Regione Lombardia. I servizi sanitari in tempi di coronavirus , intervista a Sabino Cassese, in Il Foglio 22 aprile 2020

Regioni
Il Foglio
È stata la débâcle della sanità lombarda, quella che si vanta d’essere la migliore?
«Il presidente Macron, nell’intervista al Financial Times del 16 aprile, si è chiesto perché gli anziani lombardi in pericolo di vita non siano stati portati nelle regioni italiane finitime meno colpite. La Germania ha accolto pazienti italiani, trasportati in aereo in città tedesche. In Lombardia sono stati tenuti anziani in residenze divenute pericolosi focolai di infezione, senza ricorrere al trasporto in altre regioni, dove vi erano posti in terapia intensiva. Se il Servizio sanitario fosse veramente nazionale, come lo definisce la legge istitutiva del 1978, questo non sarebbe successo e molte persone si sarebbero salvate»
Difetto della regionalizzazione?
«Degli eccessi di regionalizzazione, di cui vi sono altri indicatori. Il presidente della Campania che minaccia la chiusura delle frontiere, quello della Calabria che dichiara che le ha già chiuse e le terrà chiuse. I presidenti regionali che dichiarano di avere la propria “app” per il tracciamento. L’ordinanza del presidente lombardo dell’11 aprile scorso, che, violando le norme nazionali e senza una base legale regionale, ha stabilito divieti aggiuntivi ed eccezioni, incidendo su diritti fondamentali, costituzionalmente garantiti. Sono piccoli sovrani? Questi non sono atti sediziosi, che andrebbero annullati e che comporterebbero sanzioni per chi li ha firmati? Gli autori non conoscevano l’articolo 3 del decreto legge del 25 marzo e l’articolo 8 del decreto del presidente del Consiglio dei ministri del 10 aprile?
Questo riguarda la cronaca. Ma ritorniamo ai dati strutturali che sono confermati da questi atteggiamenti sediziosi di alcune regioni.
Questa divisione ultra-regionalistica conferma una diagnosi che si può leggere sia nel rapporto della Commissione europea sullo stato di salute della sanità italiana, sia nel rapporto dell’Ufficio parlamentare di bilancio sul Servizio sanitario nazionale, tutt’e due del 2019. Ambedue mettono in luce la disparità tra le regioni per territorio, genere e situazione economica e l’insufficienza dei Lea (Livelli Essenziali di Assistenza) a mitigare queste diversità. Le sperequazioni territoriali producono diseguaglianze nel diritto alla salute, dovute a forniture non omogenee di servizi e prestazioni sul territorio nazionale. Questo è provato anche da altri indicatori. La percentuale di pazienti che si curano in una regione diversa da quella di residenza è in aumento, arriva quasi a sfiorare il 10 per cento, innescando un ulteriore circolo vizioso, per cui le regioni più povere finanziano quelle più ricche. Piani di rientro o risanamento riguardano in larga prevalenza regioni meridionali. Insomma, questa chiusura regionalistica, per cui il Servizio da nazionale è divenuto un insieme di tanti servizi regionali sovrani, presenta tutti questi lati negativi: i loquaci amministratori lombardi non si valgono della solidarietà di altre regioni (ma viene apprezzata quella tedesca), mentre si vantano orgogliosamente della propria sanità che attira tanti pazienti da altre parti d’Italia, così mettendo in luce le disparità. Un insieme di circoli viziosi, che occorre rompere.
Perché rompere? Non è responsabilità delle classi dirigenti locali d’aver investito e ben gestito i sistemi regionali?
Lo sarebbe appieno se il meccanismo di finanziamento fosse locale. Invece, per la sanità, in linea generale, lo Stato finanzia (a carico della fiscalità generale), le regioni spendono. Così si nutre l’irresponsabilità, nel Nord e nel Sud.
Perché, allora, non si modificano questi circoli viziosi, visto che gli squilibri sono analizzati e segnalati con tanta chiarezza sia a livello europeo, sia a livello nazionale?
Perché la sanità è diventata la parte più importante dei compiti regionali. In Lombardia, più di tre quarti del bilancio riguarda la sanità. E a questo va aggiunto il personale sanitario, grande massa di manovra, da quando è penetrato lo “spoils system”, con conseguente lottizzazione. Quale politico vorrà rinunciare a gestire questa quota tanto importante di potere clientelare (in Lombardia, quasi 20 miliardi, su un bilancio di 26 miliardi).
[…]
Sabino Cassese

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