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I CONCETTI, LE PRATICHE, LE QUESTIONI DI SENSO
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I CONCETTI, LE PRATICHE, LE QUESTIONI DI SENSO
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Laboratorio introduttivo all’Ecologia narrativa
A cura di Duccio Demetrio e Ludovica Danieli
Con la partecipazione di: Gianni Marucelli, Raffaele Milani, Arrigo Anzani, Gilberto Bettinelli, Giorgio Macario, Rossano Ghignoni, Giancarlo Cammerini, Graziella Picchi, Elena Pugliese, Maria Grazia Mammuccini, Franco Talozzi, Gianfranco Giorni, Speranza Maggini, Leonardo Lotti
Coordinatore culturale Renato Li Vigni
Tutor Carmen Ferrari
Per iscriversi compilare il modulo on.line
Finalità
Il laboratorio si prefigge di sensibilizzare i partecipanti alle pratiche, alle esperienze, ai valori nei quali la proposta culturale dell’Ecologia narrativa si riconosce. Questi spaziano dai temi concernenti il rapporto con la terra in riferimento alle manifestazioni del pensiero (mitico, religioso, filosofico, scientifico), alle attenzioni per come le donne e gli uomini l’abbiano raccontata e raccontino. Con le parole, i gesti, le opere, il corpo, le immagini, le arti, la letteratura anche autobiografica e poetica; e, inoltre, attraverso le tecniche e le tecnologie che, pur trasformandola, non l’abbiano offesa e deturpata: ricorrendo a modalità di coltivazione e uso del territorio rispettose della natura. In ogni racconto individuale o collettivo, in ogni memoria personale, il legame con la terra, nelle sue più diverse manifestazioni, si esprime e scandisce rispetto alle diverse stagioni dell’esistenza. Al lavoro, al tempo del riposo, della contemplazione, della ricerca della bellezza, del silenzio, di un diverso modo di condividere quanto la terra ci insegna, dona e offre. Tali incontri e momenti costituiscono una fonte inesauribile per la narrazione diaristica, autobiografica, filosofica e poetica.
La coscienza e l’educazione ecologica dovrebbero pertanto sempre prendere le mosse dal racconto e dalla scrittura di sé: dedicandosi alla ricostruzione di come ciascuno di noi, dall’infanzia al presente, si sia rapportato e si rapporti ai momenti nei quali più intenso, più concreto, più ricco di stimoli emotivi e cognitivi, si sia rivelato tale incontro: rispetto anche al cibo, al contatto fisico con la flora e la fauna, al paesaggio.
Spesso le parole necessarie e appropriate per raccontare le sensazioni che la terra suscita o suscitò in noi ci mancano, si rivelano inadeguate.
Spesso non sappiamo ascoltare e cogliere quanto la terra ci stia dicendo e vorrebbe insegnarci.
Spesso ci troviamo incapaci tanto di leggerne i segni premonitori, quanto di scoprire tra le righe delle sue narrazioni quale dovrebbe essere il nostro posto e quale senso affidarle, nel mentre possiamo ritrovare il nostro.
Il laboratorio introduttivo proposto, si configura contrassegnato pertanto da un’offerta culturale pluridisciplinare – del tutto propedeutica – poiché infiniti sono i linguaggi con i quali ci è dato dire, scrivere, leggere la terra; così come molteplici sono i codici con i quali essa comunica e si presenta a noi. Esso vuole offrire un primo incontro con saperi e pratiche di parola, scrittura, movimento, concettualizzazione, condivisione finalizzate a porci in grado di apprendere a:
La proposta si rivolge di conseguenza a tutti coloro che si riconoscano nei principi e nelle finalità delineate e desiderino arricchire, anche a livello professionale (perché insegnanti, educatori ambientali, giardinieri e agricoltori amatoriali e non, appassionati di filosofia, poesia, letteratura, pittura…) le proprie conoscenze in merito all’incontro con la terra: in quanto molteplicità di luoghi, appuntamenti, contatti che, grazie ai poteri della narrazione, possano essere meglio rispettati, inclusi nelle nostre vite, resi maggiormente parte di noi.
Giovedì 13 giugno
h 15,00 Presentazione di Duccio Demetrio, Maria Grazia Mammuccini, Gianni Marucelli
h 16,30 Pausa caffè
h 17,00 19,30 Laboratorio di scrittura autobiografica con Duccio Demetrio e Ludovica Danieli “La terra nei miei racconti: ieri e oggi”
h 21,30 Camminata e scritture notturne
Venerdì 14 giugno
h 9,00 Continuazione laboratorio con Duccio Demetrio e Ludovica Danieli “La terra mi ha raccontato e mi racconta”
h. 15,00 Elena Pugliese “Quando anche gli orti hanno una storia”
h 17,00 Pausa caffè
h. 17,30 Raffaele Milani “Cosa ci racconta un paesaggio”
h 21,30 Presentazione di Aboca Erbe
Sabato 15 giugno
h 9,00 Arrigo Anzani “Sacro e profano: il racconto e la contemplazione della terra”
h 11,00 Graziella Picchi “Gli insetti nostri amici. Come proteggerli per assicurare la nostra sopravvivenza”
h 14,30 Escursione in Valtiberina, Valsovara, Monti Rognosi (tre gruppi) a cura rispettivamente di Giorgio Macario, Gilberto Bettinelli, Gianni Marucelli e Rossano Ghignoni.
Incontri lungo il sentiero con: Franco Talozzi e Gianfranco Giorni (all’acqua viola), Leonardo Lotti (a Ca’ Faggio), Speranza Maggini (sulla via di Ponte alla Piera)
h. 20,30 Arrivo a Ca’ Faggio e cena vegetariana
Domenica 16 giugno
h 9,00 Ludovica Danieli “Intorno all’albero” In ascolto di alcuni miti e scritture personali
h 11,00 Giancarlo Cammerini “Le due facce della narrazione ecologia: natura selvaggia/mondo contadino”
h 12,30 Conclusioni e appuntamenti
da Il Seminario | Raccontare la terra – la terra si racconta.
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Demetrio, Duccio, I sensi del silenzio. Quando la scrittura si fa dimora Posted: 01 Apr 2013 12:00 AM PDT Milano-Udine, Mimesis, 2012, pp. 56, euro 4,90, ISBN 9788857509914.
Se il linguaggio è la condizione del pensiero e se i differenti modi e sensi di esso si affidano alla scrittura che li porta con sé lontano dalla sua origine, dall’identità necessaria dalla quale sembra essere stata determinata, si rischia l’infinito. Così, già lontani dal luogo d’origine e alla ricerca dell’età della pratica del pensiero, Duccio Demetrio, nel tentativo di ricordare i segni dell’alleanza tra il silenzio e la scrittura, si pone alla ricerca di un sapere che, consapevole della lontananza progressiva che un discorso scritto genera rispetto alla sua origine, favorisce la progressiva e infinita molteplicità delle interpretazioni.
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Dal 14 febbraio 2013 inizieranno presso La Libreria dei Ragazzi, Via Tadino 53 – Milano un ciclo di Conferenze dal titolo
Da un progetto dell’Accademia del Silenzio (www.lua.it/accademiasilenzio) un ciclo di tre conferenze, rivolto ad insegnanti e genitori, che ha lo scopo di accrescere la cultura del silenzio nel contesto pedagogico: Duccio Demetrio, direttore scientifico della Libera università dell’Autobiografia e fondatore di Accademia de Silenzio, Giampiero Comolli, romanziere e saggista, Nicoletta Polla-Mattiot, giornalista e fondatrice di Accademia del Silenzio, ed Emanuela Mancino, ricercatrice presso l’Università Milano Bicocca e docente della Libera Università dell’Autobiografia di Anghiari, tratteranno della sperimentazione del “linguaggio del silenzio”, delle pause, del giusto tono, dell’alternanza di ascolto e comunicazione, come strumento di dialogo, di reale integrazione e comprensione reciproca, e come percorso di relazione con bambini e ragazzi.
Calendario
COSTO per partecipante: 30 Euro iva inclusa
Per INFORMAZIONI e ISCRIZIONI:
La Libreria dei Ragazzi,
Via Tadino 53 – MILANO
Tel. 02.29533555 – info@lalibreriadeiragazzi.it – www.lalibreriadeiragazzi.it14 febbraio 2012 – Milano – ciclo di conferenze | Accademia del Silenzio.
vai al sito dell’editore Raffaello Cortina Senza figli
| Fahrenheit, Duccio Demetrio a Radio 3 | ![]() |
Lunedì 6 febbraio Duccio Demetrio è stato ospita nella trasmissione Fahrenheit di Rai Radio 3.Argomento dell’intervista la presentazione del libro “Perché amiamo scrivere” La scrittura sa sfuggire alle leggi dell’utilità immediata, degli obblighi e dei rituali sociali più superficiali. Ci appartiene intimamente. Non siamo sempre e soltanto, grazie a lei, i rivenditori di quel che abbiamo imparato a fare, a pensare, a dire. I vantaggi che può offrirci sono di altro genere, non hanno prezzo. In solitudine, incuranti degli altri, nostri giudici e lettori, li abbiamo scoperti dosandoli a nostra misura secondo l’estro, le esigenze del momento, lo stato d’animo. È la sua umile e tenace vocazione. SCARICA IL FILE MP3 |
Libera Universita’ Autobiografia – Fahrenheit, Duccio Demetrio a Radio 3.
due recensioni dell’ultimo libro di Duccio Demetrio “Perché amiamo scrivere”.
La prima è di Flora Molcho la seconda di Giorgio Macario.
Qualche esercizio contro il cervello rettile
di Duccio Demetrio
Demoni assopiti
Stare in silenzio, entrare in luoghi muti o taciturni, suscita quasi sempre il nostro imbarazzo. Si attiva un segnale d’allarme (più o meno squillante, a seconda delle nostre abitudini) che ci impone di cercare la causa e la fonte di tale anomalia. Persino quando siamo soli, ci protendiamo per cogliere una fonte sonora, una voce, almeno un fruscio. E ciò ci tranquillizza, certo in ragione della loro qualità più o meno rassicurante.
Il silenzio evoca il tempo mitico e archetipico di un pianeta in attesa che l’uomo apparisse, iniziasse a parlare. Non a starsene in silenzio, in attesa che il linguaggio rompesse quel silenzio cosmico. Erroneo è pensare che quella dimensione più non ci riguardi. Ci impaura ancora invece, e lascia attoniti. Ben lo sa chi abbia vissuto mai l’esperienza del deserto, dell’alta montagna o sia andato alla deriva. Su una barca a vela, nella calma piatta di una notte. Sia appassionato di speleologia.
La mente umana, in simili circostanze, rivela ancora tutto il suo legame con il cervello “rettile” quando non riesca a sopportarle.
…
segue qui:

Intervista di Maria Giovanna Farina a Duccio Demetrio in occasione dell’uscita il 15 novembre del suo nuovo libro “Perché amiamo scrivere. Filosofia e miti di una passione” (Raffaello Cortina 2011, 13 euro).per l’intera intervista vai a: Libera Universita’ Autobiografia – Perché amiamo scrivere di Duccio Demetrio.
Lo scritto, redatto in occasione del I Festival dell’Autobiografia di Anghiari, apparirà nel volume di imminente uscita “Perché amiamo scrivere. Filosofia e miti di una passione“, Raffello Cortina, Milano 2011
Di seguito il testo integrale dell’intervento (14.000 battute) per leggerlo in rete. Per chi vuole leggerlo con calma off-line è possibile scaricalo nel formato classico pdf e per la prima volta in formato ePub per essere letto sui tablet.
per la lettura integrale vai a: Libera Universita’ Autobiografia – Home Libera Università dell’Autobiografia
Oppure scarica Lode alla scrittura (formato pdf)
Riflessioni seguite alla lettura di: Duccio Demetrio, L’interiorità maschile. Le solitudini degli uomini, Raffaello Cortina, Milano 2010, p. 280
La scrittura di Duccio Demetrio è “eccentrica”, nel senso che parte dal bordo delle onde determinate dal sasso gettato nello stagno e procede per gradazioni e continui riverberi a una serie di centri. Il suo è un linguaggio per certi versi affabulatorio, e anche piuttosto seduttivo, che arriva ai punti nodali attraverso processi leggeri di avvicinamento che partono dall’esterno.
Qui si parla ancora di “maschile” in rapporto al “femminile”. Sappiamo che è un tema che ha una storia lunga, se la riferiamo a quella dell’umanità, ma recente se la riferiamo ai vissuti di tutti noi che siamo viventi del mondo contemporaneo, e in particolare dalla seconda metà del 900.
Distinguo in questa storia una serie di fasi. La prima è quella collettiva, “estroversa” e movimentista del femminismo, anche con le sue ineluttabili traduzioni estremistiche, degli anni ‘70. C’è poi una fase “reattiva”, nella quale alcune psicologie (in Italia Claudio Risè) ripropongono un ritorno del maschile e ai suoi valori psichici, sia pure ridefiniti nel nuovo quadro culturale. Parte di questa ricerca proveniva da un letterato americano (Robert Bly) che parlava della necessità umana di “recuperare le nostre zone d’Ombra”. C’è ora una fase riflessiva e “introversa” a cui questo libro fornisce un contributo piuttosto importante e di solide fondamenta.
Tre fasi quindi, tre momenti di accentuazione delle problematiche che si dipanano attorno allo sviluppo del maschile e del femminile e quindi, inevitabilmente, anche dei rapporti intersoggettivi tra queste due dimensioni dell’esistere.
Dentro questa storia ciascuno estrae gli oggetti che più hanno influenzato la propria esperienza. La lettura di questo libro mi ha fatto andare allo scaffale della memoria per mettere di nuovo sotto la lampada un testo che è cruciale sia per la mia biografia che per i miei studi. Si tratta di La donna e la sua ombra, maschile e femminile nella donna d’oggi (Emme edizioni, 1980, poi ripubblicato da Liguori) di Silvia Di Lorenzo, una grande psicanalista italiana. Da questo libro estraggo due citazioni di estrema attualità anche rispetto alla ricerca di Demetrio:
“Mi pare che il principale conflitto della donna di oggi consista nella sua esigenza di realizzare il proprio maschile interiore senza per questo perdere o svalutare il femminile nella sua vita cosciente” (p. 13)
e poche righe dopo aggiunge:
“Il maschile e il femminile sono, da sempre, le due polarità dialettiche essenziali della vita sia all’esterno nel rapporto tra uomo e donna dalla cui fecondità dipende la conservazione della specie, che all’interno come tensione dinamica tra gli opposti, il Logos e l’Eros che determina lo sviluppo trasformativo della personalità attraverso la nascita di una sintesi nuova”
A me questi due passaggi sembrano piuttosto cruciali e di significato durevole. Quando la De Lorenzo parla del conflitto della donna si potrebbe dire in modo speculare, come in uno specchio, che “il principale conflitto dell’uomo di oggi consiste nel realizzare il proprio femminile interiore senza per questo perdere o svalutare il maschile della sua vita cosciente”.
Mi sembra ci sia una simmetria tra la storia delle donne che in questi ultimi quaranta anni hanno sviluppato una propria strada sociale e psicologica talvolta a detrimento della propria funzione femminile, diventando in alcune professioni persone che si comportano “come uomini” nelle relazioni pubbliche, e quella degli uomini che sono diventati incerti e “morbidi” perdendo alcuni tratti di carattere maschili indispensabili anche per “stare bene” nella vita familiare e sociale. Il percorso da fare sta, forse, nella sintesi interpersonale tra queste due visioni: stare nel mondo con stili psicologici derivanti dalla elaborazione culturale dei due generi. E questo lo si fa costruendo giorno per giorno la relazione, facendola diventare sempre di più intersoggettiva.
Ma quale è il contributo originale e fecondo che Demetrio suggerisce per queste situazioni problematiche?
Il suo sguardo è quello di chi propone il compito di educare se stessi in tutte le fasi del ciclo di vita. Ed è piuttosto interessante il fatto che usa la stessa parola-chiave che Silvia De Lorenzo utilizzava nel 1980: “interiorità”.
Questo è il concetto che sta al centro della sua riflessione e viene riproposto in moltissimi modi e con diverse strategie argomentative e testuali. Un esempio:
“Interiorità è pensare, custodire intimità è avere una memoria alla quale poniamo domande, è tutto quanto non può sfuggire alla coscienza” (p. 15)
Qui l’interiorità viene connotata come capacità di guardarsi dentro e valorizzare il proprio ricordo, ossia il proprio tempo di essere vivente.
In un altro punto il tema dell’interiorità è raccontato in questo modo:
“è l’infinito dentro di noi e per andare verso l’infinito si deve avere il mondo dentro di sé. Bisogna essere fatti di mondo per poter ispezionare con qualche successo e speranza il mondo” (p. 55/56)
E queste parole Demetrio le dice in modo corale con il filosofo Giovanni Reale. Qui la prospettiva è quella di elaborare una interiorità che unisca la finitezza e l’infinito.
Un altro elemento estremamente interessante e coinvolgente di questo libro è il percorso analitico attraverso cui arriva a costellare il tema dell’ educarsi alla interiorità. Mi riferisco alla parte in cui vengono esposte al lettore immagini pittoriche corredate da testi letterari e elaborazioni sotto traccia dello stesso Demetrio: sono bambini, adolescenti, uomini adulti. Percorriamo qui una varietà di profili biografici: l’indocile, un bambino che si ribella all’educazione, il predestinato, l’innocente, la sentinella, lo scriba, il sognatore, il poeta dal colletto bianco, l’eremita, il pilota di alianti, il canonico libertino, il padre taciturno, il seduttore svogliato, il mendicante, lo schiavo d’amore, l’invitto. Sono figure rappresentative di modi di essere che per Demetrio diventano tipi di persone attraverso cui meditare e rafforzare con prove il suo ragionamento sul processo di coltivazione della propria interiorità. E la stessa operazione analitica viene effettuata con alcuni miti greci particolarmente pertinenti per la sua proposta: Perseo, Orfeo, Chirone sono figure mitologiche rappresentative di modi diversi attraverso cui l’uomo perviene a curare, coltivare, elaborare una propria interiorità. Rappresentazioni pittoriche e personaggi mitici vanno a comporre sottili e raffinate tipologie umane e riverberano attorno a loro suggestioni e significati che portano Demetrio a sostenere con passione esistenziale la proposta educativa di concentrarsi sul tema dello sviluppo dell’interiorità come compito dell’uomo di oggi.
Un elemento che mi sembra interessante sottolineare è che questa elaborazione Demetrio la sta facendo da più di 10 anni. Basta scorrere alcuni titoli dei suoi libri: L’educazione interiore del 2000, ancora prima L’elogio dell’immaturitàdel1998, La filosofia del camminare del 2005; La vita schiva del 2007; L’ascetismo metropolitano del 2009. Può non colpire in un autore così prolifico questa coincidenza temporale? La collego al fatto che essendo tra l’altro noi quasi della stessa generazione, siamo entrambi entrati in quella fase del ciclo di vita che chiamo della prevecchiaia, ossia quella età in cui si ha la possibilità di guardarsi indietro e si ha anche uno sguardo sul nostro presente più pacato, più sopito, più meticoloso nel vedere le zone inespresse della personalità , nell’autocriticare alcuni comportamenti in modo leggero. Trovo estremamente densa di potenzialità la prospettiva di guardarsi dentro per ritrovare tracce rimosse e continuare a crescere sotto il profilo psicologico e formativo.
L’ altro elemento rilevante di questa ricerca è la distinzione che Demetrio fa tra il “maschio” e l’”uomo”: in questo scarto fra le due configurazioni esistenziali c’è un compito evolutivo da percorrere. Il maschio deve farsi uomo attraverso un percorso di interiorità, cioè di introversione, come direbbe Carl Gustav Jung: la strada è quella di un ritorno dentro di sé, pur senza perdere il contatto con il mondo esterno.
Gli attributi caratteriali del maschio sono così rappresentati:
maschi che si uccidono fra di loro, maschi che si misurano in base alla forza e alla debolezza, maschi che abbandonano chi un istante prima idolatravano, maschi che si vantano di imprese cruente, maschi che rinascono dalle proprie ceneri già in armi, maschi che usano il bene comune delle libertà per asservire e concedersi licenze, maschi che non possono stare senza sconfitti, vittime e clientele, maschi che non sanno cosa sia il senso di colpa (p.26)
e così via tutta una serie di aspetti , connotazioni negative degli attributi del maschile.
Viceversa il percorso verso la vita interiore, il passaggio dal maschio all’uomo è così rappresentato:
Uomini che salgono e scendono le scale più impervie contandone i gradini in silenzio, uomini che a testa alta pongono a se stessi domande sensate, uomini che non cessano di riprodursi ogni volta in controcorrente, uomini che conoscono il sapore della libertà come segreta ricchezza, uomini che vogliono essere soli per sentirsi maschi diversi, uomini che non sono tentati dall’istinto di opprimere chicchessia (p. 45/46)
Questi in sintesi mi sembrano essere i valori di questo libro: un forte punto di vista che parte dal paradigma educativo, cioè quello attraverso cui la persona modifica se stessa attraverso processi di apprendimento. Trovo che il paradigma educativo sia molto tangenziale con quello psicologico però occorre riconoscere che in quello educativo è molto presente un lavoro di apprendimento. Ed è per questi motivi che Demetrio propone alla fine del testo una serie di “esercizi autoeducativi” orientati alla ricerca di una propria personalissima “centratura” interiore per trovare le strade più adatte a definire meglio il proprio profilo esistenziale di essere uomini dentro questa modernità che ci mette al confronto con il mondo psicologico e relazionale delle donne.
I percorsi suggeriti sono questi. Avvicinarsi al linguaggio poetico, facendosi coinvolgere dalla musicalità delle parola e lasciandosi andare alla poesia come linguaggio autonomo capace esso stesso, attraverso la sola forza delle immagini, di creare nuovi effetti di senso, nuovi significati.
Il secondo esercizio consiste in un lavorio di autocoscienza alla vita interiore dedicandosi agli interrogativi che costellano i dilemmi dell’esistere, la morale, la consapevolezza delle proprie azioni e le relative conseguenze. Il suggerimento è quello di usare il silenzio assieme al piacere della conversazione intersoggettiva.
Giova a questa azione autoeducante praticare i gesti del camminare all’aria aperta (e questo è il terzo esercizio), ma con un taccuino ed una matita. La proposta è chiara e concreta: scrivere un diario, raccontarsi senza avere paura di raccontarsi.
Sono suggerimenti che vengono da lontano. Vengono dalla riattualizzazione matura di quando eravamo bambini sognanti e desiderosi di crescere.
ha moderato Antonio Zulato che ci ha mandato il file audio della presentazione. (Clicca per sentire)
Inoltre vi offriamo la sbobinatura dell’intervento.
Vicenza 4 giugno 2011

Sono qui per parlarvi del mio ultimo libro “L’interiorità maschile. La solitudine degli uomini” da me riaperto dopo alcuni mesi dalla sua uscita per rintracciare, nelle pagine di questo mio lavoro, alcuni spunti che potessero collocarsi all’interno di questa importante manifestazione. Mi sono chiesto: “Sì, l’interiorità, una nelle parole più sfuggenti, più enigmatiche della nostra esistenza”.
…in che modo la filosofia può aiutarci a considerare l’inquietudine, spingendoci oltre le strade battute dal senso comune?
Da un punto di vista filosofico, si tratta di depurare il termine inquietudine da tutto ciò che lo riconduce a versioni di carattere psicoanalitico. In questo contesto, inquietudine è sintomo o presagio di altre manifestazioni che perturbano l’armonia pubblica o familiare e viene considerata una malattia. Oggi, prevalentemente, si dà questa versione, legata a stress, frustrazioni, vicende e motivazioni dell’esistenza. Se assumiamo la parola in questa accezione possiamo sostituirla con ansia, attese frustrate, desideri delusi. C’è tutta una microletteratura delle relazioni che dà conto di questi aspetti. Ma lo sguardo filosofico porta altrove. Spetta alla filosofia aprire alla vera essenza dell’inquietudine, che può essere definita come costante tensione al pensare e all’agire etico di cui la filosofia si è sempre occupata. Teofrasto e lo stesso Aristotele ci forniscono i primi esempi di profili di inquietudine. Inquietudine è l’esperienza di autoanalisi che la filosofia conduce su di sé. Manifestazione di inquietudine è la ricerca del senso e dell’essenza della vita, il tentativo di decifrare la verità umana, pur nella sua fragilità e debolezza. Il gesto filosofico costitutivo, attraversare il mondo in cui si è, è già una dimensione di autentica inquietudine. La filosofia, se non vuol ridursi a dogmatismo o a teologia, è costantemente pensiero della vita e del suo limite, riferimento alla morte, alla perdita, all’assenza. Non può esserci una filosofia quieta. Sempre si muove un pensiero che non si accontenta, che non va alla ricerca di facili approdi, sempre parziali, sempre soggettivi. La filosofia nasce quando si prende in consegna l’inquietudine, ci si accorge che il significato della vita è legato ai suoi limiti e ai suoi confini. Una cultura che sfugge all’inquietudine, nella facile ricerca del consenso, una cultura che non si confronta con il male, con il negativo, non solo evita la conoscenza ma annulla anche i sentieri dell’etica.
Come vengono considerati gli spiriti inquieti nella storia del pensiero?
….
vai alla intera intervista:
Scuola di autobiografia
a cura di
Duccio Demetrio
Università degli Studi di Milano-Bicocca
Edizione 2011
Scrivere la propria vita
Verità, epos e autofinzione nel racconto autobiografico
Cinque incontri di iniziazione alla scrittura di sé
con Duccio Demetrio
tutor Rosaria Violi
FEBBRAIO 1) lunedì 14 ore 17/20
Il racconto delle origini: le prime immagini
2) lunedì 21 ore 17/20
Il racconto delle iniziazioni alla vita: i passaggi fatali
MARZO 3) mercoledì 23 ore 17/20
Il racconto delle epiche collettive: le condivisioni
4) mercoledì 30 ore 17/20
Il racconto di finzione: reimmaginare l’esistenza
APRILE 5) mercoledì 13 ore 17/20
Le poetiche dell’io fingitore: con F. Pessoa
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Posti disponibili 30. Quota di partecipazione 150 euro (120 per soci con tessera 2010/2011)
Iscrizioni entro il 4 febbraio
Per eventuale bonifico codice IBAN IT 75 C030 6909 4830 0000 8556 131
inviando e-mail di conferma a info@casadellacultura.it
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Partendo dal titolo del suo libro “L’interiorità maschile”, come le è venuta l’ idea di trattare questa tematica e poi perché proprio “interiorità maschile”? E’ così diversa da quella femminile?
Volevo, con questo nuovo libro, approfondire le mie ricerche sulla storia della vita interiore, ma in una declinazione di genere che mi permettesse di studiarne i caratteri, le forme e i tratti distintivi. Ho stabilito, così, connessioni e differenze tra l’interiorità maschile e quella femminile, che mi appare più ricca di sfumature e più complessa. Come scrivo, le donne per configurazione genetica e fisica, hanno una consuetudine a sentirsi dentro una vita nuova che cresce, che si muove, con la quale intrattengono relazioni sconosciute ai maschi che, almeno per ora, non hanno ancora imparato a partorire. L’ interiorità, quindi, materialmente e simbolicamente è questione che appartiene alle donne per quanto concerne la sua natura più arcaica.
E’ vero che gli uomini sono poco propensi a guardare alla propria interiorità o questa è solo un’interpretazione femminile?
Da sempre, questo è almeno per il momento il nostro destino genetico, siamo più proiettati verso l’ esterno, spinti ad abbandonare la casa, a cercare altrove quel che non troviamo dentro noi stessi, un po’ anche per l’ amore del rischio, della sfida e dell’ avventura. Sono le storie narrate dalla letteratura di tutti i tempi. Appartiene maggiormente all’uomo l’agire, il conquistare: quindi l’attitudine a sporgersi oltre una vita interna. Ciò ha comportato una ridotta attività interiore per quanto riguarda la dimensione meditativa e contemplativa, l’attesa e l’ascolto di noi stessi. Evidentemente esistono e sono esistiti uomini grandi protagonisti d’interiorità a livello filosofico e religioso, ma si è sempre trattato di minoranze, che hanno saputo incontrarsi e comprendere la sensibilità femminile.
….
l’intera intervista qui:
L’interiorità maschile? Un universo da scoprire” intervista a Duccio Demetrio | Psiche e corpo.
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Alla presentazione è seguito un commento da parte di Duccio Demetrio (prof. Università di Milano Bicocca) e Massimo Recalcati (psicanalista, membro di ALI) e un dibattito con il pubblico. Di seguito i podcast degli interventi |
vai a: Desiderio e Formazione.
Dove sono gli uomini? Possibile che degli uomini riflessivi, poetici, pensosi dei secoli passati non sia rimasto alcun sopravvissuto che partecipi in pubblico della propria interiorità? Possibile che lo spettacolo del maschile debba essere solo istrionico? Che la malinconia e la ricerca della solitudine siano rappresentate come perdenti? Che il maschio prenda parola pubblica solo se forte, estroverso, attore su un palcoscenico, maschera del potere, compulsivo itifallico marziale? Che non si realizzi un confronto pubblico di uomini sul maschile che non abbia come obiettivo il primeggiare?
Domande che ci poniamo anche all’interno della rete Maschileplurale di cui faccio parte, forse riflettendo sul maschile in termini più politici di quelli di Demetrio. Consideriamo anche noi necessaria una qualche trasformazione dell’orizzonte del maschile, affinché essere uomini oggi possa essere un’esperienza di confronto creativo e non distruttivo o revanscista.
…
l’intero scritto è qui:
tratto da da: zefirina: lo sguardo è mio.
Riflessioni seguite alla lettura di: Duccio Demetrio, L’interiorità maschile. Le solitudini degli uomini, Raffaello Cortina, Milano 2010, p. 280
La scrittura di Duccio Demetrio è “eccentrica”, nel senso che parte dal bordo delle onde determinate dal sasso gettato nello stagno e procede per gradazioni e continui riverberi a una serie di centri. Il suo è un linguaggio per certi versi affabulatorio, e anche piuttosto seduttivo, che arriva ai punti nodali attraverso processi leggeri di avvicinamento che partono dall’esterno.
Qui si parla ancora di “maschile” in rapporto al “femminile”. Sappiamo che è un tema che ha una storia lunga, se la riferiamo a quella dell’umanità, ma recente se la riferiamo ai vissuti di tutti noi che siamo viventi del mondo contemporaneo, e in particolare dalla seconda metà del 900. Distinguo in questa storia una serie di fasi. La prima è quella collettiva, “estroversa” e movimentista del femminismo, anche con le sue ineluttabili traduzioni estremistiche, degli anni ‘70. C’è poi una fase “reattiva”, nella quale alcune psicologie (in Italia Claudio Risè) ripropongono un ritorno del maschile e ai suoi valori psichici, sia pure ridefiniti nel nuovo quadro culturale. Parte di questa ricerca proveniva da un letterato americano (Robert Bly) che parlava della necessità umana di “recuperare le nostre zone d’Ombra”. C’è ora una fase riflessiva e “introversa” a cui questo libro fornisce un contributo piuttosto importante e di solide fondamenta.
Tre fasi quindi, tre momenti di accentuazione delle problematiche che si dipanano attorno allo sviluppo del maschile e del femminile e quindi, inevitabilmente, anche dei rapporti intersoggettivi tra queste due dimensioni dell’esistere. Dentro questa storia ciascuno estrae gli oggetti che più hanno influenzato la propria esperienza. La lettura di questo libro mi ha fatto andare allo scaffale della memoria per mettere di nuovo sotto la lampada un testo che è cruciale sia per la mia biografia che per i miei studi. Si tratta di La donna e la sua ombra, maschile e femminile nella donna d’oggi(Emme edizioni, 1980, poi ripubblicato da Liguori) di Silvia Di Lorenzo, una grande psicanalista italiana. Da questo libro estraggo due citazioni di estrema attualità anche rispetto alla ricerca di Demetrio:
“Mi pare che il principale conflitto della donna di oggi consista nella sua esigenza di realizzare il proprio maschile interiore senza per questo perdere o svalutare il femminile nella sua vita cosciente” (p. 13)
e poche righe dopo aggiunge:
“Il maschile e il femminile sono, da sempre, le due polarità dialettiche essenziali della vita sia all’esterno nel rapporto tra uomo e donna dalla cui fecondità dipende la conservazione della specie, che all’interno come tensione dinamica tra gli opposti, il Logos e l’Eros che determina lo sviluppo trasformativo della personalità attraverso la nascita di una sintesi nuova”
A me questi due passaggi sembrano piuttosto cruciali e di significato durevole. Quando la De Lorenzo parla del conflitto della donna si potrebbe dire in modo speculare, come in uno specchio, che “il principale conflitto dell’uomo di oggi consiste nel realizzare il proprio femminile interiore senza per questo perdere o svalutare il maschile della sua vita cosciente”.
Mi sembra ci sia una simmetria tra la storia delle donne che in questi ultimi quaranta anni hanno sviluppato una propria strada sociale e psicologica talvolta a detrimento della propria funzione femminile, diventando in alcune professioni persone che si comportano “come uomini” nelle relazioni pubbliche, e quella degli uomini che sono diventati incerti e “morbidi” perdendo alcuni tratti di carattere maschili indispensabili anche per “stare bene” nella vita familiare e sociale. Il percorso da fare sta, forse, nella sintesi interpersonale tra queste due visioni: stare nel mondo con stili psicologici derivanti dalla elaborazione culturale dei due generi. E questo lo si fa costruendo giorno per giorno la relazione, facendola diventare sempre di più intersoggettiva.
Ma quale è il contributo originale e fecondo che Demetrio suggerisce per queste situazioni problematiche?
Il suo sguardo è quello di chi propone il compito di educare se stessi in tutte le fasi del ciclo di vita. Ed è piuttosto interessante il fatto che usa la stessa parola-chiave che Silvia De Lorenzo utilizzava nel 1980: “interiorità”.
Questo è il concetto che sta al centro della sua riflessione e viene riproposto in moltissimi modi e con diverse strategie argomentative e testuali. Un esempio:
“Interiorità è pensare, custodire intimità è avere una memoria alla quale poniamo domande, è tutto quanto non può sfuggire alla coscienza” (p. 15)
Qui l’interiorità viene connotata come capacità di guardarsi dentro e valorizzare il proprio ricordo, ossia il proprio tempo di essere vivente.
In un altro punto il tema dell’interiorità è raccontato in questo modo:
“è l’infinito dentro di noi e per andare verso l’infinito si deve avere il mondo dentro di sé. Bisogna essere fatti di mondo per poter ispezionare con qualche successo e speranza il mondo” (p. 55/56)
E queste parole Demetrio le dice in modo corale con il filosofo Giovanni Reale. Qui la prospettiva è quella di elaborare una interiorità che unisca la finitezza e l’infinito.
Un altro elemento estremamente interessante e coinvolgente di questo libro è il percorso analitico attraverso cui arriva a costellare il tema dell’ educarsi alla interiorità. Mi riferisco alla parte in cui vengono esposte al lettore immagini pittoriche corredate da testi letterari e elaborazioni sotto traccia dello stesso Demetrio: sono bambini, adolescenti, uomini adulti. Percorriamo qui una varietà di profili biografici: l’indocile, un bambino che si ribella all’educazione, il predestinato, l’innocente, la sentinella, lo scriba, il sognatore, il poeta dal colletto bianco, l’eremita, il pilota di alianti, il canonico libertino, il padre taciturno, il seduttore svogliato, il mendicante, lo schiavo d’amore, l’invitto. Sono figure rappresentative di modi di essere che per Demetrio diventano tipi di persone attraverso cui meditare e rafforzare con prove il suo ragionamento sul processo di coltivazione della propria interiorità. E la stessa operazione analitica viene effettuata con alcuni miti greci particolarmente pertinenti per la sua proposta: Perseo, Orfeo, Chirone sono figure mitologiche rappresentative di modi diversi attraverso cui l’uomo perviene a curare, coltivare, elaborare una propria interiorità. Rappresentazioni pittoriche e personaggi mitici vanno a comporre sottili e raffinate tipologie umane e riverberano attorno a loro suggestioni e significati che portano Demetrio a sostenere con passione esistenziale la proposta educativa di concentrarsi sul tema dello sviluppo dell’interiorità come compito dell’uomo di oggi.
Un elemento che mi sembra interessante sottolineare è che questa elaborazione Demetrio la sta facendo da più di 10 anni. Basta scorrere alcuni titoli dei suoi libri: L’educazione interiore del 2000, ancora prima L’elogio dell’immaturità del1998, La filosofia del camminare del 2005; La vita schiva del 2007; L’ascetismo metropolitano del 2009. Può non colpire in un autore così prolifico questa coincidenza temporale? La collego al fatto che essendo tra l’altro noi quasi della stessa generazione, siamo entrambi entrati in quella fase del ciclo di vita che chiamo della prevecchiaia, ossia quella età in cui si ha la possibilità di guardarsi indietro e si ha anche uno sguardo sul nostro presente più pacato, più sopito, più meticoloso nel vedere le zone inespresse della personalità , nell’autocriticare alcuni comportamenti in modo leggero. Trovo estremamente densa di potenzialità la prospettiva di guardarsi dentro per ritrovare tracce rimosse e continuare a crescere sotto il profilo psicologico e formativo.
L’ altro elemento rilevante di questa ricerca è la distinzione che Demetrio fa tra il “maschio” e l’”uomo”: in questo scarto fra le due configurazioni esistenziali c’è un compito evolutivo da percorrere. Il maschio deve farsi uomo attraverso un percorso di interiorità, cioè di introversione, come direbbe Carl Gustav Jung: la strada è quella di un ritorno dentro di sé, pur senza perdere il contatto con il mondo esterno.
Gli attributi caratteriali del maschio sono così rappresentati:
maschi che si uccidono fra di loro, maschi che si misurano in base alla forza e alla debolezza, maschi che abbandonano chi un istante prima idolatravano, maschi che si vantano di imprese cruente, maschi che rinascono dalle proprie ceneri già in armi, maschi che usano il bene comune delle libertà per asservire e concedersi licenze, maschi che non possono stare senza sconfitti, vittime e clientele, maschi che non sanno cosa sia il senso di colpa(p.26)
e così via tutta una serie di aspetti , connotazioni negative degli attributi del maschile.
Viceversa il percorso verso la vita interiore, il passaggio dal maschio all’uomo è così rappresentato:
Uomini che salgono e scendono le scale più impervie contandone i gradini in silenzio, uomini che a testa alta pongono a se stessi domande sensate, uomini che non cessano di riprodursi ogni volta in controcorrente, uomini che conoscono il sapore della libertà come segreta ricchezza, uomini che vogliono essere soli per sentirsi maschi diversi, uomini che non sono tentati dall’istinto di opprimere chicchessia (p. 45/46)
Questi in sintesi mi sembrano essere i valori di questo libro: un forte punto di vista che parte dal paradigma educativo, cioè quello attraverso cui la persona modifica se stessa attraverso processi di apprendimento. Trovo che il paradigma educativo sia molto tangenziale con quello psicologico però occorre riconoscere che in quello educativo è molto presente un lavoro di apprendimento. Ed è per questi motivi che Demetrio propone alla fine del testo una serie di “esercizi autoeducativi” orientati alla ricerca di una propria personalissima “centratura” interiore per trovare le strade più adatte a definire meglio il proprio profilo esistenziale di essere uomini dentro questa modernità che ci mette al confronto con il mondo psicologico e relazionale delle donne.
I percorsi suggeriti sono questi. Avvicinarsi al linguaggio poetico, facendosi coinvolgere dalla musicalità delle parola e lasciandosi andare alla poesia come linguaggio autonomo capace esso stesso, attraverso la sola forza delle immagini, di creare nuovi effetti di senso, nuovi significati.
Il secondo esercizio consiste in un lavorio di autocoscienza alla vita interiore dedicandosi agli interrogativi che costellano i dilemmi dell’esistere, la morale, la consapevolezza delle proprie azioni e le relative conseguenze. Il suggerimento è quello di usare il silenzio assieme al piacere della conversazione intersoggettiva.
Giova a questa azione autoeducante praticare i gesti del camminare all’aria aperta (e questo è il terzo esercizio), ma con un taccuino ed una matita. La proposta è chiara e concreta: scrivere un diario, raccontarsi senza avere paura di raccontarsi.
Sono suggerimenti che vengono da lontano. Vengono dalla riattualizzazione matura di quando eravamo bambini sognanti e desiderosi di crescere.
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sono stati due uomini come lei e Saverio Tutino, il fondatore dell’Archivio diaristico nazionale di Pieve Santo Stefano a creare la Libera università dell’autobiografia... Quando avete avuto l’idea?
La sera di Natale del 1997 che ho passato con Saverio Tutino in una trattoria di Anghiari che è a venti chilometri dal paese sede dell’Archivio. In realtà, era già qualche tempo che stavo cercando un luogo in cui fosse possibile “raccontarsi”, finché non ho conosciuto Saverio con cui è nata una vera amicizia virile. Insieme, quella sera, abbiamo stilato il Manifesto costitutivo della Lua.
Com’è strutturata?
Non abbiamo contributi esterni, ci autofinanziamo con i nostri corsi, a partire da quello di base aperto a 50 iscritti fino ai seminari e i corsi a distanza. Nel tempo, si sono formati poi circoli di scrittura autobiografica nei luoghi di origine di chi ci ha conosciuto, per esempio in diverse case di riposo.
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leggi tutta l’intervista qui:
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Le cooperative sociali di Legacoop Emilia-Romagna hanno iniziato nei mesi scorsi un percorso di riflessione e formazione sulle radici e il futuro della cooperazione sociale. Il primo incontro è stato con Stefano Zamagni, economista, presidente dell’Agenzia delle Onlus. Il tutto si è svolto a Ferrara, su un battello di una cooperativa sociale in navigazione sul Po.
Il secondo incontro si è svolto nei giorni scorsi alla Pietra di Bismantova, con base all’Agriturismo Il Ginepro, gestito dall’omonima cooperativa sociale, e con modalità del tutto insolite. Il tema del seminario è stato “Narrare il cammino della cooperazione sociale in Emilia-Romagna” e l’interlocutore Duccio Demetrio
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segue qui:
Intervista a Duccio Demetrio, professore ordinario di Filosofia dell’educazione e di Teorie e pratiche della narrazione all’Università degli studi di Milano-Bicocca, per l’uscita del suo nuovo libro edito da Raffaello Cortina:
L’INTERIORITA’ MASCHILE, LE SOLITUDINI DEGLI UOMINI
segue qui:
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Filed Under Duccio Demetrio, Quando i libri si parlano tra di loro
da: QUANDO I LIBRI SI PARLANO TRA DI LORO (3): Padroni di sé : Ai confini dello sguardo.
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DUCCIO DEMETRIO,L’interiorità maschile. Le solitudini degli uomini,RAFFAELLO CORTINA EDITORE 2010
Indice del volume:
Con sguardo preoccupato: Cronaca di un’idea
1. Maschi e uomini: Una specie interiore?
2. In un corpo di donna: Miti e storie
3. Figure d’uomo nel tempo: Quando Narciso è triste
4. La tragicità maschile: Nel labirinto, non si estingue l’eroe
5. In fuga da se stessi: L’epica della solitudine
6. Ritratti virili: Nobili d’animo e di silenzi
7. A scuola dalle donne: Esercizi per maschi affaticati
8. Un commiato incruento: Per dimenticare Giuditta
DUCCIO DEMETRIO, Dia-logo versus mono-logo? Riflessioni sull’esercizio autobiografico come incontro filosofico (contenuto inAdultità. Rivista semestrale sulla condizione adulta e i processi formativi, n.27, marzo 2008 – numero monografico intitolato Le pratiche filosofiche nella formazione: imparare a vivere, a cura di Romano Màdera), pp.7-12
Indice del saggio:
Preambolo
Esercizi filosofici e tenacia introspettiva della scrittura di sé
Non dimenticare la lezione fenomenologica
L’autobiografia come stile filosofico e di vita
DUCCIO DEMETRIO,L’educazione è interiore. E’ autodisciplina che lascia e cerca tracce invisibili(contenuto neL’educazione non è finita, RAFFAELLO CORTINA EDITORE 2009), pp.139-144
Tutta la seconda parte dell’opera è un’illustrazione dell’idea dell’educazione come autodisciplina interiore:
I. L’educazione è autodisciplina – Perché deve tornare nelle nostre mani, pp.109-12
II. L’educazione è liberale – E’ autodisciplina che non tollera gli oltraggi del potere, pp.123-130
III. L’educazione è personale – E’ autodisciplina che ci rende unici e irriproducibili, pp.131-137
IV. L’educazione è interiore – E’ autodisciplina che lascia e cerca tracce invisibili, pp.139-144
V. L’educazione è generosa – E’ autodisciplina dei diritti non solo verso se stessi, pp.145-148
VI. L’educazione è indocile – E’ autodisciplina del dovere di essere indisciplinati, pp.149-151
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Lo stile latino preferisce il concreto all’astratto. Esso ‘direbbe’ “l’uomo interiore”, non “l’interiorità maschile” E Duccio Demetrio, che pure intitola la sua opera “L’interiorità maschile”, a pagina 44 – discutendo di “Chirone: l’uomo completo” – per la prima volta scrive: “l’uomo interiore” (non “il maschio interiore”). Nella pagina successiva si dedica ad una “Lode agli uomini interiori”. Un ulteriore ‘passaggio’ è dato da ‘uomo’ rispetto a ‘maschio’.
L’opera si apre con un auspicio che l’Autore rivolge a se stesso: vorrebbe scrivere come uomo, non comemaschio. Dunque, più che al maschio interiore è interessato all’uomo interiore. D’altra parte, l’interiorità maschile è cosa che pertiene all’uomo, più che al maschio. E’ più corretto dire, allora,l’uomo interiore.
Cioè che è in questione qui è l’interiorità dell’uomo, del maschio come della femmina. Il titolo va bene, perché è chiaro: allude alla condizione in cui si ritrova il maschio, per cui ha da realizzare la propria natura umana, deve crescere a dignità di uomo, ergendosi al di sopra dell’appartenenza di genere, se per genere si vorrà intendere il genere maschile e il genere femminile. A me piace dire: il genere umano maschile e il genere umano femminile, dove l’accento è posto su umano, più che su maschile efemminile.
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L’opera di Demetrio è dedicata
A tutte le donne che ci aiutano a interrogare la vita interiore, senza fare troppe domande alle nostre solitudini.
A pagina 15 si legge:
Interiorità è pensare, custodire intimità, èavere una memoria alla quale poniamo domande, è tutto quanto non può sfuggire alla coscienza. L’interiorità èpreoccupazione etica, è propensione filosofica e artistica, è vocazione religiosao soltanto sensibilità per quanto, della vita, non riusciamo sempre acomprendere. Nessuno, il bruto quanto l’animo migliore, ne è esente. Varieranno i contenuti e le tensioni interiori, ma tanto il criminale quanto l’uomo integerrimo ne hanno una. Chi di più e chi di meno, ognuno ama coltivarla e non si astiene dal farne apertamente argomento di discussione anche con altri, con i quali condivide identiche sensibilità: in ragione della propria storia, di consuetudini educative apprese. Nella caparbia volontà di non voler vivere solamente di apparenze. E’ a questo punto che le qualità interiori si divaricano: per taluni sono fonte di una ricerca continua, per altri sono lo strumento per pensare (anzi per covare), non visti, pensieri e azioni non particolarmente elevati. O funzionali ai propri più disparati tornaconto.
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Saltando a una rapida conclusione, a proposito della necessità di attivare gli strati profondi della propria sensibilità ci è di aiuto quanto afferma Duccio Demetrio nel saggio contenuto in Adultità, che si apre così:
In una recentissima intervista, Pierre Hadot ci ricorda che: «In ambito filosofico, l’esercizio spirituale può considerarsi come una pratica volontaria, tutta personale, destinata a provocare una profonda trasformazione dell’individuo, una profonda metamorfosi del sé». E prosegue: «Per alcuni filosofi antichi, questa pratica potrebbe essere messa in relazione con il prepararsi ad affrontare le difficoltà della vita: la malattia, la povertà, la mancanza del necessario, la variazione improvvisa della fortuna impongono un esercizio interiore che ci aiuta nella quotidianità e, nello stesso tempo, ci insegna a ragionare e a interiorizzare il sapere» (Intervista a Pierre Hadot a cura di N.Ordine, Corriere della sera, 27 febbraio 2008, p.37).
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… visto da Ada Ascari, della Libera Università dell’Autobiografia
… visto da Giorgio Macario, della Libera Università dell’Autobiografia
… visto da me: Ciò che sono diventato. Al di là e oltre ciò che credevo di essere
Cari amici della Libera Università dell’Autobiografia il 6 ottobre uscirà il nuovo libro di Duccio Demetrio: L’interiorità maschile, Le solitudini degli uomini. Edito da Cortina. Ne faremo una recensione appena possibile.
Ad Anghiari:
Continuano le iscrizioni ai prossimi seminari, anche in rete:
http://www.lua.it/index.php?option=com_performs&formid=3
Vi preghiamo di compilare il modulo in tutte le sue parti.
8-10 ottobre – Maria Grazia Comunale – Scrivere ad alta voce
http://www.lua.it/index.php?option=com_content&task=view&id=1383&Itemid=36
15-17 ottobre – Pietro Vigorelli – La cura della persona malata di Alzheimer basata sulla parola
http://www.lua.it/index.php?option=com_content&task=view&id=1384&Itemid=36
15-17 ottobre – Leonora Cupane – Racconti poetici di luoghi interiori
http://www.lua.it/index.php?option=com_content&task=view&id=1385&Itemid=36
22-24 ottobre – Elisabetta Biffi – Diari e storie di crescita
http://www.lua.it/index.php?option=com_content&task=view&id=1381&Itemid=36
Nella sezione seminari è stato aggiunto un breve percorso previsto per la primavera del 2011 tenuto da Cristiano Cassani dal titolo: La parola che parla. Scrivere, dire, convenire. Per approfondimenti consultare la scheda.
http://www.lua.it/index.php?option=com_content&task=view&id=1678&Itemid=36
Pubblicazioni –> Consigli di Lettura –> Roald Dahl – Boy. Consigliato da Giorgio Macario
http://www.lua.it/index.php?option=com_content&task=view&id=1688&Itemid=109
Sulla rivista telematica Nostos numerosi articoli collegati ai Cantieri
È possibile accedere ai resoconti delle giornate anche dalla HomePage Vi segnalo l’ultimo inserito:
Nostos –> Felicità dello scrivere –> La seduzione dell’ulteriorità, di Lorenzo Barani
http://www.lua.it/index.php?option=com_content&task=view&id=1689&Itemid=80
Nella Sezione Notizie –> Galleria fotografica –> Foto dai Cantieri 2010
http://www.lua.it/index.php?option=com_content&task=category§ionid=1&id=29&Itemid=60
Ed ora le nuove notizie in giro per l’Italia che potrete trovare nella sezione
Notizie –> Ultime Notizie
http://www.lua.it/index.php?option=com_content&task=category§ionid=1&id=1
Conclusa a Bolognano (TN) la Mostra del vestire
1 ottobre – Ferrara – Spettacolo De-Venir
2-8 ottobre – Rimini – Rimini ricama
3 ottobre – Roma – Incontro con Duccio Demetrio
4 ottobre – Trasmissione televisiva “Paese Mio” da Anghiari
6 ottobre – Venezia – Incontro
7 ottobre – Escursione nel parco delle foreste casentinesi
8 ottobre – Roma – Ottobre piovono libri 2010
11 ottobre – Torino – Presentazione libro
14-17 ottobre – Pavia – Festival “Elogio delle lingue”
15 ottobre – Roma – Ottobre piovono libri 2010
16-17 ottobre – Sesto Fiorentino (FI) – III Edizione del film familiare
18 ottobre – Torino – Laboratorio di scrittura autobiografica
20 ottobre – Venezia – Incontro
21 ottobre – Trento – Chiusura progetto
22 ottobre – Roma – Ottobre piovono libri 2010
Le notizie dei giorni e dei mesi precedenti possono essere ancora consultate nell’archivio delle notizie.
Notizie –> Archivio Notizie
http://www.lua.it/index.php?option=com_content&task=section&id=8&Itemid=76
Calendario di tutti gli appuntamenti delle attività organizzate, patrocinate o segnalate dalla Libera Università, per avere una visione globale delle nostre iniziative.
http://www.lua.it/archivioSito/angh/calendario.html
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Per oggi è tutto, appuntamento alla prossima settimana, Ada
Ricordo che la News-letter è consultabile anche in rete
Per comunicare con me scrivere a: ada.ascari@lua.it
Per comunicare con Renato Li Vigni: segreteria@lua.it
Per comunicare con i membri del Direttivo:
Stefania Bolletti –> stefania.bolletti@lua.it
Anna Noferi –> anna.noferi@lua.it
Annamaria Pedretti –> annamaria.pedretti@lua.it
Caterina Benelli –> caterina.benelli@lua.it
Sara Moretti –> sara.moretti@lua.it
Leggero è ciò che ha poco peso, il cui contrario rimanda a quanto, invece, per i sensi o nel pensiero, nell’animo, si presenta pesante, greve, soffocante. Tale levità può riguardare il cibo, il sonno, gli sforzi, un senso intimo di benessere e felicità. E inoltre, i nostri modi di essere: in amore, nel lavoro, nei rapporti con le persone. La parola deriva infatti dal latino parlatoleviarium, dal più colto levis: indicante anche quanto si presenta sottile, delicato, dolce, tenuo.
Che la leggerezza come qualità non solo delle cose, ma anche delle nostre azioni, dei pensieri, dei gesti, sia da considerarsi sempre un aspetto positivo della vita, auspicabile e gradito, è però questione tutta da discutere. Le metafore possibili che al termine possiamo associare, non v’è dubbio, parrebbero evocare piume, angeli, tessuti impalpabili, “amori ridicoli” (parafrasando il titolo di un romanzo di Milan Kundera), minuti gradevoli ed estatici. Ci avvaliamo di riferimenti simbolici o materiali alla leggerezza quando le situazioni e gli istanti non si presentano provvisti di alcuni attributi usuali assegnati alla pesantezza: stanchezza, insopportabilità, monotonia, noia, difficoltà, problematicità… Eppure, anche la leggerezza qualche tratto non proprio positivo sembra possederlo.
segue qui:
Libera Universita’ Autobiografia – La leggerezza, di Duccio Demetrio.
in LUA Libera Università Biografia Anghiari
| 5-28 febbraio – Mnemosine X – Anno 1 – Lab. 2 Graphein | ![]() |
2° LABORATORIO
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Martedì 16 febbraio 2010 alle ore 18.00 presso la Casa della Cultura, Via Borgogna 3, Milano (MM1 San Babila) seminario a cura di Duccio Demetrio
E’ ora di parlare di educazione
I dibattiti recenti e in corso, che hanno riacceso l’interesse dell’opinione pubblica sullo stato della scuola nel nostro paese, non sempre ci hanno aiutato a capire che cosa l’educazione sia. C’è chi ne ha decretato persino l’inevitabile tramonto nella società e nella cultura contemporanea. Auspicando che siano l’istruzione, l’apprendimento, le nuove tecnologie dell’informazione a sostituirsi ad una parola ambigua che pare ormai desueta. Troppo ideologica o troppo abitata da intenzioni di carattere confessionale. Qualcun altro non fa che accentuarne gli aspetti patologici legati al disagio e alla emarginazione; altri ancora individuano nella mancanza di regole, auspicando il ritorno a modelli autoritari e tradizionali, la sua fine imminente.
Ma l’educazione è molto di più, è esistenzialmente costitutiva. Se per assurdo scomparisse, non potremmo sopravvivere, non avremmo futuro. Tutta la nostra vita, al passato o al presente, è intessuta di esperienze educative che però non riusciamo più a riconoscere e a riproporre orientandole verso il bene comune.
Ridiscutere il senso, i valori, i principi e le parole dell’educazione; riscoprirla nella scuola, in famiglia, nella città, in luoghi che parrebbero non esserne abitati; indagarne le finalità attuali e in crisi, le radici filosofiche, pedagogiche, etiche, è quindi scopo di questo seminario.Saluto di Marco Cipriano, Vice Presidente del Consiglio Regionale della Lombardia
Introducono Duccio Demetrio e Ferruccio CapelliLe idee e i valori
Fulvio Papi, Università di Pavia Salvatore Natoli, Università di Milano-Bicocca
Giorgio Chiosso, Università di Torino Telmo Pievani, Università di Milano-Bicocca
Milena Santerini, Università Cattolica di Milano Silvia Vegetti Finzi, Università di Pavia
La società, i comportamenti, le politiche
Mauro Magatti, Università Cattolica di Milano Susanna Mantovani, Università di Milano-Bicocca
Alessandro Rosina, Università Cattolica di Milano Silvia Kanizsa, Università di Milano-Bicocca
Vanna Iori, Università Cattolica, sede di Piacenza Barbara Mapelli, Università di Milano- Bicocca
Intervallo e buffet
I problemi, i silenzi, le risposte
DonVirginio Colmegna, Casa della Carità- Milano Almira Myziri, Mediatrice linguistico-culturale
Graziella Favaro, Centro Come –Milano Sergio Tramma, Università di Milano-BicoccaCon il patrocinio e il contributo della Presidenza del Consiglio Regionale della Lombardia
in: Libera Universita’ Autobiografia – 16 febbraio 2010 – Milano – Seminario con Duccio Demetrio
| Intervista a Duccio Demetrio | |
Segnaliamo il collegamento al sito “Blog del Circolo degli Inquieti” in cui è possibile leggere una intervista di Graziella Arazzi a Duccio Demetrio dal titolo
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