Cocaina e coppia genitoriale: «Piangeva per fame, ucciso per zittirlo» – in Corriere della Sera 21 marzo 2010

In tempi in cui un cantante (Morgan) ha tenuto banco sui talk show televisivi sulla sua dipendenza da cocaina ed in cui è considerato un genio della musica uno che canta il demenziale “voglio una vita esagerata…“, vale le pena di leggere e stamparsi nella memoria il modo in cui questa coppi ha torturato e poi ucciso il bambimnetto di otto mesi
Paolo Ferrario

Restano in carcere Katerina Mathas, 26 anni, la madre del piccolo Alessandro, e Giovanni Antonio Rasero, 29 anni, accusati di aver ucciso il bimbo di otto mesi in una notte di sballo, fra cocaina e hashish. Il gip di Genova Vincenzo Papillo ha confermato l’arresto e la custodia in carcere richiesta dal pm Marco Airoldi ma non ha sciolto il nodo delle due versioni contrastanti, l’uomo e la donna infatti si accusano a vicenda. Il gip ritiene responsabili entrambi. I due, scrive nell’ordinanza, erano sotto l’effetto della coca e non sopportavano il pianto per fame del bambino: «in questa situazione di esasperazione gli indagati, verosimilmente in momenti successivi, con condotte e intensità crescente, delle quali non sono stati in grado di comprendere la gravità, usarono violenza nei confronti di Alessandro, dal morso al pizzicotto allo scuotimento fino ai colpi inferti alla testa, per indurlo al silenzio».

…. Mathas e Rasero sono rimasti aggrappati alle loro opposte versioni. Lei ha detto di essersi assentata da mezzanotte all’una e mezza dal residence per cercare droga, la circostanza è confermata dalle telecamere della sorveglianza ai cancelli. Indirettamente accusa l’uomo di aver ucciso il bambino in quel periodo. Rasero dichiara di essersi svegliato fra le 2 e le 2 e 15 e di aver visto la donna «in piedi davanti al divano mentre sollevava il bambino in alto con le braccia (col volto del bambino rivolto verso di lui) e quindi lo scagliava a terra». …. Solo la mattina, dopo essere uscito a fare colazione, avrebbe visto che il piccolo era «freddo e rigido».

Una stanza di venti metri quadrati, moquette nocciola, pareti beige, un letto matrimoniale incastrato in una testiera anni Settanta, luci fioche, una finestra con tende pesanti e la porta di un piccolo bagno. E’ il monolocale adibito a «scannatoio» del residence Vittoria dove lunedì notte Alessandro Mathas, otto mesi, è stato ucciso in un crescendo di botte e sevizie, bruciature e morsi, un parossismo scatenato dal suo pianto sempre più disperato perché aveva fame. E’ così che inizia la ricostruzione della notte del 16 marzo nell’ordinanza con cui il gip Vincenzo Papillo conferma l’arresto in carcere di Aikaterini Mathas (per tutti Katerina), e Giovanni Antonio Rasero. Per concorso in omicidio volontario.

E’ verosimile, scrive il giudice che «a causa del consumo di cocaina e hashish… gli indagati si siano trovati in una condizione di stordimento e di perdita delle capacità di autocontrollo che li rendeva insofferenti al pianto e alle richieste del bambino e interessati solo a ottenere il suo silenzio. E’ da rilevare al riguardo che Alessandro non risulta aver mangiato dal pomeriggio del 15 marzo e perciò è estremamente verosimile che la mancanza di cibo lo rendesse incline al pianto». Quello che Mathas e Rasero hanno fatto ad Alessandro per farlo tacere è dettagliato nell’esame esterno e autoptico dalle «ampie aree ecchimotiche di color viola scuro al capo e al volto, estese alla quasi totalità del cuoio capelluto» a un raggelante elenco di lividi e ustioni «a stampo superficiale e recente da sigaretta» nell’orecchio e all’inguine, ai segni dei denti sul piedino destro «lesività ecchimotiche a stampo di morsicatura compatibile con uno o più morsi», fino alla violenza finale. Quando Alessandro viene afferrato e sbattuto «con un’azione contundente molto violenta con urti ripetuti, almeno due, contro superfici rigide e a margini smussi comprendendo il pavimento o le sponde del letto visionate nell’appartamento». Segni di «presa manuale» anche sulle cosce, probabilmente il piccolo è stato scrollato tenendolo per le gambe.


«Non oltre mezz’ora» scrive il medico legale per valutare quanto il bambino è rimasto agonizzante sul divano, avvolto nella copertina azzurra di pile. Ma in questa notte da sballo, di cocaina e violenza, in cui il sesso è solo fonte di frustrazione perché la donna troppo stordita si nega e l’uomo si infuria per i tentativi respinti di avere un rapporto, come si possono separare con la precisione richiesta dal codice penale le responsabilità? Entrano in gioco da una parte i testimoni dall’altra i «riscontri oggettivi» come i tabulati telefonici e le registrazioni video del residence in quella notte.

«Piangeva per fame, ucciso per zittirlo» – Corriere della Sera

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