Quando l’Europa si scoprirà musulmana, Gabriela Jacomella 13 agosto 2009 – Corriere della Sera

Qualche cifra: la popolazione musulmana nell’Unione è più che raddoppiata nell’ultimo trentennio e raddoppierà di nuovo entro il 2015. Secondo l’Istituto per le politiche migratorie degli Stati Uniti, nel 2050 sarà di fede islamica un cittadino europeo ogni cinque. E per l’economista Karoly Loran, autore di uno studio commissionato dal Parlamento europeo, è già musulmano il 25% degli abitanti di Marsiglia e Rotterdam, il 20% di quelli di Malmö, il 10% dei parigini e dei londinesi.

Il sociologo Marzio Barbagli, da anni impegnato nello studio dei fenomeni migratori, conferma: «Nel suo ultimo libro, Reflections on the devolution in Europe, Christopher Caldwell calcola che nella Ue ci siano complessivamente 15 milioni di musulmani: soprattutto in Francia, Germania e Gran Bretagna. In maniera documentata, abbraccia la tesi allarmata fatta propria da altri studiosi e giornalisti, tra cui Oriana Fallaci».

Una tesi simile a quella sostenuta qualche anno fa dallo storico e orientalista Bernard Lewis, per il quale nell’arco di 50-80 anni l’Europa sarebbe diventata un Paese arabo. «Alla base — spiega Barbagli — c’è il concetto per cui la religione islamica finirà per prevalere su quella cristiana, perché gli europei sono ormai secolarizzati, tolleranti, relativisti, sempre più incerti dal punto di vista dei valori». Una lettura da cui il sociologo dissente: «Ci sono, al contrario, esperienze storiche che fanno pensare come, pur avendo caratteristiche particolari, i valori di questa religione finiranno per subire le stesse trasformazioni vissute dal cristianesimo ».

I musulmani, a contatto con la cultura europea, andrebbero a loro volta incontro a un mutamento. «Ad esempio sulla fecondità: mettono al mondo più figli, è vero, ma la forbice si sta fortemente riducendo». Barbagli ricorda un’indagine da lui svolta in Emilia Romagna, «sui bambini nati in Italia da famiglie musulmane: ebbene, quanto più tempo avevano passato nel nostro Paese, tanto meno era probabile che frequentassero i luoghi di culto dell’islam. Il processo è lento, a volte impercettibile, ma avviene».

E i dati tedeschi lo dimostrano: se solo il 4% dei musulmani interpellati nel corso dell’inchiesta si dichiara «per nulla religioso», il velo (tra i punti più spinosi del dibattito sull’integrazione) non viene mai indossato dal 69% delle musulmane di prima generazione e dal 70,7% di quelle di seconda; la quasi totalità degli studenti frequenta sia le classi miste di educazione fisica che le ore di educazione sessuale.

Il quadro, insomma, sembra decisamente più roseo di quanto farebbero intendere le invocazioni alla jihad risuonate nei giorni scorsi al processo contro il «gruppo della Sauerland», la presunta cellula terrorista islamica guidata dal tedesco convertito — in Germania, già nel 2006 erano 14.300 — Fritz Gelowicz. Buone notizie arrivano anche (nonostante alcune polemiche interne) dalla Conferenza sull’islam creata nel 2006 per facilitare il dialogo tra governo e comunità musulmana: «L’islam—così il ministro degli Interni Wolfgang Schäuble (Cdu) — è ormai da tempo parte integrante del nostro Paese». Una dichiarazione che, per la portavoce del Consiglio centrale dei musulmani in Germania (e membro della Conferenza) Nurhan Sokyan, «ha smosso la coscienza di molti, anche tra i musulmani. Io stessa sono diventata più consapevole del fatto che, come parte della Germania, abbiamo il dovere di impegnarci».

Quando l’Europa si scoprirà musulmana – Corriere della Sera

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