Soldi dal Venezuela ai cinquestelle?,16 giu 2020

Chávez ha finanziato i Cinquestelle?
Il quotidiano spagnolo Abc ha pubblicato un documento dell’intelligence militare venezuelana secondo cui nel luglio 2010 il governo di Hugo Chávez, con Nicolás Maduro allora ministro degli Esteri, avrebbe finanziato con tre milioni e mezzo di euro Gianroberto Casaleggio e il M5s. Soldi che il governo di Caracas avrebbe inviato al consolato venezuelano di Milano in contanti, all’interno di una valigetta. Destinatario Gianroberto Casaleggio, definito «fondatore di un movimento rivoluzionario anticapitalista e di sinistra nella Repubblica italiana». Il console Giancarlo Di Martino avrebbe fatto da intermediario. I 3,5 milioni di euro sarebbero stati inviati attraverso una valigia diplomatica dall’intelligence militare guidata da Hugo Carvajal, che oggi è indagato dagli Stati Uniti per crimini legati al traffico di droga e per aver fornito armi alle Farc colombiane. Sempre secondo Abc, i soldi provenivano da fondi neri utilizzati dall’allora ministro degli Esteri Tareck el Aissami, fedelissimo di Maduro e anche lui indagato negli Usa per reati di droga e riciclaggio di denaro. Abc ricorda che il governo Conte non ha riconosciuto la legittimità di Juan Guaidó come presidente ad interim del Venezuela nel febbraio del 2019, unico paese in Europa. E che, nel 2017, l’attuale sottosegretario agli Esteri Manlio Di Stefano aveva guidato una delegazione del M5s a Caracas per partecipare agli eventi commemorativi del quarto anniversario della morte di Hugo Chávez. La delegazione era stata ricevuta dai leader del governo Maduro, tra cui il vicepresidente Delcy Rodríguez. Il governo del Venezuela non ha risposto a una richiesta di chiarimenti da parte del quotidiano spagnolo, così come Vito Crimi, Luigi Di Maio e Beppe Grillo. Crimi e Casaleggio, che hanno bollato la notizia come Fake news, hanno annunciato querele. Anche l’ambasciata venezuelana a Roma ha smentito lo scoop di Abc. Intervistato da Luca De Vito di Rep, Giancarlo Di Martino, il console che avrebbe fatto da intermediario, ha negato tutto: «Non è mai successo, è tutto falso quello che è stato scritto. Non è un segreto per nessuno che il giornale Abc sia finanziato dalla destra venezuelana. Vogliono attaccare noi e vogliono attaccare anche i 5 Stelle». Secondo il console è opera «dell’ultradestra venezuelana insieme all’ultradestra italiana»., il giornalista freelance che ha firmato il pezzo su Abc. Tre i dubbi sulla veridicità del documento: l’intestazione è quella del Ministerio Della Defensa e non del Ministerio del Poder Popular, dicitura imposta dal 2007; il cavallo raffigurato nel timbro ministeriale che corre verso destra e non verso sinistra come impone un decreto dell’Assemblea nazionale e la data che non appare precisa.


Fonti
Corriere della Sera
«Seguo la pista che dal Venezuela porta al Movimento 5 Stelle da almeno tre mesi. Ho capito subito che stavo per cacciarmi in un vespaio. Quando c’è in ballo la politica è sempre così. Ma, insomma, non sono un novellino incosciente: ho 46 anni, coordino un master di giornalismo investigativo, faccio parte dell’Icij, l’International Consortium of Investigative Journalists, prima di pubblicare era mio dovere fare ogni possibile verifica».
E l’ha fatto?
«Certo, sono freelance, non posso perdere un processo per querela».
Marcos Garcia Rey è il giornalista spagnolo che ha pubblicato sul quotidiano Abc il documento sui presunti 3,5 milioni inviati dal Venezuela al M5S. Non è il suo primo articolo che mette in cattiva luce il governo sudamericano.
Perché? Ha il dente avvelenato con la «rivoluzione bolivariana»?
«Indago sul Venezuela da tre anni ormai e ho contatti in diversi Paesi. Chiedo, scavo: è così che si fa giornalismo, no? Scrivo cose di interesse pubblico, non fango politico».
Ad esempio?
«Dei conti svizzeri di alti funzionari del regime di Maduro. Di loro proprietà acquistate all’estero. Del saccheggio della compagnia petrolifera venezuelana. Tutte notizie confermate da conti correnti, mail, documenti».
Qualche condanna per diffamazione?
«Nessuna».
È vero che il documento contro il M5S le è arrivato per posta?
«Mi è arrivato da una fonte attendibile e già sperimentata. In più l’ho verificata in ogni dettaglio».
Come?
«Con fonti umane e documentali. L’ho mostrato a persone che conoscono la prosa del regime e in particolare dei suoi servizi segreti, persone che hanno familiarità con i timbri e i simboli che all’epoca usava il governo. Ho confrontato la loro opinione con fonti aperte e fonti segrete. Ho controllato che tutti gli incarichi descritti nella lettera fossero corretti al momento della sua presunta redazione. E poi, ovvio, i nomi, le date, il contesto storico. Tutto quadra».
Nell’articolo scrive di aver cercato di contattare le persone citate per dar loro la possibilità di replica.
«Ho inviato minimo due lettere a ciascuno. E con un piccolo software ho la prova che abbiano letto le mie domande. So anche per quanto tempo e con che dispositivo».
Si è messo al riparo.
«Ho fatto solo il giornalista».
Andrea Nicastro


La Stampa
Io non ci credo. Mi sembra improbabile che dieci anni fa, quando il Movimento era poco più di un’ipotesi, Gianroberto Casaleggio abbia preso tre milioni e mezzo dal Venezuela di Hugo Chávez e Nicolás Maduro. E questo però è un bel problema. Perché almeno avremmo una spiegazione della ragione per cui i grillini difendono certi calibri di caudillos, lo hanno fatto a Roma, a Bruxelles, li vanno a trovare in Sudamerica portandosi il libretto con le liturgiche citazioni di Beppe Grillo; cinque anni fa, a un convegno alla Camera, davanti a Luigi Di Maio, Alessandro Di Battista disse che per difendersi dal nazismo eurotedesco (testuale) bisognava mettere su un’alleanza tipo Alba, quella antiamericana avviata da Chávez e Fidel Castro. Se li avessero pagati sarebbe comprensibile, e invece no: lo dicono gratis. Capite il guaio? Sono proprio convinti. Esattamente come Matteo Salvini che, mentre montava la storia (mai dimostrata) dei soldi del Metropol, quelli russi destinati alla Lega, dichiarò Vladimir Putin un grande ma – precisò – lo dico perché lo penso, non perché mi pagano per dirlo. Sarebbe stato troppo comodo. Ricordate quant’era la cifra? Sessanta milioni di euro. Non poco, ma ne avremmo tirati su sessantuno, agevolmente, anche tramite patrimoniale, la mia quota l’avrei messa volentieri, facevamo una bella colletta e voilà, ecco sessantuno milioni, sono per te caro Salvini. Così cominciava a dire che lui per la democrazia liberale andava pazzo, l’euro era un bijou e Angela Merkel una santa patrona. Macché. Sono onesti loro. Dalla parte di qualsiasi despota, di Xi Jinping, di Orbán e di Kim Jong-un, ma onestamente
Mattia Feltri
«Questo mi fa vergognare di essere italiano. Ricordo che sono regimi sanguinari e dittatoriali con cui non si dovrebbe andare a braccetto. Al governo, anziché il modello Genova per rilanciare l’economia, c’è un modello Cgil-Venezuela (Matteo Salvini).

Reazioni
Giorgia Meloni chiede che si riferisca in Aula. Per Forza Italia Antonio Tajani ha annunciato che presenterà un’interrogazione all’Alto Rappresentante Ue Josep Borrell. Il Pd non si sbilancia ma chiede chiarezza. Davide Faraone, capogruppo di Iv in Senato, attacca: «Pistoleri sempre con gli altri…».

Intelligence
L’interrogativo principale per gli apparati di intelligence è un altro: chi ha interesse in questo momento a minarne la credibilità con una vicenda di finanziamenti occulti dunque illegali? Il sospetto che ci sia una manovra in atto viene accreditato evidenziando quanto sta accadendo proprio in queste ore con le guerre interne ai 5 Stelle [Sarzanini, Cds].

Politica

la Repubblica
[…] Le domande a questo punto sono due. La prima: fino a che punto le carte venezuelane sono in grado di rovesciare qualsiasi schema studiato a tavolino, provocando la destabilizzazione della maggioranza giallo-rossa? La seconda: quanto sono credibili gli scenari che vedono in Conte non già un premier in affanno, dedito a operazioni di immagine e timoroso della crisi economica e sociale che si profila in autunno, bensì il perno intorno al quale ruotano tutti i giochi politici? […] Il primo quesito ha una risposta logica: se le carte fossero autentiche – e certo non sarà facile chiarirlo – il discredito sarebbe tale da compromettere la stessa permanenza dei 5S al governo. In particolare negli attuali ministeri di primo piano, a cominciare dalla Farnesina. Dettaglio interessante: nel 2018 l’Italia ha avuto un esecutivo 5S-Lega in cui il partito di Salvini è stato sospettato di rapporti opachi e affaristici con la Russia di Putin (sospetti mai cancellati). Oggi il partner grillino, nel frattempo passato a governare con il Pd, finisce nella zona grigia per un dubbio sulle relazioni con il Venezuela di Maduro, Paese ostile agli Stati Uniti, nostro maggiore alleato. Il profilo dell’Italia non ne esce di sicuro rafforzato.
D’altra parte non convince la tesi di un M5S addomesticato dai suoi pasticci internazionali e in virtù di questo disposto ad accettare tutto, compreso il famoso Fondo salva-Stati (Mes). O meglio: i 5S possono sopravvivere come partito ministeriale, ma solo se lo scandalo si rivela un falso. In quel caso, ma solo in quello, il partito di Grillo può mascherare per un po’ la sua crisi continuando a essere il socio acquiescente del Pd. E naturalmente accettando il Mes. Il che porta alla seconda risposta. Conte gioca con la solita astuzia su due tavoli. Il primo è quello istituzionale, nel desiderio nemmeno troppo nascosto di essere il candidato dell’asse Pd-5S al Quirinale. Ma a tal fine gli serve una parvenza di neutralità. Il secondo è quello politico, con l’idea di presentarsi come candidato-leader dei 5S, forte di quel tanto di popolarità guadagnata nei mesi del Covid (e non si sa quanto duratura). È un’idea meno avventurosa e pericolosa dell’altra accarezzata nelle scorse settimane: un “partito del premier” in grado di sottrarre voti a Pd e grillini, collocandosi tra il 10 e il 14 per cento. E come tale intollerabile per le vittime dell’operazione […].
Stefano Folli


La parola a Creonte
di Bruno Tinti
C’è un vecchio detto secondo cui “a ogni giorno basta il suo affanno”. Ma qui si rischia un attacco d’asma. Riassumo i fatti che potete anche leggere nelle altre sezioni di Anteprima: secondo ABC (definito da Wikipedia “quotidiano spagnolo di orientamento cattolico, di destra, conservatore e tradizionalmente monarchico”) nel 2010 il governo venezuelano di Hugo Chávez avrebbe finanziato con 3 milioni e mezzo di euro Gianroberto Casaleggio e il Movimento Cinquestelle. I soldi sarebbero arrivati (ovviamente in contanti) a Casaleggio senior con una valigetta portata in Italia dal console Gian Carlo Di Martino; dunque coperta dal privilegio di non essere sottoposta a controllo doganale in quanto “valigia diplomatica” (possono essere anche più bauli). Sempre secondo ABC, la storia sarebbe provata da un documento dei servizi segreti militari venezuelani redatto dal direttore degli “Asuntos Especiales” e diretto al direttore Generale della Intelligencia Militar. In detto documento si racconta della spedizione e si precisa che il denaro, proveniente da fondi neri utilizzati dall’allora ministro degli Esteri Tareck el Aissami, era destinato a Casaleggio in quanto «promotore di un movimento di sinistra rivoluzionario e anticapitalista» in Italia.
Questo è tutto, al momento. Volendo si può aggiungere una circostanza che potrebbe essere significativa: Il M5S ha sempre sostenuto il regime di Chávez e di Maduro: il 13 marzo 2015 alla Camera dei deputati il movimento grillino organizzò un convegno sul tema L’Alba di una nuova Europa. Il Venezuela non aveva nulla a che fare con l’oggetto del convegno ma Luciano Vasapollo, docente alla Sapienza, pronunciò un’inaspettata allocuzione: «Voglio dare un grande applauso al governo Maduro, al popolo bolivariano, ai compagni venezuelani che stanno subendo un attacco senza precedenti». Applausi. In prima fila c’erano Alessandro Di Battista e Manlio Di Stefano. Il 26 gennaio 2019, in piena crisi venezuelana, con i grillini al governo, con i governi occidentali schierati dalla parte di Guaidó, Alessandro Di Battista pubblicò sui social un post: «Firmare l’ultimatum della Ue al Venezuela è una stronzata megagalattica» e «Chi è la Ue per legittimare un tizio che si sveglia la mattina e dice di essere il nuovo presidente?». Il 30 aprile 2019 una nota del Movimento a proposito del Venezuela espresse «profonda preoccupazione per il tentativo di colpo di stato in corso e per il rischio di una deriva violenta». A quella data Germania, Francia, Spagna e Gran Bretagna si erano già schierate dalla parte di Guaidó, il ministro degli esteri italiano Moavero Milanesi anche. Infine, il 18 luglio 2019, l’Europarlamento votò una risoluzione di sostegno a Juan Guaidó e chiese sanzioni economiche nei confronti del regime venezuelano. La risoluzione passò a larghissima maggioranza, tutti i partiti italiani votarono a favore ad eccezione dei deputati del M5S che si astennero.
Tornando al presunto finanziamento dei cinquestelle con dollari provenienti da Caracas. Prove, pochine. I grillini sostengono che il documento dei servizi segreti è un falso, che non hanno mai ricevuto questi soldi, che si tratta di un complotto etc etc. Gianroberto Casaleggio è morto. Le indignazioni della destra tutta con Salvini in testa lasciano il tempo che trovano. In particolare quelle di Salvini che non si ricorda più dell’intercettazione all’hotel Metropol del 18 ottobre 2018, quando il suo portavoce Gianluca Savoini discuteva di finanziamenti alla Lega nel corso di trattative per la compravendita di cospicui quantitativi di petrolio russo. In quel caso, come in questo, la prova che soldi siano arrivati al partito al momento non c’è.
Supponendo che la storia narrata da ABC sia vera, i profili giuridici della vicenda sono i seguenti.
1 – di riciclaggio non si può parlare. Occorrerebbe la prova che il denaro sia provento di reato. Il documento dei servizi segreti venezuelani parla di fondi neri a disposizione del governo; il che non dice nulla sulla sua concreta provenienza.
2 – l’introduzione in Italia di denaro contante per un ammontare superiore a 10.000 euro costituisce un illecito amministrativo punito con una multa pari al 40% della somma eccedente la soglia (nel caso di specie 3.490.000 euro) e con il sequestro del 40% della somma eccedente il limite.
3 – la consegna di denaro contante a un partito politico senza rispettare le condizioni previste dalla legge costituisce reato a norma dell’articolo 7 della legge 195/74, integrato dall’art. 4 comma 1 della legge 659/1981. Il punto è che il denaro fu consegnato al console Di Martino perché lo consegnasse a Gianroberto Casaleggio. Allo stato manca la prova che questa seconda consegna sia avvenuta. Inoltre Gianroberto Casaleggio è morto. Residuerebbe una responsabilità penale del Di Martino (se si provasse che tutto quanto sopra è avvenuto) che, in mancanza di conferme sulla consegna del denaro e sul suo successivo inoltro al M5S, potrebbe configurarsi come tentativo. Se invece si provasse che la consegna è avvenuta, il reato – consumato – sarebbe attribuibile al Di Martino e alle persone del Movimento che lo avessero ricevuto.
4 – Mette conto segnalare che il Di Martino, posto che ammettesse di conoscere il contenuto della valigetta ovvero che la circostanza fosse comunque provata, potrebbe tentare di difendersi con la consueta giustificazione addotta da chi commette reati su ordine altrui: ho così agito perché così ordinatomi dal Ministro degli Esteri italiano (unica Autorità da cui dipende il personale diplomatico). La giustificazione sarebbe infondata poiché è giurisprudenza costante che l’ordine illegittimo o – peggio – illecito non deve essere eseguito. Ugualmente non sarebbe fondata una eccezione di immunità diplomatica che riguarda solo l’ordinamento penale e civile dello Stato estero in cui si esercita l’attività stessa; restando invece pienamente operativa la sottoposizione del personale diplomatico alla legge italiana. Per fare un esempio, se taluno portasse consapevolmente nella valigia diplomatica armi o stupefacenti, non sarebbe possibile accertare la circostanza in dogana; ma certamente, ove il fatto risultasse da successivi controlli, costui potrebbe essere incriminato in Italia.
5 – Tutto quanto noiosamente specificato finora ha il solo scopo di chiarire che l’operazione in questione, se realmente avvenuta, non fu per niente commendevole. Ma, tanto per cambiare, i reprobi, se reprobi furono, la passerebbero liscia poiché ogni reato ravvisabile sarebbe prescritto. Sicché, mai come questa volta si conferma che la giustizia penale italiana non costituisce ostacolo alle malefatte istituzionali (non a caso, ovviamente). E che sta alla coscienza dei cittadini, e in particolare dei giornalisti, indagare per fornire informazioni complete su chi si candida all’amministrazione del Paese. Del che, nel mio piccolo, cerco di farmi carico.
BT

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