Michele Salvati scrive a Matteo Renzi, in Corriere della sera 11 dicembre 2013

Lettera di Michele Salvati a Matteo Renzi

pubblicata sul Corriere della Sera l’11 dicembre 2013

Caro Matteo,
concludevo un articolo a te dedicato (Corriere, 22 ottobre) con verso del tuo grande concittadino: “Qui si parrà la tua nobilitate”. In realtà di nobilitate, come politico puro, ne hai già dimostrata molta, e la vittoria nelle primarie lo conferma.
Non hai seguito consigli interessati (“Non presentarti alle primarie per la segreteria del partito, presentati solo a quelle per la candidatura a capo del Governo …. Quando sarà il momento”).
E non hai consigli sbagliati, come quello che ti avevo dato io in occasione delle ultime elezioni («presentati come Lista Renzi alleata al Pd, proprio come fa Sel sul lato sinistro: svuoterai il Pd di Bersani, certo, ma avrai un grande successo e l’insieme risulterà vincente»). Era un consiglio che ti davo a malincuore, ma avevo perso ogni speranza che il Pd, nelle mani di un sindacato di controllo iper conservatore, potesse mai diventare il partito di sinistra moderna per il quale mi ero speso.
Anch’io avevo creduto nel Pd, come intellettuale prestato alla politica. E, da bravo intellettuale, avevo tenuto nota delle mie battaglie. Quelle dentro il Pds, i Ds e l’Ulivo dal 1996 al 2001 – in sintonia con Andreatta, Prodi e Parisi sul versante cattolico – le ho raccontate in un libro: Il partito Democratico: all’origine di una idea politica , Il Mulino, 2003.

Finito il prestito alla politica e ripreso il mio mestiere, sono tornato più volte a ribadire la mia idea di Partito democratico. Ad esempio nel libro Il partito democratico per la rivoluzione liberale , Feltrinelli, 2007, nonché in un lungo articolo che fece scalpore, soprattutto perché pubblicato su Il Foglio, «Appello per il partito democratico» (10/4/2003): è qui che sono andato vicino alla tua idea di rottamazione, quando consigliavo a D’Alema e Marini, che dall’interno dei Ds e dei Popolari remavano contro, a fare un passo indietro.

Ma gli avversari politici, quando sono tosti, non si consigliano, si sconfiggono, ed è questo che hai fatto, caro Matteo, da vero politico. Io, dopo l’ultima battaglia per Veltroni, mi ero scoraggiato e solo ora sta tornando un pò di speranza.
Adesso però viene la parte difficile del tuo lavoro, quella in cui dovrai mostrare una «nobilitate» ancor maggiore.

Nobilitate da politico oggi, già nelle prossime settimane. Nobilitate da statista dopo, se riuscirai ad arrivare alle elezioni e le vincerai. Non mi soffermo sulle difficoltà dell’oggi, aggravate da una sentenza della Corte che sembra tracciare una via facile per un sistema elettorale proporzionale: i giornali te le ricordano un giorno sì e l’altro pure.

Come può reagire un politico che si è sempre speso per un sistema maggioritario? Al cui progetto un sistema maggioritario è essenziale? La via di un’alleanza con Berlusconi e Grillo è impercorribile: spaccherebbe il partito che hai appena conquistato e lo metterebbe in balia di soggetti inaffidabili. Ma riuscirai ad ottenere da Napolitano e Letta, e soprattutto da Alfano, un impegno serio e in tempi rapidissimi per un maggioritario decente, e un impegno altrettanto serio per avviare il lungo processo necessario alla riforma costituzionale del Senato? Riuscirai a ottenerlo in questo Parlamento, del quale dubito che i leader appena menzionati, e tu stesso, abbiate il controllo?

Se riuscirai a trovare una via d’uscita, ad arrivare alle elezioni con un sistema maggioritario, i problemi più duri verranno dopo e riguarderanno il programma elettorale e poi, se vincerai, la tua attività di governo.

Troppo lontano e incerto quel momento? Non credo. In realtà, oltre all’impegno a voltar pagina nel partito, tu hai parlato quasi solo di questo nel tuo discorso di Firenze: sembrava l’inizio di una campagna elettorale, contro Grillo e le destre. Sembrava di sentire parlare un leader americano o inglese, che al loro partito o all’intero Paese rivolgono lo stesso discorso.

Il tuo era di entusiasmo e di speranza, simile a quello di Veltroni nel 2008. Ma allora la crisi finanziaria americana era appena scoppiata e non se ne misuravano le conseguenze. Né si aveva idea di quanto profonde, e difficili da rimediare, siano le debolezze del nostro Paese. Oggi tener insieme realismo e speranza, proposte adeguate alla gravità della crisi ed il continuo consenso necessario a sostenerle, è ancor più difficile di allora. Predicare sudore e lacrime, invocare sacrifici, non è mai stato un buon modo per vincere le elezioni, ed in particolare per entusiasmare cittadini animati da disprezzo e rancore contro i politici. A meno che un gran numero di loro siano disposti a fare eccezione per te e tu riesca a convincerli che le promesse altrui sono ingannevoli, che tu sei diverso dagli altri, le tue possibilità di successo sono scarse.
Ma non voglio fasciarmi la testa pensando alle difficoltà del domani, del domani immediato e del domani futuro e possibile, e voglio restare ancora per un poco nello stato d’animo che ieri ha suscitato in me la notizia della tua vittoria nelle primarie.

Una vittoria della politica – di destra, centro o sinistra che sia – e non solo del Partito democratico.

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