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Alessandro Orsini dalla Rubrica ATLANTE, Per comprendere il terrorismo in Pakistan, il Messaggero, domenica 19 febbraio 2017

Alessandro Orsini dalla Rubrica ATLANTE, “il Messaggero”

Il terrorismo in Pakistan produce indifferenza perché confonde i lettori. È un fenomeno psicologico comune. La mancanza di comprensione genera un fallimento personale che produce frustrazione. E siccome gli uomini non amano la frustrazione, si allontanano da ciò che non comprendono.
Per comprendere il terrorismo in Pakistan, abbiamo bisogno di tre informazioni fondamentali. La prima è che i talebani in Pakistan e i talebani in Afghanistan sono due gruppi distinti e separati. Attenzione: la denominazione è la stessa, ma hanno capi, strategie e organizzazioni diverse. I talebani afgani hanno buoni rapporti con il governo del Pakistan che, invece, è odiato dai talebani pakistani. Il 16 dicembre 2014, i talebani pakistani hanno realizzato la strage contro la scuola di Peshawar, in cui hanno ucciso 141 persone, di cui 132 erano bambini. Questo orrore, che nessuno studioso potrà mai descrivere, è stato condannato dai talebani afgani, i quali hanno espresso, in tal modo, la loro vicinanza al governo del Pakistan.
La seconda informazione fondamentale è che il Pakistan ambisce a imporre la sua influenza sull’Afghanistan. Tutti gli Stati del mondo vorrebbero dominare gli Stati confinanti. Chi è forte, ci prova. Alcuni ci riescono, altri no. Il Pakistan ci prova da tempo con l’Afghanistan e utilizza i talebani afgani come il mezzo per esercitare pressioni politiche in un paese straniero. Tra i tanti a disposizione, ecco un esempio che costituisce una prova.
Nel 2001, gli Usa hanno abbattuto il regime dei talebani che governava l’Afghanistan, sostituendolo con un regime filo-americano. Da allora a oggi, è stato l’inferno. Il 7 febbraio 2016, il presidente dell’Afghanistan, Ashraf Ghani, aveva dichiarato che il suo governo rischiava di essere travolto dai talebani, i quali hanno ucciso, nel 2015, un numero di civili talmente elevato da avere superato qualunque record precedente dal 2001. Alla data del 25 luglio 2016, il governo afgano aveva perso il 5% del territorio intorno a Kabul in soli sei mesi. Un disastro.
Si è così reso necessario scendere a patti con i talebani afgani. È stato formato un tavolo di pace, a cui partecipano Stati Uniti, Afghanistan, Pakistan e Cina. I talebani afgani hanno rifiutato ogni apertura: “O ci rimuovete dalla lista delle organizzazioni terroristiche – hanno detto – oppure non se ne fa niente”. La conseguenza è stata che, nel febbraio 2016, Stati Uniti, Afghanistan e Cina hanno pregato il governo del Pakistan di intercedere presso i talebani dell’Afghanistan per indurli al dialogo. È la dimostrazione dei buoni rapporti tra il governo del Pakistan e i talebani afgani.
La terza informazione fondamentale, che scaturisce da quelle precedenti, è che il Pakistan lotta contro i gruppi jihaidsti in modo selettivo. Appoggia i jihadisti amici e combatte i nemici. Vale la pena ricordare che Bin Laden si è nascosto a lungo in Pakistan. Fu scoperto dagli americani che pure si trovavano a migliaia di km di distanza dal suo rifugio. I servizi segreti pakistani non sapevano che Bin Laden vivesse in una grande villa, a pochi metri da loro. E, infatti, Bin Laden fu ucciso dagli americani, che violarono la sovranità nazionale del Pakistan. Non fu ucciso dai poliziotti pakistani. Era il 2 maggio 2011. Non molto tempo fa.
La domanda è: perché al Pakistan è consentito di fare ciò che a nessun altro paese islamico sarebbe consentito di fare? Le ragioni principali sono due. La prima è che il Pakistan è l’unico paese musulmano ad avere la bomba atomica. Il suo regime deve rimanere stabile perché, se in Pakistan scoppiasse una guerra civile come è accaduto in Libia o in Siria, le sue armi nucleari potrebbero finire nelle mani dell’Isis, di al Qaeda o dei talebani. La seconda ragione è che il Pakistan consente ai soldati americani di operare sul proprio territorio che confina con Cina e Iran, con cui gli americani potrebbero ingaggiare un conflitto armato. È bene andare d’accordo con il Pakistan.
Lo sviluppo dell’Isis ha complicato la situazione, rendendo ancora più difficile la collaborazione tra il governo dell’Afghanistan e quello del Pakistan. Quando l’Isis, pochi giorni fa, ha realizzato la strage contro il santuario sufi, il governo pakistano, che ha subito l’attentato, ha accusato il governo dell’Afghanistan di non avere arrestato 76 terroristi: “Eppure – hanno tuonato i pakistani – vi avevamo consegnato la lista con i loro nomi”. In sintesi, l’Afghanistan e il Pakistan collaborano poco e si accusano molto.
L’ipocrisia è una caratteristica immutabile della politica internazionale. Il probema è che la mancanza di comprensione, di ciò che gli Stati fanno realmente, impedisce all’opinione pubblica internazionale di reagire, esercitando quelle pressioni benefiche, da cui spesso scaturiscono comportamenti politici virtuosi.
Dato l’enorme numero di morti causati dal terrorismo in Pakistan e Afghanistan, può essere utile parlar chiaro.
“il Messaggero”, domenica 19 febbraio 2017

Sorgente: (1) Alessandro Orsini dalla Rubrica ATLANTE, “il… – Alessandro Orsini


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