Giuseppe De Rita, IL PROBLEMA DELLA RAPPRESENTANZA POLITICA: cultura orizzontale e cultura verticale



Giuseppe De Rita, nato a Roma il 27 luglio 1932, è uno dei massimi sociologi italiani. È presidente del CENSIS (Centro Studi Investimenti Sociali), di cui è stato nel 1964 uno dei fondatori e dal 1974 segretario generale. È stato anche presidente del CNEL (Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro) dal 1989 al 2000. È membro della Fondazione Italia USA. Svolge intensa attività di pubblicista ed è presente ai più importanti convegni e dibattiti sulle condizioni e le linee di sviluppo della società italiana. Il Rapporto annuale del CENSIS, da lui curato, è uno dei più importanti appuntamenti e uno strumento importantissimo per chi voglia decifrare le linee di tendenza della società italiana.

Fra i suoi libri: La chiesa galassia e l’ultimo concordato (con Gennaro Acquaviva), Rusconi, 1986; Manifesto per lo sviluppo locale. Dall’azione di comunità ai Patti territoriali (con Aldo Bonomi), Bollati Boringhieri, 1998;Capolinea a Nordest, (con Antonio Galdo), Marsilio, 2001; Il regno inerme. Società e crisi delle istituzioni, Einaudi, 2002; Che fine ha fatto la borghesia? Dialogo sulla nuova classe dirigente in Italia (con Aldo Bonomi e Massimo Cacciari), Einaudi, 2004; L’eclissi della borghesia, (con Antonio Galdo), Laterza, 2011.

Giuseppe De Rita: “ma perché dobbiamo sopportare governi in cui tutti vogliono governare, ma nessuno e’ d’aiuto al nostro stress di sopravvivenza ?” in IL MESTIERE DI SOPRAVVIVERE A CHI CI GOVERNA, in Il Sole 24 Ore 8 dicembre 2012


“Come d’abitudine, la lettura che come Censis abbiamo dato della realtà italiana e’ sulla lunga durata. E in questo quadro abbiamo messo in luce la costanza vitale della nostra forza di sopravvivenza.

Se ci chiedono di connettere questa scelta di interpretazione all’attualità dell’oggi, possiamo dire quanto segue.

Siamo sopravvissuti a venti anni di Seconda Repubblica con governi dichiaratamente decisionisti, nei fatti incapaci di connettersi ai processi reali della società e delle persone.

Siamo sopravvissuti a dieci anni di crisi, dal 2001 ad oggi, con nessun intervento di governo che l’abbia significativamente contrastata. Siamo sopravvissuti all’annus orribili, cioè il 2011, con la caduta verticale del peso internazionale del nostro governo e della stessa nostra autonoma sovranità.

Siamo sopravvissuti alla logica di governo “altro e pedagogico” dell’esperienza del governo tecnico.

Sopravviveremo verosimilmente anche ai probabili e/o improbabili governi del prossimo futuro.

Viene spontanea la domanda: ma perché dobbiamo sopportare governi in cui tutti vogliono governare, ma nessuno e’ d’aiuto al nostro stress di sopravvivenza ? Forse e’ ora di trovare un modo di governare che si connetta ai processi reali, in una nuova sperimentazione di unita’.”

Giuseppe De Rita, “gli italiani hanno un difetto: prima danno una delega ampia, inconsueta, spontaneamente unica, ai politici, poi pretendono subito di controllarli moralmente. Pensi a…” (19 settembre 2007)


Professor Giuseppe De Rita, sentito cosa dice Romano Prodi?

“No, mi spiace, sono appena rientrato a casa: che dice?».

Sostiene che sì, certo, la politica deve dare l’esempio: anche se la società italiana non è esente da difetti
.

“Ha ragione. Perfettamente ragione.

E le case comprate a prezzi stracciati dagli enti? E tutti gli sprechi descritti da Stella e Rizzo nel libro «La casta»? E i racconti di
Grillo sulle mille ingiustizie che… 


“Sciocchezze. Quella di criticare i politici è una malattia antica degli italiani”


Professore, un’affermazione così…

«Vede, gli italiani hanno un difetto: prima danno una delega ampia, inconsueta, spontaneamente unica, ai politici, poi pretendono subito di controllarli moralmente. Pensi a…».

A Berlusconi?

«No, vada anche più indietro. Pensi a Mussolini. Lei crede che nei mercati popolari, nei bar, nelle sale dove si giocava a biliardo, al Duce fosse riservato un trattamento diverso? Un popolo che pure per lui riempiva in delirio le piazze, poi non esitava a criticarlo, a raccontare dei privilegi concessi a questo o quel gerarca, piuttosto che ai figli …”

Quindi lei sostiene che gli italiani, in qualche modo, siano vittime di se stessi.

«Dico che sono fatti così. Hanno questo rapporto conflittuale con coloro a cui concedono il potere. Anche se poi le persone che questo potere detengono, sono persone degnissime, di altissima statura morale ed etica».


A chi sta pensando?

«Ad Alcide De Gasperi. Contro di lui si abbattè con una virulenza inimmaginabile quel Guglielmo Giannini…».

L’Uomo Qualunque.

«Un qualunquista, appunto. Perché poi, vede, non è che gli italiani stiano lì con la lente d’ingrandimento a studiare il comportamento dei politici. Danno uno sguardo e poi…».

E poi?

«Attaccano con ingiurie e fischi».

L’elenco, in effetti, è lungo.

“Lungo? Lunghissimo . Tutti sono stati prima o poi, in varie epoche, accusati di cattiva condotta. Può partire dai gerarchi fascisti, dai tipi come Roberto Farinacci, e arrivare ai forchettoni democristiani…».

Ai socialisti…

«Certo, ai socialisti, a Craxi e giungere poi, come diceva lei prima, a Berlusconi. Il quale, due giorni  dopo essere arrivato alla più grande maggioranza parlamentare che si ricordi negli ultimi anni, si è ritrovato accerchiato da Moretti che gli faceva intorno un girotondo di protesta»

Conclusione?

«Gli italiani imparino a dare ai politici meno potere. Non li mandino in Parlamento con una delega a vita. Cinque anni e poi li facciano tornare a casa».

Il regno inerme. Società e crisi delle istituzioni – De Rita Giuseppe


Titolo Il regno inerme. Società e crisi delle istituzioni
Autore De Rita Giuseppe
Prezzo € 10,00
Prezzi in altre valute
Dati 2002, 89 p.
Editore Einaudi (collana Gli struzzi)

qui il capitolo sul sistema di welfare italiano: