Il concetto di libertà come autogoverno, tipico della libertà degli antichi, è una forma di libertà positiva. Platone si distingue dai critici moderni della libertà positiva perché vede l’individuo – sia sotto forma di singola persona, sia sotto forma di intero politico – come qualcosa di radicalmente problematico e di intimamente conflittuale: anche per questo molte sue proposte appaiono aberranti a non pochi lettori liberali.
La distinzione fra una libertà negativa, liberale, e una libertà positiva, potenzialmente totalitaria, è parte di un celebre argomento di uno dei più noti liberali della guerra fredda, Isaiah Berlin (Two Concepts of Liberty, in Four Essays on Liberty, Oxford UP, Oxford 1982, tr. it. in Quattro saggi sulla libertà, Feltrinelli, Milano 1989) , contro i progetti politici di palingenesi antropologica. Questi progetti, a parere di Berlin, intendono ricostruire coercitivamente le persone, in tutti i loro aspetti, in nome della suprema libertà positiva connessa alla realizzazione della pienezza delle potenzialità umane. Potremmo anche illustrare la libertà positiva con una politicizzazione della tesi teologica per la quale “l’arbitrio proprio della volontà è davvero libero quando essa non è asservita ai vizi e ai peccati” (Agostino, De Civitate Dei, XIV, 11, 1.); perciò, un arbitrio veramente libero non si identifica con la nostra libertà terrena, conseguente al peccato originale, che comporta anche la facoltà di peccare. Come, per il cristiano, la redenzione consiste nel superare la corruzione dell’arbitrio per raggiungere la libertas maior di volere solo il bene, così, in ambito secolare, per il politico totalitario gli spazi di libertas minor individuale sono sacrificabili a un perfezionamento umano e sociale che permetta all’uomo di realizzare la propria autenticità,
Per libertà negativa Berlin intende un ambito, ben delimitato, di non interferenza dall’esterno, o di libertà dalla costrizione altrui. Essa risponde alla domanda: qual è l’area entro la quale si lascia il soggetto – una persona o un gruppo di persone – fare o essere ciò che è capace di fare o essere, senza interferenza da parte di altri? La libertà positiva, di contro, risponde alla domanda: che cosa o chi è la fonte del controllo o dell’ingerenza che può indurre qualcuno a fare questo invece di quello? Essa ha a che fare col concetto di autodeterminazione, che è qualcosa di più dell’avere garantita una sfera di non interferenza, perché si tratta, entro questa sfera, di essere padroni di sé e di decidere da soli. Berlin diffida, da liberale pluralista, della libertà positiva, perché essa si è storicamente sviluppata come autodeterminazione, ma nel senso che il proprio “vero sé” deve tenere le leve del comando nel foro interno. Questa interpretazione autorizza a una costrizione capillare e radicale, da parte di un potere politico detenuto indifferentemente da un despota illuminato o da una democratica volontà generale con la pretesa di rappresentare ciò che in ciascuno vi è di autentico. Infatti, una volta chiarito descrittivamente quali siano i contenuti necessari della libertà, diventa legittimo sia “costringere ad essere liberi”, cioè ad adeguarsi a quei contenuti, sia proibire di essere altrimenti. E così verrebbero eliminate sia la libertà negativa, sia la libertà positiva, se intesa come genuina autodeterminazione.
La fortunata distinzione di Isaiah Berlin è stata bersaglio di numerose critiche. Gerald MacCallum ( Negative and Positive Freedom, “The Philosophical Review”, 76, 3, 1967, p. 314, trad. it. come Libertà negativa e positiva in I. Carter, M. Ricciardi, L’idea di libertà, Feltrinelli, Milano 1996, p. 21) ha fatto osservare che libertà negativa e libertà positiva non possono essere trattate come una coppia di termini opposti, perché non si può logicamente separare l’assenza di interferenza – o libertà negativa – nel fare qualcosa dal potere – o libertà positiva – di fare qualcosa. “Ogniqualvolta è in discussione la libertà di un qualche agente o gruppo di agenti, si tratta sempre della libertà da qualche vincolo, restrizione, interferenza o barriera al fare, non fare, diventare o non diventare qualcosa. Tale libertà è dunque sempre di qualcosa (un agente o più agenti), da qualcosa, di fare, non fare, diventare o non diventare qualcosa” . Per quanto concerne la libertà positiva, Crawford B. Macpherson (C.B. Macpherson, Berlin’s Division of Liberty, in Democratic Theory, Clarendon Press, Oxford 1973, pp. 108-9) ha messo in luce che Berlin confonde in un unico concetto almeno tre differenti accezioni: libertà come autodeterminazione; libertà come essenza autentica dell’uomo, alla quale è legittimo costringere il recalcitrante; e libertà come partecipazione al controllo democratico del potere politico. L’idea di libertà come autodeterminazione non può coerentemente legittimare la costrizione ad essere liberi – costrizione che deriva, piuttosto, da una lettura contenutistica della libertà per la quale essere liberi è comportarsi conformemente ad una essenza metafisicamente fondata: chi viene determinato in base a fini stabiliti da altri, per quanto solidamente incastonati nella sua essenza più autentica, non si autodetermina affatto.
Ma per poter parlare di libertà negativa, dobbiamo avere già in mente una delimitazione chiara del soggetto morale: non possiamo attribuire la libertà negativa a qualcosa che non consideriamo soggetto morale – qualcosa, cioè, che riteniamo incapace di autodeterminarsi . Per esaltare la libertà negativa come un concetto dotato di una sua personalità, dobbiamo aver già risolto – o aver dato per risolti – non solo il problema dell’identificazione del soggetto morale, ma anche la questione dall’area entro la quale ciascuno è libero di autodeterminarsi. Un liberale pluralista, che sostiene che in quest’area ciascuno può avere le opinioni e la vita che crede, può essere tale solo dopo aver dato – o aver dato per scontata – una soluzione non pluralistica a questi due interrogativi . Possiamo determinatamente difendere la nostra libertà negativa solo se crediamo di sapere chi siamo “noi” e quali sono i nostri spazi “privati”, nei quali esigere la non interferenza del potere politico – se riteniamo che sia solo il potere politico a minacciarli.
Berlin: libertà negativa e libertà positiva
