Eugenio Scalfari: “temo una guerra che chiama la guerra, ma credo anche che l’incolumità e i diritti dei cittadini siriani vadano difesi” in La Repubblica 8 settembre 2013

nascono le contraddizioni moderne, la prima delle quali, che ha dominato l’attualità dei giorni scorsi e di quelli che verranno, sta nel dramma siriano e nei due contrastanti modi di risolverlo.

Ovvero la punizione di Assad per le stragi delle quali è imputato e il pacifismo invocato e promosso da papa Francesco che ha toccato il culmine con la giornata di preghiera e digiuno in cui il capo della cristianità cattolica ha coinvolto le religioni di tutto il mondo e i laici non credenti che non condividono “la guerra che chiama la guerra”.

Papa Francesco non ignora ed anzi censura con la massima severità le stragi di civili e di bambini innocenti, attribuite al regime siriano, addirittura con bombe al gas nervino vietato da convenzioni internazionali, ma esclude, il Papa, che la forza delle armi sia lo strumento idoneo; spera che la pressione del pacifismo da lui promosso induca le parti a cercare un compromesso e che il regime siriano dal canto suo cessi ogni repressione e convochi le parti in contrasto a discutere e a provare il passaggio dalla dittatura tribale ad un regime di libertà e di pacifica convivenza controllato da osservatori internazionali.

Se questa iniziativa avesse successo, le sue ripercussioni potrebbero servire di esempio per altri Paesi del Medio Oriente a cominciare dall’Iran, dall’Egitto, dall’ormai secolare conflitto tra Israele e Palestina, dal Kurdistan, dal Libano.

La visione del Papa è altissima e non utopica, potrebbe funzionare qui e ora, ma deve misurarsi con interessi di potere difficilmente permeabili.

Obama, che sogna anche lui la pacificazione del Medio Oriente e la convivenza pacifica dell’Occidente con l’Islam, ritiene però che per demolire le posizioni di potere tribale e fondamentalistico in Siria sia necessaria una prova di forza. La visione pacifista non è utopica ma è o può essere velleitaria. Perché il pacifismo abbia successo ci vorrebbe una mobilitazione tenace e duratura di tutte le piazze siriane, un rifiuto delle truppe di Assad a sparare sui cittadini dissidenti, un disarmo controllato bilaterale e totale, che lascerebbe però campo libero ai terroristi di Al Qaeda.

Insomma l’iniziativa “francescana” non basta, può contribuire ma va rafforzata da una punizione esemplare.
 Quanto all’Onu, essa non autorizza l’operazione di forza perché il veto russo e cinese blocca il Consiglio di sicurezza. Questa è un’altra intollerabile stortura: i cinque membri permanenti del Consiglio di sicurezza non rappresentano più il mondo di oggi e si sono collocati al di sopra di ogni principio democratico. In un organo mondiale dove l’Europa, l’India, il Brasile, l’Africa non sono rappresentati e il diritto di veto supera ogni maggioranza alternativa, la stortura è evidente.

Come si vede, queste diverse posizioni sono molto difficilmente conciliabili. “Tra un giorno, una settimana, un mese” vedremo col fiato in gola che cosa accadrà. Se debbo esprimere un’opinione personale dico: non sono affatto indifferente, mi sento coinvolto nel dilemma, temo una guerra che chiama la guerra, ma credo anche che l’incolumità e i diritti dei cittadini siriani vadano difesi. Conclusione: non so scegliere tra Francesco e Obama.

da Il legno storto che vorremmo raddrizzare_意大利新闻网.

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