La gente che per non morire bruciata viva si buttava dalle finestre degli ottantesimi o novantesimi piani. Rompevano i vetri delle finestre, le scavalcavano, si buttavano giù come ci si butta da un aereo avendo addosso il paracadute, e venivano giù così lentamente. Agitando le gambe e le braccia, nuotando nell’ aria. Sì, sembravano nuotare nell’ aria. E non arrivavano mai.


Ho avuto la fortuna di salire, visitare, cenare al ristorante “Windows of the world”,ormai tanti anni fa. Ho visto in diretta o quasi quell’11 settembre, ero a VR. un corso dei miei, con i partecipanti su un piccolo televisore vicino all’aula. Ricordo le facce, le espressioni, l’incredulità. L’inconscio rifiuta l’impossibile della mente razionale. Tutto sommato, si pensava che il “Buco”, non avrebbe fatto più di quei “Danni”, invece, il crollo, improvviso, il collasso della struttura.
Non ci siamo resi conto di avere assistito in diretta ad un evento storico, lontano da noi, di un popolo diverso per cultura e valori. Quel giorno il mondo è cambiato, noi non lo sapevamo e forse non ne siamo consapevoli nemmeno ora.
Onore a chi ha volato verso la morte.
Il bombardamento su Dresda, fece meno notizia all’epoca. Eravamo in guerra….
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grazie per la tua testimonianza, emilio
questi post sono lì per ricordare l’inizio di un ciclo non ancora concluso.
l’islamismo radicale come estremo pericolo che ha segnato la mia “to cross the line”: http://paolodel1948.wordpress.com/2006/09/12/a-cinque-anni-dall-11-settembre-2001-to-cross-the-line/
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