Cadute le presunte certezze del passato, molti adulti si mostrano spaesati nell’educazione dei figli. Ma raramente ci si chiede: come si impara a fare i genitori? E’ innegabile che oggi sono i media – trasmissioni televisive, inchieste giornalistiche, siti Internet, blog – a esercitare il più forte impatto sul grande pubblico, modellandone i comportamenti e le idee. Dall’altra parte, ai Servizi socio-educativi vengono rivolte pressanti domande di consulenza e di supporto. Terzo attore in gioco è il mondo della ricerca educativa, che studia questi mutamenti e il disorientamento – reale? apparente? indotto? – di adulti e genitori nello svolgere il compito educativo, per interrogarsi sulle ragioni e sulle possibili risposte. Tre mondi dunque – i media, i Servizi, la ricerca – che, in occasione di questo Convegno, si incontrano per avviare un dialogo oggi più che mai necessario
Mentre il 15 maggio 2012, prima giornata del Convegno “SOS genitori: gli spaesamenti della contemporaneità”, sarà dedicata a relazioni di studiosi e al dialogo con i rappresentanti dei media,
il 16 maggio, seconda giornata del Convegno, vedrà lo svolgersi di 20 Laboratori, mirati alla presentazione di ricerche sul campo o alla sperimentazione di alcune pratiche di lavoro.
Nei primi mesi del 2012 l’esternalizzazione delle scuole dell’infanzia si precisa e giunge più apertamente all’attenzione dell’opinione pubblica. L’idea che si fa strada è quella di approvare una delibera di Consiglio comunale in cui si prospetta di affidare all’esterno due scuole dell’infanzia mediante gara d’appalto e di chiedere per altre due la statalizzazione riservandosi, nel caso probabile in cui questa non sia ottenuta, di appaltare anche la gestione di queste scuole. L’amministrazione però si riserva di approfondire anche la possibilità di costituire una fondazione di partecipazione per le quattro scuole dell’infanzia, quale soluzione alternativa all’esternalizzazione. La fondazione, che gestirebbe le scuole, è un soggetto di diritto privato che opera senza fini di lucro. Esso potrebbe appaltare la gestione o invece esercitarla in forma diretta, assumendo personale dipendente. L’organo principale di governo della fondazione sarebbe rappresentato da un Consiglio di amministrazione, i cui membri sarebbero nominati dal Comune che, in questo modo, garantirebbe “controllo analogo” a quello garantito nella gestione diretta rispetto al servizio erogato dalla Fondazione
E’ un convegno sulla cura che si terrà a fine Aprile, in un luogo molto suggestivo, sopra Torino.
E’ organizzato come Università degli Studi di Bergamo con il Gruppo Abele e il movimento Slow Medicine. L’idea è che si possano far incontrare professionisti del mondo della cura, con la voglia di condividere sperimentazioni e di tenersi in contatto, per non sentirsi soli, nello sforzo di migliorarsi e migliorare i servizi, ma anche nel pensare e immaginare nuove e più rispettose strade per la medicina e l’assistenza di oggi.Il convegno è accreditato ECM, ed essenzialmente not for profit, ovviamente.
Il Gruppo Abele vorrebbe offrire questo monastero appena ristrutturato come luogo caldo di incontro e confronto periodico anche sui temi della cura a chi volesse accettare questa provocazione e lasciarsi coinvolgere in una rete di reciproco sostegno e motivazione al cambiamento.
Quale medicina cura?
Il perchè di una domanda
“Quale medicina cura?”. Una domanda trasversale, sofferta, diffusa tra i mondi della cura con le loro professioni che si rendono conto di avere molte sfide in comune e si chiedono come farne un discorso pubblico, ma anche una leva di cambiamento per una medicina giusta, appropriata, sobria, sostenibile. Una domanda segnata dalla crisi finanziaria, ma che rilancia l’urgenza di non ragionare solo in termini finanziari. La crisi non può essere un alibi per non affrontare i problemi, piuttosto un’occasione per ripensare le pratiche della medicina. Mentre abbiamo da difendere, nonostante sprechi e manchevolezze, l’attuale sistema sociosanitario, c’è molto da fare per ripensare quale medicina oggi sia di aiuto in una società attraversata da fenomeni enormi come l’invecchiamento, l’appesantirsi delle sofferenze urbane, l’aumento di bambini e ragazzi con fatiche legate allo sviluppo psicofisico e al loro inserimento socio-educativo, i casi di anoressia o bulimia… Tutti problemi che mettono in gioco professioni e organizzazioni diverse, in quanto non sono delegabili a una sola disciplina e organizzazione. La cura è un evento collettivo, un bene comune che necessita di cooperazione nel pensare e nell’agire qui e ora, in questa situazione e contesto. Per farlo le professioni e i mondi organizzativi del socio-sanitario e del sociale sono chiamati a “sospendere” le loro appartenenze professionali e i loro atteggiamenti difensivi entro protocolli e mansionari per mettere al centro la domanda di partenza nelle sue diverse declinazioni: come può essere reimmaginata e arricchita la medicina oggi perché sia giusta, appropriata, sobria, sostenibile? E dunque come evitare che la cura diventi un’ulteriore sofferenza per chi vive, come paziente o come familiare, la condizione di vulnerabilità e di malattia? Come, invece, sviluppare interventi che recuperino il significato profondo della dicitura socio-sanitario? Come tutto ciò può divenire risorsa per un nuovo assetto di welfare volto a garantire l’universalità della cura e il coinvolgimento attivo delle persone, anche in un periodo di crisi economica?
Sono interrogativi che sollecitano ad aprirsi a orizzonti sempre meno “dipendenti” dalle necessarie diagnosi, dai protocolli di intervento, dalla specializzazione delle cure, per farsi sempre più protesi verso l’integrazione e la risignificazione degli interventi a fianco del soggetto vulnerabile e della sua famiglia. Come, per fare un passo avanti, costruire percorsi di cura sostenibili e integrati, evitando l’eccesso di cure, ma anche l’abbandono, facilitando scelte consapevoli e adeguate alla realtà di vita della persona e della sua famiglia?
L’invito a una ricerca partecipata e sperimentale
Problemi enormi perché coinvolgono cambiamenti a livello di politiche, ma anche, a nostro avviso, un diverso uso (un “buon uso”) delle innumerevoli competenze e risorse esistenti. Gli stessi tagli, se vanno contrastati là dove offendono i diritti delle persone, possono essere letti come un appello improrogabile a generare risorse attraverso cambiamenti che possono alleggerire le sofferenze umane e che, per non pochi versi, dipendono dalle scelte degli operatori, dal loro modo di “esserci” nel servizio, dal loro ripensare le relazioni con le persone e le famiglie, ma anche dai luoghi fisici della cura in modo che siano accoglienti e (perché no?) belli, dal collaborare tra professioni per arricchire la “densità di cura” della medicina.
Per avviare i lavori si è scelto di privilegiare una precisa angolatura da cui vedere i problemi e costruire delle ipotesi di lavoro: la radicale riorganizzazione delle cure primarie. A nostro avviso, il futuro delle politiche sanitarie è nelle cure primarie, sul cui ammodernamento devono concentrarsi gli sforzi dei decisori e dei professionisti. Il momento di particolare difficoltà potrebbe contribuire a superare con forza quegli ostacoli che finora hanno impedito una sostanziale riorganizzazione.
Alla luce di queste considerazioni, la Certosa vuol essere un luogo dove medici e infermieri, pediatri e geriatri, medicina del territorio e medicina ospedaliera, assistenti sociali e psicologi, psichiatri ed educatori possono ricavarsi “momenti di sosta e di pensiero”, con l’intento di attivare nei territori delle sperimentazioni da rielaborare poi insieme. Un percorso partecipato entro cui possono confrontarsi letture, ipotesi politiche e strategie, attenti alla loro trasferibilità sui terri-
tori. Un percorso pertanto sperimentale, alla luce delle ipotesi che si andranno a maturare, che impegna a mettere in atto localmente quei cambiamenti relazionali, fisici e organizzativi che possono avvicinare la medicina ai cittadini.
Tre laboratori
Nei lavori preliminari al seminario sono emerse tre aree-problema che sembra importante affrontare nel corso della riflessione e nei laboratori che potrebbero prendere l’ avvio in tale occasione. Altre
potranno emergere fra i partecipanti. Le cure primarie
La riorganizzazione delle cure primarie è l’orizzonte entro cui collocare l’interrogativo iniziale “Quale medicina cura?” e pertanto è trasversale a tutto il percorso e a tutti i laboratori, ma può anche essere visto come oggetto specifico di riflessione. La prima area si pone quindi l’obiettivo di unificare la figura del medico del territorio, superare il lavoro in solitudine dello stesso, sviluppare la sanità di iniziativa, mettere lo specialista al servizio dei percorsi di diagnosi e cura (anche coinvolgendo i professionisti ospedalieri), individuare punti di riferimento sul territorio che affianchino – e sostituiscano quando possibile – la struttura ospedaliera (strutture di comunità, case della salute,
ecc., aperte tutto il giorno). La vecchiaia pesante
Una seconda area è quella degli anziani la cui salute con il passare degli anni vede il convergere della medicina di territorio, della medicina ospedaliera, ma anche dell’assistenza sociale e delle reti di prossimità. Come accompagnare gli anziani in un percorso umano per quanto possibile autonomo, attraverso la collaborazione degli stessi anziani e della famiglia, degli operatori professionali e delle reti di prossimità, con gli interrogativi etici ed esistenziali, oltre che sanitari e sociali, che l’invecchiamento porta con sé? L’infanzia fragile
Una terza area è quella che rimanda all’infanzia fragile, a volte fin dalla nascita, altre volte con problemi di salute che esplodono nell’arco dopo pochi mesi o anni a livello non solo fisico, ma anche emotivo, relazionale, cognitivo. Problemi che non sono confinabili nel mondo
degli specialisti ma chiamano sulla scena la medicina del territorio e quella specialistica, l’assistenza sociale, la scuola, le associazioni, chiedendo loro di uscire dalla logica della suddivisione dei compiti per farsi insieme prossimi alle situazioni.
PROGRAMMA Venerdì 20 aprile 2012 – Ore 9,00-13
Organizzazioni che hanno scelto di uscire dai loro confini per interrogarsi sulla medicina che cura
Lucia Bianco
DIALOGO SULLA MEDICINA CHE CURA * Tra riconversione delle risorse e micro-innovazioni
Nerina Dirindin
* Per una medicina giusta, appropriata, sobria
Andrea Gardini
* “Esserci” con le persone o sconfiggere malattie?
Ivo Lizzola
* Coordina: Vittorio De Micheli
PROSPETTIVE DI LAVORO A PARTIRE DAL “DIALOGO SULLA CURA”
Discussione coordinata da Silvana Quadrino e Marco Zanchi Ore 14.30-19.00 Lavoro in gruppi-laboratorio
Introduce Silvana Quadrino
Il seminario propone tre aree di lavoro partecipato.
* Cure primarie
* Vecchiaia pesante
* Infanzia fragile
Nel corso dei lavori, ogni area terrà presenti quattro interrogativi.
- La delega e la dipendenza nei confronti del sistema sanitario sono un “effetto collaterale” di processi di cura impoveriti e impoverenti?
- La relazione paziente-professionista è oggi substrato portante della cura o semplicemente un atto di compassione asimmetrica?
- Di chi è il problema del riconoscimento e sviluppo delle capacità del paziente per divenire risorsa a se stesso?
- Come la macro sfida dell’integrazione tra sanitario e sociale, può essere una sfida di cui farsi carico nel lavoro quotidiano, con micro esperimenti significativi e sostenibili?
Sabato 21 aprile 2012 – Ore 9.00-14.00
Le cure primarie sul territorio come orizzonte strategico
Da dove ripartire e verso dove incamminarsi?
Serafino Zucchelli
RESTITUZIONE IN PLENARIA dei materiali dei gruppi-laboratorio
Pensare e sviluppare nel territorio una medicina che cura
Le questioni trasversali sollevate dai tre gruppi-laboratorio
Riletture di Leopoldo Grosso, Eleonora Artesio, Giorgio Bert, Nerina Dirindin
Proposte organizzative per una ricerca partecipata
Lucia Bianco e Silvana Quadrino
Intervengono:
Eleonora Artesio – Consigliera Regionale Regione Piemonte
Giorgio Bert – Slow Medicine
Lucia Bianco – Certosa Gruppo Abele
Vittorio De Micheli – ASL Alessandria
Nerina Dirindin – Università di Torino e CORIPE Piemonte
Andrea Gardini – Slow Medicine
Leopoldo Grosso – Gruppo Abele
Ivo Lizzola – Università di Bergamo
Silvana Quadrino – Istituto Change
Marco Zanchi – Università di Bergamo
Serafino Zucchelli – Fondazione Pietro Paci
Quota di iscrizione 100 euro. Vitto e alloggio 80 euro. Sono previsti sconti del 20% per giovani sotto i 26 anni.
Per informazioni e prenotazioni:
tel: 011 3841083
fax 011 3841091
cell: 331 5753858
Seminario “Quando i luoghi della cura si separano dalla rete dei servizi territoriali: sanità e sociale, l’integrazione già realizzata è a rischio?”
Il tema è molto attuale anche per quanto è in discussione ai vari livelli di governo del Paese, in un momento estremamente grave di carenza di strumenti e risorse al fine di dare risposta innanzitutto alle persone in difficoltà, sole, escluse, magari “diagnosticate” ma non prese in carico.
La grande esperienza sul campo, nella ricerca, nello studio e nella formazione dei relatori, ci induce appunto a segnalarvi l’evento per non farvi perdere una bella occasione di confronto, di riflessione, di conferma delle motivazioni che ci inducono a continuare il faticoso cammino a servizio soprattutto degli “ultimi”, di chi è ancora considerato “nessuno”.
Venite con noi, dunque. Mandate al più presto la vostra adesione utilizzando il modulo allegato.
A presto, con molti saluti.
Salvatore Rao Mariena Scassellati Sforzolini
Vice Presidente Presidente
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Associazione di Promozione Sociale “La Bottega del Possibile”
Testo unico delle regole di gestione del sistema sociosanitario regionale
Con Delibera di Giunta Regionale 22 dicembre 2011, n. 2734 pubblicata sul BURL, S.O., n. 52 del 30 dicembre 2011 è stato approvato il Testo Unico delle Regole di Gestione del Sistema Sociosanitario Regionale.
Questo strumento è stato individuato come uno degli obiettivi strategici del Piano Sociosanitario Regionale 2010-2014, approvato dal Consiglio Regionale con deliberazione del 17.11.2010: ”Definizione chiara e sintetica delle regole di sistema aggiornate all’anno di riferimento e di facile consultazione”.
Esso rientra nel programma dell’Agenda di Governo 2011-2015 “Lombardia semplice” che individua espressamente, tra i diversi strumenti di semplificazione regionali finalizzati a razionalizzare il corpo di regole, prassi e procedure esistente, quello dei “Testi Unici coordinati di Settore”, che raccolgono, riordinano e semplificano, per ambiti tematici, l’insieme degli atti amministrativi a contenuto regolatorio.
Il Testo Unico delle Regole raccoglie e riordina:
- le disposizioni ancora dotate di valenza pluriennale rinvenibili nelle DGR delle Regole deliberate fino all’anno 2011, con esclusione delle disposizioni che forniscono indirizzi di gestione esclusivamente per l’anno di riferimento; - gli atti amministrativi diversi dalle cd. “Regole” (quali, ad esempio, circolari recanti indirizzi applicativi rispetto alle DGR delle Regole, atti deliberativi diversi dalle “Regole”, note con contenuti importanti in ordine alle specifiche materie di riferimento), laddove il richiamo ai medesimi contribuisca a fornire chiarezza ed esaustività per una migliore comprensione della disciplina di riferimento.
Il Testo Unico delle Regole razionalizza e semplifica unicamente le disposizioni riguardanti le regole di gestione del sistema sociosanitario regionale e quelle più direttamente ad esse riconducibili, non potendosi quindi considerare quale testo unico di tutta la materia sanitaria disciplinata a livello amministrativo.
Il Testo redatto ha natura meramente compilativa e ricognitiva. La sua finalità è dotare gli operatori del settore di uno strumento di consultazione facile, completo ed aggiornato, nel quale poter rinvenire in modo puntuale le regole del settore sanitario e sociosanitario lombardo contenute negli atti amministrativi adottati nell’ultimo decennio.
Il Testo Unico è articolato in 12 allegati. Ai fini di una maggiore chiarezza e completezza del documento, in ogni allegato è stato ricostruito il quadro normativo di riferimento, tramite l’individuazione degli atti normativi di livello comunitario, statale e regionale.
Il Testo Unico non ha efficacia abrogativa e permangono e restano efficaci gli atti amministrativi adottati sulla base delle delibere relative ai singoli anni di riferimento nello stesso accorpate.
Per quanto concerne le Regole di gestione del sistema sociosanitario regionale relative all’anno 2012, si rimanda alla recente DGR n. IX/002633 del 6 dicembre 2011 avente ad oggetto “Determinazioni in ordine alla gestione del servizio socio sanitario regionale per l’esercizio 2012”.
Alessandra Augelli, giovane pedagogista lombarda, vince la prima edizione del Premio Riccardo Massa. Il saggio, Erranze. Attraversare la preadolescenza, affronta il tema della preadolescenza con uno sguardo fenomenologico-esistenziale.
Stamattina, alla presenza, tra gli altri, della preside della Facoltà di Scienze della Formazione, Silvia Kanizsa, del direttore del Dipartimento di Scienze Umane, Mario Barenghi, del prorettore Susanna Mantovani e dei pedagogisti Duccio Demetrio,Mariangela Giusti, Anna Rezzara, Stefania Ulivieri e Franco Cambi, si è tenuta la cerimonia di premiazione.
«Augelli unisce un ottimo rigore scientifico a una trattazione accattivante che rinnova temi conosciuti in letteratura con la freschezza delle parole degli stessi preadolescenti incontrati durante vari laboratori – si legge nelle motivazioni del Premio -. Il periodo preadolescenziale è paragonato a un viaggio di cui il viaggiatore conosce la meta (l’età adulta) ma non il percorso; non sa a quali cambiamenti andrà incontro, quali prove dovrà affrontare per arrivarci, non sa quale sarà il risultato finale. Un altro elemento d’interesse è costituito dall’analisi di come il preadolescente vive questo periodo della vita emotiva e sociale e del confronto coi pari, nel quale è importante avere amicizie, ma anche scandagliare, analizzare, riflettere su aspetti della vita per prendere decisioni e affermare se stessi. Da qui la necessità di avere spazi e tempi che gli permettano di riflettere su di sé (oltre che con gli amici anche in solitudine) e la richiesta non sempre esplicitata, ma presente, di confrontarsi con figure adulte. Il testo termina con un capitolo denso sulla figura dell’adulto che è stimolato a porsi in ascolto e in cammino insieme al giovane così da poterlo sorreggere e aiutare nei momenti di difficoltà. Un’opera che si distingue per originalità e chiarezza e che si colloca a pieno titolo, per altro, nella scia delle ricerche di Riccardo Massa sulla condizione adolescenziale e giovanile».
Alessandra Augelli, docente di Laboratorio “Lavoro di rete” e cultore di Pedagogia generale, Pedagogia sociale e Pedagogia della Famiglia presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore, Sede di Piacenza, svolge attività di formazione sui temi dell’affettività e della relazionalità, privilegiando le metodologie narrative ed autobiografiche.
LA STANZA della LUCE e dell’OMBRA laboratorio + performance
Il laboratorio porterà i partecipanti a lavorare con il Rayograph è una tecnica fotografica svincolata dall’uso della macchina fotografica e della pellicola; si lavora in una camera oscura direttamente sulla carta fotografica. Le immagini si disegnano dipingendo con i raggi di luce.
Verrà proposto un lavoro collaborativo che porterà alla creazione di un murales.
La coordinatrice proporrà di riflettere su alcune temi, così si proporranno frasi o immagini che saranno stampate (e risulteranno subito visibile grazie alla tecnica dello sviluppo chimico) sul foglio di carta fotografica. I partecipanti avranno la possibilità di portare a conoscenza degli altri, il proprio pensiero.
Al termine della giornata verranno esposti i rayograph realizzati fino al termine della serata momento in cui verranno restituiti ai rispettivi autori.
Gli antecedenti di questa tecnica risalgono alle heliographies di Niepce per quanto riguarda il modo di riprodurre le immagini direttamente sulla carta sensibile ed ai calotipi di Talbot per il gioco negativo – positivo.
Soprattutto è legata ai fotogrammi di Man Ray, Christian Shad ed altri artisti dell’arte europea e americana degli Anni ’20 per il processo di fabbricazione dell’immagine senza fotocamera interponendo oggetti fra la carta fotografica e la luce.
Chi: Associazione Barlafus
Contatti per info: Francesca 346.15.70.922
Quando: Domenica 15 Gennaio dalle ore 14,00 al Crotto Rosa
In Italia, si investono poche risorse pubbliche nella prima fase del ciclo di vita dei bambini, con un’offerta di nidi tra le più basse d’Europa. Insoddisfacenti sono anche i risultati ottenuti dai ragazzi italiani nelle rilevazioni internazionali su apprendimenti e competenze. C’è un legame tra i due fatti? I bambini che hanno avuto una probabilità più alta di frequentare l’asilo nido, hanno punteggi migliori. Perché socializzazione precoce, rapporto educativo con personale specializzato, stimoli offerti da nidi di qualità sono fondamentali per lo sviluppo
Gli innumerevoli provvedimenti in materia di diritto scolastico rendono il panorama legislativo estremamente composito e non sempre di immediata comprensione, anche a fronte degli interventi di continuo emendamento.Questa raccolta, che riorganizza con intento sistematico tale incessante produzione, e divisa in due volumi complementari. [...]
Con questa Delibera Regione Lombardia stanzia 14 milioni di euro per intervenire in sostegno alle famiglie per la fruizione di servizi socio-educativi per la prima infanzia e di servizi integrativi per minori 0-13 anni, nonché per interventi di housing sociale rivolti a giovani coppie e famiglie in difficoltà
PRIMA CONFERENZA
NAZIONALE PD
PER LE POLITICHE
EDUCATIVE 0-6 ANNI
.
TORINO
CENTRO CONGRESSI
LINGOTTO
20 NOVEMBRE 2011
Carissima, Carissimo,la Giornata Mondiale per i Diritti dell’Infanzia è vicina e, come sai già, il Partito Democratico promuove domenica 20 novembre, al Centro Congressi Lingotto di TORINO, la prima Conferenza Nazionale per le Politiche educative 0-6 anni “Crescere bene, crescere insieme”.
La Conferenza avrà inizio alle ore 9,30 con l’accredito dei partecipanti. Alle ore 10 aprirà i lavori l’intervento del Sindaco di Torino, Piero Fassino. Dopo un primo momento di discussione plenaria, potrai partecipare ad uno dei due gruppi di lavoro sulla “Definizione dei Livelli Essenziali delle Prestazioni e buone prassi” e “La Governance pubblica del sistema integrato dei servizi educativi per l’Infanzia“.
Ti preghiamo di registrarti da subito attraverso il modulo on line, scegliendo il gruppo di lavoro a cui desideri partecipare. La conclusione dei lavori è prevista per le ore 18. Nei prossimi giorni, riceverai il Programma definitivo della conferenza nazionale.
Per quanto riguarda l’ospitalità alberghiera, il PD, al fine di ottenere i prezzi più vantaggiosi, ha concluso una convenzione con tre Hotel: uno in centro storico, Hotel Best Western Genova *** e due in zona Lingotto: NH Hotel Lingotto**** e NH Hotel Lingotto Tech*****. I costi per una notte vanno da 57 euro a 114 euro. Le informazioni e le prenotazioni vanno richieste quanto prima all’agenzia di viaggi Tour Point (tel. 06.87179241; tel. 06.87194585; info@scstourpoint.net).
Per gli intervenuti (ad eccezione dei parlamentari e dei consiglieri regionali) sono previste forme di rimborso per ospitalità e viaggio nei seguenti termini:
Ospitalità: per i partecipanti che risiedono fuori regione Piemonte, Liguria, Valle d’Aosta e Lombardia, è previsto un rimborso di 50 euro per l’ospitalità alberghiera.
Viaggio: per tutti i partecipanti è previsto un rimborso forfettario delle spese di viaggio.
Per le informazioni logistiche ed organizzative, puoi fare riferimento ad Alessandra Costa (a.costa@partitodemocratico.it - tel. 0667064222 – cell. 3206196557).
Ti ringraziamo per l’attenzione e ti inviamo i nostri più cordiali saluti.
Roma, 4 novembre 2011
Anna Serafini Presidente
Forum Infanzia
Francesca Puglisi Responsabile Scuola
Segreteria nazionale
Indagine di Cittadinanzattiva sugli asili nido comunali in Italia, tra caro rette e liste di attesa. Costi: al Nord le città più care, a Foggia l’incremento record (+55% rispetto al 2009/10) Disponibilità di posti: in media, il 25% dei bimbi non riesce ad accedervi, in Sicilia sono il 42%
Venticinque accademici di “ultima generazione” delineano, nei loro saggi, una mappa nazionale dei saperi educativi espressi oggi nelle Università, offrendo un’idea complessiva delle articolazioni che caratterizzano la “giovane” cultura pedagogica universitaria. Da tale quadro essa appare interessata a raccogliere spunti da saperi confinanti, specialmente dotati di robustezza teorica, e drammaticamente confrontata con un mondo contraddittorio e precario, che chiede modelli e interventi educativi flessibili, da rimettere continuamente in discussione.
Presentazione del volume
25 saggi di pedagogia composti da altrettanti studiosi che lavorano in vari Atenei italiani e costituiscono un gruppo di accademici di “ultima generazione” – come il Curatore del volume – la cui età non supera i cinquant’anni, attivi a differenti livelli negli Istituti di istruzione superiore e inquadrati nel settore scientifico-disciplinare di Pedagogia generale e sociale.
Le loro pagine consentono di delineare una mappa nazionale dei saperi educativi quali si esprimono oggi nelle Università. Un panorama variegato, che nel volume si è organizzato in cinque parti (Soggettività e intersoggettività; Tra culture; Problemi epistemologici; Generazioni; Le cose educative) per agevolare la consultazione e per avere un’idea complessiva delle articolazioni che caratterizzano oggi la “giovane” cultura pedagogica universitaria. Da tale quadro essa appare interessata a raccogliere spunti da saperi confinanti, specialmente dotati di robustezza teorica, e confrontata con un mondo contraddittorio e precario, che chiede modelli e interventi educativi flessibili, da rimettere continuamente in discussione. Nei saggi leggiamo di un sapere impegnato in azioni formative coraggiose e articolate a seconda dei vari destinatari, per nulla dimissionario né confinato a ripetere la tradizione.
Il volume si apre con una Presentazione di Alessandro Mariani che, ripercorrendo sinteticamente i 25 saggi, ne sottolinea il carattere innovativo; e si chiude con due Commenti, uno di Egle Becchi, che ragiona sui tratti innovativi dei 25 testi e li confronta con quelli di mezzo secolo di tradizione pedagogica; e uno di Franco Cambi, che illustra la necessità della pedagogia generale, sapere critico-interpretativo, insostituibile oggi e domani.Alessandro Mariani è professore ordinario di Pedagogia generale e sociale nell’Università degli Studi di Firenze, dove insegna Filosofia dell’educazione e Strategie formative della comunicazione presso la Facoltà di Scienze della Formazione. Si occupa di ricerca teorica e storica in ambito pedagogico. Tra le sue opere più recenti: La decostruzione in pedagogia. Una frontiera teorico-educativa della postmodernità (2008) ed è editor di The Body: The Role of Human Sciences(2010).
Indice
Alessandro Mariani, Presentazione Parte I. Soggettività e intersoggettività Giuseppe Annacontini, Controllo sociale,soggetto consortile, pedagogia nera, Paola Dusi, Il riconoscimento Maurizio Fabbri, Problematicismo pedagogico e “promesse” della formazione Pierluigi Malavasi, Vita, educazione Paolo Perticari, Alla prova di un imprevedibile Michele Zedda, Scrivere di sé: autobiografia e formazione Vanna Boffo, Alle radici dell’intersoggettività: tra empatia, mentalizzazione e cura Elena Madrussan, L’inquietudine educativa Marco Milella, Relazionalità formative: una lezione con un libro e un film Maria Grazia Riva, Pedagogia e psicoterapia: oltre le diffidenze reciproche Parte II. Tra culture Elsa Maria Bruni, Differenza e pluralismo nel discorso pedagogico Massimiliano Fiorucci, Integrazione, educazione e mediazione interculturale Anna Maria Passaseo, Educare alla comunicazione interculturale Alessandro Vaccarelli, La pedagogia interculturale tra emergenze sociali e rapporti interdisciplinari Davide Zoletto, I figli dei migranti come “maestri”: Michel Certeau e la dimensione formativa della “frontiera” Parte III. Problema epistemologici Mino Conte, Questioni di epistemologia della ricerca educativa: il problema della “struttura sintattica” e dei “falsi dualismi” nel dibattito anglosassone Viviana Segreto, Grammatica dell’educazione: un approccio wittgensteiniano alla teoria pedagogica Giancarla Sola, Epistemologia dialettica e teoria del discorso pedagogico Maura Striano, La pedagogia sociale: coordinate descrittive e interpretative Flavia Stara, Le basi filosofiche dell’agire educativo in Willian James Parte IV Generazioni Gabriella Falcicchio, Educazione e nonviolenza: nascere in pace Andrea Bobbio, Una pedagogia per l’infanzia: prospettive teoriche e implicazioni istituzionali Guido Benvenuto, Contrastare la dispersione nella scuola e della scuola: prospettive di pedagogia sociale Isabella Loiodice, Bisogno di formazione in età adulta: teorie, pratiche e metodologie per il lifelong learning Parte V. Le cose educative Monica Ferrari, L’educazione delle cose: il caso della pédagogie princière Commenti Egle Becchi, A ritroso di cinquant’anni Franco Cambi, Pedagogia generale: un sapere critico-interpretativo insostituibile (oggi e domani)
Indagine di Cittadinanzattiva sugli asili nido comunali in Italia, tra caro rette e liste di attesa. Costi: al Nord le città più care, a Foggia l’incremento record (+55% rispetto al 2009/10) Disponibilità di posti: in media, il 25% dei bimbi non riesce ad accedervi, in Sicilia sono il 42%
L’assessore lombardo, dopo aver ricordato che si stanno esaurendo i fondi della legge nazionale 328/2000 ‘Legge quadro per la realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali’ ha anche sottolineato che l’attuale impostazione della manovra finanziaria ha comportato una significativa revisione delle risorse, che poi inevitabilmente avrà ripercussioni sui livelli locali di governo. “In Lombardia, invece, il presidente Roberto Formigoni – ha detto Boscagli – non solo ha voluto evitare tagli ma, anzi, ha incrementato i fondi a disposizione per il sociale”. “Ci sono i tagli che si vedono – ha evidenziato l’assessore regionale -, poiché è facile fare un raffronto tra le risorse disponibili un anno fa e quelle odierne, e ci sono anche i tagli che non si vedono, non sono percepiti direttamente dai cittadini, quelli determinati dal rispetto del Patto di Stabilità e che comportano una ridefinizione dei servizi di cui i cittadini stessi godono”. “Siamo convinti – ha continuato l’assessore Boscagli – che sono le famiglie gli attori principali del percorso educativo: la legge 23 di Regione Lombardia, del ’99, muove esattamente da questa premessa: riconoscere la famiglia non solo come destinataria di politiche e interventi, ma come protagonista della vita sociale. Grazie a questa legge negli anni sono stati finanziati moltissimi progetti innovativi gestiti da realtà del terzo settore, che una volta messi a sistema hanno consentito di estendere e ampliare la gamma dei servizi a disposizione per la prima infanzia”. Oggi la rete lombarda offre oltre 2200 strutture – tra asili nido, micronidi, asili famiglia, ecc. – per una disponibilità complessiva di oltre 58.000 posti. Di questi, il 27 per cento è a gestione pubblica, mentre il 37 per cento è in mano a realtà non profit, segno della grande vivacità che il tessuto sociale è in grado di esprimere. La percentuale di copertura dei servizi è indubbiamente variabile: se su città come Milano o Monza abbiamo una copertura al 35 per cento, la media regionale è del 18 per cento. Il Fondo Straordinario Nidi, a finanziamento statale per un complessivo triennale di oltre 55 milioni di euro, è sicuramente un’occasione importante per ampliare la disponibilità di posti dedicati alla prima infanzia. In particolare, 18 milioni di euro sono stati stanziati per promuovere la ristrutturazione e l’ampliamento della capacità ricettiva di asili nido e micronidi, anche aziendali. Nel 2010 sono stati approvati 71 progetti (con un cofinanziamento pari al 45 per cento dei costi), che permetteranno, entro la fine del 2012, di avere 1914 nuovi posti a disposizione. Quasi 38 milioni di euro sono invece dedicati alle convenzioni, per dare la possibilità ai Comuni di acquistare posti già autorizzati negli asili a gestione privata, così da rispondere alle esigenze delle famiglie anche in mancanza di nuove strutture, riducendo le liste di attesa.
presso Fondazione “aiutare i bambini” *
Via Ronchi 17, Milano
Perché un seminario sugli asili nido
Per il secondo anno consecutivo la Fondazione ”aiutare i bambini”, impegnata dal 2006 nel sostegno ai servizi alla prima infanzia in Italia, promuove un seminario sugli asili nido come momento di confronto e scambio di buone prassi tra gli operatori di settore. Un confronto sempre piu’ importante a fronte di una contrazione dei fondi pubblici e di una situazione che vede il nostro Paese ancora lontano dall’obiettivo di copertura dei servizi alla prima infanzia fissato dall’Unione Europea.
Programma Ore 09.15 - Accoglienza e registrazione partecipanti
Ore 09.30 - Apertura dei lavori
Cristiano Gori, Docente di Politiche sociali, Università Cattolica di Milano; Direttore Welfare Oggi, Editorialista il Sole24Ore
Ore 09.45 - L’impegno della Fondazione “aiutare i bambini” a favore degli asili nido in Italia
Goffredo Modena, Presidente Fondazione “aiutare i bambini”
Ore 10.15 – Saluti istituzionali
Fondazione CON IL SUD (relatore da definire)
Giuseppe Ambrosio, Responsabile Desk Italia, UniCredit Foundation
Ore 10.45 - TAVOLA ROTONDA
1o intervento: “Il servizio come agente di prevenzione e promozione del benessere del quartiere: un’esperienza possibile?”
Presenta: Dott.ssa Giuliana Gianino, coordinatrice spazio gioco “Macari i Picciriddi”, Catania
2o intervento: “Volontari e sostenibilità, come il volontario lega il territorio al progetto: limiti e virtù”
Presentano: Dott.ssa Laura Rocco, cooperativa “Fraternità giovani”, spazio gioco “Sbirulino”, Ospitaletto (BS); Dott.ssa Sonia Pedretti, cooperativa “Fraternità Impronta”, Marcheno (BS)
3o intervento: “Arredo e spazio: bellezza e pedagogia, come lo spazio educa”
GUIDA AL WELFARE ITALIANO: dalla pianificazione sociale alla gestione dei servizi
di Maggian Raffaello
Manuale per operatori del welfare locale
€ 44,00 IVA assolta
Descrizione
Sul palcoscenico del welfare italiano troviamo vari personaggi, i protagonisti del presente volume: l’assessore comunale, il dirigente, l’assistente sociale, il tecnico informatico, il sociologo, l’impiegato amministrativo, il volontario, il socio della cooperativa, il giornalista, l’utente, e così via. Ognuno interpreta il suo ruolo.
Ma in un contesto sempre meno caratterizzato da rigide separazioni, che accetta la contaminazione fra saperi teorici e professionali, fra dirigenza e operatività, fra amministrazioni pubbliche, libero mercato, terzo settore e utenza, quanta libertà e creatività ha ogni attore nell’interpretare la sua parte? Può, in qualche modo, cambiare alcuni pezzi del copione? Può diventare co-autore del welfare locale? L’Italia sta procedendo verso l’abbandono di norme statali che trattano in astratto temi quali la qualità di vita e l’agio sociale valide per tutto il territorio nazionale, a favore di norme e azioni che tengano conto delle specificità locali. I vari personaggi sentono allora il bisogno di non sentirsi isolati, di comunicare fra loro, sperando che qualcuno ascolti le loro esperienze e difficoltà, per trarre indicazioni utili magari proprio da chi vive in realtà completamente diverse e ha già affrontato e risolto positivamente quelle tematiche. I vari personaggi parleranno, quindi, con un linguaggio comprensibile a tutti, della creazione, modifica e del funzionamento dei servizi sociali, di progetti, organizzazione, risorse finanziarie e umane, di sistema informativo e informatico; tutti temi cruciali e quotidiani per chi opera nel sociale, per professione o volontariato. Raffaello Maggian insegna “Pianificazione sociale e gestione dei servizi e delle risorse umane” all’Università di Trieste. Fa parte del Comitato scientifico del Dizionario di servizio sociale ed è autore di numerose opere, fra le quali si ricordano I servizi socio-assistenziali (Roma, 2001) e Il sistema integrato dell’assistenza. Guida alla legge 328/2000 (Roma, 2001).
ISBN: 8838768420 Collana:Sociale & Sanità Edizione: 1 Copyright: Settembre 2011 Tipo Prodotto: Volume Pagine: 434 Formato: 17×24 Progressivo: 0078
Manuale per i responsabili
e gli operatori
dei servizi sociali locali
R. Maggian, insegna “Pianificazione sociale
e gestione dei servizi
e delle risorse umane” all’Università di Trieste
GUIDA AL WELFARE ITALIANO:
DALLA PIANIFICAZIONE SOCIALE
ALLA GESTIONE DEI SERVIZI
In un contesto sempre meno caratterizzato da rigide separazioni, che accetta la contaminazione fra saperi teorici e professionali, fra dirigenza e operatività, fra amministrazioni pubbliche, libero mercato, terzo settore e utenza, quanta libertà ha ogni protagonista del welfare locale - assessore comunale, dirigente, assistente sociale, volontario - nell’interpretare il suo ruolo?Aiuta a chiarire questo nuovo Manuale che esamina le problematiche delle persone disabili, bisognose, con difficoltà individuali o familiari, valutando quanto incidano su tali condizioni l’inadeguatezza di reddito, il disagio sociale, la non autonomia personale, e rispondendo alle domande di fondo: quali soluzioni esistono? cosa possono fare i servizi sociali? di quali bisogni dovrebbero occuparsi prioritariamente?
Le azioni sviluppate nel volume sono dirette ad affrontare sia le difficoltà della vita, con interventi tesi a risolvere problemi esistenziali quali la casa, il lavoro e l’assistenza, sia quelle che riguardano la creazione, la modifica e il funzionamento dei servizi sociali.
Temi cruciali e quotidiani per chi opera nel sociale, per professione o volontariato, come i progetti, l’organizzazione, le risorse finanziarie e umane, il sistema informativo e informatico, sono, fra gli altri, illustrati nel dettaglio della seguente trattazione:
1.
INCONTRI IN INTERNET
1. I personaggi del welfare locale si presentano.
2. Piani, programmi e progetti.
3. Organizzazioni.
4. La gestione del bilancio.
5. La gestione delle risorse umane.
6. Sistema informativo e informatico.
7. Lavoro di rete, integrazione, cambiamento sociale.
2.
LE DIFFICOLTA’ DELLA VITA
1. Persone in difficoltà.
2. Agio e disagio.
3. Le difficoltà economiche.
4. Senza fissa dimora.
5. Il problema della casa.
6. La ricerca di un lavoro.
7. Stranieri in Italia, italiani all’estero.
8. La dipendenza.
9. Senza libertà.
10. La disabilità.
11. L’invecchiamento della popolazione.
3.
I SERVIZI PER LE PERSONE IN DIFFICOLTA’
1. Le organizzazioni del welfare italiano.
2. Dalle parole ai fatti.
3. La gestione dei servizi.
programma del primo Stage residenziale per operatori sociali interessati alla scrittura, che si terrà a Roma da venerdì 21 a sabato 22 ottobre, presso la bella sede dell’Istituto centrale di giustizia minorile.
Alla proposta (nata all’Appuntamento nazionale del 27-28 maggio, con gli oltre 700 operatori che affollavano il cinema Massimo di Torino) abbiamo lavorato in questi mesi. Dopo l’annuncio fatto a luglio abbiamo ricevuto molte adesioni e segni di interesse. Da oggi fino al 26 settembre sono aperte le iscrizioni.
Per mantenere una dimensione laboratoriale non sarà possibile superare le 50 iscrizioni complessive, che saranno scelte in base a criteri di provenienza geografica (da più parti di questa nostra Italia), professionale e lavorativa. Entro il 30 settembre noi daremo conferma dell’iscrizione e da quel momento sarà possibile effettuare il pagamento, che è di 150 euro comprensivi di tutto (vitto, alloggio, partecipazione allo stage, a partire già da giovedì sera con la cena di benvenuto, fino a sabato pomeriggio).
Avremo la possibilità di lavorare con scrittori e con persone che in questi anni hanno provato a raccontare il sociale, il lavoro che molti uomini e donne fanno, le storie che ogni giorno si incontrano. In particolare saranno presenti: Milena Magnani, educatrice a Bologna nel campo della salute mentale e autrice de Il circo capovolto (Feltrinelli 2008), vicenda eroica e poetica ambientata in un campo rom; Eraldo Affinati, insegnante di italiano e storia nell’Istituto professionale “Carlo Cattaneo” alla Città dei Ragazzi di Roma, scrittore e fondatore insieme alla moglie della “Penny Wirton”, scuola di italiano per stranieri; Paola Schiavi, psicologa psicoterapeuta al Sert di Legnago, che oltre a pubblicare per Animazione Sociale ha raccolto le storie di adolescenti incontrati al suo servizio nel bel libro Solo un momento. Adolescenti e droghe (la meridiana 2010); Franca Olivetti Manoukian, psicosociologa dello Studio Aps che in questi anni ci ha accompagnato in molti percorsi di ricerca e formazione.
Alleghiamo scheda di iscrizione e programma da appendere in bacheca. Ricordiamo che l’iscrizione dovrà pervenire adanimazionesociale@gruppoabele.org o via fax allo 011 3841047 entro il 26 settembre. La rivista Animazione Sociale farà omaggio agli iscritti di un anno di abbonamento. Lo stage è stato accreditato dall’Ordine nazionale assistenti sociali.
Un caro saluto a tutti
la redazione di Animazione Sociale
Animazione Sociale
mensile per gli operatori sociali edito da Edizioni Gruppo Abele
corso Trapani, 91/b – 10141 Torino
tel. 011 3841048 – fax 011 3841047 www.animazionesociale.gruppoabele.org
L’ortoterapia, stimolo ai ricordi ed alla “protezione delle piccole cose”
Un progetto attuale e funzionale per le persone affette da Alzheimer: obiettivo del lavoro è il miglioramento della qualità di vita del malato attraverso la promozione di momenti di benessere a contatto con il verde nelle sue varie forme
L’aria aperta fa bene…
L’ortoterapia è usata in vari ambiti come complemento alla cura, prevenzione e sollievo dellostress sia del malato che di chi cura.
Recenti studi hanno dimostrato che gruppi di anziani compresi fra i 69 e 90 anni di età che praticano almeno tre ore di giardinaggio alla settimana beneficiano di una diminuzione della frequenza cardiaca e di un aumento del colesterolo protettivo, inoltre l’ortoterapia agisce positivamente sulla sick building sindrome (disturbo da ambiente chiuso). È utile inoltre ricordare autori quali Kaplan che mettono in evidenza il risanamento dell’attenzione e nello stesso tempo l’effetto distrazione (prendere cioè distanza dal problema e dal malessere) di chi frequenta giardini o ambienti naturali. Un interessante studio di Felicia Hupper mette in evidenza ….
Nel 2010 risultavano iscritti alla scuola italiana 673.800 stranieri, il 7,5% del totale degli iscritti, segnando una crescita complessiva del 7,0% nell’ultimo anno e dell’81,1% rispetto al 2005. E’ quanto emerge da una ricerca sulla presenza degli stranieri nelle scuole italiane realizzata dalla Fondazione Leone Moressa, che ha tracciato l’identikit dello studente straniero quindicenne prendendo l’avvio dall’indagine Ocse Pisa realizzata nel 2009.
Tra i quindicenni la maggior parte e’ di prima generazione e, tra loro, piu’ della meta’ e’ arrivata in Italia da meno di sei anni. Aspirano a titoli di studio piu’ modesti rispetto ai compagni italiani dato che appena uno su tre vorrebbe laurearsi. Frequentano di piu’ istituti tecnici e professionali.
Il 5,1% dei quindicenni intervistati e’ straniero, di cui il 3,9% e’ di prima generazione e l’1,1% di seconda. Tra i primi, la maggior parte e’ arrivata in Italia dopo aver compiuto il nono anno di eta’ (25,3% dai 9 agli 11 anni, il 23,0% dai 12 ai 14 anni e il 2,4% a 15 anni compiuti), entrando quindi in eta’ gia’ avanzata nel sistema scolastico.
A differenza dei quindicenni italiani che per la maggior parte frequentano il liceo (45,6%), gli stranieri sono iscritti di piu’ presso gli istituti professionali (30,3%) e tecnici (29,6%). Gli alunni italiani e stranieri mostrano differenze anche per quanto riguarda l’aspirazione al titolo di studio: i primi pensano di conseguire la laurea specialistica-dottorato (nel 41,6% dei casi) o la laurea triennale (9,0%), a fronte, rispettivamente, di appena il 26,7% e il 6,3% degli stranieri, che pensano piuttosto di conseguire il diploma di scuola superiore (34,4%) o la qualifica professionale (25,8%). Tra gli stranieri il 13,1% ricorre a ripetizioni di italiano e il 16% a quelle di matematica.
Nel 67,4% delle case degli studenti stranieri intervistati si parla principalmente una lingua diversa dall’italiano. I genitori degli alunni stranieri svolgono prevalentemente professioni dalla media o bassa specializzazione (sia che si tratti del padre che della madre) e vivono maggiormente una situazione di disoccupazione rispetto alle famiglie italiane.
Gli studenti stranieri dispongono di ambienti meno adatti allo studio rispetto ai compagni italiani, in particolare riguardo alle dotazioni informatiche.
Tra tutti gli ordini scolastici quello delle primarie fa registrare la maggiore incidenza degli stranieri sul totale degli iscritti: 8,7%. Segue la scuola secondaria di primo grado con l’8,5%, la scuola dell’infanzia con l’8,1% e la secondaria di secondo grado con il 5,3%. Fatta eccezione per la scuola dell’infanzia, la quasi totalita’ degli alunni stranieri e’ iscritta a una scuola pubblica. Ma e’ la scuola superiore ad aver visto aumentare maggiormente la presenza di alunni stranieri: se nell’ultimo anno la variazione e’ stata del +9,7%, negli ultimi 5 anni si tratta del +123,5%. Piu’ contenuta la crescita nelle elementari (+4,4% nell’ultimo anno e +65,4% nel quinquennio).
Nelle province di Milano, Roma, Torino e Brescia si conta il maggior numero di studenti stranieri. A Milano, ad esempio, si registrano 11.096 iscritti alla scuola dell’infanzia, 18.753 alla primaria, 11.244 alle medie e 12.203 alle superiori. Ma sono Prato, Mantova e Piacenza le province dove si registra la maggior incidenza di alunni stranieri sul totale degli alunni. Alle elementari e alle medie di Prato quasi uno studente ogni cinque e’ straniero, a Mantova le percentuali sfiorano il 20% anche per l’infanzia, mentre Piacenza primeggia per le scuole superiori.
Animazione Sociale propone “RACCONTARE IL LAVORO SOCIALE”
Primo stage residenziale
per operatori sociali interessati alla scrittura Roma, 21-22 ottobre 2011
1. Non avere fretta di arrivare a delle conclusioni. Le conclusioni sono la parte più effimera della ricerca.
2. Quel che vedi dipende dalla prospettiva in cui ti trovi. Per riuscire a vedere la tua prospettiva, devi cambiare prospettiva.
3. Se vuoi comprendere quel che un altro sta dicendo, devi assumere che ha ragione e chiedergli di aiutarti a capire come e perché.
4. Le emozioni sono degli strumenti conoscitivi fondamentali se sai comprendere il loro linguaggio. Non ti informano su cosa vedi, ma su come guardi. Il loro codice è relazionale e analogico.
5. Un buon ascoltatore è un esploratore di mondi possibili. I segnali più importanti per lui sono quelli che si presentano alla coscienza come al tempo stesso trascurabili e fastidiosi, marginali e irritanti perché incongruenti con le proprie certezze.
6. Un buon ascoltatore accoglie volentieri i paradossi del pensiero e della comunicazione. Affronta i dissensi come occasioni per esercitarsi in un campo che lo appassiona: la gestione creativa dei conflitti.
7. Per divenire esperto nell’arte di ascoltare devi adottare una metodologia umoristica. Ma quando hai imparato ad ascoltare, l’umorismo viene da sè.
Per le applicazioni operative nelle condizioni di pregiudizio e di abbandono dei figli
Per gli interventi psicosociali, anche in sede di CTU e nei servizi sociosanitari
MANUALE DI VALUTAZIONE
DELLE CAPACITA’ GENITORIALI APS-I: Assessment of Parental Skills-Interwiew
Composto di una serie di domande, il Protocollo APS-I è uno strumento d’indagine applicabile ai genitori di figli con età compresa tra i 4 e i 14 anni, per valutare i comportamenti specifici che definiscono le funzioni di base legate all’esercizio concreto della genitorialità.
Lo schema d’intervista, che prevede specifici punteggi per i vari tipi di risposte, serve a indirizzare chi effettua la valutazione verso le aree maggiormente significative emerse nel corso del colloquio, rivelandosi particolarmente utile nelle situazioni: › di pregiudizio rispetto alla salute psicofisica del minore e di rischio di abuso/trascuratezza, › di abbandono e di decisioni in merito alla perdita della potestà e alla messa in adozione,
› di separazione dei genitori e di valutazione dei criteri inerenti l’affidamento e la custodia dei figli.
La corretta analisi dei risultati conseguibili con l’applicazione del Protocollo APS-I,al fine di assumere decisioni in ambito giudiziario o indirizzare gli interventi di sostegno alla genitorialità in funzione dei punti di forza e di debolezza individuati,
viene illustrata in questo nuovo Manuale nel dettaglio della seguente trattazione:
1.
Criteri e strumenti di valutazione delle capacità genitoriali › Premesse in tema di capacità e di funzioni genitoriali.
› Criteri generali di assessment.
› Metodi e strumenti di valutazione della genitorialità.
› Genitorialità e rischio di abuso.
› Genitorialità e promozione della salute nei figli.
2.
Protocollo di valutazione APS-I (Assessment Parental Skills-Interwiew) › Descrizione dello strumento.
› Formulazione delle domande e valutazione delle risposte.
› Criteri di assegnazione del punteggio. Protocollo APS-I e guida all’assegnazione dei punteggi
› Scheda di valutazione nelle situazioni di pregiudizio rispetto alla salute psicofisica del minore e di rischio di abuso/trascuratezza.
› Scheda di valutazione nelle situazioni di abbandono e nelle decisioni in merito alla perdita della potestà e alla messa in adozione.
› Scheda di valutazione nelle situazioni di separazione dei genitori per l’affidamento e la collocazione dei figli.
› Guida all’assegnazione dei punteggi.
3.
Valutazioni complementari.
4.
Un’indagine sociale sulle competenze genitoriali rilevate attraverso l’APS-I, come rispondono genitori maltrattanti e non-maltrattanti › Metodologia della ricerca.
› Analisi dei dati e risultati.
G. B. Camerini, Neuropsichiatra infantile e psichiatra. L. Volpini, Psicologa clinica e giuridica, psicoterapeuta. G. Lopez, Psicologo e psicoterapeuta presso un centro specialistico per la protezione e la cura di bambini e adolescenti in situazione di maltrattamento.
Per ricevere MANUALE DI VALUTAZIONE DELLE CAPACITA’ GENITORIALI Maggioli Editore – Novità luglio 2011
Il 22 giugno 2011 il Senato ha approvato definitivamente all’unanimità la legge che istituisce l’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza. La nascita della figura del garante dà attuazione all’articolo 31 della Costituzione oltre che a una serie di convenzioni e atti internazionali, fra i quali quella sui diritti del fanciullo di New York, la Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali e quella europea sull’esercizio dei diritti dei fanciulli. Al Garante sono assegnate una serie di funzioni di promozione, collaborazione, garanzia, oltre a competenze consultive. Può anche esprimere pareri sui disegni di legge e sugli atti normativi del Governo in tema di tutela dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, promuovere sinergie con la Commissione parlamentare per l’infanzia e l’adolescenza. L’Autorità garante promuove, inoltre, a livello nazionale, studi e ricerche sull’attuazione dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, avvalendosi dei dati e delle informazioni dell’Osservatorio nazionale sulla famiglia. Chiunque può rivolgersi all’Autorità garante anche attraverso il numero telefonico di emergenza gratuito 114, ovvero attraverso altri numeri telefonici di pubblica utilità gratuiti, per la segnalazione di violazioni ovvero di situazioni di rischio di violazione dei diritti dei minori.
L’ Ass. Artigirovaghe nasce nel Gennaio del 2009 dall’incontro di alcuni educatori ed artisti di varie discipline desiderosi di sperimentarsi in percorsi in cui questi due mondi potessero compenetrarsi e valorizzarsi a vicenda.
L’Associazione ha lo scopo di favorire la diffusione di una cultura di promozione attraverso interventi ed esperienze socioculturali, pedagogiche, di ricerca e di sperimentazione sociale con particolare riguardo allo sviluppo creativo ed alla libera espressione volti alla creazione di processi di socializzazione per una comunità sociale nuova, libera, equa e sostenibile..
Le attività che noi proponiamo vogliono essere un’occasione per sperimentare le arti come strumento per far emergere quel canale espressivo-creativo comune a tutti gli esseri umani e come “zona franca” dove giocare a creare, smantellare e ricreare dimensioni di realtà non ancora pensate e nuove identità. Uno spazio e un tempo per ritrovarsi e raccontarsi scambiare esperienze, creare insieme, risolvere i conflitti in modo pacifico e partecipativo. Un’esperienza di condivisione creativa offre occasioni per riflettere, scoprire altri punti di vista, recuperare e creare memoria, sollecitare la relazione in qualsiasi persona e a qualsiasi età.
In questo modo l’incontro di altri sguardi nel processo creativo diviene un punto di forza, contribuisce alla ricerca di uno sguardo molteplice, che permetta di vedere ed essere visti diversamente.
Praticare la comunicazione in sanità in quanto momento di profondità relazionale è fondamentale, non basta più informare semplicemente i pazienti su un trattamento o su una procedura diagnostica.
Questo nuovo volume sposa la tesi che è necessario - in particolare in sanità - distinguere tra comunicazione e informazione e si sviluppa in tre parti:
1.
UNA DEFINIZIONE DA CONDIVIDERE
Definire per orientarsi
1. Primo nodo: tecniche o senso
Formare tecnici o formare professionisti?
Il ruolo cruciale dell’ideologia. 2. Secondo nodo: convincere o convivere
Dalla informazione/espressione strumentale alla comunicazione profonda.
Dal conflitto alla condivisione. 3. Terzo nodo: logica o percezione. 4. Quarto nodo: strumentalità o eros
Dall’obiettivo strumentale all’orizzonte sconosciuto.
Dall’incontro emotivo alla relazione cosciente e desiderante. Postfazione in prima persona. Libro koan, comunicazione satori.
2.
UNA SFIDA OPERATIVA DA ACCETTARE
La comunicazione nelle organizzazioni
1. La comunicazione profonda nelle organizzazioni sanitarie
La comunicazione profonda nel lavoro per i beni meritori.
La comunicazione profonda nella formazione degli operatori: metadisciplinarità, Scuola di Sanità pubblica, Governo clinico. 2. La comunicazione profonda come lavoro del dirigente sanitario
Il dirigente da gestore a guida.
Il “decalogo” del dirigente sanitario comunicatore.
Una patologia della capacità di guida e della comunicazione: il mobbing. 3. La comunicazione profonda con il paziente
Dal paternalismo ippocratico all’intelligenza emotiva.
L’educazione terapeutica del paziente e il counselling.
La Medicina narrativa/colloquiale e il burnout.
Dalla “medicina” nazista al consenso informato.
Consenso informato: riferimenti deontologici e lineamenti operativi.
Consenso informato: riferimenti giuridici. 4. La comunicazione profonda con i gruppi a rischio: l’educazione critica alla salute
Dall’Educazione sanitaria all’Educazione alla salute.
L’Educazione critica alla salute.
Operatori di Educazione critica alla salute, Tribunale per i diritti del malato, Uffici di relazione con il pubblico (URP).
Educazione critica alla salute e lavoro sulla domanda. 5. Un piano organizzativo per la comunicazione profonda
Il Piano CSQ (Comunicazione per la salute e per la qualità) e i suoi Tragitti attuativi.
La formazione/motivazione degli operatori.
L’ascolto dei cittadini.
L’ascolto di pazienti, parenti, utenti.
Le risposte verso pazienti, parenti e utenti.
Le risposte verso la società civile. Postfazione in prima persona. Igienista e comunicatore.
3.
UN MODO D’ESSERE DA PRATICARE
L’arte del comunicare
1. Tempo. 2. Media
La telemedicina nella relazione clinica.
La televisione nell’Educazione critica alla salute.
L’informatica nella formazione in sanità.
L’informatica nell’organizzazione sanitaria. 3. Vis comunicativa
Ascoltare, guardare, toccare, collocarsi.
Parlare. Postfazione in prima persona. Pathos e dintorni.
F. Calamo Specchia, Professore associato di Igiene presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma, dove insegna Organizzazione e Programmazione dei Servizi Sanitari. Da oltre vent’anni si occupa prevalentemente di comunicazione in sanità.
Deliberazione della Giunta Comunale n° 02403/019 del 3 maggio 2011formato pdf, 39 KB
Oggetto: Accreditamento sociale strutture residenziali e semiresidenziali per minori e interventi alternativi. Criteri per gli inserimenti. Aggiornamento rette e corrispettivi. Proroga accordi.
Allegato 3 – Accordo tra i Fornitori non accreditati ed il Comune di Torino per l’inserimento di minori, gestanti e madri/bambino in presidi socio-assistenziali residenziali formato pdf, 28 KB | formato rtf, 103 KB
“L’articolo sulle case famiglia per minori apparso oggi sul quotidiano ‘la Repubblica’ è inaccettabile”, dichiara don Armando Zappolini, presidente del Coordinamento Nazionale Comunità di Accoglienza (CNCA).
“Il pezzo è presentato come ‘un’inchiesta’, ma chi lo ha scritto, evidentemente, non conosce la realtà di cui parla. Siamo indignati.”
“È infamante dire che le comunità sono strutture che lucrano sulla pelle di migliaia di bambini e adolescenti in condizioni difficili, una nebulosa dove le cause nobili lasciano il posto al business e agli interessi di bottega”, rimarca Zappolini.
“I gruppi del CNCA hanno costruito negli anni una cultura dell’accoglienza al cui centro c’è proprio il ragazzo, il suo benessere, il ritorno nella sua famiglia di origine, se possibile. Non abbiamo creato ‘parcheggi’ in cui tratteniamo i ragazzi per fare i soldi, ma luoghi in cui si sperimenta una vita di tipo familiare, si elabora un progetto calibrato sul singolo minore, si lavora costantemente sulle relazioni personali e familiari, sul disagio che si è vissuto e sul modo per affrontarlo. Questo facciamo da diversi decenni e questo continuiamo a fare oggi, anche quando gli Enti pubblici si sottraggono agli impegni presi, ritardando oltre ogni limite i pagamenti dovuti, costringendo le organizzazioni sociali a contrarre nuovi debiti con le banche e a sospendere il pagamento degli stipendi agli operatori. In Campania e in Sicilia ci sono realtà dove i ragazzi sono accolti a totale carico delle comunità anche per due anni. Altro che approfittatori!”
“Il giornalista che ha firmato il pezzo”, continua il presidente del CNCA, “non sa, evidentemente, che gli istituti in Italia non ci sono più, o almeno non dovrebbero esserci, anche perché tante organizzazioni come il CNCA e moltissimi operatori si sono battuti negli anni contro forme di accoglienza non adeguate allo sviluppo dei bambini. Così come non ha capito che la stragrande maggioranza dei ragazzi che sono in comunità non è ‘senza famiglia’, come si dice erroneamente più volte nell’articolo, e che l’entità delle rette è calcolata su standard di qualità a cui le strutture debbono obbligatoriamente attenersi, sia riguardo al personale che all’abitazione, determinando costi di gestione facilmente quantificabili: non c’è nessuna ‘nebulosa’, ma costi documentati e trasparenti, in cui l’80% della retta va al personale educativo (che guadagna assai meno di un redattore ordinario, tanto per essere chiari). Né il giornalista dice alcunché del fatto che in diverse regioni è stato istituito un osservatorio ad hoc, presso il quale è obbligatorio inviare, semestralmente, una scheda su ogni ragazzo preso in carico; anche in questo caso i dati ci sono e sono accessibili. Infine, l’inviato di ‘Repubblica’ delinea una contrapposizione tra affido familiare e comunità che non ha senso: la scelta va fatta caso per caso. Per questo il CNCA, accanto alle comunità, ha promosso tante reti di famiglie disponibili all’affido.”
“Ci pare, perciò, che con questo articolo si sia puntato più che altro a uno scoop, facendo invece un clamoroso buco nell’acqua”, conclude Zappolini. “I problemi ci sono, ma riguardano la continua riduzione delle risorse economiche e degli organici dei servizi di tutela, questioni appena accennate nel pezzo, che mettono in crisi tutto il sistema di accoglienza e accompagnamento. Invitiamo, perciò, l’autore dell’articolo a venirci a trovare in una delle nostre comunità per minori. Ne abbiamo in tutta Italia. Ne verrebbe fuori un articolo molto diverso.”
Ciclo di incontri in collaborazione con ALI in Italia e
Laboratorio Freudiano per la formazione degli psicoterapeuti – Milano
Coordinato daMARISA FIUMANÒ
Presso la Casa della Cultura, via Borgogna 3, Milano, MM1 San Babila
giovedì 14 aprile 2011 ore 21.00
Dalla famiglia alle famiglie
Carmen Leccardi e Fabrizio Gambini
venerdì 6 maggio 2011 ore 21.00
Dove sta andando la famiglia?
Jean-Paul Hiltenbrand
venerdì 20 maggio 2011 ore 21.00
Figli del caso/figli del desiderio
Marisa Fiumanò
Generatività e antigeneratività
Mauro Magatti
Il cambiamento nella famiglia e della famiglia è un tema su cui oggi non mancano le ricerche. Il tassello essenziale che questo ciclo di incontri vuole aggiungere, facendo interloquire sociologia e psicanalisi, ruota intorno alla sostituzione di un significante, “mutazione”, in luogo di “cambiamento”. L’ipotesi che avanziamo è che la famiglia stia subendo una vera e propria mutazione antropologica, assolutamente inedita nella storia dell’umanità.
Questa mutazione riguarda il modo in cui i bambini vengono attesi, concepiti e messi al mondo, le condizioni sociali e psichiche in cui essi crescono e vengono educati e il modo in cui si inseriscono nella società.
Alle spalle di questa mutazione, che ha preso corpo negli ultimi trent’anni, c’è una progressiva erosione della funzione della famiglia come istituzione e come cellula di base del legame sociale. La famiglia può ancora restareun luogo di riferimento affettivo ma non ha più alcun obbligo sociale, primo fra tutti quello della riproduzione biologica; essa non ha più la missione di allevare e educare i bambini alle regole della collettività, perché occupino il posto di chi muore e assicurino la continuità della vita sociale, come anelli di una stessa catena. La famiglia non stabilisce più una filiazione, è priva di prospettiva temporale; in quanto istituzione fondata sull’assoggettamento delle donne, con la loro emancipazione si va dissolvendo. Al tempo stesso, grazie alla medicina e alla tecnologia, si è aperta la strada a nuovi modi di nascere e la sessualità si è separata dalla riproduzione. Il termine famiglia si sfaccetta e la lingua talvolta precede il riconoscimento giuridico: la chiama monoparentale, famiglia di fatto, omosessuale, allargata. Quali sono gli effetti di questa macroscopica mutazione nel legame sociale e nell’economia psichica soggettiva?
Una nuova regia regionale per gestire gli affidi
Un ‘sistema lombardo’ degli affidi, una sorta di regia in grado di coordinare, con il coinvolgimento delle diverse realtà che se ne occupano, la gestione dei minori in affido. Questo l’obiettivo delle linee guida per l’affido familiare, presentate al Tavolo del Terzo Settore
l volume ricostruisce criticamente le linee dello sviluppo storico attraverso cui è venuto costituendosi il sistema formativo nel nostro Paese dagli anni immediatamente precedenti la nascita del Regno d´Italia ai nostri giorni. La ricerca nasce dall´esigenza di conciliare una visione d’insieme, che tracci le linee essenziali del processo storico attraverso cui s´è venuto costituendo il sistema educativo nel nostro Paese, con la complessità di una ricostruzione che si proponga di restituire il nesso tra storia delle idee e storia delle istituzioni educative, nelle loro molteplici interazioni con il contesto sociale e politico. Alla prima parte del volume, dedicata alla trattazione storiografica degli avvenimenti, segue una seconda costituita da un´antologia di documenti che raccoglie in prevalenza testi di provvedimenti legislativi e amministrativi che hanno segnato la storia della politica scolastica dello Stato italiano. Arricchiscono il volume numerose finestre di approfondimento su tematiche di rilievo per la storia delle istituzioni educative.
A ROSATE IL 19 MARZO SI INAUGURA IL NIDO “ISABELLA”,
LA PROVINCIA HA CONTRIBUITO CON 360MILA EURO
MILANO, 16 marzo 2011. Sabato 19 marzo per il Comune di Rosate sarà un giorno speciale: per le 16 è infatti in programma il taglio del nastro del nuovissimo asilo nido comunale “Isabella”, situato in via Primo Maggio, tappa conclusiva di un percorso che ha visto il piccolo Comune al confine con la Provincia di Pavia costretto ad affrontare un notevole incremento abitativo nell’ultimo decennio (soprattutto a causa del flusso migratorio) e con esso un forte aumento della domandadi servizi per la prima infanzia. Questo nonostante i suoi soli 5200 abitanti.
Progettato e rifinito secondo i principi dell’edilizia sostenibile, il nido è stato collocato in prossimità della Scuola dell’infanzia di via Circonvallazione per consentire una connessione diretta tra le due strutture, sia dal punto di vista didattico – per integrare i progetti educativi – sia dal punto di vista del risparmio gestionale: le cucine, la stanze del personale e l’ampio spazio verde saranno infatti in comune tra i due stabili.
Massima è stata poi la cura dei dettagli per favorire un completo inserimento dei bambini disabili e garantire loro il godimento di tutte opportunità educative.
La struttura può accogliere 40 bambini di età compresa tra i 4 e i 36 mesi. L’offerta del servizio si rivolge in primo luogo ai figli dei residenti: soltanto qualora le richieste di iscrizioni non esauriscano i posti a disposizione il servizio verrà esteso ai residenti dei comuni convenzionati. Altro requisito, oltre alla residenza, è lo stato di occupazione dei genitori, che devono essere entrambi lavoratori.
Il nido “Isabella” è uno dei 90 progetti che hanno ricevuto fondi dall’assessorato Politiche sociali della Provincia di Milano grazie ad uno stanziamento di 17 milioni di euro. Per questo progetto la Provincia ha contribuito con 360mila euro.
Oltre ai benefattori Isabella e Carlo Ultrocchi, sarà presente alla cerimonia di inaugurazione del nido Massimo Pagani, assessore alle Politiche sociali a Palazzo Isimbardi: “Gli elevati standard con cui il nido è stato realizzato – materiali ecocompatibili per le finiture e gli arredi, fonti energetiche rinnovabili, dimostrano come le strutture del nostro territorio siano all’avanguardia dal punto di vista qualitativo. Certo ora bisogna accelerare anche sul versante della quantità perché la situazione delle liste d’attesa in alcuni Comuni della nostra provincia non è delle migliori. Stiamo anche valutando di spingere verso forme di servizio più leggere, sul modello delle tagesmutter, le mamme di giorno”.
Secondo un recente studio della Provincia, il 54,7% dei Comuni lombardi ha un nido, mentre sono 26000 i posti a disposizione, tra pubblico e privato, nella sola Provincia di Milano. I nidi pubblici coprono l’11 per cento della domanda potenziale. A Milano città il 60 per cento dei posti disponibili è offerto da privati.
Grave, in alcuni casi, la situazione delle liste d’attesa (data dalla percentuale dei bambini in lista d’attesa sul totale dei posti autorizzati per asili nido, micro-nidi e nidi-famiglia): 67,1% a Cinisello, 33,1% a Sesto, 24,5%. Caso eccezionaleAbbiategrasso: 108 posti disponibili, 0 bambini in lista d’attesa. A Milano città la lista d’attesa tocca il 13,6%, al di sotto della media provinciale che si attesta al 18,2%.
Secondo i dati raccolti dalla Provincia le rette mensili per mandare un figlio al nido possono sfondare anche il tetto dei 760 euro, ma in alcuni casi si pagano rette da 30 euro al mese
In generale nei Comuni dell’Asl Milano città le tariffe mensile sono in media di 447 euro, nella Asl Milano 1 sono di 414 euro, nella Asl Milano 2 di 541 euro.
Massimiliano Capitanio
Responsabile Ufficio stampa e Comunicazione
assessorato Politiche sociali – Provincia di Milano
Sesto San Giovanni, 2 marzo 2011 – Se l’imperativo categorico deve essere l’abbattimento delle liste di attesa, allora le sole forze dell’ente locale non bastano. L’amministrazione ha così scelto il percorso di accreditamento dei nidi, per ampliare l’offerta di posti disponibili sul territorio.
Una strada intrapresa già dal 2004 — con due anni di anticipo sulla Regione — che l’altra sera ha portato il Consiglio comunale ad approvare il regolamento con i requisiti e le procedure per l’accreditamento. Cambiano infatti le modalità per i servizi alla prima infanzia, nidi e micronidi.
«L’obiettivo è innalzare gli standard qualitativi dei servizi e realizzare un sistema integrato, mettendo in rete le strutture pubbliche, quelle del privato sociale e del privato accreditato — spiega l’assessore all’Educazione Monica Chittò — Il testo nasce dall’esperienza di collaborazione di questi anni tra l’amministrazione e il privato sociale accreditato». Un’esperienza che, già nel 2004, aveva fatto di Sesto «un Comune prototipo. In Lombardia non esisteva un modello equivalente: solo recentemente la Regione ha definito i criteri di accreditamento». Le strutture private che hanno intenzione di offrire il loro servizio, oltre alle normative stabilite dal Pirellone, dovranno dimostrare di avere anche i requisiti aggiuntivi richiesti dal Comune.
Si va da un’esperienza di almeno tre anni nella gestione dei servizi sociali per la prima infanzia all’adeguata professionalità degli educatori, dalla condivisione con l’amministrazione di percorsi per la definizione del progetto educativo all’attività di aggiornamento del personale fino alla disponibilità per iniziative di coordinamento con gli altri servizi dedicati ai bimbi presenti in città.
«Sono requisiti indispensabili per garantire che le strutture accreditate rispondano appieno agli alti standard di quelle pubbliche. Non assumiamo solo un ruolo burocratico, ma rimaniamo parte attiva nei servizi alla prima infanzia, facendoci garanti e promotori di un ampliamento dell’offerta». Soddisfatto anche il Pdl. «Finalmente il nostro modello di sussidiarietà è passato anche a Sesto — commenta la capogruppo Franca Landucci — Basta con il monopolio pubblico, finalmente si pensa a un’offerta che soddisfa i bisogni con un libero confronto tra statale e privato».
Voti tutti favorevoli, solo la Lega si è astenuta: presentati nove emendamenti, non ne è passato neanche uno. Tra le proposte di Alessandra Tabacco, dare priorità ai nuclei familiari residenti a Sesto da dieci anni. «Ho chiesto anche più controlli da parte della commissione di esperti: uno all’anno è poco, anche se l’organo può uscire su segnalazione».
Le strutture, le associazioni e gli enti iscritti nei registri regionali
In questa sezione sono riportati gli elenchi delle strutture sociosanitarie e sociali accreditate, quelli degli enti e delle associazioni iscritte nei registri regionali della direzione generale famiglia e solidarietà sociale suddivisi per aree di intervento.
venerdì 4 marzo ore 20.00 presso la sala polivalente del comune di vergiate.
serata pubblica di immaginazione urbana, serata di riflessione sul progetto di riqualificazione urbana della stazione di Vergiate (VA) ad opera del progetto ChiaVe (comune di vergiate e coop l’aquilone)e più in generale di come trasformare spazi urbani in ottica educativa.
partecipaerà alla serata Paolo Cottino del politecnico di milano.
AVVISO PUBBLICO PER L’ACCREDITAMENTO DEI SOGGETTI EROGATORI DI SERVIZI SOCIO-EDUCATIVI RIVOLTI ALLA PRIMA INFANZIA.Riapertura termini per la presentazione domande per soggetti che organizzano e gestiscono servizi educativi comunali in strutture messe a disposizione dall’Amministrazione o da questa indicate (elenco B).
Famiglia, scuola e politiche sociali
Bando di Avvisi
- Pubblicato sul sito internet il 21/02/2011 - Inviato/Pubblicato alla/sulla Gazzetta Ufficiale il - Termine di consegna offerte il 16/03/2011
Oggetto Avviso pubblico approvato con Determinazione dirigenziale del Settore Servizi all’Infanzia n. 92 del 18.02.2011 n. PG 128551/2011 in esecuzione della deliberazione di Giunta n.322 dell’11.02.2011.
Il Comune di Milano intende promuovere una rete di offerta pubblico/privato, attraverso l’accreditamento di offerte multiple, per perseguire obiettivi di qualità ed efficienza negli interventi relativi ai servizi all’infanzia, che soddisfino i bisogni sociali della cittadinanza, creando al contempo un mercato sociale regolato, al quale i cittadini possano rivolgersi esercitando la propria libertà di scelta, con il riconoscimento della Pubblica Amministrazione.
Oggetto dell’accreditamento Oggetto dell’accreditamentoè la formazione di un albo comunale degli operatori accreditati alla gestione di servizi socio-educativi rivolti alla prima infanzia, in particolare delle seguenti unità d’offerta: A – Nidi B – Micronidi C – Centri Prima Infanzia I gestori di unità d’offerta potranno accreditarsi nell’ELENCO Bnel quale figurano soggetti che organizzano e gestiscono servizi educativi comunali in strutture messe disposizione dall’Amministrazione Comunale o da questa indicate. Dette strutture sono raggruppate in macro aree cittadine in relazione alla loro collocazione territoriale. Le macro aree sono quelle indicate nell’Allegato 2 al presente avviso. Le macro aree potranno subire variazioni, nel numero complessivo e nell’entità di ciascuna, in relazioni a sopravvenute esigenze, senza comportare alcuna modifica alle condizioni previste nel presente avviso.
Soggetti richiedenti l’ammissione agli elenchi sperimentali Possono richiedere l’ammissione all’Elenco B, purché in possesso dei requisiti previsti al successivo art. 4, i soggetti (profit e no profit) che operano nel campo socio-assistenziale ed educativo in forma singola o associata. Qualora il soggetto intenda partecipare in forma associata, non potrà presentare domanda di ammissione in più raggruppamenti, pena l’esclusione. E’ fatto divieto ai concorrenti di partecipare in più di un raggruppamento, ovvero di partecipare anche in forma individuale qualora abbia partecipato in altri raggruppamenti.
Presentazione della documentazione Ciascun soggetto richiedente l’accreditamento dovrà presentare domanda scritta (utilizzando esclusivamente gli appositi moduli – Allegato 1 – di richiesta di inserimento nell’ elenco B, Per i soggetti già inseriti nell’Elenco B attualmente in vigore, avendo gli stessi già ottenuto l’accreditamento, viene richiesta esclusivamente la presentazione dell’allegato 1 – sub B, necessario ai fini della valutazione della proposta tecnica Gli atti e la modulistica di gara potranno essere ritirati gratuitamente presso INFOPOINT – L.go Treves, 1 – piano terreno – Milano, tel. 0288463000, orari 8.30 – 12 e 14 – 15 nonché visionati e scaricati all’indirizzo internet: www.comune.milano.it. – sezione “Avvisi”. Il plico contenente la documentazione/dichiarazioni richieste deve essere chiuso e sigillato, e pervenire all’Ufficio Protocollo della Direzione Centrale Famiglia, Scuola e Politiche Sociali – L.go Treves, 1 – Milano – piano terreno , tel. 0288453360, dalle ore 8,30 alle ore 12,00 e dalle ore 13,45 alle ore 15,15 di tutti i giorni lavorativi, con esclusione del sabato, entro le ore 12,00 del 16 marzo 2011, a mezzo di servizio postale, Agenzia di recapito autorizzata, oppure mediante consegna a mano.
Informazioni Per informazioni usare il link presente a fondo pagina “Per chiarimenti sul bando clicca qui”. Sarà inoltre presente un Allegato “FAQ” al Bando, dove saranno pubblicate le risposte alle eventuali domande poste più rilevanti. Il presente Avviso è pubblicato sul sito del Comune di Milano www.comune.milano.it – sezione Bandi;sarà pubblicato sul BURL del 2 marzo 2011 con questi riferimenti: Bollettino n° 9 del 2/3 – serie Avvisi e Concorsi. Ai sensi e per gli effetti di cui all’art.4 della Legge n.241 del 7 agosto 1990 si informa che il responsabile del procedimento è il Direttore del Settore Servizi all’Infanzia
. In allegato l’Avviso pubblico integrale:
Altri allegati:
Allegato 2 – Elenco Macroaree cittadine
Allegato 3 (in formato .doc e .pdf) – Domanda di accreditamento
Allegato 4 in formato .doc e .pdf – Schema requisiti
Allegato 5 in formato .doc e .pdf -Dichiarazione organizzazioni già accreditate
Il Gruppo Consiliare PD e il Gruppo Infanzia PD vi invitano alla seguente iniziativa:
NIDI E MICRONIDI I GESTIONE Come migliorare la qualità del servizio: prospettive e proposte a due anni dall’inizio della sperimentazione dell’accreditamento.
Giovedì 17 febbraio alle ore 17,30 presso l’ACQUARIO CIVICO in Viale Gadio 2 (MM Lanza)
David Gentili, consigliere comunale PD Stefano Granata, Consorzio Sis Cheli Michelotti, genitore Amerigo Sallusti, funzione pubblica Cgil
Coordina Paola Bocci
Sono stati invitati a partecipare: l’Assessore Mariolina Moioli e il Direttore del Settore Servizi all’Infanzia Aurelio Mancini.
Gruppo consiliare
PARTITO DEMOCRATICO
Via T. Marino 7
20121 Milano
Mario Castoldi, Mario Martini (a cura di) VERSO LE COMPETENZE: UNA BUSSOLA PER LA SCUOLA Progetti didattici e strumenti valutativi
pp. 256, Euro 25,00; E-book Euro 20,00, Cod. 292.3.34, Collana: Scienze della formazione
Ernesto Perillo (a cura di) STORIE PLURALI Insegnare la storia in prospettiva interculturale
pp. 192, Euro 22,00; E-book Euro 18,00, Cod. 1158.4, Collana: Educazione al patrimonio culturale, formazione storica, altri saperi – diretta da Ivo Mattozzi
Mario Castoldi, Mario Martini VERSO LE COMPETENZE: UNA BUSSOLA PER LA SCUOLA Un percorso di ricerca
pp. 144, Euro 16,00; E-book Euro 13,00, Cod. 292.3.33, Collana: Scienze della formazione
Silvia Fioretti LABORATORIO E COMPETENZE Basi pedagogiche e metodologie didattiche
pp. 128, Euro 15,00, Cod. 1108.3, Collana: Il mestiere della pedagogia – diretta da Massimo Baldacci
Antonia Cunti (a cura di) LA RIVINCITA DEI CORPI Movimento e sport nell’agire educativo
pp. 224, Euro 24,00, Cod. 940.1.2, Collana: I territori dell’educazione – diretta da Sergio Tramma
Tipologia: Edizione a stampa Prezzo: € 26,00 Disponibilità: Buona
Codice ISBN 13: 9788856833881
Tipologia: E-book Prezzo: € 21,00 Possibilità di stampa: No Possibilità di copia: No Possibilità di annotazione: Si Portabilità: Si Ottimizzazione: per PC, Mac, NoteBook, NetBook
Codice ISBN 13: 9788856842319 Formato: PDF per Digital Editions Dimensione: 2076 KB Informazioni sugli e-book
È possibile promuovere un linguaggio condiviso tra i diversi attori implicati nei percorsi di affido familiare? Partendo da riflessioni generali sul senso della protezione e dell’allontanamento, il testo propone agli operatori un modello di presa in carico incentrato sulla valorizzazione della complementarietà degli approcci, per poter pensare-progettare-fare-valutare quanto si mette in atto in favore di minori che necessitano di esperienze familiari integrative.
Presentazione
del volume:
È possibile promuovere un linguaggio condiviso tra i diversi attori implicati nei percorsi di affido familiare? La “fatica della complessità”, insita nella gestione degli interventi di affido, genera sovente diffidenze e frammentazione: una “babele” in cui si fa fatica a co-progettare e pregiudica la rete di protezione del bambino.
La capacità di governare il progetto di gestione è ciò che determina la qualità di un affido, a partire dalla valutazione preliminare di fattibilità (assessment) e dalla tessitura della rete; essa è la metacompetenza attraverso la quale si attuano, secondo modalità condivise in équipe, i vari interventi specifici. Iniziando con riflessioni generali sul senso della protezione e dell’allontanamento, il testo propone agli operatori un modello di presa in carico incentrato sulla valorizzazione della complementarietà degli approcci per poter pensare-progettare-fare-valutarequanto si mette in atto in favore di bambini che necessitano di esperienze familiari integrative.
Progetto Famiglia (www.progettofamiglia.org) è una federazione di enti no-profit impegnati dal 1991 per la famiglia e i minori. Promuove l’affido familiare in Italia e nell’Europa dell’Est, in collaborazione con enti pubblici, no-profit ed ecclesiastici. Vi aderiscono centinaia di famiglie e volontari, organizzati in numerosi gruppi locali. Gesco(www.gescosociale.it) è un’agenzia di promozione e sviluppo sociale costituita nel 1991. Riunisce trentaquattro cooperative sociali. Promuove e realizza servizi finalizzati alla qualità della vita ed al superamento del disagio sociale. Con Progetto Famiglia nel 2006 ha promosso la nascita della Fondazione Affido (www.fondazioneaffido.it), con sede a Napoli, per promuovere attività di sensibilizzazione, formazione degli operatori e sperimentazione di interventi innovativi.
Marco Giordano, affidatario, esperto di servizi sociali, vicepresidente della Fondazione Affido, dal 1998 guida la rete di famiglie affidatarie del Progetto Famiglia in Italia e in Ucraina. È coautore di testi sulla solidarietà familiare, tra cui Dove va l’accoglienza familiare dei minori, FrancoAngeli (2009), Costruire reti di vicinanza, Rosso Fisso (2009), Affido: una scelta d’amore, Elledici (2008). Mariano Iavarone è assistente sociale, consulente familiare e counsellor ad orientamento analitico-transazionale. Membro del Cismai, dal 2000 lavora nel campo dell’affido familiare e del contrasto agli abusi sui minori. Dal 2006 opera nell’équipe Affidi del Progetto Famiglia e dal 2010 è direttore della Fondazione Affido. È animatore di un gruppo di famiglie solidali in provincia di Napoli. Carolina Rossi è psicologa e psicoterapeuta relazionale ad indirizzo sistemico-familiare, mediatore familiare, esperta in affido familiare. Dal 2002 coordina l’équipe Affidi del Progetto Famiglia. Formatrice di operatori sociali e famiglie affidatarie, coordina la Banca Dati degli affidatari promossa dalla Fondazione Affido. Cura la rubrica Mondo adolescenza sulla rivista “Punto Famiglia”.
Indice:
Franca Dente, Presentazione Marco Giordano, Mariano Iavarone, Carolina Rossi, Introduzione Parte I. Orientamenti Mariano Iavarone, Se non ragioniamo in termini progettuali non stiamo facendo affido
(L’emergenza progettuale; Influenza delle carenze politico-organizzative sul fallimento degli affidi; Il progetto di affido nei riferimenti normativi; Alla ricerca di un significato di senso: a cosa serve un affido?; Alla ricerca di strategie di governance; Tra autoreferenzialità e capacità di affidarsi: chi governa il processo?) Marco Giordano, L’integrazione tra i servizi affido pubblici e le reti di famiglie affidatarie
(La babele nella rete inter-istituzionale; Una buona base di partenza; Non solo “servizi”. Specificità della rete nell’affidamento; Per parlare la stessa lingua; Uno per tutti e tutti per uno. Le responsabilità reciproche tra servizi ed associazionismo; Pensare il cammino comune; Una rete più promozional-preventiva che specialistico-riparativa; Una rete tra persone; Esigibilità del diritto alla famiglia; Definire le responsabilità per favorire il confronto sui ruoli operativi) Elena Carotenuto, Mariano Iavarone, La sfida della prospettiva comunitaria per le istituzioni coinvolte nell’affido
(Premessa; Necessità del lavoro di rete aldilà del lavoro in rete; Fare incontrare ed integrare le competenze: il case-management; Implicazioni operative dell’approccio comunitario all’affido; Il ruolo delle istituzioni coinvolte nell’affido familiare) Marianna Giordano, Il significato dell’allontanamento nel processo di protezione del minore e della “cura sociale” della famiglia di origine
(La protezione del bambino è un tema conflittuale; I significati protettivi della separazione; Le funzioni dell’allontanamento; Il contesto coatto; Tipologie di collocazione fuori dalla famiglia; L’allontanamento ed il progetto di cura; L’équipe) Mariano Iavarone, Carolina Rossi, L’assessment e lo studio di fattibilità nell’intervento di affido. Implicazioni psicologiche e metodologiche
(La valutazione iniziale dell’intervento è parte integrante del progetto di affido; Tenere conto del carico psicologico e sociale dei principali soggetti in causa; Proteggere la qualità delle relazioni nei processi di affidamento del bambino e nei percorsi di sostegno ed accompagnamento alla famiglia di origine; Lo studio della richiesta di affidamento rapportato alla prognosi di rientro: la valutazione della genitorialità come criterio tecnico di fattibilità di un affido; L’abbinamento minore-famiglia affidataria: ad ogni bambino quale famiglia?) Marco Giordano, Mariano Iavarone, Francesca Russo, Quando e perché preferire l’affido o la comunità
(Premessa; Le diverse forme di affidamento familiare; Il ruolo delle comunità educative fra bisogno di cura e desiderio di autonomia; Riflessioni per la ricerca di criteri orientativi; Conclusioni) Parte II. Strumenti Mariano Iavarone, Stesura del progetto di affido e del provvedimento amministrativo
(Natura contrattuale, fasi e temporaneità del progetto di affido; Il modello di lavoro del Progetto Famiglia-Affido; La fase del pre-abbinamento; La fase dell’abbinamento; La fase del contratto. Elaborazione del piano operativo ed individuazione dei ruoli per la sua realizzazione; La fase di preparazione dei soggetti; La fase di redazione degli atti amministrativi; La fase di accoglienza nella famiglia affidataria; Le verifiche in itinere; La verifica finale e l’inizio del post-affido; Modulistica) Leopoldo Spinosa, La fase del pre-affido: la preparazione del bambino e l’avvicinamento tra le famiglie
(Chi è il bambino affidato; Tra protezione e senso di colpa: cosa ne sa il bambino del suo allontanamento e chi lo ha deciso?; La preparazione del bambino: “per un periodo avrai due famiglie!”; L’ascolto del bambino: “Almeno li voglio conoscere per vedere se sono buoni o cattivi”; L’avvicinamento tra la famiglia di origine e la famiglia affidataria. La creazione dell’”alleanza per la genitorialità” è sempre possibile?; Il saluto alla famiglia di origine e l’accoglienza nella famiglia affidataria: la preparazione del ponte tra il vecchio conosciuto ed il nuovo sconosciuto; Una buona prassi di avvicinamento) Carolina Rossi, Mario Terracciano, Ingresso del bambino in famiglia e gestione delle fasi critiche
(La conoscenza dei bisogni del bambino da parte degli affidatari; Il monitoraggio iniziale ed in itinere dell’inserimento; “Io ti guardo, tu mi guardi”: i tempi dell’avvicinamento e della conoscenza. Le prime modalità relazionali del bambino e della famiglia affidataria; Dinamiche relazionali, emozionali e rappresentazioni mentali del sistema familiare di accoglienza; Il sostegno alla famiglia affidataria prima, durante e dopo l’affido) Dora Artiaco, Marianna Giordano, “Offrire una stella a chi non è nato sotto una buona stella”. Il lavoro con la famiglia di origine durante il progetto di affido
(Premesse teoriche; La letteratura sugli interventi precoci di sostegno alla genitorialità; La letteratura sugli interventi di riparazione della genitorialità; Il lavoro di sostegno alla genitorialità vulnerabile; Tra intervento precoce di sostegno alla genitorialità e tutela del bambino; Il progetto Ce.S.T.A. – Centro Sostegno e Tutela dell’Affido) Paola Cuccurullo, Gennaro Izzo, Criteri per il monitoraggio e la valutazione in itinere del progetto di affido
(Premessa; Specificità e criticità nella valutazione dell’affido familiare; Possibili dimensioni qualitative, indicatori e strumenti di valutazione… nonché esiti) Marco Giordano, Mariano Iavarone, Carolina Rossi, La conclusione dell’affido: possibili esiti e proposte operative per evitare affidi mal-trattati
(Il rientro del bambino in famiglia; Le possibili evoluzioni dell’impossibilità del rientro; Il rischio di un facile varco tra affido e adorazione; Affidi “ad esito incerto”. Necessità di potenziare i servizi per la valutazione delle capacità genitoriali e per la valutazione degli affidatari; Ridurre la durata degli affidamenti a rischio giuridico; Promuovere affidi a lungo termine “consapevoli”; Il caso di Andrea. Storia di un affido mal-trattato) Marco Giordano, Carmela Memoli, La promozione della solidarietà comunitaria quale strumento per la prevenzione primaria del disagio familiare. L’esperienza dell’Associazione Progetto Famiglia-Affido
(Che cosa si fa per le famiglie di origine? Alcuni indicatori; La difficoltà nel rapporto tra la famiglia affidataria e la famiglia di origine; Ripensare l’accoglienza. Non aiutare ma incontrare; Ripensare l’accoglienza. Non fare i “salvatori” ; Ripensare l’accoglienza. Essere “famiglie comunitarie” ; Ripensare l’accoglienza. Essere “famiglie bisognose”) Donatella Volpe, Riflessioni per nuove sperimentazioni nell’affido familiare
(Come promuovere personalità, potenzialità e talenti: il coaching applicato alla formazione degli affidatari; Il sostegno a partire dalla conoscenza della rete; La forza del gruppo: “come rattoppare il cuore e ricomporre lo spirito”. Gli atelier di formazione permanente per famiglie solidali e affidatarie; “Conosci te stesso”. La famiglia affidataria dotata della più importante caratteristica: l’intelligenza emotiva; “Ai bambini non promettere e ai santi non fare voti”: il laboratorio di intelligenza emotiva dedicato ai grandi assenti; La costruzione del gruppo di lavoro basato sul compito: la facilitazione del lavoro di rete dei Gruppi Integrati di Lavoro Socio Sanitari)
Appendice. Estratto del 2° Rapporto supplementare alle Nazioni Unite sul monitoraggio della Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza in Italia
Bibliografia
Gli autori.