La Rivoluzione dei Weblog: intervista a Giuseppe Granieri L’Unità, 2004

La Rivoluzione dei Weblog: intervista a Giuseppe Granieri

L’Unità, 2004

Di lui in Rete si dice che sia un guru: in realtà Giuseppe Granieri è molto più che un guru, anche se certamente le sue opinioni sul Web godono di indiscussa autorevolezza. Inventore del primo Aggregator, (una sorta di mega – o meta – blog collettivo su cui «aggregano» un centinaio di blogger , una piazza virtuale dove incontrare molto di quello che giornalmente viene pubblicato) e ora impegnato nel lancio dell’Aggregator 3.0, a cui finalmente chiunque può aderire liberamente e che di fatto si sta già dimostrando una piattaforma preziosa per lo sharing di idee e informazioni, esperto informatico, ma con laurea umanistica e competenze da letterato di razza, curioso di tutto ciò che accade sulla Rete, Granieri è l’incontro migliore che possa fare il navigante inesperto, sperduto lungo le rotte sempre nuove della Rete. Perché, se in Italia si vuole saperne di più sui Weblog, è a lui che bisogna chiedere: i suoi Weblog sono al centro di quel vortice di idee, scritti, immagini, news, commenti che in poco tempo ha fatto della cosiddetta ’blogsfera’ italiana qualcosa di cui anche i media ufficiali, mainstream, devono tener conto.
E’ evidente, infatti, che sono stati proprio i Weblog a dare impulso alle dinamiche digitali italiane.
Ma cos’è esattamente un blog e qual è la novità che ne sta aumentando enormemente la presenza in Rete?
“Il Weblog è un posto in cui un individuo anche privo di competenze tecniche può pubblicare sul Web tutto ciò che vuole. E’ l’approdo naturale per tutti coloro che hanno qualcosa da dire o che vogliono confrontarsi con gli altri. E’ una tecnologia semplice, che esiste da anni ma che oggi è usata da diversi milioni di persone. La novità, appunto, è il fatto che milioni di persone si stanno esprimendo pubblicamente e che questo numero è in crescita geometrica (si parla di un Weblog nuovo ogni 5,8 secondi). Ora, sebbene non sia intuitivo, il fatto che tanta gente si confronti e si esprima pubblicamente ha un forte impatto sociale. Fino ad oggi ciascuno di noi operava la propria rappresentazione del mondo attraverso il racconto dei media, poiché quasi tutte le nostre nozioni non sono esperienziali. Oggi siamo liberi di sceglierci le fonti e di controllare ciò che dicono, di decidere noi cosa è importante e qual è l’approccio da utilizzare per affrontare un tema. Sappiamo che, a determinate condizioni, questo network cognitivo può influenzare l’agenda-setting dei media. Sappiamo che influenza il dibattito politico e sappiamo che influenza i consumi culturali. Ma, di fatto, agendo sulla conoscenza e sui comportamenti delle persone, influenza qualsiasi campo dell’attività umana. Centinaia di ricercatori stanno cercando di comprenderne i meccanismi e di descrivere le logiche che ne governano il funzionamento. Già oggi è possibile spiegare con discreta evidenza quanto sta succedendo. E’ più complicato, invece, prevederne gli effetti futuri: è una faccenda molto complessa poiché non si può affrontare l’analisi da un solo punto di vista. Infatti in ogni parte del mondo si stanno mobilitando fisici e matematici per analizzare topologie e modelli di crescita dei network, cognitivisti per capire come questa continua interrelazione cambia il nostro modo di pensare e di rappresentarci la realtà, studiosi di scienze sociali per monitorarne gli effetti sul nostro modo di vivere, eccetera.”
Hai scritto: “Il sistema Weblog è un sistema ricco. Per sua stessa natura, il blog è un atto di generosità.” Cosa intendevi?
“Da quando esiste Internet è possibile pubblicare in maniera più o meno facile i contenuti sul Web, ma ci si scontrava con un problema strutturale della comunicazione, mediatica e non: la carenza di attenzione. Potevi facilmente pubblicare un racconto in Rete, per esempio, ma difficilmente avresti avuto qualche lettore oltre ad amici e malcapitati spediti da te a leggere. Quello che succede con i Weblog è che si sono strutturati “spontaneamente” (ovvero senza una regia) in un network che smista attenzione in maniera efficace (anche se non equa) e che garantisce che ci sia sempre ascolto. Il modello su cui si è organizzato il network è simile a quello delle colonie di insetti sociali. Ogni individuo sembra perseguire il suo interesse ma rispetta alcune regole semplici che consentono di portare a termine il compito collettivo, ovvero il funzionamento del sistema. Il meccanismo, senza complicare troppo la descrizione del modello di funzionamento, è molto semplice. Nessuno legge un solo Weblog poiché il singolo Weblog non è esaustivo e non pretende di esserlo. I Weblog puntano sempre a pagine esterne perché indirizzare i lettori verso letture interessanti è il miglior servizio che si possa fare. In questo modo ci guadagnano tutti: il titolare del primo Weblog perché ha svolto bene il suo compito e il lettore tornerà; il lettore, perché ha trovato cose interessanti grazie alla segnalazione; e il Weblog cui puntava il link perché ha ricevuto nuova attenzione.”
Stai terminando un libro per Laterza, dedicato al rapporto tra Rete, blog e opinione pubblica. In che modo la Rete e particolarmente i blog posso aumentare la nostra libertà di informazione e di scelta?
“Tutti gli studi e le ricerche più recenti confermano che il network dei Weblog sta modificando la Rete e che la Rete stessa si sta configurando come una vera e propria «sfera pubblica». Questa cosa non è affatto intuitiva se si legge il funzionamento di un network in base ai modelli noti (come siamo tutti tentati di fare). Il modello noto attraverso cui tutti pensiamo ad una opinione davvero pubblica è quello dei mass media: se lo dico in televisione o su un quotidiano, la mia opinione è pubblica. Tuttavia la rete non fa broadcasting, non ha audience. La differenza tra l’audience e i componenti di un network è che gli individui dell’audience sono passivi, sono consumatori di informazioni, e non hanno alcun collegamento tra loro. I «nodi» di un network, invece, sono tutti in relazione reciproca. Si è arrivati anche ad ipotizzare che Internet non sia un medium perché il lavoro di un medium è consegnare il messaggio intatto. La Rete, invece, il messaggio lo elabora e lo modifica ad ogni nodo. Ogni persona che legge una notizia può esprimere la sua opinione, la sua lettura dei fatti, può immediatamente fare una ricerca su Google per verificarne eventuali punti dubbi, può aggiungerci il suo expertise e così via. Essere in un network come questo cambia radicalmente il nostro modo di pensare e soprattutto il nostro modo di rapportarci con l’informazione, che cessa di essere un prodotto, ma soprattutto cessa di essere una informazione con poche alternative. E questo crea un concetto differente di pluralismo, ma anche un senso di partecipazione alle faccende pubbliche. Le ricadute sulla realtà, quella fisica di tutti i giorni, sono enormi e partono da una impostazione che lentamente porterà l’informazione, quella ufficiale e quella di servizio, verso una maggiore trasparenza. Chi vive fuori da questo mondo o lo conosce superficialmente ha difficoltà a comprenderne la portata. Tuttavia il primo a smettere di essere scettico su questa potenzialità dei Weblog è stato il senatore repubblicano Trent Lott, che ha sentito sulla sua pelle il «sapore» dei nuovi media. Dopo le sue dimissioni, il Washington Post ha scritto che la Rete aveva reclamato il suo primo scalpo”
Il problema reale che deve affrontare chiunque decida di aprire un proprio spazio Web è la ’visibilità’. Da questo punto di vista i link, i collegamenti dagli altri e verso gli altri siti della Rete, sono decisivi. Esiste dunque un’economia politica del Web?
“Ci sono diverse spiegazioni, da diverse angolazioni, che chiariscono il modo in cui avviene la distribuzione dei link. Il link è importante, perché non è affatto vero che tutti i nodi hanno la stessa possibilità di accesso. Più collegamenti puntano alla tua pagina più la tua pagina è visibile, più hai attenzione. E la distribuzione non è equa, poiché pochi nodi hanno la maggior parte dei link. Tuttavia questo è funzionale: la lotta per l’attenzione scatena una competizione che le regole del gioco mantengono sana. Questa competizione è uno degli elementi di stabilizzazione del sistema ed è assolutamente funzionale. Inoltre, anche da un punto di vista empirico, non tutti i blogger hanno le stesse capacità o trattano temi ugualmente popolari. Quindi, come nella vita reale, non siamo tutti uguali. Ma il sistema Weblog, a differenza della vita reale, garantisce a tutti le stesse possibilità. Se oggi nasce un nuovo Weblog che merita attenzione, il sistema lo trova e lo promuove, proprio perché (come dicevamo prima) il primo servizio è segnalare contenuti interessanti. Quindi più un Weblog incontra sensibilità affini, più migliora la sua posizione nella distribuzione dei link.”
Che ne pensi del pro-am (il professionista-dilettante, nuova figura sociale e intellettuale, introdotta dall’inglese Charles Leadbeater, in riferimento alle caratteristiche di molti blogger) e che possibilità credi che abbia di variare i rapporti di forza nel reale (tanto per quanto riguarda il capitale ’reale’, che per ciò che concerne il ’capitale simbolico’)?
“Non credo più alla figura del pro-am. Sebbene si parli spesso di mass-amateurization per definire i Weblog in rapporto al giornalismo o alla critica o alla letteratura, si tratta di un approccio sbagliato. Ancora una volta, non si può tentare di descrivere la Rete di oggi paragonandola a cosa nota. E’ un oggetto nuovo, con regole nuove che interagisce con tutti gli altri sistemi, ma da una posizione sua. Li’ dentro c’è semplicemente gente che condivide opinioni e conoscenza e che stabilisce relazioni di stima e di fiducia tra individui. Se per caso io condivido la mia esperienza di lettura di un libro e qualcuno si «fida» e lo compra, si è realizzato un rapporto personale, non un rapporto professionale o pseudo-professionale. Se dieci persone ne parlano bene, l’effetto si moltiplica ad esponente e può arrivare a influenzare le vendite. Se io ho le competenze per smontare una notizia raccontata male e la gente che mi legge si fa un’opinione diversa da quella che i media tentano di far passare per ortodossa, io non ho fatto il giornalista, ho aggiunto expertise. Certo, questo continuo scambio di opinioni alla fine impatta sul mondo reale. Ma è solo perché la tecnologia ha sistematizzato e potenziato a dismisura uno dei modelli di reputazione commerciale più antichi: il passaparola.”

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