Giorgio dell’Arti, Metternich l’ideatore dell’equilibrio tra potenze

Smembrarono solo l’Italia?

Fecero a pezzi pure la Polonia. La Francia fu costretta a tornare ai territori del 1790 e a pagare 700 milioni di danni. Ridisegnarono all’incirca la carta geografica del 1792. La preoccupazione principale era l’equilibrio: nessuna delle potenze doveva essere troppo più forte delle altre. Il maestro di questo gioco a incastri era Metternich, il cancelliere austriaco.
Che cosa significa, in questo caso, «potenze»?
Le potenze di oggi sono gli Stati Uniti e la Cina. Le potenze di ieri erano gli Stati Uniti e l’Unione Sovietica, i cui capi potevano parlarsi anche attraverso una linea diretta, il famoso telefono rosso. I vari G8 o G20, l’Onu, l’Unione europea sono alleanze o luoghi dove le potenze stanno insieme col fine ultimo di evitare le guerre. Dietro c’è sempre un concetto di equilibrio, perennemente messo in forse da qualche novità, e bene o male, almeno finora, riconquistato. Possiamo datare l’inizio di questo sistema proprio al Congresso di Vienna, dove l’equilibrio venne perseguito esplicitamente. Le potenze dell’epoca erano cinque: Inghilterra, Russia, Austria, Prussia, Francia. Si dovrebbe considerare anche l’Impero Ottomano, immenso. Cioè l’attuale Turchia. Ma a Vienna i suoi rappresentanti non c’erano.
L’America?
Non era una potenza. «Ti mando in America», detto da un padre a un figlio, era una minaccia.
La Cina?
Era grandissima, come adesso, ma chi ci faceva caso? I cinesi se ne stavano per i fatti di loro. La Cina andava di moda per le sete e per i vasi, e faceva sognare avventurieri e ragazze. Sui giornali se ne raccontavano le stravaganze. Gli inglesi l’avevano rimpinzata d’oppio.
Che cos’è la Prussia?
Un regno di forma rettangolare, affacciato sul Mar Baltico. Oggi non esiste più. La Merkel sarebbe prussiana. Berlino pure. La squadra di calcio Borussia Dortmund è prussiana: Borussia vuol dire Prussia. La Prussia era una potenza un po’meno potenza delle altre. Molto bellicosa. Furono i prussiani a unificare gli staterelli tedeschi e a far nascere la Germania. Una storia simile alla nostra.
E andavano d’accordo con l’Austria?
La Prussia contrastava l’Austria per la supremazia sugli stati tedeschi. Questo era uno dei punti di tensione della nuova carta geografica. Ce n’erano altri due: la Polonia (e poi l’Ungheria) e l’Italia che era il più pericoloso: ci vivevano rivoluzionari di tutte le specie. La tutela dell’Italia venne affidata all’Austria. Metternich non solo s’era preso il Lombardo-Veneto, ma aveva gente sua al governo della Toscana e dei ducati di Modena e di Parma. Il re di Napoli, il re di Torino, il Papa erano un problema alla rovescia: il loro modo di governare era talmente arretrato che lo stesso Metternich raccomandava di aprirsi un po’, modernizzarsi un minimo, in modo da togliere argomenti ai rivoluzionari.
In che senso «modernizzarsi»?
Mah, concedere qualcosa, qualche organo collegiale dove mettere le personalità più illustri, qualche consulta, qualche consiglio di stato. Da nominare dal centro, s’intende, senza costituzioni, elezioni o parlamenti, ma senza neanche esagerare con polizia e tribunali. Ma non c’era niente da fare, quelli non la capivano. I re tornati a casa dopo Napoleone pretendevano, come i loro antenati del Seicento e del Settecento, di essere stati messi in trono da Dio. Si chiamava «monarchia di diritto divino».
E la gente ci credeva?
Era così da qualche secolo. E se il popolo minuto, il popolo ignorante fosse andato a chiedere al prete, il prete gli avrebbe risposto di sì, che il re in trono ce l’aveva messo Iddio. È una questione da tenere presente. Chi dà agli uomini politici il potere che hanno? Oggi rispondiamo facilmente: glielo diamo noi, con le elezioni. I re di allora invece rispondevano: il potere me l’ha dato direttamente Dio. Quindi, non si discute.
Mettiamo che uno di questi re italiani, impazzendo, concedesse la costituzione, le elezioni e il Parlamento.
Successe. A Napoli ci fu una rivolta e il re spaventato concesse la costituzione. Dopo un po’intervennero gli austriaci. Quasi lo stesso a Torino: rivoluzione, il re abdica e il reggente dà la costituzione. Poi arriva Metternich e i rivoltosi finiscono male, giustiziati o in esilio.

da: ALTRI MONDI.

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