20 novembre 2010, Giornata Mondiale per la prevenzione dell’abuso all’infanzia. Giornata Mondiale dei diritti dei bambini, Contributo di Pescialli Giorgia

20 novembre 2010, Giornata Mondiale per la prevenzione dell’abuso all’infanzia. Giornata Mondiale dei diritti dei bambini.

Questi sono stati i titoli altisonanti che per alcuni giorni si sono trovati spesso sulle riviste o sulle grandi stampe. Il mondo si ferma per ricordare la sacralità delle piccole creature che popolano tutto il globo. Eppure non per tutti è così.. Andando a spulciare sui vari giornali e sui siti internet, sono spaventosi i dati relativi agli abusi sui minori.

L’Istituto Superiore di Sanità sostiene che su 5 milioni di accessi ai pronto soccorso pediatrici il 2% (100mila bambini) è collegato ad un maltrattamento. A livello mondiale, prendendo in considerazione la Prima analisi comparata degli abusi subiti dai bambini nei paesi ricchi, svolta dall’UNICEF, si evince che ogni anno nei paesi industrializzati 3500 bambini al di sotto dei 15 anni muoiono a causa di abusi. La piccola buona notizia sembra essere caratterizzata da una diminuzione dei decessi negli ultimi anni. Ma questo non basta. All’interno del comunicato si afferma infatti un’ulteriore problematica caratterizzata della mancanza di una definizione comune del termine “abuso” e ciò rende difficile una comparazione dei dati esistenti.

Nel tentativo di correggere le divergenze nei criteri di classificazione delle morti, i ricercatori

dell’UNICEF hanno compilato una classifica nella quale, per ogni paese, il numero totale di

morti di bambini sicuramente dovute ai maltrattamenti è messo in relazione con il

numero di morti infantili registrate come dovute a “causa indeterminata”. Il presupposto è che quando

non possono essere individuate altre cause, la morte è probabilmente dovuta a maltrattamenti non

dimostrabili in un tribunale. Dal calcolo riveduto con tale criterio risultano tassi di mortalità che per

alcuni paesi sono più che doppi rispetto a quelli ufficiali.

In questo panorama di complessità e molto spesso di impotenza, viene delineandosi l’importanza della figura professionale dell’assistente sociale, la quale attraverso una metodologia ed un piano di intervento può essere d’aiuto per risollevare o anche solo comprendere, una situazione complessa quale quella dell’abuso. Proprio in questa prospettiva mi ha molto colpito la lettera scritta proprio da un operatore relativa al “Colloquio con il minore vittima di abuso”.

Egli afferma:”Oggi ci troviamo in una società dove la parola del più piccolo è ritenuta solo una parola piena di sogni, mentre la parola dell’adulto è realtà e verità. La “cecità” dell’ascoltare tante volte colpisce anche figure professionali come la nostra. Indispensabile è capire ed utilizzare al meglio quello strumento che rappresenta la figura dell’assistente sociale e che consente di interagire e comunicare attivamente con il minore; uno strumento che contiene in sé: ascolto, fiducia e rispetto dell’altro. Il colloquio.

Il bisogno dell’essere umano ma soprattutto del minore vittima di abuso è di cominciare oltre che con le parole anche attraverso i silenzi, i gesti, la presenza. E’ allora importante interpretare quei segnali non verbali che vengono alla luce durante il colloquio con il minore, perché in questo modo si dà voce a chi non ne ha.”

Credo che queste parole non abbiano bisogno né di essere spiegate né tantomeno corrette. Lascio solo al lettore una riflessione..Che cosa faresti tu se al suo posto ci fosse un tuo amico, o addirittura tu. Staresti in silenzio? Fermo ad aspettare una ricorrenza per ricordare?

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