IERI per i giornalisti
«Io ho ormai esaurito le proposte». Così Giorgio Napolitano, a metà pomeriggio, ha confidato alla delegazione di Scelta civica la sua rassegnazione. Tant’è che nei palazzi della politica sono diventate insistenti le voci sulla Grande Resa: le dimissioni anticipate per permettere al Parlamento di eleggere prima del 15 aprile il suo successore.
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Napolitano, nei colloqui, ha adombrato la possibilità di lasciare prima del tempo: «Se fosse utile, se servisse a ottenere un sblocco dello stallo politico-istituzionale… Di certo da questa situazione se ne esce solo con un’assunzione di responsabilità». Quella dei partiti, con un sì a un esecutivo istituzionale. O quella del Presidente, con le dimissioni anticipate.
La lunga notte del capo dello Stato, la veglia tormentata per capire come superare la paralisi, si concluderà questa mattina quando Napolitano svelerà quale sarà il suo orientamento.
OGGI per Giorgio Napolitano
«Eserciterò il mio mandato fino all’ultimo giorno». Categorico l’annuncio di Giorgio Napolitano. Dunque il Presidente della Repubblica non intende affatto gettare la spugna e rassegnare le dimissioni così come si era paventato fino a qualche minuto prima che iniziasse a parlare. Sul piano operativo per quanto riguarda la formazione del governo ha annunciato che intende consultare due «gruppi ristretti» che lo dovrebbero aiutare a trovare una soluzione alla situazione di stallo che si è venuta a creare. Queste in dettaglio le sue parole: «Continuo ad esercitare fino all’ultimo il mio mandato non nascondendo al Paese le difficoltà che sto ancora incontrando e ribadendo la mia fiducia nella possibilità di un responsabile superamento della situazione che l’Italia attraversa».
MONTI OPERATIVO – Napolitano ha anche tenuto a precisare che il Paese continua ad avere una guida anche per quanto riguarda l’esecutivo. «Non può sfuggire agli italiani e alla opinione internazionale -ha detto- che un elemento di concreta certezza della situazione del nostro Paese è rappresentato dalla operatività del nostro governo tutt’ora in carica e non sfiduciato dal Parlamento».
