Raffaele Simone presenta il suo libro PRESI NELLA RETE, la mente ai tempi del web, Garzanti, 2012, da una intervista di Igor Guida (pubblicata in Booksweb.tv)
Pubblicato: 24 maggio 2012 Filed under: WEB 2.0 Lascia un commento »Raffaele Simone presenta il suo libro PRESI NELLA RETE, la mente ai tempi del web, Garzanti, 2012:
tratte dalla intervista di Igor Guida: http://www.salonelibro.it/it/multimedia/video/11854-bookswebtv-raffaele-simone.html
Navigare Insieme vuole favorire la digitalizzazione degli over 60 attraverso una comunicazione intergenerazionale
Pubblicato: 18 maggio 2012 Filed under: Prevecchiaia, WEB 2.0 Lascia un commento »Navigare Insieme vuole favorire la digitalizzazione degli over 60 attraverso una comunicazione intergenerazionale
PRESI NELLA RETE la mente del web, di Raffaele Simone – recensione di Maurizio Ferraris, in la Repubblica – ilmiolibro.it
Pubblicato: 21 aprile 2012 Filed under: LIBRI NEWS, SCRITTURA, Tecnologie internettiane 1 Commento »Aristotele ha insistito sul fatto che l’uomo è un animale politico dotato di linguaggio. Questo è confermato dall’esplosione di gadget dedicati alla comunicazione.Se ci fosse un premio per le visioni apocalittiche del Web, andrebbe sicuramente a questo bel libro di Raffaele Simone, Presi nella rete (Garzanti), in cui il mondo del Web, sin dal “Prologo in treno”, dove tutti sono intenti a trafficare con i loro aggeggi e a ciacolare del più e del meno ripetendosi sempre le stesse cose ha la fisionomia dell’inferno dantesco. Anzi, visto che prevale il grottesco, della Divina Commedia nella versione Disney.
Di chi la colpa? Degli aggeggi, cioè dei telefonini, dei computer, degli iPad e degli iPod. L’ipotesi di Simone è che il nostro rapporto con la tecnologia sia di esattamento, cioè il contrario dell’adattamento. È la tecnologia che crea i bisogni invece che l’inverso, come avveniva nella interpretazione ottimistica e umanistica di McLuhan: i media non sono estensione dell’uomo ma, al contrario, l’uomo è l’estensione dei media.
da Presi nella rete, di Raffaele Simone – La recensione di la Repubblica – ilmiolibro.it.
La rivoluzione digitale, TreccaniChannel
Pubblicato: 18 aprile 2012 Filed under: Tecnologie internettiane Lascia un commento »Perché? Internet è una tecnologia “general purpose” (come l’elettricità e il vapore) in quanto è utilizzabile in tutti i diversi settori della produzione. È una rivoluzione in grado di cambiare gli stessi esseri umani. Ecco perché. altro
un Paese iperconnesso
Pubblicato: 31 marzo 2012 Filed under: Tecnologie internettiane, WEB 2.0 1 Commento »i numeri descrivono un Paese iperconnesso: come ha evidenziato pochi giorni fa
sono 21 milioni gli italiani che possiedono almeno uno smartphone mentre 24 milioni hanno profili e account sui social network, 1,5 milioni hanno un tablet e oltre 500 milioni di apps sono scaricate.
PLoS ONE – La rivista che chiunque può aggiornare – Scienza 2.0
Pubblicato: 12 marzo 2012 Filed under: PLoS ONE, RIVISTE e WebZine, WEB 2.0 1 Commento »PLoS ONE – La rivista che chiunque può aggiornare
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Sito: PLoS ONE
Cosa è PLoS ONE? PLoS ONE una rivista internazionale pubblicata dalla PLoS, una organizzazione no-profit di scienziati e medici che si sono messi insieme per rendere la letteratura medica e scientifica pubblicamente accessibile, utilizzando il concetto di peer review.
PLoS ONE è a libero accesso e all’interno di questa rivista è possibile pubblicare articoli di qualsiasi disciplina scientifica, con la particolarità che questi possono essere aggiornati e perfezionati nel tempo con il contributo dei lettori che potranno rilasciare commenti, critiche e correzioni. Caratteristiche di PLoS ONE:
- Accesso libero on-line; - gli autori conservano il diritto d’autore; |
da PLoS ONE – La rivista che chiunque può aggiornare – Scienza 2.0.
Volunia, il nuovo motore di ricerca ideato da MASSIMO MARCHIORI
Pubblicato: 12 febbraio 2012 Filed under: Tecnologie internettiane, WEB 2.0 1 Commento »
Un buon pensiero che abbiamo letto, una cosa che ci abbia colpito nell’ascoltarla, li riportiamo volentieri nel nostro diario, Wolfgang Goethe nelle Affinità elettive
Pubblicato: 9 febbraio 2012 Filed under: biografie, Blog, Citazioni Lascia un commento »Dice Wolfgang Goethe nelle Affinità elettive:
“Un buon pensiero che abbiamo letto, una cosa che ci abbia colpito nell’ascoltarla, li riportiamo volentieri nel nostro diario.
Se ci prendessimo però ugualmente la pena di annotare dalle lettere dei nostri amici osservazioni, caratteristiche, garbati giudizi, detti fugaci e arguti, potremmo divenire molto ricchi.
Ci sono lettere che si conservano per non rileggerle mai più, infine viene il giorno che si distruggono per discrezione, e così ne scompare il più bello e più immediato alito di vita, e non sarà possibile né per noi né per altri riprodurlo mai più.
Io mi propongo di riparare a questa negligenza…“
“Teniamoci per mouse” ciclo di lezioni su tecnologie internettiane e processi educativi: Paolo Ferri e altri, Università Bicocca, Milano
Pubblicato: 8 febbraio 2012 Filed under: Educazione e formazione, Scuola e istruzione, Tecnologie internettiane, Univ. Milano Bicocca Lascia un commento »
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Conversazioni intorno alla rinascita dei blog DI GIOVANNI BOCCIA ARTIERI | Apogeonline
Pubblicato: 31 dicembre 2011 Filed under: Blog Lascia un commento »argomenta Di Giovannni Artieri:
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Il dato di partenza me lo ha fornito Vincenzo Cosenza partendo dai dati di fatto e spiegandomi che:
i blog su WordPress, la piattaforma più usata, sono in aumento e stanno per toccare i 70 milioni. Quelli su Tumblr sfiorano i 40 milioni. Certo non è dato conoscere il tasso di abbandono, ma la crescita delle nuove aperture è significativa. Quello che vedo è una mutazione del modo di usare i blog. Prima venivano usati per condividere lunghe elucubrazioni, brevi pensieri o contenuti scovati in rete. Ora si tende a mettere sul blog ciò che si vuole far rimanere nel tempo e ritrovare. Ai social network il compito di amplificare i pensieri del blog e accogliere frammenti di esistenza fuggevoli, utili a segnalare la nostra posizione in rete e a curare le relazioni amicali.
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Vai all’intero articolo: Conversazioni intorno alla rinascita dei blog | Apogeonline.
WordPress.com
Pubblicato: 16 dicembre 2011 Filed under: Blog 2 Commenti »WordPress è una delle più famose, se non la più famosa in assoluto, piattaforma open source per il blogging. Attraverso WordPress.com è disponibile anche il servizio che ti permette di creare in modo semplice il tuo blog gratis anche se non hai esperienze tecniche, ti basta un nome ed un indirizzo email. Il blog chiaramente sarà basato su piattaforma WordPress, installata ed hostata direttamente su wordpress.com. Avrai a disposizione molti template tra i quali scegliere per l’aspetto del tuo blog, tema che potrai personalizzare con tue foto, tue impostazioni, ma non modificando il codice o il CSS (queste opzioni sono sulla versione a pagamento dello stesso servizio). Tra le altre caratteristiche importanti segnaliamo la possibilità di importare i vecchi post da altre piattaforme, qualora questo non sia il tuo primo blog e non vuoi perdere i vecchi scritti. Il blog sarà già predisposto per essere in piena linea col Web 2.0, grazie a widget ad hod per lo sharing e la socializzazione di vario tipo. L’indirizzo offerto gratis sarà del tipo tuonome.wordpress.com a meno che tu non voglia associare un tuo nome a dominio personale, chiaramente a pagamento però. Per foto e contenuti avrai ben 3 GB di spazio. Ed ancora Spell-check, Previews, Autosave, statistiche ed altro… Servizio disponibile anche in lingua italiana.
Scheda del sito:
http://www.freeonline.org/sitogratis/wordpress-com.html
Pdf SB è un utile motore di ricerca di documenti in formato PDFil.com – Gmail
Pubblicato: 29 novembre 2011 Filed under: DOCUMENTAZIONE E RICERCA, WEB 2.0 Lascia un commento »
Pdf SB è un utile motore di ricerca di documenti in formato PDF. Pdf SB indicizza al momento di questa recensione, oltre 7 milioni e 400 mila files, destinati a salire, disponibili in molte lingue tra cui l’italiano (è presente per la ricerca il filtro linguistico). E’ sufficiente inserire la query di ricerca nela campo preposto, selezionare la lingua e cliccare: i risultati verranno indicizzati con titolo, breve descrizione, immagine in anteprima del file e link al download da pagina esterna.
Scheda del sito:
http://www.freeonline.org/sitogratis/pdfsb.html
La storiografia digitale, a cura di Dario Ragazzini, UTET, Stefano Vitali, Passato digitale, Bruno Mondadori, dal blog babilonia61
Pubblicato: 29 novembre 2011 Filed under: BIBLIOGRAFIE, WEB 2.0 Lascia un commento »la scheda sui dui libri è qui: Due libri sulla storiografia digitale « babilonia61.
Paolo Mieli, Ferruccio De Bortoli e le tecnologie internettiane
Pubblicato: 24 novembre 2011 Filed under: De Bortoli Ferruccio, Mieli Paolo, WEB 2.0 Lascia un commento »… Ferruccio De Bortoli, direttore del Corriere della Sera, ha fatto il suo debutto su Twitter. Qual è il suo rapporto con i social network?
Riconosco la forza di questi strumenti. Preferisco, però, non utilizzarli perché mi farei coinvolgere troppo.
A fine Ottocento, grazie all’abolizione della censura preventiva, i giornali, per la prima volta, diventarono strumento di informazione, come – oggi – potrebbero essere i social network. Ma è veramente così?
La Rete permette la circolazione delle informazioni e della conoscenza. È l’informazione veloce che genera cambiamento. Gli Usa hanno concentrato l’attenzione delle sedi diplomatiche sui percorsi del Web. In Italia, la politica sottovaluta il fenomeno, non lo comprende. ….
da: Paolo Mieli Punto a capo | Data Manager Online.
Ferri Paolo, Professore Associato docente di Tecnologie didattiche e Teoria e tecnica dei nuovi media presso la Facoltà di Scienze della Formazione dell’Università degli Studi Milano Bicocca
Pubblicato: 24 novembre 2011 Filed under: WEB 2.0 Lascia un commento »Novità in Libreria
Paolo Ferri, Stefano Mizzella, Francesca Scenini, I nuovi media e il Web 2.0. Comunicazione, formazione ed economia nella societa’ digitale, Guerini Scientifica, Milano, 2009
Recenti monografie
P. Ferri, S. Mantovani (a cura di) Bambini e computer. alla scoperta delle nuove tecnologie a scuola e in famiglia , Etas, Milano, 2006
P. Ferri, E-learning. Formazione, comunicazione e tecnologie digitali, Le Monnier, Firenze, 2005
da Ferri Paolo Ferri Home page.
Il 67,8% degli italiani conosce almeno un social network, quota che sale al 91,8% tra i giovani (14-29 anni), ma si attesta comunque al 31,8% tra gli over 65 anni. Si tratta complessivamente di 33,5 milioni di persone, in crescita rispetto ai 32,9 milioni del 2009
Pubblicato: 22 novembre 2011 Filed under: WEB 2.0 Lascia un commento »Roma, 13 luglio 2011 – Social network: una popolarità inarrestabile. Il 67,8% degli italiani conosce almeno un social network, quota che sale al 91,8% tra i giovani (14-29 anni), ma si attesta comunque al 31,8% tra gli over 65 anni. Si tratta complessivamente di 33,5 milioni di persone, in crescita rispetto ai 32,9 milioni del 2009. Il più popolare è Facebook (noto al 65,3% della popolazione) insieme a YouTube (53%), seguono Messenger (41%), Skype (37,4%) e Twitter (21,3%). Ed è esploso il dato che riguarda i veri e propri utenti: i social network più utilizzati sono YouTube (dal 54,5% degli italiani che accedono a Internet, l’86,5% dei giovani) e Facebook (dal 49%, l’88,1% dei giovani).
Quotidianamente immersi nel web. La funzione di Internet maggiormente utilizzata nella vita quotidiana, direttamente o per interposta persona, è quella che permette di trovare strade e località: il 37,9% lo ha fatto almeno una volta nell’ultimo mese, grazie anche a smartphone e tablet, specie nelle grandi città (il dato sale al 60,5% nei centri con più di 500mila abitanti). Al secondo posto, ascoltare musica (26,5%). Anche l’home banking ha preso piede nel nostro Paese: lo svolgimento di operazioni bancarie tramite il web viene al terzo posto tra le attività maggiormente svolte (22,5%). Fare acquisti (19,3%), prenotare un viaggio (18%), comprare un libro o un dvd (6,2%) sono attività che non coinvolgono ancora quote massicce di utenti di Internet. Sbrigare pratiche con uffici amministrativi (9,7%) o prenotare una visita medica (3,9%) sono modalità ancora poco praticate dagli internauti. Se poi la ricerca di un lavoro attraverso la rete non interessa gli anziani (1,1%) per ovvie ragioni, il dato rilevato a livello nazionale è pari al 12,3%, che sale al 41% tra i disoccupati. Infine, effettua telefonate attraverso Internet (tramite Skype o altri servizi voip) il 10,1% degli italiani che si connettono, soprattutto i giovani (14,8%) e le persone più istruite (14,5%).
Vizi e virtù della rete secondo gli italiani. L’83,8% riconosce a Internet il merito di permettere a chiunque di esprimersi liberamente (il dato sale al 94,1% tra i giovani). Ma l’83,3% lamenta il fatto che nel web circola troppa «spazzatura», riferendosi a blog e video fatti in casa. La rete è comunque un potente mezzo al servizio della democrazia (secondo il 76,9%, e il dato sale all’82,9% tra i giovani e all’81,2% tra i soggetti più istruiti). Ma non mancano i giudizi negativi. Internet genera una cultura troppo superficiale per il 50,9% e appiattisce la creatività delle persone per il 47,8%, che sottolinea il potere di omologazione e conformismo della rete.
Chi deve pagare per garantire l’indipendenza e la qualità dell’informazione sul web?L’accesso a tutti i contenuti su Internet deve essere gratuito secondo il 78,8% del campione (tra i giovani si arriva all’87,2%). Il 25,2% invece ritiene giusto pagare per i contenuti di qualità. Ma allora chi paga per garantire l’indipendenza e la qualità dell’informazione sul web? Per il 39,1% la forza della rete è la piena libertà dell’utente, quindi tutto deve restare gratis, anche l’informazione. Per il 35,8% gli editori possono già contare sugli introiti pubblicitari. Al contrario, il 15,4% trova giusto pagare per i contenuti d’informazione di qualità disponibili nel web per non sottrarre risorse alla professionalità. Il 9,6% lo ritiene giusto nella consapevolezza che la libertà di espressione dipende anche dai bilanci sani degli editori.
Questi sono alcuni dei principali risultati del 9° Rapporto Censis/Ucsi sulla comunicazione, promosso da 3 Italia, Mediaset, Mondadori, Rai e Telecom Italia, presentato oggi a Roma presso la Sala Capitolare del Senato da Giuseppe De Rita e Giuseppe Roma, Presidente e Direttore Generale del Censis, e discusso da Andrea Melodia, Presidente dell’Ucsi, Cesare San Mauro, Presidente dell’Advisory Committee di 3 Italia, Maurizio Costa, Amministratore Delegato di Mondadori, e Paolo Garimberti, Presidente della Rai.Comunicati stampa.
Ermeneia, (a cura di) Nadio Delai INTERNET OVER 60 Le tecnologie digitali per la generazione matura
Pubblicato: 10 novembre 2011 Filed under: Anziani, FrancoAngeli, LIBRI NEWS, Tecnologie internettiane, WEB 2.0 Lascia un commento »| Ermeneia, (a cura di) Nadio Delai INTERNET OVER 60 Le tecnologie digitali per la generazione matura pp. 336, Euro 36,00; E-book Euro 29,00, Cod. 2000.1318, Collana: Varie |
Alfio Lucchini, Paola Emilia Cicerone OLTRE L’ECCESSO Quando internet, shopping, sesso, sport, lavoro, gioco diventano dipendenza
Pubblicato: 9 novembre 2011 Filed under: FrancoAngeli, LIBRI NEWS, Tecnologie internettiane, WEB 2.0 Lascia un commento »| Alfio Lucchini, Paola Emilia Cicerone OLTRE L’ECCESSO Quando internet, shopping, sesso, sport, lavoro, gioco diventano dipendenza pp. 144, Euro 18,00; E-book Euro 14,00, Cod. 1411.67, Collana: Self-help |
Beppe Severgnini, Addio Steve, ingegnere dei nostri sogni, Il Corriere della Sera 7 ottobre 2011
Pubblicato: 7 ottobre 2011 Filed under: WEB 2.0 Lascia un commento »Arrivederci Steve Jobs, ingegnere dei sogni, genio di senso pratico, uomo non facile specializzato in cose facilissime da usare. Non ti hanno assegnato il premio Nobel: troppo difficile collocarti in una categoria. Qualcuno ha scritto che non ci hai lasciato, ti sei soltanto trasferito sulle nuvole «a settare il nuovo iCloud». Sono le consolazioni poetiche del lutto, il modo in cui chi resta s’inventa fili con chi va. Come se certi morti fossero aquiloni, cui non vogliamo assolutamente rinunciare. Steve Jobs è nostro: proprietà collettiva. Appartiene a chi ha scelto da molti anni i suoi prodotti, intuendone la genialità; a chi s’è innamorato di un iPhone o di un iPad solo recentemente, riconoscendo le icone del nuovo secolo; a chi ha lavorato con lui o per lui o contro di lui; a chi scrive questo saluto nella sera lattiginosa di Sa Pa, Vietnam settentrionale, la Cina oltre un fiume, wi-fi che funziona, MacBook Air sulle ginocchia. Tredici etti di metallo e intelligenza che mi tengono compagnia nel mondo. Il primo portatile l’ho acquistato vent’anni fa in California: Powerbook 140, il mio veicolo grigio verso un’Internet ancora in bianco e nero. Il primo computer è stato un Macintosh SE (1987), solido e cubico: ci ho scritto il primo libro. Gli amici chiedevano «Ma è compatibile?», e io rispondevo: con me di sicuro, con Microsoft non m’importa. Ricordi personali, certo. Ma il saluto del mondo, oggi, è la somma di un miliardo di ricordi, tanti sussurri che diventano un tuono riconoscente. Servizi e strumenti non alla portata di tutti? Certo. Ma alla portata di tanta gente, sempre di più. Prodotti costosi? Forse. Ma prodotti unici. Egoismo, piattaforme chiuse? Però con iTunes la musica è rinata, e App Store è il mercato dei sogni a 0,79 €.
Steve Jobs, puoi andartene orgoglioso. Hai cambiato il mondo che hai trovato, e questa è una buona maniera di vivere, per tutti. Hai dimostrato come le industrie possano migliorare la vita della gente; ed è giusto che vengano premiate dai fatturati, quando ci riescono. In trent’anni di mestiere non ti ho mai incontrato di persona, a differenza di altri americani celebri. Non ho mai partecipato ai riti di Cupertino, non ho mai assistito dal vivo alle tue splendide presentazioni egocentriche. Non ho mai acquistato un’azione Apple, anche se sono sempre stato convinto – fin da subito – del prodotto e del progetto. In fondo, non mi dispiace. Steve Jobs e Apple non saranno per me un modo per far soldi ma un modo per spenderne: bene così. Resteranno un’idea un po’ fiabesca. La mela morsicata, come sai, è un classico delle favole. Stay hungry, stay foolish, hai lasciato detto ai ragazzi americani, quando già sapevi della malattia. Restate affamati, restate folli. In tanti – non solo ragazzi, non solo in America – oggi vorrebbero dirti semplicemente: stay, Steve. Resta.
Stay,
Just a little bit longer
We want to play
Just a little bit longer
Ma ormai è tardi, neppure Jackson Browne riuscirebbe a trattenerti. Sei partito per un posto che nessuno conosce. Se riesci a tirarci fuori un’app, mandacela giù: sarà celestiale.
dal Corriere della Sera del 07/10/2011
Steve Jobs (1955-2001), Il nostro tempo è limitato, per cui non lo dobbiamo sprecare vivendo la vita di qualcun altro. Non facciamoci intrappolare dai dogmi
Pubblicato: 6 ottobre 2011 Filed under: Vita/Morte, WEB 2.0 2 Commenti »I am honored to be with you today at your commencement from one of the finest universities in the world. I never graduated from college. Truth be told, this is the closest I’ve ever gotten to a college graduation. Today I want to tell you three stories from my life. That’s it. No big deal. Just three stories.
The first story is about connecting the dots.
I dropped out ofReedCollegeafter the first 6 months, but then stayed around as a drop-in for another 18 months or so before I really quit. So why did I drop out?
It started before I was born. My biological mother was a young, unwed college graduate student, and she decided to put me up for adoption. She felt very strongly that I should be adopted by college graduates, so everything was all set for me to be adopted at birth by a lawyer and his wife. Except that when I popped out they decided at the last minute that they really wanted a girl. So my parents, who were on a waiting list, got a call in the middle of the night asking: “We have an unexpected baby boy; do you want him?” They said: “Of course.” My biological mother later found out that my mother had never graduated from college and that my father had never graduated from high school. She refused to sign the final adoption papers. She only relented a few months later when my parents promised that I would someday go to college.
And 17 years later I did go to college. But I naively chose a college that was almost as expensive as Stanford, and all of my working-class parents’ savings were being spent on my college tuition. After six months, I couldn’t see the value in it. I had no idea what I wanted to do with my life and no idea how college was going to help me figure it out. And here I was spending all of the money my parents had saved their entire life. So I decided to drop out and trust that it would all work out OK. It was pretty scary at the time, but looking back it was one of the best decisions I ever made. The minute I dropped out I could stop taking the required classes that didn’t interest me, and begin dropping in on the ones that looked interesting.
It wasn’t all romantic. I didn’t have a dorm room, so I slept on the floor in friends’ rooms, I returned coke bottles for the 5¢ deposits to buy food with, and I would walk the7 milesacross town every Sunday night to get one good meal a week at the Hare Krishna temple. I loved it. And much of what I stumbled into by following my curiosity and intuition turned out to be priceless later on. Let me give you one example:
ReedCollegeat that time offered perhaps the best calligraphy instruction in the country. Throughout the campus every poster, every label on every drawer, was beautifully hand calligraphed. Because I had dropped out and didn’t have to take the normal classes, I decided to take a calligraphy class to learn how to do this. I learned about serif and san serif typefaces, about varying the amount of space between different letter combinations, about what makes great typography great. It was beautiful, historical, artistically subtle in a way that science can’t capture, and I found it fascinating.
None of this had even a hope of any practical application in my life. But ten years later, when we were designing the first Macintosh computer, it all came back to me. And we designed it all into the Mac. It was the first computer with beautiful typography. If I had never dropped in on that single course in college, the Mac would have never had multiple typefaces or proportionally spaced fonts. And since Windows just copied the Mac, it’s likely that no personal computer would have them. If I had never dropped out, I would have never dropped in on this calligraphy class, and personal computers might not have the wonderful typography that they do. Of course it was impossible to connect the dots looking forward when I was in college. But it was very, very clear looking backwards ten years later.
Again, you can’t connect the dots looking forward; you can only connect them looking backwards. So you have to trust that the dots will somehow connect in your future. You have to trust in something — your gut, destiny, life, karma, whatever. This approach has never let me down, and it has made all the difference in my life.
My second story is about love and loss.
I was lucky — I found what I loved to do early in life. Woz and I started Apple in my parents garage when I was 20. We worked hard, and in 10 years Apple had grown from just the two of us in a garage into a $2 billion company with over 4000 employees. We had just released our finest creation — the Macintosh — a year earlier, and I had just turned 30. And then I got fired. How can you get fired from a company you started? Well, as Apple grew we hired someone who I thought was very talented to run the company with me, and for the first year or so things went well. But then our visions of the future began to diverge and eventually we had a falling out. When we did, our Board of Directors sided with him. So at 30 I was out. And very publicly out. What had been the focus of my entire adult life was gone, and it was devastating.
I really didn’t know what to do for a few months. I felt that I had let the previous generation of entrepreneurs down – that I had dropped the baton as it was being passed to me. I met with David Packard and Bob Noyce and tried to apologize for screwing up so badly. I was a very public failure, and I even thought about running away from the valley. But something slowly began to dawn on me — I still loved what I did. The turn of events at Apple had not changed that one bit. I had been rejected, but I was still in love. And so I decided to start over.
I didn’t see it then, but it turned out that getting fired from Apple was the best thing that could have ever happened to me. The heaviness of being successful was replaced by the lightness of being a beginner again, less sure about everything. It freed me to enter one of the most creative periods of my life.
During the next five years, I started a company named NeXT, another company named Pixar, and fell in love with an amazing woman who would become my wife. Pixar went on to create the worlds first computer animated feature film, Toy Story, and is now the most successful animation studio in the world. In a remarkable turn of events, Apple bought NeXT, I returned to Apple, and the technology we developed at NeXT is at the heart of Apple’s current renaissance. And Laurene and I have a wonderful family together.
I’m pretty sure none of this would have happened if I hadn’t been fired from Apple. It was awful tasting medicine, but I guess the patient needed it. Sometimes life hits you in the head with a brick. Don’t lose faith. I’m convinced that the only thing that kept me going was that I loved what I did. You’ve got to find what you love. And that is as true for your work as it is for your lovers. Your work is going to fill a large part of your life, and the only way to be truly satisfied is to do what you believe is great work. And the only way to do great work is to love what you do. If you haven’t found it yet, keep looking. Don’t settle. As with all matters of the heart, you’ll know when you find it. And, like any great relationship, it just gets better and better as the years roll on. So keep looking until you find it. Don’t settle.
My third story is about death.
When I was 17, I read a quote that went something like: “If you live each day as if it was your last, someday you’ll most certainly be right.” It made an impression on me, and since then, for the past 33 years, I have looked in the mirror every morning and asked myself: “If today were the last day of my life, would I want to do what I am about to do today?” And whenever the answer has been “No” for too many days in a row, I know I need to change something.
Remembering that I’ll be dead soon is the most important tool I’ve ever encountered to help me make the big choices in life. Because almost everything — all external expectations, all pride, all fear of embarrassment or failure – these things just fall away in the face of death, leaving only what is truly important. Remembering that you are going to die is the best way I know to avoid the trap of thinking you have something to lose. You are already naked. There is no reason not to follow your heart.
About a year ago I was diagnosed with cancer. I had a scan at 7:30 in the morning, and it clearly showed a tumor on my pancreas. I didn’t even know what a pancreas was. The doctors told me this was almost certainly a type of cancer that is incurable, and that I should expect to live no longer than three to six months. My doctor advised me to go home and get my affairs in order, which is doctor’s code for prepare to die. It means to try to tell your kids everything you thought you’d have the next 10 years to tell them in just a few months. It means to make sure everything is buttoned up so that it will be as easy as possible for your family. It means to say your goodbyes.
I lived with that diagnosis all day. Later that evening I had a biopsy, where they stuck an endoscope down my throat, through my stomach and into my intestines, put a needle into my pancreas and got a few cells from the tumor. I was sedated, but my wife, who was there, told me that when they viewed the cells under a microscope the doctors started crying because it turned out to be a very rare form of pancreatic cancer that is curable with surgery. I had the surgery and I’m fine now.
This was the closest I’ve been to facing death, and I hope it’s the closest I get for a few more decades. Having lived through it, I can now say this to you with a bit more certainty than when death was a useful but purely intellectual concept:
No one wants to die. Even people who want to go to heaven don’t want to die to get there. And yet death is the destination we all share. No one has ever escaped it. And that is as it should be, because Death is very likely the single best invention of Life. It is Life’s change agent. It clears out the old to make way for the new. Right now the new is you, but someday not too long from now, you will gradually become the old and be cleared away. Sorry to be so dramatic, but it is quite true.
Your time is limited, so don’t waste it living someone else’s life. Don’t be trapped by dogma — which is living with the results of other people’s thinking. Don’t let the noise of others’ opinions drown out your own inner voice. And most important, have the courage to follow your heart and intuition. They somehow already know what you truly want to become. Everything else is secondary.
When I was young, there was an amazing publication called The Whole Earth Catalog, which was one of the bibles of my generation. It was created by a fellow named Stewart Brand not far from here inMenlo Park, and he brought it to life with his poetic touch. This was in the late 1960′s, before personal computers and desktop publishing, so it was all made with typewriters, scissors, and polaroid cameras. It was sort of like Google in paperback form, 35 years before Google came along: it was idealistic, and overflowing with neat tools and great notions.
Stewart and his team put out several issues of The Whole Earth Catalog, and then when it had run its course, they put out a final issue. It was the mid-1970s, and I was your age. On the back cover of their final issue was a photograph of an early morning country road, the kind you might find yourself hitchhiking on if you were so adventurous. Beneath it were the words: “Stay Hungry. Stay Foolish.” It was their farewell message as they signed off. Stay Hungry. Stay Foolish. And I have always wished that for myself. And now, as you graduate to begin anew, I wish that for you.
Stay Hungry. Stay Foolish.
Thank you all very much.
Wikipedia: i pilastri di questo progetto — neutralità, libertà e verificabilità dei suoi contenuti — rischiano di essere fortemente compromessi dal comma 29 del cosiddetto DDL intercettazioni, Comunicato 4 ottobre 2011
Pubblicato: 6 ottobre 2011 Filed under: AGENDA della Politica italiana, Diritto Penale, WEB 2.0 Lascia un commento »Cara lettrice, caro lettore,
in queste ore Wikipedia in lingua italiana rischia di non poter più continuare a fornire quel servizio che nel corso degli anni ti è stato utile e che adesso, come al solito, stavi cercando. La pagina che volevi leggere esiste ed è solo nascosta, ma c’è il rischio che fra poco si sia costretti a cancellarla davvero.
Negli ultimi 10 anni, Wikipedia è entrata a far parte delle abitudini di milioni di utenti della Rete in cerca di un sapere neutrale, gratuito e soprattutto libero. Una nuova e immensa enciclopedia multilingue e gratuita.
Oggi, purtroppo, i pilastri di questo progetto — neutralità, libertà e verificabilità dei suoi contenuti — rischiano di essere fortemente compromessi dal comma 29 del cosiddetto DDL intercettazioni.
Il Disegno di legge – Norme in materia di intercettazioni telefoniche etc., così modificato (vedi p. 24), alla lettera a) del comma 29 recita:
«Per i siti informatici, ivi compresi i giornali quotidiani e periodici diffusi per via telematica, le dichiarazioni o le rettifiche sono pubblicate, entro quarantotto ore dalla richiesta, con le stesse caratteristiche grafiche, la stessa metodologia di accesso al sito e la stessa visibilità della notizia cui si riferiscono.»
Tale proposta di riforma legislativa, che il Parlamento italiano sta discutendo in questi giorni, prevede, tra le altre cose, anche l’obbligo per tutti i siti web di pubblicare, entro 48 ore dalla richiesta e senza alcun commento, una rettifica su qualsiasi contenuto che il richiedente giudichi lesivo della propria immagine.
Purtroppo, la valutazione della “lesività” di detti contenuti non viene rimessa a un Giudice terzo e imparziale, ma unicamente all’opinione del soggetto che si presume danneggiato.
Quindi, in base al comma 29, chiunque si sentirà offeso da un contenuto presente su un blog, su una testata giornalistica on-line e, molto probabilmente, anche qui su Wikipedia, potrà arrogarsi il diritto —indipendentemente dalla veridicità delle informazioni ritenute offensive — di chiedere l’introduzione di una “rettifica”, volta a contraddire e smentire detti contenuti, anche a dispetto delle fonti presenti.
In questi anni, gli utenti di Wikipedia (ricordiamo ancora una volta che Wikipedia non ha una redazione) sono sempre stati disponibili a discutere e nel caso a correggere, ove verificato in base a fonti terze, ogni contenuto ritenuto lesivo del buon nome di chicchessia; tutto ciò senza che venissero mai meno le prerogative di neutralità e indipendenza del Progetto. Nei rarissimi casi in cui non è stato possibile trovare una soluzione, l’intera pagina è stata rimossa.
Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo
Articolo 27
«Ogni individuo ha diritto di prendere parte liberamente alla vita culturale della comunità, di godere delle arti e di partecipare al progresso scientifico e ai suoi benefici.
Ogni individuo ha diritto alla protezione degli interessi morali e materiali derivanti da ogni produzione scientifica, letteraria e artistica di cui egli sia autore.»
L’obbligo di pubblicare fra i nostri contenuti le smentite previste dal comma 29, senza poter addirittura entrare nel merito delle stesse e a prescindere da qualsiasi verifica, costituisce per Wikipedia una inaccettabile limitazione della propria libertà e indipendenza: tale limitazione snatura i principi alla base dell’Enciclopedia libera e ne paralizza la modalità orizzontale di accesso e contributo, ponendo di fatto fine alla sua esistenza come l’abbiamo conosciuta fino a oggi.
Sia ben chiaro: nessuno di noi vuole mettere in discussione le tutele poste a salvaguardia della reputazione, dell’onore e dell’immagine di ognuno. Si ricorda, tuttavia, che ogni cittadino italiano è già tutelato in tal senso dall’articolo 595 del codice penale, che punisce il reato di diffamazione.
Con questo comunicato, vogliamo mettere in guardia i lettori dai rischi che discendono dal lasciare all’arbitrio dei singoli la tutela della propria immagine e del proprio decoro invadendo la sfera di legittimi interessi altrui. In tali condizioni, gli utenti della Rete sarebbero indotti a smettere di occuparsi di determinati argomenti o personaggi, anche solo per “non avere problemi”.
Vogliamo poter continuare a mantenere un’enciclopedia libera e aperta a tutti. La nostra voce è anche la tua voce: Wikipedia è già neutrale, perché neutralizzarla?
Gli utenti di Wikipedia
da Wikipedia:Comunicato 4 ottobre 2011 – Wikipedia.
De Kerckhove, nell’era di Facebook siamo tutti Pinocchio- LASTAMPA.it
Pubblicato: 27 settembre 2011 Filed under: Tecnologie internettiane Lascia un commento »«Il mezzo è il messaggio» è un’espressione che ha ancora senso?
«Già nel 1961, quando Internet era un sogno, McLuhan parlava di un nuovo medium che “non sarebbe stato contenuto nella tv, ma l’avrebbe contenuta in sé, avrebbe reso obsoleta l’organizzazione delle biblioteche e sviluppato in ciascuno il potenziale enciclopedico”. Basta pensare al Web di oggi, con YouTube e Wikipedia, per capire che McLuhan aveva previsto tutto. Oggi direbbe “Internet è il mezzo”».
…
«C’è il rischio di impigrirci, delegando le nostre decisioni a strumenti sempre più complessi, che usiamo senza sapere come siano fatti. Oggetti come l’iPad a molti appaiono magici. Presi nel vortice di computer e social network, noi siamo dei Pinocchio 2.0».
In che senso?
«In senso antropologico: Pinocchio è il superamento dell’uomo sulla macchina, nasce come risultato della meccanizzazione del gesto umano, è la macchina che mente sulla nostra condizione e alla fine chiede di tornare umana. Ai tempi di Carlo Collodi, molti lasciavano la Toscana per andare a lavorare nelle fabbriche del Nord Italia. Lì si disumanizzavano e quando ritornavano a casa (Pinocchio che entra nel ventre della balena, grande madre metaforica) non sapevano più chi erano. Ma Pinocchio lì dentro smette di essere macchina e ne esce per diventare uomo in carne e ossa. Nel mondo digitale cosiddetto 2.0 di oggi, dove il nostro Sé esiste solo in connessione a tutti gli altri, la problematica di Pinocchio si è moltiplicata».
…
da De Kerckhove, nell’era di Facebook siamo tutti Pinocchio- LASTAMPA.it.
Steve Jobs lascia la guida di Apple | AudioCast.it – Podcast Italiano
Pubblicato: 26 agosto 2011 Filed under: Discorsi storici, Salute e Malattia, Tecnologie internettiane, Vita/Morte Lascia un commento »Ho sempre detto che se fosse arrivato il giorno in cui non avrei più potuto far fronte ai miei impegni come amministratore delegato di Apple, sarei stato il primo a farvelo sapere. Sfortunatamente quel giorno è arrivato.
Rassegno le mie dimissioni da amministratore delegato di Apple. Vorrei essere, se il consiglio di amministrazione lo ritiene, il presidente del board e un dipendente di Apple.
Raccomando fortemente l’esecuzione del nostro piano di successione e la nomina di Tim Cook come amministratore delegato di Apple.
Ritengo che i giorni più splendidi e più innovativi per Apple siano davanti a noi, voglio contribuire al successo di Apple con un nuovo ruolo.
Nella mia vita in Apple mi sono fatto alcuni dei miei migliori amici e voglio ringraziare tutti per i molti anni in cui ho potuto lavorare con voi.
Steve Jobs lascia la guida di Apple | AudioCast.it – Podcast Italiano
POLSER è temporaneamente sospeso per assenza di segnale Adsl
Pubblicato: 25 agosto 2011 Filed under: Tecnologie internettiane 3 Commenti »POLSER è temporaneamente sospeso per assenza di segnale Adsl
riprenderà appena la Telecom risolverà (se risolverà) il problema
nel frattempo: un caro saluto ai miei 5 visitatori
Paolo Ferrario
Internet e diritto d’autore, la delibera di AGCOM
Pubblicato: 13 luglio 2011 Filed under: diritti d'autore, WEB 2.0 Lascia un commento »- Schema di regolamento in materia di tutela del diritto d’autore sulle reti di comunicazione elettronica
Difesa dei minori sui social network: c’è da lavorare
Pubblicato: 28 giugno 2011 Filed under: Minori, Tecnologie internettiane Lascia un commento »
relazione della Commissione Europea sul livello di attuazione dei principi stabiliti nel 2009 dall’Unione per un utilizzo più sicuro dei social network da parte dei minori e al momento sottoscritto da 21 aziende.
La Commissione ha analizzato 14 siti di social networking, Arto, Bebo, Facebook, Giovani.it, Hyves, Myspace, Nasza-klaza.pl, Netlog, One.lt, Rate.ee, SchülerVZ, IRC Galleria, Tuenti e Zap.lu., constatando che su quasi tutti i siti oggetto di questa relazione, sono presenti informazioni sulla sicurezza, punti di accesso ai servizi di assistenza, materiale informativo indirizzato ai minori e presentati con un linguaggio adeguato alla giovane età dell’utenza. Parimenti, gli stessi servizi di assistenza in 10 casi su 14 rispondono alle richieste degli tenti in tempi anche inferiori a un giorno.
Dati positivi e migliorativi rispetto alla situazione di un anno fa.
Positivo è anche il fatto che 9 dei 14 siti esaminati (Arto, Bebo, Facebook, Giovani, Hyves, Netlog, One, Rate e SchuelerVZ) hanno sviluppato una versione semplificata e più comprensibile delle condizioni di uso o del codice di condotta.
I nodi vengono al pettine quando si arriva ai profili e alla privacy.
Perché se è vero che la maggior parte dei siti impedisce l’accesso ai profili di minori da motori di ricerca esterni, ben dieci siti su 14 consentono agli “amici degli amici” di entrare in contatto con i minori, sia via messaggi personali, sia commentando le foto nelle quali sono taggati.
Proprio l’aspetto legato alla possibilità di taggare le immagini è quello che maggiormente impensierisce Neelie Kroes, vicepresidente della Commissione europea responsabile dell’Agenda digitale: questa opzione rende semplice la ricerca delle immagini online e, in assenza di filtri specifici per i minori, li espone a rischi di adescamento o cyber bullismo.
da:IlSoftware.it – Difesa dei minori sui social network: c’è da lavorare.
La spinta dei social network per il voto «Se c’è la soglia è merito di Facebook» – Corriere della Sera
Pubblicato: 15 giugno 2011 Filed under: AGENDA della Politica italiana, Elezioni, WEB 2.0 Lascia un commento »Nelle ultime settimane centinaia di migliaia di persone hanno usato la Rete per creare una «massa critica». Democrazia 2.0 è una forma di partecipazione diretta del cittadino alla politica. Si realizza grazie a Internet 2.0, piattaforme create per condividere rendendo il navigatore-elettore un protagonista. Sì, dite bene: come con Obama. «Da noi è un trend cominciato con le scorse elezioni amministrative»
Motori di ricerca e religioni monoteiste
Pubblicato: 8 giugno 2011 Filed under: Culture, religioni, WEB 2.0 Lascia un commento »Come in tutti gli ambiti dove esiste concorrenza un prodotto funziona se offre qualcosa di diversoo prestazioni migliori degli altri. Dato che le prestazioni di Google sono probabilmente le migliori in quanto a completezza, occorre fornire qualcosa di diverso. È sicuramente quello che fanno i motori di ricerca “religiosi”. Jewogle è specializzato in servizi per ebrei. La grafica è una parodia di Google, una sorta di via di mezzo tra un motore di ricerca e una wikipedia ebraica. Si trovano informazioni sull’ebraismo e sugli ebrei nel mondo, oltre a un indice di ristoranti kosher. Ha anche una sezione news, che a differenza di Google News (dove si inserisce una parola e si cercano risultati recenti legati a quella parola), funziona come una sorta di sito di informazioni su tematiche ebraiche.
Servizio simile è Imhalal.com, per i musulmani, che esclude tutto ciò che è contrario alla Sharia,mentre Seekfind è quello dei Cristiano-evangelici. Il nome viene da un versetto del Vangelo di Matteo (il 7,7):Ask and it will be given to you; seek and you will find (chiedete e vi sarà dato; cercate e troverete). Nonostante le diversità nelle tre religioni monoteiste, i tre siti hanno in comune l’esclusione di risultati moralmente inaccettabili.
da: VoceArancio » Blog Archive » Google, e non solo.
il cellulare potrebbe provocare il cancro, Agenzia Internazionale per la ricerca sul cancro dell’Oms
Pubblicato: 1 giugno 2011 Filed under: Tecnologie internettiane Lascia un commento »
Le radiofrequenze da cellulare «potrebbero causare il cancro». Lo ha deciso un gruppo di 34 esperti dell’Agenzia Internazionale per la ricerca sul cancro dell’Oms, che al termine di una review degli studi sul tema ha definito i campi elettromagnetici come «possibly carcinogenic». La valutazione del panel di esperti, che sarà contenuta in una monografia di prossima pubblicazione, si basa sia sui test sugli animali effettuati finora che sui dati degli studi epidemiologici sull’uomo: «In entrambi i casi le evidenze sono state giudicate “limitate” per quanto riguarda il glioma e il neurinoma acustico (tumore del nervo uditivo, ndr) – ha spiegato Jonathan Samet, che ha coordinato il gruppo di lavoro – mentre per altri tipi di tumore non ci sono dati sufficienti».
Gli esperti hanno sottolineato che serviranno ulteriori ricerche prima di avere conclusioni definitive: «La nostra classificazione implica che ci potrebbe essere qualche rischio – ha aggiunto l’esperto – e che tuttavia dobbiamo continuare a monitorare con attenzione il link tra i cellulari e il rischio potenziale. Nel frattempo è importante prendere misure pragmatiche per ridurre l’esposizione, come l’uso di auricolari o il preferire i messaggi di testo alle telefonate ove possibile». (Ansa)
Simone Marinai – Documenti scientifici digitali: problematiche dei formati reflowable
Pubblicato: 18 maggio 2011 Filed under: EBook, Tecnologie internettiane Lascia un commento »Istruzione: al via il progetto wi-fi nelle scuole
Pubblicato: 17 maggio 2011 Filed under: Scuola e istruzione, Tecnologie internettiane Lascia un commento »
Istruzione: al via il progetto wi-fi nelle scuole
È partita il 9 maggio l’iniziativa “Scuole in WiFi”, che mira a realizzare reti di connettività senza fili negli istituti scolastici italiani per offrire servizi innovativi, sia di tipo didattico sia amministrativo. L’intera scuola, comprese le aule, saranno coperte con una connessione internet senza fili che permetterà a studenti e professori di sfruttare la rete a fini didattici. Gli istituti scolastici coinvolti saranno 5mila per i prossimi mesi e altrettanti entro il 2012. Tutte le istituzioni scolastiche principali statali di ogni ordine e grado possono prenotarsi sul portale Scuola Mia per richiedere la fornitura tecnica. L’iniziativa rappresenta un tassello del più ampio progetto di digitalizzazione “Scuola Mia”, presentato nell’aprile scorso dai ministri Brunetta e Gelmini, che prevede, oltre all’introduzione delle reti wi-fi, altre novità come le pagelle digitali, la posta elettronica certificata, le iscrizioni e i pagamenti online. Il kit WiFi è costituito da un insieme di apparati e servizi, finalizzati a consentire alle istituzioni scolastiche di realizzare un collegamento alla rete internet, con tecnologia senza fili, di un’area del proprio edificio (ad esempio l’aula magna, un’aula didattica, un laboratorio d’informatica, ovvero anche più aule didattiche). Le istituzioni scolastiche possono presentare la domanda per la fornitura del kit WiFi fino alle ore 24 del 15 luglio 2011.
LA TECNOLOGIA DIGITALE PER IL VOLONTARIATO E L’INCLUSIONE SOCIALE – 25 MAGGIO 2011 ORE 17 Universitá Bocconi – Aula AS04 – Via Roentgen 1, Milano
Pubblicato: 12 maggio 2011 Filed under: Milano, Tecnologie internettiane, Volontariato Lascia un commento »| LA TECNOLOGIA DIGITALE PER IL VOLONTARIATO E L’INCLUSIONE SOCIALE L’impegno del BITeB per lo sviluppo del Terzo Settore 25 MAGGIO 2011 ORE 17 |
| Chairman Roberto Vallini, Giornalista, Direttore Editoriale di TELEREPORTER, TELECAMPIONE e ODEON TV Introduzione Interventi: Nick Eyre, Director of the Global Network with responsibilities for European partnerships - Techsoup Global. Carlo Iantorno, Direttore Responsabilitá Sociale e Innovazione - Microsoft Italia Maria Luisa Parmigiani, Area Responsabilitá sociale ed Etica - Unipol Gruppo Finanziario. Bruno Borgogno, Gruppo Informatizzazione del Consiglio Nazionale di AVIS – Associazione Volontari Italiani del Sangue Si prega di confermare la propria partecipazione scrivendo a segreteriagenerale@biteb.org |
Eugenio Santoro, Facebook, Twitter e la medicina – Il Pensiero Scientifico Editore
Pubblicato: 27 aprile 2011 Filed under: LIBRI NEWS, Pensiero Scientifico, Tecnologie internettiane Lascia un commento »| Facebook, Twitter e la medicina | ||||||||||||||||||||||||
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da: Facebook, Twitter e la medicina – Il Pensiero Scientifico Editore.
Blog e parole attraverso Fosco e Dacia Maraini
Pubblicato: 27 aprile 2011 Filed under: Blog, Citazioni Lascia un commento »“Cosa si fa sui blog?” chiese Incredulo
“Sui blog si fa conversazione!” rispose Sperimentatore
Questo dialoghetto tra Amalteo e SurferRosa mi ha fatto ricordare alcuni frammenti e citazioni tratte dal libro di Dacia e Fosco Maraini, Il gioco dell’universo. Le lascio qui.
“Fosco era uno sperimentatore nato. Il campo dei suoi esperimenti era il linguaggio. Quasi mettendo in pratica la famosa frase di Roland Barthes: “Ogni rifiuto del linguaggio è una morte”. Con la morte lui ci giocava a rimpiattino: le parole gli rivelavano i nascondigli più sicuri, più impensabili per tenerla a bada. Ma rivela anche altro questa passione, come dice T.S. Eliot nel saggio del Bosco Sacro dedicato a Philip Massinger, ovvero che una evoluzione vitale del linguaggio è anche una evoluzione del sentimento. Quindi non gioco di superficie, fine a se stesso, ma scavo, attraverso la lingua scritta, nella terra dura del pensiero. […]
… Il linguaggio comune, salvo rari casi, mira ai significati univoci, puntuali, a centratura precisa.
Nel linguaggio metasemantico invece le parole non infilano le cose come frecce, ma le sfiorano come piume, o colpi di brezza, o raggi di sole, dando luogo a molteplici diffrazioni, a richiami armonici, a cromatismi polivalenti, a fenomeni di fecondazione secondaria, ed è facile vedere i “duomi del pensiero” che si muovono lenti spinti dai “moti più segreti”.
Nel linguaggio comune dinanzi a cose, eventi, emozioni, pensieri nuovi, o ritenuti tali, si trovano suoni che danno loro foneticamente corpo e vita, che li rendano moneta del discorso.
Nel linguaggio metasemantico, o nella poesia, avviene proprio il contrario. Si propongono dei suoni e si attende che il proprio patrimonio d’esperienze interiori, magari il proprio subconscio, dia loro significati, valori emotivi, profondità e bellezze. E’ dunque la parola come musica e come scintilla.
… La parola è come una caramella, qualcosa da rigirare tra lingua e palato con voluttà, a lungo, estraendone fiumi di sapori e delizie.
… Parole belle, parole brutte, parole misteriose, parole semplici, parole complesse, parole didascaliche, parole poetiche, parole logiche, parole in libertà… . […]
… Fosco confesserà inoltre che quasi ogni sua parola è frutto d’un lungo studio. Certe espressioni proprio non gli venivano per mesi, sapeva quello che cercava, ma il sassolino giusto la marea non glie lo gettava mai sulla spiaggia.
Poi un certo giorno, magari facendosi la barba, cambiando una gomma della macchina, studiando gli ideogrammi cinesi o seduto nella neve al sole, eccoti il sassolino cercato. Adesso gli resta solo da sperare di non aver scritto in una lingua privata e segreta, come dire per lui solo; ciò che proprio gli dispiacerebbe.
… La tensione poetica accompagnerà Fosco per tutta la vita. Ma non scriverà molti versi. La sua scrittura tendeva allo scientifico e allo storico. Eppure la gioia della poesia si insinua spesso anche fra i suoi più cocciuti elenchi. La poesia come gioco verbale, la poesia come affrancamento di una fantasia troppo costretta e razionalizzante, la poesia come alta acrobazia verbale, la poesia come gioco che si gioca. Tale la troviamo in questa fànfola:
Il giorno ad urlapicchio
Ci son dei giorni smègi e lombidiosi
col cielo dagro e un fònzero gongruto
ci son meriggi gnàlidi e budriosi
che plògidan sul mondo infrangelluto,
ma oggi è un giorno a zìmpagi e zirlecchi
un giorno tutto gnacchi e timparlini,
le nuvole buzzìllano, i bernecchi
ludèrchiano coi fèrnagi tra i pini;
è un giorno per le vànvere, un festicchio
un giorno carmidioso e prodigiero,
è il giorno a cantileni, ad urlapicchio
in cui m’hai detto “t’amo per davvero”.
Ma cosa sono le fànfole? Fosco rispondeva con una citazione da Palazzeschi.
“cosa ci hanno con noi quelle due sbrèndole, quelle ciufféche, quelle cirimbràccole?” – Palazzeschi
La fànfola è una forma dialettale, un ghirigoro linguistico, un grammelot finissimo ed esilarante che fa esplodere il linguaggio dall’interno, mostrando le sue contraddizioni, le sue povertà e le sue ricchezze. Rivelando soprattutto quanto il suono spesso prevalga sul significato, il fonema sul semantema.
… Ah, la magia delle parole! Che non smettono mai di sorprendere, di cicalare, di ridere, di manifestarsi e poi sparire nel nulla.
… E alla fine di tutte le nostre “esplorazioni” arriveremo dove abbiamo cominciato e per la prima volta conosceremo il “posto”. (T.S. Eliot)
Così Fosco accumulava parole con la pazienza di un grande camminatore della mente.”
Allora:
“Cosa si fa sui blog?” Chiese Incredulo
“Sui blog si fanno blogaloghi!” rispose Amalteo-Sperimentatore… ossia varianti dei dialoghi faccia a faccia.
Non vi sembra una “fànfola”?
Sui Blog: conversazioni di qualche anno fa (2006)
Pubblicato: 27 aprile 2011 Filed under: Blog, Citazioni Lascia un commento »
In quanto vivente nella modernità vivo non solo il politeismo dei valori, ma anche quello dei ruoli e delle situazioni.
Ma se dovessi ricordare per il futuro la “cifra” di questi mesi dovrei riferirla alla mia avventura sui Blog. E alla mia vorace curiosità per questa forma di comunicazione biografica resa possibile dalle tecnologie del Web.
Sull’ argomento ho avuto una interessante discussione con Ruckert che vorrei fissare anche nel mio blocco degli appunti.
Paolo a Ruckert Mi è piaciuta la tua rievocazione biografica sul Blog del 14 aprile . Volevo dirti subito – in breve – perchè trovo di grandissimo interesse culturale i Blog. Perchè credo che attraverso questi scritti e nei commenti stia avvenendo una rivoluzione. Cioè la costruzione di una intelligenza associativa. Ossia l’elaborazione di nuovi modi di pensare il mondo attraverso piccoli francobolli che fanno vedere le associazioni fra gli eventi e la loro interpretazione. Qualcosa che ha un equivalente storico solo con la nascita della “opinione pubblica” che è avvenuta con l’illuminismo francese. Nei blog vedo cultura, interessi, passioni. Tutte spezzettate: ma questa è la modernità. La modernità è frammento. Solo ogni singolo individuo può tentare di “mettere assieme”. Così i tuoi foglietti ne cassetti possono uscire. E magari incuriosire qualcuno .. che così incontra altri pensieri … Una grandissima
rivoluzione. Tanto più profonda perchè molecolare. Con i blog si vede vistosamante che non c’è la “massa” (il riferimento-base dei fascismi e dei comunismi) ma individui pensanti che associano le loro intelligenze e sentimenti.
Ruckert: l’idea reticolare nella diffusione delle idee è interessante, bisognerà capire se e come prenderà piede, se non c’è il rischio che la rete possa imprigionare piuttosto che liberare, magari inserendoci in piccole comunità autoreferenziali. Il rischio, inutile negarlo, esiste come la potenzialità. Come spesso accade il problema è bilanciare le due cose e fare in modo che da questa babele di passione interessi ideali possa venir fuori una massa critica (o magari diverse masse critiche) di maggiore respiro. Anche qua il tempo ci risponderà, per ora possiamo solo immaginare… Ciao
Paolo: “se non c’è il rischio che la rete possa imprigionare piuttosto che liberare, magari inserendoci in piccole comunità autoreferenziali” E’ vero. Allora l’unico ragionamento possibile è: qual’è il minore dei mali? LE autoreferenzialità? o il pensiero unico (insisto: quello delle culture totalitarie)? Propendo per il primo corno del dilemma. Trovo più libertà di pensiero in piccoli gruppi che condividono più comuni sentire. Il vero problema lo vedo nella possibile superficialità dei contatti. Relazioni sociali basate su “francobolli” tendono ad impoverire i significati di conoscenze più profonde e complessive.
Ciao, Amalteo
Ruckert: vero, ma se ci fosse la terza via? L’ideale sarebbe combattere l’aureferenzialità in modo tale da ampliare sempre di più le piccole comunità che poi interagendo tra loro riescono a fare quella massa in grado di sviluppare la circolazione delle idee, che ne pensi?
Paolo: Caro Ruck, questa volta temo che o non siamo in sintonia o non ci capiamo. E’ la parola massa che mi incute timore, pensando al passato, soprattutto al secolo breve (1917-1945). Meglio infinitamente meglio individui che comunicano. Parlanti che crescono individualmente sulle normali sfide di una normale vita: nascita, crescita, espansione della personalità, fatica del lavoro, accettazione della morte. Nella massa c’è sempre bisogno di un capo. Come insegna anche la vicenda politica italiana: un popolo televisivo (non i parlanti dei blog) ha ancora acclamato un capo. Che non accetta le regole della democrazia. Ben sapendo che le televisioni sono sufficienti a creare qual “senso comune” che gli consentirà (probabilmente grazie a Bertinotti) di vincere per la terza volta. La televisone fà massa, i blog possono fare individui che trovano quei comuni sentire basati sul’intelligenza associativa. Ciao e grazie per gli stimoli a pensare
Ruckert: Non credo che non siamo in sintonia forse bisogna solo capirsi. Proviamoci magari partendo da un linguaggio comune perché bisogna intendersi sul senso delle parole. Al termine massa critica non voglio dare quel significato. Preferisco immaginare che l’insieme, anzi meglio la presenza sempre più numerosa di individui che comunicano e interagiscono tra loro crescendo individualmente, possano consentire un miglioramento qualitativo della società nelle sue diversità. Più la massa dei pensieri liberi aumenterà, più sarà possibile avere un miglioramento, a condizione però che tutti questi individui mantengano il più possibile un atteggiamento aperto verso l’esterno, in modo tale anche da far sviluppare in modo reticolare questo modello. E questa massa a differenza del passato potrebbe non avere necessità di un capo gerarchicamente sovraordinato proprio per la presenza di un reticolo che si muove orizzontalmente. Che dici? Siamo davvero così distanti? Ciao
Paolo: caro Ruck. Era proprio un malinteso linguistico sulla parola “massa”. Sono del tutto in accordo con il tuo ragionamento. Fra l’altro, nel tuo caso, non è solo un “ragionamento” ma una pratica attiva. La tua intelligenza e capacità di pensiero la vedo sempre messa in atto nelle tue interazioni con amìci di vecchia data o occasionali. Ti sei costruito con loro un cerchio-reticolo in cui amplificate le vostre esperienze ed i vissuti. Ecco la forza dei blog: una rivoluzione attraverso il parlarsi. Insomma una volta tanto la scienza e le tecniche possono essere utilizzate in modo attivo e partecipato. Dati i tempi che continuano ad essere piuttosto crudeli è davvero molto. ciao, a presto
MariaPrivi ad agosto sarà un anno che frequento il mondo bloggaro. Tempo di consuntivi? Ma no! Non ci credo.Solo un momento per conversare. Il blog è uno specchio abbastanza fedele dei tanti pubblici “reali”. Un mezzo con buone peculiarità ed inevitabili difetti. Permette rapida, ed a volte mirata circolarità delle idee, ma si rischia di ricevere informazioni errate.
Eppure da Alex, con i blog, abbiamo ottenuto persino risultati concreti – vedi da me: Come muore la mia terra-. Io con il blog faccio di tutto: amicizia, lavoro, passatempo. Per alcune persone può diventare indispensabile (vecchi, persone sole, persone con bisogno ed impossibilità di comunicare altrimenti), per altre una droga (autoreferenzialità, sindrome del contatore, sostituzione impropria del virtuale con il reale), c’è chi lo adopera per raccattare sesso e chi per suscitare compassione. Un buon mezzo, un cattivo mezzo, secondo l’uso -sia attivo, sia passivo- che se ne fa. Un mezzo sicuramente in linea con il carattere del nostro tempo.
Paolo condivisione piena, cara mariaprivi. Ben ritrovata! Mi fa immenso piacere che anche tu valuti positivamenta la rivoluzione comunicativa dei Blog. Condivido tutto, ma proprio tutto, quello che dici: luogo innanzitutto di conversazione; specchio fedele (quasi un campione) della opinione pubblica; rapidità nella circolazione delle informazioni; nuovi tipi di amicizia, non basata sulla vicinanza fisica, eppure forte ed affettuosa; spazio comunicativo per le persone sole anziane (direi anche: allenamento del cervello e quindi prevenzione della decadenza della memoria); compulsività per alcuni (è vero: però meno dannosa dei telefonini, perchè è mediata dalla lingua scritta, che è sempre un esercizio di ordine); certo anche luogo per promuovere incontri sessuali (che, però se consenzienti e sicuri, sono una gioia della vita).
Vero, verissimo: un mezzo, uno strumento. Non un fine. Uno strumento al servizio della personalità.
Dei blog amo moltissimo le coincidenze (incrociare persone particolari che magari mai avrei potuto conoscere) e le occasioni. Per esempio in queste ore sul blog di ruckert (post Gotan project) sta avviandosi la stesura di una discografia jazz interattiva che potrebbe concludersi con un testo quasi collettivo su questo genere musicale del novecento. ciao carissima. a presto
Google, Facebook e Social Network. La Privacy nelle tecnologie del Web.2, da Report 10 aprile 2011
Pubblicato: 15 aprile 2011 Filed under: WEB 2.0 Lascia un commento »GUARDA LA PUNTATA INTEGRALE SU:http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-ff4d4e6e-4cd7-4d1c-9f6… –
10/04/2011 Report – Milioni di Gigabytes delle nostre informazioni personali scalpitano per uscire dai corral delle fattorie di server californiane. I nostri nomi e cognomi, indirizzi, numero di cellulare, gusti, preferenze sessuali e d’acquisto, vogliono correre liberi nelle praterie della Rete dove i pubblicitari non vedono l’ora di prenderle al lazo e Facebook ha il compito di trattenerli. Ma ci riesce sempre? E Google, cosa sa di noi e cosa se ne fa delle informazioni che raccoglie?
Claudio Risè, Liberare l’amico di Facebook
Pubblicato: 5 aprile 2011 Filed under: Famiglie, Risè Claudio, WEB 2.0 Lascia un commento »Facebook è il diavolo? Ai sospetti presenti fra genitori già iperpreoccupati s’è aggiunto adesso il parere dell’importante filosofo inglese Roger Scruton. In un saggio pubblicato sul bimestrale culturale cattolico Vita e Pensiero, infatti, il filosofo accusa il network più amato dagli adolescenti (ed anche dai grandi), di “demolizione radicale della relazione personale”.
La questione è veramente così grave? È arrivato il momento di allontanare i ragazzini anche da Facebook?
L’argomento principale di Scruton è che “gli amici” di Facebook non sono veramente tali. Spesso, infatti, non si conoscono neppure personalmente, a volte è il titolare della pagina che ha richiesto l’amicizia, a volte è l’”amico” che chiede di essere accettato come tale. Tutta questa “facilità” nel diventare amici su Facebook toglierebbe però consistenza alla relazione virtuale, ben diversa dalla “vera” amicizia.
Tutto ciò, naturalmente, è verissimo. Ma non è esclusiva “colpa” di Facebook, e neppure del “mondo virtuale” e della rete Internet. Infatti ogni amicizia, maturata in una qualsiasi comunità, la scuola, il lavoro, un determinato gruppo sociale, dovrà fare le sue prove prima di rivelarsi veramente tale.
da: Diario di bordo :: Liberare l’amico di Facebook :: April :: 2011.
Luigi Proserpio, Chi e’ giovane e chi e’ vecchio ai tempi di Internet? – Libri
Pubblicato: 30 marzo 2011 Filed under: LIBRI NEWS, WEB 2.0 Lascia un commento »
da: Chi e’ giovane e chi e’ vecchio ai tempi di Internet? – Libri.
Paolo Ferrario, “Fatti un blog!”: istruzioni d’uso (seconda puntata) | Muoversi Insieme
Pubblicato: 23 marzo 2011 Filed under: Blog, Ferrario Paolo, Saggi e Articoli Lascia un commento »Le persone che oggi attraversano la frontiera degli “oltre 60 anni” hanno partecipato, molto spesso con stress e difficoltà di adeguamento, alletrasformazioni tecnologiche che hanno completamente trasformato le forme della comunicazione pubblica.
Pensiamo alla scrittura: dalla Olivetti Lettera 22alle prime macchine per scrivere elettriche, poi i primissimi personal computer come l’M24 (ancora dell’Olivetti) e successivamente, con estrema rapidità, fino a quelli fissi e gli attuali, sempre più piccoli e portatili.
Nel quadro di queste innovazioni, oggi internet occupa uno spazio preponderante: email, siti, ricerche online sono ormai linguaggio comune. Negli ultimi anni c’è stato poi l’avvento del cosiddetto Web 2.0, che dà la possibilità agli utenti di interagire con le macchine. Il simbolo di questo passaggio è stato il blog, di cui abbiamo parlato anche in precedenza. Oggi vorremmo fornire una piccola guida su come farlo funzionare concretamente. …. segue:
l’intero articolo qui: “Fatti un blog!”: istruzioni d’uso | Muoversi Insieme.
Oreste Pollicino, La tua identita’ vale. Percio’ cercano di rubartela
Pubblicato: 22 marzo 2011 Filed under: WEB 2.0 Lascia un commento »
La tua identita’ vale. Percio’ cercano di rubartela
Si stima che un utente della rete su tre si esponga alle frodi. Sensibilizziamo gli operatori con l’astinenza
L’identità personale è quel complesso d’idee, convinzioni, attitudini relazionali che caratterizzano la proiezione del sé nel sociale. È un nostro diritto costituzionale pretendere che tale proiezione sia fedele a quanto ci caratterizza e che non sia artificialmente distorta. Ma se nel mondo materiale il rischio è quello della distorsione, nel mondo digitale il rischio è più grosso: l’appropriazione indebita di alcuni segmenti della nostra identità elettronica.
da: La tua identita’ vale. Percio’ cercano di rubartela – Opinioni.
Alessandra Cicalini, Diventare blogger, un gioco da… sessantenni! – Blog di Stannah | Muoversi Insieme
Pubblicato: 22 marzo 2011 Filed under: Blog, Cicalini Alessandra 1 Commento »Ci sono molte ragioni per decidere di lasciare tracce di sé su internet e spesso sono proprio gli anziani a sentirne maggiormente l’esigenza, per ragioni psicologiche, per tenere in allenamento la memoria e per tramandare la propria storia a beneficio di figli e nipoti. Tutto sta a superare l’ostacolo tecnologico: dopodiché, tenere un blog è facilissimo, anche per chi ha superato i 60 anni.
…
aprire un blog è molto più facile a farsi che a dirsi. Invitia voi i lettori a seguire il suo esempio, ripassando di qui a darcene notizia… Vi ha convinto? Diventerete anche voi blogger? Aspettiamo i vostri indirizzi Web!
l’intero articolo qui: Diventare blogger, un gioco da… sessantenni! – Blog di Stannah | Muoversi Insieme.
I mass media che hanno fatto l’Italia, da Voce Arancio
Pubblicato: 16 marzo 2011 Filed under: Radio, Televisione, WEB 2.0 Lascia un commento »
La radio, il telefono, la tv e da qualche anno anche internet: i mezzi di comunicazione ci hanno aiutato a diventare un popolo unito. E la qualità della nostra vita ringrazia
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NOVITA’ Domenica 3 gennaio 1954. Sono le 11 e nelle case degli italiani c’è una novità. Fulvia Colombo da Milano e Nicoletta Orsomando da Roma annunciano contemporaneamente l’avvio ufficiale delle trasmissioni televisive Rai. In tutto il Paese ci sono 15mila apparecchi, in pochi credono nella potenza del mezzo. Cinque anni dopo le tv sono un milione, gli spettatori venti milioni e quella scatola di metallo ha già iniziato a trasformare la vita degli italiani. Il telegiornale mostra loro che cosa accade in giro per la penisola, il maestro Alberto Manzi con il suo Non è mai troppo tardi aiuta gli analfabeti a recuperare, Mike Bongiorno con Lascia o raddoppia allieta le serate.
GLOBALI Nella seconda metà nelle case degli italiani, un po’ più tardi rispetto al resto del mondo, c’è un’altra novità, più potente della precedente. È la rete, è internet, che permette di superare ogni confine e ci trasforma sempre più in cittadini del mondo. E così, grazie alla posta elettronica, contattiamo in tempo reale chi si trova dall’altra parte del mondo, con Skype parliamo al telefono dallo schermo del pc con chi è lontano, con un click compriamo quello che ci piace in negozi reali o virtuali distanti migliaia di chilometri. Le opportunità che la rete ci ha messo a disposizione sono infinite e riguardano ogni aspetto della nostra vita, i risultati si muovono comunque tutti nella stessa direzione: se radio e tv ci hanno aiutati a diventare un popolo unito, internet ci sta trasformando in un popolo globalizzato.
MORALIZZAZIONE «Abbiamo a disposizione il mezzo più potente di cultura, di moralizzazione, di diletto che esista; mancheremmo in pieno alla nostra missione se non usassimo tutti i nostri sforzi per utilizzarlo nel modo migliore e più vasto» (Raoul Chiodelli, direttore dell’Eiar fino alla caduta del Fascismo parlando della radio).
RADIO La radio nel nostro Paese nasce nel 1910, con la legge 395 che riservava al governo lo stabilimento e l’esercizio degli impianti radiofonici. Nel 1924 vengono unificate le diverse compagnie radiofoniche e vi è la concessione in esclusiva all’Unione radiofonica italiana, che nel 1927 passa poi per 25 anni all’Eiar (Ente italiano per le audizioni radiofoniche, antesignano della Rai). Nel 1929, con il primo giornale radio, nasce la radio come la conosciamo.
DISTANZE Ma come la radio ha davvero cambiato la vita degli italiani e come è stata utile? La radio è stata il primo strumento che ha permesso ai cittadini della penisola di ascoltare le stesse cose, anche a centinaia di chilometri di distanza, e che ha raggiunto anche paesini e centri prima isolati. Ecco cosa si trovava scritto sul Giornale d’Italia nel dicembre del 1926: «Si pensi al valore che potrebbero avere la radio specie per gli abitanti dei piccoli villaggi che non possono usufruire neanche di un cinema. [...] Tutto questo significa una cosa sola: il sistema radiofonico deve venire esteso rapidamente, infatti esso contribuirà sensibilmente all’estendersi della cultura generale del popolo».
BROADCASTING L’Araldo telefonico, il primo esempio di broadcasting italiano: si avvaleva di un apparecchio telefonico e di una cuffia, un segnale acustico segnalava ai suoi abbonati l’ora esatta e indicava l’inizio del
radiogiornale, oltre a un palinsesto giornaliero di notizie e spettacoli. Del resto, inizialmente il telefono era al servizio degli italiani anche come fonte di svago: «Più che uno strumento di comunicazione interpersonale era un giocattolo musicale e d’intrattenimento, che permetteva a un pubblico riunito in una stanza di ascoltare la performance di un cantante che si trovava in un altro luogo» (Gabriele Balbi in La radio prima della radio, Bulzoni).
INVENZIONI Alcune celebri invenzioni tricolori nel campo delle comunicazioni e tecnologie che hanno cambiato la vita degli italiani (o almeno ci hanno provato): il telefono, inventato da Antonio Meucci nel 1871; il pantelegrafo, un antenato del fax, realizzato da Giovanni Caselli nel 1861; radio e telefonia senza fili, frutto dell’ingegno di Guglielmo Marconi nel 1895; nello stesso anno il kinetografo (macchina per la proiezione di immagini in movimento) di Filoteo Albertini; Programma 101 o Perottina, una sorta di personal computer alla portata di tutti di Pier Giorgio Perotto nel 1962; l’algoritmo di Google di Massimo Marchiori nel 1997 ecc.
INDENTITA’ Ci sono due cose che hanno contribuito, probabilmente più di altre, a creare e cementare un’identità italiana, soprattutto sotto il profilo linguistico: la leva obbligatoria, specie con le due guerre mondiali, e la televisione. Quando vengono trasmesse le prime trasmissioni televisive, nel 1954, solo un italiano su cinque parla correntemente italiano, il 12,9% è analfabeta. Quella della televisione è stata una crescita esponenziale: nel 1956 gli abbonati sono già 366.000, nel 1958 2,8 milioni, nel 1964 cinque milioni. Il secondo canale nasce nel 1961. Alla fine degli anni Ottanta il 96% delle famiglie italiane possiede un televisore. Il linguista Gian Luigi Beccaria sulla Stampa ha definito la televisione come «una delle scuole serali d’Italia».
CAROSELLO Nel 1957 arriva Carosello. Prima c’è la tv dei ragazzi, poi inizia la programmazione più specificatamente dedicata agli adulti. Riti e costumi di un’Italia davvero unita, tanto che l’espressione “a letto dopo Carosello” è rimasta nell’immaginario di molti. In più, una delle prime trasmissioni televisive è un programma di divulgazione letteraria: Il commesso di libreria presentata da Franco Antonicelli.
TV PRIVATE Un capitolo a parte meritano le televisioni private, che inizialmente non entrano in competizione con la tv pubblica, ma occupavano nicchie di mercato lasciate libere. Poi, dagli anni Settanta iniziano a trasmettere dall’estero sul territorio italiano emittenti locali come Firenze libera, Telemontecarlo, Tv Svizzera italiana, Tele Capodistria ecc. Nel 1975 esistevano già 68 emittenti locali, 244 nel 1977, 434 nel 1978, 600 nel 1981. Stava per nascere Mediaset, che ha cambiato gli italiani radicalmente, facendo diventare i bambini un po’ giapponesi attraverso i cartoni animati e i ragazzi più americani con le serie tv (Dallas, Happy Days, Hazar, e successivamente Baywatch e via dicendo).
DIGITALE Un’offerta televisiva che si è moltiplicata tantissimo in pochi anni, e che continua a farlo con le reti digitali e satellitari (come abbiamo raccontato in un precedente articolo). Un’abbondanza tale da creare dipendenza: «Per trattare di una società televisivo-dipendente il caso italiano si presta a meraviglia. […] Un’offerta così ricca ha creato nella gran parte degli italiani una dipendenza che nasceva dal poter trovare, ogni sera, almeno un programma capace di attrarre l’interesse di un vasto pubblico» (Marino Livolsi in La realtà televisiva, Laterza).
CELLULARI Nel 1990 i possessori di cellulari in Italia erano 200mila. Il servizio voce, l’unico attivo, costava 1.950 lire al minuto. Oggi siamo a quota cinquanta milioni di utenti.
TELEFONO I mezzi di comunicazione cambiano, si evolvono, vengono rimpiazzati da altri. Il telefono, per esempio, è sempre meno usato dagli italiani: nel 2005 passavamo quasi sette minuti al giorno sulla linea fissa di casa, adesso siamo scesi a quattro minuti e 41 secondi. E le conversazioni al cellulare non aumentano più in maniera esponenziale: nel 2009 cinque minuti e nove secondi al giorno, solo il 4,7% in più rispetto del 2008. Mentre, secondo i dati Nielsen, nel 2010 c’è stato un taglio del 10% a quota 29 euro al mese la spesa media per i cellulari – bisogna considerare anche che l’anno scorso è stato probabilmente quello del vero boom di Facebook, Skype e affini. Il trend è comune ad altri paesi: in dieci dei maggiori mercati di telefonia mondiali, dice la Ofcom, le telefonate sul cellulare sono in calo. Piena salute invece per gli sms: nel 2011 secondo Abi research dovrebbero arrivare a quota 7mila miliardi (l’800% in più del 2008) in tutto il mondo. Nel 2010 oltre 54 miliardi di minuti di chiamate internazionali (il 13% del totale) sono stati effettuati grazie a Skype.
SOCIAL NETWORK Sono soprattutto i più giovani i protagonisti di questa migrazione dal cellulare verso internet. Filippo Renga, direttore dell’osservatorio mobile alla School of management del Politecnico di Milano: «In molti l’hanno sostituito come mezzo di comunicazione con i social network». Il cellulare si usa meno per chiamare, ma ha nuovi usi. Ombretta Capodaglio di Nielsen Online: «La vecchia chiamata non è più il suo core business. Undici milioni di italiani lo usano per viaggiare in internet, il 31% in più del 2009, tre milioni entrano nei social network via telefonino». Gli smartphone, insomma, sono sempre più al servizio degli italiani, e stanno cambiando le abitudini e i modi di vivere.
PC E quindi per cosa usiamo il cellulare oggi in Italia? Per molte cose diverse. Il numero di dati scaricati dai cellulari in Italia è salito dai 7,5 milioni del primo trimestre 2009 agli 11 del terzo trimestre 2010. Ci ascoltiamo la radio, consultiamo mappe, scarichiamo videogiochi (+28% rispetto al 2010). Ancora Renga: «E siamo solo all’inizio. Il fenomeno è destinato a moltiplicarsi nei prossimi anni. Il meteo, per dire, si consulta oggi più via telefonino che dal pc». E poi c’è il rilevatore di frequenza cardiaca e di consumo calorico in palestra, lo si usa come GPS e molto altro.
WIRELESS FREE Internet, l’ultimo arrivato, ha accorciato le distanze e rese possibili le comunicazioni a basso costo tra gli italiani – oltre che con gli altri cittadini del mondo. Eppure la rete in Italia incontra ancora alcune difficoltà. La banda larga è relativamente poco diffusa: le persone che usano internet in Italia sono tra 20 e 23 milioni, meno della metà dell’intera popolazione. Mentre soltanto dal primo gennaio di quest’anno il wireless free è diventato una realtà: non è infatti più necessaria l’identificazione dell’utente per accedere ad un wireless in uno spazio pubblico.
INFORMAZIONE Oltre alla comunicazione, internet ha facilitato anche il moltiplicarsi delle informazioni online. Sia quelle che arrivano dal basso, attraverso blog (in Italia sono moltissimi, come vi abbiamo raccontato in questo articolo), social network, sia le notizie che si possono leggere sui quotidiani online, appendice di quelli cartacei ma anche creati specificatamente per la rete: nell’ultimo anno ne sono nati ben tre, Il Post, Lettera43 e l’ultimo arrivato Linkiesta. Anche in Italia l’informazione grazie a internet è sempre più orizzontale, le notizie viaggiano in modo nuovo e arrivano ai cittadini anche senza mediazioni: il modo di informarsi degli italiani sta cambiando e gli sviluppi sono imprevedibili.
da: VoceArancio » Blog Archive » I mass media che hanno fatto l’Italia.






















