Il Prof. Roberto D’Alimonte si interroga, sulle pagine de Il Sole 24 Ore:
- Il voto favorevole all’arresto di Papa apre o no un nuovo ciclo nella storia della Lega Nord?
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CHI RAPPRESENTA IL MALE DEL NORD
[La Repubblica, 22 maggio 2012]
I risultati di queste elezioni “amministrative” segnano, in modo definitivo, la fine della Seconda Repubblica e del sistema partitico su cui si è fondato. Indicano, in particolare, la fine del “blocco nordista”, l’asse forza-leghista (come l’ha definito Berselli), fondato sull’intesa e la contiguità elettorale tra la Lega e Berlusconi.
Infatti, se osserviamo il bilancio dei comuni maggiori dove si è votato in Italia, il rapporto fra i due principali schieramenti, appare rovesciato a favore del Centrosinistra. Lega e Pdl escono, dunque, chiaramente sconfitti, da queste elezioni. Dal Pd e dal Centrosinistra. Ma anche dal malessere e dalla domanda di cambiamento, a cui ha dato visibilità particolare il Movimento 5 Stelle, guidato da Beppe Grillo.
È la fine della “questione settentrionale” alle origini della Seconda Repubblica. Ma, al tempo stesso, questo voto la rilancia, come specchio di una domanda di rappresentanza politica, largamente insoddisfatta.
1. La Lega esce ridimensionata. Nelle città maggiori (sopra i 15 mila abitanti) dove si è votato, prima di queste elezioni, aveva 12 sindaci. Ne mantiene solo 2. Tra cui Verona, conquistata al primo turno: da Flavio Tosi, più che dalla Lega. Nei comuni maggiori del Nord cosiddetto “Padano” (al di sopra del Po), al primo turno, le sue liste hanno ottenuto il 7% dei voti, 12 punti in meno delle Regionali del 2010, meno della metà rispetto alle politiche del 2008. Se allarghiamo lo sguardo all’intera “zona rossa”, dove la Lega era cresciuta molto negli ultimi anni, il crollo è più vistoso. Oggi, infatti, nel Centro-Nord, in queste elezioni ha totalizzato il 5,8%, ma aveva ottenuto quasi il 13% alle politiche del 2008 e oltre il 17% alle regionali del 2010.
2. Il PdL, ultima versione del partito personale di Silvio Berlusconi, va anche peggio. Dal punto di vista dei governi locali, anzitutto. Nei comuni maggiori del Centro-Nord, da 49 a 20 per il Centrodestra, dopo questo voto, si passa a 44 a 12 per il Centrosinistra. Ma lo sfaldamento appare ancor più sensibile dal punto vista elettorale. Il PdL, infatti, si attesta al 12-13%, nel Nord e nel Centro-Nord, mentre aveva ottenuto circa il 28% alle Regionali di due anni fa e il 33% alle Politiche del 2008.
3. Ne esce un quadro del Nord e del Centro-Nord largamente ri-disegnato. In un paio d’anni, ha quasi perduto i colori dominanti: il Verde e l’Azzurro. D’altronde, oggi i partiti del Centrodestra – o di quel che ieri si chiamava così – non governano in nessun capoluogo di regione nel Centro-Nord. Gli ultimi – Milano e Trieste – li hanno perduti un anno fa.
Uno scenario analogo emerge anche se consideriamo i capoluoghi di provincia. Prima del 2010, 22 capoluoghi del Centro-Nord erano governati dal Centrodestra, 16 dal Centrosinistra. Oggi 21 sono amministrati dal Centrosinistra e 14 dal Centrodestra (1 dalla Lega da sola e 2 da giunte di altro colore). Gli attori politici che avevano “inventato” la “questione settentrionale” oggi sono minoranza – e quasi periferici – nel Nord.
4. Parallelamente, è cresciuto il Centrosinistra, intorno al Pd. Che oggi è il primo partito: del Nord “Padano” e, a maggior ragione, nel Centro-Nord. Ma i suoi successi dipendono soprattutto dalla capacità di fare coalizione. Il Pd ha, infatti, perduto peso elettorale, rispetto alle Politiche e alle Regionali. Mentre in alcune fra le città più importanti ha contribuito, con i suoi voti, a eleggere sindaci espressi da Sel. Come Doria a Genova. E, un anno fa, Pisapia a Milano.
L’antico Triangolo Industriale, Milano-Torino-Genova, dunque, oggi è governato dal Centrosinistra. Ma (come ha osservato Gad Lerner) da uomini e soggetti politici, in prevalenza, “esterni” al Pd. In altre città, il candidato del Pd e del Centrosinistra è stato sconfitto da altre coalizioni. A Belluno, ad esempio, si è affermato il candidato sostenuto da liste civiche di Sinistra. A Cuneo il candidato del Terzo Polo.
5. Lo stesso è avvenuto in alcuni comuni dove lo sfidante era espresso dal Movimento 5 Stelle. Anzitutto a Parma, ma anche in altre città. Come Mira e Comacchio. Il risultato elettorale del Movimento 5 Stelle appare rilevante soprattutto nel Nord e nelle zone rosse del Centro. Dove si presenta, infatti, supera, mediamente, l’11% (alle Regionali del 2010 si era attestato intorno al 3-4%).
In una certa misura, il “partito di Grillo” è l’attore politico che oggi interpreta, più di altri, il “male del Nord” (ma anche del Centro). Espresso dalle aree territoriali e dalle componenti sociali coinvolte dalla crisi economica, dopo decenni di crescita. Soffrono di un profondo deficit di rappresentanza politica. Le promesse di Berlusconi e della Lega sono rimaste tali. Promesse, slogan. Mentre il Centrosinistra, imperniato sul Pd, è rimasto, a sua volta, coinvolto nel clima di insofferenza verso il sistema partitico. Afflitto dal vizio oligarchico e dal deficit etico.
6. Il successo del Movimento 5 Stelle sfrutta, dunque, il malessere generato dal governo, a livello centrale e locale. Ma intercetta anche la diffusa domanda di rinnovamento del ceto politico. E la crescente sensibilità intorno a temi legati alla tutela dell’ambiente e dei beni pubblici.
Naturalmente, una cosa è affermarsi su base locale. Altra è competere su base nazionale. Il bello – e le difficoltà – per il “partito di Grillo” cominciano ora. Perché dovrà governare, a livello locale. E dovrà organizzare la propria presenza nazionale, in vista delle prossime elezioni. Programmi, candidati, strategie e – perché no? – alleanze. Oggi, però, a nessuno è concesso di liquidare questo Movimento come antipolitico. Perché agisce da attore politico, sul mercato elettorale. Dove si sta ritagliando uno spazio molto ampio (alcuni sondaggi lo stimano, già ora, intorno al 20%).
7. Questa “piccola” consultazione amministrativa ha mutato profondamente le basi della “questione settentrionale”. Nel Nord, infatti, si fanno strada domande di segno nuovo. Che non emergono da centrodestra ma da centrosinistra e, anzi, da sinistra. Esprimono istanze critiche verso il neoliberismo e i valori imposti dai “mercati” (finanziari) globali.
8. Dietro al voto, si scorge un Paese in cerca di rappresentanza politica. Se la Seconda Repubblica è finita, la Terza non è ancora cominciata.
da Mappe – Chi rappresenta il male del Nord – Demos & Pi.
Il Ministero dell’Interno, Dip. affari interni e territoriali, con la Pubblicazione n. 14 della serie «Elezioni comunali, provinciali e regionali» dal titolo “Elezione diretta del sindaco e del consiglio comunale Istruzioni per le operazioni degli uffici elettorali di sezione” intende agevolare il delicato compito dei presidenti e dei componenti degli uffici elettorali di sezione nello svolgimento delle operazioni di votazione e di scrutinio. (Ministero dell’Interno, Istruzioni per le operazioni degli uffici elettorali di sezione, pubblicazione n. 14/2012)
da Gazzetta Amministrativa – SMS 10 Maggio 2012 – Area Amministrativa.
| Elettori | 7.198.385 |
|---|
| Totale comuni con sindaco eletto | 666 |
|---|---|
| Comuni al ballottaggio | 99 |
| Sezioni pervenute | Sindaci | 8.640 su 8.644 | 99,95 % | |
|---|---|---|---|---|
| Consigli | 8.640 su 8.644 | 99,95 % |
| Province | ||
|---|---|---|
| ALESSANDRIA | capoluogo | comuni |
| ANCONA | comuni | |
| AREZZO | comuni | |
| ASCOLI PICENO | comuni | |
| ASTI | capoluogo | comuni |
| AVELLINO | comuni | |
| BARI | comuni | |
| BARLETTA-ANDRIA-TRANI | capoluogo | comuni |
| BELLUNO | capoluogo | comuni |
| BENEVENTO | comuni | |
| BERGAMO | comuni | |
| BIELLA | comuni | |
| BOLOGNA | comuni | |
| BRESCIA | comuni | |
| BRINDISI | capoluogo | comuni |
| CAMPOBASSO | comuni | |
| CASERTA | comuni | |
| CATANZARO | capoluogo | comuni |
| CHIETI | comuni | |
| COMO | capoluogo | comuni |
| COSENZA | comuni | |
| CREMONA | comuni | |
| CROTONE | comuni | |
| CUNEO | capoluogo | comuni |
| FERMO | comuni | |
| FERRARA | comuni | |
| FIRENZE | comuni | |
| FOGGIA | comuni | |
| FORLI’-CESENA | comuni | |
| FROSINONE | capoluogo | comuni |
| GENOVA | capoluogo | comuni |
| GROSSETO | comuni | |
| IMPERIA | comuni | |
| ISERNIA | capoluogo | comuni |
| LA SPEZIA | capoluogo | comuni |
| L’AQUILA | capoluogo | comuni |
| LATINA | comuni | |
| LECCE | capoluogo | comuni |
| LECCO | comuni | |
| LIVORNO | comuni | |
| LODI | comuni | |
| LUCCA | capoluogo | comuni |
| MACERATA | comuni | |
| MANTOVA | comuni | |
| MASSA-CARRARA | comuni | |
| MATERA | comuni | |
| MILANO | comuni | |
| MODENA | comuni | |
| MONZA E DELLA BRIANZA | capoluogo | comuni |
| NAPOLI | comuni | |
| NOVARA | comuni | |
| PADOVA | comuni | |
| PARMA | capoluogo | comuni |
| PAVIA | comuni | |
| PERUGIA | comuni | |
| PESARO E URBINO | comuni | |
| PESCARA | comuni | |
| PIACENZA | capoluogo | comuni |
| PISA | comuni | |
| PISTOIA | capoluogo | comuni |
| POTENZA | comuni | |
| RAVENNA | comuni | |
| REGGIO CALABRIA | comuni | |
| REGGIO NELL’EMILIA | comuni | |
| RIETI | capoluogo | comuni |
| RIMINI | comuni | |
| ROMA | comuni | |
| ROVIGO | comuni | |
| SALERNO | comuni | |
| SAVONA | comuni | |
| SIENA | comuni | |
| SONDRIO | comuni | |
| TARANTO | capoluogo | comuni |
| TERAMO | comuni | |
| TERNI | comuni | |
| TORINO | comuni | |
| TREVISO | comuni | |
| VARESE | comuni | |
| VENEZIA | comuni | |
| VERBANO-CUSIO-OSSOLA | comuni | |
| VERCELLI | comuni | |
| VERONA | capoluogo | comuni |
| VIBO VALENTIA | comuni | |
| VICENZA | comuni | |
| VITERBO | comuni
|
da: Home – Elezioni comunali del 6 e 7 maggio 2012 – Ministero dell’Interno.
tutto l’articolo qui: Il-Sole-Quel-vuoto-tra-i-moderati-Roberto-DAlimonte
Credo, ha detto, che ”il sistema elettorale migliore per il nostro Paese sia il doppio turno fondato su un sistema di collegi uninominali veri”. E D’Alimonte ha ricordato che per due volte ”siamo stati vicini” a questo sistema: nel 1993 quando pero’ la Dc a seguito delle amministrative, si convinse di non poter vincere con il doppio turno. Il secondo caso fu nel 1996 con il ”tentativo di Maccanico” saltato ”per responsabilita’ di Fini che pensava di diventare lui il leader della destra e chiese le elezioni subito”. Riferendosi alle trattative in corso in questi giorni, D’Alimonte ha affermato che ”in questa fase i collegi uninominali sono morti e sepolti. Per resuscitarli ci vorrebbe un miracolo piu’ complesso della resurrezione di Lazzaro. La Destra sa di perdere e si opporra”.
D’Alimonte e’ quindi passato ad indicare quelle che ha definito ”le cose piu’ spiacevoli”. ”Io -ha detto- il Porcellum non lo considero una porcata”. E perche’ il porcellum non piace? Perche’, ha spiegato, ”spinge la classe politica alla responsabilita’, ad alleanze che che si devono dichiare prima e questo i partiti in genere non lo vogliono fare. Vogliono scegliere dopo. Questo e’ il vero punto dirimente”. Certo il Porcellum ha ”gravi difetti” a partire dalla ”lotteria del Senato” ma ”e’ falso che abbia introdotto la frammentazione” perche’ la causa va ricercata nella ”destrutturazione del sistema dei partiti”. E D’Alimonte ha citato come prova le elezioni del 2006 e del 2008: la prima ha registrato una grande frammentazione, ma la seconda un sistema di partiti paragonalbile alla Germania o all’Inghilterra.
da Legge elettorale: uscire dal Porcellum? Le ricette di Sartori e D’Alimonte.
Sartori ha ricordato di avere proposto, gia’ ai tempi della Bicamerale, un sistema francese che faccia passare al secondo turno 4 o anche 5 candidati per non radicalizzare troppo il sistema. I primi 2 candidati non dovrebbero avere diritto a ritirarsi, al contrario degli altri due o tre che potrebbero desistere e accedere ad una riserva di seggi del 15 per cento. Il pregio di questo sistema per Sartori e’ che non lascia vuoti di potere: se la maggioranza e’ coerente con la presidenza della Repubblica si avrebbe un sistema piu’ presidenziale, se invece non c’e’ corrispondenza il motore di governo diventerebbe il premier.
da Legge elettorale: uscire dal Porcellum? Le ricette di Sartori e D’Alimonte
Roberto D’Alimonte, sul Sole 24 Ore del 1 maggio, segnala che nei 28 comuni capoluogo in cui si voterà il 6 e 7 maggio, in media i candidati a sindaco sono 8,9 (erano 6,3 nella consultazione precedente ), mentre le liste sono in media 21,9 con il Nord che sopravanza il Sud (23 a 22,3). Nel caso della Lombardia, a Monza i candidati sindaco sono 11, 20 le liste, e a Como 16 i candidati, 24 la liste.
Per lo studioso tutto questo non è normale: «Non siamo davanti a un’esplosione di vitalità della democrazia italiana. È vero il contrario. Il tessuto della politica italiana si va semplicemente dissolvendo. È il risultato della crisi dei partiti tradizionali e della assoluta mancanza di fiducia nella classe politica da parte dei cittadini: gli elettori non si fidano più dei partiti e quindi guardano ai candidati e alle liste non tradizionali».
da Istruzioni per il voto – Ipse dixit – Blog – Milano – Repubblica.it.
L’elettore può votare:
• …
• per un candidato a sindaco, tracciando un segno sul relativo rettangolo, e per una lista non collegata, tracciando un segno sul relativo contrassegno; il voto così espresso si intende attribuito sia al candidato alla carica di sindaco sia alla lista non collegata (cd. “voto disgiunto”).
QUANDO SI VOTA
Domenica 6 maggio, dalle ore 8.00 alle ore 22.00, e lunedì 7 maggio, dalle ore 7 alle ore 15, nelle regioni a statuto ordinario si svolgeranno le elezioni del sindaco e del consiglio comunale di 770 comuni (di cui 22 capoluoghi di provincia: Alessandria, Asti, Cuneo, Como, Monza, Belluno, Verona, Genova, La Spezia, Parma, Piacenza, Lucca, Pistoia, Frosinone, Rieti, L’Aquila, Isernia, Brindisi, Lecce, Taranto, Trani e Catanzaro) nonché dei consigli circoscrizionali.
Nella medesima data si svolgeranno le elezioni dei Sindaci e dei Consigli comunali nelle regioni autonome di Friuli Venezia Giulia e Sicilia i cui dati saranno disponibili sui relativi siti internet.
Le operazioni di scrutinio avranno inizio lunedì 7 maggio, subito dopo la chiusura della votazione e l’accertamento del numero dei votanti.
In caso di effettuazione del turno di ballottaggio per l’elezione dei sindaci, si voterà domenica 20 maggio, sempre dalle ore 8.00 alle ore 22.00, e lunedì 21 maggio, dalle ore 7.00 alle ore 15.00 mentre le operazioni di scrutinio avranno inizio nella stessa giornata di lunedì, al termine delle votazioni e dell’accertamento del numero dei votanti.
COME SI VOTA
ELEZIONI NEI COMUNI CON POPOLAZIONE SUPERIORE A 15.000 ABITANTI DI REGIONI A STATUTO ORDINARIO (SCHEDA AZZURRA)
La scheda reca i nomi e i cognomi dei candidati alla carica di sindaco, scritti entro un apposito rettangolo, al cui fianco sono riportati i contrassegni della lista o delle liste con cui il candidato è collegato.
L’elettore può votare:
• per una delle liste, tracciando un segno sul relativo contrassegno; il voto così espresso si intende attribuito anche al candidato sindaco collegato;
• per un candidato a sindaco, tracciando un segno sul relativo rettangolo, non scegliendo alcuna lista collegata; il voto così espresso si intende attribuito solo al candidato alla carica di sindaco;
• per un candidato a sindaco, tracciando un segno sul relativo rettangolo, e per una delle liste collegate, tracciando un segno sul relativo contrassegno; il voto così espresso si intende attribuito sia al candidato alla carica di sindaco sia alla lista collegata;
• per un candidato a sindaco, tracciando un segno sul relativo rettangolo, e per una lista non collegata, tracciando un segno sul relativo contrassegno; il voto così espresso si intende attribuito sia al candidato alla carica di sindaco sia alla lista non collegata (cd. “voto disgiunto”).
L’elettore potrà altresì manifestare un solo voto di preferenza per un candidato alla carica di consigliere comunale, scrivendo, sull’apposita riga stampata sulla destra di ogni contrassegno di lista, il nominativo (solo il cognome o, in caso di omonimia, il cognome e nome e, ove occorra, data e luogo di nascita) del candidato preferito appartenente alla lista prescelta.
Per il ballottaggio il voto si esprime tracciando un segno sul rettangolo entro il quale è scritto il nome del candidato sindaco prescelto.
ELEZIONI NEI COMUNI CON POPOLAZIONE SINO A 15.000 ABITANTI DI REGIONI A STATUTO ORDINARIO (SCHEDA AZZURRA)
La scheda reca i nomi e i cognomi dei candidati alla carica di sindaco, al cui fianco è riportato il contrassegno della lista con cui il candidato è collegato.
L’elettore può votare:
• per una delle liste, tracciando un segno sul relativo contrassegno;
• per un candidato a sindaco, tracciando un segno sul relativo nominativo;
• per un candidato a sindaco, tracciando un segno sul relativo nominativo, e per la lista collegata, tracciando un segno anche sul relativo contrassegno.
In tutti i predetti casi, il voto si intenderà attribuito sia al candidato alla carica di sindaco sia alla lista collegata.
L’elettore può altresì esprimere un voto di preferenza per un candidato alla carica di consigliere comunale compreso nella lista collegata al candidato alla carica di sindaco prescelto, scrivendone solo il cognome o, in caso di omonimia, il cognome e il nome e, ove occorra, data e luogo di nascita, nella apposita riga stampata sotto il medesimo contrassegno.
CORPO ELETTORALE
I dati definitivi sul corpo elettorale, riferiti al 15° giorno antecedente la data delle votazioni, saranno acquisiti entro il 2 maggio 2012.
I dati sotto riportati, provvisori, sono aggiornati in base ai risultati della revisione dinamica straordinaria delle liste elettorali al 45° giorno antecedente le elezioni.
Le elezioni in 770 comuni di regioni a statuto ordinario interesseranno 7.202.146 elettori, di cui 3.467.247 maschi e 3.734.899 femmine.
Le sezioni elettorali complessive saranno 8.654.
TESSERA ELETTORALE
Il Ministero dell’Interno ricorda che gli elettori, per poter esercitare il diritto di voto presso gli uffici elettorali di sezione nelle cui liste risultano iscritti, dovranno esibire, oltre ad un documento di riconoscimento, la tessera elettorale personale a carattere permanente.
Chi avesse smarrito la propria tessera personale, potrà chiederne il duplicato agli uffici comunali che, a tal fine, saranno aperti da martedì 1 maggio a sabato 5 maggio, dalle ore 9.00 alle ore 19.00, mentre domenica 6 e lunedì 7 maggio, giorni della votazione, per tutta la durata delle operazioni di voto.
da Ministero Dell’Interno – Comunicati Stampa.
Non vogliamo «vincere sulle macerie del nostro Paese. Non si può destabilizzare un Paese che è ancora in piena crisi». Così il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani a SkyTg24, sulla possibilità di giocare la partita di elezioni anticipate se, con la vittoria di Hollande in Francia, dovesse tornare a spirare un vento favorevole alla sinistra in Europa
Bersani: «Elezioni anticipate? Non voglio vincere sulle macerie del Paese» – Corriere.it.
Si dice che movimento Verso Nord, di cui fanno parte tra gli altri, ex leghisti come Cé e Fistarol si presenterà alle prossime Amministrative a Belluno e Cantù. Ce lo conferma?
“Non ne so nulla. Io non c’entro niente con Verso Nord e l’ho ribadito cento volte. Sono degli amici e una volta ho partecipato a un loro dibattito. Ma non ho idea di che cosa vogliano fare”.
Reblogged from Coatesa sul Lario ... e dintorni:
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PDL-LEGA - Praticamente ovunque i vecchi alleati del centrodestra si presentano separati. E’ il fatto politico principale di queste elezioni amministrative. Molti dei comuni in cui si vota escono da un’amministrazione sorretta da un’alleanza tra Pdl e Carroccio che, ora, viene messa a rischio. Il partito di Bossi e Maroni ora si presenta sempre da solo, mentre il Pdl, oltre a diverse liste civiche, solo in alcuni comuni è riuscito a stringere un’alleanza con i centristi dell’Udc.
(TMNews) – “E’ possibile che si vada a elezioni a ottobre”. E’ quanto ha detto il presidente del Pdl, Silvio Berlusconi, durante un incontro alla Camera con i coordinatori regionali del partito, secondo quanto viene riferito da alcune fonti.
Dal canto suo, Alfano ha affermato che “dobbiamo attrezzarci per una grande campagna elettorale che si articolerà su tre pilastri: la rete – abbiamo costruito la Political Digital Accademy, iniziative centrali da portare avanti su territorio anche grazie a una parte dei soldi provenienti dal tesseramento che saranno riversati sul territorio per iniziative centrali e locali e dichiarazioni programmatiche per spiegare obiettivi e intenti”.
Il Prof. Roberto D’Alimonte illustra sulle pagine del Sole 24 Ore il forte disorientamento degli elettori, con sei elettori su 10 disponibili sul “mercato del voto”:
da Sondaggio Cise-Il Sole 24 Ore – Ufficio Stampa – LUISS Guido Carli.
vai a: http://www.la7.tv/richplayer/index.html?assetid=50260339
Audio degli interventi di Massimo Cacciari
Nati nel 2010 quando il governo Monti era solo un’idea nella mente di Zeus-Napolitano da un’intuizione di Massimo Cacciari e oggi anello di congiunzione tra il “montismo” e la rete di Italia futura di Montezemolo, quelli di Verso Nord (Un’Italia più vicina all’Europa) possono essere oggi considerati, a tutti gli effetti, “il partito di Monti”: se possibile, più montiani di Monti stesso.
vai a: È nata la Lega di Monti – Europa.
Norme di riferimento, modalità di elezione, fac simile delle schede. Tutte le informazioni in unvademecum realizzato dalla Direzione centrale dei servizi elettorali
In occasione delle prossime elezioni amministrative del 6 e 7 maggio 2012 sono state realizzate, dalla Direzione centrale dei servizi elettorali del ministero dell’Interno, alcune schede informative per guidare il cittadino nel percorso di avvicinamento al voto.
Il documento, così come è stato organizzato, fornisce aggiornati riferimenti normativi sul tema, informazioni utili circa la composizione dei consigli comunali, le modalità di elezione, durata in carica degli eletti, quando e come si vota ed i fac simile delle schede elettorali.
da Ministero Dell’Interno – Notizie.
La scheda riporta in un apposito rettangolo nomi e cognomi dei candidati alla carica di sindaco, a fianco sono riportati i simboli della lista o delle liste che sostengono il candidato sindaco. L’elettore può votare nei seguenti modi:
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per un candidato sindaco, tracciando un segno sul relativo rettangolo, e per una lista a lui non collegata, apponendo un segno sul relativo contrassegno della lista prescelta. E’ il cosiddetto voto disgiunto: il voto così espresso si intende attribuito sia al candidato alla carica di sindaco sia alla lista non collegata (cosiddetto VOTO DISGIUNTO)
Inoltre, l’elettore potrà manifestare un solo voto di preferenza per un candidato alla carica di consigliere comunale, scrivendo, sull’apposita riga stampata sulla destra di ogni contrassegno di lista, il nominativo (solo il cognome o, in caso di omonimia, il cognome e nome e, ove occorra, data e luogo di nascita) del candidato preferito appartenente alla lista prescelta.
per l’intera cheda vai a: Istruzioni Ministero dell’Interno
Il cosiddetto voto disgiunto è un’opzione prevista da varie leggi elettorali; in Italia è ammesso sia per le elezioni regionali, sia per le elezioni comunali nei Comuni superiori ai 15.000 abitanti. Non è ammesso nelle elezioni provinciali.
In base a tali leggi, ogni lista elettorale presenta un proprio candidato alla presidenza della Regione (più liste possono condividere lo stesso candidato) o alla carica di sindaco. L’elettore può esprimere due voti sulla stessa scheda: uno per una lista (al quale può aggiungere un voto di preferenza), uno per un candidato presidente o sindaco.
Si ha voto disgiunto quando l’elettore vota per una lista e per un candidato presidente o sindaco diverso da quello che essa sostiene. Ad esempio, se la lista A presenta il candidato X e la lista B presenta il candidato Y, un elettore che vota sulla stessa scheda per la lista A e per il candidato Y esprime un voto disgiunto.
da Wikipedia
“non ci sara’ un derby”, non ci sara’ “la sfida tra Alfano e Bersani l’uno al posto di Berlusconi l’altro di Prodi”, bensi’ crolleranno i “vecchi steccati, la vecchia geografia dei poli” e il terzo Polo dovra’ candidarsi a raccogliere l’esperienza e l’eredita’ dell’attuale fase.
Insomma, per Fini il Terzo Polo non puo’ avere una visione limitata e ambire solo a ‘rubare’ voti al Pdl orfano del Cavaliere, ma deve saper andare oltre. Perche’, spiega concludendo una iniziativa di Fli promossa dai giovani a Roma, “se la sua ambizione dovesse essere solo quella di aver messo insieme Udc, Api e Fli con l’obiettivo di essere l’ago della bilancia in Parlamento, allora non ne e’ valsa la pena”. Il Terzo Polo deve “dar vita a un “grande rassemblement repubblicano” e deve essere capace “di chiamare a raccolta tutti gli italiani”.”Mario Monti oggi alla Bocconi ha detto che la sua e’ un’esperienza a termine. Coloro che pensano che questa fase possa durare oltre la legislatura – ha sottolineato Fini – non hanno compreso che Monti e’ una persona seria e, se dice una cosa la mantiene, la dice con consapevolezza e la mantiene”. Dunque, dopo il governo dei tecnici, che e’ a palazzo Chigi perche’ “la politica con senso di responsabilita’” ha fatto un passo indietro, “bisogna chiedersi come proseguire questa esperienza, ma tocchera’ farlo comunque con un governo espressione della volonta’ popolare e espressione della politica”.
da AGI.it – Fini: dopo Monti un governo eletto, espressione dei partiti.
…
l’esperienza del governo Monti ha ridimensionato la frattura pro-antiberlusconiana. (Anche perché Berlusconi, per ora, se ne sta sullo sfondo.) Ma sta delineando una nuova frattura, o meglio, “distinzione”. Pro-antimontiana. Che sta indebolendo i partiti maggiori a favore degli alleati di ieri - oggi all’opposizione. Peraltro, incapaci, da soli, di costruire una vera alternativa.
Da ciò la tentazione del Pd e del Pdl: difendersi dalla concorrenza degli alleati - oggi all’opposizione - con una legge elettorale che renda loro difficile correre da soli. Tuttavia, se i partiti - di maggioranza e opposizione - non dessero soluzione al loro deficit di rappresentanza sociale e di leadership, difficilmente potrebbero - potranno - riprendere la guida del Paese. Andare oltre l’emergenza.
Soprattutto se il governo Monti ottenesse i risultati sperati, dal punto di vista economico e istituzionale. Se svelenisse davvero il clima sociale e d’opinione. Allora fra un anno diverrebbe un “soggetto politico” forte. E potrebbe coltivare l’idea di proseguire l’esperienza “in proprio”. Oppure, qualcun altro potrebbe occuparne lo spazio, raccoglierne l’eredità. Tecnica ed extra-politica. Cercando autonomamente il consenso elettorale, con il sostegno di una parte, almeno, dell’attuale maggioranza.
…
Una terza Repubblica contro i partiti? (ILVO DIAMANTI).
CINQUE PROPOSTE MINIME PER MODERNIZZARE LA POLITICA Non solo riforma elettorale Meglio abbinare al nuovo sistema di voto anche il riassetto istituzionale di Roberto D`Alimonte /n questi giorni sembra che i maggioripartiti abbiano raggiuntomi accordo su alcune riforme istituzionali ripartendo dal lavoro fatto con la “bozza Violante”. È un segnale importante che vanellagiusta direzione.Lariforrna elettorale invece è rimasta sullo sfonda In verità sarebbe meglioche riforme istituzionali e riforina del sistema divoto procedessero insieme ma è comprensibile che la delicatezza della questione elettorale suggerisca di procedere prima sul terreno dove un accordo di fondo è più facile.Però, anche senza entrare nel merito di quale possa essere il nuovo sistema di voto, cisono alcune riforme collegate che dovrebbero essere messe all`ordine del giorno delle Camere ora e non fra qualche mese quando sarà troppo tardi per approvarle.
O Riduzione del numero dei parlamentari.
Sarebbe bene abbinare questa riforma al superamento delbicameralismo paritario Balla scelta di un nuovo sistema elettorale. In ogni caso, visto che si parla di tornare ai collegi urlinominali, per quanto di tipo tedesco, si potrebbe fissare il numero dei deputati a 464e quello dei senatori a 232. In questo modo non si dovrebbe ridisegnare i collegi.
Si riutilizzerebbero i 232 collegi del Senato creati al tempo della vedchia legge Mattarella, Con questi numeri ci avviciniamo alle altre democrazie di simili dimensioni. Inoltre sono numeri compatibili con qualunque sistema elettorale si volesse adottare successivamente.
O Abolizione delvoto degli italiani residenti all`estero.
È giusto che gli italiani all`estero possano votare, ma è sbagliato che lo facciano eleggendo propri rappresentanti.
Occorre tornare al vecchio sistema modificandolo per facilitare l`espressione del voto di chi risiede all`estero. L`attuale meccanismo ha prodotto un sacco di problemi Ha creato tensioni all`interno delle comunità italiane all`estero. Ha suscitatoperplessità negli stati in cui sono presenti comunità di origine italiana. Ha dato luogo a una serie impressionante di brogli elettorali.
O Voto ai diciottenni al Senato. Che si faccia o meno la riforma del bicameralismo è tempo di correggere questa distorsione del nostro sistema di rappresentanza Qualunque sia il futuro sistema elettorale è necessario -unificare l`età di voto tra le duccarnere. Non ha alcun senso che al Senato votino solo coloro che hanno compito i 25 anni Questa differenza non solo è anacronistica ma potrebbe produrre risultati elettorali diversi tra Camera e Senato, soprattutto se il futuro sistema di voto fosse di tipo maggioritario o con forti correttivi maggioritari Va da sé che in un sistema parlamentare ín cui entrambe le camere votano la fiducia al go- verno questo esito porrebbe gravi problemi di governai:dita. Questa riforma avrebbe dovuto esserefattarnoItotempofa; quantorneno dal 993 quandofuintrodottalaleggeMattarella.
O Nuove regole sulla presentazione delle candidature. Lo scandalo delle firme false ha fatto emergere un problema che è diventato sempre più serio. Le vecchie regole del 1957 non funzionano più.
Il numero di firme richiesto per la presentazione delle liste è troppo elevato. Fino ad oggi si è andati avanti con deroghe temporanee alla legislazione, vigente e con un sistema di raccolta delle finne troppo lassista È tempo di rivedere organicamente tutta la normativa prevedendo un numero minore di fame ma un_ meccanismo di certificazione più affidabile.
In ogni caso va riaffermato il principio che occorre un filtro vero per accedere alla competizione elettorale. Ancora non si sa se ipartiti raggiungeranno un accordo su un nuovo sistema di voto. Ma che succeda o meno è arrivato il momento di mettere mano anche a queste riforme fino ad oggi del tutto trascurate.
Da “IL SOLE 24 ORE” di domenica 19 febbraio 2012
da Governo Italiano – Rassegna stampa.
Vendola a Genova suicida il Pd
“vendola”: soggetto,
“suicida: ” verbo,
“PD” oggetto
Gli effetti controintuitivi delle primarie: negare la prospettiva di governo alle elezioni del 2013
Giorgio Napolitano, Presidente della Repubblica:
«Parlare della sentenza odierna della Corte Costituzionale come di una scelta adottata per fare un piacere al Capo dello Stato è una insinuazione volgare e del tutto gratuita, che denota solo scorrettezza istituzionale».

Nella tre giorni alla Leopolda abbiamo e avete parlato, proposto, suggerito, commentato, bloggato, tweettato. Significa che tantissime persone hanno “comunicato” nella stessa direzione, per pensare e lanciare il Big Bang che ci faccia vivere l’Italia in un mondo nuovo. E ora non vogliamo fermarci. Ecco le idee e i pensieri discussi alla Leopolda divise per 5 macrotemi. Oggi e ancora di più domani, vogliamo sapere la vostra opinione e le vostre idee.
da Big Bang – Stazione Leopolda 2011
Oggi i Consigli delle varie Regioni hanno costi sproporzionati, che variano moltissimo senza nessuna giustificazione. Non sono legati alla dimensione dei territori che i Consigli dovrebbero rappresentare e nemmeno al numero dei loro componenti. Si va dai 35 milioni di euro dell’Emilia-Romagna agli oltre 150 milioni di euro della Sicilia. I consiglieri regionali devono avere un compenso e, chiaramente distinto da questo, un budget per le attività di servizio uguali in tutte le regioni. Deve essere definito il “costo standard” per il complessivo funzionamento delle assemblee legislative regionali fissandolo ad un valore compreso tra gli 8 e i 10 euro annui per abitante.
Più di 100 province non ce le possiamo permettere. Vanno abolite. Nei territori con almeno 500.000 abitanti si può eventualmente lasciare alle Regioni la facoltà di istituire enti di secondo grado per la gestione di funzioni da loro delegate.
I comuni sono il vero pilastro dell’amministrazione tra i cittadini, ma 8100 sono troppi, e tanti tra loro troppo piccoli per gestire i servizi che dovrebbero erogare. Mantenendo salvi i presidi locali e la rappresentanza dei centri minori, dovrebbero raggiungere attraverso unioni o fusioni una dimensione minima di 5.000 abitanti.
Sulle pensioni si può, fin da subito, parificare l’età pensionabile delle donne con quella degli uomini, instaurando una finestra anagrafica unica di 63-67 anni per accedere al pensionamento con assegno proporzionato alla speranza di vita secondo coefficienti attuariali aggiornati annualmente. Accelerare il passaggio al sistema contributivo per tutti. Eliminazione delle pensioni di anzianità nell’ambito di un patto tra le generazioni. Parte dei risparmi ottenuti andrà utilizzata per finanziare l’azzeramento dei contributi previdenziali per i giovani neo-assunti.
Per tornare a crescere bisogna modificare il sistema degli incentivi. Oggi, il nostro Paese tassa i fattori produttivi e premia la rendita. Quel che serve è una rivoluzione copernicana del sistema fiscale che riduca la pressione sul reddito personale e sulle imprese e la accresca sugli immobili e sulle rendite finanziarie.
Finanziare l’abolizione dell’imposta con il taglio dei sussidi alle imprese.
Bisogna passare dalla cassa integrazione, ordinaria e straordinaria, a indennità di disoccupazione universali, applicabili anche ai dipendenti di piccole e medie imprese e improntati al criterio del welfare to work sul modello danese.
Abolizione dell’attuale ruolo del medico di medicina generale. Creazione di ambulatori polispecialistici sul territorio. Consorzio dei medici di Medicina generale.
41 – Ciascuno caratterizzato da una propria peculiarità. Razionalizzazione dei servizi. Occorre riservare l’ospedalizzazione dei pazienti solo nei casi in cui effettivamente sia necessaria.
Questi dovrebbero essere ospedali per pazienti cronici a lunga degenza a bassa intensità di cure ma a basso costo. Dovrebbero essere di supporto agli Ospedali ad alta complessità e alto costo, i quali dovrebbero esclusivamente gestire la fase acuta e poi inviare a strutture con costi ridotti. Ne consegue anche la necessità di un’assistenza domiciliare efficace e ben coordinata. Nei grandi ospedali bisogna cancellare i doppioni, la moltiplicazione dei reparti ad alto costo e ad alta tecnologia creati solo per moltiplicare i ruoli direttivi.
Lo scopo è stabilire procedure e comportamenti comuni rispetto ad una data patologia e in parallelo gestire e organizzare l’offerta delle diverse prestazioni sanitarie. I percorsi e l’’offerta sanitaria vanno gestiti considerando anche le strutture private che non devono offrire solo servizi ma svolgere attività necessarie al pubblico in un sistema complessivo unico che li consideri quali soggetti erogatori di salute insieme al settore pubblico
In via generale le esternalizzazioni aziendali servono sia per assicurare un servizio migliore rispetto a quello interno, sia per ridurre i relativi costi. Succede in sanità che l’esternalizzazione dei servizi troppo spesso si traduce non in un risparmio ma in un incremento dei costi, tanto che costa di più l’infermiera “esternalizzata” della infermiera interna. Allo stesso modo troppo spesso i beni e servizi acquistati dalle aziende sanitarie, hanno prezzi medi addirittura superiori a quelli di mercato, mentre sarebbe del tutto ovvio pensare che, dato l’ammontare delle quantità acquistate, si possano ottenere prezzi più bassi. inoltre l’esternalizzazione è troppo spesso gravata da attività professionalmente scadente. Occorre in questo caso strutturare e controllare l’iter formativo individuale
Aumento della soglia al di sotto della quale si possono indire procedure negoziate e procedure semplificate. Emanazione dell’obbligo di presentazione del DURC da parte di soggetti privati all’amministrazione interessata che dovrà acquisirlo per via telematica. Abolizione dell’arbitrato negli appalti pubblici e congruo indennizzo alla stazione appaltante in caso di ricorso immotivato
Introdurre nei concorsi della Pubblica Amministrazione criteri di valutazione dei titoli di studio legati all’effettiva qualità del percorso formativo dei candidati.
Fa parte della realtà italiana che la famiglia sia il luogo di raccolta non solo della solidarietà ma anche dei redditi. Si ricalcolino le aliquote fiscali considerando il quoziente familiare. A parità di reddito paghi meno la famiglia con più componenti.
Dare la possibilità alle famiglie di detrarre dal calcolo del reddito imponibile totalmente (o parzialmente) alcune voci di spesa legate all’educazione, alla conduzione della casa, all’assistenza per gli anziani. Dovrebbe ogni anno essere emanata una lista delle spese specifiche che possono essere detratte in occasione della dichiarazione dei redditi. In questo modo si crea un conflitto tra chi paga il servizio e chi riceve il compenso che favorirà l’emersione di pratiche d’acquisto in nero molto diffuse in questi ambiti.
La legge deve assicurare pieno riconoscimento alla coppia dal punto di vista contributivo e assistenziale. Ciascun convivente può beneficiare dell’assicurazione sulla malattia del compagno e l’unione conferisce gli stessi diritti del matrimonio in materia di cittadinanza.
Il declino delle nascite in Italia è stato in questi anni molto accentuato: nel 1975 nascevano 2,2 bambini per ogni donna e oggi siamo a 1,4, quasi un figlio in meno per ogni famiglia. L’Italia è oggi il posto dove nascono meno bambini al mondo. Occorre determinare un vantaggio per la famiglia che accoglie i figli dal secondo in poi. Per ogni nascita del secondo figlio va previsto un assegno annuale di quattro mila euro per i primi due anni. Abbattimento della base imponibile dei primi 10.000 euro di reddito derivanti dal lavoro delle mamme con figli sotto i 3 anni.
Più controlli sugli enti autorizzati, anche da parte della magistratura, e anche attraverso verifiche dell’operato di tali enti in rapporto ai costi sostenuti. Ciò al fine di ridurre gli attuali pesanti oneri economici degli adottanti. L’adozione va resa più snella e soprattutto va resa più semplice la dichiarazione dello stato di abbandono del minore, che è il presupposto dell’adottabilità. Non possiamo tenere bambini legati a famiglie che li rovinano.
Collocare i Nidi e gli Asili d’infanzia sotto la competenza del Ministero dell’Educazione. Uniformare a livello nazionale la legislazione regionale sul rapporto metri quadri/bambini ed educatore/bambini.
DAVID sta per Dati e analisi; Aderenza alle regole; Vita ed educazione; Ingegneria; Dopo la violenza. Partito da Firenze, DAVID è un modello di metodo esportabile ovunque: si mettono insieme i dati degli incidenti di un Comune (quanti incidenti, dove avvengono, le cause, quali controlli e dove vengono fatti, quanti e quali corsi vengono fatti nelle scuole per la formazione, quale assistenza viene fornita alle famiglie che hanno subito un lutto, qual è lo stato delle strade ecc), per creare un ‘profilo’ degli scontri e finalizzare un piano preciso di intervento. A livello mondiale gli incidenti incidono per l’1,5 % sul Pil, mentre la spesa per la prevenzione continua ad essere irrisoria: DAVID ribalta la visione.
È un fatto elementare, addirittura fondamentale negli Stati Uniti: chiunque nasca in Italia è Italiano. Questo risolve alla radice ogni valutazione di ordine discrezionale, ogni aspetto burocratico e sancisce il principio che la terra dove si nasce non è irrilevante, ma è fondante dell’identità.
Occorre stabilire una politica attiva e molto dettagliata nei confronti dell’immigrazione legale. Si stabilisca un piano nel quale siano definite le competenze professionali che è più urgente per il Paese acquisire e si aprano le porte a queste competenze, da valutare nelle ambasciate e nei consolati italiani nel mondo.
Coloro che hanno bisogno di un permesso di soggiorno perché hanno un lavoro regolare, spesso aspettano parecchi mesi prima di avere il permesso e devono usare un titolo di soggiorno provvisorio, il quale però non permette loro di acquisire un mutuo o di accedere a altre attività che ne stabilizzino la residenza nel nostro paese. Gli immigrati che hanno un lavoro regolare rappresentano una forza e non un pericolo per il paese.
Il 5 per mille deve diventare legge, un diritto per contribuenti e volontariato, non più un favore. La stabilizzazione eviterebbe alle organizzazioni il quadro di incertezza regolativo ed economico. Il 5 per mille è il mattone primo di sussidiarietà reale e perciò anche fiscale.
Un tempo di servizio agli altri coincidente con la maggiore età, della durata di 3 o 6 mesi. I contenuti ed i processi adeguati a gestirlo sono una responsabilità del terzo settore che deve inventarsi anche forme per sostenerlo e finanziarlo.
Durante la fase che porta un bene immobile alla confisca definitiva (da 6 a 10 anni) bisogna consentire l’affidamento temporaneo ai soggetti sociali, in attesa della definitiva confisca. L’aggressione dei patrimoni finanziari delle mafie può avere effetti analoghi alla lotta all’evasione, essendo stimato il fatturato annuo di “mafie spa” in 150 miliardi di euro. Le aziende sotto sequestro vanno sostenute nell’impatto con il mercato, formando amministratori giudiziari specializzati, incentivando la riconversione in cooperativa di dipendenti e consentendo nella fase di start up di accedere a forme di fiscalità di vantaggio e abbattimento del costo del lavoro come quelli previsti dalla legge 407. Non sarebbero minori introiti per lo Stato poiché oggi solamente un’azienda confiscata su mille riesce a sopravvivere.
Si vuole eliminare il cosiddetto “porcellum”, introdotto dalla legge 270/2005.
Il sistema elettorale attuale può essere così sintetizzato:
1) L’elettore esprime il voto tracciando sulla scheda un solo segno nel rettangolo contenente il contrassegno della lista prescelta (art. 1, comma 10, lettera b) per la Camera; art. 4, comma 6,per il Senato).
Per effetto di tali disposizioni, insomma, il voto è espresso per la lista, e non esiste la preferenza per l’uno o l’altro candidato.
2) I soggetti inseriti nella lista sono eletti secondo il numero di seggi assegnato alla lista, e nell’ordine nel quale sono inseriti (art. 1, comma 13 per la Camera; art. 4, comma 8, per il Senato).
Per essere eletti, pertanto, bisogna essere collocati più in alto possibile nelle liste, secondo la decisione dei partiti che le presentano.
3) Sono previsti sbarramenti affinché le liste votate siano contemplate per l’attribuzione dei seggi: per la Camera il 4% dei voti a livello nazionale (art. 1, comma 12); per il Senato l’8% dei voti a livello regionale, perché l’elezione per quest’ultimo è organizzata a base regionale (art. 4, comma 6).
Se una lista consegue meno voti, non partecipa alla ripartizione dei seggi ed i voti che ha preso non contano nulla, perché non sono previsti sistemi di recupero.
4) E’ previsto un premio di maggioranza per la lista o la coalizione di liste, che consegue la maggioranza relativa: vengono attribuiti tanti seggi quanto ne bastano per raggiungere 340 per la Camera (sempre art. 1, comma 12); oppure quanti ne bastano per raggiungere il 55 % di quelli spettanti a ciascuna Regione, per il Senato (sempre art. 4, comma 8).
Quindi chi vince, anche di pochissimo, prende tutto.
I sostenitori del referendum sostengono che tale legge è antidemocratica e pro-casta, perché pochi capi partito decidono in pratica chi dev’essere eletto, mentre gli elettori si devono adeguare alle loro indicazioni.
Aggiungono che, durante l’attività parlamentare, gli eletti devono adeguarsi servilmente a quanto stabiliscono i capi-partito, pena il mancato inserimento nelle posizioni “giuste” delle liste, all’elezione successiva.
Inoltre, le soglie di sbarramento ed i premi di maggioranza non consentono a molte forze politiche di essere rappresentate, o neanche di essere comunque rappresentate: per questa ragione tecnica, ad esempio, sono scomparsi dall’attuale parlamento i partiti di estrema sinistra.
Il referendum si propone di abrogare la legge 270/2005
da Il referendum elettorale “anti-porcellum” e “anti-casta”.
Il Prof. Roberto D’Alimonte si interroga, sulle pagine de Il Sole 24 Ore:
Nelle ultime settimane centinaia di migliaia di persone hanno usato la Rete per creare una «massa critica». Democrazia 2.0 è una forma di partecipazione diretta del cittadino alla politica. Si realizza grazie a Internet 2.0, piattaforme create per condividere rendendo il navigatore-elettore un protagonista. Sì, dite bene: come con Obama. «Da noi è un trend cominciato con le scorse elezioni amministrative»
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Province (II turno)
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Scrutinio
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pres. eletto
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pres. eletto
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pres. eletto
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pres. eletto
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pres. eletto
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CAGLIARI
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CARBONIA-IGLESIAS
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COSENZA
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CROTONE
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GROSSETO
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MILANO
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NAPOLI
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NOVARA
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RIMINI
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ROVIGO
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VARESE
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Pansa racconta di come il governatore della Puglia sia corso lunedì pomeriggio in Piazza del Duomo a festeggiare la vittoria di Giuliano Pisapia, ma non solo. Da ottimo conoscitore dei media, spiega Pansa, Vendola ha voluto lanciare un preciso messaggio politico. Pansa prova a tradurre il messaggio laicato da leader di Sinistra ecologia libertà: “Attenzione, compagni e avversari: Pisapia è un mio sindaco. E non soltanto perché è un militante di Sel, il partito che ho fondato e dirigo. Abbiamo una lunga storia in comune, che inizia da Rifondazione comunista. Le nostre radici sono identiche. La borghesia milanese che l`ha votato, a cominciare dalle grandi famiglie e dal top della finanza capitalista della città, non s`illuda. Pisapia sarà un sindaco rosso, il primo dei miei compagni a Milano. E da compagno si comporterà”. Pisapia dice come nello stesso momento in cui Vendola parlava, Pisapia affermava di aver vinto con il sorriso e l’ironia. Pansa si domanda: riuscirà il nuovo sindaco a liberarsi della sudditanza nei confronti di Vendola? Per Pansa non sarà una cosa facile, per Pansa ci sono essenzialmente tre motivi per cui questa sudditanza potrebbe non accadere. “Il primo è un connotato atavico di Rifondazione comunista” dice Pansa, la patria politica di Pisapia. Quel partito ha un solo elemento nel proprio dna, cambiare la società, quella che una volta si chiamava rivoluzione comunista. Chi guidava questo pensiero era Fausto Bertinotti, maestro di Nichi Vendola.
Pansa riprende una citazione dell’ex segretario comunista pubblicata nel 1997 sul Corriere della Sera: «Il mito della governabilità è figlio di una cultura politica senza valori, che ha completamente abdicato alla voglia di cambiare la società. L`idea che comunque bisogna governare, per me è un disvalore».
da: LIBERO/ Giampaolo Pansa: “Il nuovo boss rosso”
L’argomentazione di Giampaolo Pansa è collegata a qyesti eventi:
«A Nichi Vendola voglio bene. Ma quando va in una città che non conosce dovrebbe ascoltare più che parlare»: il neosindaco di Milano, Giuliano Pisapia, ha commentato così a Telenova le parole di lunedì del leader di Sel venuto a Milano per festeggiare la vittoria dell’avvocato.
BOTTA E RISPOSTA – Vendola era salito sul palco di piazza Duomo, lunedì pomeriggio (guarda il video), e aveva parlato alla folla chiedendo subito «elezioni anticipate, perché finisca un incubo». Con toni accesi, il governatore della Puglia in trasferta aveva spiegato che «finisce la pornografia al potere con una bocciatura senza appello. È stato un terremoto politico che chiude un ciclo durato un quindicennio. L’Italia migliore si è riappropriata della propria storia civica». Un intervento e un protagonismo che molti avevano considerato fuori luogo nel giorno della festa per la nuova amministrazione cittadina. E già lunedì, a stretto giro di dichiarazioni, Pisapia gli aveva replicato sottolineando che «a Milano si è vinto perché abbiamo parlato dei problemi di Milano»
”Se il Pd intende fare un nuovo Ulivo, auguri… Che devo dire?”. Cosi’ Massimo Cacciari ai microfoni di CNRmedia parla delle prospettive future del centrosinistra.
”Se pensano di sommare il moderato Pisapia con De Magistris e la coalizione di Napoli, non vinceranno da qui all’eternita”’, spiega l’ex sindaco di Venezia. ”Io penso – prosegue Cacciari – che il Pd farebbe bene a capitalizzare l’affermazione, che senza dubbio c’e’ stata, in particolare a Milano. E da quella base aprire un serio confronto, non con questo o quel partitino, ma con gli interessi imprenditoriali, economici, finanziari e culturali vastissimi che hanno dato un segnale inequivocabile che di Berlusconi non ne vogliono piu’ sapere”.
PD CACCIARI CON UN NUOVO ULIVO NON VINCERA MAI – Agenzia di stampa Asca.
il 9 Ottobre del 1998 il partito della Rifondazione comunista di Fausto Bertinotti fece cadere il primo Governo Prodi.
Questa la cronaca di quell’evento istituzionale che ha condizionato tutta la politica italiana dei successivi 15 anni.
La Camera nega al Governo la fiducia chiesta da Romano Prodi per battere la opposizione (interna alla sua coalizione) di Fausto Bertinotti e Rifondazione comunista alla manovra economica. Prodi si dimette.
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Nelle nostre ricerche da tempo rileviamo segnali di disaffezione dalla politica. E non solo legati alla contrapposizione destra – sinistra. E’ fortemente percepita dai cittadini la difficoltà della politica a dare risposte a problemi concreti emersi in modo anche drammatico con la crisi economica. Primo fra tutti l’occupazione. Tra chi ha perso o rischia di perdere il lavoro, ma anche, per esempio, tra le donne. Oppure tra i giovani che non studiano e non lavorano, che secondo l’Istat sono oltre un milione, e quelli che paiono condannati al precariato.
Una politica lontana dalle persone…
In questo contesto generale anche una politica che gioca una campagna elettorale con toni aggressivi del tutto fuori luogo. E su temi lontani dalla gente, come la giustizia. L’evocazione delle paure – Milano come zingaropoli, come Stalingrado, come città musulmana – non è una risposta ai bisogni dei cittadini.
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leggi tutto: Pagnoncelli: evocare paure non paga – News – Famiglia Cristiana.