POLITICHE SOCIALI e SERVIZI:

Category Archives: ISLAMISMO

la PALMIRA perduta , di Fabio Conti in La Stampa 23 agosto 2016


Accadde esattamente un anno fa a Palmira, il 23 agosto.

Cinque giorni dopo aver decapitato il 18 agosto su una piazza Khaled al Asaad, 81 anni, considerato il massimo esperto siriano di antichità locali, ex direttore e custode volontario del sito archeologico, l’Isis distrusse uno dei principali templi dell’antica città.

Toccò al tempio di Baalshamin («Il signore del Cielo», divinità è assimilabile a Mercurio: nella foto Afp/Welayat Homs) del secondo secolo dopo Cristo. Lo riferì l’ Osservatorio nazionale per i diritti umani in Siria.

Pochi giorni dopo, a fine agosto, la furia dell’Isis si rivolse contro un altro gioiello storico-artistico: il grande tempio di Baal, paragonabile come importanza a Giove.

A ottobre fu il turno dell’arco trionfale romano. Ci furono devastazioni anche al Museo Archeologico.

Dall’aprile scorso l’Isis ha abbandonato Palmira dopo una dura sconfitta militare da parte dell’esercito governativo sostenuto dai raid dei caccia russi.

Ora l’area archeologica di Palmira è al centro dell’attenzione di numerosi progetti internazionali di restauro e di ripristino. Anche se purtroppo davvero nulla sarà mai come prima, com’era restato per 2000 anni.

guerra islamica in Siria: cronologia delle responsabilità, da il Foglio e da Il Post, agosto 2016


guerra in Siria. Ma quale guerra? Si chiama abbandono del medio oriente. Quello di Obama, che ritirò prematuramente le truppe dall’Iraq, che non ha mai avuto una strategia per la Siria (ricordate il monito della “red line” contro Assad?) che ha destabilizzato il Nord Africa dopo il discorso del Cairo; quella dell’Europa senza Difesa, assente in tutti gli scenari dove ci sono da mettere boots on the ground. Il loro posto è stato preso dalla Russia, dall’Iran e tra poco anche dalla Cina. Quando la guerra finirà, ci saranno vincenti e perdenti. Dei perdenti si vedono già le bandiere ammainate: Stati Uniti e Europa.

Sorgente: C’è ancora una guerra in Siria – Il Post

Carceri, celle al collasso e agenti “disarmati”. È alto il rischio predicatori del terrore – da Il Giorno, 13 agosto 2016


«Ormai questo scontro di etnie e di religione è all’ordine del giorno, frutto del regime di detenzione aperto che consente ai detenuti di circolare liberamente durante il giorno all’interno della propria sezione – la denuncia di Nico Tozzi, vice segretario regionale del Sindacato autonomo di polizia penitenziaria (Sappe) -. Un regime sbagliato che sta aumentando le criticità, peggiorato dalla cronica carenza di agenti in servizio». Con la cosiddetta sorveglianza dinamica «ormai il 95% dei detenuti sta fuori dalle celle tra le 8 e le 10 ore al giorno ma non tutti sono impegnati in attività lavorative, gironzolano nell’ozio totale e lo sport nazionale è diventato fare risse o aggredire gli agenti – rincara la dose il segretario nazionale del Sappe, Donato Capece -. Ma il vero problema è l’alto numero di stranieri. È una popolazione che non riusciamo a governare. Hanno abitudini e atteggiamenti diversi dagli altri e noi non siamo preparati. In molti casi non c’è possibilità di comunicazione. E la questione diventa ancora più seria oggi con l’incubo terrorismo islamico». In Lombardia gli stranieri oltre le sbarre sono quasi la metà del totale dei detenuti nei 18 istituti. Capece va dritto al punto: «La sorveglianza dinamica consente di fare proselitismo facilmente perché i detenuti si possono incontrare e parlare liberamente. Per impedire la radicalizzazione e la contaminazione dei predicatori non abbiamo alcuno strumento».

Sorgente: Carceri, celle al collasso e agenti “disarmati”. È alto il rischio predicatori del terrore – Cronaca

DECLICH LORENZO, Islamismo, Laterza, 2016


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CASSI ALDO ANDREA, Santa giusta umanitaria: La guerra nella civiltà occidentale, Salerno editore, 2016


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La LIBERTA’ in tempi di TERRORISMO (islamico), di Carlo Melzi d’Eril e Giulio Enea Vigevani, in Il Sole 24 Ore . domenica 7 agosto 2016


” la risposta più credibile e nel lungo periodo più efficace contro il terrorismo islamico è quella del diritto penale capace di mantenere un equilibrio tra tutela dell’individuo e sicurezza”

il processo di ISLAMIZZAZIONE in Europa: Ecco chi finanzia le moschee. Quanti soldi per l’islam targato Italia | da l’Occidentale, agosto 2016


In Francia i sindaci, infischiandosene della legge sulla laicité del 1905, svuotano le casse per innalzare moschee e finanziare attività tanto care agli imam locali. Dalle nostre parti l’operazione è molto più subdola, e direttamente proporzionata all’ancora esiguo numero (rispetto al resto d’Europa) di musulmani che riempiono lo stivale.

Il Qatar rappresenta lo sponsor ufficiale. E’ questo il principale finanziatore dei Fratelli Musulmani e di altri gruppi islamisti inMedio Oriente e in Africa, e ha donato all’Ucoii (Unione delle comunità e organizzazioni islamiche in Italia) 25 milioni di euro per la costruzione di 43 moschee in Italia. Per gli esperti non si tratta di una novità, ma la cosa è stata solo di recente ammessa dal diretto destinatario di questi fondi, il presidente dell’Ucoii, Izzedin Elzir: “In questi ultimi tre anni grazie al direttivo dell’Ucoii è stato fatto un lavoro di raccolta fondi molto valido con il Qatar, che ci ha consentito di procurarci 25 milioni di euro. Sono soldi del Qatar Charity, non del Qatar Foundation che invece fa investimenti per lo Stato del Qatar come quelli in Sardegna. Io ho rapporti con persone che vogliono donare, la Qatar Charity garantisce trasparenza, tracciabilità tra chi dona e chi riceve”.

tutta la scheda qui:

Sorgente: Ecco chi finanzia le moschee. Quanti soldi per l’islam targato Italia | l’Occidentale

Terrorismo islamico in Europa: ROUEN: sacerdote sgozzato in chiesa, 26 luglio 2016


Jacques Hamel, 84 anni, è il primo sacerdote assassinato in Europa nel 2016.

Trucidato da uomini “che si sono richiamati allo Stato islamico” (sono parole del presidente François Hollande, giunto sul posto con il ministro dell’Interno, Bernard Cazeneuve),  mentre celebrava messa nella piccola chiesa di Saint-Etienne-du-Rouvray, sgozzato come i cittadini occidentali macellati a Dacca, in Bangladesh, solo qualche settimana fa, fatti a pezzi perché non conoscevano i versetti del Corano.

Stavolta nessun gesto di isolata follia, nessuno choc per vignette satiriche o poemetti più o meno blasfemi: bensì la premeditazione, il piano di compiere un sacrilegio in un luogo consacrato, durante la liturgia, ammazzando l’infedele rappresentante di Cristo in terra. Non è stato ucciso in strada, don Hamel, né mentre si trovava nella sua canonica. Gli assassini hanno atteso che entrasse in chiesa, vestisse i paramenti sacri e celebrasse l’eucaristia. Un messaggio che non ha bisogno di troppe spiegazioni da parte di psicologi o psichiatri.

Sorgente: Il jihad entra nelle nostre chiese

vai ad altre fonti informative:

UGO VOLLI analizza le varianti dell’ISLAMISMO, Informazione Corretta, luglio 2016


Partiamo dall’iraniano, che è la caratteristica differente, rispetto agli attentatori più recenti. Iraniano, quindi probabilmente sciita. Iraniano, quindi sicuramente nemico dell’Isis, che dopotutto è un’organizzazione araba nata per contrapporsi alla presa del potere sciita in Iraq e dall’imperialismo dell’Iran in Iraq e Siria (ma anche Libano, Yemen ecc.). Questa identità conferma che il terrorismo non è solo sunnita ma anche sciita, come si era visto del resto in tante occasioni: la strage del centro ebraico di Buenos Aires, quella di Burgas in Bulgaria, quella contro i Marines americani in Libano, per citare tre casi in cui gli agenti erano sciiti di Hezbollah, come sempre al soldo e al comando dell’Iran. Non esiste un islam teologicamente buono (quello sciita) e uno cattivo (quello sunnita). Ci sono diverse correnti musulmane (come ce n’è diverse cristiane).

Ma quelle che aderiscono agli insegnamenti del Corano e all’esempio di Maometto sono tutte aggressive, violente, nei termini attuali terroriste. Ritengono loro compito conquistare con la forza il mondo non islamico (inclusi i musulmani di correnti diverse dalla loro), piegare o meglio eliminare chi vi appartiene, impadronirsi delle sue terre e dei suoi beni. L’islam meno aggressivo, che esiste, è semplicemente il risultato di un compromesso con la modernità, di una tiepidezza religiosa individuale o collettiva, dell’ammissione implicita dell’inadeguatezza della tradizione religiosa al mondo contemporaneo. Per questa ragione l’Islam “vero”, cioè quello tradizionalista, è nemico mortale di queste forme “degenerate”. Fra la modernità, intesa come progresso e dunque come diritto individuale e collettivo all’innovazione, dunque alla libertà di pensiero, dunque alle scelte personali, e questa tradizione rigida e conservatrice, in cui anche la possibilità di interpretazione del Corano è stata dichiarata chiusa otto secoli fa, vi è una lotta mortale. Se vive la modernità come noi la conosciamo, l’islam “vero” muore; dove l’islam vive e prevale, elimina la modernità, di solito nelle forme di ucciderne sistematicamente i portatori, o anche solo i sospetti, chiunque dissenta. Questa è la ragione di fondo per cui siamo in guerra, che lo vogliamo o no. Perché anche se siamo indifferenti o tollerantissimi in materia religiosa, o forse soprattutto in questo caso, non è possibile distaccare il nostro stile di vita, il sistema di relazioni e di diritti in cui viviamo dalla libertà individuale di scelta e di pensiero. E l’Islam, parola che significa letteralmente sottomissione è l’opposto della libertà.

SEGUE QUI:

Sorgente: Informazione Corretta

UGO VOLLI, ISRAELE DIARIO DI UN ASSEDIO, Proedi Editore, 2016


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Sorgente: Informazione Corretta

CARLO PANELLA, “Ecco i tre segreti della sicurezza israeliana, DA Informazione Corretta


«Dobbiamo imparare a vivere come in Israele»: finalmente, con anni di ritardo, molti comprendono in Italia e in Europa che l’unico modo per ridurre – non per annullare – la minaccia terroristica è imparare dagli israeliani, che convivono da sempre con un terrorismo islamico feroce, ma sanno contrastarlo e contenerlo come nessuno al mondo.

Purtroppo, per seguire questa giustissima consegna, bisogna innanzitutto che in Europa ci si renda conto che abbiamo lo stesso nemico di Israele. Pochi lo capiscono, ma il terrorismo arabo-palestinese che colpisce da sempre Israele ha le stesse, identiche radici, gli stessi “cattivi maestri” che fanno ora strage in Europa e nel resto del mondo. Non perché non esista una specifica “questione palestinese”, più che reale, ma semplicemente e drammaticamente perché questa questione non può essere risolta con una trattativa (come sono state risolte tune le più brucianti questioni nazionali, persino quella basca dell’Eta e irlandese dell’Ira) proprio e solo a causa del terrorismo jihadista (incluso quello promosso da Arafat, che laico non era per nulla).

In Occidente, invece, si continua a rifiutare la presa d’atto che siamo vittime del jihadismo prodotto da uno scisma dell’Islam e continuiamo – continuano – col trastullo, con la falsa coscienza di analisi farlocche su terroristi motivati da turbe psichiche, omosessualità repressa e amenità simili (come se le Ss naziste non fossero afflitte da turbe psichiche e omosessualità repressa, vedi la fine delle Sa).

Dobbiamo ancora prendere coscienza che i terroristi sono mossi da una ideologia chiara e netta, di marca islamica. Da una nuova religione di morte. Diffusa. Bisogna poi comprendere che, in Israele, tutti i cittadini hanno ben chiaro da sempre che sono in guerra, che sono minacciati individualmente, non solo come Stato. In Europa, in Italia, invece, si mette la testa sotto la sabbia e ci si rifiuta di capire che “loro” ci fanno una guerra di civiltà e che non conta nulla che noi non abbiamo nessuna voglia di fare questa guerra. Una volta introiettata questa realtà di una guerra diffusa, incombente, feroce, bisogna capire che però potremo vivere solo parzialmente come in Israele, perché là ogni cittadino e cittadina fa un lungo servizio militare per tre anni (gli uomini) o per due anni (le donne). Poi entra nella Riserva e può essere richiamato – ed è richiamato – sino a tarda età. Nessuna delega ad altri della difesa. In Occidente, invece, deleghiamo la nostra difesa a professionisti, a corpi separati dal nostro contesto sociale: polizia, Forze Armate, Servizi Segreti ecc…

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Sorgente: Informazione Corretta

DANIEL PIPES, Ecco perché sostenevo il fallito golpe turco di Daniel Pipes, luglio 2016


Sono tre i motivi che mi hanno indotto a esprimere il mio sostegno all’estromissione del presidente Recep Tayyip Erdogan, che apparentemente è stato eletto democraticamente e governa in modo democratico:

Erdogan ha pilotato le elezioni. Erdogan è un islamista che inizialmente si è fatto notare come sindaco di Istanbul e premier della Turchia, agendo nel rispetto delle regole. Ma col passare del tempo egli è diventato sprezzante di queste regole, specie di quelle elettorali. Ha monopolizzato i media statali, ha tacitamente incoraggiato le aggressioni fisiche ai membri dell’opposizione e pilotato i voti. In particolare, le ultime elezioni parlamentari dell’1 novembre 2015 hanno presentato numerosi segni di manipolazione.

Erdogan governa in modo dispotico. Erdogan ha preso il controllo di un’istituzione dopo l’altra, anche dopo essere stato eletto presidente (nel 2014), pur rivestendo una carica costituzionalmente e storicamente apolitica. Il risultato? Sempre più turchi lavorano sotto il suo controllo diretto o sotto quello dei suoi scagnozzi: il premier, il governo, i magistrati, la polizia, gli insegnanti, i banchieri, i proprietari dei mezzi di comunicazione e altri capitani d’industria. La leadership militare ha accettato Erdogan, ma come confermato dal fallito golpe, il corpo degli ufficiali è l’unica istituzione che ancora sfugge al suo diretto controllo.

Erdogan utilizza i suoi poteri dispotici per scopi malevoli, ingaggiando quella che è una guerra civile contro i turchi della Turchia sudorientale, aiutando l’Isis, aggredendo i paesi vicini e promuovendo l’islamismo sunnita.

Sorgente: Ecco perché sostenevo il fallito golpe turco :: Daniel Pipes

TURCHIA. Sulle purghe islamiste, i nostri baroni restano silenziosi, da Il Foglio 23 luglio 2016


Ipocriti professori occidentali: boicottano Israele e tacciono sulla purga accademica in Turchia

 

59.628 professori cui è stata ritirata la licenza di insegnamento. 1.577 rettori universitari costretti alle dimissioni. Un clima di persecuzione, delazione e sospetto nelle aule universitarie, nelle scuole, al ministero dell’Istruzione. E’ la grande purga accademica che il presidente turco Recep Erdogan ha lanciato dopo il fallito golpe. Numeri, scrive Newsweek, che ricordano le purghe accademiche in Urss

Sorgente: Sulle purghe islamiste, i nostri baroni restano silenti

È un 18enne tedesco-iraniano, che da tempo vive a Monaco, il «killer solitario»: uccide nove persone e ne ferisce 21 tra la McDonald’s e il centro commerciale «Olympia» nel quartiere Moosach, Corriere della Sera 23 luglio 2016


È un 18enne tedesco-iraniano, che da tempo vive a Monaco, il «killer solitario». Durante la notte la polizia di Monaco, in una conferenza stampa, conferma che ad agire è stato un solo uomo. Lo stesso che — dopo avere ucciso nove persone e ferito 21 tra la McDonald’s e il centro commerciale «Olympia» nel quartiere Moosach, di Monaco di Baviera — si è suicidato a circa un chilometro dal luogo della strage.

Sorgente: Corriere della Sera

Germania, 17enne afghano ferisce 4 persone sul treno con un’accetta. C’è la rivendicazione dell’Isis – La Stampa 18 luglio 2016


L’incubo di un lupo solitario irretito dal Califfo: «Gridava Allah akbar». nella sua abitazione trovata una bandiera del Califfato. La polizia lo ha ucciso durante la fuga

Terrore su un treno regionale in Germania in viaggio tra Treuchtlingen a Wuerzburg, in Baviera. Un diciassettenne afghano, un rifugiato arrivato in Germania senza i genitori che è stato poi ucciso dalla polizia, ha attaccato i passeggeri con un’accetta ed un lungo coltello. Tre persone sono gravemente ferite e una ha riportato ferite lievi;

Sorgente: Germania, 17enne afghano ferisce 4 persone sul treno con un’accetta. C’è la rivendicazione dell’Isis – La Stampa

Francia, marocchino ferisce donna e le sue tre figlie con il coltello – IlGiornale.it, 19 luglio 2016


In un villaggio vacanze di Lagrand (Garde-Colombe), nelle Hautes-Alpes, un uomo ha aggredito a coltellate quattro donne, una madre di 46 anni e le sue tre figlie, di 8,12 e 14 anni. Prima ha infierito sulle ragazzine, poi è entrato nel bungalow scagliandosi contro la madre. Secondo quanto riferito dal quotidiano La Provence, la più giovane delle vittime dell’aggressione sarebbe in gravi condizioni, ricoverata all’ospedale di Grenoble; le altre tre, lievemente ferite, sono state ricoverate all’ospedale di Gap. Il marito della donna e padre delle tre giovani è illeso. La famiglia è originaria di Nantes.

L’aggressore, un 37enne di origine marocchina, si è dato alla fuga ma dopo un’ora è stato arrestato. Alloggiava in un bungalow vicino a quello occupato dalle donne. L’uomo, descritto come musulmano praticante, ha precedenti per atti violenti che risalgono a una decina di anni fa.

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Sorgente: Francia, marocchino ferisce donna e le sue tre figlie con il coltello – IlGiornale.it

Turchia – La democrazia islamista, supportata dal voto popolare, si sta trasformando in un’autarchia nazionalista e fondamentalista, al cui comando non c’è un presidente ma un “Sultano” il cui potere va oltre quello, pur ampio, concessogli dalla Costituzione | Umberto De Giovannangeli in l’Unità TV


La democrazia islamista, supportata dal voto popolare, si sta trasformando in un’autarchia nazionalista e fondamentalista, al cui comando non c’è un presidente ma un “Sultano” il cui potere va oltre quello, pur ampio, concessogli dalla Costituzione. Mai nella storia, pur segnata da quattro colpi di Stato militari, un uomo ha avuto nelle sue mani il potere che oggi Erdogan invoca. Neanche Ataturk, il padre della Turchia moderna, il generale che aveva in testa l’idea di un Paese pluralista, in politica come nel campo religioso.

Erdogan rispolvera i disegni di grandezza neo ottomani, sfida quell’Europa che pure lo ha riempito di miliardi, senza porgli alcun freno interno, perché divenisse il “Gendarme” delle frontiere esterne. Ed ora che i rapporti con l’America sono tornati ai ferri corti, ecco il “Sultano” tornare a guardare ad Est e riavvicinarsi all’ex nemico russo, Vladimir Putin.

tutto l’articolo qui:

Sorgente: Turchia – Il pianto di Erdogan, sono lacrime di coccodrillo | l’Unità TV

NIZZA e tutti i luoghi del mondo colpiti dal terrorismo – Il TERRORISMO e la TEORIA DEL “LUPO SOLITARIO”: un singolo che colpisce a caso, nel folle gesto di uccidere e creare il caos, senza precisi ordini e programmi, ma nel riconoscimento di una Jihad (cioè una guerra santa contro i presunti nemici dell’Islam)


Geograficamente

La PROMENADE DES ANGLAIS, a NIZZA (foto di ROBERTO DE BERNARDI). Teatro della strage della notte del 14 luglio 2016. La «Promenade» è uno dei luoghi simbolo di Nizza: UN LUNGOMARE LUNGO IN TUTTO 7 KM che si estende su tutta al lunghezza del GOLFO DI NIZZA, accompagnando le spiagge che si affacciano sul Mar Mediterraneo. Ecco com’era la celebre «passeggiata sul mare» prima della strage che ne ha cambiato per sempre la percezione comune. (da www.corriere.it/ ) La PROMENADE DES ANGLAIS, a NIZZA (foto di ROBERTO DE BERNARDI). Teatro della strage della notte del 14 luglio 2016. La «Promenade» è uno dei luoghi simbolo di Nizza: UN LUNGOMARE LUNGO IN TUTTO 7 KM che si estende su tutta al lunghezza del GOLFO DI NIZZA, accompagnando le spiagge che si affacciano sul Mar Mediterraneo. Ecco com’era la celebre «passeggiata sul mare» prima della strage che ne ha cambiato per sempre la percezione comune. (da http://www.corriere.it/ )

   Si può passeggiare nel giusto tepore di una sera d’estate, vicino al mare, nella Promenade des Anglais di una località marina (Nizza) di pregio, godendosi la serata in compagnia e serenità, ed essere vittime ignare, improvvise, del folle gesto di un giovane (31 anni) immigrato tunisino (in Francia dalla metà degli anni duemila), e dopo cercando di capire la vera origine della causa del folle gesto?… L’autore della strage di Nizza…

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Attentati terroristici di cultura islamica  in Europa – 2004-2016 – ANSA.it


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(ANSA)

Di seguito la lista dei più sanguinosi attentati terroristici di matrice islamica avvenuti in Europa negli ultimi anni fino al massacro del lungomare di Nizza:

* 11 MARZO 2004 – 191 morti e quasi 2.000 feriti in una serie di attentati con bombe nascoste in bagagli su diversi treni pendolari in tre stazioni di Madrid, fra cui Atocha e dintorni;

* 7 LUGLIO 2005 – 56 morti (fra cui 4 kamikaze) in 4 attentati suicidi sulla metropolitana e su un autobus a Londra. Circa 700 feriti. Il 21 luglio seguono altre quattro esplosioni sulla metropolitana e su un autobus, ma solo detonatori, e non ci sono vittime;

* 19 MARZO 2012 – Un uomo apre il fuoco davanti una scuola ebraica a Tolosa, uccidendo un rabbino e tre studenti. Una settimana prima lo stesso killer aveva compiuto due agguati contro militari a Tolosa e a Montauban: tre morti e un ferito;

* 24 MAGGIO 2014 – Un uomo uccide quattro persone a colpi di kalashnikov al museo ebraico di Bruxelles. Gli inquirenti arrestano un 29enne francese di origini arabe sospettato di essere stato in Siria nel 2013 come volontario nelle file dei jihadisti dell’Isis;

* 7 GENNAIO 2015 – 12 morti nell’attacco compiuto da due terroristi islamici nella sede del giornale satirico Charlie Hebdo, a Parigi. Il 9 gennaio il terrorista Coulibaly prende in ostaggio una decina di persone e ne uccide quattro in un supermercato kosher a Vincennes;

* 14 FEBBRAIO 2015 – Sparatoria in un caffè di Copenaghen con un morto e tre feriti ad un convegno sulla libertà d’espressione organizzato dall’artista Lars Vilks, autore di numerose caricature del profeta Maometto nel 2007. Poche ore dopo una seconda sparatoria vicino a una sinagoga: 3 feriti;

* 20 LUGLIO 2015 – Attentato a Suruc, in Turchia, vicino alla frontiera siriana. 34 morti e un centinaio di feriti tra giovani attivisti della causa curda. Attacco attribuito all’Isis;

  • 10 OTTOBRE 2015 – 103 uccisi e più di 500 feriti per due kamikaze davanti alla stazione centrale di Ankara durante una manifestazione filo-curda. Sotto accusa l’Isis.

* 13 NOVEMBRE 2015 – 130 le vittime di tre attacchi coordinati a Parigi e dintorni. Tre kamikaze si fanno esplodere vicino allo Stade de France, morto un passante; 39 vittime nell’11/o arrondissement, uccise a colpi di kalashnikov sparati contro diversi bar e ristoranti; 90 uccisi da un commando kamikaze nella sala concerti Bataclan.

* 22 MARZO 2016 – 31 morti e circa 300 feriti in una raffica di attentati compiuti a Bruxelles e rivendicati dall’Isis: due all’aeroporto Zaventem e uno alla stazione della metro di Maalbeek.

* 14 LUGLIO 2016: decine di morti (almeno 74 secondo un primo bilancio), circa 130 feriti di cui una quarantina gravissimi a Nizza per l’attacco di un pesante camion che ha falciato la folla per 2 km sul lungomare della Promenade del Anglais, poi ucciso dalla polizia.

Sorgente: La scia di sangue del terrorismo in Europa – Mondo – ANSA.it

Nizza, 14 luglio 2016: 84 morti fra la folla che festeggiava


Il terrorismo di origine  ISLAMICA insanguina la Francia: un tir travolge la folla a Nizza. Erano appena finiti i festeggiamenti per il 14 luglio (nel 1789 cominciava la RIVOLUZIONE ILLUMINISTA FRANCESE). Il bilancio di questa mattina è di 84 morti .

I jihadisti conoscono il calendario e l’identità del Paese che colpiscono e li usano come strumento per diffondere il terrore al fine di “farvi temere la morte anche quando dormite” come aveva promesso Abu Bakr al-Baghdadi, il Califfo dello Stato Islamico


Una nuova strage ha colpito la Francia. Stavolta a Nizza, in Costa Azzurra, dove ieri sera un camion ha travolto la folla sul lungomare, la celebre Promenade des Anglais, gremita per i fuochi d’artificio del 14 luglio, festa nazionale, in cui si celebrano i valori della Rivoluzione Francese (nella foto Ap, il luogo dell’attentato questa mattina). Almeno ottanta i morti, decine i feriti di cui 18 in condizioni gravi. Alla guida del mezzo c’era un uomo franco-tunisino, residente a Nizza


Il presidente francese Francois Hollande, che al momento dell’attentato si trovava ad Avignone, è rientrato immediatamente a Parigi per seguire gli avvenimenti dall’unità di crisi. Nel corso di una conferenza stampa tenuta poco prima delle 4.00, l’inquilino dell’Eliseo ha anche annunciato che lo stato d’emergenza, indetto per gli attentatti di Parigi dello scorso novembre 2015, sarà prorogato di ulteriori tre mesi. “Tutta la Francia è sotto la minaccia del terrorismo islamista, dobbiamo rafforzare ulteriormente la nostra protezione”, ha aggiunto Hollande.


Le indagini sull’atto di terrore di Nizza lasciano pochi dubbi sulla natura jihadista dell’attacco. Gli investigatori seguono il flusso di denaro e ricostruiscono i messaggi che Mohamed Lahouij Bouhlel ha scambiato per ottenere le armi poco prima di colpire.

La Stampa 16 luglio 2016

BLASFEMIA E CHARLIE HEBDO, aprile 2016


“Cretino”

fa rima con petrosino silvano minuscolo (per lui: “se la sono voluta”)

firmato:

Charlie

suis charlie

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I terroristi islamici della porta accanto, giugno 2016 di sangue



“Sono dell’Isis, Euro 2016 sarà un cimitero”. Il killer che ha ucciso due poliziotti vicino a Parigi conclude con questo proclama il video girato durante l’attacco e postato in rete. Larossi Abballa, 25 anni, ucciso dalle teste di cuoio, era di origine marocchina.

Intanto dagli Stati Uniti arriva il ritratto di Omar Mateen – il killer del club Orlando – 29enne di origini afghane, sospetto jihadista, lupo solitario ma non troppo, gay e habitué del Pulse. Terroristi e guerriglieri della porta accanto.

Strage in un locale gay di Orlando. Un giovane di origini afghane spara all’impazzata e si barrica con gli ostaggi: 50 morti e altrettanti feriti. L’Isis rivendica: «È uno di noi» da La Stampa 13 giugno 2016


Strage in un locale  gay di Orlando. Un giovane di origini afghane spara all’impazzata e si barrica con gli ostaggi: 50 morti e altrettanti feriti. L’Isis rivendica: «È uno di noi». Negli Usa è l’attentato più grave dall’11 settembre 2001 e la strage di massa più sanguinosa in assoluto. Un massacro che descrive l’identità del nemico da cui le democrazie devono difendersi.

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Orlando, nella casa dell’assassino
Francesco Semprini entra nella casa di Omar Mateen a Fort Pierce, 140 chilometri a Sud di Orlando, mentre le autorità stanno ancora contando le vittime del massacro di sabato sera. Quella di Mateen, 29 anni, è un’altra storia di radicalizzazione fai da te indotta dalla propaganda del Califfato. Mentre la strage entra nella campagna presidenziale, dalla Casa Bianca Barack Obama professa cautela e mette in luce l’assenza di una regia terroristica all’estero degli Stati Uniti.

Tra gli schiavi della Mauritania: “L’’Islam è per i padroni”, di Domenico Quirico, La Stampa, 8 giugno 2016


Ci sono angoli del mondo dove la parola schiavitù non è in disuso. In Mauritania, nell’Africa Occidentale, migliaia di mori neri continuano a essere proprietà degli arabi ricchi. Sono schiavi, nonostante lo stato abbia abolito la pratica nel 1981, ultimo Paese al mondo.

Il racconto di Domenico Quirico è un documento da leggere da una realtà agghiacciante.

Sorgente: Tra gli schiavi della Mauritania: “L’’Islam è per i padroni”   – La Stampa

MEIN KAMPF: per i musulmani è bestseller da sempre


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Iraq, offensiva anti-sciiti dell’Isis: oltre 90 morti in tre attentati – La Stampa, 12 maggio 2016


Il Califfo insanguina Baghdad
Con una raffica di bombe e kamikaze il Califfo di Isis, Abu Bakr al-Baghdadi, porta la morte nel cuore della capitale irachena. Il bilancio è di oltre 90 vittime. Ed il messaggio è a tutti gli avversari: continua a battersi, nonostante le recenti sconfitte subite.

Sorgente: Iraq, offensiva anti-sciiti dell’Isis: oltre 90 morti in tre attentati – La Stampa

Monaco di Baviera, stazione: armato di coltello, ha aggredito alcuni pendolari, mentre urlava l’orazione di battaglia che si è sentita negli attentati di Parigi e Bruxelles- Corriere.it


Il pericolo dell’infatuazione islamista. Sembra questa lettura prevalente, per ora, dell’aggressione avvenuta martedì mattina, verso le 4.50, in una stazione della S-Bahn di Monaco. Un uomo, armato di coltello, ha aggredito alcuni pendolari, mentre urlava l’orazione di battaglia che si è sentita negli attentati di Parigi e Bruxelles, «Allah Akbar», Allah è grande. Risultato, un morto e tre persone ferite, una grave, tutti maschi.

Sorgente: Monaco di Baviera, stazione: uomo armato aggredisce i passeggeri – Corriere.it

Terrorismo, cinque fermi a Bari: Gli investigatori: «Progettavano attentati in Italia e Gran Bretagna», 10 maggio 2016


Terrorismo, cinque fermi a Bari:
Gli investigatori: «Progettavano attentati in Italia e Gran Bretagna»

Sono quattro afgani e un pakistano, tre accusati di terrorismo internazionale e due di favoreggiamento

Sorgente: Corriere della Sera

ROBERTO SAVIANO: Terrorismo: c’è il rischio di accordi delI’Isis con la criminalità


Durante un’intervista con l’agenzia di stampa “Agi”, il noto giornalista e scrittore Roberto Saviano ha sostenuto che c’è il rischio di possibili accordi tra i miliziani del sedicente e autoproclamato “Stato Islamico” e frange della criminalità organizzata.

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Cosa la sinistra non capisce del terrorismo islamico | di Giovanna Jacob in Tempi.it 9 maggio 2016


è certo è che la sinistra post-marxista occidentale, di cui il Pd è uno dei tanti partiti di riferimento, ha più simpatia per i non bianchi del terzo mondo che per i bianchi occidentali. Infatti la sinistra guarda ai non bianchi del terzo mondo come ai nuovi “proletari sfruttati” e agli bianchi occidentali come ai nuovi “borghesi capitalisti sfruttatori”. Perché mai i partiti della sinistra post-marxista, in tutti i paesi occidentali, cercano di incentivare con ogni mezzo l’immigrazione dai paesi del terzo mondo se non perché sperano che gli immigrati finiscano al più presto di disintegrare dall’interno l’odiata società borghese-capitalista con i suoi odiati valori borghesi-capitalisti (lo ha confessato un vecchio laburista inglese) e votino per pure per loro? Avendo perso elettori in casa, la sinistra li deve importare dal terzo mondo. E per assicurarsi che gli elettori d’importazione non sentano la tentazione di votare per qualche altro partito, i partiti di sinistra cercano sempre di infilare all’interno delle loro liste elettorali qualche immigrato. Il Pd milanese ha infilato nella sua lista una immigrata di origine mediorientale che professa la religione islamica

non hanno per l’islam la stessa avversione che hanno per il cristianesimo. Non è affatto un caso che i media ufficiali (tutti occupati con gramsciana determinazione da giornalisti di sinistra) parlino il meno possibile o non parlino affatto del vero e proprio genocidio dei cristiani che i musulmani stanno portando a termine nei paesi del vicino oriente. Ad esempio, il giorno di Pasqua a Lahore, Pakistan, un kamikaze si è fatto esplodere in un parco, uccidendo 72 persone, fra cui 30 bambini. Perché i 30 bambini più i 42 adulti dilaniati a Lahore hanno fatto meno notizia dei 37 morti di Bruxelles? La risposta ufficiale è che il Pakistan è lontano mentre il Belgio è vicino. La vera risposta è che a Bruxelles i terroristi hanno voluto colpire dei cittadini occidentali qualunque, senza fare distinzioni fra cristiani e non cristiani, mentre a Lahore i terroristi hanno voluto colpire esplicitamente dei cristiani.

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