIONALE, BOMPIANI, 1968, p. 380
TULLIO – ALTAN CARLO, PERSONALITA’ GIOVANILE E RAPPORTO INTERPERSONALE, ISVET, 1967, p. 212

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Per altra documentazione su Carlo Tullio – Altan  vai a questo Link

serata di riflessione su LA FORZA DEL CARATTERE di James Hillman, 29 gennaio 2013, ore 21,15 – 23,30


AUDIO DELLA SERATA DEL 29 GENNAIO 2013


Ritagli scelti da Paolo:

Diapositiva1 Diapositiva2 Diapositiva3 Diapositiva4 Diapositiva5 Diapositiva6

vai al file Pwp   CARATTERE CIT pao

Ritagli  scelti da AnnaLIBRO HILLMAN 1 LIBRO HILLMAN 2

Ritagli  scelti da Luciana:

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Franco Fornari (1921-1985)


FRANCO FORNARI


Grande intellettuale, Franco Fornari è nato a Rivergaro (Pc) il 18 aprile 1921 ed è morto a Milano il 20 maggio 1985. Laureato in medicina e chirurgia, specializzato in neuropsichiatria, fu allievo di Musatti e svolse la professione di psicoanalista.

Ha tenuto nel 1969 uno straordinario corso di psicanalisi all’Università di Trento (che ho avuto la fortuna di poter frequentare, studiando sui testi-base: : Cesare L. Musatti, Trattato di psicoanalisi, Boringhieri, 1968; Franco Fornari,La vita affettiva originaria del bambino, Feltrinelli, 1963); è stato Direttore dell’Istituto di Psicologia e professore ordinario di psicologia nella Facoltà di Lettere e filosofia dell’Università degli Studi di Milano e presidente dal 1973 al 1978 della Società italiana di psicoanalisi.


 

Alcuni dei sui libri:

  *     FORNARI FRANCO

        LA  VITA AFFETTIVA ORIGINARIA DEL BAMBINO

        FELTRINELLI,  1963,  p. 214

  *     FORNARI FRANCO

        PSICANALISI DELLA GUERRA ATOMICA

        EDIZIONI DI COMUNITA’,  1964,  p. 242

  *     FORNARI FRANCO

        NUOVI ORIENTAMENTI NELLA PSICOANALISI

        FELTRINELLI,  1966,  p. 354

  *     KLEIN MELANIE, MONEY-KYRLE R.E., BION W.R., JAQUES E., a cura di FORNARI FRANCO

        FANTASMI, GIOCO E SOCIETA’

        IL SAGGIATORE,  1976,  p. 247

  *     FORNARI FRANCO

        IL  MINOTAURO. PSICOANALISI DELL’IDEOLOGIA

        RIZZOLI,  1977,  p. 190

  *     FORNARI FRANCO

        LE  STRUTTURE AFFETTIVE DEL SIGNIFICATO. IPOTESI PER UNA STRUTTURA IMMAGINARIA DEL

        DOMINIO (O DEL POTERE)

        EDIZIONI LIBRERIA CORTINA,  1978,  p. 157

  *     FORNARI FRANCO

        GENITALITA’ E CULTURA

        FELTRINELLI,  1979,  p. 190

  *     FORNARI FRANCO

        I  FONDAMENTI DI UNA TEORIA PSICOANALITICA DEL LINGUAGGIO

        BORINGHIERI,  1979,  p. 390

  *     FORNARI FRANCO

        I  SOGNI DELLE MADRI IN GRAVIDANZA. LE STRUTTURE AFFETTIVE DEL CODICE MATERNO

        UNICOPLI,  1979,  p. 196

  *     FORNARI FRANCO

        COINEMA E ICONA. NUOVA PROPOSTA PER LA PSICOANALISI DELL’ARTE

        IL SAGGIATORE,  1979,  p. 200

  *     FORNARI FRANCO

        IL  CODICE VIVENTE. FEMMINILITA’ E MATERNITA’ NEI SOGNI DELLE MADRI IN GRAVIDANZA

        BORINGHIERI,  1981,  p. 292

  *     FORNARI FRANCO

        LA  MALATTIA DELL’EUROPA. SAGGIO DI SOCIOPOLITICA SULLA STRUTTURA DIABOLICA DEL

        POTERE SEGRETO

        FELTRINELLI,  1981,  p. 210


 

  *     FORNARI FRANCO

        SIMBOLO E CODICE. DAL PROCESSO PSICOANALITICO ALL’ANALISI ISTITUZIONALE

        FELTRINELLI,  1981,  p. 298

  *     FORNARI FRANCO

        LA  RISCOPERTA DELL’ANIMA

        ,  1984,  p. 210

  *     FORNARI F.  FRONTORI L.  RIVA CRUGNOLA C.

        PSICOANALISI IN OSPEDALE. NASCITA E AFFETTI NELL’ISTITUZIONE

        RAFFAELLO CORTINA,  1985,  p. 160

  *     FORNARI FRANCO

        LA  MORTE, L’ANIMA, in DIECI PSICOANALISTI SPIEGANO I TEMI CENTRALI DELLA VITA a cura di

        Stefania Rossini

        RIZZOLI,  1985,  p. 219-235

Laura Conti, ALLA RADICI DELL’ECOLOGIA: biografia, Presentazione al Piccolo Teatro di Via Rovello, Milano, 28 maggio 2012, ore 18,30


Caro Paolo,
                   il libro di cui ti parlai su Laura Conti finalmente è stato pubblicato ed è già nelle librerie. Con Legambiente stiamo preparando la presentazione. Siamo tutti in fibrillazione perché il Comune ci ha concesso il Piccolo Teatro di via Rovello!!! Il chiostro, come abbiamo chiesto, da poco restaurato, con libreria e caffè letterario. E’ un luogo ricco di storia con un forte valore simbolico: da tetra sede della polizia fascista e nazista  durante la Seconda guerra mondiale, a cuore culturale della città. La presentazione del libro è il pretesto, ma l’incontro è molto di più: tanti amici che si ritrovano per ricordare Laura, per intitolare una via di Milano alla sua cittadina benemerita. Spero tanto tu possa venire. In allegato l’invito.
Un abbraccio,
Loredana 

Gli assiomi della comunicazione secondo Paul Watzlawick


GLI ASSIOMI DELLA COMUNICAZIONE

Gli assiomi della comunicazione furono definiti da Paul Watzlawick e altri studiosi della Scuola di Palo Alto (California),  allo scopo di identificare alcune proprietà della comunicazione,  ed utilizzarle per diagnosticare alcune  patologie. Ne definì cinque: l’impossibilità di non comunicare; i livelli comunicativi di contenuto e relazione; la punteggiatura della sequenza di eventi; la comunicazione numerica e analogica; l’interazione complementare e simmetrica.

Il primo assioma  dice che è impossibile  non comunicare: qualsiasi interazione umana è una forma di comunicazione. Qualunque atteggiamento assunto da un individuo,  diventa immediatamente portatore di significato per gli altri.

Il secondo stabilisce un rapporto tra  il  contenuto e la relazione che c’è fra i comunicanti: secondo gli studiosi di Palo Alto  il contenuto  classifica la relazione. Ogni comunicazione comporta  un aspetto di metacomunicazione che determina la relazione tra i comunicanti. Ad esempio, la mamma che ordina al bambino di andare a fare il bagno esprime, oltre al contenuto (la volontà che il bambino si lavi), anche la relazione che intercorre tra chi comunica e chi è oggetto della comunicazione, nel caso particolare quella di superiore/subordinato.

Il terzo assioma evidenzia la connessione tra la punteggiatura della sequenza di comunicazione e la relazione che intercorre tra i comunicanti: il modo di interpretare la comunicazione è in funzione della relazione tra i comunicanti. Poiché la comunicazione è un continuo alternarsi di flussi comunicativi da una direzione all’altra e le variazioni di direzione del flusso comunicativo sono scandite dalla punteggiatura, il modo di leggerla sarà determinato dal tipo di relazione che lega i comunicanti. Ad esempio, se una scimmietta potesse stabilire la punteggiatura delle comunicazioni,  potrebbe affermare di avere ben addestrato il proprio padrone, in quanto ogni volta che si mette a ballare  questi è subito pronto a  suonare il proprio organetto.

Il quarto assioma attribuisce agli esseri umani la capacità di comunicare sia analogicamente sia digitalmente. Quando gli esseri umani comunicano per immagini, ad esempio disegnando, la comunicazione è analogica. La comunicazione analogica si basa sulla somiglianza tra gli strumenti di supporto e le grandezze rappresentate: mantiene quindi un rapporto di analogia con i fenomeni e gli oggetti che designa e trasmette. Esempi di mezzi di comunicazione analogici sono: il termometro a mercurio,  l’orologio a lancette. Quando si comunica usando le parole, la comunicazione segue il modulo digitale. Questo perché le parole sono segni arbitrari che permettono una manipolazione secondo le regole della sintassi logica che li organizza. La comunicazione digitale si basa sull’uso di segnali discreti per rappresentare in forma numerica i fenomeni e gli oggetti che intende designare. Esempi di mezzi di comunicazione digitali sono: il fax, il compact disc, l’orologio a cristalli liquidi (in cui l’indicazione dell’ora e delle sue frazioni è visualizzata con scatti di cifre).

Infine, per il quinto assioma, tutti gli scambi comunicativi si fondano o sull’uguaglianza o sulla differenza e quindi  possono essere simmetrici o complementari. Si dicono complementari gli scambi comunicativi in cui i comunicanti non sono sullo stesso piano ( mamma/bambino, dipendente/datore di lavoro). Sono simmetrici gli scambi in cui gli interlocutori si considerano sullo stesso piano: è questo il caso di comunicazioni tra pari grado.(marito/moglie, compagni di classe, fratelli, amici)

da Gli assiomi della comunicazione.

Scheda su Carlo Tullio Altan, di Paolo Ferrario


Introduzione
Carlo Tullio Altan (1916-2005) è stato uno dei fondatori della antropologia culturale in Italia.
Nella sua biografia intellettuale dice di sé:
Nel ripren­dere in mano i testi che scrissi e pubblicai a partire dal 1943, e nel leggervi le riflessioni che vi erano riportate, tratte an­che da quaderni di appunti andati perduti, constatai un fat­to che mi sorprese alquanto. Si tratta di scritti che da oltre quarant’anni non avevo più ripreso in esame, e di cui avevo quasi del tutto scordato il preciso contenuto. Riletti a tanta distanza di tempo, questi scritti mi rivelarono che molte del­le idee e degli argomenti che mi avrebbero impegnato, con l’apparenza della novità, alcuni decenni dopo, avevano già assunto una prima consapevolezza di se’ in quegli originari e spontanei tentativi di metterli a fuoco. E questo mi ha fat­to tornare alla mente un passo di Ortega y Gasset, che avevo letto allora e che mi era rimasto nella memoria, in cui il filosofo spagnolo sosteneva che le idee prendono possesso di un uomo fra i venticinque e i trentanni, e non lo lasciano più per il resto della sua vita. E penso proprio che, almeno per quanto mi riguarda, questo sia in buona parte accaduto.
In Carlo Tullio – Altan, Un processo di pensiero, Lanfranchi Editore, Milano 1992, p. 15

I suoi studi e riflessioni hanno avuto per oggetto le religioni ed i simboli ( Lo spirito religioso del mondo primitivo, Il Saggiatore, Milano, 1960, Soggetto, simbolo e valore, Feltrinelli, Milano, 1992, Le grandi religioni a confronto, l’età della globalizzazione, Feltrinelli, 2002, Ethnos e Civiltà, Feltrinelli, Milano, 1995), i fondamenti dell’approccio antropologico alla analisi sociale ( Antropologia funzionaleBompiani, Milano, 1968; Manuale di Antropologia Culturale, Bompiani, Milano, 1971; Antropologia, storia e problemi, Feltrinelli, Milano, 1983), Le classi sociali e i valori giovanili (con Alberto Marradi, Valori, classi sociali e scelte politiche, Bompiani, Milano, 1976; con Roberto Cartocci, Modi di produzione e lotta di classe in Italia,Mondadori-Isedi, 1979), la cultura civica degli italiani (La nostra Italia, Feltrinelli, Milano, 1986; Populismo e trasformismo, Feltrinelli, Milano, 1989).
Negli ultimi anni si dedicò all’elaborazione di un idealtipo dell’ethnos, analizzato nelle sue cinque componenti:eposethoslogosgenos topos, allo scopo di trovare una soluzione scientifica sul piano dell’antropologia, al conflitto tra i vari etnocentrismi e l’esigenza di un nuovo ordine internazionale.
Dice di lui Umberto Galimberti: “ La grandezza di Carlo Tullio-Altan non sta tanto nel suo pionierismo, quanto nel fatto che le sue ricerche antropologiche erano guidate da profonde conoscenze filosofiche che facevano riferimento allo strumentalismo deweyano, al materialismo storico, alla fenomenologia, all´esistenzialismo, al neopositivismo, allo strutturalismo, al funzionalismo, perché Tullio-Altan aveva capito che l´uomo è una realtà troppo complessa per essere inquadrata e compresa in una sola idea… Se in occasione della sua morte riprendessimo tra le mani i suoi libri e riflettessimo sulle sue idee, spesso profetiche e anticipatrici, renderemmo a Carlo Tullio-Altan il migliore degli omaggi.”
Nel saggio poco conosciuto, perché diffuso soprattutto fra operatori sociali alla fine degli anni ’60, che presentiamo qui sotto Carlo Tullio – Altan elabora un magistrale modello di analisi dell’ “uomo in situazione” di grande forza analitica, sia per leggere ed interpretare i “segni dei tempi” che attraversiamo, sia per attraversarli come soggetti consapevoli dell’intreccio che contraddistingue la nostra esistenza nel tratto di vita che ci è assegnato.
Paolo Ferrario

Individuazione: processo di differenziazione che ha per meta lo sviluppo della personalità individuale


“ L’individuazione è in generale il processo di formazione e di caratterizzazione dei singoli individui, e in particolare lo sviluppo dell’individuo psicologico come essere distinto dalla generalità, dalla psicologia collettiva.
L’individuazione è quindi un processo di differenziazione’ che ha per meta lo sviluppo della personalità individuale”

CARL GUSTAV JUNG (1875 – 1961), “ Tipi psicologici “ (“Psychologische Typen”, Rascher, Zurich 1921), trad. it. di Cesare Musatti e Luigi Aurigemma, Boringhieri, Torino 1969, pp. 463 – 465

da C. G. Jung. Individuazione, formazione e norma collettiva.

“Chi vive nel “mondo” non può esperire in sé nient’altro che la lotta tra una moltitudine di valori. Egli deve scegliere quale di questi dei vuole o deve servire”, Max Weber


Sostiene Max Weber

Chi vive nel “mondo” non può esperire in sé nient’altro che la lotta tra una moltitudine di valori.
Egli deve scegliere quale di questi dei vuole o deve servire”

Catone, … Guardali, gli uomini, come vivono, mentre biasimano gli altri: nessuno è senza colpa …


“Si vitam inspicias hominum, si denique mores, cum culpam alios, nemo sine crimine vivit”:

Guardali, gli uomini, come vivono, mentre biasimano gli altri: nessuno è senza colpa.

Catone, Distici

nella traduzione di Giancarlo Pontiggia

Franco Basaglia: “organizzerei la situazione. Mi metterei cioè a fare insieme con altri un’attività giusta per il buio”


Fu chiesto a Franco Basaglia:

“Che cosa farebbe
se il black-out capitasse improvvisamente a casa sua?”

Rispose:
“Accetterei il buio
e organizzerei la situazione.
Mi metterei cioè a fare
insieme con altri
un’attività giusta per il buio”

 

Baggio G., Adulti e gioco, in Anziani Oggi n. 2/3 1998, p. 77

comunicazione personale e pubblica: regolette sistemiche per la buona conversazione, scheda di Paolo Ferrario elaborata sulla base dei libri di Paul Watzlawick


alcune regolette (purtroppo  da me non sempre praticate) che ho appreso nei miei studi di Watzalawick (impossibile perfino copiarlo questo nome!) e amici sistemici:
1. mettersi d’accordo sull’oggetto della controversia
2. porre qualche limite all’oggetto della controversia
3. non interrompere colui che sta accusando (entro limiti ragionevoli di tempo direi: se il dilagamento è eccessivo occorre chiudere la falla)
4. evitare massimamente di ritorcere un accusa diversa contro di lui (esempio nella comunicazione coniugale: MG “la devi smettere di far tardi al bar”, MR “e tu la devi smettere di parlare per ore al telefono con le amiche”)
5. concordare luogo e tempo dove la “converszione conflittuale” deve avvenire. Ogni operazione di circoscrivere le zone del conflitto è salvatrice
6. tenere le opportune distanze. Siamo esseri territoriali e l’invadenza dello spazio soggettivo porta a schiaffi, calci, unghiate (reali e virtuali). Io per esempio sono stato brutalizzato su blog altrui: non solo venivo offeso (sono piuttosto permaloso, purtroppo) ma venivo azzannato dai commentatori che a loro volta venivano blanditi in modo collusivo da altri blogger presenti alla discussione. Ho anche notato che sono particolarmente tollerante se vengo “offeso” (rimando a tutta la discussione sulle tipologie dell’offesa) nel mio spazio. mi imbelvisco se vengo “offeso” in campo altrui. dunque se si impara dall’esperienza si può evitare di cadere nelle trappole
7. non superare la soglia della vulnerabilità dell’altro. colpire sul tallone di achille porta alla morte dell’eroe
8. considerare un conflitto come il risultato di comportamenti comunicativi reciproci e non come una esclusiva “colpa” dell’altro

è una lista che forse potrebbe arrivare al magico numero di dieci (anche cambiando l’ordine dei punti e qualche punto stesso)

l’ultima intervista a James Hillman, di Silvia Ronchey: «Sto morendo, ma non potrei essere più impegnato a vivere» , in La Stampa TuttoLibri 29.10.11



«Sto morendo, ma non potrei essere più impegnato a vivere». Così aveva scritto, nella sua ultima mail. E così l’ho trovato, quando sono andata a salutarlo per l’ultima volta nella sua casa di Thompson, nel Connecticut, pochi giorni prima che morisse: il fantasma di se stesso, ma incredibilmente vitale; il corpo fisico ridotto al minimo, quasi mummificato, tutto testa, pura volontà pensante. Restare pensante era la sua scommessa, la sua sfida. Per questo aveva ridotto al minimo la morfina, a prezzo di un’atroce sofferenza sopportata con quella che gli antichi stoici chiamavano apatheia: un apparente distacco dalla paura e dal dolore che traduceva in realtà un calarsi più profondo in quelle emozioni. L’unica cosa che contava era analizzare istante dopo istante se stesso e quindi la morte come atto oltre che nella sua essenza. Se Steve Jobs, morendo, ha lasciato detto «stay hungry, stay foolish», l’ultimo insegnamento di James Hillman può riassumersi così: «Resta pensante» fino all’ultima soglia dell’essere
Il tempo qui sembra fermo, le lancette puntate sull’essenza ultima.

«Oh, sì. Morire è l’essenza della vita».

Com’è morire?
«Uno svuotamento. Si comincia svuotandosi. Ma, si potrebbe chiedere, che cos’è o dov’è il vuoto? Il vuoto è nella perdita. E che cosa si perde? Io non ho “perso” nel senso comune di “perdere”. Non c’è perdita in quel senso. C’è la fine dell’ambizione. La fine di ciò che si chiede a se stessi. E’ molto importante. Non si chiede più niente a se stessi. Si comincia a svuotarsi degli obblighi e dei vincoli, delle necessità che si pensavano importanti. E quando queste cose cominciano a sparire, resta un’enorme quantità di tempo. E poi scivola via anche il tempo. E si vive senza tempo. Che ore sono? Le nove e mezza. Di mattina o di sera? Non lo so».

E’ una condizione perseguita dai mistici.
«Oh sì, dall’induismo per esempio, gli induisti ne scrivono. Ma in questo caso è tutto unwillkürlich, involontario. E’ accidentale».

Comunque non credo non ti sia rimasta nessuna ambizione.«Davvero?» [Apre di scatto gli occhi finora socchiusi, con un lampo azzurro di sfida.]

Ti resta quella degli antichi romani: lasciare il tuo pensiero ai posteri.
«E’ vero. E’ molto importante per me che il mio pensiero rimanga. Ma la parola posteri mi rimanda a postea, a un dopo, a un futuro, in cui non voglio essere trasportato adesso».

Perché esisti solo al presente.
«Sì, e voglio tenere chiusa la porta con il cartellino “Exitus”. La potrò aprire a un certo punto, quando capirò come farlo nel modo giusto. [Tenta di scuotere il capo, ma il dolore lo ferma]. Non saprei ora come aprire quella porta senza che ne dilaghi una folla di creaturine che vogliono qualcosa. Molti degli antichi filosofi ne sono stati catturati, probabilmente tu sai chi lo è stato più degli altri. Io non voglio. Il mio compito è dialogare e tenere il dialogo aperto su quel che accade momento per momento. Il mio è piuttosto un reportage. Dal vivo. Dal vero»

Non potrebbe essere altrimenti: o non fai il reportage – come la maggior parte di chi si trova nella tua condizione – oppure ciò che riferisci è la verità. E penso che tutti siano affamati di questa verità.
«Tutti sono affamati di morte. La nostra cultura lo è. Io, qui, come vedi, ne parlo continuamente. Ma non la esprimo. Perché nella morte io sono impegnato. Non voglio uscirne, per esprimerla, per vederla o guardarla in trasparenza. Non cerco di formularla. Ogni tanto si realizza qualcosa che mi porta in un altro luogo dal quale posso osservarla. Magari anche di riflesso. Ogni sorta di cose si riflettono in questa introspezione, ma non l’attività essenziale di ciò in cui sono impegnato [ossia l'atto del morire]. Il tempo che mi dò è il qui e ora».
Capisco
«E’ molto importante ciò che semplicemente il giorno ci dà, ogni singola cosa che si realizza durante il giorno. La persona, l’osservazione che ha fatto, l’odore dell’aria in quel momento. E queste cose hanno bisogno di accettazione, di ricognizione, di riconoscimento... Adesso non ho ancora la parola giusta. Ma trovare le parole è magnifico. Trovare la parola giusta è così importante. Le parole sono come cuscini: quando sono disposte nel modo giusto alleviano il dolore».

E il dialogo aiuta a trovarle?
«Sì, e mi rende così felice. Sai, da qualche tempo le persone vengono da me come se avvertissero in me il richiamo di quel vuoto di cui parlavo. Se io non fossi così vuoto, non verrebbero».

Come un risucchio che attira.
«Dev’essere così».

O una condizione di saggezza?
«No. Una calamita. Cercano qualcosa cui attaccarsi. Vogliono qualcosa, ed è la mia capacità di cristallizzare e formulare. Due parole che sono usate per una delle ultime fasi dell’alchimia. Cristallizzazione e formulazione. Le persone sono in pessima forma di questi tempi, il mondo è in pessima forma. E in qualche modo il mio avere trovato qualche solidità li attrae.

Ma non parlavi di vuoto?
«Sì. Il mio stato di svuotamento esprime qualcosa che non avevo finora realizzato e che può riassumersi nella parola coagulatio. Due princìpi governano tutti i processi alchemici: la coagulatio e la dissolutio. Coagulatio in alchimia significa rapprendersi in un punto, diventare più solidi, più definiti, formati, dotati di morphe. Ora l’intero processo che sto attraversando è la coagulazione della mia vita nel tempo. Ma la coagulatio è sempre seguita dalla dissolutio. Che è esattamente il contrario: dissoluzione, le cose che si separano, si sciolgono, perdono la loro capacità di definirsi. La cosa interessante è che improvvisamente questo spiega i miei sintomi. Non faccio che pensare, morbosamente, che sto affondando sempre di più, che mi sto dissolvendo. Ma le due cose, dissoluzione e coagulazione, sono inscindibili. Non è fantastico? Non ci avevo riflettuto finché non mi è venuta per la prima volta in mente la coagulatio. E la rubefactio, che permette alla bellezza di mostrarsi. Così ora sono una persona diversa. Non avevo mai percepito queste cose dentro di me. O non le avevo mai riconosciute. Prima, non avevo mai saputo chi ero».

Da dove viene questa consapevolezza?
«Oh, decisamente dal morire».

Ti dici «impegnato nel morire». Vuoi arrivare alla morte in piena consapevolezza. Ma, come diceva Epicuro cercando di spiegare perché non bisogna averne paura, «se ci sei tu non c’è la morte, e se c’è la morte non ci sei tu». «Esatto».

Mi sto domandando se allora questo tuo morire non sia un’intensificazione del vivere. «Assolutamente sì, non c’è il minimo dubbio. Quando la morte è così vicina la vita cresce, si esalta. Ne sono certo. Ma non vorrei essere presuntuoso».

In che senso?«Orgoglio, arroganza, hybris: attenzione a non peccare contro gli dèi. Mai, in nessuna occasione».

Certo, ma non credo che la tua sia hybris. Credo sia puro coraggio affrontare la morte a occhi aperti. E’ raro, ed è per questo che il tuo reportage è così prezioso.«E’ prezioso, sì. Mi sto rendendo conto di qualcosa che non avevo mai realizzato prima. Ha a che fare con un certo argomento di cui Margot ed io dovremo parlare prima, una certa decisione che io potrei prendere. Sai, nel mondo di oggi mi è consentito, come lo sarebbe stato nel mondo greco».
Capisco a cosa alludi.
«Ma il punto è che dovrei mettermi nelle loro mani, e sarebbero loro a decidere. In qualche modo io sarei il loro strumento, non loro il mio. Intendiamoci, lo spero. Ma sarebbero loro a informarmi quand’è il mio momento. Oppure potrei prenderlo nelle mie mani, che sono lo strumento classico: la mano [Hillman fa il gesto di trafiggersi il petto], o la vasca da bagno, come Petronio. Ma il fatto è che l’intera cerimonia – perché la definirei così – non è ancora lontanamente immaginabile. O meglio, l’idea è immaginabile, dato che ne sto parlando ora. Ma c’è un’altra idea, sempre antica, che in qualche modo contrasta. Primum nil nocere. Primo, non fare del male. [Si tratta del giuramento di Ippocrate.]

E allora, qual è la decisione migliore? che ne pensi?
Gli antichi stoici dicevano, a proposito del suicidio: “C’è del fumo in casa? Se non è troppo resto, se è troppo esco. Bisogna ricordarsi che la porta è sempre aperta”. Evidentemente, la tua casa non è ancora piena di fumo. Quando lo sarà, lo sentirai.
«Riuscirò a sentirlo?»

Forse ti sentirai confuso. Quello che so è che ora stai respirando, non c’è fumo nel tuo cervello, nella tua psiche, nella tua anima. Quando ci sarà, forse prenderai in considerazione il suggerimento degli stoici. Non sei forse un pagano? non hai allenato per tutta la vita il tuo istinto a percepire le epifanie degli dèi?
«Oh sì che sono un pagano. E’ questo il punto».

E’ pagana anche la tua percezione della bellezza, del grande teatro verde della natura che hai scelto per questa tua ars moriendi, questa tua arte pagana del morire che è anche, o anzi è soprattutto un’arte estrema del vivere.

«Non mi piace definirla un’ars moriendi. E’ piuttosto un’arte dello stare in prossimità dell’essere, tenersi più stretti possibili a ciò che è».

(fonte: Tuttolibri, in edicola sabato 29 ottobre)

carteggio per Carlo Tullio Altan


Paolo Ferrario, Italy.
 
Dear Mr Ferrario, 
 
Please forgive me for not writing in Italian, but I am interested in the work of the late Carlo Tullio Altan. I am writing here to you because I am having difficulty finding information regarding his work upon “Ethnos, Ethos, Epos, Logos, Genos, Topos, Oikos” and I have just found your posting on the website “Antologia del tempo che resta”.  
 
A month or more ago, I came across a short text by Carlo Tullio Altan which seemed to be about how Ethnos (as the Greek term for  Nation / State) is divided up by carlo Tullio Altan into the catergories of Ethos, Epos, Logos, Genos and Topos. Therefore, in the interim I would like to have this confirmed by you? and maybe in the future, I will be able to obtain an English language version of his book.
 
Yours sincerely

gentile Frank John Snelling

l’antropologo culturale carlo tullio altan è stato mio docente nei lontani anni ’70
scrivevo in un articolo:
faccio seguito e correggo un link non funzionante:

Mi faccio aiutare da un grande antropologo culturale, Carlo Tullio-Altan, il quale, con rigoroso metodo scientifico, sostiene che gli elementi fondamentali capaci di tenere assieme l’individuo alla sua società sono: a) l’Epos, inteso come la capacità di elaborare la memoria storica e collegarla al passato, al presente e al futuro; b) l’Ethos, ossia lo sviluppo di norme e regole atte a creare socialità tra le persone; c) il Logos, attraverso il quale si realizza la comunicazione sociale; d)il Genos, ovvero la dinamica dei rapporti familiari orientati a trasmettere valori fra le generazioni; e) il Topos, che fa riferimento a un territorio vissuto come valore e come fonte di affetti e di piacere estetico” 

il libro in cui con maggiore ampiezza carlo tullio altan tratta l’argomento è:
carlo tullio-altan, Ethnos e civiltà: identità etniche e valori democratici, feltrinelli editore, 1995

ho raccolto varie tracce su questo eccezionale studioso che passava dalla storia alla sociologia ed alla psicologia:

Sociologia di confine. Saggi intorno all’opera di Alberto Melucci, a cura di Giuliana Chiaretti e Maurizio Ghisleni (Mimesis, 2011), Giovedì 24 novembre, ore 15, presso il Dipartimento di Filosofia e Beni Culturali dell’Università Ca’ Foscari Venezia, avrà luogo la presentazione del volume


Giovedì 24 novembre, ore 15, presso il Dipartimento di Filosofia e Beni Culturali dell’Università Ca’ Foscari Venezia, avrà luogo la presentazione del volume “Sociologia di confine. Saggi intorno all’opera di Alberto Melucci”, a cura di Giuliana Chiaretti e Maurizio Ghisleni (Mimesis, 2011).Saranno presenti gli autori.
Intervengono:
Vincenzo Pace, Università di Padova: La sociologia non ha bisogno di passaporto. Il contributo di Alberto Melucci.
Italo De Sandre, Università di Padova: La non banalità del quotidiano.
Coordina:
Pietro Basso, Università Ca’ Foscari Venezia.

Franco Basaglia Un laboratorio italiano Federico Leoni Bruno Mondadori – 2011, Psicoanalisi BookShop | Zephyro Edizioni | Libreria di psicoanalisi online


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Federico Leoni
Bruno Mondadori – 2011

 

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Non ci sono più … ma li si può ricordare


Non ci sono più

ma li si può ricordare


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