Massimo Cacciari sul Governo Monti/Napolitano e il superamento delle novecentesche categorie di DESTRA e SINISTRA, 21 febbraio 2012

Questi audio sono un po’ disturbati dalla presenza di un tirannosauro dell’epoca preistorica dei camussosauri che si chiama Diliberto.

Meglio ricordato come colui che, come massimo contributo ai Governi Prodi, fu quello di proporre di portare la salma di Lenin in Italia

————————————————————————————————

1: l’etichetta di “destra” o “sinistra” affibbiata al Governo Monti/Napolitano. Monti sarà l’ago della bilancia decisivo per la coalizione che si affermerà nel 2013

2. Pdl e Pd alle prossime elezioni sono presudo coalizioni o pseudo partiti senza idee e senza strategie.  L”intelligenza politica di Casini che ha sostenuto subito, senza “sì .. ma”, il governo Monti/NAPOLITANO.

3. perchè le categorie “destra” e “sinistra” appartengono alla esperienza storica  del secolo scorso: 1 categorie del millennio passato che interpretano rapporti di classe e del lavoro che non ci sono più; 2 basate su una idea dei rapporti internazionali oggi inesistenti (chi poteva pensare nel secolo scorso che saremmo diventati meno competitivi della Cina e del Brasile)

4. le politiche keynesiane e la crisi fiscale

5. I sindacati italiani al 70% sono composti da pensionati e rappresentano la parte minoritaria degli attuali lavoratori


“Si tengono”, secondo MASSIMO CACCIARI


Massimo Cacciari: Cosa credete, che Monti torni a fare il professore alla fine della legislatura? Ma nemmeno per idea, lui punta al Quirinale, è il suo obiettivo. Fa benissimo ad andare in televisione: è chiaro, lineare, popolare. Molto meglio di Berlusconi che ormai si era ridotto come Emilio Fede

TMNews CNN

Roma, 26 gen. (TMNews) – “Questo governo durerà fino al 2013, ma diversi ministri hanno un futuro sicuro. Cosa credete, che Monti torni a fare il professore alla fine della legislatura? Ma nemmeno per idea, lui punta al Quirinale, è il suo obiettivo. Fa benissimo ad andare in televisione: è chiaro, lineare, popolare. Molto meglio di Berlusconi che ormai si era ridotto come Emilio Fede”. Lo dice Massimo Cacciari, ex sindaco di Venezia, alla Zanzara su Radio 24.

“E lo stesso discorso vale – prosegue – per Ornaghi, per Riccardi e per Passera. Che ha grandi ambizioni ma un problema: i partiti sono disposti a tollerare Monti ma non uno che viene dal mondo bancario e finanziario, con qualche conflitto d’interessi. Difficilmente farà il premier”.

da TMNews – Monti punta al Quirinale, parola di Massimo Cacciari.


Massimo Cacciari, il filosofo/ex sindaco commenta scioperi e malessere sociale

“C’è un senso di disagio, insicurezza e precarietà che sta dilagando in tutte le categorie, anche in quelle più protette. Ma vedo anche una grande confusione sulle prospettive politiche generali. Questo è un Paese che ha bisogno di un governo e di una direzione politica, perché da ormai vent’anni non è governato. Tra lobbies che vedono minacciati i propri interessi e il 30 per cento dei giovani a spasso senza prospettive future, direi che le motivazioni per il dilagare di proteste avanzano. È già tanto che non si sia arrivati prima a questa crisi”.

“L’aspetto più pericoloso è che questo movimento metta in fibrillazione le forze politiche che sono le responsabili maggiori di questo disastro. Temendo perdite di consenso, i partiti potrebbero mettere in crisi il governo Monti pur di raccattare qualche voto. Ma le elezioni nel pieno della manovra potrebbero portare davvero al tracollo della situazione. Speriamo che Pd e Pdl ragionino e non si facciano sedurre dalle estreme, come è successo troppo spesso in passato. La protesta si aggraverà se le forze politiche perderanno definitivamente la trebisonda. La paura di non avere più i voti di farmacisti, tassisti, autotrasportatori, notai potrebbe spingere i politici a gridare come fanno Bossi o i Rifondaroli e a chiedere di andare a votare”.

Alla domanda: cosa farebbe se fosse il ministro dell’Interno? Il filosofo risponde: “Farei quello che i sindaci fanno in situazioni difficili, quando ci sono proteste politiche o sindacali. Sorveglierei senza interventi che possano drammatizzare la situazione. Essendo sicuro che dietro non ci sia un movimento politico-eversivo, non vedo la necessità di intervenire in modo pesante”.

tutto l’articolo qui: Cacciari, il filosofo commenta scioperi e malessere sociale – Politica.


Massimo Cacciari, I giovani sono i nuovi schiavi – in l’Espresso

Non occorre essere esperti per capire che l’eroico tempo della grande concentrazione operaia e industriale, dei grandi conflitti tra capitale e lavoro, è tramontata per sempre. almeno da noi (risorgerà, chissà in quali forme, in India, in Cina?): basta avere occhi e girare per le nostre metropoli.

Quel tempo è diventato archeologia. Ma l’inerzia delle organizzazioni sindacali e politiche è pari soltanto a quella delle nostre lingue: le loro strategie mutano con fatica e lentezza anche maggiori. Tutto l’attuale dibattito in materia di occupazione e diritti del lavoro ha l’aria di un nostalgico revival tra vecchie destre e vecchie sinistre.

qui l’intero articolo: I giovani sono i nuovi schiavi – l’Espresso.

Questa presentazione richiede JavaScript.


Massimo Cacciari, “don” Verzè e DON Milani, dal Blog di Alessandra Colla

quelle parole don Milani non le ha mai dette. Ha usato sì i termini “mani”, “pulite” e “tasca” — ma in tutt’altro ordine e contesto, e precisamente così: «che senso ha avere le mani pulite se si tengono in tasca?». …

Cacciari, Cacciari… Uno come lui che sbaglia le citazioni e soprattutto sbaglia le presenze ai funerali non è un buon segno. Io, per me, tengo don Milani. Don Verzè lo lascio volentieri a chi se lo vuol pigliare.

Archive Massimo Cacciari | Caos scritto.


Ciò che stringe il cuore, a ridosso dei funerali di “don” Verzè, è proprio l’immagine di un Massimo Cacciari che partecipa alle esequie accanto a Renato Pozzetto e ad Al Bano

è una contraddizione profonda che rischia di fare rivedere tutti i miei criteri di valutazione sulla intelligenza politica di Massimo Cacciari

Paolo Ferrario

 

Ciò che stringe il cuore, a ridosso dei funerali di don Verzè, è proprio l’immagine di un Massimo Cacciari che partecipa alle esequie accanto a Renato Pozzetto e ad Al Bano. Il pensiero che doveva essere critico, fortificato dalla lezione di negatività impartita da Schopenhauer e Nietzsche, disilluso e nemico d’ogni ingenuità al punto da dichiararsi postumo a se stesso, tanto profetico da riaccendersi di speranza in nome della fede in un inizio sganciato dalla storia e dalla sua processualità mondana, ebbene questo pensiero – presuntivamente consapevole della crisi e dell’abisso – era stretto tra il pecoreccio degli Anni ’80 e la canzonetta che pertugia nell’Amplifon delle nonne.
È il destino che ci attende tutti, si dirà, l’adagio sic transit gloria mundi vale per ognuno e nessuno ne può essere immune. Senz’altro è vero. Tuttavia, perché Cacciari, innanzi al conclamato abisso, non di fede, ma di fraudolenza, ha insistito a dire al Tg3 che don Verzé è stato un uomo dalla visione straordinaria, che pensava in grande? Non faceva corto circuito questa affermazione alle sue stesse orecchie, nell’istante in cui la pronunciava? Con che sguardo, d’ora in poi, i milanesi guarderanno l’angelo (nient’affatto necessario) sulla cupola del San Raffale? Per carità, non ci venga a parlare, Cacciari, della hybris che accompagna il fare.
Qui non è questione d’essere prometeici, ma impuniti o meno. Qui non si tratta di tirare in ballo il volontarismo prassistico del Faust, e di dedicargli una bella lezione nei pressi del residence Olgettina, ma di seguire d’ora in poi la lotta tra il perdurante mistero italiano e l’accertamento della verità giudiziaria. Con onestà intellettuale e con buona pace di chi, a suo tempo, riponeva fiducia in una sinistra de-ideologizzata, colta, bibliografica, eppure capace di “sporcarsi le mani”, e adesso deve ammettere che la barba dei suoi (falsi) profeti era anch’essa, più che sporca, tinta.

da: Don Verzé, sacerdote manager troppo dedito agli affari – ATTUALITA.


Massimo Cacciari: “c’è una parte non proprio inconsistente del ceto politico che crede di mostrare la propria potenza minacciando l’attuale governo, di impedirgi di fare … “


Massimo Cacciari, “Una manovra amara, come una medicina che si deve buttar giù per forza, se si vuole guarire. Una manovra che è il lascito al Paese di una classe dirigente che non ne ha azzeccata una, negli ultimi trent’anni, ed ora deve arrendersi alla sconfitta”

  • Una manovra amara, come una medicina che si deve buttar giù per forza, se si vuole guarire. Una manovra che è il lascito al Paese di una classe dirigente che non ne ha azzeccata una, negli ultimi trent’anni, ed ora deve arrendersi alla sconfitta.
  • Ma anche una manovra che è uno strappo col passato ed apre un vuoto salvifico, «perché come diceva Hölderlin, là dove c’è pericolo, cresce anche ciò che salva».
  • Sono vent’anni che questo Paese è incapace di riformarsi, sotto ogni profilo: istituzionale, economico, delle politiche del lavoro. E i nodi prima o poi vengono al pettine. Altro che colpe del mercato o dell’Europa. La colpa è soltanto nostra».
  • La crisi è sistemica e investe tutta la nostra classe dirigente. Perché scusi, che hanno fatto negli ultimi trent’anni Confinudstria, i sindacati, gli ordini professionali e le altre lobby che divorano l’Italia, se non tentare di portare acqua al loro mulino, sempre e comunque, a discapito del resto del Paese? L’unico modo per uscire da quest’impasse è mettere mano con radicalità al sistema, aprendo una nuova fase costituente».
  • Il governo Monti ora non è nelle condizioni di aprire questa fase, è un governo “del presidente”, senza visione politica, costretto a pensare all’oggi dalle urgenze del momento. Certo ha un grande merito, quello di aver creato una discontinuità. E di aver marcato ancor di più la nostra vocazione presidenzialista»
  • «Il Terzo Polo può aspirare ad essere forza condizionante al Senato, non maggioranza nel Paese. Semmai, se Monti reggerà fino al 2013 e deciderà di ripresentarsi agli elettori, può essere che attorno a lui si coaguli una forza nuova, che faccia chiarezza nel Pdl e nel Pd, costringendoli a diventare grandi, finalmente».
  •  «Di quale federalismo? Forse di questo federalismo straccione che ci hanno propinato? Non hanno fatto nulla, se non sporcare la nostra bella Costituzione con articoli incomprensibili, scritti da analfabeti, e poi tagliare, tagliare, tagliare, fino a strozzare i miei poveri ex colleghi, i sindaci. Hanno fatto qualche blanda riforma contabile, è vero, come i costi standard. Roba positiva ma ininfluente, da ragionieri».
  • «Come diceva Hölderlin, là dove c’è pericolo, cresce anche ciò che salva. Serve però un leader ed io non vedo questa figura, oggi, in Italia. Monti? è un’incognita: vedremo se riuscirà a dare impulso al Paese con la “Fase 2″, se riuscirà ad arrivare al 2013 e se questo provocherà degli smottamenti nei due poli. Mi auguro che il Pd capisca per tempo l’opportunità che ha di fronte, ma ne dubito».
  • «Monti ce le ha ben in testa le liberalizzazioni, ma non può esplicitarle sennò lo fanno fuori. E lo stesso si può dire della riduzione strutturale della spesa pubblica e dei costi della politica, che non si fa con provvedimenti da barzelletta, come quelli sui vitalizi, ma tagliando drasticamente la quantità del ceto politico, dimezzando i parlamentari ed eliminando le Province. Ecco, questo servirebbe. Ma non lo fanno. E allora, che vuole che le dica, addio».

DA «Manovra centralista. Ma è giusta» – Corriere del Veneto.


Massimo Cacciari sui programmi del governo Mario Monti / Giorgio Napolitano, da Tg 3 Linea Notte del 30 novembre 2011

Vai agli audio:


Massimo Cacciari sul Governo Mario Monti, audio da Piazza pulita 11 novembre 2011

1 CacciariGovMontiNov11

2 CacciariGovMontiNov11

3 CacciariGovMontiNov11

4 CacciariGovMontiNov11

5 CacciariGovMontiNov11


Massimo Cacciari sulla attuale situazione della politica italiana, interventi audio all’Infedele del 31 ottobre 2011


Massimo Cacciari su Pd al nord, crisi grave del bipolarismo italiano, necessità di un patto costituente, ospite in studio di SkyTG24

Qui con la massima chiarezza (che mai saprei esprimere con la stessa lucida capacità) quello che penso della attuale situazione politica

PD al Nord, Massimo Cacciari ospite in studio di SkyTG24

video.sky.it

Guarda il video PD al Nord, Massimo Cacciari ospite in studio di SkyTG24. Aggiornati con le ultime video notizie di Sky

La biblioteca di Massimo Cacciari


Massimo Cacciari, ”Capire la generazione dei free-lance”, L’Espresso, 16 giugno 2011


il Pd farebbe bene a capitalizzare l’affermazione, che senza dubbio c’e’ stata, in particolare a Milano. E da quella base aprire un serio confronto, non con questo o quel partitino, ma con gli interessi imprenditoriali, economici, finanziari e culturali vastissimi che hanno dato un segnale inequivocabile che di Berlusconi non ne vogliono piu’ sapere

”Se il Pd intende fare un nuovo Ulivo, auguri… Che devo dire?”. Cosi’ Massimo Cacciari ai microfoni di CNRmedia parla delle prospettive future del centrosinistra.

”Se pensano di sommare il moderato Pisapia con De Magistris e la coalizione di Napoli, non vinceranno da qui all’eternita”’, spiega l’ex sindaco di Venezia. ”Io penso – prosegue Cacciari – che il Pd farebbe bene a capitalizzare l’affermazione, che senza dubbio c’e’ stata, in particolare a Milano. E da quella base aprire un serio confronto, non con questo o quel partitino, ma con gli interessi imprenditoriali, economici, finanziari e culturali vastissimi che hanno dato un segnale inequivocabile che di Berlusconi non ne vogliono piu’ sapere”.

PD CACCIARI CON UN NUOVO ULIVO NON VINCERA MAI – Agenzia di stampa Asca.


Massimo Cacciari: «Il centrosinistra deve capire che vincere le amministrative non vuol dire avere già in tasca le politiche. E siccome è a quello che bisogna puntare, occorre definire bene qual è la linea, la proposta di governo. e allargare al centro»

«Il centrosinistra deve capire che vincere le amministrative non vuol dire avere già in tasca le politiche. E siccome è a quello che bisogna puntare, occorre definire bene qual è la linea, la proposta di governo. e allargare al centro». Lo afferma in un’intervista l’ex sindaco di Venezia, Massimo Cacciari, che aggiunge: «A meno di miracoli a Milano Pisapia vince bene. Napoli è un pò più incerta, ma credo che alla fine vincerà De Magistris». In caso di sconfitta, Berlusconi «farà finta di poter continuare a governare, ma ci saranno così tante cadute, sia a livello parlamentare che a livello istituzionale, che alla fine si andrà diritti alle elezioni di primavera.

Molto – spiega Cacciari – sarà conseguenza di quello che farà la Lega e di come il Pdl saprà tenersela, perchè se il Carroccio se ne va il Pdl muore.

DA: Le profezie di Cacciari: “Sinistravince, ma non si illuda su politiche” – Italia – l’Unità.


Massimo Cacciari, Una coalizione che potrà funzionare per Milano e magari vincere, come mi auguro. Ma che non potrà mai assurgere a modello nazionale, Corriere della Sera

li filosofo Massimo Cacciari «Il Pd non pensi di aver vinto Il modello Ulivo non va più» MILANO — Il dissidente Massimo Cacciari plaude più al «tracollo di una Moratti decotta» che all’«inaspettato exploit» di Pisapia. L’avvocato ha strappato il ballottaggio all’ex sindaco ed è avanti di parecchi punti percentuali. «Nessuno se lo aspettava. A essere ottimisti si poteva prevedere un distacco ridotto fra i due, ma non certo questa sonora caduta del Pdl». Cosa dimostrano i dati? «Una plateale debolezza della Moratti. Nel centrodestra in molti ne erano già consapevoli, soprattutto i leghisti». E il centrosinistra? «Con un gioco diverso si poteva vincere al primo turno: il nome perfetto sarebbe stato Gabriele Albertini, con una coalizione formata da Pd, Nuovo polo e la lista civica a suo nome. Questa squadra sarebbe stata la Waterloo del centrodestra».

Ma la volata sulla Moratti è targata Pisapia. Con un’alleanza che corre dal Pd a Sinistra e libertà più Verdi, Radicali e Idv. «Una coalizione che potrà funzionare per Milano e magari vincere, come mi auguro. Ma che non potrà mai assurgere a modello nazionale

….

E pensare a una riedizione dell’Ulivo significa votarsi a una sonora sconfitta». Lei si era schierato per Manfredi Palmeri, Nuovo polo: che giudizio dà di Pisapia? «Si è mosso con grande intelligenza, non ha mai dato l’impressione di essere un candidato estremista e, radicatissimo nella borghesia milanese, è stato abile nel nascondere il marchio politico di coalizione. Palmeri, invece, ha pagato il prezzo di un polo con debolissima leadership nazionale e radicamento nullo in città». Il centrosinistra può sperare di espugnare Milano? «Se il Pd pensa di aver vinto, perderemo. Pisapia dovrà circondarsi di persone, a partire da Boeri, rassicuranti per i moderati. E aprire un canale privilegiato con Palmeri più che col Nuovo polo. Ma dipende tutto dall’intelligenza di Pisapia, di cui non dubito, e dall’intelligenza del Pd, di cui non faccio che dubitare».

da: Corriere della Sera – Intervista a Massimo Cacciari – “Il Pd non pensi di aver vinto Il modello Ulivo non va più”.


Luca Cordero di Montezemoloo, Massimo CacciariCacciari: “Il Pd accetterà la sua candidatura” | Politica 24

L’ex sindaco di Venezia Massimo Cacciari ha dichiarato al programma radiofonico “La Zanzara” di Radio 2 che il Partito democratico accetterà laleadership di Luca Cordero di Montezemolo perché non ha leader spendibili. «Il Pd sarà il primo partito a dire sì all’ipotesi di leadership di Montezemolo perché non ha una leadership, non ha leader spendibili e lo sa benissimo. I problemi – ha affermato il professore Cacciari – semmai potrebbero arrivare dal Terzo Polo, da Casini, che invece ha legittimi ambizioni di quel tipo». La possibile discesa in campo del presidente della Ferrari è uno degli argomenti più discussi del dibattito politico italiano.

da http://www.politica24.it/articolo/montezemolo-cacciari-il-pd-accettera-la-sua-candidatura/10351/


Luca Cordero di Montezemolo e Massimo Cacciari: Cacciari parteciperà con il suo movimento “Verso Nord”, costituito un anno fa e che nei giorni scorsi si è riunito a Verona, al “movimento policentrico” del presidente della Ferrari, con varie liste civiche regionali, accomunate da uno stesso simbolo, ma con autonomia locale e candidati provenienti dalla società civile- Repubblica.it

Che cosa hanno mai in comune Luca Cordero di Montezemolo, presidente della Ferrari, ex presidente della Fiat, antico pupillo di Gianni Agnelli, e Massimo Cacciari, filosofo, professore di Estetica, studioso del pensiero negativo e politico neghittoso fin dai tempi del Pci ? Nulla, direte, se non l’asserito fascino personale sottolineato rispettivamente del celebre ciuffo e della barba irsuta, oltre all’età da pensionandi, 64 anni il primo e 67 il secondo. L’uno icona  imprenditoriale, l’altro intellettuale sofisticato e interlocutore filosofico delle alte gerarchie ecclesiastiche. Eppure, la strana coppia sta per dar vita a un ticket con l’ambizione di partecipare al big bang della politica italiana.

Dopo l’ennesimo annuncio di Montezemolo sulla sua intenzione di scendere in politica con la società civile per mettere un freno allo sfascio, l’ex sindaco di Venezia ed ex candidato sconfitto alla presidenza del Veneto quando fu battuto  dal forzista Giancarlo Galan, ha annunciato a Radio Popolare che lui e il suo movimento saranno della partita di Montezemolo, che in attesa di capire se si andrà a votare quest’anno o nel 2013 sta preparando una sua lista civica nazionale. Cacciari  parteciperà con il suo movimento “Verso Nord”, costituito un anno fa e che nei giorni scorsi si è riunito a Verona, al “movimento  policentrico” del presidente della Ferrari, con varie liste civiche regionali, accomunate da uno stesso simbolo, ma con autonomia locale e candidati provenienti dalla società civile. L’obiettivo è intercettare non sono gli scontenti del Pdl, della Lega e del Pd, ma quell’area ormai al 40 per cento che non va più a votare e non si riconosce nel bipolarismo italiano.

da: Luca e Massimo, ticket possibile? – Repubblica.it.


Massimo Cacciari: tre cose sono “impossibili”: insegnare, guarire, governare

“Freud diceva che tre cose sono impossibili: insegnare, guarire, governare.

Occorre una certa vocazione per affrontare questo compito ‘impossibile’. Ma occorre anche disporre di ‘arti’ o ‘tecniche’ per farlo in modo responsabile. Far politica, che significa voler governare, diviene puro dilettantismo allorché non si fondi sulla conoscenza della realtà in cui viviamo. E che intendiamo a nostra volta trasformare”
Massimo Cacciari

DA: Antologia del Tempo che Resta.


Massimo Cacciari su: fase costituente, polo centrale per la politica italiana, paese diviso, a Como, Villa Gallia, 30 marzo 2011

Massimo Cacciari per

Audio1:

Audio 2 e Audio 3:

Audio 4:
Audio 5:

Massimo Cacciari su: fase costituente per la politica italiana; “foedus” (patto); la crisi dei due poli e federalismo;

Audio: Massimo Cacciari, 25Mar2011.Mp3

  • necessità di una “fase costituente” per la politica italiana: non si può aprire una fase costituente con due poli condizionati dalle estreme
  • il principio fondante del federalismo è che è al livello più basso che occorre intervenire. “ciò che puoi fare , fallo tu”
  • “Foedus”, patto: federalismo è essere responsabili, sentirsi responsabili
  • il “terzo polo” è una novità e bisognerà farci i conti. Al senato il terzo polo sarà decisivo
  • il progetto del PD è fallito. Occorre rielaborare il lutto
  • occorrono partiti radicati nei territori ma anche nazional

Massimo Cacciari: L’unica cosa oggettiva in politica è la demografia

L’unica cosa oggettiva in politica è la demografia

Massimo Cacciari

a Otto e Mezzo del 25 marzo 2011


Incontro con Massimo Cacciari: COALIZIONE CIVICA LAVORI IN CORSO, COMO MERCOLEDI’ 30 MARZO 2011-ore 21,00 Salone centrale di Villa Gallia, Via Borgovico 148

Incontro con Massimo Cacciari

verso nord.jpg

logo lavori.png

I NOSTRI TERRITORI PER CAMBIARE L’ITALIA

Il ruolo delle comunità locali per ridare dignità al paese e restare in Europa

L’esperienza del movimento politico “Verso Nord”

COMO MERCOLEDI’ 30 MARZO 2011-ore 21,00

Salone centrale di Villa Gallia, Via Borgovico 148

Intervengono

Massimo Cacciari, promotore VERSO NORD

Diego Bottacin,  VERSO NORD Veneto

Mariano Rabino, VERSO NORDO Piemonte

Coordina la serata

Claudio Bizzozero, Capogruppo “Lavori in Corso”, Cantù

Incontro con Massimo Cacciari : COALIZIONE CIVICA LAVORI IN CORSO

Audio degli interventi di Massimo Cacciari:

Audio1:

Audio 2 e Audio 3:

Audio 4:
Audio 5:

Massimo Cacciari: ” Fare politica significa riuscire a capire quali programmi interessano i ceti produttivi e i lavoratori e decidere che tipo di alleanze intendono fare visto che in qualsiasi prospettiva non avranno il 51%”, intervista di Daniele De Rosa, Affaritaliani.it


Che cosa cambia con la fiducia ottenuta dal governo sul federalismo?
“Non cambia nulla sostanzialmente. Lo scoglio vero era quello del 14 dicembre. Credo che, a meno di sorprese, l’esecutivo almeno per un anno durerà”.

La Lega come ne esce?
La Lega andrà avanti fin tanto che le conviene, fin tanto che porta avanti qualche patacca come quella del federalismo. Ma sarà lei a staccare la spina a Berlusconi”

Il Centrosinistra invece?
“O si mettono a fare politica o continueranno a perdere. Fare politica significa riuscire a capire quali programmi interessano i ceti produttivi e i lavoratori e decidere che tipo di alleanze intendono fare visto che in qualsiasi prospettiva non avranno il 51%
. Dicano finalmente in che direzione politica guardano e sulla base di quali programmi. Facciano politica invece di fare le primarie”

Non andrebbero più fatte?
“Ma no per carità, che si facciano pure. Ma prima si deve fare politica e non tanto queste cose fatte in famiglia per tirarsi su il morale come a Torino. Il fatto che si parli di rinascita del Pd perché Fassino ha vinto le primarie appoggiato da Chiamparino è incredibile: mancava solo che le perdessero”.

Vedrebbe bene Rosi Bindi alla guida del Centrosinistra?
“Se dovessero decidere di voler costruire un partito seriamente socialdemocratico, imbarcando Vendola e il sette per cento che sta alla sinistra del Pd, la Bindi andrebbe benissimo. Il Pd deve dichiararsi con coraggio, semplicità e verità ammettendo che il progetto da cui era partito Veltroni anni fa  al Lingotto non è riuscito. Se ne prenda atto e si faccia un bel partito di sinistra centro con leader Bindi appoggiato da Vendola. Una formazione politica che si rapporterà con un centro formato anche dagli ex Margherita, con cui potranno trovare tutte le intese di governo di questo mondo. La cosa deleteria ed esiziale è che si continui con le ipocrisie e con  le mezze verità”.

La scissione degli ex margheritini è già nei fatti?
“Nel Pd si guardano l’ombelico e fanno politica solo discutendo all’interno della famiglia. Quando una famiglia non funziona è meglio dividersi: in Italia c’è il divorzio. Si può essere buoni amici anche dopo aver divorziato. Ma se continua a vivere in una casa controvoglia ti pugnali”.

In questo quadro il Terzo Polo che ruolo avrà?
“Anche loro devono dire che cosa vogliono essere e che cosa vogliono fare. Una volta che il Pd facesse le sue scelte con coraggio, ci sarebbero possibilità più ampie anche per Casini”.

Non crede che Fini sia subalterno a Casini?
Fini ha preso delle brutte legnate anche perché ha dimostrato di avere fegato e coraggio. Bisogna dargliene atto. Ma al momento il più in palla all’interno del Terzo Polo è Casini. Penso però che sappiano che soltanto trovando una qualche forma di unità potranno avere spazio in futuro. Ma anche loro devono dire qualcosa sul loro programma”.

Ovvero?
“Non possono restare sul piano di mandare a casa Berlusconi: devono spiegare qual è il loro federalismo, il tipo di welfare che hanno in mente. Bisogna poi che risolvano i problemi colossali che hanno al loro interno sulla concezione di laicità e sui rapporti con la Chiesa. Altrimenti sa che cosa diranno gli italiani?”

Che cosa diranno?
“Berlusconi sarà un puttaniere, sarà quello che volete ma lo votiamo ancora perché sappiamo chi è”.

Intanto il Pd cerca di dialogare con la Lega sul federalismo. C’è una possibilità che si arrivi a un’intesa?
“Il Centrosinistra ha perso quel treno da ormai 15 anni e non credo che torni. Diciamo che tentar non nuocerebbe”.

Daniele Riosa

da: Cacciari ad Affaritaliani.it: “La Lega farà cadere il Cav”. Poi stronca il Pd e promuove Fini – Affaritaliani.it.


riflessioni di Cacciari sulla Libia

Firenze, 25 febbraio 2011 - Oggi pomeriggio, al Cenacolo della Basilica di Santa Croce, si è tenuto un convegno dal titolo ‘La Pace: Imperativo della Ragione’, durante il quale è intervenuto il filosofo Massimo Cacciari, docente all’Universita San Raffaele di Milano.

Inevitabilmente Cacciari si è soffermato sulla rivoluzione in atto in Libia, sottolineando come la situazione nei Paesi dell’Africa mediterranea sia in evoluzione e ”le conseguenze che si possono avere per l’Europa inimmaginabili”. Purtroppo, ha aggiunto, ”manca totalmente una politica europea per il Medioriente e per il Mediterraneo. In quei Paesi – ha proseguito Cacciari – sta scoppiando l’equilibrio che si era determinato all’epoca della ‘guerra fredda”’.

da: La Nazione – Firenze – Santa Croce, riflessioni di Cacciari sulla Libia (e sul libro di Renzi).


Massimo Cacciari: “Bisogna fare politica. Proporre riforme sul piano costituzionale. Dire che tipo di governo queste opposizioni così diverse tra di loro possono mai costituire che non sia il bis di Ulivi fallimentari. Che il Pd dica finalmente da che parte guarda e non continui con questo strabismo costitutivo. Dire cosa pensano del federalismo e non sparare solo contro quello della Lega. Chiarire quali riforme della giustizia servono al Paese e non schierarsi solo, quasi pregiudizialmente, con la magistratura. Bisogna essere riformisti, seri e radicali. Non dei protestatari”

«Ma non saranno le manifestazioni a sloggiare Berlusconi» Intervista Cacciari: la partecipazione è un fatto positivo ma oggi quel che manca è la politica

Non era in piazza Massimo Cacciari. Il filosofo e politico – ex Pci, ex Pd, oggi anima «Verso nord» – «pur rispettando’ chi manifesta», avverte che «non sarà certo la piazza a far cadere Berlusconi». Per quello «serve la politica, che manca e continua a mancare». Senza di essa «Berlusconi non cadrà, o se cadrà, in mancanza di una alternativa, sarà il bis del ’94. Peggio diprima».

Ci volevano le donne per svegliare una società intorpidita e per portare anche tanti uomini in piazza? «Le manifestazioni, la partecipazione, sono sempre positive quando si svolgono con civiltà e correttezza. Il problema è che non sarà con queste manifestazioni che si manda a casa Berlusconi. La buona volontà c’è anche, ma manca la politica. E continua a mancare». Manca e non ha intercettato, non ha capito che saliva questo, «basta» collettivo urlato in tante piazze? «Urlare “basta”, averne le palle piene non è politica, non è propriamente una strategia». Non è politica ma è la richiesta, a gran voce, di una politica e di una società diverse da quelle dominanti. «E quale? Che occorra un’altra politica non c’è dubbio. Ma qui non si riesce assolutamente ai capire che idee abbiano la sinistra, iil centrosinistra, il nuovo polo. È tutto estremamente confuso. ]E, fintanto che rimarrà tutto così confuso, Berlusconi resterà al suo posto». La scossa che è arrivata dalla piazza può aiutare la politica a ritrovarsi e a trovare le risposte necessarie a quelle domande? «Quante volte abbiamo fatto questo ragionamento? Lo abbiamo detto dopo le manifestazioni di Cofferati, e poi Moretti, e poi Saviano e ancora l’altro giorno con Zagrebelsky? Milioni in piazza, certo. Mala piazza non basta». Cosa serve? «Bisogna fare politica. Proporre riforme sul piano costituzionale. Dire che tipo di governo queste opposizioni così diverse tra di loro possono mai costituire che non sia il bis di Ulivi fallimentari. Che il Pd dica finalmente da che parte guarda e non continui con questo strabismo costitutivo. Dire cosa pensano del federalismo e non sparare solo contro quello della Lega. Chiarire quali riforme della giustizia servono al Paese e non schierarsi solo, quasi pregiudizialmente, con la magistratura. Bisogna essere riformisti, seri e radicali. Non dei protestatari». Rischiamo di ritrovarci con Berlusconi caduto ma senza alternativa? «Finché non c’è alternativa, Berlusconi non cade. E se cadesse senza alternativa, sarebbe il bis del ’94». Cioè? «Peggio ancora di prima. Se un regime cade senza che si sia aperta una fase costituente, non può che andar peggio. Se – senza fare paragoni tragici con le farse che stiamo vivendo noi oggi – il fascismo fosse caduto senza che si fosse costituita nessuna intesa tra le forze di opposizione, ìl dopo sarebbe stato ancora peggio del regime caduto».


Massimo Cacciari e il gioco del potere, Verona 10 febbraio 2011

Il filosofo spiega il significato e il divenire del termine “potere” nella tradizione occidentale giovedì 10 febbraio alle 18 alla Fondazione Centro Studi Campostrini.

Spiegare la distanza fra politica e società civile, che pare contraddistinguere la situazione attuale, sembra impossibile. Ci prova il filosofo Massimo Cacciari con l’incontro su “Il potere” giovedì 10 febbraio alle 18, alla Fondazione Centro Studi Campostrini di Verona, in via Santa Maria in Organo, 4. Modera l’incontro Davide Assael, collaboratore della fondazione.

Saranno affrontate le domande che hanno attraversato la tradizione occidentale dalla Grecia antica ai giorni nostri. Il potere politico risponde soltanto a criteri gerarchici, oppure è possibile individuarne un senso, in modo che  possa legittimarsi agli occhi di chi lo deve subire, come è implicito, ad esempio nel tentativo platonico? E come potremmo definire l’elemento di distinzione fra le due forme di potere?

Forte di un’esperienza nella sfera pubblica che ne ha sempre accompagnato l’attività speculativa, e che lo ha reso una delle voci più accreditate del panorama italiano, Massimo Cacciari svilupperà la propria riflessione anche cercando di tracciare le coordinate delle future dinamiche del “potere”, che, forse, il tempo spingerà verso l’assunzione di nuove forme.

Ufficio stampa
Fondazione Centro Studi Campostrini
Via S. Maria in Organo Verona, 4
Tel: 045 8670 743/770
Fax: 045 8670 732
Web: Sala stampa
Elena Guerra: 349-3949567
E-mail: ufficio.stampa@centrostudicampostrini.it

viaMassimo Cacciari e il gioco del potere -.


Massimo Cacciari analizza la situazione politica italiana e la legge sul federalismo fiscale, Otto e Mezzo del 4 febbraio 2011, due Audio

Massimo Cacciari analizza la situazione politica italiana (audio 1) e la legge sul federalismo fiscale (audio2):


Massimo Cacciari, “Il berlusconismo, depurato da tutte gli evidenti “disturbi” di ordine psicologico che caratterizzano chi lo incarna, rappresenta la fase estrema di un processo generale di de-responsabilizzazione dell’agire politico…

Tutto sommato potremmo dire che dalla vera tragedia della fine della prima Repubblica siamo giunti alla farsa-pochade che conclude la mai nata seconda, e così consolarci. Per apprezzare il “salto d’epoca” basterebbe paragonare il discorso in Parlamento di Craxi alle auto-difese televisive di Berlusconi. Non c’entra nulla. Appunto. Lì un politico di razza, nel bene e nel male, che denuncia una crisi di sistema e, indirettamente, si appella ad un generale discorso “di verità”, che avrebbe forse anche potuto aprire una nuova fase della Repubblica; oggi un privato, che vuole giustificare vizi privati, e che con ogni mezzo difende affari e interessi soltanto suoi. Lì partiti, organizzazioni di massa, radicati nella vita e nella storia del Paese, che vivevano la propria catastrofe nel destino dei loro leader; oggi una moltitudine di cortigiani, favoriti, cooptati che non possono (ancora) abbandonare il padrone per quanta voglia ne abbiano, e che trasformano il Parlamento non, come si diceva una volta, nell’anticamera dei partiti, ma nell’alcova di Arcore.

E tuttavia temo che le squallide vicende che siamo costretti a vivere abbiano un significato per certi aspetti ancora più drammatico di quelle di allora. Sarebbe forse utile alzare lo sguardo per coglierlo. So che è difficile farlo quando attraversi un pantano, o qualcosa di peggio. So che si corre il rischio di passare per quelli che vogliono parlar d’altro. Ma bisogna anche scommettere che questo Paese saprà tornare a ragionare di politica e sul proprio futuro.
Il berlusconismo, depurato da tutte gli evidenti “disturbi” di ordine psicologico che caratterizzano chi lo incarna, rappresenta la fase estrema di un processo generale di de-responsabilizzazione dell’agire politico. Il principio di responsabilità implica il “primato” dell’analisi, della definizione razionale di obiettivi e programmi, che si ritengono rispondenti, appunto, all’interesse comune, sulla base di trasparenti “calcoli” costi-benefici, e la messa tra parentesi di ogni altra finalità.
Ma questo modello è in radicale crisi da molto tempo. E di questa crisi il berlusconismo è un prodotto, non certo la causa. Le sue ragioni sono diverse, ma tutte radicate nell’attuale sistema: dalla formazione di blocchi economico-politici, dentro i quali è inevitabile collocarsi se si vuol competere sul mercato politico, alla fisiologica auto-referenzialità dei grandi apparati tecnocratici, dall’organizzazione della stessa ricerca, all’economia e alla finanza globali.

Di fronte a queste potenze, quella dell’agire politico tradizionale decade di minuto in minuto. E in proporzione diretta si accresce la funzione dell’annuncio, della promessa, della ricerca a breve del consenso, che può essere garantita solo dal possesso di importanti mezzi di informazione e manipolazione dell’opinione pubblica. L’immaginazione va allora “al potere”.
Il politico de-responsabilizzato non produce più né analisi, né programmi, e neppure utopie, ma narrazioni fantastiche, “spettacoli”, “irresponsabili” per natura. Non si tratta di “bugie”, ma di invenzioni. La scena ha realmente sostituito la realtà. Il mondo si è trasformato davvero in “volontà e rappresentazione”. Chi ne è più intimamente convinto, saprà essere anche il più convincente nel trasmetterne l’immagine. Nessun “piano”, nessun complotto, nessun “grande fratello” a dirigere la partita. Si tratta di processi intimamente connessi a questa fase del mondo occidentale e dei regimi democratici. È in gioco lo stesso principio della rappresentanza, poiché l’eliminazione di ogni “principio di realtà” ha come conseguenza logica l’idea di una “simbiosi” tra il politico e il suo rappresentato – idea che sta al fondamento di ogni demagogia e di ogni populismo.
Il potere politico tende allora a farsi immanente alla vita dell’individuo. Come il sistema produttivo è anzitutto produzione dello stesso consumo, così l’agire politico si fa mera produzione di consenso. Ogni altra finalità tramonta. Berlusconi, a modo suo, interpreta questo drammatico passaggio. Non ne è né inventore, né regista, ma piuttosto il perfetto burattino – quello ontologicamente legato alla sua scena, incapace anche solo di concepirsi fuori di essa.

Qualunque sia la parte che è chiamato a recitarvi (e infatti le vorrebbe tutte per sé), per lui si tratta di vita, non di finzione. I costumi degli italiani erano forse i più disposti al mondo a condividere questo processo di de-responsabilizzazione dell’agire politico. Anche per questo non sarà affatto né semplice né breve risalire la china. E non raccontiamoci che basterà pensionare il signore di Arcore.

da: Una realtà inventata – L’espresso.


Massimo Cacciari sui comportamenti privati e pubblici di Silvio Berlusconi (Otto e Mezzo, 17 gennaio 201) e Monica Guerritore che legge Veronica Lario

Massimo Cacciari:

… un Presidente del Consiglio non può fare questi festini

… ma è evidente che non può farlo, che non esiste al mondo un  Presidente del Consiglio che fa queste cose …

un Presidente del Consiglio non si può mettere in queste condizioni ….  un Presidente del Consiglio non si può mettere in queste condizioni …. punto!

nessuno di noi può fare della sua vita quello che vuole perchè la nostra vita è responsabile se è una vita degna di essere vissuta …

è responsabile e quindi RISPONDE AGLI ALTRI e a maggior ragione un Presidente del Consiglio

… e sto parlando di comportamenti accertati, non di reati, il cui compito è della magistratura …

… a lei piace un Presidente del consiglio che si comporta così? .. le piace ? … le sembra un comportamento consono alla carica che ricopre? …

In questa accorata voce che Monica Guerritore ha dato a Veronica Lario c’è tutta la vicenda umana e politica che si consuma in questi giorni (abbiate pazienza con l’incipit della pubblicità Rai, che dura poco):

Veronica Lario e Silvio Berlusconi

Egregio Direttore,

con difficoltà vinco la riservatezza che ha contraddistinto il mio modo di essere nel corso dei 27 anni trascorsi accanto ad un uomo pubblico, imprenditore prima e politico illustre poi, qual è mio marito. Ho ritenuto che il mio ruolo dovesse essere circoscritto prevalentemente alla dimensione privata, con lo scopo di portare serenità ed equilibrio nella mia famiglia. Ho affrontato gli inevitabili contrasti e i momenti più dolorosi che un lungo rapporto coniugale comporta con rispetto e discrezione. Ora scrivo per esprimere la mia reazione alle affermazioni svolte da mio marito nel corso della cena di gala che ha seguito la consegna dei Telegatti, dove, rivolgendosi ad alcune delle signore presenti, si è lasciato andare a considerazioni per me inaccettabili: ” … se non fossi già sposato la sposerei subito” “con te andrei ovunque”.

Sono affermazioni che interpreto come lesive della mia dignità, affermazioni che per l´età, il ruolo politico e sociale, il contesto familiare (due figli da un primo matrimonio e tre figli dal secondo) della persona da cui provengono, non possono essere ridotte a scherzose esternazioni. A mio marito ed all´uomo pubblico chiedo quindi pubbliche scuse, non avendone ricevute privatamente, e con l´occasione chiedo anche se, come il personaggio di Catherine Dunne, debba considerarmi “La metà di niente”. Nel corso del rapporto con mio marito ho scelto di non lasciare spazio al conflitto coniugale, anche quando i suoi comportamenti ne hanno creato i presupposti. Questo per vari motivi: per la serietà e la convinzione con la quale mi sono accostata a un progetto familiare stabile, per la consapevolezza che, in parallelo alla modifica di alcuni equilibri di coppia che il tempo produce, è cresciuta la dimensione pubblica di mio marito, circostanza che ritengo debba incidere sulle scelte individuali, anche con il ridimensionamento, ove necessario, dei desideri personali. Ho sempre considerato le conseguenze che le mie eventuali prese di posizione avrebbero potuto generare a carico di mio marito nella sua dimensione extra familiare e le ricadute che avrebbero potuto esserci sui miei figli.
Questa linea di condotta incontra un unico limite, la mia dignità di donna che deve costituire anche un esempio per i propri figli, diverso in ragione della loro età e del loro sesso. Oggi nei confronti delle mie figlie femmine, ormai adulte, l´esempio di donna capace di tutelare la propria dignità nei rapporti con gli uomini assume un´importanza particolarmente pregnante, almeno tanto quanto l´esempio di madre capace di amore materno che mi dicono rappresento per loro; la difesa della mia dignità di donna ritengo possa aiutare mio figlio maschio a non dimenticare mai di porre tra i suoi valori fondamentali il rispetto per le donne, così che egli possa instaurare con loro rapporti sempre sani ed equilibrati.

RingraziandoLa per avermi consentito attraverso questo spazio di esprimere il mio pensiero, La saluto cordialmente.

La Repubblica 31 gennaio 2007

Questa volta, Veronica Lario ha deciso di mettere per iscritto in una mail – in risposta ad alcune domande poste dall’Ansa sul dibattito aperto dall’articolo pubblicato ieri dalla Fondazione Farefuturo – il suo stato d’animo di fronte a ciò che hanno scritto oggi i giornali sulle possibili candidate del Pdl alle europee. “Voglio che sia chiaro – spiega – che io e i miei figli siamo vittime e non complici di questa situazione. Dobbiamo subirla e ci fa soffrire”.

Alla domanda su cosa pensa del ruolo delle donne in politica, alla luce delle polemiche di queste ore, Veronica Lario risponde: “Per fortuna da tempo c’è un futuro al femminile sia nell’imprenditoria che nella politica e questa è una realtà globale. C’è stata la Thatcher e oggi abbiamo la Merkel, giusto per citare alcune donne, per potere dire che esiste una carriera politica al femminile”.

“In Italia – aggiunge la moglie del presidente del Consiglio – la storia va da Nilde Jotti e prosegue con la Prestigiacomo. Le donne oggi sono e possono essere più belle; e che ci siano belle donne anche nella politica non è un merito nè un demerito. Ma quello che emerge oggi attraverso il paravento delle curve e della bellezza femminile, e che è ancora più grave, è la sfrontatezza e la mancanza di ritegno del potere che offende la credibilità di tutte e questo va contro le donne in genere e soprattutto contro quelle che sono state sempre in prima linea e che ancora lo sono a tutela dei loro diritti”.
“Qualcuno – osserva Veronica Lario – ha scritto che tutto questo è a sostegno del divertimento dell’imperatore. Condivido: quello che emerge dai giornali è un ciarpame senza pudore, tutto in nome del potere”.

La signora Berlusconi prende anche l’iniziativa di parlare della notizia, pubblicata oggi da la Repubblica, secondo cui il premier sarebbe stato domenica notte in una discoteca di Napoli a una festa di compleanno d’una ragazza di 18 anni: “Che cosa ne penso? La cosa mi ha sorpreso molto, anche perchè non è mai venuto a nessun diciottesimo dei suoi figli pur essendo stato invitato”.

Bibliografia:



Massimo Cacciari: “sia­mo davanti a una crisi di sistema. Una crisi che andrebbe affrontata con misu­re straordinarie arrivando a cercare un compromesso. Un compromesso stori­co per uscirne definitivamente”

… temo che sarà una patacca totale. Per attuare un vero federalismo fiscale bisognerà limitare i poteri della finanza centrale. In una congiuntura internazionale del genere faccio il facile profeta, si faranno delle concessioni ad alcune città. Conceden­do la possibilità di qualche tassa ad hoc, tipo la tassa di soggiorno. Con il risul­tato scontato di un aggravio della pres­sione fiscale.

Quadro sconfortante senza solu­zioni?

La soluzione ci sarebbe se avessimo un ceto politico in grado di capire che sia­mo davanti a una crisi di sistema. Una crisi che andrebbe affrontata con misu­re straordinarie arrivando a cercare un compromesso. Un compromesso stori­co per uscirne definitivamente. Ma leí pensa che oggi un accordo del genere sia possibile?

intervista a Il Secolo d’Italia 12 gennaio 2011:


Per soli tre voti alla Camera dei deputati il Governo Berlusconi resta in carica. Alleanze disgiuntive della sinistra ed aggiuntive della destra

Per soli tre voti alla Camera dei deputati il Governo Berlusconi resta in carica.

Martedì 14 la Camera con  314 voti contrari e 311 favorevoli  ha respinto le mozioni Franceschini, Donadi ed altri n. 1-00492 e Adornato ed altri n. 1-00511 di sfiducia al Govern

Dati politici:

- il partito personale di Berlusconi tre anni fa ha perso l’Udc di Casini e pochi mesi fa ha espulso il partito di Gianfranco Fini, ciononostante … :

- resta fortissima l’alleanza fra Il Pdl e la Lega Nord

- nel caso si andasse ad elezioni anticipate nel 2011 le alleanze del fronte di centro-sinistra sono fra loro disgiuntive: si portano via i voti l’uno dall’altro e sono lontanissimi dalla soglia del 40%, che è quella che in Italia, con questo sistema elettorale,  fa governare una minoranza che viene spacciata come “giudizio degli elettori”

- ancora in caso di elezioni anticipate il professor Roberto D’Alimonte stima la possibilità che la Lega Nord, in queste regioni diventi il primo partito

- Inoltre l’alleanza fra i due partiti della attuale maggioranza sono aggiuntive:  avanzano entrambi senza rubarsi voti

- la sinistra politica si rivela irrilevante, nel sistema politico italiano, per le funzioni di governo: è definitivamente congelata nel recinto  in cui si è racchiusa, a partire dalla caduta del Governo Prodi voluta dalla sinistra massimalista di Bertinotti

La valutazione di Massimo Cacciari:

«Purtroppo l’alternativa politica a Berlusconi al momento non c’è. C’è solo un’ammucchiata che vorrebbe buttarlo giù da palazzo Chigi. E la colpa è del Pd che ha tradito la sua missione riformatrice, incapace di dare sponda ai vagiti terzopolisti..

Massimo Cacciari, alla vigilia della conta in Parlamento, torna ad accusare l’insipienza democratica. E’ un suo rovello classico ma questa volta il fallimento brucia ancor di più perché finalmente c’era partita.

Per l’ex sindaco di Venezia «la novità degli ultimi mesi è la grande fronda di Gianfranco Fini che ha portato alla fine del Pdl e del bipolarismo all’italiana. Ma è altrettanto evidente che per la formazione di un blocco innovativo e riformatore al centro dello schieramento, sono mancati i tempi. Probabilmente lo stesso Fini pensava che la crisi non precipitasse subito».


«Quindi siamo allo stallo. Da un lato Berlusconi è decotto, insieme al bipolarismo muscolare per come l’abbiamo conosciuto in Italia; dall’altro la mancanza di una vera alternativa lo fa sopravvivere».


«Fini ha avuto il coraggio di uscire dalla palude e gettare il cuore oltre l’ostacolo. Casini lo aveva già fatto 2 anni fa. Rutelli è stato l’unico leader Pd a criticare l’aborto democratico, uscendo dal partito. Ma loro 3 da soli non bastano, tanto più che il Terzo polo è ancora una prospettiva senza un vero programma».


«Macché.  La responsabilità immensa è tutta del Pd. Un partito nato male, o forse mai nato. Dopo la caduta del governo Prodi c’erano tutte le possibilità per lavorare ad un’alternativa forte al berlusconismo usurato. Avevamo cinque anni davanti, ma è mancata completamente la classe dirigente, la strategia, la cultura politica e un agenda nuova per il paese».


«Il più grande partito di opposizione, nel bel mezzo della deflagrazione del centrodestra, è rimasto ai margini della partita, senza mai incidere. Paradossale. Ovvio che al momento della fiducia Berlusconi ha buon gioco a dirti: volete solo buttarmi giù…»

«Non si è sfondato nel ventre molle berlusconiano, tra quei ceti moderati delusi dalle promesse al vento del Cavaliere. O fai manovre, anche spregiudicate, per guadagnare consensi al centro o dove vuoi andare?»


«Ad esempio il Pd non ha mai saputo scalfire l’egemonia forza-leghista al nord, maturando un vero autonomismo e una capacità di relazione con gli attori del capitalismo diffuso. Così come non ha mai costruito una relazione strategica con l’Udc. Forse aspettava cadesse nelle sue braccia per semplice antiberlusconismo. Allora non conoscono Casini. Dopodiché mi auguro che il premier collassi ma per senso di verità devo ammettere che al momento non vedo alternative…».

da: http://www3.lastampa.it/politica/sezioni/articolo/lstp/379884/



Massimo Cacciari: “Fini, Casini e Rutelli non bastano. Serve Montezemolo”

“Fini, Casini e Rutelli non bastano. Gli imprenditori come Luca Cordero di Montezemolo devono scendere in campo. Serve un processo costituente: non per il terzo Polo, ma per il Polo”. Non ha mezzi termini, Massimo Cacciari.

Intervistato dal Corriere della Sera, l’ex sindaco di Venezia rilancia sull’importanza di un impegno in politica della società civile.

“Per quanto intellettualmente onesti e capaci, Casini, Fini e Rutelli non sono sufficienti. Serve una forte partecipazione sulla base di un patto amplissimo per la creazione di un nuovo centro che faccia le riforme, dice. Ma rifiuta l’ipotesi di un partito centrista, rivendicando invece “una forza di centro nel senso della centralità, non del moderatismo e altri ferrivecchi”.

Di Montezemolo, Cacciari apprezza soprattutto il programma: “un programma anticorporativo, con una giusta analisi del fallimento del bipolarismo all’italiana, del berlusconismo e della dimostrata incapacità da parte di coalizioni come l’Ulivo a governare. La riforma del welfare, delle relazioni sindacali, della scuola, la sburocratizzazione reale, la chiusura di province e comuni”.

Obiettivi che si possono raggiungere con elementi sia del Pd sia del Pdl. Perché, sostiene il filosofo, “anche nel Pdl c’erano intenzioni seriamente riformatrici. E anche nella Lega c’è del buono: ci sono autentici federalisti come Maroni, mica solo Bossi e il “trota”. Ma tutti sono stati condizionati da forze giustizialiste, estremiste e massimaliste”.

Mentre promuove parti del Pdl, Cacciari boccia il Pd: “È stato diretto in modo folle. Veltroni ha sbagliato tutte le mosse, Franceschini ha fatto quello che ha potuto, Bersani ha dato al partito un’immagine socialdemocratica d’antan”. Ma neppure Nichi Vendola è nelle corde dell’ex sindaco: “I paragoni con Obama fanno ridere i polli. È esponente di una tradizione anche nobile, come Arci, Legambiente, Verdi. Ma è un’ideologia minoritaria che non sarà mai cultura di governo”. Nonostante questo, “spero che Pd e Pdl non crollino, sarebbe una tragedia peggiore di Tangentopoli”.

15 novembre 2010


“L’uomo politico: possiamo farne a meno?”.Due le personalità al tavolo: il professor Giovanni Reale e il professor Massimo Cacciari che si confronteranno in un dibattito moderato dal Professor Roberto Radice

Una serata per riflettere: “L’uomo politico: possiamo farne a meno?”.Due le personalità al tavolo: il professor Giovanni Reale e il professor Massimo Cacciari che si confronteranno in un dibattito moderato dal Professor Roberto Radice. L’appuntamento, organizzato dal Centro Culturale Frontiera, dall’azienda I.M.F. srl e dalla Città di Luino, è per il 12 ottobre prossimo alle ore 21 all’azienda I.M.F. srl di Creva di Luino.
Il professor Roberto Radice, Presidente di Frontiera anticipa la serata in questi termini: “…questo è il succo della relazione: per quanto sia degradata la politica quotidiana è nell’essenza dell’uomo vivere nella politica. In questo senso siamo tutti uomini politici, della politica non si può fare a meno. I relatori Reale e Cacciari con la loro esperienza e il loro straordinario sapere ci aiuteranno a riflettere sui rapporti tra la Politica ideale e quella reale”.
Il professor Massimo Cacciari è uno dei massimi filosofi italiani viventi, filosofo e politico. Professore ordinario di “Estetica” presso l’Istituto di Architettura di Venezia, ha poi fondato la facoltà di Filosofia dell’Università Vita-Salute del San Raffaele di Milano di cui è stato Presidente fino al 2005. nel 2004. Ha fondato a Milano il “Centro di Formazione Politica”. E’ stato Sindaco di Venezia dal 1993 al 2000 e dal 2005 al 2010.
Il professor Reale, tra i più importanti storici della Filosofia viventi, luinese di adozione, è stato docente di “Filosofia morale” e di “Storia della Filosofia” all’Università di Parma, per poi passare alla Cattolica di Milano, dove è stato Ordinario di “Storia della Filosofia Antica” e dove ha fondato il “Centro di Ricerche di Metafisica”. Dal 2005 è passato ad insegnare presso la facoltà di Filosofia del San Raffaele di Milano.


Massimo Cacciari, ” La riforma del welfare, che è inderogabile. E che significa garantire diritti fondamentali dimagrendo lo stato, snellendo l’amministrazione (e non dissipare le risorse allargando le burocrazie come è successo nella storia del vecchio welfare)”

Professore, siamo all’alba della Terza Repubblica?
Ma la Seconda Repubblica non è mai nata… Come non sono mai nati né il Pdl né il Pd. Perché sono mancati i soggetti responsabili e “aggreganti” che potevano costruirla, la Seconda Repubblica. È mancato il soggetto attuatore, quello che per la Prima Repubblica è stato il patto costituente vero tra le forze di estrazione socialista e quelle di tradizione democristiana. Insomma, dal 1991-92 a oggi abbiamo assistito, da una parte e dall’altra, ad atti, anche generosi, diretti a creare i soggetti in grado di costruire a loro volta la Seconda Repubblica. Eccola, la storia degli ultimi venti anni: una serie infinita di tentativi (falliti) di costruire forze maggioritarie o almeno tendenzialmente maggioritarie. Da destra e da sinistra, nel centrodestra e nel centrosinistra, l’Ulivo e il Pdl: tutto fallito. Le ragioni di questo fallimento? Andrebbero analizzate in profondità con coraggio e capacità culturale, al di là dei gossip e delle cronache.
Ma cosa sta accadendo in questi giorni nel panorama politico italiano?
I due pseudo poli si stanno disgregando, questo è evidente. E speriamo che da questa “decostruzione” si possano generare nuove forze, in grado di accordarsi e di trovare un ubi consistam che dia vita a un nuovo patto costituente. A una Nuova Repubblica.
Destra e sinistra rimangono categorie valide per interpretare la politica?
No, non hanno più alcun senso. I termini su cui si definivano la “destra” e la “sinistra” sono ormai collassati, e dovremmo averlo capito da tempo. Quei termini erano le contraddizioni storiche del Novecento: programmazione e mercato, pubblico e privato, atlantismo e neutralismo. Tutte grandi contraddizioni che sono state spazzate via dalla storia. Ed è chiaro, allora, che continuare a parlare di destra e sinistra nei termini in cui se ne parlava ancora una generazione fa non ha più alcun senso. Il fatto poi che il tentativo di costruire una Seconda Repubblica sia stato compiuto usando proprio questi termini e queste contrapposizioni è stata una pura sciagura. La ragione di fondo per la quale ci troviamo, diciamolo pure, nella merda, è che quella forza maggioritaria uscita dalla crisi di Tangentopoli e dalla caduta dei muri, ha voluto costruire la sua fortuna sull’anticomunismo. Una follia, pura demagogia, puro flatus vocis ideologico.
Come si inserisce la Lega in questo quadro?
La Lega è l’unica forza politica, uscita dalla grande crisi di vent’anni fa, che fondi la propria ragione d’essere su obiettivi che non hanno nulla a che fare con la “destra” e la “sinistra”. L’obiettivo federalista è un obiettivo che, comunque declinato, fuoriesce dallo schema tradizionale e dalle contrapposizioni della Seconda Repubblica. Purtroppo, e ritorniamo al punto di prima, non è stato uno schema di questo tipo ad affermarsi, non si è scelto di dividersi su obiettivi nuovi rispetto al passato novecentesco. Forse questa crisi spazzerà via le vecchie polarità, e bisognerà vedere se le forze politiche riusciranno a ridefinire uno spazio politico che sia impostato sulla base di nuove contraddizioni. Insomma, dovremo vedere se riusciremo a dividerci su cose, obiettivi, termini e linguaggi che non riguardano più il Novecento. Ecco la scommessa.
A proposito di scommesse, Gianfranco Fini ha appena lanciato la sua…
Da questo punto di vista mi pare che Fini abbia sviluppato negli ultimi anni uno sforzo reale. Su certe cose con Fini posso essere totalmente d’accordo (e penso al modo in cui ha scelto di declinare le questioni della sicurezza, dell’immigrazione, dell’integrazione), e su altre no. Ma lui ha cercato di declinare termini e questioni dal suo punto di vista, e soprattutto ponendosi al di fuori degli schemi novecenteschi destra-sinistra.
Ma senza più destra e sinistra resta la scelta obbligata del “centrismo”?
No, c’è la “centralità”. Perché su tutti i grandi i temi della contemporaneità la politica può e deve riassumere una sua “centralità”. E può farlo solo se le contrapposizioni e le contraddizioni – che sono l’anima della politica democratica – si concentreranno sulle questioni nuove, senza più fare ideologia ripetitiva sulle questioni vecchie. Questo è lo sforzo che, a me pare, stanno operando timidamente le forze più consapevoli della nostra politica: Fini, Casini, certe voci della società civile, Montezemolo. Certo, si tratta spesso di voci che ancora sono all’interno di partiti o di pseudopartiti tuttora oberati e appesantiti da zavorre inerziali, demagogie, populismi, veterogiustizialismi, anticomunismi, ideologie stataliste.. . Di zavorre ce ne sono di tutti i colori, sia a sinistra che a destra.
Si aprono inevitabilmente nuovi scenari, insomma.
Ma certo. Vedremo osmosi, vedremo aggregazioni assolutamente imprevedibili. Che ne so: persone come il sottoscritto che possono trovarsi con Fini! E perché no? Che problema ci sarebbe? I momenti di grande crisi, se vengono vissuti in tutta la loro autentica drammaticità, possono dar vita a scenari del tutto inaspettati. Se pensiamo che da crisi di questo genere si possa uscire con “continuismi”, ripetendo le vecchie frasi e le vecchie ricette, beh, siamo fritti. Ma non sono fritte la destra o la sinistra, è fritto tutto il paese…
Passiamo ai temi: su quali grandi questioni la politica dovrebbe trovare questa sua “centralità”?
Ne elenco solo alcuni. La riforma del welfare, che è inderogabile. E che significa garantire diritti fondamentali dimagrendo lo stato, snellendo l’amministrazione (e non dissipare le risorse allargando le burocrazie come è successo nella storia del vecchio welfare). Il federalismo, la riforma delle riforme. Perché non si costruisce l’unità italiana, che non c’è mai stata, senza federalismo. E va fatto a partire dalle autonomie locali, cioè all’opposto di quello che dice la Lega; passando poi per un federalismo fiscale che nulla ha a che vedere con quello disegnato da Calderoli, in cui muta solo la distribuzione delle risorse mentre la finanza rimane assolutamente centralizzata. La politica estera: come affrontare le grandi crisi internazionali? Come confrontarsi con il mondo islamico? E la lista potrebbe continuare a lungo…
“Né destra né sinistra, noi siamo sopra”. L’ha detto Beppe Grillo. Dunque è d’accordo con lei?
Ma no, quella è demagogia pura. Sopra? Ma sopra a cosa? “Sopra” si credevano Mussolini, Stalin, Hitler. Lasciamo perdere Grillo. Anche perché si tratta di fenomeni fisiologici in democrazia, soprattutto in momenti di crisi. L’attenzione, ripeto, deve essere su quelle forze che possono esprimere una “centralità” e che invece non la esprimono affatto. Da lì può uscire l’innovazione, non da Grillo. Ma quest’innovazione deve essere innanzitutto innovazione rispetto alla loro storia. Queste forze che possono essere “centrali” devono capire di essere arrivate a un punto di crisi irreversibile, e liberare le energie che ancora hanno al loro interno ancora per riguadagnare fiducia della società civile, di quel 50% di italiani che – secondo tutti i sondaggi – non si interessa più di politica.
Altro problema: la politica italiana sembra aver trascurato il mondo degli intellettuali, ultimamente. È solo un’impressione?
L’Italia ha una tradizione, che va rivendicata positivamente, di grande presenza intellettuale, di impegno nobile e buono all’interno della lotta politica. Sia nell’area cattolica che in quella laica, sia in quella socialista che in quella di destra. Ma oggi, purtroppo, è vero: la voce libera e critica (perché tale è e tale deve essere sempre) dell’intellettuale in politica, non viene minimamente ascoltata. È così.
Di recente ha tenuto una lezione sull’Umanesimo. Una tradizione da recuperare per costruire questa Nuova Repubblica?
Dunque, ho parlato dell’Umanesimo italiano sottolineando il fatto che non abbia come sua conclusione inevitabile l’esaltazione delle forze produttive e tecnico-scientifiche, quanto piuttosto l’esaltazione della nobiltà e della maestà dell’uomo attraverso il suo essere in continua ricerca, il suo essere un “possibile”. Si tratta, in sintesi, della manifestazione della piena consapevolezza del carattere dubbioso, incerto, insicuro, di ricerca permanente, che l’uomo esprime in sé. Sì, da questo punto di vista, quella dell’Umanesimo è una lezione preziosa. Perché spinge alla relazione, al dialogo, all’ascolto, all’attenzione per l’altro. Senza andare a caccia di facili sicurezze e di facili consolazioni. E credo davvero che un Umanesimo di questo tipo possa essere considerato a tutti gli effetti l’anima della convivenza democratica.
Pubblicato sul Secolo d’Italia del 3 ottobre 2010


TV ASCOLTI GIORNATA RECORD PER LA7 – Agenzia di stampa Asca

TV ASCOLTI GIORNATA RECORD PER LA7 – Agenzia di stampa Asca.


Massimo Cacciari, Una moschea per ragionare – L’espresso

…..

Il problema consiste nel fatto che è impossibile affrontare il “pluralismo” culturale-religioso della società attuale “estrapolando” dall’esperienza che ha caratterizzato la formazione sociale e statuale del Moderno. In certi discorsi, animati da indubbia “buona volontà”, sembra quasi non si tratti che di “allargare”, di rendere più ampia quella idea di “pluralismo” che dovrebbe esserci ormai famigliare, di rafforzarne le virtù “integratrici”. Purtroppo non è così. Nella società moderna secolarizzata si poteva ritenere di essere giunti, pur attraverso le contraddizioni e i conflitti che ne hanno tragicamente segnato la storia, al riconoscimento delle differenze di valori e visioni del mondo, perché queste differenze “abitavano” un tempo comune. Il tempo storico delle ideologie liberali è lo stesso di quelle socialiste. Il tempo storico delle grandi riforme religiose protestanti è lo stesso delle contro-riforme cattoliche. Molto di più, questi decisivi conflitti maturano da esperienze e vissuti comuni, rappresentano sviluppi di origini condivise, potenzialità immanenti in un’unità più profonda, che non viene mai esplicitamente negata.
Il politeismo dell’Occidente moderno si configura come conflitto di valori all’interno di un vissuto storico comune. Ciò vale anche per le “distanze” apparentemente più abissali: la laicità dello stesso Illuminismo neppure sarebbe concepibile se non nella storia dell’Europa o Cristianità. Non si rende mai necessaria, cioè, un’autentica esperienza dell’altro. Così è per la lotta forse più rappresentativa e decisiva del Novecento: tra classe operaia e capitale la “condivisione” del primato dell’Occidente, della Tecnica, del progresso scientifico-tecnologico, è pressoché totale. È questo politeismo, è questo confronto tra valori tutti rappresentanti un tempo comune, che sembra oggi minacciato dalle fondamenta. Questo tempo era quello lungo della secolarizzazione, segnato dalle vicende della forma-Stato occidentale.

Nella società multi-etnica e multi-religiosa che si va oggi formando, storie e tempi si oppongono. Il tempo storico di una famiglia musulmana non è quello dei suoi vicini, credenti o non credenti che siano, educati a una secolare idea di laicità, in quanto distinzione tra religione e politica, fondazione del patto sociale sul fondamento dell’interesse individuale, costruzione dell’orizzonte comune, della polis, a partire dal primato dei cives, nella loro irriducibile, e più o meno “perversa”, polimorfità.

….

l’intero articolo qui:

Una moschea per ragionare – L’espresso.


Massimo Cacciari: “è del tutto evidente che per poter vincere a Milano è necessaria una sinistra che abbia un rapporto organico col centro”. E rivela: “Sto pensando a un terzo uomo” – Affaritaliani.it

Come giudica la candidatura di Boeri alle primarie del Centrosinistra?
“Ottima, molto forte e autorevole. Ma è del tutto evidente che per poter vincere a Milano è necessaria una sinistra che abbia un rapporto organico col centro”.

Questo presuppone un’alleanza con l’Udc…
“E’ evidente”.

….

Qualora il candidato fosse Boeri potrebbe battere la Moratti?
“Ripeto, soltanto se la sua candidatura è in qualche maniera appoggiata dai centristi”.

Altrimenti ci vorrebbe un terzo uomo?
“Ovviamente”.

Ha in mente qualche nome?
“Sì, ma per ora non ne faccio”.

Lei sta lavorando a questa candidatura?
“Diciamo che ci si sto pensando insieme ad altri, ma non c’è nulla di concreto e niente di cui abbia un senso parlare”.

Esclude di presentarsi?
“Assolutamente sì”.


Massimo Cacciari, “Con le accozzaglie si può solo perdere Silvio si batte con l’Ulivo e il terzo polo” – Repubblica.it

ROMA – “Basta con le ammucchiate”. Massimo Cacciari ex sindaco democratico di Venezia è stufo di alleanze larghe, “da Vendola a Fini”, frutto di errori “dettati dalla voglia di far propaganda o da un’errata real politik”.

Chi fa propaganda? Il Pd?
“Chi parla, come fa Franceschini, di “alleanza costituzionale” sa che né Casini, né tantomeno Fini, ci starebbero mai. Per loro sarebbe un suicidio politico. Sono dichiarazioni provocatorie che non portano a nulla”.

E l’errore da “real politik”?
“L’unico motivo per un’ammucchiata sarebbe il Cln, una coalizione per liberarsi di Berlusconi: un errore imperdonabile. Così ricadiamo nel vecchio antiberlusconismo, un formidabile regalo per il Cavaliere. In una campagna elettorale bene contro male, Berlusconi è imbattibile”.

Allora cosa resta da fare?
“Mi sembra evidente che c’è un disegno di Bossi e Tremonti per prendere il posto di Berlusconi. Per questo vogliono andare a votare subito”.

Quindi?
“Se non si cade nell’errore di fare un’accozzaglia, al 90% Berlusconi le elezioni le perde. Vince alla Camera, grazie alla Lega, ma perde al Senato”.

Ne è certo?
“È molto probabile, ma solo se esiste un terzo polo forte, composto da Fini, Casini e Montezemolo. In questo modo il centrosinistra andrebbe da Di Pietro a Vendola e, per come è fatta la legge elettorale Berlusconi la maggioranza al Senato se la scorda”.

A quel punto?
“Si va da Napolitano che sarà costretto a prendere atto che l’unico in grado di guidare un governo è Tremonti. Questo se si va alle urne in tempi brevi. Se invece ci fosse un accordo tattico tra Berlusconi e Fini le strade per il Pd sono altre”.

Quali?
“Invece di aspettare che il governo collassi, al Pd converrebbe mettersi a fare politica e avvicinarsi a Casini”.

Nel Pd sono convinti che i voti dei centristi servano ora.
“Le ammucchiate non servono. Il Pd pensi a fare un bel neo-Ulivo e non ostacoli un centro forte”.

Ma questo “neo-Ulivo” ha possibilità di vincere?
“Non vincerà mai. Ormai il Pd è quella cosa lì, una cosa che sta con Vendola e con Di Pietro”.

Non le piace?
“Non è il soggetto che avevamo progettato. Non è quell’elemento di grande novità che serviva. È la riedizione dell’Ulivo in salsa dipietrista. È un partito che ha il suo radicamento territoriale sull’Appennino tosco-emiliano. Ma per governare dovrebbe trovare un’intesa con l’area di Montezemolo, di Fini e di Casini e non fare un unico cartello. Ma questo solo se avranno tempo. Altrimenti meglio che vadano separati”.

Al Nord i voti sono destinati a spartirseli Lega e Pdl?
“Se si va al voto al Nord la Lega è il primo partito. Il Pd ha perso contatti con la realtà sociale. Hanno ereditato la strutturale incompetenza nell’interpretare le trasformazioni sociali e questo è il risultato”.

Non dà nemmeno una chance al centrosinistra?
“Ma è necessario iniziare a fare autocritica. Cosa che al momento non vedo”.

Le primarie possono essere utili?
“Le primarie hanno rotto, soprattutto quelle teleguidate. Servirebbe una leadership che guardi al nord. Sono due anni che insisto su Chiamparino”.

E il terzo polo, invece? È quello l’elemento di novità?
“Potrebbe esserlo se ben articolato. Non penso a un partito, piuttosto a una coalizione di governo. Una presenza laica come quella di Fini è interessante per una maturazione culturale e politica. Il valore aggiunto, però, lo darebbe Montezemolo”.

L’era-Berlusconi sta finendo?
“Lui non ha più nulla da dire al Paese dal punto di vista strategico. Ma non credo che andrà via con le sue gambe. E questo lo sanno anche Tremonti e Bossi”.

La legge elettorale? Verrà modificata?
“Fa talmente comodo ai partiti che resterà così com’è”.

(24 agosto 2010)

“Con le accozzaglie si può solo perdere Silvio si batte con l’Ulivo e il terzo polo” – Repubblica.it.


Cacciari: «Addio coalizioni meglio i partiti che poi si alleano» – Italia – l’Unità.it

Massimo Cacciari, dopo il voto pro o contro Caliendo e l’astensione di Fini Casini Rutelli, in Italia dobbiamo dare l’addio al bipolarismo come alcuni commentatori hanno sentenziato?
“Ma il bipolarismo in Italia non è mai nato. Lo si è visto subito. Lo si è visto quando Berlusconi per vincere nel ‘94 s’è dovuto appoggiare alla Lega, perdendo appena se ne è separato o, meglio, Bossi si è separato da lui. Lo si è visto dal percorso del post Pci. Che cosa hanno fatto gli eredi del Pci se non cercare per governare alleanze e unioni con qualche centro o con una certa sinistra, come dimostra l’esperienza, fallimentare, dell’Ulivo”.

Fallimenti tanti, certo. Comunque adesso siamo arrivati al Partito democratico, uno dei due poli… O no?
“Ho dato l’anima per costruire il partito democratico. Quindici anni. Ma ho di fronte agli occhi solo vecchi centri e vecchie sinistre. In politica occorre realismo e con realismo dobbiamo rassegnarci a constatare che l’esperimento proprio non funziona. Ho dato l’anima perché si costruisse qualcosa che si presentasse con una destinazione comune. Invece ho trovato soltanto quattro mura in comune che rischiano di saltar per aria. Prima del litigio devastante, che significherebbe l’annientamento elettorale, meglio separarsi, chi da una parte chi dall’altra”.

Ma così si torna davvero al passato, a una incomprensibile geografia di partiti e partitini.
“Ci siamo già, dopo l’esplosione del Pdl berlusconiano e con la crisi del Pd. Diciamo che viviamo una situazione di grande dinamismo e che il dinamismo è segno di vita. Ma la mia sensazione è che tutto questo gran movimento ci porti… verso il vecchio. Tuttavia, anche se il vettore sembra essere ancora il particolarismo, vi sono novità. Una è rappresentata da Fini, che davvero ha vissuto e sta vivendo una profonda trasformazione politica e che cerca di costruire una moderna destra europea. Mentre il mare è mosso, per il Pd sarebbe il momento di trarre qualche conclusione: che, ad esempio, esiste in Italia una forte tradizione socialista e socialdemocratica che potrebbe tranquillamente allearsi con espressioni di cultura cattolica e liberale, mentre è assurdo illudersi di trovare una sintesi tra storie tanto diverse. Sarebbe rovinoso stare a dilaniarsi sulla candidatura di Vendola o di qualcun altro, impegnarsi in primarie, per dire come siamo stati bravi a organizzare le primarie, come se le primarie bastassero a sanare i dissidi. Ciascuno vada per la sua strada e peschi voti dove può e dove sa, lasciando alla componente cattolica il compito di cercare al centro, come è in grado benissimo di fare, soprattutto approfittando di questo momento di dinamismo, si diceva, di turbolenza, di rotture. Così è. Punto. È evidente. Bene, bene, bene: prendere atto”.

Perché, secondo lei, questo fallimento nostro e, permetta, anche suo?
“Perché nessuno s’è rivelato all’altezza del discorso…”.

Si fa l’autocritica?
“Mi faccio tutte le autocritiche del mondo. Ma il problema è che la politica non è fatta di buone idee, ma è fatta di buone pratiche. D’Alema docet. Aveva i suoi dubbi e ha assistito all’avverarsi dei suoi dubbi per dire poi che aveva ragione lui. Rutelli e Fassino ci credevano, invece, ma probabilmente non erano all’altezza. Si arriva alla conclusione: se sei costretto a convivere con chi non sopporti, finisce a coltellate, quindi meglio separarsi al più presto… Il Pd eviterebbe guai maggiori e soprattutto potrebbe godere degli spazi politici enormi che si aprono, come ha ben capito Berlusconi che vorrebbe arrivare al più presto alle elezioni, infatti”.

Salvo poi ripensare ad una alleanza. Ma ci si allea contro Berlusconi o ci si allea per realizzare alcuni di obiettivi di un programma?
“Per amor di Dio, lasciamo stare Berlusconi. Fossi stato Prodi al governo avrei subito fatto approvare una legge di un solo articolo, semplicissimo, che avrebbe dovuto affermare: Berlusconi è innocente. Basta con questo pazzesco intoppo. Liberiamoci dall’ossessione di Berlusconi. Per vincere, impegniamoci su occupazione, giovani, scuola. Affrontiamo un serio discorso sul federalismo, come finora non s’è neppure tentato. Costruiamo insomma l’unità programmatica e lasciamo a ciascuno la sua tradizione. Per quanto ci riguarda diamoci una bella organizzazione di partito che rispetti la voglia di autonomia che la realtà sociale e politica e culturale esprime”.

Addio poli, si torna alla frammentazione da prima repubblica.
“D’altra parte mi sembrano impensabili coalizioni, pure di già vaneggiate, Fini-Pd o Casini-Fini-Pd”.

Cioè divisi, per costruire sane alleanze programmatiche in vista delle elezioni?
“Facendo politica, altrimenti continuando tra gli scandali e una opposizione troppo debole si porta solo acqua al mulino della Lega. Che rischia di dilagare, guadagnando al centro. E non solo nelle sue zone tradizionali: anche in Emilia e in Toscana e via…”.

Di fronte alle difficoltà di Berlusconi, con una possibile crisi di governo, con il rinvio del federalismo fiscale, non ci potrebbe attendere un altro ribaltone della Lega?
Ci si può aspettare di tutto, anche un ribaltone della Lega quando il re del federalismo fiscale sarà completamente nudo, quando i leghisti si accorgeranno di aggirarsi solo tra i fantasmi di un federalismo autentico. Per ora aspettano”.

Potremmo misurare un’altra novità elettorale: i grillini in campo. Riusciranno i grillini a sottrarre voti alla sinistra come è successo alle regionali?
“Non credo. Con il sistema elettorale in corso o con un sistema che preveda uno sbarramento abbastanza alto. Un conto è guadagnare un consigliere locale. Un altro è entrare in Parlamento. Comunque dipende dalla sinistra o dal centro sinistra: dalla voglia di far politica”.

Cacciari: «Addio coalizioni .meglio i partiti che poi si alleano» – Italia – l’Unità.it.


Segni di Paolo del 1948: Vendola premier? Cacciari: il Nord non lo voterà mai

Massimo Cacciari, filosofo, sindaco di Venezia dal 1993 al 2000, attento conoscitore della «questione settentrionale», ha sostenuto in passato l’esigenza di fondare un «Pd del Nord» per contrastare la Lega.
Professore, il Pdl è esploso. Aveva una maggioranza nettissima alle Camere e ora Berlusconi rischia il logoramento «alla Prodi».
Tra Berlusconi e Fini vi è una divergenza strategica, evidente sin dall’inizio, che per un certo periodo è stata messa sotto il tappeto, per una legge elettorale che obbliga alla coalizione.
Cosa accadrà nei prossimi mesi ?
Con questo sistema elettorale sia Fini, che il Pd e le forze di centro faranno di tutto per evitare le elezioni anticipate. Che mi sembra un epilogo difficile poiché è chiaro che Napolitano accetterà di sciogliere le Camere solo di fronte ad una aperta sfiducia nei confronti di Berlusconi.
Fini rappresenta veramente, cosi dice, una destra diversa?
Sinistra, destra e centro rappresentano categorie del tutto obsolete. Bisognerebbe incominciare a parlare delle cose con il loro nome, per fatti non per ideologie strapassate. Le posizioni di Fini sul federalismo, immigrazione e riforme istituzionali sono diametralmente opposte a quelle della Lega e concorrenti con quelle di Berlusconi.
Ma c’è lo spazio politico per il terzo polo nel sistema bipolare?
Il bipolarismo puro funziona solo negli Stati Uniti. In Inghilterra già è andata diversamente. In Germania, per fare un governo c’è sempre stato l’appoggio o dei liberali o dei verdi. In Francia funziona perché c’è il presidenzialismo. In Italia il bipolarismo non è nemmeno lontanamente nato. Perché era tra due partiti divisi al loro interno e che dovevano appoggiarsi per forza con alleati.
L’opposizione come sta gestendo la crisi?
Il Pd teme di regalare a Berlusconi la carta delle elezioni anticipate. Così si comprende la proposta Tremonti che è impraticabile perché né Bossi né Tremonti tradiranno Berlusconi in questa fase.
Come giudica l’autocandidatura di Vendola?
Sta facendo promozione personale. Sa benissimo che la sua leadership nel Partito Democratico significherebbe la definitiva scomparsa del Pd perché gli orientamenti liberali e cattolici non starebbe un minuto di più nel partito con Vendola segretario o candidato alla presidenza del Consiglio. E lui sa bene che non potrà mai vincere una competizione non dico con Berlusconi, ma con nessuno del centrodestra.
Ma i sondaggi lo danno in continua crescita.
Non votano solo quelli di centrosinistra.
Il modello Vendola si basa essenzialmente sul rapporto con la società. In Puglia ha avuto successo due volte. Quel modello può ripetersi a livello nazionale?
Ma non diciamo fesserie. In Puglia la prima volta ha vinto perché è andata così, la seconda perché c’era la Poli Bortone. Lui fa un ragionamento corretto e semplicissimo. Il Pd attuale non ha più nulla a che vedere con il Pd che persone come me avevano pensato. Ora è una forza puramente socialdemocratica, diretta anche a livello locale da persone che provengono dall’ex Pci. Quindi, in questo partito perché non dovrebbe essere possibile una sua leadership? Lui interpreta l’ala del vecchio Pci o della vecchia sinistra post-comunista. La questione è che una forza politica di questo tipo, per di più con una leadership di Vendola, in questo Paese non vincerà mai.
Su cosa basa questo sua convinzione?
Perché conosco Milano, Torino, Verona, Treviso, Brescia, Venezia, Udine.
Ritiene, quindi, che la candidatura di Vendola non sia spendibile sul mercato politico nazionale?
In quel mercatino politico del lombardo-veneto il 10-15% del vecchio Pci forse lo recupera. Certo, se si realizzasse questa candidatura anche la finzione di questa unità tra liberali, cattolici, comunisti, socialdemocratici crollerebbe immediatamente.
Col federalismo il Sud deve preoccuparsi?
Deve preoccuparsi se le cose restano come sono. Il federalismo è utile al Sud. Significa puntare sulla responsabilità, fare un percorso per creare leader- ship locali, forti, di governo, non demagogiche. Il federalismo è anche una ricetta per il Sud. O il meridionalismo è federalista oppure è assistenzialismo e statalismo.

Segni di Paolo del 1948: Vendola premier? Cacciari: il Nord non lo voterà mai.


Massimo Cacciari: «Non terzo polo, ma costituente» – il mattino di Padova dal 2003.it » Ricerca

«E’ chiaro che qualsiasi tentativo di rimettere in carreggiata una politica forte è visto dalla Lega come fumo negli occhi – dice Massimo Cacciari -. Da qui le loro critiche, al solito volgarissime, perché lo stile è l’uomo. Hanno tutto l’interesse che Pd e Pdl vadano avanti in eterno con questa crisi: più Pd e Pdl sono in crisi, più prospera la Lega».   Cacciari, questa è una prova di terzo polo?   «Assolutamente no, non vogliamo fare né un terzo polo né un nuovo partito. Solo richiamare l’attenzione di tutte le persone in buona fede o intellettualmente oneste sul pericolo che questo paese corre, il Nord in particolare, dalla crisi dei due poli e dalla crisi del bipolarismo all’italiana che ha cercato di reggere l’Italia negli ultimi anni. Crisi evidentissima: un governo e un’opposizione che non riescono a fare le riforme. Cerchiamo di dare il nostro contributo, senza nessuna velleità di sostituire Pd o Pdl o di costituire un terzo polo. Serve una nuova fase costituente».   Considera esaurita l’esperienza del Pd che pure ha contribuito a fondare?   «Il Pd come lo speravo io, sarei sciocco a sperarlo ancora. Una prospettiva di primarie Vendola-Bersani, come mi sembra si stia prefigurando, significa un partito che si guarda al proprio interno, tra le diverse tradizioni della sinistra italiana, più o meno radicaleggiante, ecologistica, socialdemocratica. E’ un Pd che si collocherà egregiamente nell’ambito delle socialdemocrazie europee, che avrà la sua forza elettorale, con cui gli altri partiti dovranno fare i conti, ma non il Pd per il quale ho lavorato e sperato per 15 anni».

Cacciari: «Non terzo polo, ma costituente» – il mattino di Padova dal 2003.it » Ricerca.


Massimo Cacciari: «Il bipartitismo ormai è finito»

….

I firmatari di “Verso Nord” sono stati definiti persone in fuga, insoddisfatte…
Ma no, nessuno fugge, per fortuna non ce n’è bisogno. Si tratta semplicemente di persone che valutano che sia il Pdl che il Pd siano scommesse politiche sostanzialmente superate.

È qualcosa di assolutamente bipartisan. Non si ragiona più in termini di destra e sinistra?
Certamente sì, il documento è nato da persone che provengono dall’area del Pdl esattamente come dall’area del Pd, persone indipendenti.

Il documento è stato definito “manifesto anti-lega”. È così?
Be’, che nel nord sia avvertito il problema Lega è evidente. Così come è evidente che questi, dopo il tentativo che ha fatto l’ex-governatore Galan e quelli che da vent’anni facevo anche io, sono esperimenti che servono pure a vedere se è possibile frenare l’ ascesa della Lega. Non c’è dubbio.

È corretto parlare di una “Questione nord”?
È una questione nazionale. E in questo documento si combinano due aspetti: la questione generale – e nazionale – sulla fine del bipartitismo all’italiana a cui accennavo prima e la questione specifica, che riguarda il nord, dove la dirompente avanzata della Lega testimonia la crisi verticale sia del Pd che del Pdl.

Già il nome fa presupporre un preciso radicamento territoriale, come si pone “Verso Nord” rispetto alla prospettiva federalista?
Si presuppone che non si può fare politica senza un radicamento territoriale. Per quanto riguarda la prospettiva federalista ripeto quanto già detto, perché tutto ciò significa fare federalismo, capire che il nord ha delle esigenze specifiche e che una riforma federalistica vera – e che finora è mancata completamente – potrà partire soltanto se vi sarà un’intesa trasversale tra le persone che ragionano sia della crisi del Pd che della crisi del Pdl. Allora potrà partire finalmente il disegno di riassetto federalistico dello Stato. Altrimenti saranno solo chiacchiere come quelle che la Lega ci ha imbandito in questi anni.

l’intera intervista qui:

Ffwebmagazine – Cacciari: «Il bipartitismo ormai è finito».


Massimo Cacciari, Talk show federalismo – L’espresso

….

nessuno in Italia è oggi in grado di affrontare con realismo e coerenza la ricostruzione federalistica del nostro Stato. Ci si aspettava che la relazione tremontiana fornisse almeno quattro dati a proposito di “federalismo fiscale”, ma l’unica cosa relativamente concreta riguarda la fissazione di alcuni costi standard.

E la causa è chiara: di “federalismo fiscale” ha infatti senso discutere se si intende porre mano all’inaudita e devastante sperequazione tra le Regioni nella quota di gettito impositivo che esse “trattengono”.

E sarebbe interessante chiedere alla Lega, che governa da anni in Lombardia e in Veneto e a Roma, come mai proprio le “sue” Regioni abbiano visto ulteriormente cadere le risorse loro “concesse” dall’odiata capitale.

Il problema non può essere affrontato seriamente per la semplice ragione che o lo Stato rinuncia a importanti entrate – oppure sarebbe necessario “premiare” gli attuali “virtuosi” togliendo quattrini a quelle Regioni che contribuiscono alla fiscalità generale a volte enormemente meno di quanto ottengano in trasferimenti. Ipotesi socio-politicamente impraticabili entrambe. E allora chiacchieriamone!

Più utile sarebbe discutere di Ente Locale, la vittima sacrificale di questa e delle passate manovre. Tremonti annuncia che finalmente l’imposta sulla casa sarà competenza del Comune. Tuttavia la sua quota più importante, quella sulla prima casa, viene soppressa definitivamente per decreto dello Stato. Per non aggiungere che a nessun Comune italiano essa è stata rimborsata per intero, come era nelle promesse. Ma, si dice, i Comuni potranno accorpare vari balzelli e tariffe. Come se da questi interventi potessero venire aumenti di entrate! Avverrà l’opposto. Ma chi ha governato una città tra i grandi capi? E le tasse di scopo dove sono finite? Della possibilità per i Comuni di rivolgersi ai propri cittadini per opere significative, oppure, come nel caso delle città d’arte, per istituire tasse di soggiorno, come avviene in molti altri paesi, non c’è alcuna traccia. 

Troppo facile prevedere che il welfare municipale entrerà in crisi sia per effetto della situazione economica che dell’invecchiamento della popolazione. Dove sarebbe da ridistribuire (vedi Regioni) non si può; dove sarebbe da tagliare davvero (vedi Provincie) non si può; dove sarebbe da risparmiare (vedi Città metropolitane) non si può.

Ma perché? Perché il problema è istituzionale-costituzionale e tutto politico. Perché nuovi rapporti inter-regionali sul piano finanziario-fiscale presuppongono una sede parlamentare che abbia come propria “missione” il decidere in materia, e cioè un Senato delle Regioni e delle Autonomie. E altrettanto vale per l’abolizione delle Provincie e la formazione di vere Città metropolitane. Per non parlare della esigenza di ridurre il numero delle Regioni.

….

Talk show federalismo – L’espresso.


Cacciari Massimo, sindaco di Venezia – Rendiconto di Mandato 2005-2010

Un’Amministrazione comunale uscente ha il dovere di dire con chiarezza ai propri cittadini – con la chiarezza incontestabile dei numeri, soprattutto, e con il riscontro dei fatti concreti, a tutti evidenti – che cosa ha fatto, se ha mantenuto gli impegni, a che punto sono i progetti ancora in corso: sì che ogni cittadino possa confrontare i risultati raggiunti rispetto agli obiettivi programmati, e formulare così un proprio giudizio, competente, sereno, obiettivo.E’ il senso di questo bilancio di fine mandato, che, con quasi duecento schede dettagliate e puntuali, e una ampia e variegata dovizia di notizie e di numeri, illustra l’attività del quinquennio amministrativo, verificandone la rispondenza con il programma di governo mio e della coalizione che su quel programma si è costituita e ha operato.Riqualificazione del territorio e delle sue infrastrutture e miglioramento della vita quotidiana dei suoi cittadini, siano essi residenti o fruitori per lavoro, per studio, per turismo sono state le prospettive strategiche sulle quali si è mossa l’Amministrazione comunale da me guidata: sono certo che scorrendo con animo scevro da pregiudizi questo bilancio, ogni cittadino potrà apprezzare quanto di positivo è stato fatto in questa direzione, e cogliere così le grandi opportunità e potenzialità di cui Venezia e Mestre possono oggi usufruire, continuando sulla strada su cui ormai si sono definitivamente avviate. Massimo Cacciarisindaco di Venezia

Città di Venezia – Rendiconto di Mandato 2005-2010

Blogged with the Flock Browser

Massimo Cacciari sul simbolo di Gesù Cristo crocifisso, 5 novembre 2001

“Ma che lei, da musulmano, ignori che quel simbolo significa perdono senza rappresaglia, amore senza ricompensa, essere innalzati nella sconfitta.

E che tutto questo, poi, sia stato tradito miliardi di volte dalla cristianità … miliardi di volte. Tanto che l’ultimo papa chiede perdono.

Ma che lei tutto questo lei non lo dica da musulmano, da fratello musulmano, questo darà fiato alle peggiori trombe di questo paese.

A quelli che vanno alla  guerra coi pifferi e sventolando bandiere.

Non con il cuore che piange.

E questo, mi creda, è una tragedia”

Dalla trasmissione TV 1 – “Porta a porta”, 5 novembre 2001

risposta di Massimo Cacciari al presidente dell’Unione musulmani d’Italia, che aveva affermato:

“A un bambino che guarda il crocifisso si può dire che rappresenta il cadavere di un uomo nudo, affisso su un pezzo di legno usato dai romani per punire i peggiori criminali dell’epoca.  A prescindere dall’aspetto shockante che può avere la croce per chi non è cristiano, non è sempre  piacevole vedere un cadavere in miniatura” …  “La croce simbolo di amore !? No ! La croce è il simbolo di un suicidio e di un deicidio !”

Blogged with the Flock Browser

PD CACCIARI SENZA CHIAMPARINO E BATTAGLIA CON LA CERBOTTANA – Agenzia di stampa Asca

Il ritiro della candidatura del Sindaco di Torino Sergio Chiamparino a segretario del Partito democratico ”senza dubbio riduce l’offerta politica. La sua candidatura sarebbe stata molto significativa per ragioni politiche e geopolitiche”. Cosi’, il Sindaco di Venezia Massimo Cacciari, in un’intervista al Giornale.”Bisogna vedere quanto Franceschini e Bersani, che sembrano profilarsi come candidati unici, riusciranno con i loro programmi a coprire lo spazio che era proprio di Chiamparino”. Cacciari sottolinea che e’ ”difficile fare le battaglie con frecce e cerbottana” soprattutto considerando che ”nessun ministro dei governi di sinistra” e’ mai stato originario del Nord est mentre il governo Berlusconi esprime ”tre ministri chiave” di quest’area.

PD CACCIARI SENZA CHIAMPARINO E BATTAGLIA CON LA CERBOTTANA – Agenzia di stampa Asca

Pubblicato con Flock

Massimo Cacciari – Video – Repubblica Tv – la Repubblica.it, 13 maggio 2009

Blogged with the Flock Browser

Massimo Cacciari a tutto campo, nel videoforum di Repubblica Tv. Il sindaco di Venezia risponde agli ascoltatori sui temi principali dell’attualità, dall’immigrazione al referendum al caso Lario.

Caso Lario-Berlusconi
“Io penso – dice Cacciari – che questa vicenda sia un fatto privato. Berlusconi frequenta le minorenni? Come? Dove? Anche la signora Berlusconi quando dichiara queste cose dovrebbe essere più esplicita. Se le minorenni si frequenta in un certo modo – prosegue Cacciari – è anche un reato. I comportamenti di gravissima immoralità devono essere accertati – aggiunge Cacciari – le altre questioni riguardano la vita personale e privata. Questo è uno degli aspetti deteriori dell’andazzo italiano, l’imitazione di certi media sul gossip generalizzato di stampo anglosassone, pervasivo, insistente, che in Italia non c’era, eravamo immuni”. Ha mai conosciuto Veronica Lario? Chiede un ascoltatore. “Non ho mai incontrato la signora Berlusconi, mai vista neanche da lontano”. Le voci che circolano su un presunta relazione tra Veronica Lario e Massimo Cacciari “sono assoluti misteri, mai vista e mai sentita”. E sulla puntata di Porta a Porta con Berlusconi cosa pensa? “Penso male di Bruno Vespa: anzi, ne penserei malissimo se avesse obbedito a un diktat del cavaliere. La moglie di Berlusconi – conclude poi Cacciari – si sarà rotta le scatole e lo avrà mandato a quel paese. Mi sembra evidente che una donna come la Lario si sia rotta le scatole di un marito così”.

Clandestini
“Interrompere i flussi migratori è utopia. Sul tema dell’immigrazione – spiega Cacciari – tra persone serie occorrerebbe essere realistici. I flussi migratori da paesi poveri verso l’Europa sono destinati a continuare, la demografica lo detta. Interrompere i flussi migratori è un’idea utopistica se in buona fede o peggio se in cattiva fede. Occorrono politiche di accoglienza e integrazione – prosegue Cacciari – Ricacciare gli immigrati significa solo cambiare destinazione, cacciarli da Lampedusa arriveranno da un’altra parte. Ci sono norme internazionali d’asilo che andrebbero rispettate, il nostro paese non le rispetta”.
E ancora: “Non possiamo accogliere tutti, è evidente. Ma dobbiamo indignarci, non possiamo assistere a donne e bambini annegati. Non basta respingere sic et simpliciter, questo è fuori legge”.

Poi Cacciari rivolge le sue critiche al centrodestra: “In situazione di crisi economica e insicurezza per il lavoro dei figli e per la precarizzazione, si cerca il colpevole, e questo è pericolosissimo. Le forze politiche responsabili dovrebbero sapere che questi processi sono irreversibile, guai a chi fa politica della paura. La prospettiva autoritaria è impossibile in Europa e queste politiche danneggeranno anche i partiti che le cavalcano”.

Referendum
“Io voterò sì al referendum, credo che sia la giusta provocazione verso un ceto politico che non è riuscito a modificare una legge indegna. La vittoria dei sì creerà grosse contraddizioni nel Pdl e non credo che danneggerebbe Pd, non ne sono convinto”. “Sarebbe ora di finirla di pensare – ha aggiunto Cacciari – che attraverso i sistemi elettorali tu vinci o perdi, questa è idiozia elettoralistica. Lasciamo perdere il cretinismo elettoralistico, si vince solo se si convincono gli elettori. I sistemi elettorali – ha concluso il sindaco di Venezia – possono essere diversi, ma vince chi ha una leadership efficace e conquista i voti degli elettori”.
E Franceschini non è una leadership efficace? “Franceschini non è Berlusconi – risponde Cacciari – Qualcosa Dario sta rimediando, ma sul piano del movimento. Non ha tempo di organizzare la strategia o il partito. Cerca di salvare la baracca ma tutto è rimandato al dopo elezioni”.

Pd
Nella creazione del Pd sono stati fatti molti errori, dice Cacciari. “Bisognava costruire un Pd autenticamente federalista, invece si è fatto un partito vecchio stampo. Dall’altra parte il Pdl è territorialmente strutturato, con il predominio di An al Sud e della Lega al Nord. Berlusconi l’ha praticato, al di sotto della sua leadership c’è questa artcolazione. Noi che non abbiamo la forza mediatica di Berlusconi, ma avevamo rappresentanti territoriali forti lasciamo invece parlare solo gli oligarchi nazionali”. Più in generale, dice Cacciari, “Il Pd o si mette a fare politica alla grande oppure sull’immagine perderà sempre con una figura come Berlusconi”. Su Veltroni: “Nel Pd serviva un grande dibattito culturale. Veltroni avrebbe dovuto farlo quando era segretario invece di perdersi in baruffe da Fgci”.

(13 maggio 2009)