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Claudio Velardi: “Dal dialogo con il padre, Matteo Renzi esce come un gigante di serietà e di moralità”, 16 maggio 2017

Mi interessa invece il merito dell’intercettazione, che invito chiunque a leggere. Dal dialogo con il padre, Matteo Renzi esce come un gigante di serietà e di moralità. Di fronte alle incertezze, alle dimenticanze, forse alla superficialità un po’ caciarona di un uomo che si trova chiaramente a fronteggiare una situazione più grande di lui, Renzi invita il padre a sforzarsi di ricordare, a non nascondere errori o leggerezze, a dire sempre tutta la verità. Basta leggere e provare a immaginarsi – tutti noi, con le nostre miserie private, il nostro atavico familismo – nei suoi panni, per comprendere, se ancora siamo capaci di raccontarci un briciolo di verità, le difficoltà, gli imbarazzi, la forza (e le ambizioni, certo) di un uomo giovane che affronta la più delicata delle prove: quella del duro confronto con le sue radici più intime, con chi l’ha generato. Confronto dal quale esce come una persona solida, matura e perbene.

Abbiamo avuto un’immeritata fortuna, negli anni scorsi. Siamo stati governati da un gruppo di giovani coraggiosi, puliti, forse un pizzico ingenui, ma animati dalla volontà di cambiare le cose in un paese stagnante, avvizzito, invidioso e stanco. Il colloquio di Renzi con il padre, come le reazioni forti e dignitose della Boschi al character assassination che subisce da anni, come la distruzione sistematica del triennio renziano che sta operando una classe dirigente fallita e moralmente fiacca, sono tasselli di un solo, triste racconto. Abbiamo avuto un’occasione, ce la siamo fatta sfuggire. Lasciateci al nostro destino, ragazzi.

Buchi Neri

Il Fatto Quotidiano pubblica oggi le trascrizioni di una telefonata del marzo scorso tra Matteo Renzi e suo padre. Un’intercettazione recapitata illegalmente da qualcuno (magistrati, avvocati, carabinieri, poliziotti, spioni, chissà) a Marco Lillo, autore di un libro in via di pubblicazione che contribuirà a mettere un altro po’ di merda nel ventilatore del dibattito pubblico.

Ma non mi interessa qui parlare ancora dell’immorale trama mediatico-giudiziaria che ammorba la vita nazionale da 25 anni, anche perché non ci sono speranze che le cose possano cambiare. Gli italiani, in grande maggioranza, possiedono uno scarsissimo grado di cultura democratica, civismo e amor proprio. La classe dirigente (intellettuali, giornalisti, funzionari pubblici) gioca con ignobile cinismo su questi caratteri nazionali per alimentare il caos e lucrare piccole rendite di posizione. Per questo il circuito non può spezzarsi, lo schifo è infinito e irrimediabile: inutile illudersi.

Mi interessa invece il merito dell’intercettazione, che invito chiunque a…

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