Alzheimer: servizi socio-sanitari integrati
Modello Lombardia e Veneto
E’ la quarta causa di morte nei soggetti con più di 65 anni nei paesi occidentali. In Italia ogni anno si ammalano di Alzheimer 20 mila persone e sono 500mila nel nostro Paese i soggetti già colpiti dalla malattia.
C’è così un’integrazione stretta e funzionale del sociale e del sanitario “ma soprattutto una partecipazione attiva delle famiglie con un ruolo di pari dignità nelle relazioni con il pubblico, ruolo svolto anche dalle associazioni del privato sociale e del volontariato. Le famiglie dei malati sono aiutate finanziariamente con l’assegno di cura a chi può e vuole mantenere al proprio domicilio il congiunto malato oppure è offerta loro una soluzione di assistenza nei servizi territoriali residenziali dove stanno crescendo di numero e qualità specifici spazi e strutture dedicate ai malati di Alzheimer”.
L’assessore alla Famiglia e Solidarietà sociale della Regione Lombardia, Giulio Boscagli, ha sottolineato cole “l’invecchiamento della popolazione è un avvenimento epocale: ogni anno oltre 40.000 lombardi superano la soglia dei 75 anni e sono oltre 80.000 coloro che sono malati di Alzheimer o che soffrono di una qualche forma di demenza senile.
Ciò comporta una giusta richiesta di aiuto da parte delle famiglie, una richiesta alla quale però il nostro sistema fa sempre più difficoltà a rispondere”.
“L’entità dei bisogni di queste persone – ha aggiunto Boscagli – è veramente grande; la richiesta di aiuto e di assistenza è così forte che il ‘pubblico’ da solo rischia di non farcela più. E’ necessario, quindi, non solo aumentare i posti letto nelle Residenze sanitarie assistenziali – Rsa – (che in Lombardia sono già metà del totale nazionale), ma anche e soprattutto trovare risposte nuove che coniughino l’intervento pubblico e privato e prevedano il coinvolgimento del volontariato, del Terzo Settore e del mondo produttivo.”
“La Lombardia – ha proseguito l’assessore Boscagli – è stata la prima Regione in Italia, e tra le prime in Europa, a dotarsi, nel 1995, di un Piano Alzheimer. Abbiamo creato strutture dedicate appositamente a queste patologie. Con oltre 32 milioni di euro finanziamo, ogni anno, 90 nuclei Alzheimer per 1.657 posti letto. Abbiamo inoltre riaperto l’accreditamento nelle Rsa: ciò comporterà un aumento dei posti letto disponibili anche se, come ho detto, è necessario ripensare complessivamente il modello di assistenza. Il nostro obiettivo è comunque sempre quello di aiutare le famiglie a prendersi direttamente cura dei loro anziani, soprattutto nelle fasi iniziali ed intermedie della malattia. Ciò vuol dire però mettere a loro disposizione una rete di servizi che le supporti e le aiuti”
