Darko Pandakovic presenta la mostra: LA VITA CONDIVISA i gesti della famiglia nelle immagini dell’arte, 15 maggio – 1 luglio 2012 al Palazzo delle Stelline, Milano , Corso Magenta 59



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COMUNICATO STAMPA:

Dal 16 maggio al 1° luglio 2012, la Galleria Gruppo Credito Valtellinese – Refettorio delle Stelline di Milano – ospita la mostra LA VITA CONDIVISA. I gesti della famiglia nelle immagini dell’arte, che è frutto originale del lavoro del CREA (Centro di ricerca per l’educazione attraverso l’arte e la mediazione del patrimonio culturale sul territorio e nei musei) dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano.
L’iniziativa presenta 60 opere di artisti, dal Trecento ai nostri giorni, quali Pietro Lorenzetti, Moretto, Sironi, Rouault, Picasso, Pirandello, Morbelli, Pistoletto e altri, provenienti da musei e collezioni italiane, come il Museo Poldi Pezzoli, la Pinacoteca Ambrosiana, il Museo Diocesano di Milano, la Pinacoteca Vaticana.

L’esposizione, curata da Cecilia De Carli, Laura Polo D’Ambrosio e Grazia Massone, ha ricevuto l’adesione del Presidente della Repubblica, è sostenuta e promossa dalla Regione Lombardia e organizzata dall’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, in collaborazione con il Gruppo Bancario Credito Valtellinese, col patrocinio del MiBAC – Ministero per i Beni e le Attività Culturali e della Provincia di Milano e si svolge in occasione e in preparazione del VII Incontro Mondiale delle Famiglie, in programma a Milano dal 30 maggio al 3 giugno.

L’itinerario artistico lungo oltre otto secoli focalizza la sua attenzione sulla famiglia come primo ambito essenziale di accoglienza e di relazione, recuperando i gesti messi in evidenza dalle opere della tradizione artistica occidentale.
A questa prima linea guida si aggiunge quella che coglie il riflesso della famiglia nel contesto delle attività sociali sorte nel territorio lombardo (istituzioni, confraternite, enti, associazioni), con il fine di sostenere e ‘farsi famiglia’ per coloro che si trovano in situazioni di difficoltà.

Il tema è affrontato con un taglio iconografico trasversale. L’obiettivo non è quello di creare una documentazione antologica e monografica relativa alla famiglia, quanto guidare il visitatore alla comprensione che la famiglia non è solo un’istituzione condizionata e soggetta al contesto storico sociale, quanto una risposta all’esigenza profonda dell’uomo di condivisione quotidiana della vita.

Nel corso dei secoli l’arte figurativa occidentale ha presentato la famiglia evidenziando modelli differenti, ma sottolineando, quali elementi ad essa connaturati, l’accoglienza e la relazione con l’altro; questi momenti sono concretamente vissuti nella quotidianitàe nella gratuità. Ecco perché le attività del prendersi cura, dello stare vicino, dell’essere famiglia che hanno caratterizzato l’azione sociale delle realtà assistenziali, discendono e derivano proprio dalle azioni di accoglienza e di presenza.

Il percorso espositivo, diviso in quattro sezioni – La Famiglia, L’Accoglienza, La Relazione, Nel Quotidiano – segue due binari con le opere provenienti dai luoghi di assistenza che s’intrecciano con quelle direttamente espressive del tema della famiglia. L’apertura è riservata a due tele monumentali: Il cortile dell’Ospedale maggiore di scuola lombarda (1670-1690) e San Carlo presenta le Stelline alla Sacra Famiglia di Luigi Scaramuccia (1680) che pongono a confronto i due ambiti toccati dall’esposizione e che rispondono alla stessa necessità dell’uomo di crescere grazie all’incontro e al rapporto con gli altri.

La prima sezione documenterà la relazione che il modello del vivere familiare ha con tutte le dimensioni della vita, specialmente gli aspetti che riguardano la coscienza di sé e gli affetti a noi più prossimi.
Tra questi, un ruolo di primo piano è riservato alla figura di Maria, prototipo della capacità di misericordia della Chiesa, esemplificato dal capolavoro di Pietro Lorenzetti, Madonna con il Bambino (1342) o dall’analogo soggetto tradotto in statua marmorea da Bonino da Campione (1370-1380).
Nei secoli a venire, nelle immagini della Madonna con il Bambino si evidenzia, con maggiore attenzione, la dimensione materna e umana di Maria, come nella Sacra Famiglia con San Giovannino del Moretto (1535), mentre la presenza discreta e rispettosa di San Giuseppe è ben visibile nella piccola scultura di bottega sardo-napoletana San Giuseppe con Gesù bambino (fine XVI – inizio XVII).
L’ultima parte è dedicata a ritrovare nelle opere d’arte del XX secolo i gesti della famiglia, come avviene ne Gli amanti di Arturo Martini (1920), ne La famiglia del pastore (1929) di Mario Sironi, ne I Gianvenuti al 1978 e 1979 di Mario Schifano.

La seconda sezione, L’Accoglienza, viene introdotta dallo stemma in marmo della Veneranda Fabbrica del Duomo di Milano (post 1450-ante 1500) che presenta l’iconografia della Madonna della Misericordia nell’atto di stendere il proprio manto, quale simbolo dell’accoglienza.
È la Mater Misericordiae a far comprendere il gesto materno che accoglie tra le sue braccia il figlio. Tra le opere che hanno per tema la Maternità, in questa parte del percorso espositivo, si ricordano le tele di Silvestro Lega (Maternità, 1881-1882) e di Gino Severini (Maternità, 1916), come pure le due sculture di Eugenio Pellini, Madre con bambino (1906), ed Enfant su sein di Medardo Rosso (1910-1914).
Ma il nascere alla vita, oltre a essere considerato un fatto privato, può essere anche inteso come l’essere accolti all’interno della storia e riconosciuti dalla società. Fin dalle epoche più antiche se, per assoluta indigenza della madre o per assenza di sostegno, un neonato non poteva essere mantenuto in vita, veniva affidato alle cure della città. Questa fiducia nella capacità di accoglienza propria dell’individuo rende comprensibile la pratica dell’esposizione, cioè dell’abbandono di quei neonati al cui mantenimento non si poteva provvedere; la loro crescita veniva affidata all’azione caritatevole di uomini facoltosi.
L’affido di alcuni trovatelli alle cure di donne appositamente stipendiate, viene registrato nelle relazioni dei Deputati dell’Ospedale Grande di Milano. Il brefotrofio però non è un ente astratto, ma una realtà umana, un cuore misericordioso e materno che accoglie; di ciò, ne danno testimonianza in mostra i segnali d’esposizione, cioè gli oggetti e i messaggi scritti che accompagnavano i bambini abbandonati. A questi si affiancano i ritratti di Michele Barozzi, il ragioniere che nel maggio del 1836 presentò il progetto operativo grazie al quale venne fondato a Milano, per volontà della monarchia asburgica, l’istituto d’educazione per i poveri ciechi e della benefattrice Dolores Vecchiotti Ridella.

La terza sezione è dedicata al tema della relazione, che della famiglia è certamente il cuore. L’argomento risulta difficile da affrontare in quanto nella rappresentazione degli artisti più che i gesti sono i rapporti a venire alla luce, spesso insieme alla sofferenza che li accompagna. Il continuo e incessante contrasto determinato dai toni scuri e dalle tinte calde che si trova in Automne ou Nazareth di Rouault sottolinea come la speranza di pace propria del cuore dell’uomo passi attraverso il conflitto.
Le opere scelte hanno la capacità di dare corpo e significato alla complessità delle emozioni. È in questo ambito che si ritrovano due tra i capolavori grafici di Picasso – Le Repas frugal (1904) e Les pauvres (1904) – o l’incisione Disoccupazione di Käthe Kollwitz (1903).
Il rapporto tra le persone è inoltre messo in risalto dall’opera di Michelangelo Pistoletto, Famiglia Politi (1992), realizzato su una superficie riflettente in alluminio che consente, grazie all’effetto di specchiamento dello spettatore, di interrompere la situazione di isolamento in cui si trovano i protagonisti dell’opera.

Nel Quotidiano, si apre con La lavandaia (1730 ca.) di Giacomo Ceruti, definito da Giovanni Testori, “un maestro dell’umano”. Proprio il Ceruti traccia le linee di questa ultima sezione, suggerendo come la verità del nostro esser uomini debba essere ricercata tra le cose di tutti i giorni. L’interpretazione artistica consente di concentrare l’attenzione su modi di essere e di fare troppo spesso offuscati dall’abitudine, restituendo loro una dimensione straordinaria, preziosa e rituale. Il significato delle opere esposte – tra cui Scena di famiglia o La nonna (1853) di Girolamo Induno, Il bottone di Angelo Morbelli (1907), Chiusi fuori scuola di Emilio Longoni (1887-1888), in cui l’immediatezza fotografica dona l’aspetto di immagini rubate all’insaputa dei soggetti ritratti -, risiede nella loro forza comunicativa a suscitare nello spettatore una reazione affettiva ed emotiva assimilabile a quella che la stessa realtà produrrebbe.

Accompagna la mostra un catalogo bilingue (italiano-inglese) Silvana Editoriale.

Sito ufficiale::

http://www.lavitacondivisa.it/


La casa era silenzio e il mondo era calma, di Stevens Wallace, letta da Domenico Pelini

—>La casa era silenzio e il mondo era calma Lettura di Domenico Pelini<—

LA CASA ERA SILENZIO, di Stevens Wallace

La casa era silenzio e il mondo era calma
Il lettore divenne il libro; e la notte estiva

Era il sentire del libro
La casa era silenzio e il mondo era calma

Le parole furono dette come se il libro non ci fosse
Se non che il lettore era chino sulla pagina,

Voleva stare chino, voleva molto tanto essere
Lo studioso a cui il suo libro dice il vero, a cui

La notte estiva è come una perfezione del pensiero.
La casa era silenzio perchè così doveva essere.

Il silenzio era parte del senso, parte della mente:
Il passaggio che conduce la perfezione alla pagina.

E il mondo era calmo. La verità in un mondo calmo.
In cui non c’è altro senso,essa stessa

E’ calma, essa stessa è estate e notte, essa stessa
E’ il lettore che a tarda ora chino legge.


Angelicamente, Zephyro edizioni, ne parlano: Baldo Lami, Eliana Briante, Paolo Ferrario, Claudia Reghenzi, Francesco Pazienza

un libro a milano Salone della piccola e media Editoria Indipendente, alla seconda edizione

domenica 28 novembre 2011

presso SuperstudioPiù

Via Tortona 27 Milano

alle ore 17.00

Zephyro Edizioni presenta il libro

Vai agli Indici dei singoli Saggi degli Autori:

Nella crisi di passaggio che caratterizza il nostro secolo in cui, recisi i legami col passato, speranza e futuro sembrano collassare in un presente sempre più mutevole e indistinto, l’angelo torna a far parlare di sé. Ma come possiamo intenderlo nel clamore delle voci e delle immagini

che lo sovrastano?

Un ampio numero di persone, tra studiosi, ricercatori

o semplici professionisti in diversi settori dell’attività umana,

si sono ritrovati a parlarne nel campo ideale del progetto di questo libro,

secondo la loro personale esperienza o il loro peculiare modo di vedere

e pensare.

Ne esce un quadro molto eterogeneo e policromo ricco di suggestioni,

per un viaggio memorabile nel tempo caduco dell’uomo odierno,

ma condotto sulle ali senza tempo dell’angelo.


Vecchiaie: Paolo Conte si racconta ….

Paolo Conte, in occasione della uscita dell’ ultimo disco Nelson,  si racconta in tema di:

  • linguaggio delle sue canzoni
  • rapporti di famiglia: lo zio Gino
  • il cane Nelson, che lo ascoltava suonare il pianoforte di notte
  • una spiegazione del “perchè le donne non capiscono il jazz
  • il rapporto fra le sue canzoni e i colori
  • il rapporto con la Francia
  • il ricordo fondamentale: la ritirata dei tedeschi alla fine della guerra

da:


“Sguardi”, di Carlo Ferreri, a cura di Veronica Riva e Stefano Cortina

“Sguardi”

Carlo Ferreri

A cura di Veronica Riva e Stefano Cortina

Catalogo in galleria

Dal 30 novembre al 24 dicembre 2010

Inaugurazione: martedì 30 novembre ore 18.30

Orario mostra:

10.00/ 12.30 – 16.30/19.30

chiuso lunedì mattina e domenica

Associazione Culturale Renzo Cortina,

Via Mac Mahon 14/7 , Milano

Tel: 0233607236 Fax: 0234536329 E-mail: artecortina@artecortina.i

Carlo Ferreri:

e-mail: carloferreri@yahoo.it

sito web: http://carferre.altervista.org/


Gaspare Armato, La storia nell’arte, Il Papyrus miniedizioni, Pistoia, 2009

La storia nell’arte: lettera a Charlette « babilonia61

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