Alessandro Orsini, Oggi sono a pagina 23 del Messaggero, la pagina della cultura, con un articolo sul terrorismo di estrema sinistra nell’Italia degli anni di piombo, 11 feb 2020

A parlarvi è la parte più bassa di me.
Oggi sono a pagina 23 del Messaggero, la pagina della cultura, con un articolo sul terrorismo di estrema sinistra nell’Italia degli anni di piombo. Ricorre il quarantesimo anniversario dell’omicidio di Vittorio Bachelet e le ferite si riaprono. Ci sono, in Italia, tante vittime del terrorismo, che io stesso ho incontrato e intervistato nel corso degli anni, le cui vite sono state distrutte dalle Brigate rosse e altre formazioni simili. Nonostante abbia scritto molto sul terrorismo di estrema sinistra, tra cui “Anatomia delle brigate rosse” (Rubbettino), ogni volta è per me una sofferenza tornare sul tema. Avrete infatti notato che non accade mai. Il mio articolo odierno tratta molte questioni drammatiche, cogliendo lo spunto dalla pubblicazione di un bellissimo fumetto, “Rosso è il perdono”, edito da Rizzoli. In genere, gli studiosi gioiscono quando i loro articoli appaiono sulle maggiori riviste scientifiche. Io, invece, ricevo oggi uno dei più grandi onori della mia carriera intellettuale perché… sono finito in un fumetto! Il che significa che i miei studi sono usciti dall’università per arrivare a un grande pubblico. Il fumetto, che include una mia post-fazione – in realtà un vero e proprio saggio intitolato “Il potere delle ideologie violente” – parla dell’omicidio di Bachelet e della redenzione della sua assassina, Anna Laura Braghetti.
La storia di questo fumetto è nota a chi mi segue da tempo. Ricorderete che, nell’agosto 2019, avevo annunciato la pubblicazione in Francia di un fumetto con una mia post-fazione. Ebbene, Rizzoli ha comprato i diritti per pubblicarlo in Italia e da oggi, 11 febbraio, potrete trovarlo in libreria. La storia della mia post-fazione mi piace raccontarla. Nel 2012, un mio lungo saggio sul terrorismo di estrema sinistra, scritto al MIT di Boston, appariva come articolo di punta sulla maggiore rivista scientifica specializzata in studi sul terrorismo ovvero “Studies in Conflict and Terrorism”, diretta da Bruce Hoffman. Piacque molto a Raymond Boudon, che è stato uno dei maggiori sociologi contemporanei, il quale chiese alla rivista “Commentaire” di tradurlo in Francia. Il direttore di “Commentaire” mi scrisse per chiedermi una versione ridotta e una liberatoria per la pubblicazione che io dovetti chiedere a “Studies in Conflict and Terrorism” e che adesso Rizzoli acquisisce da Steinkis, l’editore del fumetto in francese. Insomma, liberatoria dopo liberatoria, il mio saggio appare oggi per la prima volta in Italia. L’onore deriva dal fatto che è rarissimo che un saggio scientifico abbia successo tra un grande pubblico. Capirete che il sogno di ogni studioso è di non ritrovarsi a parlare con i muri. E capirete anche che è molto più stimolante abbattere i muri piuttosto che innalzarli, come ho cercato di spiegare nel mio libro “Viva gli immigrati” (Rizzoli). Per gli esperti, il mio saggio originale s’intitola: “Poverty, Ideology and Terrosim: the STAM bond”. Ovviamente, è molto più lungo, complesso e ricco di dati rispetto alla versione alla fine del fumetto, però il risultato finale mi rende felice perché la sintesi corrisponde esattamente al mio pensiero. La mia tesi è che le ideologie radicali non sono semplici giustificazioni a posteriori, e cioè scuse che utilizziamo per stare meglio con la coscienza dopo avere fatto male a qualcuno, ma forze cognitive dotate di potere causale. Le ideologie contano e possono cambiare il corso della storia.
Prima di lasciarvi, la parte più bassa di me vorrebbe dirvi qualcosa.
Le mie tesi sul ruolo dell’ideologia nel processo di disumanizzazione del nemico politico sono state massacrate da tanti terroristi di estrema sinistra irriducibili e da tanti miei colleghi dell’università italiana, quando apparvero per la prima volta dodici anni fa. Il fatto che siano finite in un fumetto vuol dire che loro hanno perso e io ho vinto: non sono riusciti a ostacolare la diffusione del mio pensiero.
È sempre una bassezza che ci spinge verso l’alto.
Umano, troppo umano.

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