Chi è il padre |di Claudio Risè in Diario di bordo


Chi è il padre? È questa la domanda forse più ansiosamente ripetuta nella letteratura psicologica contemporanea. Ciò fornisce intanto due informazioni. La prima: se continuiamo a chiedercelo è perché molti non sanno più chi sia. La seconda: chiarirci le idee è dunque necessario, anche se non facile.

Padre, innanzitutto, è preda dei fantasmi di uomini e donne che l’hanno fatto fuori. Imprigionandolo con rappresentazioni di maniera che corrispondono ormai solo alle loro paure, o nostalgie.

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Claudio Risè: Stiamo diventando incapaci di ascoltare l’altro, di accettarlo diverso da noi, e ci arrabbiamo. c’è una grande ansia, che ci impedisce di ascoltare. Pensiamo di avere già la verità in tasca. Ma la verità esce solo dall’incontro, dall’ascolto dell’altro, dal guardarne il “volto”


mi sembra che alla base di questa guerra di tutti contro tutti c’è una specie di sordità. Stiamo diventando incapaci di ascoltare l’altro, di accettarlo diverso da noi, e ci arrabbiamo. Le ragioni sono molte, ne parleremo. Per esempio c’è una grande ansia, che ci impedisce di ascoltare. Pensiamo di avere già la verità in tasca. Ma la verità esce solo dall’incontro, dall’ascolto dell’altro, dal guardarne il “volto” , diverso dal nostro. E’ invece più facile trovare “mostruosa” la diversità

da  Tutti contro tutti! Perché? | Psiche Lui.

ancora sul bambino conteso dai genitori: come distruggere il figlio nel nome del dominio materno e paterno


dopo la mia nota sulla  miserabile vicenda del video del bambino prelevato a scuola in esecuzione di una ordinanza del Tribunale Minori

la vicenda (che è giudiziaria a causa dei conflitti genitoriali della “sacra famiglia italiana”,  ma che è innanzitutto psicologica per il bambino) ha avuto un ulteriore sviluppo:

  • sentenza della Cassazione che ha accolto il ricorso della donna e ha disposto un nuovo processo d’Appello davanti alla Corte di Brescia.
  • I giudici della Cassazione si sono pronunciati sulla questione della sindrome di alienazione parentale (Pas), che i giudici del merito avevano ritenuto decisiva per toglierlo alla mamma, attribuendogli un “forte conflitto di fedeltà nei confronti della madre” e “un ingiustificato rifiuto di rapporti con il padre”. Hanno stabilito che le critiche alla Pas “non sono state esaminate nel provvedimento impugnato” disattendendo “la necessità che il giudice del merito, ricorrendo alle proprie cognizioni scientifiche, ovvero avvalendosi di idonei esperti, verifichi il fondamento, sul piano scientifico, di una consulenza che presenti devianze dalla scienza medica ufficiale” da La Repubblica )

Nulla cambia della mia  argomentazione.

Basterebbe leggere fra le righe del comportamento della madre così come riferito da Repubblica:

Ieri sera ci sarebbe stato un momento di tensione fra i genitori, proprio quando la madre è andata a prendersi il figlio.  La donna, non avendo trovato subito il bambino nella casa-famiglia di Padova dove è ospitato, si è presentata a casa del padre, fino a ieri unico affidatario, mostrando copia della sentenza dei supremi giudici che avevano cassato il decreto della Corte d’Appello di Venezia. “Lui – ha detto, riferendosi all’ex coniuge – ha richiuso subito la porta, ma il bambino ha sentito la mia voce ed è uscito dalla casa, salendo nella mia macchina”.

Titolo della storia: come distruggere il figlio in nome del dominio materno e paterno

Paolo Ferrario

Ricorda anche le annotazioni di Claudio Risè:

BAMBINO CONTESO/ Risé: ecco i danni della guerra tra genitori

<http://www.ilsussidiario.net/News/Cronaca/2013/3/22/BAMBINO-CONTESO-Rise-ecco-i-danni-della-guerra-tra-genitori/375787/>

Claudio Risé, La crisi del padre e l’indebolimento del matrimonio


La crisi del padre, pensa il democratico Obama, non nasce però da sola: è legata all’indebolimento del matrimonio. Insieme i due fenomeni mettono in pericolo il futuro e la prosperità del Paese.
Il benessere dei figli è infatti fortemente aiutato da rapporti tra i genitori forti e di buona qualità. Aiutare matrimoni sani e relazioni stabili, serve al benessere dei bambini e delle famiglie. E fa bene anche al bilancio dello Stato.
A guardare dentro le statistiche USA (pesce pilota dell’Occidente, che sempre indica dove si va se non si corregge la rotta), si scopre che l’assenza dei padri comincia presto.
Il 60% delle donne che partoriscono fra i 20 e i 24 anni non hanno un partner, nelle altre classi d’età le single sono il 40%. Nell’insieme un bambino su tre cresce in case senza padri (tra gli afroamericani, come Obama, i “senza padri” sono il 64%).

Uno Stato che non si limita alla chiacchiere, ma come gli Usa fa i conti dei propri disastri, scopre a quel punto di aver bisogno del padre

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da  La crisi del padre e l’indebolimento del matrimonio, Claudio Risé.

Giovani: “La maggior parte di loro, in ogni caso, si considera “fortemente danneggiata” da come la generazione dei loro padri ha esercitato il proprio potere”, di Claudio Risé, 2012


La maggior parte di loro, in ogni caso, si considera “fortemente danneggiata” da come la generazione dei loro padri ha esercitato il proprio potere.
Si tratta di un fenomeno molto diverso dalle proteste, spesso prevalentemente ideologiche, inscenate dai giovani dagli anni 70 in poi. I ragazzi di oggi danno molto spesso l’impressione di avere a disposizione una calcolatrice virtuale sempre pronta a conteggiare quanto un qualsiasi adulto che tenti di impartirgli lezioni, abbia loro sottratto in termini di pensione, possibilità di avere un posto di lavoro, tenore di vita, serenità familiare, valutazioni di solito assenti nei movimenti dal 68 in poi.
Quasi tutti, infatti, stanno uscendo dalle trappole delle ideologie (marxiste o liberiste), con le quali i “vecchi” – dicono – li hanno derubati da una partenza equa nella corsa della vita.
Gli unici riferimenti, più pratici e esistenziali che ideologici, hanno un sapore libertario, con un retrogusto di pacifica anarchia.
Incominciano così a pensare che la libertà dovranno conquistarsela da soli, agendo direttamente, ma senza costruire strutture partitiche o piani particolareggiati. Semplicemente agendo come se si fosse già liberi, come se lo Stato non esistesse.
Un riferimento diffuso tra chi di loro ne cerca (ma non sono molti), non è un politologo o un economista ma un antropologo, David Graeber, ex docente a Yale (autore del recentissimo “Rivoluzione. Istruzioni per l’uso”).
Graeber, tra i protagonisti del movimento “Occupy Wall Street”, sconsiglia vivamente di perdere tempo a “distruggere lo Stato” borghese, proponendo piuttosto di vivere “come se lo Stato non esistesse”.

tutto l’articolo qui   Diciamo addio all’era dei bamboccioni, Claudio Risé.

Claudio Risè sul libro L’ARTE DI AMARE di Francesco Alberoni


Forse, prima e più dell’economia, è malato l’amore. O meglio la nostra capacità di innamorarci, di appassionarci all’altro.
E’ noto (e stradimostrato) come l’innamoramento dia nuove forze, nuove energie e capacità di immaginare cose, prendere iniziative. Oggi però ci si innamora sempre meno. Si costituiscono meno coppie, si rompono più velocemente. Anche il single, poi, non è felice, come sanno bene terapeuti e servizi sociali. Tutto ciò crea depressione e ristagno (anche economico).
In questo panorama desolato Francesco Alberoni, uno dei sociologi italiani più noti nel mondo (i suoi libri sull’amore sono stati tradotti in trenta lingue), lancia una proposta del tutto controcorrente. Mentre la maggior parte (anche dei terapeuti) convivono con le relazioni evaporate della società “liquida”, Alberoni scrive un libro (che chiama senza esitazioni: “L’arte di amare”), che è un inno, ragionato ma anche molto appassionato al: “grande amore erotico che dura”.

La fiducia riparte da noi, dalla comunità, Claudio Risé


Questa sfiducia porta con sé il pessimismo: se non mi fido di nessuno, la vitadiventa più difficile. Ed alimenta la paura, lo stato emotivo in cui crescono ansia, e instabilità.
All’origine di siffatto scenario, che rende difficile superare le crisi e risanare persone e nazioni c’è un sentimento preciso: la sfiducia.
Sul perché sia diffuso oggi, le versioni sono molteplici. 

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tutto l’articolo qui    La fiducia riparte da noi, dalla comunità, Claudio Risé.

 

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Stare in famiglia non aiuta a crescere, Claudio Risé


La famiglia emancipante non è quella italiana, ansiosamente avvolgente, ma quella del centro e nord Europa, dove i figli vengono abituati a pensarsi come destinati ad affermarsi autonomamente nel mondo; cominciano nel 50% dei casi ad avere esperienze personali di lavoro già dopo i 15 anni, e fra i 18 e i 20 escono dalla casa familiare. Ciò porta una maggior gratificazione, autostima e benessere personale, ed induce nella società una maggiore vitalità, come dimostrano i dati sulla maggiore produttività e sulla minor incidenza di patologie da dipendenza.

“Ammortizzare”, infatti, non basta. Bisogna anche crescere.

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Claudio Risè, Disprezzo per l’impresa e disoccupazione crescente


Perché, però, in Italia moltissimi giovani, malgrado le loro diverse aspirazioni, finiscono con l’impegnarsi in professioni inflazionate rispetto alle necessità di oggi, come la pletora di avvocati (se ne occupa ora Severino), psicologi, ed altre occupazioni a difficile impiego, trascurando invece le richieste del mercato del lavoro?

La ragione principale è di tipo psicologico e culturale: la società italiana è rimasta ancora per certi versi “classista”. E’ infatti tuttora convinta che l’operaio o il tecnico “valgano” culturalmente ed economicamente molto meno di laureati o diplomati che possono accedere a impieghi e libere professioni dotate di prestigi passati e suggestioni recenti. Peccato che quelle formazioni siano ormai in eccesso (come mostrano le statistiche internazionali), rispetto alle esigenze di una moderna società industriale e di servizi. Dove si richiedono, ad esempio (lo conferma il rapporto Unioncamere), operai della meccanica specializzata, tecnici della sanità e dei servizi socio assistenziali, ingegneri e tecnici informatici.

Poche di queste figure professionali vengono formate in corsi di laurea. Servirebbero invece corsi professionali e di formazione tecnica ben fatti, dotati degli strumenti necessari a preparare accuratamente gli studenti e del prestigio che meritano nella società di oggi. In Italia però tutto ciò manca, cominciando dal prestigio, perché il modello culturale del Paese considera da sempre queste formazioni come di “serie B”. Mentre la serie A sono le lauree destinate all’impiego nello Stato, in banca, o in libere professioni (a loro volta dedicate in gran parte ai rapporti con lo Stato, o le banche. Le imprese sono assenti da questo universo burocratico).

Questa visione sprezzante verso l’impresa e chi vi lavora nei suoi diversi ambiti è stata sostenuta un po’ da tutti, ma con particolare impegno dalle forze politiche che più esplicitamente si dichiaravano a favore dei “lavoratori”. Forse pensavano a quelli di mezzo secolo fa, ma nel frattempo la società è cambiata ovunque.

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L’altro volto delle città d’agosto, da Diario di bordo di Claudio Risè


Quando le grandi città sotto il sole rovente d’agosto vengono abbandonate, svuotandosi cambiano volto e carattere. Nei grandi quartieri dove tutti correvano a far soldi in un modo o nell’altro, rimangono quelli che soldi non possono farne affatto, o per vocazione o per necessità. I vecchi, i bimbi che non hanno chi gli badi, gli sbandati, quelli un po’ strani. Gente che non è più (o non è mai stata) una “ruota del ciclo produttivo”. Ma dà un’importante lezione ai produttori in vacanza.
Quale? Quella di badarsi l’un l’altro, invece di correre come dei disperati. E, prima ancora, di guardarsi, parlarsi, raccontarsi, ascoltare.

L’altro, infatti, è interessante, se solo ci fermiamo a guardarlo. Come dimostra l’arte, quella buona, vera, che è poi sempre un raccontare, descrivere, dipingere, mettere in musica l’altro. Il quale a sua volta si rivela sempre (lo si scopre se si smette di correre e ci si ascolta reciprocamente), essere in fondo una parte di noi, quella che non corre sui percorsi di tutti. 

segue   …..

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L’amore al tempo della connessione tecnologica, Claudio Risé


Tra lui e lei quasi sempre, c’è un altro. La sua presenza non fa bene al rapporto, lo indebolisce sempre di più. Ruba attenzione, concentrazione, distrae. Non si tratta però di una persona fisica, ma di un gadget tecnologico: generalmente un cellulare, uno smart phone, un tablet. La sua presenza, sempre più invadente, sta profondamente trasformando i rapporti di coppia. Il discorso, l’intimità, ilsilenzio è sempre più spesso rotto da uno squillo, un sms, una schermata sul mondo, fuori.

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Il mito di Narciso e la ricerca della visibilità, di  Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì, 19 marzo 2007


Una delle passioni del nostro tempo è quella della visibilità. La prova del tuo valore non viene tanto da ciò che tu sei, dal tuo modo di comportarti, ma dalla tua popolarità. Dal fatto che gli altri ti conoscano. Una passione, tuttavia, accompagnata dalla paura, altro tratto distintivo della nostra società avanzata, ma anche insicura. In questo caso, la paura è sia quella di perdere la visibilità ottenuta, sia quella di essere visto “troppo”, anche quando, dove, e con chi non vorresti.

Il bisogno di visibilità deriva dal tratto narcisistico del nostro modello di cultura: è dall’approvazione degli altri (lo specchio in cui Narciso ricerca la propria immagine), 

tutto l’articolo qui;  POLITICHE DEI SERVIZI SOCIALI – ricerche bilbiografiche, www.segnalo.it.

Adolescenti alla scoperta dei sentimenti da Diario di bordo di Claudio Risè


Gli adolescenti di oggi sono di sicuro sentimentalmente molto diversi da quanto la maggior parte dei genitori sperava da loro. I genitori “conservatori” sono per solito delusi: questi figli sono contemporaneamente più spregiudicati e più idealisti, usano ampiamente il web; si espongono, rischiano (solo segretamente coltivano sogni di incontri importanti).
Tutto ciò delude però anche i genitori più “progressisti”, che li verrebbero più “liberi”, e meno sentimentali.

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Claudio risè, L’inconscio collettivo si stringe attorno alle figure di cui si fida: Giorgio Napolitano …


Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì, 4 giugno 2012, www.ilmattino.it

L’inconscio collettivo si stringe attorno alle figure di cui si fida: Joseph Ratzinger, 85 anni, gode di un’attenzione globale; Elisabetta II, 86, e Giorgio Napolitano, 87, sono i più amati nei rispettivi paesi. Anche nelle famiglie e nell’economia i vecchi ritrovano nuovo prestigio (e potere), dopo che la crisi ha spazzato via molte ricette e stili di azione degli ultimi anni. Come mai, mentre avanza il nuovo millennio, sono soprattutto i vecchi a suscitare affetto, stima, affidamento?
Per chi, come lo psicologo, ascolta la vita delle persone, non è difficile capire il perché di quest’attenzione. La cultura e gli stili di vita degli ultimi decenni sono stati del tutto indifferenti al passato e centrati invece sul presente.

Negli anni della ricchezza e dello sviluppo dell’informazione globale si è creduto che la vita fosse solo ciò che accadeva in quel momento, che ciò che era stato fatto prima non avesse nessuna importanza. 

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Giorgio Napolitano « Diario di bordo.

Il fallimento degli Stati e l’assunzione di responsabilità individuale, Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì, 22 agosto 2011, www.ilmattino.it


Più o meno tutti, torniamo al lavoro. Un rientro strano, per molti il primo di questo genere. Si ritorna a lavorare con la consapevolezza di essere più poveri, e con la quasi certezza che i guai non siano affatto finiti qui.

E’ tutto diverso dall’ultimo “rientro in piena crisi”, quello del 2008. Allora a non avere più soldi, e a rischiare di fallire, erano le grandi banche d’affari (la più nota: Lehman). Oggi sono gli Stati. E la reazione psicologica delle persone è molto diversa.
Pochi credono che tutto dipenda da aspetti tecnici, come i mutui subprime all’origine della crisi di tre anni fa, o da oscure cricche finanziarie internazionali. Anche nelle prime sedute terapeutiche post vacanze, le persone sono preoccupate per gli enormi debiti pubblici, e la banalità dei discorsi dei governanti occidentali, titolari degli stessi.
Questa consapevolezza, che ispira le preoccupazioni delle persone che lavorano, crea in esse un atteggiamento psicologico nuovo. Anche se tutti hanno paura di tasse, balzelli, disordine, emerge l’intuizione che non si tratta di un “momento” ma di un vero e proprio passaggio, forse destinato a cambiare profondamente i sistemi economici e dunque la stessa vita dell’Occidente. Ciò conferisce alle persone anche più forza e determinazione.
Pochi si aspettano che i politici estraggano dal cappello un coniglio miracoloso, e i più preferiscono invece contare su di sé. Il pericolo fa sì che l’assumersi ogni responsabilità in prima persona appaia come l’unica mossa possibile, e la sola che potrebbe davvero cambiare la situazione.
Infatti, anche se il linguaggio della politica ha coperto questa realtà con ragioni ideologiche di vario tipo, la psiche umana sa bene, per un’intuizione elementare, che contare su ciò che non si ha (energie non tue, denari che non hai guadagnato, eventi che non si sono prodotti), mette chi lo fa in una posizione molto pericolosa, che può portare alla rovina. E’ la reazione elementare per la quale il generale De Gaulle, non un vero politico né un economista, ma dotato di buon senso contadino, richiamato al potere dai francesi, pretese il saldo in oro, con periodicità fissa, dei debiti prodotti nel periodo in dollari, moneta che già negli anni 60 del secolo scorso riteneva troppo indebitata.
Cinquant’anni dopo scoppia (come molti prevedevano già allora) la “bolla” dei debiti sovrani. E le persone, in Italia come negli altri paesi, più o meno a malincuore, ricominciano a progettare contando soprattutto sulle proprie forze.
I fallimenti degli Stati che hanno assunto ormai da tempo la fisionomia ambigua di genitori scialacquatori e disordinati, corrotti come quasi sempre accade ai bancarottieri, richiamano i cittadini ad assumersi le proprie responsabilità.
A differenza delle “crisi tecniche” (di origini poco comprensibili), quella attuale, dalla natura assai più chiara, non sembra suscitare reazioni di tipo depressivo, o lamentoso, ma operativo. Quando le navi si incrinano pericolosamente, è più interessante capire come salvarsi che indagare sulle colpe degli ufficiali. E’ questo l’atteggiamento, piuttosto spregiudicato e vitale, che sembra presiedere al nostro rientro. Tra le tante difficoltà si fa strada una quasi-certezza: sbaglia chi conta su forze e risorse che non ha.
L’antico sapere del padre di famiglia condiviso istintivamente dall’animale impegnato nella lotta per la vita, ritrova la sua secolare dignità. Non è certo la fine dei problemi, ma è un inizio.

Claudio Risè, Diario di bordo, Ecoterapie contro la depressione


La riscoperta della relazione tra degrado e carattere artificiale dell’ambiente in cui si vive, e sviluppo di forme depressive segna un cambiamento rispetto agli orientamenti terapeutici degli ultimi quarant’anni, che avevano guardato alla depressione come a una malattia di natura organica e biologica. Secondo questi nuovi orientamenti si torna a osservare anche l’aspetto sociale di questi disturbi, derivante dal modello di cultura delle società postindustriali e dagli stili di vita proposti.

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intero articolo qui:

Diario di bordo :: Ecoterapie contro la depressione :: April :: 2011.

Claudio Risè, Liberare l’amico di Facebook


Facebook è il diavolo? Ai sospetti presenti fra genitori già iperpreoccupati s’è aggiunto adesso il parere dell’importante filosofo inglese Roger Scruton. In un saggio pubblicato sul bimestrale culturale cattolico Vita e Pensiero, infatti, il filosofo accusa il network più amato dagli adolescenti (ed anche dai grandi), di “demolizione radicale della relazione personale”.
La questione è veramente così grave? È arrivato il momento di allontanare i ragazzini anche da Facebook?
L’argomento principale di Scruton è che “gli amici” di Facebook non sono veramente tali. Spesso, infatti, non si conoscono neppure personalmente, a volte è il titolare della pagina che ha richiesto l’amicizia, a volte è l’”amico” che chiede di essere accettato come tale. Tutta questa “facilità” nel diventare amici su Facebook toglierebbe però consistenza alla relazione virtuale, ben diversa dalla “vera” amicizia.
Tutto ciò, naturalmente, è verissimo. Ma non è esclusiva “colpa” di Facebook, e neppure del “mondo virtuale” e della rete Internet. Infatti ogni amicizia, maturata in una qualsiasi comunità, la scuola, il lavoro, un determinato gruppo sociale, dovrà fare le sue prove prima di rivelarsi veramente tale.

da: Diario di bordo :: Liberare l’amico di Facebook :: April :: 2011.

Le rivolte nordafricane e l’inconscio collettivo, di Claudio Risè


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Nelle immagini provenienti dal Nord Africa la forza più evidente trasmessa a chi le osserva è quella del movimento. In piazze rimaste a lungo immobili, ad eccezione del traffico di auto, persone e piccoli commerci, si riversano di colpo grandi masse, che chiedono cambiamenti profondi in regimi rimasti pressoché uguali da molti decenni.
Queste persone emozionate, arrabbiate, desiderose di trasformazioni che probabilmente neppure loro intravedono con chiarezza al di là dell’immediato bisogno di cibo a minor prezzo, fanno risuonare dentro di noi due aspetti contrastanti. Da una parte l’istinto di conservazione, la paura di venire travolti da qualcosa di irrazionale e distruttivo, che potrebbe sconvolgere le nostre vite. Dall’altra si fa avanti il bisogno di cambiamento, presente in noi con intensità e direzioni diverse in ogni fase della vita, e sostenuto anche dal processo biologico di continua distruzione e contemporanea rigenerazione delle nostre cellule cerebrali, e quindi della nostra stessa personalità. Non è possibile star fermi, non cambiare, senza cadere nella malattia psichica, o fisica, od entrambe.
Questo fatto, che caratterizza ogni vita umana, nella quale il benessere è legato al riconoscere l’ineluttabilità del movimento e del cambiamento, e all’impegno personale nel realizzarlo, appare anche nella vita delle grandi organizzazioni degli uomini:

da: Diario di bordo :: Le rivolte nordafricane e l’inconscio collettivo :: March :: 2011.

Claudio Risè, Tecnica e artigianato per l’occupazione


Non è chiaro se il più pericoloso difetto degli italiani sia la vanità o l’astrattezza. Solo, infatti, con la vanità, o la testa nelle nuvole si spiega come mai mentre in Inghilterra, Spagna e Scandinavia il 50% degli studenti sceglie una formazione tecnica, da noi non si arriva neppure al 40%. Peccato, però, che soprattutto di tecnici hanno bisogno le industrie, il commercio, e i servizi: l’anno scorso cercavano 235 mila diplomati tecnici o professionali, ne hanno trovato la metà.
In compenso, migliaia di neolaureati rimangono disoccupati, o vengono assunti in posizioni precarie e sottopagate. Decine di migliaia, poi, si perdono nell’iter di studi faticosi e spesso per loro incomprensibili (licei e università), finendo con l’ingrossare un esercito di giovani che non lavorano, né studiano, drammatica incognita per il futuro del paese, oltre che per il loro.
A poco servono i richiami delle associazioni di imprenditori, indeboliti dalla mancanza di maestranze formate, e quelli degli stessi sindacati, paralizzati dall’assenza di personale che corrisponda al sistema produttivo.
Il mito del “pezzo di carta” (la laurea) rimane saldo, sostenuto soprattutto (a quanto risulta da ogni ricerca sul campo), dalle convinzioni delle famiglie, che preferiscono un figlio laureato dopo un lunghissimo iter scolastico, col rischio di restare disoccupato per anni, ad un figlio diplomato, e autonomo già prima dei 18 anni.

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Claudio Risè, La tecnica al servizio della regressione


Una messicana cinquantenne ha partorito la settimana scorsa un bambino concepito col seme del proprio figlio. Non si tratta però, tecnicamente, di incesto, ma delle possibilità dell’ingegneria genetica di realizzare i desideri. Il figlio della madre-nonna, infatti, è un imprenditore trentunenne omosessuale, e il bimbo è stato concepito in provetta con il suo seme e con un ovocita donato da un’amica. La donna ha offerto il proprio utero per farlo nascere. Una storia di dono e generosità.
La nonna voleva un nipotino, e l’ha avuto. L’uomo voleva un figlio, ed è accontentato. L’amica ha donato il suo uovo con piacere. Lo scenario, molto postmoderno, è quello di una molteplicità di desideri in sé difficili, realizzati attraverso la cooperazione di persone che si vogliono bene e della sapiente ingegneria riproduttiva.
In questa fiaba tecnoscientifica, che la nonna-mamma ha detto di essere ansiosa di poter raccontare al bambino per mostrargli questa sua storia così speciale e meravigliosa, c’è però un furto. Inequivocabile, sicuro, per certi versi autonomo delle variegate obiezioni morali che molti muoveranno a questo evento, e ai suoi protagonisti. Si tratta del furto della madre.

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Claudio Risè, Come allontanare i giovani dalla droga :: September :: 2010


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Anche in Italia (come negli altri grandi paesi europei), nell’ultimo anno si è finalmente registrato un significativo calo dei consumi di tutti i principali stupefacenti. Si è così invertita quella costante tendenza all’aumento all’uso di droga che preoccupava molti, dai genitori più attenti alla Ue.
Sono dati che danno speranza. Per la cannabis, ad esempio, la droga di «decollo» verso tutte le altre (oltre che la più usata nel mondo), il consumo negli ultimi 12 mesi è diminuito nella popolazione generale del 63%, ed in quella degli studenti dai 15 ai 19 anni del 21% (per l’eroina il calo è stato del 15.4, e per la cocaina del 16.7). Non è solo per la crisi; altri consumi ”ricreativi“ giovanili non sono diminuiti. È qui evidente, invece, l’effetto dei drug test per i lavoratori con mansioni rischiose, per chi chiede la patente o patentino; dei test su strada (finalmente si fanno in più di 30 dei maggiori comuni italiani: ma non basta).
Questi interventi hanno mostrato alla popolazione che lo Stato (non solo a parole) è davvero contrario a che le persone si droghino, e determinato a controllare il fenomeno non solo con saltuarie operazioni di polizia, ma con controlli sistematici sulla vita dei cittadini. Come era già accaduto in altri Paesi, a cominciare dagli Usa, la popolazione ha reagito, cominciando ad allontanarsi dai comportamenti vietati.

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Diario di bordo :: Come allontanare i giovani dalla droga :: September :: 2010.

Claudio Risè, Il maschio è debole e la donna divorzia



I dati statistici mostrano però una realtà ben diversa: nel 2008 nel 75% dei casi (tre su quattro) la separazione è stata chiesta dalle donne. Una percentuale in rapido aumento: dieci anni fa erano il 65%.

Questi dati mostrano come separazione e divorzio vengano utilizzati nel quadro di una crescente sicurezza femminile rispetto all’uomo. Le probabilità dell’uomo di venire lasciato aumentano quando il miglioramento della posizione della donna coincide con difficoltà del maschio, sia nel suo sviluppo formativo e professionale che nelle sue vicende lavorative.
La debolezza maschile spesso si manifesta anche nel carattere gravemente esasperato e infantile delle sue proteste, come nelle aggressioni alle donne che lo hanno abbandonato, seguite a volte da atti suicidali. Lei non vuole vivere con lui, e lui non può accettare che lei viva, né di sopravviverle dopo essere stato lasciato.

Non è tanto il miglioramento della posizione economica delle donne nella società (ancora molto relativo) a spiegare la loro maggiore iniziativa nelle separazioni e divorzi. L’origine del fenomeno va piuttosto vista nell’indebolimento complessivo dell’iniziativa, dell’autorevolezza e anche del fascino maschile, e nella crisi della figura paterna che ne è all’origine.
Dalla fine della prima guerra mondiale in poi, per complesse vicende storiche, politiche e antropologiche, i padri non hanno più trasmesso ai figli un codice, un saper fare ed essere maschile che è andato via via perdendosi. Ciò ha reso gli uomini più confusi e meno attraenti, costringendoli a ricercare una nuova maschilità, autentica, senza più limitarsi ad opporsi all’autoritarismo patriarcale, ma esprimendo una capacità di visione e di azione positiva.

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Diario di bordo :: Il maschio è debole e la donna divorzia :: August :: 2010.

Diario di bordo :: Divorziare da vecchi :: July :: 2010


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Oggi invece continua ad aumentare il numero degli sposati che, fra i 40 e i 50 anni, decidono di uscire dal matrimonio.
A giudicare dalle ultime rilevazioni dell’ISTAT, relative al 2008, separazione e divorzio sono sempre meno misure riparatrici di un errore giovanile, e sempre di più “mature” decisioni di uscire dal legame coniugale e dalla famiglia che si era costruita nella prima metà della vita.

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l’intero articolo qui: Diario di bordo :: Divorziare da vecchi :: July :: 2010.

Claudio Risè, Austerità e cambiamento 2010


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Le resistenze dell’Italia ad accettare uno scenario di austerità non sono strane. La ricchezza e il benessere italiano sono troppo recenti per lasciar spazio senza difficoltà a una visione più austera. D’altronde il mondo intero stenta ad accettare che questa crisi chiuda davvero l’epoca della ricchezza costruita sui debiti, per costruirne una più solida e più giusta.
Ora, però, anche da noi lo scenario è tracciato, e lo sforzo di cambiamento può cominciare.

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Diario di bordo :: Austerità e cambiamento

Claudio Risè, Ronaldo, papà solo. O solo papà? :: July :: 2010


Nel dibattito pubblico sembra che non sia necessaria la presenza di un padre e di una madre, per educare. Sono considerati come dei ruoli.
È in atto da anni una massiccia campagna di persuasione sull’inutilità della coppia genitoriale. La sua funzione può essere svolta, secondo questa tesi, da una o più persone, non importa di quale sesso, e non necessariamente legate al processo che ha portato alla generazione del bimbo. La tesi è essenzialmente funzionale all’avvento della società post-naturale, con elementi sempre più spesso ed ampiamente “fabbricati” (anche riferiti all’essere umano), e organizzata sempre più secondo dispositivi burocratici (autorizzazioni amministrative, legislative, o giudiziarie). Piuttosto che secondo i processi naturali e simbolici, che hanno tradizionalmente ed universalmente presieduto alla trasmissione della vita e della crescita dell’essere umano.

Diario di bordo :: Ronaldo, papà solo. O solo papà?

Claudio Risè, La nostalgia d’amore degli adolescenti :: July :: 2010


Forse il cinismo ha davvero stancato le nuove generazioni. Le strade delle città sono piene di: «Ti amo, mia principessa», di scritte-ricordo del primo bacio tra i due, di scuse di maschi forse anche troppo inginocchiati.
Comunque il bullo, il menefreghista, il villano, va poco, e solo tra le ragazze un po’ problematiche. Le altre vogliono amore, fedeltà, sentimento, come quelli offerti dai fidanzati-vampiri degli ultimi, gettonatissimi, film. È corsa all’innocenza anche tra i maschi.
Anche fra i ragazzi, infatti, tramonta l’interesse per le mini-vamp, e torna il fascino della ragazzina acqua e sapone.

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Diario di bordo :: La nostalgia d’amore degli adolescenti :: July :: 2010.

Claudio Risè, L’equivoca “empatia” e la caccia ai vampiri


….. L’empatia in cui sono cresciuti ha loro impedito di trovare veri argomenti contro l’autorità; ma quindi anche verso le proprie debolezze o passività. Facendo spazio «empaticamente» alla posizione di insegnanti e genitori, non hanno più spazio per sé: per credere nelle proprie trasgressioni, e in questo modo riconoscerne le criticità, consumarle, e poi gettarle via.

Non a caso il cinema e la letteratura di fantascienza da più di vent’anni presenta (con sempre maggior successo) questi personaggi invasivi, i Cyborg, gli Avatar, che ti entrano dentro e poi ti controllano. Anche la nuova popolarità della figura del vampiro, che cibandosi di te ti rende simile a lui, ripresenta questa situazione, che è contemporaneamente un desiderio ed una grande paura: l’amore come fusione con l’altro, dove tu perdi la tua identità e diventi immortale, ma anche morto alla vita della luce, acquisendo un’identità fredda e notturna  …..

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Claudio Risè, L’effetto degli scandali nella psiche individuale e collettiva, in Il Mattino di Napoli


Che effetto ha sulla psiche individuale e collettiva l’enfasi data dai media alle storie di corruzione, e agli usi e costumi dei corrotti o supposti tali?A giudicare da sogni e vissuti riferiti in psicoterapia parrebbe che trascrizioni di conversazioni senza scrupoli, ricostruzioni dettagliate di abitudini perverse e illegali generino soprattutto un vissuto depressivo. Le persone si sentono come accerchiate dal male, ed hanno l’impressione che non ci sia nulla da fare per cambiare la situazione.Questa sensazione è generata sia dal ripetersi incessante di questo tipo di episodi, sia dal fatto che finora la maggior parte delle persone presentate inizialmente come colpevoli è stata poi assolta nei diversi livelli di giudizio. Ciò crea spaesamento e depressione un po’ in tutti  …. segue qui:  Editoriali & altro …: L’effetto degli scandali nella psiche individuale e collettiva

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