Se passi di qui, fermati un istante e leggi, In ricordo di Primo Casalini da Abbracci e pop corn

Leggo e trascrivo da Abbracci e Popcorn:

Tu che passi su questo blog, ti chiederai forse come mai si sia interrotto il 4 marzo 2010. O forse non te lo stai chiedendo: la rete è piena di blog che di punto in bianco s’interrompono, senza avviso alcuno. In genere sono stati abbandonati per stanchezza, delusione o demotivazione. Non è il caso di questo blog che, finché è durato, è stato energico e costante come il suo fondatore, nonché principale redattore.

Il fatto è che Primo Casalini, nick Solimano, è stato male, è stato ricoverato ed è morto. Questo è il motivo per cui il blog s’interrompe senza spegnersi, nel pieno del suo svolgersi, con uno strappo simile a quello che s’è portato via Primo.

Se non conoscevi Primo, ti consiglio di fare una passeggiata in questo suo orto di scrittura, quello a cui forse teneva di più, tra i tanti a cui partecipava. O forse, quello che meglio lo rappresenta, perché lo rappresenta involontariamente. Sarà una passeggiata piacevole e interessante, a tratti allegra, a tratti meditabonda. Primo era un uomo completo e questo si riflette anche nelle sue recensioni di film, come del resto in tutte le cose che faceva e diceva.

Primo aveva chiamato altri a partecipare; aveva tirato su una squadra di collaboratori forse irregolare, ma affiatata (posso dirlo, perché le mie collaborazioni erano così rade, che posso giudicare le cose dall’esterno, obiettivamente). Alla fine, però, era lui quello che teneva in piedi il blog, e che scriveva più di tutti.

Primo lascia una moglie e un figlio.

Sono infiniti i temi su cui Primo rifletteva. Tra tutti isolerei:
l’amore, il dovere di agire, la vita di ogni comunità umana, l’arte e il suo rapporto con la realtà delle persone.

Tra i film che sia lui che io amavamo ci sono quelli di Bresson, uno in particolare:

Un condannato a morte è fuggito.
E’ quello che mi viene in mente adesso, chissà perché (ma non importa: stiamo parlando di Primo, non di me). Qui sotto riporto alcune foto che Primo aveva messo nella sua recensione e alcune frasi di quella recensione, che puoi comunque leggere completa al link che ti ho dato.

In quelle frasi Primo descrive la tenacia con cui Fontaine prepara la sua fuga dal carcere, senza mai perdere di vista l’obiettivo, qualsiasi cosa stia accadendo. Parlava del personaggio di un film, ma anche del modella di vita a cui cercava di conformarsi.





“Fontaine è determinato, ha una forza interiore che lo sostiene, perché altrimenti sarebbe facile lasciarsi andare. Lui lo sa benissimo, ma è costretto ad esitare prima di decidere, perché i problemi sono due. Può fidarsi, delle persone con cui viene in contatto? E le azioni che vuole intraprendere, hanno possibilità di riuscita? Nelle immagini si vede il foglio su cui scrive Fontaine e il modo che trova per comunicare col vecchio prigioniero, che ha una figlia che ogni tanto lo viene a trovare. In questo caso Fontaine ha deciso di fidarsi: gli va bene, ma non aveva nessuna altra alternativa.”

“Fontaine è determinato, ma non è che inventi fantasiosamente un nuovo metodo per evadere. Con lucidità procede verso quello che dentro di sé sente di volere: evadere, salvare la sua vita. Quindi cerca di utilizzare le opportunità, specie un cucchiaio che diventa un coltello. E’ molto di più il tempo che impiega a far sparire i residui del suo lavorìo che il vero e proprio lavoro sulla porta di legno della cella. Quindi, si potrebbe dire che il film è realistico, ed è del tutto vero. Solo che la quotidianità che usa Bresson ha in sé qualcosa che attraverso la quotidianità si esprime, ma non è la quotidianità. Non sto dicendo che la quotidianità è un mezzo, senza la quotidianità non c’è neppure il resto. Ma cos’è il resto? Con parola ormai oggi del tutto disusata, il resto è la Grazia. “Tutto è Grazia!” sono le ultime parole del curato di campagna di Georges Bernanos, che Bresson riprende nei suoi film. Non è un discorso di atei o credenti: l’esperienza della Grazia è trasversale alle religioni ed alle credenze. Credo che in qualche modo la sperimentiamo tutti, nella nostra vita. Nel film interviene -senza apparire, se no non sarebbe Grazia- almeno quattro volte.”

“Quando, proprio alla vigilia del tentativo di evasione, mettono in cella con lui Jost (Charles Le Clainche) un ragazzo di sedici anni che indossa una giubba da tedesco. A Fontaine sembra crollare il mondo. Pensa che Jost sia una spia, ma infine si decide a coinvolgerlo nell’evasione. E si accorgerà che se non erano in due, l’evasione non sarebbe riuscita. Da solo era impossibile riuscirci. Inserisco ora delle immagini in sequenza cronologica sull’evasione, a partire dalla preparazione delle corde in cui si vedono sia le mani di Fontaine che quelle di Jost.”

di Mazapegul

da: Abbracci e pop corn: Se passi di qui, fermati un istante e leggi

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2 commenti

  1. Ciao sono rimasto tutta la notte a leggere i bei momenti quindi sono andato oltre ed eccomi di fronte un muro invalicabile che riverbera per qualche istante un uomo che non ho mai sentito parlare non ho mai visto camminare ma che per un momento ho condiviso delle esperienze di bellezza che spero un giorno si rincontrino in un mondo migliore un saluto Walter

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