[..] molti interventi professionali gestiti dai servizi sociali o sanitari hanno significati sessuali diretti e rilevanti: dalla richiesta di interruzione di gravidanza alla consulenza di coppia, dalla mediazione familiare all’educazione sessuale nelle scuole, dai casi di abuso sessuale alla gestione educativa nell’handicap, l’oggetto stesso del lavoro è direttamente o indirettamente la sfera sessuale dell’interlocutore. In questi casi occorre solo restar calmi e trattare l’oggetto dell’aiuto nella maniera più naturale possibile: in questi casi si tratta semplicemente di attivare percorsi di accompagnamento delle persone verso orizzonti di consapevolezza. La sessualità va quindi riconosciuta, ma anche orientata verso ambiti di “fattibilità sana”, evitandosi, per esempio, che sia essa la modalità prevalente nelle relazioni sociali o che venga agita in modo sbagliato su soggetti “deboli”. La sessualità è quindi “oggetto” del lavoro di aiuto, il professionista non deve negarla, ma leggerla e gestirla, evitando di divenire egli stesso “parte del gioco”. Ciò richiede – mi permetto di dire – una sessualità privatamente ben vissuta da parte dell’operatore, per evitare che questa intervenga inconsapevolmente nel lavoro.
[..]
VAI ALL’INTERO ARTICOLO QUI: http://digilander.libero.it/ugo.albano/
