Massimo Cacciari: “Bisogna fare politica. Proporre riforme sul piano costituzionale. Dire che tipo di governo queste opposizioni così diverse tra di loro possono mai costituire che non sia il bis di Ulivi fallimentari. Che il Pd dica finalmente da che parte guarda e non continui con questo strabismo costitutivo. Dire cosa pensano del federalismo e non sparare solo contro quello della Lega. Chiarire quali riforme della giustizia servono al Paese e non schierarsi solo, quasi pregiudizialmente, con la magistratura. Bisogna essere riformisti, seri e radicali. Non dei protestatari”

«Ma non saranno le manifestazioni a sloggiare Berlusconi» Intervista Cacciari: la partecipazione è un fatto positivo ma oggi quel che manca è la politica

Non era in piazza Massimo Cacciari. Il filosofo e politico – ex Pci, ex Pd, oggi anima «Verso nord» – «pur rispettando’ chi manifesta», avverte che «non sarà certo la piazza a far cadere Berlusconi». Per quello «serve la politica, che manca e continua a mancare». Senza di essa «Berlusconi non cadrà, o se cadrà, in mancanza di una alternativa, sarà il bis del ’94. Peggio diprima».

Ci volevano le donne per svegliare una società intorpidita e per portare anche tanti uomini in piazza? «Le manifestazioni, la partecipazione, sono sempre positive quando si svolgono con civiltà e correttezza. Il problema è che non sarà con queste manifestazioni che si manda a casa Berlusconi. La buona volontà c’è anche, ma manca la politica. E continua a mancare». Manca e non ha intercettato, non ha capito che saliva questo, «basta» collettivo urlato in tante piazze? «Urlare “basta”, averne le palle piene non è politica, non è propriamente una strategia». Non è politica ma è la richiesta, a gran voce, di una politica e di una società diverse da quelle dominanti. «E quale? Che occorra un’altra politica non c’è dubbio. Ma qui non si riesce assolutamente ai capire che idee abbiano la sinistra, iil centrosinistra, il nuovo polo. È tutto estremamente confuso. ]E, fintanto che rimarrà tutto così confuso, Berlusconi resterà al suo posto». La scossa che è arrivata dalla piazza può aiutare la politica a ritrovarsi e a trovare le risposte necessarie a quelle domande? «Quante volte abbiamo fatto questo ragionamento? Lo abbiamo detto dopo le manifestazioni di Cofferati, e poi Moretti, e poi Saviano e ancora l’altro giorno con Zagrebelsky? Milioni in piazza, certo. Mala piazza non basta». Cosa serve? «Bisogna fare politica. Proporre riforme sul piano costituzionale. Dire che tipo di governo queste opposizioni così diverse tra di loro possono mai costituire che non sia il bis di Ulivi fallimentari. Che il Pd dica finalmente da che parte guarda e non continui con questo strabismo costitutivo. Dire cosa pensano del federalismo e non sparare solo contro quello della Lega. Chiarire quali riforme della giustizia servono al Paese e non schierarsi solo, quasi pregiudizialmente, con la magistratura. Bisogna essere riformisti, seri e radicali. Non dei protestatari». Rischiamo di ritrovarci con Berlusconi caduto ma senza alternativa? «Finché non c’è alternativa, Berlusconi non cade. E se cadesse senza alternativa, sarebbe il bis del ’94». Cioè? «Peggio ancora di prima. Se un regime cade senza che si sia aperta una fase costituente, non può che andar peggio. Se – senza fare paragoni tragici con le farse che stiamo vivendo noi oggi – il fascismo fosse caduto senza che si fosse costituita nessuna intesa tra le forze di opposizione, ìl dopo sarebbe stato ancora peggio del regime caduto».

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