Patrizia Taccani parla di “lavoro di cura e del libro FERITE INVISIBILI 8 (FrancoAngeli editore) | Gazzetta D’Alba


Parliamo con Patrizia Taccani. Psicologa e saggista, ha da poco pubblicato il volume Le ferite invisibili: il maltrattamento psicologico nella relazione tra caregiver e anziano (Franco Angeli, 2011). Taccani è relatrice al convegno albese di oggi, 20 novembre, ore 15, presso la Biblioteca civica.

Le famiglie con una persona non autosufficiente affogano nell’abbandono. Che cosa ne pensa, Taccani?

«Il lavoro di cura è un compito complesso, che si articola lungo molteplici dimensioni: relazionale, emotiva, etica, medica. Sia i pazienti non autosufficienti che i loro familiari non avrebbero bisogno di esclusivo sostegno pratico, ma anche psicologico. Eppure, le strutture e i servizi vengono a mancare. Gli operatori del settore socioassistenziale e terapeutico sono sempre in trincea, soverchiati dalla richiesta e dall’esiguità di personale».

vai a tutta l’intervista    Un peso scaricato tutto sulle famiglie | Gazzetta D’Alba.

Patrizia Taccani recensisce: Luciana Quaia, Intime erranze. Il familiare curante, l’Alzheimer, la resilienza autobiografica, Nodo Libri, Como 2012, pp.209 In Prospettive sociali e sanitarie n. 10, 2012, pag. 9


Patrizia Taccani recensisce:

Luciana Quaia, Intime erranze. Il familiare curante, l’Alzheimer, la resilienza autobiografica, Nodo Libri, Como 2012, pp.209

In Prospettive sociali e sanitarie n. 10, 2012, pag. 9

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Il termine “resilienza” che compare nel sottotitolo accompagna il lettore per molte delle pagine di questo testo dedicato a rielaborare un percorso di accompagnamento del tutto particolare, ricco di riferimenti teorici, letterari, esperienziali. Luciana Quaia, infatti, operando da anni presso il Centro Donatori del Tempo di Como, per buona parte della sua attività ricopre il ruolo di tutore di resilienza nei confronti di persone che si prendono cura di un loro familiare colpito da demenza. Sarà forse per questo, sarà perché l’immagine della casa è colma di significati per ciascuno di noi, ma nel ripensare alla lettura di Intime erranze per scriverne su questa rivista, mi è sorto spontaneo il desiderio di presentarne la struttura come quella di una casa, molto vicina alla “Casita”, metafora usata per rendere immediatamente comprensibile lo svilupparsi della resilienza in una persona.

Il volume poggia su un solido terreno, quello dell’Associazione Donatori del Tempo di cui il libro celebra un anniversario significativo: 35 anni di vita, di radicamento nel territorio, di esplorazione coraggiosa – pionieristica viene definita – dei modi plurimi con cui si possono tutelare le persone più fragili in un ambito di volontariato. Questo è il terreno, e qui si gettano le fondamenta per quanto verrà dopo ( capitolo primo). Quando all’interno dell’Associazione, infatti, si fa strada il convincimento che tra le persone fragili emergono con sempre maggior evidenza i familiari che vivono accanto a un congiunto colpito dalla malattia di Alzheimer o altra forma di demenza, ecco che inizia a delinearsi il piano terra: nei capitoli successivi (secondo, terzo e quarto) l’Autrice ci porta così a conoscere sia la sua profonda motivazione a intraprendere un Gruppo di reciproco aiuto tra familiari (ma anche i suoi timori, le incertezze, le inquietudini, gli interrogativi), sia il formarsi del gruppo che sempre più si sente tale, dove “le parole dell’altro diventano occasione per conoscere se stessi ”, sino al momento in cui dalla parola parlata i protagonisti passano alla parola scritta. La malattia dell’altro diventa narrazione. “Scrivere le ferite dell’anima in una «zona di sicurezza» è servito a integrare pensiero e sentimento, liberando da un senso di oppressione e aiutando a comprendere meglio l’esperienza vissuta e il rapporto con essa” (p.60). A questo punto Luciana Quaia esplicita un dubbio che prima o poi attraversa molti facilitatori di gruppi di automutuo aiuto di familiari curanti: quanto il lavoro fatto è riuscito a dare spazio alla soggettività e alla storia (anche quella lontana) di ogni partecipante, il cui dolente racconto è per lo più rivolto al malato e alla sua malattia? Da qui il passaggio alla parte centrale del libro, quella che giustifica il suggestivo titolo di Intime erranze. Si sale quindi al primo piano della casa, spazio che va esplorato con attenzione, tempo, pazienza, sguardo aperto sui particolari oltre che sulla struttura complessiva. Insomma, va esplorato con cura. Si tratta della descrizione e della riflessione sul Laboratorio di scrittura autobiografica: cinque incontri guidati nei quali l’Autrice accompagna anche il lettore, dopo avere accompagnato il piccolo gruppo di familiari che hanno volontariamente aderito al percorso. Impossibile dar conto compiutamente in questa breve presentazione della metodologia, dei materiali offerti, di quelli prodotti. Occorre attraversare con lentezza i cinque capitoli (dal quinto al nono compreso) per cogliere il significato di ciascuna tappa, tenendo sempre presente che l’esperienza ha le sue basi nella fiducia che la scrittura autobiografica diventi per ciascun partecipante strumento di approfondimento o di avvicinamento ad aspetti di sé ancora in parte ignoti e diventi luogo e tempo per se stessi: intime erranze, appunto. Mi pare importante citare un pensiero di chiusura che dovrebbe essere sempre presente in tutti, familiari e operatori. Si tratta del richiamo ad accettare che i risultati di un lavoro dedicato alla crescita della resilienza individuale, divengano misurabili a fondo soltanto in un tempo “più in là”, oltre il gruppo.

Il lettore – soprattutto se già operante nei gruppi di automutuo aiuto di familiari curanti – può sentire al termine della lettura un suggestivo richiamo a sperimentarsi in analoga esperienza, data la sua originalità, la bellezza e la pertinenza di molti dei materiali letterari (particolarissimo il richiamo costante alla mitologia, toccante l’inserto di alcune pagine fotografiche), la coinvolgente semplicità con cui l’Autrice mette a parte degli accadimenti all’interno del gruppo, pur nel totale rispetto della privacy. Insomma, potremmo essere in molti a voler provare ad abitare autonomamente questo primo piano della casa, così densamente popolato di soggetti, oggetti, suoni, colori, parole, emozioni. In questo caso il rischio di riprodurre, e non di costruire, c’é. Questo potrebbe accadere perché la lettura del testo ci sorprende stanchi delle strade già percorse, o in stallo con i nostri gruppi, ma soprattutto a fronte di una rielaborazione ricca e complessa che ci tocca e ci stimola. Non credo tuttavia che tale semplicistico esito sia quello auspicato da Luciana Quaia. Credo piuttosto che, riandando ancora  una volta al titolo di “intime erranze”, l’atteggiamento più corretto sia quello di lasciar lavorare dentro di noi – in modo anche errabondo – i pensieri e le emozioni suscitati da questo libro, per arrivare a sentire e a capire da quale parte ci possano portare. E salire così al solaio della nostra casa, punto più alto da cui ri-guardare alle esperienze che ci appartengono, per modificarle, migliorarle e fare passi avanti nell’essere accompagnatori sempre più adatti per i nostri gruppi. Aiutati, in questo caso, da “Intime erranze”.

Patrizia Taccani

Sostenere la cura familiare. L’auto mutuo aiuto, uno strumento, seminario a cura di Patrizia Taccani


Seminario “Sostenere la cura familiare. L’auto  mutuo aiuto, uno strumento”

Mercoledì 13 Aprile 2011

ore  8,30 – 17

«Il progresso di una società si giudica dal modo in cui essa

si prende cura dei più deboli»

presso la sede de

«La Bottega del Possibile» in Viale Trento, 9  Torre Pellice

PRESENTAZIONE

Sostenere a casa “la cura di chi cura” il proprio caro in difficoltà di salute o di autonomia è indispensabile perché “assistere è faticoso” sul piano materiale e affettivo.

I caregivers hanno bisogno di essere sollevati nella loro fatica, anche con i gruppi di auto mutuo aiuto, strumento che appare sempre più efficace per confrontarsi, per condividere, per ricercare nuove modalità di rapporto e di equilibrio anche nella gestione delle emozioni.

Spesso la donne, moglie o figlia, è sola perché è cambiata la struttura della famiglia con molte ricadute sulla presenza di familiari per assistere, per accompagnare.

Lo Stato anziché essere vicino con la sua azione pubblica è sempre più assente sia sul piano economico che nella erogazione dei servizi domiciliari.

Come fare? Parliamone insieme.

PROGRAMMA

Ore 8,30               Accoglienza e registrazione dei partecipanti

Ore 9                     PERCHÉ QUESTO SEMINARIO

Mariena Scassellati Galetti, Presidente de “La Bottega del Possibile”

SOSTENERE LA FAMIGLIA, ROMPERE L’ISOLAMENTO attraverso LE CURE  DOMICILIari

Paola Sderci, assistente sociale, referente cure domiciliari ASL TO3 Collegno-Pinerolo,

Associazione Auto Mutuo Aiuto, Pinerolo (TO)

Lo sguardo di UN’INFERMIERA

Elisabetta Lambert (*), infermiera coordinatrice cure domiciliari, ASL TO3 Distretto di Susa (TO)

Ore 11                  Intervallo

Ore 11,15             L’AUTO MUTUO AIUTO NEL SISTEMA DI RETE

Silvio Venuti (*), Direttore Struttura Complessa Servizio Territoriale                di Continuità delle Cure,

ASL TO3 Collegno-Pinerolo

Il punto di vista della FAMIGLIA

1 testimone diretto Associazione Auto Mutuo Aiuto  Pinerolo

Ore 13                   Pausa per pranzo

Ore 14                   Ripresa dei lavori

I gruppi di automutuo aiuto con caregiver. Quali positività e quali criticità?

Ÿ Maria Giorgetti, assistente sociale specialista, Associazione Gng, Magenta (MI)

Ÿ Patrizia Taccani (*)

Sono entrambe autrici e curatrici del  libro: “Lavoro di cura e automutuo aiuto. Gruppi per caregiver di anziani non auto-sufficienti”, FrancoAngeli, Milano, 2010

Ore 15                  QUANDO LA FREQUENZA AI GRUPPI DI AUTO MUTUO AIUTO FA BENE

Ÿ Marco Giraudo (*), medico di famiglia ASL CN,1 Cervasca (CN)

Ÿ Pierangelo Pieroni, medico responsabile UVG, ASL CN1, Cuneo

Ore 15,30             LA RICHIESTA DELLA FAMIGLIA: L’ATTENZIONE ALLA RELAZIONE E AL LINGUAGGIO

I testimoni diretti

Associazione Auto Mutuo Aiuto Alba,  Chieri, Pinerolo

Questionario di valutazione

Conclusioni del coordinatore

Ore 17                  Termine del seminario

Coordina:            Patrizia Taccani (*), psicologa, formatrice,consulente AIMA Milano onlus

(*) socio de “La Bottega del Possibile”

per programma e scheda di iscrizione:


_________________________________________________

Associazione di Promozione Sociale “La Bottega del Possibile”

Viale Trento 9 – 10066 Torre Pellice (TO)

Tel. e fax  0121 953377 – 332996

bottegadelpossibile@bottegadelpossibile.it

segreteria@bottegadelpossibile.it

www.bottegadelpossibile.it

LAVORO DI CURA E AUTOMUTUO AIUTO. Gruppi per caregiver di anziani non autosufficienti, a cura di Patrizia Taccani e Maria Giorgetti, saggi di Fernanda Landini, Ilaria Maccalli, Daniela Rocchetti, Gianmario Rozzi, FrancoAngeli, 2010, p. 212. Recensione Audiovideo di Paolo Ferrario


Audiovideo di Paolo Ferrario

Presentazione del libro:

LAVORO DI CURA E AUTOMUTUO AIUTO. Gruppi per caregiver di anziani non autosufficienti, a cura di Patrizia Taccani e Maria Giorgetti, saggi di Fernanda Landini, Ilaria Maccalli, Daniela Rocchetti, Gianmario Rozzi, FrancoAngeli, 2010, p. 212

L’incontro di cui si parla è avvenuto presso la sede della Caritas Ambrosiana di Milano il 20 aprile 2010

L’automutuo aiuto attraverso il gruppo è una pratica del lavoro sociale che ha trovato ampio sviluppo prima nel Nord America, successivamente in Europa e più recentemente nel nostro paese. Rivolto a persone che si trovano ad affrontare problemi di ordine molto diverso, solo negli ultimi anni ha raggiunto i familiari che svolgono lavoro di cura nei confronti di un membro anziano non autosufficiente.
Obiettivi di questo libro sono da un lato porre in luce la complessità del lavoro di cura rivolto ai propri anziani collegandolo ai nodi problematici che i caregiver devono affrontare, dall’altro evidenziare la tipicità del sostegno che questi familiari trovano nel gruppo di automutuo aiuto.
Il testo, avvalendosi di testimonianze fedelmente trascritte, si caratterizza per l’integrazione tra gli aspetti teorici e quelli esperienziali legati all’operatività degli autori.
Rivolto principalmente agli operatori psico-sociali, sanitari, educativi che a vario titolo si occupano degli anziani e delle loro famiglie e ai responsabili dei servizi, questo libro è utile anche alle associazioni di familiari che intendono attivare la risorsa dei gruppi di automutuo aiuto, al volontariato quotidianamente a contatto con le problematiche delle famiglie curanti, all’arcipelago del self help come stimolo alla diffusione di tale approccio nell’ambito del caregiving.
I contenuti del testo, inoltre, possono essere utilmente fruiti da docenti e studenti all’interno dei percorsi formativi di base e di aggiornamento delle professioni che, in vari ambiti, sviluppano relazioni di aiuto.

Indice del volume:

Presentazione
Parte I.
Anziani non autosufficienti e cure familiari

  • Patrizia Taccani, Scenari e attori
  • Ilaria MaccalliSe una malattia ruba la mente: L’impatto familiare della malattia di Azheimer
  • Daniela Rocchetti, La famiglia e il lutto

Gruppo, gruppi

  • Fernanda Landini, Gianmario RozziIl gruppo
  • Maria GiorgettiI gruppi di automutuo aiuto

 

Parte II.
Il gruppo di automutuo aiuto e i caregiver: riflessioni dell’esperienza

Alcuni nodi nel percorso dei gruppi: specificità e intrecci

  • Maria Giorgetti, Fernanda Landini, Narrare la cura
  • Ilaria Maccalli, Ruoli familiari allo specchio
  • Patrizia Taccani, Quotidianità dei valori
  • Ilaria Maccalli, Patrizia TaccaniAutomutuo aiuto in AIMA: uno sguardo dall’interno
  • Maria Giorgetti, Fernanda Landini, Gianmario RozziI gruppi di autoaiuto di Magenta e dintorni: lavorare sul territorio
  • Maria Giorgetti, Fernanda Landini, Ilaria Maccalli, Gianmario Rozzi, Patrizia TaccaniI segnali del processo di automutuo aiuto

Conclusione

Glossario

Riferimenti bibliografici

Testi letterari

Siti web visitati.

Gli autori:

Patrizia Taccani, psicologa e formatrice. È stata docente presso la Scuola regionale per Operatori Sociali del Comune di Milano. Svolge attività di formazione e consulenza per enti pubblici e privati. Ricopre il ruolo di facilitatore in gruppi di automutuo aiuto rivolti a caregiver di anziani non auto-sufficienti e a persone implicate nei vari passaggi della cosiddetta “terza età”. È autrice di numerosi testi e saggi sul tema dell’invecchiamento e del­la cura.

Gianmario Rozzi, psicologo, specializzazione in Consulenza e Terapia ad orientamento sistemico-relazionale conseguita presso il Centro Milanese di Terapia della Famiglia. Vive a Milano, lavora presso un Consultorio fami­liare dell’ASL, Provincia di Milano 1 dove, per diversi anni, oltre a svolge­re attività clinica con famiglie caregiver di anziani non autosufficienti, è stato facilitatore di gruppi di automutuo aiuto.

Daniela Rocchetti, psicoterapeuta a orientamento psicoanalitico. Si occupa di formazione e supervisione di educatori e insegnanti su tematiche attinen­ti la relazione interpersonale, l’integrazione di persone con handicap, la mediazione transculturale. Nel campo sociosanitario conduce gruppi di formazione su tematiche attinenti l’assistenza domiciliare, è inserita nell’equipe dell’assistenza domiciliare ospedaliera dell’ A.O. San Carlo e A.O. San Paolo di Milano. Ha condotto gruppi di automutuo auto per pa­renti di anziani non autosufficienti. Docente ai corsi di formazione della Lega Tumori, consulente della Fondazione Floriani di Milano.

Ilaria Maccalli, psicologa e psicoterapeuta a indirizzo analitico transazio­nale. Ha collaborato con l’Associazione Italiana Malattia di Alzheimer (A.I.M.A.) Sede Nazionale come responsabile della “Linea Verde Alzhei­mer”. Oggi è responsabile del servizio di psicologia di A.I.M.A. Milano Onlus, dove svolge attività di formazione, counseling psicologico, condu­zione di gruppi di automutuoaiuto e attua progettazione di servizi per il sostegno del malato e del caregiver (ad es. “Alzheimer Cafè”). E’ formatore di e supervisore di équipes multiprofessionali presso servizi domiciliari e resi­denziali per anziani fragili.

Fernanda Landini, psicologa e psicoterapeuta a orientamento psicoanaliti­co. Ha sempre lavorato in servizi pubblici sia per bambini che adulti. Ha acquisito una vasta esperienza nella conduzione di gruppi terapeutici, di di­scussione e di formazione. Attualmente lavora presso un Consultorio fami­liare dell’ASL, Provincia di Milano 1. E consulente per l’associazione GnG.

Maria Giorgetti, assistente sociale specialista. Ha lavorato in ambito mino­rile, psichiatrico e formativo; è stata responsabile di un’unità organizzativa anziani della ASL, provincia di Milano 1. Socia fondatrice dell’associazione GnG che svolge attività di promozione della cultura del mutuo aiuto, da dieci anni attiva gruppi AMA per caregiver nei quali ricopre il ruolo di facilitatore.

Anziani, un aiuto a chi aiuta. Come sostenere i caregiver Martedì 20 aprile 2010 ore 17.30 – 19.30 via San Bernardino, 4 a Milano, Caritas Ambrosiana – Aiutare chi aiuta: caregiver


Anziani, un aiuto a chi aiuta.
Come sostenere i caregiver

Martedì 20 aprile 2010
ore 17.30 – 19.30

I gruppi di automutuo aiuto: una risorsa della comunità
Luciano Gualzetti

“L’acqua è insegnata dalla sete”: l’automutuo aiuto a sostegno del lavoro di cura
Maria Giorgetti

Uno sguardo su noi facilitatori: congedo, domande, impegni
Patrizia Taccani

Servizi alla persona tra reti formali e reti informali
Paolo Ferrario

Dibattito

L’incontro si terrà presso la sede di Caritas Ambrosiana in via San Bernardino, 4 a Milano

Info:
Segreteria Anziani
tel. 02/76037.258/338
anziani.ambrosiana@caritas.it

Al termine dell’incontro sarà messo a disposizione il volume “Lavoro di cura e automutuo aiuto – Gruppi per caregiver di anziani non autosufficienti” edito da FrancoAngeli

VAI a: Caritas Ambrosiana – Aiutare chi aiuta: caregiver

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Patrizia Taccani , Maria Giorgetti , (cur.) Lavoro di cura e automutuo aiuto. Gruppi per caregiver di anziani non autosufficienti, FrancoAngeli 2010


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Lavoro di cura e automutuo aiuto. Gruppi per caregiver di anziani non autosufficienti
Autori e curatori: Patrizia Taccani , Maria Giorgetti
Contributi: Fernanda Landini, Ilaria Maccalli, Daniela Rocchetti, Gianmario Rozzi
Collana: Politiche e servizi sociali – Professioni sociali
Argomenti: Testi per medici, infermieri, operatori sanitariPolitiche e servizi sociali
Livello: Testi per insegnanti, operatori sociali e sanitari
Dati: pp. 224,     1a edizione  2010  (Cod.1130.1.7)
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Lavoro di cura e automutuo aiuto. Gruppi per caregiver di anziani non autosufficienti

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Tipologia: Edizione a stampa
Prezzo: € 26,00
Disponibilità: Buona
Codice ISBN 13: 9788856817218
Tipologia: E-book
Prezzo: € 21,00
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Possibilità di copia: No
Codice ISBN 13: 9788856821857
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In breve Un manuale sia per operatori psico-sociali, sanitari, educativi (che a vario titolo si occupano degli anziani e delle loro famiglie) sia per le associazioni di familiari e di volontariato quotidianamente a contatto con le problematiche delle famiglie curanti. Obiettivo del testo è di porre in luce la complessità del lavoro di cura rivolto ai propri anziani, collegandolo ai nodi problematici che i caregiver devono affrontare, ed evidenziare la tipicità del sostegno che i familiari trovano nel gruppo di automutuo aiuto.
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Presentazione
del volume:
L’automutuo aiuto attraverso il gruppo è una pratica del lavoro sociale che ha trovato ampio sviluppo prima nel Nord America, successivamente in Europa e più recentemente nel nostro paese. Rivolto a persone che si trovano ad affrontare problemi di ordine molto diverso, solo negli ultimi anni ha raggiunto i familiari che svolgono lavoro di cura nei confronti di un membro anziano non autosufficiente.
Obiettivi di questo libro sono da un lato porre in luce la complessità del lavoro di cura rivolto ai propri anziani collegandolo ai nodi problematici che i caregiver devono affrontare, dall’altro evidenziare la tipicità del sostegno che questi familiari trovano nel gruppo di automutuo aiuto.
Il testo, avvalendosi di testimonianze fedelmente trascritte, si caratterizza per l’integrazione tra gli aspetti teorici e quelli esperienziali legati all’operatività degli autori.
Rivolto principalmente agli operatori psico-sociali, sanitari, educativi che a vario titolo si occupano degli anziani e delle loro famiglie e ai responsabili dei servizi, questo libro è utile anche alle associazioni di familiari che intendono attivare la risorsa dei gruppi di automutuo aiuto, al volontariato quotidianamente a contatto con le problematiche delle famiglie curanti, all’arcipelago del self help come stimolo alla diffusione di tale approccio nell’ambito del caregiving.
I contenuti del testo, inoltre, possono essere utilmente fruiti da docenti e studenti all’interno dei percorsi formativi di base e di aggiornamento delle professioni che, in vari ambiti, sviluppano relazioni di aiuto.

Patrizia Taccani, psicologa e formatrice. È stata docente presso la Scuola regionale per operatori sociali del Comune di Milano. Svolge attività di formazione e consulenza per enti pubblici e privati. Ricopre il ruolo di facilitatore in gruppi di automutuo aiuto rivolti a caregiver di anziani non autosufficienti e a persone implicate nei vari passaggi della cosiddetta “terza età”. È autrice di numerosi testi e saggi sul tema dell’invecchiamento e della cura.
Maria Giorgetti, assistente sociale specialista. Ha lavorato in ambito minorile, psichiatrico e formativo; è stata responsabile di un’unità organizzativa anziani della ASL, Provincia di Milano 1. Socia fondatrice dell’associazione GnG che svolge attività di promozione della cultura del mutuo aiuto, da dieci anni attiva gruppi AMA per caregiver nei quali ricopre il ruolo di facilitatore.

Indice: Presentazione
Parte I.
Anziani non autosufficienti e cure familiari
(Patrizia Taccani,Scenari e attori; Ilaria Maccalli, Se una malattia ruba la mente: L’impatto familiare della malattia di Azheimer; Daniela Rocchetti, La famiglia e il lutto)
Gruppo, gruppi
(Fernanda Landini, Gianmario Rozzi, Il gruppo; Maria Giorgetti, I gruppi di automutuo aiuto)
Parte II.
Il gruppo di automutuo aiuto e i caregiver: riflessioni dell’esperienza
(Alcuni nodi nel percorso dei gruppi: specificità e intrecci; Ilaria Maccalli, Patrizia Taccani, Automutuo aiuto in AIMA: uno sguardo dall’interno; Maria Giorgetti, Fernanda Landini, Gianmario Rozzi, I gruppi di autoaiuto di Magenta e dintorni: lavorare sul territorio)
Maria Giorgetti, Fernanda Landini, Ilaria Maccalli, Gianmario Rozzi, Patrizia Taccani, I segnali del processo di automutuo aiuto
(Valutare: richiami teorici; Dall’esperienza: fasi del processo in gruppi di caregiver)
Conclusione
Glossario
Riferimenti bibliografici
Testi letterari
Siti web visitati.

Lavoro di cura e automutuo aiuto. Gruppi per caregiver di anziani non autosufficienti

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Taccani Patrizia, Giorgetti Maria, LAVORO DI CURA E AUTOMUTUO AIUTO Gruppi per caregiver di anziani non autosufficienti, FrancoAngeli, 2010


L’automutuo aiuto attraverso il gruppo è una pratica del lavoro sociale che ha trovato ampio sviluppo prima nel Nord America, successivamente in Europa e più recentemente nel nostro paese. Rivolto a persone che si trovano ad affrontare problemi di ordine molto diverso, solo negli ultimi anni ha raggiunto i familiari che svolgono lavoro di cura nei confronti di un  membro anziano non autosufficiente.
Obiettivi di questo libro sono da un lato porre in luce la complessità del lavoro di cura rivolto ai propri anziani collegandolo ai nodi problematici che i caregiver devono affrontare, dall’altro evidenziare la tipicità del sostegno che questi familiari trovano nel gruppo di automutuo aiuto.
Il testo, avvalendosi di testimonianze fedelmente trascritte, si caratterizza
per l’integrazione tra gli aspetti teorici e quelli esperienziali legati  all’operatività degli autori.
Rivolto principalmente agli operatori psico-sociali, sanitari, educativi che a
vario titolo si occupano degli anziani e delle loro famiglie e ai responsabili
dei servizi, questo libro è utile anche alle associazioni di familiari che intendono attivare la risorsa dei gruppi di automutuo aiuto, al volontariato quotidianamente a contatto con le problematiche delle famiglie curanti, all’arcipelago del self help come stimolo alla diffusione di tale approccio nell’ambito del caregiving. I contenuti del testo, inoltre, possono essere utilmente fruiti da docenti e studenti all’interno dei percorsi formativi di base e di aggiornamento delle professioni che, in vari ambiti, sviluppano relazioni di aiuto.

Patrizia Taccani, psicologa e formatrice. È stata docente presso la Scuola
regionale per operatori sociali del Comune di Milano. Svolge attività di formazione e consulenza per enti pubblici e privati. Ricopre il ruolo di facilitatore in gruppi di automutuo aiuto rivolti a caregiver di anziani non autosufficienti e a persone implicate nei vari passaggi della cosiddetta “terza età”. È autrice di numerosi testi e saggi sul tema dell’invecchiamento e della cura.
Maria Giorgetti, assistente sociale specialista. Ha lavorato in ambito minorile, psichiatrico e formativo; è stata responsabile di un’unità organizzativa anziani della ASL, Provincia di Milano 1. Socia fondatrice dell’associazione GnG che svolge attività di promozione della cultura del mutuo aiuto, da dieci anni attiva gruppi AMA per caregiver nei quali ricopre il ruolo di facilitatore.

Presentazione
Parte Prima
Anziani non autosufficienti e cure familiari
Scenari e attori, di Patrizia Taccani; Uno sguardo al fenomeno demografico-
sociale; Proteggere e curare la domiciliarità dei propri familiari anziani;
Legami di cura in famiglia; Anziani soli: solitudini-non solitudini; Invecchiare
in coppia: “nella gioia e nel dolore, in salute e in malattia; I nostri genitori
invecchiano;
Se una malattia ruba la mente: l’impatto familiare della malattia
di Alzheimer, di Ilaria Maccalli; La malattia di Alzheimer; Dopo la diagnosi
e oltre: nuovi scenari familiari;
La famiglia e il lutto, di Daniela Rocchetti;
L’ultimo tratto della vita; Quali attenzioni al morente; Accompagnamento
della famiglia e automutuo aiuto)
Gruppo, gruppi
Il gruppo, di Fernanda Landini e Gianmario Rozzi; L’importanza del gruppo
nell’esperienza umana; Storia e definizioni; Come evolvono i gruppi; Obiettivi
e strutturazioni differenti;
I gruppi di automutuo aiuto, di Maria Giorgetti; Da
dove vengono questi gruppi?; Le parole per definire e classificare; La conduzione:
un dibattito aperto)

Parte Seconda
Il gruppo di automutuo aiuto e i caregiver: riflessioni dall’esperienza
(Alcuni nodi nel percorso dei gruppi: specificità e intrecci;
Narrare la cura, di Maria Giorgetti e Fernanda Landini;
Ruoli familiari allo specchio, di Ilaria Maccalli;
Aver cura di sé e autotutela, di Gianmario Rozzi;
Quotidianità dei valori, di Patrizia Taccani;
Automutuo aiuto in AIMA: uno sguardo dall’interno,
di Ilaria Maccalli e Patrizia Taccani; Come si forma il gruppo; La cornice:
regole del gruppo, ruolo dei facilitatori, tempo e spazio; Le piccole regole;
Chi accompagna: i facilitatori; Tempo e tempi del gruppo; Il gruppo: dove?;
Il viaggio e l’attrezzatura;
I gruppi di automutuo aiuto di Magenta e
dintorni: lavorare sul territorio, di M. Giorgetti, F. Landini,
G. Rozzi; Un assegno di cura per riconoscere il lavoro e i bisogni della famiglia caregiver;
Dentro le logiche dell’organizzazione; Le difficoltà dell’istituzione: proposte
simili, risposte diverse; Tra visibilità e invisibilità: la fatica degli operatori e del gruppo; L’interesse di un comune del distretto; Si prosegue da soli)
I segnali del processo di automutuo aiuto, di Maria Giorgetti, Fernanda Landini, Ilaria Maccalli, Gianmario Rozzi, Patrizia Taccani
(Valutare: richiami teorici; Dall’esperienza: fasi del processo in gruppi di caregiver;
Nascita e avvio; Riconoscimento e rispetto del gruppo; Clima affettivo;
Verso l’autonomia; Oltre il gruppo)

Conclusione

Glossario, Riferimenti bibliografici, Testi letterari, Siti web visitati, Allegati:  AIMA Milano Onlus,  Associazione GnG/Il Faro

Patrizia Taccani, Essere nonni: non chiamiamolo mestiere, in Prospettive sociali e sanitarie n. 12 2009, p. 1-4


Taccani Patrizia
Essere nonni: non chiamiamolo mestiere
Prospettive sociali e sanitarie, Vol. 39, n. 12, 2009, pag. 1-4

Quotidiani e riviste utilizzano spesso il termine “nonni” per denominare anziani e vecchi. L’articolo descrive invece i nonni come gruppo di persone p…(login alla Fondazione Maderna per leggere)

Equilibri e disequilibri. Il lavoro di cura nelle famiglie con anziani di Patrizia Taccani – Psicologa, formatrice


Equilibri e disequilibri. Il lavoro di cura nelle famiglie con anzianidi Patrizia Taccani – Psicologa, formatrice

www.qualificare.info

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Patrizia Taccani: recensione di Paolo Ferrario, Marisa Bianchi, Luciana Quaia, La qualità nei servizi socio-sanitari. Processi di costruzione della Carta dei servizi in una RSA, Carocci editore, Roma 2002


Recensione di Patrizia Taccani a:

Paolo Ferrario, Marisa Bianchi, Luciana Quaia, La qualità nei servizi socio-sanitari. Processi di costruzione della Carta dei servizi in una RSA, Carocci editore, Roma 2002

Il testo è diviso in tre parti strettamente collegate come possono esserlo tre tappe di un unico itinerario pensato e progettato insieme dai tre Autori, e successivamente ripercorso insieme. Nella prima parte siamo condotti lungo un iter storico-istituzionale che ci consente di capire l’intreccio sistemico tra le istanze e le pressioni in tema di qualità dei servizi da parte della società civile diversamente rappresentata e le iniziative legislative e amministrative in parte orientate a rispondere, in parte “costrette” a entrare in conflitto con la domanda stessa di qualità, nel momento in cui presentino come obiettivo centrale il contenimento della spesa economica. Già la proposta di leggere gli aspetti di possibile ambivalenza del dato giuridico-amministrativo rende il lettore avvertito degli aspetti di complessità del problema e lo preserva dall’assumere una visione troppo “romantica” dei percorsi per la qualità. Di particolare interesse l’approfondimento della valenza comunicativa della Carta dei servizi e, ancor più, il senso di una costruzione della Carta fatta dall’interno del contesto di servizio. Sono particolarmente illuminanti i due verbi usati “rispecchiarsi” e “affacciarsi alla finestra” (p.37) per definire gli obiettivi di tale strumento: la Carta come strumento per osservarsi, che significa anche la sua costruzione attraverso una forte partecipazione delle componenti professionali del servizio, e la Carta come strumento per farsi conoscere, per entrare in contatto con i soggetti esterni: utenti reali o potenziali, forze sociali, altri enti, associazioni. Accompagnati da questa immagine/metafora ci si può avviare lungo l’itinerario che conduce appunto dal quadro delle politiche sociali in tema di qualità e della legislazione sulle Carte dei servizi (Paolo Ferrario), per raggiungere e conoscere un luogo (RSA Bellaria di Appiano Gentile in provincia di Como) in cui si è attuata una sperimentazione di redazione della Carta unitamente a un progetto qualità, attraverso le parole di chi occupa un punto di osservazione di particolare rilievo, quello di direzione della residenza (Marisa Bianchi), sino alla rilettura del processo di miglioramento della qualità che mette il luce tutto il lavoro di cura necessario per poter passare dal “dover essere” in tema di qualità al “che cosa è possibile fare e si è fatto” per la qualità stessa (Luciana Quaia). Nella seconda parte dunque, il lettore conosce da vicino il contesto di una residenza sanitaria-assistenziale in cui si è realizzata la costruzione della Carta dei Servizi come punto di arrivo di un processo in parte quasi “inconsapevole”, a sua volta punto di partenza per una revisione dei processi di lavoro in aree specifiche : qui, oltre a vedere il luogo fisico, a incontrare i soggetti, a percepire i passaggi di clima e di stile di lavoro dal lontano 1864 anno in cui la casa fu fondata per accogliere otto ammalati di pellagra, sino all’oggi in cui la RSA Bellaria è dimora di centoventisette persone anziane quasi tutte gravemente disabili, si è chiamati a interrogarsi, insieme a chi scrive, sulle possibili contraddizioni tra l’aspirazione a migliorare la qualità del servizio e l’applicazione di metodologie di lavoro ad essa finalizzate che tuttavia richiedono tempi per l’elaborazione e la socializzazione più ampia, tempi per l’applicazione, tempi per la valutazione e si basano fondamentalmente sul coinvolgimento diretto degli operatori nei gruppi di lavoro: “il lavoro dal basso presenta vantaggi e svantaggi”. (p.119) Nella terza e ultima parte Luciana Quaia, psicologa consulente nella RSA, fornisce da subito al lettore le chiavi interpretative da tenere presenti nella rivisitazione del processo di miglioramento della qualità che andrà a descrivere e a valutare, sintetizzabili nei concetti di “pluralità e intreccio dei protagonisti della qualità” (anziani, familiari, operatori, ambiente) e di empowerment riferito a ciascuno di loro. Il processo viene ricostruito con precisione non disgiunta da partecipazione emotiva: come del resto sottolinea l’autrice, il processo di lavoro di gruppo ha visto intrecciarsi momenti di ricerca di strumenti e di metodologie finalizzati ad una traduzione squisitamente tecnica a momenti di creatività capaci di motivare, sostenere e “accendere” anche le fasi più faticose che dovevano portare a identificare i fattori di qualità, a trovarne gli indicatori, ad approcciarsi al concetto di standard. (p.160). E’ probabile che un metodo di lavoro di ricerca con queste caratteristiche abbia di gran lunga facilitato l’acquisizione della consapevolezza raggiunta dal gruppo al termine di una prima fase, che “molti degli obiettivi di miglioramento via via delineati dal gruppo erano inerenti alla sfera relazionale e implicavano un impegno personale che non poteva semplicemente essere esposto in “tabella”, quasi fosse un elemento quantizzabile o acquistabile…” (p.169). Come dire che il lavoro di ricerca si è caratterizzato dall’essere anche formativo e auto-formativo. Di notevole interesse il capitolo dieci che ci consegna i risultati di una valutazione della qualità da parte di un numero pur parziale di anziani (22% degli ospiti): ciò che è emerso viene definito come “una criticità poco obiettiva rispetto al tema indagato, ma più “rivendicativa” di esigenze personali non sempre compatibili con il luogo di residenza…” (p.177). Questi risultati di per sé certamente non gratificanti hanno tuttavia spinto gli operatori a superare il senso di impotenza generato dalla consapevolezza di non poter dare tutte le risposte adatte a tutte le persone residenti nella casa, e successivamente si è proceduto a raccogliere, ampliandole con interviste e osservazioni, le esigenze di tipo psico-sociale degli ospiti stessi. Diversamente raccolta (tramite focus group), la valutazione della qualità percepita dai familiari e in via di elaborazione, al momento della chiusura redazionale del testo, la verifica fatta con gli operatori: i risultati, anche provvisori, l’interpretazione che ne viene fatta, e le prime risposte istituzionali (ad esempio incontri di informazione/formazione per i familiari) danno conto del grande movimento in atto nella RSA Bellaria di Appiano Gentile rispetto al miglioramento della qualità di vita di chi vi dimora, di chi mantiene uno stretto legame con i residenti, di chi vi opera professionalmente. Credo sia anche per questo che in premessa gli autori invitano altri gruppi di lavoro a comunicare la propria esperienza in tema di qualità e a partecipare a un confronto non su teorie ma sulle concrete realizzazioni, pur in via di attuazione. (p.12) Come lettore dichiaro di avere sentito, al termine dell’itinerario, l’esigenza di un breve capitolo conclusivo “a tre voci” che, almeno in qualche misura, collocasse tutta l’esperienza in una prospettiva a medio termine. Da ultimo, guardando al testo nel suo complesso, mi sembra di avere colto una sorta di meta-messaggio lanciato dalle sue pagine: esso riguarda la necessità di una presa in carico culturale del problema della vecchiaia, in particolare dei vecchi ammalati, estremamente fragili e non autosufficienti che approdano alle strutture residenziali nell’ultima parte della loro vita. Ma non solo di essi, anche dei familiari che spesso con grande fatica e pena mantengono legami che lo sguardo sociale corrente decreterebbe interrotti con l’entrata dell’anziano in una struttura. Ciò che chiamo presa in carico culturale riguarda l’affermazione prima teorica, poi declinata nell’organizzazione, dell’importanza di un “prendersi cura” della vita e dei legami di questi cittadini, così come, con tutti i rischi evidenziati, ci si può prendere cura della crescita professionale degli operatori attraverso la loro partecipazione diretta ai processi di cambiamento. Difficile allora essere d’accordo con valutazioni politico-amministrative che dovessero considerare processi come quello realizzato e descritto come eccessivamente costosi in termini di risorse professionali, di tempo dedicato e, perché no? pericolosi in quanto capaci di risvegliare nuove o nuovissime esigenze nei fruitori del servizio. Il dissenso nasce pensando ai vecchi di oggi, pensando anche ai vecchi che saremo.