Luciana Quaia, Mnemosine Esercizi per la memoria – manuale per i familiari, NodoLibri

Mnemosine

Luciana Quaia
Mnemosine
Esercizi per la memoria – manuale per i familiari Mnemosine è un compendio di esercizi di stimolazione della memoria atti ad essere inseriti in programmi individuali o di gruppo di riattivazione cognitiva. Si tratta di un eserciziario pensato e realizzato in seguito alle sollecitazioni mosse dai familiari incontrati nei gruppi di reciproco aiuto: chi si occupa dell’assistenza di persone affette da importanti deficit cognitivi ha infatti la preoccupazione, nelle prime fasi della malattia, di mantenere al più a lungo possibile l’autonomia e l’identità personale del congiunto....

Como, 2010
Edizione: NodoLibri seconda edizione
Pp. 80, F.to cm. 29,7×21
Confezione: Brossura filo refe
ISBN: 978-88-7185-179-2

Euro: 12.00

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LIBRI DI QUESTO AUTORE
Mnemosine (Luciana Quaia)
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Parole chiave:
Alzheimer

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Luciana Quaia, Mnemosine, Esercizi per la memoria e Ricordo e Memoria attraverso la fotografia, da Newsletter NodoLibri

Immagine Ricordo e memoria attraverso la fotografia
Luciana Quaia

“Fotografare equivale a catturare quella immagine, che non potrà più riprodursi, e farla nostra per sempre. Dallo sguardo che l’ha percepita al possesso fisico della sua riproduzione. Dall’evanescenza della memoria di quella percezione, alla possibilità di consegnare, con la fotografia scattata, il ricordo all’eterno. L’illusione non solo di aver arrestato la fuga del tempo, ma di aver potuto effettuare un viaggio a ritroso nella memoria.”
Un compendio di esercizi di stimolazione della memoria atti ad essere inseriti in programmi individuali o di gruppo di riattivazione cognitiva

ALZHEIMER: INCONTRI PER I FAMILIARI DI MALATI, a cura di Luciana Quaia e organizzato dal CENTRO DONATORI DEL TEMPO di Como

ALZHEIMER: INCONTRI PER I FAMILIARI DI MALATI

la locandina ( PDF)

Sono aperte le iscrizioni per  il ciclo di incontri collettivi 2012, di sostegno e di auto-mutuo-aiuto che anche quest’anno i Donatori del Tempo  organizzano  per i familiari di malati di Alzheimer, a partire da Mercoledi 8 Febbraio, per dieci Mercoledi consecutivi dalle ore 18.00 alle 19.30 circa, presso il Centro Diurno Comunale a Como, in Via Volta, 83 (sede dell’Università Popolare).

Obiettivo dell’iniziativa è quello di trasmettere informazioni e competenze alle famiglie che si trovano a dover fronteggiare il complesso problema della demenza, con interventi condotti da un gruppo multidisciplinare di professionisti, specialisti del settore.

Responsabile del Ciclo è la psicologa dottoressa Luciana Quaia.
Interverranno inoltre :
il neurologo dottor  Simone Vidale, responsabile dell’U.V.A. (Unità Valutativa Alzheimer) di Neurologia e il geriatra Dott. Alessandro Antonelli, responsabile dell’U.V.A. di Geriatria , dell’Azienda Ospedaliera S. Anna di Como; lo psicologo dottor Marco Orsenigo, responsabile dell’Unità Operativa  Anziani e Disabili della A.S.L. di Como.

La partecipazione al ciclo di 10 incontri è gratuita.
Il ciclo 2012 e’ riservato a nuovi partecipanti.

E’ indispensabile fare pervenire l’iscrizione entro il 25 Gennaio 2012, alla sede del Centro, in Piazza Mazzini 9 a Como, aperta al Martedì e Giovedì dalle 16.30 alle 18.30  (telefono e fax 031270231).

e-mail: donatorideltempocomo@gmail.com

da: Asl Como – News – ALZHEIMER: INCONTRI PER I FAMILIARI DI MALATI.


ALZHEIMER: INCONTRI PER I FAMILIARI, condotti da un gruppo multidisciplinare di professionisti, specialisti del settore. Responsabile del Ciclo è la psicologa dottoressa Luciana Quaia

Asl Como – News – ALZHEIMER: INCONTRI PER I FAMILIARI DI …
… con interventi condotti da un gruppo multidisciplinare di
professionisti, specialisti del settore. Responsabile del Ciclo è la
psicologa dottoressa Luciana Quaia.
<http://www.asl.como.it/news.asp?cont=651>


Perchè raccontare le fiabe ai bambini | di Luciana Quaia in Muoversi Insieme, dicembre 2011

“Tanto, tanto tempo fa …”, la fiaba era di tutti.
Intere generazioni di adulti hanno amato e sono state affascinate dalla magia dei racconti fantastici che, tramandati a voce, hanno diffuso fino ai nostri giorni il patrimonio della tradizione e i contenuti dell’immaginario collettivo costruiti in secoli di narrazione.
Quando la fiaba diventa dei bambini? E perchè è altrettanto importante per la psiche adulta?

leggi l’intero articolo qui: Perchè raccontare le fiabe ai bambini | Muoversi Insieme.


MEMORIA E INVECCHIAMENTO, relazione di Luciana Quaia a un incontro organizzato dalla associazione CENTRO DEL SORRISO, sala consiliare del Comune di Guanzate3 dicembre 2011


Luciana Quaia, Vivere una malattia a prognosi infausta | in Muoversi Insieme

…. Oggi, più che nel passato, nutriamo speranze nei rimedi che la scienza ci propone per ritardare la morte e già questo conforto si manifesta con l’allungamento dell’età media della vita, elemento che associa il passaggio finale alla naturalità del processo di vecchiaia.
Ma esistono circostanze in cui misurarsi con l’imminenza di una situazione del tutto sconosciuta diventa necessità: scoprirsi affetti da una malattia a prognosi infausta ci obbliga a guardare la morte negli occhi e a cercare il miglior modo per affrontare questo appuntamento improvvisamente prossimo.
La malattia inguaribile da subito impone una frattura tra ciò che il nostro corpo percepisce e ciò che invece è rappresentato dal nostro ideale di immagine corporea, un’inequivocabile minaccia che costringe a separarsi dal corpo di prima, quel corpo sano ed efficiente che ormai non esiste più, lasciando il posto alle limitazioni imposte dalla patologia e alle paure fondamentali ad essa connesse: solitudine, isolamento, angoscia, mutilazioni, menomazioni, dolore fisico e psichico.

Dal suo primo manifestarsi, la malattia costringe chi ne è colpito a doversi ricostruire una nuova identità personale ….

segue qui: Vivere una malattia a prognosi infausta | Muoversi Insieme.


Luciana Quaia, Relazione e comunicazione con la persona colpita da demenza Alzheimer, parte prima e seconda| in Muoversi Insieme di Stannah, 2011

Luciana Quaia, Relazione e comunicazione con la persona colpita da demenza, parte 1°

Il 21 settembre anche quest’anno ci ricorda una malattia drammatica su cui  la ricerca scientifica, pur compiendo notevoli progressi, non ha ancora raggiunto un rimedio risolutivo.L’Alzheimer è la forma più diffusa di demenza ed è caratterizzata dal progressivo degrado delle cellule cerebrali che determina, col trascorrere del tempo, l’incapacità di un soggetto di portare a termine le più semplici attività quotidiane. Il globale declino delle funzioni intellettive incide anche sul deterioramento della vita di relazione, dovuto alla difficoltà di riuscire a controllare le proprie reazioni emotive e comportamentali.

Sapere che la stranezza del comportamento della persona che ci vive accanto è causata dalla malattia è solo l’inizio di un lungo processo di accettazione e di costante adattamento a una personalità continuamente mutevole e a difficoltà legate soprattutto ai disturbi della comunicazione.

segue qui:  XVIII Giornata Mondiale Alzheimer – Relazione e comunicazione con la persona colpita da demenza (parte prima) | Muoversi Insieme

Luciana Quaia, Relazione e comunicazione con la persona colpita da demenza, parte 2°

Sia pure con dolente rassegnazione, spesso nei colloqui dei familiari caregiver di malati di demenza emergono frasi come: “Non capisce ciò che gli dico”; “Non sa più prendere decisioni”; “E’ diventato pigro”; “Non sa fare più niente”.Tali convinzioni sono determinate dalle inconfutabili manifestazioni della progressione della malattia che implica la perdita di molte capacità, fra cui costruire un ragionamento, pianificare le azioni della vita quotidiana, saper utilizzare correttamente gli oggetti più banali. Quanto basta per infantilizzare chi ci vive accanto da anni, assumendo nei suoi confronti un tono paternalistico e di costante correzione, improntato dall’impotenza di un recupero del passato.
Ma, come spiegavamo nel precedente articolo, un atteggiamento di questo tipo non passa inosservato al malato, assai ricettivo ai toni della voce ed espressioni del volto. Con l’espressione “psicologia sociale maligna” Tom Kitwood spiega  …..

segue qui: http://www.muoversinsieme.it/magazine/salute-e-benessere/psicologia/4548/relazione-e-comunicazione-con-la-persona-colpita-da-demenza-parte-seconda.html


Laboratorio “PAROLE PER ME” condotto da Luciana Quaia e rivolto ai familiari che si prendono cura del malati di Alzheimer

Gli incontri si svolgeranno il 5 e 12 novembre all’AloisCaffè di Mirabello (Como) il 19 e 26 novembre alla sala civica in via San Giuseppe a Vighizzolo, dalle 14,30 alle 17,30


Luciana Quaia, Relazione e comunicazione con la persona colpita da demenza (parte seconda) | Muoversi Insieme di Stannah

Sia pure con dolente rassegnazione, spesso nei colloqui dei familiari caregiver di malati di demenza emergono frasi come: “Non capisce ciò che gli dico”; “Non sa più prendere decisioni”; “E’ diventato pigro”; “Non sa fare più niente”.

Tali convinzioni sono determinate dalle inconfutabili manifestazioni della progressione della malattia che implica la perdita di molte capacità, fra cui costruire un ragionamento, pianificare le azioni della vita quotidiana, saper utilizzare correttamente gli oggetti più banali. Quanto basta per infantilizzare chi ci vive accanto da anni, assumendo nei suoi confronti un tono paternalistico e di costante correzione, improntato dall’impotenza di un recupero del passato.

Ma, come spiegavamo …..

l’intero articolo è qui: Relazione e comunicazione con la persona colpita da demenza (parte seconda) | Muoversi Insieme.

Vai al Primo articolo:

 


SCRIVERE I LUOGHI DELLA VITA: ESPRESSIONI DEL GENIUS LOCI, seminario di autoformazione a cura di Paolo Ferrario e Luciana Quaia, LUA Libera Universita’ Autobiografia di Anghiari (Arezzo) – 28-30 Ottobre 2011

SCRIVERE I LUOGHI DELLA VITA: ESPRESSIONI DEL GENIUS LOCI

Seminario di autoformazione a cura di Paolo Ferrario e Luciana Quaia

Luogo:  Anghiari (Arezzo), LUA – Libera Università dell’Autobiografia

Tempo: venerdì 28 ottobre, 15-18,30;  sabato 29 ottobre, 9-13, 14,30-18,30; domenica 30 Ottobre 2011, 9-12

I luoghi che abitiamo, assieme al tempo che stiamo percorrendo, sono elementi costitutivi di ogni esistenza.
Di essi abbiamo ricordi e rappresentazioni sensibili che si intrecciano con i diversi momenti delle nostre personali biografie.
Nella relazione che stabiliamo con un luogo si manifesta a livello individuale ed in modo ravvicinato il più ampio ed evolutivo rapporto fra la natura e la cultura, fra noi come soggetti e gli ambienti che ci hanno accolti ed ospitati.
Gli antichi elaboravano una forte immagine per evocare queste connessioni: quella del “Genius Loci”. Loro sapevano che ogni luogo custodisce un’anima. Genius Loci è il simbolo che la esprime ed è il genio protettore che, con forme e intensità storicamente e culturalmente variabili, racchiude la forza e lo spirito esistenti in ogni ambiente vissuto. Si tratta di un simbolo che rappresenta l’essenza, l’anima, la forza di un luogo. Per l’uomo greco accanto al Logos convive il Pathos: sono le emozioni che ci aiutano ad entrare in relazione con il mondo esterno e a farne esperienza vissuta.
Il nostro passaggio sulla terra, così affannosamente controllato dall’incalzante e rumoroso ritmo dei giorni e delle trasformazioni socioculturali, sta trascurando – se non cancellando – la capacità di scoprirlo, di percepirne la presenza, la magia ed essenza.
Eppure ci sono situazioni concrete nelle quali, improvvisamente, agisce dentro di noi il richiamo di qualcosa di profondo legato ad immagini provenienti dal nostro passato più antico. Una sollecitazione inattesa, un suono, un profumo, un’immagine, un sapore riportano alla luce ricordi e sensazioni della speciale relazione che ognuno di noi ha tra sé e il mondo.
È il segnale che il Genius Loci invia per rammentarci la sua presenza, affinchè la sua memoria non scompaia. Se perdiamo la facoltà di ascoltarlo, si allontanerà definitivamente, lasciandoci privi di un’identità e di una storia che da migliaia di anni attraversano il mondo e rendono fertili cultura e tradizioni.
I luoghi premono sui nostri sentimenti: ci emozionano, ci stupiscono, ci atterriscono, comunque ci cambiano.
La ricerca che il seminario propone è la ri-scoperta dei luoghi già dentro di noi, sopiti o un po’ dimenticati. Luoghi attraversati, esplorati, immaginati, vicini o lontani nel tempo. Una graduale marcia di avvicinamento alla nostra personale “topologia” con un cammino lento fatto di sguardo, ascolto e silenzio.
La scrittura autobiografica ci renderà possibile narrare e descrivere il nostro rapporto con lo spazio vissuto, sia esso quello più intimo legato alla risonanza delle percezioni sensoriali, sia esso quello più collettivo dato dal contatto e dal coinvolgimento con chi, come noi, abita la terra.
Costruiremo la nostra personale retrospettiva andando a cercare negli anfratti della memoria gli spazi significativi che disegnano la scenografia della nostra esistenza.
Un archivio di spazi-mondi metaforici o reali per raccontare punti di partenza, o di arrivo, o di svolta, ma comunque raffigurazioni dove la forza del Genius Loci, come scrive James Hillman, si lega alla profondità del sé e rende pertanto indimenticabili i passaggi salienti della nostra storia.
Ci aiuteranno a diventare “rabdomanti di luoghi” riflessioni e spunti evocativi suscitati da letture di brani letterari, immagini, frammenti di film, poesie, recite espressive, esempi di scritture creative.
Per sostenere le nostre narrazioni converrà portarci a corredo fotografie, stralci di diario, scritti sepolti nei cassetti, vecchie mappe di luoghi che ci hanno visto protagonisti della vita.

da Libera Universita’ Autobiografia – 28 ottobre 11 – P. Ferrario e L. Quaia – Scrivere i luoghi della vita: espressioni del Genius Loci


Psicologia del viaggiatore, di Luciana Quaia, in MuoversiInsieme

Psicologia del viaggiatore
E’ estiva l’abitudine di partire alla ricerca di luoghi che consentano  di scoprire nuove realtà lontane dalla consuetudine del vivere quotidiano e dei suoi ritmi doveristici. Un modo per “d imenticarsi” chi si è, dove si abita, chi ti vive accanto e, per un misurato lasso di tempo, poter respirare aria diversa, sperimentare altri spazi, culture, costumi. Il viaggio condotto nell’epoca moderna, diventato ormai routine, ha radicalmente mutato la figura storico-sociale del viaggiatore, così come lo si può riscontrare nelle diverse etimologie che nel corso del tempo hanno sottolineato le ristrutturazioni di tale termine.   

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Psicologia del viaggiatore di Luciana Quaia, in Stannah MuoversiInsieme


E’ estiva l’abitudine di partire alla ricerca di luoghi che consentano  di scoprire nuove realtà lontane dalla consuetudine del vivere quotidiano e dei suoi ritmi doveristici. Un modo per “d imenticarsi” chi si è, dove si abita, chi ti vive accanto e, per un misurato lasso di tempo, poter respirare aria diversa, sperimentare altri spazi, culture, costumi. Il viaggio condotto nell’epoca moderna, diventato ormai routine, ha radicalmente mutato la figura storico-sociale del viaggiatore, così come lo si può riscontrare nelle diverse etimologie che nel corso del tempo hanno sottolineato le ristrutturazioni di tale termine.   

segue qui : Psicologia del viaggiatore



Luciana Quaia, Psicologia della casa | pubblicato in Muoversi Insieme di Stannah, 2011

Ci troviamo spesso, su queste pagine, a trattare argomenti che riguardano sicurezza e tecnologia della casa , con proposte utili a raggiungere comfort e accessibilità anche quando le forze del corpo fisico si allentano. Questo per garantire ad ogni persona il diritto ad abitare il proprio spazio vitale nonostante gli impedimenti che sovente, con dolore, impongono il trasferimento in una struttura assistita.

In questo articolo si cercherà di approfondire il significato simbolico e psicologico che la casa riveste per l’essere umano, al di là del suo aspetto meramente materiale. La dimora, infatti, oltre a costituire riparo e protezione dalle avversità del mondo esterno, rappresenta dal punto di vista psicologico il nostro primo universo e spazio privilegiato per la nostra individuazione

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leggi tutto l’articolo qui:


Luciana Quaia, Anziani non autosufficienti, come gestire lo stress della cura | in Muoversi Insieme di Stannah

 

Invecchiamento della popolazione e costante aumento dell’aspettativa di vita sono ormai conoscenze diffuse: suggerimenti, consigli, indicazioni utili per mantenere un buon livello di qualità esistenziale sono stati recentemente forniti su queste pagine anche dal nostro geriatra Massimo Tanzi.
Il tempo addizionale raggiunto, purtroppo, paga però un suoprezzo: una maggior incidenza di patologie croniche e degenerative che comportano pesanti limitazioni nell’autonomia e nell’autosufficienza dell’anziano che ne viene colpito.
In un corpo sempre più fragile la necessità di ricevere cure e assistenza si fa prioritaria e questo è un bisogno che, spesso anche per lunghi periodi, trova all’interno della famiglia la risposta più immediata.

La dipendenza di una persona che invecchia rappresenta  …. continua qui: Anziani non autosufficienti, come gestire lo stress della cura | Muoversi Insieme.


Scrivere i luoghi della vita: espressioni del Genius Loci, seminario di autoformazione a cura di Paolo Ferrario e Luciana Quaia – Libera Universita’ Autobiografia – 28 ottobre 2011

 Scrivere i luoghi della vita: espressioni del Genius Loci, seminario di autoformazione a cura di Paolo Ferrario e Luciana Quaia – Libera Universita’ Autobiografia – 28 ottobre 2011


Seminario a cura di Paolo Ferrario e Luciana Quaia 

SCRIVERE I LUOGHI DELLA VITA: ESPRESSIONI DEL GENIUS LOCI

I luoghi che abitiamo, assieme al tempo che stiamo percorrendo, sono elementi costitutivi di ogni esistenza.
Di essi abbiamo ricordi e rappresentazioni sensibili che si intrecciano con i diversi momenti delle nostre personali biografie.
Nella relazione che stabiliamo con un luogo si manifesta a livello individuale ed in modo ravvicinato il più ampio ed evolutivo rapporto fra la natura e la cultura, fra noi come soggetti e gli ambienti che ci hanno accolti ed ospitati.
Gli antichi elaboravano una forte immagine per evocare queste connessioni: quella del “Genius Loci”. Loro sapevano che ogni luogo custodisce un’anima. Genius Loci è il simbolo che la esprime ed è il genio protettore che, con forme e intensità storicamente e culturalmente variabili, racchiude la forza e lo spirito esistenti in ogni ambiente vissuto. Si tratta di un simbolo che rappresenta l’essenza, l’anima, la forza di un luogo. Per l’uomo greco accanto al Logos convive il Pathos: sono le emozioni che ci aiutano ad entrare in relazione con il mondo esterno e a farne esperienza vissuta.
Il nostro passaggio sulla terra, così affannosamente controllato dall’incalzante e rumoroso ritmo dei giorni e delle trasformazioni socioculturali, sta trascurando – se non cancellando – la capacità di scoprirlo, di percepirne la presenza, la magia ed essenza.
Eppure ci sono situazioni concrete nelle quali, improvvisamente, agisce dentro di noi il richiamo di qualcosa di profondo legato ad immagini provenienti dal nostro passato più antico. Una sollecitazione inattesa, un suono, un profumo, un’immagine, un sapore riportano alla luce ricordi e sensazioni della speciale relazione che ognuno di noi ha tra sé e il mondo.
È il segnale che il Genius Loci invia per rammentarci la sua presenza, affinchè la sua memoria non scompaia. Se perdiamo la facoltà di ascoltarlo, si allontanerà definitivamente, lasciandoci privi di un’identità e di una storia che da migliaia di anni attraversano il mondo e rendono fertili cultura e tradizioni.
I luoghi premono sui nostri sentimenti: ci emozionano, ci stupiscono, ci atterriscono, comunque ci cambiano.
La ricerca che il seminario propone è la ri-scoperta dei luoghi già dentro di noi, sopiti o un po’ dimenticati. Luoghi attraversati, esplorati, immaginati, vicini o lontani nel tempo. Una graduale marcia di avvicinamento alla nostra personale “topologia” con un cammino lento fatto di sguardo, ascolto e silenzio.
La scrittura autobiografica ci renderà possibile narrare e descrivere il nostro rapporto con lo spazio vissuto, sia esso quello più intimo legato alla risonanza delle percezioni sensoriali, sia esso quello più collettivo dato dal contatto e dal coinvolgimento con chi, come noi, abita la terra.
Costruiremo la nostra personale retrospettiva andando a cercare negli anfratti della memoria gli spazi significativi che disegnano la scenografia della nostra esistenza.
Un archivio di spazi-mondi metaforici o reali per raccontare punti di partenza, o di arrivo, o di svolta, ma comunque raffigurazioni dove la forza del Genius Loci, come scrive James Hillman, si lega alla profondità del sé e rende pertanto indimenticabili i passaggi salienti della nostra storia.
Ci aiuteranno a diventare “rabdomanti di luoghi” riflessioni e spunti evocativi suscitati da letture di brani letterari, immagini, frammenti di film, poesie, recite espressive, esempi di scritture creative.
Per sostenere le nostre narrazioni converrà portarci a corredo fotografie, stralci di diario, scritti sepolti nei cassetti, vecchie mappe di luoghi che ci hanno visto protagonisti della vita.

per iscrizione ed informazioni vai a: Libera Universita’ Autobiografia – 28 ottobre 11 – P. Ferrario e L. Quaia – Scrivere i luoghi della vita: espressioni del Genius Loci.


Luciana Quaia, CREATIVITA’: NON E’ MAI TROPPO TARDI | Muoversi Insieme

….

l’essere creativo non è dominio di pochi eletti, quanto piuttosto l’influenza che in ognuno di noi possono avere alcuni ostacoli, fra cui: a) il conformismo: la resistenza al nuovo è determinata dalla paura del cambiamento, dallo scompiglio che si potrebbe provocare nelle abitudini e nelle convinzioni consolidate; b) il giudizio affrettato: molte volte ci fermiamo a considerare le variabili più evidenti di un problema senza pensare di percorrere strade alternative; c) la paura di sembrare matti: le idee inusuali o troppo originali fanno scattare il timore del giudizio altrui; d) la pigrizia: è meglio adagiarsi nel già conosciuto, piuttosto che impegnarsi in uno sforzo di rinnovamento.
In realtà, la creatività riguarda tutti poiché ognuno di noi è continuamente posto davanti a problemi nuovi. La funzione creativa richiede la capacità di fare un uso diverso e originale di materiale che comunque già è disponibile nella nostra mente (concetti) o fra le nostre mani (oggetti) per produrre qualcosa che in precedenza non esisteva, oppure qualcosa di innovativo rispetto all’esistente.
In tal senso, possiamo affermare che l’età può addirittura essere un vantaggio nel processo creativo. Se esaminiamo il pensiero

….

l’intero articolo qui:

Creativi tutta la vita? Basta volerlo! | Muoversi Insieme.


Luciana Quaia, Il valore delle nostre cose contro l’oblio del tempo | Muoversi Insieme

Viviamo circondati da oggetti. Oggetti che stimolano i nostri desideri, stabiliscono lo status sociale di appartenenza, rinforzano la nostra autonomia, alimentano la capacità di apprendere e di creare, marcano il trascorrere del tempo e la caducità dell’esistere. Oggetti che, entrando nel nostro corpo, arrivano persino a garantire la nostra stessa sopravvivenza.
Abbiamo quindi un rapporto continuo con essi, assistiamo al loro entrare e uscire dalla nostra vita talvolta con un moto proprio, indipendente dalla nostra volontà, altre volte con una partecipazione emotiva che ci fa sentire parte di essi.
Ci capita spesso di usare i termini oggetto e cosa come sinonimi, ma se analizziamo  ….

segue

l’intero articolo qui:

Il valore delle nostre cose, oltre il mondo “liquido” | Muoversi Insieme.


Luciana Quaia, Sesso e amore in prevecchiaia e vecchiaia | Muoversi Insieme

in tema di sesso, permane nell’opinione corrente il tabù che la sessualità in età avanzata sia atto sconveniente e riprovevole, mentre il desiderio corrisponda ad una manifestazione del vecchio sporcaccione teso a compensare l’impotenza senile con comportamenti lascivi e pruriginosi.

Si tratta di una convinzione così diffusa che persino la coppia anziana può arrivare a considerare la sessualità un tema non più così importante, qualcosa cui si può rinunciare senza particolare sacrificio.

Dal punto di vista sociale, infatti, alcuni miti sostengono le tesi che il sesso, in questa fase della vita, non ha rilevanza; che gli anziani dovrebbero essere asessuati e che l’interesse per l’attività sessuale è indice di anormalità.

Vai all’intero articolo qui:


Incontri per i familiari di malati di Alzheimer, a cura dei Donatori del tempo di Como

Incontri per i familiari di malati di Alzheimer

Ciclo di incontri collettivi 2011 di sostegno e di auto-mutuo-aiuto che anche quest’anno i Donatori del Tempo organizzano per i familiari di malati di Alzheimer, a partire da mercoledì 9 febbraio, per dieci mercoledì consecutivi dalle ore 18.00 alle 19.30 circa, al Centro Diurno Comunale  a Como, in Via Volta, 83 (sede Università Popolare ).

Obiettivo dell’iniziativa è quello di trasmettere informazioni e competenze alle famiglie che si trovano a dover fronteggiare il complesso problema della demenza, con interventi condotti da un gruppo multidisciplinare di professionisti.


ELENCO DATE INCONTRI COLLETTIVI 2011

 

 

LUOGO = COMO ,VIA VOLTA, 83 – C. DIURNO COMUNALE ( sede Universita’ Popolare )

 

ORARIO = MERCOLEDI , DALLE ORE 18.00 ALLE 19.30 ca.

 

DATE RELATORI

 

09.02 Dottoressa Luciana Quaia , psicologa (consulente C.D.T.)

16.02 Dott.Leonardo Sacco, neurologo ( resp. U.V.A. Osp.S.Anna )

23.02 Dottoressa Luciana Quaia

02.03 Chiara Salza , arteterapeuta ( resp. Laboratori di arteterapia del C.D.T.)

09.03 Dottoressa Luciana Quaia

16.03 Dott.Orsenigo , psicologo ( resp. Servizio Anziani – A.S.L. di Como )

23.03 Dottoressa Luciana Quaia

30.03 Dottoressa Luciana Quaia

06.04 Proiezione Video Film sull’Alzheimer , con discussione (*)

13.04 Dottoressa Luciana Quaia

***

Durante o alla fine del ciclo verra’ organizzato un pomeriggio per incontri individuali su appuntamento con la Dottoressa Anna Cardinali – Avvocato, e con la Dottoressa Lilia Farias – dietologa.

***

(*) Nota : Per poter avere il tempo minimo necessario per la discussione con la Dottoressa Quaia dopo la visione del film, raccomandiamo ai partecipanti al ciclo, di anticipare il loro arrivo in Via Volta,83 eccezionalmente alle ore 17.45.


Luciana Quaia, ARTE E POESIE CHE CURANO | Muoversi Insieme

Sarà perché, come scrive il filosofo Emanuele Severino, “la poesia dà ai mortali l’ultimo e più alto bagliore della felicità”, o perché affidare al canto poetico la nostra capacità visionaria di interpretare il mondo ci illude di renderlo immortale e di poterlo consegnare all’umanità di tutti i tempi, di fatto, nell’incertezza dei nostri giorni, la poesia torna ad essere luminosa protagonista, come dimostrano i numerosi siti che abitano la rete: W la poesiaPoesia creativaPoetarePoeti per caso, per nominarne solo alcuni. Oltretutto, in quanto creazione artistica, la poesia si sta rivelando anche un utile strumento terapeutico. Come mai?
Ammettiamolo. Almeno una volta nella vita ci è successo di affidare alle parole poetiche un malessere, uno stato d’animo in dissonanza con ciò che ci circonda, una celebrazione con la Terra e la natura, una necessità di raccoglimento e di silenzio, di segreta introversione.
Scrivere poesie, dunque, è un gesto nostro, un atto creativo che non richiede obbligatoriamente un destinatario. La poesia di per sé non deve essere per forza definita  ….

Vai all’intero articolo qui:


Incontri per i familiari di malati di Alzheimer

Incontri per i familiari di malati di Alzheimer

Sono aperte le iscrizioni per il ciclo di incontri collettivi 2011 di sostegno e di auto-mutuo-aiuto che anche quest’anno i Donatori del Tempo organizzano per i familiari di malati di Alzheimer, a partire da mercoledì 9 febbraio, per dieci mercoledì consecutivi dalle ore 18.00 alle 19.30 circa, al Centro Diurno Comunale  a Como, in Via Volta, 83 (sede Università Popolare ).
Obiettivo dell’iniziativa è quello di trasmettere informazioni e competenze alle famiglie che si trovano a dover fronteggiare il complesso problema della demenza, con interventi condotti da un gruppo multidisciplinare di professionisti.
Responsabile del Ciclo è la psicologa Dott.ssa Luciana Quaia. Interverranno inoltre il neurologo Dott. Leonardo Sacco, responsabile dell’ U.V.A., Unita’ Valutativa Alzheimer dell’Ospedale S. Anna, l’arteterapeuta Chiara Salza, responsabile dei Laboratori di Arteterapia dei Donatori del Tempo, lo psicologo Dott. Marco Orsenigo, responsabile del Servizio Anziani della A.S.L. di Como, l’avvocato Anna Cardinali e la dietista Lilia Farias della A.S.L. di Como.
Il ciclo 2011 è riservato a nuovi partecipanti.
E’ indispensabile fare pervenire l’iscrizione  entro il 25 gennaio 2011, alla sede del Centro, in Piazza Mazzini, 9  a Como, aperta al martedì e giovedì dalle 16.30 alle 18.30  tel./fax 031.270231 -  e-mail: donatorideltempocomo@virgilio.it

da: CSV Como – Incontri per i familiari di malati di Alzheimer.


Stannah cambia look… tingendosi di rosso! – Blog di Stannah | Muoversi Insieme

Anno dopo anno, cambiano i gusti e le abitudini, personali e sociali. C’è chi li affronta con entusiasmo giovanile, ma insieme attento alle altrui necessità. Su questa direzione si è avviata anche la Stannah Montascale, che ha deciso proprio con l’apertura del 2011 di debuttare con un’immagine completamente nuova inserita nel solco della sua tradizionale inclinazione verso le esigenze concrete delle persone. Non a caso, la frase che accompagna il nuovo logo rosso , il colore caldo delle relazioni, è: “Persone di cui fidarsi”.
In questo modo, il leader nel mercato dei montascale, nato quasi 150 anni fa in Gran Bretagna e presente da 15 nel nostro Paese, ribadisce che al cuore del proprio modo di operare c’è la cura, il “care” in inglese, quindi l’importanza di seguire il proprio cliente ben oltre la relazione commerciale.
Per ragioni analoghe, del resto, Stannah Italia ha lanciato tre anni fa il blog-magazine “Muoversi Insieme” e da poco più di sei mesi è debuttata anche sui social network: si tratta di modi diversi per stringere rapporti sempre più personali e umani

….

Leggi tutto il post in: Stannah cambia look… tingendosi di rosso! – Blog di Stannah | Muoversi Insieme

Inoltre:

  • Benvenuti nel blog: “Muoversi Insieme”
  • Piccoli blog crescono… grazie a voi!
  • “Up”, il viaggio di Carl nella casa-mongolfiera
  • Su “Muoversi Insieme” informazione di qualità: parola di Paolo Ferrario!:
  • In principio è partita la Reuters, poi, a cascata, molti altri media hanno pubblicato a loro volta l’intervista a Paolo Ferrario. Come mai? Vi starete chiedendo.
    Il nostro esperto sociologo ha commentato con il consueto acume una notizia pubblicata dalle agenzie di stampa a inizio febbraio, secondo la quale i blog sarebbero sempre più frequentati dagli anziani, mentre i giovani si sarebbero spostati suFacebook e Twitter.
    In verità, non poteva esserci persona più indicata a parlare delle “tecnologie internettiane”, secondo la definizione che ne ha dato lo stesso Ferrario. Molti le scoprono da “pre-vecchi”, un altro appellativo creato dal nostro esperto per identificare la fascia d’età dai 60 ai 65 anni, l’anno in cui, spesso solo per l’anagrafe, comincia la vera vecchiaia.
    Insomma, per parlare di “Muoversi Insieme” e della crescita costante dagli inizi, poco più di due anni fa a oggi (con un incremento ancora più deciso da quando siamo passati dal semplice blog al blogzine), non poteva esserci persona più indicata.
    Nell’intervista che il sociologo ha rilasciato alla radio Articolo 1, per esempio, ha precisato quale sia oggi il bisogno di chi cerca informazioni in rete, soprattutto se si colloca nella fascia anziana o “pre-vecchia”: “Data la massa enorme di informazioni di cui attualmente disponiamo – dice – oggi serve selezionare quelle di qualità”. E il blogzine, continua Ferrario, “fa informazione di qualità perché ha scelto di ospitare nella parte Magazine articoli approfonditi nei quattro grandi settori che lo contraddistinguono, ossia Salute e benessere, Casa e Futuro, Diritti e Tempo libero”.
    Per ricambiarlo della promozione autorevole che ha fatto al blogzine, vi invitiamo a leggere i suoi articoli, ma anche quelli degli altri autori del nostro Comitato Scientificoche hanno contribuito al successo di questa ancora giovane creatura. Vogliamo ricordarli tutti qui, in rigoroso ordine alfabetico: Laura Cantoni, Gaetano De Luca, Giovanni Del Zanna, Stefania Marcolin, Angela Maria Messina, Luciana Quaia, Massimo Tanzi

Ciclo di incontri di sostegno e mutuo aiuto per familiari di malati Alzheimer, a cura cel Centro Donatori del tempo, Como, 2001


Open days 2010 del Centro dei Donatori del Tempo nei pomeriggi di sabato 27 e domenica 28 novembre, dalle ore 15.00 alle 19.00 , da CSV Como

Open days 2010 del Centro dei Donatori del Tempo nei pomeriggi di sabato 27 e domenica 28 novembre, dalle ore 15.00 alle 19.00 a Como in Via Volta 83 al Centro Diurno Comunale, sede dei corsi dell’Università Popolare.
In questa occasione si possono ricevere tutte le informazioni sulle attività che da anni sono organizzate per i malati di Alzheimer nei due pomeriggi settimanali di animazione a Como, ossia il “Caffè del Lunedì” nella sede dello Yacht Club e il “Venerdi-insieme” al C.D. Comunale, in Via Volta 83, Como.
Sarà illustrato anche il ciclo di dieci incontri collettivi di formazione e di auto-mutuo-aiuto per i familiari condotto dalla psicologa Dottoressa Luciana Quaia, che avrà inizio mercoledì 9 febbraio 2011, alle ore 18.00 sempre in Via Volta 83, Como. Verrà anche proposto il corso di arteterapia per i malati di Alzheimer condotto dall’arteterapeuta Chiara Salza, aprendo le pre-iscrizioni al laboratorio che inizierà giovedì 24 marzo 2011 alle ore 15.00.
Infine si avvicina il Natale… e, come ormai è tradizione, le volontarie e amici del C.D.T. hanno donato il loro tempo per preparare la “Mostra – Mercatino di Natale 2010 “: qualche idea originale per dei regalini, per gli auguri di Natale, per ornare la tavola di Natale, a sostegno delle attività del Centro.


Luciana Quaia, Hospice, il malato terminale al centro | Muoversi Insieme

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Esistono tuttavia porte al di là delle quali la morte riesce a trovare una propria dimensione per essere compresa, accolta come manifestazione dell’esistenza, supportata con tatto, pazienza, tempo, disponibilità umana.
Stiamo parlando dell’hospice, il modello più antico del mondo finalizzato all’assistenza del malato terminale, quello per cui la medicina ufficiale “ha alzato le braccia” perché la terapia su di lui non ha più efficacia.

E’ il Saint Cristopher’s Hospice il primo a nascere a Londra nella metà degli anni Sessanta.
In Italia il riconoscimento ufficiale in materia di cure palliative è stato sancito con la legge 39 del 26 febbraio 1999 “Disposizioni per assicurare interventi urgenti di attivazione del Piano Sanitario Nazionale 1998-2000” e con i decreti collegati: D.M. 28 settembre 1999 “Programma Nazionale per la realizzazione di strutture per le cure palliative” e il D.P.C.M. 20 gennaio 2000 “Atto di indirizzo e coordinamento recante i requisiti strutturali, tecnologici ed organizzativi minimi per i centri residenziali di cure palliative”.
Le esperienze assistenziali, fondate sul modello dell’hospice inglese, hanno come propria filosofia la sostituzione del principio della “cura come guarigione” con quello del “prendersi cura” attraverso una relazione empatica e profonda, dove il malato possa trovare, unitamente alle cure palliative, calore, sincerità e competenza per vivere al meglio l’ultimo tratto della sua storia.

Sono i pazienti affetti da patologie inguaribili nella fase terminale della malattia (principalmente oncologici) che diventano utenti di questo servizio. La loro sofferenza parte da una malattia organica, ma non manca di esprimersi a un livello che coinvolge tutta la persona, nelle sue dimensioni fisiche, psicologiche, sociali, spirituali.

Spesso si evidenzia come i bisogni e il numero crescente delle persone in condizione di fragilità abbiano comportato negli ultimi anni una costante revisione delle strategie di cura e assistenza: cure domiciliari, ospedalizzazione domiciliare, centri residenziali e semiresidenziali.

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segue qui: Hospice, il malato terminale al centro | Muoversi Insieme.


Luciana Quaia, Nonni e nipoti, lo scambio tra generazioni continua

Spesso si dice che la società moderna sia molto, a volte troppo, rapida e che di questo ne risentano le relazioni umane, compreso il dialogo tra le generazioni. In particolare, si teme che alle nuove non interessi più confrontarsi con le precedenti, anche per effetto del “ringiovanimento” degli anziani, ormai non più considerati come depositari di saperi e di saggezza. Eppure, proviamo a guardare le cose da un’altra prospettiva: chi l’ha detto che anche i nonni non possano apprendere qualcosa dai nipoti? A suggerire l’originale punto di vista è Luciana Quaia nell’articolo che pubblichiamo oggi nell’area Magazine, settore Nonni e nipoti. La nostra psicologa prende spunto dalla Festa dei nonni celebrata lo scorso 2 ottobre, soffermandosi in particolare sulle caratteristiche del rapporto tra loro e i “figli dei figli”. Come tutti i rapporti umani – osserva – anche quest’ultimo funziona meglio se è di tipo biunivoco, cioè quando si dà e si riceve da entrambe le parti. Per esempio, che cosa possono imparare i nipoti dai nonni di oggi? La storia della propria famiglia, per dirne una, ma più in generale possono, come un tempo, confrontarsi con il passato ascoltando le storie di chi è vissuto prima di loro; invece, che cosa possono imparare i nonni dai nipoti? Per esempio, a usare le tecnologie, come dimostra il grande successo delle lezioni di alfabetizzazione informatica della Fondazione Mondo digitale, di cui abbiamo parlato più volte. In fin dei conti, dice l’esperta, anche se il mondo si è fatto più veloce, gli esseri umani hanno sempre bisogno degli altri per costruire la propria identità. In particolare, cercano il confronto con chi ha già vissuto l’esperienza che stanno affrontando in un dato momento… e spesso, nel caso dei computer, sono proprio i nipotini a saperne di gran lunga di più degli adulti! Voi che cosa ne pensate? Avete chiesto aiuto ai vostri nipoti per imparare a navigare o per sbarcare su Facebook e Twitter? Diteci la vostra. Anzi, “taggateci”!



Il Centro Donatori del Tempo e NodoLibri hanno il piacere di informarvi che è disponibile a grande richiesta la seconda edizione del volume Mnemosine. Esercizi per la memoria di Luciana Quaia, ormai da tempo andato esaurito

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MNEMOSINE, SECONDA EDIZIONE
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Il Centro Donatori del TempoNodoLibri hanno il piacere di informarvi che è disponibile a grande richiesta la seconda edizione del volume Mnemosine. Esercizi per la memoria di Luciana Quaia, ormai da tempo andato esaurito.

Trascorsi nove anni dalla prima pioneristica edizione del 2001, i volontari del Centro Donatori del Tempoerano convinti che la fruibilità di uno strumento illustrato e agevole da usare potesse aiutare familiari e operatori nel sostenere una relazione di cura con soggetti colpiti da disturbi della memoria. Il manuale è stato utilizzato all’interno di piccoli gruppi di persone in fase lieve o media di declino cognitivo, che si sono allenate e divertite con le varie proposte contenute nel testo.

La memoria fuggente è tuttora al centro di studi e ricerche: Mnemosine resta un tassello significativo per dare impulso e vitalità a momenti di relazione con chi di questa fuga è vittima. Il favore che ha incontrato ha reso opportuna questa nuova edizione con l’auspicio e la speranza di fare cosa utile a tutti: operatori, volontari, familiari e soprattutto utenti.

Con l’occasione vi ricordiamo il libro Arteterapia e Alzheimer di Chiara Salza, edito in occasione dei 30 anni del Centro Donatori del Tempo.

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Luciana Quaia, carteggio fra psicologi in tema di formazione permanente nelle RSA

Gent.ma Dr.ssa Quaia,
sono una Psicologa, formata in Neuropsicologia, e collaboro come consulente in una casa di riposo per poche ore alla settimana. Lavorare con gli anziani è sempre stata la mia passione; passione che si è concretizzata in itinere con la mia formazione universitaria e professionale.
Date le poche ore alla settimana (6 ore), sto cercando di gestire al meglio le mie competenze all’interno della RSA. Mi occupo di valutazione neuropsicologica, anche se limitata alla somministrazione di Mini Mental e GDS, e sto attivando gruppi di riabilitazione cognitiva per alcuni ospiti.
Allo stesso tempo cerco di contattare periodicamente i familiari, supportandoli non solo all’ingresso dell’ospite in struttura, ma anche per tutto il periodo di permanenza… ma, mi creda, non è affatto facile!
Mi è stato proposto anche di condurre corsi di formazione per gli operatori della casa di riposo dove lavoro, in quanto emerge una notevole difficoltà di questi ultimi sia di lavorare assieme in èquipe sia di comunicare e relazionarsi in maniera adeguata all’ospite ed alla famiglia.
Data la Sua esperienza, Le chiederei gentilmente, se potesse darmi qualche suggerimento, anche bibliografico e, soprattutto pratico, rispetto a come impostare tali corsi. Inoltre, Le vorrei chiedere se esistono dei protocolli di riferimento a cui posso attingere per compilare una sorta di scheda dell’ospite e monitorare il funzionamento cognitivo e non solo nel corso della sua permanenza in struttura. Infatti, le informazioni richieste in una casa di riposo non sono le stesse raccolte in un ambulatorio di Neuropsicologia piuttosto che in ambito privato.
La ringrazio per la Sua disponibilità ed attenzione.
In attesa di un Suo gentile riscontro, Le porgo i miei più cordiali saluti.
In fede,
(lettera firmata)
Gentile Federica, mi scuso per il ritardo con cui rispondo alla sua comunicazione. Sono lieta della passione che la spinge in un lavoro così complesso e delicato quale è l’anziano istituzionalizzato. Direi che per il risicato monte ore settimanale si sta già muovendo con destrezza e professionalità.
E’ vero che i familiari richiedono una grande disponibilità all’ascolto e all’incoraggiamento continuo, soprattutto nei casi più difficili e laddove i loro congiunti non possiedono più sufficienti abilità cognitive per sostenere una valida comunicazione. D’altro canto se la casa di riposo diventa la nuova abitazione dell’anziano, è inevitabile farsi carico anche dei suoi affetti più vicini.
Il quesito che mi pone sul come impostare la formazione è, per certi versi, più semplice da farsi che da spiegarsi. Esiste una letteratura molto corposa su tale argomento e in particolare sulla formazione agli adulti in servizio. Rispetto a ciò che mi racconta della sua esperienza, vale la pena di gettarsi nella conduzione di gruppi di discussione, piuttosto che in programmi formativi di cui peraltro c’è un’offerta mastodontica proprio sui temi da lei citati.
Lei è già una presenza e conosce gli ospiti, le famiglie, gli operatori … Potrebbe proporre una serie di argomenti da elaborare all’interno di ogni incontro di gruppo con il personale, per raccogliere i loro punti di vista, la lettura dei punti di forza e di debolezza del loro lavoro, le difficoltà che percepiscono a contatto con l’anziano, la loro personale visione della vecchiaia, le eventuali paure di misurarsi con la cronicità, l’inguaribilità, la morte.
Nell’ascolto dei loro elaborati (raccolti per esempio in forma scritta dietro una presentazione di domande aperte) può intervenire anche con dei concetti teorici o delle letture specifiche scelte da lei a priori.
Posso affermare che in tanti anni di lavoro e in sedi diverse,, ho sempre notato che agli operatori piace raccontarsi e ascoltarsi, piuttosto che assistere a lezioni frontali teoriche o di troppi contenuti.
Un esempio tradotto in libro da una nostra collega è:  Sulla nostra pelle. Il corpo dell’operatore nel lavoro di cura, di Giovanna Perucci ed. CarocciFaber, dove appunto l’oggetto è la riflessione sul corpo. Giusto per fornirle con concretezza il risultato di un percorso formativo in cui viene adottato tale metodo.
Sui temi da trattare, potrebbe essere già un’indagine preliminare da condurre con il coinvolgimento degli operatori: una lista di argomenti sul piano organizzativo, relazionale, emotivo in cui si chiede di scegliere quello ritenuto più adeguato.
Rispetto ai protocolli di riferimento, non mi dice in quale casa di riposo lavora. Se è qui in Lombardia, le schede sono già “preconfezionate” dalla Regione con idee molto chiare circa i parametri di riferimento e frequenza di compilazione.
Sono schede molto tecniche. Io in genere mi costruisco mie personali schede di osservazione, nelle quali la valutazione cognitiva passa, ahimé, solo attraverso il MMSE. Cerco di monitorare altri indicatori che poi confronto col personale educativo rispetto alle modalità di partecipazione dell’ospite alla vita della casa, al gradimento delle attività proposte, al tipo di relazione che presenta con gli altri ospiti, all’umore.
Oggigiorno, purtroppo, la maggior parte degli utenti sono persone assai compromesse, molte delle quali con gravi disturbi cognitivi, per cui diventa ancor più necessario porsi domande sulle scelte delle attività e sulle finalità che si vorrebbero ottenere rispetto la qualità di vita dei propri ospiti. Anche in questo caso il rapporto coi familiari può rivelarsi di aiuto per il “riassemblaggio” della storia dei nostri anziani: una scheda biografica – che quindi non sia solo lo specchio anamnestico o clinico – è uno strumento di grande interesse per tutti, visto e considerato che la vicinanza alla cronicità e al disagio pone limiti nel considerare il vecchio malato come una persona che ha avuto un passato.
Non so se ho risposto alle sue domande. Credo che in questo settore ogni operatore può costruire sue griglie di lettura del contesto in cui lavora.
Un pizzico di creatività e voglia di costruire reti di connessione sono un ulteriore incentivo a rendere il lavoro di équipe qualcosa di  gravoso certamente, ma anche indispensabile per sentirsi efficaci a tutto tondo.
Le invio un caro augurio di buona continuazione e la saluto cordialmente
Luciana Quaia
p.s. non so come sia arrivata a me, comunque se mi cerca su google troverà il mio curriculum dove sono indicati gli argomenti che nel corso di questi anni ho trattato con le varie figure professionali che si occupano di anziani
Gent.ma
Dr.ssa Quaia,
La ringrazio per aver risposto alla mail, così come per l’attenzione dimostratatami.
I Suoi consigli sono davvero preziosi, sia rispetto alla relazione con i familiari dell’anziano istituzionalizzato sia rispetto alla formazione del personale.
In questo ultimo caso, ho trovato molto interessante la Sua proposta di affrontare con il personale della struttura presso la quale lavoro una serie di argomenti all’interno di gruppi di discussione, piuttosto che condurre dei corsi di formazione veri e propri. Infatti, essendo io stessa una consulente della casa di riposo, non so quanto questi corsi da me condotti potrebbero essere efficaci. Ho letto la sintesi del libro da Lei citato e ritengo possa essermi utile in questo senso.
Per quanto riguarda la costruzione di una scheda “psicologica” dell’anziano istituzionalizzato, La ringrazio per i suggerimenti dati. Io lavoro in  (…) che ospita (…). Sulla base delle Sue indicazioni sto costruendo una scheda adatta alle esigenze della casa di riposo, così come una griglia per il monitoraggio delle attività condotte.
Mi sono permessa di conttatarLa in quanto letti i Suoi libri e osservando nel Suo curriculum i corsi da Lei tenuti (come ad esempio il corso di Riabilitazione Cognitiva), ho supposto che data la Sua esperienza e formazione professionale potesse rispondere ai miei quesiti. E così è stato.
Colgo l’occasione per ringraziarLa ancora dell’aiuto datomi e nella speranza di poter seguire qualche corso che sarà da Lei tenuto, Le porgo i miei più cordiali saluti.
In fede,
(lettera firmata)

Luciana Quaia, Giornata dell’Alzheimer, mano tesa a chi aiuta, da Blog di Stannah | Muoversi Insieme

Nei momenti più difficili non si dovrebbe restare da soli. Purtroppo, però, ai familiari degli anziani colpiti da Alzheimer o da altre forme di demenza senile capita non di rado di sperimentare la solitudine. Per questo motivo, la XVII Giornata mondiale dell’Alzheimer che torna come ogni anno il 21 settembre, domani per voi che leggete, è stata dedicata proprio ai bisogni di chi cura. Del delicato tema parla Luciana Quaia, nell’articolo che pubblichiamo oggi nell’area Magazine, settore Psicologia. La nostra esperta si sofferma suigruppi di auto-mutuo aiuto, giudicandoli come il principale sostegno alle famiglie alle prese con la difficile riorganizzazione della vita quotidiana imposta dalle nuove esigenze del malato.
Prendere coscienza di aver bisogno di una mano non è sempre così scontato: ce l’aveva detto anche Luigi Bergamaschini, il geriatra milanese che si occupa dei familiari degli anziani con diagnosi di decadimento cognitivo. I gruppi di auto-mutuo aiuto possono essere un valido supporto perché al loro interno le relazioni tra i membri sono alla pari. In Italia c’è voluto più tempo che in altri Paesi per la loro affermazione, ma adesso gli esempi positivi sono numerosi.
Voi che cosa ne pensate? Vi piacerebbe raccontare le vostre esperienze ad altre persone che vivono situazioni simili o vi sentite a disagio nei gruppi? Leggete l’articolo e diteci la vostra: magari potreste sperimentare innanzitutto qui la vostra capacità dimettervi in dialogo con gli altri. Vi aspettiamo.


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Malattia di Alzheimer, dare aiuto a chi aiuta – Blog di Stannah | Muoversi Insieme.


Luciana Quaia, Mnemosine, NodoLibri, ristampa 2010

Una buona notizia per tutti: a grande richiesta abbiamo realizzato la ristampa del nostro mitico “Mnemosine”, esercizi per la memoria, manuale per i familiari – di Luciana Quaia – NodoLibri (la prima edizione e’ andata ormai da tempo esaurita) e uscirà  in occasione della Giornata Mondiale Alzheimer 2010

Luciana Quaia
Mnemosine
Esercizi per la memoria manuale per familiari

Realizzato in due differenti versioni, per familiari e per operatori, il volume è un eserciziario realizzato in seguito alle sollecitazioni raccolte nei gruppi di reciproco aiuto per la malattia di Alzheimer, utile in programmi individuali o di gruppo di riattivazione cognitiva.

Mnemosine

in: http://www.nodolibri.it/libro.php?lid=94


Aloiscaffè, Spazio di aggregazione per malati di Alzheimer e loro familiari, a cura della Cooperativa sociale PROGETTO SOCIALE, sabato 2 ottobre, ore 15-17,30 la psicologa Luciana Quaia incontra i familiari, Via Tiziano 5, Cantù (Mirabello)

Cooperativa Sociale PROGETTO SOCIALE

Via degli Arconi 73, Cantù (Como)

031/715310

info@progettosociale.it

sito web: http://www.progettosociale.it


Luciana Quaia, Il corpo ritrovato, una conquista della vita | Muoversi Insieme

Le ultime battute dell’estate ci trovano ancora con un corpo esposto, desideroso di sole, caldo e vigore: fra breve, quando l’autunno ci costringerà di nuovo a coprirci, riporremo nel guardaroba estivo anche le preoccupazioni che tanto ci avevano assillato alla prova del costume da bagno.
Accettare il proprio corpo, infatti, non è sempre così scontato, benché sia divenuto, nel corso di poco più di un secolo, sempre più centrale man mano che i costumi occidentali si facevano meno repressivi.
Paradossalmente, anzi, quanto più lo stesso è amato, disprezzato, esaltato, indagato, violentato, pubblicizzato sui mass media, nell’arte e in medicina, tanto più ci sentiamo inadatti a mostrarlo nelle stagioni più calde, in particolare in due fasi della nostra vita: l’adolescenza e la vecchiaia.

segue qui:

Il corpo ritrovato, una conquista della vita | Muoversi Insieme.


Luciana Quaia, Vacanze, alla ricerca del tempo perduto, in Blog di Stannah | Muoversi Insieme

Di recente un’agenzia di stampa ha rivelato che le vacanze “mordi e fuggi” non fanno bene all’anima. Purtroppo, non tutti possono concedersi lunghe ferie, però sarebbe importante approfittarne per recuperare un ritmo di vita più rilassato, buttando via l’orologio. Pensate che lo suggerivano già gli antichi greci, come racconta Luciana Quaia nell’articolo che pubblichiamo oggi nell’area Magazine, settore “Tempo libero”. La nostra psicologa prende proprio spunto dalla doppia etimologia della parola “tempo” secondo i padri del pensiero filosofico d’Occidente. Il tempo degli impegni e del lavoro per loro era Chronos, quello interiore e dello stare con gli altri Kairos. L’esperta illustra quindi come puntare su quest’ultimo a seconda delle diverse tipologie umane che incarniamo, dal tipo pigro al tipo naturalista, passando per quello meditativo. A ben guardare, i consigli che elargisce sono adatti comunque apersone che hanno voglia di rallentare. Imparare a farlo è però sempre possibile:provate a leggere i suoi suggerimenti e diteci se su di voi hanno funzionato. E buone vacanze, di vero cuore, a tutti!

Leggi l’articolo di Luciana Quaia


Luciana Quaia, Memoria autobiografica: la trama di sé che cura l’anima, in Muoversi Insieme Stannah

Ognuno di noi è una storia che nasce non solo dal collegamento di un passato al futuro che verrà, ma anche il prodotto di tutte le storie ascoltate o vissute da chi ci circonda.
Nei meandri finora attraversati della memoria, non poteva mancare una riflessione sulla memoria autobiografica che, in certe situazioni, può anche avere un potere curativo. Parlare della propria storia, infatti, mette in scena retrospettivamente i nostri ricordi e in più dà origine a una visione introspettiva su ciò che nella vita si è fatto, col benefico risultato di sentirsi artefici non di una, ma di tante, tantissime trame   …..

vai all’intero articolo:

Memoria autobiografica: la favola di sé che cura l’anima | Muoversi Insieme

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Luciana Quaia, Invecchiamento e memoria: allenare la mente (Parte seconda), in Muoversi Insieme di Stannah

Si scriveva nella precedente puntata che spesso nella terza età i disturbi della memoria sono causati da carenza di attenzione dovuti a mancanza di interessi o motivazione.
L’attenzione e la concentrazione sono praticamente la linea di partenza del processo di memorizzazione, pertanto per avere una buona capacità di ricordare occorre intervenire su queste due funzioni. Come?
Eccovi alcune avvertenze per migliorare la tenuta dell’attenzione durante l’organizzazione della vostra giornata o per affrontare un certo impegno intellettivo (lettura di un libro, ascolto di un dibattito, visione di un film): —> segue

SEGUE QUI: Una palestra per la memoria | Muoversi Insiemedi Stannah

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Dylan Dog, Mater morbi (testi di Roberto Recchioni, disegni di Carnevale), n. 280 Gennaio 2010, www.sergiobonellieditore.it | Tartarugosa

TartaRugosa ha letto e scritto di:

Dylan Dog, Mater morbi, n. 280 Gennaio 2010,  www.sergiobonellieditore.it

Nel mese in cui si ricorda la morte di Eluana Englaro, molte sarebbero le letture consigliabili che affrontano il tema della rivoluzione tecnologica in ambito di salute e malattia e del diritto umano all’autodeterminazione.

A me piace scegliere un testo diverso, originale e inatteso per il genere e la forma cui appartiene: il fumetto. Una storia narrata al confine tra reale e irreale, considerato che Roberto Recchioni, sceneggiatore dell’avventura, è una persona che sta vivendo sulla propria pelle una condizione di malattia irreversibile.

Questa volta Dylan Dog, l’indagatore dell’incubo, vive direttamente una realtà da incubo, misurandosi con le sue ancestrali paure dell’ignoto e dell’insondabile. I tratti delineati per descrivere un vissuto di condannato sono così netti e precisi da incidere un solco nel lettore che segue la vicenda.

Una vita può essere sospesa e ugualmente rivestire un rinnovato significato rispetto al senso dell’esistere; una vita può essere invece trattata come pezzo da officina, scorporata dall’anima e considerata mero involucro da riparare.

Dylan Dog attraversa il suo incubo individuale dando voce materiale agli interrogativi più inquietanti che già scuotono le coscienze di chi cura.

Di goffmaniana memoria l’incontro con la spoliazione, la coatta costrizione alla rinuncia della tua identità, numero fra altri numeri, arto, organo, elemento piuttosto che uomo, sradicato dalla possibilità di esprimere il tuo passato, le tue conoscenze, le tue testimonianze su ciò che senti e ciò cui sei stato sottoposto:


L’ingresso nel giardino dove Mater Morbi porta a giocare le sue vittime non è un buon indizio e segna quel confine tra naturalità e intervento tecnologico che permette all’insaziabile signora di mantenere il paziente designato sufficientemente attaccato a un filo per potersi trastullare con lui



Poco importa ciò che il malato pensa, desidera, esige .. qualcun altro decide per lui

Risponderà il Dottor Vonnegut: al Dottor Harker che osa proporre di non andare oltre con le cure: “La legge ci obbliga a fare tutto quello che ci è possibile per tenere in vita i nostri pazienti. … La morte non è cosa di cui possano decidere i dottori o i pazienti” “E chi allora?” “Un’autorità ben al di sopra di noi”

A chi si riferisce il Dottor Vonnegut? Mater Morbi pare non avere idee confuse in proposito




E mentre le macchine allungano l’agonia di Dylan, nel suo giardino Mater Morbi esercita le sue sadiche seduzioni per favorire il cedimento del suo nuovo giocattolo

Mater Morbi è un’amante esigente, ma Dylan le rinfaccia il suo male intrinseco: quella solitudine di cui non potrà mai sbarazzarsi perché tutti cercano di sfuggirla. “Ci sono persone disposte a uccidersi pur di non incontrarti mai” svela Dylan a Mater Morbi in un drammatico colloquio “Nessuno ti ama e per questo sei costretta a tenerti strette le persone riducendole in catene”

Mater Morbi è smascherata. Nel momento in cui Dylan accetta di provare ad amarla si ritrova guarito.

La televisione trasmette l’intervista del Dottor Harker, cacciato da Vonnegut per la sua troppa sensibilità, dove si parla di accanimento terapeutico, testamento biologico e suicidio assistito.

Scrive allora Dylan Dog:

“Personalmente sono convinto che chiunque sia in possesso delle sue facoltà mentali debba anche essere padrone del proprio destino .. specie se quel destino è fatto di atroci sofferenze. D’altra parte nel caso in cui io non fossi in grado di esprimere la mia opinione o non avessi lasciato alcuna disposizione, non vorrei mai che qualcuno decidesse della mia vita al posto mio.

In fondo .. chi sono io per mettere in dubbio i miracoli?”

lasciando scoperta quella terra di frontiera dove la medicina che rifiuta la morte non è ancora specularmente riuscita a riportare sempre alla vita e dove l’essere umano è tuttora dilaniato dalla contrapposizione tra laico e religioso, tra una morte come evento naturale e una morte che può essere sempre più controllata e manipolata.

Una cosa è certa: dove le maglie si fanno strette, dove si arriva al bilico della massima incertezza, dove esiste una possibilità di scelta per orientare il proprio ineluttabile destino – e ognuno di noi sta sempre più acquisendo conoscenza di questa possibilità – c’è un fragoroso, urgente, tasssativo bisogno di etica.

Dylan Dog, Mater morbi, n. 280 Gennaio 2010, www.sergiobonellieditore.it | Tartarugosa

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QUAIA LUCIANA, Invecchiamento e memoria: allenare la mente, in Muoversi Insieme, BlogZine di Stannah, 2010

….  torniamo alla memoria e alla sua efficienza.
Afferma il geriatra Francesco Antonini: “Molti mi chiedono anche quale sia la ginnastica migliore per il cervello.

Ebbene, la migliore ginnastica per il nostro cervello è usarlo, non lasciarlo passivo. Usarlo in tutti i modi, metterlo alla prova”.
Il cervello può funzionare bene a qualsiasi età, basta farlo lavorare.
E’ una diffusa quanto errata convinzione quella di credere che il possedere una buona memoria sia una facoltà innata e, ancora più grave, pensare che con l’aumentare dell’età ci si debba rassegnare alla sua perdita.
Come già sottolineato, la persona anziana può essere la prima ad accettare i propri fallimenti poiché convinta che siano causati da eventi al di fuori del proprio controllo e volontà.
L’unico dato che dobbiamo accettare è che per svolgere i compiti legati alla memorizzazione occorre più tempo, perché i meccanismi cerebrali sono meno fluidi rispetto ad età precedenti. Ma questo non è certo un impedimento nel cercare di conservare una vita mentale attiva, sapendo a questo punto che più il cervello è sottoposto a stimoli intellettivi, migliori saranno le sue prestazioni.
Non esistono trucchi magici per avere una buona memoria. La capacità di ricordare è esclusivamente frutto di sane abitudini e di tanto, tanto esercizio … SEGUE

l’intero articolo è qui: http://www.muoversinsieme.it/archive/2010/02/10/memoria-quanto-mi-manchi.html

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Quaia Luciana, Pet Therapy: benefici dei dottori a quattro zampe, in Muoversi Insieme BlogMagazine, Stannah, 18 gennaio 2010

… Ancora qualche dubbio sull’efficacia terapeutica? La reciprocità nella coppia essere umano/animale agisce sul piano psico-emozionale, favorisce i rapporti interpersonali, stimola il sorriso, la giocosità, la fantasia, la creatività, il buonumore, le reazioni positive. E’ un riequilibratore psicologico.
Perfeziona lo stato fisico, sociale, emotivo e cognitivo ed è cardioprotettivo.
Migliora deambulazione, comunicazione, linguaggio, equilibrio, coordinazione, percezione dello spazio.
Resta solo da decidere che tipo di animale scegliersi come “dottore” ….
Il cane …
….
Il gatto …

per l’intero articolo vai a:

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Buon cammino nel 2010



Siamo nel gorgo di quello che lo studioso del linguaggio Raffaello Simone chiama la “Terza fase”, dopo l’invenzione della scrittura e l’invenzione della stampa:

 

sappiamo moltissime cose che, in effetti, non abbiamo mai letto da nessuna parte, tantomeno sui libri: possiamo averle semplicemente ‘viste’ in televisione, al cinema, su un giornale o magari ‘lette’ sullo schermo di un computer. Possiamo anche averle ‘sentite’, e non dalla viva voce di qualcuno, ma da una radio (1)

 

Perché parlarne sul limitare di un anno e proiettati su quello futuro?

Perché la parola e le parole della comunicazione pubblica negli ultimi mesi si sono trasformate in armi e in pallottole. Succede che le potenzialità delle parole pensate, dette, scritte e poi facilmente gettate nei nuovi mezzi che abbiamo a disposizione invece di accrescere il legame sociale ci trasformano in nemici comunicativi.

Se comprendiamo che il linguaggio ha qualcosa in sé che lo rende sacro (nel senso di degno di venerazione e rispetto) possiamo, come singole persone responsabili delle proprie azioni, opporci alla sua degradazione.

La nostra dotazione genetica e culturale di “fare lògos” consente di:

 

Staccarsi dall’immediatezza, parlarci del passato e del futuro, parlarci del solo possibile, e perfino dell’impossibile e dell’irreale … potendoci riferire con i nostri discorsi anche a ciò che ancora non è o che è solo possibile o irreale, il discorso e solo il discorso è la condizione che ci permette di discutere, dire e capire “ciò che è utile e ciò che è nocivo e, quindi, ciò che è giusto e ciò che non è giusto” (Aristotele) (2)

 

Si può andare alle origini e far riverberare dentro di noi il famoso incipit del Vangelo di Giovanni:

 

in principio era la parola

 

Si può riflettere sulla continua ed incessante elaborazione che i parlanti hanno fatto per rendere significativo il Lògos greco:

verbo, parola, discorso, affermazione, argomento, cosa, resoconto, notizia, calcolo, ragionamento, fatto, causa questione, scritto, rivelazione divina, ragione, pensiero logico, valutazione.

 

Si può passare per William Shakespeare, l’”inventore” dell’uomo moderno, che non è solo un virtuoso del gusto della parola, ma – al contrario – un interprete della sua capacità di conoscere il mondo o di descrivere in anticipo di tre secoli le moderne teorie sulle fasi della vita:

 

 Tutto il mondo è un palcoscenico, e gli uomini e le donne son soltanto degli attori, che hanno le loro uscite e le loro entrate. Ed ognuno, nel tempo che gli è dato, recita molte parti, e gli atti son costituiti dalle sue sette età. Dapprima l’infante che miaùla e vomita in braccio alla balia … poi lo scolaretto piagnucoloso che, la cartella sott’il braccio e la faccia lustra e mattiniera si trascina come una lumaca, di malavoglia, a scuola. E poi l’innamorato, che sospira quanto una fornace, con in serbo una malinconica ballata in onore delle sopracciglia della sua amante. E poi un soldato pieno di bestemmie … e poi il magistrato con la sua bella pancia rotonda lardellata di capponi …. La sesta età si trasporta entro il magro Pantalone in pantofole, con gli occhiali sul naso …. L’ultima scena consiste in una seconda infanzia e in un puro oblio: senza denti, senza occhi, senza gusto, senza nulla (3)

 

Si può divertirsi ancora a rileggere gli elenchi di varianti delle parole che Carlo Emilio Gadda ed i suoi amici compilavano nei loro incontri conviviali. Alberto Arbasino (4) racconta che Gadda e il critico Gianfranco Contini giravano per le pinacoteche di provincia a guardare i ritratti d’epoca, per dedurre da essi la vita privata, i vizi e i tic di quei personaggi. Alla caccia, potremmo dire, di episodi rivelatori del carattere. In quelle scorribande culturali emergevano, usando “con gusto esplosivo e disperato … la madornale figura retorica della Enumerazione” liste irresistibili di lemmari, ossia elenchi infiniti di parole tese a definire nei più reconditi angoli le situazioni culturali e rivelare le persone:

seggiole, cuscini, tavolini, lettini: la chincaglieria del salotto e il bazàr del salone, e la pelle d’orso bianco con il muso disteso e gli unghioni rotondi (che solevano gracchiare sul lucido appena pestarli), e i comò e i canapè e il cavallo a dóndolo del Luciano, e il busto in gesso del bisnonno Cavenaghi eternamente pericolante sul suo colonnino a torciglione: e bomboniere, Lari, leonesse, orologi a pendolo, vasi di ciliege sotto spirito, orinali pieni di castagne secche, il tombolo di Cantù della nonna Bertagnoni, rotoli di tappeti e batterie di pantofole snidate da sotto i letti, e tutti insomma gli ingredienti e gli aggeggi della prudenza e della demenza domestica

Saccheggiavano i libri francesi nelle loro biblioteche:

 Quanti participii: touché, flatté, blasé, fané, flambé, fouetté, suranné, saccadé, ravagé, démodé, faisandé, délabré, corseté, renversé, désabusé, ratatiné, capitonné, bouleversé, navré… Nonché bien rangé, collet monte, quel toupet, tourniquet, piquet, bouquet, chucho-ter, randonnée, grasse matinée, valse chaloupée… E poi, tranchant, servant, revenant, en passant, soi-disant, ci-devant, vol-au-vent, porte-enfant,   clopin-clopant,   grisonnant,   pliant, trau-d’unìon, glissons, asseyons-nous, coup de foudre, pied-à-terre, savoir faire, fou rire, faute de mieux, et patati, et patata…

E ancora sotto il controllo degli assensi ingegnereschi, durante le digestioni ancora a tavola: remarque, malaise, migrarne, rancune, amertume, pruderie, disette, charrette, gigolette, bellàtre, caniche, barbiche, corbeille, défaillance, mesaillance, entourage, escamotage, retour d’àge, cauchemar, fard, tuyau, petit-gris, demi-vierges, épaves, dormeuse, armoire-à-glace, à brùle-pourpoint, gaffe, gauche (nel senso di ‘maldestro’), gli onnipresenti potins e trumeaux e « quelle horreur! »… E nella stessa frase, ‘fluendy’: sbarbatlà, sgagnuflà, scapùssà, pastrùgnà, paciùgà, caragnà, ciciarà, nasùstà, vusà, bragia, pacià, barbuta, gnanfà, sciuscià, usmà, sguaità, lùmà, bufa, bastarnà, tananà, tanavèi, gasaghé, belee… Smorbi, sbenfi, spatùss, sgambèrsula, vegiàbul, mugnaga, cucalla, brùgna, e-peu-pù, mavalà, al dì d’incoeu… Scattlada, scalvada, barnasc, pergnocch… Bragalón, garùvlón, luitón, rùsnón, stragión, scavión, scursón, da scundón, carimalón, mutrignón, calsunón, arbión… Biott, crott, baslott, pepiatt, masott, malnatt, magateli, basell, lampett, ciappett  …

 

Certo: non siamo Giovanni, Shakespeare, Carlo Emilio Gadda. Tuttavia una cosa possiamo fare: prima di premere il tasto Enter e mandare in rete le nostre parole proviamo a respirare più a lungo, a rileggere e a pensare alla responsabilità che ci assumiamo individualmente nel contribuire al brusio delle parole.

 

L’augurio per il 2010, quindi, è che le parole diventino strumento per ritrovare e costruire relazioni significative.

 

Buon cammino nel 2010

 

1 Gennaio 2010

 

Paolo e Luciana

 

(1)    Raffaello Simone,  La Terza fase, forme del sapere che stiamo perdendo, Laterza editore, 2000, p. XI

(2)    Tullio De Mauro, Capire le parole, Laterza, 1994, p. 146

(3)    William Shakespeare, Come vi piace (1600)

Alberto Arbasino, L’ingegnere in blu, Adelphi, 2008, pagg. 23, 24,

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Luciana Quaia, La vecchiaia? Che forza!. Spunti da: James Hillman, La forza del carattere | Muoversi Insieme, in Stannah

A sollevare le sorti di un’angusta visione del diventare vecchi e, di conseguenza, a rinforzare la motivazione di chi con essi lavora, ci ha pensato il suggestivo pensiero di James Hillman.Nel suo libro “La forza del carattere” (Adelphi, 1999) l’autore spiega perché l’invecchiamento è un tratto necessario per consolidare e significare ciò che ognuno di noi “è” e, contemporaneamente, invita ad una profonda riflessione centrata non solo sui vecchi che conosciamo, ma, qualunque sia la nostra età, alla struttura e all’impronta che già stiamo costruendo oggi per il domani che ci attende.

tutto l’articolo in:

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Luciana Quaia, Elaborazione del lutto per tornare a vivere, in Muoversi Insieme Blogzine di Stannah, 11 novembre 2009

…. Elaborare un lutto è un processo che necessita di tempo, per questo da sempre l’umanità ha cercato cerimonie e condotte idonee a fronteggiare questo difficile passo: il lamento ritualizzato delle prefiche, studiato da Ernesto De Martino in Morte e pianto rituale (1959), esprime un esempio di legame tra il proprio dolore personale e quello della persona in lutto. Oggi il coinvolgimento dell’intera comunità resta solo un vago ricordo delle donne lucane anziane ….

…. Un distacco importante non può essere assorbito in un periodo breve: l’ordine sconvolto dall’evento ha bisogno di essere ricomposto attraverso una serie di gesti, atti, reazioni che annunciano un’occasione di trasformazione per chi rimane e si interroga sul senso di sopravvivere avendo perso, nella persona amata, anche un pezzo di se stesso.
Nel processo di elaborazione è presente ….

l’intero articolo è qui:

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Salute senza età, ciclo di incontri per il benessere degli anziani, Comune di Cavallasca (Como) Villa Imbonati, 2 Novembre 2009 – 23 Gennaio 2010

Villa Imbonati

Cavallasca

tel. 031 210455

www.comune.cavallasca.co.it

Lunedì 9

novembre

2009 ore 15.30

Mente mia, non ti conosco…

Quando l’Alzheimer bussa in famiglia, perché e che cosa occorre sapere.

Dott. ssa Luciana Quaia, Associazione “Donatori del Tempo”

Venerdì 20

novembre

2009 ore 15.30

Mangiare bene, vivere meglio

Una sana alimentazione alla base di una vecchiaia serena.

Dott. Alfredo Vanotti, Responsabile Servizio Nutrizione Clinica e Dietetica AsI Provincia di Como

Domenica 29

novembre

2009

ore 9.00/12.00

Mattinata di misurazione fattori di rischio: colesterolo, pressione, glicemia

Star bene con il cuore

La prevenzione e la cura delle malattie cardiovascolari. A cura dell’associazione Comocuore

Venerdì 11

dicembre

2009 ore 15.30

Non fermiamoci mai

Come difendere il nostro corpo dall’incedere del tempo: tra sport e riabilitazione.

Dott. Francesco Floris, Specialista in ortopedia e medicina dello sport

Venerdì 18

dicembre

2009 ore 21.00

Respirazione e ansia

Incontro teorico pratico.

Dott. Maurizio Monti, Medico di medicina generale

Sabato 16

gennaio

2010 ore 10.00

Occhio alla testa

L’ictus cerebrale: conoscerlo per saperlo affrontare.

Dott. Simone Vidale, Neurologo con i volontari dell’Associazione Alice

Sabato 23

gennaio

2010 ore 10.00

Vediamoci chiaro

Quando gli occhi danno problemi. 1 problemi della vista nella terza età.

Dott. Daniele Baricci, Oculista

Sabato 5

febbraio

2010 ore 15.30

L’Anziano e l’Azienda sanitaria locale

Come il territorio risponde ai nostri bisogni.

Dott. Marco Orsenigo, Responsabile Anziani AsI Provincia di Como

Caro amico, cara amica,

con questa lettera il Comune di Cavallasca entra nella sua casa con la concreta proposta di un percorso mirato, sul tema della salute, che abbracci

una molteplicità di questioni molto vicine alla popolazione anziana.

Otto incontri, per lo più in orari pomeridiani o mattutini, per approfondire, conoscere, tematiche chiave legate allo scorrere e all’incedere del tempo.

Medici, volontari ed esperti del settore, si alterneranno nel tentativo di arricchire, in termini di conoscenza, il vostro bagaglio informativo, con l’intento di offrirvi gli elementi utili per vivere con serenità, e in buona salute, gli anni che passano.

O per gestire al meglio difficoltà o situazioni di criticità. Un percorso gratuito, di carattere informativo-preventivo, che affronta diverse voci di interesse generale, senza peraltro aver la pretesa di esaurirle.

Con questo cammino l’attuale Amministrazione si prefigge lo scopo di dare avvio ad un rapporto nuovo con la popolazione del territorio. L’inizio di un percorso improntato, per chiunque fosse disponibile, ad un suo maggiore coinvolgimento non soltanto in termini di sensibilizzazione, ma anche di partecipazione attiva alla vita della comunità. Inauguriamo così un dialogo che, è il nostro auspicio, possa diventare proficuo e costruttivo, nell’intento di valorizzare al meglio le molteplici risorse umane, dai giovani ai meno giovani, di cui oggi il nostro paese dispone.

Nella speranza di poterla incontrare Le porgo i più cordiali saluti

Marco Gatti

Assessore ai Servizi Sociali Comune di Cavallasca


Luciana Quaia, Maltrattamento: quando volere bene può far male | Muoversi Insieme

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“Assistere e curare un Malato di Alzheimer: realtà e prospettive nel nostro territorio”, Sabato 24 ottobre 2009 presso l’Auditorium del Centro Polifunzionale Alzheimer Casa dell’Anziano Massimo Lagostina Via Risorgimento 5 – Omegna, Fondazione VITA VITALIS e Associazione Familiari Alzheimer VCO (AFA VCO)

Sabato 24 ottobre 2009
presso
l’Auditorium del Centro Polifunzionale Alzheimer
Casa dell’Anziano Massimo Lagostina
Via Risorgimento 5 – Omegna
Fondazione VITA VITALIS
e
Associazione Familiari Alzheimer VCO (AFA VCO)
organizzano l’incontro
Assistere e curare un Malato di Alzheimer:
realtà e prospettive nel nostro territorio
”.
Sono invitati Familiari, Operatori, Responsabili di Servizi
e persone interessate alla cura dei Malati di Alzheimer.
9,00: Accoglienza e registrazione dei partecipanti
9,30: Introduzione di Vitaliano Moroni, Presidente Fondazione Vita Vitalis
e Vanna Zarini, Vicepresidente AFA VCO
Saluto delle Autorità
10,00: La Rete locale dei Servizi per l’Alzheimer nell’ambito del
Piano Socio-Sanitario Regionale
- Dr. Fabio Di Stefano, Primario Geriatria ASL 14
Dr.ssa Chiara Fornara, Direttore CISS Verbano
11,00: Coffee break
11,15: Lo stress del caregiver - dott.ssa Luciana Quaia, Psicologa gerontologa
12,00: Dibattito
12,30: Termine dei lavori
Informazioni:
Fondazione Vita Vitalis – Via dei Martiri 101, Gravellona Toce – Tel. 0323 848358 vitavitalis@email.it
AFA VCO – C.so Milano 63, Gravellona Toce – Tel/Fax 0323 840954 afavco@tiscali.it afavco@alice.it


Luciana Quaia, 21 settembre, la giornata mondiale dell’Alzheimer | Muoversi Insieme

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Tempo Alzheimer: CICLO CONFERENZE DI APPROFONDIMENTO SUL TEMA DELLE DEMENZE, Ambito Territoriale di Cantù Comuni di Brenna, Cantù, Capiago Intimiano, Carimate Cermenate, Cucciago, Figino Serenza, Novedrate

Ambito Territoriale di Cantù

Comuni di Brenna, Cantù, Capiago Intimiano, Carimate Cermenate, Cucciago, Figino Serenza, Novedrate

Tempo Alzheimer:

CICLO CONFERENZE DI APPROFONDIMENTO SUL TEMA DELLE DEMENZE

Apertura: 1 ° incontro:

domenica 20 settembre 2009 ore 16 – 17, Piazza Garibaldi, Cantù

“Il morbo di Alzheimer”

Dottor Leonardo Sacco, neurologo presso l’Unità Valutazione Demenze Azienda Ospedaliera Sant’Anna di Como

2° incontro:

giovedì 1 ottobre 2009 ore 18-19.30, Sala Rossi, Villa Calvi, via Roma, Cantù “l’alimentazione nell’anziano affetto da alzheimer”

Dottor Alfredo Vanotti, responsabile ASL Como dell’U.O.S. nutrizione clinica e dietetica

3° incontro:

giovedì 8 ottobre 2009 ore 18 – 19.30, Sala Rossi, Villa Calvi, via Roma, Cantù “aspetti psicologici e sostegno alla famiglia”

Dottoressa Luciana Quaia, psicologa

4° incontro:

giovedì 15 ottobre 2009 ore 18 – 19.30, Sala Rossi, Villa Calvi, via Roma, Cantù “quali servizi sul territorio?”

Dott.ssa C. Della Rosa, Dott.ssa Rita Margutti (ASL Distretto Brianza) Assistente Sociale Maria Grazia Morelli (Comune di Cantù)


Luciana Quaia, 21 settembre Giornata Mondiale Alzheimer, una giornata per non dimenticare chi dimentica : Muoversi Insieme: il blog di Stannah

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Hospice Il Gelso di Erba, All’ultimo passo, ciclo formativo-informativo sull’accompagnamento del malato terminale, presso Sala Isacchi della Fondazione Prina, Piazza Prina n. 1, Erba

Docenti:

  • dott.sa Evelina Perego
  • dott Ferrante Formato
  • operatori dell’Hospice il Gelso
  • dott.sa Luciana Quaia
  • dott. Marco Meroni
  • volontari operanti presso la struttura
  • padre Aldo Ferrari
  • Dott. Mauro Marinari